29 June, 2022
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Il Pronto Soccorso dell’ospedale CTO di Iglesias, dalle ore 20.00, di sabato 25 giugno, ha chiuso i battenti.
Il personale sanitario viene trasferito al Sirai di Carbonia al fine di garantire la funzionalità dell’emergenza-urgenza, servizio a cui è deputato questo presidio ospedaliero. L’assenza di quattro medici, per motivi di salute, paralizza l’assistenza nel vasto territorio del Sulcis Iglesiente.
Non è una novità che tutte le strutture sanitarie della Sardegna operino sottorganico. Con l’alibi della carenza di medici e di infermieri, di fatto a tutt’oggi la politica non affronta concretamente la necessità di assumere personale ospedaliero e di attribuire le titolarità di medicina di base per tutte le sedi carenti.
Gli specialisti in medicina d’emergenza urgenza, figure indispensabili nei Pronto Soccorso, sono sottopagati, non usufruiscono di riposi aggiuntivi per il lavoro usurante e chi può fugge o sceglie altri percorsi specialistici.
E’ grave che la politica cerchi soluzioni con i “medici in affitto”. Medici superpagati, privi di competenze e non assunti con regolare concorso, non possono rimpiazzare gli specialisti in medicina d’emergenza urgenza.
I pazienti che arrivano nei PS necessitano di un’assistenza dedicata, ma il livello di tutela della salute crolla se mancano le competenze mediche e con esso crolla anche la tutela della dignità delle professioni e dei professionisti.
Bisogna investire risorse sul personale. Aumentare le retribuzioni e puntare sulla formazione. La specialità deve essere resa appetibile. Il Pnrr non può essere lo specchietto per le allodole in mano alla politica. Il Pnrr prevede solamente investimenti in infrastrutture: ingannevoli Case della salute e Ospedali di comunità, mentre si smantellano gli ospedali veri.
Se la carenza di medici nei Pronto Soccorso di regioni più avvantaggiate è passata dal 30% al 48% in pochi mesi, in Sardegna siamo alla chiusura. Se nella ricca Lombardia, dove oltre il 40% della Sanità pubblica è stata privatizzata, per la carenza dei medici di base, la politica paradossalmente arriva a proporre gli infermieri come supplenti dei medici di base. E’ la celebrazione del tramonto del Sistema sanitario pubblico. Intanto, in Sardegna, i nostri giovani medici formati, attendono da anni la titolarità e nei territori si muore davvero.
Senza una programmazione adeguata non può esistere tutela della Salute.

Quando in ospedali sardi si tagliano i laboratori di analisi, si chiudono i pronto soccorso e persino gli obitori, si decreta la morte della Sanità pubblica per responsabilità politica trasversale.

Claudia Zuncheddu

Rete Sarda per la Difesa Sanità Pubblica

Sono esplose le polemiche, a Iglesias, dopo quanto è accaduto al termine della presentazione del libro “Disarmare il virus della violenza” di Pasquale Pugliese.

«In occasione della Giornata della Terra 2022, in una sala del Comune di Iglesias, è stato presentato il libro “Disarmare il virus della violenza” di Pasquale Pugliese scrivono in una nota Claudia Zuncheddu, esponente dell’associazione Sardigna Libera, e Rita Melis, rappresentante del Coordinamento del Sulcis Iglesiente della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica -. Alla fine dell’evento a cui hanno partecipato numerosi cittadini ed esponenti di associazioni e movimenti politici impegnati per il disarmo nel mondo, agenti di polizia all’uscita dal Municipio hanno imposto l’identificazione di tutti i partecipanti. Un’atto di arroganza spropositato ed ingiustificato ancor più per un evento contro la violenza regolarmente autorizzato ed accolto all’interno di sedi istituzionali.»

«Si invitano i parlamentari eletti in Sardegna ad esigere, da parte degli organismi preposti alla tutela dell’Ordine pubblico, le motivazioni di quest’azione repressiva che lede il diritto alla libertà di pensiero e di partecipazione democratica dei cittadini a qualsiasi evento culturale e politicoha rimarcato in un secondo comunicato diffuso stamane Claudia Zuncheddu -. Preoccupa ancor più che i fatti siano avvenuti per un evento contro ogni forma di violenza, contro gli armamenti, contro la produzione e l’esportazione di bombe anche dalla vicina fabbrica RWM di Domusnovas. Auspichiamo che l’atto intimidatorio contro la Libertà sancita in modo inequivocabile dalla stessa Costituzione italiana e garantita da tutte le costituzioni democratiche, non venga sottovalutato.»

 

“Bavaglio” ai medici. Il crollo del sistema sanitario pubblico non deve far rumore. «E’ proibito rilasciare dichiarazioni ai giornalisti e a chicchessia senza autorizzazione.»
La Asl del Sulcis comunica che per motivi di salute, cinque medici del Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia, sono impossibilitati a coprire il servizio dell’emergenza urgenza cui è deputato questo presidio ospedaliero. E’ inconcepibile che la Asl, per evitare la chiusura del Pronto Soccorso del Sirai di Carbonia, condanni alla chiusura il Pronto Soccorso del CTO di Iglesias, già in forte sofferenza. Il trasferimento di tutto il personale sanitario (medici, infermieri e oss) dal Pronto Soccorso del CTO di iglesias a Carbonia, non può essere la soluzione.
Ma a beffa si aggiunge beffa. Con una circolare la Direzione Generale, minaccia tutti i dipendenti della Asl, «rammentando ai Direttori, ai Responsabili in indirizzo e a tutti i dipendenti di questa Asl che, nei rapporti con gli organi di stampa e nella gestione di propri profili social network, è fatto divieto assoluto di divulgare notizie d’ufficio e assumere giudizi o affermazioni lesive dell’onorabilità e della reputazione dei propri superiori gerarchici e dei colleghi in genere… Il mancato rispetto della norma di comportamento darà luogo a provvedimenti disciplinari nelle sedi opportune».
La minaccia «è proibito rilasciare dichiarazioni ai giornalisti e a chicchessia senza autorizzazione», è la formula repressiva con cui già in precedenza, i vertici della Sanità violano i diritti dei lavoratori alla libertà di opinione, di espressione e d’informazione con conseguente limitazione della vigilanza sulla sicurezza dei malati e sui loro diritti ad essere curati adeguatamente.
La Rete Sarda, denuncia ancora una volta gli effetti devastanti dell’aziendalizzazione del sistema sanitario pubblico e della gestione privatistica che impone la “fedeltà aziendale” al personale sanitario.
Il crollo degli ospedali pubblici e le gravi ricadute sulla salute delle persone, non può avvenire in silenzio, imponendo il “bavaglio” agli operatori sanitari.
L’auspicio è che i vertici della Sanità sarda intervengano con le misure appropriate per il ripristino non solo del Pronto Soccorso del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia, ma di tutto il sistema sanitario pubblico di cui noi sardi non possiamo fare a meno.
Claudia Zuncheddu – Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

«Anche il Sirai di Carbonia, come il CTO di Iglesias, rischia di perdere il laboratorio di analisi. Il vasto territorio del Sulcis Iglesiente è allo sbando.»

La Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica (Coordinamento Sulcis Iglesiente) denuncia i disservizi che potrebbero crearsi all’ospedale CTO e al SIRAI con la chiusura del laboratorio di analisi agli esterni e le ricadute su tutto il territorio.

«Con l’alibi della carenza di personale, si tagliano i laboratori ospedalieri di analisi indispensabili per tutto il Sulcis Iglesiente sostengono Claudia Zuncheddu, portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica e Rita Melis del Coordinamento del Sulcis Iglesiente -. E’ il preoccupante preludio della chiusura definitiva del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia. Nessun ospedale e nessuna comunità può sopravvivere senza il supporto di un laboratorio di analisi efficiente e aperto anche agli esterni. Contro la chiusura del laboratorio di analisi, già minacciata dalla precedente Giunta regionale, l’attuale maggioranza disattende gli impegni presi. Eppure la soluzione è politica. Ci chiediamo quale sia la logica, se non quella dello smantellamento del sistema sanitario pubblico, alla base di una decisione così penalizzante per questo vasto territorio.»

«Nel Sulcis Iglesiente, intanto, cresce la mortalità e non per Covid, anche tra le fasce di età sempre più basseaggiungono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. Chiediamo all’Azienda ATS-ASSL di garantire l’efficienza dei laboratori di analisi del CTO e del Sirai. Sollecitiamo i capi gruppo di tutte le parti politiche presenti in Consiglio regionale, il Consiglio comunale e il Consiglio dei Sindaci per fermare la mannaia che non da oggi falcidia i servizi sanitari e il diritto dei cittadini ad essere curati.»

«Il ritardo ingiustificato dell’apertura dei locali al CTO di Iglesias, destinati al laboratorio di analisi (dopo un investimento di cinque milioni di Euro), è la chiara volontà, di chi ha il potere decisionale, di sacrificare la salute e la vita di intere comunità, senza possibili alternative concludono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. I laboratori privati-convenzionati, una volta consumato il badget, chiudono le porte agli utenti condannandoli alla rinuncia ai controlli per la prevenzione e ancor più per il monitoraggio delle patologie in corso.»

«Anche il Sirai di Carbonia, come il CTO di Iglesias, rischia di perdere il laboratorio di analisi. Il vasto territorio del Sulcis Iglesiente è allo sbando.»

La Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica (Coordinamento Sulcis Iglesiente) denuncia i disservizi che potrebbero crearsi all’ospedale CTO e al SIRAI con la chiusura del laboratorio di analisi agli esterni e le ricadute su tutto il territorio.

«Con l’alibi della carenza di personale, si tagliano i laboratori ospedalieri di analisi indispensabili per tutto il Sulcis Iglesiente sostengono Claudia Zuncheddu, portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica e Rita Melis del Coordinamento del Sulcis Iglesiente. E’ il preoccupante preludio della chiusura definitiva del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia. Nessun ospedale e nessuna comunità può sopravvivere senza il supporto di un laboratorio di analisi efficiente e aperto anche agli esterni. Contro la chiusura del laboratorio di analisi, già minacciata dalla precedente Giunta regionale, l’attuale maggioranza disattende gli impegni presi. Eppure la soluzione è politica. Ci chiediamo quale sia la logica, se non quella dello smantellamento del sistema sanitario pubblico, alla base di una decisione così penalizzante per questo vasto territorio.»

«Nel Sulcis Iglesiente, intanto, cresce la mortalità e non per Covid, anche tra le fasce di età sempre più basseaggiungono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. Chiediamo all’Azienda ATS-ASSL di garantire l’efficienza dei laboratori di analisi del CTO e del Sirai. Sollecitiamo i capi gruppo di tutte le parti politiche presenti in Consiglio Regionale, il Consiglio comunale e il Consiglio dei Sindaci per fermare la mannaia che non da oggi falcidia i servizi sanitari e il diritto dei cittadini ad essere curati.»

«Il ritardo ingiustificato dell’apertura dei locali al CTO di Iglesias, destinati al laboratorio di analisi (dopo un investimento di cinque milioni di euro), è la chiara volontà, di chi ha il potere decisionale, di sacrificare la salute e la vita di intere comunità, senza possibili alternative concludono Claudia Zuncheddu e Rita Melis -. I laboratori privati-convenzionati, una volta consumato il badget, chiudono le porte agli utenti condannandoli alla rinuncia ai controlli per la prevenzione e ancor più per il monitoraggio delle patologie in corso.»

 

La Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica manifesta sostegno e solidarietà al medico radiologo Giampiero Sulis, contro il quale l’Ats avrebbe adottato provvedimenti disciplinari «per aver denunciato nei mesi più tragici della pandemia, la mancanza di dispositivi di protezione, di tamponi e di personale». Una carenza grave che nei territori ha esposto numerosi medici al rischio di contagio. In Sardegna sono diversi i medici deceduti per Covid mentre prestavano la propria assistenza privi di dispositivi di protezione. Una situazione denunciata sulla stampa da medici della Rete Sarda e non solo, per cui non è giustificato tanto accanimento dell’Ats contro il dottor Giampiero Sulis.
Con l’aziendalizzazione del sistema sanitario pubblico e la conseguente gestione privatistica, è stata imposta la “fedeltà aziendale” a tutto il personale sanitario. “E’ proibito rilasciare dichiarazioni ai giornalisti e a chicchessia senza autorizzazione”, è la formula repressiva con cui i vertici della Sanità non solo ledono i diritti dei lavoratori alla libertà di opinione, di espressione e d’informazione, ma limitano la vigilanza sulla sicurezza dei malati e sul loro diritto ad un’assistenza di qualità, oltre che gratuita.
Il “bavaglio” al personale sanitario è ancora più grave di fronte allo smantellamento di tuttoil sistema sanitario pubblico, da tempo in corso in Sardegna.
Ribadendo che la salute è un valore da tutelare e non una merce che deve produrre profitto, chiediamo ai vertici dell’Ats e all’assessorato della Sanità, un impegno per frenare la chiusura degli ospedali sardi, per ripristinare razionalmente i servizi, per assumere personale sanitario e per attribuire le titolarità di medicina di base ovunque carenti.

Claudia Zuncheddu

Portavoce Rete Sarda – Difesa Sanità Pubblica

Il 24 settembre la Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, torna in piazza con comitati e associazioni provenienti da tutta l’Isola.
Lo smantellamento del sistema sanitario pubblico da tempo in corso, priva le nostre collettività dell’accesso alle cure. Già nel 2019 il 14,5% dei sardi rinunciava a curarsi per difficoltà economiche, contro il 5,6% dei toscani. L’aspettativa di vita dei sardi si è ridotta ulteriormente di oltre 9 mesi in tempi di covid. In 304 comuni su 377, i decessi superano le nascite.
Se in Italia i morti no-covid nel 2020 sono 25.000 in più rispetto al 2019, i dati sulla mortalità in Sardegna sono ancora più pesanti.
A preoccupare medici ed epidemiologi non sono solo i 1500 morti di Covid, ma il bilancio non ancora pervenuto sulla salute dei malati cronici che non hanno avuto accesso ai reparti, alle terapie, alle visite specialistiche, alle Tac, alle Rmn, ai controlli endoscopici, e di chi in quest’anno e mezzo ha contratto malattie spesso letali e non diagnosticate per l’inacessibilità alla Prevenzione.
Il crac del sistema sanitario pubblico è frutto dei tagli indiscriminati agli ospedali dei sardi, ai servizi territoriali e al personale sanitario in nome del risparmio, dell’aziendalizzazione della Sanità e del profitto. Lo smantellamento degli ospedali non si limita ai territori.
La chiusura di grandi ospedali di Cagliari ha paralizzato anche le attività degli ospedali sopravvissuti, per il sovraccarico di servizi. Con la centralizzazione dei poteri in materia di politiche sanitarie, voluta da governo e Regione, i territori sono sempre meno ascoltati e privi di ruolo. Le decisioni si giocano tra direttori generali e assessori: nomine squisitamente politiche che rispondono ai partiti.
La Rete Sarda propone nuove strategie:
● Il monitoraggio e il rilancio del Sistema Sanitario Pubblico in tutti i territori.
● L’organizzazione di nuovi modelli di medicina territoriale, indispensabile per il riequilibrio di tutti gli ospedali.
● Un piano di emergenza per dotare le comunità di medici di base e di guardie mediche.
● L’alleggerimento del carico burocratico che grava sui medici di base.
● Agevolazioni che incoraggino i medici in prepensionamento ad assumere ruoli di tutor nei reparti pubblici per la formazione dei nuovi specializzandi e per elevare la qualità dell’assistenza sanitaria.
● Il superamento dell’”imbuto formativo” e la valorizzazione degli specializzandi.
● L’abolizione del numero chiuso a Medicina, con il libero accesso per tutti gli studenti, oltre che un diritto inalienabile, in Sardegna è ancor più una necessità.
● Ribadiamo che nessun finanziamento dalle casse sarde deve essere destinato alla sanità privata, così come sta avvenendo con il Mater Olbia e con le multinazionali della Sanità che continuano ad acquisire le strutture private convenzionate.
Su questi punti, invitiamo tutti i Sardi alla mobilitazione e tutte le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità per restituirci il diritto alla salute.

Claudia Zuncheddu – Portavoce della Rete Sarda-Difesa Sanità Pubblica

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La Rete Sarda in questi mesi ha abbassato i toni sulla crisi sanitaria auspicando che la Politica rispondesse con scelte adeguate a tutte le emergenze, ma così non è stato. Se non si ripristina il sistema sanitario pubblico, riorganizzando i grandi ospedali di Cagliari, restituendo ospedali efficienti ai territori disagiati, potenziando la sanità territoriale e assumendo medici e infermieri, non si arresta la catastrofe accelerata dal Covid-19.
I medici di base, ultima trincea della sanità pubblica, sono insufficienti, abbandonati e con pochi dispositivi di sicurezza. La Medicina di base paga gli effetti di anni di tagli. Su di essa ora si vorrebbe scaricare persino l’esecuzione dei tamponi rapidi, con rischi per pazienti, medici e ambulatori destinati a divenire anch’essi focolai di infezione.
Il tempo per organizzare e prevenire l’ondata di Covid c’era, ma non è partito nessun piano di emergenza e ancor meno un piano per il potenziamento della sanità territoriale e dei medici di base. Riqualificare la sanità pubblica, dopo anni di smantellamento, implica scelte finanziarie e un rigoroso sistema di controllo della spesa. Alla fine della prima ondata Covid, dopo il lockdown, è mancato il piano per prevenire la recrudescenza virale, intanto si ignora la strage per le altre malattie. Per il peso dei numeri, i centri preposti per il monitoraggio sono in affanno. Non si risponde più neanche ai telefoni. Le comunicazioni con i medici di base si sono interrotte. Per il ritardo degli esiti dei tamponi nei pazienti in quarantena, l’incertezza diagnostica è un altro problema per i medici di base, impossibilitati ad emettere i certificati di malattia.
Gli ospedali da luoghi di cura divengono spesso fonti di contagio, come è avvenuto di recente al Sirai di Carbonia, dove per testare il funzionamento delle apparecchiature per processare i tamponi a due volontari è stato fatto il prelievo con tamponi usati. Una grave disattenzione che non può chiudersi solo con la sostituzione dei responsabili. Abbiamo bisogno di personale competente e del ripristino dei laboratori chiusi a Iglesias come in altri centri della Sardegna.
Non si muore solo di Covid. La situazione dei malati non Covid seppur drammatica cade nell’oblio. L’accesso alle cure, a partire da quelle tumorali è difficile o impossibile. Per i tagli alla prevenzione si arriva spesso in ritardo alle diagnosi e alle terapie. Lo scenario inquietante impone come priorità la riprogrammazione del Sistema sanitario pubblico e l’assunzione di personale.
Delle macerie della Sanità sarda è responsabile tutta la classe politica in modo trasversale, ma non è tempo né di accuse né di assoluzioni. Bisogna ricostruire insieme e subito.
Claudia Zuncheddu – portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

«Una svolta sul 5G. Accolte in Europa le istanze degli avvocati sardi Scifo e Appeddu. La Commissione Eu preannuncia grandi rivoluzioni. I potenziali rischi per la salute da esposizione ai campi elettromagnetici, prodotti dalla tecnologia 5G, verranno valutati da organismi indipendenti che affiancheranno l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) nelle cui linee guida ha sempre escluso ogni sorta di rischio per la salute.»
Ad annunciarlo, in una nota, è la leader del Movimento Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, che aggiunge: «Questo ripensamento da parte della Commissione EU era inaspettato viste le posizioni favorevoli espresse in precedenza sul 5G e sull’affidabilità delle linee guida di ICNIRP».
«In Europa sostiene Claudia Zuncheddu -, a rompere i giochi degli interessi finanziari e a riaprire la discussione su uno dei temi internazionali più dibattuti di questi tempi, sono gli avvocati sardi Francesco Scifo ed Alberto Appeddu. Le tesi dettagliate degli avvocati hanno consentito alla Commissione EU di valutare i potenziali rischi sulla salute derivanti dalla tecnologia 5G e di far luce sul conflitto d’interessi di ICNIRP, società privata notoriamente legata all’industria delle telecomunicazioni.»
«Chi legiferasecondo Claudia Zuncheddu -, non può che affidarsi ai dati della Ricerca e alle Raccomandazioni degli Istituti Internazionali di ricerca, anche se i pareri non sono mai univoci. Di certo la maggior parte degli “studi rassicuranti” in materia di inquinamento elettromagnetico sono finanziati da privati, compresi gestori di telefonia mobile. Ciò chiarisce le ragioni per le quali la ricerca indipendente considera insufficienti gli studi dell’ICNIRP poiché limitati solo agli “effetti termici” da esposizione ai campi elettromagnetici 5G, a differenza di altri studi finanziati in prevalenza da fondi pubblici, che hanno riscontrato numerosi effetti biologici e sanitari “non termici” prodotti da onde elettromagnetiche anche a bassa e bassissima frequenza.»
«Stella Kyriakides della Commissione UEaggiunge Claudia Zuncheddu -, ha accolto il contributo degli avvocati sardi con l’impegno di rivedere le linee guida ICNIRP che ignorano numerosi studi internazionali sugli effetti cancerogeni delle radiazioni 5G. L’auspicio è che si ponga fine alle pressioni dell’ICNIRP per l’adeguamento del limite italiano per le radiofrequenze, tra i più bassi d’Europa, ai livelli internazionali ben più alti e pericolosi stabiliti proprio dall’ICNIRP.»
«In sintonia con l’ICNIRPprosegue Claudia Zuncheddu, la beffa dell’iper-liberista Vittorio Colao. Colao, al timone della Vodafone per 10 anni e con alti ruoli nel mondo della finanza internazionale, oggi è stato scelto da Conte alla guida della Task Force per il “piano della ripartenza economica” in Italia. Il Piano Colao mira ad accelerare lo sviluppo del 5G innalzando i limiti delle emissioni elettromagnetiche e impedendo ai sindaci dissidenti di fermare i lavori per il 5G.»
«L’azione dei nostri avvocati è stata recepita dalla Commissione come un importante contributo all’organizzazione di un “Piano europeo contro il cancro”conclude Claudia Zuncheddu -. Si apre un nuovo scenario che avrà i suoi riflessi ben oltre la Sardegna. Isde Sardegna, Alleanza Italiana Stop 5G e il Comitato NO 5G Sardegna, attendono che l’Europa dichiari una “moratoria sul 5G fino a quando la ricerca indipendente, condotta da scienziati senza legami con l’industria, ne confermasse la sicurezza”, così come richiesto dai nostri avvocati.»

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Il Coordinamento Nazionale Sanità ha organizzato un incontro dibattito live su Facebook, per sabato 30 maggio, alle 17.00, sul tema della libertà di stampa al tempo del Coronavirus, dal titolo “VIETATO RILASCIARE DICHIARAZIONI ALLA STAMPA E A CHICCHESSIA”.

«E’ in atto in tutta Italia una pesante censura sugli operatori della Sanità, ispirata dal concetto secondo cui anche dalla malattia e dalla sofferenza si deve trarre profittosi legge nella nota di presentazione -. L’imposizione della “fedeltà all’azienda” ai medici e a tutto il personale del sistema pubblico, è una misura repressiva indispensabile per la gestione neoliberista della Sanità pubblica. Con i processi di privatizzazione in corso e con lo smantellamento di tutto l’apparato sanitario pubblico, il diritto alla salute torna ad essere un privilegio di casta sociale.»
«Con il bavaglio al personale sanitario aggiunge il Coordinamento Nazionale Sanitàsi lede il diritto dei lavoratori alla libertà di opinione, di espressione e d’informazione. Con ciò si impedisce ogni sorta di vigilanza e di denuncia contro le violazioni del diritto inalienabile di ogni cittadino all’assistenza sanitaria gratuita e di qualità. E’ il paradosso che trova la sua logica nella gestione dell’apparato Sanitario pubblico come azienda privata e nella considerazione della Salute come merce.»
«L’unico “impegno di fedeltà” del personale sanitario deve riguardare il rispetto del concetto di universalità, di uguaglianza e di equità su cui poggia il Sistema Sanitario pubblico, contro ogni forma di discriminazione e di disuguaglianzaconclude il Coordinamento Nazionale Sanità -. La lotta contro il “bavaglio” è per la difesa della Salute e di tutti i diritti in una società realmente civile, equa e solidale.»

Sono previsti cinque interventi:

Aida Trentalance – Portavoce del Coordinamento Nazionale Sanità

Lucio Pastore – Medico – Forum per la Difesa della Sanità Pubblica di Qualità del Molise

Marco Lenzoni – Infermiere – Comitato Salute Pubblica Alta Lunigiana

Mena Lombardi – Consulta Popolare Salute e Sanità della Città di Napoli

Claudia Zuncheddu – Medico – Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica.