Daniela Garau (FdI): «Chiediamo chiarezza sul progetto “Progetto Casa Carbonia/Cohousing”»
Qualche giorno fa ho depositato un’interpellanza urgente relativamente all’approvazione del “Progetto CASA Carbonia” e alla destinazione di due immobili simbolo dell’identità storica della nostra città, l’ex Ristorante Bovo (Albergo Nord-Centro) in Via Costituente e l’ex Casa dell’Anziano (Albergo Operaio sud-est) in Via Mazzini.
Il 26 agosto la Giunta ha approvato la delibera n. 212 e il Sindaco ha firmato la convenzione vincolante con AREA, appena 48 ore dopo, il 28 agosto, la cittadinanza è stata convocata a cose già fatte per la presentazione del progetto.
Il Consiglio Comunale e le Commissioni competenti non sono stati minimamente coinvolti, svuotando di significato il ruolo della rappresentanza democratica.
Ma oltre al metodo del tutto scorretto, sono il merito delle scelte e la mancanza di visione strategica a sollevare i dubbi più gravi.
ll cohousing (e l’abitare condiviso/intergenerazionale) non è una semplice assegnazione di alloggi.
Per definizione tecnica e sociologica, richiamata dallo stesso bando europeo, è un modello residenziale in cui i futuri abitanti progettano e gestiscono insieme spazi complessi e servizi comuni (cucine condivise, lavanderie, spazi di coworking, aree per il mutuo aiuto tra anziani e giovani o student housing).
Trattandosi di un modello fondato sulla condivisione attiva, il cohousing non si può calare dall’alto con un atto di Giunta approvato in tutta fretta.
Richiede percorsi partecipativi preventivi, un’analisi socio-economica capillare e la presenza di un tessuto sociale già pronto e motivato a co-gestire gli spazi.
Senza una reale ed effettiva domanda accertata nella popolazione di Carbonia, si rischia di trasformare due cattedrali storiche in contenitori vuoti o in progetti insostenibili.
Dall’esame della documentazione ufficiale del bando europeo Just Transition Fund (Azione 4.1), emerge chiaramente che l’Amministrazione aveva un ventaglio ben più ampio di opzioni e modelli di intervento.
Il bando non imponeva affatto il cohousing monolitico su immobili storici di pregio, ma consentiva di realizzare interventi di edilizia abitativa sociale tradizionale (ERP) o edilizia convenzionata, mediante il frazionamento e il ridimensionamento funzionale di spazi già esistenti per rispondere all’emergenza abitativa delle fasce deboli, dei giovani o dei lavoratori precari.
Sviluppare soluzioni flessibili come lo student housing per attrarre formazione e giovani sul territorio.
Integrare spazi socio-culturali, servizi di quartiere, aree verdi attrezzate e poli di aggregazione comunitaria fruibili da tutta la città, anziché vincolare interi complessi a un’unica funzione sociale chiusa.
Preservare gli immobili identitari del centro storico (come Bovo ed ex Casa dell’Anziano) per progetti ad alto impatto di rilancio turistico, commerciale e culturale, indirizzando invece i fondi JTF su altri immobili del patrimonio comunale residenziale da riqualificare.
Si è invece preferito vincolare per 20 anni (art. 3 della Convenzione) due simboli della fondazione di Carbonia situati nel cuore del centro cittadino, senza alcuna valutazione comparativa trasparente su destinazioni d’uso alternative in grado di rivitalizzare l’economia locale.
E poi, c’è la trappola dei costi.
Se l’Unione europea coprirà le spese di ristrutturazione iniziale, l’articolo 7 della convenzione stabilisce un punto critico, i costi annui di gestione, manutenzione ordinaria, utenze, custodia e attività rimarranno interamente a carico delle casse del comune di Carbonia e del Terzo settore locale.
Mi chiedo: a quanto ammontano queste stime di spesa annuali?
Con quali risorse l’Amministrazione intende coprire questi oneri per due decenni senza gravare sul bilancio comunale e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini?
Gli stessi criteri di valutazione del bando premiano i progetti che dimostrano l’attivazione di effettivi percorsi partecipativi con la comunità locale.
Approvando tutto a porte chiuse in poche ore, la Giunta ha rinunciato persino a valorizzare il coinvolgimento dei cittadini nella fase genetica del progetto.
Carbonia non ha bisogno di decisioni affrettate o di modelli calati dall’alto per consumare risorse in scadenza.
Il patrimonio storico della città appartiene a tutti i cittadini, non solo alle stanze di Giunta.
Daniela Garau
Consigliera comunale Fratelli d’Italia
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