2 May, 2026
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Martedì 28 aprile, la RSA di Villacidro ha celebrato con partecipazione ed entusiasmo Sa Die de Sa Sardigna, una delle ricorrenze più sentite dal popolo sardo. L’iniziativa ha trasformato la struttura in uno spazio di festa e memoria, animato da musica, canti e racconti con l’obiettivo di valorizzare la lingua e le tradizioni della Sardegna.
Istituita nel 1993, Sa Die de Sa Sardigna si celebra ogni anno il 28 aprile per ricordare la storica sommossa del 1794, nota come i Vespri sardi, quando la popolazione insorse contro il dominio sabaudo. Un evento cruciale che segnò una significativa presa di coscienza del popolo sardo.
La giornata si è svolta all’insegna di un’atmosfera festosa, resa ancora più coinvolgente dalle musiche tradizionali sarde. Tra i momenti più significativi della giornata, il laboratorio di racconti e memoria, durante il quale gli anziani hanno condiviso ricordi ed esperienze legate alla Sardegna di un tempo, contribuendo a mantenere vivo il patrimonio culturale e storico dell’isola.
Nel pomeriggio, spazio alla danza ed alla musica: balli e canti tradizionali hanno coinvolto gli ospiti e gli operatori in un’esperienza giocosa che ha rafforzato il senso di comunità all’interno della struttura.
L’iniziativa ha evidenziato l’importanza di momenti come questo per il benessere degli ospiti: non solo occasioni di svago, ma anche strumenti fondamentali per stimolare la memoria, favorire le relazioni e promuovere il benessere emotivo.

È uno dei festival più longevi e riconoscibili del panorama musicale in Sardegna: Narcao Bluestaglia questa estate il traguardo della sua trentaseiesima edizione e si prepara ad accendere ancora una volta il Sulcis con un cartellone che intreccia radici e visioni contemporanee, grandi nomi della scena internazionale e nuove energie, fedeltà al blues e aperture verso le sue molteplici declinazioni. Un percorso che prenderà il via il 10 luglio con un’anteprima in programma a Capoterra, e proseguirà poi, dal 22 al 25 luglio, nella cornice abituale di Piazza Europa, a Narcao, cuore pulsante del festival.

A orientare l’edizione 2026 è una visione precisa, che trova sintesi nelle parole di Francesco Musa, presidente dell’associazione Progetto Evoluzione, organizzatrice del festival sin dalla nascita nel 1989: «La trentaseiesima edizione del Narcao Blues Festival nasce da una convinzione: in un momento in cui tutto sembra spingere verso la divisione, la musica fa il contrario. E lo fa meglio quando le persone scelgono di costruire qualcosa insieme invece di difendere ciò che hanno già».
Una linea che si riflette direttamente nella costruzione del programma, come sottolinea lo stesso Musa: «Non una lineup di nomi affiancati, ma progetti nati dalla scelta di musicisti che hanno già raggiunto tutto e che hanno deciso di andare oltre per costruire qualcosa di più grande e per lanciare un messaggio: solidarietà e condivisione». Un approccio che attraversa l’intero cartellone, dai grandi collettivi internazionali alle nuove voci del blues contemporaneo, fino all’attenzione verso i giovani talenti.
Ad aprire il cammino di Narcao Blues 2026, il 10 luglio al Parco Urbano di Capoterra, sarà alle 21.30 il Bad Blues Quartet, formazione di spicco nel panorama sardo della “musica del diavolo”, che precederà il concerto – alle 22.30 – del Devon Allman’s Blues Summit: un appuntamento di forte richiamo che porterà sul palco una vera e propria costellazione di personalità della musica blues e southern rock. Figlio del leggendario Gregg Allman, Devon Allman è cresciuto circondato dalla ricca eredità musicale dell’Allman Brothers Band, un gruppo che ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare il suono del rock e del blues del Sud, rilanciandolo in una prospettiva attuale e personale. Intorno a lui si raccoglie una lineup di assoluto rilievo: Jimmy Hall, voce storica dei Wet Willie e armonicista dalla carica travolgente; Bernard Allison, chitarrista e cantante di grande intensità, erede di una delle dinastie più autorevoli del blues; Claudette King, vocalist potente e carismatica, figlia del re del blues B.B. King. Con loro Jackson Stokes (chitarra e voce), Nathan Graham (basso e cori), Mark Harris (tastiere e cori), David Gomez (percussioni, sassofono e cori) e John Lum (batteria) per un organico ampio e trascinante che promette di trasformare l’anteprima in una vera celebrazione del blues-rock americano.Dopo il primo assaggio di luglio, il festival entrerà nel vivo mercoledì 22, a Narcao. La serata inaugurale in Piazza Europa si aprirà alle 21.30 con Nikki Hill, artista incendiaria e magnetica, da tempo considerata una delle figure più dirompenti del rock’n’roll contemporaneo. La sua voce, nutrita di gospel, soul, rhythm and blues e attitudine punk, ha fatto parlare di lei come di una presenza capace di evocare insieme la furia di Tina Turner e la scarica elettrica degli AC/DC, ma il suo tratto più autentico resta quello di una personalità autonoma, intensa, libera da formule, capace di far convivere sensualità, energia e scrittura diretta. Da Durham, North Carolina, passando per St. Louis, New Orleans e Memphis, Nikki Hill ha costruito una traiettoria originale, nutrita da una vita on the road e da concerti che l’hanno portata nei festival più importanti del mondo.

Alle 23.00 sarà la volta di Desoto Tiger’s Testimony, supergruppo roots-blues che riunisce tre musicisti di primissimo piano della scena statunitense: Damon Fowler, Jason Ricci e Jonathon “Boogie” Long. Chitarrista tra i più apprezzati del roots blues contemporaneo, Damon Fowler ha saputo conquistare il rispetto dei suoi pari grazie a una cifra strumentale che affonda nelle radici del Sud americano e a un percorso che lo ha visto vicino anche a figure storiche dell’universo Allman e Betts. Armonicista celebratissimo, vincitore di numerosi Blues Music Awards, Jason Ricci è una delle voci più influenti al mondo del suo strumento, un artista dalla tecnica abbagliante e dalla forte presenza scenica. Inserito nella Louisiana Music Hall of Fame, Jonathon Boogie Long unisce chitarra, scrittura e voce in una formula esplosiva che ne ha fatto uno dei performer più amati nei festival internazionali. Insieme, i tre danno vita a una formazione che promette un concerto ad alto tasso di elettricità, groove e spirito originario.

La seconda serata, giovedì 23 luglio, prenderà il via alle 21.30 con Taj Farrant, giovanissimo chitarrista e cantautore australiano che ha saputo conquistare rapidamente una visibilità internazionale grazie a una rara combinazione di tecnica, carisma e presenza scenica. Classe 2010, Taj Farrant si è imposto all’attenzione del pubblico anche per le sue apparizioni in festival importanti e per le collaborazioni con artisti come Carlos Santana e Buddy Guy. Il suo album d’esordio, “Chapter One”, ha segnato un passaggio decisivo, confermando una scrittura capace di fondere rock, blues e pop, e posizionandolo come una delle nuove promesse più interessanti del circuito internazionale.

Alle 23.00 il testimone passerà a Janiva Magness, tra le voci più autorevoli e toccanti del blues contemporaneo: sette volte vincitrice dei Blues Music Awards e insignita nel 2009 del titolo di B.B. King Entertainer of the Year, massimo riconoscimento della Blues Foundation, la cantante e cantautrice statunitense ha fatto della verità emotiva la materia stessa della sua musica. Il suo album “Hard to Kill” rappresenta un’opera profondamente autobiografica, un lavoro in cui blues, soul e funk diventano il terreno su cui si depositano esperienza, dolore, resistenza e rinascita. La forza della sua scrittura si lega a una vicenda personale attraversata da ferite e riscatti, e proprio per questo restituita con un’intensità che evita ogni retorica. La sua presenza a Narcao si annuncia come uno dei momenti più intensi dell’intera edizione.

Venerdì 24 luglio la serata si aprirà alle 21.30 con Blues Against The Machine, formazione internazionale composta da musicisti provenienti da quattro paesi europei, capaci di unire soul blues, funk e rock’n’roll in una proposta compatta e coinvolgente. I membri della band vantano numerosi riconoscimenti, tra cui vittorie all’European Blues Challenge, ai Blues Top Awards e ai National Blues Awards, e sono regolarmente headliner nei principali festival blues del continente. Sul palco di Narcao si presenteranno con Budda Guedes alla voce e chitarra, Danny Del Toro all’armonica e cori, Bart Szopinski alle tastiere e cori, Vasco Moura al basso e cori e Nik Taccori alla batteria e cori, dando vita a un progetto che unisce esperienze, linguaggi e identità diverse in un unico, solido impianto sonoro.

Alle 23.00 toccherà a D.K. Harrell, uno dei nomi più promettenti della nuova generazione blues americana. Nato in Louisiana nel 1998, chitarrista, cantante e autore, Harrell si è rapidamente imposto come uno dei protagonisti del blues revival contemporaneo grazie a uno stile personale che tiene insieme la lezione dei grandi maestri e un’energia capace di parlare al presente. Il suo album “Talkin’ Heavy”, uscito per Alligator Records, ha consolidato una reputazione già fortissima dal vivo: chitarra tagliente, voce intrisa di soul, scrittura originale, visione nitida di un blues che non si limita a custodire il passato ma lo rilancia verso nuove generazioni di ascoltatori. A soli ventisette anni, D.K. Harrell è già considerato una delle figure più solide e sorprendenti del panorama internazionale.

La serata conclusiva di sabato 25 luglio si annuncia particolarmente articolata e significativa, con tre diversi set in scaletta. Ad aprire alle 21.30 sarà Gabriele Chiesa, giovanissimo musicista nato a Cagliari nel 2012, ma già capace di distinguersi per personalità, padronanza tecnica e sicurezza scenica. Chitarrista legato al blues e al fingerstyle, ha mostrato una maturità sorprendente per la sua età, costruendo un percorso che unisce studio, esibizioni dal vivo, esperienze teatrali e un repertorio capace di spaziare dai classici del blues a riletture di cantautori italiani e internazionali. Tra le tappe più significative del suo recente percorso figurano la finale europea del Tour Music Fest nella categoria chitarristi junior, il riconoscimento di “artista di alta qualità” attribuito dalla commissione del contest e diverse partecipazioni a eventi e concerti di rilievo, compresa l’esecuzione del brano di chiusura del concerto di Vinicio Capossela l’estate scorsa a Lanusei. La sua presenza a Narcao assume così anche il valore di un segnale: quello di un festival che continua a guardare al futuro e alla crescita di nuovi talenti.

Il secondo set, alle 22.00, vedrà in scena Cyborg Zero, progetto nato nel 2018 dall’incontro tra l’omonimo chitarrista e il batterista Mr. G e sviluppatosi lungo una traiettoria essenziale, ruvida e radicale, tra rock, blues e punk. Dopo l’esperienza decennale nei The Cyborgs, il nuovo percorso ha spinto Cyborg Zero verso una forma ancora più ridotta all’osso: chitarra, voce e batteria, nessuna sovrastruttura, un impianto sonoro diretto e identitario, accompagnato da un immaginario visivo fortemente riconoscibile: Cyborg Zero si esibisce con una maschera da saldatore, mentre Mr. G appare come un cyborg di vecchia generazione ricondizionato. Nel 2026 il progetto inaugura una nuova fase con l’approdo alla Go Down Records e la pubblicazione di una nuova edizione del loro album di debutto, “0”, arricchita da brani inediti che ampliano ulteriormente il suo universo narrativo.

Alle 23.00 gran finale con i Blood Brothers, supergruppo formato da Mike Zito e Albert Castiglia, due protagonisti assoluti del blues rock contemporaneo. Insieme sommano decenni di carriera, nove Blues Music Awards per Zito, cinque per Castiglia e un percorso artistico che li ha consacrati come due delle personalità più autorevoli del genere. Il progetto Blood Brothers nasce come sintesi naturale di questa fratellanza musicale e umana, e si è imposto con forza già dal debutto discografico prodotto da Joe Bonamassa e Josh Smith, premiato nel 2024 con il Blues Music Award per il miglior album blues rock dell’anno. La loro musica, potente, viscerale e ad altissimo tasso emotivo, promette di consegnare al festival un finale di grande energia.

Come da tradizione, dopo gli spettacoli del main stage ogni serata proseguirà con il dopofestival, ulteriore spazio di incontro, musica e condivisione che da sempre rappresenta una delle anime più riconoscibili di Narcao Blues.

Intanto, su clappit.com e sul sito ufficiale www.narcaoblues.it/tickets è già partita la prevendita dei biglietti: per l’anteprima del 10 luglio al Parco Urbano di Capoterra il prezzo è di 25 euro; costa invece 17 euro il biglietto per ogni singola serata del festival a Narcao, 40 euro l’abbonamento per tutt’e quattro (a tutti i prezzi andranno sommati i diritti di prevendita).

La trentaseiesima edizione di Narcao Blues è realizzata con il sostegno dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport e dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e del Comune di Narcao.

Anteprima:

10 luglio • Capoterra (CA) • Parco Urbano
21:30 • BAD BLUES QUARTET
22:30 • DEVON ALLMAN’S BLUES SUMMIT

*

Dal 22 al 25 luglio • Narcao (SU) • Piazza Europa

Mercoledì 22 luglio
21:30 • NIKKI HILL
23:00 • DESOTO TIGER’S TESTIMONY
Dopofestival: TBA

Giovedì 23 luglio
21:30 • TAJ FARRANT
23:00 • JANIVA MAGNESS
Dopofestival: TBA

Venerdì 24 luglio
21:30 • BLUES AGAINST THE MACHINE
23:00 • D.K. HARRELL
Dopofestival: TBA

Sabato 25 luglio
21:30 • GABRIELE CHIESA
22:00 • CYBORG ZERO
23:00 • BLOOD BROTHERS
Dopofestival: TBA

DOPOFESTIVAL
Ogni sera dopo gli spettacoli del main stage

INFO E BIGLIETTI
Anteprima
Prezzi: Biglietto 25€ + d.p.
Biglietti già in vendita su clappit.com e www.narcaoblues.it/tickets

Festival
Prezzi: Abbonamento 4 serate €40 + d.p. // Biglietto 17€ + d.p.
Biglietti in vendita dal 29 Aprile su clappit.com e www.narcaoblues.it/tickets

 

ìI vigili del fuoco del distaccamento di Carbonia sono intervenuti la notte scorsa per spegnere l’incendio di un’auto in sosta nella via Manno, a Sant’Antioco.

All’arrivo sul posto hanno delimitato l’area, spento le fiamme che avevano coinvolto l’intero veicolo e provveduto alla messa in sicurezza dell’area.
Sono stati rilevati lievi danni alla facciata di un’abitazione. Non si registrano persone coinvolte.
Il tempestivo intervento dei vigili del fuoco ha evitato la propagazione delle fiamme alle strutture vicine.
Sono stati avviati gli accertamenti per stabilire le probabili cause dell’incendio.

La Provincia del Sulcis Iglesiente ha dato il via libera a due provvedimenti strategici per la sicurezza e l’efficientamento della rete stradale del territorio.
Con i Decreti Deliberativi n. 52 e n. 54 del 27 aprile 2026, la Provincia del Sulcis Iglesiente ha approvato i documenti di indirizzo alla Progettazione per interventi fondamentali sulla SP83 e sulla SP83/105, per un investimento complessivo superiore a 890mila euro.
Nel dettaglio:
– € 325.089,00 destinati alla messa in sicurezza e al recupero funzionale della SP 83/105.
– € 566.438,92 per lavori di manutenzione, ripristino e messa in sicurezza della SP 83 al km 5+200.
Si tratta di interventi attesi e necessari, finalizzati a migliorare la sicurezza stradale, la percorribilità e la qualità delle infrastrutture viarie del territorio.
«Con questi atti proseguiamo in modo concreto nel percorso di rafforzamento della rete viaria provinciale. La sicurezza dei cittadini e la funzionalità delle nostre strade sono priorità assolute. Stiamo programmando interventi mirati, con risorse certe, per dare risposte reali al territorio e accompagnare lo sviluppo del Sulcis Iglesiente», ha detto il presidente Mauro Usai.
«Si tratta di interventi fondamentali che nascono da un’attenta analisi tecnica e dalle esigenze reali della viabilità provinciale. L’approvazione dei documenti di indirizzo rappresenta un passaggio decisivo per accelerare la progettazione e arrivare rapidamente alla fase operativa dei lavori», ha aggiunto il consigliere delegato Sasha Sais.
I provvedimenti sono immediatamente esecutivi e consentiranno ora di procedere con le successive fasi progettuali e di affidamento.

Il Carbonia Calcio ha diffuso una nota nella quale ringrazia Sebastian Puddu per il lavoro svolto nel ruolo di direttore sportivo nel corso della stagione.

«Il suo ritorno in biancoblu ha confermato le qualità umane e professionali già dimostrate in passato, quando contribuì alla vittoria del campionato di Eccellenza e della Coppa Italiasi legge nella nota -. In una fase di transizione dalla precedente gestione, tutt’altro che semplice, ha operato con serietà e competenza, contribuendo a dare stabilità all’ambiente e costruendo una squadra competitiva con risorse limitate, capace di raggiungere l’obiettivo della salvezza.»

«La società conferma il proprio impegno nel garantire quanto dovuto a staff e calciatori, proseguendo con responsabilità nel percorso di consolidamentoconclude la nota -. A Sebastian Puddu vanno i migliori auguri per il futuro, con un sentito ringraziamento per l’impegno e la professionalità dimostrati.»

Un viaggio esclusivo dentro l’anima della musica pop italiana guidato da uno dei suoi protagonisti più raffinati: Carlo Marrale, storico musicista dei Matia Bazar. Il nuovo appuntamento dell’Accademia del Pop, format firmato da Sardegna Concerti e da Medinsard, Centro di Produzione Musicale, comprende come sempre una masterclass (mercoledì 6 maggio, ore 20.30) e, a seguire, il concerto (giovedì 7 maggio, ore 21.00).

Compositore, autore e storico protagonista dei Matia Bazar, Carlo Marrale ha contribuito in maniera significativa all’evoluzione del linguaggio pop italiano, sviluppando una scrittura melodica e armonica distintiva, capace di coniugare accessibilità e raffinatezza compositiva.

 Il doppio appuntamento del 6 e 7 maggio apre, dunque, la stagione 2026 dell’Accademia del Pop diretta da Massimo Satta, ed è parte integrante delle produzioni di Medinsard. Una serie di appuntamenti che vogliono celebrare la musica come espressione artistica, sociale ed economica, rivolta alla formazione del pubblico tramite lezioni concerto e alla crescita professionale dei giovani attraverso lo strumento degli stages e delle masterclass.

Al Monteponi il campionato di Eccellenza si è concluso con una festa collettiva: il Villasimius ha festeggiato la salvezza, ottenuta grazie alla vittoria maturata con un goal di Kennet Ikugar; l’Iglesias, prima del fischio iniziale, ha festeggiato le tre coppe conquistate in stagione: la Coppa Italia di Eccellenza, la Coppa Santa Barbara con gli allievi e la Coppa Capodanno con i giovanissimi. Il presidente Giorgio Ciccu ha ringraziato tutti, atleti, tecnici, dirigenti e tifosi e ha inviato sul terreno di gioco l’assessore comunale Daniele Reginali e il consigliere regionale Alessandro Pilurzu per la consegna dei trofei. La Coppa Italia di Eccellenza, conquistata per la prima volta dall’Iglesias nella sua storia decennale, Giorgio Ciccu l’ha donata al comune di Iglesias. Alle tre coppe se n’è aggiunta una quarta, il trofeo Pietro Puggioni, donato all’Iglesias a Carloforte in occasione della Coppa Capodanno, vinta in finale sulla Marco Cullurgioni Giba sul campo intitolato allo storico dirigente sportivo tabarchino.

La partita, com’era ampiamente prevedibile, ha detto poco. Da una parte una squadra, l’Iglesias, priva di particolari stimoli, rimasta fuori dalla griglia playoff; dall’altra una squadra, il Villasimius, che aveva assoluto bisogno di vincere, per evitare di farsi risucchiare nell’area playout (13ª e 14ª posizione), dal cui spareggio scaturirà la terza squadra che accompagnerà Ferrini e Sant’Elena in Promozione regionale.

La partita è stata decisa nel secondo tempo. Dopo una prima grande occasione, creata al 54′ con una conclusione da pochi passi di Francesco Marras neutralizzata con un grande intervento da Riccardo Daga e successiva incredibile ribattuta alle stelle di Kennet Ikugar, il Villasimius ha sbloccato il risultato al 62′ con lo stesso Kennet Ikugar, che su cross di Daniele Cannas ha superato imparabilmente Riccardo Daga con un preciso colpo di testa.

Il Villasimius ha controllato il gioco senza patemi fino al 94′, sfiorando anche il secondo goal al 75′ con il suo centravanti Kennet Ikugar che, ancora di testa, ha centrato un palo.

Alla fine, festa grande per il Villasimius di Sebastiano Pinna che ha centrato l’obiettivo salvezza.

Giampaolo Cirronis

 

Un soggiorno di sette giorni in un piccolo centro della Sardegna per scoprire l’anima di paesi ai margini dei circuiti turistici, eppure ricchi di tesori culturali, ambientali, storici, artistici. La nuova stagione di “Luoghi letterari” prende la via di Capoterra, Musei, Teulada e Teti.

Per la terza edizione ospiti del progetto sono Gianluca Morozzi, Dora Esposito, Michela Tanfoglio, Naike Rivelli e Vladimir Di Prima, cinque autori per quattro paesi.

La nuova mappa di “Luoghi letterari” è stata presentata questa mattina a Cagliari alla Fondazione di Sardegna, dove si sono incontrati scrittori e sindaci dei paesi coinvolti con i curatori del progetto, Gianmarco Murru, project manager e presidente dell’associazione “Mediterranea”, e Giulio Pisano, direttore artistico.

Gli autori resteranno in Sardegna dal 27 aprile al 2 maggio ospiti di un’esperienza immersiva a contatto con i luoghi e le persone, le realtà imprenditoriali, culturali, religiose. E anche in questa nuova tappa del piccolo grand tour, i racconti nati dalle residenze saranno pubblicati nel libro “Luoghi letterari Sardegna 2026”, edito Arkadia.

L’edizione attuale guarda con interesse alle nuove scritture, a cominciare da Gianluca Morozzi, in residenza a Musei, nel Sulcis- Iglesiente, paese noto per le tradizioni agropastorali, i murales e le case in terra cruda. Morozzi è un affermato autore di noir e thriller tra cui “Blackout”, “Cicatrici”, “Lo specchio nero”, pubblicati da Guanda, ma anche “A Bologna con Andrea Pazienza” e “Nel dubbio, scrivi”, uscito per Mondadori.

Capoterra, nella costa sud-occidentale, ai piedi del monte Arcosu, con lo stagno di Santa Gilla che si stende ai suoi piedi, sarà meta di due autrici per due racconti. Un’occasione preziosa per assistere alla sosta con messa solenne di Sant’ Efisio e dei pellegrini a Su Loi, nel viaggio che da Cagliari porta a Nora, il luogo del martirio: un trionfo di colori, tra abiti tradizionali e carri addobbati, al suono di campane e launeddas. La prima è Dora Esposito,  blogger e influencer nota come DoraEbasta, che dal web è passata alla scrittura per il cinema e ai romanzi come “Un giorno ti racconterò”, edito da Arkadia e “Apri la porta e vola”. E sarà curioso l’incontro tra lei e “Madame Picasso”, Michela Tanfoglio, una carriera come editor, agente letteraria e ghostwriter. Figura importante dell’editoria indipendente, firma il saggio biografico “Picasso. La mala arte” e diventa così “Madame Picasso”.

Tra scrittura e cinema si muove anche Vladimir Di Prima, regista di documentari per la RAI, autore de “Le Incompiute smorfie”, “Avaria”, “La banda Brancati”. Lo scrittore catanese sarà in residenza a Teti, ai piedi del Gennargentu, tra boschi straordinari abitati in epoca prenuragica, dove si trova il villaggio nuragico di S’Urbale.

A Teulada arriva Naike Rivelli o Nayked, figlia d’arte, attrice, cantante e compositrice, con un profilo social di oltre 480mila follower. Naike Rivelli visiterà Teulada e la sua magnifica costa per  conoscere da vicino uno dei paesi inseriti nella Blue Zone, la rete di comuni nota per l’elevata percentuale di centenari residenti.

«La comunità invecchia bene ed è una bellissima notizia, quello che stride è la mancanza di ricambio generazionalesottolineano Gianmarco Murru e Giulio Pisanoi giovani scappano, la bilancia demografica è negativa, come in tantissimi altri paesi. Crediamo che la cultura possa invertire la tendenza, creare occasioni di lavoro attraverso il turismo culturale, lo smart working nei mesi con poco afflusso turistico e la conquista di nuovi residenti.»

Concluso il campionato con una salvezza anticipata, il DS Sebastian Puddu lascia il Carbonia Calcio. Lo ha annunciato alcuni minuti fa, con la diffusione di un comunicato ufficiale.

«Con il presente comunicato desidero informare che non ricoprirò più il ruolo di direttore sportivo del Carbonia Calcioha scritto Sebastian Puddu, già protagonista con il Carbonia Calcio, nella stessa veste di direttore sportivo, della promozione in serie D della stagione 2019/2020, impreziosita dalla conquista della Coppa Italia -. Ci tengo, innanzitutto, a ringraziare la società per avermi dato la possibilità di tornare in una piazza per me così importante e speciale. Carbonia rappresenta molto per me, non solo a livello professionale ma anche umano, e porterò sempre con me l’affetto che mi lega a questi colori, in particolare quello dei tifosi, che sono il cuore pulsante di questa realtà.»

«Un ringraziamento sincero va allo staff e ai ragazzi, che mi hanno accolto fin dal primo giorno con grande rispetto e spirito di collaborazione, facendomi sentire parte della loro “casa”ha rimarcato Sebastian Puddu -. Un ringraziamento speciale a Mister Checco Fele, che con la sua esperienza e il suo carisma mi ha sempre accompagnato durante la stagione, rappresentando per me un punto di riferimento e un prezioso consigliere.»

«Desidero inoltre sottolineare che, anche in questa fase di transizione, continuerò a lavorare affinché vengano garantiti allo staff e ai calciatori tutti gli aspetti economici a loro dovutiha concluso Sebastian Puddu -. Auguro al Carbonia Calcio le migliori fortune per il futuro, con l’auspicio che questa società possa raggiungere traguardi sempre più importanti. Con stima e riconoscenza, Sebastian Puddu.»

Alcune settimane fa il Governo ha decretato la proroga al 2038 dell’impiego di carbon fossile nella Centrale Elettrica del Sulcis, a Portovesme. Le centrali che producono energia elettrica dal carbone per l’Italia sono quattro. La più grande è nel Sulcis. Ne era stata decisa l’interruzione con un programma di “decarbonizzazione”. La revoca di tale decisione è avvenuta come effetto collaterale ai fatti della guerra in Iran.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, ha generato una crisi del mercato del petrolio inducendo il mondo al riutilizzo del carbone per produrre energia. Paesi enormi come la Cina e l’India, popolati da un terzo dell’umanità utilizzano quasi esclusivamente carbon fossile; con essi in futuro dovremo suddividere le risorse minerarie mondiali per produrre energia. La crisi dell’energia durerà molti anni ancora dopo la fine della guerra attuale e l’Europa dovrà spartire con l’Asia orientale il petrolio messo a disposizione dal mercato. Gli Americani, i più ricchi produttori di petrolio, lo hanno capito subito e sono tornati immediatamente all’impiego del carbon fossile per le loro centrali: ne accettano l’inquinamento ambientale pur di ottenere energia a basso prezzo e risparmiare le altre fonti.
L’Italia, per le sue esigenze energetiche aumentate, sarà costretta ad impiantare centrali nucleari per raggiungere l’autonomia energetica. Vedremo in quali regioni le collocherà.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha decretato anch’egli il ritorno al carbon fossile per le centrali elettriche però, a differenza dell’Italia, non ha posto limiti di tempo all’impiego del carbone, essendo poco fiducioso sul futuro del petrolio e del gas. Nel caso in cui il pessimista Friedrich Merz avesse ragione, anche la centrale elettrica del Sulcis dovrà produrre corrente per molti anni a venire. Di fatto, noi sulcitani siamo rientrati stabilmente nell’era del carbon fossile e siamo destinati a rivivere esperienze del passato. Se questa supposizione fosse vicina al vero, ci sarebbe da supporre anche che il Sulcis possa essere già nella lista delle sedi in cui collocare una centrale nucleare.
Il danno ambientale dell’“area ex mineraria” del Sulcis Iglesiente potrebbe diventare molto serio.
Per coincidenza, sul tema dell’inquinamento ambientale con danni alla salute umana, ultimamente la rete televisiva “Netflix” ha messo a disposizione dei telespettatori un film polacco intitolato “Bambini di piombo”. Parla di una storia vera: quella dell’inquinamento ambientale da piombo prodotto vicino alla città di Katowice, la città natale di papa Wojtila. E’ da vedere. Per chi non conosce la storia dell’inquinamento da piombo nel Sulcis Iglesiente il film fa capire molte cose. Una terza recente notizia, che correla con le due precedenti, è la diffusione al pubblico di un intervento eseguito dal dottor Antonio Macciò a Cagliari.
Si è trattato dell’escissione di un tumore ginecologico che si era esteso dall’utero all’intestino tenue, al colon, all’uretere, alla vescica, alla milza, al fegato, e a vari linfonodi. L’eccezionalità dell’intervento è data dall’estrema estensione degli organi colpiti, soprattutto, dal fatto che un intervento di tale portata viene sempre eseguito con la collaborazione di più chirurghi di diverse specialità; in questo caso è stato eseguito da un’unica persona: il dottor Antonio Macciò, appunto. C’è da chiedersi come sia stato possibile.
Il Sulcis dovrà continuare a produrre energia elettrica dal carbon fossile, per molti anni, a beneficio di tutta la Sardegna e di parte dell’Italia. Ciò determinerà la persistenza di un danno ambientale che dura nel Sulcis da un secolo.
Nei primi tempi della “carbonizzazione”, iniziata nel 1936-1938, che dette origine alla città di Carbonia, si provvide a curare la popolazione del Sulcis dagli effetti patologici dovuti all’inquinamento ambientale. A tal fine, venne costruito un ospedale, il Sirai, attrezzato per assistere i dipendenti della Società Carbonifera; in seguito la protezione ospedaliera fu estesa a tutta la popolazione. Adesso, con la ripresa dell’impiego intensivo di carbone, sarebbe opportuno chiedere che vengano ripristinati gli standard di protezione sanitaria per la popolazione del Sulcis e dell’Iglesiente. I nostri ospedali divennero centrali per il trattamento di malattie come il saturnismo, la silicosi, la TBC, gli enfisemi polmonari, le insufficienze respiratorie da broncopneumopatie croniche, i tumori polmonari e una moltitudine di altri tumori che colpivano vari organi e apparati. Nei nostri ospedali si operavano i cancri allo stomaco, al colon, al fegato, all’intestino, all’utero, alla vescica, ai reni e allo scheletro. Il più frequente tumore dell’apparato urinario nel Sulcis è il carcinoma uroteliale che si localizza prevalentemente nella vescica. Viene considerata eccezionale la localizzazione di questo tumore nell’uretere e nel rene. Le pubblicazioni scientifiche sostengono che questa rara localizzazione alta del tumore uroteliale rappresenti solo il 2,5 % di tutti i tumori uroteliali dell’intera via escretrice urinaria.
Invece qui, nell’ospedale di Carbonia, se ne registravano un numero altissimo, intorno al 20-25% di tutti i tumori uroteliali dell’apparato urinario; otto-dieci volte più frequente di quanto avviene nelle altre regioni italiane. Si aggiunga che questo tumore, derivato da inquinamento ambientale, è altamente maligno e quando viene diagnosticato, per l’improvvisa comparsa di sangue nelle urine, in genere ha già dato metastasi.
La scienza ha dimostrato che una sostanza chimica che si chiama “anilina” provoca il carcinoma uroteliale della vescica e dell’alta via escretrice, dai reni fin giù. L’“anilina” è strettamente legata alla lavorazione del carbon fossile. Essa è un sottoprodotto di questo materiale. Viene assorbita per inalazione o per via cutanea. Dal sangue passa al fegato, il quale produce metaboliti intermedi altamente reattivi. Questi composti vengono filtrati dai reni e si accumulano nella vescica prima dell’espulsione.
Il contatto prolungato e ripetuto di queste sostanze con le pareti vescicali e dell’uretere può causare mutazioni cellulari portando al carcinoma uroteliale. Le prime osservazioni di questo fenomeno iniziarono alla fine del 1800. Gli esperimenti degli scienziati sugli animali da laboratorio dimostrarono che esponendoli all’anilina da carbon fossile, avveniva la degenerazione neoplastica nelle loro vie urinarie. Si può, dunque, ragionevolmente desumere che tra il carbone e l’aumento dell’incidenza dei tumori, esista un diretto rapporto causa-effetto. Nonostante questo inquinante ambientale sia stato monitorato con cura, il Sulcis ha avuto un notevole numero di pazienti con carcinomi uroteliali della vescica e dell’alta via escretrice.
Il fatto che si prolunghi l’utilizzo del carbon fossile nel nostro territorio, va considerato un impegno doveroso per il beneficio energetico della Nazione, tuttavia ne deve anche conseguire che a quel decreto se ne debba associare un secondo che impegni lo Stato ad aumentare l’efficienza dell’apparato sanitario del territorio del Sulcis Iglesiente. Si tratta della salvaguardia oncologica della popolazione.
Per capire meglio il concetto che si vuole esprimere, sarebbe opportuna la visione del film polacco “Bambini di piombo”.
A questi due spunti se ne associa un altro molto esplicativo: il perché sia stato possibile l’intervento eseguito dal dottor Antonio Macciò. Pochissimi chirurghi sanno eseguire in autonomia un intervento “commandos” come quello. Per fare interventi di altissima complessità non è sufficiente la vasta preparazione culturale ma è necessaria anche l’esperienza concreta sul campo. Quel chirurgo aveva maturato la sua esperienza nei nostri ospedali operando tanti tumori molto complessi quando Carbonia ed Iglesias erano ancora città ospedaliere. Si tratta, dunque, di un’ulteriore conferma indiretta che noi siamo grandi produttori di tumori.
Oggi quei tumori non vengono più curati nei nostri ospedali. Nella nostra Provincia chi ha necessità di curarsi deve fare la fila nelle liste d’attesa degli ospedali cagliaritani, oppure deve prendere l’aereo per i grandi ospedali del Nord Italia.
Con il decreto governativo che reintroduce l’utilizzo del carbon fossile nella Centrale elettrica del Sulcis, i nostri politici territoriali potrebbero chiedere l’immediata riattivazione degli ospedali di Carbonia ed Iglesias come erano nel passato.
Non sarebbe una novità. Storicamente è già avvenuto: nel 1936, per la stessa ragione, vennero attivati il Sirai, il Santa Barbara e il CTO, dedicati alla protezione della popolazione dal pericolo insito nella diffusione di prodotti fossili patogeni (carbone e metalli pesanti).

Mario Marroccu

Nella foto di copertina l’ospedale Sirai di Carbonia negli anni Cinquanta del secolo scorso