24 June, 2026
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«L’incontro di oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy rappresenta un passaggio positivo che consolida il percorso avviato per fare del Sulcis un polo all’avanguardia, a livello nazionale, nel recupero e nella valorizzazione delle materie prime critiche.»

L’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, si è espresso così al termine del vertice a Palazzo Piacentini, al quale ha preso parte anche il Ministro Adolfo Urso.

Nel corso del tavolo sono state illustrate le attività già in corso ed è stato confermato l’impegno concreto della Regione Sardegna, insieme al sistema delle società partecipate regionali, per l’avvio delle attività di trattamento dei rifiuti estrattivi. Per la Regione si tratta di un progetto strategico che vede una importante collaborazione istituzionale con il Mimit e il coinvolgimento del mondo produttivo, di Confindustria e delle imprese interessate.

La Regione Sardegna ha già compiuto passi significativi, mettendo a disposizione le risorse necessarie per avviare studi di fattibilità e un progetto pilota per il trattamento degli abbancamenti che contengono materie prime critiche, nella consapevolezza che tali materiali possano rappresentare una nuova opportunità di sviluppo industriale e di innovazione per il territorio.

«L’obiettivo condiviso è quello di trasformare una fase complessa per il Sulcis in un’occasione di rilancio, costruendo una filiera moderna e sostenibile dell’economia circolare, capace di generare investimenti, creare nuova occupazione qualificata e valorizzare competenze e risorse già presenti nel territorio», spiega l’assessore Emanuele Cani.

«La Regione Sardegnaha sottolineato nel suo intervento – continuerà a fare la propria parte, lavorando in stretta sinergia con il Governo nazionale, le amministrazioni locali, le imprese e tutti gli attori coinvolti, affinché gli impegni assunti si traducano rapidamente in interventi concreti e in nuove prospettive di crescita per il Sulcis e per l’intero sistema industriale regionale.»

A conclusione della procedura di gara, il servizio di igiene urbana del comune di San Giovanni Suergiu è stato aggiudicato alla Teknoservice S.r.l., che assumerà la gestione delle attività a decorrere dal 1° luglio 2026. Il nuovo servizio di igiene urbana introduce importanti novità organizzative e operative, definite anche sulla base delle esigenze e delle criticità emerse durante il processo partecipativo promosso dall’Amministrazione comunale.

Come previsto in occasione del subentro di un nuovo gestore, nelle settimane precedenti all’avvio del servizio sarà necessario effettuare le operazioni di passaggio di consegne tra la società uscente e quella entrante. Tali attività riguarderanno strutture, attrezzature, procedure operative e organizzazione del servizio.

Per consentire il corretto svolgimento di queste operazioni, alcuni servizi saranno temporaneamente sospesi:

• il servizio di raccolta domiciliare di ingombranti e sfalci sarà sospeso dal 22 giugno 2026;

• il conferimento dei rifiuti presso l’Ecocentro comunale sarà sospeso dal 22 giugno 2026;

• il servizio presso l’isola ecologica di Punta e Trettu terminerà il 29 giugno 2026, con successiva rimozione dei contenitori.

Restano invece regolarmente attivi tutti i servizi ordinari di raccolta porta a porta.

«Con l’aggiudicazione della gara e l’imminente avvio del nuovo servizio si conclude un percorso lungo e complesso, che ha richiesto mesi di lavoro tecnico e amministrativodichiara la sindaca Elvira Usai -. Abbiamo lavorato per costruire un appalto moderno, in grado di rispondere alle esigenze del territorio e di migliorare ulteriormente un servizio che già oggi può contare su risultati molto positivi in termini di percentuale di raccolta differenziata. Le temporanee sospensioni previste negli ultimi giorni di giugno sono strettamente legate alle operazioni di subentro tra il gestore uscente e quello entrante e rappresentano un passaggio necessario per garantire l’avvio ordinato del nuovo servizio dal 1° luglio.»

Nelle settimane che precederanno l’avvio del nuovo servizio, l’Amministrazione comunale e il nuovo gestore promuoveranno una specifica campagna informativa rivolta alla cittadinanza. Saranno illustrate nel dettaglio tutte le novità previste dal nuovo appalto, tra cui il nuovo calendario della raccolta differenziata, gli orari di apertura dell’Ecocentro, i servizi dedicati alle utenze e le nuove modalità operative introdotte con il passaggio alla gestione Teknoservice.

«L’avvio del nuovo appalto segna l’inizio di una fase importante per il servizio di igiene urbana del nostro Comunedichiara l’assessore dell’Ambiente Camilla Melis -. Siamo consapevoli che il passaggio tra due gestioni possa comportare qualche temporaneo disagio, ma si tratta di un momento necessario per consentire al nuovo gestore di avviare il servizio nelle migliori condizioni possibili e dare piena attuazione alle innovazioni previste dal nuovo appalto. Nelle prossime settimane accompagneremo i cittadini nella conoscenza del nuovo servizio, illustrando nel dettaglio tutte le novità introdotte e fornendo tutte le informazioni necessarie per consentire agli utenti di familiarizzare con le nuove modalità di gestione del servizio.»

L’Amministrazione comunale invita i cittadini a programmare per tempo eventuali conferimenti presso l’Ecocentro e a collaborare durante questa breve fase di transizione, necessaria per garantire un avvio ordinato ed efficiente del nuovo servizio a partire dal 1° luglio 2026.

Sono iniziati i lavori di illuminazione pubblica nei parchi di San Giovanni Suergiu. La ditta affidataria è già intervenuta nel parco giochi delle frazioni di Is Urigus e Matzaccara dove oltre alla primaria opera di scavi sono stati già posizionati i pozzetti; poi si procederà a Palmas e nel centro cittadino.

«Un’opera attesa e strategica dice la sindaca, Elvira Usaiper la sua valenza di sicurezza e decoro urbano contro ogni degrado e per una maggiore fruizione delle aree verdi per grandi e piccini.»

I lavori sono stati finanziati dal fondo unico comunale per un importo di 100mila euro e impreziosiscono le aree attrezzate del paese e delle frazioni dove i bambini ora potranno trascorrere molte ore del loro tempo libero.

«È fondamentale preservare l’integrità e la sicurezza dei parchi spiega l’assessore dei Lavori pubblici, Gianfranco Ghisuperché sono centri di incontro e aggregazione quotidiana.»

Il Monte Rasu, sommità del Goceano, è considerato il primo avamposto del francescanesimo in Sardegna; l’originario protoconvento, fondato nel 1220 e si presume luogo indicato direttamente dal poverello d’Assisi, ospitò i frati fino all’Incameramento del 1855 (La legge Rattazzi – Regio Decreto del 29 maggio, n. 878 – che acquisiva e incamerava i beni degli ordini religiosi per sanare le casse dello Stato).
Il convento, che conserva elementi d’origine a testimonianza della vita monastica, si colloca in un luogo suggestivo, a circa 1000 metri di altitudine, ed è immerso in uno straordinario ambiente naturale boschivo di assoluta bellezza naturalistica e paesaggistica. Un appuntamento di fede popolare si celebra il 2 agosto per la tradizionale “Festa del Perdono”, caratterizzata da un movimento di pellegrini provenienti dalle diverse aree isolane per le solennità religiose.
Il francescanesimo in Sardegna ha dunque origini remote, legate allo stesso San Francesco, ed è vivo tuttora attraverso i suoi religiosi (Frati Minori-O.F.M., Cappuccini-O.F.M.Cap., Conventuali-O.F.M.Conv.) e nei valori di umiltà e carità che alimentano percorsi spirituali e di fede. I primi insediamenti storici isolani, oltre al goceanino di Monte Rasu, sono certamente quelli di Sassari, Cagliari e Luogosanto, ad opera di fraticelli che sbarcarono in terra sarda e provenienti dalla vicina Corsica.
Un prezioso contributo a riscoprire gli Ottocento anni di francescanesimo, tra storia, fede e trame familiari, viene dalla documentata pubblicazione “L’Antico Convento di Monte Rasu” della scrittrice nuorese Luciana Falchi Giannasi; una ricerca, stampata presso la Tas Art di Sassari, che attinge a rigorose fonti documentali e ricostruisce il sorgere del convento ai primi decenni del XIII secolo, con tutte le vicissitudine storiche-religiose e di proprietà, fino ai giorni nostri.
Il volume offre uno spaccato storico attinto da lavori di diversi “studiosi, francescani e laici, citati in bibliografia”; si ritrovano così le notizie essenziali su Francesco e la sua opera, su Fra Elia da Cortona e Fra Giovanni Parenti da Carmignano, figura collegata in modo determinante al romitario di Monte Rasu, e sui rapporti territoriali tra Ordini monastici con i sensibili e ospitali Giudici di Torres.
Il convento, per secoli e come riportato dal Liber Cronichus di Bottidda, era sosta rigenerante per i viandanti che dal Goceano valicavano la montagna per recarsi nel Logudoro e sassarese, trovando sempre «asilo sicuro e cibi sani ed abbondanti…».
Nel tempo, risultante anche dai resoconti di viaggiatori stranieri e dalla visita nel 1834 di Valery, autore dell’opera Voyage en Corse, à l’ile d’Elbe et en Sardaigne, la struttura religiosa vive un ridimensionamento, ma ha ancora la presenza di frati malgrado il decreto di chiusura del Vinciani del 1769, e viene descritta tra le «pieghe boscose della montagna di Monte Rasu, in mezzo ad un paesaggio stupendo» e come «modestissimo tetto di pochi frati, lo stesso Superiore dei quali trova più comodo risiedere, ogni tanto, nel convento di Bottidda…».
Con l’intensificarsi della crisi finanziaria del Regno di Sardegna e la legge che decreta l’Incameramento ed esproprio dei beni degli istituti, il possesso di Monte Rasu è in «piena disponibilità della Cassa Ecclesiastica (Ente di diritto civile, quindi dello Stato) che può amministrarlo come ritiene più utile o vantaggioso per i suoi scopi istituzionali». A seguito di una trattativa privata, il 25 febbraio 1860, l’intera proprietà passa alla società del Conte Pietro Beltrami da Bagnacavallo che, in un decennio e con la sistematica distruzione di foreste secolari, realizza favolose ricchezze e ricavi impensabili per la cassa della Beltrami & C., il cui investimento era stato di 36.000 Lire da pagarsi frazionato
in dieci rate a cadenza annuale. Il Beltrami si guadagnò, a pieno titolo e merito l’appellativo di “Attila delle sarde foreste” per lo scriteriato e indicibile disboscamento coloniale di “estese foreste di querce, lecci, agrifogli e molte altre specie rare” e ricavarne “enormi profitti a danno delle popolazioni del Goceano”. In Costera, ancora oggi, qualche detto popolare non benevole gli sopravvive! Emergono dalla documentazione, raccolta con puntualità storica, le posizioni di interesse e gli orientamenti guida del Cavour, seguiti alla determinante abolizione dell’ademprivio, verso progetti di sfruttamento e sulla cessione-concessione di infiniti ettari di terreni demaniali isolani.
Nel febbraio del 1870, l’intera proprietà di Monte Rasu passa da Beltrami al suo segretario Innocenzo Azzaroli. Con dovizia di informazioni, l’avvincente narrazione di Luciana Falchi Giannasi, ripercorre i rapporti personali, i matrimoni e atti notarili che definirono la divisione dell’eredità alla scomparsa dell’Azzaroli (muore nel 1877 ed è sepolto nel cimitero di Bono) fino all’acquisto da parte di Battista Pellegrino Giannasi; originario della provincia di Modena (era nato a Piandelagotti di Frassinoro il 3 marzo 1857) ma in Sardegna «forse dall’età di 13-14 anni, con il padre e il fratello maggiore Angelino per cercare lavoro. Come molti altri della loro zona di origine, sono abili boscaioli, segantini, carbonai».
L’acquisto di Pellegrino Giannasi, le diverse quote dei terreni e dei fabbricati dagli eredi Azzaroli, è ufficializzato con l’atto del notaio Proto Sechi di Sassari del 23 aprile 1898. E come riconosce Domenichino Ena, nella pubblicazione Adiu Bono Bottidda …e Bolia, Ed. Voce del Logudoro, Ozieri, 1979, l’attività e capacità lavorativa di Pellegrino Giannasi «in poco tempo trasformò i terreni di Monte Rasu in un’azienda modello». Tanti significativi momenti scandirono la vita dell’esemplare centro montano che nel 1924 contava una popolazione di 39 persone, divenendo frazione del Comune e della Parrocchia di Bottidda. Nel VII centenario della morte di San Francesco venne restaurata la chiesetta, benedetta con solennità dal vescovo di Ozieri mons. Francesco Franco.
Il patriarca Pellegrino Giannasi scompare il 22 dicembre 1944 e l’autrice rileva che tutta “la sua attività lavorativa, ha forse mostrato di voler e saper rispettare lo spirito francescano del luogo perché ha utilizzato con criterio e con rispetto le risorse della natura, traendone beneficio per sé, per la sua numerosa famiglia e per decine di altre famiglie, ma senza usare violenza o distruggere queste risorse”.
Questa pubblicazione è un contributo anche all’Anno Giubilare di San Francesco, indetto per riscoprire i valori fondamentali – cardini spirituali ed etici – di cura del creato, esaltato nel Cantico delle Creature, ed essere costruttori di pace e fratellanza con spirito di rinnovamento interiore.
Il futuro di Monte Rasu, anche per interessamento della diocesi di Ozieri, prospetta un “progetto di impegno e cura” e la possibilità di sviluppo di un percorso francescano. La famiglia Giannasi, proprietaria della quasi totalità dell’area di Monte Rasu, osserva “con interesse gli sviluppi, in attesa di comprendere meglio le implicazioni pratiche”.

Cristoforo Puddu

E’ iniziato ieri sera, nella chiesa di San Ponziano, a Carbonia, con la messa celebrata dal vescovo della diocesi di Iglesias, monsignor Mario Mario Farci, e la consegna alla parrocchia, nelle mani del parroco don Giampaolo Cincotti e del vescovo monsignor Mario Farci, da parte di monsignor Gianfranco Zuncheddu, avvocato rotale, postulatore delle cause, di centinaia di documenti riguardanti la vita e l’opera di don Vito Sguotti, il percorso teso ad ottenere la glorificazione del primo parroco curato di Carbonia, nella ricorrenza del 140° anniversario della nascita.
Mons. Gianfranco Zuncheddu, nato come don Vito Sguotti il 10 giugno, 85 anni fa, ha spiegato che i documenti sono il frutto di una ricerca fatta in Veneto, soprattutto nella diocesi di Padova, dove don Vito Sguotti ha esercitato per 15 anni prima di trasferirsi a Roma e poi in Sardegna, cappellano-curato delle centinaia di operai dal 1936 al 1938 impegnati nella costruzione della città di Carbonia. Mons. Gianfranco Zuncheddu ha aggiunto di aver scoperto la figura di don Vito Sguotti attraverso i racconti di don Nazareno Mocellin, parroco di Cortoghiana e suo collaboratore, e di una signora, Maria Ravot, che ricoverata all’ospedale oncologico si affidava nella preghiera a don Vito Sguotti. Incaricato dalla Polizia di Stato, di cui è stato cappellano per una decina d’anni, di mettere a punto la documentazione per la causa di beatificazione del questore Giovanni Palatucci, monsignor Gianfranco Zuncheddu ha approfittato dei suoi soggiorni nel Veneto per acquisire nella diocesi di Padova documenti e testimonianze anche su don Vito Sguotti.
Vito Antonio Sguotti nasce a Tribano (PD) il 19 giugno 1886. A 10 anni entra nel seminario. Nel 1909, a 23 anni, viene ordinato sacerdote. Cappellano curato, collaboratore parrocchiale. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale in qualità di cappellano militare, degli Alpini, congedato dopo 4 anni e decorato al valor militare con medaglia d’argento. Riprende la pastorale attiva soprattutto tra i lavoratori della terra, segretario dell’Unione del lavoro di Padova, protagonista delle “Leghe bianche”. Risale all’inizio degli anni Trenta la collaborazione con l’ONARMO (Opera Nazionale Assistenza Religiosa e Morale degli Operai) che continuerà praticamente per quindici anni con tappe a Roma, Rieti, Colleferro. Nel 1936 il vescovo di Iglesias, mons. Giovanni Pirastru, prende contatti con il Direttore generale dell’ONARMO, mons. Ferdinando Baldelli, per chiedere l’invio di un sacerdote per fare il cappellano tra le maestranze impegnate nella costruzione di Carbonia. Don Vito Sguotti è il prete inizialmente prescelto per fare il missionario fra quei lavoratori, da lui radunati quasi tutte le sere per «dire loro una parola buona, che fosse di luce e di conforto, mettendosi poi a disposizione per tutte le necessità materiali e spirituali» (mons. Giovanni Pirastru, omelia esequiale). Continua questa vita per due anni fra le baracche di Sirai e Barbusi. Dieci giorni dopo l’inaugurazione di Carbonia, avvenuta il 18 dicembre 1938, il cappellano curato della nuova città viene rimosso dall’incarico. Ai capi fascisti locali non piacevano le critiche di don Sguotti per le situazioni di ingiustizia e le condizioni di lavoro degli addetti alle miniere. Il sacerdote viene rimandato a Roma negli uffici dell’Onarmo e in altre attività pastorali sempre a contatto col mondo operaio. Il 13 novembre 1945 don Vito ritorna a Carbonia. Sempre parroco di San Ponziano fino alla morte, il 22 settembre 1952. In 20mila parteciparono ai suoi funerali.

Una giornata di festa, memoria e condivisione per celebrare i 38 anni di attività di Casa Emmaus. Lo scorso 5 giugno, presso il Centro Giovanile Santa Barbara di Iglesias, tutte le comunità, i servizi e i progetti della cooperativa si sono riuniti per festeggiare insieme il trentottesimo anniversario dalla fondazione, avvenuta il 25 aprile 1988.
La giornata si è aperta con la celebrazione eucaristica nella Chiesa di San Francesco, officiata da don Luca Manconi. Durante l’omelia, il fondatore di Casa Emmaus, Nico Grillo, ha ricordato il valore delle relazioni e dell’incontro come fondamento dell’esperienza comunitaria. «La comunità non si stanchi mai di cercare tutte le occasioni di incontro», ha affermato.
A seguire è stato proiettato un video celebrativo che ha ripercorso, attraverso immagini e testimonianze, i momenti più significativi vissuti nell’ultimo anno dalle diverse strutture. Un racconto corale concluso da un messaggio che sintetizza l’identità stessa di Casa Emmaus: “A Casa Emmaus la fragilità si trasforma in fiducia”.
Particolarmente partecipato l’intervento del neo-presidente Biagio Sciortino, che ha voluto trasformare la ricorrenza in un momento di riflessione sul significato del tempo e delle relazioni.
«Il compleanno sembra il conteggio del tempo passato, ma per me è uno spazio sacro in cui il tempo si ferma per farci riflettere. Il confronto e la relazione sono la vera esperienza terapeutica. Solamente stando assieme potremo andare avanti», ha dichiarato.
Nel corso della giornata è stata letta anche una lettera dell’ex presidente Giovanna Grillo, mentre il tradizionale taglio della torta ha visto insieme il presidente Biagio Sciortino, il fondatore Nico Grillo e la direttrice generale Emanuela Sanna.
Nel pomeriggio, Nico Grillo ha ripercorso la nascita della comunità, ricordando gli inizi di un progetto nato da un sogno e cresciuto negli anni fino a diventare una realtà articolata che oggi opera nei settori delle dipendenze, della salute mentale, dell’accoglienza, della tutela dei minori e dell’inclusione sociale.
Tra i momenti più emozionanti della giornata, lo scambio dei doni tra le comunità e i servizi di Casa Emmaus: canzoni, racconti, opuscoli multilingue, letture e produzioni creative realizzate dalle persone accolte e dagli operatori, a testimonianza della ricchezza delle relazioni costruite all’interno delle strutture.
A conclusione dell’evento, la direttrice generale Emanuela Sanna ha ringraziato tutte le persone che hanno contribuito all’organizzazione della giornata e alla preparazione delle attività, sottolineando l’importanza di continuare a lavorare insieme, pur nella diversità dei servizi e dei percorsi.
Trentotto anni dopo la sua fondazione, Casa Emmaus continua a rappresentare un punto di riferimento per il territorio e per tutte le persone che, attraverso percorsi di cura, accoglienza e inclusione, cercano nuove opportunità di crescita e di rinascita.

Un delicato e complesso intervento di soccorso marittimo condotto dalla Guardia Costiera di Carloforte, sotto la supervisione della Direzione Marittima di Cagliari, nella notte tra il 10 e l’11 giugno ha consentito di trarre in salvo un velista di nazionalità austriaca che si trovava in grave difficoltà nelle acque prospicienti l’isola, a causa delle avverse condizioni meteorologiche e di una serie di importanti avarie che avevano reso l’imbarcazione ingovernabile.
L’allarme è scattato nelle ore notturne, quando il navigante ha segnalato una situazione di emergenza dovuta al peggioramento delle condizioni del mare e del vento. La barca a vela aveva infatti subito gravi danni sia al motore sia all’attrezzatura velica, perdendo la capacità di manovra e rimanendo esposta alla forza delle correnti e del moto ondoso.
Ricevuta la richiesta di assistenza, la Sala Operativa della Guardia Costiera di Carloforte ha immediatamente attivato il dispositivo di ricerca e soccorso, coordinando con professionalità e rapidità tutte le fasi dell’intervento. L’equipaggio della motovedetta CP 869, al Comando del 1° Maresciallo Angelo Porricino, è salpato in condizioni particolarmente impegnative, affrontando mare agitato e raffiche di vento che rendevano le operazioni estremamente complesse.
Dopo una meticolosa attività di localizzazione dell’unità in difficoltà, i soccorritori sono riusciti a raggiungere l’imbarcazione e a mettere in sicurezza il velista alle ore 2.30. Le operazioni sono state condotte con elevata competenza marinaresca e con la massima attenzione alla salvaguardia della vita umana in mare, principio cardine dell’azione quotidiana del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.
Una volta accertate le condizioni dell’uomo e la situazione dell’unità, il personale intervenuto ha provveduto a prestare tutta l’assistenza necessaria, garantendo il trasferimento in sicurezza e scongiurando conseguenze che, alla luce delle condizioni meteorologiche e delle avarie riportate, avrebbero potuto rivelarsi estremamente gravi.
L’operazione rappresenta l’ennesima testimonianza dell’elevato livello di preparazione, dedizione e spirito di servizio degli uomini e delle donne della Guardia Costiera di Carloforte, impegnati ventiquattro ore su ventiquattro nella tutela della sicurezza della navigazione e nella salvaguardia della vita umana in mare. L’intervento conferma ancora una volta il ruolo fondamentale svolto dalla Guardia Costiera nel presidio delle acque del Sulcis e dell’isola di San Pietro, un’attività che richiede costante prontezza operativa, professionalità e una profonda conoscenza del mare e delle sue insidie. La Guardia Costiera rinnova infine l’invito a tutti i diportisti e naviganti a verificare attentamente l’efficienza delle proprie imbarcazioni e a consultare sempre le previsioni meteorologiche prima di intraprendere la navigazione, adottando ogni misura utile a garantire la sicurezza in mare.

Stamane, presso il Presidio Ospedaliero CTO di Iglesias, si è svolta una cerimonia semplice ma di straordinario significato umano e istituzionale: una rappresentanza degli allievi della Scuola carabinieri ha donato sei sedie a rotelle alla struttura sanitaria. Alla consegna erano presenti il Comandante, col. Saverio Ceglie, il cappellano militare Padre Marius, il ten. Chiara Mantuano, la dott.ssa Giuliana Riola, responsabile del presidio, numerosi primari e il presidente del Consiglio comunale, dottor Matteo DeMartis, a testimonianza di una sinergia corale e tangibile tra tutte le componenti dello Stato e della cittadinanza.

Questo gesto testimonia il rapporto autentico e profondo che unisce la Scuola carabinieri al territorio che la ospita. L’iniziativa, nata dalla ferma volontà degli allievi, va ben oltre la pur lodevole assistenza alle fasce più sfortunate della popolazione, in quanto è un atto di pura e sentita gratitudine verso la città di Iglesias. I futuri carabinieri hanno voluto ricambiare, in modo concreto, la straordinaria ospitalità, il calore e la costante vicinanza dimostrati dall’intera cittadinanza nel corso di questi intensi mesi di addestramento.

La donazione odierna non è un episodio isolato, ma si inserisce in un percorso di vera e propria integrazione sociale avviato da tempo con il nosocomio locale. Infatti, durante il periodo di frequenza del corso, moltissimi allievi si sono recati regolarmente, e su base strettamente volontaria, presso la struttura per donare il sangue. Questa collaborazione costante dimostra come la Scuola Allievi sia un’istituzione viva e pulsante all’interno della comunità, un punto di riferimento che partecipa attivamente al benessere e alla vita del territorio.

L’elevato valore morale di questa iniziativa risiede nella perfetta e naturale rispondenza con l’essenza stessa dell’Arma dei carabinieri. Aiutare chi soffre, sostenere le strutture sanitarie locali e proteggere i più deboli non sono compiti accessori, ma costituiscono le fondamenta storiche e i principi tradizionali su cui si regge l’Istituzione.

Fermamente supportata dal comandante della Scuola, questa donazione dimostra come l’addestramento dei giovani Allievi non sia soltanto professionale, ma soprattutto etico e umano. Il gesto compiuto oggi è la testimonianza che indossare la divisa dell’Arma significa, prima di tutto, abbracciare una missione di altruismo e vicinanza incondizionata al cittadino, confermando quel legame di fiducia e solidarietà che da secoli unisce i carabinieri al popolo italiano e, in questo caso, alla splendida comunità di Iglesias.

Federico Matta è il nuovo coordinatore confederale della Uil per il Sulcis Iglesiente. La sua nomina è stata sancita in seguito al XIX Congresso Confederale della Uil Sardegna, che si è tenuto recentemente a Cagliari.

Cinquantun anni, originario di Fluminimaggiore, Federico Matta ha iniziato la sua carriera sindacale tra le fila dei metalmeccanici Uil (Uilm), come delegato Rsu nell’ex Ila di Portovesme. Nel 2014, sempre nella Uilm, è entrato a far parte della segreteria territoriale del Sulcis Iglesiente, ricoprendo per 4 anni l’incarico di segretario organizzativo. Nel 2019 è approdato alla Uil Confederale regionale, assumendo l’incarico (sempre su nomina della Uil regionale) e sino al 2024, di vice presidente vicario dell’Ente Bilaterale Artigianato Sardegna (Ebas), oltre a quello di coordinatore regionale della UIL Artigianato Sardegna. Un ruolo, quest’ultimo, che ancora conserva con impegno e dedizione all’interno del coordinamento Uil dei lavoratori del comparto artigianato. Nei giorni scorsi è arrivata la nomina a coordinatore confederale della Uil per il Sulcis Iglesiente.

«Ringrazio la segreteria regionale confederaleha detto Federico Mattaper la fiducia dimostratami nell’assegnarmi quest’importante incarico. So che si tratta di un ruolo importante, che richiede una grande responsabilità, in particolar modo in questo difficile momento per il territorio, considerando, purtroppo, la miriade di vertenze industriali ancora aperte. Da parte mia ci sarà il massimo impegno, affinché assieme ai colleghi responsabili territoriali Uil delle organizzazioni di categoria, si possa realizzare un coordinamento in grado di tutelare le lavoratrici e i lavoratori di tutti i settori, pubblici e privati. Credo, infine, nell’unità sindacale. Per questo mi metterò in contatto da subito con i colleghi di Cgil e Cisl, responsabili territoriali, affinché si possa costruire un percorso unitario, per affrontare meglio tutte le vertenze ancora aperte.»

Il Carbonia Film Festival torna a intrecciare estate e autunno, anticipando l’undicesima edizione con una serata speciale sotto le stelle. In attesa dei cinque giorni di proiezioni, incontri e ospiti internazionali – in programma a novembre – il festival inaugura il suo percorso a luglio con un appuntamento dedicato al cinema d’autore contemporaneo e alla regista Carolina Cavalli, ospite della serata.

Organizzata dalla Società Umanitaria di Carbonia per la direzione artistica di Francesco Giai Via, l’edizione 2026 del Carbonia Film Festival andrà in scena da mercoledì 11 a domenica 15 novembre, confermandosi come uno spazio di confronto tra cinema, cultura e società, un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del presente attraverso lo sguardo del grande schermo.

Ma la prima tappa è in programma martedì 28 luglio all’interno della rassegna “Orbite – Cinema sotto le Stelle a Carbonia”, con una serata a ingresso gratuito dedicata al cinema d’autore contemporaneo. Protagonista dell’incontro la regista Carolina Cavalli, che incontrerà il pubblico della cittadina mineraria al termine della proiezione de “Il Rapimento di Arabella”, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Il film racconta la storia di Holly, 28 anni, convinta da sempre di aver mancato la strada giusta. Quando incontra una bambina di nome Arabella, crede di aver ritrovato sé stessa da piccola. Arabella, desiderosa di fuggire da casa, le nasconde la propria identità e asseconda la sua fantasia: tornare indietro nel tempo e avere finalmente l’occasione di diventare qualcuno di speciale.

«Questo film – spiega la regista Carolina Cavalli non parla di un rapimento nel senso più tradizionale del termine, parla soprattutto di una ragazza che trova un modo per risolvere il suo passato, superare i rimpianti, calmare l’ansia del futuro e dimenticare le aspettative fallite. La protagonista fa parte di un gruppo di persone, di una generazione forse, che teme che la vita sia sempre altrove. In questo modo, però, si svaluta la realtà, ci si distrae dal mondo e dal senso delle cose, anche dalla sua bellezza, ingiustizia, o dalle proprie azioni…»

Carbonia Film Festival è organizzato dal Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria – La Fabbrica del Cinema, su fondi cineportuali della Regione Autonoma della Sardegna (L.R. 28 dicembre 2018 n. 48, art.11 comma 26), insieme al Comune di Carbonia, con il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission.