31 January, 2023
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I segretari generali di CGIL, CISL e UIL Sardegna, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, hanno chiesto al presidente della Regione, Christian Solinas, l’apertura urgente di un confronto sulla riforma sanitaria in Sardegna.

«In diverse occasioni abbiamo condiviso l’esigenza di aprire un confronto sulle linee guida di una riforma sanitaria in Sardegna, che Lei stesso ci aveva rassicurato di voler svolgere prima di avviare l’iter consiliare conseguente alle decisioni della Giunta. Abbiamo invece registrato, successivamente, che il testo della riforma è stato esitato senza alcun nostro coinvolgimento preliminare e poi trasmesso alla competente Commissione consiliare, la quale, peraltro, non ci risulta abbia ancora svolto audizioni né convocato le Segreterie Confederaliscrivono in una nota Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Registriamo nel contempo anche un tentativo strumentale di apertura di un confronto sulla riforma da parte dell’assessore della Sanità con i soli sindacati del comparto (i quali se ne sono peraltro correttamente sottratti), senza che egli abbia mai, finora, avuto il benché minimo impulso a incontrare il sindacato generale e interloquirvi. Ciò sembra sottendere una visione dei problemi che si colloca agli antipodi di quanto da Lei dichiarato, quando l’anno scorso condividemmo un metodo di confronto e un orizzonte di contenuti tematici – tra cui questa ed altre riforme – circa la validità della partecipazione dei corpi sociali alla vita democratica delle stesse istituzioni. In questo caso, sembrerebbe che il tema della garanzia del diritto alla salute dei cittadini attraverso i servizi e gli acquisti pubblici, la loro programmazione, la loro distribuzione nel territorio, le loro qualità e caratteristiche, il loro finanziamento, le modalità e l’equilibrio complessivo di gestione efficiente ed efficace della sanità; le compatibilità di bilancio e l’alimentazione del fabbisogno che l’intera comunità regionale esprime, complessivamente e su questo aspetto così rilevante della sua esistenza, che è variamente intrecciato con altri ambiti della vita associata, attività istituzionali, produttive, servizi; un settore nel quale operano direttamente e indirettamente molte decine di migliaia di persone, appartenenti a diversi comparti contrattuali, ma al quale sono interessati tutti i cittadini, in quanto fruitori o finanziatori dei servizi, e tra questi sono i lavoratori dipendenti e i pensionati, nel loro insieme, coloro i quali concorrono in misura enormemente preponderante, attraverso tasse, contributi e imposte, a fornire alla collettività le risorse necessarie alle prestazioni sociali; ecco, è quasi come se tutte queste questioni siano affrontabili e risolvibili sul piano della condivisione delle scelte fondamentali attraverso una discussione con i soli rappresentanti sindacali del settore, alla stessa stregua di quanto potrebbe farsi per la contrattazione di lavoro o l’organizzazione del servizio degli addetti del comparto (cose peraltro rilevantissime e alle quali, infatti, le stesse confederazioni sono direttamente partecipi, così come condividono con le proprie federazioni di categoria valutazioni e orientamenti sulle tematiche generali, per le ovvie implicazioni che legano tra loro le une e le altre).»

«Così facendo non si sconvolge soltanto una consuetudine consolidata nelle normali relazioni con il sindacato confederale e con le forze sociali in Sardegna, e nel nostro Paese, ma si tradisce una concezione auto-referenziale che non appartiene in alcun modo alla nostra realtà e alla nostra cultura associativa e che, pertanto, non potrebbe neppure produrre il risultato di una condivisione di scelte che travalicano di gran lunga, per contenuto, il solo ambito settorialeaggiungono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Spiace dover rilevare queste cose così evidenti, Presidente, ma poiché non è la prima volta che il confronto su temi di interesse generale è svolto da esponenti della Sua Giunta soltanto attraverso queste modalità, non ci resterebbe che concluderne che ciò esprima il vero orientamento politico della Sua maggioranza, malgrado le Sue differenti dichiarazioni. Forse risiede qui anche la ragione per cui non abbiamo ancora avuto riscontro alle diverse richieste che Le abbiamo inoltrato, e deriva da questo quella fatica che sembra accompagnare la creazione di tavoli di confronto con il sindacato, che da ultimo non riesce a interloquire neanche su materie sulle quali di recente erano state trovate opportune intese, le quali restano in gran parte inapplicate e bisognose di un Suo intervento risolutivo. Infine, siamo certi che non Le sfugga come l’emergenza sanitaria del Covid-19 contribuisca sensibilmente a rideterminare priorità e obiettivi di riforma della sanità, a partire dalle linee guida nazionali sul necessario rafforzamento delle terapie intensive e semi-intensive, sul reclutamento del personale sanitario, sulla medicina territoriale e la prevenzione, sulle residenze sanitarie, ed altro ancora, ciò che presumibilmente comporta la revisione di proposte maturate in altri contesti, oltre che l’individuazione degli interventi prioritari per il 2020 su cui convogliare le risorse stanziate dal Governo, a iniziare dai 42 milioni di euro del decreto “Rilancio”, da rendere strutturali ma che già dall’autunno prossimo dovranno essere operativi – concludono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Per tutte queste ragioni, Le chiediamo di attivare presso la Presidenza della Giunta, con l’urgenza del caso, un primo momento di confronto sulla riforma del sistema sanitario in Sardegna con le Organizzazioni Sindacali confederali CGIL, CISL e UIL.»

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I segretario regionali di CGIL, CISL e UIL, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, hanno chiesto all’assessore regionale dell’Industria, Anita Pili, la pubblicazione del Rapporto di Monitoraggio.

«Lo scorso 17 febbraio, al tavolo “Agenda Industria”, ci sono stati illustrati i principali risultati emersi dal II Rapporto di Monitoraggio del Piano Energetico e Ambientale della Regione Sardegna 2015-2030 (PEARS)scrivono in una nota Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. In quell’occasione, si era ipotizzato di presentare il Rapporto nel corso di una “Conferenza regionale sull’Energia” che Lei intendeva promuovere a breve anche come momento di confronto e di riflessione per un eventuale riorientamento del Piano stesso e adeguamento a quanto, nel frattempo, si sta definendo a livello europeo e nazionale. Nessuno avrebbe ovviamente potuto prevedere che di lì a poco la diffusione del Coronavirus avrebbe determinato un blocco sostanziale delle attività, costringendo tutti noi a rivedere la programmazione che ci eravamo dati.»

«In attesa del riavvio operativo a seguito dalla progressiva uscita dal “lockdown” e stante la difficoltà di poter prevedere comunque nel medio termine una “conferenza” aperta al pubblico e fortemente partecipata, siamo dell’avviso che si dovrebbe comunque procedere a rendere pubblici i contenuti del II Rapporto di Monitoraggio – aggiungono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Ciò al fine di poter disporre di un documento particolarmente utile anche per i ragionamenti che sono oggetto del tavolo “Agenda Industria” da Lei voluto e costituito.»

«La sostenibilità del sistema energetico regionale, la sua evoluzione in chiave di una de-carbonizzazione e neutralità climatica, la possibilità di costituire la base per avviare uno sviluppo di importanti filiere anche industriali basato su FER, efficienza energetica, smart grid e smart city, unito alla necessità di costruire un sistema che si adatti e sia in grado di resistere adeguatamente alle crisi a cui va ormai regolarmente incontro il nostro sistema economico e socialeconcludono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -, richiedono di poter conoscere nel dettaglio l’evoluzione del sistema energetico regionale, l’attuazione del PEARS, e monitorare l’efficacia delle misure programmate.»

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«Quello di oggi è un primo passo nella giusta direzione, ma ce ne dovranno essere altri». A dirlo è Francesca Ticca, Segretaria Generale Uil Sardegna, che stamattina ha siglato in video conferenza, insieme alle altre sigle sindacali e alle associazioni delle imprese, delle professioni e dei servizi, con il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas e l’assessore del Lavoro Alessandra Zedda, l’accordo quadro sulla Cassa integrazione in deroga e altre misure di sostegno a tutti i settori colpiti dalle conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus.

Si è convenuto sulla sospensione dei servizi non essenziali, garantendo al tempo stesso gli ammortizzatori sociali e modalità di lavoro più sicure, oltre alla gestione dei tempi e degli orari di lavoro tramite gli accordi sindacali e in base alla contrattazione collettiva. La cassa integrazione in deroga può decorrere dal 23 febbraio al 23 agosto per una durata massima di nove settimane salvo proroghe.

«Con l’accordo di oggi si viene incontro ai lavoratori di tutti i settori, stagionali e autonomi, nessuno esclusoaggiunge Francesca Ticca -. I fondi nazionali non sono sufficienti, dunque, l’intervento della Regione con risorse aggiuntive è molto importante. Occorre mettere al centro la persona e aiutarla a superare questo momento difficile non solo dal punto di vista personale, ma anche da quello economico. La finanziaria regionale andava bene durante il periodo antecedente l’emergenza, ma ora bisogna rimetterci mano e garantire la sopravvivenza di lavoratori e imprese di tutti i settori colpiti affinché ci sia una possibilità di ripresa quanto prima. Per questo c’è e ci deve essere sempre massima condivisione da parte di tutti, e fare un importante lavoro di rete insieme al presidente della Regione e all’assessorato del Lavoro.»

«Con questo accordo quadro si garantiscono i servizi essenziali svolti con la massima sicurezza per i lavoratori e per chi usufruisce di questi servizirimarca Francesca Ticca -. Questo virus è un nemico invisibile contro il quale non eravamo preparati. La priorità dunque è affrontare al meglio questa situazione e prepararci alla rinascita e alla ripresa economica. Come detto, questo non sarà l’unico accordo. Bisognerà mettere sul campo ciò che si è raccolto fino a oggi. La politica sarda tutta è chiamata a svolgere il suo ruolo, che è quello di non lasciare indietro nessuno. Si è fatto l’errore di non dare la giusta importanza all’industria della nostra Isola e ci si è trovati in difficoltà dinnanzi a un evento che non era certamente prevedibile. Ora bisogna ricominciare con coscienza e sensibilità che per troppo tempo sono mancate. Siamo soddisfatti di questo primo passo conclude Francesca Ticca -, ma continueremo a fare sentire comunque la nostra voce affinché si mettano in campo ulteriori risorse.»

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Oggi è stato compiuto un significativo passo avanti verso la definizione dell’Intesa quadro proposta da Cgil Cisl e Uil che dovrà essere condivisa dalle parti datoriali, già domani sera in una nuova videoconferenza con la Regione.

«Il presidente della Regione Christian Solinas si legge in una nota di Cgil, Cisl e Uil -, nel corso di un confronto via web nel pomeriggio, ha accolto la richiesta avanzata dai segretari generali Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, che hanno colto l’occasione anche per approfondire tutte le criticità dell’emergenza Covid-19, dalle gravissime condizioni del sistema sanitario alle difficoltà del mondo del lavoro, sia sul fronte della salute e sicurezza che su quello della crisi economica e produttiva. Secondo Cgil, Cisl e Uil, l’Intesa, che potrà essere implementata con nuove misure in base all’evolversi della situazione, oltre a recepire decreti e protocolli nazionali, dovrà contenere: l’accordo per l’ammortizzatore in deroga e misure integrative, rispetto al decreto nazionale “Cura Italia”, per tutti i lavoratori stagionali, le colf ed altre diverse figure, oggi esclusi dai sostegni; il coinvolgimento nell’Unità di crisi sanitaria delle organizzazioni sindacali; una sede di monitoraggio e di pronto intervento, coordinata con la Prefettura, sulla salute e sicurezza nelle aziende che restano in attività; un focus periodico sull’andamento della situazione.»

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La sala conferenze Casa Fenu di Villamassargia, ospita questa mattina, con inizio alle ore 10.30, un interessante incontro-dibattito sulla Sanità e, in particolare, sulla prospettiva, di cui si parla da anni, della realizzazione di un ospedale unico per il Sulcis Iglesiente. L’iniziativa è dell’Amministrazione comunale di Villamassargia, guidata dal sindaco Debora Porrà, in collaborazione con la “Scuola Civica di Politica” del comune di Villamassargia.

Sono previsti gli interventi di Debora Porrà, sindaco di Villamassargia; Fabio Usai, consigliere regionale del Partito Sardo d’Azione; Ferdinando Angelantoni, direttore della ASSL di Carbonia; Francesca Ticca, segretaria generale della UIL Sardegna; Graziano Lebiu, presidente dell’OPI Carbonia-Iglesias; Antonio Onnis, commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, già commissario della ASL 7 di Carbonia; Manolo Mureddu, giornalista.

 

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«Consideriamo positivo l’impegno preso dal ministro Giuseppe Provenzano, in particolare sul piano di metanizzazione, per il quale ha affermato che il governo deve parlare con una voce sola e rispettare i patti già sottoscritti.»
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca hanno commentato così l’esito dell’incontro avuto con il ministro per il Sud in Prefettura, nel corso del quale gli hanno rappresentato opportunità e difficoltà della Sardegna.
Giuseppe Provenzano – si legge in una nota della triplice sindacale – ha chiarito che spetta al suo ministero vigilare sull’attuazione del Patto per la Sardegna – che comprende anche gli accordi sulla metanizzazione – e, poiché gli accordi non si modificano senza il consenso dei contraenti, è indispensabile il dialogo fra Regione e Governo sulle sue modalità di attuazione o su eventuali modifiche. Ha detto, inoltre, di essere certo dell’attenzione al tema da parte del ministro Giuseppe Patuanelli, assumendosi il compito di rapportarsi a lui e all’intero Consiglio dei ministri affinché le eventuali migliorie al Piano siano discusse e concordate e non frutto di decisioni unilaterali.
«Bene anche gli impegni presi sulla necessità di riportare Eni a un tavolo sul riavvio della chimica verde a Porto Torres e sui complessivi investimenti in Sardegna – hanno aggiunto Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, citando anche il caso Ottana – e sui temi della continuità marittima e aerea, soprattutto in relazione a una interlocuzione con la Commissione europea affinché la disciplina della concorrenza non soverchi il diritto alla mobilità dei sardi.»
L’incontro si è concluso con la disponibilità del ministro ad incontrare nuovamente i sindacati per discutere di tutte le questioni aperte, tra cui il tema delle aree interne, delle infrastrutture materiali e sociali (scuola e sanità) e delle opere pubbliche, sulle quali ha garantito massima attenzione, in particolare sull’accelerazione dei bandi e dei relativi lavori di quelle incluse nel Patto.

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Il prefetto di Cagliari, Bruno Corda.

Una delegazione guidata dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca è stata ricevuta dal prefetto di Cagliari Bruno Corda per spiegare le ragioni della manifestazione unitaria organizzata stamattina dalle tre sigle.

Al prefetto i sindacati hanno chiesto di portare all’attenzione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte le istanze dei sardi sul tema energetico e sul piano di metanizzazione della Sardegna, unica regione d’Italia a non disporre della fonte riconosciuta dalla strategia europea, nazionale e regionale come strategica e indispensabile ad affrontare la fase di transizione e traguardare l’obiettivo della decarbonizzazione nei tempi più stretti.

I segretari generali hanno inoltre chiesto al prefetto l disponibilità a favorire un incontro delle rappresentanze sindacali ed istituzionali della Sardegna con il Presidente del Consiglio.
“L’obiettivo – si legge nel documento presentato al prefetto – è approfondire, in sede politica e tecnica, le migliori soluzioni condivise, prevedendo le dovute integrazioni al Piano nazionale Energia e Clima che dovrà passare al vaglio della Commissione europea entro dicembre, prima che vengano assunte unilateralmente decisioni dannose e, forse, irreparabili».

Cgil Cisl e Uil sono fortemente preoccupati per l’incertezza sulla realizzazione del piano di metanizzazione già approvato dal patto Stato-Regione nel 2016 e considerano dannose per l’interesse della Sardegna e  per gli stessi obiettivi ambientali previsti nel piano energetico regionale, le ipotesi alternative alle quali ha fatto riferimento lo stesso Presidente Conte nella recente visita in Sardegna.

«Un fatto da evidenziare – si legge ancora nel documento – è che l’ipotesi di un nuovo elettrodotto sottomarino di interconnessione dell’Isola con il resto del Paese nella direttrice Sud – dal costo stimato quasi triplo rispetto all’insieme delle infrastrutture per il gas e della dorsale metanifera e dai tempi di realizzazione persino più lunghi – necessiterebbe per il suo funzionamento, secondo il Pniec, proprio di una nuova capacità di generazione termoelettrica a gas di almeno 400 megawatt di potenza, si baserebbe, cioè, sulla disponibilità del metano in quantità tali da richiedere comunque, per questo suo utilizzo, idonee infrastrutture e reti di trasporto.»

E ancora: «L’idea di ricorrere all’impianto di soli depositi costieri di Gnl a servizio di reti locali isolate non soltanto non garantirebbe la soddisfazione dell’intero fabbisogno regionale, con la distribuzione del gas lasciata in balia dell’assai più impattante trasporto veicolare su gomma, ma impedirebbe anche il controllo pubblico della risorsa quanto alla sicurezza dell’infrastruttura, degli approvvigionamenti e alla regolazione del prezzo che, invece, la dorsale di  distribuzione e di interconnessione dei depositi costieri e dei rigassificatori assicurerebbe, collocandosi dentro la rete nazionale del gas».

I sindacati hanno quindi sottolineato che «l’intera Strategia energetica nazionale si fonda sull’utilizzo più intenso del metano quale vettore energetico di transizione, tant’è vero che è stata
autorizzata dal Governo un’ulteriore connessione con le grandi reti internazionali attraverso la Tap. Singolarmente, la Sardegna dovrebbe invece restare l’unica realtà a non giovarsene, per diventare, anzi, completamente dipendente da un approvvigionamento esterno soltanto elettrico, in virtù di una generazione a gas fatta altrove e, per di più, con maggior dispendio di emissioni climalteranti, dovuto alle tecnologie previste per la produzione di energia in centrali a gas a ciclo aperto».

Per tutte queste ragioni Cgil, Cisl e Uil chiedono che si proceda con il piano di metanizzazione così come già definito e sollecitano un confronto a livello nazionale annunciando sin da ora che sul tema energetico, che riguarda il futuro economico, produttivo e sociale della Sardegna, la mobilitazione proseguirà sino a che non si avranno le attese rassicurazioni.

In merito alla rete dorsale, Cgil Cisl e Uil hanno sottolineato che «resta essenziale sciogliere il nodo della cosiddetta perequazione, ovvero della ripartizione degli oneri connessi alle opere di infrastrutturazione della Sardegna, prevedendo che l’Isola sia associata a uno degli ambiti tariffari già formati dall’Arera e non, invece, assoggettata ad un ambito tariffario autonomo, sul quale sarebbero caricati integralmente i citati oneri».

Il prefetto di Cagliari, si è impegnato a portare all’attenzione del Governo i contenuti del documento unitario volto a favorire la convocazione del tavolo istituzionale chiesto dai sindacati.

La settimana scorsa il via libera del ministero dell’Ambiente alla realizzazione della dorsale Sud del metano aveva riacceso la fiducia tra i lavoratori che attendono da anni la soluzione delle vertenze Sider Alloys ed Eurallumina; oggi le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, nel corso della visita a Cagliari, sembrano rimettere tutto in discussione. “Attendiamo, a questo punto, risposte concrete e conseguenti all’attenzione mostrata nel colloquio, in particolare sui temi dell’insularità, della continuità territoriale, delle infrastrutture, degli svantaggi che caratterizzano il sistema produttivo, economico e sociale sardo – hanno detto i segretari Caterina Cocco e Samuele Piddiu (Cgil) Gavino Carta (Cisl), Francesca Ticca (Uil) aggiungendo che “siamo perplessi riguardo alle dichiarazioni rese alla stampa sul tema energetico, del metano e della dorsale perché, dopo il primo via libera del ministero alla realizzazione dell’infrastruttura, il presidente del Consiglio ha nuovamente parlato dell’elettrodotto che collegherebbe la Sardegna alla Sicilia: un progetto inutile, almeno tre volte più costoso, impossibile da realizzare in tempi rapidi e compatibili con i progetti e gli investimenti già in atto, che presuppone una nuova generazione energetica a gas ed è in contrasto con gli obiettivi di autosufficienza energetica della Sardegna”. Rispetto alla questione del carbone, è evidente che Cgil, Cisl e Uil considerano necessario “realizzare nei tempi più rapidi possibili il phase-out dal carbone ma compatibilmente con le esigenze del sistema produttivo ed energetico sardo che risente, almeno per il momento, dell’assenza del metano, l’unica fonte indispensabile a traguardare quell’obiettivo alle stesse condizioni del resto del Paese e d’Europa, che su questo, infatti fondano la propria strategia di uscita dal carbone”. L’auspicio dei sindacati è che queste contraddizioni siano presto chiarite e che sia confermato l’impegno a garantire ai sardi l’arrivo del metano e l’avvio della fase di transizione a parità di condizioni con il resto d’Italia e, quindi, attraverso la realizzazione dei rigassificatori e della dorsale, che sono essenziali alla strategia energetica e ambientale della Sardegna – decisamente più avanzata di quella nazionale – e garantiscono il controllo pubblico dell’infrastruttura e del prezzo della risorsa”. I sindacati hanno sottolineato che “di certo la frammentazione della distribuzione affidata a camion cisterna in giro per le strade renderebbero vana quella strategia”.

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Il presidente della Regione, Christian Solinas, e l’assessore regionale dell’Industria, Anita Pili, questa mattina hanno aperto ufficialmente il tavolo sui temi dell’energia e dell’industria: «Con questo primo appuntamento diamo il via ad un nuovo metodo di confronto con le parti sociali, lavorando insieme sui grandi temi che riguardano l’Isola. I tavoli verranno insediati tutti a Villa Devoto e poi proseguiranno negli Assessorati di rispettiva competenza».

«Da un lato dobbiamo affrontare una serie di emergenze e criticità, a cominciare da quelle del Sulcis, e dall’altro bisogna agganciarsi al dibattito che si sta sviluppando intorno alla metanizzazione con la realizzazione della dorsale in Sardegna – ha sottolineato il presidente Christian Solinas, davanti ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Sardegna, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Il nodo centrale è la tariffa del metano: non possiamo accettarne una differente dal resto del Paese, tanto meno Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) può imporla ai Sardi, facendo pesare due volte il costo dell’insularità.»

«E’ anche necessario – ha aggiunto Christian Solinas – dare vita ad un tavolo nazionale per avviare un ragionamento complessivo sull’industria metallurgica non ferrosa, composta da aziende fortemente energivore. Per essere competitivi col resto del mercato serve un intervento importante. Perciò, la questione energetica e la ripresa industriale in Sardegna devono essere affrontate in una vertenza unica e con un fronte unito davanti al Governo, che veda schierati fianco a fianco Regione, sindacati e industria. E’ anche indispensabile che l’iniziativa sia in capo alla Regione, così da poter convocare i tavoli che vedono la partecipazione dei Ministeri competenti.»

«Il 2025 è troppo vicino, abbiamo la necessità che i tempi del phase out dal carbone vengono allungati di qualche anno ha detto l’assessore Anita Pili -. Inoltre, dobbiamo garantire la metanizzazione dell’Isola con una tariffa competitiva, così da permettere alle nostre realtà industriali di proseguire la loro attività. Serve un fronte unito che risponda alle esigenze del nostri territori. Dal Governo nazionale ci aspettiamo risposte in tempi brevi su alcune questioni fondamentali per la ripresa dell’attività industriale.»

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La commissione Attività produttive ha affrontato in tre audizioni la vertenza dei lavoratori Aras e l’assessore del Lavoro e i Sindacati sulla situazione di Insar Spa.

Nella prima audizione la commissione presieduta da Piero Maieli (Psd’Az) ha ascoltato una ampia delegazione di rappresentanti sindacali ed autonomi sul problema riguardante il passaggio dei lavoratori Aras all’agenzia Laore.

Il mondo sindacale, che contiene al suo interno posizioni differenziate che anche nell’audizione sono state riproposte, ha espresso però apprezzamento per la sensibilità bipartisan manifestata concretamente in più occasioni dal Consiglio regionale, in particolare con legge 47/2018 approvata all’unanimità e frutto di un serrato confronto di merito col Governo nazionale ed i tre Ministeri interessati (Funzione pubblica, Sviluppo economico e Lavoro).

A fronte del largo consenso parlamentare che ha caratterizzato il dibattito e l’approvazione della legge 47, tuttavia, i sindacati hanno espresso preoccupazione per alcune difficoltà applicative e lamentato i ritardi nell’adozione di una delibera di Giunta necessaria per aprire la strada alla pubblicazione dei bandi di concorso. Sotto questo profilo, sono state poi rinnovate le critiche all’assessore dell’Agricoltura, ritenuta per certi aspetti responsabile degli stessi ritardi, motivati (strumentalmente, a giudizio dei sindacalisti) in parte dalla opportunità di una riflessione sulla riforma complessiva degli enti agricoli ed in parte dalla necessità di allineare le posizioni contrattuali dei dipendenti regionali del settore.

Nel dibattito hanno preso la parola i consiglieri regionali: Francesco Mura di Fdi, Michele Cossa dei Riformatori sardied Eugenio Lai di Leu.

La commissione si è poi occupata della complessa vicenda della Sices Srl di Porto Torres, ora in liquidazione, azienda metalmeccanica specializzata nella realizzazione di macchinari pesanti destinati in gran parte al mercato internazionale. Alla riunione ha partecipato l’assessore dell’Industria Anita Pili che ha riferito di recenti contatti con il liquidatore dai quali è emersa la possibilità di individuare nuovi acquirenti od investitori. Ancora non abbiamo aperto formalmente un tavolo di confronto, ha dichiarato l’assessore, «e ci prendiamo ancora qualche giorno in attesa di sviluppi più concreti; da parte nostra c’è comunque la volontà di esaminare tutte le opzioni possibili per consentire all’azienda di tornare sul mercato».

Sulla situazione della Sices si è soffermato poi il segretario provinciale della Fiom Cgil del Nord Sardegna Gavino Doppiu. Il sindacalista ha ripercorso sinteticamente la storia della società, che ha sempre puntato molto sul suo capitale umano in un clima di buone relazioni sindacali e con una forte vocazione all’export. La crisi, ha spiegato, è nata per ragioni prevalentemente finanziarie dovute alla difficoltà nei rapporti col mondo del credito. A suo giudizio, in definitiva, esistono le condizioni, anche di mercato, per consentire all’azienda di tornare alla ripresa produttiva.

Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri Stefano Tunis (Sardegna 20/20) e Gian Franco Satta (Progressisti).

«Nel quadro della riorganizzazione e del rafforzamento degli strumenti operativi pubblici che operano nelle politiche attive per il lavoro, la Giunta ha ritenuto opportuno emanare un atto di indirizzo per la messa in liquidazione di Insar Spa (della quale la Regione è azionista di maggioranza con il 55%), assicurando nello stesso tempo la prosecuzione delle attività, il coinvolgimento dei sindacati e la salvaguardia delle professionalità presenti nella società.»

Lo ha annunciato l’assessore del Lavoro Alessandra Zedda nel corso di una audizione davanti alla commissione Attività produttive presieduta da Piero Maieli, aggiungendo che da alcuni anni «Insar non svolge in modo positivo organico ed organico la sua missione aziendale di facilitare l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro anche attraverso una rete di relazioni con il sistema delle imprese».

Un capitolo a parte, ha proseguito Alessandra Zedda, riguarda i conti della società che «ha una storia recente di bilanci negativi fatta eccezione per l’ultimo che presenta un utile di esercizio positivo di 30.000 euro, una goccia nel deserto ed un motivo in più per vederci chiaro». Se poi, ha concluso l’esponente della Giunta, «si dovesse verificare che ci sono le condizioni per rimetterla sulla strada giusta non c’è niente che lo vieti».

La scelta del governo regionale è stata criticata dai rappresentanti dei sindacati, ascoltati successivamente dalla commissione. Il segretario della Cgil Michele Carrus, dopo aver lamentato di non aver potuto conoscere il contenuto della delibera della Giunta ha affermato che, «a fronte di errori gestionali oggetto di numerose iniziative dello stesso Consiglio regionale, il ruolo di Insar resta centrale nelle politiche attive del lavoro e non vorremmo che la messa in liquidazione nascondesse il tentativo di mettere le mani sui 46 milioni del piano Lavoras (messo a punto con il contributo delle parti sociali) e su altre consistenti risorse».

Per Roberto Demontis della Cisl «la delibera sembra prefigurare un trasferimento ad Aspal (la nuova Agenzia regionale del lavoro) delle attività di Insar ma si tratta di soggetti diversi con competenze non sovrapponibili, ferma restando la necessità di valutare anche il ruolo di Anpal (l’Agenzia nazionale) che ha propri uffici in Sardegna».

Riversare tutte le attività su Aspal sarebbe sbagliato che secondo la segretaria regionale della Uil Francesca Ticca, «perché verrebbe meno l’attenzione sulla specificità del mondo del lavoro regionale accrescendo la preoccupazione sulle modalità di gestione di crisi economiche ed occupazionali complesse purtroppo molto diffuse in Sardegna».

A nome del sindacato Sindirigenti, anche Giuseppe Matolo ha espresso perplessità, ricordando che «la scelta dell’azionista è legittima ma non appare necessaria e va spiegata, senza dimenticare che Insar è stata costituita a suo tempo con una legge regionale che non può essere modificata da una delibera di Giunta».

Nel dibattito, hanno preso la parola i consiglieri regionali Desirè Manca (M5S), Gianluigi Piano del Pd e Gian Franco Satta dei Progressisti.