24 June, 2026
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È stato inaugurato al Centro Ricerche Sotacarbo il primo progetto in Italia finanziato dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri col bando degli Ecosistemi dell’Innovazione al Sud.
Recover, in Italiano “Recupero”, è il nome del progetto che ha reso possibile la restaurazione dell’ex ufficio tecnico della Grande Miniera di Serbariu, convertendo un edificio dismesso in uno stabile moderno che oggi ospita laboratori avanzati, di livello mondiale, per lo sviluppo di tecnologie innovative nell’ambito dell’idrogeno verde e dei combustibili rinnovabili. Presentato da Sotacarbo, il progetto ha rappresentato una delle iniziative più significative nel quadro del bando per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno, posizionandosi come terzo classificato tra oltre 350 proposte progettuali.
Il progetto ha previsto la realizzazione di cinque laboratori principali: il laboratorio “idrogeno ed e-fuels”, il laboratorio “Bio-H2”, il laboratorio di “accumulo termico”, il laboratorio “materiali” e il laboratorio di “chimica generale”. A queste infrastrutture si aggiunge un sistema integrato costituito da elettrolizzatore PEM, impianto fotovoltaico, sistema di stoccaggio di idrogeno e cella a combustibile PEM per la riconversione in energia elettrica.
La cerimonia di inaugurazione del progetto Recover ha visto la presenza dei rappresentanti del Dipartimento per le Politiche di Coesione, dell’assessore regionale all’Industria Emanuele Cani, del Capo Gabinetto dell’Assessorato regionale alla Programmazione e Bilancio Gian Luigi Sotgia e del sindaco di Carbonia Pietro Morittu. Il Prorettore Fabrizio Pilo ha portato il contributo dell’Università degli Studi di Cagliari, mentre il consigliere d’amministrazione Michele Ennas ha rappresentato l’ENEA, storico socio della Sotacarbo.
Nell’auditorium del Centro Ricerche Sotacarbo, la visione di un video sommario del progetto Recover, oltre a un breve riferimento all’avanzamento dei progetti SulkHy e Refuel, ha dato il via alla giornata inaugurale.

La presentazione del progetto Recover, i suoi risultati e le best practice associate sono stati gli argomenti trattati nella parte introduttiva della cerimonia, aperta dal discorso dell’Amministratore Unico della Sotacarbo Mario Porcu: »Oggi inauguriamo non solo nuovi laboratori, ma una nuova fase della storia di Sotacarbo. RECOVER non è stato solo un progetto importante: è stata una vera impresa. Molti, con realismo, ci avevano suggerito di rinunciare, per evitare un probabile fallimento. Abbiamo fatto una scelta diversa. Abbiamo deciso di provarci, mettendo in campo competenze, determinazione e un grande lavoro di squadra. Non solo abbiamo rispettato le scadenze, ma siamo stati tra i primi in Italia a farlo. I laboratori che inauguriamo oggi si inseriscono in una visione più ampia: quella del progetto della Hydrogen Valley del Sulcis Iglesiente finalizzato ad alimentare con H 2 verde i pullman dell’ARST con l’obiettivo di sviluppare la catena del valore dell’idrogeno verde. Una visione che, con la realizzazione del progetto Refuel finanziato dal Just Transition Fund per la produzione di combustibili sostenibili, trasformerà Sotacarbo in un Hub tecnologico di ricerca integrato, con pochi uguali a livello europeo. Qui si incontrano ricerca sulla scala laboratorio, scala pilota, sperimentazione dimostrativa e applicazione industriale. Qui costruiamo soluzioni concrete, con un impatto reale sul territorio e sul sistema energetico ed economico. Abbiamo immaginato un futuro diverso per Sotacarbo e per il nostro territorio, e i risultati ci confermano che siamo stati all’altezza di quell’ambizione, non solo vincendo bandi altamente competitivi, ma soprattutto dimostrando di saper trasformare quei finanziamenti in infrastrutture, in competenze e in nuove opportunità. Ora possiamo e dobbiamo dimostrare con risultati concreti che l’attività Sotacarbo è un valore aggiunto determinante per lo sviluppo della Sardegna e del Paese».
Uno dei partner del progetto è stato anche il comune di Carbonia: «Con l’inaugurazione dei laboratori presso la Grande Miniera di Serbariu, Carbonia compie un passaggio simbolico e concreto. Recover rappresenta molto più dell’intervento edilizio infrastrutturale. Il valore del progetto è la capacità di unire memoria e futuro. Non cancella l’identità della città di Carbonia, la trasforma. La miniera non è solo un patrimonio da conservare, è una struttura viva, in grado di creare competenze e opportunità. Per Carbonia, il progetto Recover rafforza il ruolo del territorio nella transizione energetica: questo significa formare ruoli altamente specializzati, contrastare lo spopolamento, e sviluppo di ricerca, innovazione e qualità del lavoro.
È l’esempio che innovazione e coesione territoriale possono procedere insieme. Dalla città del carbone a quella delle tecnologie pulite. Da miniera del passato a energia del futuro. Costruire energia, conoscenza e nuove opportunità per il nostro territorio», ha spiegato il sindaco Pietro Morittu.

In rappresentanza dell’assessore regionale della Programmazione e Bilancio Giuseppe Meloni, è intervenuto il Capo Gabinetto dell’assessorato Gian Luigi Sotgia: «Il Sulcis viene annoverato tra le regioni più povere d’Italia, ma ciò non significa che si parta da una situazione di assenza di possibilità di sviluppo e di crescita. L’Amministrazione si impegna a dare a questo territorio quelle stesse opportunità di sviluppo e di crescita che hanno le altre parti dell’isola. Non ci possono essere territori di serie A e di serie B. La Regione mette a disposizione strumenti per concretizzare questo sviluppo nelle nostre comunità. La transizione energetica è un settore fondamentale, che necessita strumenti di innovazione e ricerca. Da questo punto di vista, ribadiamo, abbiamo un’ambizione: quella di fare della Sardegna un luogo in cui ricerca e innovazione possano essere di casa, e che non si limitino a Sotacarbo. Questo esempio vogliamo trasmetterlo a tutta l’Isola, in tutti i settori».

L’intervento della funzionaria del Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri Antonia Sanna ha voluto illustrare il valore strategico dell’opera nel quadro delle politiche nazionali di coesione e rigenerazione territoriale: “Il progetto Recover ha sposato completamente l’intento del bando degli Ecosistemi per l’innovazione al Sud: promuovere lo sviluppo di capitale umano specializzato, promuovere ricerca e risorse innovative. Questi sono interventi complessi che richiedono un’ampia collaborazione e sinergia tra Università, centri di ricerca, organizzazioni pubbliche e organizzazioni del terzo settore, allo stesso tempo cercando di valorizzare il ruolo di tutti gli attori coinvolti. Recover si integra perfettamente nelle politiche che il Comune di Carbonia aveva già avviato, oltre agli altri progetti mirati a creare un distretto energetico innovativo. Non bisogna sottovalutare l’ambizione di creare un modello replicabile. Il progetto si è distinto in fase selettiva della proposta su altre 270 proposte, collocandosi terzo nella graduatoria nazionale, unico finanziato in Sardegna sulla misura degli Ecosistemi per l’Innovazione al Sud. Recover non solo ha riqualificato l’edificio, ma ha acquisito strumentazioni scientifiche. Il tutto caratterizzato da elevati standard di efficienza energetica e rispettando la tutela per i beni storici culturali della miniera. Il progetto contribuisce all’innovazione ambientale, energetica, paesaggistica e all’impatto sociale, guardando alle nuove generazioni, alla riconversione di professionalità esistenti e alla creazione di nuove professionalità. Recover è il primo di tutta la misura che inaugura la sua realizzazione: il progetto si è concluso prima ancora che fosse effettuato il sopralluogo in cantiere. In rappresentanza del Dipartimento delle politiche di coesione, vi dico grazie per averci restituito, di fronte al mero finanziamento economico, una realtà concreta e di respiro internazionale».

Ha partecipato, con un breve intervento, anche Marcello Capra, senior energy advisor del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in questi anni ha seguito attentamente il percorso di crescita della società, che è avvenuto tramite vari strumenti, come Ricerca di Sistema, alimentato a componente tariffaria. Sotacarbo è un partner attivo e molto efficace, grazie anche collaborazione con ENEA, che è azionista insieme alla Regione Sardegna. Attualmente Sotacarbo sta completando una hydrogen valley: una misura che il Ministero aveva lanciato nell’ambito del PNRR, dopo il Covid. Sotacarbo ha sempre amato cimentarsi con iniziative complesse, cogliendo anche tutte le opportunità innovative provenienti dall’ambito nazionale comunitario. L’evento di oggi, che riguarda l’idrogeno, che è uno dei temi d’attualità, è un elemento di grande capacità. Sulle hydrogen valley abbiamo avuto parecchie rinunce, perché sono progetti complessi. Sotacarbo ha sempre avuto questa capacità di cogliere opportunità, svilupparsi e valorizzare le risorse pubbliche che ha acquisito, riuscendo a capitalizzarle, realizzare impianti e sviluppare competenze».

Michele Ennas, consigliere d’Amministrazione ENEA, ha sottolineato: «Sotacarbo presenta un punto di riferimento per lo sviluppo di tecnologie avanzate nel settore energetico. Nel corso degli anni la società ha saputo reinterpretare la sua missione, passando dall’utilizzo del carbone alla transizione energetica. La presenza di ENEA, oggi, non è solo istituzionale ma profondamente radicata in una relazione storica e strategica. ENEA è azionista Sotacarbo sin dalla sua fondazione: un legame che ha prodotto una collaborazione continua e proficua. Sotacarbo ha un ruolo di grande rilievo all’interno del progetto nazionale dell’idrogeno e, in generale, della ricerca. Con l’inaugurazione di questi laboratori si compie un ulteriore passo avanti per il settore energetico. Queste sono le tecnologie che rivestono un ruolo cruciale nel percorso di decarbonizzazione».

«Recover si incardina perfettamente nella visione strategica in materia di politiche energetiche e industriali. Una società pubblica dovrebbe essere come Sotacarbo, ossia a disposizione del sistema attraverso attività di ricerca e lo sviluppo di progetti, per permettere la sperimentazione sul campo di benefici e criticità dell’applicazione della ricerca. Una società pubblica deve essere a disposizione della ricerca, delle Università, dei professionisti e soprattutto a disposizione del sistema produttivo. Il tema idrogeno è complesso. L’idrogeno è uno strumento che ci permette di valutare il grande tema dei trasporti e la sfida dell’elettrificazione. Come ci dimostra Recover, l’idrogeno può venirci in contro. L’altro tema importante riguarda i costi di produzione dell’idrogeno: questo progetto ci metterà nella condizione di valutare aspetti, criticità e meccanismiha commentato l’assessore dell’Industria della Regione Sardegna Emanuele Cani -. Questo sistema è importante per tutto il mondo imprenditoriale, che deve avere a disposizione progetti industriali solidi, vantaggiosi e sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Il progetto, e in generale Sotacarbo, rappresenta le best practice per l’amministrazione di fondi pubblici, mostrando la capacità di drenare i soldi, ossia spendere soldi, dove ci sono soldi.»

La seconda sessione della giornata, a carattere tecnico, è iniziata con il discorso del Prorettore dell’Università di Cagliari Fabrizio Pilo: «L’Università degli Studi di Cagliari è partner di questo progetto, perché abbiamo colto l’importanza di Recover e della collaborazione con Sotacarbo. Abbiamo una facility a pochi km dall’Università che ci consente di fare ricerche congiunte, per lavorare insieme verso l’innovazione. È questo il concetto importante: fare rete tra istituzioni. Recover è un esempio magnifico di questo e sono contento di far parte di questa rete. Innovazione e sostenibilità devono essere driver di crescita. La transizione energetica non è facile, presenta sfide difficoltose, proprio perché è una rivoluzione. Ma se stiamo fermi perdiamo treni importanti».

A completare la parte introduttiva della cerimonia, moderata dal giornalista Mario Frongia, il direttore tecnico della Sotacarbo Alberto Pettinau: «La nuova infrastruttura di ricerca, che integra quella già esistente, consentirà di sviluppare tecnologie per rendere competitivi l’idrogeno verde e i combustibili sostenibili».

La cerimonia è proseguita con l’inaugurazione ufficiale dei nuovi laboratori all’interno dello stabile restaurato, dando formalmente il via alle attività di ricerca previste dal progetto. Gli ospiti hanno potuto partecipare alla visita guidata dell’edificio, accompagnati dalle spiegazioni dei ricercatori Sotacarbo che hanno illustrato la strumentazione scientifica all’interno dei laboratori.

Il progetto RECOVER valorizza e rafforza l’identità della città di Carbonia e della Grande Miniera di Serbariu, da sempre avamposti di innovazione e progresso, inserendo il territorio all’interno di una rete internazionale di ricerca e sviluppo che si impegna a catalizzare la transizione energetica.
Dall’estrazione del carbone allo studio di tecnologie innovative per la produzione di energia pulita, Sotacarbo si ripropone come esempio concreto di come un sito simbolo della storia industriale del Sulcis possa trasformarsi in infrastruttura abilitante per innovazione, ricerca applicata e sostenibilità ambientale.

Massimo Impera, confermato sindaco a Santadi il 7 e l’8 giugno scorsi, ha ufficializzato la composizione della nuova Giunta.
Elisena Anedda, vicesindaco e assessore al Turismo;
Veronica Impera, assessore alla Cultura, Bilancio e Sanità;
Mauro Pia, Assessore allo Sport;
Matteo Peddis, assessore ai Lavori pubblici.
I quattro assessori sono, nell’ordine, i candidati consiglieri eletti che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.
«Il viaggio continua, con una squadra che unisce competenze, equilibrio e spirito di servizio, pronta a lavorare con impegno e responsabilità per la nostra comunitàha detto Massimo Impera -.
La composizione della Giunta rispecchia criteri di continuità, rappresentatività e valorizzazione delle esperienze maturate nel tempo. La Giunta è ora pienamente operativa e al lavoro per portare avanti le attività amministrative e i progetti del nostro Comune.»

Dopo i corsi Montessori, una nuova offerta formativa promossa dal CPT ‘Ilaria Alpi’ è in partenza nel comune di Villamassargia. Da venerdì 19 giugno iniziano i corsi di specializzazione ABA e il corso CAA, rivolti a insegnanti delle scuole primarie e dell’infanzia dei Comuni del territorio. I corsi, la cui qualifica è riconosciuta dal ministero dell’Istruzione e del Merito, hanno come focus la lettura facilitata, l’analisi applicata del comportamento e la comunicazione aumentativa alternativa. Abilità utili che permetteranno agli insegnanti di acquisire maggiori strumenti e seguire i bambini con disturbo dello spettro autistico e altre patologie.
I corsi saranno tenuti in streaming e termineranno il 31 luglio 2026. Per le numerose richieste di iscrizione, è stato aumentato il numero delle borse di studio, da 21 a 35, istituite nel 2025 dal Coordinamento Pedagogico ‘Ilaria Alpi’, per permettere la massima partecipazione degli insegnanti interessati a questo approccio scientifico e didattico volto all’inclusione.
“Dopo il grande apprezzamento ottenuto dai corsi Montessori, i corsi ABA e CAA rappresentano gli strumenti per una reale inclusione, che avrà una ricaduta positiva su tutto il territorio e le scuole da cui provengono i corsisti”, ha spiegato Debora Porrà, sindaca di Villamassargia che è il comune capofila del CPT.
«La formazione specialistica in materia di inclusione scolastica – ha dichiarato la neo assessora con delega dell’Istruzione Francesca Pisanocostituisce uno strumento essenziale per garantire il diritto all’istruzione e pari opportunità di apprendimento a tutti gli alunni, compresi coloro con bisogni educativi speciali.»

Il progetto esperienziale “Casa Sardegna – Sa Domu de Sardinia – Osaka 2025” ha ricevuto il Premio Speciale Turismo all’edizione 2026 dello Smartphone d’Oro, il premio dedicato alle migliori esperienze di comunicazione e informazione digitale di enti e aziende pubbliche, realizzato da Fondazione Italia Digitale.
Hanno partecipato 70 realtà pubbliche candidate da tutta Italia, che hanno ricevuto in totale 20.300 voti nelle 4 ore e mezza di votazione popolare online, a cui si sono aggiunti i voti della Giuria Scientifica. I vincitori sono stati premiati martedì 16 giugno 2026 a Roma, durante gli Stati Generali della comunicazione pubblica digitale. Hanno ritirato il premio per il GAL Sulcis Iglesiente le dottoresse Francesca Murgia e Valentina Balia.
«Un sentito ringraziamento hanno dichiarato il presidente del GAL Cristoforo Luciano Piras e la direttrice Nicoletta Pirasa tutte le persone che hanno creduto in questo meraviglioso progetto e l’hanno sostenuto col proprio voto.»
Il progetto, candidato al premio dal GAL Sulcis Iglesiente, è stato realizzato a Osaka a giugno 2025 in occasione dell’Expo e ha visto protagonisti i territori dei GAL sardi, ambasciatori in Giappone della nostra isola. Coordinato dal GAL Sulcis Iglesiente con il Centro Regionale di Programmazione – che ha finanziato l’iniziativa – e ICE Tokyo, ha coinvolto 14 GAL, 23 imprese e oltre 80 operatori tra buyer, giornalisti e stakeholder. La comunicazione è stata curata dall’agenzia Mate.
«Abbiamo sostenuto questo progetto – ha affermato il vicepresidente della Regione e assessore della Programmazione Giuseppe Meloniperché ha unito territori, imprese e istituzioni in una visione comune di promozione e sviluppo regionale. L’esperienza di Osaka ha dimostrato che quando facciamo rete e investiamo sull’internazionalizzazione delle nostre eccellenze, la Sardegna sa essere protagonista nei contesti più importanti del mondo. Sono davvero orgoglioso di questo premio e ringrazio il Gal Sulcis Iglesiente e il Centro Regionale di Programmazione per il grande risultato raggiunto.»

Immancabile appuntamento di fine giugno a Portoscuso con i seminari di musica, canto e danza popolare di Mare e Miniere: da martedì 23 a domenica 28, l’antica tonnara di Su Pranu torna a ospitare uno degli eventi più consolidati e rappresentativi del cartellone itinerante organizzato dall’associazione culturale Elenaledda Vox con la direzione artistica di Mauro Palmas, che si snoda dalla primavera all’autunno toccando varie località della Sardegna. Dopo l’appuntamento tra fine maggio e primi di giugno a Quartu Sant’Elena con la rassegna Pintai Bisus, Mare e Miniere – quest’anno alla sua diciannovesima edizione – prosegue il suo cammino nell’Isola facendo ora tappa nel centro costiero del Sulcis per una settimana interamente dedicata alla formazione, all’incontro e alla condivisione musicale.

Come sempre è ampio e diversificato per età e provenienze il numero degli iscritti: centotrenta, provenienti dalla Sardegna e dalla Penisola ma anche dall’estero (Canada, Stati Uniti, Svezia, Spagna, Ungheria, Francia, oltre alla “colonia” svizzera presente sin dal primo anno), a conferma del successo dell’iniziativa. Ad accompagnarli nel percorso didattico sarà il collaudato corpo docente che conta nomi di spicco nel panorama della musica popolare e non solo: ecco dunque Elena Ledda e Simonetta Soro in cattedra per il seminario di canto popolare, e Alessandro Foresti per quello di canto corale; si andrà a lezione di organetto diatonico con Riccardo Tesi, di chitarra con Maurizio Geri e di basso con Silvano Lobina; mandola e liuto cantabile sono le materie di insegnamento di Mauro Palmas, mentre le launeddas trovano in Luigi Lai il maestro per eccellenza; altre espressioni tipiche della tradizione sarda, il canto sacro a “cuncordu” e il canto “a tenore” a tema profano, saranno oggetto del laboratorio tenuto dal gruppo Cuncordu e Tenore de Orosei.

Dopo la positiva esperienza della scorsa edizione, ritorna poi il laboratorio di danze tradizionali del centro e sud Italia a cura di Viola Centi, e a distanza di due anni tornano anche Manu Theron e Damien Toumi con il loro seminario di canti politici e popolari occitani. Altri due laboratori completano l’offerta formativa dei seminari di Portoscuso: quello di batteria e percussioni popolari curato da Andrea Ruggeri, Dario Muci ed Enza Pagliara e quello di musiche dal mondo per adulti e bambini a cura di Giulia Cavicchioni.

Il Piano Strategico della Provincia del Sulcis Iglesiente entra in una nuova fase. Dopo la raccolta e l’analisi dei dati, la costruzione dell’Atlante del territorio, i workshop identitari e l’ascolto degli amministratori, verrà presentato nel corso dell’incontro “Apertura del cantiere – Giacimenti / Nutrimenti”, che si terrà il 23 giugno 2026, dalle ore 19.00, presso il vecchio borgo di Tratalias.
Sarà un momento pubblico per condividere gli elementi emersi da una prima lettura del territorio e per arricchirli con i contributi che perverranno il giorno e nelle settimane successive da parte di Enti, Istituzioni, Associazioni, imprese e/o cittadini, rilanciando così la fase di coinvolgimento e partecipazione dei territori.
Il nome dato al processo di costruzione del Piano “Giacimenti / Nutrimenti” ne delinea il metodo: tenere insieme la memoria del territorio e il suo futuro, lo “stare” in un luogo e l’attitudine a nutrirlo e cambiarlo dal di dentro, a partire dalla sua profonda comprensione.
Su questa idea si modella l’incontro, articolato in due tempi: il primo denominato Giacimenti, di restituzione della prima lettura del territorio emersa dall’analisi desk e dai workshop identitari; il secondo Nutrimenti, uno spazio dedicato ai contributi della platea che faranno crescere il Piano.
Con questa iniziativa, la Provincia del Sulcis Iglesiente intende consolidare la costruzione di un futuro condiviso del territorio. Si tratta di un passaggio rilevante, che richiede visione, responsabilità e capacità di lavorare insieme, per individuare priorità chiare e costruire traiettorie di sviluppo concrete per il territorio.

«Il Piano Strategico rappresenta una straordinaria opportunità per costruire una visione condivisa del futuro del nostro territorio dice il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Mauro Usai -. Nessun progetto di sviluppo può essere efficace senza il contributo delle comunità che lo vivono quotidianamente. Per questo invitiamo tutti a partecipare all’incontro del 23 giugno: sarà un momento di ascolto, confronto e progettazione collettiva, fondamentale per individuare insieme le priorità e le traiettorie di crescita del Sulcis Iglesiente. Vogliamo costruire un Piano che parta dalle nostre radici, dai nostri giacimenti di storia, cultura e competenze, per trasformarli in nutrimento per il futuro delle nuove generazioni.»

Il comune di Pula e la Fondazione Pula Cultura Diffusa hanno organizzato per il 24 giugno 2026, alle 10.00, la conferenza stampa per l’apertura al pubblico della Necropoli occidentale di Nora: una scoperta e un evento di eccezionale importanza per il patrimonio culturale dell’Isola.

L’area dell’ex base militare, finora interdetta alle visite e mai inclusa nei tradizionali percorsi archeologici proposti, diventa fruibile per i visitatori. Lo spazio custodisce la prima e ancora unica necropoli fenicia di Sardegna rinvenuta in ottimo stato di conservazione e indagata con rigoroso metodo scientifico, oltre a monumentali tombe a camera di età punica e testimonianze di epoca romana.

La conferenza stampa si terrà alle 10 nell’area archeologica di Nora e parteciperanno Walter Cabasino, sindaco del comune di Pula, il presidente e la direttrice della Fondazione Pula, Andrea Boi e Clara Pili.

Durante l’incontro verranno illustrati i dettagli del nuovo percorso di visita, i risultati scientifico-antropologici sulle origini degli antichi abitanti e il calendario della nuova campagna di scavi archeologici dell’Università di Padova, che riprenderà il prossimo 31 agosto.

Il presidente Federico Fantinel ha convocato il Consiglio comunale di Carbonia presso la Sala Consiliare del Centro Polifunzionale in Piazza Roma in seduta straordinaria e pubblica per la
giornata di mercoledì 24 giugno, alle ore 15,00, per la trattazione del seguente ordine del giorno:

1. Interrogazioni e interpellanze e a seguire mozioni e ordini del giorno (per un tempo massimo di due ore);

2. Variazione al bilancio di previsione 2026-2028 e applicazione avanzo di amministrazione;

3. Approvazione regolamento della scuola civica di musica;

4. Adesione alla RE.A.D.Y – Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere;

5. Revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari – proposta presentata dalla Terza commissione consiliare.

La presentazione del libro sulla miniera di Funtana Raminosa, “Erranti per le lente gallerie smarriti nell’oblio”, coincide, questa volta, con la scomparsa, avvenuta appena il mese scorso, dell’ingegner Lorenzo Musso. Ritengo sia la giusta occasione per ricordare una persona tra le più autorevoli del mondo minerario italiano, artefice del tentativo di ammodernamento del settore minerario, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni 80, gravato dagli anni di inerzia ed abbandono nel periodo dell’Egam.

Piemontese, laureato in ingegneria mineraria al Politecnico di Torino, ha svolto una buona parte della sua esperienza lavorativa in Sardegna a cui è stato profondamente legato scegliendo Iglesias per trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

L’ing. Musso è stato un grandissimo tecnico: il migliore della sua e della nostra generazione. Ha unito ad un approccio scientifico ai problemi minerari, una visione strategica innovativa unitaria e integrata del settore dei metalli non ferrosi.

Ha guidato lo sviluppo tecnologico del comparto con l’obbiettivo di allinearlo agli standard internazionali più avanzati in coerenza con la nuova politica mineraria nazionale che aveva affidato all’Eni il rilancio del settore. Ha coinvolto e responsabilizzato i tecnici più preparati, assumendo anche molti giovani ingegneri, promuovendone la formazione, l’istruzione e l’aggiornamento.

Si è sempre aggiornato dal punto di vista scientifico e tecnologico, mantenendo stretti contatti con le industrie del settore e con le Università di Cagliari, Roma, Torino e Trieste, sedi dei corsi di ingegneria mineraria, diffondendo con pubblicazioni, conferenze e convegni, le sue idee.

Una delle novità più qualificanti è stata l’introduzione della geostatistica nella stima delle riserve minerarie e della analisi di sensitività e di rischio negli studi di fattibilità economico e finanziaria dei progetti minerari. Conservo ancora una sua pubblicazione intitolata “Esigenza di valutazioni affidabili e dettagliate come presupposto di una pianificazione ottimale della produzione”.

Forse, è stata quella “valutazione più affidabile del giacimento come presupposto della produzione”, da lui voluta e non attuata, o attuata in ritardo, a determinare il fallimento del progetto di Funtana Raminosa che era nato su una stima del giacimento effettuata con vecchi criteri inadatti ad una mineralizzazione variabile come quella.

Forse quell’episodio è stato usato come pretesto per il suo l’allontanamento dalla direzione della Divisione mineraria della Samim. Tuttavia lui ha continuato il suo impegno professionale seguendo numerosi progetti minerari in Italia e all’estero lasciando sempre la sua impronta di alto livello tecnico e scientifico.

Le miniere metallifere sono state completamente chiuse 15 anni dopo il suo allontanamento. Sono stati anni in cui si è sentita la sua mancanza in termini di competenza, di entusiasmo e di slancio innovativo. E chissà se la sua presenza non avrebbe determinato una fine diversa.

Personalmente ho avuto l’opportunità di incontrare l’ing. Musso da studente mentre era vice direttore della Miniera di Monteponi e seguiva i cantieri di San Marco e Masse Centrali oltre gli studi per l’approfondimento delle coltivazioni al di sotto del liv. -100.

Ricordo ancora quei primi incontri in cui ho avuto modo di apprezzare le sue qualità umane e gli sono riconoscente per l’attenzione e la cura che mi ha dedicato nell’illustrare in dettaglio i processi produttivi con una chiarezza ed un entusiasmo davvero coinvolgenti.

In un secondo tirocinio svolto nella miniera di sali potassici di San Cataldo in Sicilia mi capitò di ritrovare un suo progetto, redatto quando era ancora giovane ingegnere, della coltivazione per camere e pilastri con i calcoli geotecnici per il dimensionamento dei pilastri e dei vuoti eseguiti con un rigore scientifico straordinario a dimostrazione di una competenza tecnica non comune.

Le nostre strade si sono rincontrate dopo la laurea perché sono stato assunto proprio da lui quando era direttore della miniera di Masua dell’Ammi Sarda (Egam).

Con la nascita della Samim nel 1978, l’ing. Musso è divenuto capo della Divisione mineraria nazionale. Dovendo procedere ad una razionalizzazione del comparto, ha selezionato i progetti suscettibili di uno sviluppo produttivo, applicando i metodi più innovativi. Ha svolto innumerevoli confronti sindacali improntati al rispetto e all’onestà nelle relazioni con i lavoratori. Ha messo in atto una nuova organizzazione aziendale più razionale accorpando le funzioni amministrative e potenziando quelle tecniche con l’inserimento di giovani ingegneri e periti minerari. Ha proceduto senza indugio all’acquisto dei macchinari più moderni ed allo sviluppo delle infrastrutture previste in sotterraneo ed all’esterno dando vita a una delle fasi di rilancio del comparto più significative degli ultimi 50 anni del 900.

Dopo appena cinque anni dall’inizio della sua gestione, senza che abbia potuto inaugurare il progetto a cui lavorava da oltre 15 anni, cioè l’impianto di eduzione delle acque di Monteponi, è scoppiato il caso Funtana Raminosa con le conseguenze di cui ho detto sopra.  E da allora, purtroppo, non ho più avuto occasione di incontrarlo, ma quando penso alla mia professione ed allo stile con cui ho cercato di svolgerla, non posso che ringraziarlo con profonda gratitudine perché da lui ho preso ispirazione e tratto esempio.

Oggi, dopo la chiusura del settore estrattivo del Sulcis Iglesiente e del Nuorese, viviamo in luoghi ancora segnati dall’attività mineraria con innumerevoli infrastrutture sotterranee e di superficie inutilizzate, centinaia di ettari di territorio improduttivi e con un impatto negativo paesaggistico e ambientale, dobbiamo chiederci, stimolati anche dalla visione innovativa e strategica dell’ing. Musso, cosa possiamo fare per rivitalizzare per quanto possibile questo lascito.

Negli ultimi 30 anni sono stati creati vari organismi che avrebbero dovuto governare, gestire questo territorio al fine di mitigarne l’impatto ambientale e svilupparne le potenzialità residue anche con cospicue dotazioni finanziarie. Purtroppo finora non si è concretizzato alcunché anche se sono allo studio alcuni interessanti progetti.

Nella nostra presentazione del libro a Nuoro abbiamo messo l’accento sul progetto più interessante ed innovativo, “l’Einstein Telescope”, da realizzarsi nella miniera di Lula che avrebbe anche un forte impatto sullo sviluppo tecnologico ed economico del territorio e della Sardegna.

Oggi a Carbonia non possiamo non accennare al progetto “Aria che prevede la creazione di un impianto per la distillazione dell’Argon-40, elemento chimico fondamentale per la ricerca della materia oscura, utilizzando uno dei pozzi della miniera di Seruci. L’impianto è in fase di realizzazione grazie a un protocollo di intesa fra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Regione Sardegna. L’INFN opererà insieme con Carbosulcis ed un panel di università e istituti di livello internazionale e potrà sviluppare ulteriori tecnologie per la produzione di isotopi pesanti di svariati elementi utilizzabili in diversi ambiti scientifici.

Sempre nella miniera di carbone Nuraxi Figus di Carbosulcis, la società “Energy Vault” ha proposto un altro impianto interessante che, partendo da un primo prototipo industriale, sta sviluppando un innovativo sistema ibrido di accumulo di energia a gravità + batteria per aiutare a stabilizzare la rete elettrica sarda.

Per le miniere dell’Iglesiente e non solo, il progetto più importante riguarda il ripristino ambientale per il quale è incaricata la società in house della Regione Igea che ormai da molti anni sta affrontando le numerose e complesse problematiche che emergono con l’approfondimento degli studi.

Un approccio innovativo, che potrebbe essere stato ispirato dalla figura dell’ing. Musso, sarebbe quello di utilizzare le potenzialità produttive residue dei cosiddetti “sterili minerari” contenenti ancora significative quantità di metalli, la cui estrazione, oltre a costituire un valore aggiunto, ne ridurrebbe il rischio ambientale.

Non essendo possibile una ripresa dell’attività in sotterraneo a causa del problema delle acque di falda, possiamo però pensare ad un riutilizzo delle numerose gallerie almeno fino alla quota dell’acquifero. Le gallerie più interessanti da utilizzare sono quelle scavate negli ultimi anni di attività in ragione delle loro dimensioni e della accessibilità con mezzi meccanici. A titolo di esempio possiamo far riferimento alla rampa di San Giovanni, a quella di Nebida, di Campo Pisano, di Funtana Raminosa e di San Benedetto che sono immediatamente accessibili e che potrebbero essere sfruttate per impieghi che richiedono stabilità di temperatura e umidità senza dispendio energetico. Sarebbe garantita anche la protezione dagli eventi atmosferici, dal rumore, dalle radiazioni e dall’elettrosmog, con la possibilità di utilizzo di luce artificiale con frequenze mirate.

Un progetto, di cui si era sentito parlare tempo fa, era la creazione di un Data Center nella miniera di San Giovanni. La temperatura tra 15 e 18 gradi all’interno della miniera è infatti ideale per ospitare impianti soggetti a forte dispendio energetico come i data center di elevata potenza attualmente necessari per supportare l’intelligenza artificiale.

Mentre per San Giovanni l’idea sembra caduta nel vuoto, recentemente è stata diffusa la notizia che in Trentino, in una ex struttura sotterranea utilizzata per l’estrazione di dolomite, la “Trentino Data Mine”, partecipata dalla Università di Trento, il 23 giugno p.v. inaugurerà un data center da 6 Mwp.  Il progetto è stato realizzabile grazie all’aggiornamento delle norme di polizia mineraria della Provincia di Trento che consentono l’utilizzo delle gallerie minerarie anche per uso civile.

Un’altra possibilità di utilizzo ci viene ancora dal Trentino dove nella Miniera di San Romedio trova collocazione una cantina per 2 milioni di bottiglie di spumante “Trento doc” e 190.000 mc di mele Melinda.

Innumerevoli sono gli esempi di coltivazioni professionali di funghi in galleria: miniere di Saint-Silvestre e Rocamadur in Francia, miniere di gesso a Nottingham in Inghilterra, Cave di tufo in Campania e Lazio, miniere di ferro in Svezia.

Famose sono le coltivazioni idroponiche realizzate nei tunnel antiaerei di Londra, in gallerie militari in Corea del Sud e gallerie in Cina con produzione di lattughe, spinaci, rucola ed erbe aromatiche.

Le vecchie gallerie si prestano inoltre come cantine per la stagionatura di prosciutti, salumi e formaggi come quelle delle grotte di tufo in Umbria (Norcinerie di Norcia), nel Lazio (Caseificio Campo Felice Pecorino) e nelle Marche, o come i tunnel dismessi in Auvergne (Caves de Saint-Nectaire) e nel Jura (Fort Saint-Antoine) dove vengono stagionati alcuni dei più famosi formaggi francesi.

Naturalmente lo studio di tali progetti di riutilizzo presume in via preliminare la emanazione di norme che prevedano la possibilità di riutilizzo civile delle infrastrutture sotterranee, la loro riapertura per verificarne lo stato e la sicurezza al fine di analizzarne le precise condizioni ambientali e stabilirne la possibile destinazione.

Non possiamo però dimenticare l’acqua di falda che, se per le miniere ha costituito un problema, può essere una opportunità per il territorio. Infatti in tempi non lontani, in periodi di siccità, l’acqua pompata dalla miniera di Campo Pisano ha salvato dalla sete la popolazione di Iglesias. Oggi che la falda è risalita, a maggior ragione costituisce una risorsa da non trascurare. Ricordo che nella galleria di scolo delle acque di eduzione della miniera di Monteponi, in corrispondenza del pozzo Baccarini, esiste un’opera in calcestruzzo realizzata appositamente per ostruire il deflusso dell’acqua di falda. È come se fosse una diga con un battente di circa 60 m capace di contenere milioni di metri cubi d’acqua. Basterebbe realizzare un’opera di presa per rendere disponibile una risorsa utilissima per il territorio.

In questo breve excursus ho provato a elencare una serie di possibili utilizzi produttivi del patrimonio minerario, ma dobbiamo continuare a sostenere anche la valorizzazione a fini turistici del bellissimo contesto ambientale in cui è inserito, recuperando le strutture più significative insieme alla storia e alla memoria degli uomini che vi hanno lavorato.

Sandro Putzolu

 

 

 

Dopo gli incontri che si sono svolti di venerdì scorso a Sassari e Olbia, prosegue il percorso di ascolto e confronto organizzato dall’aAssessorato regionale degli Enti locali e Urbanistica, che accompagnerà l’aggiornamento e l’integrazione del Piano Paesaggistico Regionale.
Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 18 giugno a Iglesias, alle 10.00, nella sala Blu del Centro culturale, in via Cattaneo 82.
L’occasione sarà utile per raccogliere osservazioni e contributi da parte di amministratori e portatori d’interesse del territorio, con l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione possibile.
Il percorso territoriale rappresenta una delle tappe centrali dell’aggiornamento del Piano Paesaggistico Regionale, avviato dalla Giunta regionale per dotare la Sardegna di uno strumento più attuale, coerente con i cambiamenti intervenuti negli ultimi vent’anni e costruito attraverso il coinvolgimento diretto dei territori.