29 November, 2022
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Sit-in dei lavoratori della Portovesme srl questa mattina davanti al Palazzo del Consiglio regionale, in via Roma, a Cagliari. L’iniziativa è stata organizzata per sollecitare il Consiglio regionale e la Giunta Solinas a sostenere la vertenza che vede 1.500 posti di lavoro a rischio per i problemi provocati al ciclo produttivo dello stabilimento di Portovesme, dagli elevatissimi costi dell’energia, cresciuti di oltre quattro volte rispetto al periodo precrisi. La situazione è resa ancora più grave dalla mancanza della rete del gas e quindi degli incentivi garantiti dal Governo alle aree industriali penalizzate in questa fase dall’impennata dal prezzo del gas.

Al termine del sit-in, una delegazione è stata ricevuta dai capigruppo del Consiglio regionale.

Il Consiglio regionale interverrà in tempi brevissimi con un documento unitario a sostegno della Portovesme Srl per sollecitare il Governo ad approvare i decreti attuativi a favore delle aziende “energivore” e, nello stesso tempo, svilupperà un’azione istituzionale, di concerto con la Giunta, per l’attivazione di un “tavolo specifico” per il sistema economico regionale attualmente penalizzato dalla mancanza del gas.
La decisione è arrivata al termine dell’incontro dei capigruppo, presieduto dal vice presidente dell’Assemblea Giovanni Antonio Satta, con le rappresentanze sindacali della Portovesme SrL, al quale hanno preso parte anche gli assessori dell’Industria Anita Pili e dell’Ambiente Gianni Lampis.
In apertura, i rappresentanti sindacali hanno esposto alcune cifre che danno la misura delle difficoltà nelle quali si trova l’azienda. A fronte di un costo energetico che nel 2021 si è attestato sui 20 euro a Megawatt, questa voce è arrivata nell’anno in corso a 240 euro, con alcuni picchi vicino ai 400 euro, facendo passare l’incidenza della voce energetica sui costi aziendali dal 30 al 70%.
Questa situazione, hanno aggiunto i sindacalisti, aumenta ulteriormente i problemi della Portovesme Srl, dove dal mese di ottobre è stata collocata in cassa integrazione “a rotazione” una quota di personale di circa 700 unità. Inoltre, un quadro nazionale ed internazionale in ulteriore peggioramento potrebbe portare ad altri tagli di personale, fino a 1.000 unità rispetto ai 1.500 dell’organico attuale, con ripercussioni negative anche sull’indotto.
Dopo aver ricordato che in questa difficilissima vertenza la Regione non è una “controparte” ma un “alleato”, i sindacati hanno sollecitato le istituzioni regionali ad avviare le azioni politiche più incisive nei confronti del Governo sia per approvare al più presto i decreti attuativi collegati alle leggi di sostegno al settore energetico, sia per assicurare alla Sardegna, con provvedimenti specifici, parità di trattamento con le altre Regioni, tenendo conto del fatto che l’Isola non può contare su una materia prima essenziale come il gas.
Sulla parte propositiva dell’azione delle istituzioni regionali si sono poi soffermati gli assessori dell’Industria Anita Pili e dell’Ambiente Gianni Lampis. Anita Pili ha affermato che le aziende energetiche della Sardegna hanno diritto, nel momento attuale di crisi, ad una protezione “speciale”, necessaria per colmare il divario strutturale che pesa sul sistema economico regionale. Per questo, ha precisato, oltre all’intervento nei confronti del Governo e del ministero della Transizione ecologica, sarà coinvolta anche la conferenza della Regioni.
Gianni Lampis ha sottolineato che molte delle misure strategiche per la “ripartenza” della Sardegna sono concentrate nel settore energetico.
Abbiamo di fronte, ha aggiunto, questioni molto complesse che richiedono senso di responsabilità ed unità, ed anche la capacità di concentrarsi sulle cose concrete, creando per le aziende le migliori condizioni (come nel caso della Portovesme Srl) per realizzare gli investimenti programmati.

Domani mattina, intanto, è prevista la visita della viceministro dello Sviluppo economico Alessandra Todde nello stabilimento di Portovesme.

«Ben vengano i quasi 13 milioni del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, il PNRR, destinati agli enti locali, ma occorre capire come saranno utilizzati e se la Regione ha già dei progetti sui quali investire.»

All’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che ripartisce il Fondo per la progettazione territoriale e destina alla Sardegna quasi 12,800 milioni per Comuni, Province e la Città Metropolitana di Cagliari, la consigliera regionale del Gruppo Misto, Carla Cuccu, ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione, Christian Solinas, e all’assessore degli Enti locali, Quirico Sanna, per far chiarezza sulla spendita delle ingenti risorse.  

Nel documento – sottoscritto anche dai colleghi di Gruppo, Roberto Caredda e Giovanni Antonio Satta -, Carla Cuccu chiede come saranno suddivise le risorse destinate alla Sardegna, quali interventi siano già in fase di progettazione e quali pronti per la realizzazione.

«Vogliamo, inoltre, capire – aggiunge Carla Cuccuquali ricadute concrete ci saranno per i cittadini sardi e per quali territori in particolare, con quale tempistica saranno assegnate le risorse agli Enti locali e con quale saranno, invece, individuati e realizzati i progetti.»

Nell’interrogazione Carla Cuccu, Roberto Caredda e Giovanni Antonio Satta chiedono alla Giunta regionale, infine, se abbia in programma il reclutamento di nuovi professionisti come supporto per la predisposizione dei progetti, quali siano le figure eventualmente necessarie, come si intenda selezionarle e contrattualizzarle.

La commissione Sanità, presieduta da Domenico Gallus (Udc-Cambiamo) ha dedicato una seduta alle audizioni dell’assessore Mario Nieddu e dei vertici dell’Ats su una serie di problemi più volte all’attenzione del Consiglio regionale, per iniziativa di diversi gruppi consiliari.
Il primo argomento affrontato è stato quello delle strutture residenziali (o comunità) integrate, nelle quali possono essere accolte persone non autosufficienti o con esigenze educative e relazionali di carattere intensivo (disabilità gravi, disturbi mentali, disagio minorile)
Si tratta quindi di strutture che, al di là dei requisiti minimi fissati dalla legge, devono possedere caratteristiche specifiche il più possibile adatte alle differenti tipologie degli ospiti.
In attesa della definizione dei nuovi requisiti, che saranno oggetto di una specifica delibera della Giunta regionale previo parere della commissione, le strutture residenziali integrate hanno dovuto superare una fase difficile a causa dell’emergenza Covid che ha reso necessario il reclutamento straordinario di personale medico ed infermieristico e l’incremento della presenza degli Oss.
E’ stata poi affrontata, su richiesta del capogruppo del M5S Michele Ciusa, la questione dei supporti ai pazienti diabetici. L’assessore Mario Nieddu, dopo aver premesso che le risorse messe a disposizione dalla Regione sono sufficienti, ha annunciato la prossima pubblicazione di un bando di gara che permetterà l’accesso agli strumenti tecnologici più avanzati, compresi i sensori non “freestyle”.
Successivamente, la commissione si è occupata su richiesta del vice presidente Daniele Cocco (Leu) della parziale stabilizzazione dei medici veterinari “dirigenti”, che ha interessato solo 10 professionisti a fronte di un fabbisogno complessivo di 31 unità. Sul punto hanno preso la parola numerosi consiglieri regionali (Antonello Peru e Giorgio Oppi di Udc-Cambiamo, Gianfranco Ganau del Pd, Piero Maieli del Psd’Az, Francesco Agus dei Progressisti, Desirè Manca del M5S, Giovanni Antonio Satta (Misto), Giuseppe Talanas di Fi e Antonio Mundula di Fdi.
Il vice presidente Daniele Cocco, in particolare, ha lamentato con forza le tante anomalie di una procedura che, a suo giudizio, è andata avanti per troppo tempo per poi concludersi negativamente, pur partendo da una base documentale chiara e completa e da indirizzi comuni della commissione e del Consiglio.
A nome dell’Ats, il dottor Carlo Murru ha affermato che il dato del fabbisogno di personale è sempre in evoluzione ed ha assicurato che l’estensione della “platea” degli eventi diritto ai possessori dei requisiti fino alla data del prossimo 30 giugno, consentirà l’aumento delle stabilizzazioni attraverso la revisione del piano di fabbisogno ed un bando. La commissione ha ottenuto la verifica a breve scadenza di tale impegno entro (come ha precisato il presidente Domenico Gallus) i prossimi 7/10 giorni.
Inoltre, ancora su richiesta del capogruppo del M5S Michele Ciusa, si è parlato delle indennità infrasettimanali da corrispondere ai dipendenti dell’azienda Brotzu. Il direttore dell’assessorato Marcello Tidore ha risposto che è in corso una verifica tecnico-giuridica con lo scopo di arrivare ad un intervento stabile, anche alla luce di alcune sentenze in materia della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia.
Desirè Manca, sempre del M5S, ha portato all’attenzione della commissione la carenza dei pediatri di libera scelta nel Sassarese. Nella conferenza Stato-Regioni, ha replicato il dg dell’assessorato Marcello Tidore ricordando che si tratta di un problema molto presente nei territori, si stanno valutando soluzioni alternative temporanee come l’affidamento di incarichi ed il prolungamento dei “massimali” per la fascia da 0 a 6 anni.

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Il Consiglio regionale ha approvato i primi 4 articoli del testo unificato per la riforma dell’asseto territoriale della Regione. La seduta è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha proseguito l‘esame dell’ordine del giorno con gli articoli e gli emendamenti del Testo unico sulla riforma delle Autonomie locali.

Prima dell’avvio della discussione, prendendo la parola sull’ordine dei lavori, il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha espresso apprezzamento per la decisione dei capigruppo di concedere al Consiglio qualche giorno in più per l’esame del testo. Inoltre, ha sollecitato la presidenza ad intervenire presso la commissione Sanità per una seduta dedicata alla campagna vaccinale, con la presenza dell’assessore e dei vertici delle aziende sanitarie.

Il presidente ha assicurato l’intervento della commissione.

Intervenendo sull’art. 1 del Testo unico sulle Autonomie locali, il consigliere deiProgressisti Massimo Zedda ha ricordato che diversi emendamenti discussi in  commissione hanno fatto emergere questioni molto rilevanti: riduzione delle competenze dei Comuni sul Pul (Piano urbano dei litorali) che vengono trasferito alla Regione, Autorità d’Ambito dove si ripropone la sovrapposizione delle figure di “controllore e controllato”, il taglio del percorso formativo dei segretari generali dei Comuni che ora potranno accedere alle strutture di grandi dimensioni solo dopo aver ricoperto il ruolo di funzionario o il vice segretario, “mettendo nei guai i Sindaci”.

Ancora una volta, ha concluso, al di là dei nobili principi, si fa una legge che moltiplica gli assetti e indica risorse solo per gli organi di governo prendendole dal fondo unico, mentre resta sullo sfondo la riforma della Regione, vero “cuore” del problema.

Subito dopo il Consiglio ha approvato l’art. 1 (Finalità).

E’iniziata poi la discussione dell’art. 2 al quale è collegato un emendamento sul quale relatore e Giunta si sono rimessi all’Aula. La proposta, formulata dal consigliere Giovanni Antonio Satta (Misto), cambia la denominazione della provincia Gallura in “Provincia Nord Est Sardegna”

Prima di procedere, il presidente ha sospeso brevemente la seduta.

Alla ripresa dei lavori, è ripresa la discussione dell’art. 2.

Il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda ha messo l’accento sul punto che riguarda la Città metropolitana di Sassari, mentre la questione centrale è quella della mancata spesa delle risorse assegnate alla Rete metropolitana, istituita nel 2016 ma priva di strutture amministrative. Ciò, a suo giudizio, dipende solo dal prolungato commissariamento della Provincia di Sassari, al pari di tutte le altre. Sulle Unioni dei Comuni, ha aggiunto, la legge non distingue fra quelle che hanno fatto bene e quelle che non hanno funzionato.

Sempre per i Progressisti il capogruppo Francesco Agus, tornando sulla Città metropolitana di Sassari, ha sottolineato che questo organismo rappresenta oggettivamente uno dei più grandi “flop” della storia repubblicana perché non funziona la “governance” con le elezioni di secondo livello, si avvantaggiano le realtà più forti, si provocano squilibri nella distribuzione delle risorse. Solo in Sardegna, come Regione autonoma, la Cm viene definita qualcosa di utile ma utilizzando proprio il modello nazionale che non ha dato risultati positivi.

Ancora per i Progressisti, il consigliere Antonio Piu ha ribadito che a suo giudizio l’istituzione della Cm di Sassari è un grande passo avanti ma, ha avvertito, la battaglia inizia ora perché, per esempio, la metropolitana di superficie di Sassari è  ferma pur essendo partita prima di quella di Cagliari. Questo significa, ha spiegato, che il problema delle competenze non può essere aggirato e nello specifico devono essere decentrate a livello locale. Senza questo cambio di rotta, ha avvertito, non sarà possibile fermare lo spopolamento.

Il consigliere Diego Loi, anch’egli dei Progressisti, ha evidenziato che mettendo a confronto la volontà dichiarata ed il contenuto della legge, restano inalterati i motivi di dissenso del suo gruppo. In gioco, ha aggiunto, c’è l’esercizio concreto della democrazia nei territori i quali finora non hanno avuto risposte al loro bisogno di spazi più larghi di quelli locali. La legge non dà risposta a questa domanda, ha precisato, e ciò depotenzia le stesse finalità del provvedimento.

Intervenendo sull’emendamento presentato il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda ha osservato che il nome dovrebbe identificare, più che la geografia, coloro che vivono in quel territorio e perciò forse sarebbero preferibili toponimi legati ad una storia comune.

Il consigliere del Pd Giuseppe Meloni, firmatario dell’emendamento, ha chiarito che il nome Nord Est era quello di una proposta di legge precedente, poi respinta. Ed inoltre, è importante lasciare aperta la porta di quanti vorranno aderire in seguito al nuovo ente.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni, dopo aver premesso di voler apporre la firma all’emendamento, si è detto soddisfatto per la visione lungimirante che consente l’adesione di altri Comuni.

Anche il consigliere sardista Giovanni Satta ha chiesto di sottoscrivere la proposta, definita di “buon senso”.

Il consigliere Giovanni Antonio Satta, primo firmatario, ha ricordato che la volontà di attribuire alla nuova Provincia il nome di Nord Est appartiene ad un intero territorio, che per ora comprende 26 Comuni, del quale fa parte una realtà importante come il Monte Acuto. Forse, ha osservato, anche le discussioni passate sul nome hanno fatto perdere tempo.

Il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi ha annunciato voto favorevole.

Successivamente il Consiglio ha approvato l’emendamento e, a seguire, l’art. 2 (Riforma dell’assetto territoriale complessivo).

Dopo è iniziata la discussione dell’art. 3 (Città metropolitana di Sassari). Desirè Manca, del M5S, si è espressa favorevolmente sull’istituzione della Città metropolitana di Sassari, che potrà ripartire con quella dignità che negli anni si era perduta, anche a causa di una pesante crisi economica e sociale. Desirè Manca ha quindi annunciato il voto favorevole, pur ribadendo la posizione contraria del suo gruppo nei confronti degli altri contenuti della legge.

Dopo l’on. Desirè Manca ha preso la parola l’on. Massimo Zedda (Progressisti) che ha chiesto all’Aula: “Che differenza c’è tra la città metropolitana e la provincia se i Comuni della prima sono gli stessi della seconda? Sarebbe il caso che riflettessimo su questo. E dovremmo anche ricordarci che possiamo realizzare nuovi enti ma i poteri restano sempre in capo alla Regione, che tiene per sé risorse e personale».

Per l’on. Antonio Piu (Progressisti) «è necessario introdurre in legge il concetto del decentramento amministrativo, se vogliamo che i servizi siano erogati a tutti i cittadini e non soltanto a chi vive a Cagliari. Se la politica non ha idee chiare e non ha una visione chiara sulla funzione degli enti locali le riforme non servono e non si capisce nemmeno di chi è l’errore».

Per l’on. Gianfranco Satta (Progressisti) «questa norma è comunque un riconoscimento per il nord Sardegna e io voto a favore della istituzione della città metropolitana di Sassari. Avevo presentato un’altra proposta nei mesi scorsi ma comunque voterò a favore. Siamo però ancora in tempo per rivedere alcune questioni dirimenti, specie nel campo dei servizi».

Dai banchi dell’Udc l’on. Antonello Peru ha detto: «Certo che se a un ente non dai risorse e non dai energia non potrà funzionare. Ma noi dobbiamo impegnarci a dare quel che serve perché i territori più distanti possano unirsi. Questo è l’obiettivo della nuova città metropolitana, questa è la visione organica della riforma».

Approvato l‘articolo 3, l’Aula è passata all’esame degli emendamenti dell’articolo 4.

L’on. Dario Giagoni (Lega) ha illustrato l’emendamento 8 e gli ha replicato l’on. Massimo Zedda: «Dal punto di vista finanziario state creando le premesse di un fallimento per questi enti».

Per il Pd l’on. Piero Comandini ha detto, citando l’ex presidente Pietrino Soddu: «Sedersi in  quest’Aula significa svestirsi del ruolo avuto in qualche ente locale e vestirsi da legislatore, perché qui si governano tempi ben più ampi di un Comune o di una provincia. Dobbiamo oggi allargare lo sguardo e dare dignità politica ai Comuni attualmente esclusi dalla città metropolitana. Come si fa a bloccare lo spopolamento se si concentra tutta l’attività politica su Cagliari e Sassari?»

Anche l’on. Eugenio Lai (LeU) si è associato al discorso dell’oratore precedente e ha aggiunto: «Non è giusto che due città decidano tutto per tutti. La Sardegna non ha città metropolitana ma  città medie e grossi paesi. Non serve a nulla istituire scatole se non darete servizi ai territori».

Per l’on. Fausto Piga (FdI) «la città metropolitana di Cagliari è una forzatura tutta sarda, perché non ha mantenuto il perimetro storico di tutta la Provincia e non c’è giustificazione per questa scelta, politica e forzata. Rinnovo la proposta di scongiurare il commissariamento della città metropolitana di Cagliari». Sempre dai banchi dei Fratelli d’Italia il capogruppo Francesco Mura ha detto: «Certo Cagliari non è Città del Messico con 20 milioni di abitanti ma la città metropolitana per Cagliari ha certamente un senso. Dopo Monastir c’è un mondo e anche i territori più periferici devono trovare identità dentro la città metropolitana».

Per i Progressisti l’on. Maria Laura Orrù ha detto: «Uscire da quest’aula senza un percorso comune il risultato sarà che i cittadini non avranno fiducia in noi. Il rischio è l’astensionismo crescente e la tenuta democratica». Per il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, «le province che un referendum ha abolito non erano il male assoluto e noi allora lo abbiamo detto. Sicuramente non erano apprezzate dai cittadini né percepite positivamente, nonostante lavorassero».

L’articolo 4 (Modifica della circoscrizione territoriale della Città metropolitana di Cagliari) è stato approvato e i lavori dell’Aula sono sospesi.

Riprenderanno martedì prossimo alle 16.00.

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La commissione sanità, presieduta da Domenico Gallus (Udc-Cambiamo) ha proseguito le audizioni sulla riforma ascoltando Anci, organizzazioni sindacali confederali ed autonome, Università, Ordini dei Medici e degli Psicologi, Ordine delle professioni Infermieristiche e sindacati dei dirigenti amministrativi.

Per i Comuni, come ha evidenziato il presidente dell’Anci Emiliano Deiana che ha annunciato un documento articolato sui testi all’esame della commissione, occorre che la riforma tenga conto delle caratteristiche dell’intero territorio regionale e di un diritto alla salute che proietti una visione nuova oltre l’aspetto tipicamente sanitario (Rsa, sport e scuola, ad esempio), in un sistema di strutture coordinate fra loro. Gli atti aziendali, inoltre, non dovranno più essere solo una espressione dell’alta burocrazia ma il frutto di un processo di condivisione con i territori.

I sindacati invece, dopo aver ricordato il contributo determinante di tutto il personale sanitario (che, nonostante ciò, non ha avuto alcun riconoscimento) durante l’emergenza Covid, hanno insistito molto sulla necessità di colmare gli enormi vuoti di organico con un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni. Inoltre, sempre in materia di personale, le organizzazioni sindacali hanno criticato a fondo la precedente esperienza dell’Ats avvertendo le istituzioni che, nei diversi progetti di riforma, sembra che con l’Ares si voglia ripercorrere la stessa strada, vanificando ogni azione di potenziamento della sanità territoriale. Infine, dai rappresentanti dei lavoratori, è arrivato un appello per la rapida ripartenza del servizio sanitario, rimasto sostanzialmente bloccato a causa dalla pandemia.

Soffermandosi sul tema del rapporto fra Università, sanità e formazione, il rettore dell’Università di Cagliari Maria Del Zompo (anche a nome del collega di Sassari), ha messo in luce che sia il rating che la capacità di attrarre  finanziamenti delle aziende ospedaliero universitarie dipendono anche dal ruolo svolto da queste strutture nel campo dell’assistenza, che però non è governato dagli atenei ma dipende dalla sanità. Senza finanziamenti adeguati e senza un numero di posti letto in linea con norme attuali, ha paventato la Del Zompo, le aziende rischiano di perdere opportunità importanti a livello finanziario e professionale.

I problemi del personale, dei sistemi informatici e della sanità territoriale sono stati al centro degli interventi dei rappresentanti degli Ordini dei Medici, secondo i quali in questa prima fase post-Covid è necessario anche accelerare i processi di riforma. Va superata, secondo i medici, l’esperienza “centralista” precedente che ha caratterizzato l’azione dell’Ats, senza cedere a tentazioni di continuità con l’Ares e tornando semmai alla visione di una sanità “universale” che è stata, assieme alla prevenzione, il principio cardine della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale.

Gli psicologi hanno messo l’accento sul fatto che, proprio l’esperienza della pandemia, anche in Sardegna, consegna una “domanda” di questo specifico supporto, soprattutto a livello di base. Mentre gli infermieri (era presente l’Ordine di Carbonia Iglesias) hanno suggerito di definire con chiarezza le funzioni dell’Ares, limitandole a quelle amministrative.

Ancora di Ares ha parlato il sindacato dei dirigenti Fedirets che ha espresso una ulteriore valutazione negativa sull’esperienza dell’Ats, anche nel capo negli acquisti che doveva essere il fulcro della sua missione. Per questo, ad avviso dei dirigenti, bisogna decidere se si vuole davvero il decentramento perché, se come pare si intende restare a metà strada con l’Ares, il sistema non funzionerà.

Nel dibattito hanno preso la parola Gianfranco Ganau del Pd, Annalisa Mele della Lega, Giovanni Antonio Satta dei Riformatori sardi, Daniele Cocco di Leu, Francesco Agus dei Progressisti, Antonello Peru e Giorgio Oppi di Udc-Cambiamo.

La commissione ha inoltre approvato all’unanimità la Pl n.161 in materia di borse di studio nominando relatore per l’Aula la consigliera della Lega Annalisa Mele. Inoltre, su sollecitazione del consigliere Giovanni Antonio Satta poi condivisa anche dal vice presidente Daniele Cocco e dal capogruppo della Lega Dario Giagoni, sarà programmata a breve una audizione dell’Unità di progetto della Regione sulle problematiche del precariato del personale veterinario che sta operando nel settore della prevenzione e del contrato dalla blue tongue e della peste suina.

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«Le norme sugli appalti rappresentano in Italia il maggiore freno all’utilizzo delle ingenti risorse pubbliche per gli investimenti infrastrutturali: è diventato ormai un problema sistemico, da affrontare in modo radicale, perché colpisce mortalmente la nostra competitività. Su questo tema presenteremo una mozione in Consiglio regionale.»

Cosi i consiglieri regionali dei Riformatori sardi Aldo Salaris, Michele Cossa, Alfonso Marras e Giovanni Antonio Satta, che definiscono «intollerabile rispetto alla fase che stiamo vivendo» il tempo medio per la realizzazione di un’opera pubblica, che varia dai quasi tre anni per le opere di valore più esiguo (sino ai 100mila euro) agli oltre 14 anni per le opere più importanti.
Da qui la necessità di mettere mano alle norme sugli appalti, intervenendo lungo una direttrice che poggia su due pilastri: la necessità di allineare la legislazione italiana a quella comunitaria e degli altri Paesi membri (soprattutto Francia e Germania) dove il sistema è ben più rapido; la necessità di spostare i controlli alla fase successiva all’assegnazione dell’appalto (prevedendo pene certe e tempestive per chi imbroglia), con una tempistica precisa per l’affidamento dei lavori, anche abbattendo i tempi burocratici per il passaggio da una fase all’altra, dove si annidano i tempi più lunghi della procedura. Il tutto, garantendo la massima trasparenza negli affidamenti.
«Nel 2016spiega Michele Cossaè entrato in vigore il nuovo codice degli appalti: norme fatte per arginare la corruzione finiscono per non intaccare in modo significativo il fenomeno, che in compenso hanno allungato i tempi di realizzazione delle opere pubbliche di un buon 50%. Caricando tra l’altro di responsabilità sproporzionate i responsabili delle gare d’appalto, che svolgono il loro lavoro in una condizione di ansia e perenne incertezza. Il risultato – aggiunge il consigliere regionale dei Riformatori sardi – è una lentezza intollerabile in un paese che vuole modernizzare le proprie infrastrutture e utilizzare gli investimenti per far ripartire la propria economia dopo il crollo del PIL previsto a causa della pandemia.»
I tempi lunghi a cui le opere sono sottoposte comportano secondo Michele Cossa non solo un danno in se stesso, derivante dal ritardo nella disponibilità delle opere di cui la comunità ha bisogno, ma determinano anche un impatto pesantissimo sull’economia: «Nessuna politica Keynesiana (come si dice oggi con una certa approssimazione) può produrre risultati con una normativa del genere», concludono i Riformatori sardi.

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Il test di screening avanzato non invasivo per le principali trisomie, per le donne sarde considerate a rischio alto e intermedio, deve essere gratuito!
È la richiesta che arriva dai consiglieri regionali dei Riformatori sardi, che in un’interrogazione indirizzata al presidente della Giunta Christian Solinas e all’assessore della Sanità Mario Nieddu, puntano un faro sulle difficoltà delle donne sarde che non possono accedere al test NIPT, attendibile al 99%, perché troppo costoso.
Nell’interrogazione a firma Michele Cossa, Alfonso Marras, Aldo Salaris e Giovanni Antonio Satta, i consiglieri chiedono che venga istituito un tavolo tecnico con genetisti e ginecologi, finalizzato all’attivazione di un progetto extra LEA che consenta anche alle donne sarde a rischio intermedio/alto di anomalia cromosomica fetale di accedere sin d’ora al test NIPT in modo gratuito, evitando il rischio di aborto dell’amniocentesi.

«Il servizio deve rientrare tra quelli a carico del sistema sanitario, affinché tutte le donne abbiano le stesse opportunità e possano vivere con la stessa serenità tutti i nove mesi di gravidanza», è il monito dei consiglieri, che parlano di “battaglia di buon senso e civiltà”.
In altre Regioni italiane, come Toscana, Piemonte e Puglia ed di recente in Emilia Romagna, nell’attesa della piena rimborsabilità del NIPT da parte del Sistema Sanitario Nazionale, vengono comunque finanziati progetti extra LEA, mentre in Sardegna tutto tace e l’esame può essere eseguito esclusivamente presso il laboratorio di genetica dell’Ospedale A. Cao a totale carico economico delle pazienti al costo di 460 euro o in alternativa presso laboratori privati nazionali o stranieri a costi compresi tra i 500 e i 700 euro e oltre.
«Il test NIPT, pur introdotto all’interno dei LEA nel 2017, non è ancora erogato direttamente dal Sistema Sanitario Nazionale in quanto non è stata ancora completata l’indispensabile revisione del Nomenclatore tariffario – spiegano i consiglieri dei Riformatori sardi -. Si tratta di un’anomalia che rende bene l’idea della condizione di arretratezza nella quale ci troviamo. Nonostante l’Ospedale A. Cao dell’Azienda Brotzu sia da tempo all’avanguardia nelle attività di screening e diagnosi prenatale per le anomalie cromosomiche fetali e nonostante la Regione Sardegna abbia effettuato importanti investimenti in tecnologia e risorse umane presso il Presidio Ospedaliero proprio per rafforzarne la capacità diagnostica e di supporto alle donne gravide a rischio concludono i consiglieri dei Riformatori sardi – oggi ci ritroviamo in una condizione di assoluto ritardo che non fa bene alla Sardegna e ai sardi.»

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La nota della Sogaer che giustifica la variazione del canone a danno degli operatori del settore autonoleggio con un adeguamento delle tariffe per allinearle a quelle in vigore negli altri aeroporti italiani e con le prospettive di crescita del traffico passeggeri non soddisfa i Riformatori sardi. È facile immaginare cosa comporti una tale decisione, avvertono, sia in termini economici per i sub concessionari del settore autonoleggio presenti all’aeroporto di Elmas e interessati dal caro tariffe e sia, in generale, dal punto di vista della domanda sul fronte turistico, che resterebbe disattesa con evidenti danni d’immagine per lo scalo di Cagliari.

Da qui l’interrogazione con richiesta di risposta scritta, che porta la firma dei Consiglieri regionali Michele Cossa, Alfonso Marras, Aldo Salaris, Giovanni Antonio Satta.

I consiglieri, premesso il servizio autonoleggio è garantito da 21 aziende che pagano un canone annuo di 46.800 euro per l’affitto di un ufficio di circa 10 mq e una decina di piazzole di sosta, considerano allarmante la decisione della società Sogaer di aumentare il canone annuale di quasi il 100% prevedendo un costo per gli operatori di 92.000 euro. Condizione che non consentirebbe più agli operatori di sostenere il servizio, tanto da paventare il rischio di chiusura delle imprese, con conseguenti licenziamenti dei lavoratori.

I Riformatori sardi sottolineano la rilevanza che il noleggio delle auto riveste sotto il profilo turistico e degli affari, che «subirebbero un contraccolpo negativo da una riduzione di questo servizio, che invece dev’essere incoraggiato». Da qui l’allarme a la richiesta di un intervento, rivolto al presidente della Giunta e l’assessore regionale dei Trasporti, perché la Sogaer possa rivedere il consistente aumento dei canoni.

 

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Sulla paventata chiusura della Scuola di Specializzazione in Cardiologia presso l’AOU di Sassari  è immediato l’intervento del capogruppo in consiglio regionale dei Riformatori Sardi Aldo Salaris che, insieme a Michele Cossa, Giovanni Antonio Satta ed Alfonso Marras, ha presentato una interrogazione al presidente Christian Solinas e all’assessore alla Sanità Mario Nieddu. La richiesta è diretta: «Quali iniziative si intendono intraprendere per evitare la chiusura della scuola».
Salaris interviene su un problema che nasce a fine 2018 con l’andata in pensione del direttore della Cardiologia AOU Pier Franco Terrosu, e che ad oggi è ancora irrisolto tanto da rischiare di diventare emergenza. È tutt’ora in corso una raccolta firme promossa dagli studenti universitari, e gli specializzandi hanno scritto una lettera “aperta” per chiedere la trasformazione in struttura complessa con direzione universitaria del reparto: questa è l’unica soluzione possibile per scongiurare la chiusura della scuola.

«Siamo convinti che il mantenimento della scuola di specializzazione sia una priorità da salvaguardare così come indicato nel protocollo d’intesa tra Regione e aziende universitarie», scrivono i Riformatori sardi che ritengono inoltre sia da potenziare la struttura ospedaliera con mezzi e personale, garantendo così ai pazienti di avere garantiti ed adeguati livelli di assistenza.

 

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Sabato 30 novembre centinaia di amministratori locali, tutti i coordinamenti provinciali e cittadini, tutti gli iscritti e i simpatizzanti del partito, si ritroveranno alla Fiera di Cagliari (sala Tola Sulis) a partire dalle 10.00, per il congresso regionale, occasione per rilanciare le battaglie portate avanti in questi anni in favore dello sviluppo economico della Sardegna.

Nel corso del congresso verrà nominato il coordinatore regionale. Ma l’appuntamento sarà anche l’occasione per parlare delle necessità dei territori e annunciare le iniziative che vedranno la luce nel 2020.

«Oggi più che mai abbiamo il dovere di portare esperienza, spirito propositivo, idee e strategie di sviluppo in una Sardegna che ancora fatica a uscire dal tunnel della crisi», spiega il presidente dei Riformatori sardi, Roberto Frongia.

«I Riformatori sardi sono pronti a continuare l’azione incisiva che ha caratterizzato il partito in tutti questi anni, con battaglie portate avanti nell’interesse dei sardi e della Sardegna. Oggi stiamo combattendo per portare a casa la madre di tutte le battaglie, quella per il riconoscimento del principio di insularità in Costituzione e siamo pronti ad andare fino in fondo.»

Secondo il coordinatore regionale Aldo Salaris «i Riformatori sardi oggi sono il simbolo di un partito giovane, presente, in forza, capace di valorizzare i singoli e pronto a farsi portavoce dei bisogni delle comunità. Siamo (e lo saremo ancora di più nei prossimi anni) protagonisti del futuro della Sardegna, pronti a indirizzare le scelte e sostenere la crescita della nostra Isola con politiche di sviluppo serie e lungimiranti»”.

Sulla stessa linea il commento dei consiglieri regionali dei Riformatori sardi Michele Cossa, Alfonso Marras, Giovanni Antonio Satta: «È compito della politica essere punto di riferimento dei territori agendo con spirito di servizio nell’interesse dello sviluppo socio-economico della Sardegna. Ci aspettano sfide importanti e come partito siamo pronti ad affrontarle, puntando su una classe dirigente che sta crescendo e prendendo forma sulla base di principi e ideali sani e improntati alla crescita della nostra Isola».