28 November, 2021
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Sarà Fabio Mereu il nuovo presidente di Confartigianato del Sud Sardegna per il prossimo quadriennio. Il 43enne imprenditore cagliaritano, rappresentante della Mereu Autolinee, prende il posto di Luca Murgianu.
«Accanto al bisogno di liquidità, per il quale occorre essere ancora più incisivi con le banche perché in questo momento di grande difficoltà sostengano il mondo economicoha dichiarato Fabio Mereule imprese hanno la necessità che la politica lavori per assicurare che ai provvedimenti contenuti nei decreti emanati seguano fatti concreti che siano in grado di far produrre i loro effetti sul mondo economico con la massima rapidità. E questo è tanto più vero se si parla di tecnologie digitali, vero motore di una rivoluzione alla quale dovremo contribuire tutti accompagnando le imprese verso quelle nuove tecnologie immateriali che possono consentire uno sviluppo imprenditoriale al passo con le nuove sfide regionali, nazionali ed internazionali.»
Il neo presidente sarà coadiuvato 4 vicepresidenti: Salvatore Loi, responsabile per la Città Metropolitana di Cagliari e Sud Sardegna, Norella Orrù, per il Sulcis Iglesiente, Laura Pisano, per il Medio Campidano, e Riccardo Porta.
«Il sud dell’Isola, come il resto della Sardegna e dell’Italia, sta attraversando una fase delicatissima e tante realtà sono a un bivio, ancora di più quelle più piccole ha aggiunto Fabio Mereuper questo è necessario ascoltarle maggiormente e proporre loro soluzioni su misura che, soprattutto, possano essere concretizzate nel minor tempo possibile.»
A suo modo di vedere «la progressiva digitalizzazione dell’economia italiana e sarda, rafforzata da investimenti e incentivi, potrebbe creare numerose opportunità di crescita per tutti i settori, come anche rappresentare un valido argine nel contrasto dello spopolamento delle zone interne. Mai come in questo periodo, anche in Sardegna le nuove tecnologie e la tradizione del saper fare sono riuscite a fondersi per dare vita a imprese digitali capaci di stare al passo delle più importanti realtà mondiali. Se molte aziende, quindi, sono pronte a cavalcare l’onda digitale, il passaggio dal “tradizionale” all’”internet delle cose”, per le imprese tradizionali è spesso traumatico nel cercare di superare le oggettive lacune nella conoscenza delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali: agevolare questi processi pensiamo sia una delle missioni più importanti di una Associazione di categoria moderna e responsabile come la Confartigianato».
«La trasformazione va gestita soprattutto durante il passaggio generazionaleha concluso Fabio Mereu – rimandare questo “salto” può significare restare fuori da opportunità di crescita. In ogni caso nell’impresa la cosa fondamentale è mettere la persona al centro del sistema, perché dietro a una realtà che funziona ci sono persone che valgono, ci sono relazioni, c’è un territorio sano e che offre opportunità.»
Antonio Caria

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Il Partito democratico della Sardegna riparte dai territori e lancia la Conferenza programmatica. Con il coinvolgimento di simpatizzanti, attivisti e dirigenti. Tutti in campo per dare forza e vita a una conferenza programmatica che guardi al nuovo orizzonte della Sardegna. Questo l’obiettivo che il Pd della Sardegna ha in mente di promuovere per la fine di ottobre. A illustrare il percorso che metterà assieme assemblee e riunioni di circolo e il coinvolgimento di amministratori e società civile, federazioni provinciali e segreteria, direzione e assemblea regionale. Un percorso importante, come ha spiegato il segretario Emanuele Cani nel corso della conferenza stampa che  si svilupperà seguendo macro aree che riguardano “il rapporto con lo Stato e con l’Europa”, le “comunità locali”, il “piano di reindustrializzazione della Sardegna”, le “infrastrutture”, “l’istruzione”, la “cultura” la “sanità”, il “welfare sardo”, “turismo, ambiente, territorio e agrialimentare”. Un appuntamento importante, come ha rimarcato il segretario «che riparte dai territori e coinvolge tutti e a più livelli». Franco Sabatini della segreteria ha rimarcato l’importanza del coinvolgimento si tutti i partecipanti. Dello stesso avviso anche dagli altri componenti della segreteria Laura Pisano, Cesare Moriconi e Roberta Muscas. 

La conclusione del lavoro che partirà dai territori è prevista per  20 ottobre, termine entro il quale sarà poi convocata l’assemblea programmatica.

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Andrea Corda pestelli Andrea Corda foto pestelli

Dopo aver ottenuto il Premio Spadolini, Andrea Corda qualche giorno fa ha ricevuto un nuovo prestigioso riconoscimento.
Il Centro Studi sul giornalismo Gino Pestelli di Torino ha premiato la sua tesi di dottorato in Storia del giornalismo, elaborata e discussa con la prof.ssa Laura Pisano, dal titolo “Il giornalismo in Sardegna dall’istituzione della Regione Autonoma ai giorni nostri. Tra conservazione e innovazione”.

Laura Pisano

Secondo appuntamento con la stagione di teatro d’autore, parte del più ampio progetto de Il Crogiuolo “La rosa bianca. Un altro genere di storie”, venerdì 25 ottobre 2013, ore 21, al Teatro La Vetreria, via Italia Pirri, andrà in scena “Cantare le donne”, un racconto con parole e musica, di e con Laura Pisano.

Dalle ballate del Cinquecento alle canzoni popolari dell’Ottocento e del Novecento, fino ad alcune canzoni inedite dei nostri giorni, con un breve riferimento alle Trovatore del XI e XII secolo, la sequenza raccontata e cantata da Laura Pisano rivela non solo donne sacrificate in nome di regole che ne sopprimono la libertà, e raccontano amori difficili, resi impossibili da pregiudizi e volontà di sopraffazione esercitata dai forti sui deboli, dagli uomini sulle donne, fossero essi padri, mariti, fratelli, figli. Ma raccontano anche di donne che chiedono ascolto e complicità nella relazione di vita col partner, come è il caso dei componimenti poetici delle Trovatore, le Trobairitz della Provenza. Nel Cinquecento, furono i cantastorie a cantare donne vittime del frequentissimo “delitto” d’onore, in realtà non percepito come tale nelle società di quel tempo, bensì come ovvia conseguenza della mancata sottomissione femminile alle regole imposte dagli uomini della loro stessa famiglia o comunità. Di corte in corte, le ballate dei cantastorie, che mettevano in evidenza la disperazione femminile, impressionavano e commuovevano il pubblico.

Solo molto più tardi, nell’Ottocento, quando le donne iniziano a lavorare nelle fabbriche, quando il lavoro che svolgono nelle campagne da tempo immemorabile comincia ad essere vissuto con una nuova consapevolezza, un nuovo atteggiamento, un nuovo sguardo, sono le canzoni del lavoro quelle che le donne cantano, spesso in coro: e denunciano le condizioni spesso disumane nelle quali il lavoro si svolge, dalle risaie alle filande, alle manifatture tabacchi…

Ai primi del Novecento, negli anni intorno alla guerra di Libia (1911) e alla prima guerra mondiale (1914-18), canzoni pacifiste dicono che la guerra uccide non solo gli uomini, ma i sentimenti che li uniscono alle loro donne e alle loro famiglie. Dopo la guerra, le donne cantano canzoni di protesta politica, quando si uniscono nelle prime forme di organizzazione sindacale, nelle leghe socialiste, contadine e operaie.

E di donne parlano anche le canzoni dell’emigrazione, dell’allontanamento dagli affetti, dal paese, dalla famiglia, e dei rischi che si corrono quando si emigra. Di donne e d’amore parlano le canzoni napoletane, che hanno una lunga storia, fin dal Settecento, e che ebbero una grandissima popolarità non solo a Napoli, ma in tutta Italia, e nel Novecento anche nel mondo. Intorno agli anni Venti, le canzoni, soprattutto quelle da tabarin e da caffè-concerto, puntano i riflettori su nuovi comportamenti femminili, trasgressivi talvolta, sui quali si può fare dell’ironia, o comunque “cantarli”.

Più tardi ancora, altre e altri interpreti sapranno cantare i sentimenti con uno sguardo tutto nuovo. Ma per questo dobbiamo superare la terribile catastrofe della seconda guerra mondiale e giungere al secondo dopoguerra. Negli anni Sessanta, tra tutte le cantanti di quel periodo, è fuor di dubbio che Mina, la più grande, con la sua allegria, ha saputo persino ridicolizzare certi comportamenti, maschili e femminili, aprendo così la strada a tante cantanti che, dopo di lei, hanno messo al centro della loro arte proprio la condizione femminile.

Lo spettacolo si conclude con due canzoni inedite che raccontano di donne che hanno portato, anche in Sardegna, una parola di emancipazione e di speranza.

Il biglietto d’ingresso intero costa euro 10, ridotto euro 8, ridotto operatori euro 5, ridotto studenti euro 2.