24 June, 2026
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Alle 15.00 sono stati chiusi i seggi per le elezioni Amministrative. A Santadi, Villamassargia, Musei e Piscinas affluenza in crescita, in calo a Giba e Tratalias. Ricordiamo che a Tratalias e Musei è in campo una sola lista, due negli altri quattro Comuni della Provincia del Sulcis Iglesiente.

A Santadi ha votato il 65,00% degli aventi diritto (60,20% nel 2020); a Villamassargia il 73,70% (66,63% nel 2020); a Musei l’83,37% (79,00% nel 2020); a Piscinas il 69,92% (62.50% nel 2020).

A Giba ha votato il 64,74% degli aventi diritto (67,06% nel 2020); a Tratalias il 69,97% (73,69% nel 2020).

Lo spoglio delle schede è appena iniziato.

 

Centinaia di documenti riguardanti la vita e l’opera di don Vito Sguotti, primo parroco di Carbonia, nella ricorrenza del 140°anniversario della nascita, saranno consegnati mercoledì 10 giugno 2026 alla parrocchia di San Ponziano in Carbonia, durante la celebrazione liturgica in programma alle ore 19.00, presieduta dal vescovo di Iglesias, mons. Mario Farci.
«Questi documenti sono il frutto di una ricerca fatta in Veneto, soprattutto nella diocesi di Padova, dove don Vito ha esercitato il ministero per 15 anni prima di trasferirsi a Roma e poi in Sardegna, cappellano-curato delle centinaia di operai dal 1936 al 1938 impegnati nella costruzione della città di Carboniadice mons. Gianfranco Zuncheddu, avvocato rotale, postulatore delle cause dei santi -. Ho scoperto la figura di don Sguotti attraverso i racconti di don Nazareno Mocellin, parroco di Cortoghiana e suo collaboratore, e di una signora che ricoverata all’ospedale oncologico si affidava nella preghiera a don Sguotti. Incaricato dalla Polizia di Stato, di cui sono stato cappellano per una decina d’anni, di mettere a punto la documentazione per la causa di beatificazione del questore Giovanni Palatucciaggiunge monsignor Zunchedduho approfittato dei miei soggiorni nel Veneto per acquisire nella diocesi di Padova documenti e testimonianze anche su don Sguotti.»
Nota biografica. Vito Antonio Sguotti nasce a Tribano (PD) il 19 giugno 1886. A 10 anni entra nel seminario. Nel 1909, a 23 anni, viene ordinato sacerdote. Cappellano curato, collaboratore parrocchiale. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale in qualità di cappellano militare, degli Alpini, congedato dopo 4 anni e decorato al valor militare con medaglia d’argento. Riprende la pastorale attiva soprattutto tra i lavoratori della terra, segretario dell’Unione del lavoro di Padova, protagonista delle “Leghe bianche”. Risale all’inizio degli anni Trenta la collaborazione con l’ONARMO (Opera Nazionale Assistenza Religiosa e Morale degli Operai) che continuerà praticamente per quindici anni con tappe a Roma, Rieti, Colleferro. Nel 1936 il vescovo di Iglesias, mons. Giovanni Pirastru, prende contatti con il Direttore generale dell’ONARMO, mons. Ferdinando Baldelli, per chiedere l’invio di un sacerdote per fare il cappellano tra le maestranze impegnate nella costruzione di Carbonia. Don Vito Sguotti è il prete inizialmente prescelto per fare il missionario fra quei lavoratori, da lui radunati quasi tutte le sere per «dire loro una parola buona, che fosse di luce e di conforto, mettendosi poi a disposizione per tutte le necessità materiali e spirituali» (mons. Giovanni Pirastru, omelia esequiale). Continua questa vita per due anni fra le baracche di Sirai e Barbusi. Dieci giorni dopo l’inaugurazione di Carbonia, avvenuta il 18 dicembre 1938, il cappellano curato della nuova città viene rimosso dall’incarico. Ai capi fascisti locali non piacevano le critiche di don Sguotti per le situazioni di ingiustizia e le condizioni di lavoro degli addetti alle miniere. Il sacerdote viene rimandato a Roma negli uffici dell’Onarmo e in altre attività pastorali sempre a contatto col mondo operaio. Il 13 novembre 1945 don Vito ritorna a Carbonia. Sempre parroco di San Ponziano fino alla morte, il 22 settembre 1952. In 20mila parteciparono ai suoi funerali.
Nella foto di copertina don Vito Sguotti, nella foto sotto don Nazareno Mocellin

Emanuele Pes (lista “Tratalias Unita”) e Sasha Sais (lista “Musei Protagonista”), unici candidati, sono stati confermati sindaci di Tratalias e Musei. Alle 23.00 di ieri nei due Comuni del Sulcis Iglesiente aveva votato rispettivamente il 54,49% e il 64,67% degli aventi diritto, molto al di là della soglia minima del 40% prevista dalla legge per rendere valida la consultazione elettorale. Entrambi risultavano già eletti alla rilevazione delle 19.00, quando a Tratalias aveva votato il 40,96% degli aventi diritto, a Musei il 48,19% degli aventi diritto.

A Tratalias la percentuale è in calo rispetto alle precedenti elezioni, quando alle 23.00 della domenica aveva votato il 58,61% degli aventi diritto. Percentuale invece in crescita a Musei, dove nel 2020 aveva votato il 61,48% degli aventi diritto.

Oggi in tutti i Comuni interessati, sei nella provincia del Sulcis Iglesiente, si vota fino alle 15.00.

A Giba alle 23.00 di ieri aveva votato il 52,76% degli aventi diritto (52,99% nel 2020), a Piscinas il 54,11% (49,29% nel 2020), a Santadi il 50,4% (44,77% nel 2020), a Villamassargia il 57,13% (48,68% nel 2020).

In questi quattro Comuni le liste in campi sono due: a Giba, “Giba e Villarios uniti” (candidato a sindaco Andrea Pisanu) e “Giba e Villarios 2.0” (candidata a sindaca Stefania Portas); a Piscinas, “Per Piscinas” (candidato a sindaco Giacomo Bachis) e “Per continuare a crescere” (candidato a sindaco Gian Luca Trastus); a Santadi, “Viviamo Santadi” (candidato a sindaco Massimo Impera) e “Progetto Santadi” (candidata a sindaca Simona Garau); a Villamassargia, “Villamassargia Futura” (candidato a sindaco Francesco Mameli) e “Il paese che vorrei” (candidata a sindaca Debora Porrà).

Giampaolo Cirronis

 

Più che una semplice operazione di pulizia, un’azione di sensibilizzazione ambientale. La raccolta, organizzata da Plastic Free, rientrava nell’ambito della mobilitazione nazionale “Il pianeta non è un posacenere”, promossa il 6 e 7 giugno dall’associazione di volontariato per sensibilizzare cittadini e istituzioni sul problema dell’abbandono dei mozziconi di sigaretta. In Sardegna l’iniziativa si è svolta anche in altri 16 comuni, coinvolgendo volontari impegnati nella pulizia di strade, piazze, parchi e spazi pubblici.
Per Vallermosa si è trattato della seconda iniziativa dedicata alla raccolta dei mozziconi dopo quella organizzata nel marzo scorso. Questa mattina alcuni volontari hanno concentrato le attività nell’area dell’anfiteatro comunale, dove in poco più di due ore sono stati raccolti circa 309 grammi di mozziconi di sigaretta, pari a oltre mille filtri abbandonati sul suolo pubblico.
Numeri che testimoniano una presenza capillare di questo tipo di rifiuto, spesso sottovalutato ma tra i più diffusi e dannosi per l’ecosistema. I mozziconi, infatti, possono impiegare anni per degradarsi e rilasciano sostanze tossiche che contaminano il suolo e le acque.
«Un migliaio di mozziconi possono anche sembrare tanti, ma non è così. Purtroppo, sono ovunquesottolinea Alberto Garau, referente locale di Plastic Free a Vallermosa. La raccolta di oggi lo dimostra chiaramente: ci siamo concentrati in un’unica area pubblica e nel giro di poche ore abbiamo recuperato oltre mille mozziconi. Questo significa che il problema è ancora molto diffuso e spesso non viene percepito nella sua reale dimensione.»
Alberto Garau richiama l’attenzione, soprattutto, sull’impatto ambientale di un gesto considerato da molti banale. «La maggior parte dei fumatori non si rende conto dell’impatto nocivo che hanno i mozziconi sull’ambiente e sul decoro urbano. C’è ancora la convinzione che, essendo piccoli, possano essere lasciati a terra senza conseguenze. In realtà ogni mozzicone contiene sostanze inquinanti che finiscono nel suolo e possono raggiungere le falde acquifere. Inoltre, rappresentano uno dei rifiuti più presenti nelle città, nei parchi e nelle aree pubbliche.»
Il referente locale evidenzia anche l’aspetto culturale della questione. «Non si tratta soltanto di pulire, ma di cambiare mentalità. Quando vediamo un’area disseminata di mozziconi, vediamo un problema di rispetto verso l’ambiente ma anche verso la comunità. Un paese più pulito è un paese più accogliente e più vivibile per tutti. Per questo iniziative come questa hanno un valore che va oltre il semplice quantitativo raccolto: servono a sensibilizzare e a far riflettere sui comportamenti quotidiani.»
La partecipazione alla mattinata ecologica è stata contenuta, ma questo non scoraggia l’organizzatore. «Spero che alle future iniziative possano partecipare più persone, perché la tutela dell’ambiente è una responsabilità che riguarda tutti. Più siamo e maggiore è il messaggio che riusciamo a trasmettere alla comunità. Non si tratta soltanto di raccogliere rifiuti, ma di diffondere una cultura del rispetto per gli spazi pubblici e per il territorio in cui viviamo. Anche dedicare un paio d’ore del proprio tempo può fare la differenza e contribuire a rendere Vallermosa più pulita e accogliente per tutti.»
Nella foto di copertina Alberto Garau

A inizio settimana, a San Giovanni Suergiu, si concretizzano i lavori di sfalcio d’erba sulle strade statali e comunali. L’annuncio arriva dall’Amministrazione comunale guidata da Elvira Usai che, visti i notevoli ritardi di pulizia e sfalcio lungo le Statali 195 e 126, ha sollecitato Anas l’ente di competenza sia per le vie brevi che attraverso una lettera al Prefetto.

«Gli incroci dei medaus che si affacciano sulle strade statali sono ad alto rischio di visibilitàspiega la prima cittadinae abbiamo chiesto che, a fronte di difficoltà burocratiche su appalti di questo tipo, si intervenisse con affidamenti veloci e risolutivi per non mettere a rischio l’incolumità degli automobilisti.»

Nel frattempo anche il comune di San Giovanni Suergiu potenzia le sue forze con un affidamento straordinario di lavori di sfalcio e decoro urbano per garantire all’intero territorio il rispetto dell’ordinanza regionale antincendio di sua competenza.

«Contiamo di dare soluzioni efficaci e definitive per l’estate ma allo stesso tempo invitiamo tutta la comunità al rispetto dell’ordinanza nelle aree cortilizie e privateconclude Elvira Usaiperché solo con un’azione congiunta possiamo raggiungere l’obiettivo di luoghi sicuri e puliti.»

Se il 1946 segnò il ritorno nella forma più avanzata della democrazia nei comuni italiani, per Carbonia (e per gli altri centri fondati durante il ventennio fascista) quell’anno segnò la nascita della democrazia. In quell’anno, il 31 marzo, si votò per eleggere il primo Consiglio comunale: prima di allora l’amministrazione della città era stata in capo al podestà e, caduto il fascismo, al commissario prefettizio. Successivamente, il 2 giugno, vennero il referendum per scegliere tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea costituente.

Votarono le donne: per le elezioni comunali prima che per il referendum. Un decreto del governo di Ivanoe Bonomi, emanato quando era ancora in corso la guerra di liberazione dall’occupazione nazi-fascista (DDL 1°febbraio 1945), aveva introdotto il suffragio universale. Le donne acquisirono, infine, il diritto al voto e, con altro decreto, il diritto ad essere elette.

La città di Carbonia ebbe il suo primo consiglio comunale, il suo primo sindaco e la sua prima giunta decisi da libere elezioni.

Il consiglio era composto da quaranta consiglieri. Comprendeva due donne, Alessandra Cardia e Rosa Dessì: una minoranza esigua a causa del sostanziale maschilismo di cui tutti i partiti erano intrisi. E tuttavia un bel passo in avanti della democrazia, sol che si pensi che le donne sino a quel momento erano state escluse dal voto.

La lista unitaria del partito comunista (Pci) e del partito socialista (Psiup) vinse nettamente le elezioni. Il consigliere più votato risultò Renzo Laconi che di lì a qualche mese sarebbe stato eletto all’Assemblea costituente di cui fu protagonista di primo piano. Al secondo posto, Renato Mistroni: divenne il primo sindaco. Sedeva nei banchi del Consiglio Giorgio Carta, ingegnere sardista, sesto per numero di preferenze, un moderno intellettuale di eccezionale valore che ha lasciato tracce indelebili nella storia dell’industria sarda e italiana, i cui meriti non sono stati ancora adeguatamente riconosciuti.

I nomi dei componenti il primo Consiglio comunale e la prima Giunta sono nell’elenco che accompagna quest’articolo: di ciascuno bisognerebbe ricostruire la biografia. In questa sede mi limito necessariamente a brevi cenni sul primo sindaco.

Renato Mistroni fu eletto sindaco nella prima seduta del Consiglio, il 7 aprile 1946. Il suo è il tipico caso della nemesi della storia. Mistroni, classe 1910, ferrarese, operaio metalmeccanico, era stato arrestato nel 1932 per il reato di organizzazione della rete comunista. Condannato a dodici anni di carcere dal tribunale speciale fascista, fu recluso nella prigione di Civitavecchia. Scontati sette anni, fu rilasciato a seguito di un’amnistia e inviato al confino, da Pianosa al domicilio coatto ad Iglesias. Lavorò a Bacu Abis.

Decise di restare nel Sulcis diventando sindaco della città dei minatori, fondata da Mussolini: la storia che si vendica, appunto. La sua è una biografia travagliata. Nel 1948 dovette riparare in Cecoslovacchia per sfuggire agli arresti ordinati dal ministro Scelba a repressione della reazione popolare seguita all’attentato a Togliatti (14 luglio 1948). (La repressione comportò a Carbonia condanne per circa duecento anni di reclusione sebbene non fosse accaduto nulla di particolarmente grave. Per confronto, si pensi che Antonio Pallante che sparò quattro volte per uccidere Togliatti, ebbe appena sei anni di carcere: la magistratura era piena di giudici selezionati dal fascismo.) In Cecoslovacchia, Mistroni fu ancora una volta arrestato: i comunisti italiani erano guardati con sospetto da quel regime. Dopo quella fascista, conobbe, dunque, la galera comunista.

E poi anche quella dell’Italia repubblicana. Stufo della Cecoslovacchia, sul finire degli anni Cinquanta rientrò in Sardegna. Finì nella prigione di Buoncammino, a Cagliari, per scontare la condanna seguita ai fatti del 1948. Vi restò per 18 mesi invece che per quattro anni e sei mesi grazie ad un indulto. Singolare e sofferta biografia, la sua. L’amministrazione co-munale nel 2003 gli ha dedicato una piazza: ben meritata.

L’esercizio della democrazia ebbe una prova di decisiva importanza nel Referendum sulla forma istituzionale dello Stato. La scelta per la repubblica prevalse a livello nazionale con un margine di circa due milioni di voti. L’Italia risultò divisa in due. Al centro-nord prevalse nettamente il sì alla repubblica; nel sud e nelle isole vinse la monarchia.

In Sardegna, la monarchia riportò circa il 61 % dei consensi. A Carbonia (e in altri comuni minerari) elettori ed elettrici fecero una scelta contro corrente: votarono per la repubblica con una maggioranza del 67,44% dei voti validi. Indubbiamente, la città più che con il conservatorismo nostalgico prevalente nell’Isola, era in sintonia con la volontà di cambio radicale di quella parte dell’Italia che, con la Resistenza, aveva pagato il prezzo più alto per restituire la dignità agli italiani dopo la dittatura, la guerra e il tradimento del re. Fu uno dei meriti dei minatori e delle forze politiche e sindacali operanti nella città.

Il voto per l’Assemblea costituente ebbe un esito analogo. Nell’Isola, la Democrazia cristiana ebbe il 41% dei voti con sei seggi. Al secondo posto il Partito sardo d’azione con due seggi, e solo al terzo il Pci con appena un seggio. A Carbonia il Pci ottenne oltre il 44% dei voti. Le sinistre nell’insieme superarono nettamente il 50%.

In Sardegna, tra gli altri, i democristiani elessero Antonio Segni, futuro presidente della Repubblica; i sardisti Emilio Lussu; i socialisti, Angelo Corsi già sindaco di Iglesias e deputato prima dell’instaurazione della dittatura, perseguitato politico; i comunisti, Renzo Laconi che subentrò a Velio Spano, più votato ma eletto anche nel collegio unico nazionale. Tutte personalità di straordinario rilievo nazionale.

Quest’anno è l’ottantesimo anniversario di quel cruciale 1946, fondativo della Repubblica e dell’attuale democrazia; è anche il centenario delle leggi “fascistissime”, quelle del 1926, con le quali Mussolini consolidò la dittatura totalitaria nel modo più duro con la messa fuori legge dei partiti, la chiusura del Parlamento, l’incarcerazione di chi non era allineato, i podestà nei comuni.

In molti luoghi amministrazioni comunali, scuole, associazioni dedicano attenzione a questi anniversari perché sono parte fondamentale del ciò che siamo. A Carbonia lo si può fare per l’ulteriore motivazione che ho tratteggiato: la nascita della democrazia.

Carbonia, primo Consiglio comunale eletto il 31 marzo 1946

1) Laconi prof. Renzo
2) Mistroni Renato
3) Dedoni dr. Guido
4) Mascia prof. Tullio
5) Orani dott. Roberto
6) Carta ing. Giorgio
7) Garofano Alessandro
8) Tocco rag. Edmondo
9) Lai Aldo
10) Baghino rag. Agostino
11) Gattuso Angelo
12) Martinetti Giuseppe
13) Barbieri ing. Carlo
14) Arte Angelo
15) Pelessoni Guido
16) Medas Luigi
17) Diana Efisio
18) Palmieri Dino
19) Beccu Andrea
20) Sammartino Salvatore
21) Corsini Pietro
22) Calabrò Pietro
23) Bianciardi Remo
24) Piria Francesco
25) Partelli Giuseppe
26) Lecca Giovanni
27) Spiga Renzo
28) Fanny dott. Aldo
29) Tolari Erminio
30) Ferrari Carlo
31) Atzori Giuseppe
32) Plaisant Edoardo
33) Lecca Silvio
34) Salis Giovanni
35) Di Nuzzo Antonio
36) Messina Alberto
37) Peretti Sisto
38) Bartoli Armido
39) Cardia Sandra
40) Dessì Rosa
Sindaco eletto il 7 aprile 1946: Renato Mistroni. Ultimo commissario prefettizio: dott. Pensiero Macciotta.

Giunta comunale eletta il 7 aprile 1946.

Assessori effettivi: Orani dott. Roberto,Tocco rag.Edmondo, Mascia prof.Tullio, Bianciardi Remo, Aste Angelo, Salis Giovanni.

Assessori supplenti: Bartoli Armido, Palmieri Dino.
Nota. Gli elenchi sono conformi al verbale redatto dal segretario comunale dott. Paolo Ghiani. Ringrazio l’amministrazione comunale per averlo messo a disposizione.

Dopo il grande successo dei precedenti appuntamenti, si avviano alla conclusione “I Concerti di Primavera”, rassegna cameristica realizzata nell’ambito del cartellone “Iglesias classica”, anteprima del Festival Internazionale di Musica da Camera in programma in autunno. L’evento è organizzato dall’Associazione Anton Stadler ETS sotto la direzione artistica del compositore e bandoneonista Fabio Furia.

«Anche questa edizione de “I Concerti di Primavera” ha confermato il forte interesse del pubblico per una proposta musicale di qualità, capace di coniugare eccellenza artistica e valorizzazione del territorio. Siamo soddisfatti del percorso intrapreso e guardiamo con entusiasmo ai prossimi appuntamenti che caratterizzeranno la stagione culturale dell’Associazione Anton Stadler ETS, dai Tramonti di Porto Flavia ad ArTango & Jazz Festival, fino al Festival Internazionale di Musica da Camera», ha affermato il direttore artistico della rassegna concertistica Fabio Furia.

Il sipario sulla rassegna concertistica dei Concerti di Primavera calerà domenica 7 giugno al Teatro Electra (ore 19:30) con il concerto “Virtuoso”, del Carles & Sofia Piano Duo, formato dai “re del pianoforte a quattro mani”, Carles Lama e Sofia Cabruja, grazie alla loro straordinaria intesa artistica, alla brillantezza tecnica e a un’eleganza sonora che li ha resi uno dei duo pianistici più riconosciuti al mondo.

Il programma metterà in luce le abilità virtuosistiche degli interpreti, spaziando tra le musiche di Rossini, Puccini, Verdi, Bellini, Čajkovskij, Saint-Saëns e Ravel, in un viaggio musicale che attraversa alcune delle pagine più celebri del repertorio operistico e sinfonico internazionale.

Gli eventi organizzati dall’Associazione Anton Stadler ETS non finiscono qui, ma ritornano nella stagione estiva con i Tramonti di Porto Flavia in programma dal 19 luglio al 9 agosto e con Artango&Jazz Festival dal 4 agosto al 5 settembre, in attesa del tradizionale appuntamento autunnale con il Festival Internazionale di Musica da Camera.

Questa sera, dalle 17.00 alle 22.00, e domani domenica 7 giugno, dalle 10.00 alle 22.00 lungo la via Roma a Calasetta, si terrà la mostra artistica delle eccellenze del territorio “COLORI E TESORI DI SARDEGNA”, iniziativa ideata, organizzata e promossa dal Centro Commerciale Naturale di Calasetta. Saranno presenti artisti ed artigiani del territorio e, alcune eccellenze enogastronomiche molto particolari sia di Calasetta che dell’isola si Sant’Antioco. Tra i gazebo, lungo la via Roma, sarà possibile ammirare le opere pittoriche degli artisti calasettani, creazioni artigianali davvero originali, prelibatezze enogastronomiche. Gli espositori racconteranno con le loro opere i “colori e i tesori” della Sardegna, quei colori che ammaliano, stupiscono, innamorano i visitatori arrivati da ogni dove. Ma non solo i “colori” saranno i protagonisti della Mostra; l’artigianato farà la sua parte, rappresentato dai maestri orafi, dai prodotti del cuoio e del legno, dalle ceramiche, dal cucito creativo e dalla coltelleria, dalle candele artistiche e dalle creme naturali e per finire, dalle pitture artistiche su seta e dai cesti sardi. “Calasetta La Bianca”, terra di confine e sempre più punto di incontro, per un’altra storia tra due storie, il mix perfetto di due realtà che coesistono nell’isola di Sant’Antioco, racchiude in se tutti i colori del mare e del cielo.

Dopo il voto contrario al PUC, a Iglesias il consigliere Federico Melis lascia la maggioranza che sostiene la Giunta di Mauro Usai.

«Con la presente nota intendo rendere pubblica la mia decisione di uscire dal gruppo di maggioranza in seno al Consiglio comunale di Iglesiasscrive in una nota il consigliere comunale del gruppo “Iglesias Avanti” Federico Melis -. La scelta, meditata e sofferta, non è frutto di dinamiche personali, ma di ragioni politiche e istituzionali precise, che ritengo doveroso illustrare ai cittadini che mi hanno accordato la loro fiducia.»

«Nel corso della recente seduta consiliare di ieri, ho espresso voto contrario all’adozione del Piano Urbanistico Comunaleaggiunge Federico Melis -. In queste ore sento molti parlare di “risultato storico”, di un traguardo raggiunto dopo 46 anni. Ebbene, vorrei offrire una lettura diversa di quei 46 anni. Se Iglesias non ha mai approvato un piano urbanistico in quasi mezzo secolo, non è stato per incapacità o inerzia: è stato perché, in passato, sedevano in questo Consiglio persone di cultura e di spessore istituzionale che mai avrebbero apposto il proprio voto favorevole su un atto di tale portata senza conoscerne il contenuto nel dettaglio, senza un indirizzo politico condiviso e senza aver svolto fino in fondo il proprio ruolo di rappresentanti dei cittadini. Quella era responsabilità. Quella era serietà amministrativa.»

«Oggi, invece, assistiamo a una situazione paradossale e, a mio avviso, istituzionalmente inaccettabile: ai consiglieri comunali è stato fatto firmare un documento attestante le proprie incompatibilità – atto con rilevanti implicazioni personali e giuridiche – mentre analoga cautela non è stata richiesta ai componenti della Giunta, i quali hanno invece svolto un ruolo ben più incisivo sull’atto: hanno dato l’indirizzo politico al PUC, lo hanno predisposto, e hanno condotto le interlocuzioni con gli organi della Regione – rimarca Federico Melis -. Una asimmetria che non ha giustificazione logica né giuridica, e che la dice lunga sul metodo con cui questo procedimento è stato gestito. Non mi è stato possibile votare a favore di un atto portato in aula in queste condizioni.»

«Ciò che ha reso insostenibile la mia permanenza nella maggioranza non è soltanto questo singolo episodio, ma un metodo di governo che si è rivelato, nel tempo, privo di vera collegialità sottolinea il consigliere comunale di “Iglesias Avanti” -. Le decisioni vengono assunte senza un reale coinvolgimento di tutti i componenti della coalizione; il confronto interno è ridotto a una mera formalità; le posizioni critiche vengono ignorate anziché valorizzate come contributo al miglioramento dell’azione amministrativa. Non è questo il modo in cui intendo esercitare il mandato che i cittadini mi hanno conferito.»

«Uscire dalla maggioranza non significa abbandonare l’impegno per Iglesias. Continuerò a svolgere il mio ruolo di consigliere comunale con la stessa dedizione e lo stesso senso di responsabilità di sempre, nell’interesse esclusivo della città e dei suoi abitanti, al di fuori di logiche di appartenenza che hanno dimostrato di non lasciare spazio a un confronto autentico conclude Federico Melis -. Resto disponibile al dialogo con chiunque, maggioranza compresa, ogniqualvolta si tratterà di discutere nel merito di provvedimenti che riguardano il futuro di Iglesias.»