13 April, 2021
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Nella seduta del 5 marzo 2021, il Consiglio Direttivo del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ha deliberato il patrocinio al progetto “Sardegna paesaggio culturale del Patrimonio Universale UNESCO”, unendosi ai patrocini già espressi dalla Regione Sardegna e dai Comuni dell’isola, per sostenere, d’intesa con il Comitato “La Sardegna verso UNESCO“, l’istanza per l’iscrizione nella tentative list del bene “I Monumenti nuragici della Sardegna”.
Nel vasto territorio del Parco Geominerario, con i suoi circa 3800 kmq, i monumenti nuragici sono diffusi in ogni angolo, a testimoniare la capillare distribuzione culturale di questo periodo storico, meglio noto come “Civiltà Nuragica”. Un intenso ed articolato periodo che si protrae per ben 1.500 anni, dal 1800 a.C, al 238 a.C, inizio della dominazione romana.
Questo arco di tempo è parte importante della storia affidata al Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, chiamato oggi alla tutela e valorizzazione dei geositi e dei siti minerari della Sardegna.
In un gran numero di geositi l’uomo, sin dal Paleolitico (Età della pietra), ha lasciato tracce del suo passaggio sfruttando le cavità naturali e servendosi dei componenti geologici come i manufatti litici ritrovati nell’Anglona e databili tra i 450.000 ed i 120.000 a.C. Mentre, diciamo, più recenti e maggiormente noti sono i manufatti litici dell’ossidiana del Neolitico Antico, riconducibili al VI-V millennio a.C.
L’obiettivo è certamente candidare i monumenti nuragici della Sardegna, ma questi hanno una storia che li precede e che sostiene con forza questo momento storico dell’isola. Tutti noi riconosciamo nella Civiltà Nuragica una cultura maturata in simbiosi con il territorio e che dal territorio trae le ragioni della sua esistenza e del suo progresso, oggi rappresentato, in maniera figurata, dai nuraghi.
Questo simbolo di un popolo fiero e solidale rappresenta, come ci ricorda il prof. Giovanni Lilliu: «…Un grande sforzo umano economico e sociale e l’esito di una situazione storico – politica di non poca efficienza…».
Certo è che questo nostro simbolo, poi ampliatosi con i diversi nuraghi complessi, adotta la tecnica costruttiva circolare dei grandiosi ipogei, con corridoi e pseudo cupola, diffusa nel mondo per l’edificazione, in sotterraneo, dei monumenti funerari, meglio nota come Thòlos. L’esempio più rappresentativo lo ritroviamo nel Tesoro di Atreo o Tomba di Agamennone, a Micene (Grecia), databile al 1250-1300 a.C.

Questa interessante tecnica, costituita da cerchi concentrici di blocchi lapidei, nell’isola si caratterizza non per l’edificazione di edifici sepolcrali, ma assume una nuova inedita ed unica rappresentazione nel mediterraneo e nel mondo. Tutti i nuraghi (circa 7000), con le loro Thòlos, sono in elevato e fuori terra, a connotazione simbolica del popolo che le erige, e per molti studiosi rappresentano le demarcazioni territoriali delle comunità isolane che vivono in ambiti cantonali ed in simbiosi tra loro.
Le uniche Thòlos sotterranee con corridoio della Cultura Nuragica, sono i pozzi sacri, ma anche questi non nascono come edifici sepolcrali ma, in linea con la nostra attuale cultura, potremmo chiamarli templi nuragici. I templi a pozzo o pozzi sacri sono i luoghi di culto legati in particolare alle acque purificatrici e lustrali, nonché luoghi di pellegrinaggio e di incontro delle comunità.
L’elemento che caratterizza questa nostra Civiltà è anche il diffuso megalitismo che non troviamo solo nei nuraghi e pozzi sacri, ma a queste due testimonianze vanno aggiunte le Tombe dei Giganti e fortificazioni nuragiche.
La tomba dei giganti è l’edificio sepolcrale per eccellenza, composto da un corridoio e dall’esedra, struttura a forma di semi luna, che racchiude al suo centro la porta di ingresso, in molti casi rappresentato da una stele modanata. Anche questo monumento megalitico è totalmente aereo e rappresentano sepolture collettive, nello spirito solidale delle comunità territoriali. La combinazione corridoio ed esedra, molti studiosi la interpretano come congiunzione tra la Dea Madre ed il Dio Toro, nella rinascita dei defunti, in quanto già elementi generativi della vita.
Le fortezze nuragiche sono elementi megalitici dotati di alte mura con agli apici le torri nuragiche, probabilmente luoghi di produzione, in particolare per alcuni elementi ritrovati di matrici di fusione.
Una delle più significative è la fortezza di “Saurecci” in territorio di Guspini, pur non scavata, ha restituito un frammento di matrice in steatite di una bipenne. Il complesso da sempre suscitò l’interesse del prof. Lilliu che avrebbe voluto indagarlo, anche per la sua vicinanza alle miniere di Montevecchio.
Proprio in questo periodo si ritiene vi sia stato il grande sviluppo metallurgico e minerario che ha portato poi alle estrazioni dell’Ottocento.
A testimoniarlo è la grande produzione bronzea sinora ritrovata e composta dalla straordinaria molteplicità dei bronzetti, a rappresentare la vita delle comunità con i numerosi animali, ma anche la forza e l’evoluzione della Civiltà Nuragica e del suo popolo, con i guerrieri e le navicelle, a conferma dell’ormai sempre più riconosciuto Popolo del Mare, che l’illustre studioso prof. Giovanni Ugas ci rivela nella sua poderosa opera: Shardana e Sardegna – I Popoli del Mare, gli alleati del Nordafrica e la fine dei Grandi Regni (XV-XII secolo a.C.).
Tarcisio Agus

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Il presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, Tarcisio Agus, ha inviato osservazioni alla mappa dei siti di stoccaggio per lo smaltimento di scorie radioattive in Sardegna, al ministro dell’Ambiente Sergio Costa e, per conoscenza, al ministro dello Sviluppo economico
Atefano Patuanelli, al ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini, al presidente regione Sardegna Christian Solinas e all’assessore regionale dell’Ambiente Gianni Lampis.

«La segnalazione al ministero dell’Ambiente e per conoscenza al ministero dello Sviluppo e dei Beni culturali, tende, in particolar modospiega Tarcisio Agusa rimarcare che l’area scelta di fatto è dentro un Parco Nazionale (Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna) che fino all’emanazione del Decreto del 8 settembre 2016, l’ambito di tutela si esplicava solo nelle 8 aree minerarie, ma con il suddetto decreto, al Parco viene assegnato anche il compito di tutela, studio, classificazione, protezione e valorizzazione di tutti i geositi della Sardegna.»
«Il Parco è anche Storico ed Ambientale, per cui non può non tener conto dei beni Storici e Naturali, come il geosito più importante del territorio, la Giara di Gesturiaggiunge Tarcisio Agus -. Si segnala il non rispetto di uno dei geositi più importanti della Sardegna, in quanto l’ubicazione dei depositi, di fatto lo accerchierebbe. La Giara inoltre è vincolata dalla legge regionale 31/89, quale Monumento Naturale della Sardegna. Nel territorio della Giara vive allo stato brado una colonia di 600 cavallini, che sono entro un’area SIC, ma anche tutelati dalla direttiva CEE n. 43/92 del 21 maggio. A sud est della Giara si ricorda la presenza del Nuraghe di Barumini che oltre ad essere prossimo ai centri della Marmilla, risulta prossimo anche alle altre aree di Villamar, Guasila e Segariu. Su Nuraxi è la testimonianza più rappresentativa di quel mondo che dovremmo meglio studiare e valorizzare, non mascherare con infrastrutture fuori contesto.»
«Oltre tuttoconclude Tarcisio Agussi ricorda che il Nuraghe di Barumini è parte integrante del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Tutti i comuni detengono nel proprio territorio le testimonianze della storia della Sardegna, ma in particolare, si è posta l’attenzione sul patrimonio nuragico perché è il bene identitario più significativo dell’Isola. In proposito, rimarcandone l’importanza, si è fatto riferimento ad alcuni aspetti di particolare rilevanza storico culturale come le statue di Monti Prama, i Micenei, con i quali sono certificate le interazioni e gli Shardana, sempre più riconosciuti come parte del mondo nuragico.»

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Villa Stefani, straordinario patrimonio architettonico del villaggio minerario di Normann, risorgerà. L’intervento di recupero e valorizzazione è da tempo nei programmi dell’Amministrazione comunale di Gonnesa che sta cercando di mettere insieme le risorse necessarie per iniziare i lavori. Nell’attesa, qualche giorno fa, è stato presentato un progetto, realizzato in collaborazione con l’associazione Villaggio Normann ed il Collettivo Giuseppefraugallery, alla presenza dell’Amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Hansel Cristian Cabiddu e dall’assessore Simone Franceschi, e del presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, Tarcisio Agus, che ha confermato l’impegno dell’Ente per il finanziamento dell’importante ed ambizioso progetto di recupero della Villa Stefani, eccezionale testimonianza della cultura mineraria dell’intero territorio.

Vediamo le interviste realizzate con Pino Giampà, rappresentante del Collettivo Giuseppefraugallery, e Tarcisio Agus, presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna.

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10223967871852575

https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10223967913493616

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Da mesi piovono critiche pesantissime sulla gestione del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna. L’ultimo, in ordine di tempo, è arrivato addosso al presidente Tarcisio Agus da parte di Daniele Reginali, presidente del Consiglio comunale di Iglesias, che nella veste segretario provinciale del Partito democratico qualche giorno fa , ha bocciato senza appello la gestione attuale del Parco Geominerario. Oggi, puntuale, è arrivata la replica, tanto dura quanto amara, da parte del presidente del Parco Geominerario, Tarcisio Agus.

Di seguito, il testo integrale della replica.

Gent.mo Segretario Reginali, ho appreso dalla stampa del suo comunicato e sono sorpreso dal fatto che un Segretario Provinciale non abbia avvertito il minimo bisogno di sentire la controparte, ma attenersi solamente a ciò che il Sindaco di Iglesias le ha riferito e in parte dagli articoli di stampa. Molti – ultimamente – e strumentalmente agiscono come lei, senza approfondimenti, per cui sento il bisogno di risponderle e così informare anche l’opinione pubblica sulle attività del Parco. Premetto che le difficoltà del Parco sono innumerevoli, ma di questo non se ne cura nessuno, non mi lamento e tanto meno il Consiglio Direttivo, chiamato a dare al Parco quell’assetto istituzionale che merita nel panorama Nazionale dei Parchi, dopo quindici anni di commissariamenti. Nel merito alla sua nota, credo che anche lei come tanti non conosca a fondo il Parco e i suoi limiti, al di là di chi lo governa. Si evince anche dal secondo capoverso dove “denunzia la mancanza di collaborazione che ha rappresentato uno dei principali fallimenti dell’attuale management”. A quale collaborazione si riferisce? Ai Comuni? che non dispongono, come il Parco, di alcuna proprietà per poter pensare assieme «di dare attuazione ad un processo che avrebbe garantito un futuro delle aree minerarie, nell’ottica di una loro riconversione culturale e turistica»? O alla Regione Sardegna? Che solo ora, con quest’Amministrazione, si è potuto avviare un possibile dialogo. Alla ripresa delle attività post Covid-19, ci stiamo concentrando sull’accessibilità all’utilizzo dei fondi europei, sino ad ora, in vent’anni di esistenza del Parco, non si è mai pensato di utilizzarli. Con il coinvolgimento dei Comuni e Regione, il giorno 3 settembre prossimo è previsto l’incontro con i Comuni per predisporre e sottoscrivere i percorsi di sviluppo possibile. Così com’è successo per i fondi di Sviluppo per il Sud, dove il Parco – riunendo i Comuni per la raccolta di proposte – ha presentato con una loro decina, (Iglesias ha preferito operare in solitudine) il progetto TourRemine, un progetto pilota in collaborazione con l’Università di Cagliari per il recupero, la bonifica e l’infrastrutturazione sostenibile delle Aree del Parco per un nuovo sviluppo socio economico. L’investimento previsto è oltre 67 milioni di euro. Siamo in attesa, speriamo, di una positiva risposta. Ancora, i «Comuni sono riusciti a garantire l’apertura dei siti come Porto Flavia a Iglesias e galleria Henry a Buggerru». Forse non sa che i due siti, oltre a villa Marina e Grotta Santa Barbara, erano gestiti dal Parco sulla base della Delibera Regionale n. 34/10 del 209/2014 e dall’accordo quadro approvato con la Delibera n.23 del 28.04.2015, fra il Parco Geominerario, il Comune di Iglesias, Regione Sardegna e Igea S.p.a., per i siti nel comune di Iglesias. Altrettanta convenzione con il comune di Buggerru e ratificate ultimamente dal Parco, con la Delibera n. 14 del 27 marzo 2017. Le convenzioni e la gestione da parte del Parco, che non comportavano oneri per i comuni se non quelli della pulizia dei siti, erano quindi in atto sino all’avvento dell’amministrazione Usai, che ha ritenuto non mantenerle, convincendo anche Buggerru, per una gestione in proprio, con la pretesa poi che il Parco pagasse le guide da lui assunte o contribuisse alle spese per la gestione di un sito non più nella disponibilità del Parco. Ben sapendo che un Ente Pubblico, non può trasferire proprie risorse per sostenere servizi di un altro Ente o nell’ipotesi peggiore pagare disavanzi di servizi che necessariamente devono essere chiusi, minimo, in pareggio.

Nel merito della pesantissima esclusione dall’Unesco, anche lei ha scritto senza conoscere o volendo disconoscere le risposte date a suo tempo dal Parco nel merito. Per meglio comprendere cerco di riassumere, purtroppo in sintesi, perché il tema è complesso e non semplicistico, come lo si vuol far apparire. Il Parco nel settembre 2013 ottiene, dopo un precedente cartellino giallo, la riammissione nella rete mondiale dei Geoparchi con l’impegno del superamento delle otto aree. Per questo l’allora Commissario Pillola stilò con il Direttore Dott. Usalla, un progetto che avrebbe interessato l’intera isola, nel superamento della suddivisione del Parco in otto aree non più in linea con il criterio della Rete che esige un’unica unità territoriale. L’elaborato puntualmente depositato all’Unesco nel febbraio 2014 riporta come titolo: Progetto sulle valenze Ambientali e Storico Culturali: Censimento, catalogazione, valorizzazione e fruizione. A supporto del progetto, nel 2016 la Regione Sardegna, nella revisione del Decreto Istitutivo assegna al Parco la valorizzazione degli oltre 440 geositi dell’isola. Nei quattro anni successivi dal 2013 al 2017, gli impegni assunti con l’Unesco dovevano esser attuati, basti andare a leggersi la lettera inviata al Parco in data 4 dicembre 2013 a firma dei coordinatori Prof. Niholas Zouros e Dr. Kristin Rangnes, che così esordiva: «Quindi accettabile per l’EGN CC, come requisiti possibili per la soluzione, è un nuovo accordo tra il Parco e l’Autorità Regionale della Sardegna che darà al Parco della Sardegna l’autorizzazione ad avere la supervisione dei siti del patrimonio geologico in tutta la Sardegna e la responsabilità per la protezione e promozione del patrimonio geologico». Purtroppo, il progetto che avrebbe dovuto garantire gli impegni assunti, con i 500 lavoratori ex Ati-Ifras, non fu mai approvato, pur a fronte dell’Accordo di programma quadro definitivo tra R.A.S., Parco Geominerario, Ati-Ifras S.p.a., con la deliberazione n.3 del 9.01.2014. Così un altro passaggio della lettera, sempre dei coordinatori Zouros e Kristin, che giustificava il rientro nella rete. Il Parco Geominerario della Sardegna è ben finanziato con un budget annuale di 1,5 milioni di euro e ci sarà una strategia di sviluppo di 112 milioni di euro per la Sardegna nei prossimi quattro anni. Alla visita ispettiva del 15-18 luglio 2017, di tutto l’impegno assunto non risultò nessuna traccia, tanto meno del progetto del Commissario Pillola, che ci permise il rientro in rete. La risposta alla visita ispettiva avvenuta a Luglio 2017, il sottoscritto era appena arrivato al Parco, pervenne nel febbraio 2018, con la suddetta motivazione: «Esiste ancora confusione tra le otto “aree principali”, nonostante sia stato sottoposto a un’estensione significativa quattro anni fa allo scopo di includere l’intera isola. Sono stati compiuti progressi insufficienti per includere l’intera area come UGGp (UNESCO Global Geoparc) con il limite aggiornato non visibile nemmeno su mappe e pubblicazioni». Quindi, nuovo cartellino giallo. Ci restava un anno di tempo per tentare, con le nostre sole forze, di fare ciò che in quattro anni non si riusciti a porre in atto. Per dimostrare che ci stavamo impegnando su tutta l’isola, proponemmo un percorso di visite che andava dalla Maddalena al Molentargius di Cagliari, ma la risposta delle rivalidatrici fu netta: «Data la situazione in cui sono stati compiuti progressi insufficienti sulle raccomandazioni dell’ultima valutazione e sul fatto che non esiste un territorio unificato con un’identità comune, nessun approccio strategico sull’unificazione o la creazione di un’identità comune e un’organizzazione assolutamente non adeguatamente equipaggiata per quanto riguarda le risorse umane, entrambi i rivalidatori non vedono alcuna possibilità di consigliare al Consiglio UGGp l’assegnazione di una carta verde». Così siamo usciti dalla rete dei Geoparchi Unesco. Nel merito della Laveria la Marmora, stiamo agendo in sinergia con la soprintendenza per stabilire le linee guida per il recupero di tutto il compendio e che interesserà anche la laveria Carroccio, prima laveria che ha dato origine alla La Marmora. Così come abbiamo deliberato per l’acquisto della collezione Manunta e siamo in attesa che il comune di Iglesias ci ponga a disposizione la seconda sala, presso l’Istituto Asproni, dotata dei sistemi di sicurezza approvati dal Ministero dei beni culturali, già finanziata dal Parco, per procedere all’acquisizione e alla realizzazione del museo mineralogico della Sardegna. Nel merito invece del disimpegno su Miniere Rosas – CICC di Carbonia e Ausi, il Parco non intende affatto disimpegnarsi, purtroppo le ragioni del Parco sono state strumentalizzate, ancora oggi vien difficile comprendere, come già accennato, che il Parco non può sostenere le associazioni se non nel rispetto del dettato MEF (Ministero di Economia e Finanza), che ci finanzia e ci richiama al rispetto della seguente disposizione: «La costituzione o il mantenimento di associazioni con gli stessi enti locali che sono parte del Consorzio del Parco deve essere motivata in maniera chiara e circostanziata. In assenza di una adeguata ed esplicita programmazione, l’attribuzione di vantaggi derivante da tali accordi integra un’elusione degli obblighi derivanti dall’art.12 della l. n. 241 del 1990». Semplicemente stiamo proponendo un approccio diverso, in linea con i dettami Mef, che renda il Parco più partecipe alle attività e considerare Miniere Rosas e tutti i siti più importanti oggi operativi, parte fondamentale della costituenda Rete del Parco. Così com’è già avvenuto, senza problemi, con il CICC di Carbonia. Mentre con l’Ausi, sulla base di rapporti chiari e trasparenti contribuiremo sulla base di progetti attinenti alla mission del Parco. La differenza con le precedenti erogazioni e che non si potranno più sostenere le Associazioni e forme di contribuzioni ai Comuni senza un programma chiaro e condiviso, così come non potranno più essere erogati contributi a fondo perduto, senza una puntuale rendicontazione. Infine sulla collegialità con i Comuni, credo di poter affermare che con molta fatica sta riprendendo il dialogo fra i Comuni del Parco. Questo perché – personalmente in questi due anni – il sottoscritto è andato a trovarli e, alla domanda: perché non partecipa alle riunioni delle comunità? La risposta era più o meno sempre la stessa: «Il mio comune non ha mai ricevuto un euro dal Parco perché tutto si ferma nell’area di Iglesias, perché dovremmo esserne parte?» Ci vuole un lavoro certosino e di recupero fiduciario, cosa che stiamo facendo anche con l’imminente coinvolgimento per riuscire ad attingere risorse con progetti europei. Comunque il Parco tiene in debito conto gli indirizzi della Comunità del Parco ed ha già avviato gli accordi con i comuni per la realizzazione della rete del Parco, di cui tanto si è parlato ma ancora nessuno l’ha realizzata. Le difficoltà non mancano perché non è facile convincere qualche sindaco sull’unitarietà del Parco, per esempio, che dovrà esporre obbligatoriamente l’effige del Parco e il personale usare una unica divisa in ogni sito fruibile. Così stiamo procedendo per l’utilizzo del così detto tesoretto di 12 milioni di euro, di cui oltre la metà è impegnato sul comune di Iglesias e il resto, sulla base delle domande pervenute dai Comuni verrà impegnato il più presto possibile. Con tale operazione si azzera l’avanzo di Amministrazione non certo prodotto dall’attuale management. Nella speranza di aver almeno chiarito alcuni punti anche a lei oscuri e con l’auspicio che voglia acquisire elementi utili e farsi un’idea, magari anche direttamente dall’Ente Parco, prima di qualunque dichiarazione.

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Presente e futuro del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, sono stati al centro degli incontri tra il presidente del Parco Geominerario Tarcisio Agus e l’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente Gianni Lampis.

«Gli incontri con l’assessore dell’Ambiente Gianni Lampis ci hanno consentito di rappresentare temi cari al Parco come il ripristino dei responsabili d’area, previsti dal Decreto Istitutivo del Parco, ma non in pianta organica o il tema delle bonifiche nelle aree minerarie, oggi confinate alla realizzazione di aree di stoccaggio, mentre si potrebbero avviare progetti di ricerca per un trattamento diverso dei detriti minerari ancora  potenzialmente produttivi. Non ultimo abbiamo ragionato sulla candidatura del Parco nella rete dei geositi Unesco scrive in una nota il presidente del Parco Geominerario Tarcisio Agus -. Aspetto delicato perché dopo l’affidamento, per la loro valorizzazione e promozione, di tutti i geositi della Sardegna, il Parco da solo e con l’attuale organico non può, come è stato detto più volte, nonché  rimarcato dalla rete Unesco, gestire da solo tutto il territorio dell’Isola. Ho chiesto che l’Assessore se ne facesse carico coinvolgendo tutti i parchi nazionali e regionali della Sardegna e gli enti interessati per costituire un organizzazione funzionante, come suggerito nelle raccomandazioni delle ispettivi.»

«Devo dare atto all’assessore Gianni Lampis dell’attenzione e della volontà di ricandidatura, tanto che ha convocato tutti i rappresentanti dei parchi ed enti interessati per un incontro che ha fissato per mercoledì 15 luglio presso la sala anfiteatro in via Romaconclude Tarcisio Agus -.  Sono fiducioso che l’ambìto sogno di una Sardegna Unesco Global Geopark possa avverarsi perché il determinante supporto della Regione Sardegna veniva auspicato da tempo dal Coordinamento Internazionale della rete europea EGN (European Geoparks Network).»

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La bellissima notizia rilanciata nei giorni scorsi dal quotidiano “L’Unione Sarda”, che annunciava la volontà del dott. Renato Soru, proprietario della mitica colonia marina di Funtanazza, di andare oltre le resistenze burocratiche sinora manifestate, per tornare all’origine del recupero della memoria storica, con nuova destinazione, è un’esperienza che nel territorio arburese ha già un precedente: il recupero e la riconversione della colonia marina di Piscinas, parte integrante della miniera di Ingurtosu.

Considerata fra le più importanti opere sociali del mondo imprenditoriale di metà secolo scorso, le aree minerarie dispongono di importanti volumetrie, anche di natura storica, che meritano d’essere recuperate a nuovi fini imprenditoriali. Non tutto può esser musealizato, ma gli immobili di pregio, testimoni del passato minerario, vedi direzioni, ospedali, alloggi impiegati, operai, cantine e gli stessi complessi industriali, ormai svuotati dai loro macchinari, possono dar lustro a nuove intraprese imprenditoriali.

Funtanazza, nel cuore del litorale arburese, frutto della lungimiranza e dell’attaccamento alla miniera di Montevecchio dell’ing. Giovanni Rolandi, allora amministratore delegato della Società Monteponi Montevecchio. Così, in una nota del 1951, scriveva all’allora direttore della miniera l’ing. Filippo Minghetti: «… Per i bimbi dei nostri operai Le ho già fatto cenno di un mio disegno di costruire una colonia molto moderna ed efficiente al mare. Scartata Cagliari, ormai troppo affollata nel suo Poetto, volgo il pensiero alla costa disabitata del nord di Montevecchio… Certo sarà un’impresa grossa e prevedo non poche opposizioni, ma sono perfettamente persuaso che gli industriali minerari devono dare un contributo concreto alla salute delle nuove generazioni, e mi sembra che sia questo momento di buona tenuta dei prezzi per realizzare un’impresa che pur molto desiderata richiede molto coraggio. Poi torneranno i tempi normali e le possibilità di realizzare ci verrà allora preclusa. … A mio modo di vedere, i benefici sono di pertinenza di tutti coloro che hanno contribuito a realizzarli. I nostri due azionisti dopo l’esborso iniziale di 23 milioni nel 1922 non hanno più concorso … mentre ora il capitale azionario è di 2.500 milioni, con riserve per altri 1.500 milioni. Sono quindi 2.500 milioni pervenuti gratuitamente ai soci, oltre i non pochi utili loro distribuiti. A pari valore monetario il nostro capitale è quindi uguale a 2,67 volte quello ante-guerra, mentre il potere di acquisto dei salari si è accresciuto nel contempo di 2,30 volte. Si compie quindi un atto di doverosa giustizia nei riguardi dei nostri operai distogliendo dagli utili futuri i benefici che serviranno a pagare la colonia…»

Così riporta l’ing. Giuliano Marzocchi, vice direttore tecnico della miniera di Montevecchio, nella sua “Cronistoria della miniera di Montevecchio”, che così prosegue: «Con la consueta snellezza e celerità nell’operare, nell’aprile del 1951 fu costruito il consorzio per 18 km di strada da Montevecchio a Funtanazza, il 18 dicembre a Milano l’impresa Manfredi ricevette l’ordine, per un importo di 500 milioni, del primo gruppo di lavori per la colonia, che fu intitolata all’ing. Sartori. Nel 1952 furono eseguite la linea elettrica e la condotta, diametro 100 m/m, lunga 12 km, per portare l’energia e l’acqua da Montevecchio a Funtanazza e la strada arrivò al mare (fu fatta anche una deviazione di circa 2 km per la spiaggia di Gutturu Flumini, che divenne poi Marina di Arbus) e nell’anno successivo fu asfaltata».

In quel periodo Montevecchio fu oggetto di numerosi interventi di natura sociale, come la costruzione del villaggio Rolandi e le tre case a villaggio Righi. Mentre a Gennas (Montevecchio) venivano realizzate le abitazioni degli impiegati  e la caserma dei carabinieri, oggetto di encomio per la moderna struttura e attrezzatura di dotazione, da parte del Comando Generale dell’Arma di Roma, venne inaugurata dal presidente della Regione Sardegna, on. Crespellani.

Dopo 5 anni, il 13 maggio 1956, così ancora leggiamo dalle pagine dell’ing. Marzocchi: «…, in una domenica smagliante, presente con i figli dell’ing. Sartori, cui la colonia era intitolata. 1.500 dipendenti di Montevecchio e San Gavino, i maggiori esponenti del mondo religioso, industriale militare e politico sardo, cui diede il benvenuto il presidente della società, conte Carlo Faina. Era costata 1.587 milioni di lire fra terreni (25 milioni), costruzione dei 18 km della strada (398 milioni), 16 km di acquedotti (59 milioni), 11,5 km di linee elettriche e cabine (92 milioni) costruzioni murarie, superficie mq. 2.262 e volumi mc. 36.160 (595 milioni), infrastrutture e arredamento (329 milioni), due piscine, di cui una olimpionica (89 milioni).

La colonia iniziò a funzionare il 15 giugno ospitando 200 bambini (100 maschietti e 100 femminucce) per un mese, cui seguirono altri due turni analoghi, accuditi da quattro funzionari (sostituiti poi dalle suore), un medico, 10 maestre vigilatrici e 31 addetti ai servizi, tutti a carico della società la colonia continuò a funzionare ancora per altri 20 anni, ospitando gratuitamente e amorevolmente 600 figli di minatori ogni anno».

Prof. Tarcisio Agus

Presidente Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna

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«Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ha deciso di uniformare la partecipazione alle associazioni esistenti, restando socio sostenitore, garantendo il contributo ai progetti in corso e futuri. Come da statuto, le quote di partecipazione a tutte le associazioni erano di euro 1.000,00, mentre con l’alternarsi delle passate gestioni commissariali, erano arrivati anche a importi che oscillavano tra i 30mila e i 50mila euro, senza alcuna rendicontazione, arrivando a pagare addirittura le utenze idriche ed elettriche di un’associazione, spese inammissibili in quanto il Parco non può accollarsi detti costi, anche qualora ci fosse una rendicontazione. Pertanto, dovendo regolarizzare la posizione propria e dei partner, il Consiglio Direttivo ha deliberato che tali contributi possono essere erogati, in primis, tramite l’istituzione dei Centri Visita (€ 30mila) ed ulteriori contributi dietro presentazione di ulteriori progetti, ma sempre attraverso opportuna rendicontazione.»

«È giusto riordinare la partecipazione del Parco in modo da poter garantire la continuità nel sostegno economico ai progetti delle Associazioni e aprire anche ad altre realtà presenti e operanti negli 87 comuni del Parco afferma il presidente del Parco Geominerario Tarcisio Agus -, sostenere piccoli e grandi progetti è possibile grazie a una corretta gestione nel rispetto delle norme e del principio di equità, sussidiarietà e trasparenza. Ad esempio, il nostro più grande progetto è il sostegno al comune di Iglesias, perla del nostro Parco Geominerario, che vale un contributo di oltre 3,5 milioni di euro (Laveria Lamarmora, Museo Asproni, Centro Visita).»

«Il progetto generale. Il Consiglio Direttivo del Parco, dal suo insediamento nel 2018, cerca di dare uniformità ed organicità alla ramificata presenza dei siti minerari fruibili del parco, nel tentativo di realizzare una rete di connessione – musei compresi – con i siti geologici, archeologici e naturali – si legge in una nota -. Questo può avvenire con una pianificazione che vada oltre gli interventi spot esclusivi con alcune realtà, alle quali vanno garantite comunque le risorse, ma senza l’assunzione di partecipazione diretta nei CDA, per evidenti ragioni di opportunità, per perseguire una programmazione del parco nella sua interezza. Miniere Rosas ed il CICC di Carbonia rimangono punti di eccellenza, così come il Consorzio Ausi. Ma queste risorse culturali devono necessariamente essere integrate con le altre realtà del parco altrettanto meritorie ed importanti, vedi Buggerru, Montevecchio, Fluminimaggiore, Ingurtosu, Masullas, Pau, Villassalto, San Vito, Villasalto, Orani, Sassari e Lula che detengono siti fruibili e quelli di prossima apertura come Funtana Raminosa, Argentiera ed altri. Con un investimento complessivo di 304 mila euro, per i centri Visita ed Info Point, deliberati dal Consiglio Direttivo, nella seduta del 13 maggio scorso, si guarda in prospettiva cercando, pur fra mille difficoltà, di dare una programmazione stabile con la costituzione della rete. Rete dei Centri Visita. La rete dei Centri visita costituisce, infatti, il nucleo principale per le azioni di promozione ed accoglienza turistica del Parco. La sua costituzione necessita di un’attenta pianificazione in fase progettuale e di coordinamento nella fase operativa, al fine di contribuire al meglio verso la definizione di un prodotto turistico riconoscibile ed identitario, seppure differenziato secondo le caratteristiche peculiari delle diverse aree. I Centri costituiranno inoltre il punto di contatto tra il Parco, il suo territorio, i suoi beni e quei soggetti – esterni allo stesso – ma operanti nelle Comunità locali nelle diverse articolazioni della filiera turistica: servizi di accompagnamento, ricettività, ristorazione, artigianato tipico, ecc… e saranno i luoghi – non solo fisici – deputati alla programmazione di offerta turistica del Parco. Oltre che migliorare la conoscenza dei territori del Parco e delle valenze scientifiche dei siti, i Centri Visita consentiranno di realizzare sul territorio regionale una rete organizzata, collegata e gestita in maniera razionale in grado di garantire alle comunità locali, al turista e al pubblico in generale, la fruizione più vantaggiosa dei siti minerari, dei geositi e delle aree archeologiche. Infatti, la costruzione della Rete dei centri visita musei, ecomusei e siti archeologici consentirà da un lato la gestione stessa degli stessi, pianificando i necessari interventi di promozione, tutela e salvaguardia, dall’altro l’accesso alle informazioni utili mediante un portale dedicato in modo da garantire la loro fruizione a tutti. In questo modo il Consorzio del Parco Geominerario avvia le iniziative necessarie tese a valorizzare tutto il patrimonio minerario, geologico, archeologico e storico culturale dei luoghi e delle interazioni sociali, contribuendo a creare le condizioni necessarie per uno sviluppo sostenibile nel contesto del turismo ambientale in particolare favorendo la diffusione dei nuovi turismi – conclude la nota -. A sostegno di questa azione viene in soccorso il secondo progetto “Sardegna Destinazione Miniere”, perché nelle more di poter disporre di personale stabile con il completamento della pianta organica, questo progetto ci consente, con uno stanziamento di 300mila euro, un incremento di personale, anche se a tempo determinato, ma necessario per dare corpo alla rete, alla sua gestione e promozione, ma non solo, con una figura dedicata, sarà possibile la partecipazione ai bandi europei, per la ricerca di risorse necessarie ad un’efficace infrastrutturazione delle aree di fruizione turistica già attive e in preparazione di altre meritevoli di recupero e di sviluppo.»

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Il presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, prof. Tarcisio Agus, ha scritto una nota all’assessore del Lavoro, Formazione professionale, Cooperazione e Sicurezza sociale della Regione Autonoma della Sardegna, on. Alessandra Zedda, sulla Programmazione degli interventi del progetto del Parco Geominerario.

Il testo integrale.

Gent.mi, come a tutti voi noto, da qualche tempo è in atto un processo che tendeva al recupero e infrastrutturazione del Parco Geominerario, avviato con un programma di lavori socialmente utili, poi con la nascita del Parco il progetto fu affidato a un soggetto privato, che avrebbe dovuto utilizzare le maestranze  sulle bonifiche delle aree minerarie dismesse, ma per vicissitudini e scelte politiche, nulla si è fatto sulle bonifiche ed il soggetto privato, d’intesa con la regione Sardegna, ha rimodellato gli interventi dalle bonifiche al recupero infrastrutturale. Progetto poi rimasto sospeso perché l’utilizzo del personale, pur avendo avviato diversi interventi di recupero nelle aree del parco, questi sono rimasti incompiuti poiché molte maestranze sono state distolte e impegnate in ambiti comunali ed ambientali, vedi pulizia di strade urbane e realizzazione degli eco centri, sino al riordino di archivi comunali.

Un progetto che aveva una sua visione prospettica, creare infrastrutture per nuove opportunità di lavoro che avrebbero dovuto concorrere allo svuotamento del bacino dei lavoratori e creare le condizioni di sviluppo nelle aree del Parco Geominerario. Dopo l’uscita dal progetto del soggetto privato, la forza lavoro è stata assegnata, a seguito della L.R. n.34 del 22 dicembre 2016, a diversi soggetti pubblici e pseudo pubblici, che hanno risposto al bando, denominato “Parco Geominerario della Sardegna”, ma con prospettive che lo caratterizzano  come progetto di mera assistenza, perché tutti impegnati nello sfalcio dell’erba. Opera certo meritoria, ma che non da nessuna prospettiva di sviluppo economico e sociale.

Ora mi chiedo, a due mesi dalla chiusura dell’attuale rapporto “gestionale”, il nuovo soggetto che vincerà l’appalto, continuerà in questa inutile prospettiva, oppure, in questo tempo residuo, sarà possibile predisporre un progetto di valorizzazione nelle aree minerarie, funzionali a un incremento occupazionale e di sviluppo del Parco Geominerario della Sardegna?

Nell’ipotesi invece della non assegnazione, presumo, si dovrà far ricorso a una ulteriore proroga del progetto  assistenziale? Oppure, così come ebbi modo di proporre con nota del 22.07.2019, d’intesa con la Regione, i Comuni e le OO.SS, potrà essere predisposto un piano, con interventi mirati, tendenti a recuperare il patrimonio ex minerario, per implementare gli spazi museali e creare strutture di servizio presso i siti fruibili e di quelli suscettibili d’immediata fruizione, per una nuova prospettiva di sviluppo?

Sono domande che mi pongo in qualità di presidente del Parco Geominerario, che con le proprie risorse interverrà nelle aree di fruizione turistica, ma queste saranno limitate nel tempo e dureranno sino all’esaurimento dell’avanzo di amministrazione, in parte già impegnato in recuperi e in parte da assegnare entro l’anno. Dopo di che, il Parco potrà svolgere solo le sue funzioni di tutela e promozione e valorizzazione delle aree minerarie dismesse, a fronte di un patrimonio, peraltro sotto il controllo pubblico, che decade ogni giorno di più. Patrimonio inestimabile, che oggi anche alla luce degli eventi in atto, potrebbero diventare nuovi luoghi di vita e di lavoro. Interventi di recupero finalizzati anche ad arrestare il degrado, nelle more di una nuova rinascita, con le attuali maestranze si potrebbe fare molto, poiché fra i lavoratori sono presenti professionalità oggi “represse” perché tutti impegnati nel progetto di sfalcio o nella pulizia di sentieri del parco, ma che saranno inutili, se non strutturati e inseriti in un progetto socio economico di sviluppo che necessariamente coinvolga anche i soggetti privati.

Con le nostre risorse, oltre gli interventi strutturali di valorizzazione già programmati e quelli d’immediata definizione, in questi giorni è all’attenzione del Consiglio Direttivo l’approvazione del Progetto “Sardegna. Destinazione miniere”, nelle more dell’aggiornamento del Piano economico – sociale del Parco. Con il suddetto progetto intendiamo in primo luogo acquisire risorse umane, nelle more di un’adeguata pianta organica, per migliore l’efficienza e l’efficacia dell’azione dell’Ente.

Inoltre, in concorso con gli Enti locali e con la Regione Sardegna avviare azioni e progettazioni per una strategia di sviluppo sostenibile condivisa, candidandoci a utilizzare i fondi europei (programmazione 2020 -2022), nazionali e regionali. Infine, s’intende avviare una promozione dei territori, con l’istituzione dei Centri Visita, che si rapporteranno con i musei, gli ecomusei, i parchi archeologici e le aree minerarie del Parco, per una organica offerta turistica.

Il parco con le sue forze porrà in essere quanto possibile, ma un’infrastrutturazione diffusa ha necessità di risorse economiche continue. Nel caso specifico, come ho già avuto modo di dire, con nota del 22.07.2019, questa forza lavoro potrebbe dare un grosso contributo alle sue installazioni, perché negli anni qualcosa si è stata realizzata ma, è ancora insufficiente e non in rapporto alle attuali fruizioni. Nei siti attualmente aperti mancano i posti letto, gli spazi dedicati all’accoglienza e servizi, dalla ristorazione al commercio. Però non mancano strutture diverse, in alcuni casi sono già dei ruderi, altri hanno imboccato tale via, ma sono ancora recuperabili alla memoria storica e a nuove funzioni. Con spazi dedicati all’accoglienza, alla promozione del territorio e delle produzioni tipiche, ove il turista nell’attesa del suo turno di visita, possa conoscere gli altri territori del parco e fornir loro gli stimoli per le prossime visite. Ma anche spazi per la convivialità e la ristorazione, tutte strutture che possono essere poste nel mercato, anche a prezzo simbolico per svariati anni o cedute in proprietà a imprenditori per insediarvi le attività di servizi, nonché produttive e pertinenti ad uno sviluppo turistico integrato. Queste attività dovrebbero concorrere, com’era nelle attese, a svuotare il bacino dei lavoratori, sino al suo esaurimento.

L’alternativa sarà il mantenimento “assistenziale” per altri due anni e poi chissà.

Chiedo scusa per queste mie ulteriori osservazioni, ma sono convinto che le aree ex minerarie, oltre a mantenere la nostra memoria storica, se ben recuperate, possono concorrere per un turismo alternativo, esperienziale e culturale unico, nell’arco dell’intero anno.

Nel pormi a disposizione per ogni approfondimento, nell’attesa porgo cordiali saluti.

Il Presidente

Tarcisio Agus

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Il presidente Tarcisio Agus ha inviato una nota all’assessore regionale dell’Ambiente, Gianni Lampis, e al presidente della Regione, Christian Solinas, nella quale conferma la ricandidatura del Parco Geominerario al Geopark Unesco.

«Gent.mo assessore Gianni Lampis – scrive Tarcisio Agus – il Consiglio direttivo del Parco, nella seduta dell’8 novembre 2019, con la deliberazione n. 40, ripropone la ricandidatura nella rete dei Geoparks Unesco, oltre che avviare il percorso per le candidature nelle liste mondiali del patrimonio materiale ed immateriale UNESCO, delle aree minerarie della Sardegna. Nello specifico della ricandidatura nella Rete mondiale dei Geopark Unesco, l’iter prevede che entro il primo luglio di quest’anno venga inviata una nota di comunicazione e, a seguire, la domanda di ricandidatura. Il documento che ci permette di capire le ragioni dell’esclusione e, di una possibile ricandidatura, è senza dubbio la relazione delle ispettrici, che si allega in copia, dalla quale possiamo trarre un percorso possibile.»

«In particolare – aggiunge Tarcisio Agus – vorrei ricordare la constatazione sulla gestione, che mi pare piuttosto esplicita:

Per il funzionamento di un così grande geoparco con 1,6 milioni di persone e 86 comuni questa costellazione non è accettabile in quanto organizzazione attrezzata adeguata. I comuni e la regione sono convinti del valore di UGGp Sardegna. Dovrebbero assumersi maggiori responsabilità e esaminare le possibilità di aumentare il sostegno strutturale, finanziario e delle risorse umane per la gestione di UGGp Sardegna.

Così pure mi pare significativa tutta la parte F. Discussione, ed in particolare i capoversi 1 e 2 delle Principali raccomandazioni:

1. “Creare una forte rete attiva alla quale partecipano tutti i comuni, il governo regionale della Sardegna, le università, le organizzazioni turistiche ed altre organizzazioni importanti per lo sviluppo del Geoparco”.

2. “Sviluppare un’organizzazione funzionante per il Geoparco che disponga di risorse e capacità finanziarie e umane sufficienti per implementare e realizzare le misure necessarie. Tenendo conto delle dimensioni del Geoparco e dei compiti di un geoparco come descritto nelle linee guida dell’UGGP”.

Per far sì che la Sardegna possa essere accolta e riconosciuta come l’area “Unesco” più vasta d’Europa e tra le più significative al mondo, non è sufficiente, come più volte sottolineato anche nella relazione delle ispettrici, che a farsene carico sia solo ed esclusivamente il Parco Geominerario. La “Sardinia UNESCO Global Geopark” potrebbe essere, senza ombra di dubbio il brand del futuro, in termini di visibilità nazionale ed internazionale, nonché di promozione turistica ed economica, se ci crediamo, prima di tutto, noi sardi.

Ritengo che, questa iniziativa, con la Presidenza della Regione e la partecipazione degli assessorati più coinvolti, come l’Industria, il Turismo e la Pubblica Istruzione, nonché delle Università isolane, con il coordinamento del suo Assessorato apre una nuova e straordinaria prospettiva. Allora mi chiedo, perché non riuniamo tutti i Parchi nazionali e regionali dell’isola in un progetto condiviso ed unitario? Già la dislocazione territoriale dei parchi nell’isola, compreso il Geominerario, coprono l’intero territorio isolano e tutti attuano azioni e compiti che rientrano pienamente nelle linee guida dell’Unesco Global Geopark.

Potremmo costituire un robusto coordinamento di gestione, anche in risposta alla sottolineatura rimarcata nella relazione, ove si ribadisce che:

“Il programma UNESCO Geoscience and Geoparcos richiede membri forti e di alta qualità nel seguire la filosofia e i criteri definiti negli statuti e nelle linee guida”.

Nonché ribaltare la proposta di non dare una carta verde:

“Data la situazione in cui sono stati compiuti progressi insufficienti sulle raccomandazioni dell’ultima valutazione e sul fatto che non esiste un territorio unificato con un’identità comune, nessun approccio strategico sull’unificazione o la creazione di un’identità comune e un’organizzazione assolutamente non adeguatamente equipaggiata per quanto riguarda le risorse umane, entrambi i rivalidatori non vedono alcuna possibilità di consigliare al Consiglio UGGp l’assegnazione di una carta verde”.

Sono certo che questa sfida può esser vinta, se riusciamo a coordinare tutte le azioni che normalmente i parchi isolani attuano con i propri programmi, credo che basterebbe solo questo per ribaltare la proposta che ci ha privato del cartellino verde.

Un primo approccio è quello di un incontro da Lei promosso – entro la fine del mese di marzo – del Consorzio del Parco Geominerario con i Parchi regionali, i Parchi nazionali e le Aree Marine Protette della Sardegna sulla quale lavorare assieme.

Certo che voglia valutare la suddetta riflessione – conclude Tarcisio Agus –, nell’attesa porgo cordiali saluti.»

                                                                                                    

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Il presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, Tarcisio Agus, ha scritto una lettera al ministro dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare, Sergio Costa, nella quale espone le problematiche e le esigenze dell’Ente.

Di seguito il testo della lettera, inviata, per conoscenza, anche al sottosegretario di Stato dello stesso ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Morassut; al presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas; all’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Gianni Lampis; all’assessore regionale dell’Industria, Anita Pili.

«Ill.mo Sig. Ministro,

ho chiesto tempo fa la possibilità di un incontro con la SV per presentarLe il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna e le sue problematicità che, a mio avviso, si trascinano sin dalla sua origine.

Immagino che il suo dicastero lo tenga impegnato su fronti molto più importanti ed attuali e, nelle more di uno spazio di audizione del nostro Ente, cerco di esporLe gli elementi più rilevanti che ritengo meritino attenzione.

Il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna è assimilato agli Enti di cui alla legge 9 maggio 1989 n.168 e la sua gestione è affidata ad un Consorzio ai sensi dell’art. 13 della legge 8 luglio 1986 n. 349, ma viene accostato ad un’Area Protetta, ai sensi della legge 6 dicembre 1991 n. 394, tanto che nel decreto istitutivo si fa riferimento, per le sanzioni, all’art.30 della stessa legge, nonostante, mi pare, non rientriamo nella sua classificazione ai sensi dell’art. 2.

Peraltro i comuni compresi nel Parco Geominerario non beneficiano delle Misure di incentivazione previste dall’art.7.

Tutto questo ha da sempre creato disorientamento e forti perplessità nell’agire e nella programmazione per il territorio del Parco, bisognoso più di altri di risorse per la sua caratteristica fisica e storia industriale che ne costituisce un unicum in Sardegna, ma non solo.

Il decreto Istitutivo, come modificato dal decreto dell’8 settembre 2016, assegna al Parco, ai sensi dell’art. 2, l’impegno a perseguire la finalità di assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico, storico-culturale ed ambientale dei siti e dei beni ricompresi nel territorio, nonché quella di garantire uno sviluppo economico e sociale dei territori interessati in un’ottica di sviluppo sostenibile. Seguono nove commi di attività da porre in essere.

Il Parco si estende su un territorio di 3.500 kmq, con al suo interno 86 comuni, con ambiti di grande pregio naturalistico ed ambientale, ma anche, 6.739 ettari di aree inquinate, dovute alle pregresse attività minerarie, con 1.947 fabbricati, suddivisi in 743 civili, di cui numerosi di alto pregio architettonico, come le direzioni delle miniere, gli ospedali e le foresterie; 425 industriali, con diversi complessi di pregio architettonico e storico culturale, 412 ruderi e 367 aree di fabbricati demoliti che con l’andar del tempo andranno sempre più aumentando.

Se per un verso gli interventi relativi al programma delle bonifiche ambientali, finanziate dal suo Ministero, muovono i primi passi, dopo venti anni dalla legge istitutiva del Parco, restano ancora al palo il recupero del vasto patrimonio immobiliare, costituito da diversi borghi minerari, con rilevante valore storico, culturale ed ambientale che potrebbero esser recuperati e destinati a finalità sociali, culturali e produttive.

Su tale patrimonio il Parco negli anni ha investito alcune risorse dei trasferimenti annuali, peraltro dimezzati nel corso di questi anni e relativi a degli avanzi di amministrazione.

Una goccia d’acqua nel mare del bisogno finanziario necessario per il suo pieno recupero prima del suo definitivo disfacimento.

Il Parco intende, in questo nuovo anno, attivarsi per la predisposizione di un Piano di sviluppo socioeconomico, con il pieno coinvolgimento degli stakeolder territoriali, ma questo necessita di un organico adeguato di cui oggi non disponiamo, sia in termini numerici (7 dipendenti di cui 3 a tempo pieno e 4 part-time) che in termini di professionalità.

Attualmente al Parco è riconosciuta una pianta organica di 13 unità, ma per il blocco delle assunzioni non ci è possibile disporre pienamente neanche di quanto la pianta organica ci riconosce.

La gestione di un piano di sviluppo su un territorio vasto 3.500 kmq, con le finalità assegnateci meriterebbe una maggior attenzione sia di risorse finanziarie che di personale.

Per quest’ultimo aspetto potremmo rifarci in termini comparativi all’organico del più piccolo e del più grande dei Parchi Nazionali:

Parco 5 Terre – sup. 38,6 kmq. 12 Unità

Parco del Cilento – sup. 1.781 kmq. 40 unità

Parco Geominerario sup. 3.500 kmq. 7 unità (3 tempo pieno 4 Part-time).

Da questa breve analisi si evince che il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, in primo luogo, per i compiti assegnati dal Decreto Istitutivo, non è mai stato equiparato di fatto alle Aree Protette, nonostante al suo interno, oltre alle aree inquinate, siano presenti vasti territori (SIC e ZPS) caratterizzati da paesaggi eterogenei, abitati da varie specie animali e vegetali ed in particolare nell’area del Guspinese Arburese, permane il più vasto areale del cervo sardo, autoctono. Ma ancora, sono presenti vaste zone umide protette dalla convenzione Ramsar.

La situazione ibrida potrebbe essere risolta, riconoscendone la tipologia, quale Consorzio assimilato agli Enti di cui alla legge 9 mMaggio 1989, n. 168, ed inserendolo con le Università nei programmi di ricerca previsti dalla legge 168.

Il Parco, dall’insediamento degli organi, Presidente e Consiglio direttivo (giugno 2018), collabora strettamente con le due Università isolane, peraltro facenti parte a pieno titolo del Parco, con i Comuni e gli Enti regionali.

Esperienza questa della ricerca, messa in atto, in questo nuovo corso del Parco, con l’accordo quadro dell’Università di Cagliari e Sassari e in concorso con alcuni dipartimenti.

In particolare credo interessante e proficua l’opera avviata con il Comitato Tecnico Scientifico del Parco, nell’ambito delle bonifiche ambientali, ove siedono, il soprintendente regionale, docenti universitari ed esperti di sperimentata competenza nelle seguenti aree disciplinari: materie geologico-minerarie; materie ambientali; materie economico-sociali; pianificazione territoriale; materie storico-archeologiche e museali.

Il Parco grazie agli esperti del comitato, ora, oltre al rilascio del nulla osta di carattere edilizio, si sta pienamente occupando del recupero ambientale delle aree minerarie dismesse, portando importanti contributi di natura tecnica e scientifica, perché le discariche minerarie e gli ambienti minerari non siano più un grave danno all’ambiente ed alle popolazioni residenti, ma possano diventare risorsa. L’ultima proposta in ordine di tempo predisposta dal Parco in concorso con l’Università di Cagliari è il progetto di sviluppo Tour Remine.

Il progetto TouRemine vuole essere un progetto pilota che si propone il ricupero, la bonifica e l’infrastrutturazione di numerose realtà entro l’ambito del Parco, per un decisivo risanamento e fruizione ambientale, nonché per un nuovo processo sviluppo socio economico. Questo progetto integrato è oggi all’attenzione di Invitalia che cura i fondi per lo sviluppo destinati al sud Italia, con l’intento di estendere la sua portata a tutti i comuni appartenenti alla comunità del Geoparco, con tre obiettivi:

Infrastrutturazione: costruire e/o adeguare le infrastrutture che garantiscono la mobilità (dati/persone), l’accoglienza e la ricettività per rendere sfruttabili a fini commerciali e fruibili a scopi turistici i borghi e gli ambienti minerari.

Industrializzazione: creare le condizioni per sfruttare gli scarti delle miniere per attivare potenziali nuove opportunità di business e lo sfruttamento sostenibile delle risorse.

Imprenditorialità: sviluppare percorsi di creazione d’impresa e offrire nuovi servizi alle imprese esistenti. In particolare vorrei evidenziare il secondo obiettivo, che prevede nel progetto il recupero di importanti immobili minerari da destinare a musealizzazione ed a nuove destinazioni socio – culturali, nonché la bonifica ed il recupero di minerali di valore, come per esempio nel progetto in TouRemine, la fonderia di antimonio a Villasalto diventata nel tempo discarica di antimonio, ci consentirà, se finanziato, di recuperare il minerale, oggi di nuovo richiesto dal mercato, e la fonderia, unica rimasta forse in Italia per questa tipologia di minerari.

Questa esperienza di recupero degli scarti minerari entro l’area del Parco Geominerario, è già in atto tra l’università e gli enti regionali, in particolare con la Carbosulcis, ove la bonifica delle discariche minerarie di carbone hanno contribuito, con la ricerca, a darci importanti risultati come il progetto “Aria” impianto sperimentale produzione isotopi, ma anche il recupero delle “Terre rare” o la sperimentazione su fertilizzanti e disinquinanti ecologici.

Sono convinto dell’importante apporto che può dare il Parco Geominerario se è posto in condizioni di operare, con un ruolo più lineare ed una dotazione organica adeguata.

Ill.mo sig. Ministro, la invito nei limiti delle sue disponibilità, a verificare con i suoi uffici questi due principali aspetti, dell’inquadramento normativo o nell’impossibilità che ciò avvenga, almeno il riconoscimento, anche ai comuni del Parco Geominerario, dei benefici previsti dalla  legge 349/1986, e la valutazione di una pianta organica adeguata alle funzioni assegnate ed ai complessi problemi di natura ambientale presenti entro l’area Parco, non certo assimilabili ai territori delle Aree Protette. Questo ultimo aspetto credo meriti una particolare attenzione perché devono assolutamente esser risolti, pena il perdurate dei rischi di natura sanitaria, già a suo tempo riscontrati dal rapporto del ministero della Salute del 2016, che pone il Sulcis-Iglesiente-Guspinese, la parte più consistente delle aree del Parco Geominerario, fra quelle “invivibili”, ove si sono riscontate le più alte percentuali di patologie oncologiche e mortalità, fra le 44 aree ad alto rischio in Italia.

Certo di una sua attenzione, nel pormi a sua disposizione per ogni ulteriore approfondimento e in attesa di un possibile incontro, porgo cordiali saluti.»

Tarcisio Agus

Presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna