26 October, 2021
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Un totale di 43.184 artigiani stimati in Sardegna (esclusi quelli che dovrebbero percepire una pensione) tra titolari (27.706), soci (4.190), amministratori (9.551), ed altre cariche (1.737). Quasi 17mila in provincia di Cagliari, 15mila in quella di Sassari, quasi 8mila a Nuoro e poco più di 3mila a Oristano.

Sono queste le stime degli Uffici Studi di Confartigianato Imprese Sardegna e Veneto, che hanno lavorato parallelamente per analizzare la situazione dei lavoratori autonomi (con o senza personale) che possono accedere alla misura di sostegno al reddito di 600 euro netti come stabilito dal decreto legge del 18 marzo. 

«Il crash del sistema informatico INPS era del tutto prevedibile – commenta Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna perché i numeri delle imprese chiuse nell’Isola è preoccupante e di chi ha bisogno di questa piccola somma è in crescita. Al tutto si è aggiunto l’assalto al sistema, da parte di chi ha avuto paura di rimanere fuori da questo contributo, dopo le note informative sul sito INPS, prontamente rimosse, che parlavano di ordini cronologiciConfartigianato, per supportare le imprese, da oggi e per i prossimi giorni – prosegue Antonio Matzutziaffiancherà chi ha bisogno di essere assistito per la presentazione della domanda on line attraverso il Patronato INAPA Confartigianato, presente in tutta la Sardegna. Il nostro ruolo associativo infatti sin dall’inizio di questa crisi sanitaria è stato quello di supportare le imprese in tutti gli ambiti della loro operatività fiscale, bancaria, contributiva

«Lo facciamo da settimane anche ai tavoli nazionali e regionali – sottolinea il presidente di Confartigianato Sardegnaper far capire a chi prende le decisioni politiche, l’impatto economico e sociale che sta avendo e che avrà sulle nostre imprese il fenomeno che stiamo tutti vivendo, anche evitando modalità che riteniamo inaccettabili come il paventato click day per il bonus 600 euro che infatti siamo riusciti a far togliere

«In ogni caso, chiediamo sostegni economici e finanziari che abbiano un impatto burocratico vicino allo zero – conclude Antonio Matzutzianche nel caso del bonus 600euro, che riteniamo veramente troppo basso e ci auguriamo sia solo un primo passo per avere sin da aprile una consistenza ben diversa

Persone artigiane per carica in Sardegna

Anno 2019. Valori assoluti

 

Titolare

Socio

Amministratore

Altre cariche

Totale persone artigiane

Cagliari

10.538

1.781

3.710

864

16.893

Nuoro

5.243

739

1.624

245

7.851

Oristano

2.138

294

683

127

3.242

Sassari

9.787

1.376

3.534

501

15.198

           
Sardegna

27.706

4.190

9.551

1.737

43.184

Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato Imprese Sardegna e Veneto su dati Unioncamere – Infocamere

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Le imprese artigiane del benessere, cura e salute della persona, alimentazione, ristorazione e pulizia degli ambienti della Sardegna, doneranno il loro materiale, come mascherine, guanti, camici, occhialini e disinfettanti, agli ospedali dell’Isola per supportare il lavoro di medici, infermieri e personale non sanitario in questi giorni così difficili di lotta al Coronavirus.
Grazie all’accordo sottoscritto tra Confartigianato Imprese Sardegna e ATS Sardegna (Azienda Tutela Salute), circa 7mila imprese, tra acconciatori, estetisti, odontotecnici, centri  estetici, produttori di profumi e creme, ristoratori, pizzaioli, baristi, gelatieri, produttori di alimentari vari e sanificatori, insieme a tante altre  categorie produttive chiuse per Decreto, o che hanno visto ridursi al lumicino la propria attività, da questa mattina supporteranno il Sistema Sanitario sardo consegnando i loro dispositivi di protezione.
Si tratta di prodotti e strumenti sanitari certificati che le imprese usano durante le loro attività, nel rispetto di tutte le norme di legge e professionali. Le donazioni confluiranno nel magazzino economale centrale dell’ATS a Cagliari e successivamente verranno ridistribuite in tutti i presidi sanitari della regione.
«Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto molte chiamate da parte di artigiani che avrebbero voluto donare il materiale sanitario, usato abitualmente nella loro attività, e che ora giace nei magazzini – commentano Antonio Matzutzi e Daniele Serra, presidente e segretario di Confartigianato Imprese Sardegnada qui l’idea di contattare l’ATS che, nel giro di poche ore, ha accettato la proposta e dato il via libera con una apposita determinazione. E’ questa la Sanità che ci piace e che dovrebbe essere presa come esempio anche per il futuro, passata questa emergenza. Ciò dimostra che se l’attività della stragrande maggioranza delle piccole aziende sarde è stata interrotta o rallentata – aggiungono Antonio Matzutzi e Daniele Serra – al contrario è aumentata la solidarietà verso medici, infermieri, ospedali, pronto soccorso e ambulanze.»
L’iniziativa di Confartigianato Sardegna vuole ricalcare la “paradura”, l’azione di mutuo aiuto che i pastori fanno nei confronti dei loro colleghi quando si trovano in situazioni di grandi difficoltà.

«Le nostre imprese vogliono lanciare una “paradura artigiana” – sottolineano presidente e segretario di Confartigianato Sardegna – ovvero donare qualcosa della propria azienda per supportare il più importante dei servizi che lo Stato può offrirci, quello della tutela della salute e dell’assistenza sanitaria, soprattutto in questo momento di estrema durezza ed emergenza.»
Confartigianato Sardegna, per questo, invita tutte le imprese e gli artigiani che volessero donare i propri dispositivi di protezione sanitaria, a contattare le sedi dell’Associazione  Artigiana per ottenere maggiori informazioni e il documento autorizzativo rilasciato  dall’ATS indispensabile per scaricare e consegnare il materiale presso il magazzino di stoccaggio.
«Dalla Sardegna stiamo lavorando con i colleghi delle altre regioni affinché questa iniziativa possa diventare “virale” nel senso positivo del termine – concludono Antonio Matzutzi e Daniele Serra – l’artigianato può e deve essere da esempio per tante altre attività che possono essere fatte in questo momento difficile.»

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Acconciatori, estetisti e operatori della pedicure e manicure erano stati tra i primi a chiedere la sospensione delle proprie attività di fronte alla diffusione crescente del Coronavirus, lanciando un preciso segnale di attenzione alla salute delle persone e di tutela dei propri collaboratori. Poi, con il decreto dello scorso 11 marzo, sono arrivati i provvedimenti che hanno sancito la chiusura delle attività del benessere e dei servizi alla persona.
Dagli ultimi dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su fonte ISTAT e MEF del 2019, in questi settori nell’Isola si registrano 3.384 imprese del settore dei Servizi di acconciatura e altri trattamenti estetici. Tra queste, ben 2.886 sono imprese artigiane, che offrono servizi di acconciatura, manicure, pedicure e trattamenti estetici grazie anche ai 5.124 addetti.
Un settore sempre sotto attacco degli irregolari; secondo un recente calcolo sempre di Confartigianato, si stima come nell’Isola il numero di questi lavoratori si aggiri intorno alle 1.400 unità, che “colpiscono” direttamente il 18% delle imprese regolari.
Ed è, soprattutto, in questo periodo, che nel settore del benessere e della cura della persona è allarme per il proliferare abusivi e
irregolari che offrono “servizi itineranti e a domicilio” per il taglio dei capelli, manicure e trattamenti estetici.
«In questo momento in cui le attività devono rimanere chiuse – afferma Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegnaè sconcertante come certe persone si rivolgano clandestinamente ad abusivi e irregolari, che non esitiamo a definire criminali e che devono essere puntiti severamente insieme a chi li utilizza. Questa emergenza dovrebbe insegnare una volta per tutte che non si rischia con la vita.»
Le imprese di acconciatura ed estetica, quelle che non solo oggi, ma sempre, operano nel rispetto delle regole, sia dal punto di vista della formazione obbligatoria, sia per quanto riguarda i requisiti igienico-sanitari dei locali, salvaguardando così la salute e i propri clienti, invitano a declinare e rifiutare eventuali proposte di servizi da parte di chi opera clandestinamente, e in questo particolare momento, in deroga alle regole. Qualsiasi operatore che offra i propri servizi, presso il proprio domicilio o presso quello del cliente, è un abusivo e una minaccia alla salute di tutti.
Per questo motivo, a livello regionale, Confartigianato Imprese Sardegna lancia una campagna social di “vicinanza” alla clientela e di “attenzione” verso l’abusivismo, oggi ancora più pericoloso”. Quattro gli slogan che verranno pubblicati nei prossimi giorni sui social e portali dell’associazione artigiana: “Non per il nostro interesse, ma per la salute di tutti”, “Se non l’avevi capito prima, oggi l’abusivismo fa ancora più male!”, “Non vediamo l’ora di prenderci cura di te”; “Rimani a casa: la bellezza è rimanere anche nelle proprie famiglie”. La campagna verrà accompagnata dagli hashtag #staiacasa e #andratuttobene
«Il nostro appello – conclude Antonio Matzutzi – è quello di tutelare la propria e l‘altrui salute, rispettando alla lettera quanto disposto per il contenimento dell’epidemia da Covid-19 e quindi non uscire e non ricevere in casa operatori abusivi. Presto i vostri acconciatori e il vostro estetista vi accoglieranno offrendovi tutta la sicurezza e la cura di sempre.»

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Le famiglie sarde spenderanno circa 378 milioni di euro per acquistare prodotti alimentari e bevande da mettere in tavola prossime festività di Natale e fine anno.

Pane, pasta, carni, salumi, formaggi, verdure, ortaggi, frutta e, soprattutto, dolci e vini, distillati e bevande, tutti prodotti dell’immenso “giacimento” della food economy della Sardegna che, in particolare sotto le festività di Natale, registra sostanziose crescite di produzioni e vendite. Un settore, quello dell’agroalimentare, rappresentato in Sardegna da 3.579 imprese artigiane che danno lavoro a 5.733 addetti, con un’offerta enogastronomica di 8 prodotti DOP, IGP e STG, ben 205 “tradizionali”, e una capacità export di circa 200milioni di euro.

Sono questi alcuni dei numeri che emergono dall’analisi dell’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Sardegna che, nel dossierFood economy di MPI e artigianato alimentare in Sardegna nel 2019”, ha rielaborato i dati di Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF, su imprese e produzioni alimentari e consumi delle famiglie nell’ultimo anno.

«I nostri artigiani del gusto utilizzano materie prime sarde e metodi di produzione tipici che evidenziano il legame con il territorio regionale – commenta Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – la genuinità di queste specialità fa bene alla salute, fa muovere l’economia e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food regionale nel mondo. Per questo, i prodotti e le imprese della nostra tradizione alimentare, che hanno nella qualità e nell’artigianalità della lavorazione il proprio elemento distintivo, vanno promossi ancora di più.»

La spesa nelle festività natalizie

Le festività legate al Natale modificano notevolmente le abitudini di spesa anche dei consumatori sardi. A dicembre, infatti, il 95,3% della spesa in prodotti alimentari e bevande delle famiglie è costituita da prodotti alimentari e bevande analcoliche e per il restante 4,7%  da bevande alcoliche. In particolare i prodotti più acquistati sono formaggi e latticini con una quota del 6,1% sul totale della spesa in prodotti alimentari e bevande, salumi con il 4,9%, pane con il 4,6% e altri prodotti di panetteria e pasticceria (tra cui rientrano in particolare i dolci da ricorrenza) con il 4,3%, prodotti in cui l’artigianalità rappresenta un importante fattore di qualità.

Confartigianato Sardegna ha stimato una spesa delle famiglie sarde in prodotti alimentari e bevande di 378 milioni di euro, più alta di 60 milioni rispetto al consumo medio mensile. Inoltre, considerato come nella nostra regione una fetta consistente della spesa alimentare sia intercettabile dalle imprese artigiane, si stima che nell’Isola verranno spesi circa 148 milioni di euro per prodotti da forno, salumi, latticini, formaggi, olio di oliva, dolci, gelati, condimenti e alcolici prodotti da artigiani. A livello provinciale si stima una spesa delle famiglie di prodotti alimentari e bevande di 116 milioni di euro di acquisti nel Nord Sardegna (46 di prodotti artigiani), 101 a Cagliari (40 artigiani), 78 nel Sud Sardegna (31 dall’artigianato), 47 a Nuoro (19 artigiani) e 36 a Oristano (14).

«I quasi 400milioni di giro d’affari e l’export in continua crescita – continua Antonio Matzutzi – certificano la qualità delle nostre produzioni alimentari, un patrimonio di bontà, varietà e tradizione unico al mondo. Impariamo a esserne orgogliosi e a difendere, tutti insieme, chi lo produce. In questo modo difendiamo il futuro dei nostri territori, delle nostre famiglie e delle nostre imprese e offriamo opportunità di lavoro per i giovani.»

Imprese e addetti dell’agroalimentare

Sono, come detto, 3.579 le imprese artigiane che operano in Sardegna nel 2019 nella produzione di bevande e prodotti alimentari, in lieve calo rispetto allo scorso anno (- 1% equivalenti a 37 imprese in meno). A livello Nazionale, invece, sono 87.499, con una perdita complessiva di 1.462 unità (-1,6%).

L’analisi territoriale segnala 1.502 imprese artigiane a Cagliari-Sud Sardegna, 1.098 a Sassari-Olbia, 727 a Nuoro e 252 Oristano. Gli addetti artigiani dell’agroalimentare sono 5.733, il 54,4% del totale di tutte le realtà del settore (10.544 lavoratori). Questi numeri pongono la nostra regione al 3° posto tra le regioni con maggiore peso delle MPI italiane del settore. Tra i territori, 1.654 addetti artigiani si trovano nelle province di Sassari-Olbia, 1.387 nel Sud Sardegna, 1.206 a Nuoro, 979 a Cagliari e 507 a Oristano.

L’attacco di Confartigianato alle contraffazioni alimentari e all’abusivismo.

«Da sempre siamo in prima fila contro il “fake food” – sottolinea il presidente di Confartigianato Sardegna – una “rapina”, a livello nazionale, da 7 milioni di euro l’ora e da 60 miliardi di euro l’anno, di centinaia di milioni di euro solo in Sardegna. E’ il business dell’agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell’agroalimentare made in Italy, il più clonato nel mondo – rimarca Antonio Matzutzi – si tratta di un vero e proprio “scippo” ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari. I consumatori vengono truffati, i piccoli imprenditori e gli agricoltori dell’agroalimentare derubati – continua – a questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente. Da noi in Sardegna, insieme al maialetto o all’agnello “taroccati”, sono vittime di agropirateria numerosi prodotti tipici sardi come, per esempio, i pomodori, i sughi, l’olio di oliva, i formaggi o i vini.»

I prodotti di eccellenza

Le eccellenze del food made in Sardegna, quelle garantite dai marchi europei DOP e IGP, sono 8 ovvero l’Agnello di Sardegna, il Carciofo spinoso di Sardegna, il Fiore Sardo, il Pecorino Romano e quello Sardo, l’Olio Extra Vergine di Sardegna e lo Zafferano di Sardegna ed i Culurgionis d’Ogliastra, che pongono la nostra isola al 16esimo posto tra tutte le regioni italiane che, tutte insieme, annoverano ben 299 prodotti agroalimentari di qualità. Al 13 marzo 2019, inoltre, in Sardegna sono stati censiti ben 205 prodotti agroalimentari tradizionali, 6 in più rispetto all’anno scorso, caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo.

Infine l’appello conclusivo del presidente di Confartigianato ad acquistare prodotti agroalimentari da aziende regolari. «Nel periodo delle feste crescono a dismisura i furbetti che, senza alcuna tutela per i consumatori, vendono prodotti alimentari in maniera totalmente abusiva – chiude Antonio Matzutzi  tutto ciò sottraendo spazi di mercato a chi in maniera onesta rispetta le regole, paga le tasse, subisce i controlli, garantisce buste paga. Alle Autorità preposte, per questo, chiediamo più vigilanza in questo settore e sanzioni per gli abusivi.»

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Confartigianato ha chiesto al Governo italiano forti contromisure per sostenere le aziende dell’agroalimentare contro i dazi USA. La richiesta è stata fatta dai rappresentanti dell’Associazione Artigiana in un’audizione alla Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, considerando come a livello nazionale il settore potrebbe subire un calo di vendite per oltre 1 miliardo di euro.

Nell’agroalimentare italiano, infatti, operano 89.000 piccole e medie imprese; in Sardegna sono complessivamente 3.616 le aziende artigiane attive nel comparto alimentare con oltre 10mila addetti, di queste il 2,8%, pari a 54 imprese, operano nella lavorazione di prodotti lattiero-caseari.

«Per compensare il calo di vendite negli Stati Uniti – spiega Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Sardegna – abbiamo sollecitato interventi, anche temporanei, di sostegno economico alle imprese e programmi di promozione commerciale per favorire la penetrazione delle piccole imprese in nuovi mercati alternativi, soprattutto con produzioni a marchio DOP ed IGP. Inoltre – aggiunge il Presidente – per contrastare il rischio di un’invasione in Italia di prodotti Usa “italian sounding”, riteniamo necessario diffondere la tracciabilità dei prodotti e promuovere campagne di informazione per rendere riconoscibile ai consumatori la qualità dei prodotti alimentari Made in Italy e made in Sardegna.»

A livello nazionale, secondo le analisi dell’organizzazione artigiana, i prodotti più colpiti saranno quelli del settore lattiero-caseario in cui lavorano oltre 1.900 imprese artigiane e che vanta ben 275 tipi di formaggi Dop e Igp. La Confederazione ha rilevato che, tra formaggi, burro, yogurt, negli ultimi 12 mesi abbiamo esportato negli StatiUniti prodotti per un valore di 312 milioni di euro, il più alto in Europa.

Per le imprese agroalimentari della Sardegna, il mercato americano vale, nel primo semestre 2019, ben 35milioni di euro. Infatti, tra i primi 10 mercati di riferimento per l’export di prodotti alimentari made in Sardegna troviamo al 1° posto gli Stati Uniti. Il 92% delle esportazioni è composto da prodotti lattiero-caseari (quasi 33milioni di euro), il 5% da prodotti da forno (quasi 2 milioni) mentre il restante è suddiviso tra pesci e crostacei, frutta e ortaggi lavorati e conservati e altri prodotti alimentari.

L’Isola è in decima posizione, tra tutte le regioni italiane, per valore dell’export di beni alimentari verso il mercato americano, valore che nell’ultimo anno raggiunge i 67 milioni di euro (ultimi 12 mesi, III trimestre 2018-II trimestre 2019), esportando il 3,1% del Food made in Italy destinato agli Stati Uniti e all’11,5% dell’export di tutti i manufatti sardi distribuiti nel mondo.

Nei primi sei mesi dell’anno la domanda statunitense di prodotti agroalimentari della regione registra una variazione tendenziale positiva del +3,8%, di segno opposto a quella registrata un anno prima (-21,0%).

L’export verso il mercato statunitense dei prodotti lattiero caseari della Sardegna verso gli USA, raggiunge negli ultimi 12 mesi valore di
62 milioni di euro, il più alto dopo quello registrato in Emilia-Romagna e in Lombardia e pari al 70% del valore complessivo delle vendite di questi prodotti in tutto il Mondo. Inoltre il territorio sardo figura 1° per grado di esposizione nel settore lattiero caseario sul mercato statunitense.

Tra le prime 30 province italiane per valore dell’export di prodotti delle imprese lattiero-casearie verso gli USA figurano Sassari al 2°posto, Nuoro al 7° e Cagliari al 14°.

«In ogni caso la Sardegna dovrà andare avanti anche con i dazi americani – conclude Antonio Matzutzi – la situazione influirà non poco ma crediamo che ciò che verrà a crearsi spingerà le imprese a puntare su innovazione, qualità e formazione ma soprattutto le costringerà trovare nuove vie commerciali, come quelle dell’est o dell’Oriente.»

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Il sindaco di Teulada, Daniele Serra, 43 anni,  è il nuovo segretario regionale di Confartigianato Imprese Sardegna. Lo hanno deciso i componenti di Giunta dell’Associazione Artigiana, riunitisi a Tramatza. Daniele Serra subentra a Stefano Mameli, passato a dirigere l’Area Metropolitana di Cagliari.
Laureato in Economia e Commercio, il neo segretario regionale è specializzato nell’attuazione di progetti di sviluppo locale e progettazione partecipata. Tra i vari incarichi professionali, la collaborazione e la consulenza con il GAL (Gruppo di Azione Locale) del Sulcis Iglesiente, l’assistenza tecnica per l’attuazione delProgramma Comunitario Leader+ Sardegna e del Piano di  Sviluppo Locale 2007-2013 del GAL Sulcis, l’attività tecnica con Ecosfera di Roma e con la svedese GEIE, e le relazioni con i Ministeri, le Amministrazioni Pubbliche regionali e locali e le imprese private.
Il neo segretario, insieme al presidente regionale, Antonio Matzutzi, avrà il compito di guidare le 6mila imprese artigiane associate a Confartigianato in Sardegna con i loro 20mila addetti.
Un settore, quello dell’artigianato sardo, che da un decennio attraversa una fase assai delicata scandita, purtroppo, da una continua rarefazione del tessuto imprenditoriale.
Anche i numeri di quest’anno descrivono una situazione in ripresa senza però essere completamente fuori dagli effetti della crisi ormai decennale. Nel secondo trimestre 2019, il comparto regionale conta 34.949 imprese registrate presso le Camere di Commercio: 13.274 a Cagliari, 12.579 a Sassari, 6.440 a Nuoro e 2.656 a Oristano. In ogni caso, il bilancio regionale aperture-chiusure segna ancora negativo con 1.212 aperture e 1.472 chiusure, per un saldo finale di -260.
Tutto il “sistema artigiano” offre lavoro e opportunità a 62.546 occupati, per 3.098 milioni di euro di valore aggiunto prodotto, in un contesto, quello dell’economia regionale, dove le aziende artigiane rappresentano il 20,7% del totale delle attività produttive regionali.

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Le borse futuristiche dell’artigiana sarda Adelaide Carta saranno esposte fino all’8 dicembre a Porto, alla Prima Biennale del design del Portogallo. Le creazioni della fashion designer di borse ed accessori vegan originaria di Guspini, con filosofia etica e fashion green, infatti, sono state selezionate per rappresentare il “saper fare sardo” e italiano e potranno essere ammirate dai visitatori di tutto il mondo per i prossimi 2 mesi nei locali della “CASA DO DESIGN” di Motosinhos.

Alla manifestazione, esposizione artistica non commerciale, la Carta ha portato 3 pezzi selezionati della nuova collezione FW1920, completamente eco-sostenibili, realizzati esclusivamente con fibre vegetali derivate dalle foglie dell’ananas, sughero naturale tinto, sughero termo colorato, fibre di legno ed una nappa a base acquosa completamente riciclata dalla plastica, prodotta in Italia. Come in una vera installazione di arte moderna, questi sono stati inseriti all’interno di una teca in cristallo. Per completare l’opera, la designer guspinese ha scelto un quarto pezzo, il più significativo ed il più fashion, con il quale l’artigiana della moda vuole divulgare le sue origini sarde: la borsa della linea speciale “Maughor”, realizzata esclusivamente in pezzi unici che presenta  stampe rivisitate dei tappeti e degli arazzi sardi, attraverso un transfer colorato che decora il sughero naturale con colori accesi e decisi.

Di fianco all’esposizione, i visitatori potranno ammirare il lavoro del fotografo, storyteller e videomaker cagliaritano Massimo Loi, selezionatore della Carta per la Biennale, dal titolo “Mondo Sardegna”; un progetto video, questo, che immortala artigiani di tutta Italia, all’interno dei loro laboratori artigiani durante i processi creativi e produttivi, e che aiuterà gli ospiti a scoprire segreti delle lavorazioni e le curiosità di questi particolari prodotti.

Adelaide Carta e Massimo Loi, sono due realtà sarde si sono incontrate grazie al sacrifico quotidiano, alla passione e all’amore per il proprio lavoro, e che insieme si uniscono per tramandare e far conoscere al mondo intero le nostre radici che grazie alle abilità si fondono con l’innovazione per reinventare una cultura che tutti devono conoscere.

«Ancora una volta gli artigiani sardi sono nel gotha del fashion design internazionale – commenta Antonio Matzutzi, presidente regionale di Confartigianato Sardegna – e di questo siamo molto orgogliosi anche perché queste piccole, ma preziosissime realtà, avranno la possibilità di presentare le proprie creazioni a una platea di interessati e acquirenti così ampia e qualificataLa partecipazione delle imprese a queste manifestazioni è la riprova del fatto che anche in Sardegna si possa lavorare bene, realizzando produzioni che non temono la concorrenza. E, lo diciamo con orgoglio, i nostri artigiani della moda non sono secondi a nessuno. A livello regionale, nazionale e internazionale – sottolinea Antonio Matzutzi – la nostra Associazione sta svolgendo una intensa attività per offrire maggiori opportunità di crescita e per far conoscere la loro qualità a migliaia di compratori. Il grande bacino della moda sarda – conclude il presidente regionale di Confartigianato Sardegna – è come una “perla” da coltivare, valorizzare ed esporre in ogni “mercato” del Mondo. Ci auguriamo che anche la Regione possa supportare queste realtà nel loro percorso di crescita.»

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Dal prossimo primo luglio, anche in Sardegna tutte le attività artigiane e commerciali, con volume d’affari superiore a 400mila euro, potrebbero essere obbligate all’emissione dello scontrino elettronico.

Il condizionale è d’obbligo, soprattutto sulla data di inizio e sul fatturato, considerato come sul decreto stiano ancora lavorando Governo e Associazioni di Categoria, per ridurre al massimo l’impatto che tale novità potrà avere sulle imprese.

«Non siamo contrari allo scontrino elettronico e ai pagamenti informatici per combattere il nero – afferma Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – però i problemi principali, soprattutto per chi opera in una sede fisica non fissa, rimangono sia la gran parte del costo di un nuovo strumento, sia l’indispensabile connessione alla rete.»

Proprio ieri, attraverso uno specifico emendamento, Confartigianato ha chiesto anche ai parlamentari sardi di intervenire per la non applicazione di sanzioni in fase di avvio del nuovo obbligo. “Con l’emendamento – viene spiegato ai Deputati e ai Senatori – viene sancita l’inapplicabilità delle sanzioni nei casi in cui, per i primi sei mesi di obbligatorietà della memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, l’operazione sia stata certificata con scontrino o ricevuta fiscale. L’inapplicabilità delle sanzioni, al pari di quanto è stato previsto per la fatturazione elettronica, ha lo scopo di evitare, in sede di avvio del nuovo obbligo, l’applicazione di pesanti sanzioni considerato che i contribuenti stanno applicando modalità procedurali consolidate da oltre vent’anni”.

In ogni caso, nei giorni scorsi, Confartigianato ha consegnato alla Consulta Tecnica del MEF, ministero Economia e Finanze, le proprie richieste di modifica del prossimo provvedimento, e le categorie di attività da esonerare.

L’Associazione ha chiesto di esonerare dal futuro scontrino elettronico una lunga serie di attività, come per esempio i tabacchini, distributori di carburanti ma anche i ciabattini o i riparatori di biciclette senza dipendenti, incluse nell’articolo 2 del DPR 696 del 96. Tali attività, già adesso, non sono obbligate al rilascio dello scontrino. Confartigianato, inoltre, ha richiesto che l’esenzione riguardi anche i contribuenti che applicano il regime forfetario, poiché questi, non addebitando l’IVA sulle cessioni o prestazioni eseguite, presentano profili di rischio nulli sul versante di tale imposta.

Altra categoria di soggetti e attività per i quali l’Organizzazione Artigiana ha chiesto l’esonero dall’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, è rappresentata da chi attualmente certifica i corrispettivi mediante ricevuta fiscale e opera presso l’abitazione del cliente o in forma ambulante. Questo perché l’obbligo del rilascio del documento “commerciale” all’acquirente al momento dell’effettuazione dell’operazione, imporrebbe all’imprenditore la necessità di dotarsi di idonei strumenti tecnologici, con caratteristiche di praticità che potrebbero incidere sulla relativa spesa rispetto ad un comune registratore telematico a postazione fissa. La soluzione proposta dall’Associazione, considerata la modalità con cui l’attività è esercitata, è quella di esonerare tali soggetti dal nuovo obbligo e mantenere l’attuale obbligo di certificazione.

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«Finalmente è arrivato in Gazzetta Ufficiale un provvedimento che, da parecchio tempo, auspicavamo e invocavamo, anche se l’Esecutivo avrebbe potuto “osare di più”

E’ questo il primo commento al decreto “Sblocca cantieri”, approvato venerdì scorso, del presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Antonio Matzutzi.

«Ovviamente, a questo primo intervento, auspichiamo possa seguire un importante stanziamento economico sulle opere pubbliche – sottolinea Antonio Matzutzi – recenti dati sugli appalti, infatti, ci hanno ricordato come la Sardegna, nel giro di pochi anni, abbia subito una fortissima contrazione degli investimenti statali: circa mezzo miliardo in meno in 8 anni. In ogni caso – aggiunge il presidente dell’organizzazione artigiana – nella definizione degli appalti, sarà necessario tener conto delle dimensioni delle aziende locali: inutile bandire mega appalti per i quali, poi, le realtà isolane saranno escluse o, al più, lavoreranno in subappalto per non rientrare neanche delle spese vive

Per il settore artigiano, Confartigianato Sardegna apprezza l’innalzamento dal 30% al 50% del tetto massimo di subappalto. Il testo prevede, inoltre, anche la possibilità di aggiudicare le commesse tenendo conto solo del prezzo più basso fino alla soglia Ue di 5,5 milioni di euro, con l’obbligo di escludere le offerte anomale.

Il principale obiettivo della norma, infatti, è quello di accelerare l’iter dell’assegnazione degli appalti di minore importo e quindi viene confermata la quota di 40mila euro come soglia per gli affidamenti diretti da parte dei funzionari delle PA, e contemporaneamente viene alzato da 150 a 200mila euro il tetto massimo per assegnare gli appalti con procedura negoziata, con invito ad almeno tre operatori. Oltre i 200mila euro il decreto prevede invece l’obbligo di procedere con gara, a procedura aperta, ma con aggiudicazione al massimo ribasso e esclusione delle offerte anomale per snellire le procedure. Il decreto riforma inoltre i requisiti tecnico-economici di accesso alle gare sopra i 150mila euro e per l’attestazione SOA permettendo alle imprese di non utilizzare i requisiti degli ultimi 10 anni ma bensì degli ultimi 15, è prevista l’abrogazione di alcune disposizioni cervellotiche quali l’indicazione della “terna” dei subappaltatori ed infine del limite del 30% per l’offerta economica e dell’obbligo dell’offerta di qualità/prezzo per importi sottosoglia comunitaria.

«A fronte di questi aspetti positivi – rileva Antonio Matzutzi – se ne aggiungono però degli altri che non soddisfano completamente il nostro settore, come ad esempio la mancanza della chiamata alle gare in via preferenziale delle imprese del territorio in cui si svolge il lavoro e l’esclusione totale dei CAM (criteri ambientali minimi) o per lo meno sotto la soglia dei 150 mila euroAd ogni modo – conclude il Presidente di Confartigianato Sardegna – si potrà avere un bicchiere “mezzo pieno” solamente se questo decreto darà immediatamente impulso alle grandi e piccole opere del nostro territorio. Quindi saranno i prossimi mesi a indicarci se questo intervento del Governo sarà sufficiente a rilanciare l’economia del nostro Paese e della nostra regione.»

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Nell’artigianato in Sardegna, a ogni addetto regolare corrisponde un occupato e mezzo sconosciuto a Inps, Inail, fisco e previdenza. Ciò comporta che oltre 23mila imprese, il 65.3% di quelle registrate nelle Camere di Commercio, siano quotidianamente sotto attacco da parte di “aziende fantasma”, con un tasso effettivo di lavoro non regolare che raggiunge il 15,4%.

Sono questi i numeri del dossier “Artigianato esposto alla concorrenza sleale del sommerso in Sardegna”, elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, su dati ISTAT 2017.

Costruzioni, autoriparazione, produzione di beni, somministrazione di servizi alla persona, trasporti, alloggio, ristorazione e agricoltura sono i settori maggiormente esposti alla concorrenza sleale del sommerso anche se nessuna professione più dirsi immune dagli attacchi dell’irregolarità aziendale.

«Quella del lavoro nero è un’emergenza che sembra non avere fine». A lanciare l’allarme è il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Antonio Matzutzi. «È una battaglia che portiamo avanti da anni, continuando a sensibilizzare imprese e clienti – aggiunge il Presidente – in un Paese, e in una regione, dove l’arte di arrangiarsi è vista con una certa benevolenza se non proprio con simpatia».

Nella vecchia provincia di Cagliari sono ben 8.713 le imprese artigiane maggiormente esposte alla concorrenza sleale; 8.411 operano nel nord Sardegna, 4.156 in provincia di Nuoro e 1.942 in quella di Oristano.

In Sardegna, il settore più colpito, come è noto, è quello delle costruzioni dove il sommerso concorre slealmente con 13.148 aziende artigiane (56,6% del totale delle esposte). Seguono i servizi alla persona con 4.312 (18.6%), i trasporti e magazzinaggio con 2.589 (11,1%), l’alloggio e la ristorazione con 2.081 (9%), i servizi di informazione e comunicazione con 528 (2,3%), l’agricoltura e la pesca con 203 (0,9%), l’autoriparazione con 144 (0,6%), l’istruzione con 128 (0,6%), l’industria estrattiva con 49 (0,2%) e la fabbricazione di prodotti chimici con 40 (0.2%).

Il contrasto al lavoro nero e irregolare è uno dei punti inseriti nel Manifesto degli artigiani, collegato al “Rating Sardegna 2019”, che il presidente della Regione e numerosi Consiglieri hanno sottoscritto poche settimane fa durante la campagna elettorale. Alla politica, le imprese hanno, infatti, fortemente chiesto di definire un quadro normativo chiaro e certo, per favorire il rispetto delle regole e ridurre il fenomeno dell’abusivismo.

«Il sommerso, l’abusivismo e l’illegalità che contraddistinguono l’economia sommersa sono piaghe che continuano a infettare il nostro sistema produttivo e rappresentano un grave fenomeno di concorrenza sleale – sottolinea Antonio Matzutzi – che costringono le imprese regolari a chiudere oppure ad applicare politiche di contrasto che hanno incrementi di costi assai pericolosi. La crisi ha accentuato l’abusivismo a dismisura c’è chi fa il doppio lavoro, chi percepisce la cassa integrazione o è in mobilità ma il fenomeno più grave riguarda chi decide di chiudere bottega e lavorare a casa. Parliamo di chi taglia i capelli a domicilio, a chi fa la manicure, a chi aggiusta le auto, a chi effettua lavori di idraulica, impiantistica, edilizia, sartoriaSempre più di frequente gli artigiani presso i nostri uffici si lamentano, impotenti, della concorrenza sleale di chi opera senza rispettare le leggi sottraendo, aggiungiamo noi, gettito alle casse dello Stato e minacciando al tempo stesso la sicurezza dei consumatori. Noi continuiamo a rigirare le segnalazioni alle autorità – conclude Antonio Matzutzi – che poi hanno il compito di verificare la regolarità delle attività: questo non ci stancheremo mai di farlo”.