20 September, 2026
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Si è tenuto sabato 5 settembre u.s, a Calasetta, un importante convegno di telemedicina Organizzato dal comune di Calasetta in collaborazione con l’AVIS provinciale di Carbonia e Iglesias e Civicrazia, con il supporto della società CARDIOCALM. L’evento è stato trasmesso anche in streaming e le registrazioni o i punti salienti del dibattito sono consultabili online tramite i canali ufficiali, come la Pagina Facebook del comune di Calasetta. L’incontro è stato strutturato come un tavolo di confronto aperto tra istituzioni (Regione e ASL), Comuni, medici di base e associazioni di categoria.
I lavori sono stati aperti dall’assessore alle politiche sociali e Pubblica istruzione Graziano Castelli che dopo i saluti istituzionali ha illustrato gli obiettivi del convegno. L’intervento dell’assessore si è concentrato principalmente sull’impatto sociale della sanità digitale e sulla tutela delle fasce di popolazione più fragili del territorio. In linea con le sue deleghe alle Politiche sociali e alla Pubblica Istruzione, Graziano Castelli ha evidenziato come la telemedicina sia uno strumento fondamentale per garantire la continuità assistenziale, evitando a pazienti anziani, cronici o con mobilità ridotta faticosi spostamenti verso i presidi ospedalieri centrali dell’ASL 7.
I lavori sono stati moderati con grande professionalità e precisione, da Domenico Campana, giornalista professionista, saggista ed ex caporedattore dell’ANSA che, grazie alla sua lunga esperienza come giornalista e caporedattore, ha saputo legare con efficacia la visione puramente istituzionale della ASL e dei Comuni con le relazioni tecniche e scientifiche degli esperti (come l’ing. Fabio Badilini e il prof. D’Amario).
Nel corso della mattinata, i contributi di Giuseppe Giancarli, Coordinatore Nazionale della Rete della Salute di Civicrazia, Fabio Badilini, scienziato, ingegnere biomedico e presidente di CardioCalm e AMPS LLC.
co-direttore del Center for Physiologic Research presso l’University of California, San Francisco (UCSF) e Domenico D’Amario, professore associato di Medicina Cardiovascolare presso l’Università del Piemonte Orientale (UPO) e direttore della Terapia Intensiva Cardiologica dell’OU Maggiore della Carità di Novara, hanno delineato rispettivamente l’organizzazione dei servizi e la tutela civica, lo sviluppo tecnologico avanzato e l’applicazione clinica specialistica.
Nello specifico, l’intervento di Giuseppe Giancarli si è incentrato sui diritti del cittadino, ponendo l’accento sul concetto di democrazia e uguaglianza nell’accesso alle cure e ribadendo che l’innovazione tecnologica non deve rimanere un esercizio burocratico o puramente tecnico, ma deve tradursi in un beneficio reale, trasparente e immediato per le persone, tutelando il diritto costituzionale alla salute. Giuseppe Giancarli ha evidenziato come la telemedicina sia lo strumento d’elezione per azzerare il divario tra chi vive nei grandi centri urbani e chi risiede in contesti isolati o periferici (come l’area dell’ASL 7 e le isole minori). Per Civicrazia, la sanità digitale rappresenta il mezzo per garantire a tutti la stessa tempestività e qualità di diagnosi.
L’intervento Fabio Badilini si è incentrato invece, sulla validazione scientifica e sull’affidabilità tecnologica degli strumenti digitali applicati alla cardiologia sul territorio. Ha spiegato che la telemedicina moderna non deve scendere a compromessi sulla qualità diagnostica. Ha illustrato come i dispositivi ultra-portatili attuali permettano di registrare elettrocardiogrammi a 12 derivazioni con la stessa identica precisione e risoluzione dei macchinari ospedalieri tradizionali, azzerando i margini d’errore nella trasmissione dei dati.
Nella sua comunicazione, ha approfondito l’importanza dell’utilizzo di algoritmi avanzati integrati nelle piattaforme di telemedicina e ha rimarcato come la tecnologia di CardioCalm sia strutturata per essere usata agevolmente da personale non specializzato (come infermieri di comunità o volontari delle associazioni) direttamente a domicilio o nelle case di comunità. Questo approccio sposta concretamente il baricentro dell’assistenza dall’ospedale al territorio, rispondendo perfettamente alle esigenze geografiche delle aree insulari.
Infine, l’intervento di Domenico D’Amario, in veste di clinico di rilievo ed esperto di medicina cardiovascolare, si è focalizzato sull’applicazione clinica e sul valore medico della telemedicina nella gestione quotidiana del paziente fragile.
Domenico D’Amario ha messo in evidenza come la telemedicina rappresenti una svolta fondamentale per i pazienti affetti da patologie croniche come lo scompenso cardiaco. Il monitoraggio remoto dei parametri permette, infatti, di passare da una medicina “reattiv” (intervenire quando il paziente sta già male) a una medicina proattiva, capace di intercettare minime anomalie e prevenire peggioramenti clinici o ricoveri ospedalieri.
Ha poi evidenziato il legame tra innovazione tecnologica e sicurezza del paziente, ponendo l’accento sulla misurazione precisa di parametri quali l’intervallo QT. Questo tipo di monitoraggio costante a distanza è essenziale per verificare in tempo reale l’efficacia e la tolleranza delle terapie farmacologiche complesse prescritte ai pazienti anziani e affetti da più patologie.
In ultima analisi, ha promosso la necessità di creare un canale di comunicazione digitale diretto e standardizzato tra le grandi strutture ospedaliere Hub (dove si gestiscono le acuzie e le terapie intensive) e i presidi periferici sul territorio.
Dopo la coffee break, la mattinata è proseguita con gli interventi istituzionali della direttrice del distretto delle Isole Minori Maria Assuntina Caboni e di Antonello Cuccuru in qualità di direttore socio sanitario e rappresentate della direzione strategica. L’assenza di rappresentanti della conferenza provinciale socio sanitaria e dell’assessorato alla Sanità e ai Servizi sociali ha limitato il dibattito alla sola visione della ASL del Sulcis Iglesiente.
L’intervento di Maria Assuntina Caboni, si è focalizzato sulla gestione operativa e sulle sfide concrete della medicina territoriale nelle realtà insulari. La Direttrice ha spiegato come la telemedicina rappresenti una soluzione organizzativa cruciale per arginare le criticità storiche del territorio, tra cui la carenza di medici e le temporanee interruzioni dei servizi di continuità assistenziale (come la guardia medica).
Ha rimarcato il ruolo del Distretto come fulcro per il coordinamento tra i medici di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali e le amministrazioni comunali, sottolineando che l’innovazione tecnologica può funzionare solo se supportata da una solida integrazione dei flussi di lavoro amministrativi e sanitari.
L’intervento di Antonello Cuccuru, che ha portato anche i saluti del DG, DS e DA assenti per precedenti impegni istituzionali, si è incentrato sulla riorganizzazione della sanità territoriale e sull’integrazione dei servizi di prossimità previsti dallo sviluppo dei progetti di telemedicina regionale e aziendale. Antonello Cuccuru ha sottolineato l’importanza della medicina di prossimità per i comuni dell’area Sulcis Iglesiente, spiegando come la telemedicina sia l’anello di congiunzione ideale tra la gestione clinica e i servizi sociali assistenziali per i pazienti fragili. Nel suo intervento, ha evidenziato il valore strategico di figure assistenziali capillarizzate sul territorio, come l’infermiere di famiglia e di comunità, che operando a stretto contatto con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta possono fare uso della tecnologia direttamente a domicilio del paziente. Ha delineato, infine, le azioni e gli obiettivi che, grazie all’esperienza dell’attuale direttore generale, l’azienda sanitaria intende implementare in sinergia con le amministrazioni locali da qui al 2027, con lo scopo di superare i limiti strutturali e logistici tipici delle aree insulari e periferiche del territorio, garantendo una sanità equa ed efficiente. L’azienda sanitaria, ha spiegato il direttore socio sanitario, ha avviato progetti pilota e infrastrutturali mirati a ridurre la necessità di spostamenti per i pazienti delle aree più periferiche o insulari, come quello del tele monitoraggio rivolto ai pazienti affetti da BPCO, e delle televisite/teleconsulti sul territorio. In questo scenario, la Casa della Comunità di Carloforte ha già fatto da apripista per l’attivazione delle prime televisite/teleconsulti delle ASL sarde direttamente dalla Casa della salute. I medici di medicina generale dell’isola si sono collegati con gli specialisti cardiologi dell’ospedale Sirai di Carbonia per valutare i pazienti senza costringerli a viaggiare. Sempre a Carloforte si sta testando l’utilizzo di un dispositivo medico di classe I – che è stato donato alla ASL dal Comune – basato su una tecnologia rivoluzionaria di screening digitale completamente contactless (senza contatto), il cui funzionamento principale si basa sulla fotopletismografia remota (rPPG) combinata con algoritmi avanzati di intelligenza artificiale e reti neurali. La telecamera inquadra il viso del paziente e il software analizza le variazioni
impercettibili di colore della pelle del volto, causate dal flusso del sangue nella circolazione capillare sottocutanea a ogni battito cardiaco. Si tratta di un sistema, chiarisce Antonello Cuccuru, in grado di estrarre e mappare contemporaneamente oltre 25 parametri vitali, metabolici e psicofisici. In ultima analisi, il dirigente ha comunicato che a partire da settembre 2026, la ASL ha pianificato la consegna di dispositivi tecnologici direttamente al domicilio dei primi 100 pazienti fragili, espandendo i servizi di teleassistenza e teleconsulto anche per patologie come lo scompenso cardiaco e il diabete.
In chiusura, l’ultimo intervento è stato quello di di Pina Franca Opisso – intervenuta nella doppia veste di assessora della Tutela della salute del comune di Carloforte e di infermiera della Casa di Comunità – che ha portato la testimonianza diretta e concreta di chi vive e opera sul campo in una realtà insulare.
Il professional ha evidenziato le criticità logistiche e sanitarie che accomunano l’Isola di San Pietro (Carloforte) e l’Isola di Sant’Antioco (Calasetta). La Opisso ha definito la telemedicina non come un semplice “surrogato”della medicina tradizionale, ma come uno strumento salvavita e indispensabile per garantire l’equità e la continuità assistenziale nelle comunità isolane, soprattutto per la gestione delle emergenze e dei pazienti cronici. Sfruttando la sua esperienza sul campo come infermiera, ha rimarcato l’importanza di creare flussi operativi semplici, rapidi e standardizzati per gli operatori sanitari e i volontari del territorio. La tecnologia applicata alla salute deve essere intuitiva per poter essere integrata efficacemente nella routine assistenziale quotidiana.
Le conclusioni (aperte) hanno offerto diversi input per la prosecuzione del confronto, con un focus sulle aree periferiche e insulari per garantire servizi sanitari continui, efficaci e accessibili, riducendo i disagi per i pazienti cronici e per chi vive lontano dai presidi ospedalieri.
La giornata è terminata con un gustoso standing light refreshment (spuntino in piedi) che ha consentito ai partecipanti di continuare un confronto informale con i relatori.

 

Quando un sistema organizzativo perde personale, la reazione più immediata è aumentare il flusso in entrata: più concorsi, più campagne di reclutamento – anche internazionali. Il canale di reclutamento internazionale per la Regione Sardegna riguarda complessivamente 450 professionisti: 200 medici, 200 infermieri e 50 tecnici di radiologia medica, da destinare prioritariamente alle strutture territoriali delle aree con maggiori criticità e ai pronto soccorso individuati dal provvedimento.-, nuove promesse di incentivi.
È una risposta comprensibile, rassicurante e visibile. Ma è come aprire di più il rubinetto, senza chiedersi perché il secchio non si riempie.
Riprendendo un’interessante analisi di Annalisa Pennini (consulente e formatrice in ambito sanitario, specializzata in una sanità che evolve), tre dati ci possono aiutare a misurare il problema, guardando in particolare a quelli della professione infermieristica, molto interessata da questo fenomeno:
– l’OMS stima una carenza globale di 5,8 milioni di infermieri (WHO (2025). State of the World’s Nursing 2025. Geneva: World Health Organization /ICN), dovuta principalmente, come più volte Mario Marroccu ha evidenziato in questo giornale, al problema demografico, all’invecchiamento della popolazione, all’invecchiamento dei professionisti sanitari e all’effetto “great resignation” (grandi dimissioni) post-pandemica;
– l’ICN (International Council of Nurses Consiglio Internazionale degli Infermieri) calcola che nel prossimo decennio potrebbero servirne fino a 13 milioni in più – quasi la metà degli infermieri attualmente in servizio nel mondo;
– un infermiere su sette lavora in un Paese diverso da quello in cui è nato, e nei Paesi ad alto reddito la quota sale al 23%.
In un mercato già in carenza, attrarre significa quasi sempre sottrarre professionisti a un altro sistema – non solo tra diverse Regioni, ma anche tra ASL/AOU -, come purtroppo accadrà con il concorso ARES per infermieri (600 candidati ammessi e per soli 90 posti) che è iniziato ieri.
È il motivo per cui, quando i margini di manovra sugli stipendi o su altri incentivi sono stretti, la leva più immediata a disposizione di un’organizzazione è non perdere chi c’è già.
Su questo tema la letteratura è meno dubbia di quanto il dibattito pubblico lasci intendere.
Uno studio su oltre 23.000 infermieri in 10 Paesi europei ha rilevato che circa il 9% aveva intenzione di lasciare la professione, con una forbice tra il 5% e il 17% a seconda del Paese (Heinen et al., 2013). I fattori più rilevanti: rapporto infermiere-medico, leadership, partecipazione all’organizzazione, età, lavoro a tempo pieno, burnout. Il turnover, prima di essere un numero nelle nostre analisi, è una motivazione che prende forma nella testa delle persone mentre lavorano, ed è lì che si può intercettare.
Gli studi RN4CAST condotti da Linda Aiken e colleghi (lo studio RN4CAST (Registered Nurse Forecasting), ideato e coordinato a livello globale dalla professoressa Linda Aiken dell’Università della Pennsylvania, rappresenta la più grande e influente ricerca scientifica internazionale sul legame tra livelli di staffing infermieristico, ambiente di lavoro e sicurezza dei pazienti) in 12 Paesi europei e negli Stati Uniti mostrano che, negli ospedali con ambienti di lavoro migliori, anche burnout, insoddisfazione e intenzione di lasciare il posto sono significativamente più bassi, con un effetto sostanzialmente identico in Europa, negli USA e in diversi Paesi asiatici. Incide di più la questione organizzativa che quella culturale, e ha una conseguenza concreta: migliorare l’ambiente di pratica richiede decisioni di management.
Lo studio evidenzia che le carenze nella qualità dell’assistenza ospedaliera sono comuni in tutti i Paesi, ma il miglioramento dell’ambiente di lavoro può rappresentare una strategia relativamente economica per aumentare sicurezza, qualità dell’assistenza e soddisfazione dei pazienti.
Le organizzazioni che lo hanno fatto lo dimostrano. Il modello degli ospedali Magnet® (Magnet Recognition Program® è il prestigioso accreditamento internazionale rilasciato dall’American Nurses Credentialing Center (ANCC) che certifica l’eccellenza dei servizi infermieristici e la qualità delle cure all’interno delle strutture sanitarie) resta il caso più studiato oltre 26.000 infermieri e oltre 500 ospedali (Kelly, McHugh & Aiken, 2011). Gli ospedali Magnet® presentavano ambienti di lavoro significativamente migliori: gli infermieri avevano il 18% di probabilità in meno di essere insoddisfatti del proprio lavoro e il 13% in meno di segnalare un elevato livello di burnout. Le componenti che fanno la differenza: partecipazione degli infermieri alle decisioni dell’organizzazione, supporto del middle management, riconoscimento delle competenze, lavoro di squadra.
Per quanto concerne la salute mentale c’è invece, ancora molto da lavorare. Il report State of the World’s Nursing 2025 segnala che solo il 42% dei Paesi dispone di previsioni formali per il supporto alla salute mentale degli infermieri, nonostante i carichi di lavoro e gli effetti accumulati dalla pandemia in poi e indica esplicitamente che affrontare questo punto è essenziale per trattenere i professionisti. È una condizione di sostenibilità del sistema, non solo un tema di welfare aziendale. Su questo versante, la ASL Sulcis Iglesiente sta sperimentando con buoni risultati l’attivazione dello Sportello Psicologico di Ascolto per i dipendenti e la presenza dello psicologo psicoterapeuta in Pronto Soccorso in alcune fasce orarie.
In questo scenario, una risposta concreta arriva dalla Dichiarazione di Riga. La Dichiarazione di Riga (Riga Outcome Statement), adottata nel giugno 2026 dai Ministri della Salute della Small Countries Initiative dell’OMS Europa, rappresenta l’accordo internazionale più recente e rilevante per contrastare la carenza globale di infermieri e medici, focalizzandosi sul principio politico fondamentale di “trattenere prima di attrarre”.
Il documento, approvato il 4 e 5 giugno 2026 dai ministri della Salute dei piccoli Stati della Regione europea dell’OMS per rafforzare e proteggere il personale sanitario può essere consultato al link https://www.who.int/europe/news/item/09-06-2026-european-region-s-smallest-countries-lead with-commitment-to-stronger–more sustainable-health-workforce.
Il “Riga Outcome Statement” si traduce in sei direttrici:
1. Migliorare la governance del personale sanitario e la pianificazione a lungo termine L’obiettivo è passare da un approccio reattivo (rincorrere le carenze quando si presentano) a una pianificazione strategica e anticipatoria, capace di prevedere i fabbisogni futuri e orientare per tempo le politiche di reclutamento, formazione e allocazione delle risorse.
2. Rafforzare l’uso dei dati per anticipare i fabbisogni futuri di personale

Significa utilizzare i dati in modo predittivo, per anticipare gli scenari futuri. Calcolando con anni di anticipo necessità, posti di lavoro e trend è possibile mitigare l’effetto sorpresa della carenza di personale.
3. Adattare istruzione e formazione ai bisogni sanitari in evoluzione
È necessario modificare i piani di studio per orientarli alle nuove priorità, come le cure primarie territoriali, l’assistenza geriatrica integrata e la gestione delle emergenze climatiche o pandemiche.
4. Migliorare le condizioni di lavoro e le prospettive di sviluppo di carriera
Questo punto riguarda sia aspetti come l’aumento della sicurezza sul posto di lavoro, con particolare riferimento alla prevenzione degli episodi di violenza e ostilità ai danni del personale sanitario, che le prospettive di sviluppo professionale. È necessario investire nella creazione e implementazione di protocolli per la sicurezza per garantire posti di lavoro protetti e sull’implementazione di modelli che valorizzino le competenze e lo sviluppo professionale.
5. Tutelare la salute mentale e il benessere dei professionisti
Significa impegnarsi per ridurre il burnout e migliorare la salute mentale, creando sistemi interni di supporto psicologico e tutele contro lo stress da sovraccarico (un dato: i livelli di depressione e ansia tra medici e infermieri sono 5 volte superiori rispetto alla popolazione generale).
6. Affrontare la mobilità del personale
Questo punto può essere affrontato con cooperazione e approcci sostenibili prevedendo sistemi orientati alla cooperazione invece che alla competizione. È possibile mitigare il turnover e i flussi dei professionisti, incentivando il senso di appartenenza alle organizzazioni.
Osservate da vicino, le sei direttrici non parlano quasi mai di reclutamento in senso stretto. Parlano di pianificazione, di dati, di formazione, ma soprattutto di condizioni di lavoro, salute mentale e mobilità cooperativa: tre leve che agiscono sulla permanenza, non sull’attrazione.
Un sistema che non trattiene non può trattenere nemmeno i professionisti che riesce ad attrarre. Li accoglie, li forma, li inserisce, e li perde, spesso nei primi anni, come spesso accade nella nostra ASL, restituendo al mercato del lavoro una persona più competente e più mobile di prima.
Investire in attrazione senza investire nel mantenimento finanzia, di fatto, il turnover di qualcun altro.
«Questo non significa che attrarre sia inutilesottolinea Penniniserve, però, e serve fatto bene: comunicazione onesta della professione, percorsi di ingresso chiari e condizioni di partenza dignitose. Ma l’attrattività non può limitarsi a essere una campagna: è anche un effetto della permanenza. I professionisti scelgono le organizzazioni dove i loro colleghi restano volentieri, crescono, lavorano bene. Il passaparola di chi sta bene sul posto di lavoro resta la più efficace (e la meno costosa) delle politiche di reclutamento.»
Sempre, secondo Pennini, «se si dovesse tradurre tutto questo in una domanda da portare in una direzione aziendale, non sarebbe “quanti professionisti abbiamo assunto quest’anno?”, ma: quanti ne abbiamo persi negli ultimi 24 mesi, perché se ne sono andati, e quante di quelle cause erano dentro il nostro raggio d’azione?».

Poche organizzazioni sanno rispondere con precisione, soprattutto alle ultime due. Eppure, è il dato da cui partirebbe qualunque azienda che perde clienti. Anche se la logica non è identica, vale la pena di pensarci.
I piccoli Stati europei hanno cominciato da lì perché non possono permettersi il lusso di sbagliare.
Noi possiamo permettercelo ancora per poco.

Riferimenti bibliografici
Pennini A., “Trattenere prima di attrarre: cosa insegna la Dichiarazione di Riga alla sanità europea”, Quotidiano Sanità, 21 luglio 2026.
WHO Regional Office for Europe (2025). Mental Health of Nurses and Doctors survey in the European Union, Iceland and Norway.
WHO (2025). State of the World’s Nursing 2025. Geneva: World Health Organization / ICN.

Il 18 agosto u.s. Mario Marroccu – past Direttore della SC di Urologia ed esperto di politiche sanitarie -, affermava in una lettera inviata al Direttore della Provincia del Sulcis Iglesiente, in riscontro ad una valutazione sul futuro della formazione del personale infermieristico del Presidente dell’Ordine provinciale delle professioni infermieristiche, che “anche per i laureati in Scienze Infermieristiche si prospetta un deficit numerico futuro condizionato dalla scarsa natalità e che, per far fronte a tale carenza, “potrebbe essere utile istituire una scuola, destinata a generare personale di supporto, con mansioni assistenziali semplificate, da mettere sotto il controllo degli infermieri laureati, con lo scopo di ampliare la numerosità del personale di assistenza. Auspicava inoltre, che ogni Ospedale provinciale potesse avere al suo interno una di queste scuole “non universitarie”.
Ebbene, questa interessante prospettiva corrisponde esattamente con quanto già contenuto nel DPCM del 28 febbraio 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 2025, che recepisce l’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, e istituisce Il profilo professionale dell’Assistente Infermiere, di seguito AI.
L’AI è un operatore di interesse sanitario ai sensi dell’art. 1, comma 2, della Legge 1° febbraio 2006, n. 43. È un professionista in possesso della qualifica di Operatore Socio-Sanitario (OSS) che, attraverso uno specifico percorso formativo aggiuntivo, consegue la qualifica di AI.
Questo profilo professionale rappresenta una figura intermedia tra l’Operatore Socio-Sanitario (OSS) e l’infermiere.
Quali necessità hanno portato a istituire la figura dell’AI?
Come si delinea nel DPCM del 28 febbraio 2025, le necessità sono:
• esigenze assistenziali diventate più complesse
• introduzione di nuove tecnologie in ambito sanitario: serve una maggiore preparazione degli operatori
• crescente necessità di integrare le cure sanitarie e sociali, richiedendo figure in grado di operare in un contesto multidisciplinare
• carenza di personale infermieristico
I corsi di formazione per AI possono essere organizzati esclusivamente dalle Aziende sanitarie e dagli enti espressamente autorizzati dalla Regione.
Per accedere ai corsi di formazione per AI è necessario essere in possesso della qualifica di Operatore Socio-Sanitario (OSS), o di un titolo equipollente riconosciuto dalla normativa vigente. È inoltre richiesto il diploma di scuola secondaria di secondo grado di durata quinquennale, oppure un titolo di studio di pari livello conseguito all’estero, insieme a un’esperienza professionale di almeno ventiquattro mesi svolta come OSS.
In via derogatoria, possono essere ammessi ai corsi anche gli OSS privi del diploma di scuola secondaria di secondo grado, a condizione che abbiano maturato un’esperienza lavorativa di almeno cinque anni negli ultimi otto anni. Per questi candidati è previsto lo svolgimento di un modulo formativo propedeutico aggiuntivo, della durata non inferiore a 100 ore, finalizzato a integrare la preparazione di base necessaria per l’accesso al percorso formativo.
L’AI svolge attività di tipo sanitario e supporto gestionale. Non ha autonomia professionale e opera sempre su indicazione, collaborazione e supervisione dell’infermiere. Tra le mansioni principali figurano:
• Rilevazione dei parametri vitali.
• Somministrazione di ossigenoterapia su prescrizione medica.
• Supporto alla somministrazione di terapie e farmaci per vie non iniettive.
• Collaborazione nella gestione del dolore e applicazione di medicazioni semplici
Al momento, però, tutto è stato congelato e nessuna Regione ha concluso i cicli formativi perché esiste un ricorso contro l’introduzione dell’Assistente Infermiere (previsto dal DPCM 28 febbraio 2025) che è diventato una vera e propria battaglia legale e politica davanti al TAR del Lazio. La vicenda ha spaccato il mondo sanitario italiano, delineando uno scontro frontale tra sigle sindacali, enti previdenziali e la Federazione degli Ordini.
Lo scontro si consuma in tribunale attraverso tre schieramenti ben precisi:
I Ricorrenti (contro il DPCM): La battaglia è guidata dal sindacato degli infermieri Nursing Up, che ha depositato il ricorso principale per chiedere l’annullamento del decreto. Al fianco del sindacato è sceso in campo anche l’ENPAPI (l’Ente di previdenza della professione infermieristica) con un intervento ad adiuvandum per rafforzare l’azione legale. Anche la federazione Migep (Federazione nazionale delle professioni sanitarie e sociosanitarie OSS – OSSS – Infermieri generici – Infermieri psichiatrici Puericultrici ) –
La Resistenza (a favore del DPCM): La FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) ha preso una posizione inedita, costituendosi in giudizio ad opponendum, ovvero difendendo la validità del provvedimento del Governo e delle Regioni.
Le Istituzioni chiamate in causa: Il ricorso punta a colpire la validità formale dell’accordo siglato dalla Conferenza Stato-Regioni e recepito dal Ministero
Chi si oppone alla nascita dell’AI porta davanti ai giudici del TAR del Lazio tre macro-argomentazioni:
1. Compromissione della sicurezza delle cure
Secondo il sindacato Nursing Up, attribuire mansioni sanitarie delicate (come la somministrazione della terapia farmacologica mirata o l’ossigenoterapia) a una figura con una formazione non accademica mette in serio pericolo la salute dei cittadini. Un corso regionale di sole 500 ore non viene ritenuto comparabile o sufficiente a garantire la sensibilità clinica derivante da una Laurea Triennale in Infermieristica.
2. Mancanza di un piano organico (“Una toppa alla carenza di personale”)
I ricorrenti denunciano che l’introduzione di questa figura ibrida non risolve il problema strutturale della carenza di organico negli ospedali e nelle RSA. Viene considerata un’operazione al ribasso per risparmiare sul costo del lavoro, anziché investire realmente sull’attrattività della professione, sull’adeguamento degli stipendi e sull’assunzione di nuovi infermieri qualificati.
3. Dequalificazione professionale e sovrapposizione di ruoli
Si contesta lo svilimento dell’identità stessa dell’infermiere. Il timore legale è la creazione di una zona grigia di competenze in cui la linea di demarcazione tra le responsabilità di chi esegue la manovra e quelle di chi la supervisiona (l’infermiere) è troppo labile, esponendo gli infermieri a enormi rischi di contenzioso per colpa assistenziale (malpractice).
Dall’altro lato della barricata giudiziaria, la FNOPI sostiene l’applicazione del DPCM ritenendo che l’Assistente Infermiere – operando in regime di stretta direzione e senza alcuna autonomia decisionale – possa sgravare gli infermieri da compiti esecutivi e ripetitivi. In questo modo, secondo l’Ordine, gli infermieri potrebbero concentrarsi esclusivamente sulle attività cliniche ad alta complessità e sui processi decisionali avanzati.
In attesa del pronunciamento del TAR del Lazio, nel tentativo di andare oltre lo scontro sindacale, è interessante riportare la posizione di Marcello Bozzi, Segretario Nazionale dell’Associazione nazionale dirigenti sanitari (ANDPROSAN) che si discosta dai toni di scontro sindacale e si concentra sull’opportunità di evoluzione dei modelli assistenziali.
Il suo punto di vista, espresso in sede di analisi professionale e contributi di settore su testate nazionali come Quotidiano Sanità, mette in luce una duplice prospettiva:
1. Più che guardare a cosa manca, guardare a cosa serve
Marcello Bozzi sottolinea che di fronte alla crisi della sanità e alla cronica carenza di organico, l’analisi non deve ridursi a un mero conteggio matematico di “cosa manca”, ma deve focalizzarsi su “cosa serve” concretamente per rispondere ai nuovi bisogni di salute. In questo scenario, egli ritiene che l’Assistente Infermiere sia una risorsa strategica da accogliere e tenere in forte considerazione per rimodulare l’assistenza.
2. Il rischio del “cambiare tutto per non cambiare niente”
Analizzando i profili dell’OSS e dell’AI, Marcello Bozzi ha evidenziato il pericolo che la riforma si traduca in un’operazione di facciata se non supportata da una reale rivoluzione strutturale. Il suo timore è che la politica e le direzioni sanitarie si limitino a una “;modernizzazione del linguaggio” formale nei testi normativi senza aggredire le inefficienze dei reparti.
3. Un’occasione per ridisegnare l’organizzazione del lavoro
Secondo il segretario di Andprosan, l’arrivo della nuova figura intermedia va colto come un’opportunità imperdibile per rivedere profondamente i sistemi di cura e l’organizzazione interna delle équipe.
L’introduzione dell’AI non deve essere vissuta in modo difensivo o corporativista dagli infermieri, ma deve servire ad allineare le pratiche quotidiane ai moderni standard europei, superando quelle “regole e culture arcaiche del passato” che frenano lo sviluppo della professione.
L’AI non deve rappresentare una minaccia alla professione intellettuale dell’infermiere, bensì uno strumento organizzativo necessario. Tuttavia, la sua efficacia reale dipenderà esclusivamente da come le singole direzioni delle professioni sanitarie (DiPS) sapranno integrarlo nelle UU.OO., evitando di usarlo come mera “toppa” per il risparmio della spesa e trasformandolo invece nel braccio operativo di un modello a forte regia infermieristica. A tale proposito, i colleghi delle DiPS dovranno procedere alla riorganizzazione dell’assistenza e delle “linee di produzione” attraverso la revisione di staffing e gli skill-mix (tenendo conto delle evoluzioni formative delle professioni sanitarie e dei nuovi profili).
Questo spaccato giudiziario, mi ha fatto venire in mente l’apologo del clown di Søren Kierkegaard che ritengo utile richiamare utile per illustrare, da un diverso osservatorio, l’attuale situazione di blocco.
La storiella narra di un circo viaggiante in Danimarca, colpito da un incendio. Il direttore mandò subito un clown, già abbigliato per la recita, a chiamare aiuto nel villaggio vicino, oltretutto c’era il pericolo che il fuoco si propagasse attraverso i campi da poco arati e che arrivasse anche al villaggio. Il pianto e le grida del pagliaccio fecero intensificare le risate degli abitanti, i quali trovavano che recitasse la sua parte in maniera stupenda. La commedia continuò finché il fuoco distrusse circo e villaggio. Il messaggio limpido e chiaro del clown non era stato ascoltato.
I “paesani” dell’apologo si rivelano refrattari a un annuncio che ritengono trasmesso “per mestiere”.
Potrebbe essere questa l’immagine dell’attuale Assistente infermiere agli occhi di alcune sigle sindacali, associazioni di categoria e/o colleghi?
Oggi, c’è il rischio di apparire come il clown del racconto, che crede di dover trasmettere un messaggio urgente e vitale, eppure rimane irrimediabilmente “incredibile” dinanzi al suo uditorio.
L’apologo del clown di Søren Kierkegaard potrebbe costituire una chiave di lettura allo scetticismo odierno verso la nuova figura dell’Assistente Infermiere
Questo professionista, pur nascendo da un’urgenza reale del sistema sanitario, si scontra con il muro della diffidenza, del pregiudizio e dell’incomprensione di alcuni stakeholder e degli stessi colleghi. Ecco come le dinamiche del racconto si riflettono in questa situazione attuale:
Il clown che grida l’emergenza (L’istituzione e la carenza di personale)
Nel racconto, il clown corre a chiedere aiuto per salvare il circo che brucia. Oggi, il sistema sanitario lancia l’allarme per la cronica carenza di infermieri e il collasso dei reparti. L’introduzione dell’Assistente Infermiere è la risposta a questo “incendio”, pensata per alleggerire il carico di lavoro e garantire assistenza di base.
La risata del villaggio (Lo scetticismo del pubblico e dei professionisti)
Nel racconto, cittadini ridono perché vedono solo il costume da clown e non credono alla tragedia. Oggi, i pazienti e alcune sigle sindacali guardano con diffidenza questa nuova figura, considerandola ironicamente un “infermiere dimezzato” o un semplice “OSS con un cappello diverso”. Molti temono che sia solo un trucco burocratico e al ribasso per risparmiare sugli stipendi, svalutando la reale urgenza assistenziale che questa figura mira a colmare.
Il fraintendimento del linguaggio (La confusione dei ruoli)
Nel racconto, il linguaggio del teatro (il costume del clown) cancella la serietà del messaggio di salvezza.
Oggi, la somiglianza dei nomi e la sovrapposizione delle mansioni creano un cortocircuito comunicativo. Le persone non capiscono dove finisca l’operatore socio-sanitario, dove inizi l’AI e dove si collochi l’Infermiere professionista, trasformando una proposta seria in un motivo di dibattito sterile o di scherno.

Il circo che brucia (Il rischio del collasso sanitario)
Nel racconto, l’indifferenza della folla porta alla distruzione totale del circo e del villaggio. Oggi, se lo scetticismo e le resistenze corporative bloccheranno l’integrazione efficace dell’AI, a pagarne le conseguenze saranno i malati. Il sistema sanitario rischia di restare senza risorse, lasciando che l’incendio della disorganizzazione consumi la qualità delle cure.
Per superare lo scetticismo verso l’AI (introdotto ufficialmente dal DPCM 28 febbraio 2025), è necessario un cambio di strategia radicale.
Per evitare il tragico finale dell’apologo di Kierkegaard, l’istituzione sanitaria deve “togliersi il costume da clown” e rendere il messaggio chiaro, trasparente e strutturato. Il superamento della diffidenza richiede almeno quattro interventi fondamentali:
Trasparenza assoluta sui confini dei ruoli
Definire un perimetro giuridico e operativo invalicabile tra Operatore Socio-Sanitario (OSS), AI e Infermiere.
Questo eviterebbe la confusione nei cittadini e rassicurerebbe i sindacati che temono una “sostituzione al ribasso” degli infermieri laureati.
Certificazione e rigidità della formazione
Garantire che le ore di formazione aggiuntive (teoria, laboratori e tirocini certificati) siano severe e standardizzate a livello nazionale. L’intento è quello di demolire l’idea che l’AI sia solo un OSS mascherato con un “mini-attestato” privo di reale valore clinico.
Campagne di informazione pubblica e identità visiva
Lanciare campagne nazionali per spiegare ai cittadini chi è questo professionista, cosa può fare (es. parametri vitali, supporto ai farmaci) e definire divise o tesserini chiaramente distinguibili. In questo scenario, il paziente non deve tirare a indovinare chi ha davanti; la riconoscibilità visiva genera immediata fiducia ed elimina il pregiudizio.
Integrazione contrattuale ed economica reale
Riconoscere un reale miglioramento di livello contrattuale e remunerativo all’OSS che sceglie di specializzarsi. Se la figura viene percepita solo come un modo per far fare più compiti “gratis” o “low-cost” ai lavoratori, lo scetticismo interno distruggerà la riforma prima ancora del suo avvio.

(*) Coordinatore regionale della Società Italiana per la Direzione è il Management delle Professioni Infermieristiche

Qualcosa si muove nella debole struttura della Sanità del Sulcis Iglesiente. Ieri la Conferenza socio sanitaria territoriale, convocata dal presidente Paolo Luigi Dessì, ha incontrato il direttore generale Paolo Cannas, per fare il punto della situazione a distanza di sette mesi dall’inizio della nuova gestione. Hanno partecipato anche il direttore sanitario Francesca Bruder, il direttore amministrativo Milena Pau e il direttore socio-sanitario Antonello Cuccuru. Dopo il suo insediamento Paolo Cannas ha fissato sei priorità, sul cui stato di attuazione si è sviluppato il confronto con i sindaci, alcuni presenti nella sala consiliare della Provincia, altri collegati in videoconferenza: mappatura processi clinici e logistici- azioni di miglioramento: strutture complesse – graduazione funzioni (incarichi comparto e dirigenza); PNRR – Risorse; Fondi – Bilanci 2023, 2024, 2025; Finanziamenti vincolati; Tecnologie.
Il direttore generale ha sottolineato i passi in avanti compiuti, non nascondendo le difficoltà, ad esempio nella definizione delle procedure per la nomina dei primari (30 quelli richiesti, 3 quelli ad oggi riconosciuti da Ares).
Passi in avanti sono stati compiuti per l’attivazione degli ospedali di comunità, al Santa Barbara sono già attivi 15 posti letto, numero che a breve verrà raddoppiato, destinati prevalentemente a pazienti lungodegenti; degli ASCoT (gli Ambulatori di Comunità Territoriale creati per sopperire alla carenza di medici di medicina generale); delle case di comunità.
Per l’emergenza dei Pronto Soccorso, la ASL sta cercando di coprire i vuoti creatisi con la fine del rapporto con i medici a gettone, con gli stessi medici chiamati direttamente (il 60%-70% di loro avrebbe accettato ma sarebbe in atto un contenzioso con la cooperativa che li ha gestiti finora), convinti con forti incentivi economici.
Tra gli obiettivi fissati a breve, il direttore generale ha annunciato la riapertura del reparto di Neurologia dell’ospedale Sirai di Carbonia, fissata per il prossimo 21 settembre con l’attivazione di 10-12 posti letto.
I sindaci e il direttore generale della Asl Sulcis Iglesiente si sono lasciati con l’impegno di rivedersi a breve per verificare lo stato di avanzamento del processo avviato per il superamento delle numerose emergenze.

La ASL Sulcis Iglesiente con delibera n° 313 del 1° aprile 2026 firmata dal Direttore generale Paolo Cannas, con decorrenza dal 3 marzo 2026, ha nominato Antonello Cuccuru Direttore socio sanitario dell’ASL Sulcis Iglesiente.
Il dott. Cuccuru, dirigente delle professioni sanitarie, è laureato in Scienze infermieristiche e ostetriche presso l’Università degli Studi di TorVergata di Roma e ha conseguito due master di II livello in Direzione dei Servizi socio sanitari e in Management di Distretto socio sanitario, vanta un’esperienza di oltre 15 anni nell’ambito della Direzione di Struttura complessa delle professioni sanitarie, maturata in ATS Sardegna presso la ASL di Nuoro, Oristano e Lanusei e presso la ASL Sulcis Iglesiente. Ha insegnato per 11 anni nei corsi di laurea triennale e magistrale per le professioni sanitarie, presso l’Università degli Studi di Cagliari e l’Università di TorVergata.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità in ambito aziendale, dalla Direzione di corsi di formazione alla Direzione del CUP aziendale e, da ultimo, ha svolto il ruolo di Direttore della U.O.C. delle professioni sanitarie. La nomina si inserisce nel percorso di raccordo con il territorio e promozione di progettualità innovative nella promozione della salute in collaborazione con tutti gli attori del sistema sanitario, sociosanitario e sociale.

Saranno 104 i pazienti coinvolti in un progetto dedicato alla Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), attraverso l’utilizzo di strumenti digitali per il telemonitoraggio domiciliare. Deliberato ieri dalla direzione aziendale, mira a migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti cronici, grazie a un monitoraggio quotidiano dello stato di salute, interventi tempestivi in caso di peggioramento e un coinvolgimento attivo del paziente.
Inserita in un modello ispirato al Chronic Care Model, l’azione si avvale di Sistemi di Supporto alle Decisioni (SSD) capaci di analizzare i dati clinici e segnalare in tempo reale situazioni critiche.
I pazienti saranno selezionati non in base allo stadio della malattia (GOLD), ma in funzione della frequenza delle riacutizzazioni, per intercettare i casi più delicati e prevenire ospedalizzazioni.
Ogni partecipante riceverà un kit per il monitoraggio domiciliare, composto da un pulsossimetro Bluetooth e da un’App per smartphone (Android e iOS) dotata di un algoritmo predittivo di intelligenza artificiale. L’algoritmo è in grado di individuare precocemente le riacutizzazioni con un’accuratezza del 98,4% e di inviare automaticamente i dati rilevati.
Le misurazioni seguiranno un piano predefinito e saranno supervisionate da un infermiere case manager afferente alle COT.
In caso di anomalie nei parametri o discrepanze con i sintomi percepiti, sarà attivata una procedura immediata di assistenza. I pazienti avranno a disposizione una rete di supporto che include, oltre agli specialisti pneumologi, l’Infermiere Case Manager, il Medico di Medicina generale, il Medico di Continuità assistenziale (116117), il 118 e il Pronto soccorso per le emergenze.
L’iniziativa è aperta anche a pazienti con comorbilità, senza criteri restrittivi aggiuntivi, se non quelli clinicamente ostativi. Grazie all’analisi intelligente dei dati, sarà possibile monitorare anche l’evoluzione di altre patologie croniche.
«Un intervento che ci consentirà di accompagnare ogni paziente nel percorso di cura, anche a distanzaha dichiarato la referente delle COT Simona Frau -. Il telemonitoraggio non è solo una questione tecnologica, ma una nuova modalità di relazione e di ascolto. Ogni giorno ci assicuriamo che si sentano seguiti, compresi e supportati.»
«Con questa iniziativa vogliamo trasformare la modalità di gestione delle cronicità, attraverso un approccio proattivo e multidisciplinare, che unisce innovazione tecnologica e presa in carico personalizzataha commentato il responsabile del progetto Antonello Cuccuru -. La BPCO è una patologia complessa, ma grazie al monitoraggio continuo e all’analisi intelligente dei dati possiamo anticipare i peggioramenti e migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti.»
«La BPCO è una malattia ad alto impatto epidemiologico, clinico ed economicoha concluso il direttore sanitario della ASL Antonio Pisano una gestione precoce, continuativa e integrata è fondamentale per migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre le riacutizzazioni e i ricoveri ospedalieri.»

Ieri ci ha lasciati la dott.ssa Rossana Farci, dirigente medico di emergenza urgenza e di diabetologia.

Rossana arrivò in Pronto Soccorso nel 1992 e dopo 11 anni chiese di essere trasferita in Diabetologia per problemi di salute. Ho avuto l’onore di condividere con lei 9 anni di Pronto Soccorso prima di passare al 118, anche se ho continuato ad
incontrarla.
Di Rossana ho apprezzato la grande professionalità e umanità. Negli anni 90, dopo l’accorpamento tra USL 16 di Iglesias e USL 17 di Carbonia, eravamo ubicati nel vecchi e angusti locali del Pronto soccorso (oggi sede dell’Anatomia Patologica) con sole due medicherie e due stanze di Astanteria (oggi Osservazione Breve Intensiva) e Rossana ha vissuto insieme ad altre sue colleghe e colleghi (molte/i dei quali in pensione), infermieri e Ausiliari (gli OSS non erano ancora nati) l’esperienza della Medicina di Emergenza-Urgenza
Sicuramente una delle branche più entusiasmanti e travolgenti della medicina. Il medico di urgenza in pochi minuti può fare la differenza rispetto all’esito del paziente. E’ il medico delle patologie “tempo dipendenti ” – infarto, ictus, sepsi politrauma etc. – quelle che si devono diagnosticare ed inquadrare rapidamente e altrettanto velocemente si devono gestire per contrastare il deterioramento del paziente. Allora per fortuna, non c’erano i problemi della carenza dei posti nei reparti e di boarding (fenomeno che consiste nel tenere i pazienti su barelle in Pronto Soccorso, in attesa che si liberi un posto letto in reparto).
Anche se la frequenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma mi teneva lontano per qualche giorno dal Pronto Soccorso, di Rossana ricordo il suo carattere mite e il suo sorriso. Non l’ho mai vista una sola volta perdere la pazienza o alzare la voce anche di fronte a pazienti violenti o al senza fissa dimora che chiedeva di dormire in barella nella “camera calda”. Un’empatia che è riuscita a trasmettere a tutto il team di urgenza emergenza. Nel locale ristoro che chiamavamo cucinetta, riuscivamo a condividere, ogni tanto qualche spaghettata notturna, spesso interrotta dall’arrivo di qualche paziente, dove cercavamo una pausa e richiamavamo alla memoria aneddoti dei tempi passati, di gavettoni e di gamberoni cucinati nelle stuffe a secco.
Mi piace ricordare Rossana con i versi della poesia di Gabriel García Márquez, Perderai molte persone nel tuo cammino.

Certe lentamente, senza accorgertene.
Una telefonata in meno, un messaggio dimenticato.
Altre per scelta, tua o non tua.
Alcune però ti rimarranno addosso.
Basterà una foto dimenticata
tra un libro,
una canzone alla radio ed ecco che te ne ricorderai.
Sorriderai.
Magari ti chiederai come stanno
affrontando le loro battaglie.
Se sono felici. E … forse
ti commuoverai pensando
a come le avete affrontate voi
insieme le battaglie.
Poserai la foto, spegnerai la radio
e di nuovo continuerai la tua giornata cercando di scrollarti
di dosso quella sensazione di aver perso … insieme a loro almeno un po’ di te.

Rossana è una di quelle persone che ci rimarrà appiccicata addosso, insieme a lei se ne va una parte di molti di noi.
Ringrazio il Signore per avercela fatta conoscere e mi stringo al dolore dei familiari

Antonello Cuccuru

Si è tenuta nei giorni del 29 e 30 maggio scorsi, presso l’Aula Gaetano Fiorentino dell’Ospedale Sirai di Carbonia, la 1ª edizione del corso sulla “Prevenzione del conflitto all’interno del contesto lavorativo: strumenti per comunicare efficacemente nelle aziende sociosanitarie”, diretto a Direttori di Struttura (ex primari) e Incaricati di Funzione Organizzativa di Coordinamento (ex caposala).
Il corso promosso dalla Struttura delle professioni sanitarie, è stato affidato alla ditta Pipol Persone e Organizzazione S.r.l con determina dirigenziale ARES n 1085 del 18/04/2025 e ha previsto l’integrazione di un docente interno.
La docenza ha visto alternarsi il dott. Michele Confalonieri – amministratore unico di Pipol Persone e Organizzazione S.r.l ed esperto in gestione e sviluppo delle Risorse Umane e cambiamento organizzativo – e la dott.ssa Katia Palmas, – psicologa del lavoro e delle organizzazioni sociali, psicoterapeuta analista transazionale Mediatrice familiare, terapeuta EMDR- del Consultorio Familiare di Carbonia.
Dopo l’introduzione del Direttore scientifico, dott. Antonello Cuccuru, che ha aperto i lavori con una chiarificazione semantica sul termine conflitto (cum-fligere) che in latino significa letteralmente “urtare insieme”, ma anche “far incontrare” a seconda del contesto, sono stati presentati gli obiettivi del corso e i due docenti. A seguire l’intervento del commissario straordinario, dott. Andrea Marras, che, nel portare i saluti istituzionali, ha sottolineato come il conflitto può essere considerato costruttivamente come uno scambio di idee, un’occasione per far emergere differenti punti di vista, o un processo di confronto.
Il corso della durata di due giornate, ha avuto l’obiettivo generale di sviluppare e rinforzare, nei dirigenti e nel middle management, le capacità di comunicare efficacemente anche in situazioni ad alto livello di conflittualità.
In particolare, l’intervento formativo ha inteso conseguire i seguenti obiettivi specifici: sapere distinguere le motivazioni e le cause che possono determinare incrinature o vere rotture nel rapporto con l’altro; fornire strumenti per potere gestire al meglio le difficoltà relazionali; curare le relazioni nei contesti operativi di lavoro quotidiano, autodiagnosticare alcune aree di sviluppo individuali e definire un action plan individuale per il loro miglioramento.
Dopo un momento di setting d’aula con la presentazione di tutti i partecipanti, che ha messo in luce le aspettative dei partecipanti, il dott. Michele Confalonieri, ha precisato come nella società complessa – come quella attuale -, la comunicazione ha assunto ormai una centralità strategica in tutte le sfere delle prassi individuali e organizzative.
I cambiamenti sempre più veloci aumentano il numero di conflitti organizzativi e fra i professionisti delle aziende ed il cittadino/cliente. Le persone sono quindi sempre più chiamate a lavorare per prevenire o gestire conflitti. Avere efficaci processi di comunicazione e saper affrontare e risolvere positivamente un conflitto consentono una crescita importante delle persone coinvolte, ecco perché all’interno delle organizzazioni diventa quindi vitale conoscere e praticare i comportamenti e le tecniche di comunicazione orientati a comunicare efficacemente prevenire e gestire situazioni conflittuali, possedere conoscenze e tecniche per negoziare e fare evolvere in senso costruttivo situazioni critiche.
Per affrontare efficacemente le problematiche legate alla comunicazione efficace ed all’anticipazione e gestione del conflitto sono state approfondite in aula le seguenti aree di competenze: la relazione efficace, la gestione conflitto, la comunicazione e la negoziazione, i principi della comunicazione interpersonale, le trappole relazionali, la differenza tra contrasto e conflitto, l’identificazione delle cause del conflitto per adottare le appropriate tecniche di gestione, le strategie e le tecniche di negoziazione ed infine, la gestione del post conflitto.
I principali modelli e metodi di riferimento utilizzati in aula hanno preso in esame la pragmatica della comunicazione umana di Watzlawick, il Conflitto e la sua gestione di De Dreu, Galthung, Glasl), il Modello i Fisher Ury , il Modello di Scaglione e Vergnani e la negoziazione generativa.

L’intervento delle dott.ssa Katia Palmas, pur nell’economia di tempo a disposizione, ha catalizzato l’attenzione dei partecipanti con la presentazione dell’Analisi Transazionale (AT) applicata ai diversi contesti lavorativi. L’Analisi Transazionale è una teoria psicologica sviluppata da Eric Berne negli anni ’50. Si basa sull’idea che la personalità di un individuo sia composta da tre stati dell’Io: Genitore, Adulto e Bambino.
Questi stati influenzano pensieri, emozioni e comportamenti, e l’analisi delle interazioni tra essi, chiamate “transazioni”, aiuta a comprendere e migliorare le dinamiche relazionali.
Ogni individuo possiede ed utilizza tutti gli Stati dell’Io descritti (G, A, B) ma può esservi la tendenza ad utilizzarne uno in maniera privilegiata ovvero in maniera rigida.
L’AT offre un approccio psicologico che aiuta a comprendere le dinamiche relazionali e comunicative, fornendo strumenti per gestire in modo più efficace i conflitti e le difficoltà comunicative.
Dopo la presentazione dell’AT, la docente ha coinvolto i partecipanti con la compilazione del questionario sugli stati dell’io (egogramma), un interessante modello psicometrico è messo a punto da John M. Dusay nel 1965 che permette la mappatura degli Stati dell’Io ai fini del confronto transazionale. L’analisi dei risultati di un questionario sugli stati dell’Io è generalmente effettuata per fornire un feedback personalizzato e guidare l’individuo verso una maggiore consapevolezza di sé.
Nel corso delle relazioni sono stati sperimentati ulteriori test di autodiagnosi sugli stili di relazione e sugli aspetti da migliorare.
Attraverso l’esame della descrizione di alcuni conflitti, raccontati dai partecipanti, è stato infine possibile individuare, sulla base dei principi delle teorie sistemiche e psicosociali relative alla gestione dei conflitti, le cause del conflitto, la percezione del proprio e altrui atteggiamento relativo alla gestione del conflitto, le “reali” parti coinvolte e gli aspetti emozionali.
I partecipanti si sono dichiarati molto soddisfatti del corso, con una richiesta di maggiore approfondimento dell’AT, affermando che ha risposto alla maggior parte delle attese espresse in fase iniziale.

Un carrello di medicazione in favore della SC Chirurgia Generale e Week Surgery del CTO di Iglesias – Ambulatorio Stomaterapia è stato donato stamane dall’associazione Alberto Riccaboni, alla presenza della Direzione di Presidio e della Direzione delle professioni sanitarie.
Questa donazione – ha sottolineato Rosanna Carta -, ex infermiera della ASL Sulcis Iglesiente dal 1992 al 2023, è nata dopo un’esperienza presso l’ambulatorio di stomaterapia, dove, dopo l’intervento chirurgico, ho potuto toccare con mano l’importanza di questo servizio. A questa donazione, ha evidenziato il marito Enrico, seguiranno anche altre iniziative per colmare alcune importanti necessità dell’ospedale.
Il responsabile del presidio ospedaliero del CTO Giuliana Riola e il responsabile delle professioni sanitarie, Antonello Cuccuru, hanno ringraziato l’associazione a nome della Direzione Generale per la sensibilità dimostrata.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Carbonia Iglesias ha organizzato per venerdì 31 gennaio alle ore 16.00, presso la sala conferenze Anfiteatro di via Roma 253, a Cagliari, il “tavolo progettuale interistituzionale per l’attivazione del corso di laurea infermieristica nella provincia Carbonia-Iglesias”.
L’OPI è fortemente convinto che sia possibile un accordo sinergico tra la Regione Sardegna, l’Università di Cagliari, la Asl Sulcis, i Comuni del Sulcis Iglesiente, il Consorzio AUSI, per dare anche ai ragazzi della nostra provincia una maggiore opportunità di studio e nel contempo per promuovere la formazione di professionisti sanitari competenti e indispensabili per il sistema Salute.
In piena carenza di professionisti sanitari infermieri ed in un frangente in cui non pochi studenti sono costretti a interrompere o a non intraprendere un corso di studi universitario per mancanza di risorse economiche in seno al proprio nucleo familiare anche per la drammatica condizione lavorativa e sociale del Sulcis Iglesiente, è una opportunità che il territorio deve cogliere
e che le istituzioni potrebbero sostenere.
L’OPI avanzò dal 2013 l’ipotesi di realizzare un corso di laurea in infermieristica decentrato, rifacendosi all’esperienza delle realtà già presenti in territorio sardo e con quelle dell’Università degli studi di Torino. A distanza di 12 anni, la necessità di fornire risposte agli stessi bisogni formativi sociali e, nondimeno, assistenziali, si fa più forte: i dati sul fabbisogno formativo che verranno esposti dal dott. Mastrillo, dell’Università di Bologna, l’esperienza della gestione e organizzazione dei corsi di laurea in sedi decentrate del dott. Dimonte, dell’Università di Torino, apriranno il confronto con l’Università di Cagliari circa i vantaggi e le criticità per la realizzazione di corsi universitari e con le autorità locali e regionali. Sarà inoltre occasione per tutte le istituzioni di individuare risorse e soluzioni per la risoluzione delle criticità e problematiche che emergeranno eventualmente dal dibattito sui dati e considerazioni espresse.
Nel solco delle importanti iniziative che l’Ordine porta avanti e che vanno oltre all’ordinaria amministrazione, siamo impegnati dal 2013 nel nella promozione del corso di Laurea in Infermieristica nel Sulcis. Il “tavolo progettuale”, saprà avviare un confronto per la risposta alla nostra domanda: «Siamo finalmente pronti al corsi di laurea in Infermieristica nel Sulcis Iglesiente?»
Sono stati invitati all’incontro le seguenti autorità:
– Direttore Generale della Sanità, Luciano Giovanni Oppo

– Presidente del Consiglio regionale, Giampiero Comandini
– Assessore regionale della Sanità, Armando Bartolazzi
– Assessore regionale della Cultura, Ilaria Portas
– Rettore dell’Università di Cagliari, Francesco Mola
– Coordinatore del Corso di Laurea in Infermieristica, Paolo Contu, e Coordinatore attività professionalizzanti di Cagliari Maria Rita Pinna
– Il prof associato del Dipartimento di Scienze Mediche e San Pubblica, Luigi Minerba
– Il presidente Ersu Cagliari, Cosimo Ghiani
– Il commissario del Consorzio UniNuoro, Giovanni Pinna Parpaglia
– Il presidente del consorzio UniOlbia, Aldo Carta
– Il presidente del consorzio AUSI, Mauro Usai
– I sindaci dei 27 comuni del Sulcis Iglesiente
– Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche regionali
– I consiglieri regionali Andrea Pilurzu, Luca Pizzuto, Gianluigi Rubiu
– Il Direttore Generale della ASL Sulcis Giuliana Campus
– Il Direttore delle Professioni Infermieristiche Antonello Cuccuru.