28 October, 2021
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La proposta dello scrittore Marcello Fois di riprendere il progetto del Betile (il museo disegnato dall’Archistar Zaha Hadid, che la giunta di Renato Soru intendeva realizzare a Cagliari, poi abbandonato dal successivo governo regionale) e collocarne la costruzione a Porto Torres a significare il cambio di prospettiva nella ormai ex grande area industriale chimica del nord Sardegna, è rafforzata dal successo di esperienze simili, riscontrabili in molteplici regioni industriali europee. Il caso di Bilbao è solo quello più noto perché ha richiamato milioni di persone in una sorta di quasi pellegrinaggio verso la celebre architettura che Frank Gerhy ha realizzato per il Guggenheim della regione basca riconvertita dall’industria pesante ad altro. Non è il solo caso. In giro per il mondo si incontrano non solo nuove architetture dedicate alla cultura, ma anche stazioni ferroviarie, centrali termoelettriche, altre fabbriche industriali trasformate in contenitori d’arte. Fra i tanti casi, meritano la citazione, perché ben si attagliano alla situazione sarda, quelli del Louvre Lens e del Hepworth Wakefield, situati in centri minerari carboniferi consociati con la Grande Miniera di Serbariu. In un caso, il Louvre parigino ha decentrato in una città mineraria, Lens, della regione carbonifera francese Nord- Pas de Calais, una parte della sua collezione di reperti archeologici e di arte. Per ospitare la collezione è stato realizzato un nuovo museo, opera dello studio Sanaa di Tokyo, fortemente innovativo nella concezione architettonica e nel progetto di esposizione e di comunicazione. Nel secondo caso, nello Yorkshire, cuore della prima rivoluzione culturale inglese, l’Archistar David Chipperfield ha creato un centro per la l’arte contemporanea inserita in un complesso culturale di valore internazionale. Sono casi di successo testimoniati dal notevole numero dei visitatori.
Nel Sulcis, a completamento del grande contenitore culturale realizzato nel primo decennio del secolo, nella Grande Miniera di Serbariu, che già comprende il CICC, Centro Italiano della cultura del carbone, il museo dei paleo ambienti sulcitani (PAS), il centro di ricerche Sotacarbo, l’Auditorium, la Fabbrica del Cinema, la Sezione di Storia Locale, i centri per l’alta formazione e le associazioni culturali, un centro congressi e altro, fu proposto di riqualificare in Kunsthaus per l’arte del XXI secolo, la centrale termoelettrica, uno degli edifici più belli della miniera. Si deve soprattutto al compianto maestro Ermanno Leinardi il primo spunto propositivo.
L’amministrazione comunale preparò un progetto preliminare avvalendosi del Dipartimento di Architettura dell’Università di Cagliari. L’impegno finanziario risultava compreso fra 15 e 20 milioni di euro, compreso l’allestimento. Un impegno notevole, indubbiamente. Ma si trattava di fare qualcosa di unico nella Regione e di livello nazionale. Il progetto non incontrò il favore della Regione prigioniera di una visione centrata su Cagliari. Peraltro, la visione ristretta non prevale solo a Cagliari. In Italia è difficile immaginare che, per esempio, gli Uffizi di Firenze decentrino una propria sezione nel Sulcis o in un’area mineraria siciliana, come ha fatto il Louvre nella regione carbonifera francese. Il fatto che finora sia prevalso il disinteresse di certe istituzioni non deve indurre a rassegnazione.
La questione posta dallo scrittore Marcello Fois di “usare” un grande progetto culturale nella riconversione di un’area industriale è fondata e va sostenuta. Penso che anche il Sulcis Iglesiente abbia qualcosa di importante da proporre al riguardo e dovrebbe farlo. Ma a prescindere dal luogo, ciò che conta è che si realizzi il Betile o un suo equivalente in una visione policentrica della Sardegna.
Tore Cherchi

L’ex presidente della provincia di Carbonia Iglesias ed ex sindaco di Carbonia, Tore Cherchi, ricorda il dottor Luciano Ottelli, morto ieri all’età di 80 anni.

«Le comunità minerarie dell’intera Sardegna devono molto al dottor Luciano Ottelli. Era un autentico signore che per il progresso di queste comunità ha speso la sua solida professionalità e un’inesauribile passione civile, prima quando le miniere erano attive e poi, una volta chiuse, quando si è battuto per conservarne e valorizzarne l’eredità culturale e paesaggistica. A Carbonia il suo generoso aiuto fu indispensabile per il recupero della grande miniera di Serbariu che ben conosceva direttamente e per la quale scrisse un libro fondamentale. Gli dobbiamo anche la prima seria ricerca sui minatori morti nelle miniere carbonifere e la idea, significativa della sua sensibilità, di ricordare le vittime di queste miniere con stele in pietra erette nei luoghi corrispondenti ai tragici eventi.»

Entrambe le città di Carbonia e Iglesias, con atti e tempi distinti, conferirono la cittadinanza onoraria a Mons. Tarcisio Pillolla durante il suo mandato di Vescovo della Diocesi. Fu un evento unico.

Quell’onore gli fu tributato in riconoscimento del suo infaticabile impegno sociale, oltre che religioso, nel Sulcis Iglesiente. Mons. Pillolla stava sempre e chiaramente dalla parte dei più poveri e dei lavoratori, con le parole e con l’azione.

Per noi sindaci era un solido punto di riferimento morale e anche un alleato attivo e autorevole nel confronto con le Istituzioni regionali e nazionali.

Si sentiva cittadino del Sulcis Iglesiente dei cui problemi continuava a tenersi sempre informato anche quando era cessato dal suo incarico. Conservò sempre un sentimento di commozione per il gesto di riconoscenza delle comunità del territorio che lo vollero loro cittadino onorario.

Tore Cherchi

Stefano Asili è scomparso prematuramente colpito da un male crudele. Negli ultimi vent’anni ha avuto un rapporto ininterrotto e fecondo con la Città di Carbonia. Con i colleghi del Dipartimento di Architettura dell’Università di Cagliari ha partecipato all’impostazione e allo sviluppo del programma di rigenerazione della Città industriale di fondazione che ha avuto il riconoscimento del Consiglio d’Europa con il prestigioso Premio europeo del paesaggio. Nell’équipe degli universitari, lui si è occupato della resa grafica dei lavori, degli allestimenti e della comunicazione.
Si devono a lui i loghi del CICC, Centro Italiano della Cultura del Carbone, del museo dei Paleo Ambienti Sulcitani, il PAS e del CIAM, Carbonia Itinerari di Architettura Moderna, museo a cielo aperto della Città.
Fu sua l’ideazione della sindone dei minatori, il lenzuolo bianco che conserva le impronte delle mani degli anziani minatori, le mani del lavoro. Avviò questa emozionante opera, come solo le persone dotate di profonda sensibilità sanno fare, il giorno dell’inaugurazione del CICC nell’ormai lontano 3 novembre 2005. E’ da conservare come una reliquia sacra. Suo il manifesto gremito di croci, uno per ogni minatore caduto sul lavoro, affisso nella lampisteria: non si può guardarlo senza commuoversi.
Per Carbonia e per la sua comunità, aveva maturato innanzitutto rispetto. La Città ha perso un suo colto amico.
Tore Cherchi

La stagione dell’impegno amministrativo di Maria Marongiu è un esempio di buona politica. Solidarietà e bontà d’animo verso i cittadini e le cittadine in maggiore difficoltà, intelligenza e tenacia nell’impegno, disinteresse personale, sono stati i tratti salienti della sua attività politica, come vicesindaco e come sindaco della città di Carbonia. Per queste sue doti è stata apprezzata dalla Città, riscuotendo la fiducia anche di chi era politicamente lontano. La sua cultura politica, quella del solidarismo cattolico, e il suo modo di essere, mi hanno insegnato molto. Le sono sinceramente riconoscente. Penso che lo sia la Città nel suo insieme, perché Maria ha ben operato e ha effettivamente amato il prossimo.

Tore Cherchi

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Dieci anni fa è morto Pietro Cocco, il sindaco per eccellenza della città di Carbonia. Nato a Iglesias, classe 1917, diciottenne, anno 1935, fu condannato dal fascismo a due anni di confino. Li scontò a Cortale, in Calabria. Finita la pena ritornò in Sardegna. Vi restò giusto due mesi, il tempo per essere nuovamente condannato, questa volta a cinque anni, destinazione l’isola di Ponza dove fu tradotto a fine agosto 1937. A Ponza erano confinati alcuni dei maggiori dirigenti del Partito comunista, Pietro Secchia, Gerolamo Li Causi, Mauro Scoccimarro, Umberto Terracini, futuro Presidente dell’Assemblea Costituente. Qui frequentò una grande scuola di politica ma non solo di politica. I comunisti avevano il costume di organizzare vere e proprie scuole di storia, economia, filosofia, ovunque fossero confinati o imprigionati. Consideravano lo studio un dovere. Lottavano e si preparavano, anche elevando la loro cultura, a ricostruire l’Italia dalle macerie della dittatura. Pietro Cocco non smarrì questo costume  neanche da vecchio. Quando andavo a trovarlo nella sua casa di campagna, luogo del suo ritiro, se non era impegnato in qualche attività agricola, era immerso nella lettura di qualche testo importante. Da Ponza fu rispedito a Cortale e poi a Maida sempre in Calabria. A venticinque anni aveva maturato sette anni di confino. Non si perse d’animo, però. E’ proprio di chi una grande forza dentro di sé, essere ottimisti sul futuro. In quegli anni di confino si creò una famiglia con due figli.
Nel dicembre del ’38 il fascismo inaugurò Carbonia. Pietro Cocco era confinato ma di sua spontanea volontà certamente non avrebbe partecipato ad alcuna cerimonia. Del fascismo aveva compreso per tempo la tragica natura. Con la dittatura erano arrivate le leggi sulla razza, quelle che costrinsero il principale costruttore della città Guido Segre, ebreo, a rifugiarsi in Vaticano, dove vi morì, e uno dei suoi maggiori progettisti, Gustavo Pulitzer Finali, altro ebreo, a emigrare negli Stati Uniti per sfuggire ai campi di sterminio. Sorte tragica incontrò Giuseppe Pagano, altro grande architetto impegnato nel Sulcis, deportato e assassinato a Mauthausen. L’epilogo fu la guerra scatenata dal nazismo tedesco, dal fascismo italiano e dall’imperialismo giapponese, responsabili di oltre cinquanta milioni di morti. Questo era il fascismo.
Riconquistata la libertà, i minatori distrussero i simboli del fascismo, punirono la complicità e la viltà della casa sabauda votando per la Repubblica, portarono alla carica di sindaco della città, il primo, un operaio, Renato Mistroni, che dal fascismo era stato condannato a dodici anni di carcere. I minatori scrissero un’altra storia.
La città, stremata dalla guerra e dalla disoccupazione, riprendeva vigore: il carbone era necessario per la ricostruzione e richiamava nuovo afflusso di persone. Non durò molto quella situazione di ripresa, perché il bacino carbonifero fu precipitato in una crisi acuta che metteva in discussione la stessa sopravvivenza della città.
Questa Carbonia trovò Pietro Cocco quando rientrò nel Sulcis e vi si stabilì lavorando nelle miniere, stringendo subito un legame forte con i suoi minatori e quindi con l’insieme della comunità. Era un leader nato. Fu eletto nel primo Consiglio regionale della Sardegna, anno 1949, carica da cui si dimise per accettare la candidatura a sindaco di Carbonia. Affrancò l’amministrazione comunale dalla sudditanza verso l’azienda carbonifera che era padrona di tutto. Sviluppò la partecipazione democratica nei quartieri e nelle frazioni. Difese la città e ne parlava a suo nome, non solo perché ricopriva una carica ma perché manteneva ben saldo il rapporto con il mondo del lavoro operaio e dell’imprenditoria locale e con l’insieme delle forze politiche, minoranza compresa. Un sindaco non è un pur bravo burocrate, deve comprendere le esigenze fondamentali della comunità che rappresenta e verso cui ha responsabilità, deve essere un costruttore di unità e non di fazioni, unità di tutta la città, non di una sua parte. Una personalità del suo prestigio avrebbe potuto avere cariche in altre istituzioni. Da consigliere regionale si dimise e, per quanto ne conosco anche direttamente, non ambiva al Parlamento. Ricoprì l’incarico di sindaco in più periodi; usò bene il tempo. Aggiungo un ricordo personale. Negli anni in cui sono stato sindaco ho avvertito molto forte il suo ascendente e il rispetto verso la sua persona; gli ho chiesto spesso consiglio e lui è stato generoso nel sostegno e nell’incoraggiamento.

Chi oggi voglia cimentarsi nella guida della città, dovrebbe meditare sul lascito di Pietro Cocco, a maggior ragione perché la situazione sociale è molto grave. Lo faccia con umiltà. Ne trarrà insegnamento su come si possa essere un buon sindaco o una buona sindaca anche in tempi difficili.

Tore Cherchi

 

 

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Questo pomeriggio Carbonia ha dato l’estremo saluto al professor Efisio Piras, morto ieri all’età di 75 anni. Si sono ritrovati in tanti, nella chiesa di San Ponziano, all’interno e sul sagrato, nel rispetto delle prescrizioni anti-Covid, alla cerimonia funebre. Parenti, amici, semplici conoscenti, del mondo della scuola, di quello della politica e ancora di quello dello sport, i tre principali settori in cui Efisio Piras ha distribuito il suo impegno nella sua città, Carbonia, e nell’intero Sulcis Iglesiente, per oltre mezzo secolo.

«La scomparsa di Efisio Piras mi rattrista moltoha detto Tore Cherchi, sindaco di Carbonia nella consiliatura in cui, agli inizi del nuovo Millennio, Efisio Piras ha ricoperto la carica di assessore della Pubblica istruzione -. Insieme abbiamo lavorato per l’amministrazione della città. Ha svolto l’incarico di assessore all’istruzione con competenza e con attenzione con i giovani. Ma in particolareha concluso Tore Cherchi voglio sottolineare la moralità, il rispetto della cosa pubblica, il disinteresse personale unito ad una forte bontà d’animo.»

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«Accogliamo con grande entusiasmo la proposta di Articolo Uno di dare vita a un’assemblea sui temi e sulle idee dove dialogare e progettare in modo condiviso le politiche di sviluppo della nostra Città.»

Inizia così una nota diffusa da “FrAzioni e Quartieri INSIEME per Carbonia ADERISCE all’Assemblea delle Idee del Centrosinistra”

«Dalla nostra nascita abbiamo messo i temi di sviluppo al centro della nostra riflessione politica e abbiamo cercato il dialogo con chi condivide una sensibilità di centrosinistra, auspicando una linea coesa e solida, fondata sul confronto con i residenti di tutti i Quartieri e di tutte le Frazioni, capace di soddisfare nel miglior modo possibile i bisogni di tutti i cittadini di Carboniaprosegue la nota -. Abbiamo già espresso alcuni temi che, secondo noi, dovrebbero far parte delle future linee programmatiche di chi governerà la città, ovvero il decentramento amministrativo, per dare più voce e potere decisionale ai cittadini, e l’istituzione nel bilancio comunale di un fondo “quartieri e frazioni”, per garantire a tutte le zone della Città un’equa distribuzione di risorse ed evitare quelle situazioni di abbandono a cui purtroppo assistiamo. »
«Siamo felici che altre forze di centrosinistra, come Tore Cherchi ed il gruppo “Giovani di Sinistra Carbonia”, abbiano espresso la propria volontà di aderire e auspichiamo che tanti altri cittadini, partiti, associazioni e attori della società civile che hanno a cuore l’interesse collettivo possano partecipare e portare il proprio contributo a questa assemblea delle idee e poter elaborare tutti insieme dei programmi validi per la nostra Città. L’unica politica che vogliamo portare avanti è quella connessa con le persone, che parta dal dialogo con i cittadini, dove la condivisione sia la parola d’ordine e la strategia d’azione non sia elaborata da pochi ma, possibilmente, da tuttisi legge ancora nella nota –. Siamo a disposizione per dare tutto l’aiuto necessario affinché questo possa accadere. Un’assemblea delle idee è già un’ottima idea.»

«Nella foto allegata, la capanna delle riunioni del Villaggio nuragico di Santa Cristina, in provincia di Oristano. Risale all’XI secolo a.C. ed era il luogo dove venivano prese le decisioni politico-amministrative della comunità nuragica. Una costruzione capace di ospitare un cerchio di persone. Nessuna seduta diversa dalle altre, nessun capo, nessuna divisione. Tutti equidistanti dal centro della capanna conclude la nota -. Ognuno ha ugual valore nel proporre, discutere, contestare. Tutti insieme danno forma al cerchio, il cerchio decide.»

 

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L’ex sindaco Tore Cherchi aderisce alla proposta di Articolo 1 per un’assemblea pubblica del centrosinistra in vista delle prossime elezioni comunali.
«E’ utile e costruttiva la proposta di Articolo Uno perché si organizzi nel mese di settembre un’assemblea pubblica per discutere idee e proposte sulla città di Carbonia. Bisogna, infatti, ripartire dalle idee e da un pubblico e partecipato dibattito per costruire un programma condiviso per l’Amministrazione della città di Carbonia, il cui ruolo è importante anche per l’insieme del Sulcis. Aderisco a questa iniziativa e vi porterò il mio modesto contributo. E’ auspicabile che la proposta sia accolta dalle forze politiche e sociali, delle associazioni e da singoli cittadini e cittadine.»
Tore Cherchi

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«Ci sono i fondi del Piano Sulcis per le imprese ma non si pubblicano più i bandi.»

A dirlo è Tore Cherchi, ex coordinatore del Piano Sulcis.

«Tra il 2016 e il 2018 dicesono stati pubblicati 5 bandi a sportello, finanziati dal Piano Sulcis, per incentivare i programmi di investimento compresi fra 15mila e 800mila euro presentati da   nuove imprese o da imprese esistenti.  Vi hanno avuto accesso 276 imprenditori di cui 102 del settore turistico e 21 del settore agroindustriale; 96 sono imprese di nuova costituzione.  Fra queste proposte d’investimento 123 hanno avuto un’istruttoria positiva e sia pure con gravi ritardi stanno ricevendo gli incentivi. Gradualmente si era arrivati, infine, a una situazione di regime. Poi? Nel 2019 non è stato pubblicato alcun bando e neppure, a estate inoltrata, nel 2020. Eppure per nuovi bandi ci sono le risorse finanziarie e a ben vedere si tratta semplicemente di ripubblicare i bandi già utilizzati se non si ha tempo per migliorarli. Stessa cosa si può dire per i contratti d’investimento compresi fra 1,5 milioni di euro e 20 milioni di euro aggiunge Tore Cherchi -. In questo caso sono state presentate ben 19 manifestazioni d’interesse per investimenti rilevanti, di cui 9 istruite positivamente già a fine 2018. Poi più nessun bando. Eppure anche in questo caso ci sono imprenditori che attendono e risorse disponibili.»

«Qualcosa va detto anche a proposito dell’assistenza tecnica alle impresesottolinea Tore Cherchi -. Negli anni passati ne hanno usufruito in vario modo oltre seicento imprenditori. Inoltre, sono stati organizzate pubbliche riunioni di informazione nel territorio, rivolte alle imprese e alle amministrazioni locali. Dell’assistenza tecnica hanno usufruito anche i Comuni quando richiesta, come nel caso di Tratalias per elaborare  lo studio di pre-fattibilità, concluso positivamente,  finalizzato a realizzare un albergo diffuso nel borgo storico.»

«L’attuazione del Piano Sulcis è stata fondatamente criticata in passato per i ritardi cumulati.  Si dovrebbe lavorare per superarli perché  questo è l’interesse generaleconclude Tore Cherchi -. Posto che non viene più pubblicato alcun rapporto sullo stato di attuazione ed è impossibile una puntuale verifica, l’impressione è che i ritardi si stiano amplificando almeno nel caso dei bandi per le imprese.»