17 May, 2022
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Il festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz” si conclude con quattro concerti Jazz Around. Cantina di Santadi, la grande miniera di Serbariu e Monte Sirai a Carbonia. Tre location rappresentative dell’anima del Sulcis saranno le protagoniste degli ultimi appuntamenti del XXXVI festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz”.

Le serate in piazza del Nuraghe si concludono questa sera. Dopo gli emozionanti spettacoli ed il ricordo da parte degli artisti di Basilio Sulis, sullo sfondo della chiesa di Sant’Anna che ha ospitato la mostra a lui dedicata, il festival prosegue per altre tre giornate: 5, 6 e 8 settembre.

Una line up d’eccezione alla Miniera di Serbariu, il 5 settembre alle 21,00, dove il pianista Aruán Ortiz avvierà un dialogo musicale insieme a Silvia Bolognesi, Hamid Drake e Pasquale Mirra. Li abbiamo imparati a conoscere in quest’edizione ma, nonostante tutto, la loro adattabilità e imprevedibilità li rende insondabili e – per questo – assolutamente imperdibili.

Pianista, violista e compositore Aruán Ortiz – nato a Santiago di Cuba e residente a Brooklyn, NY – è una figura attiva nella scena del jazz progressivo e d’avanguardia statunitense da oltre quindici anni.

Nominato “uno dei compositori più creativi e originali al mondo” (Lynn René Bayley, The Art Music Lounge), ha scritto musica per gruppi jazz, orchestre, compagnie di danza, gruppi da camera e film, incorporando influenze provenienti dalla musica classica contemporanea, ritmi cubani e haitiani, improvvisazione e avanguardia, raggiungendo ogni volta nuove vette e superando, in linea col tema del festival, qualsiasi confine.

L’8 settembre un concerto poco jazz, benché in linea con lo spirito del festival di Sant’Anna Arresi in quanto a ricerca e sperimentazione: Davide “Boosta” Dileo, fondatore dei Subsonica, producer, dj, tastierista e compositore, si esibirà all’anfiteatro di Monte Sirai.

Torinese, classe 1974 è un artista poliedrico con una carriera più che ventennale. Musicista, dj, compositore, autore e produttore, conduttore radio-televisivo e scrittore.

Tastierista e cofondatore dei Subsonica, band con all’attivo otto album in studio – 8 dischi di platino, con più di 500.000,00 copie vendute – 4 cd live e un’interminabile carriera live.

Come autore e compositore ha realizzato, tra gli altri, brani per Mina “Non ti voglio più”, contenuto nell’album “Facile” e “La Clessidra” contenuto in “Caramella”.

Boosta è considerato uno dei migliori Dj italiani, inserito nelle più importanti situazioni elettroniche e con esperienza alla consolle dei migliori club, da Ibiza a Zurigo. Compositore di colonne per il cinema e serie tv, tra cui “1992” e “1993” prodotte da Sky. Dal 2018 è direttore artistico dell’etichetta Cramps Records di Sony Music.

Precederà, dalle 19,30, stessa location: sette fiati, due percussioni. Rocksteady, balkan, swing una vera orchestra da passeggio che unisce l’energia delle formazioni delle big band anni trenta: i Bandakadabra.

Nata a Torino, la Bandakadabra vanta una frenetica attività live che l’ha portata a esibirsi sia in Italia che nel resto d’Europa e a guadagnarsi una crescente attenzione da parte degli appassionati, grazie a una combinazione riuscita di musica e cabaret e a uno spettacolo capace di conquistare qualsiasi tipo di pubblico.

Il 7 settembre, la band si esibirà anche alla Cantina Sociale di Santadi, alle 21,00.

A causa di un imprevisto, il poeta Thomas Sayers Ellis non potrà essere presente per lo spettacolo “The Dead Lecturers”, che sarebbe dovuto andare in scena sabato 4 settembre alle 21,00 in piazza del Nuraghe (Sant’Anna Arresi).  Lo spettacolo è stato quindi annullato.

L’associazione Punta Giara ha deciso, in sostituzione, di presentare un quartetto così strutturato: Silvia Bolognesi al contrabbasso, Dudù Kouate alle percussioni e, infine, Alexis Marcelo al piano e James Brandon Lewis al sassofono, i due già presenti nella formazione originale di “The Dead Lecturers”.

Rimane invece invariata la programmazione del secondo appuntamento con i Maistah Aphrica gruppo di giovani friulani che esplorano le sonorità di questo vasto continente con un’energia che non lascerà indifferenti, neppure se in Africa ci siete stati davvero.

Inalterato anche orario e location per i Freak Motel, alle 24,00 in località Candiani, ristorante l’Oasi.

Un progetto di musica originale che raccoglie molteplici influenze e le converte in un sound di difficile collocazione, un misto tra post-rock esplosivo, atmosfere noise ed electric jazz, nella sua forma più pura, ossia l’improvvisazione.

I membri della band sono Matteo Sedda alla tromba, Andrea Sanna al Fender Rhodes, Andrea Parodo al basso e Nicola Vacca alla batteria.

I concerti finali dei seminari tenuti da Dudù Kouate e Matteo Muntoni, rivolti a bambini e adolescenti, si terrà invece in piazza del Nuraghe, sabato 4 settembre alle 20,00 con uno spettacolo dal titolo “New Jazz Future”.

 

Il cuore del Festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz”, la rassegna organizzata dall’associazione Punta Giara, nella nuova edizione “Approdo ad Atlantide – l’uomo che varca i confini”, prosegue a vele spiegate ed approda nel suo cuore pulsante: piazza del Nuraghe a Sant’Anna Arresi. Dieci concerti spalmati in cinque giorni – dal 31 agosto al 4 settembre – e confortati dalla presenza antica di uno dei simboli endemici e caratteristici dell’isola. Il nuraghe accanto al quale la civiltà sarda si è sviluppata con i suoi ritmi e le sue peculiarità, con una riverenza verso il suo passato con cui ha continuato a confrontarsi e convivere.

Abbracciati tra questa suggestiva ed imponente struttura, la chiesa, lo splendido campanile e la piccola arena, il festival attende il suo pubblico di aficionados anche per ricordare Basilio Sulis, patron del festival, con la mostra a lui dedicata, curata da Luciano Rossetti.

Il programma

All’alba di oggi 31 agosto, alle 7,00, Porto Pino, presso lo stabilimento Bahia, si è tenuto lo spettacolo della Alessandro Cau “Brenti mini orchestra”. L’idea portante del progetto è basata sull’ascolto: ascolto di se stessi, ascolto degli altri e di ciò che ci circonda. “Brenti” è stato composto, eseguito e registrato senza premeditazione e – appunto – l’aspetto performativo mostrerà i suoi eccentrici, quanto affascinanti risultati.

Di ritorno in piazza del Nuraghe, il primo porto sicuro, alla sera, dalle 21,00, con due incredibili spettacoli: Antonello Salis – piano solo e a seguire “Giornale di bordo” sempre con il pianista di Villamar, insieme a Gavino Murgia al sax, Hamid Drake alla batteria e Paolo Angeli alla chitarra. Giornale di Bordo prosegue il suo viaggio tra il popolo dei “danzatori delle stelle” e la loro musica aperta e sincera, tra avanguardia jazz e colori multietnici. 

Proseguono i concerti al mattino, sempre a Porto Pino, stavolta allo stabilimento Beach Club con Andrea Schirru – piano solo il 1°settembre.  Il progetto Piano Solo nasce dall’esigenza di comunicare in maniera schietta e sincera un messaggio musicale estremamente personale e intimamente autobiografico.

La sera sotto al Nuraghe continua con Paolo Angeli ed il tenore Omar Bandinu. Parte del concerto sarà dedicato a Jar’a, il suo ultimo album, pubblicato in aprile. La suite, strutturata in sei movimenti, accosta l’avanguardia alla ritualità del canto tradizionale, evocando spazi aperti e coniugando mondi sommersi con la Sardegna ancestrale qui rappresentata anche per il tramite della voce di Omar Bandinu.

Subito dopo, “The Crossing” di Enzo Favata. Un “trafficato incrocio sonante”, come da lui definito “dove autostrade elettroniche si intersecano con piste desertiche, ipnotiche ritmiche balinesi ed assordanti strade metropolitane del jazz”.

2 settembre, stabilimento Nautica 2000, puntate presto la sveglia per il duo Matteo Scano e Riccardo Pittau, rispettivamente piano e tromba. Un viaggio dove i due strumenti cavalcano loop e suoni elettronici in continuo mutamento. Queste le premesse da cui viene creato l’incontro di suoni nel progetto Uname-r, che raccoglie le brillanti anime musicali delle macchine.

Piazza del Nuraghe è anche luogo di nuovi incontri e sodalizi artistici, e la sera del 2 settembre Pasquale Mirra si confronta nuovamente con Hamid Drake in un duo fatto di percussioni (batteria e vibrafono), voci e musica elettronica. Il processo attraverso il quale si sviluppano i percorsi musicali è l’estemporaneità, senza pregiudizi stilistici di sorta dove due culture di appartenenza così apparentemente lontane si ritrovano, si amalgamano, si fondono.

A seguire, Maurice Louca & the Elephantine Band. Per Louca, Elephantine, il suo terzo e più ambizioso album, rappresenta sia l’apice della sua vasta esperienza, ma anche un audace passo nella sua crescita come compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra. Si tratta di una panoramica musicale di 38 minuti eseguita da una dozzina di musicisti, si ispira principalmente ai brillanti musicisti della sua comunità artistica, in particolare a Land of Kush del collaboratore Sam Shalabi.

La spiaggia di Porto Pino, il 3 settembre alle 7,00, è tutta per Tommaso Cappellato con “Aforemention” il viaggio di un uomo attraverso il suono, un lavoro capace di evocare spazi interiori, luoghi lontani e nuove idee.

 Il disco, vanta la collaborazione di tre artisti: il leggendario batterista Victor Lewis, Nia Andrews e Dulcinea Detwah. Al festival in solo, Tommaso Cappellato utilizzerà batterie, synth analogici e la propria voce per una performance jazz sperimentale da tenere d’occhio.

I due concerti nella nostra piazza di riferimento a Sant’Anna Arresi dalle 21,00, saranno quelli di Sound Glance con Marco Colonna al sax, Silvia Bolognesi al contrabbasso, Fabrizio Puglisi al piano e Gunter Baby Summer alle percussioni; e l’esplosivo ensemble di David Murray Brave New World Trio Feat Aruán Ortiz, Quattro tra i più grandi musicisti afro-discendenti contemporanei e tra le più grandi sezioni ritmiche degli ultimi trent’anni in ambito jazz e d’improvvisazione.

Lo spettacolo non finisce qui, infatti, in località Candiani dalle 24,00 ci sarà Matteo Muntoni con “Radio Luxembourg”Matteo Muntoni riprende la storica Radio Luxembourg e da ‘’semplice’’ emittente la trasforma in strumento di espressione letterario-musicale. Ogni brano parte da cose, eventi o persone che hanno influenzato musicalmente l’autore nel corso degli anni, senza vincoli di genere, tenendo piuttosto fede ad un’idea di musica.

Se vi è piaciuto Kouate e avete adorato il contrabbasso di Bolognesi in formazione con Sound Glance, è il momento di capire quali magie questi due virtuosi possano compiere insieme. Li troveremo allo stabilimento Papero Giallo, sempre alle 7,00 a Porto Pino il 4 settembre.

 Comodi sugli spalti in pietra di piazza del Nuraghe, alle 21,00 potrete ascoltare la poesia di Thomas Sayers Ellis, accompagnato dal sax di James Brandon Lewis ed il vivace piano di Alexis Marcelo per The Dead Lecturers, un chiaro debito nei confronti di un’ancestrale cultura “black” e che andando oltre la tradizione fa vibrare l’improvvisazione dei suoni e il respiro delle parole.

E in seconda serata: come suona la musica africana per chi non è mai stato in Africa? La domanda avrà (forse) una risposta dopo l’esibizione dei Maistah Aphrica, gruppo di giovani friulani che esplorano le sonorità di questo vasto continente con un’energia che non lascerà indifferenti, neppure se in Africa ci siete stati davvero.

Torniamo in località Candiani alle 24,00 con i Freak Motel un progetto di musica originale che raccoglie molteplici influenze e le converte in un sound di difficile collocazione, un misto tra post-rock esplosivo, atmosfere noise ed electric jazz, nella sua forma più pura, ossia l’improvvisazione.

I membri della band sono Matteo Sedda alla tromba, Andrea Sanna al Fender Rhodes, Andrea Parodo al basso e Nicola Vacca alla batteria.

I concerti Jazz Around tornano dal 5 all’8 settembre tra Carbonia e Santadi, tutte le info nei prossimi giorni e sul sito ufficiale del festival https://santannarresijazz.it/

 

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Prenderà il via domani, 1 settembre 2016, la XXXI edizione del festival “Ai Confini Tra Sardegna e Jazz”L’associazione culturale Punta Giara anche quest’anno ha allestito un programma ad altissima caratura che ha suscitato interesse e rispetto sia in ambito nazionale che internazionale.

Il tema che si svilupperà nei dieci giorni di concerti sarà basato sul rapporto che intercorre fra Frank Zappa e la musica jazz.

La curiosità che sta alla base di questo progetto è in quale modo l’enorme produzione del musicista di Baltimora può considerarsi eredità per il futuro a distanza di 26 anni dalla morte del grandissimo compositore contemporaneo.

La prima serata vedrà alternarsi sul palco il poliedrico batterista americano Sean Noonan e la violoncellista Tomeka Reid.

Sean Noonan è un batterista e compositore che ha sperimentato e continua a farlo, ogni angolo dell’universo musicale. Il suo è un approccio “punk” alla musica alla quale conferisce una forza devastante portandola in direzioni nuove attraverso una geniale miscellanea sonora sospesa tra ritmi afro-metropolitani e jazz contemporaneo. Si esibirà con il suo trio composto da Johnny Richards (tastiere) e Michael Bardon (basso)  in un progetto chiamato “Memorable Sticks”. 

Il set successivo sarà tutto per una vecchia conoscenza del palco del Nuraghe, Tomeka Reid.

La violoncellista chicagoana si presenterà col suo quartetto composto da Mary Halvorson (chitarra), Jason Roebke (basso) e Tomas Fujiwara (batteria). Questo è il primo progetto che la vede anche nel ruolo di leader.

Il suo stile melodico e raffinato l’ha fatta diventare un punto di riferimento importantissimo per il jazz che conta. Le sue collaborazioni con Braxton, Roscoe e Nicole Mitchell sono la testimonianza della sua sensibilità musicale e capacità tecnica. Domani sarà sul palco in veste di compositrice e guida di un ensemble che sorprenderà per groove ed tensione melodica.

Memorable Sticks by Sean Noonan Trio

Il batterista / compositore Sean Noonan vede se stesso come un cantoutore dei giorni nostri. Con lo spirito di quei  narratori africani, Noonan vaga per il mondo raccogliendo storie, leggende e folklore come un Alan Lomax punk jazz. I tesori che trova lungo il percorso vengono filtrati attraverso la sua particolare visione per diventare suoni imprevedibili che arrivano da lontano e articolano uno spettro di suoni che  Noonan combina con l’eloquenza di un bardo irlandese, i ritmi narrativi di Samuel Beckett, e la fisicità grezza di un pugile di strada.

Un batterista irlandese-americano con una inclinazione teatrale e una passione per i ritmi africani, le escursioni di Noonan riportano entrambe le geografie, lo portano agli angoli lontani del mondo per studiare le tradizioni culturali e concettuali mentre esplora i limiti esterni della musica tra Harmolodic jazz, rock bleeding-edge o influenze classiche d’avanguardia. La sua teoria dell’“errante folk” cattura l’inafferrabilità della continua evoluzione delle tradizioni musicali del mondo e li orienta nuovamente attraverso la sua particolare lente.

Quella musa nomade ha portato Noonan in un gran numero di direzioni inaspettate, con conseguente esplosione di pubblicazioni dinamiche  e progetti che abbracciano più di 19 album e centinaia di performance in più di una dozzina di paesi, tra cui ad esempio festival internazionali come Vilnius Jazz Festival, Vancouver Jazz, Caldaro Pop Festival, Festival del Cinema americano, EFG London Jazz, Bergen Natt Jazz e Jazz Liegi. Ha lavorato con una serie incredibile di artisti provenienti da tutta la mappa letteraria e musicale, tra cui Abdoulaye Diabaté, Marc Ribot, Jamaaladeen Tacuma, Mat Maneri, Susan McKeown, e di Can Malcolm Mooney.

I risultati assumono molte forme, ogni tanto sorprendenti e creative come l’ultimo lavoro: attualmente include il Pavees Eletric Trio, con il tastierista Johnny Richards di base in UK e il bassista Michael Bardon, e rappresenta  l’ultimo capitolo della serie della  Pavees Dance  di Noonan che combina funk, punk e jazz con lo spirito dei viandanti irlandesi; Zappanation,  progetto di una ensamble di 10 pezzi  che insieme ionizzano la musica di Frank Zappa e Edgard Varèse; Bartalk, un assolo di batteria in una  performance spasmodica; Brooklyn Lager Trio, un bavarese punk-jazz sax / chitarra / una triade dibatteria  (alcuni credono Noonan è la reincarnazione di re Ludwig II, l’ultimo monarca bavarese); o la sua serie continua di concerti di percussione per orchestra.

Tutto è iniziato nella città di Brockton, Massachusetts, città natale di pugili leggendari Rocky Marciano e Marvin Hagler – forse ci danno  qualche spiegazione sullo spirito combattivo del batterista. Noonan ha lasciato Brockton per studiare musica al Boston Berklee College of Music e ha conseguito il Master in composizione musicale dal Aaron Copland Music School nel Queens, NY. Ha trascorso una parte di quegli anni sull’isola di Sanibel, in Florida, appoggio del  leggendario cantante di Hollywood Marni Nixon – una  improbabile fucina  della teatralità che avrebbe poi portato nelle proprie esibizioni.

Noonan ha fatto il suo debutto discografico con un Trio Jazz acustico di pianoforte, con il bassista / educatore John Lockwood of The Fringe. Si stabilì a New York City nel 1999, integrandosi rapidamente con la fruttuosa scena underground  che emerge dalla famosa fabbrica Knitting. Ha formato l’importante jazz-punk trio THE HUB con il bassista Tim Dahl e il sassofonista Paul-Alexandre Meurens così come un progetto di duo eclettico con il chitarrista Aram Bajakian, ma il suo percorso è stato deviato quattro anni più tardi, quando un incidente d’auto quasi mortale in Italia lo ha portato per  il lungo periodo di recupero  a dedicarsi  alla combinazione i suoi due amori musicali: jazz e ritmi africani.

La conseguente voglia di viaggiare lo ha portato nel 2008 in un viaggio in Bamako, in Mali e fare una prima esperienza da  Occidentale con le tradizioni dei cantori africani accanto al cantante / chitarrista del Mali Abdoulaye Diabaté. Quel viaggio culminò con l’album multi-culturale Boxing Dreams, una manifestazione del progetto amorfo afro-celtico punk-jazz di Noonan  prodotta dalla Noon, che ha pubblicato cinque diversi  album  tra il 2006 e il 2011 ed è stato oggetto di documentario del regista Tom Asma Essere prodotta da Noon .

Tomeka Reid Quartet

Recentemente descritta come un “New Jazz Power Source” dal New York Times, la Chicagoana violoncellista/compositrice/didatta Tomeka Reid si è rivelata uno  dei musicisti più originali, versatili, e curiosi della vivace  scena musicale creativa di Chicago  negli ultimi dieci anni. 

La Reid è un’artista versatile e instancabile, sia nella sua città che oltre i confini americani . Inoltre il suo stile unico  che unisce una sensibilità melodica sopraffina combinata ad un personale senso del groove abbellisce le opere di luminari come la flautista Nicole Mitchell, Anthony Braxton, Roscoe Mitchell, Dee Alexander. Mike Reid prediligendo al contempo i suoi album in trio in collaborazione con Silvia Bolognesi e Mazz Swift (Hear in now). Il Tomeka Reid Quartet è la sua prima opera da leader, un quartetto intenso ed emozionante, che amabilmente si ascolta in una successione di dieci brani come da ultima pubblicazione discografica,  magistralmente scritti ed arrangiati per l’ensemble, un collettivo di giovani musicisti con già bagaglio umano e professionale notevole sull’asse New York – Chicago.

Violoncellista dal  tono splendido, precisione tecnica, e capacità di comporre con una  melodica sopraffina, la ritroviamo a capo del quartetto da leader, al loro debutto omonimo composto dal suo collaboratore di vecchia data Jason Roebke al basso, la chitarrista Mary Halvorson, e il batterista Toma Fujiwara. 

Intensità e un lirismo profondo sono immediatamente percepibili  nelle composizioni eseguite dal quartet. Nonostante la loro intrigante complessa trama vi è ampio spazio per l’espressione individuale di ognuno dei componenti. 

Fin dai primi assaggi della sua musica citiamo Eric Dolpy’s 17 west unico pezzo non originale della produzione del quartetto, è ovvio che Tomeka affonda le sue radici e la sua essenza nella migliore tradizione AACM di Chicago.

Tutti i pezzi che il gruppo esegue e sono registrati nell’album di esordio son ben composti e potremmo dire ‘ groovy’, spesso molto orecchiabili e contenenti improvvisazioni complesse che mai diventano caotiche, urlate o troppo chiassose. I suoi modelli sono Billy Bragg (e Nicole Mitchell), e suonando la sua musica moderna restituisce l’ascoltatore indietro ai tempi in cui le composizioni jazz erano memorabili, ben eseguite e armoniche.

La band suona con affiatamento  dato che la musica in questo caso  è più accessibile rispetto alle normali produzione dei solisti membri del Quartetto (Maria Halvorson e il bassista Jason Roebke), questo album è una eccellente introduzione al mondo della moderna musica avventurosa invito esplicito ad accogliere nuovi accolit. Allo stesso tempo, il debutto di Tomeka può attrarre molti ascoltatori più conservatori che di solito ha paura del cosiddetto “jazz d’avanguardia”. I membri del Quartetto sono dotati di un superbo cameratismo tra loro. 

Il debutto di Reid è un lavoro stimolante ed affascinante che mette in mostra l’arte del violoncello al suo meglio. La sua squisita abilità strumentale, così come la sua scrittura brillante fanno di questa produzione musicale un momento singolare. 

Immancabili i personali tributi ai maestri veterani: “Etoile” riecheggia le sonorità del violinista Stuff Smith con il suo senso di languido swing e lunghe linee eleganti; “Bounce di Billy Bang”, un saluto alla dipartita del violinista free-jazz, non è che uno dei tanti pezzi in cui l’interazione Reid e Halvorson di entrambi è di fuoco e finessed lasciando spazio durante l’evoluzione musicale  anche ad improvvisazioni , caratterizzati da tenera malinconia dove ancora una volta i musicisti si  sincronizzano emotivamente.

E’ un lavoro completo con un senso di tessitura e melodia che richiamano all’appello sial il  gruppo di appassionati di jazz meno cerebrali, nonché coloro che sono interessati più visceralmente alla musica sperimentale  esplorando territori musicali  con energia e un senso di  irriducibile di avventura

Il Quartetto Tomeka Reid in qualche modo alleggerisce  la linea tra approccio “convenzionale” e “avanguardia” al jazz, al jazz, imperdibile per incalliti appassionati di musica.

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L’Associazione Culturale Punta Giara, organizzatrice storica del festival “Ai Confini tra Sardegna e Jazz” di Sant’Anna Arresi, annuncia la pubblicazione dell’album “Possible Universe” la Conduction n. 192 del grande maestro Lawrence “Butch” Morris, scomparso nel 2013 all’età di 65 anni.

L’album verrà presentato ufficialmente durante la conferenza stampa in programma per le ore 12 di lunedì 29 dicembre, presso la Cantina Mesa di Sant’Anna Arresi. La conferenza sarà seguita da un aperitivo e i concerti di Jean Paul Bourelly e Sadiq Bey in duo e Riccardo Pittau in solo. Sia Bourelly che Pittau fecero parte della Conduction 192, e la loro performance sarà chiaramente dedicata alla memoria di Butch.

Il live in Sant’Anna Arresi, registrato il 29 agosto 2010 sul palco del festival che da ventinove anni porta nel sud della Sardegna i migliori interpreti mondiali del Jazz, da chi ne ha fatto la storia sino alle avanguardie più nascoste e interessanti, si preannuncia già da ora un capitolo importante della storia del Jazz.

 Dopo una florida carriera musicale da cornettista al fianco di David Murray, Morris si distinse per l’ideazione di un nuovo tipo di conduzione orchestrale, studiata per dirigere orchestre nell’improvvisazione, creando ad ogni performance brani unici e irripetibili. La sua tecnica, da lui nominata Conduction, prevede una serie di gesti codificati, che i membri delle ensemble sanno riconoscere e impiegare in tempo reale per liberare la propria espressività musicale.

Dopo la prima Conduction, tenuta a New York nel 1985, Butch girò il mondo conducendo 199 ensemble. Non esisteva un gruppo stabile di musicisti che prendessero parte alle varie Conduction, i partecipanti appartenevano spesso al luogo in cui la performance veniva eseguita. Nella Conduction 192, infatti, affianco a ospiti eccelsi quali David Murray, Evan Parker, Joe Bowie e Hamid Drake troviamo alcuni importanti esponenti del jazz italiano come Pasquale Innarella, Silvia Bolognesi, Riccardo Pittau e Tony Cattano.

CONDUCTION® No. 192, Possible Universe

Sant Anna Arresi,  29 August 2010

Lawrence D. “Butch” Morris – Ensemble: David Murray (tenor sax and bass clarinet), Evan Parker (tenor sax), Pasquale Innarella (alto sax), Greg Ward (alto sax), Joe Bowie (trombone), Tony Cattano (trombone), Meg Montgomery (electro trumpet), Riccardo Pittau (trumpet), Jean Paul Bourelly (guitar), On Ka’a Davis (guitar), Hamid Drake (drums), Chad Taylor (drums, vibraphone), Harrison Bankhead (double-bass), Silvia Bolognesi (double-bass), Alan Silva (sinth, bass, piano)

“‘Ai confini tra Sardegna e Jazz” è organizzato dall’Associazione Culturale Punta Giara con il patrocinio di Regione Sardegna, assessorati al Turismo e Pubblica Istruzione, Ministero dei Beni Culturali, Gestione Commissariale ex-provincia di Carbonia Iglesias, Fondazione Banco di Sardegna, amministrazioni di Sant’Anna Arresi e San Giovanni Suergiu e la sponsorizzazione di Cantina Mesa di Sant’Anna Arresi e Cooperativa Pescatori di Arborea.

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