20 January, 2022
HomePosts Tagged "Claudia Zuncheddu"

«Anche il Sirai di Carbonia, come il CTO di Iglesias, rischia di perdere il laboratorio di analisi. Il vasto territorio del Sulcis Iglesiente è allo sbando.»

La Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica (Coordinamento Sulcis Iglesiente) denuncia i disservizi che potrebbero crearsi all’ospedale CTO e al SIRAI con la chiusura del laboratorio di analisi agli esterni e le ricadute su tutto il territorio.

«Con l’alibi della carenza di personale, si tagliano i laboratori ospedalieri di analisi indispensabili per tutto il Sulcis Iglesiente sostengono Claudia Zuncheddu, portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica e Rita Melis del Coordinamento del Sulcis Iglesiente -. E’ il preoccupante preludio della chiusura definitiva del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia. Nessun ospedale e nessuna comunità può sopravvivere senza il supporto di un laboratorio di analisi efficiente e aperto anche agli esterni. Contro la chiusura del laboratorio di analisi, già minacciata dalla precedente Giunta regionale, l’attuale maggioranza disattende gli impegni presi. Eppure la soluzione è politica. Ci chiediamo quale sia la logica, se non quella dello smantellamento del sistema sanitario pubblico, alla base di una decisione così penalizzante per questo vasto territorio.»

«Nel Sulcis Iglesiente, intanto, cresce la mortalità e non per Covid, anche tra le fasce di età sempre più basseaggiungono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. Chiediamo all’Azienda ATS-ASSL di garantire l’efficienza dei laboratori di analisi del CTO e del Sirai. Sollecitiamo i capi gruppo di tutte le parti politiche presenti in Consiglio regionale, il Consiglio comunale e il Consiglio dei Sindaci per fermare la mannaia che non da oggi falcidia i servizi sanitari e il diritto dei cittadini ad essere curati.»

«Il ritardo ingiustificato dell’apertura dei locali al CTO di Iglesias, destinati al laboratorio di analisi (dopo un investimento di cinque milioni di Euro), è la chiara volontà, di chi ha il potere decisionale, di sacrificare la salute e la vita di intere comunità, senza possibili alternative concludono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. I laboratori privati-convenzionati, una volta consumato il badget, chiudono le porte agli utenti condannandoli alla rinuncia ai controlli per la prevenzione e ancor più per il monitoraggio delle patologie in corso.»

«Anche il Sirai di Carbonia, come il CTO di Iglesias, rischia di perdere il laboratorio di analisi. Il vasto territorio del Sulcis Iglesiente è allo sbando.»

La Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica (Coordinamento Sulcis Iglesiente) denuncia i disservizi che potrebbero crearsi all’ospedale CTO e al SIRAI con la chiusura del laboratorio di analisi agli esterni e le ricadute su tutto il territorio.

«Con l’alibi della carenza di personale, si tagliano i laboratori ospedalieri di analisi indispensabili per tutto il Sulcis Iglesiente sostengono Claudia Zuncheddu, portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica e Rita Melis del Coordinamento del Sulcis Iglesiente. E’ il preoccupante preludio della chiusura definitiva del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia. Nessun ospedale e nessuna comunità può sopravvivere senza il supporto di un laboratorio di analisi efficiente e aperto anche agli esterni. Contro la chiusura del laboratorio di analisi, già minacciata dalla precedente Giunta regionale, l’attuale maggioranza disattende gli impegni presi. Eppure la soluzione è politica. Ci chiediamo quale sia la logica, se non quella dello smantellamento del sistema sanitario pubblico, alla base di una decisione così penalizzante per questo vasto territorio.»

«Nel Sulcis Iglesiente, intanto, cresce la mortalità e non per Covid, anche tra le fasce di età sempre più basseaggiungono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. Chiediamo all’Azienda ATS-ASSL di garantire l’efficienza dei laboratori di analisi del CTO e del Sirai. Sollecitiamo i capi gruppo di tutte le parti politiche presenti in Consiglio Regionale, il Consiglio comunale e il Consiglio dei Sindaci per fermare la mannaia che non da oggi falcidia i servizi sanitari e il diritto dei cittadini ad essere curati.»

«Il ritardo ingiustificato dell’apertura dei locali al CTO di Iglesias, destinati al laboratorio di analisi (dopo un investimento di cinque milioni di euro), è la chiara volontà, di chi ha il potere decisionale, di sacrificare la salute e la vita di intere comunità, senza possibili alternative concludono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. I laboratori privati-convenzionati, una volta consumato il badget, chiudono le porte agli utenti condannandoli alla rinuncia ai controlli per la prevenzione e ancor più per il monitoraggio delle patologie in corso.»

 

La Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica manifesta sostegno e solidarietà al medico radiologo Giampiero Sulis, contro il quale l’Ats avrebbe adottato provvedimenti disciplinari «per aver denunciato nei mesi più tragici della pandemia, la mancanza di dispositivi di protezione, di tamponi e di personale». Una carenza grave che nei territori ha esposto numerosi medici al rischio di contagio. In Sardegna sono diversi i medici deceduti per Covid mentre prestavano la propria assistenza privi di dispositivi di protezione. Una situazione denunciata sulla stampa da medici della Rete Sarda e non solo, per cui non è giustificato tanto accanimento dell’Ats contro il dottor Giampiero Sulis.
Con l’aziendalizzazione del sistema sanitario pubblico e la conseguente gestione privatistica, è stata imposta la “fedeltà aziendale” a tutto il personale sanitario. “E’ proibito rilasciare dichiarazioni ai giornalisti e a chicchessia senza autorizzazione”, è la formula repressiva con cui i vertici della Sanità non solo ledono i diritti dei lavoratori alla libertà di opinione, di espressione e d’informazione, ma limitano la vigilanza sulla sicurezza dei malati e sul loro diritto ad un’assistenza di qualità, oltre che gratuita.
Il “bavaglio” al personale sanitario è ancora più grave di fronte allo smantellamento di tuttoil sistema sanitario pubblico, da tempo in corso in Sardegna.
Ribadendo che la salute è un valore da tutelare e non una merce che deve produrre profitto, chiediamo ai vertici dell’Ats e all’assessorato della Sanità, un impegno per frenare la chiusura degli ospedali sardi, per ripristinare razionalmente i servizi, per assumere personale sanitario e per attribuire le titolarità di medicina di base ovunque carenti.

Claudia Zuncheddu

Portavoce Rete Sarda – Difesa Sanità Pubblica

Il 24 settembre la Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, torna in piazza con comitati e associazioni provenienti da tutta l’Isola.
Lo smantellamento del sistema sanitario pubblico da tempo in corso, priva le nostre collettività dell’accesso alle cure. Già nel 2019 il 14,5% dei sardi rinunciava a curarsi per difficoltà economiche, contro il 5,6% dei toscani. L’aspettativa di vita dei sardi si è ridotta ulteriormente di oltre 9 mesi in tempi di covid. In 304 comuni su 377, i decessi superano le nascite.
Se in Italia i morti no-covid nel 2020 sono 25.000 in più rispetto al 2019, i dati sulla mortalità in Sardegna sono ancora più pesanti.
A preoccupare medici ed epidemiologi non sono solo i 1500 morti di Covid, ma il bilancio non ancora pervenuto sulla salute dei malati cronici che non hanno avuto accesso ai reparti, alle terapie, alle visite specialistiche, alle Tac, alle Rmn, ai controlli endoscopici, e di chi in quest’anno e mezzo ha contratto malattie spesso letali e non diagnosticate per l’inacessibilità alla Prevenzione.
Il crac del sistema sanitario pubblico è frutto dei tagli indiscriminati agli ospedali dei sardi, ai servizi territoriali e al personale sanitario in nome del risparmio, dell’aziendalizzazione della Sanità e del profitto. Lo smantellamento degli ospedali non si limita ai territori.
La chiusura di grandi ospedali di Cagliari ha paralizzato anche le attività degli ospedali sopravvissuti, per il sovraccarico di servizi. Con la centralizzazione dei poteri in materia di politiche sanitarie, voluta da governo e Regione, i territori sono sempre meno ascoltati e privi di ruolo. Le decisioni si giocano tra direttori generali e assessori: nomine squisitamente politiche che rispondono ai partiti.
La Rete Sarda propone nuove strategie:
● Il monitoraggio e il rilancio del Sistema Sanitario Pubblico in tutti i territori.
● L’organizzazione di nuovi modelli di medicina territoriale, indispensabile per il riequilibrio di tutti gli ospedali.
● Un piano di emergenza per dotare le comunità di medici di base e di guardie mediche.
● L’alleggerimento del carico burocratico che grava sui medici di base.
● Agevolazioni che incoraggino i medici in prepensionamento ad assumere ruoli di tutor nei reparti pubblici per la formazione dei nuovi specializzandi e per elevare la qualità dell’assistenza sanitaria.
● Il superamento dell’”imbuto formativo” e la valorizzazione degli specializzandi.
● L’abolizione del numero chiuso a Medicina, con il libero accesso per tutti gli studenti, oltre che un diritto inalienabile, in Sardegna è ancor più una necessità.
● Ribadiamo che nessun finanziamento dalle casse sarde deve essere destinato alla sanità privata, così come sta avvenendo con il Mater Olbia e con le multinazionali della Sanità che continuano ad acquisire le strutture private convenzionate.
Su questi punti, invitiamo tutti i Sardi alla mobilitazione e tutte le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità per restituirci il diritto alla salute.

Claudia Zuncheddu – Portavoce della Rete Sarda-Difesa Sanità Pubblica

[bing_translator]

La Rete Sarda in questi mesi ha abbassato i toni sulla crisi sanitaria auspicando che la Politica rispondesse con scelte adeguate a tutte le emergenze, ma così non è stato. Se non si ripristina il sistema sanitario pubblico, riorganizzando i grandi ospedali di Cagliari, restituendo ospedali efficienti ai territori disagiati, potenziando la sanità territoriale e assumendo medici e infermieri, non si arresta la catastrofe accelerata dal Covid-19.
I medici di base, ultima trincea della sanità pubblica, sono insufficienti, abbandonati e con pochi dispositivi di sicurezza. La Medicina di base paga gli effetti di anni di tagli. Su di essa ora si vorrebbe scaricare persino l’esecuzione dei tamponi rapidi, con rischi per pazienti, medici e ambulatori destinati a divenire anch’essi focolai di infezione.
Il tempo per organizzare e prevenire l’ondata di Covid c’era, ma non è partito nessun piano di emergenza e ancor meno un piano per il potenziamento della sanità territoriale e dei medici di base. Riqualificare la sanità pubblica, dopo anni di smantellamento, implica scelte finanziarie e un rigoroso sistema di controllo della spesa. Alla fine della prima ondata Covid, dopo il lockdown, è mancato il piano per prevenire la recrudescenza virale, intanto si ignora la strage per le altre malattie. Per il peso dei numeri, i centri preposti per il monitoraggio sono in affanno. Non si risponde più neanche ai telefoni. Le comunicazioni con i medici di base si sono interrotte. Per il ritardo degli esiti dei tamponi nei pazienti in quarantena, l’incertezza diagnostica è un altro problema per i medici di base, impossibilitati ad emettere i certificati di malattia.
Gli ospedali da luoghi di cura divengono spesso fonti di contagio, come è avvenuto di recente al Sirai di Carbonia, dove per testare il funzionamento delle apparecchiature per processare i tamponi a due volontari è stato fatto il prelievo con tamponi usati. Una grave disattenzione che non può chiudersi solo con la sostituzione dei responsabili. Abbiamo bisogno di personale competente e del ripristino dei laboratori chiusi a Iglesias come in altri centri della Sardegna.
Non si muore solo di Covid. La situazione dei malati non Covid seppur drammatica cade nell’oblio. L’accesso alle cure, a partire da quelle tumorali è difficile o impossibile. Per i tagli alla prevenzione si arriva spesso in ritardo alle diagnosi e alle terapie. Lo scenario inquietante impone come priorità la riprogrammazione del Sistema sanitario pubblico e l’assunzione di personale.
Delle macerie della Sanità sarda è responsabile tutta la classe politica in modo trasversale, ma non è tempo né di accuse né di assoluzioni. Bisogna ricostruire insieme e subito.
Claudia Zuncheddu – portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

«Una svolta sul 5G. Accolte in Europa le istanze degli avvocati sardi Scifo e Appeddu. La Commissione Eu preannuncia grandi rivoluzioni. I potenziali rischi per la salute da esposizione ai campi elettromagnetici, prodotti dalla tecnologia 5G, verranno valutati da organismi indipendenti che affiancheranno l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) nelle cui linee guida ha sempre escluso ogni sorta di rischio per la salute.»
Ad annunciarlo, in una nota, è la leader del Movimento Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, che aggiunge: «Questo ripensamento da parte della Commissione EU era inaspettato viste le posizioni favorevoli espresse in precedenza sul 5G e sull’affidabilità delle linee guida di ICNIRP».
«In Europa sostiene Claudia Zuncheddu -, a rompere i giochi degli interessi finanziari e a riaprire la discussione su uno dei temi internazionali più dibattuti di questi tempi, sono gli avvocati sardi Francesco Scifo ed Alberto Appeddu. Le tesi dettagliate degli avvocati hanno consentito alla Commissione EU di valutare i potenziali rischi sulla salute derivanti dalla tecnologia 5G e di far luce sul conflitto d’interessi di ICNIRP, società privata notoriamente legata all’industria delle telecomunicazioni.»
«Chi legiferasecondo Claudia Zuncheddu -, non può che affidarsi ai dati della Ricerca e alle Raccomandazioni degli Istituti Internazionali di ricerca, anche se i pareri non sono mai univoci. Di certo la maggior parte degli “studi rassicuranti” in materia di inquinamento elettromagnetico sono finanziati da privati, compresi gestori di telefonia mobile. Ciò chiarisce le ragioni per le quali la ricerca indipendente considera insufficienti gli studi dell’ICNIRP poiché limitati solo agli “effetti termici” da esposizione ai campi elettromagnetici 5G, a differenza di altri studi finanziati in prevalenza da fondi pubblici, che hanno riscontrato numerosi effetti biologici e sanitari “non termici” prodotti da onde elettromagnetiche anche a bassa e bassissima frequenza.»
«Stella Kyriakides della Commissione UEaggiunge Claudia Zuncheddu -, ha accolto il contributo degli avvocati sardi con l’impegno di rivedere le linee guida ICNIRP che ignorano numerosi studi internazionali sugli effetti cancerogeni delle radiazioni 5G. L’auspicio è che si ponga fine alle pressioni dell’ICNIRP per l’adeguamento del limite italiano per le radiofrequenze, tra i più bassi d’Europa, ai livelli internazionali ben più alti e pericolosi stabiliti proprio dall’ICNIRP.»
«In sintonia con l’ICNIRPprosegue Claudia Zuncheddu, la beffa dell’iper-liberista Vittorio Colao. Colao, al timone della Vodafone per 10 anni e con alti ruoli nel mondo della finanza internazionale, oggi è stato scelto da Conte alla guida della Task Force per il “piano della ripartenza economica” in Italia. Il Piano Colao mira ad accelerare lo sviluppo del 5G innalzando i limiti delle emissioni elettromagnetiche e impedendo ai sindaci dissidenti di fermare i lavori per il 5G.»
«L’azione dei nostri avvocati è stata recepita dalla Commissione come un importante contributo all’organizzazione di un “Piano europeo contro il cancro”conclude Claudia Zuncheddu -. Si apre un nuovo scenario che avrà i suoi riflessi ben oltre la Sardegna. Isde Sardegna, Alleanza Italiana Stop 5G e il Comitato NO 5G Sardegna, attendono che l’Europa dichiari una “moratoria sul 5G fino a quando la ricerca indipendente, condotta da scienziati senza legami con l’industria, ne confermasse la sicurezza”, così come richiesto dai nostri avvocati.»

[bing_translator]

Il Coordinamento Nazionale Sanità ha organizzato un incontro dibattito live su Facebook, per sabato 30 maggio, alle 17.00, sul tema della libertà di stampa al tempo del Coronavirus, dal titolo “VIETATO RILASCIARE DICHIARAZIONI ALLA STAMPA E A CHICCHESSIA”.

«E’ in atto in tutta Italia una pesante censura sugli operatori della Sanità, ispirata dal concetto secondo cui anche dalla malattia e dalla sofferenza si deve trarre profittosi legge nella nota di presentazione -. L’imposizione della “fedeltà all’azienda” ai medici e a tutto il personale del sistema pubblico, è una misura repressiva indispensabile per la gestione neoliberista della Sanità pubblica. Con i processi di privatizzazione in corso e con lo smantellamento di tutto l’apparato sanitario pubblico, il diritto alla salute torna ad essere un privilegio di casta sociale.»
«Con il bavaglio al personale sanitario aggiunge il Coordinamento Nazionale Sanitàsi lede il diritto dei lavoratori alla libertà di opinione, di espressione e d’informazione. Con ciò si impedisce ogni sorta di vigilanza e di denuncia contro le violazioni del diritto inalienabile di ogni cittadino all’assistenza sanitaria gratuita e di qualità. E’ il paradosso che trova la sua logica nella gestione dell’apparato Sanitario pubblico come azienda privata e nella considerazione della Salute come merce.»
«L’unico “impegno di fedeltà” del personale sanitario deve riguardare il rispetto del concetto di universalità, di uguaglianza e di equità su cui poggia il Sistema Sanitario pubblico, contro ogni forma di discriminazione e di disuguaglianzaconclude il Coordinamento Nazionale Sanità -. La lotta contro il “bavaglio” è per la difesa della Salute e di tutti i diritti in una società realmente civile, equa e solidale.»

Sono previsti cinque interventi:

Aida Trentalance – Portavoce del Coordinamento Nazionale Sanità

Lucio Pastore – Medico – Forum per la Difesa della Sanità Pubblica di Qualità del Molise

Marco Lenzoni – Infermiere – Comitato Salute Pubblica Alta Lunigiana

Mena Lombardi – Consulta Popolare Salute e Sanità della Città di Napoli

Claudia Zuncheddu – Medico – Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica.

[bing_translator]

La chiusura di porti e aeroporti sardi è una necessità anche se decreti non ben definiti consentono il trasporto marittimo delle merci paradossalmente con autisti provenienti spesso da zone a rischio. Il presidente della Regione, in veste di Autorità sanitaria, infatti, ha autorizzato il “traffico” di lavoratori, “potenziali vettori del virus”, dalle aree maggiormente interessate dall’epidemia alla Sardegna, senza che venga imposta la quarantena e gli opportuni controlli.

Anche stamane sono sbarcati carichi di merci provenienti da zone ad alto rischio con relativi autisti. Arrivano da fabbriche metallurgiche e dal mercato agro-alimentare. Per contrastare e limitare la diffusione del virus non è sufficiente sospendere i trasporti ordinari dei passeggeri, se le stesse misure e controllo non vengono adottati per tutte le persone che operano nei trasporti.

Lo stesso problema si pone anche in altri settori produttivi.

A oggi, sarebbero 6.668 i tecnici delle 416 società che accedono al Petrolchimico di Sarroch. In questo settore vi lavorano 3.100 persone di cui 700 non sardi che sarebbero giunti in gran parte in Sardegna dopo il 24 febbraio. Si tratta di lavoratori che nel rispetto dell’ordinanza regionale n. 5 del 9 marzo avrebbero l’obbligo di osservare la permanenza a domicilio per 14 giorni. Ma la salute non è sempre prioritaria.

Dal 20 febbraio in poi sarebbero giunti in Sardegna 3.000 addetti alla manutenzione di questi impianti. Con la nota esplicativa del presidente Christian Solinas, all’ordinanza n. 5 del 09 marzo 2020, sarebbero infatti ammessi “gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative”. Questo provvedimento non impone a questi lavoratori, “potenziali vettori di coronavirus”, l’obbligo della quarantena preventiva, anzi, li autorizza alla libera circolazione.

L’accrescere del numero dei contagi da Covid-19 in Sardegna, imprevedibile nella sua manifestazione, richiede da parte della Regione Autonoma provvedimenti istituzionali urgenti, chiari ed efficaci a cui chiunque arrivi è soggetto al rispetto.

Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera

[bing_translator]

La difficoltà di gestione dell’epidemia in corso è il banco di prova degli effetti dei tagli esercitati nel tempo sulla Sanità pubblica. Le regioni ricche d’Italia fanno mea culpa e si pensa a nuove misure di potenziamento, in Sardegna a colpi di Note istituzionali, si decretano ennesimi tagli sugli ospedali già in ginocchio.
L’epidemia per molti aspetti imprevedibile, fa emergere le disfunzioni della rete ospedaliera, non più in grado di dare risposte né alle nuove emergenze né alle necessità ordinarie.
ll Dipartimento delle Attività Ospedaliere, con la nota della Direzione Sanitaria NP/2020/0012451 del 11/03/2020, annuncia, contro ogni logica di buonsenso, tagli pesantissimi agli ospedali di La Maddalena, Bosa, Sorgono, Ghilarza, Isili e Muravera.
La sospensione immediata del servizio di Anestesia e Rianimazione e l’abolizione del Pronto Soccorso H24, nei sei ospedali, implica che nessuna urgenza potrà essere risolta in loco.
Nessun tipo di indagine diagnostica che prevede la presenza di un anestesista/rianimatore potrà essere eseguita. L’assenza di questi specialisti, indispensabili dentro e fuori dalle sale operatorie, penalizzerà tutti i reparti ospedalieri, i servizi di indagine diagnostica con mezzo di contrasto, la stessa somministrazione di terapie oncologiche.
Non ci sarà soluzione per le emergenze-urgenze dei territori sia per le distanze geografiche sia per la crisi degli stessi grandi ospedali sardi.

La preoccupante emergenza Coronavirus, non può essere affrontata in modo maldestro accrescendo altre emergenze.
Alla carenza di medici non si può rispondere con la chiusura dei reparti. Il Presidente Solinas e i parlamentari sardi esercitino pressioni presso il governo per agevolare i giovani medici e perché si aboliscano i test di accesso a Medicina.
Si chiede al Presidente Solinas, all’assessore della Sanità Nieddu e a tutta la classe politica sarda, di porre fine ai tagli in Sanità. L’epidemia di Coronavirus non si affronta sacrificando gli ospedali ma potenziandoli. Così come scongiuriamo che gli Hospice sardi, già insufficienti per i malati oncologici gravi, vengano destinati al Covid-19 con dimissione dei ricoverati.
Sarebbe un atto di cinismo e di viltà che la nostra classe politica non dovrebbe permettersi.

Claudia Zuncheddu – portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

 

[bing_translator]

La dottoressa Claudia Zuncheddu è stata nominata presidente della sezione ISDE di Cagliari, nel corso dell’assemblea degli iscritti del 10 dicembre scorso.

L’associazione medici per l’ambiente – ISDE Italia, affiliata all’International Society of Doctors for the Environment – ISDE (organizzazione internazionale presente ed attiva in circa 30 Nazioni al mondo, riconosciuta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), lavora per diffondere ed approfondire conoscenze sul legame tra il degrado ambientale e la salute umana. Claudia Zuncheddu, da numerosi anni medico ISDE, svolge l’attività clinica di medico di Medicina generale e di specialista in malattie infettive e tropicali a Cagliari, operando nei quartieri di Castello e Sant’Elia, occupandosi, oltre che dei residenti, anche di cittadini immigrati.

Grande soddisfazione è stata espressa dai medici di ISDE Sardegna per tale incarico.

«L’affidamento di un incarico così importante per la dottoressa Claudia Zuncheddu, è un valore aggiunto a tutte le battaglie ambientali che ha sostenuto e continua a sostenere con impegno, dedizione e grande competenza da anni – afferma il presidente di ISDE Sardegna Domenico Scanu -. La scelta della dottoressa Claudia Zuncheddu, insieme al Consiglio direttivo, determinerà da subito le prime strategie operative a riguardo degli interventi più urgenti relativi alle problematiche ambientali del territorio provinciale, certo che da questa importante nomina i medici ISDE trarranno maggior forza ed autorevolezza.»

Tutte le sezioni della Sardegna (Sassari, Nuoro, Oristano ed ora Cagliari) faranno il punto del lavoro svolto finora da ISDE e programmeranno insieme le future attività anche alla luce delle scelte in materia di ambiente che stanno portando avanti i governi regionale e nazionale, tra cui, per citare i più recenti, il progetto di metanizzazione e la tecnologia 5G, per i quali ISDE Sardegna sta producendo una netta opposizione con rigoroso razionale scientifico.

Il coordinamento del Sulcis Iglesiente in difesa della sanità pubblica «ringrazia il dottor Domenico Scanu per il lavoro professionale ed umano svolto in questi anni in qualità di consigliere prima e di presidente poi dei medici ISDE. Ed esprime i complimenti augurando buona strada alla dottoressa Claudia Zuncheddu (referente della Rete sarda in difesa della sanità pubblica) per la nomina a presidente medici ISDE Regione Sardegna. In relazione al suo spessore scientifico, umano e politico – conclude il coordinamento del Sulcis Iglesiente in difesa della sanità pubblica – offrirà il giusto contributo al popolo sardo e ad una terra che ha necessità di persone libere e ricche di spessore. Certi del suo lavoro, auguriamo alla dottoressa Claudia Zuncheddu un buon lavoro».