Venerdì 12 giugno il CeDAC ha portato al Teatro Centrale di Carbonia lo spettacolo “Diario di un trapezista” di Sigfrido Ranucci – di Nadia Pische
Venerdì 12 giugno sul palco del Teatro Centrale di Carbonia, per il Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo Sardegna, il CEDAC ha portato lo straordinario “garante di verità” Sigfrido Ranucci.
“Diario di un trapezista”, questo il titolo del suo libro, narra la storia di un uomo che, sin da piccolo, quando indossava il suo costume di Superman e cresceva a fianco di un papà amante della verità e della correttezza, cominciava a nutrire la necessità di osservare e difendere il “giusto”.
Nel suo spettacolo Sigfrido Ranucci è capace di raccontare a braccio, senza mai avere un copione davanti, quelle che sono state le tappe più importanti della sua carriera, che si è sviluppata intrecciandosi in maniera indissolubile con la sua vita privata.
Ha cominciato col trovare delle “tracce” di fatti ed eventi, tracce che qualcuno aveva trascurato, non aveva colto o non aveva voluto “vedere”. Ha scelto di non girarsi dall’altra parte, una scelta dettata dalla voglia di trovare “verità nascoste” legate all’uomo che aveva deciso di essere e non allo scoop, perché esiste una differenza sostanziale tra “avere un prezzo” e “avere un valore”. Racconta di come persone semplici, un tassista, un vagabondo ed un elettricista, abbiano segnato alcuni punti di “fuoco” della sua carriera. Un uomo che ha fatto nel suo percorso giornalistico una vera e propria “caccia” alle tracce, quelle che, se non cogli al volo, scompaiono nel nulla, portandosi appresso verità scomode. Parla di come una producer svizzera salvatrice di rospi nelle notti di pioggia incessante, salvò poi anche lui da “una pioggia di fake” che, se non smontate, avrebbero potuto stroncare la sua carriera.
Questo suo portare alla luce questioni scottanti, legate al mondo della politica e della malavita, ha fatto sì che la sua vita e quella dei suoi cari finisse sotto i riflettori delle minacce, talmente forti da portarlo a «vivere, muoversi e lavorare» sotto scorta. Forse perché non aveva seguito il consiglio della sua mamma, che ogni giorno gli raccomandava di “non fare nomi”, forse perché nel suo cammino di vita ha incontrato chi ha creduto in lui, rendendolo depositario di “parole importanti”, forse perché il piccolo Superman che ancora oggi alberga in lui o forse perché non lo scopriremo mai…. sta di fatto che se ci fossero più Sigfrido Ranucci, a difesa di «sporcizie non da poco…», forse potremmo vivere meglio. Si incontrano tante persone nella vita, ma aver avuto l’onore di conoscere e sentire dal vivo un giornalista difensore della correttezza, ha alimentato nei presenti alla serata, ancora di più la voglia di “leggere ed ascoltare” la voglia di scegliere chi “voler essere”. Immagini, quelle delle sue inchieste, che lasciano un segno profondo nell’animo, fino a farci sentire quell’odore di “carne bruciata”, che guerre incessanti, provocano in virtù del vile danaro che ancora capeggia tra i principali desideri dei “grandi”, che non hanno ancora capito quanto invece “piccoli” siano!
Nadia Pische






NO COMMENTS