12 June, 2021
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Il Consiglio regionale ieri sera ha approvato l’articolo 6 della legge di stabilità 2019. La seduta pomeridiana è ripresa con la votazione degli emendamenti all’art.6 della Legge di Stabilità 2019-2011. L’aula ha respinto, in rapida successione, tutti gli emendamenti soppressivi presentati dall’opposizione. Approvato invece l’emendamento n. 99 (Pinna e più) che stanzia 350mila euro per garantire alle coppie residenti in Sardegna l’accesso alle tecniche di procreazione assistita eterologa da effettuare presso strutture pubbliche nazionali ed internazionali. All’emendamento ha chiesto di apporre la propria firma anche il consigliere Augusto Cherchi (Pds). Si è poi passati all’esame dell’emendamento 530 emendato dal 581. Le due proposte destinano, a specifici capitoli di bilancio, le somme di 200mila euro per l’adroterapia e protonterapia e 150mila euro per l’assistenza a cittadini comunitari indigenti.

Il capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda, dopo aver annunciato il suo voto favorevole, ha ricordato il monito della Corte dei Conti sugli elevati tassi di scostamento della spesa farmaceutica. «La Sardegna ha la più alta spesa a livello nazionale. Nel primo semestre del 2018 risulta in ulteriore aumento. Mi chiedo: di cosa stiamo parlando?».

Ad Alessandra Zedda ha replicato l’assessore Luigi Arru. «I rilievi della Corte Conti si riferiscono alla spesa per i dispositivi ortopedici e cardiologici. Questo è un caso diverso. I conti della spesa farmaceutica sono migliorati. Siamo passati dall’ultimo al terzultimo posto. Abbiamo fatto una battaglia perché la Sardegna non può utilizzare i biosimilari. Stiamo cercando di governare il fenomeno». Messi in votazione gli emendamenti sono stati approvati.

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo in discussione l’emendamento n.34 sul quale inizialmente il consigliere Augusto Cherchi (Pds) aveva espresso forti perplessità perché convinto si trattasse di un intervento per la proroga delle graduatorie concorsuali del sistema sanitario.

Il consigliere Gianni Lampis (Fratelli d’Italia) ha chiarito la questione spiegando che la norma va a sanare la situazione dei lavoratori in utilizzo che prestano la loro opera al servizio di comuni e strutture sanitarie stabilendo una proroga al 2021, con impiego continuativo per 12 mesi e almeno 30 ore settimanali.

A favore anche il capogruppo del Pd Pietro Cocco: «Si tratta di circa 380 lavoratori in utilizzo per cui ogni anno si fanno provvedimenti ad hoc. Non c’entrano le graduatorie. Si tratta di porre regole certe per chi lavora da anni al servizio degli stessi enti». Dello stesso avviso Piero Comandini (Pd): «E’ un atto di giustizia per i lavoratori in utilizzo».

Augusto Cherchi si è scusato con l’aula e ha annunciato il suo voto favorevole. L’emendamento n. 34 è stato approvato all’unanimità.

Via libera anche al n. 158 (Zedda P. e più) che estende agli immobili esistenti la possibilità di interventi di ristrutturazione previsti per le zone agricole

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo in votazione il testo dell’articolo 6che è stato approvato con 35 voti a favore e 14 contrari.

L’aula ha poi esaminato gli emendamenti aggiuntivi.

Disco verde, senza discussioni di merito, per l’emendamento n. 140 (Ruggeri- Pinna-Forma) che stanzia 100mila euro extra Lea per pazienti affetti da malattie rare.

Respinti invece  gli emendamenti n.192 e il 579 presentati dal gruppo di Forza Italia con i quali si chiedeva di introdurre i pagamenti con cadenza mensile per i pazienti con disturbi psichici e in condizioni di disagio. Alessandra Zedda (Forza Italia) ha chiesto all’assessore di trovare una soluzione.

A sostegno della collega Alessandra Zedda si sono schierati Edoardo Tocco (Forza Italia) firmatario dell’emendamento all’emendamento n. 579 e Oscar Cherchi: «Perché non è possibile prevedere erogazioni a cadenza mensile? Il problema del ritardo dei pagamenti sta diventando cronico».

Anche Francesco Agus (Campo Progressista) ha segnalato il problema: «Ho presentato un emendamento sugli stessi temi. Lo ritirerò ma mi accodo alla richiesta di una soluzione per governare il fenomeno ed evitare che famiglie e lavoratori vadano in sofferenza. Sui fondi finanziati con la legge 20 occorre una riflessione attenta».
Dello stesso tenore l’intervento di Roberto Desini (Pds): «Colgo l’occasione per fare una considerazione sulle leggi di settore. I comuni hanno problemi di carattere oggettivo. Il sistema non è adeguato alle esigenze degli utenti. I comuni si trovano spesso costretti ad anticipare i fondi».

Ai consiglieri ha replicato l’assessore Raffaele Paci: «Il tema è reale ma fa parte del problema più grande dell’efficienza della pubblica amministrazione. Non dipende dalla volontà dell’assessore. Mettere un pagamento mensile non fa altro che aggravare i problemi. L’idea è fare un pagamento  a marzo in un’unica soluzione per il trasferimento di tutte le risorse ai comuni. Si faccia un ordine del giorno in cui si da mandato all’esecutivo per favorire questo percorso».

Alessandra Zedda (Forza Italia) si è detta d’accordo con Paci. Messi in votazione i due emendamenti sono stati bocciati.

Via libera invece all’emendamento n. 582 (sostitutivo totale del 534) presentato dalla Giunta e finalizzato ad assicurare l’equilibrio del servizio sanitario regionale con la previsione di un transito di risorse liberate dalla riduzione del disavanzo nei bilanci delle Asl.

Approvato anche il n. 612 (sostitutivo totale del 10) sul quale ha espresso forti perplessità il consigliere del Pds Pier Mario Manca: «Stiamo dando 40mila euro ai dirigenti per il potenziamento delle loro competenze. Esiste un contratto nazionale con relative provvidenze a favore dei dirigenti. Stiamo andando a dare dei soldi senza capire la vera finalità. Mi si spieghi la ratio del provvedimento. E’ una questione di serietà. Se qualcuno mi dà delle spiegazioni lo voto».

A fianco di Pier Mario Manca si è schierato Oscar Cherchi (Forza Italia): «Chiedo al primo firmatario Cesare Moriconi di spiegare il senso della proposta – ha detto Augusto Cherchi – capiamo la necessità di un potenziamento delle capacità manageriali ma occorre verificare quale è il percorso individuato».

Cesare Moriconi (Pd) ha difeso la sua proposta. «La materia attiene alla qualità del servizio sanitario. Occorre intervenire per garantire professionalità e competenze. La cifra complessiva di 40mila euro è irrisoria. Si parla di qualità del servizio sanitario. Ritengo un dovere del Consiglio considerare questa esigenza».

D’accordo con Moriconi il capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda: «Parliamo di dirigenti e di una cifra che in confronto a qualche altro intervento è bassa. Intervenire sulla formazione è doveroso».

E’ quindi intervenuto il presidente della Commissione Bilancio Franco Sabatini: «Si fa polemica sul nulla. Non è un compenso ai dirigenti ma si tratta di costituire un fondo dedicato alla formazione su cui riversare finanziamenti nazionali ed europei. Questa è al finalità».

Favorevole a un fondo per la formazione dei dirigenti anche il capogruppo di fratelli d’Italia Paolo Truzzu: «Occorre però scrivere meglio l’emendamento. Non spetta a noi indicare le modalità con cui scegliere le persone che debbono fare la formazione. Le scelte spettano alla struttura amministrativa. Sono d’accordo sul merito ma se non si scrive meglio non lo voto».

Contro l’emendamento si è espresso invece Luigi Crisponi (Riformatori):«Si interviene solo sulla formazione dei dirigenti e in un comparto che succhia oltre il 50% del bilancio regionale. Ci sono dipendenti regionali di serie A e di serie B».

Posto in votazione l’emendamento n. 612 è stato approvato con 28 sì e 17 no.

Approvato poi l’emendamento di sintesi degli emendamenti 57, 97 e 139 sull’efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici nella sanità sarda. “Perplessità per i possibili ricorsi” sono state espresse dal consigliere Agus (Campo progressista). Anche l’on. Rossella Pinna (Pd) ha parlato del “rischio di impugnativa da parte del governo statale per invasione del campo legislativo, come già avvenuto con la legge della Valle d’Aosta”. Anche l’assessore Filippo Spanu ha confermato il rischio di impegnativa. Per il capogruppo del Pds, on. Roberto Desini, “ci sono responsabilità politiche che ci dobbiamo assumere insieme al rischio di impugnativa. E’ giusto salvaguardare le persone che hanno subito ingiustizie in questi anni”.

Per Forza Italia è intervenuto l’on. Marco Tedde che ha ribadito i rischi giuridici  dell’emendamento di sintesi, che è poi stato approvato.

Approvato l’emendamento 134 (Daniele Cocco) per mettere a disposizione dei Comuni le sedi dei medici di base non più utilizzate.

L’Aula ha discusso a lungo sull’emendamento 285 (Truzzu) sul fenomeno del randagismo nelle campagne del Medio Campidano, sulla loro sterilizzazione e più in generale sul problema delle centinaia di cani che si trovano nei canili municipali sardi, a carico totale sulla collettività. Per l’on. Emilio Usula “si può sostenere questa norma, visto che è un progetto sperimentale che potrà essere esteso poi in tutta la Sardegna”. L’on. Sabatini ha ribadito che “nel prossimo triennio ci sono 9 milioni per i Comuni sardi per questo intervento, nell’articolo 6 al comma 21 e al 22: sono denari destinati alla lotta al randagismo e alla sperimentazione.  E abbiamo stanziato anche 300 mila euro per le associazioni che si occupano del problema. Mi sembra francamente che questa discussione sia inutile”. L’emendamento 285 è stato respinto.

Approvato l’emendamento 575 (Pinna e più): 100 mila euro a favore delle cure delle persone colpite dalla Sindrome di Lynch. L’on. Lorenzo Cozzolino ha precisato che in Sardegna ci sono circa 100 pazienti con questa forma tumorale ed ha aggiunto: “Centomila euro per la prevenzione mi sembrano pochi”.

Ok anche agli emendamenti 28 (Tendas – associazioni della terza età), 29 (Tendas – contributo locali per organizzazioni che si occupano di indigenti), 52 (Congiu – centri antiviolenza), 206 (A. Zedda e Sabatini – reddito di libertà per le donne vittime di violenza).

Approvato l’emendamento 26 (Forma e Deriu) che prevede un rimborso per gli esami prevaccinali per i bambini della scuola dell’infanzia e primaria a rischio di reazioni indesiderate. Per l’on. Roberto Deriu “è necessario togliere ogni alibi alla propaganda antivaccinista”. Contrario l’on. Franco Sabatini: “C’è un capitolo apposito per questa funzione”. L’emendamento 44 è stato comunque approvato.

L’Aula ha detto sì anche all’emendamento 69 (Busia) che finanzia le attività dei centri ai quali si rivolgono gli autori di violenza di genere. Sull’emendamento 205 (A. Zedda e Sabatini) dedicato alle prestazioni sanitarie fornite dalle strutture private accreditate l’Aula ha deciso di sospendere temporaneamente la discussione, anche su richiesta dell’assessore Paci e passare agli altri emendamenti.

Approvato anche il 207 (A. Zedda – interventi a favore dell’inserimento lavorativo dei disabili) e poi il 590 e 250  (Crisponi – fondo regionale autosufficienza), 508 (Agus – 50mila euro per interventi sociali per il quartiere Sant’Elia), il 536 (Agus – sulla figura e il ruolo dei biologi nella sanità pubblica sarda) ed il 600 (D. Cocco – sostegno alle organizzazioni di genitori di soggetti autistici).

Il Consiglio ha approvato l’emendamento orale all’emendamento 536, presentato del consigliere Francesco Agus (Campo Progressista) e sostenuto anche dal consigliere del Pd, Roberto Deriu: “Le risorse al capitolo Sc 05.001 sono integrate di euro 20mila al fine di consentire alle Aziende sanitarie della Sardegna la ricognizione delle figure professionali compatibili con l’applicazione del DL 75 del 2017. A questo scopo le aziende in base alle loro attuali e comprovate esigenze strutturali e organizzative, sono autorizzate a istituire nuovi posti in dotazione organica corrispondenti alla figura del collaboratore professionale biologo”.

Il Consiglio ha approvato gli emendamenti 537 della Giunta regionale (aggiunge al comma 32 il 32bis che per le stesse finalità della legge regionale 13.04.2017 n.5 è autorizzato la spesa di euro 7.439.023,22) e 556 presentato dal consigliere del Pd Roberto Deriu (contributo di 50mila euro a favore della Lega italiana per la lotta contro l’Aids per sostenere campagne di informazione, sensibilizzazione, prevenzione e contrasto della diffusione della malattia). L’Aula ha anche approvato l’emendamento 564 (Deriu e più) che stanzia 5 milioni a favore delle associazioni onlus e cooperative sociali convenzionate con il servizio di emergenza-urgenza 118. Il testo originariamente era stato proposto con un contributo di 6 milioni, ma è stato emendato oralmente dal presidente della Terza Commissione, Franco Sabatini, ma con l’impegno assunto dall’intero Consiglio regionale, su proposta del consigliere Augusto Cherchi, di trovare le ulteriori risorse nel prossimo esercizio finanziario. I gruppi di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Partito dei sardi, Art. 1 – Sinistra per la democrazia e il progresso, i Riformatori sardi, Psd’Az-La Base, Cristiano popolari socialisti e Fratelli d’Italia hanno accolto l’emendamento e l’hanno sottoscritto, sottolineando l’importanza del lavoro quotidiano svolto per tutti i cittadini sardi dai volontari, fondamentali per il sistema dell’emergenza-urgenza.

L’Aula ha invece bocciato l’emendamento 565 che prevedeva un sostegno economico di 150mila euro alla Fondazione Marreri onlus che si occupa dei pazienti affetti da autismo (19 voti favorevoli e 23 contrari). L’emendamento era stato fatto proprio dai Riformatori sardi, dopo che il proponente, Roberto Deriu (Pd), l’aveva ritirato in seguito alle rassicurazioni avute dall’assessore Luigi Arru. L’esponente della Giunta ha garantito che affronterà la situazione dopo l’approvazione della Finanziaria. Crisponi e Dedoni (Riformatori), Coinu, Tocco (FI), Busia (Misto) hanno sottolineato la necessità di sostenere le associazioni e le Fondazioni che offrono sostegno ai pazienti affetti da autismo e alle loro famiglie, che vivono spesso in solitudine il dramma della malattia che colpisce i propri cari.

Il Consiglio ha approvato poi l’emendamento 567 (Deriu e più) che autorizza un contributo di 85mila euro per il 2019 a favore della Conferenza episcopale sarda per il miglioramento delle sicurezza degli edifici di culto di propria competenza.

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La commissione Urbanistica, presieduta da Antonio Solinas (Pd) presenterà alcuni emendamenti migliorativi sulla disciplina degli ambiti rurali contenuta nella legge (Dl 409) che da martedì prossimo sarà discussa dal Consiglio.

Le proposte di modifica, che recepiscono osservazioni del mondo agricolo e dei territori, sono illustrate dal prof. Giuseppe Pulina, coordinatore del gruppo di lavoro sull’agro, alla presenza dell’assessore Cristiano Erriu e dei consulenti tecnici dell’assessorato.

La prima riguarda l’art. 73 che verrà integrato con la definizione di attività agricola in ambito “familiare o hobbystico” che consentirà la realizzazione di fabbricati al servizio di tale attività nelle aree interne, mentre quelle costiere restano disciplinate dal Ppr.

Gli altri interventi guarderanno le tabelle nn. 7 ed 8, nelle quali saranno introdotti elementi di flessibilità nella dimensione dei fabbricati destinati alle colture (serre ad altre di tipo intensivo), alla zootecnia, con particolare riferimento ai bovini da latte, ed alla trasformazione e valorizzazione delle produzioni aziendali.

Il presidente della commissione, nelle sue conclusioni, ha auspicato fra l’altro che gli emendamenti (che dovranno ora essere definiti nella loro formulazione tecnica) possano essere espressione unitaria della commissione.

Nel dibattito hanno preso la parola i consiglieri Alessandro Collu e Valerio Meloni del Pd, Pier Mario Manca del Pds ed Oscar Cherchi di Forza Italia.

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La costituzione di un organismo regionale pagatore, che come Pds abbiamo sollecitato fin dal 2014, è di importanza strategica per l’agricoltura sarda ma i ritardi accumulati dalla Giunta rischiano di farci mancare l’obiettivo”.

Lo ha dichiarato il consigliere del Pds Pier Mario Manca, presentando una mozione del gruppo in cui, fra l’altro, vengono ricostruiti i vari passaggi politici e amministrativi che avrebbero dovuto portare al nuovo organismo già dal 2017.

Abbiamo appreso dall’assessore dell’Agricoltura Pier Luigi Caria – ha lamentato Pier Mario Manca – che la documentazione è stata inviata al Ministero ma il problema è proprio questo: abbiamo perso un anno e ci restano solo 2 mesi, da qui ad ottobre, per recuperare il tempo perduto a dare risposte finalmente efficienti agli agricoltori sardi”.”In termini reali – ha concluso – si tratta di lavorare in Sardegna, attraverso Argea, circa 20.000 pratiche e metterle in pagamento entro 30 giorni, anziché aspettare 6 mesi o 1 anno come purtroppo accade attualmente”.

“In termini reali – ha concluso – si tratta di lavorare in Sardegna, attraverso Argea, circa 20.000 pratiche e metterle in pagamento entro 30 giorni, anziché aspettare 6 mesi o 1 anno come purtroppo accade attualmente”.

Il capogruppo del Pds Gianfranco Congiu ha affermato che “la vicenda dell’organismo regionale pagatore è stata seguita con grande lassismo politico ed istituzionale, nonostante riguardi i fondi Ue che costituiscono il 90% delle risorse destinate all’agricoltura sarda, ora bisogna fare uno sforzo enorme per raggiungere il risultato e siamo molto preoccupati perché, dopo tanto lavoro, potrebbe sfuggirci di mano”.

Secondo il consigliere Augusto Cherchi “la situazione è per molti versi imbarazzante e non dissimile da quanto accaduto in altri settori a cominciare dalla sanità, con il Consiglio che approva leggi ed altri organi dell’amministrazione regionale che si occupano dell’applicazione”.

Stiamo parlando in questo caso di cose semplici – ha osservato il consigliere Roberto Desini -, quello di costituire l’organismo regionale pagatore era un obiettivo che il presidente Francesco Pigliaru aveva assegnato all’assessore dell’Agricoltura fin dall’anno scorso: se poi dopo tutto questo tempo non è successo niente e i tempi si sono dilatati vuol dire che è successo qualcosa e che, magari, i responsabili devono trarne le dovute conseguenze”.

Per quanto ci riguarda – ha concluso – continueremo ad occuparci delle cose reali che interessano i sardi e le nostre realtà produttive in grande sofferenza come l’agricoltura”.

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Il Consiglio regionale ha approvato le disposizioni per la valorizzazione della suinicoltura sarda.

Il presidente Ganau ha aperto la seduta dando la parola all’on. Luigi Lotto, primo firmatario della proposta di legge 495 dal titolo Disposizioni per la valorizzazione della suinicoltura sarda finalizzata al rilancio del settore ora che il piano di eradicazione della peste suina africana avviato quattro anni fa dalla Giunta regionale sta dando i suoi frutti.

Per l’oratore del Pd, relatore della proposta e presidente della commissione competente, «si tratta di una legge per ricostruire un comparto in crisi da 40 anni, da quando è comparsa la peste suina africana. In tanti anni abbiamo speso miliardi di lire e milioni di euro per affrontare il problema, affrontandolo solo dal punto di vista sanitario e repressivo. Abbiamo toccato il fondo, è vero, ma da questo settore oggi si possono individuare ottime potenzialità di sviluppo e le basi per il rilancio del settore, dopo che nel 2014 è stata costituita l’unità di progetto. Si può pensare a un comparto che tra produzione diretta e indotto può regalare all’Isola migliaia di posti di lavoro, soprattutto quando sarà possibile riprendere la produzione per esportazione. Da qui il bisogno di una legge che dica cosa si può fare nel settore dell’allevamento dei maiali, settore di grandissima redditività».

Come primo intervento ha preso la parola l’on. Gian Mario Tendas (Pd), che ha detto: «E’ da apprezzare il lavoro della Giunta, delle Agenzie Agris e Laore e quello dell’Università per arrivare a questa proposta di legge. Abbiamo un quadro conoscitivo dettagliato sulla situazione sarda: abbiamo ampie potenzialità per fari diventare questo settore strategico non solo per la zootecnia e capace di generare davvero diverse migliaia di posti di lavoro e allevamenti per un totale di circa un milione di suini». Per l’on. Gian Mario Tendas «la proposta 465 distingue tra allevamenti familiari e a carattere professionale, dove è previsto l’ingrasso dei capi ma anche la vendita dei capi allevati. Si ribadisce il divieto del pascolo brado per evidenti ragioni sanitarie mentre si potranno utilizzare i piccoli macelli aziendali, come chiedono esplicitamente le associazioni di categoria».

Ha poi preso la parola l’on. Luigi Crisponi (Riformatori), secondo cui «questa iniziativa legislativa ci è piaciuta molto e abbiamo collaborato anche noi dell’opposizione perché in questo settore c’è una grande occasione di crescita economica per la Sardegna. Solo in Spagna vale 4 miliardi di euro il giro di affari del suino: immaginate cosa potrebbe accadere in Sardegna in questo comparto seguendo l’esempio iberico. Insomma, è una buona proposta di legge che rassicura il consumatore e assicura gli allevatori del suino di razza sarda sul loro lavoro».

Forza Italia ha preso la parola con l’on. Marco Tedde, che ha denunciato i numeri impietosi del settore: «In Sardegna abbiamo 17 mila aziende e un patrimonio di 169mila suini che soddisfano appena il 10 per cento del mercato interno. Nel 1976, invece, prima dell’avvento della peste suina, i capi erano oltre 300 mila: abbiamo perso metà del nostro patrimonio anche e soprattutto per colpa degli allevamenti clandestini, dei suini allevati allo stato brado nelle zone interne in promiscuità con i cinghiali infettati dalla Psa». Dopo questa premessa l’on. Marco Tedde ha aggiunto: «Ci sono dei semplici imperativi che se rispettati consentiranno alle aziende di lavorare evitando di importare, come stiamo facendo, le carni suine».

Anche l’on. Edoardo Tocco (FI) ha ribadito la necessità «della tracciabilità delle carni, distinguendo l’allevamento dei capi di razza sarda per l’autoconsumo familiare sino a un massimo di 4 capi  dall’industria vera e propria. E’ un rituale vero e proprio l’autoconsumo, che fa parte della cultura della Sardegna. Non basta intervenire per abbattere i focolai di Psa: la Regione deve fare politiche di marketing e valorizzare la razza del suino sardo».

Per l’on. Daniele Cocco (Sinistra) «questa è una legge che va nella direzione giusta, come è già stato detto, a riprova che quando si vogliono fare cose giuste per le nostre comunità si riesce a farle tutti assieme».

Il Partito dei sardi si è espresso con il capogruppo, l’on. Pier Mario Manca, che ha detto: «Sconfiggere la peste suina non è solo abbattere animali ma salvaguardare la cultura sarda e le razze autonome. Questa è una legge che chiude il cerchio;: abbiamo fermato la malattia e adesso la possiamo finalmente rilanciare. Questa legge sarebbe forse dovuta parte prima, ai tempi in cui abbiamo varato al task force contro la peste suina. Ora con la proposta 465 valorizziamo la nostra razza autoctona, che ha un grande pregio e una grande prospettiva di remunerazione per gli allevatori. Questa è una buona legge».

Sempre per Forza Italia la capogruppo Alessandra Zedda ha parlato “dell’aspetto culturale” dell’allevamento del maiale nelle comunità sarde e ha ricordato i numeri del patrimonio suinicolo della Sardegna dopo il flagello quarantennale della peste suina: «E’ fondamentale che noi ripristiniamo un rapporto di fiducia con i sardi in questo settore, legando insieme anche le filiere dell’allevamento suino e le istituzioni pubbliche che se ne occupano per mandato». 

A nome della Giunta, l’assessore dell’Agricoltura Pier Luigi Caria ha ricordato la lunga tradizione dell’allevamento dei suini in Sardegna che in passato rappresentava una delle voci più importanti della zootecnia regionale, persino più importante di quello della pecora. «L’arrivo della peste suina sul finire degli anni ’70 – ha aggiunto – ha purtroppo interrotto bruscamente questa tradizione facendo precipitare la Sardegna in una lunga epidemia dalla quale si è iniziati ad uscire dopo tanti piani di eradicazione inefficaci con l’azione forte di questa Giunta rivolta alle migliori esperienze europee come quelle di Portogallo e Spagna». «In quei Paesi e soprattutto in Spagna – ha detto ancora Pier Luigi Caria – l’uscita dalla peste suina ha favorito fin dagli anni ’90 un vero e proprio boom delle produzioni con incrementi del 500%, che hanno portato la Spagna fra le i primi 5 paesi al mondo. Per quanto riguarda la Sardegna, la peste ha influito negativamente sulla nostra capacità produttiva, limitata a circa 170-180.000 mila capi con segnali timida crescita, nonostante consumi interni molto elevati che possono essere soddisfatti solo per il 25% da produzioni locali». «Sconfiggere definitivamente la peste suina dopo tanti sforzi – ha concluso l’assessore dell’Agricoltura – significa non solo far ripartire un settore economico che ha una lunga tradizione ma anche contrastare lo spopolamento di molte zone interne e creare nuovi posti di lavoro; anche per queste ragioni è una legge molto attesa da tutto il comparto, che fa innovazione, migliora la professionalità degli addetti, valorizza le competenze ed apre nuovi spazi di mercato per la filiera sarda». 

Successivamente il Consiglio ha approvato all’unanimità il passaggio agli articoli con 43 voti.

A seguire l’Aula ha espresso il suo voto positivo anche sui 25 articoli che compongono la legge e sulla tabella di accompagnamento. Il testo è stato approvato con due sole modifiche: all’art.7 è stato inserito il termine di 10 giorni per la macellazione degli animali e all’art. 12 è stato assegnato un ruolo alle organizzazioni professionali agricole. Recepito infine, nello stesso articolo, anche un emendamento orale del consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi sui marchi di qualità.

Nelle dichiarazioni di voto finali hanno preso la parola i consiglieri regionali Pier Mario Manca ed Augusto Cherchi del Pds, la capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda, Luigi Crisponi dei Riformatori, il capogruppo di art.1-Mdp Daniele Cocco, Gaetano Ledda del Psd’Az-La Base, Antonio Gaia di Cps ed Emilio Usula del Misto-Rossomori.

La legge è stata approvata all’unanimità con 39 voti.

Dopo lo scrutinio il presidente ha tolto la seduta, convocando la conferenza dei capigruppo per le ore 16.00 e a seguire l’Assemblea.

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L’assessorato dell’Agricoltura ha definito la rimodulazione del Piano di sviluppo rurale 2014-2020. Lo ha fatto al termine del confronto con le associazioni agricole che hanno partecipato in questi mesi al Tavolo verde istituito dalla Regione. La somma complessiva da riprogrammare ammonta a circa 61 milioni di euro.

I dettagli della ridefinizione del Psr sono stati illustrati questa mattina dall’assessore dell’Agricoltura Pierluigi Caria alla Commissione “Attività Produttive” del Consiglio regionale. «All’unanimità si è deciso di puntare su alcune misure che avevano bisogno di essere rafforzate o su altre la cui dotazione finanziaria era insufficiente – ha spiegato Pierluigi Caria – in particolare si è deciso di intervenire sulla misura 6.1 (Primo insediamento in agricoltura) con 10 milioni di euro e sui progetti integrati di filiera con ulteriori 15 milioni. Le altre somme andranno invece agli interventi per la difesa del suolo (13 milioni), agli investimenti nelle aziende agricole (10 milioni), ai Gal (5 milioni) e alla tutela delle razze rare (3 milioni)».

Pierluigi Caria ha spiegato che la Giunta ha raccolto le richieste provenienti dal mondo giovanile per l’incremento dei fondi sul primo insediamento in agricoltura. «Con 10 milioni contiamo di soddisfare altre 300 domande – ha detto l’assessore – in questo modo potremo coprire oltre la metà delle richieste presentate con l’obiettivo finale di dare una risposta a tutti». Sollecitato dai consiglieri Pier Mario Manca (Pds) Gianluigi Rubiu (Udc), Gaetano Ledda (La Base) Mario Tendas e Valerio Meloni (Pd) sull’opportunità di procedere allo scorrimento delle graduatorie per evitare l’esclusione di alcune domande, Pierouigi Caria ha comunicato che è in atto una valutazione giuridica da parte dell’assessorato. «Se non fosse possibile potremmo decidere di ricorrere ad un secondo bando».  

Caria ha poi consegnato alla Commissione la documentazione relativa alla situazione della spesa del Psr 2014/2020. Finora sono stati erogati poco più di 335 milioni di euro. «Siamo al terzo posto in Italia per spendita delle risorse. Prima di noi ci sono solo il Veneto e le Province Autonome di Trento e Bolzano – ha sottolineato Pierluigi Caria – se ci riferiamo ai primi tre mesi dell’anno siamo addirittura primi. Per quanto riguarda le somme impegnate, la Regione ha programmato circa il 65% delle risorse disponibili (827 milioni su 1291)».   

L’assessore, infine, ha annunciato l’imminente pubblicazione dei bandi relativi alle sottomisure 2.1 e 2.3 (ricorso alle consulenze e formazione dei consulenti) 5.1(prevenzione delle calamità naturali) 8.3 (prevenzione degli incendi) e 8.6 (tecnologie silvicole, trasformazione e commercializzazione di prodotti delle foreste).

Prima dell’audizione dell’assessore all’Agricoltura, la Commissione guidata da Luigi Lotto ha incontrato in mattinata una delegazione degli ex lavoratori Vesuvius, l’azienda siderurgica con sede a Macchiareddu chiusa nel dicembre del 2016. La Commissione nei prossimi giorni sentirà gli assessori del Lavoro e dell’Industria per fare il punto della situazione e procedere alla verifica delle azioni messe in campo per favorire la ripresa produttiva.

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La commissione Governo del territorio, presieduta dal vice presidente Antonio Solinas (Pd) in attesa dell’elezione del nuovo presidente, ha ascoltato l’assessore dei Lavori Pubblici Edoardo Balzarini su alcuni importanti temi: legge di stabilità 2018, capitalizzazione di Abbanoa Spa ed istituzione dell’Ente di governo dell’ambito della Sardegna.

Sui contenuti delle legge di stabilità, Edoardo Balzarini ha parlato di una azione di “mantenimento” della programmazione pluriennale già avviata, che trova copertura finanziaria in fondi nazionali ed europei e, per quanto riguarda la Regione, nel mutuo per le infrastrutture. Fra gli interventi più significativi l’assessore ha segnalato il sostegno ai Consorzi di bonifica per il contenimento dei costi dell’acqua, l’abbattimento degli interessi per l’acquisto della prima casa ed il contrasto al rischio ideo geologico.

Nel corso del dibattito, durante il quale hanno preso la parola i consiglieri regionali Pier Mario Manca (Pds), Salvatore Demontis e Giuseppe Meloni (Pd) e Giovanni Satta (Misto) il presidente della commissione ha richiamato l’attenzione dell’assessore sulla grave situazione delle strade provinciali, in gran parte prive di manutenzione ordinaria. Edoardo Balzarini, dopo aver ricordato gli interventi contenuti nel “Patto per la Sardegna” finalizzati al miglioramento della sicurezza delle infrastrutture stradali, ha riconosciuto che quello della manutenzione ordinaria è un problema reale che determina “disagio e malessere” in molti territori e vi si potrà porre rimedio, sia pure parzialmente, all’interno della legge di stabilità.

Per quanto riguarda la capitalizzazione di Abbanoa, la commissione ha espresso parere positivo alla delibera della Giunta con cui si sottoscrive (con 10 milioni per l’annualità 2017) la quota di capitale della Regione, parte di una manovra più ampia che dovrebbe portare alla ristrutturazione della società ed all’allargamento della compagine azionaria.

Sul Dl 459 della Giunta che, modificando la legge regionale 4/2015, ridisegna l’assetto dell’Ente di governo dell’ambito della Sardegna, il presidente della commissione Antonio Solinas ha brevemente ricordato la situazione che ha visto contrapposti 29 Comuni della Sardegna e l’Egas, per una delibera che obbliga gli enti locali ad entrare nella società, contro la quale è stata manifestata l’intenzione di proporre ricorso al Tar, nonostante le spese elevatissime dell’azione giudiziaria.

A questo punto, ha affermato Solinas, le soluzioni che abbiamo di fronte sono due: attendere che l’Egas sospenda la delibera, come sembra orientata a fare nella giornata di domani, o stralciare dal disegno di legge la norma che riguarda i Comuni. «Serve comunque un approfondimento – ha concluso – che però possiamo concludere in tempi brevissimi anche perché la commissione è già convocata per domani».

L’assessore Balzarini, pur non volendo interferire sulle libere determinazioni della commissione e del Consiglio e sottolineando le complessità interpretative della normativa in materia, ha definito preferibile una nuova norma organica rispetto ad un provvedimento parziale che, a suo avviso, potrebbe presentare rischi di impugnativa.

«Il disegno di legge – ha sostenuto – va valutato in tutte le sue parti perché, oltre a superare l’attuale fase di incertezza dei Comuni autonomi, dà attuazione alle indicazioni dell’Anaac sul controllo analogo e prevede meccanismi graduali di superamento della posizione dominante della Regione che scenderà al 20% del capitale entro il 2020 e consentirà da subito la designazione del nuovo vertice, espressione dei Comuni con una sorta di voto ponderato in base alla popolazione.»

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E’ proseguito oggi, in Consiglio regionale, l’esame della proposta di ridefinizione della rete ospedaliera. Il presidente Gianfranco Ganau, ha aperto i lavori della seduta e, dopo le formalità di rito ha prima comunicato il nuovo rinvio dell’elezione del vice presidente del Consiglio e della nomina del garante dell’adolescenza e dell’infanzia, quindi la convocazione della commissione Sanità per domani alle 11.00 e la riunione dell’Aula alle 15.30 e, infine, ha annunciato la discussione del testo e degli emendamenti del capitolo 5 della proposta di riordino della rete ospedaliera (doc. n. 16/XV/A).

Il relatore di maggioranza, il presidente della commissione Raimondo Perra (Upc-Socialisti) ha dichiarato il parere agli emendamenti (tutti negativi ad eccezione di tre annunci al ritiro) a cui è seguito il parere conforme a quello del relatore, da parte della Giunta regionale nella persona dell’assessore della Sanità, Luigi Arru.

Il relatore di minoranza, Edoardo Tocco (Fi), dunque, è intervenuto in sede di dibattito ed ha criticato metodo e sostanza del piano di riordino proposto dall’esecutivo Pigliaru ed ha insistito sul mancato riconoscimento del cosiddetto Dea (dipartimento d’emergenza e accettazione) di secondo livello in Ogliastra e della mancata previsione del punto nascita a La Maddalena. L’esponente dell’opposizione ha quindi annunciato il voto favorevole agli emendamenti soppressivi del capitolo 5 del documento n. 16.

Alessandra Zedda (Fi) ha invece incentrato il suo intervento sulla delibera adottata dal manager Ats, Fulvio Moirano, per il collegamento telematico delle aziende sanitarie locali a fronte di una previsione di spesa di circa otto milioni di euro. La vice capogruppo di Forza Italia ha contestato in particolare la scelta di rivolgersi ad un operatore privato nonostante sia operante la rete telematica regionale che – a giudizio della consigliera – offrirebbe all’Ats gratuitamente i servizi di connessione, con maggiori capacità di trasmissione dati rispetto a quelli garantiti dall’operatore privato. «Noi ci impegniamo a ridurre la spesa della Sanità – ha concluso Alessandra Zedda – mentre il manager Moirano spende milioni di euro per gare superflue».

Il consigliere dei Rossomori, Emilio Usula, ha criticato aspramente la differenziazione dei territori sulla base della densità demografica: «Così non si fa una riforma ma si fa un pasticcio e un imbroglio». Il consigliere del centrosinistra ma da tempo all’opposizione della Giunta Pigliaru ha quindi puntato il dito sulle scelte che riguardano i servizi della Sanità a Nuoro («cosa vuol dire un Dea di primo livello potenziato a Nuoro?») ed ha paventato il rischio di un potenziamento delle strutture ospedaliere del centro della Sardegna. Usula ha quindi fatto appello al Consiglio perché ci si adoperi con atti concreti per combattere lo spopolamento ed ha dichiarato che la proposta di riordino della rete ospedaliera nega gli irrinunciabili principi di sussidiarietà ed equità.

Il consigliere Fabrizio Anedda (Misto-Sinistra sarda) ha dichiarato una sostanziale condivisione del documento anche alla luce delle intervenute modifiche a seguito del confronto con l’Anci e il Cal. L’esponente della maggioranza ha invitato il centrosinistra a diffidare dei “cattivi consigli da parte di chi vuole mantenere lo status quo insieme con inutili primariati e sistemi gestionali orientati a favore dei  privati o dei monopoli”. In conclusione del suo intervento, Anedda ha quindi denunciato “lo sfruttamento dei volontari del 118” e evidenziato la troppa vicinanza con la campagna elettorale delle regionali ed ha affermato: «La riforma della rete ospedaliera sarà una buona riforma se scontenterà i potentati della sanità».

Marco Tedde (Fi) ha ribadito le critiche al documento («emergono con più chiarezza errori e contraddizioni che più volte abbiamo denunciato») ed ha lamentato una eccessiva discrezionalità da parte dell’esecutivo a vantaggio dei cosiddetti “territori amici”. L’esponente della minoranza ha ricordato la non obbligatoria applicazione in Sardegna delle direttive contenute nel famigerato DM 70 ed ha rimarcato i danni che ne deriverebbero dalla trasposizione nell’Isola, soprattutto in danno di quei territori maggiormente penalizzati dalle carenze infrastrutturali e dai collegamenti: «Alla Sardegna – ha affermato Tedde – serve un piano di riordino cucito sui bisogni dei sardi e sulle necessità della nostra Regione». Il consigliere ha quindi contestato la decisione di premiare i territori senza il requisito dei 150mila abitanti “mentre Alghero e Ozieri, che vantano quel requisito, non vedono riconosciuto il Dea di primo livello”.

Il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni ha ribadito le aspre critiche al documento ed ha polemizzato,s eppur indirettamente con il consigliere della sinistra sarda, Anedda (»non comprendo come, chi si dice veterocomunista, possa affermare che bisogna fare economia chiudendo i servizi della sanità»). «Serve fortificare le strutture nei territori – ha incalzato il consigliere della minoranza – soprattutto nelle aree più deboli o penalizzate dallo spopolamento come l’Ogliastra e La Maddalena». Attilio Dedoni ha concluso accusando il Pd di bloccare la nomina del direttore dell’Areus e invitando il presidente della commissione Sanità, Mondo Perra, a non mostrarsi succube nelle decisioni che gli sono proprie.

Il capogruppo di Art. 1 – Mdp, Daniele Cocco, ha svolto il suo intervento incentrato sul “no” al ricorso alle agenzie interinali per il reclutamento del personale in Sanità: «Siamo contrari a questi metodi soprattutto perché non si attinge dalle graduatorie tutt’ora valide».

Gianluigi Rubiu (Udc) ha parlato di riforma calata dall’alto “che non tiene conto delle peculiarità territoriali e delle caratteristiche patologie della Sardegna, come il diabete e la Sla”. «La riforma – ha insistito il capogruppo dei centristi – non tiene conto di queste esigenze e non considera le proteste di amministratori e cittadini». «La Sardegna non è pronta per questa riforma – ha concluso Rubiu – e gli emendamenti presentati dimostrano quanto non sia calata nella realtà sarda».

Per la Giunta ha replicato l’assessore Luigi Arru, che ha esordito in replica ad alcuni interventi con un detto nuorese: “Pista s’abba pista, abba fit e abba s’istat (pesta pure l’acqua: acqua era e acqua resta trad.)”. Smettiamola, dunque,  di creare terrore e diamo informazioni corrette ai cittadini. Nessuno toccherà la Neurochirurgia di Nuoro o la Chirurgia vascolare, ad esempio. I numeri sono molto chiari e mai una volta abbiamo ragionato in termini economici, nemmeno quando ci siamo resi conto che ci sono ospedali che producono 3 milioni di euro in Drg mentre noi gliene trasferiamo 14”.

Per dichiarazione di voto sul capitolo 5 l’on. Annamaria Busia (Campo progressista Sardegna) ha detto: “Ancora più convintamente dico che le questioni poste all’Aula non riguardano i numeri ma l’impostazione generale di questa riorganizzazione, che non garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini. Dobbiamo anche raccontare in questa sede le vicende personali ai pronto soccorso? Racconterò anche la mia se ci sarà il tempo”.

Il capogruppo di Forza Italia, on. Pietro Pittalis,  ha annunciato il voto favorevole all’emendamento soppressivo: “Non è negoziabile al banco degli emendamenti del centrosinistra il diritto alla salute di tutti i cittadini sardi. Di Seui e Isili e non solo di chi abita a Cagliari e a Sassari. Per questo vi chiediamo di fermarvi, ancora una volta lo chiediamo e con noi ci sono ampi settori della maggioranza”.

Per il Pd ha parlato il capogruppo Pietro Cocco: “Non far nulla non è la soluzione. Noi stiamo facendo il possibile ed è evidente che si stanno toccando interessi ma siamo consapevoli che la rete sanitaria ospedaliera vada riorganizzata”.

L’emendamento 8 (Pittalis e più) è stato respinto.

A seguire gli interventi sull’emendamento 410. Per il consigliere Usula (Rossomori) “il Dm 70 dovrebbe essere interpretato nella sua complessità  e non in modo riduttivo. Perfino i dati del ministero vengono considerati in difetto con riguardo alle strutture sanitarie dei piccoli territori. E non parlo solo di Austis e Teti: avete idea di quanto tempo si impiega ad agosto ad arrivare da Cala Gonone a Cagliari o a Sassari, dove ci saranno i Dea di secondo livello in h.24?”.

L’on. Edoardo Tocco ha riferito all’Aula: “Poco fa una persona ha chiamato il Cup per chiedere una visita diabetologica e l’hanno fissata al 2019. Mi pare sufficientemente emblematico. Dov’è il vostro occhio di riguardo per la sala operatoria dell’ospedale di Isili, ancora da finire, o per il presidio di Muravera?”.

Sempre per Forza Italia ha preso la parola l’on. Marco Tedde, che ha detto: “Voto favorevole per questo emendamento”. Dello stesso parere anche l’on. Alessandra Zedda: “La riforma con voi parte e con voi finisce. Non è la nostra riforma e possiamo solo farvi vedere gli errori che state commettendo, soprattutto non coinvolgendo i sindaci e i medici. Avete fatto questa riforma voi e i vostri manager: è la verità e si vede”.

Per l’on. Annamaria Busia “non è la soppressione di un capitolo a migliorare la situazione. Voto contrario all’emendamento”. Favorevole, invece, l’on. Gianluigi Rubiu (Udc), che ha detto: “Avete tenuto conto di numeri freddi nella vostra divisione di ospedali in Sardegna. E non avete tenuto conto della realtà dell’Isola, al di là dei numeri d’inverno e sotto la stagione turistica. Noi possiamo sforare le prescrizioni del DM 70: lo avete capito? Volete distruggere la sanità sarda, ora è chiaro”.

Per l’on. Attilio Dedoni (Riformatori) “nessuno se la può cavare nel dire che la colpa di tutto è di Ugo Cappellacci. Voi non avete fatto altro che prendere un sistema e peggiorarlo, passando soprattutto per quel che hanno fatto i governi di centrosinistra”.

“Sono andato nei territori a incontrare i sindaci”, ha detto l’on. Giuseppe Fasolino (Forza Italia) “spesso con l’on. Edoardo Tocco, fuori dai particolarismi dei bacini elettorali. Per questo ringrazio il collega, perché insieme a lui ho ascoltato e capito che cosa i sardi chiedono alla sanità. Il capogruppo del Pd non deve parlare di interessi, come ha appena fatto, perché sono i sindaci che si stanno muovendo e il loro unico interesse è l’interesse della comunità che guida. Francamente non è possibile non avere un presidio di primo livello nel nord est della Sardegna”.

Per il capogruppo di Forza Italia, on. Pietro Pittalis: “Questo è il vostro cavallo di Troia e determinerà la vostra rovina. La rovina di tutto il centrosinistra. Il problema è che questa riorganizzazione rovina tutta la Sardegna, con un gesto dall’alto che è del tutto privo di consensi”.

Il leader del Psd’Az, Cristian Solinas, ha chiesto “una riflessione in più alla giunta e alla maggioranza. Si prenda atto che non si può governare a dispetto dei sardi, c’è quantomeno bisogno di modificarla e approfondirla per farla comprendere meglio ai destinatari. La Sardegna merita una vera riforma del sistema sanitario nel suo complesso: visto che ce la paghiamo tutta con i soldi dei sardi, dobbiamo avere anche il diritto di governarcela come ci sembra più giusto”.     

Respinto anche l’emendamento 410 (Oppi e più).

Sull’emendamento 411 l’on. Edoardo Tocco (FI) ha detto all’assessore Luigi Arru: “Siete arrivati troppo avanti e ora non riuscite più a fermarvi. Ma una presa di coscienza in questo momento farebbe bene: la riforma è partita in modo disorganico. Una settimana di riflessione non farebbe danno a nessuno”.

A seguire l’on. Marco Tedde (FI) ha annunciato il voto a favore.

Respinti gli emendamenti 411, 412, 413, 414, 415, 416, 417, 418, 420, 421, 422, 423, 409, 419, 675, 281.

L’on. Christian Usula (Rossomori) ha letto l’emendamento 605 e ha sollecitato alla Giunta “il diritto per la Sardegna di avere due hub non distanti 220 chilometri l’uno dall’altro. Per questo chiedo il voto elettronico”.

Il consigliere Antonio Solinas (Pd) ha proposto un emendamento orale con l’indicazione di quattro e non tre aree nel testo dell’emendamento 605.

L’on. Gianluigi Rubiu (Udc) ha annunciato il voto favorevole all’emendamento 605: “Così si colmerà un grande errore”. A seguire l’on. Annamaria Busia (Cps), che ha detto: “Sono favorevole al contenuto ma ritengo di dovermi astenere. Comunque, tre aree non cambieranno il senso di quanto ho affermato”.

Forza Italia con il capogruppo Pittalis ha annunciato il voto a favore: “Non è un problema solo dei nuoresi. Quella del collega Emilio Usula è una mediazione di equilibrio ma facciamo un appello a tutti i consiglieri di buona volontà, soprattutto a quelli che si riempiono la bocca di spopolamento. Caro collega Solinas, le provocazioni non servono: state penalizzando la Sardegna più debole”.

Per l’on. Daniele Cocco (Mdp) “è chiaro lo spirito dell’emendamento Usula. L’assessore dovrebbe farsi carico dell’ambito territoriale sanitario di Nuoro e di tutte le strutture periferiche che sembrano sfumare negli atti aziendale. Noi vigileremo su questo”.

L’on. Augusto Cherchi (Pds) ha aggiunto: “Da parte nostra contano i servizi, solo quelli. Non farò mai battaglie su etichette da appendere all’ingresso degli ospedali: abbiamo la garanzia che i servizi di Nuoro saranno mantenuti e pure potenziati”.

L’emendamento 605 è stato respinto.

L’Aula ha affrontato poi l’emendamento 282 (Tedde), al quale la maggioranza ha presentato con l’on. Ruggeri un emendamento sostitutivo totale 866.

L’on. Marco Tedde ha illustrato l‘emendamento 282, riferendosi ad Alghero: “Non riusciamo a capire per quale motivo nel nord ovest della Sardegna, dove si superano i 150 mila abitanti,  ci siano i parametri per un ospedale di primo livello ma non se ne vede traccia. E’ un atto che serve soltanto per riequilibrare il sistema rispetto ad alcuni presidi del sud della Sardegna o si tratta di una vista?”.

Per l’on. Edoardo Tocco (FI) “è chiaro che il primo livello possa non essere assegnato anche se ci sono i presupposti. Per questo chiedo che dal primo gennaio 2018 Alghero abbia riconosciuto il primo livello”.

Il consigliere Salvatore Demontis (Pd) ha rifiutato la logica degli interventi campanilistici osservando però che «si stanno dicendo inesattezze, poiché il Dm 70 richiede la presenza di tutte le specialità per cui, se fosse primo livello, l’ospedale di Alghero dovrebbe avere la rianimazione, ma non è possibile in questa fase come confermato da pareri legali». Di fronte a tale situazione, ha aggiunto Demontis, «abbiamo chiesto ed ottenuto l’inserimento specialità che ad oggi non ci sono mentre nel 2018 sarà istituita anche la rianimazione determinando la riclassificazione della struttura come primo livello».

Il consigliere Antonello Peru (Forza Italia) ha ricordato che «l’assessore Arru ha detto una grande verità sottolineando che, nella riforma della sanità sarda, non si sta applicando il Dm 70». Ma, ha precisato, «proprio per questo chiediamo il primo livello per Alghero-Ozieri, realtà con grandi peculiarità ed una storia di prim’ordine, e ci preoccupa l’arroccamento della maggioranza sull’accentramento attorno a due grandi poli come abbiamo dimostrato sostenendo l’emendamento del collega Usula per Nuoro; purtroppo assistiamo a comportamenti che, al di là delle parole, privilegiano l’economia sull’assistenza, anche per questo è il momento che si facciano sentire i consiglieri del Nord Sardegna».

Il consigliere Pier Mario Manca (Pds), annunciando la firma del gruppo del Pds all’emendamento, ha rivendicato alla sua forza politica il merito di aver condotto da tempo «una grossa battaglia per le zone interne, per questo sosteniamo l’emendamento del collega Luigi Ruggeri che interviene su situazioni che vanno sanate, attenderemo perciò il 2018 con la garanzie che per il prossimo gli stabilimenti di Alghero-Ozieri diventeranno di primo livello».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha posto due condizioni per l’adesione del suo gruppo all’emendamento: «eliminare la formula di rinvio al 2018 per Alghero-Ozieri ed inoltre respingere la logica di figli e figliastri che ha portato alla considerazione dell’Ogliastra e di Lanusei come figli di un Dio minore, mentre le due strutture dovrebbero esser equiparate, al contrario della formula attuale che non risolve niente di concreto in termini di perequazione fra territori».

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha parlato di emendamenti per certi versi molto simili che individuano cinque presidi di primo livello «con alcuni elementi di ambiguità soprattutto per quanto riguarda il Sulcis ma, al di là di questo aspetto, non ha senso pensare al 2018 per il Nord Ovest e di conseguenza, senza questo passaggio potremmo votarlo tutti per sancire la volontà comune di rappresentare tutti i territori».

Il capogruppo di Art.1-Mdp Daniele Cocco ha ribadito la sua richiesta all’assessore Arru di precise garanzie sulla costituzione delle due strutture come unico presidio senza classificazioni singole, «soprattutto per la presenza di eccellenze come la radiologia extra vascolare macchinario fondamentale per le prestazioni cui si rivolge un larghissimo bacino di utenza».

Il consigliere Luigi Ruggeri (Pd) ha invitato il Consiglio a «non cedere alla tentazione di pensare che con una definizione si possa modificare lo stato delle cose, nel merito c’è impegno del Consiglio condiviso dalla Giunta che riforma le determinazioni precedenti». Le comunità locali, ha ricordato, «hanno proposto una serie di specializzazioni per l’area di Alghero-Ozieri e l’indicazione è stata accolta con riferimento al complesso dei due stabilimenti, ferma restano la necessità della rianimazione da cui non si può prescindere, ma è un percorso che ha bisogno di un certo lasso di tempo e di passaggi amministrativi, per cui se lo scrivessimo adesso non avrebbe significato».

Il consigliere Franco Sabatini (Pd) ha criticato l’emendamento perché a suo avviso «contiene alcune frasi che lasciano perplessi come la valorizzazione dei flussi turistici che però non esistono solo ad Alghero, ed inoltre poi si pone l’esigenza di una unità di rianimazione ad Alghero e non a Lanusei che pure ha una struttura attiva». C’è insomma, ha concluso, «una allocazione disorganica di funzioni nei territori a danno di una area della Sardegna».

Dopo quest’ultimo intervento il presidente Gianfranco Ganau ha messo ai voti l’emendamento n. 866, che il Consiglio ha approvato con 26 voti favorevoli e 16 contrari.

Successivamente è stato posto in votazione il testo del quinto capitolo (Rimodulazione dei presidi ospedalieri rispetto ai territori di riferimento).

Per dichiarazione di voto, il consigliere Emilio Usula (Misto-Rossomori) ha segnalato la evidente difformità atteggiamento dei consiglieri di maggioranza, «che prima accettano garanzie verbali dell’assessore senza fermarsi sulle etichette dei vari presidi ospedalieri salvo poi fare una battaglia per il primo livello su Alghero-Ozieri».Io, ha concluso, «sono favorevole ad un riconoscimento formale e normativo ma anche per Lanusei e per il secondo livello di Nuoro, sono i costi il vero freno».

Il consigliere Francesco Agus (Misto-Campo progressista) ha dichiarato che «il riordino della rete ospedaliera è parte di una riforma più complessa che comprende la rete territoriale e l’emergenza urgenza e, sotto questo profilo, le proteste dei Sindaci (comprese quelle di oggi) meritano rispetto perché effettivamente su alcune cose non ci sono stati passa avanti ma solo emendamenti territorio per territorio». Un po’ come accadde l’anno scorso, ha ricordato, «quando si doveva decidere quale azienda sanitaria doveva incorporare le altre: allora si risolse tutto con un voto segreto ed oggi stiamo ricadendo nello stesso errore, noi voteremo contro».

La consigliera Annamaria Busia (Misto-Cd) ha ribadito che le perplessità iniziali sul testo restano tutte, «anzi sono aumentate con l’approvazione dell’ultimo emendamento come ha detto il collega Sabatini con argomentazioni molto convincenti; poi, in generale, è vero che le date contano poco, tanto è vero che il servizio di emergenza-urgenza non è ancora partito, voterò contro».

Il vice capogruppo di Forza Italia Marco Tedde ha parlato di «una seduta bizzarra per la sottrazione con destrezza del ruolo di opposizione, portata avanti da consiglieri che interpretano ruoli di lotta ma poi partecipano a tutte le azioni di governo, entrando ed uscendo dalla maggioranza». Noi voteremo no al quinto capitolo, ha concluso, «perché è un obbrobrio sotto il profilo tecnico e giuridico ed anche in rapporto al Dm 70 che viene usato come un elastico solo quando serve, mentre in realtà ci sono territori con meno di 150.000 abitanti hanno avuto il primo livello subito a differenza di Alghero, tanto poi per la maggioranza le date servono per non rispettarle».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione il capitolo quinto che il Consiglio ha approvato con 27 voti favorevoli e 23 contrari.

Successivamente si è sviluppato un dibattito sull’emendamento n. 1 (Cossa e più) riguardante il riconoscimento dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena come struttura di base.

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha accusato la maggioranza di essere sorda a qualunque richiesta dei territori, «soprattutto dei più lontani con comitive di turisti che appaiono e scompaiono; io invece spezzo una lancia per La Maddalena che merita ogni riconoscimento per l’insularità di cui da sempre parliamo a proposito della nostra Regione».

Il consigliere di Forza Italia Giuseppe Fasolino ha parlato di un emendamento fondamentale, «senza demagogia ma con un ragionamento di coscienza che vale anche per quei consiglieri impegnati nella salvezza del punto nascita di La Maddalena; a questi colleghi dico che non si può salvare senza la classificazione dell’ospedale di base con i servizi annessi».

Sempre per Forza Italia, Edorardo Tocco ha definito il capitolo «quasi una sfida ai territori ed alle comunità che chiedono servizi e sicurezza, mentre se si hanno davvero a cuore questi principi l’emendamento va approvato come quelli a sostegno di Sorgono e Muravera».

Per il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu «La Maddalena rappresenta il simbolo dello sfascio della riforma, di una isola nell’isola che si vede privata di un servizio, specchio di una Sardegna piena di servizi di serie A e di serie B che spingerà i sardi ad emigrare per veder riconosciuto il loro diritto alla salute».

Messo al voto l’emendamento Cossa è stato respinto con 28 voti contrari e 19 favorevoli.

Subito dopo il Consiglio ha iniziato l’esame del Sesto capitolo (Volumi e qualità dell’assistenza)

Il presidente della commissione Sanità Raimondo Perra ha fornito il parere sugli emendamenti presentati; la Giunta ha espresso parere conforme.

Preso atto del parere di Commissione e Giunta, il presidente Ganau ha  aperto la discussione sul capitolo 6. Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, in aperta polemica con il Presidente della Commissione Sanità Raimondo Perra, ha annunciato la decisione di far propri tutti gli emendamenti per i quali è stato annunciato il ritiro: «Lei non è l’arcangelo Gabriele – ha detto Pietro Pittalis rivolto al presidente Perra – non  può impedire a nessuno di far proprio un emendamento. Lei si deve limitare a dare parere positivo o negativo senza annunciare il ritiro degli emendamenti. Vogliamo capire qual è il parere della commissione sugli emendamenti ritirati».

A Pittalis ha replicato il presidente Ganau: «In commissione è stato annunciato il ritiro degli emendamenti. Se sono ritirati non si dà il parere. Su questi la commissione non si è espressa».

Stefano Tunis (Forza Italia) ha insistito sulla necessità di un chiarimento: «Vogliamo sapere se la presidenza metterà in discussione gli emendamenti per i quali è stato annunciato il ritiro, è necessario per capire come dobbiamo comportarci».

Il presidente della Commissione Raimondo Perra ha ribadito di aver rispettato, con il supporto degli uffici, la volontà della Commissione.

Il presidente Ganau ha allora chiarito: «Gli emendamenti sono presentati in aula. Spetta al presentatore dire se li ritira o se li conferma, salva la possibilità di ciascun consigliere di farli propri».

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha lamentato l’irritualità del parere sugli emendamenti: «Il procedimento corretto è l’espressione del parere da parte del presidente della Commissione. Nessuno ha annunciato il ritiro degli emendamenti. Bastava che il presidente si limitasse a dare parere positivo o negativo o invitare al ritiro».

Ganau ha quindi chiuso la polemica: «Penso di interpretare la volontà della Commissione per intendere che su quegli emendamenti ci sia un invito al ritiro, dopodiché l’aula deciderà».

Ha quindi preso la parola la consigliera Daniela Forma (Pd) che è entrata nel merito del capitolo 6 esprimendo gradimento per l’impostazione data dalla Giunta e dalla commissione. Forma ha però invitato l’Aula a riflettere su alcuni aspetti oggetto di due diversi emendamenti da lei presentati: il primo mira a trasformare il centro di riabilitazione dell’ospedale Zonchello di Nuoro in centro di riferimento regionale: «Nell’ospedale sono state realizzate strutture e adeguati impianti che garantiscono una riabilitazione intensiva neurologica, cardiologica e ortopedica. Per trasformarlo in  centro di riferimento regionale servirebbero pochi arredi e l’adeguamento della dotazione organica». Il secondo emendamento punta invece alla costituzione di Comitati consultivi misti come strumento per facilitare uno degli obiettivi della riforma: l’umanizzazione dei servizi sanitari basata su centralità del paziente.

Al termine dell’intervento dell’on. Daniela Forma, il presidente Gianfranco Ganau ha chiuso la seduta e aggiornato i lavori a domani alle ore 16.00. In mattinata, alle 11.00, si riunirà invece la commissione Sanità.

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Dopo una sentenza del Tribunale di Cagliari e la conseguente applicazione della legge “Severino”, nel corso della seduta odierna del Consiglio regionale, a Oscar Cherchi (Forza Italia), in base alla decisione della Giunta per le elezioni, è subentrato dopo un rilievo sull’ineleggibilità del candidato Emanuele Cera, il candidato Domenico Gallus.

La surroga del consigliere Oscar Cherchi a favore di Domenico Gallus è stata approvata con 29 voti favorevoli, 11 contrari e 3 astenuti; subito dopo il neo consigliere Gallus ha prestato giuramento.

Successivamente l’Assemblea ha iniziato ad esaminare il Testo unificato sulla raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei ed ipogei ed il presidente ha dato la parola al relatore Eugenio Lai (Art. 1 – Sdp) per illustrare il provvedimento.

Aprendo il suo intervento Lai ha affermato di sentirsi «in imbarazzo perché, in effetti, non è cambiato nulla rispetto a 15 giorni fa: molti consiglieri non conoscono la legge, molti, pur conoscendola, hanno presentato emendamenti che la modificano in profondità, nell’Aula si registrano significative divisioni». «Per cui – ha proseguito – è arrivato il momento di discutere la legge ma se qualcuno ha opinioni diverse (anche radicali) è bene che le manifesti, purché non si continui con la politica del rinvio con motivazioni strumentali, perché la Sardegna ha bisogno di una legge». «Anche perché – ha detto ancora Lai – stanno nascendo complessi contenziosi giudiziari, molte amministrazioni stanno procedendo con regolamenti fai da te e il territorio sta subendo gravi danni ambientali causati dalla raccolta selvaggia». «Se non si discute oggi – ha avvertito il consigliere – mi dimetto da relatore, purché credo che tutti debbano assumersi la responsabilità di non intervenire».

Il capogruppo di Forza, Italia Pittalis, ha ricordato che la questione è stata affrontata in conferenza dei capigruppo ma, nello stesso tempo, ha richiamato l’attenzione del presidente Ganau sulla necessità che, nella prossima riunione, il presidente Francesco Pigliaru riferisca al Consiglio sulla crisi politica della Regione e sulla questione degli assessorati vacanti.

Iniziando la discussione generale il consigliere Pier Mario Manca (Pds) ha dichiarato che «la Regione ha bisogno di una legge organica su raccolta commercializzazione dei funghi unita alla salvaguardia dell’eco sistema». Il testo, a suo avviso, «raccoglie proposte diversificate e risente probabilmente di un certo appesantimento burocratico, anche se non vanno dimenticati gli aspetti positivi: la distinzione dei tesserini fra raccoglitori amatoriali e professionali, i permessi speciali a pagamento per i non residenti e la formazione, tutte misure che assicurano un impatto minimo sui territori; così come sono positivi gli interventi per la salvaguardia dell’habitat naturale e la tutela della salute dei raccoglitori e dei consumatori, anche per gli ipogei che in alcune zone stanno diventando fonti di integrazione al reddito per molte comunità della Regione».

Il consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi ha lamentato, come già era stato evidenziato nel dibattito precedente, «la presenza di appesantimenti burocratici mentre singolarmente vengono trascurate le competenze dell’assessorato della Sanità che invece va coinvolto proprio per introdurre norme a tutela della corretta conoscenza del prodotto ed inoltre, quanto ai tesserini, occorre che possano essere rilasciati on line, cosa che ora non è possibile». Ci sono poi altre dimenticanze, secondo Crisponi, «che vanno senza dubbio corrette, se si vuole anche in Aula, a cominciare dalla commercializzazione in cui vanno messe a punto le differenze fra epigei e ipogei (tartufi) con questi ultimi che fanno registrare movimenti interessanti di mercato».

Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu, concordando in buona parte con le osservazioni di Crisponi e dello stesso relatore Lai, ha osservato che «il testo risente di composizioni e ricomposizioni per cui non può essere approvata cosi com’è e ci sono molte osservazioni da fare, a partire da una sorta di regionalizzazione dei funghi piuttosto discutibile, da un sistema di autorizzazioni troppo macchinoso e da una burocrazia aggiuntiva non adatta all’argomento, una sorta di nuova burocrazia del fungo scientifica e tecnica appesantita oltretutto da sanzioni eccessive». «Ci sono insomma molte cose su cui riflettere ancora anche in commissione – ha concluso Deriu – senza dimenticare che si sta intervenendo su rapporto fra uomo e terra e sulla salute del bosco, abbastanza per chiedersi se la legge in esame è fatta bene».

Dopo l’on. Roberto Deriu ha preso la parola l’on. Lorenzo Cozzolino (Pd), che ha definito questa legge «un notevole passo avanti che va a tutelare un bene economico privo a oggi in Sardegna di tutele normative. Molto ancora si può e si deve fare per emendare la proposta, come le norme sulla modalità per il rilascio del patentino per la raccolta».

Per l’on. Antonio Solinas (Pd) «non serve entrare pere la seconda volta nel merito di una proposta che il Consiglio conosce bene. Questa non è una legge che nasce per punire ma per prevenire sotto il profilo sanitario i rischi derivanti da una vendita e da un commercio indistinti dei funghi. Ma tutti gli emendamenti presentati priverebbero di  senso questa proposta, al punto che sarebbe meglio lasciare le cose come sono».

Ha preso poi la parola l’on. Attilio Dedoni (Riformatori sardi), che ha detto: «La Sardegna attende l’approvazione di questa norma e mi chiedo chi sia interessato dentro quest’Aula a che la legge non passi. C’è un grande giro di affari tra Sardegna e Umbria, dove il prodotto sardo viene preso, venduto e trasformato come se fosse di Norcia».

Per l’on Gianluigi Rubiu (Udc) «questa è una legge burocratizzante e punitiva. Una legge preistorica, che nasce per complicare la vita ai sardi. In particolare, sono ridicole le norme sul rilascio del tesserino che abilita alla raccolta. Che senso ha consentire a chi ha 65 anni di effettuare la raccolta senza il patentino ma solo nel territorio comunale? E siete sicuri che tutti conoscono i confini?».

L’assessore all’Ambiente, Donatella Spano, ha preso la parola per la Giunta e ha detto: «La Regione ha senza dubbio necessità di una normazione puntuale del settore, sia per gli aspetti sanitari che per quelli economici. Alcuni funghi sono poi un ottimo indicatore biologico della qualità dei nostri ecosistemi  e vanno pertanto considerate le modalità di raccolta e di commercializzazione. Un apporto dell’assessore alla Sanità, peraltro, può essere importante».

Il presidente Gianfranco Ganau ha dato poi la parola all’on. Eugenio Lai, che ha detto. «Se c’è l’assessorato pronto a garantire che lavorerà su questa legge velocemente, possiamo essere d’accordo sul ritorno in commissione del testo. Non possiamo però perdere tempo: vogliamo un impegno chiaro della Giunta».

L’on. Piermario Manca (Pds) ha chiesto «date certe, una volta per tutte. Se è necessario sospendiamo il Consiglio e vediamo in commissione gli emendamenti».

L’on. Domenico Gallus ha chiesto il ritorno in commissione del testo di legge e ha rivolto dai banchi un saluto all’on. Oscar Cherchi. «Mi tocca l’onore ma anche il dispiacere di sostituirlo. Dichiaro sin d’ora che in questo anno di presenza in Consiglio regionale non avrò vincolo di partito e di coalizione».

Su proposta del presidente l’Aula ha votato a favore del rinvio in commissione della legge.

L’Aula ha deciso di rinviare alla prossima seduta di mercoledì prossimo 21 giugno (ore 10.00) la nomina del Difensore civico e del Garante regionale per l’Infanzia.

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La commissione Ambiente e Governo del territorio, presieduta da Peppino Pinna (Udc) ha ascoltato l’amministratore unico Giuseppe Pulina ed il direttore generale Antonio Casula sul nuovo statuto dell’Agenzia Forestas, recentemente approvato dalla Giunta regionale.

Nel suo intervento l’amministratore unico Giuseppe Pulina si è soffermato in particolare sull’innovazione più importante contenuta nello statuto, la cosiddetta “de-cantierizzazione”, cioè «la possibilità di impiegare i lavoratori dell’agenzia su tutto il territorio regionale, superando lo schema precedente nel quale il personale era assegnate esclusivamente ai diversi cantieri ed occorreva una delibera della Giunta per poterli dislocare altrove». «Ora – ha spiegato – questo schema è superato e, fra l’altro, è stato già sperimentato positivamente in occasione dell’emergenza-neve; in prospettive, inoltre, consentirà un migliore utilizzo delle risorse umane che potranno specializzarsi nelle diverse filiere che costituiranno l’attività dell’Agenzia, anche attraverso specifiche convenzioni con le amministrazioni locali.»

«Altra novità – ha aggiunto Pulina – riguarda l’attribuzione della competenza delle relazioni sindacali all’amministratore unico, mentre prima erano divise fra gli assessorati di riferimento, dell’Ambiente e del Personale». «In questa fase – ha concluso – ci stiamo occupando di adempimenti importanti come il riordino del patrimonio, in collaborazione con l’assessorato degli Enti locali, e dei regolamenti regolamentare, suddivisi in una trentina di testi che contiamo di sintetizzare in 4 documenti principali».

Per quanto riguarda il contratto del personale, attualmente all’esame della prima commissione, il direttore di Forestas Antonio Casula ha messo l’accento sulla necessità di lavorare ad un «allineamento con il sistema-Regione, che divide sostanzialmente i dipendenti in 4 fasce mentre all’interno di Forestas ce ne sono ben 11, con tutti i problemi tecnici e gestionali che ciò comporta».

Nel dibattito hanno preso la parola i consiglieri regionali Salvatore Demontis, Alessandro Collu e Antonio Solinas del Pd, Angelo Carta del Psd’Az, Pier Mario Manca del Pds e Pierfranco Zanchetta dell’Upc.

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Questa mattina il Partito dei Sardi ha presentato nella saletta delle conferenze stampa del Consiglio regionale, le sue proposte per risolvere la situazione del precariato in Sardegna, attraverso specifiche iniziative consiliari.

Quanto pesa il precariato nelle amministrazioni pubbliche della Sardegna? Come procedere alle stabilizzazioni senza conoscere le dimensioni del fenomeno? Domanda alla quale cerca di rispondere il Gruppo consiliare del Partito dei Sardi che ha avviato da alcuni mesi un’indagine conoscitiva.

«A giugno abbiamo inviato una richiesta le Asl della Sardegna, all’Azienda Brotzu e alle due Aou di Cagliari e Sassari – ha spiegato il capogruppo del PdS in Consiglio regionale Gianfranco Congiu – finora abbiamo ottenuto risposta solo da 5 aziende con dati peraltro parziali e difformi. Solo tre strutture hanno fornito dati esaustivi. Noi vogliamo risolvere il problema del precariato ma per farlo occorre avere un quadro generale della situazione. Eliminando il precariato si alza il livello di qualità dei servizi, presupposto per ridurre i costi fuori controllo del sistema sanitario isolano.»

«Alle Asl abbiamo chiesto i dati del lavoro interinale – ha aggiunto il consigliere Augusto Cherchi – dopo 5 mesi abbiamo a disposizione dati parziali e disomogenei. Noi non pretendiamo di decidere come e quali dati devono essere forniti. Una volta individuate le modalità i dati devono però essere omogenei. Altrimenti non si potrà mai mettere mano al fenomeno.»

L’indagine del PdS riguarderà nei prossimi mesi anche il precariato nelle altre amministrazioni pubbliche: «Siamo partiti dalla Sanità perché è lì che il fenomeno assume proporzioni allarmanti – ha detto Roberto Desini – le Asl ricorrono ai precari per carenza di personale o per assicurare l’erogazione dei servizi. Di fatto si reggono sul precariato. Eppure esistono graduatorie di concorsi e selezioni pubbliche che vengono sistematicamente ignorate. Questo conferma ciò che denunciamo da tempo: la politica ha interesse a mantenere una situazione di instabilità».

L’indagine non è una caccia alle streghe – assicurano i consiglieri regionali del PdS – alla Sanità viene destinato il 50% del bilancio regionale, l’obiettivo è garantire servizi commisurati alle risorse impegnate. «Noi affrontiamo la questione globalmente, non siamo alla ricerca di un capro espiatorio – ha detto il consigliere Pier Mario Manca – da due anni chiediamo i dati di tutte le Asl e non di una in particolare. Questo deve essere l’approccio, non vogliamo innescare una guerra tra bande».

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia