4 November, 2026
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Viaggio tra le umane passioni, fino ai confini della follia, tra riletture di classici e pièces di autori contemporanei accanto a intriganti coreografie d’autore, con un’incursione nel nouveau cirque, per la Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Carbonia e con il contributo della Fondazione di Sardegna. Tredici titoli in cartellone da ottobre a maggio, tra un originale melologo “manzoniano” e un divertente “Sconcerto d’Amore” all’insegna del nouveau cirque, graffianti commedie e una “operaccia satirica” firmata da Paolo Rossi, un’inedita versione di una tragedia shakespeariana e moderni drammi, oltre a una creazione coreutica ispirata al Carnevale e a una reinvenzione della figura di Pinocchio.

«Si apre il sipario sulla Stagione del CeDAC a Carbonia, con una programmazione sempre ricca e interessante, capace di attrarre differenti fasce di pubblico, per affrontare attraverso il linguaggio simbolico dell’arte argomenti di forte attualità con protagonisti come Paolo Rossi, con la sua pungente vena satirica e Ettore Bassi che porta in scena “I Promessi Sposi”, Antonio Cornacchione insieme con Pino Quartullo e Alessandra Faiella per una riflessione su società e politica, Antonella Attili in una “favola” fantascientifica, Massimo Dapporto e Fabio Troiano alle prese con un sorprendente “Pirandello Pulp” – sottolinea il sindaco Pietro Morittu -. Un teatro delle emozioni tra prosa, musica, danza e circo contemporaneo: in scena opere di William Shakespeare, Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Yasmina Reza e Edoardo Erba, lo humour britannico di Alistair Foot e Anthony Marriott e la cifra surreale di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave), la comicità dei Sacchi di Sabbia e il fascino di un melologo manzoniano, oltre all’acrobatico “Sconcerto d’Amore” della Compagnia Nando e Maila, e alle coreografie di Fredy Franzutti e di Sofia Nappi. Carbonia punta sulla cultura e sull’eccellenza e il Teatro Centrale si conferma punto di riferimento per il Sulcis Iglesiente.»

«Si rinnova l’appuntamento con la Stagione organizzata dal CeDAC, che da 38 anni porta in città i grandi nomi della scena nazionale e le produzioni più significative e originali, con una particolare attenzione per la drammaturgia contemporanea, accanto ai grandi classici – ricorda l’assessora della Cultura e Spettacolo Giorgia Meli –. Un cartellone sempre stimolante con proposte che spaziano da un melologo manzoniano a una “operaccia satirica”, da una commedia di Yasmina Reza sulle relazioni umane a una indagine sul tema della follia. Il Teatro Centrale di Carbonia ridiventa il fulcro della vita culturale, con proposte di altissimo livello che toccano questioni fondamentali – l’amore e l’amicizia, la pace e la guerra, la giustizia e la ricerca della verità».

Sotto i riflettori artisti del calibro di Paolo Rossi con Caterina Gabanella e i due “musicanti” Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari in “Onora i padri e paga la psicologa” e Massimo Dapporto e Fabio Troiano in “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, con regia di Gioele Dix; Antonio Cornacchione, autore e interprete, con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, di “Basta Poco”; Ugo Dighero e Mariangeles Torres con Alberto Giusta e Laura Mazzi in “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza e Antonella Attili con Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan in “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave). Tra i protagonisti, Ettore Bassi, che apre la stagione con “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, straordinari acrobati, clowns e musicisti, con il loro “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo”; il coreografo di fama internazionale Fredy Franzutti ne “Le Maschere” esplora un repertorio ispirato alla tradizione delle maschere italiane e alle Feste di Carnevale, con omaggi a maestri come come Marius Petipa e Michel Fokine accanto a creazioni originali mentre Sofia Nappi firma “Pupo” (produzione Komoco e Sosta Palmizi), una coreografia ispirata al Pinocchio di Carlo Collodi, per una riflessione sull’infanzia e sulla crescita, e su «l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

I Sacchi di Sabbia, tra le compagnie più interessanti della nuova scena italiana, portano in scena la loro versione della tragedia di “Troilo e Cressida” di William Shakespeare, in cui si mescolano gli antichi miti narrati nell’Iliade e le metafore calcistiche; in cartellone anche due classici del Novecento come “Ditegli sempre di sì”, una divertentissima commedia di Eduardo De Filippo, con Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli e un nutrito cast per la regia di Domenico Pinelli, che indaga il tema della follia e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella e Ivano Falco e con Gino Auriuso (sua la regia), Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, una storia di passione, tradimento e gelosia, dove la pazzia diventa l’unica via di fuga per scongiurare un delitto d’onore. Infine “Niente sesso, siamo inglesi”, una esilarante commedia degli equivoci scritta da Anthony Marriott e Alistair Foot, nella mise en scène de La Clessidra Teatro con la regia di Anna Pina Buttiglieri: una giovane coppia coinvolta per errore in un traffico di materiale “scottante” cerca in tutti i modi di salvaguardare la propria reputazione e evitare uno scandalo.

Una ricca programmazione in cui s’intrecciano letteratura e teatro, musica e danza, oltre alle acrobazie circensi, con un duplice omaggio a uno dei “padri” della lingua italiana, lo scrittore Alessandro Manzoni e al grande commediografo partenopeo Eduardo De Filippo – senza dimenticare il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, l’inventore di Pinocchio –, e con una particolare attenzione alla nuova drammaturgia, per affrontare temi universali e questioni d’attualità. La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 al Teatro Centrale di Carbonia spazia tra i capolavori di William Shakespeare, Luigi Pirandello e Eduardo De Filippo, ai testi contemporanei; da una trasposizione de “I Promessi Sposi” in forma di melologo alla nuova “operaccia satirica” di Paolo Rossi, intitolata “Onora i padri e paga la psicologa”, fino a “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, passando per “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, “Basta Poco” di e con Antonio Cornacchione e “Bandiera” di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave).

Tra la storia di un amore contrastato in “Questo matrimonio non s’ha da fare” e le intermittenze del cuore di uno “Sconcerto d’Amore”, spazio a una moderna farsa sulla crisi degli alloggi come “Basta Poco” e a un tragicomico sequestro di persona tra fantascienza e politica con “Bandiera”, accanto a un ironico affresco della società e ai racconti surreali di un comico in terapia con “Onora i padri e paga la psicologa” mentre un incontro tra amici degenera (quasi) in litigio, tra recriminazioni e antichi rancori, in “Tre variazioni della vita”. Una riflessione sui paradossi e sulla “libertà” della follia, con “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello mentre tutta l’assurdità e la ferocia della guerra emergono nella rilettura di “Troilo e Cressida”, accanto a un inedito “giuoco delle parti” sul filo della suspense in “Pirandello Pulp” e a un vivido affresco della società, tra perbenismo e ipocrisia, in “Niente sesso, siamo inglesi”.

Il Teatro Centrale di Carbonia ospita inoltre dal 16 al 21 novembre una residenza artistica incentrata su “Pinocchio” a cura del regista Alessandro Serra (già autore del pluripremiato “Macbettu” e di “Tragùdia”), artista dalla cifra immaginifica e evocativa che si confronta con la figura del “burattino” nato dalla penna di Carlo Collodi.

Il sipario si apre – mercoledì 21 ottobre alle 20.30 – su “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo per voce recitante e pianoforte su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, con Ettore Bassi accompagnato dal pianista e compositore Marco Beretta, per la regia di Alberto Oliva (produzione Nel Pozzo Del Giardino Aps – distribuzione Reggio Iniziative Culturali). Un omaggio al celebre scrittore, poeta e drammaturgo milanese, personalità di spicco della letteratura italiana nella ricca temperie culturale dell’Ottocento, tra Neoclassicismo e Romanticismo, spirito innovatore e tra gli artefici del romanzo moderno, con la capacità di attingere alle fonti storiche per disegnare lo sfondo su cui inserire le trame più o meno complicate delle vite di personaggi reali e immaginari, con la trasposizione del suo capolavoro. “Questo matrimonio non s’ha da fare” è una raffinata e coinvolgente versione teatrale del romanzo, dove i passaggi più significativi sono messi in risalto dalle musiche originali di Marco Beretta, che evocano atmosfere e stati d’animo dei protagonisti di una vicenda intricata e ricca di colpi di scena, ambientata in un’epoca travagliata da guerre e ingiustizie. Viaggio nell’universo manzoniano, tra le peripezie di due giovani fidanzati, Renzo e Lucia, che si innestano e si intrecciano al corso della Storia, e in particolare con le cronache della peste di Milano del 1630: nel romanzo, in cui cui l’autore mette in risalto il ruolo della Provvidenza a fronte dell’arbitrio degli uomini, emergono figure emblematiche come Fra Cristoforo e l’Innominato, accanto a Gertrude, la Monaca di Monza e alla saggia Agnese, madre di Lucia; il perfido don Rodrigo con i suoi bravi e il timoroso don Abbondio, con la fida Perpetua; e ancora l’avvocato Azzecca-garbugli, donna Prassede e don Ferrante; l’indimenticabile madre di Cecilia e il cardinale Federigo Borromeo, in un suggestivo affresco di varia umanità.

Il fascino del nouveau cirque – domenica 8 novembre alle 20.30 – con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Marta Dalla Via e Carlo Boso, disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai e messa in scena di Luca Domenicali (produzione Compagnia Nando e Maila ETS). Una pièce originale e divertente sui capricci del cuore e sulle (dis)avventure sentimentali di due personaggi, in bilico tra amore e disamore, tra fughe e inseguimenti, numeri acrobatici, giocoleria e canzoni, nel tentativo di ritrovare la perduta armonia. “Sconcerto d’Amore” mette in scena una “crisi” che rompe l’idillio, nel tentativo di sconfiggere la noia della routine, tra giochi di seduzione, sguardi “assassini”, frecce di Cupido e mele fatali. Una inedita «commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica», e la coppia sembra potersi trasformarsi in un triangolo, con il coinvolgimento di un ignaro spettatore, in un comico crescendo, tra colpi di scena e gags, per arrivare all’atteso lieto fine. La Compagnia Nando e Maila, fondata nel 1997, propone spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età, in cui si fondono teatro e danza, musica e arti circensi: Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani (in coppia nella vita come sul palcoscenico), tra i pionieri del nouveau cirque in Italia, con le loro produzioni come “Kalinka” (2004), “Sconcerto d’Amore” (2010), “Cabaret Circense” (2018) e “Sonata per Tubi” (2019) sono spesso ospiti di rassegne teatrali e festivals nazionali e internazionali. Al Premio Internazionale Città di Gerace 2026, hanno ricevuto il Premio alla Carriera «per l’originalità della ricerca artistica, la qualità delle produzioni e il prezioso contributo offerto, nel corso degli anni, allo sviluppo dello spettacolo di strada e del circo contemporaneo».

Una moderna “farsa” politicamente scorretta sulla crisi degli alloggi – martedì 15 dicembre alle 20.30 – con “Basta Poco” di Antonio Cornacchione, protagonista sulla scena con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, con la partecipazione in video di Pierluigi Bersani e Giovanni Storti, per la regia di Marco Rampoldi (co-produzione CMC/Nidodiragno e Rara produzione). Una pièce di teatro civile, che affronta un tema di scottante attualità come la difficoltà di trovare un’abitazione in città, tra l’alto costo degli affitti e le oscillazioni del mercato immobiliare, a fronte dell’inadeguatezza dell’edilizia pubblica, con la cronica scarsità di case popolari rispetto al numero crescente degli aventi diritto, tra le nuove classi di poor workers e disoccupati, oltre alle famiglie di immigrati. In graduatoria, con il miraggio di un appartamento dignitoso, folle di diseredati, ma anche semplicemente padri e madri separati, accanto ad anziani sfrattati, perché una pensione non basta più per pagare l’affitto o i proprietari preferiscono vendere o magari trasformare la casa in un B&B, seguendo l’onda della “gentrification”. In “Basta Poco”, il protagonista, Palmiro, un tipografo sull’orlo del fallimento, riceve l’ordine di sfratto mentre l’appartamento viene assegnato ad una famiglia di Rom: l’uomo si trova così «al centro di una disputa politica tra centri sociali, che lo vorrebbero cacciare, e neofascisti, che lo difendono strumentalmente in cambio di una adesione ideologica, mettendo a dura prova le sue certezze». In una commedia ironica e spietata, dove si evidenzia la lotta tra poveri, che invece di unirsi per rivendicare i propri diritti, vedono gli altri più sfortunati di loro come un nemici pericolosi, si insinua un elemento surreale: «come mai fra tutte le persone che si contendono la ‘pedina’ c’è una strana somiglianza?».

Un intrigante gioco meteateatrale – martedì 12 gennaio alle 20.30 – con “Onora i padri e paga la psicologa / una nuova operaccia satirica” di e con Paolo Rossi e con Caterina Gabanella e i musicanti Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari (produzione Agidi Srl) in cui, in un intrecciarsi di vita e arte, un comico in terapia rivela frammenti di un vissuto, reale e immaginario, confessa fragilità e debolezze e rende omaggio ai maestri. “Onora i padri e paga la psicologa” è uno spettacolo originale e coinvolgente, “senza rete”, in cui il pubblico diventa testimone e complice di un percorso surreale nei labirinti della mente. «Chi è capace di narrare storie ha il potere di governare il mondo, che sia una nazione, un condominio, una famiglia o una coppia» – afferma Paolo Rossi – che interpreta se stesso, o una proiezione di sé, “improvvisando” o reinventando il passato, per orientarsi nel presente in un mondo dove, perduti i punti di riferimento, tutto sembra governato dal caos. «Le operacce satiriche sono creazioni stravaganti che nascono da diverse ispirazioni» – spiega l’artista friulano, milanese d’adozione – come «la lettura dei grandi classici letterari che vengono trasformati in buffe composizioni, episodi “rubati” dalla vita vissuta e dal mio personale repertorio poi rielaborati e trasformati in poesie comiche che, grazie all’accompagnamento musicale, si tramutano in una canzonaccia popolare». E conclude: «Se si smarrisce la strada, l’unica direzione è perdersi nelle nostre storie… Cantando, ridendo, ballando e ridendo ancora, e sarà proprio così che ci ritroveremo. Ad ogni modo si ride. Tanto».

Una raffinata antologia di celebri balletti e creazioni originali – sabato 30 gennaio alle 20.30 – con “Le Maschere”, una coreografia di Fredy Franzutti ispirata al tema del Carnevale e alla grande tradizione delle maschere italiane, su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Cesare Pugni, Riccardo Drigo, Johannes Brahms e Gioachino Rossini (produzione Compagnia Balletto del Sud). Il fascino e il mistero delle maschere, che hanno origini antiche e ben radicate nella cultura europea (e non solo), e poi si codificano nei personaggi e nei caratteri della Commedia dell’Arte, oltre a nutrire un vasto immaginario e il gusto popolare, come dimostrano le riproduzioni in ceramica e le declinazioni Liberty e Art Déco, si riflettono anche nelle opere coreutiche di artisti come Marius Petipa e Michel Fokine. Ne “Le Maschere”, Fredy Franzutti ripropone alcuni classici, come “Harlequinade” (Les millions d’Arlequin) di Marius Petipa, con musiche dell’italiano Riccardo Drigo, presentato nel 1900 a San Pietroburgo con grande successo, e pure “Il Carnevale di Venezia”, sempre di Petipa, del 1859, un pas de deux su musica di Cesare Pugni creato per la ballerina Amalia Ferraris e successivamente inserito nel balletto “Satanella” (Le diable amoureux). E ancora, “Carnaval” di Michel Fokine, un breve atto unico, creato in Russia nel 1910 sull’omonima Suite per pianoforte Op. 9 di Robert Schumann, già famoso a pochi mesi dal debutto anche grazie alla versione eseguita a Berlino dai Ballets Russes di Diaghilev, con Lydia Lopokova e il “divino” Nijinskij. In programma anche “The Fairy Doll” (Die puppenfee), una coreografia di Nikolaj e Sergej Legat per il Teatro Ermitage di San Pietroburgo datata 1903, su musiche di Josef Bayer, tratta dal racconto di Hoffmann che ha ispirato la “Coppélia” di Saint-Léon–Delibes; e “La morisca”, una Cachucha, creata nel 1836 per Fanny Elssler. Infine una serie di creazioni dello stesso Fredy Franzutti, tutte ispirate al tema della maschera o alle Feste di Carnevale.

Una riflessione sulla complessità delle relazioni umane – domenica 14 febbraio alle 20.30 – con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza (traduzione di Rita Cirio), che sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento (25 anni dopo la prima italiana con Mariangela Melato, regia di Piero Maccarinelli) con Ugo Dighero e Mariangeles Torres e con Alberto Giusta e Laura Mazzi, per la regia di Luigi Saravo (produzione CTB / Centro Teatrale Bresciano e ArtistiAssociati / Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide / Teatro Stabile di Verona). Una tranquilla serata tra amici si trasforma in un amaro e doloroso momento della verità, dove i personaggi si mettono a nudo, rivelando ambizioni e frustrazioni, incomprensioni e antichi rancori: i padroni di casa, l’astrofisico Henri e la moglie Sonia, avvocata, e gli ospiti, il professor Hubert Finidori con la consorte Inès, si ritrovano così a discutere apertamente, in uno scambio di reciproche accuse. L’invito per un aperitivo, durante il quale Henri avrebbe voluto chiedere il sostegno dell’illustre scienziato in merito a un suo articolo sulla materia oscura, per scoprire invece che un altro ricercatore sta per pubblicare un lavoro sull’argomento, perde così ogni parvenza di cortesia mondana, e l’incontro degenera in una lite. Yasmina Reza, una delle più conosciute e apprezzate drammaturghe contemporanee, crea un gioco di rifrazioni per cui la vicenda viene raccontata tre volte, in tre versioni diverse dove la sequenza degli eventi cambia secondo la prospettiva dei vari personaggi, e così le reazioni e i rapporti tra loro, fino a far emergere, oltre la pluralità di voci «il senso drammaticamente comico della nostra solitudine».

Una tragedia elisabettiana, rielaborata in chiave contemporanea – giovedì 25 febbraio alle 20.30 – con “Troilo e Cressida”, uno spettacolo de I Sacchi di Sabbia (da William Shakespeare) con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri e Enzo Illiano (produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con I Sacchi di Sabbia). La storia d’amore fra due due giovani sboccia e sfiorisce, intrecciandosi ai crudi e sanguinosi episodi di una guerra: in un momento di tregua durante l’assedio di Troia, il principe Troilo, figlio del re Priamo s’invaghisce di Cressida, figlia dell’indovino Calcante; i due si scambiano effusioni e tenere promesse ma poi la fanciulla viene consegnata ai Greci. E quando Troilo ritrova l’amata, sorprendendola in atteggiamenti d’intimità con Diomede, sperimenta la delusione e l’amarezza del tradimento, così rinuncia al suo sogno d’amore e si persuade della leggerezza e volubilità di tutte le donne. La vicenda sentimentale s’innesta nella più complessa trama della guerra, che dopo sette anni sembra ormai trascinarsi, senza speranza di una rapida vittoria per l’uno o l’altro schieramento, tanto che Ettore, “annoiato”, lancia una sfida “cavalleresca”, promettendo che «a chiunque tra i Greci avrà il coraggio di affrontarlo in un combattimento “sportivo”, dimostrerà che la sua donna è di gran lunga più fedele di tutte le donne di Grecia». Tra le file dei greci intanto, Ulisse e Nestore si ingegnano di trovare uno stratagemma per indurre l’invincibile Achille a scendere nuovamente in battaglia, per cambiare le sorti del conflitto: qui il dramma shakespeariano, che attinge al medioevale “Roman de Troie”, passando per il “Filostrato” di Giovanni Boccaccio e il poema “Troilus and Criseyde” di Geoffrey Chaucer, riprende il racconto dell’“Iliade”, fino alla morte di Ettore. Nella versione de I Sacchi di Sabbia è centrale l’idea della “tregua” che qui assume i toni di un evento sportivo, in una pièce che sulle tracce di Shakespeare rappresenta più che una cronaca di guerra, «una tragicomica parodia della pace».

Omaggio al grande Eduardo De Filippo – domenica 7 marzo alle 20.30 – con “Ditegli sempre di sì”, una commedia scritta per Eduardo Scarpetta nel 1927, come atto unico in napoletano con il titolo “Chill’è pazzo!” e poi riproposta in una nuova versione, più “italianizzata”, nel 1932, con i tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo e con Tina Pica e Dolores Palumbo, in cui si affronta in chiave tragicomica il tema della follia. Sotto i riflettori Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli, accanto a Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo e Federica Pirone, con scene di Luigi Ferrigno e Sara Palmieri, costumi di Viviana Crosato e Antonietta Rendina e musiche di Mario Autore, per la regia di Domenico Pinelli (produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo). “Ditegli sempre di sì” racconta la vicenda di un commerciante, Michele Murri, finito in manicomio in seguito a una grave crisi di nervi, che dimesso dall’ospedale psichiatrico torna a casa, dalla sorella Teresa, a cui il medico raccomanda di assecondare sempre il paziente, per non turbare il suo fragile equilibrio mentale. Ma la guarigione è solo apparente e il protagonista, i cui recenti trascorsi sono tenuti nascosti dalla sorella, non riesce a riadattarsi al mondo e alle convenzioni della società: nascono così una serie di errori e fraintendimenti, con esiti più o meno imbarazzanti, finché durante una festa la pazzia si manifesta in modo inequivocabile e in uno sdoppiamento di personalità è lo stesso commerciante a sollecitare il proprio ritorno nello spazio protetto e sicuro del manicomio. Intorno al protagonista, ruotano i vari personaggi, a partire dalla sorella, che cerca invano di nascondere la malattia e di porre rimedio ai danni; e poi un attore scapestrato, un padrone di casa troppo intraprendente, un truffatore con la sua fidanzata e due fratelli divisi da un’antica lite, in un colorato affresco di varia umanità.

Un inatteso e surreale “sequestro di persona” dagli esiti imprevedibili – giovedì 25 marzo alle 20.30 – con “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan, con scenografie di Rosita Vallefuoco, costumi di Elena Minesso, sound design di Michele Boreggi e Lorenzo Danesin, disegno luci di Stefan Schweitzer, per la regia di Luca Ricci (produzione CapoTrave – Infinito srl). “Bandiera” parte dall’irruzione in casa di un primo ministro da parte di un giovane armato di motosega, che prende in ostaggio la moglie del politico e la governante con l’obiettivo di comunicare un messaggio da cui potrebbero dipendere le sorti del pianeta: la normale routine della vita domestica viene infranta da un’azione violenta, e si crea una situazione paradossale e gravida di suspense, in cui non mancano «elementi magici e messianici». Una storia tragicomica, ai confini della realtà: «una non meglio identificata civiltà extra-terrestre cerca da tempo di correggere i destini dell’umanità, inviando un proprio emissario che reca un messaggio per due terrestri di diversa collocazione sociale – rivelano gli autori – e se questi riusciranno a stabilire fra loro una concordanza di visioni e speranze, il mondo inizierà una nuova fase edenica». Tra ipotesi fantascientifiche, si affrontano temi importanti e attuali, «si parla di macro-economia, di come il vantaggio dei più ricchi poggi sullo sfruttamento dei poveri, sull’indebitamento di questi ultimi che crea sottomissione, e di come lo Stato sia complice di questa speculazione» e si discute della crisi del capitalismo, con l’inasprirsi delle diseguaglianze e di possibili soluzioni, per esempio «un giubileo che annulli tutti i debiti, come quelli che si facevano migliaia di anni fa, in Mesopotamia e in Egitto, dopo che un nuovo re o faraone era salito al trono», in un’allegoria del presente, che non rinuncia alla speranza di un futuro migliore.

Una riflessione sul tema dell’infanzia e sulla crescita – sabato 3 aprile alle 20.30 – con “Pupo”, una creazione di Sofia Nappi, con i danzatori Evans Berthelot, Bonni Bogya, India Guanzini, Sem Houmes, Paolo Piancastelli, Senne Reus e Alessia Sinato, con musiche di Chopin, Dead Combo, Engler; disegno luci di Alessandro Caso; costumi di Judith Adam; sound design di Ed Mars & Sofia Nappi; direttore prove Luca Tomasoni e assistente alla coreografia Adriano Popolo Rubbio (produzione Komoco / Sosta Palmizi). “Pupo” si ispira alla figura di Pinocchio, protagonista del capolavoro di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, «sulla metamorfosi della marionetta che sogna di diventare bambino». Un personaggio fantastico, un “ragazzo di legno” ribelle e irrequieto, un eterno fanciullo, la cui massima aspirazione, e premio finale per la sua “bontà”, sarebbe trasformarsi in un ragazzo in carne e ossa, un bambino come tutti gli altri. Sulla falsariga dell’opera collodiana, intesa come “romanzo di formazione”, “Pupo” «indaga il tema della crescita e della consapevolezza, di come un bambino innocente e curioso inizia a interagire con il mondo, mettendosi continuamente in gioco nella relazione con gli altri e con i propri limiti». Nel suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, verso l’età adulta, il protagonista si confronta con le proprie inclinazioni e con le prime tentazioni, ma anche con le influenze esterne e le cattive compagnie, «imparando ad accettare e perdonare i propri errori e debolezze attraverso la gentilezza e il potere del perdono». Incentrato su Pinocchio, impegnato in «un perenne tentativo di diventare la versione migliore di sé», “Pupo” di Sofia Nappi è «un invito a non dimenticare il bambino che c’è in noi, la marionetta di legno impulsiva e giocosa che siamo stati un tempo, l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

Un’indagine sul confine tra realtà e follia con un classico del teatro del Novecento – venerdì 9 aprile alle 20.30 – con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, con scene e costumi di Francesca Serpe, per la regia di Gino Auriuso (produzione Artenova ETS). In bilico fra tragedia e farsa, “‘A birritta cu ‘i ciancianeddi” è un moderno “dramma della gelosia” – scritto originariamente in siciliano, poi tradotto in italiano – in cui a reclamare vendetta e una punizione esemplare per gli adulteri è la moglie tradita, l’impulsiva Beatrice Fiorica, decisa a far scoppiare uno scandalo rivelando al mondo la liaison tra il marito, l’illustre Cavalier Fiorica e la procace Nina, moglie dello scrivano Ciampa. Nella sua giusta indignazione, la signora tralascia un dettaglio non di secondaria importanza, come la tradizione del “delitto d’onore” che imporrebbe al Ciampa, marito “cornuto”, di uccidere la moglie e l’amante, una volta che i due fedifraghi, in seguito alla denuncia della signora, siano stati sorpresi in flagranza di reato e dunque arrestati cosicché la colpa dell’adulterio sia ormai evidente agli occhi di tutti. La scelta di Beatrice Fiorica, che ha rifiutato i saggi consigli del fratello Fifì e della vecchia Fana e le proposte di Ciampa, che avrebbe voluto affidarle la consorte, determina una situazione insostenibile con l’obbligo “morale” e sociale, per lo scrivano, di lavare l’onta nel sangue: un’eventualità davanti a cui anche la signora arretra. E’ infine Ciampa a risolvere l’impasse, con una trovata paradossale: la simulata pazzia di Beatrice Fiorica, che avrebbe immaginato ogni cosa, mentre l’adulterio non sarebbe mai avvenuto, e solo nella sua folle gelosia la signora avrebbe scambiato un innocente “incontro” per un tradimento. Una finzione necessaria affinché, senza tragedie o delitti, salvaguardando il gioco delle maschere, dopo un soggiorno della donna in una casa di cura, tutto possa ritornare alla normalità.

Una divertente e maliziosa commedia sul perbenismo della borghesia – giovedì 22 aprile alle 20.30 – con “Niente sesso, siamo inglesi” (No Sex, Please, We are British) di Anthony Marriott e Alistair Foot, nella traduzione di Maria Teresa Petruzzi, con Carla Calabrò, Martina Garau, Davide Maringiò, Mauro Muntoni, Alessandro Piga, Francesca Puddu, Omar Soddu e Ivano Steri, fonico Mauro Concu, disegno luci Music Factory, costumi e scene La Clessidra Teatro, per la regia di Anna Pina Buttiglieri (produzione La Clessidra Teatro). Un successo del West End, in scena dal 1971 al 1987 per 6761 rappresentazioni consecutive, sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento che mette l’accento sulla situazione paradossale, frutto di un errore o di un equivoco, in cui viene a trovarsi un giovane e stimato direttore di banca, destinatario suo malgrado di un pacco pieno di fotografie pornografiche. «Inizia così un’esilarante serie di fraintendimenti ed errori che coinvolge non solo la famiglia del protagonista, ma l’intera piccola comunità urbana – spiega la regista Anna Pina Buttiglieri – e ogni tentativo dei protagonisti di salvare le apparenze e proteggere la propria reputazione non fa che alimentare nuovi e disastrosi equivoci». Il materiale scottante rischia di provocare uno scandalo, così il protagonista e la moglie, insieme a un amico fidato, ingenuo e impacciato, si ingegnano in ogni modo di occultare il “corpo” del reato. “Niente sesso, siamo inglesi” – come sottolinea Anna Pina Buttiglieri – è «un meccanismo a orologeria di straordinaria precisione, alimentato da serrati scambi di battute, campanelli che squillano senza tregua, porte che si aprono e si chiudono, personaggi che entrano, escono, si incontrano e si nascondono», in un crescendo di irresistibile comicità.

Infine, un intrigante gioco metateatrale – lunedì 10 maggio alle 20.30 – con “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, una commedia surreale e ricca di colpi di scena, nell’interpretazione di Massimo Dapporto e Fabio Troiano, con scenografia di Angelo Lodi e disegno luci di Cesare Agoni, per la regia di Gioele Dix (produzione Teatro Franco Parenti). Una pièce originale che trae spunto da un’opera emblematica del grande drammaturgo siciliano, “Il Giuoco delle Parti”, per indagare i meccanismi di una rappresentazione, l’interpretazione registica e il rapporto con il testo, la ricerca di una chiave di lettura originale e il tentativo di contestualizzare una trama, adattandola all’epoca contemporanea. Durante le prove per la messa in scena di uno spettacolo, Maurizio, il regista invece del solito tecnico luci si ritrova davanti tale Carmine, totalmente impreparato e soprattutto impossibilitato a salire sulle scale perché soffre di vertigini. Nel tentativo di risolvere l’impasse, il regista analizza nuovamente il testo e illustra i passaggi significativi, a beneficio del nuovo venuto, ma il (sedicente) tecnico, pur di dilatare i tempi e far slittare ulteriormente il proprio intervento, mette in discussione ogni dettaglio e ogni aspetto delle scelte registiche. Le idee di Carmine derivano da «una sessualità vissuta pericolosamente», ma risultano innovative, rispetto alla tradizione, così Maurizio «passa dall’irritazione all’entusiasmo, concependo infine l’idea di una regia pulp: un “Giuoco delle Parti” ambientato in uno squallido parcheggio di periferia, dove si consumano scambi di coppie». I ruoli si invertono, e ora è Maurizio che «sale e scende dalla scala per puntare le luci», mentre Carmine «è diventato la mente pensante»; ma in questo paradossale ribaltamento, o scambio delle parti, emergono inquietanti verità che mettono in crisi i personaggi e stravolgono i fragili equilibri di un rapporto professionale, facendo precipitare gli eventi fino al sorprendente finale.

La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 è organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC/ Ministero della Cultura, dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, e dell’Assessora alla Cultura, Sport, Spettacolo del Comune di Carbonia, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

I Sacchi di Sabbia/Compagnia Lombardi/Tiezzi, TROILO E CRESSIDA, L’Iliade raccontata da Shakespeare, con Giovanni Guerrieri, Giulia Gallo, Gabriele Carli, Enzo Illiano, teatro, durata 60’, prima nazionale al Festival Inequilibrio 2025 di Fondazione Armunia, Castiglioncello (LI), 4 luglio 2025, Foto Dorin Mihai per Fondazione Armunia

Si sono ritrovati ieri al Ristorante Tanit di Carbonia, 14 ragazzi della classe 1961, a distanza di 55 anni dalla loro 1ª elementare, vissuta nell’anno scolastico 1967/1968, nella Scuola “Grazia Deledda”, in via Roma, a Carbonia. I 6 compagni che non hanno potuto “rispondere all’appello in presenza”, hanno comunque partecipato alla piacevolissima “reunion”, con telefonate e messaggi, auspicando un incontro bis in tempi brevi.
L’occasione è stata anche occasione per ricordare con molto affetto l’insegnante Luciana Ferraresi Maccioni, la cui figlia Cristina, resa partecipe dell’evento, ha donato un bel primo piano della sua mamma, nonché amatissima maestra.

I 20 alunni della 1ª elementare della Scuola Grazia Deledda di via Roma – Carbonia, anno scolastico 1967/1968: Giorgio Pirisi, Andrea Sanna, Walter Cutaia, Pierpaolo Ortu, Sergio Murroni, Fernando Nieddu, Massimo Zara, Sergio Contini, Sergio Corsini, Alessandro Serra, Anna Rosa, Anna Giulia Diana, Patrizia Pintus, Paola Corsini, Valeria Lorusso, Ornella Serra, Enza Sanna, Chiara Maria Portas, Stefania Mureddu, Fabiola Spano.

 

A Gonnesa sarà corsa a tre, tra il sindaco uscente Hansel Cristian Cabiddu, l’ex sindaco Pietro Cocco ed Antonello Casu.

Lista “Per il bene Comune Gonnesa”.

Candidato alla carica di sindaco: Hansel Cristian Cabiddu.

Candidati alla carica di consigliere comunale: Andrea Piccioni, Angelo Filippini, Andrea Boi, Marzia Puddu, Marianna Tiddia, Michela Balloi, Marco Campus, Maura Masala, Oscar Sanna, Fabio Corona, Fabio Marras, Enrico Pistis.

Lista “Uniti per Gonnesa”.

Candidato alla carica di sindaco: Pietro Cocco.

Candidati alla carica di consigliere comunale: Maria Cristina Balloi, Jessica Cara, Sergio Ciccu, Maria Beatrice Collu, Alessandra Fois, Federico Friargiu, Pier Giorgio Lenzu, Antonio Mario Locci, Cristiano Gabriele Meloni, Mirco Scanu, Alessandro Serra, Pier Domenico Usai.

Lista “Per il nostro territorio”.

Candidato alla carica di sindaco: Antonello Casu.

Candidati alla carica di consigliere comunale: Giancarlo Ballisai, Ivano Bolacchi, Fabrizio Caddeo, Andrea Casu, Rebecca Figus, Jonatha Lenzu, Sabrina Lodde, Barbara Marongiu, Anna Masala nota Francesca, Mirko Orrù.

 

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E’ on line il bando dell’ottava edizione del Premio Scenario infanzia, che si svolge dal 2006 con frequenza biennale. La scadenza è fissata per il 31 ottobre 2019. L’ideatore del Premio Scenario è stato Marco Baliani, che lo ha istituito nel 1987 con un piccolo gruppo di compagnie e centri teatrali, nella convinzione «che esiste sempre un fermento giovanile, basta saperlo stanare, che sempre esiste una forza propositiva, diversa di generazione in generazione, capace di esprimere e interpretare la propria contemporaneità». E a ripercorre le diverse edizioni del Premio emergono i nomi dei principali protagonisti della scena contemporanea, che hanno trovato in Scenario il primo trampolino di lancio o la svolta verso la visibilità, come Emma Dante o, proprio per lo Scenario Infanzia, Alessandro Serra, vincitore del Premio Ubu 2018 con il suo fortunato “Macbettu”.

Il Premio Scenario Infanzia si rivolge a giovani di età inferiore ai 35 anni, non appartenenti a strutture socie di Scenario né a formazioni riconosciute e sovvenzionate dal Mibac. Sono esclusi i progetti che siano già stati rappresentati integralmente o in parte davanti al pubblico e che non restino inediti fino all’assegnazione del Premio. Sono anche esclusi i progetti già proposti ad altri premi teatrali. Vengono selezionati progetti originali e inediti destinati alla scena, privilegiando sperimentazione e originalità di temi e linguaggi.

I partecipanti, selezionati dalle Commissioni zonali nella fase istruttoria, espongono frammenti o parti del loro progetto, in un tempo massimo di 20 minuti, nella tappa di selezione unica che si svolgerà in forma pubblica di fronte a una platea formata anche da bambini e ragazzi alla Città del Teatro di Cascina (Pisa) il 27, 28, 29 aprile 2020. Un Osservatorio critico selezionerà i progetti destinati alla finale. I progetti finalisti parteciperanno alla finale del Premio che si svolgerà a Bologna nell’ambito di Scenario Festival 2020 (nel luglio 2020), promosso dall’Associazione Scenario. Il progetto vincitore debutterà in forma compiuta nell’ambito di un’iniziativa promossa e organizzata dall’Associazione Scenario.

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Una giornata in laguna per promuovere la cultura del volontariato, della solidarietà e della condivisione. Appuntamento a domani, alle ore 9.30 presso la pescheria San Giovanni di Tortolì. L’Anteas Ogliastra (associazione nazionale terza età attiva), scende nuovamente in campo per creare un momento di incontro tra persone con l’obiettivo di favorire il rapporto intergenerazionale tra giovani e anziani che vivono nel territorio ogliastrino.

L’evento culturale e gastronomico, organizzato da Anteas Ogliastra in collaborazione con la Cisl, la FNP Ogliastra e la cooperativa pescatori di Tortolì, sarà strutturato in tre momenti: lezione frontale, attività di pesca e preparazione di specialità culinarie a base di pesce. Il cooking show sarà coordinato dalla giornalista Marinella Arcidiacono attraverso interviste ed approfondimenti sulle attività proposte.

«L’obiettivo è quello di promuovere momenti di incontro e di confronto per prevenire la solitudine e facilitare la socializzazione degli anziani nel nostro territorio – afferma Alessandro Serra, presidente Anteas Ogliastra – il canale attraverso il quale vogliamo raggiungere queste finalità, è quello della valorizzazione del territorio e della promozione della cultura della pesca.»

Far conoscere gli espedienti l’antica tradizione pescarese di Tortolì e al contempo la storia che ne segue, è la mission non solo del progetto ma anche della cooperativa pescatori Tortolì. A sottolinearlo è il presidente della stessa, Luca Cacciatori: «Nel corso degli anni il modo di pensare dei pescatori è cambiato. Oggi parliamo di pesca turismo e di ittiturismo, due attività annesse alla pesca con prodotto locale a km zero. Nel corso della giornata insegneremo ai partecipanti, a conoscere i vari mestieri e le qualità dei pesci. E, infine, l’arte culinaria. il pescatore cucinerà il pescato del giorno con ricette semplici e gustose tradizionali».

 

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Cibo e cultura, un divenire storico che viaggia nel senza tempo.  La tradizione del pane in Sardegna è oggi, come ieri un elemento distintivo dal forte senso identitario sia per il suo valore nutritivo sia per quello rituale legato non sono alla quotidianità ma anche alle ricorrenze individuali e della comunità. L’Anteas Ogliastra in collaborazione con il comune di Ilbono, Anteas Sardegna, Alta Formazione e Sviluppo, Associazione Sinergie, Pro Loco, CISL e FNP Ogliastra si fa fautore di una giornata formativa di promozione della cultura locale ogliastrina che verte sulla preparazione di alcune tipologie di pane sardo. Domani dalle ore 10.00, i locali della “Casa Museo” di Ilbono, ospiteranno un gruppo di donne del territorio, le quali, guidate da alcune esperte prepareranno i prelibati pani Su Pistoccu, Su Moddizzosu e la pizza sarda “S’Anguli ‘e Cibudda“. Il Cooking show sarà coordinato dalla giornalista Marinella Arcidiacono attraverso interviste in diretta sul tema.

«Lo scorso anno abbiamo proposto una giornata formativa sulla preparazione dei Culurgionis – afferma Alessandro Serra, presidente Anteas Ogliastra – che ha avuto come obiettivo sia quello di impararne la preparazione e sia quello diffondere la cultura locale. Anche quest’anno ci proponiamo di promuovere il benessere attraverso la socializzazione e la formazione.»

Formare i giovani per tramandare ai posteri è l’appunto che il primo cittadino di Ilbono Andrea Piroddi, lancia alla comunità. «Purtroppo, sempre più spesso, i nostri ragazzi e giovani non conoscono le nostre tradizioni, non conoscono i nostri prodotti – dice il sindaco – in quanto l’industria alimentare ha cancellato (o meglio ci sta provando) la nostra memoria. E’ doveroso ringraziare la Pro Loco di Ilbono per l’incessante opera di tutela e conservazione di questi antichi saperi, affinché non vadano persi.»

Saranno proprio alcune donne, volontarie della Pro Loco, a elargire ai presenti la loro maestria e sapienza come sottolinea la presidentessa Maria Gina Balzano: «L’obiettivo comune è quello di conservare le nostre tradizioni e far conoscere  i nostri prodotti tipici grazie alle mani esperte di chi prepara oggi come ieri, questi  prodotti in casa».

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Un ponte di dialogo intergenerazionale tra persone anziane, ragazzi, associazionismo e istituzioni.  E’ questa la mission dell’evento “Diversamente giovani. Dai bisogni alle nuove opportunità per gli anziani del territorio”, organizzato da Anteas Ogliastra,  in collaborazione con Anteas Sardegna, Fnp, CISL pensionati, CISL Ogliastra, Alta Formazione e Sviluppo, Fondazione “Carlo Felice” e l’associazione “Sinergie”, che accende i riflettori su un tema sociale e di vita che riguarda tutti, indistintamente. L’iniziativa sociale, moderata dalla giornalista Marinella Arcidiacono, si svolgerà venerdì 15 febbraio, presso la sede Anteas di via Grazia Deledda 22 ed avrà inizio alle ore 10.00. L’incontro è aperto a tutti e coinvolgerà oltre i soci Anteas, alcuni studenti e insegnanti dell’Istituto alberghiero di Tortolì, il sindaco e diverse  figure istituzionali e professionali.

«I bisogni e le necessità degli anziani sono sempre stati oggetto di attenzione dell’Anteas Ogliastra – afferma Alessandro Serra, presidente dell’ente promotore – lo dimostrano i numerosi progetti organizzati negli anni, come per esempio, il segretariato sociale, l’assistenza domiciliare leggera, la ginnastica dolce, il punto d’ascolto, l’aiuto alimentare e i numerosi corsi di formazione che hanno coinvolto centinaia di anziani. L’obiettivo dell’Anteas Ogliastra – aggiunge Alessandro Serra – non è solo quello di intervenire quando emerge un problema o un bisogno, ma è anche quello di prevenire il disagio e raccogliere specifiche esigenze che provengono dal nostro territorio.»

Obiettivo dell’incontro è quello di promuovere un confronto tra i presenti e consentire la rilevazione di un’analisi dei bisogni sul tema.

«Questo incontro ha l’obiettivo – osserva Michele Muggianu, segretario generale UST CISL Ogliastra – di offrire delle azioni volte ad aiutare gli anziani a rimanere all’interno delle loro reti sociali senza esserne allontanati e, al contempo, sviluppare nuove reti con gli altri componenti della società, in particolare attivando dei punti di incontro intergenerazionali. L’inclusione è fondamentale per impedire l’isolamento sociale, sia in senso sociale che fisico e culturale. La “memoria” e la storia – conclude Michele Muggianu – rappresentano da sempre il primo legame tra generazioni.»

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Sinistra Sarda, lista formata da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, ha deciso di affrontare la competizione elettorale per le Regionali del 24 febbraio in autonomia, con un proprio candidato alla carica di governatore, il giornalista-scrittore Vindice Lecis, in posizione molto critica nei confronti della coalizione di centrosinistra che ha appena concluso l’esperienza quinquennale al governo dell’Isola. E’ presente in tutte e 8 le circoscrizioni elettorali.

Nella circoscrizione di Carbonia Iglesias, i 4 candidati sono: Barbara Angius, Daniela Fonnesu, Stefano Fonnesu ed Alessandro Serra.

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È, da tempo e piacevolmente chiara ai più, la direzione intrapresa da Sardegna Teatro, stabile di rilevante interesse culturale, non solo sulla carta. Un luogo abitato, di inclusione atto ora a produrre ed ora a veicolare, teatro e non solo. Reduci felici dalla venuta dell’orda diretta da Ricci/Forte (in scena Still life, una riflessione sull’omofobia profonda e ben metabolizzata, visto l’empatia suscitata nel pubblico) ci si avvia verso una serata d’intrecci e legami tra linguaggi e produzioni originali del territorio; il tutto si terrà presso il Teatro Massimo, il 22 marzo, dalle ore 17.00 alle 22.30. Si riporta il programma, come da comunicato stampa.
A Cagliari nasce MGallery, un nuovo spazio espositivo in città dedicato alle arti visive contemporanee e alle performing arts. Il progetto si sviluppa grazie alla sinergia tra Sardegna Teatro e Conzorzio Camu’- Exma e con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission. Lo spazio è situato all’interno del Teatro Massimo con ingresso in via De Magistris 12, Cagliari, ripensato e riadattato per l’occasione. Con la nascita di MGallery Sardegna Teatro ed Exma escono dai loro confini, attraversano e mescolano i linguaggi artistici con una programmazione di mostre temporanee. In questo senso MGallery rappresenta un ampliamento dello spazio teatrale, un luogo di incontro, di socialità e arricchimento per il pubblico. L’intento è fare del Teatro Massimo uno spazio cittadino sempre più accogliente, dove vengono favoriti gli scambi e le connessioni tra pubblico, artisti e territorio. La collaborazione fra Sardegna Teatro ed Exma si inserisce nel programma Ex-Out (già avviato tra aprile e giugno 2016 alla MEM), con il quale l’Exma entra nelle maglie della città e raggiungere nuovi pubblici, attivando nuove connessioni e collaborazioni. Per l’anno 2017 Ex-Out al Teatro Massimo sarà curato da Micaela Deiana: intorno ai temi della performatività nella produzione artistica e della commistione fra linguaggi. Il taglio transdisciplinare è pensato per creare un dialogo fruttuoso fra le due organizzazioni.
L’ingresso di via De Magistris sarà allestito da Insortu, artista cagliaritano che agisce nei centri storici e nelle periferie della città con delle azioni a metà tra la performance ed il giardinaggio, con l’obiettivo di risvegliare la coscienza sul nostro rapporto con la natura. Start alle ore 17.00 nella sala M3 con lo spettacolo “Esodo” tributo a Sergio Atzeni, prodotto da Sardegna teatro – scritto, interpretato e diretto da Valentino Mannias, giovane e talentuoso vincitore del premio Hystrio alla vocazione nel 2015. Esodo è la storia di un uomo che parte dalla Sardegna in cerca di fortuna. Una brillante narrazione di un viaggio attraverso le generazioni. Alle ore 18.00, nel foyer, il pubblico verrà accolto dagli chef di Labocuci Sardegna, (Laboratorio di Cucina Sardegna). Un gruppo di giovani e talentuosi chef che hanno deciso di unirsi per collaborare e operare insieme per diffondere la cultura del buon cibo sardo, lavorando in sintonia con l’ambiente, sfruttando e valorizzando le eccellenze della nostra terra e rispettando stagionalità e sostenibilità. Dalle ore 18.00 alle ore 20.30 il foyer si trasformerà in una grande piazza dove sarà possibile degustare le prelibatezze preparate sul momento. Alle ore 19.00 nella MGallery l’inaugurazione della mostra Performing Green, il progetto espositivo ideato all’interno del progetto Heroes 20.20.20 della Fondazione Sardegna Film Commission secondo l’ottica della sostenibilità culturale, ambientale e sociale. All’interno della mostra si presentano le produzioni sostenute da FSFC e gli scatti dei fotografi Alessandro Toscano e Carlos Solito. La mostra, realizzata prevalentemente su supporto digitale e materiali facilmente trasportabili, vuole porsi come narrazione agile nella movimentazione e nell’installazione, e per questo sostenibile nella sua proposta in contesti e tempi differenti. L’inaugurazione sarà accompagnata dalla musica live del compositore Gavino Murgia che è anche curatore del soundscape della mostra di Carlos Solito.
Alle ore 21.00 nella sala M1 il debutto ufficiale dello spettacolo “Macbettu” di Alessandro Serra, tratto dal Macbeth di Shakespeare recitato in sardo e, come nella più pura tradizione elisabettiana, interpretato da soli uomini. L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. Uno spettacolo che indaga nei segni arcaici dell’isola. Per saperne di più http://www.sardegnateatro.it/spettacolo/macbettu
C.C.