Agricoltura, Gianluigi Rubiu (FdI): «Il bando SRE01 esclude i giovani e mette a rischio il ricambio generazionale. Esclusi IAP»
«La Regione Sardegna rischia di trasformare un’opportunità per i giovani agricoltori in un autentico percorso a ostacoli. Il bando SRE01 – Annualità 2026 impone infatti l’esclusività assoluta dell’attività agricola per cinque anni.»
È quanto denuncia il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gianluigi Rubiu, primo firmatario dell’interrogazione sottoscritta anche dai consiglieri regionali del gruppo, rivolta alla presidente della Regione Alessandra Todde e all’assessore dell’Agricoltura Francesco Agus.
«La clausola prevista dalla Regione – sottolinea Gianluigi Rubiu – rischia di colpire anche giovani che, pur dedicando all’agricoltura il proprio impegno prevalente e costruendo concretamente il futuro dell’azienda, mantengano attività complementari e strettamente connesse alla sostenibilità familiare o produttiva. Pensiamo, ad esempio, alla partecipazione come socio in una piccola impresa di famiglia, come un mini caseificio o simili. Una regola eccessivamente rigida che penalizza chi lavora davvero nelle campagne e prova a rendere economicamente sostenibile una nuova impresa. La disciplina nazionale sull’imprenditore agricolo professionale IAP, del resto, prevede già parametri chiari legati al tempo di lavoro e al reddito derivante dall’attività agricola: criteri seri e verificabili, più equilibrati di un divieto assoluto.»
Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, la Sardegna avrebbe scelto una strada «più restrittiva rispetto ad altre Regioni, come Toscana, Puglia e Sicilia, dove vengono richiesti requisiti di professionalità, prevalenza dell’attività agricola o il conseguimento dello status di agricoltore in attività entro un determinato termine, senza imporre un divieto assoluto per l’intero quinquennio».
«La Regione deve spiegare con chiarezza – prosegue Gianluigi Rubiu – quali siano le ragioni giuridiche, tecniche ed economiche alla base di questa scelta. Se l’esclusività assoluta non è imposta dalla normativa europea, dal Piano strategico nazionale della PAC o dalla legislazione statale, perché la Sardegna ha deciso di introdurre il vincolo più severo? E quanti giovani rischiano concretamente di essere esclusi o di perdere il beneficio per una semplice attività integrativa?».
«Sostenere chi investe e non scoraggiare i giovani. L’agricoltura sarda ha bisogno di nuovi imprenditori, di energie giovani e di strumenti capaci di accompagnare concretamente chi decide di investire nelle campagne e nelle aree rurali. Non possiamo chiedere ai giovani di subentrare nelle aziende familiari, recuperare terreni abbandonati e affrontare i costi dell’avvio d’impresa, per poi imporre condizioni irragionevoli che rischiano di comprometterne la sostenibilità economica.»
Per Gianluigi Rubiu, l’obiettivo della Regione deve essere quello di garantire che l’attività agricola sia effettiva, qualificata e prevalente, non quello di «punire automaticamente chi, soprattutto nei primi anni, è costretto a mantenere un’attività integrativa per sostenere sé stesso e la propria famiglia».
«Servono regole chiare, proporzionate e uguali per tutti. La Regione deve rivedere il requisito dell’esclusività assoluta e sostituirlo con parametri oggettivi legati alla prevalenza dell’attività agricola, al reddito, al tempo di lavoro e al raggiungimento degli obiettivi del Piano di sviluppo aziendale. In caso contrario, il rischio è quello di restringere la platea dei beneficiari, rallentare il ricambio generazionale e favorire l’abbandono dei terreni».
«La Sardegna – conclude Gianluigi Rubiu – deve fare di tutto per sostenere la nascita di nuove imprese agricole e rafforzare quelle già esistenti. Ogni scelta amministrativa dovrebbe andare nella direzione di semplificare, accompagnare e incentivare chi produce, non di creare ostacoli burocratici e condizioni più penalizzanti rispetto al resto d’Italia.»
È quanto denuncia il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gianluigi Rubiu, primo firmatario dell’interrogazione sottoscritta anche dai consiglieri regionali del gruppo, rivolta alla presidente della Regione Alessandra Todde e all’assessore dell’Agricoltura Francesco Agus.
«La clausola prevista dalla Regione – sottolinea Gianluigi Rubiu – rischia di colpire anche giovani che, pur dedicando all’agricoltura il proprio impegno prevalente e costruendo concretamente il futuro dell’azienda, mantengano attività complementari e strettamente connesse alla sostenibilità familiare o produttiva. Pensiamo, ad esempio, alla partecipazione come socio in una piccola impresa di famiglia, come un mini caseificio o simili. Una regola eccessivamente rigida che penalizza chi lavora davvero nelle campagne e prova a rendere economicamente sostenibile una nuova impresa. La disciplina nazionale sull’imprenditore agricolo professionale IAP, del resto, prevede già parametri chiari legati al tempo di lavoro e al reddito derivante dall’attività agricola: criteri seri e verificabili, più equilibrati di un divieto assoluto.»
Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, la Sardegna avrebbe scelto una strada «più restrittiva rispetto ad altre Regioni, come Toscana, Puglia e Sicilia, dove vengono richiesti requisiti di professionalità, prevalenza dell’attività agricola o il conseguimento dello status di agricoltore in attività entro un determinato termine, senza imporre un divieto assoluto per l’intero quinquennio».
«La Regione deve spiegare con chiarezza – prosegue Gianluigi Rubiu – quali siano le ragioni giuridiche, tecniche ed economiche alla base di questa scelta. Se l’esclusività assoluta non è imposta dalla normativa europea, dal Piano strategico nazionale della PAC o dalla legislazione statale, perché la Sardegna ha deciso di introdurre il vincolo più severo? E quanti giovani rischiano concretamente di essere esclusi o di perdere il beneficio per una semplice attività integrativa?».
«Sostenere chi investe e non scoraggiare i giovani. L’agricoltura sarda ha bisogno di nuovi imprenditori, di energie giovani e di strumenti capaci di accompagnare concretamente chi decide di investire nelle campagne e nelle aree rurali. Non possiamo chiedere ai giovani di subentrare nelle aziende familiari, recuperare terreni abbandonati e affrontare i costi dell’avvio d’impresa, per poi imporre condizioni irragionevoli che rischiano di comprometterne la sostenibilità economica.»
Per Gianluigi Rubiu, l’obiettivo della Regione deve essere quello di garantire che l’attività agricola sia effettiva, qualificata e prevalente, non quello di «punire automaticamente chi, soprattutto nei primi anni, è costretto a mantenere un’attività integrativa per sostenere sé stesso e la propria famiglia».
«Servono regole chiare, proporzionate e uguali per tutti. La Regione deve rivedere il requisito dell’esclusività assoluta e sostituirlo con parametri oggettivi legati alla prevalenza dell’attività agricola, al reddito, al tempo di lavoro e al raggiungimento degli obiettivi del Piano di sviluppo aziendale. In caso contrario, il rischio è quello di restringere la platea dei beneficiari, rallentare il ricambio generazionale e favorire l’abbandono dei terreni».
«La Sardegna – conclude Gianluigi Rubiu – deve fare di tutto per sostenere la nascita di nuove imprese agricole e rafforzare quelle già esistenti. Ogni scelta amministrativa dovrebbe andare nella direzione di semplificare, accompagnare e incentivare chi produce, non di creare ostacoli burocratici e condizioni più penalizzanti rispetto al resto d’Italia.»
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