19 August, 2022
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Sono due gli appuntamenti in programma al mattino, a partire dalle 10,30 quando piazza Roma, sulla quale si affaccia il Cine-Teatro Centrale, cuore nevralgico della rassegna, ospiterà la seconda edizione del Festival Village. Espositori, artigiani, artisti, piccoli produttori dell’agro-alimentare, laboratori e giochi gratuiti, per bambini e adulti. Un modo per coinvolgere la città e offrire al pubblico del festival un momento colorato di svago e incontro. Un’occasione per promuovere le professionalità e le risorse del territorio. Per provare a gustare il festival da un’altra prospettiva, in maniera inclusiva e popolare.

Alle 11.00, alla Fabbrica del Cinema, invece, il giovane talento newyorkese Khalik Allah incontra i ragazzi e le ragazze del Progetto Cinema Giovani, per una masterclass che restituisce la sua esperienza di fotografo e regista.

Nel pomeriggio riprendono le proiezioni dei film in concorso nella sezione lungometraggi al Cine-Teatro Centrale: alle 16.00 tocca a Arábia, film brasiliano firmato da João Dumans ed Affonso Uchoa che racconta l’epopea degli ultimi anni di vita di Cristiano, un operaio immigrato. Le sue gioie e sofferenze sono un ritratto del recente sviluppo sociale ed economico del Brasile. Un esordio sorprendente, intenso come una ballata di Bruce Springsteen.

Alle 18.00 è ancora protagonista Khalik Allah, in concorso con Black Mother: immersa nel sacro e nel profano, un’esplorazione e insieme un’ode personale alla Giamaica odierna, e al suo turbolento passato. Il nuovo lavoro di uno dei fotografi e registi più importanti della new wave americana. Al termine della proiezione l’incontro con il giovane autore statunitense, di origine giamaicana, che si è imposto al pubblico nel 2015 con il documentario Field Niggas. Il suo libro Souls Against the Concrete (2017) è stato pubblicato dalla University of Texas Press, e le foto sono state esposte in una personale alla New York’s Glitterman Gallery.

La serata prosegue poi con il terzo degli Aperitivi sonori del festival, appuntamento informale in cui si abbatte la barriera tra ospiti e pubblico, per una fusione completa con il territorio di cui la rassegna è espressione. Appuntamento alle 19,30 al Suzie Q con il djset di Progetto Mayhem.

Alle 21.00 nuovo appuntamento al Cine-Teatro Centrale con uno degli eventi del festival: la proiezione di Un giorno all’improvviso e l’incontro con il suo giovane regista Ciro D’Emilio. Per lui e per il suo film si tratta della prima uscita dopo la presentazione, il mese scorso, nella sezione Orizzonti alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Insieme al regista anche l’attore Giampiero De Concilio, che nel film interpreta Antonio, 17 anni ed una situazione familiare complessa: suo padre lo ha abbandonato quando era piccolo, e sua madre Miriam, dolce ma problematica, da allora è ossessionata dall’idea di ricostruire la famiglia. Antonio vive in una cittadina della provincia campana, una terra in cui cavarsela non è sempre così facile. Ma per fortuna ha un sogno: diventare un calciatore.

La lunga giornata del Carbonia Film Festival si chiude infine alle 23, quando al Gsg Concept Store sarà protagonista Rachele Bastreghi, cantautrice e musicista, voce femminile dei Baustelle, con una selezione musicale ispirata alle grandi colonne sonore dal titolo “Gli anni in tasca”.

Dice Rachele del suo set: «Amo la musica ed il cinema, rilassano i miei muscoli, possono portarmi lontano oppure farmi vivere il presente in modo migliore. Con i film immagino, sogno, penso, rido e piango. Hanno il dono di emozionarmi, di farmi conoscere vite e situazioni diverse dalla mia, di condividere storie che raccontano qualcosa di me, facendomi sentire meno sola. La musica è il mio linguaggio del cuore, da tanto, da sempre. Un luogo intimo in cui sprofondare, sperimentare e costruire.

Mi piacciono molto le colonne sonore dei film, suoni che si sposano con le immagini e i dialoghi, amplificandone sensazioni e realtà. Musiche che suggeriscono quello che non si dice e lasciano immaginare quello che non si vede, come insegna il maestro Ennio Morricone, che continua ad essere una delle mie ispirazioni più forti.

Per questo sono felice di essere stata chiamata al Carbonia Film Festival, per condividere il mio universo sonoro, selezionando un po’ di quella musica che mi ha accompagnato negli anni.

Se dovessi dare un un titolo, lo prenderei in prestito da un film di Truffaut, ‘Gli anni in tasca’, perché la musica scandisce il nostro tempo, ha il potere di riportarci in un preciso momento, è sempre li a portata di mano, per farci volare da un posto all’altro. Una specie di macchina dei ricordi. Sarà un viaggio tra canzoni, pathos e ritmo».

Questa sera abbiamo intervistato il direttore artistico Francesco Giai Via, in occasione della proiezione del film “Risorse umane” del grande regista francese Laurent Cantet.

                 

 

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Prosegue a Baratili San Pietro il cammino della ventesima edizione di Dromos, il festival ideato ed organizzato dall’omonima associazione che fino alla prima metà d’agosto tiene banco tra Oristano e diversi centri della sua provincia. Questa sera, alle 21.30, la manifestazione approda in Pratza de ballusu (ingesso gratuito) per il concerto del Pedrito Martinez Group. L’appuntamento, con ingresso gratuito, vedrà il percussionista e cantante originario di L’Avana (dove è nato nel 1973) alla testa del suo gruppo composto da Jhair Sala (percussioni e cori), Sebastian Natal (basso, percussioni e cori) e Jassac Delgado Jr. (tastiere e cori). Da quando si è stabilito a New York, nell’autunno del 1998, Pedro Pablo “Pedrito” Martinez ha registrato e suonato con artisti del calibro di Wynton Marsalis (che non ha esitato a definirlo un “genio”), Paquito D’Rivera, Paul Simon, Bruce Springsteen, Sting e partecipato a oltre cinquanta album. La sua voce perfettamente intonata combina agevolmente influenze popolari e folcloristiche con un’energia e un carisma contagiosi che lo fanno apprezzare tanto come front-man quanto come percussionista. Tra i membri fondatori della band afro-cubana/afro-beat Yerba Buena, ha ricevuto il Thelonius Monk Award, Sphinx Award for Excellence ed è stato nominato più volte “Percussionista dell’anno” dalla Jazz Journalists Association. Abbinata alla serata, un’esposizione e un assaggio di vini e prodotti locali promossi dall’agenzia Laore Sardegna nell’ambito delle iniziative che sta portando avanti già da qualche anno per valorizzare e far conoscere le principali produzioni tipiche regionali a marchio, in questo caso in particolare la vernaccia baratilese.

Domenica 4 agosto, un doppio appuntamento (in entrambi i casi con inizio alle 21.30 e ingresso gratuito) caratterizzerà la giornata di Dromos: a San Vero Milis proseguono gli appuntamenti della rassegna cinematografica “Gli anni ’68” a cura dall’Associazione Lampalughis: nel Giardino del Museo Archeologico verrà proiettato “Qualcosa nell’aria” (“Après mai”), film del 2012 del regista francese Olivier Assayas. A Morgongiori, in piazza Chiesa, sarà invece di scena Guy One, il cantante e suonatore di kologo (un liuto a due corde) con una formazione che vede Florence Adooni e Lizzy Amaliyenga ai cori, Claudio Jolowicz e Bastian Duncker ai sassofoni e ai flauti, Johannes Wehrle alle tastiere e Max Weissenfeldt alla batteria.

A Oristano, intanto, è possibile visitare tutti i giorni (dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30) la mostra “68/Revolution – Memorie, nostalgie, oblii” aperta alla Pinacoteca comunale “Carlo Contini” fino al prossimo 7 ottobre. Curata da Chiara Schirru e Ivo Serafino Fenu, coprodotta dal Comune di Oristano – Assessorato alla Cultura, e da Dromos in collaborazione con AskosArte, con il contributo della Fondazione di Sardegna, la mostra propone un approccio originale rispetto alle tante iniziative dedicate al ’68, interrogandosi sul retaggio attuale e nella coscienza delle nuove generazioni di quel periodo che voleva rivoluzionare il mondo portando al potere l’immaginazione. In esposizione le opere di artisti del panorama internazionale, nazionale e sardo, tutti piuttosto giovani, che, per ragioni anagrafiche, non hanno vissuto direttamente il ’68 e i suoi dintorni: Alessio Barchitta (Barcellona Pozzo Di Gotto, ME, Alessandra Baldoni (Perugia), Emanuela Cau (Cagliari), Pierluigi Colombini (Oristano), Melania De Leyva (Venezia), Roberta Filippelli (Alghero, SS), Roberto Follesa (Donori, CA), Federica Gonnelli (Firenze), Rebecca Goyette (New York), Gut Reaction (Giulia Mandelli e Marco Rivagli, Berlino), Michele Marroccu (Oristano), Tonino Mattu e Simone Cireddu (Oristano), Narcisa Monni (Sassari), Federica Poletti (Modena), Carlo Alberto Rastelli (Parma), Valeria Secchi (Sassari), Nicko Straniero (Oristano), Terrapintada (Bitti, NU). Attraverso le più spericolate ricerche estetiche contemporanee, che si nutrono di ibridazioni crossmediali col fine di liberare i diversi ambiti artistici dai loro consueti recinti e dalle loro funzioni canoniche, la mostra in corso a Oristano propone un confronto non lineare e per nulla univoco su un controverso momento storico, culturale e sociale, tra memorie, nostalgie e oblii.

 

2017 Detroit Jazz Festival2017 Detroit Jazz Festival2017 Detroit Jazz Festival

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Una fitta serie di appuntamenti caratterizza anche la quarta giornata di Time in Jazz, il festival ideato e diretto da Paolo Fresu, in corso da martedì 8 fino a mercoledì 16 tra Berchidda e gli altri quattordici centri del nord Sardegna coinvolti in questa edizione numero trenta. Giornata con tanta musica, naturalmente, quella di domani, venerdì 11 agosto, ma non solo.

Il primo appuntamento in scaletta è come sempre a metà mattina: alle 11.00 la serie dei concerti fa tappa a San Teodoro con Gianluca Petrella e Marco Bardoscia. Reduci dai rispettivi impegni dei giorni precedenti, il trombonista barese e il contrabbassista salentino daranno vita nella chiesa di San Teodoro a un inedito duo che si annuncia carico di groove e con ampio ricorso all’elettronica.

Per Marco Bardoscia altra sortita in programma nel tardo pomeriggio, alle 18.00, stavolta in compagnia di altri due artisti già di scena nei giorni scorsi: la cantante Ada Montellanico e il sassofonista Raffaele Casarano. Il Pozzo nuragico di “Sa Testa” a Pittulongu, nei pressi di Olbia, è la preziosa e suggestiva cornice della loro esibizione, che si presenta come un omaggio alle trenta edizioni di Time in Jazz attraverso le note di un celebre incontro musicale fra jazz e rock di trent’anni fa: quello di Gil Evans e Sting al festival Umbria Jazz del 1987 (poi consegnato alle tracce del disco “Last Session”. 

Alle 21.30, si accendono per la prima volta in questa edizione i riflettori sul “palco centrale” del festival, quello allestito in Piazza del Popolo a Berchidda. Il compito di inaugurare la serie di concerti spetta a Francesco Bearzatti con il Tinissima Quartet, ovvero Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al basso e Zeno De Rossi alla batteria, con il repertorio di “This Machine Kills Fascists”, l’album pubblicato due anni fa che rende omaggio a Woody Guthrie, il grande e radicale cantautore popolare americano. Dopo Tina Modotti (2008) e Malcom X (2010, album pluripremiato con il Top Jazz ed altri riconoscimenti), il sassofonista e clarinettista friulano ritorna a raccontare in musica la vita, l’arte e i tempi di un altro ribelle e irregolare, che ha cantato l’America delle Grande Depressione, delle lotte sindacali, delle speranze del New Deal. L’altra America del folk e del blues. Intellettuale, romanziere e attivista politico, Woody Guthrie ha raccontato gli operai e gli emarginati, schierandosi contro le ingiustizie di politici e capitalisti, lasciando un’eredità che ha influenzato tutta la canzone popolare e di protesta venuta dopo, da Bob Dylan a Joan Baez, a Bruce Springsteen, fino a Billy Bragg e ai Clash. Tra blues dolenti e brani frenetici, “This Machine Kills Fascists” è un viaggio in musica che parte dal paese natale di Guthrie in Oklahoma per muoversi tra tempeste di sabbia, vagabondaggi in treno, abiti stracciati, New York, Sacco & Vanzetti.

Nel secondo set della serata il pubblico di Time in Jazz ritrova Uri Caine (già protagonista la sera prima alla torre di San Giovanni a Posada del concerto in duo con Paolo Fresu); il pianista di Filadelfia si presenta in trio sul palco di piazza del Popolo con due compagni di viaggio del calibro di Mark Helias al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria, con cui ha firmato, lo scorso settembre, il cd “Calibrated Thickness”. Con uno sguardo che ruota a 360 gradi sul mondo musicale, trenta album e svariati premi all’attivo, tante e prestigiose collaborazioni con protagonisti del jazz e della musica classica internazionali, il pianista è da iscrivere tra le figure che hanno contribuito maggiormente ad ampliare e ridefinire il linguaggio jazzistico degli ultimi trent’anni: un geniale alchimista che compone in modo originale ripartendo dal passato prossimo del grande jazz come da quello più remoto della musica classica, capace di rileggere i repertori di ogni epoca con intelligenza, cultura e humour.

Con la prima serata sul palco di Piazza del Popolo si inaugurano anche gli appuntamenti dopoconcerto nello spazio jazz club allestito nella “piazzetta degli incontri”, davanti al Centro Culturale “Pietro Casu”: protagonista una formazione ad hoc, il Rent A Trio composto da Matteo Cara (pianoforte, tastiere), Edoardo Meledina (basso) e Vito Cauli (batteria), più ospiti di volta in volta differenti.