22 June, 2021
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Carbonia ed il Sulcis piangono la scomparsa di Maria Marongiu, stroncata da un male incurabile all’età di 69 anni. Docente di Chimica all’Istituto tecnico, da sempre impegnata nel sociale, Maria Marongiu nel 2006 ha iniziato il suo impegno politico-amministrativo, chiamata da Salvatore Cherchi, rieletto sindaco di Carbonia, a ricoprire l’incarico di assessore delle Politiche sociali e di vicesindaco. Nel 2010, ad un anno dalla conclusione della consiliatura, quando Salvatore Cherchi accettò la candidatura a presidente della provincia di Carbonia Iglesias (poi eletto), lasciò la carica di Sindaco a Maria Marongiu, che la ricoprì fino alla prima finestra elettorale utile, che sarebbe stata la Primavera 2011, in pratica alla scadenza naturale del mandato quinquennale.

Nella primavera 2011 Maria Marongiu si candidò alle primarie del Partito democratico per la scelta del candidato alla carica di Sindaco della coalizione di centrosinistra, senza fortuna, e accettò poi la candidatura alla carica di consigliere comunale, nella lista capeggiata dal candidato sindaco Giuseppe Casti, vincitore delle Primarie, risultando eletta. Il neo sindaco le accordò ancora fiducia, confermandole la doppia delega di assessore delle Politiche sociali e di vicesindaco, che Maria Marongiu portò avanti fino alla conclusione della consiliatura. Nel 2016, candidata nuovamente alla carica di consigliere comunale nella lista del Partito democratico, non venne eletta.

Conclusa, almeno temporaneamente, l’esperienza amministrativa, durata 10 anni, Maria Marongiu non ha mai interrotto il proprio impegno, sia all’interno del Partito democratico, eletta segretaria dell’Unione cittadina di Carbonia, sia nel sociale, ricoprendo tra l’altro, l’incarico di vicedirettrice della Caritas diocesana.

Il 25 ottobre 2020, Maria Marongiu ha perso l’amato marito, Tullio Liggi, stroncato anch’egli da un male incurabile, all’età di 69 anni.

La scomparsa di Maria Marongiu lascia un grande vuoto nel mondo politico cittadino e territoriale e, ancora più, nel mondo dell’associazionismo e del volontariato, al quale, per diversi decenni, ha dedicato un impegno totale.

Maria Marongiu lascia i figli Mauro e Sara, ai quali rivolgo sentite condoglianze.

Giampaolo Cirronis

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Carbonia dà l’estremo saluto questo pomeriggio al professor Efisio Piras, morto ieri all’età di 75 anni (era nato il 29 settembre 1945). Lascia la moglie Giuliana e i figli Marcello, Rossella e Francesca.

Efisio Piras ha insegnato per una ventina d’anni materie letterarie (Italiano, Storia e Geografia) alla scuola media Sebastiano Satta di Carbonia ed è stato poi preside per diversi anni alla scuola media Fermi-Mannai di Sant’Antioco. E’ stato impegnato per alcuni decenni in politica. Ha maturato la sua esperienza nella Democrazia Cristiana, ricoprendo per tre lustri l’incarico di consigliere comunale a Carbonia ed è stato poi anche assessore della Pubblica istruzione nella prima Giunta guidata da Salvatore Cherchi, nei primi anni Duemila, quando militava nei Democratici Cristiani Sardi (è stata la sua ultima esperienza politica ed amministrativa). In precedenza è stato anche vice presidente della Usl 17 ed assessore della Comunità montana di Iglesias.

Efisio Piras è stato impegnato anche nello sport fin da giovanissimo, da calciatore, nelle file della Sguotti, ed ha poi allenato squadre giovanili, prima il Bar Torino-Verbloc, poi il Carbonia. La passione per il calcio lo ha portato anche alla collaborazione, da corrispondente, dei quotidiani L’Unione Sarda e Il Corriere dello Sport.

La scomparsa di Efisio Piras lascia un grande vuoto tra quanti lo hanno conosciuto e stimato per le grandi doti umane oltreché professionali espresse in tutti i campi della vita sociale che lo hanno visto impegnato.

La cerimonia funebre si svolgerà martedì 22 settembre, alle ore 16.00, nella chiesa di San Ponziano, a Carbonia.

Giampaolo Cirronis

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Nell’ambito della rassegna Carbonia scrive, venerdì 5 aprile, presso il Salone della Società Umanitaria, Ex Dì Fabbrica del Cinema, nell’area della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, è stato presentato il libro di Carlo Panio “Dall’Enel alla Carbosulcis”.

L’appuntamento culturale è stato patrocinato dal comune di Carbonia, dall’associazione Amici della Miniera, dall’associazione Storia e Radici della città di Carbonia, dalla Società Umanitaria e dello S.B.I.S..

I lavori sono stati coordinati dal giornalista di Videolina e La 7 Luca Gentile che ha aperto la serata anticipando il tema e gli interventi della serata, a cura di un vasto partner di relatori. Subito dopo, i saluti da parte della sindaca Paola Massidda che ha parlato dell’importanza di valorizzare il territorio puntando ad una diversificazione del lavoro ma ricordando anche quanto comunque la storia sia maestra di vita.

Alle spalle dei relatori, particolarmente suggestiva la carrellata delle immagini legate alla Grande miniera e alla Carbosulcis, cinquant’anni di lotte operaie, sindacali e politiche, per un progetto minerario su cui si è puntato tanto, tralasciando forse l’eventualità che il panorama potesse cambiare e che la risposta potesse non essere più adeguata alla richiesta di mercato.

Anche l’intervento dell’editore Carlo Delfino ha avvalorato la tesi, ormai più volte presentata, sul fatto che la riconversione dovesse essere fatta anni fa, piuttosto che continuare ad impegnare risorse economiche dettate da scelte politiche che nel tempo si sono poi rivelate non idonee. Basti pensare a quanto la nostra isola potrebbe vivere “alla grande” di bellezza del territorio, di cultura archeologica, di artigianato, di silenzi in luoghi immersi nella natura e di storia fatta di eventi molto lontani nel tempo.

Un libro, quello di Carlo Panio, che denuncia, che racconta, attraverso tanti articoli di giornale, la nascita delle attività estrattive ad opera di minatori che giungevano nel Sulcis da varie parti d’Italia, con la speranza di un lavoro e di una vita migliore per le loro famiglie.

La nascita della città di Carbonia ad opera di Benito Mussoliniche ha dato una casa proprio ai lavoratori impegnati nell’estrazione del carbone che poi si sarebbe rivelato di limitato potere calorifico e qualitativamente inferiore, perché ricco di impurità altamente inquinanti, uscito perdente dalla concorrenza con altri combustibili fossili europei.

La lignite però, di lì a poco, sarebbe stata destinata a diventare il combustibile che avrebbe alimentato il mega impianto da costruire a Porto Vesme. Fame e miseria sembravano arginate da questo grande progetto ed arrivarono gli anni del boom economico, sino al momento in cui scelte politiche intervennero ad interrompere lo sfruttamento delle ultime miniere ancora in attività.

Uno scenario che la cronaca ha raccontato per tutta la sua durata, cinquant’anni di vita di un territorio teatro di speranze puntualmente deluse, di alti e bassi economici che si sono ripercossi nelle vite di tante famiglie.

Ora la necessità di cambiar pelle, di puntare a progetti legati all’innovazione tecnologica ed alla ricerca, nonché al turismo.

Su questo tema hanno puntato il dito i relatori che si sono susseguiti durante la serata: Mario Zara, presidente dell’associazione “Amici della Miniera”; Enea Casti, presidente dell’associazione “Storia e Radici della città di Carbonia”; Paolo Serra, direttore della Società Umanitaria; Alberto Scanu, presidente della Confindustria Sardegna; Antonio Martini, amministratore unico della Carbosulcis; Raffaele Cotza, professore di arte mineraria presso l’università di Cagliari; Salvatore Cherchi, coordinatore regionale del Piano Sulcis; Salvatore Benizzi, vicario episcopale per la pastorale del lavoro della diocesi di Iglesias; Enrico Manca, ex presidente ed amministratore delegato della Carbosulcis; Sabrina Sabiu, assessore della Cultura del comune di Carbonia e, infine, Roberto Puddu, ex segretario della Camera del Lavoro CGIL del Sulcis Iglesiente.

Una serata storico-culturale che ha visto una buona partecipazione di pubblico che ha seguito i vari interventi, tutti interessanti e meritevoli di attenzione, che hanno ancora una volta delineato l’importanza di rilanciare quanto prima il territorio, ormai da anni sofferente per una crisi economica grave, dai toni sempre più preoccupanti, che necessita quanto prima di una risoluzione che possa risollevare le sorti di un territorio martoriato per la mancanza di lavoro, a cui si aggiunge un calo demografico non indifferente che va a complicare il quadro generale.

La speranza è che finalmente la situazione migliori e che le nuove generazioni possano continuare a vivere nel luogo dove sono nati e dove le loro famiglie hanno posto le radici, in quel lontano dicembre 1938.

Nadia Pische

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“Dall’ENEL alla CARBOSULCIS”, cinquant’anni di lotte operaie sindacali e politiche per un progetto minerario tradito o inattuabile. E’ il nuovo libro di Carlo Panio, 40 anni, laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Sassari, passionato di storia mineraria della Sardegna.  Carlo Delfino Editore.

Il libro verrà presentato venerdì 5 aprile, alle 17.00, presso il salone della Società Umanitaria Ex-Dì Fabbrica del Cinema, nell’area della Grande Miniera di Serbariu, nell’ambito della rassegna “Carbonia Scrive“.

Dopo il saluto del sindaco di Carbonia, Paola Massidda, sono previsti gli interventi di Mario Zara, presidente dell’associazione “Amici della Miniera” di Carbonia; Enea Casti, presidente dell’associazione “Storia e Radici della Città di Carbonia“; Paolo Serra, direttore del Centro Servizi Culturali della società Umanitaria di Carbionia; Alberto Scanu, presidente della Confindustria Sardegna; Antonio Martini, amministratore unico della Carbosulcis; Raffaele Cotza, già professore di Arte Mineraria presso l’Università di Cagliari; Salvatore Cherchi, coordinatore del Piano Sulcis; Salvatore Benizzi, vicario episcopale per la Pastorale del Lavoro della Diocesi di Iglesias; Enrico Manca, già presidente ed amministratore delegato della Carvosulcis; Sabriba Sabiu, assessore della Cultura del comune di Carbonia; Antonello Cabras, presidente della Fondazione di Sardegna.

Coordinerà i lavori Luca Gentile, giornalista di Videolina e La7 che curerà anche le conclusioni, con l’autore Carlo Panio.

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E’ morto ieri, a Roma, all’età di 74 anni (era nato il 3 marzo 1945), Antonello Murgia, primo direttore del Museo del Carbone. Dopo una carriera lavorativa vissuta interamente nello stabilimento Alsar, poi Alumix, Alluminio Italia e, infine, Alcoa, a Portovesme, una volta collocato in pensione, nel mese di febbraio del 2006 è stato nominato direttore del nascente Museo del Carbone, nella Grande Miniera di Serbariu, dalla Giunta guidata dal sindaco Salvatore Cherchi. Il Museo del Carbone venne inaugurato il 2 novembre 2016, con una solenne cerimonia, alla quale parteciparono, tra gli altri, il presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, il presidente della Giunta regionale Renato Soru, il presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu ed il presidente della provincia di Carbonia Iglesias Pierfranco Gaviano. Ha ricoperto l’incarico di direttore del Museo del Carbone fino al 20 gennaio 2011.

Da qualche anno, una volta conclusa l’esperienza alla direzione del Museo del Carbone, si era trasferito a Roma con la famiglia. La cerimonia funebre si terrà oggi nella Capitale.

Antonello Murgia.

Grande Miniera di Serbariu, 2 novembre 2016. Antonello Murgia al fianco di Fausto Bertinotti durante la visita al Museo del Carbone.

 

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La Filctem della Sardegna sud occidentale organizza per il giorno 12 febbraio 2019, a Portoscuso, nella sala Alcoa in via Enrico Fermi, a partire dalle ore 16.30 l’iniziativa: Energia e industria, continuità produttiva del polo di Portovesme dopo il carbone”.

Introdurrà i lavori Emanuele Madeddu (segretario generale Filctem Cgil Sso), coordinerà i lavori Francesco Garau (segretario regionale Filctem Cgil).

Sono previste le relazioni di Alfonso Damiano, ordinario di energetica ed elettrica ed Alessandro Lanza, economista dell’energia.

Interverranno: Maria Grazia Piras, assessore regionale dell’Industria; Antonello Congiu, segretario generale Camera del lavoro Sso; Salvatore Cherchi, coordinatore Piano Sulcis.

Concluderà i lavori Michele Carrus, segretario regionale generale Cgil.

Gli organizzatori sottolineano che non sono previsti interventi di candidati.

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Un gruppo di intellettuali ha proposto un appello alla mobilitazione per impedire la disgregazione dell’Unione europea. Noi condividiamo l’obiettivo di questo appello. Nel raccoglierlo abbiamo anche reso esplicite le motivazioni di chi, come noi, considera che i principi autonomistico e federalista debbano ispirare la costruzione dell’Unione europea e lo sviluppo della democrazia in Sardegna e in Europa.

La situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva. L’alleanza di governo diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura europea e occidentale dell’Italia. Le politiche progettate sono lontane da qualsivoglia realismo e gravemente demagogiche. Nella mancanza di una seria opposizione, i linguaggi e le pratiche dei partiti di governo stanno configurando una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e di risentimento. Il popolo è contrapposto alla casta, con un’apologia della rete e della democrazia diretta che si risolve, come è sempre accaduto, nel potere incontrollato dei pochi, dei capi. L’ossessione per il problema dei migranti, ingigantito oltre ogni limite, gestito con inaccettabile disumanità, acuisce in modi drammatici una crisi dell’Unione europea che potrebbe essere senza ritorno.

L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione, alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo, contrario ai suoi stessi interessi. Visegrad nel cuore del Mediterraneo: ogni uomo è un’Isola, ed è ormai una drammatica prospettiva la fine della libera circolazione delle persone e la crisi del mercato comune.

È diventata perciò urgentissima e indispensabile un’iniziativa che contribuisca a una discussione su questi nodi strategici. In Italia esiste ancora un ampio spettro di opinione pubblica, di interessi sociali, di aree culturali, disponibile a discutere questi problemi e a prendere iniziative ormai necessarie. Perché ciò accada è indispensabile individuare, tempestivamente, nuovi strumenti in grado di ridare la parola ai cittadini che la crisi dei partiti e la virulenza del nuovo discorso pubblico ha confinato nella zona grigia del disincanto e della sfiducia, ammutolendoli.

Per avviare questo lavoro – né semplice né breve – è indispensabile chiudere con il passato e aprire nuove strade all’altezza della situazione, con una netta ed evidente discontinuità, rovesciando l’idea della società liquida, ponendo al centro la necessità di una nuova strategia per l’Europa, denunciando il pericolo mortale per tutti i paesi di una deriva sovranista, che in parte è anche il risultato delle politiche europee fin qui condotte.

C’è una prossima scadenza, estremamente importante, che spinge a mettersi subito in cammino: sono ormai alle porte le elezioni europee. C’è il rischio che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della seconda guerra mondiale. La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere. Tutti coloro che intendono contribuire all’apertura di una discussione pubblica su questi temi, attraverso iniziative e confronti in tutte le sedi possibili, sono invitati ad aderire.

A questo appello, proposto da Massimo Cacciari, Enrico Berti, Michele Ciliberto, Biagio de Giovanni, Vittorio Gregotti, Paolo Macrì, Giacomo Manzoni, Giacomo Marramao, Mimmo Paladino, Maurizio Pollini, Salvatore Sciarrino, apportiamo le nostre ragioni di autonomisti e federalisti.

L’Unione Europea è una costruzione ancora imperfetta, che attraversa un momento di seria difficoltà, ma non dobbiamo dimenticare il ruolo fondamentale che essa ha svolto nel promuovere la preservazione della pace e l’affermazione dei diritti di cittadinanza, lo sviluppo economico e la stabilità monetaria. La crisi attuale può essere superata soltanto con il suo rafforzamento politico, nella prospettiva di una costituzione federale, capace non solo di contemperare gli interessi dei diversi stati e nazioni, ma di porre al centro dell’azione di governo i diritti civili e sociali di tutte le popolazioni, portando inoltre a Bruxelles e Strasburgo la voce delle autonomie regionali e locali.

Delle conquiste e valori dell’Unione Europea sono buoni testimoni, anche in Sardegna, i nostri giovani, quando sono coinvolti nei programmi europei di mobilità studentesca, quando prestano servizio in Università e centri di ricerca, enti ed imprese dei Paesi dell’Unione, o quando sono comunque costretti a emigrare e si trovano a progettare il loro futuro in un orizzonte di promesse e aspettative che per loro è ormai soltanto europeo, senza che per questo debbano rinunciare a coltivare la propria identità di sardi e di italiani.

La Sardegna ha peraltro largamente beneficiato e continua a beneficiare, in molteplici forme, di finanziamenti europei erogati alle regioni più svantaggiate sulla base del meccanismo redistributivo delle risorse comunitarie previsto da quel medesimo trattato d Maastricht che ha introdotto l’euro come moneta unica dell’Unione. La battaglia da fare in Sardegna non è contro l’Unione, ma per una maggiore integrazione europea, con il riconoscimento della condizione di insularità, una più equa rappresentanza nel Parlamento europeo, e una partecipazione più diretta – nel quadro di una evoluzione in senso federale – alle varie istanze del governo comunitario.

Le prossime elezioni europee sono imminenti e decisive per il futuro dell’Unione, che può essere messo a rischio dalla saldatura che sembra profilarsi tra tutte le componenti di una destra sciovinista, xenofoba e retrograda. Noi siamo per un’Europa riformata, ispirata dai principi dell’autonomismo e del federalismo, della solidarietà e dell’equità sociale.

Paola Atzeni, Salvatore Cherchi, Giovanna Medau, Gian Giacomo Ortu, Gianmario Demuro, Cristina Deidda, Ivana Russu, Antonangelo Casula, Antonello Pirotto, Mario Pinna, Benedetto Barranu, Vasco Decet, Carlo Prevosto, Carlo Marras, Paolo Russu, Roberto Murgia, Paolo Toxiri, Francesco Carboni, Daniela Piras

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Al controllo del mese di settembre 2018 risulta che il beneficio fiscale e contributivo di cui hanno effettivamente usufruito le piccole e micro imprese del territorio con la Zona Franca Urbana del Piano Sulcis, ammonta a 60.090.991 euro. Questo notevole sconto nelle tasse e nei contributi sociali da pagare ha riguardato 3.604 imprese, che hanno ricevuto per questa un considerevole e consistente aiuto a partire dal 2014.

La dotazione finanziaria del Piano Sulcis per la Zona Franca Urbana è di circa 125 milioni di euro. Le aziende hanno già utilizzato mediamente il 48 per cento delle risorse assegnate. Se questo vale mediamente, la situazione è diversa da azienda a azienda. Quelle più grandi, infatti, hanno usato molto più rapidamente lo sconto fiscale e contributivo. Qualche dettaglio: 912 imprese ne hanno usufruito per meno del 25 per cento, 579 imprese tra il 25 ed il 50 per cento, 478 imprese tra il 50 ed il 75 per cento e 1.635 imprese tra il 75 ed il 100 per cento.

I controlli effettuati hanno portato alla revoca del beneficio a 233 imprese per irregolarità, con un conseguente recupero di circa 6 milioni di euro.

Sul totale di 4.375 imprese ammesse al beneficio, 771 imprese non ne hanno mai usufruito. Si tratta di imprese inattive che bloccano però risorse per circa 23 milioni di euro. Queste risorse potrebbero essere sbloccate e riassegnate per un nuovo bando. Per fare questo serve però una disposizione di legge. Già in due occasioni in Parlamento sono stati proposti emendamenti al riguardo ma per varie ragioni non sono stati approvati. La prossima occasione potrebbe essere quella della legge di stabilità il cui esame inizierà nella seconda metà di ottobre.

«La zona franca urbana è una vera e propria zona franca fiscale per le piccole e micro imprese del Sulcis Iglesiente – ha commentato il coordinatore del Piano Sulcis, Salvatore Cherchi -; bisogna revocare i 23 milioni bloccati da aziende inattive e assegnarli ad un nuovo bando anche per  includervi le nuove imprese nel mentre costituite.»

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Pres.Pigliaru-Sider Alloys

E’ stata decisiva la mediazione della Regione, questa mattina, tra Sider Alloys e sindacati, per la sottoscrizione di un verbale d’accordo sulle prossime tappe per il rilancio ed il riavvio dello smelter di Portovesme ex Alcoa. Il verbale è stato firmato al termine di un incontro svoltosi nel palazzo di viale Trento, a Cagliari, alla presenza del presidente della Regione, Francesco Pigliaru, dell’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, del coordinatore del Piano Sulcis, Salvatore Cherchi, del presidente della Sider Alloys, Giuseppe Mannina, e dei sindacati confederali e di categoria. Tutti d’accordo sulla necessità di aprire un confronto articolato, in momenti successivi di approfondimento, sulle specifiche tematiche. Al riguardo, le parti hanno convenuto di istituire un tavolo tecnico permanente, composto dai sindacati e dai rappresentanti dell’azienda. Il primo incontro è previsto per mercoledì prossimo nello stabilimento di Portovesme. Saranno affrontati i criteri e le modalità di assunzione dei lavoratori, con particolare riferimento al bacino ex Alcoa e il tema della formazione professionale e della riqualificazione dei lavoratori. L’obiettivo è arrivare quanto prima alla predisposizione e sottoscrizione di un Accordo Quadro.

Di seguito il contenuto integrale dell’accordo:
«Le Parti convengono sulla necessità di aprire un confronto articolato in momenti successivi di approfondimento delle specifiche tematiche che tempo per tempo assumeranno rilevanza nell’ambito di una positiva e responsabile conduzione delle relazioni industriali finalizzata alla ricerca di soluzioni condivise  delle questioni poste, nel rispetto dei reciproci ruoli.
Al riguardo, le Parti hanno convenuto di istituire un tavolo tecnico permanente composto da una delegazione ristretta delle Organizzazioni Sindacali di categoria, oltreché dai rappresentanti della Società che si riuniranno periodicamente a partire dalla data indicata come di seguito e successivamente, a cadenza ciclica.
In particolare, le Parti si impegnano a discutere nel corso del primo incontro, i temi affrontati in data odierna che saranno definiti, nel merito, ovvero:
– criteri e modalità di assunzione con particolare riferimento al bacino ex Alcoa;
– formazione professionale e riqualificazione dei lavoratori.
Tutto quanto sopra, al fine di pervenire alla predisposizione e sottoscrizione di un Accordo Quadro.
Le Parti si danno atto del clima costruttivo sul quale parte il confronto e si aggiornano alla data del 18 luglio, alle ore 14.00, per dare avvio al tavolo concordato presso lo stabilimento di Portovesme».

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Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha ricevuto ieri pomeriggio a Villa Devoto l’amministratore delegato di Sider Alloys, Giuseppe Mannina, per fare il punto sugli investimenti e sul cronoprogramma relativi al riavvio dello smelter di Portovesme, ex Alcoa. All’incontro, richiesto dalla Presidenza, erano presenti anche l’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras ed il coordinatore del Piano Sulcis, Salvatore Cherchi.
Nel corso della riunione è emerso che è in fase conclusiva l’affidamento della commessa per l’ammodernamento degli impianti, per un investimento pari a 135 milioni di euro. L’azienda conta di partire con i lavori per il revamping entro metà settembre, periodo nel quale verranno anche assunti 50 lavoratori (i primi nove sono già stati assunti). A questo proposito, il presidente Pigliaru e l’assessore Piras hanno sottolineato l’esigenza che, compatibilmente con gli obiettivi dell’azienda, vengano tenute nella giusta considerazione le imprese locali. Lo stesso Pigliaru ha rinnovato la richiesta di presentazione del piano di investimento alle organizzazioni imprenditoriali per finalità di trasparenza e proprio per consentire la più ampia partecipazione, a condizioni di mercato, delle aziende del territorio. Richiesta che i vertici di Sider Alloys hanno accolto. La Regione, infine, ha evidenziato la necessità che l’azienda, quanto prima, incontri anche le organizzazioni sindacali per la discussione e l’esame dei temi di competenza.