25 September, 2022
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Può l’agricoltura rispettare e conservare le risorse ambientali (acqua, fertilità del suolo, biodiversità), tutelando allo stesso tempo, la salute dei consumatori? Può sostenere il benessere dei cittadini e produrre beni alimentari per tutti? E può essere economicamente vantaggiosa per gli agricoltori e per le loro famiglie?
Sono domande alle quali tenteranno di dare risposte due seminari formativi per i giornalisti dal titolo “Agricoltura solidale: tra sviluppo economico sostenibile e inclusione sociale”, organizzati dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna, con la delegazione regionale Caritas Sardegna e con l’UCSI Sardegna. Si svolgeranno giovedì 25 ottobre 2018, dalle ore 14.00 alle 17.00, a Iglesias, nella sala Lepori (via Isonzo), e venerdì 26 ottobre, dalle 14.00 alle 17.00 a Ozieri, nella sede della Caritas diocesana, in via Azuni 1.
Tra i temi che saranno affrontati, quelli relativi alla valorizzazione del comparto agricolo per lo sviluppo dei territori, della promozione di percorsi di inserimento lavorativo che mettano al centro la dignità della persona, in un’ottica inclusiva e di promozione umana integrale.
Ognuno dei due seminari darà diritto a 3 crediti formativi.

Questo il programma

Giovedì 25 ottobre, IGLESIAS
Introduzione di Francesco Birocchi, presidente ODG Sardegna
Saluti di Raffaele Callia, direttore Caritas Iglesias e delegato regionale Caritas ed Andrea Pala, presidente UCSI Sardegna
Interventi di:
Costantino Palmas (Università Cagliari)
Giorgio Demurtas, presidente provinciale Federazione Coldiretti di Cagliari
Simone Cabitza, referente del Progetto Orti solidali di comunità

Venerdì 26 ottobre, OZIERI
Introduzione di Francesco Birocchi, presidente ODG Sardegna
Saluti di Don Mario Curzu, direttore Caritas Ozieri e Andrea Pala, presidente UCSI Sardegna
Interventi di:
Costantino Palmas (Università Cagliari)
Battista Cualbu, presidente regionale Coldiretti Sardegna

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Questa mattina il sindaco Paola Massidda ed il direttore della Caritas Diocesana di Iglesias Raffaele Callia hanno siglato una convenzione biennale – rinnovabile per la stessa durata – il cui obiettivo è operare in modo coordinato per contrastare fenomeni di emarginazione, esclusione sociale e povertà.
«La lotta alla povertà e all’esclusione sociale rappresenta una priorità imprescindibile per il benessere e la coesione della comunità di Carbonia – ha detto il sindaco Paola Massidda -. La convenzione nasce dalla volontà dei due Enti di operare unitariamente per rendere più efficace la nostra azione a sostegno delle famiglie bisognose.»
La Caritas, organismo pastorale della Diocesi di Iglesias, è una realtà consolidata, che nella città Carbonia è attiva da tempo con i seguenti servizi: il Centro di ascolto zonale “Madonna del Buon Consiglio”, luogo privilegiato di accoglienza e ascolto di persone in difficoltà; “L’Emporio della Solidarietà”, un vero e proprio discount in cui vengono fornite le principali risorse alimentari alle famiglie indigenti.
La Caritas lavorerà in stretta collaborazione con i Servizi Sociali comunali, i quali hanno lo scopo di promuovere il benessere della comunità attraverso azioni di prevenzione e promozione sociale, accompagnando le persone nei momenti di fragilità e favorendo la loro autonomia ed integrazione sociale.

«Sarà compito della Caritas e del Comune di Carbonia confrontarsi periodicamente sui bisogni che emergono dai destinatari dei servizi, dagli operatori dei Servizi sociali e della Caritas, rendendosi disponibili a co-progettare interventi formativi specifici», ha precisato l’assessore ai Servizi sociali Loredana La Barbera.
L’approccio sarà improntato sul dialogo, la condivisione, la compartecipazione e la reciproca comunicazione.

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Inclusione e innovazione sociale hanno caratterizzato i lavori della seconda e ultima giornata dell’evento annuale del POR FSE Sardegna 2014-2020, che si è svolta questa mattina all’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, su iniziativa dell’Autorità di Gestione del Programma. Sono intervenuti l’assessore del Lavoro Virginia Mura, il capo unità della Direzione generale Occupazione della Commissione Europea, la portoghese Adelina Dos Reis, l’Autorità di gestione Luca Galassi, il direttore generale delle Politiche sociali Stefania Manca, il delegato regionale della Caritas Sardegna Raffaele Callia ed il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Sardegna, Claudio Atzori. A proposito di inclusione, tutti i relatori sono stati affiancati nei loro interventi da un’interprete della lingua dei segni.
«La Regione Sardegna – ha spiegato l’assessore Virginia Mura – nel corso di questa legislatura ha realizzato una serie di azioni, cito su tutte il REIS, per le quali siamo considerati all’avanguardia in Italia. Intendiamo impiegare sino all’ultimo euro disponibile per dare risposte alle tante domande di aiuto. Abbiamo dedicato 16 milioni 500mila euro per le famiglie in difficoltà, con misure che ci consentono di accompagnarle in un percorso virtuoso. Gli Avvisi “Cumentzu”, “CARPEDIEM” e “Diamante Impresa” sono rivolti a figure che desiderano affacciarsi nel mondo del lavoro oppure richiedono particolari tutele. Le misure saranno seguite da una équipe multidisciplinare che accompagnerà coloro che beneficiano del Reddito d’inclusione sociale (REIS), di cui fanno parte anche gli operatori dei Centri per l’impiego. La parte formativa è invece inserita nel programma LavoRAS.»
«L’Europa è un continente complesso, caratterizzato da differenze enormi tra un’area e un’altra, ma l’Unione Europea esiste proprio per aiutare i Paesi maggiormente in difficoltà – ha dichiarato la rappresentante della Commissione Europea, Dos Reis -. Le statistiche ci dicono che il livello di povertà in Italia è tra i più alti d’Europa. Occorre una risposta delle istituzioni, e credo che la Sardegna stia facendo di tutto per contrastarla, in linea con il programma e le direttive UE.»
«Dopo la crisi del 2008-2009 la platea di poveri in Sardegna è aumentata, mentre le risorse europee rivolte all’attivazione delle persone sono diminuite – ha detto Luca Galassi  – Autorità di gestione -. Noi stiamo cercando di aumentare le occasioni di inclusione sociale e lavorativa. CARPEDIEM (Catalogo regionale dei progetti eleggibili di inclusione ed empowerment) è uno strumento a carattere sperimentale ma ha messo in campo 8 milioni 500mila euro a cui si può partecipare sino al prossimo 3 settembre. Il POR FSE sta camminando, la spesa sta andando bene: siamo già al 50%. Sinora abbiamo rispettato gli obiettivi che ci ha dato l’UE, però ora l’asticella si è alzata e dobbiamo raddoppiare l’impegno.»
«La Regione – ha sottolineato il DG delle Politiche sociali, Stefania Manca – in questi anni ha lavorato duramente per costruire una governance unica sulle politiche sociali, per esempio con l’istituzione del Tavolo delle povertà al quale siedono tutte le realtà del terzo settore, che svolge un ruolo fondamentale ed è chiamato a fare rete con le istituzioni.»

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Martedì 21 novembre 2017, alle ore 9.30, presso la sede del Consiglio regionale, la delegazione regionale della Caritas presenterà, durante una conferenza stampa, i nuovi dati su povertà ed esclusione sociale in Sardegna.

Verranno esaminate le problematiche emergenti relative alla povertà e ai bisogni rilevati sul territorio regionale nel 2016, sulla base dei dati forniti dai Centri d’ascolto delle Caritas diocesane della Sardegna, strumenti privilegiati di incontro e osservazione del disagio.

Introdurrà e coordinerà i lavori don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari e delegato regionale della Caritas Sardegna.

Dopo i saluti introduttivi di mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza episcopale sarda e dell’on. Gianfranco Ganau, presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Raffaele Callia, direttore della Caritas di Iglesias e responsabile del Servizio studi e ricerche della Caritas regionale presenterà il report, con la rettura pastorale curata da mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo delegato della Conferenza episcopale sarda per il servizio della carità.

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Trascorrere una serata a teatro per riflettere sul GAP (Gioco d’Azzardo Patologico), un fenomeno che sempre più rovina la vita delle persone anche nel Sulcis Iglesiente. È questo l’invito della Caritas diocesana e della Società operaia e industriale di mutuo soccorso di Iglesias per sabato 18 novembre. Sul palco dell’Electra, in piazza Pichi ad Iglesias, alle 21.00 ci sarà “Gran casinò. Storie di chi gioca sulla pelle degli altri”.

Per la compagnia milanese “Itineraria Teatro”, produttrice e autrice dell’opera, è «un’occasione per comprendere cosa si celi dietro un business miliardario che stritola le sue vittime tra usura e criminalità».

Il progetto, patrocinato dal Comune di Iglesias, nasce per interrompere il silenzio su un dramma che rischia di rimanere nell’ombra. «Il gioco di azzardo patologico – spiega Raffaele Callia, direttore della Caritas diocesana di Iglesias e responsabile regionale del Servizio studi e ricerche – è un fenomeno ancora sottotraccia, che non viene percepito come problema, anche perché chi ne è vittima non ne ammette l’esistenza». Nei Centri di ascolto non arrivano richieste di aiuto dirette: «Vengono i familiari – prosegue Raffaele Callia – perché si ha paura di essere etichettati». Il dramma emerge da altri fattori-spia, come un crescente bisogno di denaro.

Così è nata l’idea di sensibilizzare attraverso lo spettacolo (a ingresso libero) scritto da Fabrizio De Giovanni (che ne è anche interprete), Ercole Ongaro ed Enrico Comi. La regia è di Gilberto Colla. Le luci sono affidate a Luca Sabatino e la direzione tecnica a Maria Chiara Di Marco.

Proseguono le iniziative che, in questi anni, hanno visto la città prendere coscienza con diverse manifestazioni, fra cui l’inchiesta della giornalista Tamara Peddis, i video come quello girato dall’Ipia Galileo Ferraris o i “flash mob” davanti ai locali i cui gestori hanno scelto di bandire le macchinette.

L’obiettivo, precisa il direttore della Caritas, è quello di superare la contraddizione che vede lo «Stato promotore: per quanto inviti a giocare moderatamente ne favorisce tutte le condizioni per la diffusione».

Una questione di grossi numeri: 96 miliardi complessivi di incasso, di cui ben 10 vanno direttamente allo Stato; 16 milioni di giocatori che si alternano davanti a 450mila slot machine sparse per tutto il Paese. Solo in Sardegna si spendono in media mille euro all’anno per abitante, minorenni compresi.

«Molti – racconta la compagnia Itineraria, che fa teatro sociale dal 1994 – hanno intravisto nel gioco d’azzardo la soluzione ai propri problemi economici e si sono gettati a capofitto nel mare delle scommesse; lo Stato, dal canto suo, ha pensato bene di risolvere i propri deficit di bilancio andando a pescare nel torbido dell’azzardo per aumentare le entrate fiscali. “Gran Casinò”: uno spettacolo per dire no al gioco di azzardo, anche a quello legale, e per contribuire a creare consapevolezza su un perverso business gestito dalle lobby del gioco e dalla malavita. Perché questo cancro sociale cessi di propagarsi nelle menti e nell’animo di milioni di cittadini.»

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La Caritas diocesana di Iglesias fortifica il suo servizio nel territorio mettendo a disposizione un nuovo Centro di ascolto zonale. Sarà operativo in due sedi: nelle parrocchie di Fluminimaggiore e Buggerru.

Martedì 26 settembre si svolgerà la cerimonia di inaugurazione e si dividerà fra i due Comuni.

Inizierà a Fluminimaggiore, alle 16.00, nel salone parrocchiale della chiesa di Sant’Antonio in via La Marmora 2. Verrà introdotta da un momento di preghiera presieduta dal vescovo di Iglesias Giovanni Paolo Zedda (delegato della Conferenza episcopale sarda per il Servizio della carità) e parteciperanno: il parroco don Vittorio Scibilia, l’amministrazione comunale, Raffaele Callia (direttore della Caritas diocesana di Iglesias, responsabile regionale dei Servizi Studi e Ricerche e Promozione Mondialità) e gli operatori del nuovo Centro di ascolto.

Alle 17.00 è previsto lo spostamento a Buggerru nel salone parrocchiale della chiesa di San Giovanni Battista in via Iglesias 13 in cui saranno presenti anche il parroco don Marco Angius, gli amministratori locali e gli operatori del nuovo Servizio.

«Il nuovo Centro di ascolto – spiega Raffaele Callia – risponde alla scelta di decentrare i Servizi della Caritas all’interno del territorio diocesano, per intercettare le periferie, secondo il messaggio di Papa Francesco». Una scelta iniziata con la creazione del Centro d’ascolto di Sant’Antioco, nel 2013, e, lo scorso novembre, con l’attivazione di quello di Santadi nell’ottica di essere più vicini alla comunità che non sempre ha la possibilità di poter raggiungere il Centro di ascolto diocesano a Iglesias o quello interparrocchiale a Carbonia. «Il Servizio – aggiunge il direttore della Caritas diocesana – con due sedi, coinvolgerà due comunità parrocchiali secondo uno stile di intervento pastorale unitario». Gli operatori hanno condiviso un percorso di formazione per due anni: «Basato sul metodo dell’ascolto e sull’uso di Ospoweb, la piattaforma digitale che permette di analizzare i bisogni del territorio, secondo il tradizionale metodo Caritas».

Il Centro di ascolto della Caritas è il luogo in cui s’intessono relazioni fra le persone. È qui che si esprimono i bisogni di chi si avvicina per esprimere il disagio che sta attraversando e nasce il dialogo con operatori e volontari, in una reciproca relazione di aiuto. Gli operatori lavorano in équipe: una volta alla settimana si confrontano, riuniti in un Coordinamento, su una strategia che possa essere di supporto alle diverse necessità presentate. Questo permette di armonizzare i criteri di intervento e rendere omogeneo lo stile di lavoro. In un’ottica della non dispersione degli interventi la Caritas, da anni, lavora in rete con i diversi servizi e istituzioni del territorio.

Accoglienza senza pregiudizi e ascolto attivo della persona sono il fulcro del servizio di un Centro di ascolto Caritas. Da questi principi scaturiscono le altre funzioni specifiche: 1) presa in carico delle storie di sofferenza e condivisione di un progetto di “liberazione” dal bisogno; 2) orientamento delle persone verso una rilettura delle reali esigenze e una ricerca delle soluzioni più indicate e dei servizi più adeguati presenti sul territorio; 3) accompagnamento di chi sperimenta la mancanza di punti di riferimento e di interlocutori che restituiscano la speranza di un cambiamento, mettendo in contatto la persona con i servizi presenti sul territorio ed attivando tutte le risorse possibili; 4) prima risposta per i bisogni più urgenti, sempre attraverso il coinvolgimento delle comunità parrocchiali e del territorio.

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La Caritas diocesana di Iglesias, nell’ambito del progetto “Iscòla de Maduridàde” assegnerà le prime 20 borse di studio per gli studenti che, nel 2016, si sono immatricolati all’Università.

I destinatari sono ragazzi meritevoli, diplomati lo scorso anno in uno degli istituti dell’ex provincia di Carbonia Iglesias con un minimo di 70/100, e in condizioni di difficoltà economica. L’importo di ciascun assegno è di 500,00 euro.

La cerimonia di consegna avverrà il giorno venerdì 10 febbraio, alle 18.30, presso l’Auditorium vescovile di Iglesias. Sarà presente il vescovo, S.E. mons. Giovanni Paolo Zedda, e interverranno il direttore della Caritas diocesana di Iglesias, Raffaele Callia, con l’équipe del progetto “Iscòla de Maduridàde”.

“Iscòla de Maduridàde” nasce per contribuire a contrastare i fenomeni di dispersione e abbandono scolastico, che si ripercuotono sul benessere della stessa società. Recepisce la preoccupazione espressa dai Vescovi sardi, nella lettera pastorale del 19 marzo 2014 dal titolo Un cammino di speranza per la Sardegna, sulle «gravissime emergenze del lavoro e sociali, nonché quelle legate alla condizione giovanile» e si sviluppa su più azioni che, nell’arco di un triennio, lavoreranno insieme ai ragazzi delle Superiori. 

Il progetto, finanziato dalla CEI, attraverso il “Fondo 8xmille Italia” affidato alla Caritas Italiana, si sviluppa attraverso diverse azioni: quella di mentoring scolastico, volto a migliorare il benessere e l’agio degli studenti all’interno della scuola; l’istituzione di un totale di 60 borse di studio (in tre anni) per i diplomati più meritevoli immatricolatisi all’Università; la formazione di un’associazione di promozione sociale, che – in futuro – si occuperà di erogare servizi nel campo dell’educazione inclusiva. 

Il progetto nasce da una lettura di una vera e propria “emergenza generazionale” del territorio, che individua come “nuovi poveri” i giovani dai 15 ai 24 anni: «Persone – ha chiarito Raffaele Callia, direttore della Caritas diocesana di Iglesias e responsabile del Servizio studi e ricerche della Caritas regionale – che non studiano non si formano e non lavorano (NEET): una vera “bomba ad orologeria” per la società. Compito della Caritas, come organismo pastorale della Chiesa, non è solo lenire le sofferenze ma interrogarsi sulle cause del disagio». Fra le debolezze, per il direttore della Caritas di Iglesias, emergono in modo significativo «l’abbandono scolastico, l’assenza di alternative formative professionali e la mancanza lavoro».

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E’ stato presentato stamane, nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Villa Devoto, a Cagliari, il “Report Caritas su povertà ed esclusione sociale in Sardegna 2016“.
All’incontro con la stampa erano presenti mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza Episcopale Sarda, mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo delegato della CES per il servizio della carità; don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari e delegato regionale Caritas Sardegna; Raffaele Callia, direttore della Caritas di Iglesias e responsabile del Servizio Studi e Ricerche della Caritas regionale.
La povertà relativa delle famiglie è risultata in leggero calo nel 2015 sul 14,9%, rispetto al 15,1% del 2014 per un totale di 107.400 famiglie (dati Istat), ma la Caritas ha registrato un aumento delle richieste di aiuto o di un sostegno economico. Nel 2015 ben 7.867 persone si sono rivolte ai 50 centri di ascolto della Caritas in 32 comuni sardi, e nel 2016 questo numero ha continuato a crescere, tanto che si stima che a fine anno possa arrivare a sfiorare il tetto delle 10.000 persone.

A chiedere aiuto sono stati soprattutto cittadini italiani (70,4%) maschi (le donne sono state 3.918, il 49,8%) di età compresa tra i 45 e i 49 anni, mentre l’età media è di 47,4 anni (i quarantenni coprono un quarto del totale con il 26,1%). Tanti anche i cinquantenni: oltre mille persone. Si tratta di persone fragili che vivono in famiglie con disagio, ma aumenta anche la quota dei single (29,6% rispetto al 28,2% del 2014) e dei separati o divorziati (da 11,8% del 2014 a 12,3% del 2015).

Tutti i dati sono consultabili nel Report allegato.

«Siamo molto attenti al tema delle povertà, destinando risorse ma soprattutto badando a ottenere risultati – ha commentato il presidente Francesco Pigliaru -. Usciamo lentamente da una profonda crisi internazionale. Globalizzazione e tecnologia stanno cambiando lo scenario dell’occupazione, facendo perdere posti di lavoro o sostituendo le professioni attuali con altre. In questo cambiamento, che anche la Sardegna si trova ad affrontare, sappiamo di dover intervenire tenendo conto delle povertà presenti e di quelle future. Per questo non dimentichiamo i destini individuali, consapevoli che bisogna pensare per esempio a chi è stato sfortunato e non ha più un’età per reinventarsi. Va in questa direzione il Reddito di Inclusione Sociale, fortemente voluto dalla nostra maggioranza. Ma è necessario – ha concluso Francesco Pigliaru – tener conto della povertà del futuro e spezzare la catena che rischia di trasmettere la povertà dalle famiglie ai loro figli: vogliamo che l’ascensore sociale funzioni e per riuscirsi bisogna passare attraverso l’istruzione. In questo senso il progetto Iscol@ è un nostro grande investimento sulle povertà.» 

«La Regione è attivamente in campo per fronteggiare la povertà – ha detto l’assessora del Lavoro Virginia Mura -, tra le regioni del Mezzogiorno siamo di gran lunga quella che fornisce la maggiore quantità di risorse per favorire l’inclusione sociale. Confido che con i nuovi Centri per l’impiego che stiamo modellando in attuazione della Riforma, avremo presto delle strutture pienamente efficienti che svolgeranno un ruolo attivo nella presa in carico delle persone, soprattutto quelle maggiormente in difficoltà, per le quali saranno disegnati percorsi individuali e personalizzati, affinché quando possibile possano rimettersi in gioco e sfuggire a un destino di povertà. Non dimentichiamo – ha concluso l’assessore del Lavoro – che le nostre misure agiscono sul campo non solo del contrasto al fenomeno, ma anche della prevenzione. Il lavoro è certamente il migliore antidoto alla povertà, ed è anche per questo che tutto il nostro impegno è rivolto a favorire nuove occasioni di occupazione, sia per chi l’ha perduta che per chi non l’ha mai avuta.»

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Per combattere la povertà non servono più soldi ma migliori servizi. Perché la povertà raccontata dai poveri è ben diversa da quella immaginata dalle amministrazioni, che pure investono cifre poderose (in Sardegna la spesa pro capite è di 108 euro, a fronte dei 38 euro di media nazionale) per raccogliere però risultati parziali, se non insoddisfacenti. È il risultato della ricerca “Le trappole della povertà in Sardegna: soluzioni e strategie”, realizzata dalla Fondazione Zancan su commissione del Centro di Servizio per il Volontariato “Sardegna Solidale” e presentata ieri a Cagliari nel corso di un incontro svoltosi nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna.

La ricerca si è basata su 52 interviste ad altrettante famiglie povere sarde, ed è stata integrata da due focus group a cui hanno partecipato esperti, volontari ed amministratori. Il risultato è un quadro inedito del fenomeno perché «anche in Sardegna si continuano a fare politiche contro la povertà senza sentire i maggiori esperti: cioè i poveri», ha affermato Giampiero Farru, presidente di Sardegna Solidale.

La domanda di partenza è stata: quali sono i principali fattori legati alla condizione di povertà, soprattutto di lunga durata, delle famiglie?

Ogni famiglia ha indicato in media tre criticità e la prima (richiamata con una percentuale del 95 per cento) è stata l’assenza di un lavoro, seguita da problemi legati all’abitazione (65 per cento) e alla salute (58 per cento). «È evidente dunque che una semplice erogazione finanziaria non risolve assolutamente la gran parte dei problemi connessi alla povertà, che è un fenomeno generato da fattori concomitanti che dunque necessita di una molteplicità di azioni», ha spiegato il direttore della Fondazione Zancan, Tiziano Vecchiato.

Con la seconda domanda è stato chiesto alle famiglie di indicare gli interventi, forniti da soggetti pubblici o privati, che li hanno aiutati maggiormente.

Il 95 per cento delle famiglie ha ottenuto contributi, il 69 aiuti di prima necessità e il 29 per cento assistenza abitativa. Servizi di orientamento e sostegno, agevolazioni sui servizi per bambini/ragazzi e assistenza domiciliare hanno riguardato rispettivamente il 27, 23 e 13 per cento delle famiglie.

A fornire questi aiuti sono stati nell’11,7% dei casi familiari o amici (e quasi due terzi di questi aiuti sono stati contributi a sostegno del reddito del nucleo), nel 33,1% enti privati (associazioni, organizzazioni di volontariato), e nel 55,2% enti pubblici di vario livello. In questo caso, circa tre quarti degli aiuti sono stati contributi economici diretti (erogazioni di sostegno al reddito, contributi per lavori socialmente utili, pensioni e indennità di invalidità) o indiretti (contributi per visite mediche e farmaci, per affitto o utenze).

Ma come le famiglie hanno valutato gli aiuti ricevuti? Su una scala da uno a cinque, il livello medio di utilità degli aiuti ricevuti è quasi 3,7. Ma non tutti gli interventi sono stati ritenuti ugualmente utili. Paradossalmente, ai contributi economici e ai beni materiali di prima necessità le famiglie hanno attribuito un livello di utilità più basso (tra 3,5 e 3,6), mentre al sostegno fornito in forma di prestiti agevolati è associato il massimo livello di utilità (punteggio medio 5,0), seguiti dai servizi di assistenza abitativa (4,7), orientamento/sostegno psicosociale e assistenza sociosanitaria (4,5), servizi di assistenza domiciliare (3,9) e accoglienza residenziale (3,6). «Se i servizi di microcredito sono i più apprezzati significa che le persone vogliono restituire le risorse ricevute – ha spiegato Vecchiato – segno che l’assistenzialismo non è ineluttabile ma è generato dalle politiche messe in campo».

Per quanto riguarda invece gli aiuti non ricevuti, le famiglie hanno individuato 152 aiuti di cui avrebbero avuto bisogno (e l’85,5% delle famiglie ha citato almeno un aiuto mancato). Il 71 per cento delle famiglie ha lamentato l’assenza di servizi per il lavoro, il 60 di contributi e il 20 di assistenza abitativa.

Ma non tutti gli aiuti “mancati” hanno pesato ugualmente sulle famiglie in difficoltà.

Il livello massimo di gravità è stato associato alla mancanza di sostegno socio educativo (dopo-scuola per i figli), supporto psicologico o informativo, assistenza sanitaria, sociosanitaria e domiciliare, agevolazioni sul credito.

Di poco inferiore (4,9) è il livello medio di gravità attribuito al mancato sostegno per la frequenza di servizi educativi e percorsi scolastici dei figli (servizi di trasporto e mensa scolastica, borse di studio, agevolazioni per nidi).

4,7 è il livello medio di gravità associato alla mancanza di servizi di orientamento e intermediazione al lavoro.

Minore è invece la gravità media attribuita al mancato ricevimento di contributi economici (4,5) e beni materiali di prima necessità (4,2).

Sotto questo aspetto, sono significative alcune voci raccolte nel corso della ricerca.

I servizi per l’impiego non ti rispondono… tutti vogliono persone con esperienza, ma se non ti fanno fare neppure un tirocinio… (Int. 21)

Mi sono rivolta a enti o associazioni solo quando mi sono trovata alle strette, e ho sempre chiesto il meno possibile… spesso mi sono trovata di fronte a persone che mi hanno umiliata… lo vedo anche in comune… come si permettono di etichettare, di non portare rispetto… non tutti son così, ma alcuni sì, e danno molto fastidio… non so, è una questione di approccio iniziale: gli aiuti ci sono, ma il modo con cui vengono fatte queste cose fa la differenza… (Int. 29)

Parlo solamente del problema di mio figlio, lo Stato cioè non esiste… la Asl diciamo non esiste… un colloquio faceva ogni due mesi perché c’era una neuropsichiatra che doveva seguire mille bambini… [I servizi per il figlio] non ci sono stati, assenti, irreperibili. [Quanto grave è stata la mancanza da uno a cinque?] Dieci si può scrivere? (Int. 37)

L’ultima parte dell’intervista alle famiglie ha cambiato prospettiva, secondo l’idea guida del welfare generativo per cui la lotta alla povertà non può prescindere dall’idea che “non posso aiutarti senza di te”. Il 73 per cento delle famiglie ha così affermato di essere pronta a mettere a disposizione della comunità (vicini di casa, associazioni di volontariato, parrocchia ecc.) le proprie risorse o capacità. «In questo ambito il volontariato può fare molto – ha spiegato Vecchiato – facendo incontrare offerta e domanda, tenuto conto che le famiglie hanno espresso un giudizio positivo sull’importanza del ruolo delle associazioni di volontariato nel sostenere le famiglie povere, attribuendo un punteggio medio pari a 4,1».

Al termine della presentazione (a cui hanno preso parte anche il presidente del Comitato promotore del Csv Sardegna Solidale don Angelo Pittau, il  direttore regionale della Caritas don Marco Lai, il presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli, il consigliere regionale Luca Pizzuto ed il responsabile del Servizio Studi e Ricerche di Caritas Sardegna Raffaele Callia), sono state premiate le associazioni partecipanti al concorso “Poveri per sempre?”, promosso da Sardegna Solidale per far emergere le strategie contro la povertà messe in campo dal volontariato nei vari territori. Alla premiazione sono intervenuti Vittorio Pelligra (docente di Politica Economica Università di Cagliari), Gianni Concas (volontario Mensa del Viandante) e Linda Migliaccio (Presidente del Gruppo Volontariato Vincenziano Sardegna).

 

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Come aiutare le persone in difficoltà a rialzarsi e a non entrare in una spirale che rischia di renderle “povere per sempre”? Come evitare che il sistema di aiuti non finisca per rendere la povertà “istituzionale”? A queste domande risponde la ricerca “Le trappole della povertà in Sardegna: soluzioni e strategie”, realizzata dalla Fondazione Zancan e che verrà presentata giovedì 10 novembre a partire dalle ore 16.00 presso l’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, in via Sanjust 13. Commissionata da Sardegna Solidale, la ricerca è stata condotta mettendo a confronto nei vari territori dell’isola amministratori, volontari ma anche persone e famiglie in difficoltà, per poter capire direttamente quali solo gli strumenti maggiormente efficaci e quali invece quelli che non aiutano a risolvere le criticità.

Affrontare il tema della povertà è infatti una sfida che chiama in causa tutti gli attori del territorio: istituzioni, imprese, realtà associative, cittadini. Il Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale ha molto investito negli ultimi anni nella conoscenza e nel supporto alle iniziative di contrasto alla povertà in Sardegna, cogliendone la complessità e le molteplici sfaccettature in chiave multidimensionale. Le indagini realizzate nel 2011 e nel 2014 hanno consentito di approfondire le caratteristiche “epidemiologiche” e territoriali della povertà nell’Isola, in modo integrato con le azioni regionali e locali a sostegno della popolazione in difficoltà. Ora aver chiesto ad un osservatore esterno ma “prossimo” (come la Fondazione Emanuela Zancan di Padova, impegnata da anni nello studio della povertà e delle politiche sociali) di leggere le storie e le esperienze di aiuto vissute dalle famiglie e dagli attori istituzionali e sociali attivi nel territorio regionale, è stata un’opportunità per capire come meglio orientare la nostra azione di volontari e di cittadini.

Alla presentazione interverranno il direttore del Centro studi e ricerca sociale Fondazione Emanuela Zancan Onlus di Padova Tiziano Vecchiato, il presidente di Sardegna Solidale Giampiero Farru, il presidente del Comitato promotore del Csv Sardegna Solidale don Angelo Pittau, il  direttore regionale della Caritas don Marco Lai, il presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli, il consigliere regionale Luca Pizzuto e il responsabile del Servizio Studi e Ricerche di Caritas Sardegna Raffaele Callia.

All’incontro, che sarà coordinato dal giornalista Vito Biolchini, sono stati invitati il presidente della Regione Francesco Pigliaru, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e il Rettore dell’Università di Cagliari, Maria Del Zompo.

Alla presentazione della ricerca seguirà la premiazione del concorso di idee “Poveri per sempre? Proposte e percorsi per uscire dalla povertà”, lanciato da Sardegna Solidale e rivolto alle associazioni di volontariato, le quali sono state chiamate a presentare le idee progettuali e le loro esperienze in atto, rivolte al contrasto della povertà di lunga durata di persone e famiglie. Alla premiazione interverranno Vittorio Pelligra (docente di Politica Economica Università di Cagliari), Gianni Concas (volontario Mensa del Viandante) e Linda Migliaccio (Presidente del Gruppo Volontariato Vincenziano Sardegna).