25 September, 2026
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Torna a Iglesias Sulcis in fundo, la rassegna di Quinte Emotive, che da cinque anni anima la stagione autunnale al Teatro Electra: da sabato 26 settembre a sabato 31 ottobre in cartellone sette appuntamenti (tutti con inizio alle 19.00), sette esperienze teatrali differenti per linguaggi e sensibilità, unite da una parola che Quinte Emotive ha scelto di riportare al centro della scena e della relazione con il pubblico: gentilezza.

«Gli spettacoli attraverseranno registri e universi narrativi differenti, dalla memoria alla storia, dalla commedia al teatro civile, dalla fragilità delle relazioni alla libertà del pensiero – spiega il direttore artistico di Quinte Emotive Fabrizio Carta – Non un tema imposto alle opere, dunque, ma un filo comune capace di far dialogare esperienze teatrali diverse e di costruire, appuntamento dopo appuntamento, un unico percorso.»

Il via alla rassegna 2026 dal titolo “Sette atti di gentilezza” è sabato, 26 settembre, con lo spettacolo Samuele – su ‘r bandiu. Nella produzione della compagnia Il Crogiuolo con testi e regia di Bepi Vigna la storia del bandito Samuele Stochino, interpretato da Fabrizio Congia: «Una cavalcata all’inferno, insieme uno dei più feroci banditi sardi». Samuele, la «Tigre d’Ogliastra», racconta la sua verità, consapevole di non poter avere redenzione: dalla Prima guerra mondiale alla latitanza, fino alla persecuzione della famiglia durante il fascismo e alla morte in circostanze mai del tutto chiarite. La riflessione agganciata allo spettacolo è che “La gentilezza di provare a comprendere una storia umana prima di fermarsi al giudizio”.

Gaber e noi, è l’appuntamento dell’indomani, domenica, 27 settembre, per una meditazione sulla gentilezza di lasciare all’altro la libertà di pensare, dubitare e scegliere. L’esito scenico di un laboratorio a cura di Quinte emotive è dedicato all’universo di Giorgio Gaber e alla forza del suo teatro-canzone: parola, pensiero, ironia e provocazione come strumenti per interrogare il presente e lasciare allo spettatore lo spazio del dubbio e della scelta.

Il cartellone prosegue il 3 ottobre con Chiedilo alla badante, spettacolo della compagnia La Maschera scritto da Anna Pia ed Enzo Parodo, che ne cura la regia. Tre fratelli, due donne e un uomo, sono nella condizione di dover trovare una “badante” per la loro madre inferma. E, come accade spesso nella realtà, questa ricerca si trasforma in un vero e proprio incubo, coinvolgendo i familiari in una serie di rocambolesche peripezie. Una commedia brillante, ironica e demenziale vede come interpreti, oltre agli autori, anche le attrici Fulvia Ibba e Viviana Ibba. La gentilezza di prendersi cura dell’altro, anche nelle piccole fatiche della vita quotidiana, fa da filo conduttore alla serata.

Il 10 ottobre è la volta dei Cada Die Teatro nello spettacolo Riva Luigi ’69-’70 – Cagliari ai dì dello scudetto, di e con Alessandro Lay: «Nel 1970, quando il Cagliari divenne campione d’Italia, io avevo 8 anni. Non ricordo molto dello ‘scudetto’, ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, come ci appendevamo ai tram per non pagare, l’album della Panini e le partite ‘a figurine’ sui gradini della scuola elementare. Ricordo il medagliere, con i profili dei giocatori del Cagliari sulle monete di finto, fintissimo oro da collezionare. E ricordo vagamente un ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un’altra parte quando lo intervistavano. Un ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol…».

L’umanità, la gentilezza di riconoscere l’uomo anche nell’orrore della guerra è, invece, la riflessione scaturita dallo spettacolo del 17 ottobre Bachisio Spanu, l’epopea di un contadino sardo alla guerra nella produzione di Bocheteatro. Nel libero adattamento di Marco Parodi da Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu, con inserti tratti da Roccu u stortu di Francesco Suriano, Giovanni Carroni dà vita al personaggio di un fante della Brigata Sassari, un contadino della Sardegna che è al tempo stesso uno storico che espone, con i suoi poveri mezzi, in una lingua semplice, la terribile cronaca della Grande Guerra.

Il 24 ottobre una seconda produzione dei Cada Die Teatro: Laribiancos, adattamento teatrale del romanzo di Francesco Masala Quelli dalle labbra bianche, di e con Pierpaolo Piludu, diretto da Giancarlo Biffi, e con musiche originali di Paolo Fresu. Li chiamavano “sos laribiancos”, quelli dalle labbra bianche: era il segno distintivo, inconfondibile dei poveri di Arasolè, un paesino della Sardegna, ai confini con le foreste del Goceano. (…) Un racconto che si rifà sia al romanzo che ad altre opere di Masala dove compaiono a più riprese Culubiancu, Mammutone, Tric Trac e gli altri laribiancos di Arasolè partiti un pomeriggio di sole del 1940, sopra un carro bestiame, per andare a fare la guerra. Un racconto che, nell’intento della rassegna, vuole sviluppare il concetto di solidarietà, la gentilezza di stare accanto agli ultimi e dare voce a chi rischia di essere dimenticato.

La presenza, la gentilezza di esserci, sapendo che non tutto ciò che diamo ci verrà restituito è la riflessione dallo spettacolo di Quinte Emotive Il filo di Teseo, che chiude la rassegna il 31 ottobre. Per la regia di Andrea Serra, in scena Fabrizio Carta, Nicoletta Pusceddu, Cristina Pillola, Alessandro Piga. Lo spettacolo affronta con delicatezza il tema dell’Alzheimer e ciò che la malattia produce dentro le relazioni, negli equilibri familiari e nella quotidianità. Al centro non è soltanto la perdita, ma il modo in cui cambia la presenza dell’uno nella vita dell’altro. Un fratello, malato di Alzheimer, due sorelle e un nipote affrontano una quotidianità fatta di ricordi confusi e tensioni crescenti. L’attesa di una figura misteriosa diventa il simbolo del desiderio di una soluzione impossibile e della necessità di affrontare una realtà ineluttabile.

La rassegna teatrale di Quinte Emotive APS-ETS è realizzata con il patrocinio dell’assessorato della Cultura del comune di Iglesias.

Pronto Soccorso del Sirai al collasso? Ormai si parla di rianimazione!!! È da anni che sindacati, sindaci, lavoratori, cittadini, denunciano le grandi difficoltà in cui versa il Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia. È di oggi l’ultimo comunicato stampa delle tre organizzazioni sindacali della Funzione pubblica, Fp Cgil SSO, Cisl Fp SI e Uil Fp SI, che pubblichiamo integralmente, nel quale si racconta un quadro disastroso: pazienti “in attesa” per ore, soccorritori “in attesa” di potersi riappropriare delle barelle in dotazione alla propria ambulanza, parenti “in attesa” di poter visitare il proprio caro ricoverato in astanteria anche da più giorni, nonnini e nonnine “in attesa” di poter tornare a casa… ma le barelle non ci sono e le ambulanze non possono viaggiare, pazienti “in attesa” di un letto in reparto, medici… infermieri e oss “in attesa” che qualcosa possa cambiare in meglio tanto da poter lavorare in serenità. Non ci sono più disponibilità nei reparti dove ricoverare i pazienti. I reparti di Urologia e Ortopedia chiusi. Moltissimi anziani che i familiari non riescono più a gestire, con poche strutture in grado di accoglierli.

Di cosa sono ancora in attesa i nostri politici?

Chi di dovere rifletta e muova immediatamente dei passi verso una soluzione, prima che “l’elettrocardiogramma del Pronto Soccorso dell’Ospedale Sirai diventi piatto”.

Evitiamo il funerale del Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai.

Nota importante: sarebbe catastrofico perdere un punto di riferimento sanitario per Carbonia e tutti i paesi limitrofi sino a Carloforte.

Nadia Pische

Le Segreterie territoriali FP CGIL SSO – CISL FP SI -UIL FP SI denunciano la gravissima situazione che si registra nella giornata odierna presso il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero Sirai di Carbonia, dove risultano presenti circa 60 pazienti complessivamente, tra persone ancora in attesa di essere visitate e pazienti già valutati che permangono all’interno del Pronto Soccorso in attesa di ricovero e della disponibilità di un posto letto.

Una situazione di sovraffollamento ormai oltre ogni limite di sostenibilità, con pazienti costretti a permanere sulle barelle anche nei corridoi e personale sanitario chiamato a gestire contemporaneamente un numero elevatissimo di persone in spazi che non possono rappresentare la risposta ordinaria a una tale pressione assistenziale.

Quanto sta accadendo oggi è ancora più grave perché non rappresenta un fatto improvviso né imprevedibile.

Solo pochi giorni fa le scriventi organizzazioni sindacali avevano formalmente rappresentato all’Azienda le pesanti criticità del Pronto Soccorso del Sirai, richiamando espressamente il sovraffollamento prolungato, il fenomeno del boarding e la carenza di posti letto per acuti, oltre alle conseguenze sull’organizzazione del servizio, sulle condizioni di lavoro degli operatori e sulla capacità complessiva del sistema ospedaliero di rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini.

Avevamo inoltre segnalato le criticità connesse alla presenza di barelle e carrozzine nei percorsi interni, alla movimentazione dei pazienti e alla necessità di garantire in ogni momento percorsi e vie di transito adeguati e sicuri.

Oggi quelle criticità sono davanti agli occhi di tutti.

Il problema non può più essere ricondotto esclusivamente al funzionamento del Pronto Soccorso. Quando un paziente è stato visitato, ha concluso il percorso diagnostico di emergenza ed è stato disposto il ricovero, ma continua a permanere per ore in Pronto Soccorso perché non è disponibile un posto letto nel reparto di destinazione, siamo di fronte a una criticità che coinvolge l’intera organizzazione ospedaliera.

Il boarding non può diventare la normalità e il Pronto Soccorso non può trasformarsi in un reparto di degenza improprio nel quale, oltre alle nuove urgenze che continuano ad arrivare, devono essere contemporaneamente assistiti pazienti già destinati al ricovero.

In queste condizioni sono sottoposti a una pressione enorme medici, infermieri, OSS e tutto il personale coinvolto, ai quali non può essere attribuita la responsabilità di criticità organizzative che richiedono invece risposte aziendali e una programmazione complessiva.

Come Organizzazioni Sindacali riteniamo indispensabile tutelare contemporaneamente la sicurezza e la dignità dei pazienti e le condizioni di lavoro e di sicurezza degli operatori, che continuano a garantire l’assistenza nonostante una situazione di eccezionale difficoltà.

Non è più sufficiente intervenire sull’emergenza del singolo giorno. Servono immediatamente misure organizzative concrete per liberare il Pronto Soccorso dal boarding, rendere disponibili i posti letto necessari, governare i flussi dei ricoveri e garantire dotazioni di personale coerenti con l’effettivo carico assistenziale.

FP CGIL SSO – CISL FP SI – UIL FP SI chiedono pertanto alla Direzione della ASL Sulcis Iglesiente di assumere con la massima urgenza tutte le iniziative necessarie per fronteggiare la situazione attuale e, soprattutto, di predisporre interventi strutturali e programmati, affinché quanto sta accadendo oggi non continui a ripetersi.

Avevamo segnalato il problema. Oggi ne constatiamo un ulteriore e gravissimo peggioramento. Non è accettabile attendere che una situazione già estremamente critica produca conseguenze ancora più gravi prima di intervenire.

Monica Secci – Segretaria Generale FP CGIL Sso

Carlo Acca – Segretario Territoriale CISL FP Sulcis Iglesiente

Francesco Masala – Segretario Territoriale UIL FP Sulcis Iglesiente

Le cronache riferiscono con troppa frequenza di esplosioni dovute a perdite di gas in seguito alle quali interi palazzi vengono distrutti con decine di persone che rimangono ferite, anche in modo grave, e perfino con persone decedute. Il 6 gennaio 2024 un’esplosione a Canale Monterano, vicino Roma, fa crollare una palazzina di due piani per una fuga di gas dalle bombole di gpl. Ferite tre persone di cui un bambino di 5 anni. Il 17 novembre 2024, un’altra fuga di gas provoca un’esplosione e il crollo di una palazzina a Trinità d’Agultu (SS). Ferito gravemente un uomo di 78 anni. Ancora, il 22 gennaio 2025, a Catania, crolla una palazzina per un’esplosione dovuta ad una fuga di gas, 14 persone ferite di cui 6 in modo grave. Il 23 marzo scorso, a Roma, si è verificata un’altra esplosione nella zona di Monteverde, provocando anche qui il crollo di una palazzina di due piani dovuto sempre ad una fuga di gas.
Nei giorni scorsi, ad Iglesias, si è rischiato un copione analogo, sventato dopo l’allarme lanciato da un abitante del quartiere.
Il fatto è accaduto intorno alle 21.00, nel quartiere più popoloso di Iglesias, Serra Perdosa, dove sono presenti numerosi condomini, sia pubblici che privati. Mentre rientrava a casa da una passeggiata, Francesco Masala, questo il nome del cittadino, tecnico sanitario presso il CTO di Iglesias, ha lanciato l’allarme, dopo aver avvertito un fortissimo odore di gas che permeava l’aria tutt’intorno ai palazzi dove lui risiede. La preoccupazione è stata così forte che non ha esitato a chiamare il 115 del Pronto intervento dei vigili del fuoco, distaccamento di Iglesias, intervenuti in pochi minuti sul posto.
I vigili della squadra B, sentite le testimonianze degli abitanti dei palazzi della zona, hanno immediatamente eseguito i sopralluoghi alla ricerca della fonte della perdita che, in un primo momento, non non hanno dato esito. A poche centinaia di metri è presente un deposito di gas, possibile fonte della perdita, che ha creato disorientamento nella ricerca. L’odore del gas, intanto, continuava ad essere presente così, dopo ulteriori controlli ancora più accurati, i vigili hanno individuato la perdita di gas all’interno di un appartamento momentaneamente disabitato. Immediate, ovviamente, le contromisure per la messa in sicurezza dell’appartamento e dello stabile con la totale bonifica dell’aria.
Una potenziale tragedia è stata forse evitata per non aver sottovalutato un potenziale pericolo.
«L’odore di gas era troppo forte per non intervenire – ha raccontato Francesco Masala -. Era talmente forte che mi stavo perfino sentendo male. Ho chiamato i vigili del fuoco senza esitare, pensando proprio alla pericolosità delle fughe di gas. E quella doveva essere anche una perdita importante se l’odore si percepiva perfino all’esterno, sulla strada. Dal Comando provinciale dei vigili del fuoco di Cagliari, comunque, minimizzano l’accaduto rassicurando che si è trattato di un episodio di basso rischio. L’additivo contenuto nel gas è estremamente sensibile all’olfatto proprio per denunciarne la presenza, fanno sapere i vigili del fuoco.»

Carlo Martinelli

Con l’assunzione del dirigente delle Professioni Sanitarie – Area delle professioni della Riabilitazione -, dott. Massimo
Rossi, è stato completato il nuovo assetto organizzativo della Direzione delle professioni sanitarie della ASL del Sulcis
Iglesiente.
La Direzione delle professioni sanitarie (infermieristiche, ostetriche, tecnico sanitarie, della riabilitazione e della
prevenzione), diretta attualmente dal dott. Antonello Cuccuru, concorre al perseguimento della mission aziendale
assicurando qualità, efficacia ed efficienza tecnica ed operativa delle attività assistenziali erogate dalla ASL Sulcis
Iglesiente.
La Struttura, alla quale afferiscono 929 dipendenti, è la più popolata tra le strutture complesse aziendali e si configura
come un servizio pienamente integrato con tutte le Unità Operative Ospedaliere e Territoriali, con cui concorre al
perseguimento degli obiettivi prefissati, assicurando qualità e sicurezza delle cure.
La  Direzione delle professioni Sanitarie (DPS), collocata in Staff alla Direzione Generale, è articolata in un livello
centrale, in un livello ospedaliero e in un livello territoriale, il cui governo è garantito dagli incaricati di funzione
organizzativa (ex coordinatori infermieristici e tecnici).
In particolare, si occupa di garantire il fabbisogno delle risorse del personale infermieristico, ostetrico, tecnico-
sanitario, riabilitativo, di prevenzione e degli operatori di supporto che operano nella ASL, in conformità con la
pianificazione strategica e gli obiettivi aziendali, di progettare e sviluppare modelli organizzativi assistenziali innovativi
e coerenti con l’organizzazione aziendale.
Punto di forza della DPS è rappresentato dalla valorizzazione delle competenze dei propri professionisti, garantita
anche da una continua e costante valutazione sul fabbisogno formativo, con definizione di piani formativi mirati alle
singole figure professionali.
La Struttura delle professioni sanitarie assicura la programmazione, la definizione e l’erogazione dei percorsi tecnico
assistenziali garantiti dalle professioni sanitarie e dagli operatori di supporto nelle diverse strutture aziendali, secondo
criteri uniformi modulati in base alle diverse esigenze organizzative, garantendo l’impiego ottimale delle risorse
disponibili e favorendo un’assistenza personalizzata e di qualità nel rispetto delle norme etiche e deontologiche.
Insieme al neoassunto dott. Massimo Rossi, fanno parte della Struttura il dirigente delle professioni sanitarie – Area
delle professioni infermieristiche e ostetriche dott. Giuseppe Lojacono e il dirigente delle professioni sanitarie – Area
delle professioni tecnico sanitarie – dott. Alessio Urgenti.
I tre dirigenti sono supportati dall’Ufficio di Staff a cui afferiscono l’infermiera dott.ssa Silvana Vincis e il tecnico di
laboratorio dott. Francesco Masala.

E’ tutto pronto, a Uta, per il 22° festival internazionale del folklore “Ballus”, la grande festa dei popoli organizzata dall’associazione turistica Pro Loco.

«Siamo giunti con gioia alla 22ª edizione e ciò che ci rende più orgogliosi è che, anno dopo anno, l’interesse del pubblico non ha mai conosciuto cali, ma aumenta sempre di più – dichiara Romano Massa, il direttore artistico dell’evento -. Negli anni abbiamo ospitato 132 gruppi provenienti da tutto il mondo e ben 145 gruppi sardi con la partecipazione di quasi 8000 persone, la manifestazione è sempre più amata e seguita, quindi l’impegno è sempre maggiore per far sì che ogni volta sia un successone.»

Un evento, dunque, che promuove e valorizza il territorio, capace di attirare migliaia di persone. Tra gli aspetti da non sottovalutare il luogo che ospiterà anche questa nuova edizione: lo splendido Santuario Romanico di Santa Maria “risalente al XII secolo, che costituisce una cornice architettonica unica nel suo genere, fiore all’occhiello del paese, che offre un’atmosfera magica.»

Si entrerà nel vivo della manifestazione giovedì 1° agosto, con la prima serata. Alle 21.30, si esibiranno: il gruppo folklorico “Pro loco” di Uta e il gruppo “Pichiadas” con Marco Bande, Matteo Piras, Massimo Carnevale, Francesco Masala; per quanto riguarda il Sudafrica il Group Umgungundlovu Traditional “Arts Music Utam”; per il Perù Ballet Folclórico Peruano “Ritmos Del Tiempo” Lima; per l’Ecuador il Grupo de Danza Nacional “Danza e Identidad”; per la Sicilia il gruppo Musicisti tradizionali “I Burgisi di Marsala”. Presenterà la serata Valentina Caruso.

Venerdì 2 agosto, alla stessa ora, la serata “Cultura e tradizioni delle Isole”. Si esibiranno: il gruppo Folk di Quartu Sant’Elena “Su Idanu”; da Nuoro il gruppo Folk, il coro e il tenore “Amici del Folklore”, Simone Loi all’organetto con le coppie di Fonni; il gruppo Folklorico “Burgisi di Marsala” dalla Sicilia. Durante la serata verrà consegnato il Premio “Tziu Adamu Billai” a Elena Ledda. Presenterà la serata Roberto Tangianu.

Sabato 3 agosto, la 22ª edizione culminerà con il Galà Internazionale del Folklore. Dalle 21.30, si esibiranno il Gruppo Folklorico “Pro Loco” di Uta, il gruppo Folk “Cultura Popolare” di Monserrato, il gruppo Folk “Santa Giuliana” di Serbariu; dalla Sicilia il gruppo Folklorico “I Burgisi di Marsala”; dal Perù Ballet Folclórico Peruano “Ritmos Del Tiempo” Lima; dall’Ecuador il Grupo de Danza Nacional “Danza e Identidad”; dal Sudafrica Group Umgungundlovu Traditional “Arts Music Utam”; dalla Slovenia Folk Dance Group “Svoboda Mengeš brings”. A mezzanotte il gran finale di chiusura di Ballus. Presenterà la serata Giuliano Marongiu.

Antonio Caria

 

 

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Ritorna Aspettando NurArcheoFestival, il cartellone di spettacoli nato con l’obiettivo di estendere la partecipazione alla rete delle aree archeologiche e di interesse storico paesaggistico che intendono creare un dialogo vivo con il teatro, anche al di fuori del periodo canonico di svolgimento del festival, organizzato da Il crogiuolo con la direzione artistica di Rita Atzeri.

Sottotitolo significativo quello proposto nell’edizione 2020, “Viaggio in Sardegna: Sulcis da scoprire”. Viaggio in Sardegna perché dopo la quarantena e con le restrizioni ancora in atto in forma di prevenzione al Covid-19, abbiamo pensato che un aiuto concreto a far ripartire il turismo nella nostra isola, fosse quello di promuoverne la conoscenza anche e soprattutto fra i suoi abitanti. Sulcis da scoprire, perché le prime amministrazioni a confermare la loro partecipazione e ad avere la forza di organizzare sono state quelle di Sant’Anna Arresi e Teulada, supportate dall’associazione Sarditinera.

Sono tre gli appuntamenti programmati: il primo, lunedì 27 luglio a Sant’Anna Arresi, dove in piazza Nuraghe, andrà in scena, alle 21.00, Su Connottu – un classico del teatro sardo, scritto nel 1972 dal poeta, romanziere, drammaturgo nuorese Romano Ruju e portato in scena per oltre 300 recite dalla cooperativa Teatro di Sardegna – il primo spettacolo in cartellone a essere rappresentato.

A qualcuno il nome di Pasqua Selis Zau, nota Paskedda Zau, non dirà nulla. Eppure è lei la popolana nuorese, madre, vedova, di dieci figli, che il 26 aprile del 1868 scatenò la sommossa popolare contro gli effetti della Legge delle Chiudende (il provvedimento legislativo emanato nel 1820 durante la dominazione sabauda in Sardegna, che autorizzava la recinzione dei terreni fino ad allora considerati, per tradizione, di proprietà collettiva, introducendo di fatto la proprietà privata), quando contadini e pastori  protestarono contro la volontà del Consiglio comunale di Nuoro di voler privatizzare le terre pubbliche. Quella rivolta  è passata alla storia come “Su Connottu”, dal grido levato da Paskedda, “A su connottu, torramus a su connottu!”, al “conosciuto”, alla consuetudine. Nell’opera di Romano Ruju, poi arricchita dalle ballate di Francesco Masala e riscritta per la scena dal regista Gianfranco Mazzoni, la narrazione è affidata principalmente agli uomini. Nel racconto al femminile pensato dal Crogiuolo, a dare lettura  del testo, adattato, saranno Rita Atzeri, Maria Grazia Bodio, Isella Orchis, due attrici storiche del Teatro di Sardegna, Gisella Vacca e il fisarmonicista Stefano Minnei: “Un tentativo, senza stravolgere i contenuti della narrazione, di riportare equilibrio alla vicenda, almeno sul piano interpretativo delle voci in scena”, specifica Atzeri.

Alcune note storiche. Il 26 aprile del 1868 i moti popolari nuoresi culminarono nella sommossa di Su Connottu, dal grido di battaglia della popolazione ormai esasperata, a distanza di 80 anni dal 1796, quando i sardi scesero in piazza per protestare contro la tirannia feudale al canto di “Procurad’ ‘e moderare Barones sa tirannia”. Allora a guidarli fu Giovanni Maria Angioi, a Nuoro invece il popolo scese in piazza guidato da una popolana, Paskedda Zau. Il motivo scatenante fu dato dall’amministrazione comunale, che, ispirandosi alla Legge delle Chiudende, fu autorizzata ad abolire i diritti di uso comune dei territori comunali da parte dei cittadini residenti e a mettere in vendita al migliore offerente i terreni interessati. Tutto ciò doveva anche concorrere a finanziare gli inglesi della Compagnia della Ferrovie che allora realizzavano le prime strade ferrate sarde. Questo provvedimento comportò di conseguenza a pastori e contadini il non poter più usufruire dei terreni destinati al pascolo e alle coltivazioni, facendo mancare loro l’unica fonte di reddito e di sostentamento.

Il 7 agosto, sempre ore 21.00, ci si sposta nella casa baronale di Teulada, con “La vedova scalza” da Salvatore Niffoi.

Con Carla Orrù protagonista e la regia di Virginia Siriu (produzione Theandric), la messa in scena, tratta dall’omonimo romanzo di Salvatore Niffoi, vincitore del Premio Campiello 2006, accompagna gli spettatori lungo un percorso catartico che dalla cieca violenza sfocia nel suo rifiuto. La vendetta, la sopraffazione, l’onore da lavare col sangue sono gli ingombranti concetti che vengono messi in dubbio.

Siamo nella Barbagia degli anni ’30, popolata di piccoli paesi in cui la vita è regolata dai podestà fascisti e dalle leggi non scritte della società tradizionale. La violenza è ovunque: nello strapotere fascista, nelle angherie delle forze dell’ordine, nel sistema di usi e consuetudini che fossilizza i membri della società in una serie di ruoli prescritti e azioni comandate. La donna ne fa parte in quanto essere quasi annichilito: dedita alla vita rurale, è destinata solo alla preghiera e alla procreazione. La protagonista, Mintonia, appare da subito come il personaggio adatto a rompere questo circolo vizioso: al contrario delle donne del suo paese, si istruisce, legge Grazia Deledda e Tolstoj, è recalcitrante all’idea di subire dei soprusi. Sceglie da sé il proprio marito, Micheddu, a dispetto della contrarietà dell’intero paese che lo guarda con sdegno a causa del suo carattere ribelle. Micheddu, come Mintonia, non ama sottomettersi al potere, e presto finisce nel mirino del brigadier Centini. Il concatenarsi degli eventi costringe Micheddu alla latitanza. Infine, verrà ucciso in modo crudele. Rimasta sola con un figlio da crescere, Mintonia brucia dal desiderio di vendicarsi uccidendo il mandante, Centini. Riesce a introdursi nella casa del brigadiere e, dopo averlo sedotto, lo accoltella a morte. Subito dopo, scappa in Argentina. Ma la violenza non trionfa. Mintonia, seppur colpevole, diventa il motore del cambiamento: accortasi di essere rimasta incinta di Centini, decide di tenere il bambino. Cresce dunque i suoi due figli, l’uno del marito vendicato, l’altro del mandante ucciso, come fratelli. La vendetta non ha più senso, il peso del rimorso è un

prezzo troppo caro da pagare: il perdono rappresenta l’unica via di fuga dalla spirale di sangue. Mintonia si sporca le mani di sangue, ma si redime, dando la vita dopo averla levata. È una dispensatrice di morte che alla fine si converte alla vita.

Il 17 agosto, si torna a Sant’Anna Arresi, ore 21.00, con lo spettacolo “Corpi al vento”, in prima regionale, messo in scena proprio nello spazio antistante il nuraghe. In scena Ilaria Gelmi e Antonella Ruggiero messa a punto del lavoro delle attrici: Roberto Anglisani.

Una storia antica narrata da due corpi e due voci che si impastano, disgiungono, intrecciano, sovrappongono, fino a diventare un solo corpo e una sola voce.  Una madre, Pasifae, la madre del Minotauro, Arianna; la prima figlia, famosa per il filo con il quale portò Teseo in salvo dal labirinto; Fedra, la seconda figlia, una donna che non può trattenere una passione che le sgorga da dentro.  Donne cretesi, “le luminose” le chiamavano, tutte accomunate dallo stesso destino. Tutte fragili di fronte alle passioni d’amore, tutte vittime della stessa maledizione. Fragili, come la creta. Noi, donne, siamo tutte fatte di creta.  Un mito classico in chiave personale, femminile, ironica e contemporanea.

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Bruno Rombi è morto il 27 aprile scorso all’età di 89 anni, a Genova, dove viveva dal 1962; era nato nel 1931 a Calasetta, nell’isola di Sant’Antioco dell’arcipelago del Sulcis, “enclave” linguistica tabarchina (variante della “lingua” ligure).

È stato poeta, scrittore, giornalista, traduttore, pittore, legato alla Sardegna ed al suo paese natale (dove ritornava ogni estate), intellettuale sempre schierato a fianco dei Circoli degli emigrati sardi nell’Italia continentale.

Ho conosciuto Bruno Rombi a Pavia nel novembre 1986 proprio in qualità di delegato del Circolo “Sarda Tellus” di Genova al quarto Congresso della Lega Sarda.

Davanti ai rappresentanti di 25 Circoli di emigrati isolani (tante erano allora le associazioni sarde nell’Italia continentale che facevano parte della “Lega”) pronunciò un discorso di alto livello sottolineando comunque autoironicamente il fatto che non era interessato a cariche dirigenziali, ma che non intendeva rinunciare alla sua fama di “rombiscatole” (ho potuto rileggere il suo intervento perché in queste ultime settimane ho completato la trascrizione al computer di questi atti congressuali, che spero possano essere pubblicati in  un volume a stampa).

Bruno Rombi non aveva peli sulla lingua e non nascondeva verità scomode: mi regalò una copia del suo pamphlet di qualche anno prima “Perché i sardi sono così divisi: testo della conferenza tenuta a Genova presso la ‘Sarda Tellus’, associazione democratica lavoratori emigrati, domenica 17 ottobre 1982” (Genova, Lanterna, pp. 28, 1983).

Lascio ad altri il compito di ricordare Rombi per le sue opere letterarie (narrazioni, studi critici e soprattutto poesie, tradotte in francese, inglese – diffuse in questa versione anche in India -, spagnolo, polacco, maltese, rumeno, macedone, greco, sloveno, catalano, corso, portoghese, urdu, arabo ed albanese, oltre che in latino: l’elenco lo ha stilato Giovanni Mameli) e per la sua intensa attività di pittore.

In questo contributo voglio soffermarmi sugli apporti culturali con i quali questo uomo di grande sensibilità, anche se indubbiamente “spigoloso”, ha arricchito l’attività delle associazioni degli emigrati sardi, collocandosi sempre accanto ai  fratelli-corregionali de “su disterru” e facendo proprie le loro istanze e rivendicazioni anche materiali.

Seguendo i suoi scritti e gli articoli che lo riguardano apparsi dal 1976 al 2010 nelle pagine del mensile “Il Messaggero Sardo” cartaceo, vediamo che compare alla ribalta innanzitutto come poeta e poi come appassionato degli studi sulla lingua sarda (lui, di “madre-lingua” tabarchina, era ultrasensibile alle questioni delle minoranze  linguistiche), sul matriarcato in Sardegna, su nomi e cognomi della Sardegna, su emigrazione e razzismo (questi articoli sono legati a conferenze sui vari temi organizzati dal “suo” Circolo, il “Sarda Tellus” di Genova).

Manlio Brigaglia recensisce il suo libro su “Sebastiano Satta. Vita e opere” (Genova, marzo 1983) mentre Giovanni Mameli passa in rassegna scrupolosa le successive opere di Rombi: “Un anno a Calasetta” (prima edizione Genova, 1988; poi Sassari, Carlo Delfino, 2006); le raccolte di poesie “Un amore” (1992) e “Il battello fantasma” (2001); il secondo romanzo di Rombi (il primo era stato “Una donna di carbone”, Condaghes 2004) intitolato “Un oscuro amore” (Condaghes, 2009).

Un bilancio della sua produzione poetica, dal 1965 (data della sua prima raccolta, pochi anni dopo il suo trasferimento a Genova) al 2012 è stata  edita nel volume “Il viaggio della vita” (editore Le Mani di Recco, 2012, 330 pagine).

Molte opere di poesia e di prosa (comprese le ultime narrazioni: il romanzo “Il labirinto del G8” ed il racconto “L’ultima vestizione”, rispettivamente Condaghes 2011 e 2018) sono state presentate nella “Sarda Tellus” ma anche in altre associazioni di sardi emigrati, dove è stato spesso chiamato ad illustrare i risultati dei suoi studi critici sui Grandi della letteratura sarda: tra gli altri, Sebastiano Satta, Grazia Deledda, Salvatore Cambosu, Salvatore Satta, Giuseppe Dessì, Francesco Masala, Antonio Puddu, Angelo Mundula.

Personalmente lo portai nei Circoli sardi di Pavia e di Saronno a parlare di Sebastiano Satta, in occasione della ripubblicazione (presso Condaghes) della sua monografia sul poeta-vate nuorese, uscita in prima edizione, come si è detto, nel 1983.

Nota finale. Ho letto la notizia comparsa su questo sito in cui è stato messo in evidenza il forte legame di Bruno con il paese natìo:

https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2020/04/calasetta-ricorda-il-grande-concittadino-bruno-rombi-morto-a-genova-alleta-di-89-anni/

Personalmente vorrei aggiungere in questa occasione – richiamando un mio articolo in memoria apparso su questo sito – un breve cenno ad una personalità culturale sardo-genovese, amica di Bruno Rombi e, come lui, dei sardi emigrati: Lina Aresu:

https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2018/07/ricordo-della-scrittrice-lina-aresu-nuoro-16-gennaio-1938-chiavari-ge-15-giugno-2018-di-paolo-puilina/

Le “vite parallele” di questi due scrittori sardo-genovesi e le loro numerose opere (più di 40 per ciascuno) meriteranno in futuro di essere commemorate in una giornata di studi da organizzarsi da parte della comunità dei sardi emigrati.

Qui mi limito a rammentare che nel marzo 2004 Rombi presentò, sempre alla “Sarda Tellus”, il romanzo storico di appendice “Ritedda di Barigau. Bozzetto ogliastrino” del maestro di Semestene (Sassari) Marcello Cossu, edito nel 1885 dalla Tipografia Sociale di Vacca-Mameli di Lanusei. Una bella amicizia tra loro due, che hanno condiviso con un chiavarese doc, il docente di materie letterarie Marcello Vaglio, e con il sottoscritto, sardo trapiantato in provincia di Pavia.

Paolo Pulina

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Stefano Delunas.

Yoga, meditazione e un laboratorio cinematografico per imparare l’arte della realizzazione dei cortometraggi. Sono queste alcune della attività del progetto Conoscer-Si, ideato per contrastare il disagio giovanile tra i ragazzi dai 12 ai 19 anni. Organizzato dall’Associazione Enti locali per le attività Culturali e di Spettacolo al programma hanno aderito i Comuni di Guasila, Villasalto, Villaspeciosa e Quartu.

Si parte martedì 15 ottobre, alle ore 12.00, nella scuola secondaria di Villaspeciosa con la presentazione e la proiezione del docufilm: Vinti ma non Convinti, Francesco Masala, il Capo Tribù Nuragico con la regia di Marco Gallus, prodotto dall’associazione culturale Cicito Masala. Un documentario di resistenza, e un’operazione di controinformazione sulla storia della Sardegna. Il docufilm sarà poi presentato negli altri Comuni: il 16 ottobre nella scuola primaria di Villasalto, il 18 nella scuola secondaria per i ragazzi di Guasila, mentre a Quartu Sant’Elena la proiezione è prevista in orario extracurricolare, per il pomeriggio del 22 ottobre.

I ragazzi iscritti ai corsi potranno, dunque, avere accesso a diversi laboratori proposti. Tra questi il Cinema low cost. Obiettivo di questo progetto è guidare gli allievi attraverso lo studio e l’analisi delle varie fasi di realizzazione di un cortometraggio, ma realizzato in maniera particolare: gli strumenti ammessi saranno gli smartphone e altre attrezzature facilmente reperibili. In questo modo non solo si azzerano i costi di produzione dell’opera cinematografica, ma si rende, soprattutto, l’operazione più vicina al linguaggio normalmente utilizzato dai più giovani. Il Laboratorio di Cinema Low Cost sarà a cura degli operatori di artisti fuori posto. Gli appuntamenti partono il 22 ottobre con i giovani di Villaspeciosa, a seguire si cimenteranno nelle operazioni cinematografiche i ragazzi di Guasila, sarà il turno di Quartu con Marco Gallus il 29 ottobre, e infine gli artisti fuori posto l’8 novembre guideranno la regia dei giovani di Villasalto.

«Il progetto nasce con l’obiettivo di dare spazio alla creatività e alle passioni e inclinazioni dei più giovani, specialmente in territori dove è più facile che si sviluppino situazioni di disagio – ha detto Paola Casula, sindaca di Guasila -. E’ un progetto che darà buoni risultati all’interno delle comunità coinvolte e per questo auspichiamo che si possa ripetere l’esperienza allargando la rete ad altri Comuni.»

E’ soddisfatto il presidente dell’Associazione Enti locali e primo cittadino di Quartu Sant’Elena Stefano Delunas: «L’Associazione sta ampliando i suoi interventi insieme alle amministrazioni lavorando anche sul sociale. I ragazzi potranno attraverso questo progetto non solo scoprire e imparare arti diverse, nuove passioni e inclinazioni personali, ma dare una svolta alla propria vita allargando il proprio orizzonte di apprendimento».

Laboratori esperienziali. Si è poi deciso di proporre ai ragazzi il laboratorio di Yoga: una filosofia di vita, un modo di vivere, uno stile che si ispira all’armonia, alla condivisione e promuove il rispetto di sé e degli altri. Alla fine della sessione yogica, ci sarà sempre uno spazio dedicato al laboratorio per lasciare traccia dell’esperienza svolta in modo più incisivo. Questi laboratori possono essere musicali, di danza, di teatro attraverso lo psicodramma oppure grafico-pittorici.

C’è anche il laboratorio di Mindfulness. La parola Mindfulness significa “presenza mentale”. La mindfulness può essere descritta come “la consapevolezza che emerge dal prestare attenzione di proposito, nel momento presente e in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza, momento dopo momento” (Kabat-Zinn, 2003).

Il laboratorio di Yoga a Guasila e Villaspeciosa sarà tenuto da Barbara Olivari, mentre a Quartu e Villasalto i ragazzi saranno seguiti nel percorso disciplinare da Maria Valeria Cingolani. Le attività si svolgeranno in orario extrascolastico e coinvolgeranno ludoteche, centri culturali, associazioni locali nell’organizzazione del progetto. L’avvio del percorso è previsto per la settimana dal 15 al 18 ottobre per concludersi nel mese di febbraio del prossimo anno.

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Ancora un menù tutto da gustare nella quinta giornata del “Festival dei Tacchi”, firmato Cada Die Teatro. Domani, martedì 6 agosto, si parte dalla Stazione dell’Arte di Ulassai, che ospita alle 17.00 la presentazione del libro di Emanuele Cioglia “Lotta amata”. Con l’autore ci sarà Silvestro Ziccardi. Poteva la Sardegna diventare l’incubatrice della rivoluzione socialista mondiale? Sembra il plot d’un romanzo utopico, fantapolitica. Tuttavia qualcuno molti decenni fa ci credette davvero. Come se Cuba e la Sardegna potessero unirsi attraverso un filo rosso, per taluni libertario, per altri brigatista e sanguinario. Alcuni giovani negli anni ’70 e all’alba degli ’80 di lavoro volevano fare la rivoluzione. Tra questi, di sicuro, lo zio di Erni, il (co)protagonista di questo romanzo. Zio Geremia nella carta d’identità provò a farsi scrivere “professione combattente“, ma all’anagrafe gli spiegarono che non si poteva, a meno che non s’intendesse dipendente delle Forze Armate. Allora lui disse all’impiegata: “Scriva poeta”.
L’autore aveva nove anni all’epoca della favola narrata. Molti aneddoti, soprattutto quelli relativi alle sue avventure, quelle del fratellino Ricciolo e delle cuginette Laura e Mara, sono autentici, veri, o verosimili. La storia parallela dello zio Geremia e del suo seguito di anarchici sgangherati, dei brigatisti e delle loro armi, degli amori e della comica forza rivoltosa di queste pagine, nonché quella del colpo di scena finale, risulta quasi del tutto inventata.

Alle 19.00 la Stazione dell’Arte sarà poi il luogo deputato per “Del coraggio silenzioso”, di e con Marco Baliani (collaborazione alla drammaturgia di Ilenia Carrone, produzione Comune di Bergamo – Teatro Donizetti – Casa degli Alfieri, con il patrocinio di Amnesty International). Con l’attore piemontese in scena la chitarra del cantautore Nicola Pisu.
Di solito si associa alla parola “coraggio” un’azione eclatante, dettata da un’urgenza impellente. È il coraggio che accade in condizioni estreme e che diviene poi epos, racconto, esempio. Ma c’è un altro tipo di coraggio, silenzioso e non appariscente, ed è di questa declinazione della parola “coraggio” che questo spettacolo vuole parlare. Il coraggio silenzioso agisce nell’essere umano quasi inaspettatamente, non presuppone una tempra guerriera. Questo coraggio agisce in forma sottomessa, ha a che fare con la profondità dell’umano che è in noi, a cui è perfino difficile dare una spiegazione. Non ci sono parole che spiegano come quell’impulso ad agire, nonostante tutto, avvenga in individui che di colpo sentono di dover compiere un gesto per loro improvvisamente “necessario”. Antigone, che, nonostante il divieto della legge di Creonte, va a seppellire il corpo del fratello, pagando con la morte quella trasgressione, è l’esempio archetipico di questa forma di coraggio. «Ci sono leggi non scritte, inviolabili, che esistono da sempre, e nessuno sa dove attinsero splendore». «È questo splendore di cui parla Antigone – spiega Baliani – quello che vado cercando in questo spettacolo, quel nocciolo luminoso che trasforma un’esistenza intera in un atto esemplare, ma silenzioso, luminoso ma vissuto nell’ombra, nel pudore, nella pura necessità del dover agire. Andrò alla ricerca di cinque narrazioni, cinque situazioni estreme, dove far illuminare cinque esistenze, che, grazie al racconto, divengono, in quel luogo effimero e potente che è la scena teatrale, cinque testimonianze di taciturno coraggio. Una struttura drammaturgica semplice, parole e musica che si intrecciano per restituire la semplicità scandalosa di quegli umani atti di coraggio silenzioso».

E il Museo di Ulassai, scrigno delle opere di Maria Lai, alle 21.30 vedrà protagoniste l’interpretazione di Pierpaolo Piludu e le musiche live di Paolo Fresu in “Laribiancos”, produzione storica di Cada Die Teatro, tratta dal romanzo “Quelli dalle labbra bianche” di Francesco Masala. Lo spettacolo, adattato per il palcoscenico dallo stesso Piludu, sotto la regia di Giancarlo Biffi, è impreziosito dalle musiche originali di Fresu (disegno luci di Giovanni Schirru e suono di Giampietro Guttuso e Matteo Sanna).
“Quelli dalle labbra bianche”, pubblicato per la prima volta nel 1962, è un capitolo importante della letteratura sarda. Al centro del romanzo di Francesco “Cicitu” Masala il villaggio di Arasolè, con le sue storie dolorose legate alla tragedia della seconda guerra mondiale sul fronte russo. Ad Arasolè, un giorno, il campanaro Daniele Mele – la voce narrante delle memorie del villaggio – chiama a raccolta il paese per rendere omaggio, dopo vent’anni, ai caduti in guerra. Mele è l’unico superstite fra i dieci compaesani che partirono per la Russia verso l’impresa più ardua della loro vita, in una trincea in mezzo alla pianura russa ghiacciata, una disastrosa avventura dal tragico epilogo. Ad Arasolè erano ‘quelli dalle labbra bianche’, sos laribiancos, i poveri, i ‘vinti’.
«Li chiamavano ‘sos laribiancos’, ‘quelli dalle labbra bianche’: era il segno distintivo, inconfondibile, dei poveri di Arasolè, un paesino della Sardegna, ai confini con le foreste del Goceano – scrive Pierpaolo Piludu -. Sos laribiancos si riconoscevano subito: mangiavano poca carne, pochi carboidrati, poche proteine… mangiavano troppo poco. Lo spettacolo nasce da un profondo interesse e dall’alta considerazione per l’opera di Francesco Masala. In diverse occasioni il poeta-scrittore di Nughedu San Nicolò mi ha manifestato il desiderio di vedere in scena il testo teatrale Sos laribiancos, nella versione sardo logudorese. ‘… e se invece di una messa in scena fedele, provassi a narrare la vicenda?’. E’ nato così un racconto che si rifà sia al romanzo Quelli dalle labbra bianche che ad altre opere di Masala dove compaiono a più riprese Culubiancu, Mammutone, Tric Trac e gli altri laribiancos di Arasolè partiti in un pomeriggio di sole del 1940, sopra un carro bestiame, per andare a fare la guerra. Dove possibile ho cercato di lasciare inalterata la suggestione poetica delle parole dell’autore. Allo stesso tempo, spero con il giusto rispetto, ho dovuto scegliere, aggiungere, assemblare, tradire.»

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Joyce Lussu – La Rivoluzione possibile. E’ il titolo di quattro appuntamenti di studio fra cinema, teatro e musica sulla vita e l’opera di una ribelle, organizzati dal Crogiuolo, sotto la direzione artistica di Rita Atzeri. Joyce Salvadori Lussu: nata a Firenze nel 1912, antifascista, anche per tradizione familiare (i genitori erano intellettuali antifascisti, figli di famiglie marchigiane con origini inglesi), partigiana, capitano nelle brigate Giustizia e Libertà, medaglia d’argento al valor militare, moglie del cavaliere dei Rossomori (così lo definì Giuseppe Fiori nel suo mirabile libro a lui dedicato), del capotribù nuragico (così Francesco Masala nel titolo di un suo famoso radiodramma) Emilio Lussu, mitico capitano della Brigata Sassari nella Grande Guerra, fondatore del Partito Sardo d’Azione e del movimento Giustizia e Libertà. Joyce Lussu: scrittrice, traduttrice (a lei molto devono i versi in italiano del poeta turco Nazim Hikmet) e poetessa. Per ricordarla, approfondire e riflettere, quattro appuntamenti dislocati fra Cagliari, Armungia e Portoscuso, a partire dal 23 giugno fino al 18 luglio.