18 August, 2022
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«Update clinico, diagnostico e terapeutico delle demenze nella terra della longevità» è il titolo del convegno che si svolgerà il 29 ottobre a Sassari nella sala riunioni dell’Hotel Grazia Deledda. Durante l’iniziativa, patrocinata dall’Aou di Sassari e promossa dalla professoressa Angela Spanu, direttrice della Uoc di Medicina nucleare dell’Aou di Sassari, e dalle responsabili scientifiche del convegno la professoressa Susanna Nuvoli e la dottoressa Maria Rita Piras, si analizzeranno le malattie neurodegenerative in Sardegna con un approfondimento degli aspetti clinici, diagnostici e terapeutici.

Aprirà i lavori, alle ore 11.00, il professor Francesco Cucca, responsabile della Genetica e biologia dello sviluppo dell’Aou, con una lettura magistrale sulla relazione tra la genetica della popolazione sarda e le malattie neurodegenerative e le demenze.

Il convegno proseguirà con due sessioni di lavoro dedicate all’inquadramento clinico dei disturbi cognitivi e alle problematiche socio-sanitarie correlate, alle terapie farmacologiche e non farmacologiche che completeranno l’inquadramento globale delle conoscenze scientifiche attuali.

Una parte fondamentale del convegno si incentrerà sugli strumenti diagnostici più all’avanguardia per l’individuazione precoce e conseguentemente sulla corretta gestione del malato affetto da queste patologie.

«L’obiettivo è fare il punto della situazione nel campo delle malattie neurodegenerative. Vogliamo sottolineare l’importanza dell’apporto delle metodiche di Imaging della medicina nucleare nella diagnosi di queste malattie e consentire una diagnosi differenziale per individuare i vari tipi di demenza, soprattutto nelle forme più dubbie», afferma la professoressa Angela Spanu.

Durante l’iniziativa, tra le metodiche “tradizionali”, saranno illustrate sia la tomografia o Spect (Single Photon Emission Computed Tomographyla) con traccianti di perfusione sia quella con traccianti recettoriali mentre tra le indagini di Imaging funzionale più innovative e di recente introduzione, ci si focalizzerà sulla Pet metabolica con Fluoro-desossiglucosio e sulla Pet con traccianti per la beta amiloide e la neuro-infiammazione.

«Una delle malattie neurodegenerative più diffuse in Sardegna è l’Alzheimer e attualmente si contano nell’isola circa 16.000 malati prosegue Angela Spanu -. Uno dei fattori di rischio è l’avanzare dell’età ma accanto alle forme senili è sempre più frequente l’esordio della malattia al di sotto dei 65 anni. Non vanno trascurate le forme ereditarie con esordio tra i 35 e i 60 anni di età. Non esiste una terapia specifica ma sono possibili cure innovative in grado di rallentare l’evoluzione della malattia diagnosticata nelle fasi iniziali.»

Per quanto riguarda l’Alzheimer, la Sardegna ha un’incidenza del 36% ed è al secondo posto dopo la Valle d’Aosta nel rapporto malati/abitanti.  Se si considerano le province in Italia, un triste primato spetta alla Sardegna con il 46% di Carbonia Iglesias, mentre Sassari è terza con il 38%. Le donne hanno un’incidenza del 6%, doppia rispetto al 3% degli uomini.

 

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A distanza di oltre due mesi dall’inizio dell’emergenza, c’è ancora poca chiarezza sul corretto utilizzo delle mascherine di protezione individuale dal Coronavirus.

Il 21 marzo scorso abbiamo pubblicato un vademecum sull’utilizzo delle mascherine predisposto da un’Agenzia formativa accreditata della Regione Piemonte, contenente utili informazioni sull’utilizzo delle mascherine, a beneficio di tutto il personale, anche al di fuori dell’attività lavorativa.

Sul corretto utilizzo delle mascherine si è continuato a discutere, perché anche da parte degli addetti ai lavori, sono arrivate spesso informazioni contrastanti.

Oggi, per cercare di fare finalmente definitivamente chiarezza e sciogliere anche gli ultimi dubbi, la Regione Sardegna ha pubblicato le linee guida per il corretto utilizzo delle mascherine di protezione Covid-19.

Il testo integrale.

Da quando è scoppiata la pandemia da Covid-19, le “mascherine” sono diventate un oggetto di interesse di massa, ma la gamma delle “mascherine” disponibili è molto variegata e occorre conoscerla un po’ più a fondo per potersi orientare nell’acquisto.

La distinzione più importante va fatta tra mascherine chirurgiche, che sono dispositivi medici (DM), dispositivi di protezione individuale (DPI) e mascherine filtranti.

I DM sono destinati ad uso medico e in quanto tali devono rispondere a precisi requisiti: efficienza di filtrazione batterica, respirabilità, resistenza agli spruzzi, pulizia microbica e biocompatibilità. Secondo la norma, esistono 3 tipi di mascherine chirurgiche, ma le loro differenze sono trascurabili per ciò che riguarda la filtrazione. Queste mascherine sono utili per proteggere i pazienti da eventuali contagi ad opera del personale sanitario e per proteggere chi le indossa (medici e infermieri) da spruzzi di liquidi potenzialmente contaminanti. In sostanza, se indossiamo una mascherina come questa, proteggiamo coloro che ci circondano più di noi stessi. Questo perché le mascherine non sono perfettamente aderenti al volto e quindi sono meno protettive dei DPI. I DM sono dispositivi usa e getta dalla durata limitata che dovrebbero essere cambiati quando iniziano a diventare umidi. Le mascherine chirurgiche devono essere validate dall’Istituto Superiore di Sanità prima di essere messe in commercio.

I DPI, sono semimaschere filtranti antipolvere utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie, e rispondono quindi a requisiti differenti rispetto ai DM, come ad esempio: penetrazione della polvere nel materiale filtrante, compatibilità con la pelle, infiammabilità, resistenza respiratoria ecc. I DPI si dividono in 3 categorie chiamate FFP1, FFP2 e FFP3 a seconda del loro potere filtrante rispetto a 2 aerosol standard: l’uno a base di acqua e sale, l’altro a base di paraffina.

Le FFP1 sono in grado di filtrare fino all’80% degli aerosol, le FFP2 il 94% e le FFP3 il 99%. All’interno dei DPI si trovano le mascherine “monouso” (marcate con NR) oppure quelle “riutilizzabili” (marchiate con R). In quest’ultimo caso è anche indicata con la lettera D la resistenza all’intasamento. Anche se riutilizzabili, questi DPI sono strettamente personali e occorre marcarli adeguatamente, contrassegnando anche i contenitori dove vengono conservati, per evitare di scambiarli con altre persone.

Un maggiore grado di filtrazione tende a causare una maggior difficoltà nel respirare, questo è il motivo per cui le persone che soffrono di malattie croniche respiratorie, cardiache o altre condizioni mediche che rendono difficoltoso il respiro, dovrebbero utilizzare i DPI con molta cautela. A causa della difficoltà respiratoria indotta, questo tipo di mascherine può disporre di una valvola di espirazione. I DPI con valvola quindi proteggono solo chi li indossa e non le persone circostanti, che potrebbero essere contagiate qualora chi porta la mascherine starnutisca o tossisca per questa ragione i DPI con valvola non devono mai essere utilizzati dalla popolazione. Al contrario, i DPI senza valvola, in particolare FFP2 e FFP3, proteggono sia chi li indossa, sia le persone circostanti. Per essere efficaci, i DPI devono essere verificati ad ogni utilizzo con una prova di tenuta che consiste nel coprire la maschera con le mani pulite o con dei guanti nuovi ed eseguire una inspirazione profonda, la maschera deve tendere a collassare sul viso senza perdite d’aria dai bordi.

La normativa che distingue FFP1, FFP 2 e FFP3 è usata solo in Europa. In questo periodo, in cui le mascherine vengono importate da ogni parte del mondo, potrà capitare di imbattersi in mascherine con certificazioni provenienti da altre normative. Non esiste una sovrapposizione perfetta, tuttavia le mascherine FFP2 possono essere considerate equivalenti a N95 (norma statunitense), KN95 (norma cinese); P2 (norma australiana e neozelandese); Korea 1st class (norma coreana) oppure DS (norma giapponese).

3) Le mascherine filtranti

Tutte le maschere facciali , incluse quelle artigianali o autocostruite, che non sono né DM, né DPI, vengono considerate mascherine filtranti. Questi dispositivi sono pensati per il solo scopo precauzionale e possono essere concepite sia come dispositivo monouso, sia per essere utilizzate più volte. In questo periodo, potrebbe capitare di trovare in commercio maschere filtranti senza marcatura “CE”. Durante la pandemia è stato infatti permesso ai produttori di mascherine filtranti di mettere in commercio dispositivi senza marcatura, a patto che questi non arrechino danni o determino rischi aggiuntivi per gli utilizzatori.

Le mascherine filtranti possono anche essere prodotte con tecniche materiali fai-da-te a patto di usare materiali puliti e ricordando sempre di lavarsi le mani prima di prepararle.

Un metodo per costruire mascherine usando la carta assorbente da cucina è stato recentemente messo a punto da una task force di università e ospedali della regione cinese di Hong Kong, sulla base di una validazione tecnico scientifica.

Il video è reperibile su youtube a questo indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=JY-29VBkGmw&feature=emb_logo

Un secondo esempio molto pratico ed efficiente per ottenere mascherine a partire da magliette o bandane in cotone è stato recentemente suggerito dal Dr. Jerome Adam capo esecutivo dello “United States Public Health Service Commissioned Corps”.

Il video è reperibile su youtube a questo indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=PI1GxNjAjlw

ATTENZIONE: Queste linee guida si aggiungono e non sostituiscono le regole di distanziamento sociale che sono il metodo più valido per garantire una protezione dal contagio.

1) Fermo restando le norme di distanziamento sociale e il divieto di assembramento, ogni qualvolta ci si rechi in luoghi pubblici è consigliato l’utilizzo di mascherine filtranti che coprano naso e bocca. Nella scelta delle mascherine, se possibile, è meglio preferire quelle rigide che non collassano sulla bocca (a coppa o a becco), tuttavia, è stato dimostrato che anche una mascherina di emergenza realizzata in cotone può avere un potere filtrante di circa il 70%, rispetto ad una mascherina chirurgica che filtra il 96% di ciò che è nebulizzato nell’aria. Questa capacità di filtro riduce la possibilità di emettere nell’aria piccole goccioline di saliva o muco parlando, tossendo oppure starnutendo e quindi riduce anche la possibilità di infettarsi.

2) È molto importante indossare correttamente le mascherine. È stato dimostrato che l’efficacia delle mascherine (chirurgiche) dipende moltissimo da come vengono indossate. Le mascherine filtranti solitamente non garantiscono la tenuta dei DPI e di conseguenza è molto importante indossarle correttamente, in modo che coprano il più possibile naso e bocca.

Un consiglio utile per bloccare la mascherina sul volto ed evitare di doverla sistemare durante il giorno è quello di fissarla al naso con un pezzo di nastro adesivo di carta o di cerotto ipoallergenico come mostrato nel disegno.

3) È importante togliere correttamente le mascherina dal viso. Questa procedura deve essere fatta a partire dai laccioli o dagli gli elastici che la fissano alla nuca ed evitando il più possibile di toccare la parte che è stata posta davanti al naso e alla bocca. È consigliato lavarsi le mani prima e dopo essersi tolti la mascherina per evitare di contaminare il volto con le mani durante la procedura e per non rischiare di avere le mani contaminate dopo aver liberato il volto.

4) Occorre trattare le mascherine usate come se fossero contaminate. Evitare di mettere/togliere la mascherina molte volte durante la giornata e non portare la mascherina al collo o sulla fronte. Una volta usate, le mascherine dovrebbero essere gettate in sacchetti chiusi o conservate in buste pulite di materiale traspirante, ad esempio la carta, fino alla loro disinfezione.

Il Covid-19 è un virus che si elimina facilmente da materiali e superfici. È quindi buona norma sanificare le mascherine filtranti in stoffa o tessuto (che non è né DPI, né DM) immergendole in alcol etilico ( 0.4 litri di alcol denaturato al 90% e acqua del rubinetto fino ad un totale di mezzo litro) o varechina (circa un cucchiaio da minestra di candeggina al 5%, circa 10 mL, e acqua di rubinetto fino ad arrivare a mezzo litro) per 5-10 minuti prima di lavarle in lavatrice. Se le mascherine filtranti dispongono di foglietti illustrativi indicanti i metodi di lavaggio: attenersi alle modalità indicate.

Non tentare di sanificare i DM o i DPI: una pulizia sbagliata può comprometterne infatti le capacità filtranti. Per impieghi in ambito lavorativo riferirsi pertanto ai competenti organi di prevenzione, e comunque seguire scrupolosamente le indicazioni fornite dai produttori.

5) Alcuni studi scientifici hanno mostrato come il virus si possa trasmettere per via oculare attraverso piccole goccioline, chiamate droplet, che escono dalla bocca o dal naso della persona infetta. Se si lavora in ambienti a forte contatto con il pubblico è consigliato utilizzare occhiali protettivi, oppure da vista o anche da sole. Schermi protettivi in plexiglass installati su sportelli o banconi per la rivendita sono da considerare ottimi sistemi di protezione sia per i clienti, che per i lavoratori. Anche gli occhiali (sia la montatura, che le lenti) possono facilmente essere lavati con acqua e sapone neutro per mantenerli puliti e sanificati con una salvietta imbevuta di alcool etilico.

6) Attenzione al cattivo uso dei guanti! Recentemente molti supermercati obbligano i clienti a utilizzare guanti usa e getta per poter fare la spesa, senza il rischio di contaminare i prodotti esposti. Questa procedura può conferire una erronea percezione di sicurezza e può tradursi in una contaminazione involontaria del viso. È molto importante ricordare che le mani, con o senza guanti, possono essere un vettore del virus. I guanti, così come le mani nude, vanno lavati con acqua e sapone oppure igienizzati con gel idroalcolico prima di toccare il viso.

Anche se si utilizzano dei guanti puliti, è sempre consigliato sovrapporre i guanti monouso, di solito messi a disposizione nei supermercati durante l’acquisto e la manipolazione di prodotti freschi, ortofrutticoli e da forno.

7) Usare auricolari per il cellulare. Moltissime volte al giorno le nostre mani toccano lo schermo del cellulare che, se usato senza auricolari, viene portato all’orecchio e può diventare quindi veicolo di infezione. L’impiego di auricolari, evita che telefoni e smartphone vengano appoggiati al volto.

Documento a cura del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid-19 della Regione Sardegna:

– Prof. Piero Cappuccinelli

– Prof. Francesco Cucca

– Prof. Stefano Vella

in collaborazione con:

– Prof. Luca Malfatti

– Prof. Giacomo Cao

e il Dipartimento di Ingegneria meccanica chimica dei materiali dell’Università di Cagliari

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«Grazie alle procedure di acquisto della Protezione Civile Regionale e alle donazioni di soggetti pubblici e privati, che ringrazio di cuore a nome di tutti i Sardi, nelle ultime ore abbiamo notevolmente potenziato le dotazioni di materiali e attrezzature che ci consentono di portare al massimo regime l’operatività dei nostri reparti covid, senza diminuire l’intensità delle cure e delle attenzioni rivolte a tutte le altre patologie.»
Così il presidente della Regione Christian Solinas, che ha tenuto questa sera il consueto punto-stampa avvalendosi della presenza dei professori Pietro Cappuccinelli e Francesco Cucca, in rappresentanza del Comitato tecnico-scientifico istituito dalla Regione, e che il presidente ha voluto ancora una volta ringraziare per avere accettato l’oneroso incarico, tra l’altro a titolo gratuito.
Il Presidente ha ricordato che stamane sono arrivati a Cagliari, grazie alla cooperazione della Croce Rossa, di Federfarma, della Protezione Civile e con l’impegno dell’assessore della Sanità Mario Nieddu, 10.000 kit contenenti tamponi e reagenti per proseguire ed incrementare lo screening sul personale sanitario e sui pazienti. «Uno stock importante – ha sottolineato il presidente Christian Solinas -, ma siamo al lavoro senza sosta anche per reperire ulteriori dotazioni.»
Cresce significativamente anche la dotazione di ventilatori polmonari, che ci consentono, ha sottolineato il Presidente, di potenziare i reparti di terapia intensiva. «Ringrazio – ha detto il Presidente Solinas -, i donatori pubblici e privati che hanno donato i preziosi apparecchi: l’imprenditore Massimo Cellino, che ha donato 6 ventilatori per il Santissima Trinità; ad Oristano sono arrivati 9 ventilatori donati dal Credito Cooperativo; altri 5 sono stati donati da Snam, mentre ci sono stati recapitati i primi 2 ventilatori inviatici dalla Protezione Civile Nazionale e siamo in attesa della fornitura Consip, già opzionata.
«A breve, dunque – ha concluso il presidente della Regione -, con le dotazioni ordinate dalla Protezione Civile Regionale si completerà la dotazione dei nostri reparti di terapia intensiva. Abbiamo inoltre acquisito 213 monitor multiparametrici indispensabili per tenere sotto controllo le condizioni dei pazienti ricoverati.»

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«I pediatri parte attiva nel miglioramento dell’assistenza in Sardegna». Per la prima volta piena condivisione e obiettivi comuni per gli specialisti isolani riuniti ad Alghero

«I pediatri hanno il diritto e il dovere di partecipare al progetto di migliorare l’assistenza pediatrica nella nostra Regione, facendo sentire la loro voce in un momento delicato di ottimizzazione delle risorse. Tutti devono fare la propria parte». Giuseppe Masnata, presidente regionale e componente del direttivo nazionale della Sip (Società italiana di pediatria), rilancia il messaggio chiave del congresso. In corso da ieri – giovedì 19 maggio – i lavori proseguono oggi e si concludono domani all’Hotel Catalunya, Alghero.   

«I pediatri devono potersi confrontare in un ambiente dove tutti si sentano protagonisti e, se serve, essere disposti ad accettare sacrifici. In una società civile investimento e impegno nella cultura e nell’organizzazione della sanità devono essere incrementati e non tagliati nei momenti di crisi. Specie nelle attenzioni e nelle energie spese per le categorie più deboli. Ringrazio i colleghi per ideazione e realizzazione del congresso e auspico il raggiungimento di traguardi comuni». Una condivisione tra pediatri ospedalieri, universitari, di famiglia e consultoriali, neonatologi e chirurghi pediatri: «Abbiamo una responsabilità personale e sociale: il benessere dei bambini» conclude il dottor Masnata.

Al secondo congresso regionale di area pediatrica, hanno preso parte e contribuito quindici Società scientifiche e Associazioni ediatriche (Società Italiana di Pediatria, Federazione Italiana Medici Pediatri, Società Italiana di Neonatologia, Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica, Società Italiana di Pediatria Ospedaliera, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica, Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili, Società Italiana Malattie Genetiche Pediatriche e Disabilità, Società Italiana di Cardiologia Pediatrica, Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica, Società Italiana di Neurologia Pediatrica, Società Italiana di Medicina Perinatale, Sindacato Italiano Specialisti Pediatri): un evento mai verificatosi in precedenza. Dall’ecografia clinica in neonatologia a chirurgia, genetica medica, malattie rare, cardiologia, alimentazione e procedure di assistenza al bambino critico: una combinazione multidisciplinare che associa problematiche e istanze di vecchia e nuova data. L’accreditamento prevede 22,5 crediti Ecm.

Sette corsi precongressuali (Dalle procedure per l’assistenza al bambino critico all’alimentazione, dalle malattie rare alla chirurgia neonatale e pediatrica); 35 abstract; un libro degli atti con 180 pagine; 60 tra relatori e moderatori; oltre 200 iscritti provenienti da tutta la regione.

Per l’Università di Cagliari sono intervenuti Paolo Moi, Vassilios Fanos, Gavino Faa e Alessandro Zuddas. Ai lavori prendono parte, tra gli altri, gli specialisti di Sassari Roberto Antonucci, Carlo Burrai, Guglielmo Campus, Paolo Castiglia, Francesco Cucca, Antonio Dessanti, Valentina Pes, Anna Maria Marinaro, Michele Ubertazzi ed Emanuela Porqueddu. Il congresso è presieduto da Giuseppe Masnata, Silvio Ardau, Antonio Balata, Loredana Boccone, Alessandro Canetto, Maurizio Crisafulli, Giuseppe Lixia, Alessandra Meloni, Basilio Mostallino, Giovanni Ottonello, Umberto Pelosi, Sabrina Pilia, Carlo Ripoli, Giovanna Solinas, Georgios Loudianos, Monica Urru, Paolo Zandara. Nel Comitato scientifico anche Antonio Cualbu, Paolo Pusceddu, Gianfranco Temporin e Alberto Villani. Nello staff organizzatore, tra gli altri, Osama Al Jamal, Lino Argiolas, Marta A. Bernassola, Antonio Chiarolini, Cecilia Marcheselli, Mauro Giorgio Olzai, Paola Pani.

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Martedì 20 ottobre si terrà a Cagliari la Giornata informativa regionale intitolata “Salute in Horizon 2020”, organizzata dallo Sportello Ricerca europea di Sardegna Ricerche in collaborazione con la Direzione per la Ricerca e il territorio dell’Università di Cagliari e l’Ufficio Ricerca dell’Università di Sassari. L’appuntamento è alle 9.00 nell’aula CM5 (3° piano) del Polo “Mario Aresu”, in via San Giorgio n. 12.

Obiettivo della giornata è illustrare i principali contenuti dei bandi sul tema Salute previsti per gli anni 2016 e 2017 nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma-quadro europeo per la ricerca e l’innovazione. L’attenzione si concentrerà in particolare sulle priorità fissate dalla Commissione Europea, sulle modalità di accesso ai bandi e sugli strumenti di finanziamento previsti.

Aprirà i lavori Roberto di Gioacchino (EU CORE Consulting), consulente dello Sportello Ricerca europea esperto in progettazione europea; a seguire, Caterina Buonocore (APRE), Punto di contatto nazionale per la tematica Salute, illustrerà le priorità dell’Unione Europea nel settore e l’approccio adottato dalla Commissione nella distribuzione del tema sui tre “pilastri” del programma Orizzonte 2020 (Competitività industriale, Sfide sociali ed Eccellenza scientifica). Saranno inoltre fornite indicazioni su come reperire e interpretare le informazioni più importanti all’interno dei bandi e su come presentare una proposta, con particolare attenzione alla specificità del settore. Infine, Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR di Cagliari, porterà la sua esperienza di coordinatore di progetti in Orizzonte 2020.

L’evento fa parte di un ciclo di quattro giornate informative organizzate da Sardegna Ricerche – in collaborazione con le Università di Cagliari e di Sassari e con Porto Conte Ricerche – con l’obiettivo di informare le imprese, le università, i centri di ricerca, i singoli ricercatori e i privati delle opportunità offerte dal programma Orizzonte 2020.

Dal 6 al 10 ottobre, è in programma a Pula, Sassari e Alghero, la #European Biotech Week, iniziativa promossa da #EuropaBio e coordinata in Italia da #Assobiotec, che intende sottolineare l’importanza della ricerca portata avanti nel settore delle biotecnologie attraverso attività ed eventi in diversi paesi d’Europa.

Sardegna Ricerche aderisce alla European Biotech Week con seminari e incontri che si terranno presso la sede di Pula del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna. Altre interessanti iniziative sono organizzate dall’Università di Sassari, che aprirà al pubblico diversi laboratori dei Dipartimenti di medicina veterinaria e di Agraria, e da Porto Conte Ricerche che presenterà le attività in corso presso la sede di Alghero del Parco tecnologico della Sardegna.

Di seguito il calendario degli eventi (seminari, convegni e incontri one-to-one) e l’elenco dei laboratori che apriranno le porte al pubblico.

Seminari e convegni

Lunedì 6 ottobre: “Dalla ricerca biotecnologica del CNR al mercato” (Parco tecnologico, edificio 2, Pula – dalle ore 10.30)

La giornata organizzata da Sardegna Ricerche è dedicata alla presentazione di una selezione delle tecnologie sviluppate nei laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche nelle aree della diagnostica e dello sviluppo di farmaci innovativi, della terapia genica, dei biosensori in campo agroalimentare ed ambientale, della biodiversità e della bioenergetica. La seconda parte della giornata sarà dedicata ad incontri individuali fra i ricercatori del CNR e imprese, università, investitori o altri soggetti interessati. L’evento si svolge nell’ambito del progetto “BioTTasa”, finanziato dal ministero dello Sviluppo economico per valorizzare la ricerca del CNR in ambito biotech.

Martedì 7 ottobre: “Genomica per la prevenzione, diagnosi e medicina personalizzata, DNA e Facebook” (Parco tecnologico, edificio 2, Pula – ore 10.00)

Il seminario è concepito in forma di dialogo fra un ricercatore affermato e un giornalista scientifico circa le possibilità, le prospettive, le ipotesi di sviluppo legate alla crescente disponibilità di dati sul DNA: dalle finalità di ricerca per la diagnosi e la medicina personalizzata, alla divulgazione e all’utilizzo dei media sociali. Interverranno Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR, e Sergio Pistoi, giornalista scientifico. Organizza Sardegna Ricerche.

Martedì 7 ottobre: “Applied Biotechnologies in Cryopreservation – What the Next”

(Dipartimento di medicina veterinaria, Aula consiliare, via Vienna, 2 – Sassari)

Venerdì 10 ottobre: “Porte Aperte a Porto Conte Ricerche”

(Porto Conte Ricerche, Parco tecnologico, loc. Tramariglio – Alghero – ore 9.30-13.00)

Porto Conte Ricerche e ViroStatics, azienda insediata nel Parco tecnologico, illustreranno ai visitatori le proprie attività di ricerca scientifica e i propri laboratori.

E’ iniziato ieri, 9 settembre, e si concluderà venerdì 13 settembre, al Parco tecnologico di Pula, la terza “Summer School – Analisi Genomica di malattie genetiche associate a tratti complessi e monogenici”, finanziata dall’assessorato della Programmazione e organizzata in collaborazione tra l’Istituto Ricerca Genetica e Biomedica (CNR-IRGB) e il Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (CRS4). Si tratta di un ciclo di lezioni e workshop specifici sulla Genomica Avanzata che si propone di fare il punto su teoria e pratica degli approcci per l’identificazione delle basi genetiche delle malattie umane evidenziando i vantaggi unici della popolazione fondatrice sarda.
«La Giunta sta investendo risorse importanti su ricerca e innovazione – spiega l’assessore regionale della Programmazione, Alessandra Zedda – con un impegno finanziario di circa 140 milioni in quattro anni, attraverso il rifinanziamento della Legge regionale 7/2007 destinando dal 2009 al 2012 per ogni annualità 35 milioni. Per il 2013, le risorse da programmare ammontano a 22 milioni di euro. Le “Summer School” rappresentano un’occasione importante per portare in Sardegna ricercatori da tutto il mondo per confrontarsi sui temi attinenti il reale impatto della ricerca sulla quotidianità della vita.»
Oltre 70 persone, tra studenti e docenti, sono arrivate da diverse parti del mondo a Pula presso le strutture di Sardegna Ricerche. Sotto il coordinamento scientifico del professor Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR e della professoressa Marcella Devoto della divisione Human Genetics, del Children’s Hospital di Philadelphia e organizzativo del dottor Roman Tirler del CRS4, docenti e studenti si confronteranno sull’applicazione delle informazioni a diverse aree di ricerca, con particolare riferimento alle più moderne metodiche di indagine per la delucidazione di malattie e tratti con una base genetica.
«La popolazione sarda – sottolinea Francesco Cucca – si sta sempre più rivelando come una risorsa preziosa per gli studi genetici e per l’applicazione delle più avanzate strategie di analisi basate sul sequenziamento dell’intero genoma e trascrittoma con l’obiettivo di capire meglio le cause di malattie comuni e rare e individuare nuovi punti di attacco per la loro cura.»