26 January, 2022
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Nella Storia Contemporanea sono in lizza due contendenti: il Coronavirus e l’Umanità. Fin dall’inizio della Pandemia molti affermarono che il Virus si sarebbe adattato all’Uomo e sarebbe diventato un innocuo “raffreddore”. Questa sottovalutazione sta tutt’oggi condizionando le scelte dei cittadini e le decisioni dei Governi. In realtà, è molto probabile che sia vero il contrario e che cioè il virus non si adatterà mai a noi e, piuttosto, noi ci dovremo adattare al virus. Esso vive sulla terra da sempre ed è estremamente più antico dell’uomo.
L’ominide Lucy visse due milioni e mezzo di anni fa ed il primo Homo Sapiens comparve appena 500.000 anni fa. Il virus esisteva da miliardi di anni prima e, probabilmente, come sostengono i genetisti americani, sono stati l’origine della vita sulla Terra. All’inizio di tutto, dunque, c’erano i Virus.
Se questa ricostruzione è vera, dobbiamo essere più rispettosi nei confronti del virus perché è un nostro antenato. Ebbene, esso non è mai cambiato, è rimasto come era nei primordi, invece Noi siamo il risultato di molti cambiamenti evolutivi. L’idea che il virus cambi in pochi mesi, per adeguarsi alle nostre esigenze, è senza basi. Degli altri virus con cui l’Uomo si è scontrato, si conoscono le vicende: il virus del Vaiolo ha ucciso uomini ed animali in tutti i millenni della storia conosciuta; oggi esso è scomparso per effetto delle vaccinazioni obbligatorie di massa; esiste solo in laboratori speciali e, per quanto si sa, non si è mai modificato a nostro favore. Così pure i virus della Poliomielite, della Varicella e del Morbillo, non si sono mai modificati ed oggi vengono tenuti a bada dai vaccini. Non sono mai cambiati, se non in peggio, i microbi della Tubercolosi, della Difterite, del Colera, del Tetano, della Rikettsiosi, della malattia di Lyme.
Si sostiene che il microbo della Peste Nera del 1347 sia spontaneamente scomparso improvvisamente nel 1700. Non è vero. Esiste tutt’oggi nel Tibet e nel Deserto della California, ed è sempre terribilmente mortale. Piuttosto, è vero che venne battuto il vettore del microbo, cioè la pulce del ratto nero asiatico (Rattus Alessandrinus), ma ciò avvenne per un cambiamento ecologico dovuto alla migrazione in Europa del ratto marrone del Nord (Rattus Norvegicus). Questo nuovo ratto, essendo più prolifico del ratto nero, occupò, per prevalenza numerica, il territorio europeo e si sostituì al ratto nero della peste. E’ vero che ne ereditò le pulci, tuttavia il mantello lanoso del ratto marrone ha uno strato profondo di lanugine talmente fitto da creare un ambiente invivibile per le pulci, e le pulci vi muoiono. Una volta scomparse le pulci ed il ratto nero, scomparve la Peste Nera.
Si può sperare in una mutazione benigna del Coronavirus, però per ottenerla, bisogna che mutino contemporaneamente tutte le varietà esistenti al mondo oggi. Dato che ciò è impossibile, ne consegue che la teoria che il Covid-19 diventi un innocuo raffreddore è ottimistica e anche molto pericolosa, a causa della sottovalutazione che implica. La sottovalutazione è stata fin dall’inizio il vero avversario che ci ha impedito di contenere la Pandemia.
Questa premessa porta a concludere che Noi dobbiamo adeguarci al virus perché esso è vincente. Sta succedendo un fenomeno epocale. Il virus ci sta cucinando lentamente come si fa con le rane vive in pentola. Il virus ha colpito il consorzio umano esattamente nel cuore di quel meccanismo dell’evoluzione neurologica della corteccia cerebrale che ha portato allo sviluppo della specie umana. Con la crescita della massa cerebrale, che è una grande centrale di comunicazione, avvenne il distacco di un ramo dall’albero della linea evolutiva dei Primati, quello del genere Homo. Il genere Homo ha la facoltà del linguaggio, della comunicazione verbale e dello scambio di informazioni che sta alla base della associazione. La necessità di comunicare compulsivamente ha indotto questo genere di ominidi all’aggregazione, al contatto fisico tra gruppi umani diversi, allo scambio di idee e beni e all’eliminazione del distanziamento. Sfruttando queste qualità, la specie Umana ha ideato le regole della convivenza sotto forma di Politica, Religione, Cultura, Commercio, e ha dato luogo alla organizzazione sociale, dapprima a livello di tribù, poi a livello di coordinazione di gruppi sempre più numerosi fino alla fondazione delle città ed alla costituzione delle Nazioni.
Da due anni il Covid-19 ci sta costringendo al regresso delle regole di aggregazione sociale e sta inducendo la lenta e impercettibile destrutturazione delle basi su cui la Società Umana è fondata, e cioè: l’associazionismo, la libertà di movimento, il trasporto di uomini e merci, l’arte, la scuola, la famiglia. Messa in questi termini, la Covid-19 non è una semplice malattia ma è un pericolo per la Società Umana così come oggi è costituita.

Se le cose stanno in questi termini, il problema è la sopravvivenza e, pertanto, è giustificato sostenere la formula pronunciata da Mario Draghi nel mese di luglio 2012 “ Whatever it takes”, cioè: bisogna fare «qualunque cosa sia necessaria», pur di uscire dalla Pandemia. Questa formula è facile da dire ma difficile da concretizzare in atti.
Proprio in questo frangente pandemico così delicato, siamo finiti in una disarmonia di voci contrastanti. Troppi pareri estemporanei, troppe ipotesi senza fondamenti scientifici, insomma confusione.
Alessandro Manzoni, per rendere meglio una situazione di conflitto dovuto alla nebulosità delle idee, inventò la metafora dei “galli di Renzo”. Invece, Winston Churchill, non riuscendo a mettere d’accordo tutti, arrivò a mettere in dubbio l’idea stessa di Democrazia, sostenendo che essa è la “peggior forma di Governo, eccezion fatta per tutte le altre forme”.
Anche oggi sta avvenendo che, Politici, Cittadini, Nazioni, piuttosto che risolvere il problema della Pandemia con un metodo condiviso e univoco, stanno affastellando in modo caotico una serie di problemi, diversi fra di loro e tutti importantissimi come: l’obbligo vaccinale, il suicidio assistito, la questione gender, la riforma del Fisco, il reddito di cittadinanza, la quota 100, il Patto Atlantico, la Via della Seta, il terrorismo informatico Hacker, il 5G, la scelta dei motori elettrici, la carenza di microchip, etc…, e ora, come se non bastasse, l’abbandono rovinoso dell’Afghanistan.
E’ difficile armonizzare le idee su un quadro storico mondiale e nazionale così complicato. In questo contesto, necessita fare una scaletta delle precedenze sui ragionamenti da impostare. Per adesso può essere utile fermarsi a riflettere sul problema dell’obbligo vaccinale. Si o No?
In premessa, si è tentato di dimostrare che la speranza che il virus attenui la sua aggressività è un’illusione. Pertanto, il virus non si adatterà alle esigenze dell’Uomo ma sarà l’Uomo a chinare la testa e si adatterà al Virus. Date queste condizioni di debolezza non esiste possibilità di trattativa e non ci rimane altro che il “Whatever it takes” di Mario Draghi, cioè dovremo adattarci a “qualunque cosa serva” per attenuare il pericolo pandemico che incomberà per molti anni ancora.
Il Vaccino è l’unica difesa oggi esistente. Fino ad oggi sono state messe in atto procedure molto intelligenti per indurre tutti i cittadini a vaccinarsi, tuttavia, il risultato non è soddisfacente, perché persistono sacche di umanità non vaccinata nelle quali il virus selvaggio prolifera. Da lì il virus riprende forza per attaccare anche i cittadini già vaccinati. Il Green Pass è uno strumento efficace ma l’applicazione è un po’ macchinosa e genera avversione.
Il Green Pass è stato adottato per impedire l’accesso dei non vaccinati nei luoghi di assembramento sociale e viene percepito come un surrogato dell’obbligo vaccinale universale. Questo è un punto delicato che necessita di chiarezza. La chiarezza la fornisce l’Articolo 32 della Costituzione, laddove dice che «nessuno può essere costretto ad un trattamento sanitario…. eccetto nei casi in cui vi sia l’obbligo di Legge». L’articolo è esplicito: il Governo ha il potere di emanare una legge che obblighi alla vaccinazione universale tutti i cittadini. Tale legge renderebbe inutili tante procedure di controllo capillare quotidiano.
Al mistero sulla titubanza se applicare o no la Costituzione si aggiunge oggi un altro problema che, per la verità, non è un vero problema. Si tratta della cosiddetta terza dose vaccinale. Questo giornale già un anno fa rese noto che il vaccino a RNA messaggero, secondo gli sperimentatori avrebbe conferito un’immunità della durata di 8 mesi circa. Ciò significa che coloro che sono stati vaccinati con 2 dosi a febbraio 2021, si troveranno scoperti, da un punto di vista immunitario, ad ottobre 2021. Pertanto, da ottobre tutti i vaccinati di febbraio dovranno essere considerati “non vaccinati” e dovranno, necessariamente, essere rivaccinati.
Dato che il Coronavirus non se ne andrà da questo pianeta, ma rimarrà per sempre con noi, si deve desumere che dovremo vaccinarci almeno una volta all’anno per sempre. Fu per questa considerazione che proponemmo ai nostri Politici del Sulcis Iglesiente di chiedere l’istituzione di un Reparto Infettivi, o un Covid Hospital, con personale medico ed infermieristico, da mantenere attivo per molti anni ancora. Nè più né meno di quanto si fece nel 1900 con gli Ospedali ed i Preventori antitubercolari di Iglesias e Carbonia.
Nel caso della Tubercolosi quei Preventori furono efficacissimi. Produssero la rarefazione progressiva del microbatterio tubercolare fino allo stato attuale di pacifica convivenza con pochi casi all’anno.
Oggi la vista di quegli edifici per la cura e la prevenzione, ormai dismessi ed abbandonati nel nostro territorio, suscita stupore. Eppure, sono la prova certa che in periodi in cui l’Italia era veramente povera si affrontarono con decisione campagne durissime per l’eradicazione di tubercolosi, tracoma, malaria, poliomielite, ed il contenimento di difterite, morbillo, vaiolo, pertosse, echinococcosi, brucellosi, tifo, che devastavano la vita e l’economia.
Anche nel secolo scorso e nel precedente, vi furono movimenti di opinione contrari alle vaccinazioni. Ai primi del 1900 vi fu un movimento molto seguito che sosteneva, contro il vaccino antivaioloso, la teoria che l’inoculazione di materiale vaccinale antivaioloso tratto dai bovini avrebbe provocato un cambiamento (genetico) dell’Uomo inducendo il minotaurismo, ovvero la nascita di figli per metà uomini e per metà tori, come nel mito di Dedalo alle prese col Minotauro di Minosse.
I Governi di allora capirono che esisteva un’epidemia che manteneva attive tutte le altre: l’analfabetismo.
Ne derivò la necessità di alfabetizzare la popolazione, istituendo l’obbligo alla scolarizzazione elementare delle nuove generazioni. L’istruzione obbligatoria fu il primo vaccino che spianò la strada all’uscita dalle epidemie. Mi pare si possa sostenere che anche oggi la Scuola possa essere l’arma vincente.
Oggi, nell’attesa che i Governanti trovino la determinazione giusta per applicare pienamente la Costituzione, cosa possono fare i nostri Politici locali? Certamente potrebbero pretendere che nei fondi del PNRR, Missione 6, destinati alla ristrutturazione degli Ospedali decadenti, si trovi il finanziamento necessario per istituire il “Reparto infettivi” al Sirai di Carbonia, così come venne previsto con un piano governativo negli anni ’90 , quando il Commissario straordinario della ASL 17 era il dottor Tullio Pistis, e fece portare a termine i lavori per la costruzione del padiglione a tal fine dedicato. Sarebbe grandioso il sentimento di riconoscenza che avremmo se sapessimo che in un Reparto infettivi dedicato vengano curati i Covid positivi, vicini ma separati dagli altri reparti e messi in sicurezza. I progettisti previdero sistemi di aerazione a pressione negativa per impedire la diffusione del virus. Dotarono la struttura della possibilità di avere una sala parto ed una piccola sala operatoria con terapia intensiva annessa e la possibilità di avere anche un rene artificiale per la dialisi separata. Nel 1990 si realizzava fantascienza. Similmente può essere attivato il Covid-Hospital ad Iglesias, già deliberato dalla Regione un anno fa.
Queste opere, sarebbero i primi atti di ricostruzione della Sanità del Sulcis Iglesiente.

Mario Marroccu

Ormai è evidente: questo virus cambierà gli umani e lo farà col metodo della “selezione naturale”.
Charles Darwin scrisse, nell’anno 1859, nel libro “L’origine delle specie”, che la Natura seleziona, per la sopravvivenza, gli individui più “adatti”. Non scrisse “più forti”, “più ricchi”, o “più intelligenti”. Scrisse proprio “i più adatti”.
Ora questo virus sta selezionando gli umani che più si “adattano” al rispetto delle regole del “distanziamento sociale” .
Ci sono molti motivi per prendere sul serio Charles Darwin, e sono questi:

1) I vaccini non sono sufficienti a fermare la circolazione del coronavirus. Pertanto, esso resterà con noi molti anni ancora.

2) Il vaccino che fece sparire il Vaiolo dalla faccia della terra dava un’immunità perenne. Questo per 6-8 mesi soltanto.

3) Ne consegue che fra 6-8 mesi tutti coloro che sono stati già vaccinati ad Aprile 2021 perderanno l’immunità ad ottobre 2021. Ad Ottobre tutti i vaccinati di oggi dovranno nuovamente mettersi in fila per essere vaccinati di nuovo.

4) Se si considera che, fino ad oggi, in Italia sono state vaccinate 10 milioni di persone, e che ne rimangono ancora 50 milioni (o 40 se si escludono i bambini gli allergici ed i negazionisti), ci vorranno, alla velocità attuale, altri 10-12 mesi per vaccinare tutti.

5) I soggetti già vaccinati oggi, fra 6 mesi non saranno più protetti dal vaccino fatto ad aprile, pertanto ad ottobre (fra 6 mesi) ci saranno da vaccinare sia i 20 milioni non ancora vaccinati, sia i 10 milioni già vaccinati ad Aprile ma con effetti di immunizzazione scaduti. Cioè 30 milioni.

6) Lo stesso ragionamento si può applicare ogni 6 mesi per gli anni successivi. Cioè saremo in una campagna vaccinale continua che durerà parecchio.

Si sta realizzando il paradosso del filosofo Zenone, che visse nel V secolo avanti Cristo. Egli propose un calcolo matematico sul “moto”. In esso dimostrava che in una gara di velocità fra Achille “piè veloce” ed una tartaruga, Achille non riuscirà mai a raggiungere la tartaruga. Se Achille inizierà la corsa dopo che una tartaruga sarà partita dal punto A ed avrà raggiunto il punto B, Achille per raggiungerla impiegherà un tempo X1. Ma nel frattempo la tartaruga avrà raggiunto il punto C. Achille per raggiungere il punto C impiegherà un tempo X2. Ma in quel frattempo la tartaruga avrà raggiunto il punto D. Achille, per raggiungere la tartaruga nel punto D impiegherà un tempo X3. Ma in quel frattempo la tartaruga raggiungerà il punto E, e sarà ancora in anticipo su Achille. Procedendo così all’infinito, in questo ragionamento logico-matematico, Achille non raggiungerà mai la tartaruga, perché la tartaruga avrà sempre un tempo di vantaggio su Achille della durata di tempo Xn a suo vantaggio. Il paradosso di Zenone è diventato la metafora della nostra attuale gara di velocità per fermare il coronavirus con le campagne vaccinali subentranti.
Anche Albert Einstein si cimentò per risolvere quell’ipotesi matematica ed ebbe difficoltà.
Se fosse vero il paradosso di Zenone saremmo messi veramente male, e dovremmo trovare un’altra via di scampo.
Colui che ha capito più di tutti il paradosso di Zenone è il premier britannico Boris Johnson. In Europa è il premier che ha avviato la campagna vaccinale più efficace, e sta riaprendo al pubblico tutti gli esercizi di commercio umano in cui è inevitabile l’assembramento. Eppure, nonostante il suo chiaro successo con le vaccinazioni, alcuni giorni fa ha tenuto un discorso alla Nazione, proclamando l’inutilità della vaccinazione di massa qualora non si rispettino, per molti mesi ancora, e forse per anni, le regole del “distanziamento” e l’uso della “mascherina”. Così ha riportato tutti al realismo, facendo crollare l’illusione di una facile fine della pandemia.

La via del “distanziamento sociale” riprende vigore. Prima che esistessero i vaccini, le regole del distanziamento sociale erano l’unica arma efficace contro le varie pesti che si sono succedute nei secoli.
Uno studioso dell’Università norvegese di Oslo, il professor Ole Jorgen Benedictow, alcuni mesi fa, quindi prima di Boris Johnson, ha sostenuto lo stesso ragionamento dopo aver letto un vecchio libro. Egli aveva scovato, nella Biblioteca Nazionale di Parigi, un antico testo scritto da un medico calabrese: Quinto Tiberio Angelerio. Costui aveva avuto l’ esperienza della Peste in Sicilia del 1575 e, seguendo la teoria “miasmatica” di Galeno (II secolo d.C.) e la teoria del “contagionismo” di Girolamo Fracastoro (XV secolo d.C.), attenuò e sconfisse la Peste di Alghero del 1582. Poi pubblicò i risultati di quella sua esperienza in un manuale stampato a Cagliari nel 1588: “Ectypa pestilensis status Algheriae Sardiniae”. Di questo manuale destinato ai Medici, per informarli sul come si gestisce una epidemia, ne esiste una sola preziosissima copia a Parigi. Prima che lo si rendesse noto in Italia, il libro di Quinto Tiberio Angelerio venne presentato al pubblico inglese dalla rete televisiva BBC, ed ebbe grande risonanza. Forse lo stesso Boris Johnson ne ha tratto ispirazione.
Mentre assistiamo alla gara fra Nazioni per accaparrarsi le dosi di vaccino, vale la pena raccontare la storia di quel medico di Alghero che, non avendo a disposizione i vaccini, utilizzò altri metodi di controllo dell’epidemia basati sul corretto comportamento sociale.
Alghero si sarebbe spopolata a causa dell’alta mortalità ed il suo Governo decise di assumere il dottore Angelerio per liberare la popolazione dalla peste. Angelerio era un medico scrupoloso ed appassionato e, sopratutto, non temeva di morire. Egli, con i poteri della Magistratura di Sanità emise delle ordinanze piuttosto rigide. Fra queste le più importanti imponevano:
– il divieto di stringersi la mano nel salutarsi;
– divieto di assembramento anche a piccoli gruppi;
– divieto di avvicinare un’altra persona a meno di 6 palmi (1 metro e mezzo);
– vietato uscire di casa;
– consentito ad un solo membro della famiglia l’uscita per fare la spesa;
– sconsigliata vivamente la partecipazione a funzioni religiose.
In sostanza vi erano l’obbligo di isolamento ed il divieto di assembramento. Questo irritò i commercianti ed imprenditori locali, i quali avevano capito quali danni ne avrebbero avuto gli affari. Nacque un movimento di opposizione che culminò in un tentativo di assassinio del medico. Tuttavia, il dottor Quinto Tiberio Angelerio non si impressionò e continuò nella sua opera di “mitigazione” dell’epidemia, fino a spegnerla dopo 8 mesi di Lockdown serrato. Il governo della città lo remunerò con una somma enorme: 100 scudi d’oro. In quell’epidemia perse la vita il 60 per cento della popolazione. L’azione di Angelerio fu così efficace che la peste fu circoscritta alla città di Alghero e non si diffuse ai borghi vicini e neppure alla città di Sassari. Per ottenere quello straordinario risultato, impiegò la forza pubblica per l’osservanza delle ordinanze e dedicò tutto se stesso alla cura dei malati. Fondò un ospedale nel quale ricoverava i pazienti sintomatici e predispose un Lazzaretto per ospitarvi i cittadini sani messi in quarantena. Nel 1588 pubblicò in un manuale le sue memorie ed i suoi metodi di contenimento dell’epidemia. Il libro andò a ruba in tutta Europa. La fama del dottore fu tale che venne poi assunto dalla città di Barcellona per contrastare una sua epidemia di Peste. Successivamente, venne assunto dall’imperatore Filippo II per liberare Madrid dalla Peste. Questo medico appassionato visse a contatto diretto con gli appestati e non contrasse mai la malattia. Morì vecchissimo, a 85 anni, nella città di Napoli. Le regole di distanziamento e di igiene applicate in modo sistematico ad Alghero, furono una lezione per tutto il mondo di allora.
Quando in Italia si promulgò il primo DPCM nel febbraio 2020 non si fece altro che ripetere pedissequamente le ordinanze della città di Alghero scritte da Angelerio.
Oggi, anno 2021, la Scienza ha fatto passi da gigante. Eppure, se non avessimo avuto i vaccini così tempestivamente, ci saremmo trovati nel punto in cui si trovò Angelerio nel 1582 ad Alghero, e le sue regole ci avrebbero salvato.
Boris Johnson, che è un tipo un po’ avventuroso in politica ma un cervello fino ed una mente formata alla cultura classica, ha colto nel segno quando, ha proclamato al popolo inglese «non aspettatevi che l’epidemia sia finita col vaccino. Mantenete ancora un comportamento prudente, scrupoloso delle regole del distanziamento».
Cosa ha percepito Boris Johnson prima degli altri? Forse ha temuto l’arbitrio ed i ritardi delle multinazionali del farmaco nella distribuzione dei vaccini. Colui che ha avuto la stessa percezione di incertezza è stato Mario Draghi. Davanti ad una Multinazionale che in modo unilaterale ha ridotto del 60 per cento la consegna delle dosi di vaccino pattuite, è stato il primo in Europa ad opporsi alla arbitrarietà della controparte contrattuale. Il suo divieto di esportare in Australia le 240.000 dosi di vaccino conservate nei depositi di Anagni, in Lazio, è stato un gesto risoluto che ha indotto il presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, a modificare il suo atteggiamento nei confronti della multinazionale inadempiente.
Il Coronavirus ha messo in evidenza il problema dei rapporti squilibrati fra la sovranità degli Stati ed il sovranismo delle multinazionali. E’ un problema che sta affrontando anche il presidente americano Joe Biden con le multinazionali della comunicazione multimediale via Internet. Sta affrontando il difficile problema di imporre un’equa tassazione internazionale dei gruppi Web e digital marketing fondati da Bèzos (Amazon), Google, You tube, Face Book et similia. Egli sta agendo per eliminare i paradisi fiscali e sottrarre le popolazioni al commercio arbitrario delle informazioni soggetta alla privacy digitale personale. E’ un problema la cui soluzione sarà difficile. Un problema simile di indipendenza sovrana dai controlli degli Stati sta emergendo questi giorni dalle multinazionali dello sport agonistico teletrasmesso digitalmente. In fenomeno delle Super League del calcio è sintomatico. Anche in questo caso, i primi ad opporsi sono stati Boris Johnson e Mario Draghi. Oggi tutti i capi di Stato europei si stanno precipitando a condannare questa nuova entità sovrana che assumerebbe l’esclusiva del grande calcio ed estrometterebbe dalla competizione sportiva, democratica e internazionale, i club nazionali identitari.
Vedremo come andrà a finire.
Mario Draghi, intanto, è oggi impegnato in un altro scontro di simile natura: quello contro il sovranismo dei Big Pharma dei vaccini. L’arbitrarietà con cui certe Aziende hanno deciso di tagliare le forniture pattuite con la Comunità europea, ci ha resi tutti consapevoli che i vaccini, ancorché scoperti in breve tempo da scienziati di tutte le Nazioni, non sono proprietà esclusiva delle Nazioni, ma sono proprietà esclusiva della grande industria del farmaco, e che questa può disporre unilateralmente i tempi ed i modi di distribuirli. L’arbitrarietà nella distribuzione dei vaccini, mette allo scoperto la nostra impotenza davanti all’epidemia e ci rende simili agli abitanti di Alghero che, come unica arma di difesa, avevano le regole comportamentali di Quinto Tiberio Angelerio. Quindi è bene riprendere in mano quelle regole e rispettarle.
In quei tempi, il governo della città, oltre a chiamare in soccorso il protomedico calabrese chiamò anche un altro Protomedico: il dottore Antioco di Sulci, medico, martire e santo. Di questo che sto affermando esiste un documento. Si tratta di un affresco del 1582 che raffigura il Santo Antioco che, in groppa ad un cavallo, viaggia alla volta di Alghero per salvarla. In quei tempi Sant’Antioco era il “Farmakon” più titolato in Sardegna in funzione anti-peste. Questo avveniva quando in tutta Europa, in caso di epidemie, si imploravano i Santi Cosma e Damiano, San Rocco, San Sebastiano, San Giovanni di Dio. In Sardegna nel XVII secolo intervennero altri Santi. Nel quinquennio 1652-1657 la Sardegna venne attraversata dalla Peste portata dalle navi commerciali provenienti dalla Catalogna appestata, ed approdate ad Alghero. Il morbo si diffuse a Sassari, Oristano, Villa di Chiesa, Cagliari. Da qui poi, sempre via mare, a Roma, Napoli, Palermo, Genova. Fu allora che a Cagliari prese vigore il culto per Sant’Efisio. Fu Efisio a decretare la fine della peste a Cagliari nel 1657 ed in memoria di questo miracolo da allora viene festeggiato il primo Maggio di ogni anno.
Secondo la tradizione Sassari, durante quella Peste, venne salvata dalla “Madonna Assunta” e la Faradda de li Candareri si svolge ogni anno in memoria di quell’intervento miracoloso.
Ad Iglesias tutti gli anni si svolge la festa di Sancta Maria di Mezo Gosto; anche questa in memoria della Vergine Assunta. Si tratta di una festa portata in Sardegna dai Bizantini nell’anno 535. Si interruppe misteriosamente nel XVII secolo, forse a causa della pestilenza che martoriò la città nel 1656.
Il culto de santi in funzione “anti-epidemia” riprende sempre vigore quando non hai più difese dal contagio. Da questo punto di vista, il manuale algherese di Quinto Tiberio Angelerio fu anch’esso un miracolo, anche se laico. Fu il primo scritto che mise ordine alle regole comportamentali del distanziamento sociale e fu assolutamente efficace.
Oggi sta emergendo un sentimento di incertezza alimentato dal ritmo alterno delle vaccinazioni, condizionato da temporanee ed insufficienti forniture da parte delle aziende dei vaccini. Tuttavia, stiamo ricevendo notizia di un fatto nuovo e rivoluzionario. Pare che il presidente del Consiglio Mario Draghi abbia rotto l’incantesimo del dominio sovranazionale dei Big Pharma. Si dice che l’Italia sia ad un passo dall’impiantare la fabbrica di un vaccino mRNA che darebbe all’Europa intera l’autonomia strategica nella produzione di questo genere di vaccino. Esisterebbe l’accordo fra il Governo italiano, l’americana Moderna, la tedesca Curevac e Reithera di Castel Franco, nel Lazio, per produrre, nei laboratori della azienda Reithera, il vaccino a RNA “messaggero” di Moderna, o uno simile. Qualora MariovDraghi con questa operazione riuscisse a svincolare l’Europa dall’arbitrarietà di certe multinazionali dei vaccini anti-coronavirus, avrebbe meriti tali da essere ricordato nei testi futuri di Storia della Medicina.

Mario Marroccu

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Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha nominato il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Al commissario uscente, Domenico Arcuri, il Premier ha rivolto i ringraziamenti del Governo per l’impegno e lo spirito di dedizione con cui ha svolto il compito a lui affidato in un momento di particolare emergenza per il Paese.

Il Generale Francesco Paolo Figliuolo, originario di Potenza, ha maturato esperienze e ricoperto molteplici incarichi nella Forza Armata dell’Esercito, interforze e internazionale.

Ha ricoperto l’incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 7 novembre 2018 è Comandante Logistico dell’Esercito.

In ambito internazionale ha maturato esperienza come Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione ISAF e come Comandante delle Forze NATO in Kosovo (settembre 2014-agosto 2015).

Il Generale Figliuolo è stato insignito di numerose onorificenze. Tra le più significative la Decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, la Croce d’Oro ed una Croce d’Argento al Merito dell’Esercito e NATO Meritorious Service Medal.

Incombe sull’Italia una pioggia di miliardi di euro. Dalla “Next generation EU” proverranno 209 miliardi di euro. Di questi, 82 sono sussidi, cioè non dovranno essere restituiti. Invece i restanti 117 miliardi di euro dovranno essere restituiti, in tempi molto dilazionati ma…dovranno essere restituiti. Oggi abbiamo già un debito pubblico mostruoso pari al 160% del PIL (Prodotto Interno Lordo) annuale e, col nuovo debito che ci apprestiamo a contrarre, sfonderemo un tetto pericoloso. Crollerà il tetto? Resteremo sotto le macerie? Pochi giorni fa Mario Draghi ha messo tutti sull’avviso. Semplificando il discorso ha detto che il Recovery Plan (cioè il regolamento sul modo di spendere) impone che i Governanti spendano i fondi per investimenti produttivi. Cioè, deve trattarsi di investimenti che servano a produrre ricavi, sotto forma di materiali, servizi e benefici per le prossime generazioni. Con quei ricavi si pagheranno i debiti contratti per ricevere i prestiti del Next Generation EU. E’ vietato sprecare i soldi in progetti meramente consumistici, o colmare vecchie falle di imprese decotte o, peggio ancora, per soddisfare appetiti clientelari. La Commissione europea valuterà i progetti, boccerà quelli che non corrisponderanno ai crismi e, nel caso di evidente incapacità, applicherà le “Condizionalità”. Queste sono temute da molti, perché in caso di fallimento potrà essere necessario l’intervento di una “trojka europea” a correggere i bilanci della Nazione inefficiente. Stesso discorso vale per il “MES” (Meccanismo Europeo di Stabilità). Il MES sanitario prevede 36 miliardi di euro di prestiti agevolati per la ristrutturazione della rete ospedaliera e della sanità territoriale italiana. Nello schema governativo (PNRR) di utilizzo della Next Generation EU è stato previsto di destinare a tutta la sanità italiana la somma di 9 miliardi di euro. Vi è stata l’immediata reazione del ministro della Sanità Roberto Speranza che ha fatto rilevare che, secondo i calcoli dei tecnici dei suoi uffici, sarebbero necessari 25 miliardi di euro solo per la sanità territoriale, senza contare gli ospedali. Questa discrepanza, tra necessità reale e gli irrisori fondi stanziati dal Governo, la dice lunga. Sulla base dei 9 miliardi di euro per tutta la sanità nazionale, la Regione Sardegna ha programmato di destinare una somma che si aggira intorno ai 250 milioni di euro per la sanità nostrana. Se si pensa che per costruire l’Ospedale unico del Sulcis Iglesiente non basterebbero 100 milioni di euro, si capisce quanto sia irrealistica l’aspettativa della nostra Provincia di avere il nuovo “Ospedale unico”. Pertanto, ne nasce che il suggerimento di tenerci stretti gli ospedali che abbiamo e di pretendere la ricostituzione dei reparti specialistici sottratti, è più che mai valido. Il Recovery Plan dispone di realizzare programmi di Digitalizzazione di tutte le attività umane investendo in “Conoscenza”, “Formazione”, e “Ricerca”. Inoltre impegna tutte le Nazioni europee alla Green Economy (Economia verde). Cos’è? Si tratta di una rivoluzione culturale, economica e sociale. Per rivoluzione si intende proprio: “ribaltamento” , “capovolgimento”. Si tratta cioè di un cambiamento epocale, come altri ci sono stati nella storia umana. Antecedentemente alla “Prima Rivoluzione industriale” il mondo era ancora medioevale e le malattie erano, soprattutto, da infezione: lebbra, peste, vaiolo, colera, tifo petecchiale. Allora la gente viveva prevalentemente nelle campagne e nei borghi sotto i castelli. Il potere politico e la borghesia abitavano dentro le cinte murarie. Allora l’energia per la produzione di lavoro era generata dalla fatica muscolare di uomini ed animali. Con la Prima Rivoluzione industriale del 1700, le macchine a vapore richiesero la necessità di aggregare molti operai vicino alla sede delle Industrie. Queste sorgevano nelle periferie delle città manufatturiere. Ne conseguì l’aumento della densità di popolazione. Il forte addensamento di persone nelle filande e nelle industrie metallurgiche fece esplodere le epidemie di vaiolo. Londra, la città più industrializzata d’Europa, ne fu la più colpita. Il medico Edward Jenner, sotto quella spinta letale, sperimentò il vaccino antivaioloso con successo. Gli Illuministi del tempo diffusero la cultura della vaccinazione. Voltaire, lady Wortley Montague, e Mary Shelley ne furono instancabili promotori. Anche allora in Italia vi fu una corrente di antivaccinatori che si opponeva alla scarificazione con pus di pustola di bovini perché, dicevano, “ci si espone al pericolo di essere minotaurizzati”. Era il tempo della Rivoluzione Francese. Nella seconda metà del 1800, la produzione industriale aumentò fortemente con l’uso del carbon fossile e l’invenzione del motore a combustione interna che produceva elettricità. Dall’iniziale produzione industriale di tessuti e ferro, si passò a produrre acciaio ed altri mezzi meccanici. I padroni dell’Industria divennero sempre più ricchi e le fabbriche attirarono in città le masse di contadini disoccupati. Era la disoccupazione del tempo in cui le leggi istituirono le “enclosures” e le “chiudende”, trasformando i terreni agricoli demaniali in terreni privati. I contadini emigrati in città trovarono alloggio nei caseggiati popolari costruiti vicino alle fabbriche, e divennero “operai salariati”. L‘inurbamento, le masse operaie ed il forte arricchimento dei padroni delle industrie generarono fenomeni sociali, politici e sanitari nuovi. Intellettuali come Friedrich Engels, John Stuart Mill e Karl Marx posero le basi di un nuovo ordine sociale e politico, e la distinzione della società in “classi”: classe operaia, borghese e capitalista. Nel 1800, tra le masse operaie accalcate in ambienti igienicamente miserabili, la TBC epidemica esplose facendo molte vittime. Anche il vaiolo ed il colera continuarono ad imperversare; il fattore facilitante fu la scarsità di igiene (assembramenti eccessivi, rete idrica e fognaria insufficienti) conseguente alla rivoluzione urbanistica dovuta al sorgere dei quartieri operai. Con Pasteur e Koch, a fine 1800, si posero le basi della Microbiologia e dell’Igiene pubblica. La guerra ai microbi e l’Anestesiologia consentirono di sviluppare la Chirurgia addominale e ginecologica. Il passaggio dal “lavoro muscolare”, come fonte di energia, alle “macchine a vapore” aveva cambiato l’ordine sociale. Le migliorate condizioni economiche delle Nazioni furono il terreno da cui germogliarono le Università e i Centri di ricerca. Nel 1900 vennero messi a punto tutti i vaccini oggi conosciuti e cessarono le epidemie mortifere di vaiolo, colera, TBC e poliomielite, nel mondo occidentale. La ricerca sviluppò gli “antibiotici”, e l’“insulina”, e si disegnò la rete ospedaliera moderna. Nacquero dapprima le “Casse Mutue”, poi il Sistema Sanitario Nazionale. Con la “Terza Rivoluzione industriale”, avvenuta nel 1960, si assistette all’applicazione dell’elettronica alla produttività industriale. La fonte di energia era, ed è, l’elettricità prodotta con il carbon fossile, il petrolio, il gas naturale e l’energia nucleare. Migliorarono ulteriormente le condizioni economiche delle Nazioni, la Ricerca e la Sanità Pubblica. Ne derivò un notevole miglioramento della qualità e l’allungamento della prospettiva di vita. Avvenne un fatto nuovo nella storia dell’Umanità: il cambiamento demografico ottenuto attraverso il controllo farmacologico delle nascite. Ne derivarono anche l’inquinamento ambientale, la distruzione delle foreste, l’estinzione di specie animali, la desertificazione, il buco dell’ozono, il riscaldamento atmosferico, la  progressiva fusione dei ghiacciai, il sollevamento del livello dei mari ne il sovvertimento delle stagioni. Iniziarono a prevalere le malattie tumorali e quelle degenerative legate all’inquinamento, all’alimentazione, e all’invecchiamento della popolazione. Agli ospedali si aggiunsero le RSA per accogliere gli anziani non più assistibili dalle famiglie, ormai anch’esse invecchiate e senza l’aiuto di una nuova generazione per la scarsità di figli. Comparve un imponente fenomeno migratorio dalle regioni povere del pianeta verso il mondo occidentale (Europa, Nord America, Australia). Contemporaneamente al calo demografico e all’invecchiamento dell’Occidente comparve il forte incremento di natalità in Asia, Africa e Sud America. Si passò da una popolazione mondiale di tre miliardi del 1960 ai sette miliardi e mezzo del 2020. Ne conseguì un problema alimentare che venne affrontato con l’iperproduzione di cereali e riso di nuovo tipo: gli OGM (organismi geneticamente modificati). Per produrli fu necessario conquistare nuovi terreni agricoli attraverso la deforestazione e l’impiego di glifosato. Avvennero l’ulteriore impoverimento della “biodiversità” ed il cambiamento degli habitat naturali. Le specie animali sopravvissute furono costrette in spazi più limitati e ne derivò un conflitto, per la sopravvivenza, contro l’Uomo. Finché gli animali selvatici, con i loro virus e batteri, vissero separati fisicamente dall’Uomo, vi furono rare incursioni virali e batteriche al di fuori della foresta. Quando però la pressione dell’Uomo sul ristretto mondo selvatico si fece eccessivo, avvenne il travaso (spillover) di malattie virali e batteriche da quel mondo al mondo degli umani. Oggi, l’epidemia di Coronavirus, dopo quelle precedenti di SARS del 2002, quella di MERS del 2011 e di Ebola del 2014, è la naturale conseguenza del ribaltamento delle proporzioni tra umani ed animali selvatici. Il tutto, nacque dall’esigenza di sottrarre terreni coltivabili alla Natura selvatica e trasformarli in campi per colture OGM. Oggi il Mondo occidentale è al “redde rationem”. C’è arrivato dopo catastrofi naturali accelerate dal lavoro umano della Terza Rivoluzione industriale. Anno 1976: avvenne il disastro di Seveso. Un incidente nell’azienda ICMESA di Meda causò la fuoriuscita di una nube tossica di diossina, un potente cancerogeno. Anno 1986: avvenne la catastrofe nucleare di Chernobyl in Ucraina. Alle vittime immediate si aggiunsero poi le vittime degli anni successivi in tutta Europa. Vi fu un forte aumento delle leucemie nei bambini e dei tumori negli adulti. In particolare: cancro della tiroide, della mammella e dei polmoni. Le polveri radioattive, diffuse dai venti e dalle correnti d’alta quota, ricaddero ovunque sulle colture e, attraverso gli alimenti, giunsero all’Uomo. Gli animali erbivori, pascolando su prati inquinati, concentrarono i radioisotopi nelle loro carni e nel latte. Per tale ragione nel 1987 l’Italia votò a favore del referendum abrogativo delle centrali nucleari. Negli anni precedenti, corrispondenti alla crisi delle miniere del Sulcis Iglesiente, i Governi avevano approvato Piani per delocalizzare le industrie metallurgiche del Nord e concentrarle in Sardegna. L’area più impegnata dalla neo-industrializzazione fu Portovesme. Ne conseguì un inquinamento ambientale tale da sovvertire per sempre la vocazione agricola della zona. Le colture di tutto il Sulcis Iglesiente andarono in crisi, sia per sottrazione di personale all’agricoltura, all’allevamento ed alla pesca a favore dell’industria, sia per la carenza d’acqua, destinata in massima parte agli impianti di raffreddamento. Il danno ambientale fu tale che nel novembre 1990 fu votata dal Parlamento la legge per il recupero e disinquinamento della cosiddetta “Area ad alto rischio di crisi ambientale del Sulcis Iglesiente”. Fu un “Recovery Plan” dell’epoca. Il Governo Italiano stanziò 200 miliardi di lire per il disinquinamento e la conversione produttiva in “Economia verde”. Quel Piano di 30 anni fa è ormai dimenticato ma, in questo momento di crisi economica e sociale da disastro sanitario, oggi ritorna alla mente. E’ un ottimo esempio per capire sia il nostro presente pandemico che il prossimo futuro di ricostruzione economica con i fondi della “Next Generation EU” e del “MES”. Quel genere di industrializzazione venne eliminato in quasi tutta Italia. Oggi ne abbiamo pochi residui come le acciaerie ex ILVA di Taranto. Il problema ambientale venne provocato, soprattutto, dalle polveri sottili emesse in atmosfera dai camini degli alti forni in cui si bruciavano derivati del petrolio e carbon fossile, per produrre energia elettrica. In quegli anni, allo scopo di rivitalizzare i mari trasformati in deserti dall’inquinamento di scarichi tossici, il Governo finanziò le “Aree marine protette”. Nell’anno 2004, l’Amministrazione comunale di Sant’Antioco deliberò l’istituzione dell’Area marina protetta dell’Arcipelago del Sulcis. Il progetto non andò in porto, a causa del mancato consenso di gruppi di pescatori. Nell’anno 2011 avvenne il disastro nucleare di Fukushima in Giappone. Tutt’oggi il problema non è risolto. Dopo quell’evento la Germania votò a favore del referendum per l’eliminazione delle Centrali nucleari e la per conversione in “Economia verde”. Nel 2019 la Commissione europea ha votato il programma ambientalista denominato “European Green New Deal“ (nuovo patto europeo sull’ambiente). Il programma accoglie tutti i principi del “Paris Agreement” (accordi di Parigi) del 2015. Questo è un accordo fra gli Stati Membri della “Convenzione quadro delle Nazioni Unite“ sui cambiamenti climatici. Riguarda la riduzione di emissioni di gas serra e i relativi finanziamenti, a partire dall’anno 2020. Oggi il Coronavirus ha creato una tale prospettiva di disastro economico, che la Commissione europea si è affrettata ad allestire il più grande Piano economico della storia dell’Europa. E’ il “Next Generation EU”. Ad esso si associano il “MES” ed il programma di acquisto di debito pubblico delle Nazioni ideato dalla presidente della BCE, Christine Lagarde. Il “Next Generation  EU” contiene, al suo interno, il regolamento per la formulazione di progetti che consentirà l’accesso ai sussidi e ai prestiti. All’Italia spettano 209 miliardi di euro. E’ una somma enormemente più grande del “Piano Marshall” americano per gli aiuti all’Europa alla fine della II Guerra Mondiale. La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha ribadito che verranno finanziati, soprattutto:
  • La Digitalizzazione per l’Industria 4.0,
  • La “Green economy”. Le tre Donne dell’Europa, Angela Merkel, Ursula Von der Leyen e Christine Lagarde hanno sostenuto insieme la necessità che l’Europa realizzi il progetto del: “European Green New Deal”. In esso trovano piena legittimazione i progetti del “nuovo patto di economia verde” così sintetizzabili: 1 – Ripristino dell’ambiente inquinato, 2 – Protezione dell’ambiente dall’attacco dell’Uomo, 3 – Riduzione del gas serra pari a: 55% in meno di emissioni industriali di SO2, NO, e polveri sottili da combustione di derivati del carbone e del petrolio entro il 2030, 4 – Liberarsi dai metodi produttivi della terza rivoluzione industriale entro il 2050 (carbon free) 5 – Cessazione dei motori a combustione, 6 – Promozione dei motori elettrici o a idrogeno, 7 – Produzione elettrica con le fonti rinnovabili (sole, vento, moto ondoso, aree, etc.), 8 – Economia circolare (riutilizzo materiali),
9 – Riciclo rifiuti ed eliminazione progressiva della plastica, 10 – Controllo della dispersione termica, 11 – Centrali elettriche a idrogeno, 12 – Riduzione del riscaldamento dell’atmosfera e dei mari, 13 – Protezione della biodiversità, 14 – Incremento dei trasporti in mare e canali d’acqua, 15 – Aree marine protette; aree terrestri protette, 16 – Etc. Una tale rivoluzione, digitale e green, avrà estremo bisogno di un apparato burocratico efficiente. L’attuale inefficienza burocratica della Pubblica amministrazione è dovuta a scarsità di Personale. Nei Paesi del Nord Europa esiste un rapporto medio di dipendenti pubblici per 1.000 abitanti pari a 150/1.000. In Italia siamo gravemente deficitari: il rapporto è pari a 50/1.000. La “Nuova Generazione” sarà totalmente assorbita da questo nuovo modo di produrre ricchezza e avrà bisogno di un grande apparato burocratico. Una città come Carbonia ha oggi soltanto 1.500 dipendenti della Pubblica amministrazione. Ne dovrebbe avere almeno 4.500. Similmente dicasi di Iglesias. Con questi nuovi rapporti numerici avremo: 1 – Migliore efficienza degli uffici comunali, 2 – Migliore efficienza dei tribunali, 3 – Migliore efficienza degli ospedali, 4 – Migliore efficienza delle scuole, dei Centri di Ricerca e di Formazione. Ci auguriamo che il Piano si realizzi. Buon anno 2021. Mario Marroccu

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Per capire lo straordinario fenomeno sociale indotto dal Covid-19, che lascerà traccia nei libri di storia, dobbiamo ridefinire con chiarezza quali differenze sostanziali esistono tra la malattia individuale e la malattia contagiosa collettiva.
Se dovessimo esaminare con superficialità i numeri dei decessi quotidiani non ci preoccuperemmo. Tutti i giorni muoiono di ictus ed infarti, in Italia, una media di 630 persone, mentre per tumore ne muoiono 485. Attualmente abbiamo una media di soli 10 decessi quotidiani per Coronavirus. Questo dato sembrerebbe confortante. In realtà, da un punto di vista della convivenza sociale, non è così.
Le “malattie individuali” come tumori, diabete, ictus, traumi stradali, ecc., non suscitano paura per la propria incolumità perché ognuno di noi può entrare in contatto con questi malati senza subirne alcun danno.
Le “malattie contagiose” invece sono “diffusive” e “collettive”. Cioè passano da una persona all’altra per il contatto o la semplice vicinanza. Ogni portatore di Coronavirus contagia, in media, 6 persone. Queste a loro volta contagiano 36 persone. Queste 36 ne contageranno 1.296. Nel caso del Coronavirus il numero dei contagiati cresce in modo esponenziale ogni 7 giorni. Abbiamo visto cosa è avvenuto dopo il primo caso di Codogno: dopo due settimane i casi in Lombardia erano già diverse migliaia. Di questi contagiati ne vennero ricoverati il 20% e ne morirono la metà.
Mentre l’80% dei contagiati ebbe pochi sintomi. In 40 giorni avemmo quasi 20.000 morti in una piccola area d’Italia compresa fra Milano, Bergamo e Brescia. Morti che si aggiungevano agli altri morti per diverse cause. Vi fu un numero di salme aggiuntive tanto enorme che non si trovarono spazi nei cimiteri e nei forni crematori, tanto che molte salme vennero imbarcate per lo “smaltimento” nei forni crematori della Sardegna. Appena l’Epidemia è esplosa in America abbiamo visto lo stesso triste fenomeno, di ammassamento di cadaveri, a NewYork.
Questo è avvenuto perché il Covid è una malattia contagiosa per cui non esiste una cura specifica.
Quando si tratta di una malattia contagiosa per cui esistono le cure e i vaccini, l’allarme è basso.
Quando , invece, si tratta di malattia contagiosa per cui non esistono né cure specifiche né vaccino, l’allarme è alto.
E’ un errore enorme paragonare questo tipo di malattia a quelle comuni.
Per capirne la portata sociale e economica si può paragonare soltanto al “Fall-out” della pioggia radioattiva dopo una esplosione nucleare o agli effetti di uno “tsunami”. Tutti eventi in cui la collettività intera è senza difesa.

Le malattie comuni vanno trattate nell’ambito degli strumenti messi già a disposizione dal Sistema Sanitario. Le malattie epidemiche prive di cure specifiche vanno trattate in un altro apparato sanitario parallelo costituito ad hoc.
Una esperienza di diversificazione strutturale l’avemmo già al tempo della TBC. In quel caso si riuscì a debellarla costituendo un sistema di ospedali e presidi specifici (Tubercolosari, Preventori antitubercolari, Dispensari antiTBC, Ospedali Marini, Colonie montane e marine). Si sviluppò una specialità: la Tisiologia. Essa comprendeva: Medici pneumologi, Radiologi, Pediatri, e chirurghi specificamente preparati.
Oggi non esiste ancora un apparato ospedaliero e territoriale specificamente dedicato al Covid-19.
Il problema di strutturarne uno si porrà nella malaugurata ipotesi il vaccino non fosse efficace.

Fenomenologia sociale del contagio.
Il “contagio” fa esplodere la “ Paura del prossimo“.
Chi è il “Prossimo?”.
E’ chiunque: l’amico, il vicino di casa, il collega di lavoro, il compagno di classe, il parente, l’impiegato dell’ufficio pubblico, etc..
Il termine collettivo per identificare questo insieme è: “Società civile”.
La Società Civile è quell’insieme umano che utilizza il “Contatto sociale” per attuare lo scopo per cui ci si incontra: “Lo scambio sociale”.
Lo “scambio sociale” o “commercio umano” si sviluppa su tutti i campi della convivenza come:
– La “Cultura”: scuola, cinema, arte, sport, religione, politica, etc.
– I “Servizi”: il Sistema sanitario, banche, poste, pubblica amministrazione, difesa, giustizia, etc.
– Le “Attività produttive”: professioni, mestieri, agricoltura, industria, etc.
– Il “Commercio”.
Quando esplode il “Sospetto collettivo” sul prossimo e la “paura dell’altro”, l’individuo si ritira nel proprio privato e si autoesclude, cioè si “isola”. L’isolamento può essere “volontario”“obbligato”, come nel caso del lockdown che abbiamo sperimentato.
L’”isolamento” comporta la perdita di 4 Libertà Costituzionali, cioè:
– La libertà di movimento nel territorio, e di scambio commerciale.
– La “libertà di cure”: blocco del Sistema Sanitario per le patologie comuni.
– L’ “Istruzione”: chiusura delle scuole.
– La “Giustizia”: chiusura dei tribunali.
L’impedimento all’esercizio di questi diritti costituzionali comporta la “Sospensione del commercio umano.
A questo arresto degli scambi di beni materiali ed immateriali consegue:
– L’arresto degli scambi commerciali.

– Il crollo delle Borse.
– La perdita di fiducia nella moneta.
– L’impoverimento della Nazione.
– La crisi politica.
– La perdita di rappresentanza dei partiti e la caduta dei governi.
Questi sono scenari possibili nel caso non vengano opposti provvedimenti che stronchino la spirale del degrado.
La “paura dell’altro” è all’origine della disgregazione dell’impianto economico di una società.
C’è voluto Mario Draghi per sintetizzare in una frase questo complesso fenomeno psicologico ed i provvedimenti da prendere per scongiurarlo. Cioè:
“Test di massa per rilanciare l’economia”.
Solo così ognuno di noi saprà se il suo vicino è contagioso o no, e potrà riprendere a produrre ricchezza senza il freno della paura.

Secondo gli Scienziati citati in un recente articolo del Sole 24 ore servono 30 milioni di tamponi per fare uno screening agli Italiani. Cioè deve essere sottoposto a tampone oltre la metà della popolazione d’Italia. Ne consegue che devono essere subito esaminati con tampone almeno 70.000 abitanti del Sulcis Iglesiente.
Davanti a questi autorevoli messaggi il Sulcis Iglesiente non riesce ancora a rendere immediatamente disponibile per tutti un laboratorio specificamente dedicato. Ne sono prova questi fatti:
– Il forte ritardo nell’acquisto del processatore di RNA virale,
– Il forte ritardo nello accreditamento dello strumento donato a Carbonia Iglesias dalla Fondazione di Sardegna,
– Le enormi difficoltà che incontrano i Medici di Base per ottenere i referti dei tamponi eseguiti su pazienti sintomatici.
E’ urgente la disponibilità di un laboratorio perché stanno per arrivare momenti critici, e cioè:
– Fra due settimane in Italia riapriranno le scuole. Vi saranno inevitabili assembramenti. Si muoverà quotidianamente una massa dei 12 milioni di individui. Fra questi vi saranno i “diffusori silenziosi”, come abbiamo sperimentato al Billionnaire di Porto Cervo e nelle discoteche nostrane.
– Stanno per arrivare i 3 mesi portatori di Virus: Ottobre, Novembre, Dicembre, con i loro Rinovirus, Adenovirus, Enterovirus e Virus Influenzali. Ogni tosse e febbricola creeranno il sospetto sul vicino di banco, e la paura del contagio da Coronavirus.
I banchi monoposto, i doppi turni, ed il contingentamento delle classi non saranno sufficienti a dare sicurezza. Ogni ragazzino febbricitante verrà sottoposto a: isolamento in un camera apposita dell’Istituto, visita medica e, forse, tampone rinofaringeo. Poi si dovranno attendere 24-48 ore, o più, per la risposta. Nel frattempo tutti staranno all’erta e disposti all’autoisolamento fiduciario.
Se verrà accertato più di un caso , l’Istituto potrà essere chiuso in quarantena.

Ogni ragazzo sospetto indurrà la caccia a tutti i “contatti” dei 14 giorni precedenti. Per il tracciamento dovranno essere eseguiti dai 100 ai 150 tamponi (prof. Andrea Crisanti). In alternativa il Governo sta valutando lo screening di tutti gli allievi dell’Istituto con i tamponi per “test rapidi”. Nel caso un  ragazzo positivo venisse isolato, lo sarà anche la famiglia.
A queste condizioni è evidente quanta ragione abbia avuto Mario Draghi quando ha dichiarato, in un consesso economico: «E’ necessario eseguire i test di massa per rilanciare l’Economia». Ne beneficerebbe anche la Scuola.

E’ auspicabile che i buoni Politici sollecitino lo sviluppo dello screening con tampone e rimuovano gli oscuri ostacoli per cui oggi è ancora difficile ottenere l’esame.
A conclusione si deve convenire che il “ritardo” di Carbonia Iglesias nella attivazione del suo processatore di RNA virale, è il massimo avversario a cui si trova di fronte il nostro territorio.
Si concorda con Carlo Bonomi, presidente di Confindustria: «…questo ritardo è incomprensibile…».

Mario Marroccu

 

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Il Parlamento europeo ha definito le priorità per le azioni della Banca centrale europea per il 2019 e per il completamento dell’unione bancaria.

In due risoluzioni distinte, la prima sui lavori della Banca centrale europea (BCE), redatta da Gabriel Mato (PPE, ES) e la seconda sui progressi compiuti e da realizzare nel settore dell’unione bancaria, redatta da Nils Torvalds (ALDE, FI), i deputati hanno manifestato le loro preoccupazioni e gli elementi su cui si dovrà prestare particolare attenzione nel corso del prossimo anno.

 Con riferimento all’Italia, il Parlamento si è detto d’accordo con l’argomentazione del Presidente della BCE Mario Draghi, secondo il quale le dichiarazioni incoerenti fatte dal nuovo governo hanno prodotto nel corso del 2018 un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani.

I deputati concordano con il piano della BCE di iniziare a ridurre gradualmente le misure monetarie eccezionali, introdotte al culmine della crisi finanziaria, invitando tuttavia alla cautela sulla velocità con cui tale riduzione dovrà essere effettuata.

Hanno inoltre chiesto alla BCE di prestare particolare attenzione alle crescenti preoccupazioni per la recrudescenza delle bolle immobiliari e del debito del settore privato, alla necessità di continuare a incoraggiare gli investimenti pubblici e privati e di garantire che il denaro “a basso costo” che fornisce alle banche sia effettivamente trasferito, sotto forma di prestiti, all’economia reale.

I deputati hanno poi incoraggiato la BCE a garantire la stabilità dei mercati finanziari dell’UE, anche nel caso di una Brexit senza accordo. Infine, hanno chiesto alla Banca centrale europea di seguire da vicino gli sviluppi della tecnologia per un registro distribuito (blockchain) delle finanze. 

I deputati hanno rilevato la necessità di una maggiore armonizzazione per quanto riguarda la valutazione della stabilità di una banca, del suo fallimento o della sua probabilità di fallimento, nonché una distinzione più chiara tra poteri di vigilanza e poteri di intervento precoce. Hanno inoltre espresso serie preoccupazioni sul cattivo stato delle norme antiriciclaggio nell’unione bancaria, chiedendo un approccio comune dell’UE per la vigilanza ed il rispetto di tali norme. Inoltre, la Commissione deve intervenire per ridurre il settore bancario ombra, che rappresentava il 40% del sistema finanziario dell’UE alla fine del 2017. 

Infine, il Parlamento europeo ha ribadito la sua richiesta di raggiungere un accordo sul sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), strumento essenziale per il completamento dell’unione bancaria.

La risoluzione sulla Banca centrale europea è stata approvata con 500 voti favorevoli, 115 contrari e 19 astensioni. La risoluzione sull’unione bancaria è stata approvata con 497 voti favorevoli, 125 contrari e 14 astensioni.