18 May, 2021
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Una miscela di emozioni a Varano di Ancona nel segno delle tre componenti del vero ciclocross con le stesse iniziali (“F” come fango, freddo e fatica) come avvenuto lo scorso 6 dicembre in occasione del Trofeo Co.Bo. Pavoni.I

Nella domenica post-natalizia, il Cross Ancona-Trofeo Le Velò è andato in archivio grazie all’alto gradimento che la manifestazione ha raccolto tra atleti (oltre 500 da quasi tutta Italia) e addetti ai lavori, in uno degli ultimi appuntamenti agonistici di un 2020 che sarà difficile dimenticare per l’emergenza Covid-19.

In un tracciato prevalentemente fangoso, sui prati attigui allo Stadio del Conero (PalaRossini), e la chiusura al pubblico per le normative anti-contagio in vigore, sono stati più i tratti da percorrere a piedi che in bici, dopo la pioggia caduta il giorno precedente e con notevoli difficoltà da parte degli atleti di far scorrere la bici per un fango molto “colloso” che non ha dato tregua insieme al vento e al freddo. 

Con l’organizzazione congiunta del Pedale Chiaravallese e del Pedale Aguglianese, l’evento è ruotato attorno all’illustre presenza di Fabio Aru: il corridore sardo della UAE Team Emirates ha scelto il ciclocross (specialità da lui praticata dalla categoria allievi fino agli under 23) per rimettersi in gioco tre mesi e mezzo dopo il ritiro al Tour de France. Il suo approdo alla Quebeka Assos, a fianco del campione italiano-europeo su strada Giacomo Nizzolo e Domenico Pozzovivo, costituisce lo stimolo giusto per tornare a competere ad alti livelli e a togliersi soddisfazioni importanti con la nuova squadra UCI World Tour di matrice sudafricana.

A Varano di Ancona, con l’assistenza in gara assicurata dallo staff della nazionale italiana del commissario tecnico Fausto Scotti e del collaboratore tecnico Luigi Bielli, Aru ha colto la quarta posizione alle spalle del vincitore Gioele Bertolini (Team Bramati) e con il podio completato da Luca Pescarmona (Team Bramati) e Stefano Capponi (Pro Bike Riding Team) nella gara riservata agli uomini open.

«Grazie per l’accoglienza, è stata una bella fatica – è stato il commento di Aru, vincitore della Vuelta di Spagna nel 2015, campione italiano su strada nel 2017, due volte sul podio del Giro d’Italia nelle edizioni 2014 e 2015 -. Il terreno era pesante, non è stato facile. Per me è stato un grande divertimento, fare ciclocross fa sempre bene. Tutto è iniziato dal fuoristrada quando ero allievo. Sicuramente la strada è un’altra cosa, oggi sto correndo per solo divertimento e poi pensiamo alla nuova avventura che mi attende con la nuova squadra. I tanti impegni su strada mi avevano impedito di partecipare alle gare di ciclocross. Quest’anno si è presentata l’occasione e l’ho colta la volo. Ringrazio tutta la UAE Team Emirates per il supporto che mi ha dato in questi ultimi anniL’idea di ricominciare con il ciclocross è stata mia e devo ringraziare il commissario tecnico della nazionale Fausto Scotti perché mi ha dato l’opportunità di gareggiare in questa breve parentesi invernale e dopo Ancona sarà la volta di San Fior in Veneto

Reduce da un infortunio, Bertolini ha colto la prima vittoria stagionale in una gara di ciclocross, nonostante una caduta al secondo dei sei giri percorsi in perfetta solitudine: «Sono partito subito bene, ho guadagnato metri importanti che poi sono diventati secondi. In questi frangenti non bisogna mai abbassare la guardia perché le insidie sono dietro l’angolo.  Ho vinto questa gara con una gioia certamente particolare. Sto raggiungendo una buona condizione e spero di portarla avanti fino ai Campionati Italiani e per il finale di stagione del ciclocross. È stato bello vincere ma anche condividere questo momento con Fabio Aru. È un amico come tanti altri e la sua presenza ha dato una maggiore risonanza al nostro movimento ciclistico, nonostante l’assenza del pubblico che ha seguito da casa tramite i media».

A salire nuovamente alla ribalta nella gara open donne, Gaia Realini (Selle Italia Guerciotti) che ha avuto la meglio su Alessia Bulleri (Cycling Cafè Racing Team), Lucia Bramati (Starcasino CX Team), Sara Fiorin (Cicli Fiorin Cycling Team) e Nicoletta Bresciani (Scott Racing Team). La stessa Bramati, campionessa italiana in carica, ha fatto sua la categoria juniores davanti a Fiorin, Benedetta Brafa (Team Bike Terenzi), Giorgia Giannotti (Vallerbike) e Caterina Lunghi (Val d’Enza Akitv Team).

Tra gli altri grandi interpreti della gara marchigiana, si è fatto ancora notare Lorenzo Masciarelli (Callant Pauwels) che si è messo alle spalle Ettore Loconsolo (Team Bike Terenzi), Edoardo Tagliapietra (Work Service), Luca Paletti (Team Ciclistico Paletti) e Federico De Paolis (Race Mountain Team Folcarelli) nella gara riservata agli juniores uomini.

A rivelarsi fra i maggiori protagonisti nella top-5 delle batterie giovanili Alessandro Perracchioni (Young Bikers Team Balmamion), Ettore Prà (Hellas Monteforte), Milo Marcolli (Busto Garolfo), Simone Vari (Race Mountain Team Folcarelli) e Daniele Sassella (Melavì Tirano Bike) tra gli allievi secondo anno uomini, Tommaso Bosio (Cicli Fiorin Cycling Team), Christian Fantini (SC Cavriago), Nicholas Travella (Cicli Fiorin), Lorenzo De Longhi (GS Mosole) e Fabio Pagliarino (Cicli Fiorin Cycling Team) tra gli allievi primo anno uomini, Federica Venturelli (Cicli Fiorin), Elisa Lanfranchi (Melavì Tirano Bike), Valentina Corvi (Melavì Tirano Bike), Sara Tarallo (Team Bike Terenzi) e Anita Baima (Cicli Fiorin Cycling Team) tra le allieve donne, Riccardo Da Rios (SC Sanfiorese), Giulio Pavi Degl’Innocenti (Asd Cronoeventi), Nicolò Grini (Bici Adventure Team), Francesco Cornacchini (Nestor Marsciano) e Alex Fratti (Baby Team Iaccobike Sassuolo) tra gli esordienti uomini, Alice Pascucci (Team Bramati), Linda Sanarini (US Scuola Ciclismo Vo’), Elisa Ferri (Olimpia Valdarnese), Camilla Bezzone (Cicli Fiorin Cycling Team) e Serena Bassignana (Team Bramati) tra le esordienti donne.

Per le categorie amatoriali, si sono registrati i primati per Ania Bocchini del Team Cingolani tra le donne master, Matteo Cancherini della CM2 Asd tra gli élite sport, Leonardo Chieruzzi dell’Avis Amelia tra i master 1, Samuel Mazzucchelli tra i master 2 (tra i migliori master di prima fascia under 45), Gianni Zanetti dell’US Forti e Liberi tra i master 3, Massimo Folcarelli della Race Mountain-Team Folcarelli tra i master 4 (tra i migliori master di seconda fascia over 45 e vincitore assoluto della batteria amatori), Michele Salza del Team Co.Bo. Pavoni tra i master 5, Mauro Tursi della Loris Bike tra i master 6 (tra i migliori master di terza fascia over 54), Paolo Pirani della New Pupilli Csi tra i master 7 e Franco Di Vita della Uisp Ascoli Piceno tra i master 8.

I CAMPIONI REGIONALI FCI MARCHE CICLOCROSS 2020-2021

Esordienti secondo anno: Nicolò Grini (Bici Adventure Team)

Allievi uomini primo anno: Alessandro Venanzi (Team Cingolani)

Allievi uomini secondo anno: Teodoro Torresi (Bici Adventure Team)

Allieve donne: Giulia Rinaldoni (Team Cingolani)

Juniores: David Rinaldoni (Team Cingolani)

Under 23: Gabriele Torcianti (Bici Adventure Team)

Elite: Pietro Pavoni (Team Co.Bo. Pavoni)

Elite Sport: Antonio Macculi (Team Cingolani)

Master 1: Andrea Pirazzoli (Team Cingolani)

Master 2: Emanuele Serrani (Pedale Aguglianese)

Master 4: Ezio Cameli (Bici Adventure Team)

Master 5: Michele Salza (Team Co.Bo Pavoni)

Master 6: Alessio Olivi (Team Cingolani)

Master over: Rosario Pecci (OP Bike)

LE ALTRE INTERVISTE

Fausto Scotti, cittì della nazionale italiana di ciclocross: «Siamo l’unica nazione al mondo che riesce a far correre tutte le categorie nonostante il prolungarsi dell’emergenza sanitaria. Ogni domenica in Italia c’è una gara o al massimo due in calendario, segno di una grande rinascita del nostro movimento. Sono contento per Fabio Aru che ha fatto questa scelta per tornare alle basi e nella disciplina che lo ha visto crescere quando era molto giovane, sono passati più di 10 anni! Oggi ho potuto constatare quanti buoni lavori si possono fare con Fabio a livello di guida, di tecnica e di watt. La sua felicità è anche la mia, non vedevo l’ora di rivederlo all’opera nella grande famiglia del ciclocross, in attesa di dedicarsi alla stagione su strada con la nuova squadra».

Lino Secchi, presidente regionale FCI Marche: «E’ stata una grande soddisfazione per noi del comitato regionale l’ottima riuscita di un evento svoltosi in zona rossa che ha premiato gli innumerevoli sforzi del Pedale Chiaravallese, con in testa Giulio Cardinali e Marco Belardinelli, insieme al Pedale Aguglianese nella persona di Emanuele Serrani. La partecipazione di Fabio Aru ha dato la miglior visibilità a un evento dove nulla è stato lasciato al caso e nel quale è stata posta una grande attenzione sul rispetto dei protocolli sanitari e sui comportamenti da tenere con il distanziamento sociale e l’uso della mascherina. Questo deve essere il grande insegnamento che possiamo dare come ciclismo nella volontà di continuare l’attività ma con le dovute cautele. Le Marche sono una regione piccola ma dal cuore grande per un ciclismo sempre più di qualità grazie anche agli appuntamenti di livello nazionale, come quello odierno con il Cross Ancona-Trofeo Le Velò, in attesa che arrivi il 6 gennaio per accogliere in grande stile la conclusione del Giro d’Italia Ciclocross a Sant’Elpidio a Mare».

Lorenzo Masciarelli (Callant Pauwels): «Esprimo un po’ di amarezza per le gare internazionali e le prove di Coppa del Mondo che sono state sospese a causa del Covid-19 ma sono molto contento che in Italia riusciamo a portare avanti questa disciplina e a non fermarci. Mi sono trovato bene in questo percorso dove il terreno era molto tosto ma l’obiettivo è quello di mantenere la forma anche per il mese di gennaio dove mi attendono l’ultima tappa del Giro d’Italia Ciclocross a Sant’Elpidio a Mare, il Campionato Italiano a Lecce e, speriamo, il Mondiale in Belgio se la situazione non peggiora con l’evolversi del contagio da Covid-19. Sto mettendo nel mirino anche la prossima stagione su strada nella quale mi piacerebbe indossare la maglia azzurra ed essere tra i protagonisti al campionato italiano, poi dall’autunno 2021 sarò un corridore under 23 di primo anno nel ciclocross e dovrò impostare la preparazione come si deve».

Gaia Realini (Selle Italia Guerciotti): «Dopo la vittoria di pochi giorni fa a Sant’Egidio alla Vibrata, ho replicato con un’altra bella e convincente vittoria nonostante l’insidia del fango. Non mi è mai capitato di vincere due corse ravvicinate. Mi sto preparando in vista degli appuntamenti più importanti del mese di gennaio come il Giro d’Italia Ciclocross ed il Campionato Italiano. Speriamo di ottenere il meglio di gara in gara con un pensiero alla convocazione in nazionale per il Mondiale in Belgio ma è tutto da vedere in base a come si evolverà l’emergenza sanitaria».


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Nel 1987 il professor Licinio Contu creò il primo Registro di giovani volontari in Italia (il Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo nacque nel 1989) e nello stesso anno in Sardegna si effettuò il primo trapianto in un ragazzo affetto da leucemia mieloide cronica. Oggi la Regione, con 29.000 iscritti, è in Italia quella con il più alto indice di volontari rispetto alla popolazione residente.

Il traguardo dei 30 anni sarò festeggiato sabato 30 settembre all’Istituto “Primo Levi” di Quartu Sant’Elena, Cagliari, con un appuntamento durante il quale si ripercorreranno tre decenni di storia, con uno sguardo al ruolo dei volontari oggi e alla necessità di individuare strategie efficaci per continuare a diffondere la cultura del dono.

L’Associazione Donatori Midollo Osseo – A.D.M.O. Sardegna da giovedì 28 a sabato 30 settembre festeggia i primi 30 anni di attività assieme al proprio fondatore e presidente, il professor Licinio Contu, luminare della genetica: l’evento centrale della celebrazione del trentennale della prima associazione di volontari dediti alla sensibilizzazione alla donazione del midollo osseo d’Italia sarà la giornata di sabato 30 settembre, durante la quale nell’Aula Magna dell’Istituto “Primo Levi” di Quartu Sant’Elena, Cagliari, si ripercorrerà la storia di donazioni e trapianti negli ultimi tre decenni in Sardegna, con un’attenzione particolare al ruolo indispensabile dei volontari e alla necessità di diffondere la cultura del dono. In questa occasione saranno presenti i rappresentanti delle undici associazioni affiliate alla Federazione Italiana Adoces (Associazioni Donatori Cellule Staminali), che, presieduta da Contu, a propria volta festeggia dieci anni di attività.

La giornata inaugurale di “30 anni di storia in Sardegna” sarà giovedì 28 settembre, con inizio alle ore 16, alla Biblioteca universitaria di Cagliari. Seguirà venerdì il convegno scientifico, dalle 8.30, all’Auditorium Banca Intesa San Paolo di Cagliari.  Presidenti del convegno saranno i professori Giorgio La Nasa, Direttore dell’Unità Ospedaliera Ematologia Centro Trapianti Midollo Osseo dell’Ospedale Binaghi, e Carlo Carcassi, Direttore del Registro Donatori Midollo Osseo Regione Sardegna,  questo evento formativo, accreditato ECM, si prefigge l’obiettivo, grazie al contributo in qualità di relatori tra i più autorevoli esperti nazionali del settore, di fare il punto sull’evoluzione delle procedure trapiantologiche e sulle nuove terapie per la cura delle diverse patologie onco-ematologiche.

La celebrazione del trentennale continuerà sabato 30 settembre, a partire dalle 8.30, nell’Aula Magna dell’Istituto “Primo Levi” di Quartu Sant’Elena, Cagliari. Organizzato in due sessioni, una mattutina presieduta da Francesco Marongiu, professore ordinario di Medicina Interna al Policlinico Universitario di Monserrato dell’Università di Cagliari, e una pomeridiana, condotta da Sergio Del Giacco, internista e immunologo, l’appuntamento si prefigge l’obiettivo di fare il punto sulla donazione di midollo osseo e cellule staminali emopoietiche oggi, sul ruolo del volontario e su difficoltà e proposte per una più efficace comunicazione e sensibilizzazione ai nuovi potenziali donatori. Nel corso della mattinata saranno affrontati ed approfonditi gli aspetti sanitari e medici legati a donazioni e trapianti e interverranno l’assessore regionale alla sanità Luigi Arru, il professor Franco Pitzus, che dedicherà il proprio intervento alla memoria di Ugo Carcassi, pioniere nella lotta alla talassemia scomparso l’anno scorso, Licinio Contu, genetista e presidente di A.D.M.O. Sardegna e della Federazione Italiana Adoces (nella quale convergono associazioni italiane, tra le quali anche A.D.M.O. Sardegna), il ricercatore Sandro Orrù, mentre Alice Vendramin Bandiera, segretario della Federazione Italiana Adoces, e il dottor Diego Carru consegneranno pergamene e medaglie ai donatori di cellule staminale emopoietiche e alle Sezioni di A.D.M.O. Sardegna. Modererà la giornata Andrea Frailis, giornalista de L’Unione Sarda.

Successivamente, invece, i riflettori saranno accesi sul mondo del volontariato e sulla necessità di comunicare e diffondere la cultura del dono: interverranno Gianfranco Tintis, presidente della sezione A.D.M.O. di Quartu, che ricorderà Bianca Maria Pellegrini, già presidente di A.D.M.O. Sardegna, il dottor Giulio Solinas, Antonio Lombardi, vicepresidente della Federazione Italiana Adoces, Alice Vendramin Bandiera, segretario della Federazione Italiana Adoces, Giampiero Farru, responsabile della comunicazione di CsvNet nazionale e presidente del Centro Servizi per il Volontariato della Sardegna. A seguire Licinio Contu e Rosa Lombardi, presidente di DoMos Basilicata (associazione affiliata alla Federazione Italiana Adoces), consegneranno pergamene e medaglie alle Sezioni A.D.M.O. Sardegna e agli operatori del Registro donatori, mentre Salvatore Pinna, portiere della Torres, e Gianni Cacciatori, presidente di Adoces Veneto (affiliata alla Federazione Italiana Adoces) consegneranno pergamene e medaglie ai donatori di cellule staminali emopietiche della regione.

La prima associazione per la donazione di midollo osseo in Italia e il primo registro dei donatori. La storia di A.D.M.O. Saredegna è legata a doppio filo a quella del suo fondatore, il professor Licinio Contu, che dopo aver lavorato al fianco di Jean Dausset al Centro Hayen dell’Ospedale Saint Louis dell’Università di Parigi ed aver collaborato con lui alla scoperta del sistema dell’antigene leucocitario umano (HLA) che decretò nel 1980 l’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina allo scienziato francese, tornò in Sardegna per avviare un Laboratorio di analisi chimico cliniche di alto livello a Nuoro.

Successivamente, il laboratorio è diventato anche un Centro per lo Studio delle Talassemie: diagnosi, screening sulla popolazione e ricerca. E’ in questo contesto che ha cominciato a studiare a fondo queste malattie, di fronte ai primi casi pediatrici di Morbo di Cooley, tipo di talassemia che si trasmette in via ereditaria provocata da un basso livello o dalla mancanza totale di emoglobina, per i quali non esisteva allora alcuna terapia e la sopravvivenza massima era 13 -14 anni (in Sardegna erano stati allora censiti 1800 bambini con questa patologia). Di fronte ad una situazione umana, sociale e sanitaria così drammatica, in collaborazione con il professor Ugo Carcassi e un’equipe medica altamente qualificata, Contu ha presentato al National Institut Of Health un progetto pluriennale con l’obiettivo di cercare i fattori di compatibilità per scegliere i donatori compatibili per effettuare il trapianto per questi bambini.

Il primo trapianto è stato compiuto in Sardegna nel 1987 in un ragazzo con leucemia mieloide cronica (che sarà presente alla ricorrenza trentennale di Admo Sardegna) e in una bambina con talassemia che vive a Dublino.

Allora, il 70% dei pazienti non trovava in famiglia un donatore compatibile. A quel punto Contu creò, nell’ambito della Cattedra di Genetica Medica dell’università di Cagliari, un primo Registro di giovani volontari, completamente tipizzati per HLA, disposti a donare il midollo osseo. Il registro sardo è stato istituzionalizzato il 3 ottobre 1988 con Legge Regionale, in quanto non esisteva ancora il Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo con sede all’Ospedale Galliera Genova (avviato nel 1989 e istituzionalizzato con Legge dello Stato nel 2001).

Dopo alcuni mesi i donatori iscritti erano già 38. Nel novembre 1987 quindi fu fondata l’Associazione Associazione Donatori Midollo Osseo con lo scopo di promuovere e sensibilizzare la popolazione alla donazione dei midollo osseo.

L’associazione e i dati odierni. A.D.M.O. Sardegna è organizzata in 25 sezioni operative in tutto il territorio regionale. Le molteplici iniziative e campagne di sensibilizzazione coinvolgono anche le neomamme per informarle riguardo alla donazione di sangue cordonale, altra risorsa preziosa per i trapianti accanto alle cellule staminali midollari. Molte sono state le personalità sarde che, con la loro testimonianza di volontario iscritto al registro per aiutare i pazienti che non hanno in famiglia un donatore compatibile, hanno contribuito e supportato l’incremento delle iscrizioni e di conseguenza dei trapianti. Si segnalano in particolare gli sportivi Gianfranco Zola, Gianfranco Matteoli, e tutti i calciatori della squadra del Cagliari 2002.

Ad oggi il Registro sardo ha consentito 216 trapianti da donatori volontari per altrettanti pazienti: di questi 98 a Cagliari per pazienti sardi, 70 donazioni per pazienti italiani e 48 per pazienti esteri. Oggi la Sardegna conta 29.000 iscritti e rappresenta la regione con il più alto indice di volontari rispetto alla popolazione residente.

Questi dati, alla luce della recente celebrazione della settimana nazionale della donazione di midollo osseo “Match It Now” (16-23 settembre 2017), promossa dal Centro Nazionale Sangue, il Centro Nazionale Trapianti, il Registro Italiano Donatori Midollo Osseo e altre istituzioni e associazioni, rendono onore alla Sardegna e al lavoro dei volontari sul territorio.

Come diventare donatore di cellule staminali emopoietiche e scrivere insieme il futuro di A.D.M.O. in Sardegna.

La conferenza di sabato 30 settembre sarà anche un momento per riflettere sull’importanza della donazione di cellule staminali emopoietiche perché, mediamente, ogni anno sono 1600 i pazienti candidati al trapianto per i quali viene attivata e solo per il 63% di essi si trova un donatore.  E’ necessario quindi riportare l’attenzione su questa criticità ed invitare ragazze e ragazzi in buona salute e di età compresa tra i 18 e i 35 anni a considerare l’importanza della donazione di cellule staminali emopoietiche, procedura ormai più utilizzata nei trapianti di midollo osseo e che favorirà sicuramente l’incremento delle adesioni al Registro.

Saranno infatti presentati due nuovi programmi di sensibilizzazione, il primo vedrà testimonial della campagna di sensibilizzazione “Una corsa per la vita” il campione italiano di ciclismo Fabio Aru, che con entusiasmo ha prestato la propria immagine come giovane sportivo e donatore. «Sono onorato – spiega il campione di Villacidro – di essere il testimonial di una campagna così importante come quella della sensibilizzazione verso le donazioni di midollo osseo e di cellule staminali. Quello che A.D.M.O. e ADoCes fanno ogni giorno è di vitale importanza per tante persone meno fortunate di noi, per questo mi sento di fare un incoraggiamento a tutti quanti di continuare su questa strada lastricata di impegno e dedizione».

L’altra iniziativa, realizzata in occasione del decennale della Federazione Italiana ADoCes, e che sarà presentata per la prima volta a Cagliari: «Sai cosa sono le cellule staminali e come si donano» è un video animato che ha lo scopo di trasmettere la cultura della conoscenza e delle donazioni con il linguaggio dei giovani, attraverso i canali social e durante le attività didattiche.

L’associazione è anche memoria storica della grandezza di quello che è di per sé un gesto semplice: sono moltissime le storie di donazione e di trapianto raccolte in questi 30 anni dai volontari, molte delle quali sono rimaste impresse nella loro memoria e vengono ricordate per spiegare ai più giovani l’importanza della donazione.

Tra queste vi è ad esempio quella del giovane affetto da leucemia mieloide cronica e trapiantato trent’anni fa, per primo in Sardegna, che interverrà al trentennale, o quella di una donatrice che, al momento del trapianto a favore di un paziente, fu costretta a recarsi a Londra per donare il fegato alla figlia e che, una volta tornata si rese subito disponibile anche alla donazione di midollo osseo, salvando così il bambino in attesa. Sono tutte storie di disponibilità e di un piccolo sacrificio, che hanno in comune uno straordinario risultato: l’aver restituito la vita ad un’altra persona.

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Nessuna sorpresa nella cronometro di 22,5 km di Marsiglia, al termine della quale la maglia gialla Chris Froome, terzo di tappa, alle spalle dei polacchi Maciej Bodnarha e Michal Kwiatkowski, ha messo il sigillo definito sul suo quarto Tour de France che domani si concluderà a Parigi. Alle sue spalle, a 54″, c’è ora Rigoberto Uran che ha scavalcato Romain Bardet, protagonista di una crono sotto le attese e rimasto sul podio per un solo secondo su Mikel Landa, confermatosi anche contro il tempo in strepitose condizioni di forma.

Fabio Aru si è difeso bene, finendo la tappa con un ritardo di 1’16” dal vincitore e di 1’10” da Chris Froome, e quinto nella classifica generale, a 3’05” dalla maglia gialla.

Fabio Aru, nonostante il calo dell’ultima settimana, coinciso anche con una leggera bronchite rimediata al termine della tappa in cui ha perso la maglia gialla, conclude il Tour de France con un bilancio ampiamente positivo. Ha vinto una tappa, ha vestito prima la maglia a pois del leader dei Gran Premi della Montagna, poi per due giorni la maglia gialla, ed ha ceduto alcune posizioni solo alla distanza, pagando forse anche una condizione non ottimale, considerato che ha affrontato il Tour de France dopo un’assenza di tre mesi a causa di un infortunio. Protagonista al Giro del Delfinato e poi al campionato italiano, ha iniziato il Tour in smaglianti condizioni di forma, ma probabilmente non aveva la preparazione necessaria per reggere ai massimi livelli per tre settimane, contro avversari così forti e, soprattutto, sostenuti da squadre (in particolare la Sky di Froome e Landa) nettamente superiori all’Astana, penalizzata anche dalla sfortuna, prima dalla tragica scomparsa di Michele Scarponi, poi da alcuni infortuni.

Fabio Aru ha dimostrato, a 27 anni, che sta crescendo, 5° dopo il 13° posto di un anno fa. Proseguendo su questa strada, già il prossimo anno (non a caso a fine cronometro oggi ha detto che vuole ritornare al Tour il prima possibile), se avrà al suo fianco una squadra più competitiva (è certo che cambierà team), potrà giocarsi con ancora maggiori possibilità, le sue chances di arrivare in maglia gialla a Parigi.

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E’ stato un Fabio Aru generosissimo ma ancora in sofferenza quello che ha affrontato la 18ª tappa del Tour de France che prevedeva l’arrivo sul mitico colle dell’Izoard e il campione di Villacidro non è riuscito a tornare sul podio del Tour de France, finendo col perdere anche il quarto posto. Come era già accaduto ieri sulla salita del Galibier, infatti, Fabio Aru è andato in difficoltà a 6 km dal traguardo e, dopo essere rientrato una prima volta nel gruppetto della maglia gialla, si è poi staccato, arrivando al traguardo con un ritardo di 1’22”. Ora è quinto in classifica, scavalcato da Mikel Landa, a 1’55” da Chris Froome. La tappa è stata vinta da Warren Barguil, vincitore della classifica dei gran premi della montagna che assegna la maglia a pois.

Fabio Aru, salvo sorprese nella cronometro di sabato, concluderà il Tour de France al quinto posto, prestigioso ma al tempo stesso deludente dopo lo straordinario avvio che lo aveva visto vincere in solitudine la prima tappa di montagna e vestire poi per alcuni giorni la maglia gialla. Fabio Aru ha affrontato il Tour dopo aver saltato il Giro d’Italia del Centenario per un infortunio ed ha pagato la mancanza di una squadra all’altezza di un campione che punta a vincere una corsa tanto difficile e prestigiosa. Ha 27 anni, tanti anni di carriera ancora davanti a sé e, dopo aver vinto la Vuelta ed aver concluso il Giro d’Italia due volte sul podio, 2° e 3°, avrà sicuramente tempo e spazio per puntare anche ad arrivare in maglia gialla a Parigi in uno dei prossimi Tour de France, ovviamente, una volta lasciata l’Astana (pare certo il cambio di squadra a fine stagione), trovi un team più competitivo, in grado di sostenerlo come merita un capitano che punta alla vittoria finale.

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La durissima 17ª tappa, vinta in solitudine dallo sloveno Primoz Roglic, è costata cara a Fabio Aru, arrivato distanziato di 31 secondi dai migliori ed ora al quarto posto in classifica a quattro tappe dalla conclusione del Tour de France. Chris Froome ha conservato la maglia gialla, con 27″ di vantaggio sul francese Romain Bardet e sul colombiano Rigoberto Uran, e 53″ su Fabio Aru. Al quinto posto c’è Mikel Landa, a 1’24” dal compagno di squadra Chris Froome.

Fabio Aru si è staccato dal gruppetto dei migliori nei pressi della vetta del Galibier, la mitica montagna sulla quale l’indimenticabile Marco Pantani, nel 1998, staccò tutti e mise le basi per la vittoria finale del Tour de France. Transitato con 18″ di ritardo sul gruppetto di Chris Froome, ha poi perso ancora qualcosa nella lunghissima discesa che ha portato i corridori al traguardo di Serre-Chevalier.

Fabio Aru alla fine s’è mostrato deluso ma tranquillo e fiducioso nella tappa di domani che prevede un terribile arrivo in salita sul colle dell’Izoard, a quota 2.361 metri, sulla quale potrà accadere ancora di tutto, prima della cronometro di 22 km in programma sabato. Il campione di Villacidro conta ancora di centrare un posto sul podio finale di Parigi, per mettere la classica ciliegina sulla torta di un Tour che, comunque, resterà per lui straordinario, con la vittoria di una tappa e tre giorni in maglia gialla.

 

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L’australiano Michael Matthews ha vinto in volata la 14ª tappa, Fabio Aru ha perso 24″ in un convulso finale e la maglia gialla è tornata sulle spalle di Chris Froome. Il “Cavaliere dei 4 Mori” negli ultimi chilometri non è riuscito a restare davanti al gruppo che si è allungato ed ha finito col restare attardato sia su Froome sia sugli altri principali rivali per la vittoria finale del Tour de France. Chris Froome ora comanda la classifica con 18″ di vantaggio su Fabio Aru, 23″ su Romain Bardet e 29″ su Rigoberto Uran.

Il Tour è ancora lungo e Fabio Aru resta pienamente in corsa per la vittoria finale che si deciderà sicuramente sulle grandi vette delle Alpi nell’ultima settimana, ma come era già parso chiaro nella tappa di ieri, paga un “gap” pesante nei confronti degli avversari, soprattutto Chris Froome, per la mancanza di un adeguato sostegno da parte della squadra che ha perso alcuni uomini importanti. Ieri Aru ha dovuto rintuzzare da solo tutti gli attacchi nel difficilissimo finale, riuscendo a conservare la maglia gialla, ma oggi, in una tappa più abbordabile, non ha avuto comunque quell’aiuto che sarebbe stato necessario per rientrare nelle prime posizioni del gruppo prima della volata finale.

Domani la quindicesima tappa porterà i corridori da Laissac-Sévérac l’Église a Le Puy-en-Velay (189,5 km). Il percorso si presenta molto insidioso e Fabio Aru dovrà reagire per dimostrare di non aver subito contraccolpi psicologici per l’imprevisto ritardo accusato oggi che gli è costato la maglia gialla.

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Fabio Aru ha difeso brillantemente a Foix la maglia gialla strappata ieri a Chris Froome nel finale della 12ª tappa Pau-Peyragude. La 13ª tappa del Tour de France è stata vinta per distacco da Warren Barguil che ha superato in volata i compagni di fuga Nairo Quintana, Alberto Contador e Mikel Landa. I quattro hanno preceduto il gruppo di Fabio Aru, Chris Froome e Romain Bardet di 1’48”.

La classifica è rimasta praticamente immutata, con Fabio Aru in testa con 6” su Chris Froome, 25′ su Romain Bardet e 35″ su Rigoberto Uran. Tra i fuggitivi, l’unico ad aver tratto concreto vantaggio è stato Mikel Landa (compagno di squadra di Chris Froome nel team Sky) che ha ridotto il suo ritardo dal “Cavaliere dei 4 Mori” da 2’55” a 1’09”.

Fabio Aru ha corso con grande maturità, sopperendo alla mancanza di compagni di squadra nel finale di tappa. Ha lasciato andare la fuga ed ha controllato Froome e Bardet, i rivali più temuti.

Domani, la 14ª tappa porterà i corridori da Blagnac a Rodez (181,5 km), con tre gran premi della montagna, con l’arrivo alla Côte de Saint-Pierre.

 

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Fabio Aru è la nuova maglia gialla del Tour de France! Il “Cavaliere dei 4 Mori” ha sferrato il suo attacco a Chris Froome sulla salita conclusiva della durissima 12ª tappa (6 Gran premi della montagna) che ha portato i corridori da Pau a Peyragudes, lungo 214,5 chilometri. Fabio Aru si è piazzato al terzo posto, a 2″ da Romain Bardet e Rigoberto Uran, distanziando il leader della corsa di 20 secondi negli ultimi 300 metri. In classifica, grazie anche ai 4″ di abbuono del terzo posto, Fabio Aru ha ora 6″ di vantaggio su Chris Froome, 25″ sul francese Romain Bardet e 35″ sul colombiano Rigoberto Uran.

    

 

 

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Il colombiano Rigoberto Uran Uran (Cannondale-Drapac) ha vinto al fotofinish sul francese Warren Barguil la 9ª tappa del Tour de France, da Nantua a Chambery di 181.5 km, la tappa più temuta, con ben sei gran premi della montagna, tre di prima categoria. Chris Froome, classificato al terzo posto nello sprint tra i sei corridori superstiti della severissima selezione, che ha visto staccarsi Nairo Quintana (giunto a 1’15”) e, soprattutto, Alberto Contador, arrivato al traguardo con 4’19″di ritardo, ha conquistato l’abbuono di 4″ ed ha conservato la maglia gialla, portando a 18″ il vantaggio sul primo inseguitore che è ora Fabio Aru (Astana), giunto quinto, dopo il ritiro del gallese Geraint Thomas, vicecapitano del Team Sky, costretto al ritiro dopo una caduta verificatasi a circa 100 chilometri dal traguardo. Al quarto posto si è classificato Romain Bardet.

Fabio Aru avrebbe voluto tentare di vincere o, comunque, di strappare degli abbuoni per la classifica, potendo contare, unico tra i 6 fuggitivi, della presenza di un compagno di squadra, il 32enne danese Jakob Fuglsang, ma quest’ultimo anziché fare gioco di squadra a vantaggio di Fabio Aru, capitano del team Astana, ha cercato la vittoria, finendo con l’arrivare sesto, davanti al compagno di squadra.

Un altro dei favoriti per la vittoria finale, Richie Porte, è stato costretto al ritiro dopo una caduta rovinosa verificatasi nella discesa successiva all’ultimo gran premio della montagna, nella quale ha trascinato Daniel Martin che è riuscito però a rialzarsi e a ripartire, portando al termine la tappa. Una sola tappa, dunque, a poco più di un terzo della corsa, ha eliminato ben 4 dei “papabili” per la vittoria finale: Geraint Thomas e Richie Porte (ritirati), Nairo Quintana ed Alberto Contador, già pesantemente attardati.

Fabio Aru è parso in splendida forma, attaccando a più riprese e difendendosi sulla salita finale, quando Chris Froome ha tentato più volte di staccare tutti ed il campione di Villacidro ha perso un paio di volte qualche decina di metri, riuscendo sempre a rientrare sui migliori.

Domani è in programma il primo giorno di riposo del Tour 2017.

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Al Tour de France si è accesa la stella di Fabio Aru, straordinario vincitore solitario della quinta tappa, la Vittel – Planche des Belles Filles, di 160,5 km.
Il “Cavaliere dei 4 Mori”, capitano dell’Astana, ha lanciato il suo attacco a 3 km dall’arrivo, staccando tutti. Ha guadagnato subito una manciata di secondi di vantaggio e, con un’azione decisa, l’ha via via incrementato, rintuzzando il tentativo di riaggancio di Chris Froome. E’ arrivato al traguardo con 16″ di vantaggio su Daniel Martin, 20″ su Chris Froome e Richie Porte. Al quinto posto Romain Bardet, a 24″. Soltanto nono Nairo Quintana, a 34″, preceduto da Alberto Contador, giunto 8° a 26″ da Fabio Aru. Chris Froome è la nuova maglia gialla, con 12″ sul compagno di squadra Geraint Thomas e 14″ sullo straordinario Fabio Aru che si è dichiarato un po’ sorpreso di quanto è riuscito a fare, in quanto ha tentato la fuga per sondare le condizioni di forma dei principali avversari e, una volta resosi conto di potercela fare, ha dato tutto, vincendo a braccia alzate.

Il Tour è solo agli inizi ma se è il buon giorno si vede dal mattino, il campione d’Italia promette di essere un grandissimo protagonista della Grande Boucle…