31 March, 2026
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FIOM, FSM e UILM: «Dalle promesse “non lasceremo indietro nessuno”, al “non si salvera nessuno”. Presi in giro dalla politica»

È un’autentica presa in giro quella che i metalmeccanici del territorio sentono di aver subito. Le convocazioni e le passerelle in conseguenza delle iniziative degli anni precedenti, sono arrivate a un punto di non ritorno in conseguenza del dramma che stanno vivendo i metalmeccanici; il ritardo nell’erogazione degli ammortizzatori sociali per le aree di crisi industriale complessa, non garantisce più la tenuta sociale. La mancanza di supporto minimo rischia di portare all’implosione della protesta, in conseguenza della grave crisi di lavoro esistente, e insuperabile. infatti circa 200 lavoratori sono senza una minima retribuzione dal 01/01/2026, ed i 300 ancora in mobilità sono in attesa dell’integrativo, che la regione, anche nell’ultimo incontro con la Presidente della RAS del 18/02/2026, aveva garantito. invece non si riesce a rispettare nessun impegno.

Anche per queste ragioni metalmeccanici del Sulcis, hanno ripreso la mobilitazione.

Alla Portovesme srl, si è tenuta la prima assemblea degli appalti, in cui sono emerse le problematiche legate alla cassa integrazione, ma anche all’aumentare della concorrenza negli appalti, dove tanto per cambiare, i lavoratori appartenenti alle aziende con maggiori costi, in conseguenza dei contratti applicati o delle anzianità maturate, sono messi in concorrenza con aziende che hanno condizioni differenti, che non hanno ammortizzatori sociali in essere. Il risultato è che in un momento di crisi come l’attuale, diversi lavoratori storici rimangono a casa, perché la committente deve avere maggiori guadagni.

FIOM, FIM e UILM ancora una volta, denunciano che tutto il I futuro del polo industriale è messo in discussione; che gran parte dei lavoratori rischierà di ricevere il benservito entro la fine dell’anno, perché come scritto nella nota del ministero del Lavoro del 10/02/2026, i 100 milioni di copertura per le aree di crisi complessa stanziati per tutta Italia, potrebbero essere insufficienti e in tutti i casi lasciano aperti scenari disastrosi per un futuro del territorio, attualmente senza prospettive; le conseguenze le pagheranno prima degli altri i lavoratori degli appalti nell’industria.

Nella centrale ENEL, la situazione di precarietà esistente, non è differente e il Coordinamento ha descritto bene, le difficoltà esistenti nel documento del 12/03/2026.

Infine, è paradossale la situazione per l’ex Alcoa, dove nonostante tutte le dichiarazioni sulla strategicità e sulla discontinuità annunciata dal ministro Adolfo Urso, nel lontanissimo 17/09/2025, si continui a vivere alla giornata. L’attuale proprietà prova a stare in piedi dando gli ultimi colpi di coda, pur di racimolare qualche soldo. Al fine di portare avanti una realtà con pochissimi dipendenti, quasi tutti in cassa integrazione in scadenza, ci risulta si stia ponendo nuovi e preoccupanti obiettivi di smantellamento, l’unica cosa che riesce a fare. Questa situazione è un capestro anche per i 300 lavoratori attualmente in mobilità, che vedrebbero crollare definitivamente, le poche opportunità di ripresa occupazionale.

La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, con assemblee nella centrale Enel e quindi davanti all’ex Alcoa, unitamente ai tanti in mobilità e ai pochi legati al lavoro.

L’obiettivo dei metalmeccanici è unificare le vertenze per far in modo che davvero, la politica si occupi del futuro occupazionale e produttivo del polo industriale di Portovesme, attraverso una nuova mobilitazione che porti ad un’assemblea pubblica che proseguirà con le azione di protesta in regione e al MIMIT.

Segreterie territoriali FIOM, FIM e UILM

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