20 May, 2022
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Il consigliere regionale sardista Fabio Usai ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione, Christian Solinas, e agli assessori regionali competenti sull’opportunità di rilanciare il progetto Galsi, allo scopo di contribuire in ambito nazionale alla limitazione della dipendenza energetica dalla Russia, tramite la diversificazione delle fonti fossili di approvvigionamento energetico nel nord Africa e, contestualmente, per assicurare alla Sardegna il rifornimento e la distribuzione di gas metano in modalità strutturale e capillare e quindi migliori condizioni di competitività per imprese e famiglie.

«L’inaccettabile invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia scrive Fabio Usai nell’interrogazione -, ha evidenziato in maniera drammatica e strategicamente insostenibile la dipendenza energetica, per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas metano, dell’Italia da parte di quest’ultima. Il 40% del totale del gas metano importato in Italia (29 miliardi di metri cubi all’anno) proviene dal territorio russo e la maggior parte dell’energia elettrica prodotta nel nostro Paese deriva da centrali alimentate con questa fonte. Il costo del gas, già prima dell’aggressione militare russa ai danni dell’Ucraina, era soggetto ad insostenibili rincari ma nell’attuale fase, anche a causa delle incertezze nell’approvvigionamento derivanti dal conflitto in atto, dall’inevitabile deterioramento nei rapporti con la Russia in virtù delle durissime sanzioni finanziarie comminate da UE, NATO ed altri Paesi come la Svizzera, è in continua ascesa con gravi ripercussioni sull’entità delle bollette elettriche e in generale sui costi per aziende e famiglie nella produzione, vendita e acquisto di beni, a partire da quelli di prima necessità.»

«Sia la Commissione europea che il Governo nazionale aggiunge Fabio Usai -, hanno inaugurato una nuova dottrina in campo energetico allo scopo di eliminare ogni possibile dipendenza dalla Russia, avviando iniziative legislative per incentivare il potenziamento delle infrastrutture di approvvigionamento energetico continentali e nazionali – ad esempio con l’estrazione di maggiori quantità di gas nel mar adriatico, nonché per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico da fonti fossili da Paesi terzi, tra cui gli Stati Uniti, il Qatar e l’Algeria. Ancora oggi, la Sardegna è l’unica regione italiana impossibilitata, per l’assenza di infrastrutture finalizzate al suo trasporto e alla capillare distribuzione, a utilizzare il gas metano e in conseguenza di ciò ha subito nel tempo gravi diseconomie e deleterie conseguenze economiche per famiglie e imprese. Proprio in queste settimane si attende la promulgazione del Dpcm che dovrebbe dare il via libera all’installazione di due FSRU nei porti di Porto Torres e Portovesme, con la totale contrarietà delle rispettive Amministrazioni comunali locali e delle associazioni ambientaliste. Ma nessuna infrastruttura stabile di distribuzione del gas, ossia dorsale di trasporto, è stata prevista verso e in prossimità di tutti gli altri centri dell’isola, con tutto ciò che questo potrà comportare in termini di impatto ambientale (il trasporto è previsto su gomma), sicurezza stradale, difficoltà e convenienza nell’approvvigionamento. E con l’entrata in vigore del Dpcm non esiste, per adesso, alcuna certezza sul prezzo finale del gas metano per imprese e famiglie.»

«Ovviamente dall’arrivo del gas metano nell’isola – sottolinea Fabio Usai nell’interrogazione -, dipende anche il futuro di importantissime vertenze industriali quali EurAllumina e, pertanto, è necessario fare tutto il possibile per assicurare un approvvigionamento strutturale dello stesso, conciliando le esigenze del sistema produttivo regionale e delle famiglie con quelle delle comunità locali. Dal 2003 esiste il Galsi, ovvero un progetto per la realizzazione di un gasdotto che dall’Algeria sarebbe in grado di trasportare 10 miliardi di metri cubi annuali di gas metano attraverso la Sardegna e fino alla Toscana. Grazie ad esso si potrebbe ridurre di 1/3 la dipendenza italiana dal gas russo, contribuendo all’abbattimento delle tariffe e permettendo alla nostra isola di poter usufruire di questa importante risorsa per i prossimi decenni: perlomeno fino alla decade 2050-2060, stimata alla COP26 di Glasgow come tappa finale del processo di transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili nel pianeta.»

«Questo progetto, il cui costo si stima intorno ai 2 miliardi di euro e, dunque, molto meno dell’elettrodotto previsto dal DPCM energia, venne accantonato nel 2014 con motivazioni poco chiare e per nulla condivisibili, ma ancora oggi è provvisto delle autorizzazioni necessarie per la sua realizzazione: pertanto, sarebbe realizzabile nel giro di pochi anni e, comunque, compatibilmente col tempo fissato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani per l’eliminazione della dipendenza energetica dell’Italia da parte della Russia. Col metano strutturalmente ed equamente distribuito nell’isola, il settore industriale sardo, dal metallurgico, al manifatturiero, all’agroindustriale, nonché lo stesso settore dei servizi, godrebbero in prospettiva, una volta stabilizzati i prezzi, di un riequilibrio sostanziale dei fattori di competitività. Pertanto chiede Fabio Usai al presidente della Regione ed alla Giunta -, si rimoduli la strategia energetica regionale e si intervenga presso il Governo nazionale per perorare il rilancio del progetto Galsi, quale opera di rilevanza strategica per la riduzione della dipendenza energetica dell’Italia dalla Russia, nonché per assicurare l’approvvigionamento e la distribuzione equa e capillare di gas metano alla Sardegna e così colmare strutturalmente uno dei suoi più gravi deficit, in campo energetico, rispetto alla penisola.»

 

«Abbiamo approfondito, in particolare, alcuni temi riguardanti le azioni intraprese dalla Regione Sardegna per garantire l’autoproduzione energetica, come la realizzazione, in aree industriali dismesse, di siti di produzione di idrogeno verde (prodotto con fonti energetiche rinnovabili), la costituzione di comunità energetiche e le configurazioni di autoconsumo collettivo nel territorio regionale.»

Lo ha detto l’assessore regionale dell’Industria, Anita Pili, questa mattina, al termine dell’incontro (in videoconferenza) con il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

«Dobbiamo accelerare il processo verso modelli di produzione e consumo sostenibili con l’obiettivo dell’autonomia energetica – ha spiegato l’assessore Anita Pili. Per quanto riguarda le modalità attuative dei due interventi, finanziati coi fondi del ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’, ho evidenziato alcuni punti critici: l’assistenza tecnica e la possibilità di rendicontare alcune spese; la cumulabilità con altri programmi e risorse regionali; le conseguenze dell’inadempienza.»

«La Regione Sardegna rivendica un ruolo da protagonista nella transizione energetica ed è urgente arrivare ad una configurazione chiara e funzionale alle esigenze della nostra comunità regionale ha aggiunto l’assessore regionale dell’Industria -. Quindi, ho fatto presente al Ministro che, nonostante la sua disponibilità, non siamo soddisfatti dei risultati nella stesura del Dpcm energia per la Sardegna. E’ necessario apportare alcune modifiche, soprattutto in tema di perequazione tariffaria del metano, che spacca l’Isola in due zone, creando una Sardegna a due velocità: una con una tariffazione agevolata e l’altra dove, invece, saranno in vigore le regole del libero mercato con pesanti penalizzazioni per quel territorio. La modifica consentirebbe anche di non perdere gli oltre 100 milioni di euro di investimento già in essere ed in fase di attuazione. Perciò, anche in ragione della specialità della nostra Regione, è fondamentale, nell’ottica della più leale collaborazione tra istituzioni, richiedere l’intesa sulla versione finale del Decreto.»

«Infine, ho evidenziato la necessità di rafforzare le azioni che possano garantire il raggiungimento dell’autonomia energetica e rimarcato quanto sia importante affrontare il ‘caro energia’, che rischia di mettere in ginocchio le imprese sarde e di rendere difficile la vita quotidiana delle famiglie. Non è assolutamente sufficiente un provvedimento tampone, ma servono misure di sistema e interventi duraturi che rendano accessibili le tariffe, affinché non incidano ulteriormente su una pesante situazione socioeconomica, già fortemente penalizzata dall’emergenza Internazionale oltre che da quella pandemica», ha concluso l’assessore regionale dell’Industria.

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha firmato alle 18.43 di martedì 15 febbraio 2022, il Dpcm che «individua le opere e le infrastrutture necessarie al phase out dell’utilizzo del carbone in Sardegna e alla decarbonizzazione dei settori industriali dell’Isola, nonché funzionali alla transizione energetica verso la decarbonizzazione delle attività produttive, conformemente a quanto previsto dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC 2019)».

L’articolo 2 del decreto prevede gli interventi di infrastrutturazione energetica, la cui realizzazione è affidata a Terna S.p.A., con «l’estensione della rete di trasmissione elettrica nazionale mediante la realizzazione del Cavo HVDC Sardegna-Sicilia, facente parte del Tyrrhenian Link, nella configurazione da 500+500 MW riferita al solo collegamento bipolare HVDC Sardegna-Sicilia».

Il Dpcm prevede l’adeguamento impiantistico del terminale di rigassificazione di Panigaglia per consentire il caricamento del GNL su bettoline, inclusi gli interventi di ammodernamento del terminale, per garantirne la continuità di esercizio per la durata di funzionamento del collegamento virtuale; l’adeguamento della funzionalità del terminale di rigassificazione OLT al largo della costa toscana per consentire un maggior numero di accosti finalizzato al servizio di caricamento del GNL su bettoline per il collegamento virtuale; una FSRU nel porto di Portovesme con capacità netta di stoccaggio adeguata a servire il segmento SUD industriale e termoelettrico, nonché il bacino di consumo della città metropolitana di Cagliari; una FSRU nel porto di Porto Torres con capacità netta di stoccaggio adeguata a servire il segmento NORD industriale e termoelettrico, nonché il bacino di consumo della città metropolitana di Sassari; un impianto di rigassificazione nell’area portuale di Oristano con capacità netta di stoccaggio adeguata a servire le utenze limitrofe a tale ubicazione; un servizio di trasporto del GNL a mezzo di navi spola dedicate, approvvigionato nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale e realizzato secondo la modalità operativa più adeguata sulla base di criteri di economicità ed efficienza, al fine di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, destinato a rifornire le FSRU a Portovesme e Porto Torres ed il terminale a Oristano, a partire, in normali condizioni di esercizio, dai terminali di Panigaglia e OLT.

Il Dpcm arriva a pochi giorni dalle due manifestazioni organizzate sulla banchina est del porto di Portovesme, dove è prevista la sistemazione della FSRU da 130.000 metri cubi progettata da Snam (il Dpcm non riporta la capacità nel dettaglio numerico ma indica una “capacità netta di stoccaggio adeguata a servire il segmento SUD industriale e termoelettrico, nonché il bacino di consumo della città metropolitana di Cagliari”) da Legambiente, che hanno visto in prima fila l’Amministrazione comunale di Portoscuso guidata dal sindaco Giorgio Alimonda, fortemente contraria al progetto, per le dimensioni ed il sito scelto. Legambiente e comune di Portoscuso propongono un deposito di limitate dimensioni, adeguato alla fornitura del GNL per soddisfare le esigenze delle industrie di Portovesme e del territorio del Sulcis Iglesiente, da sistemare non al porto ma a terra.

 

I vertiginosi aumenti delle tariffe elettriche e del gas stanno creando grandissimi problemi alle industrie energivore. Tra queste vi è la Portovesme srl che ha fermato la linea di produzione zinco tradizionale ed ha posto in cassa integrazione oltre 400 lavoratori.
«La situazione della Portovesme Srlspiega l’ing. Davide Garofalo, amministratore delegato dell’azienda sulcitana -, era già conosciuta dal mese di settembre 2021. L’aumento delle tariffe elettriche è stato una mazzata che ha influito negativamente sulla produzione industriale. Nonostante la produzione di piombo e zinco nel 2021 sia importante, abbiamo dovuto ridurre la produzione di zinco di due terzi, con il collocamento in CIG di oltre 400 lavoratori.»
«Il Sindacato è stato messo al correnteha aggiunto Davide Garofalo -, e la cosa ci è dispiaciuta moltissimo, ma devo anche sottolineare che il ricorso alla CIG non è orientato alla ristrutturazione e a supporto di ciò, il piano degli investimenti è concreto. Come azienda, abbiamo attivato tutta una serie di iniziative atte a dare risposte concrete per uno sviluppo certo. Diversi sono gli elementi da considerare, fra questi la transizione energetica, a cui la Glencore presta molta attenzione. L’abbattimento dei costi energetici può essere fattibile nella misura in cui, da parte governativa, si proceda all’aumento della produzione nazionale di gas, mettendo a disposizione quote calmierate di gas con riflessi positivi sull’elettricità.»
«A tal propositoha ribadito Davide Garofalo -, è necessario che venga riattivata la superinterrompibilità, per rilanciare l’impatto con altre regioni. E’ indispensabile il coinvolgimento dei ministri Giancarlo Giorgetti (MISE) e Roberto Cingolani (Transizione Ecologica), del presidente del Consiglio Mario Draghi e della stessa Regione Sardegna, per un confronto ed un’iniziativa collegiale atte ad una convergenza finalizzata ad un intervento concreto ed immediato. Pertanto, diversi sono gli interventi che devono essere fatti, anche perché l’apparato industriale sardo è in estrema sofferenza e la crisi Russia-Ucraina ha aggravato ancora più la situazione internazionale con sviluppi inimmaginabili.»
«Noiha concluso l’AD della Portovesme Srl -, abbiamo attivato tutte le iniziative di nostra competenza, ma spetta al Governo nazionale dare risposte certe, nella speranza che tutto quanto messo in campo non vada disperso e si spera che con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica ci sia una schiarita definitiva.»
Armando Cusa

Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, ente che coinvolge 86 comuni sardi, da agosto è senza commissario, svolge solo l’ordinaria amministrazione, perde importanti finanziamenti, non può attuare progetti.
La parlamentare sarda del Centro democratico Mara Lapia ha presentato un’interrogazione al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, affinché, in accordo con la Regione, proceda alla nomina di un nuovo Commissario.
«Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna rappresenta un’importantissima opportunità di sviluppo per gli 86 comuni che ne fanno parte e per l’intera Isola, dobbiamo assolutamente ottenere nuovamente il riconoscimento Unescoha affermato la deputata di Centro Democratico Mara Lapia al momento l’ente può svolgere solo l’ordinaria amministrazione perdendo di fatto finanziamenti che per i piccoli centri sardi sono di vitale importanza.»
Il Parco è stato riconosciuto nel 1997 come primo parco della rete mondiale dei geositi dell’Unesco, categoria creata appositamente grazie all’incredibile patrimonio minerario, storico e ambientale, materiale e immateriale ma ad agosto del 2021 è stato revocato l’incarico all’ex presidente del Parco, anche in seguito all’uscita dalla rete Unesco.
«Si tratta di uno dei complessi geominerari più importanti al mondo – ha aggiunto la parlamentare sarda – che serve oltre che a tutelare questo nostro immenso patrimonio, ad aiutare i comuni più piccoli a combattere lo spopolamento, c’è l’urgenza di aumentare la pianta organica, creare nuovi posto di lavoro, ci sono una serie di adempimenti, come i pareri per gli uffici tecnici comunali, che il Parco in questa situazione non può compiere, paralizzando a sua volta l’attività dei singoli comuni che ne fanno parte.»
Il direttore del Parco Ciro Pignatelli approva l’iniziativa della deputata Mara Lapia e concorda sull’urgenza della nomina: «Auspico che arrivi a stretto giro il commissario per continuare nel risanamento amministrativo. Sono fiducioso che il ministro Roberto Cingolani ed il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas, individueranno una figura di alto profilo e competenza per rilanciare la mission del Parco Geominerario».
La nomina del nuovo Commissario deve avvenire con decreto del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, il ministro dell’Istruzione, dell’università e delle ricerca, d’intesa con il presidente della regione Sardegna, sentita la Comunità del Parco.
«Non è pensabile ha concluso la deputata del Centro democraticoche dopo cinque mesi ancora non sia stato nominato un Commissario, per questo ho presentato un’interrogazione al ministro Roberto Cingolani: Regione Sardegna e Ministero procedano immediatamente alla nomina, non si può lasciare una realtà così importante per il nostro territorio nell’immobilità, si continuano a perdere finanziamenti che non potranno più essere recuperati.»

Il vertiginoso aumento del prezzo dell’energia si è abbattuto pesantemente sulle produzioni industriali, facendo scattare un fortissimo grido d’allarme, soprattutto nei territori dove operano le industrie energivore.
In Sardegna, inevitabilmente, sono stati registrati pesantissimi contraccolpi.
Lo stabilimento della Portovesme SRL, produttrice di piombo e zinco, a seguito degli aumenti delle tariffe energetiche, ha fermato la linea zinco tradizionale e ha dovuto fare ricorso alla cassa integrazione guadagni per oltre 400 dipendenti.
Questa situazione ha messo in allarme le organizzazioni sindacali.
Per Francesco Garau, segretario regionale FILCTEM CGIL «si è creata una situazione estremamente preoccupante. La Portovesme Srl ha anticipato i tempi con la cassa integrazione a rotazione per oltre 400 dipendenti. Noi, come organizzazione sindacale, non possiamo accettare questo atteggiamento aziendale, anche perché non si può scaricare tutto sulla classe operaia».
«A tal riguardoha aggiunto Francesco Garau -, abbiamo già attivato una serie di iniziative sia a livello politico nazionale ma anche regionale, inoltre gli assessori regionali del Lavoro e dell’Industria stanno seguendo con estremo interesse l’evoluzione della vicenda. A livello nazionale, abbiamo già avviato un canale con il Governo nazionale e, nello specifico, con i ministri Giancarlo Giorgetti (MISE) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica).»
«Noiha concluso Francesco Garau -, chiediamo progetti strutturali e l’utilizzo di risorse naturali, come il gas dell’Adriatico che ancora il Governo non ha pensato di utilizzare.»
Sulla stessa lunghezza d’onda è Emanuele Madeddu (segretario territoriale FILCTEM CGIL della Sardegna Sud Occidentale), che ha evidenziato come «la situazione esplosa ed il ricorso della CIG da parte dell’Azienda con oltre 400 dipendenti è stato un duro colpo».
«La situazioneha proseguito Emanuele Madeddu -, avrà le sue ripercussioni negative sulle imprese d’appalto ma, soprattutto, nel territorio, già devastato da anni di crisi industriale.
Abbiamo messo in atto diverse iniziative. I costi dell’energia, schizzati a livelli altissimi, hanno di fatto creato un grosso problema al settore industriale nazionale. con conseguenze inimmaginabili e, pertanto, è necessario che la politica intervenga. Dobbiamo capire quali iniziative intraprendere.»
«Sulla vicenda Portovesme SRLsottolinea Pierluigi Loi, segretario regionale dei chimici della UIL non accettiamo l’iniziativa aziendale che ha fatto ricorso alla CIG per oltre 400 operai. L’azienda ha già fermato alcune linee produttive. Noi abbiamo intrapreso iniziative finalizzate al coinvolgimento degli Assessorati competenti, per conoscere quali possano essere gli sviluppi. Certamente siamo molto preoccupati per i riflessi negativi e le ricadute sul tessuto economico e sulla sua stessa esistenzaconclude Pierluigi Loi -, non si può cancellare con un colpo di spugna un territorio industriale che ha già sofferto abbastanza.»
Armando Cusa

La deputata sarda del Centro democratico Mara Lapia ha annunciato la presentazione di un’interrogazione al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, con la quale chiederà il rispetto della convenzione di Aarhus, che prevede il coinvolgimento delle comunità interessate dagli effetti impattanti che un impianto eolico potrebbe produrre.

«Mi sono battuta con successo per impedire definitivamente che la Sardegna ospitasse depositi di scorie nucleariha aggiunto Mara Lapia -, mi batterò perché l’eolico e le altre forme di produzione delle energie rinnovabili, vengano installate solo dove non deturpino il paesaggio.»

«Con questa interrogazione che si riferisce a un luogo in particolare, Villanovaforru, si vuole in realtà creare un precedente per evitare che la stringente necessità di produrre energie rinnovabili renda la Sardegna terra di speculazioniha concluso Mara Lapia -. Dobbiamo assolutamente impedire che la Sardegna, terra con una vocazione turistica così importante, venga deturpata per diventare il luogo in cui si produce energia che poi verrà distribuita al resto d’Italia ed i cui proventi andranno esclusivamente a privati che nemmeno risiedono nella nostra terra.»

Antonio Caria

Il presidente del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, Tarcisio Agus, ha rassegnato le dimissioni.  Le ha ufficializzate oggi, 5 novembre, anticipando l’arrivo del commissario, con una nota inviata al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, alla direzione generale della presidenza della Regione Sardegna e, per conoscenza, alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Regione Sardegna.

Il testo integrale delle dimissioni.

Ill.mi,
a seguito dell’iter procedurale avviato dal MITE per il commissariamento del Parco Geominerario della Sardegna con nota del 22.07.2021 prot. 0080628 – “Criticità gestionali – Comunicazione di avvio del procedimento di revoca della nomina degli Organi”, sembrava che la determinazione e la volontà ministeriale fosse quella di dare un indirizzo diverso alla gestione del Parco Geominerario della Sardegna, affetto addirittura da mala gestio della quale è stata attribuita l’intera responsabilità al Consiglio Direttivo ed al Presidente, in carica dal maggio 2018.
Ebbene, a ben tre mesi di distanza dall’avvio del procedimento di revoca degli organi di questo ente, definito e concluso in data 3/9/2021, nulla ancora è avvenuto. Eppure, dal susseguirsi degli atti e dal loro tenore, ero convinto che il ministero, d’intesa con la regione Sardegna, avesse già individuato il commissario ad acta chiamato a risolvere le criticità decennali emerse con l’ispezione MEF del 2018 e riprese nella relazione della Corte dei Conti ai presidenti dei due rami del parlamento.
A ben vedere l’unico risultato conseguito con la procedura di revoca è stato quello di aggravare la situazione, paralizzando del tutto l’attività del Parco privato de facto dei suoi organi decisionali.
Tre mesi di stasi, quindi, in quanto il Consiglio Direttivo, dopo le dimissioni di alcuni componenti a seguito della procedura di revoca, non ha i numeri statutariamente previsti per riunirsi validamente ed il presidente non ha alcun potere in quanto l’assunzione degli ADU, (vedi quello sul Bilancio 2021), è di fatto opera morta perché la sua efficacia avverrà solo con la ratifica del prossimo Commissario.
Per quanto detto la mia presenza non ha più alcun senso, tenuto anche conto che l’adozione di un nuovo ADU per il rendiconto 2020 o per il Bilancio di previsione 2022 sarebbe perfettamente inutile.
In questi tre mesi inoltre non mi risulta sia stato dato corso al richiamo della Corte, perché si intervenga legislativamente a definire lo stato giuridico dell’Ente, causa esso stesso di danni amministrativi.
Vige ancora l’insensibilità e la disattenzione verso un Ente Statale a cui si è dato un carico di competenze e responsabilità senza un adeguato supporto. Ormai da vent’anni, (quest’anno ricade proprio il ventennale della sua istituzione), l’importante Ente svolge solo ed esclusivamente funzioni di promozione dei siti accessibili e con gestioni comunali, nonché iniziative di carattere sportivo e culturale. Per poter spendere l’avanzo di amministrazione il Parco è costretto a chiedere i beni ex minerari in comodato d’uso per almeno trenta anni alla regione Sardegna o ai Comuni, perché non dispone di beni propri. In questa situazione è anche difficile attuare una vera e propria programmazione perché soggetta al nulla osta di altri Enti nonché alle interferenze degli 86 comuni, propensi a non cedere potere al Parco sui propri beni, ma inclini a vederlo come potenziale erogatore di risorse economiche.
La situazione non è semplice e questo ulteriore stallo non aiuta certo nella risoluzione dei problemi emersi. Il patrimonio minerario della Sardegna, considerato fra i più interessanti a livello internazionale, custodisce
numerosi agglomerati ex minerari che potrebbero esser recuperati per nuovi utilizzi salvandone il contesto paesaggistico ed architettonico di notevole pregio unico nel suo genere e nel panorama industriale sardo e non solo.
Ancor di più il Parco avrebbe bisogno di una forte riorganizzazione, o meglio rifondazione, nell’ottica delle importanti attenzioni internazionali dovute ad un nuovo interesse esterno al nostro patrimonio, come il Progetto delle Onde Gravitazionali nella miniera di Sos Henattos a Lula o i progetti Aria, CO2 e Spirulina nelle miniere di Nuraxi Figus e Seruci a Gonnesa.
Per tutte queste ragioni perché si acceleri il processo di risanamento e di una nuova programmazione scevra da tutti i limiti attuali che non permettono al Parco una propria autonomia, dopo i lavori del Comitato Tecnico Scientifico, fissato per il 4 novembre, necessario a dare risposte a centinaia di cittadini, a far data al 5 novembre 2021, dopo quattro mesi dall’avvio del procedimento, rimetto il mio mandato da Presidente.

Distintamente.

Tarcisio Agus

Il presidente di Anci Sardegna, Emiliano Deiana, ha inviato una nota al ministro per la transizione energetica, Roberto Cingolani, e all’assessore regionale dell’Industria, Anita Pili e, per conoscenza, al sindaco di Portoscuso, Giorgio Alimonda, sulle problematiche dell’Area industriale di Portovesme, con specifico riferimento alle politiche energetiche ed allo sviluppo territoriale.

«Giunge a questa Associazione la posizione del comune di Portoscuso sui progetti dell’area industriale di Portovesme in merito ai processi della cosiddetta “transizione ecologica”scrive Emiliano Deiana -. In particolare, il Comune pone l’attenzione come alcune iniziative in itinere che prevedrebbero il posizionamento di una nave gasiera FSRU di oltre 100.000 mc all’interno del porto industriale adiacente il centro abitato, contrastino con lo sviluppo futuro del porto industriale, limitandone fortemente la fruibilità non solo alle aziende esistenti ma anche a nuove iniziative che potrebbero invece limitare o assorbire le maestranze che perderebbero il posto di lavoro a causa della transizione energetica.»

«Senza entrare nel merito delle politiche energetiche che meriterebbero ben altri approfondimenti e terreni di confronto e dialogo fra Governo, Regione e rappresentanze delle comunità locali, finora pressoché inesistentiaggiunge Emiliano Deiana qui preme sottolineare il fatto che esiste una contrarietà della municipalità di Portoscuso rispetto alle iniziative che si intenderebbero adottare sull’area di Portovesme e sul suo porto. Solo con una mediazione fra programmi nazionali, strategie regionali e locali si possono prospettare soluzioni durature e di prospettiva. Anci Sardegna chiede, pertanto, al Ministero e alla Regione Sardegna – conclude il presidente di Anci Sardegnail pieno coinvolgimento del comune di Portoscuso nella definizione delle strategie generali calate in ambito locale, di accettare il confronto e di valutare soluzioni alternative, predisponendosi al dialogo e all’ascolto delle comunità locali.»

I sindaci di 53 Comuni hanno inviato una lettera appello al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ed al presidente della Regione Christian Solinas, nella quale chiedono di rivedere la decisione di commissariare il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna.

“Siamo Sindaci del Parco che, associandosi ai colleghi del CdA, su cui pende la minaccia di commissariamento, vogliamo far sentire la nostra voce, o meglio, quella delle comunità sarde che rappresentiamo. Noi diciamo NO ALL’ENNESIMO COMMISSARIAMENTO! La proposta di commissariamento ci pare inopportuna e non tiene conto del punto di vista dei territori. L’ennesimo commissariamento non favorisce le interlocuzioni fra i territori che ultimamente con difficoltà si stanno attuando e che preludono ad importanti accordi tra Parco e Comuni. 

Un appello in ultima istanza alla Regione Sardegna, affinché si mantenga la stabilizzazione raggiunta con gli organi insediati per condividere una visione dell’Isola che viene dal basso ma che vola alto e tiene, prima di tutto, alla valorizzazione in rete del proprio patrimonio. 

A sostegno della richiesta, i sindaci ricordano: 

1) l’ispezione Ministero dell’Economia e Finanze si è conclusa nell’ottobre del 2018 ed ha interessato quasi tutto il pregresso andando indietro di dieci anni sino al 2008. Il CdA è entrato in carica nel Maggio 2018. 

2) non ci pare siano stati rilevati atti a carico del CDA in carica, né dal MEF né dalla Corte dei Conti.

3) il CDA in carica, dopo anni di gestione commissariale ha riallineato i bilanci ed i consuntivi fino al 2020, ottenendo la validazione dei ministeri vigilanti.

 4) il Consiglio Direttivo (presidente e componenti), ha operato per più di un anno in assenza del Collegio dei revisori e con un organico non adeguato. Nonostante tutto si è fatto carico del reinserimento lavorativo di 100 lavoratori ex Ati-Ifras, promosso dalla Regione Sardegna. 

5) ha concorso alla nascita del Distretto Agroalimentare di Qualità della Sardegna, apprezzato, da The European House – Ambrosetti, ed ha consentito la partecipazione di un centinaio di imprenditori agricoli ad accedere ai finanziamenti europei. 

6) ha promosso la partecipazione pubblico privata ai bandi di Invitalia, con investimenti pubblici pari a 67 milioni di euro. Mentre le proposte dei privati, sono pari a 61 milioni di euro. Non ultimo, la partecipazione al fondo europeo Just Transition Fund con un progetto integrato.

7) con il consuntivo 2020 il Parco darà avvio ad una programmazione per il recupero di importanti strutture minerarie, come le direzioni e le foresterie ex minerarie, per realizzarvi le Foresterie del Parco. Nel contempo, con accordi già in essere con i comuni di Guspini, Arbus, Villasalto, Gadoni, Orani e Lula, sono avviate le procedure per la gestione turistica dei siti.