22 October, 2026
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Nuove intimidazioni al sindaco di Calasetta, Antonello Puggioni.
«Ancora una volta ci troviamo di fronte a un gesto vile, offensivo e intimidatorio rivolto al sindaco di Calasetta, Antonello Puggioni – denunciano i consiglieri del gruppo di maggioranza -. Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato, ma dell’ennesimo atto di una serie di messaggi ingiuriosi e intimidatori comparsi negli ultimi mesi sul nostro territorio, come documentano le fotografie allegate. Evidentemente abbiamo toccato dei tasti scomodi. Evidentemente il percorso amministrativo intrapreso sta dando fastidio a qualcuno che, non avendo il coraggio di esporsi pubblicamente, preferisce nascondersi dietro scritte anonime, insulti e intimidazioni. Ma c’è di più, ed è ancora più grave.»
«Il sindaco ha ricevuto anche lettere anonime contenenti minacce rivolte non soltanto alla sua persona, ma persino ai suoi familiari, in particolare alla madre, al fratello, alla moglie e alle figlie – aggiungono i consiglieri del gruppo di maggioranza -. Un fatto di estrema gravità, che supera ogni limite di civile convivenza e che dimostra fino a che punto qualcuno sia disposto a spingersi pur di tentare di intimidire chi amministra il nostro paese. Anche di queste lettere sono state informate a tempo debito le Forze dell’Ordine e tutti gli enti di riferimento del Sindaco, alle quali viene riposta la massima fiducia affinché siano individuati i responsabili. A queste persone vogliamo mandare un messaggio forte e inequivocabile: AVETE SBAGLIATO PERSONA! Il sindaco Antonello Puggioni non intende arretrare di un solo millimetro.»
«Ho preso un impegno preciso con la mia comunità: restituire Calasetta ai calasettani. E intendo mantenerlo fino in fondo. Non saranno quattro vigliacchi nascosti dietro una bomboletta spray o una lettera anonima a farmi cambiare strada. Coinvolgere e minacciare persino i miei familiari (moglie e figlie) è un gesto di una bassezza inaudita, ma se qualcuno pensa di potermi spaventare o costringere a rinunciare al percorso intrapreso, si sbaglia di grosso. Andrò avanti, con ancora più forza e determinazione di prima!»
Tutta la maggioranza è unita al fianco del sindaco nel condannare con fermezza tali gesti e lo sostiene fermamente.
«I consiglieri del gruppo di maggioranza consiliare del sindaco Antonello Puggioni condanna fermamente questi gesti, che non rappresentano soltanto un attacco personale, ma un’offesa alle istituzioni democratiche e all’intera comunità calasettana. Il confronto politico, anche il più acceso, è legittimo. Le minacce, gli insulti e le intimidazioni non lo saranno mai. A chi pensa di condizionare l’azione amministrativa attraverso la paura rispondiamo con la fermezza delle nostre convinzioni e con la consapevolezza di agire nell’interesse della collettività. CALASETTA NON È E NON SARÀ OSTAGGIO DI NESSUNO!»

Dopo la tre giorni iniziale a Iglesias, la quarta edizione di Aut Out Aut, il festival letterario sulle diversità e l’abitare indipendente, organizzato dall’associazione Diversamente Odv, con la direzione artistica di Alessandro Muroni, riparte a Cagliari, fino a domenica 18, con due anteprime alla Biblioteca Metropolitana delle Scienze Sociali di Monte Claro.

“L’ombra” il leitmotiv di quest’anno, ispirato ai racconti di Shirley Jackson e Leonora Carrington. E domani, martedì 13, e mercoledì 14 ottobre, alle 17.30, si rifletterà proprio sui temi L’altro volto del visibile. Neuroscienza, letteratura e teatro e Ombra e Autismo. Come cambia lo sguardo, con Roberta Fadda, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione della Facoltà di Pedagogia, Psicologia, Filosofia dell’Università di Cagliari, Alessandro Muroni, direttore artistico del festival, Maria Loi, attrice, e Senio G.B. Dattena, regista e attore.

Giovedì 15, con la rinnovata collaborazione della Facoltà di Pedagogia, Psicologia, Filosofia, nell’Aula 4B della Facoltà di Studi Umanistici, dalle 10.30, Enrico Valtellina filosofo, presenta L’autismo oltre lo sguardo medico. I Critical Disability Studies.

In serata, dalle 17.30, ci si sposta a Villa Cocco (via Santi Lorenzo e Pancrazio, 15/a), dove Nicoletta Polla-Mattiot, responsabile dei periodici lifestyle del Sole 24 Ore e fondatrice dell’Accademia del silenzio, parlerà del suo Il silenzio è rivoluzione. Ascoltare il suono segreto della vita (Einaudi 2026), con la partecipazione di Maria Loi.

Il silenzio non è un vuoto da riempire ma una risorsa, e in un’epoca di rumore continuo coltivarlo diventa un gesto politico. Polla-Mattiot, che studia il silenzio come strumento di comunicazione dal 1988 e lo insegna alla IULM di Milano, intreccia autobiografia, arte, neuroscienze, filosofia e sociologia in un saggio breve ma denso: quando il cervello smette di percepire suoni non si spegne, si attiva, e restituire spazio al silenzio significa restituire potere alla parola.

A seguire sarà ancora la volta di Enrico Valtellina con L’impero della Normalità. Neurodiversità e capitalismo di Robert Chapman (Mimesis, 2025). La normalità non è un dato di natura, è un prodotto storico, e il suo produttore è il capitalismo: questo l’assunto di partenza. Robert Chapman, che insegna Critical Neurodiversity Studies a Durham, in Inghilterra, ricostruisce la storia della mente “normale”, una genealogia che al dibattito sulla neurodiversità mancava. La tesi: a un sistema economico sempre più diseguale corrisponde uno standard cognitivo sempre più stretto.

Presentazioni, riflessioni e parole saranno, come al solito, intervallate dai deragliamenti, frammenti, imprevisti e imprevedibili, di performance teatrali, musicali e poetiche, ideati e diretti da Senio Dattena.

Al via domani (martedì 13 ottobre) la seconda edizione di ADOMU – Digital Nomad Summit & Electronic Music Fest, che si snoderà fino a sabato 17 tra l’isola di Sant’Antioco e Iglesias: cinque intense giornate in cui, attraverso masterclass, esperienze immersive nel territorio e altri momenti di incontro, con ospiti provenienti da un panorama internazionale, si esploreranno temi di estrema attualità legati al  rapporto tra territorio, turismo e nuove opportunità, al mondo del lavoro e alla trasformazione delle competenze, e al rapporto tra la persona, il lavoro e l’Intelligenza artificiale, sotto il titolo di “Reclaiming Your Time – The Human Side of AI”. Su questi argomenti si esprimeranno e confronteranno nomadi digitali, imprenditori, professionisti, ricercatori, creativi e innovatori provenienti da tutto il mondo per confrontarsi con i portatori d’interesse presenti sul territorio regionale.

Il summit, organizzato dall’associazione Parallel Coast, mette al centro delle tematiche proposte la Sardegna, una regione che sta attraversando trasformazioni economiche e sociali, in cui è necessaria una riflessione concreta su attrattività, nuove economie, permanenza, comunità e opportunità di sviluppo sostenibile durante tutto l’anno.

ADOMU prenderà il via domani, martedì 13 ottobre, alle 19.00, nell’ Isola di Sant’ Antioco, con un brindisi di benvenuto e un DJ set a Baia Marina; tutta la giornata del 14 si svolgerà tra l’isola di Sant’Antioco e Iglesias (Monteponi) e porterà i partecipanti a scoprire la storia, la cultura e l’identità del territorio attraverso le Experience. I primi due giorni sono infatti dedicati alla scoperta del Sulcis Iglesiente attraverso le persone che lo abitano, con visite ai musei e ai siti archeologici, escursioni nelle saline e lungo la costa, degustazioni nelle cantine del territorio, laboratori gastronomici, home restaurant, incontri con artigiani locali, percorsi naturalistici e attività dedicate alla cultura e alle tradizioni della Sardegna.

Nelle giornate del 15 e 16 ottobre, focus sull’ isola di Sant’Antioco, cuore della manifestazione, dove il programma del Summit porterà invece il confronto internazionale, con le masterclass tematiche negli spazi del MAB – Museo Archeologico Ferruccio Barreca, in cui si intrecceranno contenuti, incontri e momenti di relazione: il programma completo e dettagliato degli incontri è disponibile sul sito adomu.io.

A chiudere l’edizione, il 17 ottobre, sarà ADOMU Electronic Music Fest, con una programmazione che unirà artisti internazionali e talenti locali, nei suggestivi spazi esterni del MAB – Museo Archeologico Ferruccio Barreca di Sant’Antioco. L’Electronic Music Fest completa la filosofia di ADOMU: contenuti, esperienze, persone e musica come diversi modi di creare connessioni.

Le masterclass e i panel toccheranno tre filoni tematici principali: un primo tavolo di confronto si focalizza sul rapporto tra territorio, turismo e nuove opportunità, e su come le nuove comunità di nomadi digitali possano integrarsi nel contesto locale, apportando nuove competenze e generando valore sul territorio: ne parlerà il 16 ottobre Gonçalo Hall (alle 9,30), imprenditore e destination ecosystem builder, fondatore di NomadX e ideatore del Digital Nomad Village di Madeira, che porterà una prospettiva particolarmente vicina alle amministrazioni e agli stakeholder locali: governance, infrastrutture, housing, servizi, comunità e capacità di creare un equilibrio tra attrattività internazionale, qualità della vita e impatto sul territorio. Accanto a lui (alle 11.20), Juan Barbed, co-founder di Rooral, parlerà di come remote worker e nomadi possano entrare in relazione con piccoli centri e comunità locali, mentre il 15 ottobre (alle 10.50) Federico Violante, co-founder e CTO di Great Shift, porterà il punto di vista di chi lavora tra tecnologia, remote work, community building e nuovi ecosistemi.

Prende il via questo giovedì 15 ottobre 2026, alle 18.00, negli spazi della Sala Argani della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, “OFFICINE FAGUS” un’installazione d’avanguardia che coniuga realtà virtuale 3D e audio spaziale per accompagnare il pubblico in un itinerario tra sette metropoli del mondo. La nuova e prestigiosa produzione firmata da Vox Day sarà aperta al pubblico fino a domenica 18 ottobre.

Indossando i visori Oculus Meta Quest 2 e avvolti da un sistema audio Dolby Surround a 360°, i partecipanti esploreranno sette stazioni ideali (la Berlino del Novecento, Buenos Aires, Los Ángeles, Shanghai, Tangeri, Trieste e il regno sotterraneo di Agartha) trasfigurate in scenari poetici e suggestivi. Il progetto unisce arte visiva, musica e narrazione grazie alla sinergia tra Emanuele Bardi (grafica 3D), Davide Catinari (concept, testi e voce narrante) e Gionata Mirai (musiche originali).

Un’esperienza sensoriale e filosofica che supera i confini dell’arte convenzionale, ispirandosi alla celebre fabbrica Fagus di Walter Gropius, pietra miliare del Modernismo e premessa al Bauhaus.

L’esperienza ha una durata di circa 50 minuti e comprende tre sessioni precedute da una breve introduzione. Ogni turno prevede la partecipazione di 10 persone per volta (è richiesta la presenza con leggero anticipo per la verifica della prenotazione).

“Officine Fagus” è una produzione originale della Cooperativa Vox Day, inserita nella programmazione del Karel Music Expo. Promossa in collaborazione con il C.S.C. Carbonia della Società Umanitaria, la Fabbrica del Cinema, Medianet, sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna Assessorato della Pubblica Istruzione e in collaborazione con il Comune di Carbonia e il Centro Italiano della Cultura del Carbone.

Un investimento di quasi 200mila euro per tutelare, valorizzare e promuovere la lingua sarda nel territorio del Sulcis Iglesiente. Con il Decreto deliberativo n. 124 del 12 ottobre 2026, il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Mauro Usai, ha approvato lo schema di convenzione con la Regione Autonoma della Sardegna per la realizzazione del progetto “Limba Sarda, Limba Bia”, finanziato nell’ambito dell’Avviso pubblico TuLiS – Tutela Lingue Sarde.
Il finanziamento complessivo, pari a 198.592,80 euro, consentirà di sviluppare un programma articolato di interventi dedicati alla promozione e alla diffusione della lingua sarda, attraverso servizi linguistici, percorsi formativi e iniziative culturali.
Il progetto, inizialmente ammesso in graduatoria ma non finanziato per esaurimento delle risorse disponibili, ha ottenuto la copertura integrale grazie allo scorrimento della graduatoria disposto dalla Regione Sardegna a seguito dello stanziamento di nuove risorse.
«È un risultato importante per la nostra Provincia e per l’intero territorio del Sulcis Iglesiente – dichiara il presidente Mauro Usai -. La lingua sarda rappresenta una componente fondamentale della nostra identità, della nostra storia e della nostra cultura. Difenderla e valorizzarla significa custodire un patrimonio collettivo, ma soprattutto creare le condizioni affinché continui a vivere nella quotidianità delle nostre comunità e possa essere trasmesso alle nuove generazioni. Con questo finanziamento vogliamo trasformare la tutela linguistica in un’opportunità concreta di partecipazione, crescita culturale e rafforzamento del legame tra cittadini e territorio. La Provincia intende svolgere fino in fondo il proprio ruolo di coordinamento e valorizzazione delle identità locali.»
Le risorse saranno ripartite in tre principali ambiti di intervento:
-117.592,80 euro per le attività dello Sportello linguistico, finalizzate a favorire l’utilizzo e la diffusione della lingua sarda;

– 21.000 euro per la formazione linguistica, attraverso iniziative dedicate all’apprendimento e al rafforzamento delle competenze;

– 60.000 euro per attività culturali di promozione linguistica, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio linguistico e culturale del territorio.

Un programma che punta a rafforzare la presenza della lingua sarda non soltanto come elemento della memoria e della tradizione, ma anche come strumento vivo di comunicazione, espressione culturale e partecipazione.
«La nostra sfida è fare in modo che il sardo non sia soltanto una lingua da ricordare, ma una lingua da parlare, utilizzare e tramandare – sottolinea la consigliera provinciale delegata Daniela Massa -. Questo finanziamento ci permette di lavorare su tre aspetti fondamentali: i servizi linguistici, la formazione e la promozione culturale.
Vogliamo costruire occasioni concrete per avvicinare le persone alla lingua sarda, coinvolgendo le diverse generazioni e valorizzando le specificità delle nostre comunità. La tutela della lingua è anche una questione di appartenenza e di consapevolezza delle proprie radici. Investire nella cultura significa investire nel futuro del Sulcis Iglesiente.»
L’approvazione dello schema di convenzione rappresenta un passaggio amministrativo fondamentale per l’avvio del percorso progettuale. Il provvedimento conferisce alla Direttrice generale della Provincia il mandato di procedere alla sottoscrizione della convenzione con la Regione e all’adozione degli atti necessari alla sua attuazione.
Le attività, previste nelle annualità 2026-2027-2028, dovranno concludersi entro il 30 novembre 2028, secondo le disposizioni della convenzione regionale.
Con “Limba Sarda, Limba Bia”, la Provincia del Sulcis Iglesiente conferma la volontà di promuovere politiche culturali capaci di coniugare la salvaguardia delle tradizioni con una visione rivolta al futuro, riconoscendo nella lingua sarda un patrimonio da proteggere, ma soprattutto una risorsa da rendere sempre più presente nella vita delle comunità.

*Attività finanziata con i fondi della L. n. 482/1999 e della L.R. n. 22/2018.*

Dopo lo straordinario successo dell’edizione dello scorso luglio – che ha visto trionfare Aidan Heslop e Kaylea Arnett -, il grande spettacolo dei tuffi dalle grandi altezze si appresta a far ritorno, per il terzo anno consecutivo, nella suggestiva cornice di Porto Flavia. World Aquatics – l’ente mondiale per le discipline acquatiche – ha infatti svelato il calendario della prossima High Diving World Cup, confermando l’appuntamento italiano per il 12 e 13 giugno 2027. Il celebre sito minerario e la costa di Iglesias torneranno così a essere protagonisti del panorama sportivo globale, preceduti solo dal debutto stagionale di Fort Lauderdale (USA), in programma il 10 e 11 aprile 2027.

L’appuntamento di Porto Flavia si inserisce nella partnership pluriennale tra la federazione mondiale World Aquatics e Marmeeting, azienda italiana leader nell’organizzazione di eventi dedicati all’High Diving. La tappa sarda continua a distinguersi nel panorama mondiale per il suo format unico e spettacolare: gli atleti si sfideranno lanciandosi direttamente dalle storiche scogliere a picco sul Mediterraneo – da piattaforme poste a 27 metri per gli uomini e 20 metri per le donne -, trasformando il sito minerario e la costa di Iglesias in un’arena naturale senza eguali. A sottolineare il fascino della tappa italiana è anche il campione britannico Aidan Heslop, medaglia d’oro a Porto Flavia nel 2026: «La Coppa del Mondo è uno dei momenti clou della stagione. Avere di nuovo Fort Lauderdale e Porto Flavia in calendario ci regala due luoghi incredibili in cui gareggiare; non potrei pensare a due contesti migliori per mostrare la potenza dei tuffi dalle grandi altezze».  

L’edizione 2027 della Coppa del Mondo di tuffi dalle grandi altezze si preannuncia ancora più avvincente e determinante sul piano agonistico. Le due tappe rappresenteranno infatti lo snodo fondamentale per conquistare la qualificazione ai Campionati Mondiali di Nuoto, che si terranno a Budapest dal 26 giugno al 18 luglio 2027. Per ottenere il pass iridato gli atleti dovranno aver gareggiato in almeno un appuntamento di Coppa del Mondo sia nel 2026 sia nel 2027 e ottenere uno standard minimo di punteggio, pari a 200 punti per gli uomini e 160 punti per le donne.

«La Coppa del Mondo di High Diving continua a crescere in prestigio e rilevanza – ha dichiarato il presidente di World Aquatics, Husain Al Musallam -. Confermare Fort Lauderdale e Porto Flavia offre agli atleti due sedi straordinarie lungo la strada verso Budapest 2027. Siamo certi che, in contesti così spettacolari, il nostro sport regalerà ancora una volta momenti indimenticabili e grandi emozioni al pubblico di tutto il mondo.»

Soddisfazione anche da parte delle istituzioni locali, nelle parole di Alessandro Pilurzu, consigliere della Regione Sardegna: «Ospitare la World Aquatics High Diving World Cup è una fonte di immenso orgoglio per noi e siamo felici di accogliere nuovamente gli atleti nel 2027. Lo scenario unico di Porto Flavia offre un palcoscenico eccezionale per lo sport d’élite, e non vediamo l’ora di condividerlo di nuovo con i tuffatori e i fan di tutto il mondo».   

Tra roccia millenaria, mare cristallino e adrenalina ad altissimo livello, Porto Flavia si prepara, dunque, a scrivere un nuovo capitolo della storia dei tuffi dalle grandi altezze, confermando l’Italia al centro della scena sportiva mondiale.

Sabato 10 ottobre 2026, l’Aula consiliare del comune di Carbonia ha ospitato l’evento speciale intitolato “Le voci vere”, organizzato dalla ASL Sulcis Iglesiente con il patrocinio del comune di Carbonia, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale.
L’incontro, svoltosi dalle ore 9.00 alle 13.00, ha avuto l’obiettivo centrale di abbattere lo stigma sociale legato ai disturbi psichici e di dare valore e spazio diretto alle persone che vivono o hanno vissuto un disturbo psichico, oltre che alle loro famiglie, coinvolgendo i diretti interessati nella progettazione dei servizi di cura e delle politiche sanitarie.
I punti chiave e i momenti principali dellevento sono stati:
Le Testimonianze Dirette (“Le voci vere”). Il cuore della mattinata è stato dedicato all’ascolto di chi ha vissuto in prima persona il disagio psichico. Gli interventi hanno ripercorso le storie personali, le barriere affrontate durante i percorsi di cura, ma anche i traguardi e le speranze di rinascita.
Il Ruolo degli Amministratori di Sostegno. Si è tenuto un importante momento di confronto focalizzato sulle figure degli amministratori di sostegno del territorio, essenziali nel garantire tutele legali e sociali ai pazienti più fragili.
Il coinvolgimento delle Associazioni e della Comunità: Hanno partecipato attivamente diverse realtà del volontariato locale e professionisti del settore sanitario. Il dibattito si è concentrato sull’importanza di tessere una solida rete comunitaria di supporto e inclusione per far sentire le persone meno sole.
Le esibizioni e i Contributi Artistici. La mattinata ha alternato agli interventi istituzionali anche momenti di espressione artistica ed esibizioni pratiche volte a dimostrare il valore terapeutico della creatività.
La direttrice della Struttura Complessa Psichiatrica di Diagnosi e Cura (SPDC), Anna Carla Loche, aprendo i lavori ha sottolineato con forza la necessità di abbattere i pregiudizi che circondano il ricovero psichiatrico ospedaliero. Ha puntualizzato che il reparto di diagnosi e cura non deve essere visto come un luogo di isolamento o di mera contenzione, ma come uno spazio sicuro di accoglienza e di stabilizzazione della sofferenza acuta. Riprendendo il titolo del convegno (“Le voci vere”), la dirigente ha evidenziato come, oltre alle necessarie terapie farmacologiche, la vera forza terapeutica risieda nell’ascolto autentico e nella relazione con l’équipe (composta da psichiatri, infermieri, OSS, psicologi ed educatori) con l’obiettivo primario di restituire dignità e soggettività alla persona nel momento di massima fragilità. Per fare questo, ha sottolineato l’importanza del lavoro in rete: l’SPDC non è un’isola, ma opera in costante sinergia con i Centri di Salute Mentale territoriali, i servizi sociali comunali, le scuole e le associazioni di volontariato per garantire una continuità assistenziale che punti all’autonomia e al reinserimento del paziente una volta dimesso.
Il sindaco di Carbonia, Pietro Morittu, intervenendo per fare gli onori di casa nell’Aula Consiliare, ha espresso profonda soddisfazione per la scelta di ospitare in comune un evento così significativo, sottolineando il pieno sostegno politico e sociale dell’Amministrazione verso i temi della salute mentale. Nel suo discorso istituzionale, il primo cittadino ha rimarcato il valore simbolico di aprire la “casa comunale” (il luogo delle decisioni politiche cittadine) per dare spazio alle testimonianze dirette dei pazienti, ribadendo che le istituzioni locali hanno il dovere primario di ascoltare le “voci vere” della comunità senza filtri o barriere. Ha inoltre evidenziato come una città inclusiva debba saper recuperare, valorizzare e rispondere alle esigenze abitative e sociali di tutte le fasce della popolazione, comprese le persone che attraversano il disagio psichico, contrastando ogni forma di isolamento o pregiudizio. Ha infine espresso un forte ringraziamento e apprezzamento per l’operato quotidiano delle storiche realtà associative del territorio (come NABA, ASP e Albeschida), evidenziando che il Comune intende continuare a collaborare attivamente con il Dipartimento di Salute Mentale e con le famiglie per rafforzare la rete dei servizi per la salute mentale sul territorio.
A seguire, l’intervento di Irina Piras, assessora delle Politiche sociali del comune di Carbonia, ha rappresentato il punto di unione fondamentale tra l’ambito strettamente sanitario (gestito dalla ASL) e i servizi assistenziali e di inclusione del Comune.
Nella sua veste di assessora delle Politiche sociali, ha spiegato come il Comune stia lavorando attivamente per intercettare le reali necessità delle persone con fragilità psichica e delle loro famiglie.
Ha rimarcato che il disagio mentale non si combatte da soli. Per questo motivo ha espresso la necessità di una forte sinergia tra il suo Assessorato, il Dipartimento di Salute Mentale della ASL e il terzo settore (le associazioni di volontariato del territorio), indispensabile per costruire percorsi terapeutici e sociali che continuino anche fuori dalle strutture di cura.
Antonello Cuccuru, intervenuto in rappresentanza della direzione strategica all’evento, nella sua veste ufficiale di Direttore Socio-Sanitario della ASL Sulcis Iglesiente – ruolo strategico che ricopre dalla primavera del 2026 -, ha portato i saluti di tutta la Dirigenza Strategica impegnata in altri ambiti.
Parlando in questa veste istituzionale, ha evidenziato che la salute mentale richiede risposte complesse che non possono essere solamente cliniche o mediche e che la telemedicina, può contribuire allo sviluppo della medicina di prossimità all’interno delle Case della Comunità facilitando le televisite e il teleconsulto con gli specialisti dei Centri di Salute Mentale. Nel dare risalto alle lived experiences (esperienze di vita vissute dai sofferenti psichici), ha sottolineato l’importanza di utilizzare questo bagaglio personale come una vera e propria competenza esperta, capace di contribuire ad orientare scelte, servizi e interventi. Cuccuru, ha poi ricordato che in Italia, la celebrazione della giornata mondiale della salute mentale coincide con quella della psicologica e che gli psicologi aspettano da anni la legge dell’istituzione della psicologia delle cure primarie, ferma alla camera dal 2023. In questo spaccato, è stato ricordato che il contributo per le sedute di psicoterapia (c.d. bonus psicologico) copre solo fino 50 euro a seduta per un massimo di 1500 euro con ISEE sotto 15.00 euro. Solo nel 2024 le richieste hanno superato 400.000 domande e i beneficiari circa 3.000. Il dirigente ASL ha infine evidenziato l’importanza di utilizzare strumenti personalizzati (come i progetti terapeutico-riabilitativi individuali) sostenuti da risorse miste, capaci di attivare reti di comunità per una reale autonomia della persona fragile, in attuazione anche del decreto legislativo 26/2024.
Il convegno, moderato abilmente dalla Direttrice del SPDC, ha strutturato l’intera mattinata alternando i racconti delle persone con disturbi psichici ad altre forme di comunicazione artistiche.
L’associazione N.A.B.A. ODV (No Alle Barriere Architettoniche e Tutela dell’Ambiente), presieduta da Andrea Deiana e attiva da oltre undici anni sul territorio, ha partecipato attivamente all’evento portando l’attenzione sulla stretta interconnessione tra barriere fisiche, barriere sociali e salute mentale.
I rappresentanti del N.A.B.A. hanno descritto come l’inaccessibilità urbana e i pregiudizi sociali agiscano da veri e propri amplificatori della sofferenza psichica, intervallando testi con esibizioni canore. I canti hanno offerto un potente canale di comunicazione emotiva e catartica. La musica ha permesso di veicolare messaggi di speranza e sofferenza laddove le sole parole faticavano ad arrivare, unendo profondamente il pubblico e i relatori.
Dopo i saluti del vicario Generale della Diocesi di Iglesias, don Massimiliano Congia, che ha portato la vicinanza della comunità ecclesiale, il convegno è proseguito con la tavola rotonda con gli Amministratori di Sostegno, moderata dalla Direttrice dei CSM Giuliana Carta.
Dalla tavola rotonda dedicata alle figure degli Amministratori di Sostegno (AdS), sono venuti alla luce diversi punti chiave sul ruolo di questa figura nel Sulcis. In particolare, si è discusso di come l’amministratore non debba essere visto solo come un gestore di conti correnti o beni materiali. Il vero obiettivo emerso è la tutela esistenziale della persona, che include la cura delle relazioni, l’ascolto dei desideri del paziente e il supporto nelle scelte di vita quotidiana e sanitaria. È stata sottolineata l’;importanza di creare un canale di comunicazione diretto e costante tra gli AdS e le équipe del Centro di Salute Mentale. In sintesi, la tavola rotonda ha ridefinito l’Amministratore di Sostegno non come un semplice tutore legale, ma come un anello di congiunzione insostituibile all’interno della rete di protezione e inclusione sociale del paziente.
Prima della pausa caffè, l’associazione Albeschida ODV ha emozionato i presenti, portando nell’aula consiliare proprio quelle “voci vere” che hanno dato il titolo alla giornata.
L’associazione, da oltre vent’anni attiva a Carbonia nel campo della riabilitazione psicosociale, ha caratterizzato la mattinata con un estratto dello spettacolo teatrale “Il dio barbuto”. Attraverso la teatro-terapia, Albeschida ha dimostrato concretamente come l’espressione scenica consenta di dare voce e corpo alla sofferenza, trasformando il vissuto individuale in un’opera di condivisione collettiva.
Albeschida ha rappresentato l’;esempio pratico di come si possa combattere lo stigma non solo a parole, ma ricostruendo la quotidianità e la progettualità dei pazienti (storicamente legati anche a laboratori di agricoltura sociale e artigianato), offrendo una sponda relazionale sicura e integrata con il Centro di Salute Mentale.

L’intervento del’ASP (Associazione Assistenza ai Sofferenti Psichici), portato avanti dallo storico fondatore e segretario Giorgio Matteu, si è concentrato sulle storiche battaglie dell’associazione e sulle necessità concrete che affrontano quotidianamente le famiglie dei pazienti nel Sulcis.
Giorgio Matteu ha ribadito la missione con cui l’ASP è nata nel 1991, sottolineando che i tagli ai servizi o la carenza di personale finiscono per scaricare l’intero peso assistenziale ed emotivo unicamente sui genitori e sui familiari. Ha lanciato un appello affinché la Direzione dei Servizi socio sanitari e l’assessorato dei Servizi sociali mantengano alta l’attenzione per non lasciare soli i nuclei familiari a gestire patologie così complesse.
Riprendendo una sua storica battaglia di sensibilizzazione sul territorio, ha evidenziato quanto sia vitale potenziare i Centri di Salute Mentale (CSM). Ha infine, sottolineato che l’efficacia dei percorsi di cura dipende dalla continuità terapeutica e dalla capillarità del servizio nei vari comuni del distretto, evitando che i pazienti cronici rimangano senza una sponda assistenziale periodica e ravvicinata.
La giornata è proseguita con un collegamento su piattaforma zoom organizzato dal Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale, che ha visto riunite oltre 100 Piazze italiane. L’evento è stato organizzato sul modello del progetto Agorai che diverse città italiane conducono da due anni. Uno spazio fisico e affettivo di democrazia informale, durante le quali si riflette, in modo dialogico e democratico, sul tema della salute mentale bene comune e si co-progettano con le istituzioni, azioni ed iniziative nel territorio. L’obiettivo di unire così tante piazze è stato quello di amplificare a livello nazionale le “voci” e le testimonianze, dimostrando che l’isolamento della malattia si combatte creando una piazza virtuale e reale sintonizzata sugli stessi bisogni.
Al termine del collegamento da remoto, sono ripresi i lavori in aula con la testimonianza dell’Associazione “I Fili Emozionali di Alma” (guidata dall’insegnante e artista Alma Piscedda) che ha raccontato come l’antico e paziente gesto del ricamo e della tessitura manuale possa trasformarsi in un potentissimo canale di cura, inclusione sociale e benessere psicologico.
L’associazione ha commosso la platea spiegando che, così come un filo unisce lembi di tessuto separati o ripara uno strappo, allo stesso modo l’arte condivisa e la vicinanza comunitaria possono ricucire le ferite emotive e psicologiche provocate dallo stigma della malattia mentale.
Dopo aver dato voce alla narrazione di ulteriori e significative testimonianze, le battute finali del convegno sono state affidate alla psicoterapeuta Sara Elena Floris (rappresentante della comunità Lo Specchio DAN di Casa Emmaus) che ha descritto le dinamiche terapeutiche ed emotive che si sviluppano all’interno della struttura residenziale, evidenziando le difficoltà, le conquiste quotidiane e il passaggio fondamentale dal disagio alla speranza di rinascita. La psicoterapeuta ha anche illustrato le nuove prospettive di cura de “Il Girasole delle Somasche ETS” una comunità alloggio per minori (dai 13 ai 18 anni) situata a Elmas (CA) e con il Centro Semiresidenziale BorgoTreMani a Cagliari, dove si sostengono iniziative educative, percorsi di contrasto alla dispersione scolastica e progetti di inclusione e rinascita sociale (come laboratori creativi e attività sul mare).
In conclusione dei lavori, la dott.ssa Loche ha espresso profonda gratitudine per la straordinaria partecipazione della cittadinanza e per il contributo delle associazioni (N.A.B.A., Albeschida, ASP, I Fili Emozionali di Alma). In ultima analisi, ha lanciato un forte appello affinché i riflettori sulla salute mentale non si spegnessero con la fine del convegno, ricordando che la cura del disagio psichico è un dovere quotidiano di prossimità che richiede l’abbattimento continuo di qualsiasi barriera, fisica o culturale.

Ecco un recente esempio sul come la Sanità del Sulcis dia l’impressione di trovarsi in una “zona d’ombra” ai margini del Sistema Sanitario regionale (notizia del 6 ottobre 2026).
Recentemente, su 396 infermieri da assumere, ne è stata decisa la ripartizione in questo modo.
– 121 al Brotzu,
– 15 al Sulcis,
– 81 a Nuoro,
– 81 ad Oristano,
– 41 all’Ogliastra,
– 57 alla Gallura.
Fra tutte le ASL, quella del Sulcis è tra le più carenti di personale ed è opinione comune che, storicamente, non si fosse mai trovata sull’orlo del fallimento come oggi. Che senso ha dare al Sulcis solo 15 infermieri?
Pur riconoscendo che tutte le ASL ne hanno bisogno, bisogna anche riconoscere che quella suddivisione di personale infermieristico sembra soddisfare l’intento di voler portare soccorso solo alle ASL meno sfortunate, abbandonando la nostra ASL al suo destino.
Quando si prendono decisioni che possono cambiare in peggio il destino di una ASL, in contrasto dei programmi politici dichiarati, la decisione dovrebbe essere competenza di un organo politico/elettivo. In questo caso non è chiaro se i consiglieri regionali, rappresentanti del nostro territorio, fossero stati interpellati per acconsentire (o no) ad una manovra che avrebbe comportato un vantaggio vitale per altre ASL e svantaggio per la nostra.
Una decisione di tal fatta, di natura squisitamente politica, non può essere presa da un organo amministrativo. Si intravvede un conflitto di competenze tra chi è deputato a decidere e chi deve limitarsi ad eseguire.
Il titolo a gestire la Sanità pubblica appartiene a due entità che, in ordine di importanza, sono:
1 – la politica,
2 – l’amministrazione (la burocrazia).
Per definizione la “politica” stabilisce gli obiettivi, le scelte strategiche e l’indirizzo generale.
Invece l’”amministrazione” ha il compito di mettere in pratica le scelte fatte dalla politica.
Questa distinzione è sancita dalla Costituzione e dal Testo unico del Pubblico impiego, al fine di garantire l’imparzialità della pubblica amministrazione. Da questo assunto nasce ciò che segue: la ripartizione degli infermieri, come è stato pubblicato, è un atto “disuguale” che va contro la “omogeneizzazione” della sanità sul territorio regionale, dichiarata nella premessa delle leggi di riforma sanitaria.
Avverso la nostra ASL avvengono fatti che portano ad effetti deleteri come:
– la chiusura di Unità di Unità operative complesse importanti;
– la carenza di primari (dovuta sia alla chiusura di Unità operative sia alla mancata sostituzione dei Primari andati in pensione).
Pare che la ASL del Sulcis Iglesiente abbia bisogno di almeno 30 primari per tutti i suoi ospedali; risulterebbe però che ne siano presenti in servizio attivo solo 5/6.
Diverse Unità operative chirurgiche non sono dirette da primari ma da “responsabili” incaricati dall’amministrazione. I primari sono tutt’altro.
Il primario o Direttore di Unità operativa complessa, rappresenta lo Stato. Egli ha la funzione di garantire e certificare l’appropriatezza delle cure  la sicurezza del malato, la formazione continua del personale medico e non medico, la disciplina, e opera sempre nell’interesse dell’Azienda. Molti credono che i chirurghi vengano formati solo dalle Università. La verità è che l’Università fornisce l’informazione scolastica fino alla laurea e alla specializzazione. La vera costruzione del chirurgo avviene dentro l’ospedale. Il giovane medico prima osserva come opera il primario, poi lo aiuta, poi inizia ad operare in sua presenza, poi ottiene il permesso di operare in assenza del primario ma assistito da altri chirurghi esperti. Se commette errori il primario provvede a mettere in sicurezza il paziente riparandoli, Dopo molti anni di questa scuola inizia a formarsi la struttura iniziale del chirurgo che, in futuro, potrà diventare a sua volta primario e addestratore di altri giovani medici specialisti appena usciti dall’Università.
L’ospedale è la vera scuola. Dentro di esso si rigenerano i chirurghi e i primari successivi. Dentro la nostra ASL 7 oggi mancano i primari di strutture chirurgiche fondamentali. Significa che la catena di autorigenerazione di personale apicale si è interrotta. I medici (subordinati) esistenti in servizio sono senza capo. Una struttura senza primario è come una famiglia con tanti figli ma senza genitori che li dirigano nel percorso di vita. L’assenza del primario chirurgo porta al fallimento progressivo della struttura specialistica. Ne consegue che il primo atto obbligato, per ridare vita ad un ospedale, consiste nella assunzione di primari certificati. Compito che spetta ad una commissione dello Stato, a Roma, che ne certifichi l’idoneità; poi il compito passa ad una commissione di primari nominati dal Direttore generale. Tale commissione valuta, fra i candidati, chi possiede il “registro operatorio” più valido e il carisma professionale sufficiente per ricevere la rispettabilità e l’obbedienza dal personale che gli verrà affidato. Vengono valutati anche altri fattori come la residenza. Il maxiconcorso regionale espone al pericolo di avere come vincitore un chirurgo che risiede all’altro capo della Regione; fatto questo che comprometterebbe la necessità d’avere il primario immediatamente disponibile nei casi di urgenza. In passato, a tal fine i progettisti dell’ospedale Sirai costruirono un edificio, a fianco dell’ospedale, destinato alla residenza del primario chirurgo e del primario ostetrico.
Il “registro operatorio” è il documento che certifica quanti interventi chirurgici ha effettuato il candidato nella sua vita, la loro complessità, i risultati, le complicanze.
Una scelta di questo genere non può essere delegata al personale di un apparato burocratico. Deve essere fatta da una commissione di primari esperti e affidabili. Tale atto in passato era competenza delle USL.
Se alla carenza di primari si associa la carenza di infermieri il crollo dell’ospedale sarà inevitabile.
I nostri ospedali sono entrati in sofferenza quando alle ASL vennero tolte la competenza e i poteri per acquisire autonomamente i primari e gli Infermieri. Fu un atto di depotenziamento delle ASL che segue la stessa logica della guerra ibrida: non avviene sul campo ma contro le strutture energetiche, i trasporti e le riserve alimentari dell’avversario. Perderà chi avrà perso le sue fonti di sussistenza. E’ esattamente ciò che è avvenuto contro i nostri ospedali quando ad essi venne impedito di curare la propria sussistenza proibendo di fare acquisti e assunzioni in autonomia.
Si tratta del risultato di un meccanismo dannoso che viene da lontano.
Fino al 1992 le nostre USL vennero protette dalla grande Riforma sanitaria 833/78 di Tina Anselmi.
Quella riforma ci dette tutta l’autonomia sufficiente ad organizzarci. Il risultato fu sorprendentemente positivo. Poi venne la legge 502/1992 che tolse ai sindaci il potere di gestire la Sanità e lo dette ai “manager”.
Infine, arrivò la legge 229/1999 in cui si disegnò l’idea di togliere il potere di autogestirsi alle USL (diventate ASL) e previde che si potessero concentrare tutti i poteri di tutte le ASL in un’unica struttura burocratica centralizzata regionale. In realtà ciò non avvenne concretamente per diversi anni. Infine tra il 2014 e il 2016 la regione Sardegna emanò due leggi con cui si tolsero tutti i poteri alle ASL; quei poteri vennero concentrati nelle mani di una centrale burocratica denominata ATS (azienda tutela salute). Fu l’atto concreto di estromissione dei poteri territoriali (sindaci) dalla gestione sanitaria. Fu l’inizio della nostra fine. Ecco cosa avvenne.
L’articolo “1” della legge n. 17 del 2016, al terzo comma recita quanto segue:
“A partire dal 1° gennaio del 2017 le Aziende sanitarie della Sardegna, aventi la personalità giuridica di diritto pubblico, dotate di autonomia amministrativa, tecnica, patrimoniale, contabile e di gestione, sono le seguenti:
a) ATS; essa ha il controllo di tutto il territorio regionale;
b) Azienda ospedaliera Brotzu;
c) Università ospedaliera di Cagliari;
d) Università ospedaliera di Sassari;
e) AREUS (azienda regionale emergenza e urgenza).
Nota bene: con questo articolo, in pratica, vennero soppresse tutte le otto ASL della Sardegna.
Tutti i loro poteri vennero consegnati nelle mani di ATS (poi ARES).
L’articolo 1 della legge 16/2016 è la “testa del mostro”.

In quella testa vennero accentrati tutti i poteri amministrativi. Tale legge, assieme all’annullamento dei poteri dei sindaci nelle ASL, consentì che ATS si potesse allargare oltre le proprie competenze. Ecco perché è stato possibile che un organo amministrativo abbia potuto distribuire gli infermieri nel modo in cui è stato descritto all’inizio dell’articolo.
Allo stesso modo è stato dato ad ATS il potere di lasciare i nostri ospedali senza Primari  e di accorpare le Unità operative residue avviandole, di fatto, all’estinzione.
Così il “soggetto aggregante” (così chiamato dalla legge) divenne il disgregatore degli ospedali provinciali.
Il Consiglio regionale successivo, resosi conto dello sfacelo a cui stava andando la sanità pubblica, tentò di porvi riparo. Il tentativo fu “ibrido”. ATS venne soppressa. Al suo posto comparve ARES (azienda regionale salute). Ricomparvero le otto ASL ma non vennero modificati i poteri assoluti di ATS; essi vennero ereditati da ARES (legge 24/2020). Alle otto ASL redivive non venne riconosciuto il potere di fare acquisti o assunzioni. Le ASL continuavano a dipendere totalmente da ARES. Quest’ultima continuò a fungere da barriera burocratica fra le ASL provinciali e i rappresentanti della politica regionale. Un muro posto fra i cittadini e i loro rappresentanti politici in Consiglio regionale.
ARES, condotta dagli stessi soggetti che avevano istituito ATS, continuò a comportarsi come se fosse un’ATS che aveva solo cambiato d’abito. In quella legge esiste un articolo in cui si dichiara che le ASL possono assumere primari ma è solo una dichiarazione. Non è stato mai applicato.
Tutto ciò testimonia la forte discrepanza fra gli “obiettivi teorici” della legge sull’accentramento burocratico e i suoi “effetti pratici”.
Il centralismo burocratico della macchina ARES ha finito per penalizzare pesantemente gli ospedali della provincia (Sulcis, Ogliastra, Nuorese, Gallura) a vantaggio dei grandi poli di Cagliari e Sassari. I meccanismi sono molteplici; uno di questi è legato ai maxiconcorsi. Questi favoriscono al fuga dei partecipanti verso i grandi centri. Chi si posiziona ai primi posti sceglie quasi sempre i grandi ospedali metropolitani. I posti della provincia rimangono in fondo alla lista e spesso vengono rifiutati lasciando scoperti i reparti degli ospedali provinciali. Prima della riforma ogni ospedale faceva i suoi concorsi e stringeva accordi diretti con i professionisti. Oggi le ASL sarde hanno le mani legate; devono segnalare le carenze ad ARES e attendere i tempi di una macchina amministrativa regionale centralizzata che spesso impiega molti mesi o anni per espletare una procedura. Nel frattempo gli ospedali entrano in grave sofferenza e i pazienti emigrano. La migrazione dei pazienti provinciali avviene verso gli ospedali dei grandi centri urbani di Cagliari e Sassari. Ciò implica il sovraffollamento di quegli ospedali e l’allungamento delle loro liste d’attesa per il ricovero. Anch’essi vanno in affanno. Chi ha disponibilità finanziaria prende l’aereo e va verso i grandi centri lombardi dello IE, Humanitas o San Raffaele. Per molti presidi ospedalieri provinciali il danno dello svuotamento dell’organico si è già consolidato. Per invertire la rotta, e arginare il crollo degli ospedali provinciali provocato dalla centralizzazione di ARES, la sanità sarda tenta modifiche per correggere i difetti della legge regionale 24/2020, come per esempio i premi economici per zone disagiate o premi per l’abbattimento delle liste d’attesa. Nulla cambia. In realtà appare evidente che è necessario restituire “ossigeno”, in termini di “personale”, alle province.
Ciò si può ottenere restituendo autonomia alle ASL, concedendo il potere di reclutamento del proprio personale, al fine di superare la lentezza burocratica della macchina centralizzata.
Sta sfuggendo ai nostri rappresentanti politici regionali che non tutte le regioni italiane hanno aderito all’idea della centralizzazione dei poteri in un unico ente regionale, come si è fatto in Sardegna.
Regioni molto efficienti come la Lombardia e l’Emilia Romagna non hanno aderito. Esse hanno mantenuto la decentralizzazione di poteri amministrativi, affidati completamente alle ASL, esattamente come era ai tempi della legge 833/78 (la prima grande Riforma sanitaria). In tal modo si ripristina una condizione per cui lavorare in un ospedale provinciale può ridiventare economicamente e professionalmente vantaggioso.
Oggi, ad imitazione della Lombardia ed Emilia Romagna, che hanno la sanità più efficiente d’Italia, si potrebbe dare ad ARES una funzione di pura programmazione sanitaria all’interno dell’assessorato della Sanità, smantellando il super-accentramento amministrativo e restituendo alle otto ASL sarde la piena titolarità giuridica ed economica su contratti, acquisti e personale.
Le figure che possono avanzare proposte politico/amministrative presso il Governo regionale sono i sindaci. Dopo il Parlamento e il Consiglio regionale, i sindaci sono la rappresentanza dello Stato più vicina al cittadino.
All’articolo 35 della legge regionale 24/2020 la Regione attribuisce ai sindaci delle varie ASL la facoltà di costituire la “Commissione sanitaria provinciale”. Tale Commissione ha il potere, e il dovere, di controllare l’andamento del Servizio sanitario pubblico. Soprattutto, ha la facoltà di avanzare critiche e di fare proposte di innovazione, indirizzandole al Consiglio regionale.
Possono chiedere l’adeguamento del nostro modello sanitario ai principi di decentralizzazione simili al modello lombardo. Eliminando la “testa del mostro” tornerebbe la luce nella sanità sarda.

Mario Marroccu

Il 7 e 8 novembre la quarta edizione in piazza Sella e nel centro storico con Andrea Mainardi, Ruben Bondì e Francesca Gambacorta.  Escursioni, degustazioni e nuove esperienze per scoprire l’Iglesiente.  Un quarto grande ospite sarà svelato nei prossimi giorni

Una materia prima capace di raccontare un paesaggio, ispirare una ricetta, diventare materia per il design e aprire nuove prospettive di ricerca. A Iglesias il mondo dei funghi torna protagonista con FUN_GO – Cooking, Art & More, in programma sabato 7 e domenica 8 novembre 2026 in piazza Sella e nel centro storico. La quarta edizione porterà in città grandi chef, ricercatori, artisti, produttori e studenti, lungo un percorso che parte dal bosco e attraversa la cucina, la cultura e la vita della comunità.

Tra gli ospiti, gli chef Andrea Mainardi, Ruben Bondì e Francesca Gambacorta, chiamati a confrontarsi con i funghi e le materie prime dell’Iglesiente attraverso tecniche, stili e sensibilità differenti. Già confermato anche un quarto grande ospite, atteso sabato 7 novembre, sul cui nome resta il riserbo e che sarà annunciato nei prossimi giorni.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Iglesias – Assessorato al Bilancio e  Programmazione e Attività produttive con il sostegno dell’assessorato del Turismo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, e il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.

«Ci prepariamo a vivere un appuntamento che mette in luce le eccellenze di Iglesias e le potenzialità del nostro territorio. FUN_GO è un’occasione per promuovere la città attraverso la collaborazione tra attività produttive, commercio e ristorazione, valorizzando le tradizioni locali. È anche uno spazio di divulgazione, formazione e cultura, in cui esperti, professionisti e nuove generazioni possono confrontarsi e condividere conoscenze. Un’esperienza che contribuisce a rendere Iglesias più viva e attrattiva, offrendo alla comunità e ai visitatori nuove occasioni per conoscere e apprezzare il nostro patrimonio», dichiara Mauro Usai, sindaco di Iglesias.

«Con la quarta edizione di FUN_GO vogliamo valorizzare il patrimonio dell’Iglesiente e tradurlo in opportunità concrete per le attività locali. Il festival unisce le risorse del bosco alla creatività della cucina, alla ricerca e alla cultura, coinvolgendo ristoratori, produttori, commercianti e scuole in un progetto condiviso. Questa collaborazione permette di dare visibilità alle nostre eccellenze e offre ai giovani occasioni di formazione e confronto con i professionisti. L’appuntamento di novembre è anche un’occasione per far conoscere Iglesias in autunno, invitando i visitatori a scoprirne i sapori, il centro storico e il paesaggio. Come Assessorato alle Attività Produttive, continueremo a sostenere iniziative capaci di rafforzare l’economia locale e creare valore per la comunità», aggiunge Daniele Reginali, assessore alle Attività produttive del comune di Iglesias.

Un festival che supera i confini della tradizionale manifestazione enogastronomica per costruire un’esperienza multidisciplinare, capace di mettere in relazione saperi, linguaggi e pubblici differenti. Il fungo diventa il punto di partenza per esplorare il patrimonio dell’Iglesiente, raccontarne l’identità, valorizzarne la biodiversità e aprire nuove prospettive di dialogo tra tradizione e innovazione.

Il filo conduttore attraversa l’intero progetto: dal bosco alla tavola, dalla conoscenza all’esperienza, dalla piazza al palco, fino alla città. Un percorso che unisce scoperta, formazione, partecipazione e intrattenimento, coinvolgendo il pubblico in un racconto del territorio che si sviluppa attraverso esperienze concrete e occasioni di incontro.

Territorio, biodiversità, creatività e sostenibilità sono questi i quattro temi guida di un’edizione che amplia il racconto del fungo e delle sue connessioni. Il patrimonio naturale dell’Iglesiente, con i boschi del Marganai e del Bellicai, offre il punto di partenza per un progetto che mette in relazione paesaggio, cultura alimentare, ricerca e partecipazione. Ogni esperienza contribuirà a comporre questo racconto, dalla scoperta degli ecosistemi alle interpretazioni degli chef, fino all’incontro con chi produce e lavora sul territorio.

Il viaggio comincerà già tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, con escursioni guidate a cura del Consorzio Turistico per l’Iglesiente e con un Contest gastronomico rivolto alle attività locali.

Un percorso di avvicinamento che collegherà il bosco alla città, accompagnando il pubblico verso le due giornate del festival.

Nel weekend del festival, il palco di piazza Sella prenderà la forma di un salotto aperto, dove conversazioni, showcooking e musica si alterneranno. Gli Aperitalk introdurranno gli appuntamenti gastronomici attraverso il confronto tra esperti, ricercatori e professionisti: si parlerà di identità territoriale, equilibri naturali, creatività e sostenibilità, per poi ritrovare questi temi nelle preparazioni degli chef.

Tra le prospettive più originali dell’edizione, il micelio come materia di sperimentazione per l’arte e il design e il contributo del mondo fungino alla ricerca e all’innovazione. Il pubblico sarà invitato a scoprire possibilità spesso poco conosciute, mentre la cucina offrirà esempi concreti di valorizzazione degli ingredienti, attenzione alla stagionalità, recupero e riduzione degli sprechi.

La partecipazione del pubblico caratterizzerà anche le attività rivolte a famiglie e bambini e le esperienze dedicate ai sapori e ai saperi del territorio. Laboratori pratici, esperienziali e divulgativi che metteranno al centro il gusto, le tradizioni e la conoscenza del mondo naturale. Dalle esperienze sensoriali dedicate agli ingredienti e agli abbinamenti gastronomici, alla riscoperta dei grani sardi e della panificazione tradizionale, fino agli appuntamenti di micologia pensati per avvicinare grandi e piccoli al mondo dei funghi, le attività saranno occasioni di scoperta e partecipazione, condotte anche con il contributo degli chef locali.

La dimensione gastronomica si estenderà dal palco alle attività cittadine. Con FUN_GO Street or Seat, con i ristoratori iglesienti che proporranno due modi diversi di assaporare la manifestazione: in piazza, attraverso le preparazioni in versione street food, e nei ristoranti aderenti, con menu dedicati. Il circuito comprenderà una sfida del gusto che coinvolgerà professionisti del settore e pubblico, mettendo in luce la creatività e le competenze della ristorazione locale.

In collaborazione con Laore, uno spazio espositivo dedicato alla biodiversità e alle eccellenze agroalimentari darà visibilità a produttori, fungaie, commercianti e operatori del settore micologico. Prodotti biologici e tradizionali, persone e saperi contribuiranno a raccontare le filiere del territorio e il loro legame con il paesaggio.

Tra le novità, FUN_GO SOUND – “Suoni di Terra: tradizione, identità e nuovi linguaggi” porterà la musica negli spazi della manifestazione, dalla piazza al palco centrale. Sonorità, strumenti e ritmi della tradizione sarda incontreranno sensibilità contemporanee e sperimentazione, inserendo il patrimonio musicale dell’Isola nel percorso culturale del festival.

Un Festival che guarda alle nuove generazioni.

I giovani saranno parte attiva della manifestazione, con un coinvolgimento che abbraccia cucina, accoglienza e allestimenti. Gli istituti alberghieri di Iglesias e Arbus parteciperanno agli Aperitalk e agli showcooking, offrendo agli studenti occasioni di confronto con gli ospiti. Gli studenti dell’indirizzo turistico contribuiranno alle visite guidate, in collaborazione con Iglesias Turismo, mentre il corso MAT – Manutenzione e Assistenza Tecnica collaborerà alla realizzazione degli allestimenti. Competenze diverse entreranno così nel lavoro del festival, rafforzandone il valore formativo.

Le visite nel centro storico di Iglesias allargheranno l’esperienza alle architetture, alle tradizioni e alla memoria mineraria della città. Il racconto del bosco si intreccerà con quello del patrimonio urbano, offrendo ai visitatori più occasioni per conoscere l’Iglesiente e le sue diverse identità.

È in questa rete di relazioni che si sviluppa il progetto FUN_GO: valorizzare le risorse ambientali e culturali, sostenere la visibilità delle produzioni e delle attività locali, favorire l’incontro tra generazioni e contribuire alla destagionalizzazione del turismo. L’appuntamento di novembre punta a creare nuove ragioni per visitare Iglesias in autunno e a generare opportunità culturali, sociali ed economiche attraverso la collaborazione tra scuole, operatori, professionisti e comunità.

Il programma completo sarà presentato a pubblico e stampa giovedì 22 ottobre durante la conferenza stampa a Iglesias, in programma nella sala riunioni – Palazzo Municipale di Iglesias (secondo piano). Nella stessa giornata, giovedì 22 ottobre, apriranno le prevendite per gli showcooking e le attività laboratoriali. I canali di acquisto e le modalità di partecipazione saranno comunicati in occasione della presentazione del programma.

Dopo l’impresa di Alghero è ancora Nicolas Capellino l’uomo partita dell’Iglseias nell’incontro casalingo con il Tortolì. Impiegato dal tecnico Daniele Porcu dal primo minuto come già quattro giorni fa in Coppa Italia con la Villacidrese, il bomber argentino ha confermato di attraversare uno smagliante periodo di forma, andando a segno a metà del primo tempo, con un’incursione al centro dell’area e una conclusione che non ha lasciato scampo al portiere ogliastrino Patryk Krolczyk.

Il goal ha premiato il gran primo tempo dell’Iglesias che ha proposto un calcio piacevole che ha messo più volte in difficoltà la difesa del Tortolì e avrebbe meritato più di un goal, prima e dopo la marcatura di Nicolas Capellino.

Patrik Krolczyk s’è opposto a Santiago Dominguez, Nicolò Floris e Nicolas Capellino ma s’è arreso al 24’: splendida iniziativa corale dell’Iglesias, assist di Tomaso Arzu per Nicolas Capellino che, libero al centro dell’area di porta, ha superato il portiere del Tortolì con un destro imparabile.

L’Iglesias ha cercato subito il raddoppio ma Patrik Krolczyk lo ha negato a Santiago Dominguez. Il Tortolì ha provato le prime controffensive con Mahuel Menseguez e Lucas Lezcano senza fortuna. Prima del riposo, nuova parata di Patri Krolczyk, su conclusione di Facundo Maitini.

L’avvio della ripresa ha visto ancora l’Iglesias pericolosa con una discesa di Nicola Montisci sulla destra, conclusa con un destro deviato in calcio d’angolo. Poi è stato Tomaso Arzu a concludere su assist di Nicolas Capellino ed è stata la traversa a negargli il raddoppio, impedito ancora di lì a poco da Patrik Krolczyk su conclusione di Facundo Maitini.

Al 14′ si è svegliato il Tortolì che ha sfiorato il pareggio: Sulcis ha servito Menseguez nell’area di porta ma il suo colpo di testa ha spedito il pallone sul fondo. Al 24’ Conti ha colpito il palo esterno con un gran calcio di punizione.

Al 35′ duro scontro tra Carabajal e Montisci, entrambi hanno chiesto il calcio di punizione a favore, l’arbitro lo ha assegnato al Tortolì e ha ammonito Crivellaro e Daga per proteste.

Nel finale l’Iglesias ha avuto una grande occasione per raddoppiare con Janick Beugré, subentrato a Leon Mancini, ma l’attaccante rossoblù dopo essersi liberato in piena area non ha colto l’attimo giusto per calciare il pallone nella porta sguarnita, facendosi rimontare da Jeremias Delpiccolo.

L’Iglesias ha chiuso la partita con qualche affanno ma ha colto una meritata vittoria che la colloca al quinto posto, a due lunghezze dalle tre capolista Santa Teresa Gallura, Lanusei e Ilvamaddalena e a uno dalla matricola Bonorva.

Iglesias: Daga, Montisci, Arzu, Adriano Leroux Batte, Crivellaro, Federico Dominguez, Floris, Santiago Dominguez (73′ Rodriguez), Capellino (59′ Piras), Mancini (68′ Beugré), Maitini. A disposizione: Bonifacio, Bahlaouan, Figus, Santos, Corsini, Lambroni. Allenatore: Daniele Porcu.

Tortolì: Krolczyk, Delpiccolo, Scano (71′ Mastropietro), Carabajal (84′ Thiam), Guglielmone (46′ Antinoli), Lezcano, Conti, Loi (64′ Cadoni), Sulis, Scarafoni (31’ st Balbis), Menseguez. In panchina Bracaglia, Thiobane, Corrias, Nocco. Allenatore: Simone Criscuolo.

Arbitro: Nicolò Fronteddu di Nuoro.

Assistenti di linea: Simone Crobu e Francesco Carta di Oristano.

Marcatori: 24’ Capellino (I).

Ammoniti: Menseguez (T), Capellino (I), Loi (T), Santiago Dominguez (I), Maitini (I), Cadoni (T), Crivellaro (I), Daga (I), Conti (T).

Spettatori: 200.

Giampaolo Cirronis