18 May, 2022
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L’ospedale San Giovanni di Dio riapre le sue porte il 14 e il 15 maggio per Monumenti aperti. Un’edizione speciale, questa, dopo lo strepitoso successo dell’anno scorso con le oltre 15mila persone che hanno visitato i sotterranei, dove i cagliaritani trovarono rifugio e salvezza quando i bombardamenti del 1943 devastarono Cagliari. Ed è in quei sotterranei  che è stato girato il documentario Quello che c’era, una delle novità più importanti di questa edizione ricchissima di storia, cultura, spettacolo e di novità: per la prima volta il San Giovanni di Dio viene “adottato” dagli studenti che diventano per due giorni i veri protagonisti del monumento e l’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari fa il suo ingresso nel Comitato scientifico di Monumenti aperti.

Il programma della manifestazione è stato presentata questa mattina nell’Aula Motzo della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università dal commissario straordinario dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari, Giorgio Sorrentino, dal Rettore dell’Ateneo cagliaritano, Maria Del Zompo e dal presidente di Imago Mundi, Fabrizio Frongia.

Il documentario è frutto di un grande lavoro di Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari, del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Cagliari e degli studenti del Gruppo C-nema del laboratorio audiovisivo (coordinato dal regista Marco Antonio Pani) all’interno dell’insegnamento dei linguaggi del Cinema, della Televisione e dei New Media, del prof. Antioco Floris. Protagonisti assoluti i due testimoni, Mario Seguro (88 anni) e Mariano Frongia (78), che si sono salvati proprio grazie al San Giovanni e ai suoi sotterranei. Un racconto emozionante quello di Seguro e Frongia, che fanno rivivere le terribili giornate del 1943, quando Cagliari fu completamente rasa al suolo dagli aerei alleati. Un cortometraggio che parla di un pezzo di storia della città ma che è anche memoria per le future generazioni.

Un progetto che si è realizzato grazie alla partnership con il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, come è stato sottolineato dal presidente della Facoltà di Studi Umanistici Rossana Martorelli, dalla coordinatrice del corso di laurea, Elisabetta Gola, e dal manager didattico, Valentina Favrin.

Il Gruppo C-nema è formato dagli studenti Francesco Campus, Jaime Cocco Ciboddo, Giuseppe Lai, Cristina Marci, Silvia Marci, Francesca Murgia, Luca Palmieri, Francesca Pili, Francesca Salis, Dafne Satta, Alessio Simbula, Bruna Francesca Sini.

Per la prima volta quest’anno, come ha spiegato il commissario straordinario dell’Aou, Giorgio Sorrentino, sono gli studenti che diventano “padroni” dell’ospedale. I ragazzi di due scuole medie (via Piceno-istituto comprensivo Santa Caterina di Cagliari e Rosas-Istituto comprensivo n. 2 di Quartu) faranno da “ciceroni” e illustreranno ai visitatori le bellezze del San Giovanni e dei suoi sotterranei. Una grande novità che assieme al progetto di alternanza scuola-lavoro elaborato con Imago Mundi, ha proprio l’obiettivo di valorizzare il Civile. «Non è un caso – spiega Sorrentino – che il nostro slogan di quest’anno sia: “San Giovanni di Dio, il Monumento della Salute”. Perché è qui, nell’ospedale più antico della città, che i cagliaritani hanno trovato e continuano a trovare un punto di riferimento». Ovviamente i ragazzi cureranno le visite guidate sotto la supervisione dell’Associazione dei dipendenti dell’Aou, Mariposa, vero motore delle iniziative culturali al San Giovanni.

Nella due giorni di Monumenti aperti sono tre gli appuntamenti musicali. Sabato14, alle 17.00, si esibirà nella hall del San Giovanni di Dio, il coro polifonico di Sinnai S’Addura. Domenica 15 due appuntamenti: alle 10.00 esibizione del gruppo Cuncordia a Launeddas; alle 11.30 nella Cappella del San Giovanni di Dio l’orchestra della scuola media a indirizzo musicale Rosas di Quartu, pluripremiata a livello nazionale. Infine, la mostra di piante officinali disegnate ad acquarello dell’artista sarda di fama internazionale Elisabetta Mura.

 

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Il San Giovanni di Dio riapre le sue porte il 14 e il 15 maggio per Monumenti aperti. Un’edizione speciale, questa, dopo lo strepitoso successo dell’anno scorso con le oltre 15mila persone che hanno visitato i sotterranei dove i cagliaritani trovarono rifugio e salvezza quando i bombardamenti del 1943 devastarono Cagliari. E proprio in quei sotterranei, che saranno riaperti per Monumenti aperti, è stato realizzato il documentario “Quello che c’era”, un grande lavoro di Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari, il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Cagliarii e gli studenti del Gruppo C-nema del laboratorio audiovisivo (coordinato dal regista Marco Antonio Pani) all’interno dell’insegnamento dei linguaggi del Cinema, della Televisione e dei New Media, del prof. Antioco Floris.

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Il cortometraggio e le novità previste per l’apertura al pubblico dei sotterranei e dei tesori del San Giovanni di Dio saranno presentate sabato 7 maggio alle 10.30 nell’Aula Motzo della Facoltà di Studi Umanistici in via Is Mirrionis 1 a Cagliari (Polo di Sa Duchessa) dal commissario straordinario dell’Aou di Cagliari, Giorgio Sorrentino, dal Rettore dell’Ateneo cagliaritano, Maria Del Zompo, dal il presidente di Monumenti aperti, Fabrizio Frongia. Parteciperanno anche la coordinatrice del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Elisabetta Gola, il manager didattico, Valentina Favrin, il professor Floris e gli studenti del Gruppo C-nema che hanno realizzato il documentario: Francesco Campus, Jaime Cocco Ciboddo, Giuseppe Lai, Cristina Marci, Silvia Marci, Francesca Murgia, Luca Palmieri, Francesca Pili, Francesca Salis, Dafne Satta, Alessio Simbula, Bruna Francesca Sini.

Ospedale Civile di Cagliari

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La banda musicale Giuseppe Verdi di Sant’Antioco, fondata nel 1946 dopo la guerra dal maestro Domenico Cardaropoli con l’aiuto di pochi musicisti e da un piccolo comitato cittadino, oggi una tra le bande musicali più note nel Sulcis, festeggia i 70 anni di attività. A ricordare la storia del complesso bandistico antiochense è Giuseppe Lai, noto Pinuccio, che serba ancora vivi ricordi da quando giovanotto iniziò a suonare la tromba, entrando a far parte della banda musicale.

«Già dai primi anni questo gruppo di  giovani allievi e musicisti di una certa esperienza formavano con successo un complesso bandistico ben affiatato – racconta Giuseppe Lai – in poco tempo siamo arrivati ad essere un gruppo di 50 musicisti invidiati in tutta la Provincia.»

Giuseppe Lai racconta che la banda musicale non ha mai avuto contributi di nessun tipo sorreggendosi per le piccole spese solo con i servizi musicali nelle processioni, dalle feste paesane dove la banda veniva invitata a suonare e per concerti nelle piazze di tutta la provincia che effettuavano a richiesta. «Potevamo contare solo su un piccolo contributo per il maestro mentre noi musicisti suonavamo gratis per la passione che avevamo per la musica e il grande orgoglio di appartenere a questo corpo bandistico così apprezzato e ben organizzato».

«Il repertorio – ricorda ancora con orgoglio Giuseppe Lai – comprendeva marce religiose, trionfali, militari e sinfoniche. Tra le arie più importanti suonate nelle piazze: il Rigoletto, la Sonnambula, il Barbiere di Siviglia,  Madama di Tebe, la Vedova Allegra,  Casta Diva, Carmen e Tosca.»

Giuseppe Lai è stato uno dei primi componenti della banda musicale e ricorda che suo padre aveva venduto delle pecore per potergli comprare la tromba. «Avevo 14 anni quando, acquistata la tromba, mio padre mi portò dal maestro a cui chiese di insegnarmi a suonarla, posso dire che nella banda ci sono stato per ben 47 anni. Prima come prima tromba, poi organizzatore e vice maestro senza mai abbandonare però di suonare la tromba. Dei musicisti della prima ora oggi ancora in vita – conclude Giuseppe Lai – siamo rimasti solo in cinque.»

Tito Siddi

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E’ iniziata nel mese di ottobre una nuova esperienza sportiva per gli atleti della A.S.D. Stella Speciale. Grazie all’interessamento e la sensibilità di tutta l’associazione Volley Project, infatti, gli Atleti Special Olympics hanno iniziato un cammino nel mondo della pallavolo.

In Italia la pallavolo Special Olympics è una disciplina giovane, difficile ma straordinariamente motivante. Inoltre, la pallavolo nasce Unificata per dare ad atleti e partner un’esperienza di inclusione unica, per dimostrare a tutti le capacità delle persone con disabilità intellettiva, e mostrare a tutti che lo sport non ha barriere. Anche la pallavolo rientra nel progetto globale di Special Olympics, #PlayUnified che si ispira ad un principio semplice: allenandosi insieme e giocando insieme, si fanno comprendere il modo più semplice e immediato valori come l’integrazione e l’amicizia, abbattendo le barriere e i pregiudizi che ancora persistono nei confronti delle persone con disabilità intellettiva.

Grande l’entusiasmo di tutti per questa nuova disciplina che, una volta alla settimana vedrà impegnati gli atleti ed i partner di Stella Speciale insieme alle giovanili della Volley Project di Carbonia, allenati da tecnici preparatissimi del calibro di Nicola Cabras, Giuseppe Lai, Alessio Tesi e Piergiorgio Farris.

Stella Speciale, dunque, farà da apripista in Sardegna per la pallavolo Special Olympics che, così come nel resto d’Italia, comincia a prendere forma e, come già avviene da tempo nel calcio e nel basket, porterà in campo e fuori gli alti valori dello sport unificato contribuendo alla crescita personale e l’autonomia fino alla piena inclusione delle persone con disabilità intellettiva.

Special Olympics rivolge un ringraziamento particolare a tutta Volley Project, in particolare a Stefano Cussotto e Luca Meletti che da subito, insieme ai tecnici, hanno condiviso questo progetto di sport ed inclusione sociale.

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I dipendenti dell’Ara Sardegna hanno chiesto alla Regione chiarezza sul loro futuro e sulla possibilità di essere integrati nell’organico dell’agenzia Laore nel corso dell’audizione dei sindacati dei 294 lavoratori dell’associazione in Commissione Attività produttive, presieduta da Luigi Lotto (Pd).

Giuseppe Lai (Confederia) ha chiesto perché, a distanza di tre mesi e mezzo dall’approvazione dell’ordine del giorno unitario «sulla necessità di procedere con le immediate azioni necessarie a porre fine all’annosa ed inaccettabile, tanto sul piano morale che su quello giuridico, situazione di incertezza e precarietà in cui permangono i dipendenti ARAS», ancora niente è stato fatto. Lai ha ricordato che quest’anno i dipendenti sono rimasti senza stipendio per cinque mesi e che si sono dovuti indebitare per poter provvedere al mantenimento delle proprie famiglie. Il rappresentante sindacale ha ricordato che il loro lavoro ha portato importanti risultati per il settore zootecnico sardo con un miglioramento della qualità del latte e con la vaccinazione diretta dei capi ovini contro la Blue tongue e conseguente riduzione dei contagi. Un patrimonio di competenze, secondo Lai, che la Regione non può perdere e che inserito all’interno di Laore sarebbe in grado di portare ben più ampi risultati.

Marino Contu, direttore dell’Aras, sentito anche lui in audizione, ha poi presentato i numeri e un quadro completo dell’associazione che ha necessità per l’anno in corso di altri 2 milioni e 600mila euro. Contu ha spiegato che l’Aras ha ridotto in maniera notevole i costi: segue oltre 9.746 aziende con un costo per azienda di 1.518 euro, contro i 2.877 euro del 2011 e i 1580 del 2013. Su 294 dipendenti, soltanto 16 sono amministrativi, gli altri sono veterinari, zootecnici, addetti al laboratorio e ced.  I dipendenti hanno un’età media di 52 anni e 7 mesi e  sono sempre presenti sul territorio, nelle aziende e dagli allevatori, con un tasso medio di assenza per malattia bassissimo: 4 giorni l’anno. L’Aras ha avuto un  costo complessivo di gestione di 14 milioni 482mila euro per il 2014 di cui 13milioni e 154mila euro per il personale con un risparmio del 4,25 per cento rispetto al 2013. Gli altri costi sono costi di gestione e spese generali.

A fronte di questi costi l’Aras si occupa di Benessere animale, piano di Qualità del latte ovicaprino, Piano di qualità del latte bovino, profilassi diretta alla Blue tongue, assistenza tecnica tradizionale a favore degli allevamenti che ne fanno richiesta, analisi per conto dell’Istituto zoo profilattico (45per cento delle analisi dell’Izs), ricerca e formazioni dei dottorandi di Medicina veterinaria e Scienze agrarie, azioni di coordinamento delle Associazioni provinciali allevatori, monitoraggio e analisi del rischio delle principali patologie emergenti, protocollo operativo per le Aflatossine nel settore ovino del latte, autocontrollo per la paratubercolosi bovina e analisi del latte di singola bovina per la diagnosi di gravidanza.

Inizia sabato sera il nuovo campionato di B1 di volley maschile. Al via quattro squadre sarde: Volley Iglesias, VBA/Olimpia Sant’Antioco, Augusta Volley Cagliari e Meridiana Olbia.

C’è grande attesa per vedere all’opera le due squadre sulcitane, profondamente cambiate, a partire dalla guida tecnica, rispetto alla passata stagione. A Iglesias, conclusa l’esperienza di Giuseppe Lai, è tornato il coach Alessio Marotto; a Sant’Antioco, dopo il ripescaggio, completamente rivoluzionato l’organico, affidato alle cure del coach Fabrizio Sarno.

Il Volley Iglesias farà il suo esordio sul campo dei Lupi di Santa Croce (Pisa), domenica 20 ottobre, alle ore 18.00; esordio casalingo, invece, per la VBA/Olimpia Sant’Antioco, sabato 19 ottobre, alle 19.00, contro il 4 Torri Ferrara.

Le altre due squadre sarde, Meridiana Olbia e Augusta Cagliari, giocheranno entrambe sabato 19 ottobre, rispettivamente alle 16.00 a Monterotondo e alle 17.00 in casa contro l’Horizon Group Globo di Viterbo.

 

VBA:Olimpia-Violley Cagliari 1

 

Alessio Marotto.

Alessio Marotto, coach Volley Iglesias.

Fabrizio Sarno.

Fabrizio Sarno., coach VBA)Olimpia Sant’Antioco.