14 May, 2026
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I sindaci dell’Unione dei Comuni del Sulcis hanno inviato una richiesta urgente di potenziamento e infrastrutturazione della rete irrigua nei Comuni del Sulcis – Sviluppo agricolo, occupazione giovanile e contrasto allo spopolamento, alla presidente della Regione Alessandra Todde, al presidente del Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale Efisio Perra, agli assessori regionali dei Lavori pubblici Antonio Piu, dell’Agricoltuyra Gian Franco Satta e della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, all’amministratore straordinario della provincia del Sulcis Iglesiente Sergio Murgia e, infine, alla Coldiretti sede di Cagliari.

Il testo integrale.

Noi sottoscritti Sindaci dei Comuni Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Tratalias e Villaperuccio, uniti da obiettivi condivisi e da esigenze territoriali comuni, sottopongono alla Vostra cortese attenzione la presente istanza formale e urgente: il potenziamento funzionale e infrastrutturale della rete irrigua nei rispettivi territori comunali. Le aree interessate sono storicamente caratterizzate da una solida vocazione agricola e zootecnica, che tuttavia risulta oggi fortemente limitata dalla carenza di una rete irrigua adeguata. Un sistema di irrigazione efficiente rappresenterebbe non solo uno strumento tecnico, ma una leva strategica per favorire lo sviluppo economico locale, creare occupazione stabile – in particolare giovanile – e contrastare in modo concreto il fenomeno dello spopolamento rurale. Tale urgenza si inserisce nel più ampio contesto della crisi occupazionale derivante dalla progressiva dismissione del polo industriale del Sulcis. In tale quadro, l’agricoltura e l’allevamento possono svolgere un ruolo chiave nel rilancio socio-economico del territorio, a condizione che siano supportati da un’infrastruttura irrigua moderna e capillare. Nel comprensorio sono già presenti due dighe operative, che tuttavia non risultano ancora integrate in una rete efficiente e diffusa. Si segnala, inoltre, la presenza nel territorio del comune di Nuxis di un bacino idrico naturale, noto come “Crabi”, che potrebbe essere adeguatamente valorizzato se inserito in un sistema infrastrutturale coerente e pianificato.

Alla luce di quanto sopra, si chiede:

  • la progettazione e la realizzazione di un sistema irriguo efficiente e diffuso nei territori agricoli dei Comuni firmatari;
  • l’ammodernamento e l’estensione delle condotte esistenti, molte delle quali obsolete o frammentarie;
  • l’integrazione delle risorse idriche naturali e industriali, inclusi gli invasi attualmente presenti;
  • il coinvolgimento attivo dei Comuni interessati nella pianificazione, nella progettazione e nella definizione delle priorità;
  • l’attivazione di specifiche linee di finanziamento regionali, nazionali e/o comunitarie finalizzate alla realizzazione delle opere.

Siamo convinti che tale intervento rappresenti non solo un doveroso sostegno a comunità da sempre legate alla terra, ma anche un’occasione concreta per rilanciare l’economia locale, incentivare l’insediamento rurale e tutelare il paesaggio agricolo. Manifestiamo sin d’ora la nostra disponibilità per partecipare a un incontro istituzionale operativo, volto ad approfondire gli aspetti tecnici e procedurali della proposta. Ringraziando sin d’ora per l’attenzione, porgiamo i più cordiali saluti. I Sindaci dei Comuni di Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Tratalias e Villaperuccio.

 

Con decreto dell’assessora della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, è stato ufficialmente istituito il Monumento naturale “Grotta Santa Barbara”, a Iglesias, all’interno del complesso della Miniera di San Giovanni. Un riconoscimento che sancisce la straordinarietà geologica, speleologica e scientifica del sito, considerato una delle grotte in rocce carbonatiche più antiche al mondo.

«Con questo provvedimentodichiara l’assessora Rosanna Laconi la Regione Sardegna compie un passo fondamentale per la valorizzazione e la tutela di un bene unico, la cui rilevanza scientifica e la fragilità richiedono la massima cura. Proteggere la Grotta Santa Barbara significa custodire una testimonianza millenaria della Terra e del lavoro umano, ma anche rafforzare la rete dei monumenti naturali regionali con un nuovo, straordinario, tassello.»

La grotta, scoperta nel 1952 durante i lavori minerari, si distingue per la ricca presenza di cristalli di barite, stalattiti e stalagmiti di eccezionale bellezza e per il ritrovamento di cinque nuovi minerali mai identificate prima. L’area è interamente compresa nella Zona Speciale di Conservazione “Costa di Nebida” (ITB040029) e si estende per circa 0,18 ettari, con un’area di rispetto di quasi 38 ettari che comprende oltre 140 cavità ipogeniche.

Il sito sarà gestito dal comune di Iglesias attraverso la società in house Iglesias Servizi, con il supporto di un comitato scientifico di alto profilo internazionale, che garantirà la corretta applicazione delle misure di conservazione e valorizzazione. Tra gli interventi consentiti, la rimozione di strutture minerarie invasive, l’adeguamento dell’illuminazione, il monitoraggio continuo dei parametri microclimatici e la regolazione dei flussi turistici in funzione della salvaguardia del delicato equilibrio ambientale.

«Il riconoscimento a Monumento naturale – aggiunge Rosanna Laconi non è soltanto un atto formale, ma una scelta di responsabilità verso le future generazioni, che avranno il diritto di conoscere e ammirare questa meraviglia nel pieno rispetto della sua integrità.»

Il decreto prevede, inoltre, il divieto assoluto di esportazione di concrezioni e minerali, nel rispetto delle norme sulla tutela del patrimonio speleologico e paesaggistico. La Grotta Santa Barbara si inserisce così tra i siti di eccellenza della rete regionale dei monumenti naturali, rappresentando un simbolo della geodiversità e della storia mineraria della Sardegna.

La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, d’intesa con l’assessorato dell’Agricoltura e con quello della Programmazione, un programma integrato di interventi finanziati con le risorse del Fondo nazionale per l’attuazione della Strategia forestale, che assegna alla Sardegna oltre 4,7 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2024, 2025 e 2026.

«Valorizzare il nostro patrimonio forestale significa investire in futuro, proteggere la biodiversità, stimolare nuove filiere e rafforzare la resilienza ai cambiamenti climaticiha dichiarato l’assessora Rosanna Laconi -. Con questo intervento proseguiamo una strategia multilivello che intrecciamo sostenibilità ambientale, sviluppo economico e innovazione.»

Tra gli interventi finanziati figurano il nuovo Sistema Informativo Gestionale Forestale della Sardegna (SIGFor), con uno stanziamento di 700mila euro; l’aggiornamento e l’integrazione delle banche dati regionali forestali, con 500mila euro; una mappatura della vocazionalità colturale della sughera, affidata ad AGRIS, per 450mila euro; l’avvio del piano regionale per la valorizzazione del tartufo, con 80mila euro. Inoltre sono previste azioni promozionali per la filiera del tartufo sardo, con ulteriori 80 mila euro, un progetto dell’Università di Cagliari per la conservazione delle popolazioni di orchidee spontanee, con 100mila euro.

Le risorse verranno attivate attraverso convenzioni e bandi gestiti dalle strutture regionali competenti. Il piano si inserisce pienamente nelle linee strategiche della programmazione forestale regionale e negli obiettivi della Strategia Forestale Nazionale, contribuendo al rilancio sostenibile delle aree interne e alla tutela degli ecosistemi forestali sardi.

«Ringraziamo la delegazione dell’ottava commissione ‘Ambiente, territorio e lavori pubblici’ della Camera dei deputati che con l’audizione di ieri ci ha concesso l’occasione per fare il punto sulle bonifiche dell’area mineraria dismessa di Montevecchio Ponente, nell’ambito del quale è emerso in modo chiaro il cambio di passo avviato dall’attuale Giunta regionale e dagli assessorati competenti, anche grazie alla riorganizzazione e al rilancio di Igea, dopo anni di gravi ritardi e inadempienze.»

Gli assessori regionali dell’Industria Emanuele Cani e dell’Ambiente Rosanna Laconi si sono espressi così dopo l’incontro che si è svolto ieri nella sede della Prefettura, a Cagliari.

«In particolare, la società Igea, a cui compete la progettazione della bonifica, versava in una condizione patologica che includeva la mancata approvazione dei bilanci degli ultimi quattro anni», hanno sottolineato i due assessori regionali.

«È volontà di questa Giunta imprimere un nuovo corso alla gravosa questione delle bonifiche in Sardegna. Ieri è stato presentato alla commissione un dettagliato cronoprogramma di esecuzione della bonifica di Montevecchio, dalla fase progettuale propedeutica alla sua realizzazionehanno concluso Emanuele Cani e Rosanna Laconi ma è stata anche l’occasione per illustrare il tema nel suo complesso, che non riguarda solo Arbus e Guspini ma tutti i siti minerari dismessi presenti nell’Isola.»

«Il parere favorevole espresso dalla Commissione PNRR-PNIEC, relativo al progetto agrivoltaico elevato “Fattoria Solare Siamaggiore 1, non è vincolante e non può sostituire la normativa regionale. La Regione Sardegna non concederà autorizzazioni per impianti che non ricadano nelle aree idonee definite dalla Legge Regionale 20/2024», afferma l’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi.

La Commissione PNRR-PNIEC ha il compito di valutare le complessive condizioni di compatibilità dei progetti, che non possono prescindere dalla normativa regionale vigente, e in ogni caso il suo parere non ha alcun valore autorizzativo. «L’autorizzazione finale spetta esclusivamente alla Regione Sardegna, che applica la propria normativa di settore, tra cui la legge regionale 20/2024, in coerenza con il quadro normativo nazionale e, in particolare, le previsioni di cui all’articolo 12 comma 3 del D.Lgs. 387/2003», precisa l’assessore Rosanna Laconi.

La Regione Sardegna è obbligata a rispettare le disposizioni della Legge Regionale 20/2024, che vincolano tutti i procedimenti in corso, inclusi quelli già valutati dalla Commissione. «Le nostre decisioni rispettano la volontà del Consiglio Regionale e della popolazione sarda: garantiremo uno sviluppo sostenibile senza derogare alle norme di tutela del paesaggio e della biodiversità», sottolinea l’assessore della Difesa dell’Ambiente.

In ogni caso, la Regione Sardegna impugnerà formalmente il parere della Commissione PNRR-PNIEC e il decreto ministeriale, in quanto non tengono conto delle condizioni di idoneità necessarie, tra le quali l’obbligo di attenersi alle norme di settore vigenti. «Difenderemo con fermezza la corretta applicazione delle normative regionali e nazionali nelle sedi opportune, affinché la pianificazione energetica della Sardegna rispetti le regole stabilite e non si presti a interpretazioni parziali o arbitrarie», sottolinea l’assessore Rosanna Laconi.

 

«Cogliamo con interesse il fatto che oggi il Governo, attraverso il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, abbia ufficialmente comunicato di aver individuato un investitore disponibile a rilevare lo stabilimento di Portovesme. Ribadiamo che per la Regione resta imprescindibile la riattivazione della linea zinco. Contestualmente, invitiamo Glencore, qualora avesse una reale volontà di rimanere nel territorio, come manifestato in più occasioni, a valutare un’ipotesi di riconversione dell’impianto, presentando un piano industriale che contempli, oltre al trattamento dei fumi di acciaieria e al progetto sulle black mass, altre attività di tipo industriale che rendano più accettabile la dismissione dello zinco.»

L’assessore dell’Industria Emanuele Cani, l’assessora del Lavoro Desirè Manca e l’assessora dell’Ambiente Rosanna Laconi lo hanno detto al termine dell’incontro odierno al Mimit sulla vertenza Portovesme srl.

«Si apre uno spiraglio affinché il dramma occupazionale che coinvolge oltre 1.200 lavoratori possa avere un epilogo positivosottolinea l’assessora Desirè Manca -. Da parte nostra stiamo facendo il possibile per tutelarli con tutti i mezzi a nostra disposizione.»

Oltre ai tre assessori regionali, hanno partecipato al vertice con il ministro Adolfo Urso il ministro degli Affari Europei, del PNRR e delle Politiche di Coesione, Tommaso Foti, il sottosegretario con delega alle crisi d’impresa, Fausta Bergamotto, e i rappresentanti dell’azienda, delle organizzazioni sindacati e delle istituzioni locali.

Il tavolo è stato aggiornato a lunedì 10 febbraio quando si terrà una riunione tecnica tra ministero, Regione e Glencore per approfondire l’inserimento dei nuovi progetti industriali.

La Sardegna si conferma ai vertici nazionali per la gestione dei rifiuti. Nel 2023, la percentuale media di raccolta differenziata nell’isola ha raggiunto il 76,46%, avvicinandosi all’ambizioso obiettivo fissato per il 2029, ovvero l’80%, con alcune realtà territoriali che hanno già superato questo dato. Tra le performance più rilevanti si segnalano la provincia del Sud Sardegna e la provincia di Oristano, che hanno registrato rispettivamente il 79,7% e l‘81,5%, consolidando la loro posizione come esempi di eccellenza regionale. Anche la Città Metropolitana di Cagliari ha ottenuto risultati significativi, raggiungendo il 78,2% e dimostrando margini di ulteriore crescita.
Tra i comuni con oltre 30.000 abitanti, Nuoro e Oristano si distinguono con percentuali di raccolta rispettivamente pari a 83,47% e 80,91%, confermando che anche le realtà urbane possono eccellere nella gestione dei rifiuti. Tra i comuni medi e piccoli, spiccano Carloforte (89,46%, il comune con il dato più alto della provincia del Sud Sardegna), Palau (88,31%, il comune con il dato più alto della provincia di Sassari), Gonnostramatza (85,04%, il comune con il dato più alto della provincia di Oristano), e Villaputzu (88,03%), esempi virtuosi di sostenibilità e ottimizzazione dei servizi. Tra i comuni della Città Metropolitana di Cagliari, il dato più alto è quello di Settimo San Pietro, con una percentuale dell’83,87%, a conferma del valore di un’organizzazione locale efficace.
«Questi risultati straordinari sono motivo di orgoglio per tutta la Sardegnaha dichiarato l’assessore della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi -. Dimostrano che la nostra isola è in grado di porsi come modello per il resto del Paese, grazie all’impegno congiunto di istituzioni, amministrazioni locali e cittadini.»
Dal 2021, la Sardegna ha dimostrato stabilità e continuità nei risultati, consolidandosi tra le prime tre eccellenze italiane. Tuttavia, altre regioni già virtuose, come il Veneto e l’Emilia-Romagna, hanno registrato incrementi più significativi, rafforzando o migliorando le loro posizioni. Nonostante ciò, la Sardegna resta una delle regioni più performanti, ben al di sopra dell’obiettivo nazionale del 65% di raccolta differenziata. In sintesi, la Sardegna si distingue come una top performer tra le regioni italiane, dimostrando un impegno continuo e virtuoso nella gestione dei rifiuti, pur con una crescita moderata rispetto ad altre regioni leader.
Nonostante i numeri incoraggianti, permangono alcune sfide, come dimostra il caso del Ccomune di Sassari, che ha registrato ritardi nella piena attuazione del servizio di raccolta differenziata, attestandosi al 60,96%.
«Siamo fiduciosi che le intenzioni della nuova amministrazione comunale di Sassari si tradurranno rapidamente in azioni concreteha commentato l’assessore Rosanna Laconi -. La Regione è pronta a supportare ogni sforzo per colmare il gap e consentire anche a Sassari di contribuire al successo collettivo della Sardegna.»
La Sardegna continua a dimostrare che la sostenibilità ambientale è un obiettivo raggiungibile attraverso politiche integrate e una partecipazione attiva delle comunità locali.
«Questo successo ci spinge a continuare sulla strada intrapresa, consolidando i traguardi raggiunti e lavorando sulle criticità ancora presentiha concluso l’assessore Rosanna Laconi -. È un impegno verso le generazioni future, affinché la nostra isola resti un esempio di equilibrio tra progresso e rispetto per l’ambiente.»

L’obiettivo, nell’immediato, è quello di mettere in protezione i lavoratori e le loro famiglie, garantendo l’erogazione degli ammortizzatori sociali a partire già da gennaio 2025, ma il focus è proiettato al futuro dell’area industriale del Sulcis Iglesiente, alla creazione di un tavolo di crisi permanente che grazie ad un piano di accompagnamento e riqualificazione dei lavoratori consenta alla Regione Sardegna e al Governo di trovare una soluzione strutturale e di sistema.

Questo, in sintesi, l’esito del tavolo di confronto tenutosi questa mattina a Cagliari all’assessorato del Lavoro che ha visto la partecipazione della ministra Marina Calderone. Un confronto, voluto, promosso e organizzato dall’assessora del Lavoro Desirè Manca, al quale hanno preso parte le sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, e gli assessori regionali dell’Industria e dell’Ambiente, Emanuele Cani e Rosanna Laconi.

«La nostra volontà è quella di sostenere i lavoratori di Portovesme con tutti gli strumenti di cui disponiamo perché la Sardegna non può permettersi la creazione di un ulteriore bacino di mille e duecento disoccupati che rappresenterebbe una vera emergenza sociale. Ritengo fondamentale l’istituzione, sin da subito, di un “tavolo Sulcis”, che, grazie all’importante disponibilità dimostrata dalla ministra Calderone, lavori sin da subito ad un piano di salvaguardia dei lavoratori e alla valutazione di eventuali progetti di riconversione delle industrie dell’area Sulcis in prospettiva futura. Seguiremo da vicino questa vertenza giorno dopo giorno», ha detto l’assessora del Lavoro Desirè Manca, che, in apertura dell’incontro, ha assicurato la sua presenza alla visita istituzionale prevista per il 20 dicembre prossimo nello stabilimento della Glencore a Portovesme con la ministra del Lavoro Marina Calderone e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Il vertice romano al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Portovesme Srl si è concluso con un nulla di fatto da parte di Glencore, ma con uno spiraglio: il Governo starebbe vagliando una manifestazione di interesse da parte di un soggetto disponibile a valutare l’eventuale acquisizione della linea di produzione dello zinco, attualmente in capo alla multinazionale svizzera.

All’incontro con il ministro Adolfo Urso, la sottosegretaria Fausta Bergamotto e i rappresentanti di Glencore, hanno preso parte per la Regione Sardegna l’assessore dell’industria Emanuele Cani, l’assessora del lavoro Desirè Manca e l’assessora dell’ambiente Rosanna Laconi, quest’ultima da remoto.

«Continua a essere evidente la totale chiusura da parte della società a valutare qualunque ipotesi che contempli il mantenimento in funzione dell’impianto di produzione dello zincoha commentato l’assessore dell’Industria Emanuele Cani -. Noi come Regione abbiamo ribadito la necessità di tenerlo aperto, e nonostante le perplessità del caso, ha concluso l’assessore, guardiamo con cauta fiducia alla manifestazione di interesse da parte di un soggetto imprenditoriale interessato a rilevare la linea zinco.»

«Oggi qui a Villacidro iniziamo il percorso per definire la governance degli Ambiti Territoriali di Protezione Civile. Un lavoro iniziato due anni fa con la partecipazione e la condivisione continua con il territorio, che oggi continua con la convinzione che non sono le decisioni calate dall’alto quelle che funzionano, ma solo partendo dal basso e lavorando tutti insieme verso un obiettivo comune si arriva a dei risultati concreti. Ora stiamo dando gambe a questo progetto, stanziando quattro milioni e mezzo per l’allestimento dei COA (Centri Operativi d’Ambito) e CCA (Centri Coordinamento d’Ambito), necessari affinché i primi dieci Ambiti Territoriali possano essere operativi. Sono convinta che una pianificazione e una gestione delle emergenze di protezione civile il più possibile condivisa con il territorio sia anche quella più efficace.»

Lo ha detto l’assessora della Difesa dell’ambiente, Rosanna Laconi, oggi a Villacidro, all’incontro organizzato dalla Direzione generale della protezione civile per definire la gestione dei 47 Ambiti Territoriali già individuati con un lavoro partecipato in un Tavolo tecnico tra Comuni, Prefetture, Dipartimento di Protezione Civile e Anci.

Ora inizia la fase di presentazione dei primi dieci Comuni capofila, oltre a Villacidro, Ales, Bitti, Iglesias, Lanusei, Muravera, Olbia, Orosei, Porto Torres e Terralba, che questi potranno essere attivati secondo un duplice assetto a seconda della tipologia di emergenza cui dover fare fronte.

Si continua domani a Bitti, entro il mese di novembre si farà tappa anche negli altri otto Comuni e si concluderà con una esercitazione per testare l’operatività per funzioni di comando.