22 August, 2026

Giovedì 6 agosto 2026 i tecnici di Abbanoa eseguiranno una manutenzione straordinaria all’interno dell’impianto di potabilizzazione di San Giovanni Suergiu. Per poter effettuare i lavori, dalle 7 fino al loro completamento, previsto intorno alle 16.00, si renderà necessario sospendere l’erogazione idrica alle utenze situate nelle località di Is Urigus, Is Pusceddus, Campu Frassoi e Funtanona. Potranno, pertanto, verificarsi cali di pressione e temporanee interruzioni dell’erogazione. Il servizio riprenderà a pieno regime a conclusione delle operazioni.

Sarà cura dei tecnici del Gestore contenere quanto più possibile l’orario di interruzione e anticipare il riavvio dell’erogazione qualora l’intervento dovesse essere concluso in anticipo. Qualsiasi anomalia potrà essere segnalata al servizio di segnalazione guasti di Abbanoa tramite il numero verde 800.022.040 attivo 24 ore su 24. Abbanoa segnala che alla ripresa dell’erogazione l’acqua potrebbe essere transitoriamente torbida a causa dello svuotamento e successivo riempimento delle tubazioni.

Sotto il cielo di Carbonia il corpo torna a farsi linguaggio universale. Il Festival Multidisciplinare Sardegna ‘Dancing Histor(y)ies’ si apre ancora una volta al dialogo col mondo, stavolta con uno special event dedicato alla danza, per guidare lo sguardo del pubblico oltre la superficie delle cose. Nello spettacolo Pre-Giudizio, che vedrà la partecipazione di una scuola di danza locale, i corpi dei danzatori scavano nella memoria, tracciano movimenti che restituiscono al presente la bellezza di un’arte senza tempo, capace di parlare senza parole.
L’appuntamento è per giovedì 6 agosto. Pre-Giudizio, presentato da Uda Company, è ideato e coreografato da Ilenja Rossi, Direttrice della Urban Dance Academy di Roma. Il pregiudizio travisa e piega la realtà, insinua il dubbio, muta l’ambiente, genera opinioni già scritte, pronte a diventare ingiuste. Questo atteggiamento radicato nutre il pregiudizio silente, che striscia tra le persone, sviluppando opinioni invisibili che separano, condannano, vincolano, come i corpi che danzano sul palco, in un progetto coreografico di movimenti drammatici: legami ingiusti, imposizioni false, verità negate. Ogni passo diventa resistenza, ogni gesto una lotta contro le catene del pensiero precostituito.
È uno show ricco di contenuti introspettivi e psicologici che si esprimono col linguaggio dell’urban, tramite un unico strumento in grado di parlare a tutte le generazioni: il corpo. I danzatori protagonisti dello spettacolo diventano così veri e propri creativi, ognuno artigiano di sé stesso e della propria arte, ma parte di un insieme, di una coreografia capace di lanciare un unico messaggio.
L’evento vedrà la partecipazione della scuola di danza Tersicore Carbonia, i cui allievi saranno coinvolti in un workshop intensivo promosso dalla UDA Dance Company, per poi regalare una restituzione sul palco in occasione dello spettacolo. I 3 giorni di percorso, in programma il 4, 5 e 6 agosto, rappresentano un ponte tra la formazione accademica e il professionismo della scena contemporanea. I partecipanti verranno infatti guidati passo dopo passo nella creazione della performance che aprirà la serata: il giorno 1 sarà dedicato a ‘Incontro, tecnica e fondamenta del lavoro’, il giorno 2 a ‘L’approfondimento tecnico e la costruzione coreografica’, il giorno 3 a ‘La scena, la prova generale, il debutto’.
La rappresentazione finale, con inizio previsto per le 21.30, è in programma nell’Anfiteatro di piazza Marmilla, nel centro città; e vedrà in scena Giulia Brunori, Carmelo D’Agostino, Giuseppe D’Avanzo, Rebecca Rossi e i danzatori della Tersicore Carbonia, con la regia di Ilenja Rossi. Le musiche sono di Byetone, Roger Goula, Zosia Jagodzinska e Muted.
L’appuntamento rientra nel Festival Multidisciplinare Sardegna ‘Dancing Histor(y)ies’ ed è promosso dal comune di Carbonia. È curato dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo ed è finanziato dal Ministero della Cultura – Direzione Generale dello Spettacolo e dalla Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato al Turismo. Gode inoltre del sostegno della Fondazione di Sardegna.

Il Dicembre Letterario porta un mese nel nome e ormai attraversa tutto l’anno.
Prima dell’inverno entra nelle scuole, apre i circoli di lettura, porta gli autori nei paesi, costruisce rassegne con biblioteche e amministrazioni. Il festival arriva a dicembre con una storia già piena: libri letti insieme, ragazzi incontrati, pubblico che torna, territori che scelgono la letteratura come forma di presenza civile.
Da febbraio a oggi il Club Jane Austen Sardegna ha realizzato sedici laboratori dei circoli letterari, dieci percorsi dedicati a Grazia Deledda tra scuole e festival, incontri con gli autori che hanno coinvolto circa settecento persone, sessantacinque partecipanti a
Passeggiando con Gabriele D’Annunzio e una prima parte delle Anteprime estive capace di raggiungere circa milletrecento persone in cinque città.
Il primo fronte è quello dei circoli letterari. A Cagliari, Nuoro, Sassari e Galtellì circa quattrocento lettori si sono ritrovati attorno ai romanzi. Il dato racconta una pratica semplice e forte: leggere insieme cambia la temperatura di un libro. Un classico torna nel presente, un romanzo contemporaneo apre domande sul tempo che viviamo, una pagina già nota prende voce diversa quando passa attraverso chi la legge accanto a noi. A settembre i circoli ripartiranno, con nuovi lettori e con una comunità che negli anni ha dato continuità al progetto.
La scuola è l’altro luogo decisivo. Il percorso dedicato a Grazia Deledda ha raggiunto duecentocinquanta ragazze e ragazzi con laboratori realizzati a Cagliari, Villacidro, Arbus, L’Aquila, Iglesias e al Salone Internazionale del Libro di Torino, ai quali. si sono aggiunti gli appuntamenti di Ussaramanna e Rebeccu. Portare Deledda tra gli studenti significa restituirle corpo: paesaggio, conflitto, desiderio, colpa, libertà, destino. La letteratura funziona quando una voce lontana arriva dentro una domanda di oggi.
Gli incontri con gli autori hanno dato sostanza alla stessa direzione. Piergiorgio Pulixi, Giovanni Floris, Bibbiana Cau, Dario Urigu e Claudia Sarritzu hanno incontrato i lettori in diversi centri della Sardegna. Accanto a loro, il Giardino della Poesia e Passeggiando con Gabriele D’Annunzio hanno ampliato il perimetro del lavoro culturale. Qui si vede una cosa precisa: il pubblico segue il progetto, si sposta, riconosce un appuntamento e lo cerca ancora.
L’estate ha aperto la prima parte delle Anteprime del Dicembre Letterario con otto incontri con gli autori, due spettacoli e appuntamenti in cinque città. Il nome resta Dicembre
Letterario, il progetto ha preso spazio ben oltre il calendario.
Accanto al festival cresce anche il lavoro di progettazione culturale nei territori. Giuditta Sireus, direttrice artistica e manager culturale del Club Jane Austen Sardegna, è stata chiamata negli ultimi anni da amministrazioni comunali, biblioteche e associazioni per ideare, accompagnare o dirigere nuove rassegne. Il Venerdì Letterario, Letture in Chiostro, Aperitivo con l’autore i progetti sviluppati con Tortoli, Villasor e Sant’Antioco raccontano un metodo preciso: partire dal luogo, capirne il passo, costruire un programma con una ragione, una voce, un pubblico.
«I numeri contano quando mostrano un movimento realeosserva Giuditta Sireus -. Dietro ogni dato ci sono scelte molto concrete: un ragazzo che cerca un’autrice dopo un laboratorio,
un lettore che cambia paese per seguire un incontro, un’amministrazione che investe sui libri per dare qualità alla vita culturale. Il nostro lavoro è dare struttura a questa energia. Farla crescere, città dopo città, incontro dopo incontro.»
Il bilancio dei primi sei mesi racconta un festival già attivo, con una rete che tiene insieme scuole, circoli, autori, lettori, biblioteche, realtà culturali e amministrazioni. Il Dicembre Letterario 2026 arriverà con una base già costruita: luoghi coinvolti, pubblico in movimento e un progetto culturale che ha imparato ad allargare il proprio tempo.

Entra nel vivo la macchina concorsuale a Sanluri per il reclutamento di nuovi agenti di Polizia locale, una selezione attesa che sta già richiamando l’attenzione di numerosi giovani intenzionati a investire sul proprio futuro occupazionale. C’è tempo fino al prossimo 7 agosto 2026 per presentare la domanda di partecipazione al concorso pubblico, i cui dettagli e requisiti integrali sono consultabili sul sito internet ufficiale del Comune di Sanluri oppure dal portale del reclutamento della Pubblica Amministrazione attraverso il link:

https://www.inpa.gov.it/bandi-e-avvisi/dettaglio-bando-avviso/?concorso_id=9d01cb68d3e04bafbf6491cc43fcf635

Proprio per rispondere a questa importante opportunità, l’associazione culturale Scuola di Formazione professionale della Spezia, realtà leader a livello nazionale fin dal 2007 nella preparazione specifica per le forze di Polizia locale, ha attivato una tempestiva iniziativa didattica sul territorio, giungendo all’importante traguardo della sua 121° edizione.

La scuola, infatti, ha strutturato un percorso di preparazione intensivo che si terrà direttamente nel comune di Sanluri da lunedì 7 a mercoledì 9 settembre 2026, sviluppato attraverso una formula full-immersion di venti ore complessive. Questa impostazione logistica e oraria è stata studiata specificamente per andare incontro sia alle esigenze di chi proviene da fuori zona, sia di chi possiede già un’altra occupazione ma desidera acquisire o perfezionare le competenze giuridiche necessarie per superare le prove e migliorare la propria posizione professionale.

Il programma formativo si presenta estremamente denso e completo, mirando a coprire la quasi totalità delle materie d’esame previste dai bandi. Durante i tre giorni di docenza si spazierà dall’analisi metodologica delle fonti del diritto fino all’illecito amministrativo disciplinato dalla legge 689/81. Ampio spazio verrà dedicato ai codici penale e di procedura penale, alla normativa del Codice della Strada, alla riforma del commercio e al Testo unico degli Enti locali, senza tralasciare il diritto amministrativo con relative prove pratiche, il Tulps e la legge quadro sulla Polizia Municipale. A coronamento del percorso, i partecipanti affronteranno una simulazione d’esame teorico-pratica con un test mirato ad abituare l’allievo alla gestione del tempo e dello stress della prova reale.

La cattedra del corso sarà affidata al dr. Andrea Prassini, comandante della Polizia locale di Fivizzano (MS) e Vice Comandante della Polizia locale di Santo Stefano di Magra (SP), già comandante di Bonassola (SP) e stimato relatore che ha già guidato questo specifico percorso formativo in decine di località italiane, da Ventimiglia a Ragusa, passando per importanti tappe come Catanzaro, Crotone, Pescara, Genova e Messina ed in particolare in Sardegna 12° Corso negli ultimi 5 anni.

Al termine delle lezioni, oltre al rilascio dell’attestato di partecipazione, a tutti gli iscritti verrà fornito l’intero compendio della normativa di riferimento, un supporto didattico completo che renderà superfluo l’acquisto di ulteriori manuali o testi di preparazione. Per garantire la massima efficacia didattica e consentire al docente di seguire con attenzione ogni candidato, la scuola ha stabilito un rigido numero chiuso: verranno accettate esclusivamente le prime 20 iscrizioni.

Per richiedere maggiori informazioni o per riservare uno dei posti disponibili, è possibile inviare una e-mail all’indirizzo di posta elettronica scuolaformazione.corsi@gmail.com oppure contattare direttamente il numero 328.5467479.

 

Le donne del Sulcis al timone di un veliero come metafora di una forma di “governo” differente per rileggere, in chiave contemporanea, la figura della Giudicesse. Il tutto documentato da un’opera audiovisiva capace di generare nuovi immaginari verso nuove forme di guida femminile.

È il senso della quarta edizione di Giudicesse2030, la residenza artistica realizzata dalla Società Umanitaria Carbonia in collaborazione con U-BOOT Lab e Ottovolante Sulcis, su fondi cineportuali della Regione e con il patrocinio del comune di Sant’Antioco. La restituzione del progetto è in programma mercoledì 5 agosto, all’Arena Fenicia di Sant’Antioco a partire dalle 21.00, nell’ambito della rassegna CineSulky curata dal circolo Arci Il Calderone.

Durante la serata sarà proiettato l’esito della residenza sviluppata dal 22 luglio al 5 agosto dal collettivo composto da Marta Anatra e Claudia Mollese. Le registe hanno declinato il tema dell’edizione 2026, “politica fuori dalla politica”, attraverso una navigazione condivisa nell’arcipelago del Sulcis a bordo del veliero Dragut, che ha coinvolto un piccolo gruppo di donne in un’esperienza relazionale performativa.

Il progetto ha spostato quest’anno il baricentro della residenza dalla terraferma al mare a bordo del veliero Dragut, goletta classica in legno disegnata da Carlo Sciarrelli, costruita nel 1986 come replica della goletta St. Ann del 1736, capitanata dalla comandante Claudia Fadda.

Durante la navigazione, il veliero è diventato il luogo di una comunità temporanea, uno spazio in cui mare, corpi e parole hanno concorso a delineare una figura contemporanea delle Giudicesse, in un’opera audiovisiva capace di generare nuovi immaginari verso nuove forme di guida femminile condivisa.

La ricerca si è sviluppata attorno a un parallelismo tra il concetto di governo e l’atto del governare un’imbarcazione. La dinamica partecipativa si è concretizzata attorno all’azione fisica e simbolica di affidare il timone del veliero a donne che non avevano mai timonato, e nel passaggio di timone da una mano all’altra l’imbarcazione è diventata dispositivo di creazione di una piccola comunità temporanea, all’interno della quale mettere in relazione voci ed esperienze di ‘governo’ differenti, fuori dal contesto della politica ‘istituzionale’.

Ne è scaturito un atto performativo all’interno di uno spazio, quello di una barca, che è di per sé luogo di cura e responsabilità, attenzione reciproca, pratica ecologica. Il lavoro ha così riattualizzato la figura delle Giudicesse attraverso la definizione di un concetto di governo che, a bordo, è necessariamente condiviso e collettivo, esercitato non su qualcuno, ma insieme a qualcuno.

Accanto a questo lavoro, nella serata di mercoledì, verranno proiettate le opere realizzate nelle precedenti edizioni del progetto: Vive nel bosco dove c’è sempre luce (2023), di STUDIOLANDA (Vittoria Soddu e Giorgia Cadeddu); Persino le spine sono spilli (2024), del Collettivo EFFE (Antonio Careddu, Giulia Odetto, Camilla Soave con Inés Panizzi); Il Rais oggi resta a casa (2025), del collettivo GIACINTA (Sara Basta, Miriam Goi, Maria Luisa Usai).

Attraverso pratiche di ricerca situata queste opere, negli anni, hanno attraversato il tema di progetto secondo declinazioni diverse: l’assenza iconografica delle Giudicesse come possibilità per elaborare nuove narrazioni; il costume tradizionale femminile come spazio intimo e collettivo di identità e autodeterminazione; le relazioni femminili con il contesto insulare come forme di resistenza dietro narrazioni prevalenti.

Quattro opere audiovisive, esito di un processo di coinvolgimento delle comunità locali, che reinterpretano la figura delle Giudicesse sarde come lente critica per interrogare il presente.

Il progetto rilegge in chiave contemporanea la figura delle Giudicesse e il loro ruolo nello sviluppo della Sardegna tra IX e XV secolo, alla luce dei principi di sostenibilità, innovazione, giustizia sociale ed estetica del cambiamento definiti dall’Agenda 2030, dal New Green Deal e dal New European Bauhaus.

Giudicesse2030 è una residenza artistica realizzata dalla Società Umanitaria Carbonia in collaborazione con U-BOOT Lab e Ottovolante Sulcis, su fondi cineportuali della Regione Autonoma della Sardegna (L.R. 28 dicembre 2018 n.48, art.11 comma 26) e con il patrocinio del comune di Sant’Antioco.

La nuova Iglesias di Daniele Porcu s’è radunata questo pomeriggio al campo ex Casmez per l’avvio della preparazione in vista della nuova stagione agonistica 2026/2027. Alle 17.00 i calciatori hanno ricevuto l’attrezzatura, alle 18.00 il tecnico li ha accompagnati sul terreno di gioco per il primo confronto, la conoscenza per i tanti volti nuovi e la prima sgambata.

Oltre allo staff tecnico, erano presenti il presidente Giorgio Ciccu, il direttore sportivo Andrea Marras, il segretario Carlo Cruccas e i dirigenti Franco Madeddu e Pierpaolo Casula.

Nel gruppo si respira un clima di grande fiducia per quella che sarà la nuova stagione, dopo che quella scorsa ha regalato la grande gioia della conquista della Coppa Italia, novità assoluta nella bacheca dell’Iglesias Calcio.

Nei prossimi giorni si aggregheranno alcuni dei nuovi acquisti, in arrivo dal Sudamerica.

Giampaolo Cirronis

 

Le recenti e quotidiane difficoltà dei Pronto Soccorso (PS) dei piccoli Ospedali di Isili, Sorgono, Tempio, di Ospedali più importanti come quelli di Olbia, Nuoro, Oristano, Sulcis e di quelli dei grossi centri di Sassari, Cagliari e di tutte le ASL, ci indicano un quadro alquanto preoccupante della sanità pubblica in Sardegna.
In questo contesto, il Servizio Sanitario Regionale deve porsi due obiettivi prioritari per il medio e lungo periodo. Il primo è quello di garantire adeguati livelli di assistenza di fronte alle reali e non-evitabili istanze di salute della popolazione. Il secondo è quello di implementare politiche che portino a una graduale riduzione delle richieste di assistenza da parte della popolazione, sia attraverso la prevenzione primaria, sia attraverso l’utilizzo dello strumento essenziale della medicina territoriale, e in particolare della figura del MMG, che deve svolgere una funzione di ascolto, analisi e selezione, limitando richieste inappropriate.
Le iniziative intraprese dalla Regione Autonoma Sardegna (RAS) in materia sanitaria si rivelano insufficienti e inadeguate per affrontare l’emergenza e garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini. Le carenze della medicina territoriale non hanno precedenti: interi territori sono sguarniti di medici e operatori sanitari (in alcuni comuni da circa 10 anni). La sanità territoriale ha sempre svolto un ruolo fondamentale per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale e quello Regionale (SSN e SSR).
Oggi un terzo della popolazione sarda è privo persino dell’assistenza di base (Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta). I concorsi per gli incarichi vacanti per la Medicina generale spesso vanno deserti: nell’ultimo bando, quello del 2026 per oltre 500 posti, ci sono state solo 50 domande di idonei, nonostante i generosi incentivi economici della Regione nelle zone disagiate per carenza di assistenza, con livello di criticità grave e gravissimo. Interi territori sono privi dell’assistenza pediatrica.
La crisi della Medicina territoriale mette in discussione un pilastro fondamentale e la stessa esistenza del SSN. La figura del Medico di Medicina generale (MMG) è centrale nella prevenzione primaria. Essa è insostituibile. Rappresenta il primo accesso alle cure. La riorganizzazione della sanità territoriale in applicazione del PNRR e del DM 77/22, prevede l’apertura delle Case della comunità (CdC) e degli Ospedali della comunità.
Noi valutiamo criticamente l’avvio della realizzazione di queste CdC che non sono il risultato di una seria programmazione regionale e nazionale, bensì imposte dalle scadenze del PNRR. Esse sono lo sviluppo in negativo della Case della salute. Nel 2008 furono istituite le prime Case della salute in Sardegna, che trovarono limitata applicazione. Esse si basavano sulla prevenzione, partecipazione dei cittadini alle scelte, programmazione e sulla modifica dei determinanti di salute. Le Case della comunità (CdC) si basano su prestazioni senza una visione unitaria e olistica della salute, senza un riferimento alla prevenzione primaria. Valutiamo negativamente le politiche sanitarie attuate sia a livello nazionale sia a livello regionale sulle tematiche della salute: la prevenzione e programmazione sono assenti.

Riteniamo che le risorse economiche e finanziarie destinate alle CdC debbano essere spese a favore del Servizio sanitario pubblico, e che esse non possano essere mai destinate ad una gestione privata e si evitino ulteriori processi di mercificazione della salute. Il SSN e la legge di Riforma n. 833/78 riconosce un ruolo centrale al Medico di Medicina generale, medico di libera scelta, questo ruolo deve essere confermato e rafforzato. Esso deve assumere il ruolo di attore principale nella gestione delle cure di prossimità e delle malattie croniche. Gli Ospedali della comunità previsti devono garantire la post acuzie e dare servizi aggiuntivi e non sostitutivi di reparti ospedalieri. Tali strutture non possono essere delle scatole vuote, con personale insufficiente, carenze tecniche e organizzative. Il PNRR ha finanziato l’edilizia e la digitalizzazione, ma non ha previsto finanziamenti per il personale: ciò è un grave errore. Le scadenze del PNRR hanno imposto forzature amministrative e creato delle criticità che vanno superate. Le CdC rappresentano una proposta che deve trovare applicazione solo con adeguato personale e integrazione con la medicina generale in applicazione degli Accordi Collettivi Nazionali e Integrativi Regionali (ACN e AIR). Il decreto del ministro Schillaci prevedeva l’abolizione della contrattazione e dei precedenti accordi sindacali. Questo decreto è stato ritirato, in seguito alle proteste, si è trovata una proposta di mediazione: i Medici di medicina generale (MMG) dovrebbero praticare almeno 6 ore alla settimana nelle nuove strutture (CdC). I MMG possono scegliere di svolgere il proprio lavoro anche all’interno della CdC e mantenere il rapporto di lavoro libero professionale convenzionato. Le Associazioni dei MMG, le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) sono un ulteriore strumento di aggregazione e integrazione tra MMG e strutture territoriali.
Le nuove strutture non possono sostituire i MMG, che rappresentano la principale risorsa.
La sanità territoriale deve garantire ascolto, accoglienza, presa in carico e assistenza di tipo socio-sanitario, con un lavoro di equipe multiprofessionale, ambulatori infermieristici e specialistici, garantire la gestione delle malattie croniche e le cure di prossimità, in collaborazione con i MMG e i Distretti socio-sanitari che vanno riorganizzati. Inoltre le CdC devono svolgere il fondamentale compito di prima diagnosi e selezione, per dare risposte di prossimità e indicare il percorso di cura.
Per le patologie a maggior rilevanza sociale vanno attivati i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) previsti nella nostra regione per: diabete, malattie oncologiche, scompenso cardiaco, malattie respiratorie e renali croniche, sclerosi multipla e malattie rare. Gli assistiti inseriti in tali piani dovrebbero essere prenotati per i controlli dalle stesse strutture: ciò consentirebbe di ridurre il ricorso al CUP. Il MMG deve svolgere il ruolo di regia nella gestione delle cure primarie di prossimità, delle malattie croniche, grazie al rapporto fiduciario con gli assistiti e alla necessaria presenza capillare nel territorio.
Inoltre, solo se funziona la medicina territoriale e di prossimità si potrà ridurre il ricorso improprio al Pronto Soccorso, oggi in grave sofferenza. Le istituzioni hanno il dovere di salvaguardare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
La sanità territoriale deve svolgere un’azione di integrazione e sinergia con i Dipartimenti di Igiene pubblica e della Salute mentale, specie in materia di prevenzione; praticare la prevenzione dei luoghi di vita e di lavoro; ripristinare la rete di prevenzione e cura della salute mentale e nutrizionale, fin dall’età infantile e giovanile.
Il Servizio sanitario pubblico deve garantire la partecipazione attraverso il coinvolgimento dei Sindacati, delle Associazioni dei cittadini, del Volontariato, dei Comitati, con le rispettive e specifiche competenze. Essi sono insostituibili e preziosi collaboratori per una sanità innovativa che trasformi in protagonista responsabile il Paziente, oggi sempre più Utente passivo. Va incentivata la partecipazione dei cittadini e delle associazioni in ciascuna ASL, nei Distretti, nelle CdC e negli appositi comitati di partecipazione.
L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha sollecitato da tempo l’abolizione della pratica dei medici a gettone e recentemente ha denunciato che, nel periodo 2024/25, la Sardegna ha speso 328 milioni di euro per questa pratica: il dato più alto in Italia, da approfondire e verificare.
Va scongiurato il rischio della chiusura dei PS, che resta elevato specie nel periodo estivo, anche dopo gli ultimi interventi della Regione. Circa 500mila abitanti – un terzo della popolazione – sono privi del medico di famiglia. Per questo motivo sono stati istituiti gli Ambulatori Straordinari di Continuità Territoriale (ASCOT) per i cittadini privi di medico di libera scelta, come soluzione di emergenza. Ma gli ASCOT non possono essere definitivi e sostituire la medicina territoriale, che garantiva e garantisce la presenza capillare e un rapporto fiduciario col proprio medico di medicina generale (MMG).
Manca una programmazione a breve e lungo termine. È compito anche della Regione individuare una riorganizzazione della medicina territoriale garantendo la formazione di nuovi MMG, aprendo le Università.
Oggi i MMG devono dedicare quasi la metà del proprio lavoro al disbrigo di un carico burocratico a causa di una cattiva organizzazione dei Distretti e di una forte pressione, impropria e talora illegittima, di altri settori, specie della sanità privata.
Il carico burocratico aumenta anche per l’elevato numero di assistiti per ciascun medico, che arriva ad essere superiore ai 1.800 assistiti, quando il rapporto ottimale è da tempo definito entro i 1.000, numero che non andrebbe superato, anzi diminuito.
Le Case della comunità sono un’opportunità e devono garantire la presa in carico, la prevenzione, la partecipazione dei cittadini per un’adeguata programmazione territoriale nei 27 Distretti sanitari della Sardegna.
Servono nuovi finanziamenti pubblici e assunzioni straordinarie, nonché una seria programmazione della formazione del personale medico e sanitario. Nell’immediato va valutata la proposta di convenzione con i medici cubani, come richiesto da intere comunità, sindaci, loro associazioni, Comunità montane e Comitato SOS Barbagia M. Le Università devono essere aperte e non avere posti limitati. Solo così si potrà superare la
carenza epocale degli operatori nella sanità pubblica, sia dipendenti che convenzionati, nei territori privi dell’assistenza.
Va finalmente istituita la specializzazione Universitaria per la Medicina generale territoriale e delle cure primarie, equiparata alle altre specializzazioni (attualmente esistono solo corsi regionali) Bene ha fatto la Regione Sardegna (tra le prime in Italia) ad aumentare le borse di studio per i corsi esistenti.
I laureati e gli specializzandi dovrebbero impegnarsi a dedicare almeno 5 anni del proprio lavoro nel Servizio sanitario pubblico, affinché comprendano le finalità dello stesso.
I finanziamenti pubblici devono sostenere primariamente la sanità pubblica. Assistiamo ad un aumento preoccupante delle esternalizzazioni e delle convenzioni col ricorso a personale privato, anche per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). In tal modo si aggrava la crisi della sanità pubblica. Ricordiamo che la sanità privata deve avere una funzione integrativa e non sostitutiva della sanità pubblica. Quest’ultima, se ben organizzata, è di gran lunga meno costosa e più efficace, deve garantire la prevenzione e un Servizio equo e solidale, per tutti. La sanità privata garantisce le singole prestazioni e non si interessa di prevenzione primaria.
Ingiuste leggi impongono un assurdo limite di spesa per le assunzioni del personale strutturato, mentre nel settore “beni e servizi” non ci sono limiti di spesa. Questi aspetti sono stati denunciati dall’ANAC per i medici a gettone e dalla stessa Corte dei conti nelle relazioni annuali sui bilanci regionali e dello Stato.
Riteniamo che i Direttori generali delle ASL debbano essere assunti da apposite graduatorie nazionali e regionali, con criteri oggettivi e non discrezionali. La durata dell’incarico deve essere stabilita per legge e non va modificata col cambio di Amministrazione regionale né di Assessore. Le frequenti sostituzioni delle Direzioni generali delle ASL aggravano in modo significativo la crisi della sanità pubblica.
Determinano rapporti di fedeltà politica, non il buon funzionamento del Servizio pubblico, che mostra gravi ed epocali carenze organizzative non più rinviabili. Il Servizio pubblico è condizionato e bloccato da lobby affaristiche e clientelari che nulla hanno a che fare con gli interessi della collettività e dei cittadini, impediscono la crescita della sanità pubblica a favore degli interessi finanziari della sanità privata. La mancata programmazione favorisce tali tendenze.
Bisogna prendere atto del fallimento della gestione “aziendalistica” della sanità fin dalla applicazione della L. 502/92, che ha introdotto criteri di mercificazione della salute che impediscono l’applicazione dei principi ispiratori della L. 833/78.
In conclusione chiediamo alla Regione una inversione di tendenza delle politiche in atto a danno del Servizio pubblico: interventi strutturali per risolvere le emergenze, studio e approvazione di un Piano socio-sanitario triennale che preveda una riorganizzazione della Medicina territoriale, rafforzamento della Medicina generale, dei Distretti, dei presidi territoriali (di prossimità), ospedalieri e della sanità nel suo complesso, per garantire prevenzione (soprattutto quella primaria), cura e riabilitazione.
Questo Piano deve essere elaborato dopo attenta analisi della situazione reale esistente oggi, con le sue criticità e potenzialità, garantendo una reale partecipazione delle associazioni dei cittadini, dei malati e operatori sanitari.

Medicina Democratica Sardegna

Grande partecipazione per la settima edizione della manifestazione. Diverse migliaia di persone hanno animato le vie e le piazze del paese, per una notte reso vive dalle postazioni musicali, dai profumi dello street food, dalla musica e dal concerto conclusivo di eroCaddeo.

Una folla delle grandi occasioni ha riempito ieri sera, venerdì 31 luglio, il centro storico di Guspini per la settima edizione di Inistrada, la manifestazione dedicata alla musica, allo spettacolo, alla gastronomia e alla valorizzazione delle attività economiche e degli spazi urbani del paese.

Fin dalle prime ore della serata, un pubblico numeroso e trasversale ha attraversato le vie e le piazze coinvolte dall’iniziativa, trasformando il centro storico di Guspini in un grande palcoscenico a cielo aperto. Famiglie, giovani, cittadini e visitatori provenienti anche dai centri vicini hanno partecipato a una lunga serata di musica, condivisione e intrattenimento.

Le sei postazioni musicali distribuite lungo il percorso hanno accompagnato il pubblico attraverso generi e repertori differenti, creando un flusso continuo di persone tra una piazza e l’altra.

Dai grandi successi internazionali dei Beatles, reinterpretati dai The Vaghi, alle canzoni di Zucchero proposte dai The Lords, passando per il repertorio della musica italiana dei Rock Side, le sonorità country dei The Highwayman, l’omaggio ai Nomadi dei Mercanti e Servi e l’energia della band locale Ognissanti Blues Band, ogni postazione ha saputo coinvolgere il pubblico e creare momenti di partecipazione collettiva.

In più occasioni le vie del centro storico si sono trasformate in grandi cori spontanei, con centinaia di persone riunite davanti ai palchi per cantare e ballare insieme.

Street food e attività commerciali protagonisti della serata

Grande partecipazione anche negli spazi dedicati allo street food, che hanno rappresentato uno degli elementi centrali dell’edizione 2026.

Lungo il percorso il pubblico ha potuto scegliere tra una vasta selezione di finger food. Molto frequentate anche le drink station dedicate ai cocktail e alle birre artigianali, con la partecipazione, tra gli altri, del Birrificio Quattromori e del Birrificio BAM di Mogoro.

Non sono mancati i tradizionali torronai, dolciumi, dolci sardi e prodotti di pasticceria secca, che hanno contribuito ad arricchire l’atmosfera della manifestazione.

Fondamentale anche il coinvolgimento delle attività commerciali presenti lungo le vie interessate dall’evento. Panifici, pizzerie, bar, locali e altri esercizi sono rimasti aperti fino a tarda sera, partecipando direttamente alla manifestazione e contribuendo a costruire una proposta gastronomica diffusa in tutto il centro storico.

La grande affluenza ha generato movimento e partecipazione lungo l’intero percorso, confermando la capacità di Inistrada di sostenere il commercio di prossimità e valorizzare le realtà produttive locali.

Un centro storico vissuto da famiglie e bambini

La serata ha coinvolto pubblici di tutte le età. Le attività di animazione e intrattenimento curate dalle associazioni locali hanno richiamato numerose famiglie, offrendo ai bambini spazi e momenti pensati appositamente per loro.

La presenza delle famiglie, insieme a quella dei giovani e degli adulti, ha confermato la natura trasversale di Inistrada, capace di unire generazioni differenti all’interno di un’unica grande festa collettiva.

«La straordinaria partecipazione registrata ieri sera conferma quanto Inistrada sia ormai entrata nel cuore della comunitàdichiara l’assessora alla Cultura del comune di Guspini, Miriam Floris -. Vedere il centro storico attraversato da così tante persone, famiglie e giovani è il risultato più bello. La manifestazione ha saputo creare incontro, condivisione e partecipazione, valorizzando allo stesso tempo gli spazi pubblici e le tante energie presenti nel nostro paese.»

«Inistrada ha dimostrato ancora una volta quanto cultura, musica, commercio e gastronomia possano lavorare insieme per rendere vivo il centro urbanoafferma Federico Pilloni, assessore alle Attività produttive e al Commercio del comune di Guspini -. La grande affluenza ha coinvolto gli stand, gli operatori e le attività commerciali presenti lungo il percorso. Il risultato è stato un centro storico pieno, dinamico e capace di accogliere migliaia di persone.»

Piazza XX Settembre gremita per eroCaddeo

Il momento conclusivo della manifestazione si è svolto in una Piazza XX Settembre gremita, dove a mezzanotte è salito sul palco eroCaddeo, introdotto dalla musica del dj set di NicoP e dal vocalist Angelo.

Il giovane cantautore sardo ha conquistato il pubblico di Guspini con un live show intenso e coinvolgente. Sul palco, a sorpresa, anche PierC, Piercesare Fagioli, cantautore e pianista italiano noto per la sua partecipazione a X Factor 2025.

Al termine del live show, la festa è proseguita con il DJ set conclusivo di Norman DJ, che ha fatto ballare Piazza XX Settembre fino a tarda notte.

«La risposta del pubblico è stata straordinaria e ha restituito pienamente il senso del progetto sottolinea il direttore artistico Giorgio Cinus -. In collaborazione con l’Associazione culturale musicale Peter’s Day abbiamo costruito un percorso nel quale ogni postazione fosse parte di un unico grande spettacolo diffuso. La folla che ha attraversato il centro storico e riempito Piazza XX Settembre ha dimostrato che la musica può diventare uno strumento potente di incontro, partecipazione e valorizzazione del territorio.»

Un risultato costruito attraverso la collaborazione

La settima edizione di Inistrada è stata promossa dal Comune di Guspini, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, la collaborazione della Pro Loco Guspini e l’organizzazione dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.

La direzione artistica è stata affidata a Giorgio Cinus, in collaborazione con l’Associazione culturale musicale Peter’s Day.

Il successo della serata è stato reso possibile anche grazie al lavoro delle associazioni, degli operatori, degli artisti, degli espositori, delle attività commerciali, dei tecnici, del personale impegnato nei servizi e di tutte le persone che hanno contribuito all’organizzazione e alla gestione della manifestazione.

Con la grande partecipazione registrata venerdì sera, Inistrada si conferma come uno degli appuntamenti più attesi non solo dell’estate guspinese ma dell’intero territorio come un progetto capace di valorizzare i centri della Sardegna, rafforzare il legame tra comunità e territorio e generare nuove occasioni di socialità, cultura e sviluppo economico locale.

La Regione Sardegna avvia “L’Isola che accoglie”, un’iniziativa dedicata al turismo accessibile e inclusivo. Il progetto racconta gli interventi di accessibilità realizzati in alcune spiagge pilota della Sardegna, con l’obiettivo di far conoscere le informazioni e i servizi disponibili per una fruizione più semplice, sicura e autonoma. L’iniziativa è cofinanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità e dalla Regione Sardegna con risorse del FESR.

“L’Isola che accoglie” segue i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e si ispira all’Agenda ONU 2030, alla Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 e alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale del Turismo.

«L’accessibilità rappresenta un elemento importante per una fruizione più ampia e consapevole del patrimonio balneare sardodichiara Franco Cuccureddu, assessore del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Autonoma della Sardegna -. Con ‘L’Isola che accoglie’ raccontiamo un’esperienza realizzata in quattro destinazioni turistiche rilevanti e affermate, replicabile nel breve periodo in tanti altri Comuni costieri. Il progetto valorizza sia il lavoro svolto dalle amministrazioni comunali coinvolte che il contributo diretto delle persone con disabilità coinvolte. L’iniziativa – conclude l’assessore – restituisce un quadro concreto degli interventi realizzati e degli strumenti informativi sviluppati per conoscere i servizi disponibili nelle spiagge interessate dal progetto.»

Il progetto coinvolge quattro territori della Sardegna: Alghero, Carloforte, La Maddalena e Orosei.

Questi Comuni sono i primi protagonisti di un percorso pilota dedicato all’accessibilità delle esperienze balneari.

L’iniziativa rappresenta un’esperienza pilota dedicata all’accessibilità delle esperienze balneari nei Comuni coinvolti, attraverso attività, strumenti informativi e pratiche sviluppate nell’ambito del progetto.

Le persone con disabilità partecipano alla costruzione del progetto.

“L’Isola che accoglie” mette al centro la partecipazione.

Le persone con disabilità contribuiscono allo sviluppo dell’iniziativa attraverso le loro esperienze, i loro suggerimenti e il loro punto di vista.

Questo contributo è fondamentale per migliorare i servizi e rendere le spiagge e le informazioni turistiche più vicine alle esigenze di tutti.

Il progetto promuove anche nuove opportunità di inclusione e crescita professionale.

Nei Comuni coinvolti sono stati attivati tirocini nel settore turistico, che permettono di acquisire nuove competenze con il supporto di un tutor. In alcuni casi, il percorso ha portato anche ad assunzioni a tempo determinato.

L’iniziativa prevede inoltre attività di formazione dedicate agli operatori turistici, per rafforzare le competenze sull’accoglienza accessibile e favorire una cultura inclusiva.

Al termine del percorso è previsto un evento finale durante il quale i tirocinanti racconteranno la propria esperienza e il contributo dato alla realizzazione del progetto.

Per ogni spiaggia coinvolta saranno realizzate schede informative chiare e complete, che permetteranno di conoscere in anticipo i servizi disponibili.

Le schede indicheranno, ad esempio, la presenza di passerelle di accesso, ausili per la balneazione, servizi igienici accessibili, spogliatoi dedicati, parcheggi riservati e servizi di assistenza.

Le informazioni saranno pubblicate sui siti dei Comuni coinvolti, sul portale SardegnaTurismo.

I contenuti saranno realizzati secondo gli standard internazionali di accessibilità digitale WCAG 2.1 – livello AA, per garantire una consultazione semplice da parte del maggior numero possibile di persone.

“L’Isola che accoglie” nasce nei quattro Comuni pilota, ma raccoglie un’esperienza che potrebbe essere condivisa.

L’iniziativa prevede anche la realizzazione di materiali di comunicazione, tra cui un documentario, una versione breve del video e uno spot dedicato ai risultati raggiunti.

 

Nell’ambito delle celebrazioni del primo agosto in onore del patrono di Sardegna, questa mattina il sindaco Ignazio Locci ha ricevuto nel municipio due valenti artisti che hanno donato al comune di Sant’Antioco altrettante opere celebrative del culto del Santo Mauritano: una statua in terracotta e un dipinto su travertino. Gli artisti hanno così voluto omaggiare il Santo medico arricchendo l’iconografia che, declinata in diverse espressioni, è già presente nel Palazzo comunale.

Gli artisti, come hanno raccontato questa mattina, sono entrambi intimamente legati al Santo e alla sua città: Enrico Schirru, autore della statua, è originario di Sant’Antioco e da anni è emigrato nella città di Bologna, dove pratica la sua arte scultorea, mentre Maria Rosaria Esposito, di Napoli, da sempre ha eletto Sant’Antioco a sua città del cuore, dove peraltro trascorre le sue vacanze. La donazione dell’artista partenopea si è inserita nel progetto avviato in occasione de “Sa Festa Manna”, che prevedeva la realizzazione di due statue originali raffiguranti Antioco nel rispetto dell’iconografia tradizionale, con l’intento di offrire una reinterpretazione artistica unica e originale. La prima statua è stata realizzata dall’artista Jacopo Scassellati e consegnata alla città nei giorni della festa che si celebra quindici giorni dopo Pasqua. Quest’oggi, invece, in occasione dei festeggiamenti del primo agosto, giorno della dedicazione della Basilica, è stato il turno di Enrico Schirru, che ha offerto la sua rappresentazione di Antioco richiamando tutti i simboli identitari del Santo venuto dal mare. Non a caso, il simulacro si erge su un “ciu”, ovvero la barca tipica antiochense, mentre il Santo è accostato alla palma del martirio e tiene tra le mani il libro della medicina con inciso il bastone di Asclepio e il Vangelo raffigurante un pesce, simbolo di Gesù. Nel basamento, invece, è presente lo stemma del Comune di Sant’Antioco su ogni facciata e, giacché Patrono di Sardegna, anche i Quattro Mori.

«Ringrazio i due artisti per la dedizione e la passione con cui hanno realizzato queste due operecommenta il sindaco Ignazio Loccisi tratta di due donazioni, dunque frutto del loro rispettivo amore per il nostro patrono e per Sant’Antioco.»