7 May, 2021
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«Riverso Spa è una vera e propria attività industriale: lavoriamo nel pieno rispetto delle norme ambientali e siamo in possesso di tutte le autorizzazioni, anche quelle integrate.» Raffaele Garau, amministratore delegato della società che gestisce la discarica di “Sierra Scirieddus”, ha incontrato questa mattina i sindaci di Gonnesa e Iglesias, i giornalisti e rappresentanti di associazioni ambientaliste, per illustrare le procedure di lavoro e smaltimento dei rifiuti, i verbali di controllo degli enti preposti e la documentazione e i contratti che regolamentano tutte le attività.

«Le autorizzazioni in nostro possesso – ha spiegato Raffaele Garau – ci consentono di riempire una volumetria complessiva di 1 milione 500 ila metri cubi circa nel nostro impianto, oltre ad una cella esterna per lane minerali aggiuntive di circa 45mila metri cubi. Finché non occuperemo questi spazi agiremo sotto l’egida delle autorizzazioni del 2011 e 2016 che non pongono alcuna limitazione sui rifiuti da trattare. Per l’ampliamento della discarica si vedrà in futuro. L’ultimo controllo ai nostri impianti è stato effettuato dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, soltanto pochi giorni fa, e se avessero riscontrato irregolarità ci avrebbero immediatamente chiusi. Insomma, se la nostra attività prosegue è evidente che siamo in regola.»

«In base alle autorizzazioni e alle norme nazionali ed europee possiamo trattare tutti i rifiuti speciali, che siano sardi o nazionali, e la normativa di settore è chiarissima in questo punto, con tanto di sentenze della Corte costituzionaleha aggiunto Raffaele Garaui rifiuti speciali, considerati come vere e proprie merci, possono circolare in tutta l’Unione europea anche se la Regione, finora, aveva faticato a recepirlo. Siamo in possesso di tutte le autorizzazioni Aia e su queste ci basiamo. Il Tar non ha ancora deciso ma si è riservato di farlo a ottobre.»

Raffaele Garau si è soffermato sul precedente Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali e, in particolare, della parte che prevede «autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio degli impianti di stoccaggio definitivo, sia di nuova realizzazione che in ampliamento di impianti esistenti, destinate solo al conferimento di rifiuti prodotti nel territorio regionale», sottolineando che «questo contenuto, ancorché rappresenti un ‘indirizzo’ e non una ‘norma’, risulta palesemente in contrasto con le leggi nazionali vigenti e in particolare con le pronunce della Corte costituzionale l’8 gennaio 2021, inoltre, la stessa Regione ha deliberato il nuovo Piano recependo le normative nazionali ed europee permettendo, quindi, la libera circolazione dei rifiuti. Ma a novembre la Regione non aveva già pronto il piano? Perché allora quella delibera che ci limitava ai rifiuti regionali?».

Al centro delle polemiche c’è lo smaltimento dell’amianto, sul quale Raffaele Garau ha sottolineato che l’amianto in polvere sul territorio nazionale si può smaltire soltanto in un impianto che opera a Torino e Riverso «smaltisce solo due tipologie di rifiuti speciali pericolosi di questo tipo: terre contaminate da eternit, quindi inerti, e massicciate ferroviarie: ossia il pietrisco presente nelle rotaie che contiene naturalmente tracce di amianto. Questi materiali, in partenza, inoltre, hanno l’avallo della Asl perché trattati per non far uscire le fibre. Infatti, l’amianto è pericoloso se in fibre libere e se viene inalato – continua – in tema di rifiuti speciali, inoltre, conta la specializzazione e non la prossimità e questo lo certificano le stesse sentenze della Corte costituzionale, ed ecco perché c’è la libera circolazione dei rifiuti in tutta l’Unione europea».

«Dal 2002 ad oggi delle 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi stabili non reattivi, smaltiti da noi, solo 400mila arrivano da fuori regioneha aggiunto Raffaele Garau e fino a novembre 2017 non abbiamo mai smaltito rifiuti provenienti da fuori regione. Questo perché dal 2002 al 2011 riuscivamo a smaltire tranquillamente il quantitativo necessario per sopravvivere” Poi, a causa delle crisi industriali, lo smaltimento è crollato a 10-20 mila metri cubi all’anno rispetto ai 50-60mila sino al 2013 e da qui, dopo un primo periodo di difficoltà nel quale comunque non abbiamo mai licenziato nessuno, dal 2017 per insipienza e cecità dal fronte nazionale dove si sono esaurite tutte le discariche nazionali abbiamo avuto una ripresa prendendo rifiuti extraregionali autorizzati dalla normativa vigente. E non essendoci più la possibilità di smaltire nella Penisola, siamo tornati commercialmente competitivi. Per assenza di concorrenti. Anche perché se ci fosse concorrenza, nessuno dalla Penisola smaltirebbe in Sardegna a causa dei costi di trasporto.»

«Da sempre siamo oggetto di controlli sull’attività e da quando siamo aperti le ispezioni ufficiali sono state 26 – ricorda – sono pervenute dai vari enti di controllo, tra cui Arpas, Asl, Provincia, Regionale, Noe e Guardia costiera. In questi controlli non è mai stata rilevata alcuna criticità ambientaleha rimarcato l’amministratore delegato di Riverso -. Tra maggio e agosto 2020, inoltre , non c’è stato nemmeno percolato (acqua piovana che si mischia con rifiuti) da portare agli impianti di depurazione esterni – continua – inoltre nessun rifiuto può entrare da noi se non rientra in precisi codici autorizzati e non può entrare se non ha subito una certificazione analitica di smaltimento in discarica. Presumibilmente, entro settembre, termineremo la volumetria autorizzata senza limiti. Poi dovremo attendere l’autorizzazione dell’ampliamento. Non sappiamo cosa faranno Provincia e Tar ma se ipoteticamente ci daranno un’autorizzazione limitata a soli rifiuti regionali, stimiamo di passare da 200mila tonnellate a circa 50mila all’anno. Questo vorrebbe dire necessariamente ridimensionare con tutti i rischi anche sul fronte occupazionale per i 60 dipendenti. Speriamo che questo non accada.»

«Abbiamo presentato un’interrogazione al sindaco chiedendo che rendano pubbliche per tutti i cittadini le analisi periodiche che la Riverso fa ogni mese nel suo impianto e che comunicano ai Comuni», ha detto Emanuela Serra, consigliere comunale di opposizione del Movimento 5 Stelle al comune di Gonnesa. La richiesta è stata  raccolta dal sindaco Hansel Cristian Cabiddu. «Ci siamo attivati subito e abbiamo portato il Consiglio comunale qui per vedere l’impianto – ha detto il primo cittadino del Comune più vicino alla discarica, anche se la stessa ricade nel territorio del comune di Carboniaabbiamo voluto sentire le posizioni della Riverso in contraddittorio con le accuse. Appoggiamo la richiesta sulla possibilità di avere analisi che tranquillizzino la popolazione, oggi preoccupata da quello che si legge fare chiarezza è per tutti la cosa più importante.»

L’amministratore della Riverso, Raffaele Garau, che, pubblicamente, ha dato la disponibilità dell’azienda a comunicare alle amministrazioni locali i risultati delle analisi mensili.

«È vergognoso che il comune di Carbonia oggi non sia presente, eppure la discarica è nel suo territorioha detto Angelo Cremone, rappresentante di Sardegna Pulita la settimana scorsa, quando abbiamo letto sul giornale delle denunce sull’arrivo dell’amianto a Carbonia, ci siamo rivolti alla Forestale per far bloccare immediatamente l’eventuale traffico. Ma le nostre sollecitazioni non hanno sortito alcun effetto. Mi viene da pensare che non ci siano i presupposti per sospendere l’attività della discarica.»

 

 

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«Troppa leggerezza da parte delle autorità locali, nel non aver preteso fermamente di mettere in essere la cosiddetta “Sorveglianza Sanitaria” per verificare lo stato di presenza del Covid-19, tra le popolazioni residenti nel Sulcis Iglesiente.»

Lo scrivono, in una nota, Angelo Cremone e Bruno Calabrò, esponenti dell’associazione VerdeSardegna Pulita.

«Ciò che era stato impegno preso e tanto sbandierato quattro mesi fa, da parte dell’assessorato regionale della Sanità, nel far partire uno screening di massa – aggiungono Angelo Cremone e Bruno Calabrò -, ad oggi è ancora lettera morta. Ci sono e saranno individuate responsabilità precise, qualora questa manchevolezza istituzionale, si manifesterà con l’evolversi di tanti casi affetti dal Covid-19.
Riproponiamo una domanda precisa a tutti i Sindaci del Sulcis Iglesiente: “Volete gentilmente e istituzionalmente, dirci, rendere noto, il numero dei tamponi processati ad oggi, tra i cittadini del vostro comune?”»

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Angelo Cremone, rappresentante dell’associazione “VerdeSardegnaPulita”, rivolge un appello al sindaco di Cagliari, al prefetto di Cagliari e alla Protezione Civile, perché provvedano a sanificare le strade e le piazze della città capoluogo dell’Isola.

«Sempre in ritardo, a quando vi abbiamo sollecitati, scongiurando lo svolgimento dell’incontro di “Coppa Davis” a Monte Urpinu, con 3.500 spettatori in arrivo da affiancarsi ad una scuola elementare, a quando abbiamo sollecitato l’affollato Mercatino domenicale di viale Trento a Cagliari, a quando la presenza delle povere prostitute  con tanto di foto) indisturbate a fare il loro “lavoro” – scrive in una nota Angelo Cremone -. Ebbene, nonostante le nostre sollecitazioni per un urgente intervento di sanificazione delle strade e piazze, così come stanno procedendo in tante città della penisola e in altre nazioni, non un provvedimento in tal senso è stato avviato da parte dei responsabili della Salute pubblica – conclude Angelo Cremone -, purtroppo non ripreso con un accenno, neanche da parte degli organi di informazione. Anche in questo caso siete in ritardo.»

Armando Cusa

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L’associazione ambientalista “Sardegna Pulita” ha diffuso un comunicato, nel quale si schiera contro l’ipotesi della realizzazione di un deposito costiero del gas sulla nuova banchina commerciale del porto di Portovesme.

«Chiediamo al presidente della Regione Sarda, al Sindaco ed all’Amministrazione comunale, di respingere con forza tale proposta sullo “stoccaggio del gas”, rimandandola al mittente senza neppure approfondirla – si legge nel comunicato di “Sardegna Pulita”, il cui portavoce è Angelo Cremone  -. Diciamo ai lavoratori interessati che, qualora tale proposta venisse sviluppata a livello progettuale, costituirebbe una variante sostanziale rispetto all’altro progetto approvato, con conseguente ripartenza della procedura di VIA. Tale progetto classificato dalla direttiva Seveso come impianto a rischio di incidente rilevante, metterebbe a rischio e pericolo l’incolumità della popolazione residente e dei turisti in transito – sostiene “Sardegna Pulita” precludendo anche la nascita di nuove attività imprenditoriali, con grande danno d’immagine di Portoscuso.» 

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Il leader dell’associazione “Sardegna pulita”, Angelo Cremone, ha presentato il nuovo logo che caratterizza il movimento, da cui si evincono con estrema chiarezza «le finalità che sono parte fondamentale per un’azione rivolta non solo al clima ma anche all’aspetto politico, chiamato ad un impegno concreto e costruttivo».
«Dopo le Stelle Cadenti di Grillo, che in Sardegna, facendo credere ai Sardi, la nascita di una Rivoluzione Culturale, carpendo ad essi il 43% dei consensi alle Politiche – attacca Angelo Cremone –, ecco un’altra invenzione pronta ad ubriacare la politica, a distrarre nuovamente e a loro danno, i Sardi: le Sardine.»
«Sardine per fare che cosa? Per non dire No alla metanizzazione della Sardegna, super affare tanto caro ai sindacati CGIL, CISL, UIL e, soprattutto, al PD? Per non dire No ai Depositi Costieri del Gas, apprezzati dal PD, compreso il rigassificatore a Giorgino? Per non dire No all’affare 5G, voluto da Pigliaru e tutto il PD? Per non dire No agli inquinatori – Saras, Fluorsid, Inceneritore – produttori di Polveri Sottili nocive alla Salute? Per non dire No a fabbrica di bombe, centrali a carbone e servitù militari, attività tanto care al PD?», chiede Angelo Cremone.
«”Sardegna pulita” è nata per unire i Sardi tutti, per un progetto comune, per un “Nuovo Modello di Sviluppo” chiaro pulito e trasparente, contro l’ennesima distrazione di massa – conclude Angelo Cremone -, questo è un richiamo affinché ci sia una presa di coscienza da parte e della politica e delle istituzioni che sono sollecitate ad un impegno maggiore, per dare risposte concrete a quanti aspettano un’inversione di marcia per il bene comune.»
Armando Cusa

Sardegna Pulita con il suo leader Angelo Cremone, ha messo in atto un sit-in per manifestare il proprio disappunto nei confronti del Gverno con l’arrivo a Cagliari del Premier Giuseppe Conte. Il nodo cruciale della manifestazione è stato rivolto alle iniziative dell’Esecutivo, che quando parla di una nuova strategia Green per l’ambiente, si contraddice dando l’ok non solo alla Metanizzazione dell’Isola, perché il 5 luglio il ministro dell’Ambiente ha dato l’ok anche sull’impatto ambientale per il rigassificatore a Giorgino, cioè un deposito costiero del gas a trecento metri dal centro abitato di Giorgino. Questa situazione – ha proseguito il Leader di Sardegna Pulita -, non è accettabile e, pertanto, la metanizzazione dell’Isola è semplicemente un grande affare per le grandi compagnie e, pertanto, deve invece attivarsi per far si che i soldi vengano messi a disposizione dei cittadini e non per le compagnie interessate alla metanizzazione dell’Isola”.

Armando Cusa

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Il 18 settembre il presidente dell’Associazione Nazionale Sardegna Pulita, Angelo Cremone, ha depositato una denuncia per avvelenamento riguardo il potenziamento dell’impianto di smaltimento per rifiuti speciali non pericolosi sito in località Su Siccesu e S’Arenaxiu, in comune di Serdiana.
Nel dettaglio della denuncia, viene messo in risalto la pericolosità della presenza di inquinanti nella falda localizzata in prossimità della discarica da ampliare e, dalle analisi effettuate, si evince un’alta concentrazione di dicloroetilene ed altre sostanze non conformi ai limiti della normativa vigente.
Ecco che allora viene lanciato un grido d’allarme, affinché venga preso nella giusta considerazione che, dagli accertamenti emersi, non si possa non intervenire nell’interesse pubblico.
La denuncia termina con un appello rivolto agli Enti interessati, affinché vengano accertate le responsabilità finalizzate alla tutela dei cittadini di Donori e, pertanto, la magistratura valutando il sequestro della discarica, eviti ulteriori apporti di rifiuti potenzialmente in grado di inquinare la falda.
Questo è il contenuto della denuncia presentata da Sardegna Pulita, ancora una volta in prima linea nella denuncia di situazioni di estrema pericolosità per la salute pubblica.
Armando Cusa 

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Sulla vicenda RWM il leader di Sardegna Pulita, Angelo Cremone, grida all’irresponsabilità politica di Governo regionale e nazionale.
L’uomo contro l’uomo, questo è quanto riesce a realizzare il Governo regionale della Sardegna al pari del Governo nazionale – secondo Angelo Cremone -, su quello che definisce il vergognoso caso della fabbrica bombe RWM di Domusnovas.
«Vuoi lavorare in Sardegna per dar da mangiare alla tua famiglia? – aggiunge Angelo Cremone -, allora devi costruire bombe che serviranno a massacrare altri esseri umani innocenti, bambini, donne e uomini. A distanza di oltre quattro anni dal nostro impegno civico contro la produzione di ordigni di morte nella fabbrica RWM di Domusnovas, per una riconversione di quel lavoro malato e l’indifferenza e complicità politica regionale e nazionale, hanno solo prodotto il risultato di mettere “Uomo contro Uomo”, di creare lo scontro, una guerra locale tra poveri, non impegnandosi minimamente, neanche ad accennare la possibilità di discutere politicamente, progetti di lavoro alternativi, evitando così di dare dispiacere alla multinazionale Rehimetall ed i suoi lauti guadagni.»
«E tutto ciò – sottolinea ancora Angelo  Cremone – nonostante la Comunità Europea mette a disposizione finanziamenti pubblici per le aziende che intendono riconvertire proprie produzioni dall’uso militare ad uso civile. Ancora non c’è stato nessun impegno  del Governo nazionale a tal fine dopo il voto alla Camera dei Deputati, evitando di mettere a disposizione un capitolo di spesa per la riconversione della fabbrica, dopo la farsa del blocco temporaneo dell’esportazione bombe RWM all’Arabia  Saudita, vergognandosi anche soprattutto di rendere noto il “dispositivo a tempo” del Governo, dove prescrive i termini che impongono alla RWM il blocco esportazione bombe all’Arabia Saudita.»
«Questa – conclude Angelo Cremone – è la trasparenza di un Governo che non ha nessuna intenzione di assumere una posizione chiara e netta, facendosi attore principale e svolgendo un ruolo determinante ,soprattutto per una forma di rispetto nei confronti di tutte quelle vittime innocenti che hanno pagato con la vita a causa di una Guerra sporca, dove a farla da padrona sono sempre le superpotenze, ma è in questa situazione che ci si augura che questo mercato di morte abbia fine!»
Armando Cusa

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Quando mancano ancora i risultati di 23 sezioni su 174, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu, candidato della coalizione di undici liste della coalizione di centrodestra, non sa ancora se verrà eletto sindaco di Cagliari al primo turno o se dovrà fare ricorso al ballottaggio con l’assessore uscente Francesca Ghirra, candidata delle sette liste della coalizione di centrosinistra. Paolo Truzzu, infatti, in 151 sezioni ha ottenuto 29.053 voti, il 50,50%, contro i 27.291 voti, il 47,44% di Francesca Ghirra. A tenere ancora in piedi la possibilità del ricorso al ballottaggio, che si terrebbe domenica 30 giugno, c’è Angelo Cremone, candidato della lista civica Verdes, con i suoi 1.181 voti, il 2,05%.

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Quando lo spoglio è arrivato quasi a metà (77 sezioni su 174) al comune di Cagliari, il candidato del centrodestra Paolo Truzzu ha aumentato ancora il suo vantaggio sulla candidata del centrosinistra Francesca Ghirra, ora di quasi 3 punti ed oltre la soglia del 50%: 50,41% contro 47,50%, 14.357 voti contro 13.529. Il terzo candidato, Angelo Cremone, lista Verdes, ha ottenuto fin qui 595 voti, il 2,09%.