10 October, 2026
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Il sindaco del comune di Sant’Antioco, Ignazio Locci, ha presentato le sue argomentate osservazioni in riferimento al procedimento relativo alla realizzazione di un impianto di smaltimento controllato per rifiuti speciali non pericolosi in località “Su Giri de sa Murta”, nel comune di San Giovanni Suergiu, a tutela degli interessi ambientali, naturalistici, economici e territoriali della comunità. In particolare, l’attenzione è concentrata sulla vigilanza delle acque sotterranee e superficiali e, più in generale, del sistema costiero e lagunare verso il quale si sviluppa la piana del Sulcis.

«La tutela della laguna rappresenta per questa Amministrazione un interesse primario – commenta il sindaco di Sant’Antioco Ignazio Locci – in considerazione non soltanto del valore naturalistico del suo ecosistema, ma anche delle attività economiche, produttive, turistiche e identitarie che dipendono direttamente dalla qualità delle acque, dei sedimenti e degli habitat costieri. Il rischio, non trascurabile, è la possibilità concreta che i reflui della discarica possano confluire, seguendo i percorsi naturali dei rii esistenti e delle falde, nella laguna di Sant’Antioco. E questo pericolo esiste in quanto lo stesso soggetto proponente, stando alle carte presentate, non è in grado di stabilire l’esatto percorso dei reflui, non escludendo, dunque, che possano convogliare nella nostra laguna.»

Proprio in considerazione del valore ambientale, naturalistico ed economico della laguna di Sant’Antioco, l’Amministrazione comunale non ritiene accettabile la realizzazione di un impianto che introduca anche solo un rischio potenziale di contaminazione delle acque superficiali o sotterranee suscettibili di defluire verso il sistema costiero-lagunare. La mancata compiuta conoscenza della direzione locale della falda e dei recapiti finali delle acque non può tradursi nell’accettazione del rischio, ma costituisce, al contrario, una ragione ulteriore di opposizione all’intervento: «Un ecosistema fragile e di tale rilevanza – prosegue il sindaco Ignazio Locci – non può essere esposto alle conseguenze di eventuali cedimenti, malfunzionamenti o perdite di efficienza dei sistemi di contenimento di una discarica destinata a permanere nel territorio per decenni. In presenza di conseguenze potenzialmente gravi, persistenti e difficilmente reversibili, la tutela della laguna deve prevalere sull’introduzione di una nuova fonte di rischio ambientale. La laguna costituisce, infatti, un ambiente di grande rilevanza ecologica, nel quale sono presenti e proliferano numerose specie ittiche e marine che utilizzano le acque lagunari per alimentazione, accrescimento e, per alcune di esse, riproduzione. La presenza di tale fauna non può essere considerata un elemento marginale rispetto alla valutazione dell’intervento, poiché eventuali alterazioni della qualità delle acque, degli habitat, dei fondali o della catena trofica potrebbero produrre effetti sull’intero equilibrio dell’ecosistema lagunare. A ciò si aggiunge la presenza, nelle acque antistanti l’isola e nel sistema marino connesso alla laguna, di cetacei, con avvistamenti di delfini, specie protetta, che costituiscono un ulteriore elemento di particolare pregio naturalistico».

Il comune di Sant’Antioco, dunque, alla luce di queste considerazioni, nell’ambito del procedimento per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, ha formulato le sue legittime osservazioni. «Ci auguriamo – conclude Ignazio Locci – che nessuno sia disposto a sacrificare la nostra laguna, e il territorio circostante, per fare spazio alla costruzione di un impianto di smaltimento. Pertanto, il progetto va bocciato sonoramente.»

Giulia Belgioioso aveva una firma, una carriera da inviata speciale e il mondo come orizzonte. Poi ha lasciato tutto fuori dalla porta di un monastero. È dentro questa frattura, tra la vita vissuta e quella scelta, che Elvira Serra ambienta Le voci di via del silenzio, il romanzo al centro del nuovo appuntamento di Aperitivo con l’Autore, in programma giovedì 24 settembre alle ore 20.00, in Piazza Italia a Sant’Antioco.

A dialogare con la scrittrice sarà Giuseppe Deiana. L’ingresso è libero e gratuito.

Giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa di cronaca e costume, Elvira Serra ha raccontato nel corso degli anni storie, protagonisti e trasformazioni della società italiana. È autrice dei romanzi L’Altra. Storia di un’amante e Il vento non lo puoi fermare. Con Le voci di via del silenzio torna a esplorare le relazioni umane e le conseguenze delle decisioni che cambiano il corso di un’esistenza.

Escursioni, trekking, cicloturismo, archeologia, educazione ambientale, attività esperienziali e sport. È un programma ricco e articolato quello di “Autunno al Parco 2026”, la rassegna promossa dal Parco di Gutturu Mannu attraverso il proprio CEAS e con il coinvolgimento delle guide ambientali del Parco.

Porte aperte anche nei Centri visita di Pantaleo, a Santadi, e di Piscinamanna, in quello di Pula: tutti i giovedì e le domeniche, dalle 9,30 alle 16, si potrà compiere un viaggio immersivo per conoscere da vicino le meraviglie del parco.

Da settembre a dicembre, il calendario propone numerose occasioni per entrare in contatto con uno dei più importanti patrimoni naturalistici della Sardegna e per conoscere, attraverso esperienze dirette, la storia, la biodiversità e le tradizioni dei territori che fanno parte dell’area protetta.

«Grazie all’iniziativa promossa dal nostro CEAS e dalle guide ambientali del Parco siamo stati in grado di mettere insieme un ricco cartellone di appuntamenti che coniuga natura, sport ed escursionismo – sottolinea Walter Cabasino, presidente del Parco di Gutturu Mannu -. Grazie a iniziative di questo tipo, come già era successo in primavera, le comunità dei dieci paesi che costituiscono il Parco non solo imparano a conoscere meglio questo immenso patrimonio verde, ricco di attrazioni naturalistiche, storiche e archeologiche, ma cominciano a vederlo come un’opportunità e non più un vincolo.»

Il programma è già cominciato con una serie di appuntamenti dedicati alla scoperta del territorio e alla memoria dei suoi luoghi: il prossimo appuntamento si terrà il 26 settembre, con l’escursione “Su Casteddu de Adeva – villaggio nuragico”, che porterà i partecipanti alla scoperta di un territorio abitato fin dall’epoca nuragica.

A ottobre spazio anche alla formazione, con il corso di GPS e cartografia per escursionisti, articolato in due giornate, il 10 e il 17 ottobre al Centro Visita Pantaleo di Santadi. Il programma comprende una parte teorica dedicata alla lettura delle carte e alla scelta dei percorsi e una parte pratica sul campo.

Nello stesso mese il calendario propone l’escursione “Is Cioffus – Su ‘Gorropeddu’ del Sud”, alla scoperta di uno dei canyon naturali dell’Isola, e il trekking “Nuraghe Conca Moi”, lungo i sentieri dei cervi fino ai resti di un antico nuraghe.

Novembre sarà dedicato soprattutto alla scoperta degli ambienti forestali del Parco. Il programma comprende l’escursione a Punta Sebera, alla scoperta dei castagneti, il trekking “Fanebas – Alla scoperta del villaggio nuragico” e, il 15 novembre, l’escursione “Is Fanebas”, nel cuore del Parco, dedicata anche alle storie delle persone che hanno vissuto e trasformato questi luoghi nel corso del tempo.

Nella stessa giornata è prevista inoltre l’esperienza “Il Bosco che rallenta tra silenzio e meraviglia”, che unisce Forest Bathing, educazione emozionale e pedagogia dell’esperienza, proponendo un’immersione nella natura all’insegna della meraviglia e del rapporto tra benessere, persone e territorio.

Il programma proseguirà con “La Gola di Calamixi”, il 22 novembre, e con il Sentiero 200 Crapitta, il 29 novembre, uno degli ambienti più suggestivi del Parco, caratterizzato dalla biodiversità della più grande foresta di sclerofille del Mediterraneo.

A dicembre, infine, sono previste le escursioni “Andria Pastori”, il 12 dicembre, lungo gli antichi sentieri dei carbonai, e “Fanebas – La valle dei tassi”, il 20 dicembre, alla scoperta di alberi e ambienti rimasti intatti.

L’Autunno al Parco rappresenta anche un’occasione per consolidare la capacità di Gutturu Mannu di ospitare iniziative sportive e appuntamenti capaci di richiamare visitatori anche al di fuori della Sardegna.

«A ottobre le nostre foreste ospiteranno appuntamenti di carattere internazionale, come il campionato di orienteering, una disciplina sportiva che conta numerosi appassionati soprattutto nel Nord Europa – ricorda Walter Cabasino -. Per noi questo è l’anno zero, siamo impegnati a promuovere il Parco in tutti i suoi aspetti: i primi risultati ci dicono che stiamo andando nella giusta direzione: negli ultimi mesi sono oltre duemila i visitatori che hanno raggiunto le nostre montagne.»

Accanto alla promozione e alla valorizzazione del territorio, resta centrale il tema dell’accessibilità. Alcune delle attrazioni del Parco sono infatti ancora difficilmente raggiungibili a causa delle condizioni della viabilità montana.

«Siamo consapevoli di questo limite, siamo al lavoro per superarlo per rendere percorribili le principali strade di montagna – spiega il presidente del Parco -. L’assessorato regionale dell’Ambiente ha stanziato 23 milioni di euro a favore dei parchi naturalistici dell’Isola, con la quota che ci verrà assegnata interverremo immediatamente sui percorsi più bisognosi di intervento.»

Con Autunno al Parco 2026, Gutturu Mannu punta dunque a rafforzare il rapporto tra il territorio e le comunità che lo abitano, facendo della conoscenza diretta del patrimonio naturale, storico e archeologico uno strumento di valorizzazione e di sviluppo.

Un autunno da vivere nei sentieri, nelle foreste e nei luoghi della memoria del Parco, attraverso un calendario che mette insieme attività all’aria aperta, sport, cultura e partecipazione.

Bella giornata di sole, partenza dalle acque antistanti il Faro della Ghinghetta a Portoscuso, destinazione Pan di Zucchero e ritorno.

Una giornata caratterizzata da condizioni meteo mutevoli e tattiche avvincenti che hanno messo alla prova l’abilita e la pazienza di tutti gli equipaggi in gara, che sono rientrati a terra nel pomeriggio.

Lo start è stato dato alle 10.35, con una piacevole brezza da nord-ovest intorno ai 6-7 nodi a spingere la flotta verso lo spettacolare scenario naturale dello scoglio di Pan di Zucchero. Subito dopo lo scoglio di Pan di Zucchero, tuttavia, lo scenario è radicalmente cambiato: il vento è calato quasi a zero, creando una bolla di bonaccia.

Nell’ultima fase della regata, un’ulteriore virata meteorologica ha visto il vento cambiare direzione.

Grande entusiasmo mostrato da tutti i partecipanti, speriamo di far crescere la manifestazione con una maggiore partecipazione nelle prossime regate.

Risultati.

1° Posto – Franco Cristiani con Marco Cristiani, Mattia Rivano, Lisa Melis, Francesca Melis.

2° Posto – Salvatore Scarimbolo con Andrea Scarimbolo, Giulia Lisci, Ester Loi, Luca Fois.

3° Posto – Federico Zini con Gianluca Zini, Alberto Gai, Nazario Fisanotti, Marco Raspa, Maurizio Marongiu.

Danza, musica e memoria nell’isola di San Pietro si fondono nel cortometraggio ‘Orme’, che sarà presentato al pubblico il 24 settembre, alle ore 20.30, a Carloforte, nello spazio La Bottega di Botti du Shcoggiu in via Venezia 6/a.
Sullo schermo, l’anteprima di alcune delle riprese realizzate durante la residenza di alcune settimane durante le quali San Pietro è diventata un vero e proprio laboratorio di creazione contemporanea. Artisti provenienti da diversi Paesi hanno lavorato sulle tracce lasciate nel territorio – memorie, racconti, rituali, reperti, miti e paesaggi – trasformandole in una narrazione capace di mettere in relazione passato e futuro.
Il progetto, inserito nella seconda edizione di Rizomi, è promosso dall’associazione Tersicorea con la direzione artistica di Simonetta Pusceddu e nasce dalla sinergia creativa di Santo Pablo Krappmann e Giorgia Gasparetto, direttori artistici della compagnia La Bruma.
A dare corpo alla ricerca sono tre performer internazionali: lea danzatrice e artista circense tedesca Nis Fee Brender, il musicista, clown e compositore austriaco Vitus Denifl e la coreografa e danzatrice italiana Giorgia Gasparetto.
Il loro lavoro si sviluppa attraverso il corpo il movimento e la musica, in un continuo dialogo con il paesaggio dell’isola. La componente performativa ha incontrato quella cinematografica grazie all’impianto visivo curato da Santo Pablo Krappmann, mentre le riprese sono realizzate in collaborazione con il videomaker Francesco Rosso.
A seguire il percorso creativo come tutor è stata Emita Frigato, scenografa cinematografica, vincitrice del David di Donatello per la scenografia di Noi credevamo di Mario Martone e dell’European Film Award per la miglior scenografia di La Chimera di Alice Rohrwacher.
Orme è una fiaba che segue le tracce di personaggi misteriosi e paesaggi sconfinati. Si narra infatti che quando sale la nebbia dal mare, gli esseri soprannaturali possano attraversare i confini di questo mondo per accompagnare le anime indecise e senza pace. La storia diventa un viaggio all’interno di noi stessi, per non dimenticare da dove veniamo e proteggere ciò che abbiamo preso in prestito dal futuro.
La residenza è parte di Rizomi 2026, progetto realizzato con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma della Sardegna, con il patrocinio del comune di Carloforte e in collaborazione con l’associazione Botti du Shcoggiu. I lavori proseguono con il ritorno a Carloforte di Lupa Maimone e Vinka Delgado, autrici di Monster Porcelain, progetto, avviato a gennaio 2026.

Oltre mille libri di narrativa, di generi diversi, a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie. È la Biblio-Dialisi, il nuovo progetto che sarà inaugurato mercoledì 23 settembre presso l’Unità Operativa di Dialisi del Presidio Ospedaliero Sirai di Carbonia.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire ai pazienti un’occasione di lettura, svago e condivisione durante il percorso di cura. I libri saranno a disposizione dei pazienti nefropatici ambulatoriali, dializzati e trapiantati, ma anche di familiari e accompagnatori, che potranno consultarli e leggerli negli spazi della struttura.
Il progetto guarda già al futuro: l’intenzione è infatti di estendere progressivamente l’iniziativa anche ai reparti di degenza, così da rendere la biblioteca una risorsa accessibile a un numero sempre maggiore di persone.
Ma la Biblio-Dialisi non sarà soltanto uno spazio dedicato alla lettura.
Tra le prossime iniziative c’è anche l’idea di ospitare nella sala dialisi autori locali, creando occasioni di incontro e conversazione intorno ai libri e alla lettura.
La nuova biblioteca rappresenta così un ulteriore passo verso un’idea di assistenza che, accanto alle cure, dedica attenzione anche alla qualità del tempo trascorso in ospedale, alla socialità e al benessere delle persone.

Amaro esordio casalingo per l’Atletico Masainas nella seconda giornata del girone A del campionato di Promozione regionale. Presentatasi al difficile confronto con il Selargius (vittorioso all’esordio sul Sant’Elena Quartu) con grande fiducia, davanti ad una grande cornice di pubblico (250 spettatori), la squadra di Fabio Tinti per quasi l’intero primo tempo ha giocato alla pari con l’avversario, pur senza costruire grandi occasioni per sbloccare il risultato, come ha fatto anche la squadra di Antonio Prastaro.

Al 44′, l’episodio che ha spezzato l’equilibrio. Andrea Iesu è entrato in contrasto con un avversario sulla zona centrale del campo, davanti alla panchina del Selargius, e dopo un prolungato corpo a corpo il difensore è crollato a terra. Vibranti le proteste della panchina selargina, la direttrice di gara Camilla Galitzia di Cagliari è intervenuta e ha estratto il cartellino giallo per espellere Andrea Iesu, per un fallo di reazione.

Il gioco è rimasto fermo per alcuni minuti per le proteste del calciatore espulso e della panchina dell’Atletico Masainas che lamentava il fatto che la decisione fosse stata assunta a seguito delle proteste della panchina ospite, ma la direttrice di gara non ha cambiato la sua decisione. Le squadre sono andate al riposo con il risultato ancora fermo sullo 0 a 0.

Alla ripresa del gioco, nel secondo tempo, inevitabilmente, la fisionomia della partita è cambiata. Il Selargius ha fatto pesare la superiorità numerica, assumendo le redini del gioco eha iniziato a insidiare la difesa dell’Atletico Masainas che ha ceduto dopo sei minuti. Autore del goal Alessio Saba.

L’Atletico Masainas ha cercato di reagire e si è esposta ai contropiede del Selargius che ha più volte sfiorato la seconda marcatura. La reazione della squadra di Fabio Tinti ha frutta il goal del pareggio, realizzato da Lorenzo Basciu, ma lo sbandieramento dell’assistente di destra per un fuorigioco, quanto meno dubbio, ha portato la direttrice di gara ad annullare il goal (il portiere del Selargius Enrico Galasso, ex Carbonia, peraltro s’era fermato senza opporsi alla conclusione dell’attaccante Lorenzo Basciu, altro ex Carbonia, quando ha isto l’assistente sollevare la bandieina).

Nel finale, con la difesa dell’Atletico Masainas scoperta, al 90′, il Selargius ha chiuso la partita con il secondo goal, realizzato ancora da Alessio Saba.

Con i tre punti il Selargius si conferma in testa alla classifica a punteggio pieno, in compagnia della Ferrini, dell’Arborea e del Castiadas 1973. L’Atletico Masainas resta fermo a quota tre punti, raggiunta dall’altra squadra sulcitana, l’Antiochense, impostasi per 4 a 2 sul Cus Cagliari, al sesto posto, a pari punti anche con Vecchio Borgo Sant’Elia (prossimo avversario a Cagliari sabato 26 settembre), Sant’Elena Quartu, Samugheo e Atletico Cagliari.

Giampaolo Cirronis

Pronto riscatto dell’Antiochense, nella seconda giornata del girone A del campionato di Promozione regionale, dopo la sconfitta per 2 a 0 subita all’esordio sul campo del Vecchio Borgo Sant’Elia. Ieri pomeriggio la squadra di Fabio Piras s’è imposta con autorità sul CUS Cagliari (battuto in casa otto giorni fa per 2 a 0 dall’Atletico Masainas), con il punteggio di 4 a 2. Di Giacomo Caddeo, autore di una doppietta, Giorgio Madeddu e Alessio Armeni i quattro goal dell’Antiochense, di Murtas e Manuel Porcedda quelli del CUS Cagliari. Il divario fra le due squadre sarebbe stato ancora più marcato se Gabriele Sabiu, nel primo tempo, non avesse sciupato un calcio di rigore sul punteggio di 1 a 0.

L’Antiochense ha mostrato chiari segnali di crescita, già emersi prima nel ritorno dei sedicesimi di finale della Coppa Italia sul campo dell’Atletico Masainas, che l’ha vista ribaltare la sconfitta di misura subita in casa per 3 a 2, con un 3 a 1 che l’ha portata agli ottavi di finale; poi anche nella trasferta di Sant’Elia, che pure non ha fruttato punti. Un’altra conferma è attesa sabato prossimo sul campo dell’Accademia Sulcitana, a Villa San Pietro, dove cercherà i primi punti esterni stagionali.

La Continuità assistenziale (ex Guardia medica) e il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) sono i due servizi che entrano a far parte della Casa di Comunità HUB Carbonia, in Piazza Matteotti 1 (ex INAM).

Dal 28 settembre 2026 la Continuità assistenziale, attualmente ubicata in Piazza Marinai d’Italia, sarà trasferita definitivamente nella nuova sede. Il CDCD è stato invece trasferito dal Presidio Ospedaliero Sirai. Entrambi i servizi sono situati al piano terra e sono facilmente raggiungibili seguendo le indicazioni presenti nella struttura.

L’inserimento dei due servizi rappresenta un ulteriore passo nel percorso di costruzione della Casa di Comunità di Carbonia, attraverso la progressiva presenza e integrazione di servizi sanitari territoriali in un’unica struttura, secondo il modello previsto dal DM 77/2022.

Per la Continuità Assistenziale rimangono invariati gli orari di servizio e i recapiti telefonici mentre per il CDCD le modalità di contatto sono il numero 3450741398 e la mail cdcd.prenot6azione@aslsulcis.it .

Mi pare doveroso prima di tutto ringraziare Tore Cherchi per avere promosso una discussione sul ritorno della democrazia a Carbonia dopo gli anni bui del fascismo, tema che coincide soprattutto con il ritorno della democrazia nel nostro Paese e l’avvio di una nuova fase di rinascita con il referendum tra Repubblica e Monarchia, l’elezione dell’Assemblea Costituente del 1946 e l’approvazione della Carta Costituzionale nel 1948. Sono trascorsi 80 anni dall’elezione dell’Assemblea Costituente e quindi credo sia importante celebrare in modo solenne anche questa ricorrenza.
Pur essendo questi temi di un grande respiro, vorrei concentrare un parte importante del mio intervento ai primi dieci anni di vita della Città, con uno sguardo rivolto prevalentemente alla sua vicenda politica e sociale, alle condizioni di vita e di lavoro dei minatori e delle loro famiglie e per un altro verso alla faticosa costruzione della struttura amministrativa del Comune, avvenuta in condizioni di grande difficoltà e in un contesto pensato esclusivamente al sostegno delle attività dell’Azienda Carboni Italiani, per la quale l’Istituzione comunale era stata concepita come una sola, semplice, appendice.
Sinora i principali contributi di ricostruzione storica delle nostre vicende cittadine, si sono concentrati (con dei contributi pregevoli s’intende) su aspetti relativi alle questioni minerarie sia sul versante tecnico/tecnologico, che produttivo, sulle materie di natura urbanistica e architettonica, della disciplina socio antropologica, e invece in una misura minore sulle tematiche squisitamente sociali.
Ciò non significa che queste ultime siano state sinora ignorate, basti pensare per fare un esempio, a ciò che ha scritto autorevolmente Carlo Levi in Tutto il miele è finito, oppure alla cruda realtà ritratta nei reportage fotografici di Federico Patellani negli stessi anni, ciò che segnalo riguarda il fatto che l’argomento non sia stato sinora, oggetto di un’attività di studio e ricerca più approfondito e strutturato.
Lo scorso anno, proprio nel mese di settembre, abbiamo avuto modo di accennare a questa necessità, proprio in occasione della presentazione del libro di Alberto Vacca sui misfatti del Commissario Antonio Pirrone a Carbonia, e in quella circostanza abbiamo concordato su questa esigenza e, devo dire che Alberto Vacca non si è fermato alla mera enunciazione di questi temi, poiché di recente ha pubblicato un suo nuovo libro: Lettere dei Cittadini di Carbonia al Duce, con sottotitolo voci di migranti, miniere e miserie, nel quale affronta i primi anni di vita della nostra città da questa prospettiva, con risultati sorprendenti e inediti.
Credo avremo occasione di entrare con maggiore dettaglio nel merito, magari in occasione della prevista presentazione del suo libro, ma credo che la ricerca di Alberto Vacca, indichi una strada sulla quale riflettere e lavorare per ricostruire una memoria autentica su quanto siano stati travagliati i primi passi di vita di Carbonia e della sua comunità cittadina. In particolare, nel suo libro, si sofferma sugli aspetti relativi alle condizioni di lavoro in miniera, durissime e pericolose, sui momenti di vita quotidiana dei suoi abitanti, sulle condizioni condizioni degli alloggi, della situazione delle mense operaie, etc; sono queste informazioni che ci vengono restituite dalle relazioni riservate della Prefettura di Cagliari al Ministero degli Interni, in particolare nei rapporti del Prefetto Tito Canovai e del Commissario prefettizio Ovidio Pitzurra, per citare quelle più significative.
Mi capita spesso di avvertire nel dibattito cittadino, e lo dico con una certa preoccupazione, l’avanzare di un sentimento dal sapore nostalgico e romantico, in una comprensibile buona fede, che però rimuove aspetti dolorosi e tragici della storia reale vissuta e documentata, sento perciò il bisogno irrefrenabile, di riproporla a momenti di riflessione più attenti e meno superficiali da parte di tutti, me compreso.
E’ anche per questo che mi viene in mente un’immagine, la scritta a firma di Benito Mussolini che campeggiava all’ingresso della Miniera di Serbariu, ancora leggibile oggi: «Coloro che io preferisco sono quelli che lavorano duro, secco, sodo, in obbedienza e possibilmente in silenzio».

Una dichiarazione programmatica verrebbe da dire con una punta di ironia, un ammonimento, che non maschera, ma sottintende l’abitudine in uso all’epoca, di ricorrere agli strumenti coercitivi e di repressione usuali, per citarne alcuni del repertorio molto praticati : l’olio di ricino, il manganello, il confino, la prigione, o peggio ancora come ci è tristemente noto.
Lo sciagurato ingresso in guerra nel 1940 accentua ulteriormente queste condizioni e la decisione di classificare con R.D.L. (Regio Decreto Legge) la Miniera Stabilimento Ausiliario di Guerra ridurrà ulteriormente gli spazi di libertà, già ristretti precedentemente dall’azione incessante del federale di turno, da quella occhiuta dell’Ovra (la polizia segreta fascista) operante in modo significativo nel bacino minerario. E’ qui devo citare ancora un altro libro di Alberto Vacca: “La tela del ragno -L’Ovra in Sardegna”, nel quale molte pagine sono dedicate a Carbonia e al bacino minerario con le relative vittime e colpevoli, delatori ed oppressori.
L’enfatico racconto della nascita della città quindi e del successo realizzativo del regime (da non disconoscere in assoluto si intende), contrasta in maniera stridente con uno scenario disperato di sfruttamento e di miseria, che nel tempo soprattutto a seguito proprio dell’ingresso in guerra, verrà accentuato da una crisi alimentare gravissima, con il paradosso e la contraddizione lessicale di una città definita autarchica, che però non dispone di alcun mezzo per autosostenersi con produzioni proprie, essendo il carbone, questo sì autarchico, l’unica produzione esistente.
La nascita delle nuove città è stata accompagnata durante il Ventennio da parole d’ordine molto forti e da una retorica celebrativa del regime che ne esaltava le gesta gloriose; è stato così inevitabilmente, anche per la nascita di Carbonia, ecco in questa occasione vorrei fare un parallelo tra i principali contributi letterari del tempo per mettere in evidenza lo scarto considerevole che esiste tra il racconto di Stanis Ruinas “Viaggio per le città di Benito Mussolini” (nel 1939 vinse il Premio Sabaudia), il libro di Vitale Piga su Carbonia del 1938 (nel quale si omette colpevolmente il più grave incidente minerario, quello di Schisorgiu avvenuto nel 1937) ed il romanzo di Valerio Tonini “Terra del Carbone”. Nei primi due, fatta doverosamente salva la differenza stilistica tra Ruinas e Piga, prevale l’intento celebrativo e propagandistico, in Valerio Tonini invece emerge una testimonianza di verità sulle condizioni di vita di quei primi pionieri impegnati nella costruzione della città. Ignazio Delogu uno degli autori più importanti sulla storia di Carbonia, a proposito del libro dell’ingegner Valerio Tonini ha usato questa espressione […] si tratta di un’opera da suggerire all’attenzione di critici e studiosi della letteratura realista e neorealista, della quale il romanzo di Valerio Tonini è una vera e propria anticipazione”, a conferma del valore letterario che attribuiva a quest’opera.
Nel tempo, oltre alle testimonianze orali, molto preziose, sono emersi da diverse fonti di archivio una mole importante di documenti che in qualche misura ci consentono di leggere, di ricostruire diversi momenti e diverse fasi cruciali della vita cittadina, in maniera più autentica. Mi limiterò ad enunciare per titoli, quelle più significative a mio parere.
Fonti importanti, per la fase che precede il 25 luglio e l’8 settembre del 1943, sono le relazioni di qualche Prefetto e Podestà, dalle quali nonostante l’esercizio di prudenza nello scrivere, emerge uno spaccato drammatico e di verità sulle condizioni di vita dei minatori di Carbonia e dei suoi abitanti, che lo scellerato ingresso in guerra del 1940 aveva aggravato in maniera esponenziale, favorendo l’emergere di segnali di malcontento e di protesta, la più nota è quella che fa riferimento a Tito Morosini rappresentante dei sindacati fascisti che precede di pochi giorni nel maggio del 1942 la seconda visita di Benito Mussolini a Carbonia, avvenuta in tono minore e per nulla rassicurante riguardo ai rimedi necessari per migliorare la situazione di crisi.
Dopo i fatti del 25 luglio del 1943 con l’approvazione dell’ordine del giorno Grandi che determinò la caduta del fascismo e quelli successivi dell’8 settembre, seguì l’insediamento a gennaio del 1944, da parte degli alleati dell’Alto Commissariato per la Sardegna alla cui guida venne insediato il Generale Pietro Pinna Parpaglia. Anche l’Archivio dell’Alto Commissariato, rappresenta uno strumento utile per osservare le dinamiche politiche e sociali sino al 1949.
Mi soffermo con il mio ragionamento, limitatamente alle questioni che hanno riguardato Carbonia. Come è noto alle cronache nonostante la caduta del regime il 25 luglio alcuni fascisti rimasero in posti di comando, come nel caso di Vitale Piga rimasto a dirigere la Miniera di Carbone e un fatto analogo avvenne nei primissimi mesi del 1944, la nomina di commissario prefettizio della città nella persona di Francesco Piga Onnis, fatti questi tra i diversi che generarono un diffuso malcontento tra i partiti democratici (il CLN locale) in via di costituzione nella città. Per inciso anche il Piga Onnis, come Vitale Piga aveva ricoperto durante il regime l’incarico di Commissario prefettizio nel comune di Serbariu di cui era segretario della sezione locale del P.N.F. Non dobbiamo evidentemente stupirci dell’azione degli alleati, se pensiamo che in Sicilia molte di queste funzioni furono ricoperte da referenti della Mafia.
A proposito dei rapporti politici con l’Alto Commisssario, vorrei citare una testimonianza scritta di Antonio Puggioni; nella circostanza che portò alla nomina di Francesco Piga Onnis, Renato Mistroni futuro sindaco della città, aveva avanzato a nome dei partiti democratici agli alleati la candidatura di Gigi Piga per ricoprire l’incarico di commissario, che, però non fu accolta. Un breve inciso per ricordare Gigi Piga, originario di Guspini, una figura ormai dimenticata a Carbonia; proveniva da un’esperienza di dirigente del movimento operaio, nel 1920 a Torino (da operaio metallurgico diviene Presidente del Consiglio di fabbrica della Michelin), dove aveva conosciuto Antonio Gramsci e il gruppo dell’Ordine Nuovo, la sua vita durante il ventennio fascista fu costellata da arresti, detenzione, confino.
Il 1944 fu probabilmente l’anno più difficile in assoluto per la nostra città, lo dimostrano i dati sulla produzione del carbone al minimo e una significativa riduzione degli occupati, per il protrarsi della crisi alimentare che segue quella pure drammatica dell’anno precedente: de su fammini de su quarantatresi per intenderci.
In questo contesto è particolarmente toccante la testimonianza di Giuseppe Saragat (futuro Presidente della Repubblica) pubblicata il 16 settembre del 1944 sulla prima pagina de l’Avanti dal titolo Carbonia, dò lettura di un breve stralcio dell’articolo sperando di non venire sopraffatto dall’emozione: «La luce del sole – come dice un poeta tedesco – è una fiammante accusatrice e, in verità, il sole di Carbonia ha illuminato per me uno spettacolo di miseria umana che non dimenticherò mai. Gli uomini che uscivano dai pozzi non avevano più nulla di umano. Dei corpi scheletrici ricoperti da stracci immondi sfilavano senza una parola, senza una protesta. Ma più che dai volti il mio sguardo fu attirato da un particolare veramente tragico: quegli uomini che uscivano dalle miniere dove avevano lavorato in gallerie il cui suolo è tutto una pozzanghera erano scalzi. Da un gruppo di minatori si staccò infine uno di loro che con tono quasi imperioso chiese: – Chi è il Ministro? -. Alla mia risposta il minatore fece un largo gesto con la mano accennando ai suoi piedi nudi, ai suoi stracci immondi e con la voce strozzata dall’emozione e dallo sdegno: – Sono italiano! – mi disse e si allontanò con i compagni. Mille volumi sulle condizioni dei minatori di Carbonia varrebbero meno di quelle due parole pronunziate da un lavoratore offeso dall’inumanità della sua sorte e dall’inumanità di un sistema sociale in cui queste infamie sono possibili».
Nel 1946, finalmente le prime elezioni democratiche con l’elezione di Renato Mistroni a primo sindaco di Carbonia, che come è stato sottolineato contengono la novità del voto alle donne e la elezione di due consigliere comunali. Anni difficili per Carbonia anche quelli del primo dopoguerra, vorrei soffermarmi brevemente su alcuni degli avvenimenti importanti che hanno segnato la storia della città in quelli anni, la vicenda Rostan fine gennaio del 1947 ( cito testualmente dalle memorie di Antonio Puggioni per definire il quadro sociale e politico nel quale matura): «Eravamo alla vigilia di un altro Natale all’insegna della fame. Gli spacci aziendali erano vuoti. Mancavano i generi di prima necessità. Renato Mistroni chiese un incontro con il Prefetto che ebbe luogo subito dopo Natale. Il Prefetto capì che si stava determinando una situazione insostenibile anche sotto il profilo dell’ordine pubblico. Venne convocata un’assemblea in Piazza Roma per comunicare che il Prefetto aveva garantito il suo appoggio alle richieste avanzate da Mistroni e da me».
E’ in questo scenario che l’ingegner Rostan viene prelevato con la forza dalla sua residenza di Villasulcis, da una folla di operaia inferocita (fomentata da due dirigenti anarchici, Pasquale Fancello e Massimiliano Zanetti), trascinato in Comune e alla presenza del sindaco Renato Mistroni, costretto a firmare un accordo contro la sua volontà. Ignazio Delogu nel suo libro su Carbonia definirà questo episodio come un sorta di “Jacquerie mineraria”. Di questi fatto il principale accusato e pur innocente condannato fù Marco Giardina, segretario della Camera del Lavoro. Marco Giardina che era laureato in Giurisprudenza e che in seguito intraprese la professione di avvocato, ebbe un ruolo importante anche nella redazione preliminare dei regolamenti per il funzionamento del Consiglio di gestione e autore con l’ingegner Giuseppe Russo (direttore della Miniera di Bacu Abis) del piano detto appunto Russo-Giardina.
Nel 1948 dopo la sconfitta del Fronte Popolare alle elezioni politiche di aprile, ancora due fatti significativi nel mese di luglio l’attentato a Palmiro Togliatti, lo scoppio di disordini in città, come nel resto d’Italia d’altronde, costituì il pretesto per decapitazione del gruppo dirigente politico, sindacale, amministrativo della città, furono spiccati mandati di cattura contro Renato Mistroni, sindaco, contro Antonio Selliti, segretario della Camera del Lavoro riparati in Cecoslovacchia e Silvio Lecca arrestato; in questa vicenda repressiva ebbe un ruolo infausto il Commissario di Polizia Antonio Pirrone, un ex repubblichino autore di tante malvagità nella sua permanenza a Carbonia. Ad ottobre l’inizio della lotta dei 72 giorni, conclusa il 18 dicembre del 1948 sotto la guida di Velio Spano, in questa circostanza nessuna Jacquerie, ma un movimento combattivo e disciplinato per la sopravvivenza di Carbonia.
Per tanti questa data, il 18 dicembre del 1948 è stata concepita come un nuovo inizio, una sorta di rifondazione della città, è un’espressione che ho avuto modo di ascoltare durante la mia militanza giovanile, da diversi protagonisti di questa lotta, da Pietro Cocco, Antonio Puggioni, Antonio Saba per citare alcuni dei più noti.
Tore Cherchi nel suo libro “Città industriale e postindustriale” riassume efficacemente questo concetto: «Due date, il 18 dicembre del 1938 e il 18 dicembre del 1948, fra loro distanti esattamente 10 anni, segnano il primo periodo di storia della città. La prima è l’inaugurazione della città intesa come spazio costruito, l’urbs appunto. La seconda potrebbe essere considerata come conclusiva del progressivo divenire degli immigrati, infine furono cittadini e cittadine per atto di volonta individuale e collettiva, cives, non solo per condizione giuridica. Il 18 dicembre del 1948 dimostra plasticamente che la civitas è formata».
Legge Speciale per Carbonia
Vorrei dedicare la seconda parte del mio intervento alle enormi difficoltà con le quali si sono dovuti misurare i primi amministratori di Carbonia, quelli eletti per la prima volta nel 1946 e quelli a seguire nel tempo. Per sviluppare questa parte del mio intervento farò ricorso, quasi esclusivamente, ad un documento, ai dati che sono in esso contenuti; si tratta di una proposta “Legge speciale per la città di Carbonia” approvata dal Consiglio comunale su proposta della Giunta Municipale. Siamo nel 1956 e la giunta è guidata da Pietro Cocco alla sua prima esperienza come Sindaco della città. Questo documento è a mio giudizio uno strumento prezioso per ripercorrere e rileggere obiettivamente i primi anni di amministrazione della città, le politiche di bilancio, le condizioni materiali del suo assetto infrastrutturale, inoltre sono convinto che questa proposta di legge abbia rappresentato uno dei momenti più alti di elaborazione politica riferita alle problematiche dell’amministrazione cittadina e del suo vivere civile.
Prima di entrare nel merito di alcune delle considerazioni che sono contenute nella relazione che accompagna la proposta di legge, vorrei richiamare l’attenzione dei presenti sul R.D.L. 2189 del 5 novembre 1937 che istituisce il comune di Carbonia. Se facciamo una comparazione con gli altri decreti relativi alla fondazione delle città durante il ventennio, troviamo un comune denominatore, fatta eccezione per quanto disposto dagli articoli 3 e 4 che assegnano di fatto all’Azienda Carboni Italiani una funzione sostitutiva, surrogatoria a compiti propri del Comune, in particolare l’articolo 4  recita: «Per assicurare, con la trasformazione agraria dei terreni circostanti, il risanamento igienico dell’abitato di Carbonia, l’Azienda Carboni Italiani è autorizzata ad espropriare i terreni che saranno determinati, anche con oiù decreti successivi, dal Ministro per l’Interno, di concerto con il Ministro per l’Agricoltura e le Foreste».
La traduzione in sostanza è la seguente, l’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani) si sostituisce in toto al comune e gli espropria di fatto funzioni che gli sono proprie. D’altronde come si apprende dalla relazione al Piano regolatore del 1937, la costruzione della città ha un assoluto «carattere residenziale al servizio di zona strettamente industriale». Ho trovato molto efficace l’incipit della relazione della proposta di legge, ne sottolineo rapidamente alcuni stralci: «Il centro industriale di Carbonia non sorge come conclusione naturale di un precedente sviluppo economico della zona […] Sorge per un atto di volontà estranea ed esterna all’ambiente che l’accoglie, per un intervento che prescinde da ogni ragione di sviluppo economico e sociale del Sulcis e della Sardegna».
[… ] «Lo stesso decreto costitutivo di Carbonia ha, al riguardo, una lontana è indiretta preoccupazione, la dove assegna all’Azienda Carboni Italiani, oltre al compito di effettuare gli espropri necessari per la realizzazione del Piano regolatore della nuova città, anche quello di assicurare la trasformazione agraria dei terreni circostanti».
Ma l’assenza degli strumenti basilari per consentire ad una amministrazione di autodeterminarsi non si limita a questo. Provo a fare una sintesi delle principali informazioni che possono essere utili a ricostruire un quadro di insieme sulle politiche di Bilancio del comune, a partire dal 1941, dal quale si rileva innanzitutto l’impossibilità di fare ricorso alla leva fiscale per supportare le politiche di bilancio, la difficoltà relativa a supportare la gestione dell’enorme patrimonio abitativo, l’impossibilità ad erogare direttamente servizi primari per i cittadini ed infine la condizione delle infrastrutture civili e della viabilità cittadina nel suo primo decennio di vita.
«Chi scorra ad esempio i prospetti che riportano i bilanci consuntivi e preventivi dal 1941 al 1954, troverà immediatamente che dalla sua origine e fino al 1945, le entrate del comune di Carbonia sono rappresentate in misura a volte superiore dal 50% da contributi statali e che nello stesso periodo le spese, nel loro intero volume, sono destinate quasi esclusivamente ad assicurare i servizi interni dell’amministrazione comunale.»
«Tanto che non solo non vi è traccia di una qualunque attività di rilievo nel settore delle opere pubbliche, dell’assistenza o della pubblica istruzione, ma la esigenza di una tale attività non figura neppure nelle previsioni.»

«Nel 1941, ad esempio, le spese per opere pubbliche raggiungono le 159.064 lire su 3.732,788 e cioè il 4% delle spese complessive.»
«Nel 1942 si spendono per opere pubbliche circa 397mila lire, qualcosa in più dell’anno precedente» […]
«La inadeguatezza assoluta e relativa di tali spese meglio si comprende ove si pensi che Carbonia conta già nel 1942, 36792 residenti fissi e molte altre migliaia di abitanti ai quali non è consentito, per la legge 6 luglio 1939 n. 1092, contenete provvedimenti contro l’Urbanesimo, ottenere la residenza, e vanta già una rete stradale che non ha riscontro per il suo enorme sviluppo (oltre 48 km.) in comuni di eguale popolazione. Negli anni 1943-44-45 la situazione non muta […]». Emerge che dal 1941 al 1945 il contributo dello Stato pari al 50% delle entrate fu inteso per pagare i salari del personale dell’Ente, numericamente inadeguato per una città in costante espansione demografica. Due distinti accordi nel 1940 e nel 1942 promossi per iniziativa del Prefetto di Cagliari portarono ad un accordo con lo Stato per il tramite del Ministero degli Interno che portò il contributo per legge a circa 2 milioni nel 1941 e 1942, ridottosi ad 1.249.850 nel 1943 per risalire a 5.475.000 nel 1944, 4.300,000 nel 1945 e 5.000.000 nel 1946.
Il paradosso con il quale ci si trova ad operare è il seguente, i contributi dello Stato non sono sufficienti neppure a soddisfare i costi interni dell’apparato amministrativo e il comune «non può richiedere alla Società proprietaria, l’Azienda Carboni e cioè lo Stato, il pagamento della sovraimposta sui fabbricati? Tale entrata dava al comune 2.626 lire nel 1938 e 2608 nel 1952. Ma nel 1938 i fabbricati di Carbonia ospitavano 3.131 cittadini, nel 1952 46.000 circa» […]
«Dal 1946 in poi viene a mancare a Carbonia l’intervento dello Stato nei suoi due aspetti, nell’assunzione diretta dei compiti del Comune e nei contributi integrativi del bilancio» […] «La verità che i provvedimenti legislativi del 1940 e del 1942 prevedevano la costruzione di una città e la conseguente organizzazione dei servizi per una popolazione di 20.000 abitanti mentre Carbonia nel conta nel 1946 circa 40.000» […]
Si comprende quindi benissimo la difficoltà a garantire i servizi primari che la pubblica amministrazione dovrebbe assicurare: l’acquedotto, la rete idrica, la rete stradale, etc.
Negli esercizi del 1947 e 1948 i bilanci del comune registrano un contributo di 26 e 22 milioni da parte della S.M.C.S. che sostituiscono per quelli anni il contributo statale, ma a partire dal 1948, con gli arrivi del carbone estero, il carbone Sulcis inizierà ad essere meno prezioso per l’Industria italiana, e gli effetti si manifesteranno con immediatezza, tanto da mettere in discussione la sopravvivenza dell’Azienda e il futuro della stessa città.
Per tornare al tema della impossibilità di far ricorso alla leva fiscale, nella relazione si rileva che: «La S.M.C.S. industria sovvenzionata e quasi totalmente comprensiva di ogni attività cittadina, non denuncia redditi assoggettabili all’imposta di R.M. (Ricchezza Mobile) e quindi in parte trasferibili al comune come I.C.A.P. (l’Imposta sulle industrie, commerci, arti e professioni). La sovraimposta sui fabbricati non è applicabile all’Istituto Autonomo Case Popolari dell’A.Ca.I. unico proprietario di immobili urbani».
Ma questo, a proposito del patrimonio edilizio, non era l’unico problema come si vedrà in seguito. «Con legge 12 dicembre 1954 n. 11-78 contenente i noti provvedimenti per la soppressione dell’Azienda Carboni Italiani (A.Ca.I.) e la riorganizzazione delle imprese controllate, dall’Istituto delle Case Popolari dell’A.Ca.I. alla S.M.C.S., e Io stesso Istituto sarà con decreto dei Lavori pubblici e in deroga al disposto dell’art. 22 ultimo comma del T.U. sull’edilizia popolare ed economica, riconosciuto come una gestione speciale della S.M.C.S. Proprio per il carattere sociale della gestione non sarà consentito alla Società Mineraria se non di provvedere alle abitazioni dei propri dipendenti ed in nessun caso verrà cosi superato la condizione di villaggio minerario e di città originaria e caratteristica di Carbonia.»
Dallo scioglimento dell’A.Ca.I. del 1954, il patrimonio abitativo, sarà gestito all’Istituto autonomo delle Case Popolari con gestione speciale della SMCS sino alla sua soppressione nel 1974, anno del passaggio della proprietà allo IACP della Provincia di Cagliari. Questo provvedimento comporterà la separazione delle proprietà abitative e quelle immobiliari del perimetro urbano allo IACP dalle restanti aree esterne, circa 500 ettari, rimasti in capo alla MCS, poi Sistemi e Spazio e divenuta all’inizio degli anni ’90, Alumix.
Una piccola digressione per ricordare quanto abnorme fosse questa situazione, agli inizi del 1991 Alumix, senza consultare l’amministrazione comunale decide di promuovere un’asta pubblica per la vendita di tutte le aree della città, in pratica era Carbonia che veniva messa all’asta. Con un’ampia solidarietà delle forze politiche e del Consiglio comunale si voto una delibera con la quale si decise di applicare un vincolo di salvaguardia su tutte le aree e l’asta fallì, ma corremmo a mio parere un pericolo serio.
Mi avvio a concludere descrivendo sommariamente per titoli, la situazione delle infrastrutture civili descritta nella relazione:
– Viabilità cittadina, degli attuali 53 km di strade interne soltanto 23 presentano una regolare pavimentazione. Delle strade che formano gli altri 30 km molte sono appena tracciate e lasciate a fondo naturale ed altre lasciate a fondo naturale ed altre ancora in completo disfacimento.
– Nessun marciapiede, ad eccezione di pochi lungo alcune vie principali e fornito di pavimentazione, ma quasi tutti sono rimasti al primitivo stato di terreno naturale.
– Depurazione: attivi 4 dei 16 percolatori.
– Rete di illuminazione: dei 53 km di strada soltanto 17 sono illuminati e 36 lasciati nella completa oscurità o raramente interrotti da mezzi luminosi privati.
– Una Rete idrica inadeguata poiché progettata con un dimensionamento definito per soddisfare, in maniera analoga per la depurazione un numero di abitanti significativamente inferiore. Non dimentichiamo che in meno di dieci anni Carbonia diviene la terza città della Sardegna per numero di abitanti e così sarà sino alla fine degli anni ’60.
Questa per brevi linee è la situazione drammatica con cui si sono dovuti confrontare i primi amministratori di Carbonia e per altri versi quelli a seguire sino ai nostri giorni, basti pensare che le problematiche derivanti dalla gestione immobiliare di proprietà pubblica, dello Stato, sono state risolte attraverso un accordo con Ligestra nel 2016, solo dieci anni fa, con un significativo impegno finanziario.
Una contraddizione quest’ultima, che ha accompagnato chi ha amministrato la città dalla sua nascita ai nostri giorni. Ma questa, come usa dire Carlo Lucarelli, nel condurre i suoi programmi d’inchiesta, è un’altra storia!

Antonangelo Casula