23 June, 2021
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«Il ritardo dei mesi scorsi nell’organizzazione dei presidi Covid-19 per far fronte all’emergenza non sia causa di scelte che, anziché aiutare ad alleviare lo stress degli ospedali cagliaritani, potrebbero aumentare le difficoltà. Il presidente della Regione ha annunciato ieri l’apertura di nuovi reparti anti-Covid in città. Da mesi, già al termine della prima ondata, lo chiedevamo come opposizioni in Consiglio regionale e da mesi lo chiedevano sindacati, associazioni, medici e personale sanitario, cittadini che nelle ultime settimane hanno dovuto affrontare quelli che lo stesso presidente ha definito, in modo banale, come dei semplici “disagi”: file di ambulanze interminabili fuori dai pronto soccorso con pazienti a bordo, ore in attesa di un posto letto e di un ricovero, medici costretti a intervenire nei piazzali delle strutture, volontari del soccorso abbandonati a se stessi.»
Lo scrivono, in una nota, i consiglieri regionali del gruppo dei Progressisti, Francesco Agus, Laura Caddeo, Diego Loi, Maria Laura Orrù, Antonio Piu, Gianfranco Satta, Franco Stara e Massimo Zedda.

«La scelta, che dovrebbe essere ufficializzata oggi con una delibera di Giunta, sembra essere indirizzata verso il Binaghi che ospita attualmente il Centro regionale Trapianti, il Centro sclerosi multipla, un reparto di genetica medica ed uno di Pneumologia territoriale: una struttura dove non si riscontrano focolai di contagio, che offre assistenza a centinaia di pazienti per le loro terapie ordinarie aggiungono i consiglieri regionali Progressisti -. Il presidente e la Giunta valutino la possibilità di individuare strutture e spazi da destinare ai posti destinati ai ricoveri ordinari e alla terapia intensiva per i pazienti positivi al Covid, alleggerendo il Brotzu, il Policlinico ed il Marino che potranno riprendere anche le attività ordinarie per i pazienti non covid. Questa valutazione deve tener conto della compatibilità delle strutture, in modo tale da non determinare il blocco delle cure ordinarie e garantire la sicurezza dei pazienti.»

«Ricordiamo che nel mese di marzo, quando fu valutata in commissione Sanità la possibilità di destinare alla cura dei pazienti Covid altri presidi cittadini alternativi al Santissima Trinità, l’ospedale Binaghi, così come il Marino, non fu considerato idoneo per via dell’impossibilità di differenziare i percorsi dei pazienti positivi con quelli in cura per altre patologie. Per altri pazienti positivi che non possono rimanere nelle loro abitazioni o che potrebbero essere dimessi, ma non hanno un luogo dove poter trascorrere il periodo di malattia in sicurezza per se stessi e per gli altri, vengano attivate le convenzioni annunciate per strutture ricettive che possano accogliere i malati liberando posti letto negli ospedaliconcludono i consiglieri regionali Progressisti -. Probabilmente il Binaghi potrebbe svolgere una funzione di supporto per alleggerire le altre strutture circa l’attività ordinaria.»

 

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I gruppi di minoranza in Consiglio regionale, hanno presentato oggi al presidente Michele Pais la richiesta di convocazione straordinaria ed urgente dell’assemblea per discutere e approfondire i temi relativi alla riapertura a settembre delle scuole sarde.

La consigliera Laura Caddeo (Gruppo progressisti), componente della commissione competente, evidenzia come restino “da chiarire anche le disposizioni in materia di test sierologici ai quali potrebbe sottoporsi il personale scolastico e dei quali i medici di base non hanno ancora nessuna notizia”.

Sono numerose le risposte che l’opposizione si aspetta di ricevere dalla Giunta regionale ed in particolare dagli assessori dell’istruzione, della Salute e dei Trasporti, a garanzia degli studenti, delle famiglie e di tutti lavoratori della scuola.

 

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Il Consiglio regionale ha proseguito l’esame della riforma sanitaria (articolo 3) ed approvato un ordine del giorno sulla possibile apertura delle discoteche e dei locali da ballo.

Nella discussione generale dell’articolo 3 sono intervenuti: Francesco Agus (Progressisti) che ha parlato di rischio di frammentazione e di possibilità per ogni Asl di comportarsi come una Repubblica indipendente. «Ancora una voltaha detto –  presi dalle riforme si rischia di trascurare le emergenze»; Cesare Moriconi (Pd) che ha affermato di non avere nessun pregiudizio rispetto a questa iniziativa legislativa della maggioranza, ma che con questa legge di riforma si sta ripristinando un sistema che in passato non ha funzionato. La soppressione dell’articolo 3 potrebbe migliorare la legge. Massimo Zedda (Progressisti) ha ricordato che in Sardegna l’aspettativa di vita è di 82,5 anni. La nostra isola è seconda nel mondo  solo al Giappone dove l’aspettativa di vita è di 83 anni. Quindi questo vuol dire che si dovrebbe  programmare il nostro sistema sanitario in base a queste specificità. Nulla di tutto questo è contenuto in questa riforma che si basa solo su  criteri tecnico amministrativi e non in base alle esigenze reali della popolazione. Per Antonio  Piu (Progressisti) questa riforma non crea nessuna novità rispetto al passato: l’Ares ha le stesse finalità e la stessa base di lavoro dell’ATS. Per Antonio Piu, inoltre, non si può pretendere che una riorganizzazione come questa parta dal 1 gennaio 2021. Perché ancora oggi stiamo vivendo il periodo di transizione della riforma precedente del 2016.  Piero Comandini (Pd) ha detto che l’ articolo 3 è uno degli articoli principali della riforma. «Qual è la necessità – ha chiestodi sopprimere l’Ats e istituire l’Ares, se hanno le stesse funzioni? La nostra riforma era stata varata dopo una larga compartecipazione nella  quale i cittadini erano stati chiamati ad esprimersi. Invece questa riforma è frettolosa ed è accecata da una furia elettorale. Per il vicepresidente del Consiglio regionale quello che manca è l’analisi tecnico- finanziaria- politica-economica sull’ATS. Solo sulla base di tale analisi si poteva capire quali sono state le gravi carenze per cui l’Ats viene cancellata ed introdotta l’Ares che è una sua fotocopia. Inoltre, in questa riforma viene esautorato il ruolo del Consiglio regionale e si accentra tutto nelle mani dell’assessorato alla sanità.»

Sugli emendamenti 75, 146 e 569, soppressivi totali dell’articolo 3, sono intervenuti i consiglieri: Laura Caddeo (Progressisti), Michele Ciusa (M5S), Francesco Agus (Progressisti), Massimo Zedda (Progressisti), Maria Laura Orrù  (Progressisti),  Gianfranco Ganau (PD), Piero Comandini (PD), Salvatore Corrias (Pd), Diego Loi (Progressisti), Cesare Moriconi (PD), Rossella Pinna (Pd), Desirè Manca (M5S), Valter Piscedda (PD), Giuseppe Meloni (Pd). I consiglieri dell’opposizione hanno lamentato la mancanza di dialogo con la maggioranza.

Ha preso allora  la parola il presidente della commissione sanità Domenico Gallus che, rispondendo alle accuse che questa riforma non era frutto di concertazione, ha ricordato che la commissione ha fatto il giro di tutti gli ospedali per capire che cosa non andava nella sanità sarda. «Da ogni parteha detto Domenico Gallusci hanno chiesto di togliere l’ATS e di rimettere le unità sanitarie locali» Ha ribattuto Giuseppe Meloni (Pd) che ha affermato  che nei territori non hanno chiesto l’istituzione delle otto Asl ma una sanità più vicina al cittadino. E’ poi intervenuto Giorgio Oppi (Udc-Cambiamo!) che ha ribadito che l’Ats non ha funzionato e che i poltronifici li ha inventati l’opposizione che continua a gestire la sanità. Molto critico anche Pierluigi Saiu (Lega) che ha detto che l’opposizione quando era al governo ha creato l’Ats che ha distrutto la sanità sarda.

Gli emendamenti 75, 146 e 569 sono stati bocciati.

Sugli emendamenti 185 e 571 (soppressivi del comma 1 dell’articolo 3) sono intervenuti, per dichiarazione di voto: Massimo Zedda (Progressisti); Laura Caddeo (Progressisti);  Gianfranco Ganau (Pd); Francesco Agus (Progressisti); Valter Piscedda (PD); Rossella Pinna (Pd); Desirè Manca (M5S) che ha detto che non c’è nessun tentativo di rallentare la riforma sanitaria. Noi non siamo quelli del “no a prescindere”. Nel progetto di 5 stelle si evince la nostra azione propositiva. I 5 stelle vogliono l’istituzione di 4 Asl indipendenti e autonome; Michele Ciusa (M5S); Piero Comandini (Pd) che  ha affermato di non rinnegare la precedente riforma sanitaria. E’ stata una scelta intelligente e necessaria che ha permesso alla Sardegna di non essere commissariata.

Gli emendamenti 185 e 571 sono stati bocciati.

Sugli emendamenti 186 e 572, soppressivi del comma 2 dell’articolo 3, sono intervenuti: Massimo Zedda (Progressisti); Valter Piscedda (Pd) che ha detto che è umiliante per il Consiglio perdere una delle ultime potestà rimaste. La sede dell’Ares, infatti, secondo l’articolo 3 è individuata con deliberazione della Giunta. Antonello Peru (Udc Cambiamo!) che ha detto alla opposizione di non aver letto bene l’articolo 3 sulle funzioni di Ares. L’ATS svolge le sue funzioni sanitarie attraverso i presidi, l’Ares svolge esclusivamente funzioni amministrative, non sanitarie. C’è una differenza sostanziale. Piero Comandini (Pd) ha ribadito che con questa riforma c’è un ritorno al passato. La sanità deve essere garantita a tutti. Daniele Secondo Cocco (Leu) ha affermato di essere poco interessato alla sede dell’Ares ma vuole sapere se la sanità sarà garantita a tutti in maniera uguale. Per Francesco Agus, (Progressisti) il tema della sede è marginale. Per Roberto Deriu (Leu) è necessario che la maggioranza si confronti. In questo modo non si va da nessuna parte. Sono sbagliate sia l’Ats che l’Ares. Anche a Rossella Pinna (Pd) l’argomento dell’ubicazione della sede dell’Ares è poco appassionante. Giuseppe Meloni (Pd) ha chiesto perché questa maggioranza non abroga direttamente  la riforma del 2016. Stefano Tunis (misto) ha detto che questa riforma è il rimedio alla vecchia riforma. L’elemento che contraddistingue questa controriforma è che la politica torna a gestire la sanità e che questa maggioranza sta operando secondo studi scientifici e sulla base di dati. Per Maria Laura Orrù (Progressisti) è allucinante che in questa aula si guardi solo al passato e che non si continui a dare risposte alle persone che soffrono.

Gli emendamenti 186 e 572 sono stati bocciati.

Sugli emendamenti 187 e 573, soppressivi del comma 3 dell’articolo 3, sono intervenuti: Massimo Zedda (Progressisti); Francesco Agus (Progressisti) che ha ribadito che intervenire in questo periodo sulla sanità è un errore epocale. Desirè Manca (M5S) che ha ricordato che oggi in Sardegna si sono registrati 20 nuovi casi di Covid. Valter Piscedda (Pd) che ha detto che sarebbe utile confrontarsi sul merito. Per Piero Comandini (Pd) è il momento sbagliato per intervenire sulla sanità; mentre Giorgio Oppi (Udc cambiamo!) ha accusato  l’opposizione di non avere nessuna proposta alternativa. Sono intervenuti ancora Michele Ciusa (M5S), Laura Caddeo (Progressisti), Domenico Gallus (Udc Cambiamo!).

Gli emendamenti 187 e 573 sono stati bocciati.

Sull’emendamento 16, che  prevede di eliminare le parole “l’Areus” nel comma 3 dell’articolo 3, è intervenuto Massimo Zedda (Progressisti). L’emendamento 16 è stato bocciato.

Sull’emendamento 191, soppressivo della lettera a) del comma 3 dell’articolo 3, è intervenuto Massimo Zedda (Progressisti) . Durante l’intervento si è acceso un dibattito tra Massimo Zedda e Michele Ennas (Lega). Sono state usate espressioni inappropriate ed il presidente Michele Pais ha chiesto a Massimo Zedda di chiedere scusa al collega della Lega. Non avendolo fatto, Massimo Zedda è stato allontanato dall’aula ed i lavori sono stati sospesi.

I lavori sono rimasti sospesi per circa un’ora. Alla ripresa dei lavori il presidente Michele Pais ha auspicato che simili comportamenti non si ripetano mai più e ha chiesto al consigliere Massimo Zedda di riprendere il suo posto in aula.

Massimo Zedda si è detto dispiaciuto per quanto accaduto e ha detto che aveva solo risposto ad una provocazione.

Michele Ennas (Lega) ha affermato che gli insulti chiamano altri insulti e che aveva fatto l’errore di intervenire mentre il consigliere Massimo Zedda parlava.

In chiusura di seduta è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Franco Mula) che impegna la Giunta regionale, sentito il comitato scientifico, a valutare l’opportunità di adottare atti idonei a rendere possibile l’apertura di discoteche e locali da ballo, nel rispetto, qualora fosse possibile, di norme che garantiscano la sicurezza ed il distanziamento.

I lavori sono stati interrotti. Il Consiglio si riunirà domani alle 10.00.

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Sarà scontro aperto con la maggioranza anche sul Dl 162 della Giunta regionale che prevede azioni si sostegno a imprese e lavoratori colpiti dall’emergenza Coronavirus.
Ad annunciarlo questa mattina, in una conferenza stampa, sono stati i gruppi di opposizione del Partito Democratico, Progressisti, Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali Sardigna.
«Il ritardo con il quale si procede per gli aiuti al sistema economico sardo – ha sottolineato Gianfranco Ganau, capogruppo del PDsono tutti della Giunta e della sua maggioranza, basta considerare che le opposizioni hanno rinunciato anche ai dieci giorni regolamentari per la relazione di minoranza, e lunedì, dopo aver favorito un iter veloce nelle commissioni, saremo in Aula con una serie di proposte migliorative per tentare di dare ai sardi le risposte che attendono da mesi.»
«L’esecutivo regionaleha aggiunto Desirè Manca, capogruppo del M5S ha impiegato 132 giorni per portare in Aula il testo che punta ad aiutare l’economia dell’Isola per fronteggiare la crisi da Covid, ma piuttosto che concentrarsi sulle emergenze, non ha mancato di inserire norme e aiuti che niente c’entrano con le difficoltà e i drammi provocati dalla pandemia.»
«Il centrodestra ha rimarcato Eugenio Lai, capogruppo di LeU Sardigna cerca di scaricare sulle minoranze le responsabilità e i ritardi che gli appartengono, per provare a nascondere le divisioni interne e le spaccature tra e nei partiti che la compongono».
Calendario alla mano, Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti, afferma: «Il Dl 162 è stato approvato dalla giunta lo scorso 17 aprile ma è stato trasmesso al Consiglio soltanto un mese fa, con una formulazione irricevibile per la stessa maggioranza che, infatti, l’ha riscritto in commissione».
Nel mirino di centrosinistra e pentastellati finisce l’ipotesi di un click day per catturare gli aiuti, la scarsa efficacia e la poca tempestività della maggior parte delle misure proposte e in particolare, gli stanziamenti per i proprietari dei cavalli (450 euro a puledro), i fondi per gli indigenti destinati però alle imprese di trasformazione del latte (5 milioni) e la scarsità di risorse per la Cultura, gli operatori culturali e dello spettacolo.
Alcune di queste, sostengono Piero Comandini (Pd), Roberto Li Gioi (M5S) e Laura Caddeo (Progressisti), possono essere condivise ma sono «pochi 65 milioni per il fondo “resisto” ed è impensabile stanziare un solo milione per il sociale e la cultura. Troppe le risorse sottratte a Lavoras»
«La verità – ha concluso Massimo Zedda, dei Progressisti – è che giunta e maggioranza dimostrano di non avere la percezione della profondità della crisi che attraversa la Sardegna, mentre a noi è facile comprendere che l’intero sistema rischia di andare per aria, con la fine del blocco dei licenziamenti, con il Pil regionale precipitato a meno 12 per cento e un crollo del turismo quantificato nell’80 per cento in meno delle presenze.»
Antonio Caria

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Il gruppo dei Progressisti protesta e sprona la Giunta regionale e l’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di Cagliari affinché si proceda con l’annullamento e la rettifica di quanto determinato dagli uffici in riferimento all’erogazione di pasti da asporto per gli studenti.
«Il pasto erogato agli studenti dell’Ateneo cagliaritano, composto da pane e salame, va contro ogni principio di sana alimentazione e risulta essere lesivo dei diritti degli studenti e contrario ai principi di buona amministrazione.
Temiamo che con il pretesto delle norme di prevenzione Covid si stia semplicemente attuando una politica di risparmio sulla pelle degli studenti», sottolinea la consigliera regionale del gruppo Progressisti Laura Caddeo.

I Progressisti evidenziano come «tale pasto non tenga in minimo conto le esigenze di tutti gli studenti (intolleranze, allergie o scelte culturali e religiose) impedendo di fatto che una larga fetta di giovani possa mangiare».

In considerazione anche di quelle che definiscono le «cervellotiche metodologie di prenotazione dei pasti», i consiglieri regionali dei Progressisti chiedono «un intervento immediato del presidente della Regione perché tale disservizio venga a cessare immediatamente e si ripristini al più presto un servizio mensa degno di questo nome».

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La commissione Sanità, presieduta da Domenico Gallus (Udc-Cambiamo) ha sentito in audizione i componenti del Comitato scientifico della Regione sull’emergenza Coronavirus ed i responsabili delle Assl della Sardegna centro-settentrionale sulla riforma del sistema sanitario.

Il Comitato scientifico (hanno preso la parola i professori Cucca, Cappuccinelli e Sotgiu, in sostituzione di Vella) ha fornito alla commissione una analisi sullo stato dell’epidemia Covid, che in Sardegna ha avuto una capacità di penetrazione circoscritta (attorno al 3% rispetto al 20% della Lombardia), dato che ha amplificato gli effetti positivi delle misure di lockdown e di protezione individuale ed ha consentito nel tempo di trattare i pazienti con più efficacia. Tuttavia, hanno sostenuto gli esperti, la scarsa conoscenza del virus non consente di affermare che alcune misure offrono uno “scudo totale” e nemmeno che certi strumenti diagnostici siano in grado più di altri di identificare gli individui contagiati che non presentano sintomi. Alcuni accertamenti, comunque, possono essere utili come “filtro”. Con un semplice test, ad esempio, sim sarebbe potuto evitare il recente contagio del cittadino emiliano arrivato nell’Isola per lavoro.

La situazione, in altre parole, è ancora eterogenea e fluida, per cui il virus potrebbe restare nella popolazione umana, sia pure con effetti diversi, fino a che non si troverà il vaccino.

Due approfondimenti specifici (richiesti rispettivamente dai consiglieri dei Progressisti Massimo Zedda e Laura Caddeo) sono stati riservati alle “app” ed alla situazione dei bambini. Sulle app, nazionale e regionale, gli esperti hanno chiarito che non fanno le stesse cose e sarebbe quindi meglio utilizzarle entrambe. I bambini, in secondo luogo, non possono essere considerati totalmente immuni ma avendo meno recettori localizzati in organi diversi da quelli vitali come i polmoni, in caso di contagio fanno registrare conseguenze molto meno gravi.

Nel dibattito hanno preso la parola i consiglieri regionali Nico Mundula (Fdi), Francesco Agus, Massimo Zedda e Laura Caddeo (Progressisti), Annalisa Mele (Lega).

Nella seconda parte della seduta, i vertici della Assl di Carbonia, Sassari, Olbia, Lanusei, Nuoro, Sanluri, Oristano ed Iglesias hanno fornito alla commissione la loro “lettura” delle proposte di riforma del sistema sanitario regionale. L’opinione comune è quella di una valutazione positiva dell’impianto legislativo, soprattutto, per quanto riguarda la scelta di fondo di collocare i presidi di salute pubblica nei territori lasciando alle grandi strutture ospedaliere la cura dei pazienti “acuti”. Una scelta che trova fondamento sia nella recente analisi della Corte dei Conti sul sistema sanitario nazionale che nella stessa esperienza maturata nella gestione dell’epidemia Covid-19.

I manager hanno però espresso alcune riserve sulla attuale configurazione dell’Ares, che a loro avviso, non si discosterebbe in modo significativo dalla precedente esperienza dell’Ats. Da questo punto di vista ha ottenuto una ampia condivisione la proposta di un “Comitato dei direttori generali” al quale dovrebbe essere assegnata la funzione di coordinare la programmazione centrale con le esigenze delle realtà periferiche.

  

 

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Opposizione all’attacco dopo l’ennesimo rinvio dei lavori della Commissione “Lavoro e Cultura” del Consiglio regionale. Ieri, il parlamentino guidato da Alfonso Marras (Riformatori sardi) aveva in programma una serie di audizioni con i sindacati confederali e dirigenti scolastici sulle problematiche della cassa integrazione in deroga e sull’impatto dell’emergenza Covid-19 sul sistema dell’istruzione. La seduta, prima aggiornata per tre volte a causa della mancanza del numero legale, è stata rinviata a data da destinarsi.

«Quanto accaduto ieri è gravissimo ha detto il capogruppo del Movimento 5 Stelle Desirè Manca il comportamento della maggioranza è inammissibile e denota una totale mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini sardi. L’assenza del centrodestra in commissione ha impedito di affrontare temi importanti come la cassa integrazione in deroga e l’emergenza scuola.»

«Sindacati e dirigenti scolastici hanno subito un sonoro schiaffo istituzionaleha aggiunto il consigliere del Pd Piero Comandini la cosa più grave è che nessuno della maggioranza abbia ritenuto opportuno scusarsi con i rappresentanti di sindacati e scuola chiamati in audizione e lasciati ad aspettare nei corridoi del Consiglio. Questo dimostra quale sia l’attenzione del centrodestra sui temi del lavoro e dell’istruzione. Credo che a questo punto sia necessario un intervento autorevole del Presidente del Consiglio con un richiamo ufficiale ai componenti di maggioranza della Seconda Commissione.»

«Finora siamo stati noi della minoranza a garantire il numero legaleha rimarcato il consigliere di Italia Viva Francesco Stara ritengo urgente una presa di posizione forte anche da parte del presidente della Commissione Alfonso Marras, persona che ha la nostra stima, per assicurare il regolare svolgimento dei lavori.»

Laura Caddeo (Progressisti) ha invece un’altra idea: «Credo che dietro l’atteggiamento della maggioranza ci sia una precisa strategia politica: con le assenze in Commissione, il centrodestra vuole evitare di scoperchiare la pentola delle inefficienze e dell’inadeguatezza delle risposte all’emergenza lavoro e alle difficoltà del sistema scolastico. Su quest’ultimo punto abbiamo chiesto a più riprese di indicare un percorso a tutela degli studenti e del personale docente. Se non si fa nulla, a settembre non saremo in grado di garantire il regolare svolgimento delle lezioni. La crisi ha amplificato le disparità tra i ragazzi e innalzato il rischio di una crescita della dispersione scolastica».

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I tirocini non si configurano come rapporti di lavoro e le Regioni sono intervenute per sospenderli nel rispetto dei vari D.P.C.M.

«È necessario mobilitarsi subito per tutelare i tirocinanti, categoria fondamentale per la nostra collettività e importante risorsa per il futuro della nostra economia e della nostra regionedichiara Maria Laura Orrù -. Non dimentichiamo che i tirocinanti rappresentano una larga fetta di popolazione e sono molto importanti per il funzionamento delle aziende pubbliche e private.»

«Siamo convinti che nessuno debba restare indietro e che le categorie più fragili e meno tutelate meritino la massima attenzione da parte delle istituzioni», aggiunge Laura Caddeo.

I Progressisti hanno presentato una mozione nella quale chiedono al presidente della Regione, Christian Solinas, e all’assessore del Lavoro Alessandra Zedda, di investire risorse economiche per dare un supporto concreto ai tirocinanti.

«Chiediamo al presidente Christian Solinas quando intenda riprendere i tirocini sospesi, nel rispetto delle misure organizzative di prevenzione e di protezione individuale. È importantissimo sostenere i tirocinanti in questo momento di grande difficoltà, non possiamo permetterci di abbandonare la forza lavoro del futuro», conclude Maria Laura Orrù.

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Lo scorso 26 marzo la Giunta regionale ha pubblicato una delibera sul funzionamento dei Centri antiviolenza e delle Case di accoglienza durante l’emergenza Covid-19. Il documento stabilisce che gli accessi nei Centri antiviolenza dovranno essere contingentati, consentendo lo svolgimento di consulenze in sede solo nei casi di estrema urgenza, mentre le attività in loco delle sedi operative e degli sportelli dei Centri antiviolenza sono sospese.

Su questo tema è stata presentata oggi una mozione firmata dalle consigliere e dai consiglieri del gruppo dei Progressisti.

«È fondamentale che tutti gli sportelli d’ascolto e le sedi operative rimangano aperti, riorganizzando le loro attività nel rispetto degli standard sanitari necessari – scrivono i Progressisti – questa delibera è lacunosa e dannosa per la sicurezza delle donne vittime di violenza domestica, costrette, in queste settimane, ad una convivenza forzata con i loro aguzzini».

Come riferito dagli stessi Centri antiviolenza, nelle prime due settimane di marzo, le chiamate arrivate al numero verde 1522 sono diminuite di circa il 50%.

«Il dato è allarmante ed è evidente che le donne fatichino a inviare un messaggio di aiuto dalle loro abitazioni – dichiara Maria Laura Orrù, prima firmataria. – Esiste poi la delicatissima questione delle autocertificazioni. Le donne che riescono a uscire di casa, per chiedere aiuto, devono dichiarare il luogo in cui stanno andando e il motivo per cui si stanno allontanando dalla loro abitazione. Come possiamo pretendere da loro una cosa del genere? Non tutte lo vogliono fare, per paura di essere scoperte dal loro maltrattante o per timore che l’agente che effettua il controllo le possa conoscere, soprattutto nei piccoli comuni

Conclude Laura Caddeo, consigliera dei Progressisti: «Temiamo fortemente che siano molte le donne che, in questo momento di forzato isolamento, vivono in un clima di paura per se stesse e per i propri figli, spesso minori, per i quali la violenza assistita comporterà danni psicologici gravi e spesso insanabili».

I Progressisti chiedono chiarezza al presidente Christian Solinas ed alla commissione regionale per le Pari opportunità, su una posizione che è difforme e più restrittiva rispetto alla normativa nazionale.

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Si allarga il fronte dei sostenitori della nomina di un commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus.

«Proponiamo la nomina di un Commissario  che affianchi la Regione in questa fase, una persona d’esperienza che sia in grado di colmare le lacune organizzative e operative emerse sino ad ora. Tanti altri Presidenti di Regione hanno sentito il bisogno di essere affiancati da persone esperte e competenti. In Sardegna questo non è avvenuto, ed è sotto gli occhi di tutti l’inadeguatezza del Presidente e delle persone da lui nominate che avrebbero dovuto gestire l’attuazione delle misure di contenimento del contagio.»

A sostenere questa richiesta sono oggi, in un fronte compatto, 15 consiglieri di 3 gruppi di minoranza in Consiglio regionale:

 – Progressisti (Francesco Agus – Laura Caddeo – Diego Loi – Maria Laura Orrù – Antonio Piu – Gian Franco Satta – Franco Stara (Italia Viva) – Massimo Zedda);

 – Movimento 5 Stelle (Desirè Manca – Michele Ciusa – Carla Cuccu – Roberto Li Gioi – Alessandro Solinas)

 – LeU (Daniele Cocco – Eugenio Lai)

«La Sardegna si appresta a entrare nella quarta settimana dall’inizio dell’emergenza – aggiungono i proponenti -. Il nostro ringraziamento va al personale sanitario che ogni giorno opera con dedizione e serietà all’interno degli ospedali della Sardegna, in un contesto in cui la disorganizzazione e l’assenza dei dispositivi di protezione denunciata anche da sindacati e ordine dei medici ha reso le strutture di cura il principale luogo di contagio dell’Isola. Allo stesso modo ringraziamo i Sindaci dei comuni della Sardegna per il loro impagabile lavoro svolto al servizio delle comunità. Un ruolo portato avanti però senza gli strumenti necessari e senza collaborazione e coinvolgimento da parte della Regione. Ringraziamo poi tutti i sardi. Per la serietà con cui stanno affrontando il momento drammatico e per la rapidità con cui sono stati in grado di mutare le abitudini consolidate della vita di tutti i giorni. Su troppi temi cruciali emergono differenze sostanziali tra la verità raccontata dalla Giunta regionale e quella vissuta all’interno degli ospedali e nei territori. La distribuzione dei dispositivi di protezione individuale, l’andamento delle analisi sui tamponi, le misure di protezione civile e persino il numero quotidiano dei contagiati appare gestito in maniera poco trasparente. Tutto questo è figlio di una disorganizzazione che ormai nessuno può più mettere in dubbio.»

«La Sardegna ha condizioni geografiche e demografiche tali da poter uscire dall’emergenza prima del resto del Paese ma serve un immediato cambio di passo.

Sollecitiamo:

  1. la costituzione di un’unità di crisi multidisciplinare, composta da persone con competenze sanitarie (con la partecipazione di epidemiologi e virologi) e con esperienze organizzative, che svolga funzioni di collegamento con la rete nazionale e internazionale impegnata nella gestione dell’epidemia.
  2. Una gestione seria del materiale disponibile e delle forniture dei dispositivi di protezione individuale e la messa in sicurezza dei presidi sanitari e degli operatori.
  3. la verifica puntuale e imparziale dei dati sulla diffusione del virus, in stretta collaborazione con i medici di famiglia e ospedalieri, la rete del 118, prefetti, forze dell’ordine e i sindaci.
  4. il coinvolgimento della Commissione sanità del Consiglio regionale, che ha il dovere e il diritto di ascoltare tutti, ma, soprattutto, di dare risposte agli operatori sanitari sul campo.
  5. La creazione di un ulteriore gruppo di lavoro, composto dai rappresentanti dei settori produttivi, sindacali e delle forze politiche, per coordinare le azioni, volte all’intervento economico per la salvaguardia dei luoghi e dei posti di lavoro, collegando queste azioni a quelle messe in atto dal governo.
  6. la sostituzione dell’assessore della Sanità con una figura all’altezza della responsabilità e della fase emergenziale.»