16 September, 2021
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Una nuova richiesta di incontro è stata inoltrata dalle segreterie FP CGIL del Sud Sardegna e CISL FP del Sulcis Iglesiente, all’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, e al direttore generale dello stesso assessorato regionale della Sanità Marcello Tidore (e, per conoscenza, al commissario Straordinario A.T.S. Massimo Temussi, al sindaco del comune di Fluminimaggiore Marco Corrias e al direttore della A.S.S.L. Carbonia, Gianfranco Casu), sulla vertenza della Casa Famiglia Il Girasole di Fluminimaggiore.

«Manifestiamo forte preoccupazione per la situazione di stallo in cui è precipitata la vertenzascrivono Giovanni Zedde e Roberto Fallo -. Ad oggi, a quasi tre anni dalla chiusura momentanea della struttura, ancora non si intravede una soluzione che faccia si che l’importante servizio, residenziale e semiresidenziale, di assistenza riabilitativa psichiatrica nel comune di Fluminimaggiore possa finalmente riaprire. Si ricorda che gli ex lavoratori della struttura di cui sopra sono in presidio permanente davanti alla struttura dal 21 gennaio scorso e aspettano la pubblicazione del bando per l’affidamento del servizio e che, al nostro pari, sono stanchi degli incessanti rinvii e dei continui rimpalli di responsabilità tra Assessorato e ATS atti a giustificare queste lungaggini. Tutto ciò premessoconcludono Giovanni Zedde e Roberto Fallosiamo a chiedere la convocazione di incontro urgente che veda anche la partecipazione di ATS, il tutto finalizzato a rimuovere in modo definitivo gli eventuali ostacoli che sono ancora presenti sul percorso di riapertura della Casa Famiglia il Girasole.»

I rappresentanti Primo Soccorso – Sardegna e Soccorso di Emergenza 118 – Sardegna, hanno scritto una lettera appello al presidente della Regione, Christian Solinas e all’assessore della Sanità, Mario Nieddu, sulla situazione di emergenza nei Pronto Soccorso della Sardegna.
«La situazione negli ospedali, in particolare del Cagliaritano e nell’intero Sud Sardegna, sta diventando sempre più esplosiva, nel disinteresse generalescrivono i delegati delle Associazioni “Libere” afferenti alla C.O. di Sassari, Marco Dente e alla C.O. di Cagliari, Pier Paolo Emmolo; “ANPAS”, Lucia Coi; “Misericordie”, Giovanni Mura; Cooperative Sociali afferenti alla C.O. di Sassari, Francesco Ladinetti, ed alla C.O. di Cagliari, Marco Usai –. Le ambulanze sostano per tantissime ore, davanti ai pronto soccorso, sotto il sole, senza nessun tipo di assistenza, senza l’opportunità di utilizzare servizi igienici. Condizioni disumane per pazienti e operatori. La Protezione Civile, invitata anche da noi ad intervenire, non appare che abbia intenzione, o sia nelle condizioni, di affrontare il problema.»
«L’Areus, più volte chiamata in causa, pur essendosi manifestata disponibile a sostenere le nostre richieste, appare impotente e continua a subire i disservizi che vengono causati dall’assenza del sistema di soccorso in intere aree territorialiaggiungono -. L’ATS, non sembra si renda conto della gravità del problema, non abbozza soluzioni e lascia campo libero anche a infermieri e/o medici che, nei Pronto Soccorso, inventano procedure o soluzioni estemporanee, che alimentano la confusione e la rabbia degli operatori e dei pazienti. Le forze politiche regionali, a suo tempo coinvolte e informate, hanno dichiarato un generico impegno “ad affrontare la situazione”, senza, però, che nulla cambiasse. Alcune dichiarazioni in cui si afferma che “la situazione è sotto controllo”, sortiscono il solo effetto di rendere più nervosi tutti gli operatori che, così, si rendono conto che nulla si vuol fare. Nel frattempo, i pazienti, comprensibilmente esagitati dopo attese lunghissime ed estenuanti, scaricano la loro tensione sui nostri operatori, costretti ad un’attività di assistenza, non prevista nel loro ruolo, ma propria del personale del Pronto Soccorso, con una funzione consona solo a tamponare le gravi carenze del sistema sanitario regionale.»
«A loro volta, alcuni degli stessi operatori, necessitano di cure dovute alle disumane condizioni sostenute nell’attesa. Non si può andare avanti così. Chiediamo un incontro urgentissimo, con il Presidente della Regione e con il vertice della Sanità in Sardegna affinché si possa discutere sull’emergenza in atto, che lasciata in questa forma, è destinata ad aggravarsi sempre di più, nella speranza che sussista la volontà di ridurre i disagi e si evitino ulteriori, non auspicabili, ripercussioni di gravità inimmaginabile concludono Marco Dente, Pier Paolo Emmolo, Lucia Coi, Giovanni Mura, Francesco Ladinetti e Marco Usai -. In assenza di qualsiasi riscontro, siamo disposti ad attivarci per forme di protesta civile e l’eventuale ricorso alla magistratura.

Nuovo incontro stamane all’assessorato regionale del Lavoro sulla vertenza Sider Alloys. L’obiettivo: evitare la cassa integrazione e riavviare la produzione di alluminio. Intorno allo stesso tavolo si sono trovati Regione, Azienda e Sindacati.
L’assessore del Lavoro, Alessandra Zedda, ha riepilogato le principali criticità che allo stato attuale non consentono l’avvio dei lavori finalizzati alla ripartenza della produzione.
L’assessore della Difesa dell’Ambiente, Gianni Lampis, ha ripercorso le vicende legate alla Conferenza dei Servizi e riconvocherà la conferenza solo dopo il ricevimento di alcuni documenti fondamentali ancora non trasmessi. E’ quindi ipotizzabile – ha proseguito Gianni Lampis -, che se gli atti vengono trasmessi nei tempi richiesti, la conferenza verrà convocata in una data compresa tra il 20 e il 25 settembre 2021.
Per l’Azienda ha preso la parola il dott. Eros Brega che ha comunicato che tra il 20 e il 25 settembre si terrà la conferenza dei servizi decisoria e la Giunta probabilmente potrà deliberare tra il 15 e 20 del mese di ottobre. Solo dopo quella data l’azienda, potrà chiedere le autorizzazioni al comune di Portoscuso e i lavori potranno iniziare orientativamente a fine novembre.
Eros Brega ha aggiunto che l’Azienda non è in grado di garantire i circa 100 lavoratori sino alla partenza del cantiere e ha evidenziato che le tempistiche rappresentate hanno delle implicazioni oltre che sui lavoratori anche sul contratto ENEL e a livello finanziario.
A tal proposito, è intervenuta l’assessore dell’Industria, Anita Pili, che si è resa disponibile ad attivarsi immediatamente con l’ENEL, al fine di garantire l’eventuale traslazione dell’inizio del contratto di fornitura, per compensare i ritardi nel riavvio degli impianti.
Le parti hanno convenuto di convocare un nuovo incontro il 30 agosto, alle ore 10.00, per il monitoraggio e la verifica della reale anticipazione delle scadenze fissate per i mesi di settembre e ottobre 2021, compreso il rispetto minimo dei termini di legge per la deliberazione della Giunta regionale.
Eros Brega inoltre ha comunicato che laddove le date e il percorso condiviso non dovesse essere mantenuto l’azienda si riserva di attivare le procedure per la Cassa Integrazione.
A tale riguardo le organizzazioni sindacali hanno sottolineato di non concordare sulla possibilità di attivare le procedure di Cassa Integrazione, in quanto la riapertura dello stabilimento è vitale per la ripresa produttiva e per tutto il territorio.
Ancora una volta il sindacato ha rivolto un appello alla Regione affinché vengano ridotti i tempi previsti per le autorizzazioni.
Hanno partecipato all’incontro gli assessori regionali Alessandra Zedda, Anita Pili, Gianni Lampis e Mario Nieddu; il presidente del Consiglio regionale Michele Pais; i consiglieri regionali Giorgio Oppi e Michele Ennas; il Direttore generale dell’assessorato della Sanità Marcello Tidore; per l’Azienda Eros Brega, Marzia Borgese e Carla Cicilloni; per le organizzazioni sindacali Samuele Piddiu, Roberto Forresu e Francesco Bardi per la CGIL; Rino Barca per la CISL; Renato Tocco per la UIL e Angelo Diciotti per la CUB.
Armando Cusa

«Un confronto a tutto campo sullo sviluppo del Sulcis e del polo industriale di Portovesme. Accompagnare la decarbonizzazione con la nascita di nuove politiche industriali che garantiscano sviluppo e benessere al territorio, salvaguardando i livelli occupazionali e garantendo una componente industriale che necessita alla nostra regione, e che deve mantenere la sua presenza anche nel futuro.»

Lo ha detto il presidente della Regione Christian Solinas che stamane a Villa Devoto ha ricevuto una folta delegazione di sindacalisti e amministratori del territorio.

«Regione e parti socialiha detto il presidente Christian Solinas -, confermano il loro orientamento comune sulle politiche energetiche e di sviluppo, e continueranno a condividere scelte e strategie. Il polo di Portovesme rappresenta una ricchezza alla quale non possiamo assolutamente rinunciare ed è necessario predisporre tutte le strategie per garantire che l’abbandono del carbone e la riconversione energetica avvengano salvaguardando tutti i presidi industriali, fondamentali per lo sviluppo armonico, insieme agli altri settori produttivi, del nostro sistema economico. Il Governo deve rimettere nelle mani della Regione il coordinamento di un tavolo nazionale che eventualmente aggiorni gli accordi nazionali in tema di energia in un’ottica di condivisione delle scelte.»

«La Sardegna deve essere parte attiva nel processo decisionale che porterà alla nuova strategia energetica nazionale, determinante nello sviluppo futuro del Sulcis e dell’intera Isola. Occorre -, ha concluso il presidente della Regione -, elaborare un progetto di sviluppo energetico sostenibile per colmare il gap infrastrutturale che separa la Sardegna dal resto del Paese e restituirle una competitività energetica pari a quella delle altre regioni.»

Alcune ore dopo l’incontro, gli assessori regionali del Lavoro Alessandra Zedda, dell’Industria Anita Pili, della Difesa dell’Ambiente Gianni Lampis e dell’Igiene e Sanità Mario Nieddu, hanno convocato un incontro sullo stato di attuazione del progetto Sider Alloys per martedì 10 agosto, alle 10.30, presso la sala riunioni dell’Assessorato del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale – 8° piano degli Uffici dell’Assessorato in via San Simone 60, Cagliari, Attorno allo stesso tavolo ci saranno l’Azienda, le segreterie regionali CGIL, CISL, UIL ed UGL; le segreterie territoriali FIOM-CGIL, FSM-CISL, UILM-UIL e CUB; l’assessorato regionale del Lavoro e la direzione generale dello stesso Assessorato.

 

Le Regioni si avviano verso il cambio dei parametri per l’attribuzione delle fasce di rischio. Il tema è stato al centro della seduta odierna della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. L’obiettivo, superare l’attuale criterio che, per la zona bianca, si basa esclusivamente sull’incidenza settimanale dei casi. Fra le ipotesi di revisione dei criteri, avanzate nel corso dell’assemblea che riunisce gli assessori alla Sanità di tutte le Regioni e Province autonome italiane, la valutazione del peso delle ospedalizzazioni che, anche per la zona bianca, potranno determinare così il passaggio a una fascia di rischio più alta. Per il cambio di classificazione ipotizzate le soglie del 15% d’occupazione nelle terapie intensive e il 20% nelle degenze ordinarie, con la possibilità di introdurre elementi di flessibilità per le Regioni più piccole. Nelle raccomandazioni, che saranno poste all’attenzione della Cabina di regia e del Governo, anche la valutazione del peso della popolazione vaccinata e il numero dei test effettuati.
Troppo restrittiva, secondo l’assessore della Sanità della Regione Sardegna, Mario Nieddu, l’ipotesi circolata nelle scorse ore, con soglie d’occupazione previste del 5% sulle terapie intensive e del 10% per le degenze ordinarie. Una posizione condivisa anche dai colleghi delle altre Regioni.

«Avremmo ritenuto più opportuno dichiara l’assessore Mario Nieddu mantenere le soglie di occupazione già previste, al 30% per le terapie intensive e al 40% per l’area medica. Bene l’ipotesi dell’introduzione di criteri di flessibilità. Bisognerà vedere come la Cabina di regia e poi il Governo recepiranno le nostre indicazioni.»

Durante la Conferenza delle Regioni, che si è riunita nel pomeriggio dopo la Commissione Salute, l’esponente della Giunta Solinas ha avanzato un’ulteriore richiesta da mettere sul tavolo del Governo, per la concessione di una moratoria sui cambi di fascia nel caso in cui non si arrivasse a un accordo sui nuovi criteri entro i termini stabiliti per il monitoraggio settimanale.

«L’emergenza prosegue l’assessore della Sanità mostra uno scenario profondamente cambiato per il crescente numero dei vaccinati, che in Sardegna sfiora quasi il 50% per quanto riguarda le persone che hanno completato il ciclo vaccinale. Ovunque e anche sul nostro territorio osserviamo che a fronte di un’impennata dei casi dovuti alla circolazione della variante Delta, i dati sulle ospedalizzazioni sono contenuti. La gestione dell’emergenza non può rimanere ancorata a criteri inadeguati. Se l’impatto sul sistema sanitario resta basso occorre agire di conseguenza e guardare in avanti pensando in particolare alla nostra economia e alle imprese che hanno ripreso a rialzarsi ora dopo un lungo periodo di sacrifici.»

Una situazione che rimarca la strategicità della campagna vaccinale: «La Sardegna procede con forza, ma occorre ancora il massimo impegno da parte di tutti. Gli indecisi devono capire che questa è la strada giusta per lasciarci alle spalle un’emergenza che per tutta l’Isola ha avuto un peso enorme», conclude l’assessore lanciando un appello alla popolazione non ancora vaccinata.

In Sardegna il 78,9% del personale scolastico è stato vaccinato contro il Covid-19. Lo ha comunicato l’assessorato regionale della Sanità alla Struttura commissariale per l’emergenza Covid. Sottostimato il dato registrato nell’ultimo report nazionale, che pone l’Isola attorno al 66,7%. Una discrepanza nata con la modifica del piano di vaccinazione nazionale nei mesi scorsi. Con l’accantonamento delle priorità per categorie professionali e l’apertura della campagna per fasce d’età molti insegnanti, non ancora vaccinati nella precedente fase, hanno infatti ricevuto la dose successivamente registrandosi esclusivamente secondo la propria fascia d’età, restando quindi fuori dal dato per categoria. La nuova fotografia scattata dalla Regione ha incrociato i dati del personale scolastico forniti dal Ministero con quelli delle tessere sanitarie delle persone già vaccinate. Complessivamente sono 34.776 le persone in organico nelle scuole dell’Isola, di queste 27.430 hanno ricevuto almeno una dose.

«La Sardegnade il presidente della Regione, Christian Solinas è in linea con gli obiettivi. Vogliamo che a settembre la scuola possa riprendere in sicurezza e finalmente con la certezza e la stabilità delle lezioni in presenza. Quello scolastico è fra i sistemi che più di tutti a sofferto in questa pandemia con costi sociali enormi, anche dovuti all’abbandono. Continueremo a mettere in campo ogni strumento a nostra disposizione affinché il traguardo di un ritorno alla normalità per insegnanti e studenti diventi una realtà concreta.»

«Nell’Isola aggiunge l’assessore Mario Nieddu nella prima fase della campagna rivolta al personale scolastico abbiamo scontato la forte diffidenza verso il vaccino AstraZeneca, che ha comportato un inevitabile rallentamento. Siamo stati in grado di recuperare, ma occorre ancora uno sforzo. Indubbiamente, il taglio alle consegne di questo mese non aiuta. Il nostro sistema continua ad avere un potenziale superiore rispetto alle scorte e lo dimostra l’accelerazione che ci ha portato al 90% di dosi somministrate su quelle ricevute. Dall’altra parte l’appello è a tutto il personale scolastico non ancora vaccinato. Questa è una battaglia in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte, per la propria salute e per gli altri.»

La Regione spinge sulla campagna di immunizzazione degli over 60 e apre le porte degli hub ai cittadini non ancora vaccinati che, dall’8 luglio, potranno presentarsi nei principali centri dell’Isola per ricevere la prima dose senza dover procedere preventivamente alla prenotazione. Nove, al momento, gli hub coinvolti nell’iniziativa: Sassari, Olbia, Ozieri, Nuoro, Oristano, Carbonia, San Gavino Monreale, Cagliari e Quartu Sant’Elena.

«Rafforziamo l’impostazione adottata finora. La nostra priorità dichiara il presidente della Regione, Christian Solinas è quella di accelerare il completamento delle vaccinazioni delle fasce d’età più alte, ovvero quelle più vulnerabili e a rischio in caso di infezione. Il vaccino è la nostra arma più potente contro il virus. I sardi finora hanno dimostrato grande responsabilità e oggi il 57% della popolazione ha già ricevuto la prima dose. Occorre ancora uno sforzo. Con l’iniziativa che abbiamo promosso, intendiamo raggiungere tutte le persone dai sessant’anni in su che per diversi motivi non si sono ancora vaccinate. Immunizzarsi non è solo un modo di tutelare la propria salute, ma è un gesto di solidarietà nei confronti di tutti.»

Nel dettaglio, oggi nella fascia degli over 80 (una platea di 125mila persone) i vaccinati con la prima dose sono l’85% e l’80% ha completato il ciclo di vaccinazione. Nella fascia 70-79 (176mila) l’80% ha ricevuto la prima somministrazione ed il 58% anche il richiamo. Più contenuti i dati relativi alla fascia 60-69 (circa 230mila residenti) dove le prime dosi a oggi hanno coperto il 72% della platea ed il 45% ha completato il ciclo.

«Con questa iniziativadichiara l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddurispondiamo all’appello che il generale Figliuolo ha rivolto a tutte le regioni. Mettere in sicurezza le fasce più esposte della popolazione è sempre stata la nostra priorità. Le ricadute della campagna di vaccinazione sul piano epidemiologico sono sotto gli occhi di tutti. Se vogliamo vincere questa battaglia dobbiamo superare le diffidenze. Il virus rappresenta ancora una minaccia e ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte per difendere gli importanti traguardi raggiunti. Noi continueremo a lavorare col massimo impegno e a mettere in campo ogni strumento necessario a questo scopo.»

Continua a migliorare il quadro epidemiologico della Sardegna sul fronte Covid e si abbassa ulteriormente la pressione sulle strutture sanitarie dell’Isola, dove l’occupazione dei posti letto ha raggiunto il 3% in area medica e il 2% nelle terapie intensive. Nella giornata di oggi un nuovo calo che porta a 44 in tutto i pazienti ricoverati per Covid. –

L’attività ordinaria riprende i propri spazi anche negli ospedali impegnati in prima linea nell’emergenza. Nei giorni scorsi, a Cagliari, ha riaperto il pronto soccorso del Santissima Trinità, che rientra così, dopo otto mesi, nella disponibilità della rete dell’emergenza-urgenza.

«Abbiamo dato un importante impulso verso un ritorno alla normalità – dichiara il presidente della Regione Christian Solinas. L’emergenza Covid non è ancora alle spalle, ma, la situazione attuale ci consente di riorganizzare assistenza e servizi per rispondere in maniera efficiente a tutte le necessità. Il Santissima Trinità, diventato il più grande ospedale Covid dell’Isola, rappresenta un presidio strategico non solo per la città di Cagliari e il sud Sardegna.»

Gli alti livelli della qualità d’assistenza dell’ospedale di Is Mirrionis sono testimoniati dall’ultimo Programma Nazionale Esiti, che ha fotografato la sanità sarda nel periodo pre-pandemia. Nella ‘tree-map’ tracciata nel rapporto dell’Agenas-Ministero della Salute, che compie una valutazione sui dati provenienti da oltre 1.300 ospedali italiani, il Santissima Trinità ha registrato un livello di aderenza a standard di qualità molto alti negli ambiti della ‘chirurgia generale’ e ‘osteomuscolare’ e un livello alto nelle aree di ‘gravidanza e parto’, ‘respiratorio’ e ‘cardiocircolatorio’, dove si concentrano quasi il 70% dei ricoveri.

Non solo il Santissima Trinità. Il monitoraggio dell’Agenas, infatti, evidenzia luci anche su altri ospedali dell’Isola, dove l’aderenza agli standard di qualità ‘molto alti’ e ‘alti’ sono stati registrati in riferimento a diversi presidi: Policlinico di Monserrato (per gli ambiti ‘nervoso’ e ‘chirurgia generale’), Brotzu (‘cardicircolatorio’, ‘nervoso’ e ‘respiratorio’), Giovanni Paolo II di Olbia (‘cardiocircolatorio’, ‘osteomuscolare’, ‘respiratorio’ e ‘chirurgia generale’), San Martino di Oristano (‘osteomuscolare’, ‘nervoso’ e ‘chirurgia generale’) e San Francesco di Nuoro (‘cardiocircolatorio’ e ‘chirurgia generale’).

«I risultati evidenziati ad aprile dall’Agenas sui nostri presidi – dichiara l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddusono la testimonianza che quella che avevamo intrapreso prima della pandemia è una strada volta a valorizzare i nostri ospedali. Nemmeno con l’emergenza abbiamo mai smesso di lavorare per porre rimedio alle carenze che affondano le loro radici nel tempo. I problemi ci sono e sono tanti, ma la Sanità sarda non è malata e la sua salute è testimoniata dalle tante eccellenze e grandi professionalità sulle quali i sardi possono contare ogni giorno.»

Nuovo significativo passo avanti della campagna di vaccinazione anti-Covid in Sardegna. Nelle ultime ore ha raggiunto il milione di dosi somministrate, con circa il 45% della popolazione che ha già ricevuto la prima inoculazione. 

Ieri sono state consegnate in Sardegna 9.900 dosi del siero Moderna ed entro metà settimana sono attesi gli arrivi di 86.500 dosi del vaccino Pfizer e di oltre 4.000 Johnson&Johnson. Attraverso il sistema di Poste Italiane, dalla sua attivazione, sono state effettuate 650mila prenotazioni, di cui oltre 100mila tra venerdì e sabato con l’apertura ai nati dal 1982 al 2004.

“Abbiamo raggiunto un traguardo importante nell’immunizzazione di massa sul nostro territorioha detto il presidente della Regione, Christian Solinas e ormai quasi la metà della popolazione ha già ricevuto almeno la prima somministrazione. La Sardegna sta facendo la propria parte nella lotta contro il virus. Con le scorte necessarie possiamo imprimere un’ulteriore accelerazione alle vaccinazioni. Il nostro obiettivo resta quello di completare la campagna nei tempi più brevi. La stagione estiva muove i suoi primi passi, mostrando segnali incoraggianti per la nostra economia a lungo provata dall’emergenza pandemica. Il Covid resta comunque un pericolo e servirà ancora la massima attenzione da parte di tutti. Dobbiamo difendere gli importanti risultati raggiunti e l’immunizzazione resta la strada maestra per ripartire in sicurezza.”

“Abbiamo una capacità di somministrare vaccini superiore alle dosi che riceviamo ha aggiunto l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu -, purtroppo, scontiamo ancora diffidenze verso i sieri a vettore virale, come Astrazeneca e Johnson&Johnson, mentre soffriamo di più sui quantitativi dei vaccini a MRna, come Pfizer e Moderna. Se avessimo a disposizione un numero maggiore di questi ultimi riusciremmo sicuramente ad accorciare i tempi. I dati delle prenotazioni sono incoraggianti in termini di risposta della popolazione. Il vaccino rappresenta un’importante opportunità per tutti.”

La Sardegna amplia la platea dei cittadini chiamati alla vaccinazione e compie lo scatto aprendo la campagna alla fascia d’età dai 16 ai 39 anni. Dalle 18.00 di oggi, quindi, prenotazioni possibili per tutti i nati dal 1982 al 2004. Orario posticipato, rispetto a quello già in programma delle 12, per massimizzare ulteriormente la disponibilità delle agende degli hub e dei centri vaccinali dell’Isola. Nelle prime due ore sulla piattaforma di Poste Italiane sono state 70mila le prenotazioni riconducibili alla fascia 16-39 anni, di cui 29mila nella fascia 30-39, 28mila in quella 20-29 e 13mila nella 16-19. Arrivano dunque a 558mila le prenotazioni complessive registrate sulla piattaforma di Poste Italiane dalla sua attivazione nell’Isola.

«Registriamo un primo importante segnale. In questi numeri c’è la volontà dei cittadini che appartengono alle fasce più giovani della popolazione di essere protagonisti del ritorno a una nuova normalitàha detto il presidente della Regione, Christian Solinas. Non dobbiamo dimenticare il peso che la pandemia ha avuto in particolare sui nostri ragazzi, il forte impatto sociale a causa dei periodi di isolamento e le difficoltà legate alla scuola, con la didattica a distanza. Oggi tutta la Sardegna vuole ripartire con loro e superare l’emergenza. La vaccinazione è un’opportunità per tutti e rappresenta la nostra arma più potente contro il virus. Non è solo uno modo per proteggere noi stessi, ma è soprattutto un gesto di altruismo e solidarietà verso gli altri.»

La Sardegna viaggia verso il milione di dosi somministrate: sono, infatti, oltre 955mila le dosi di vaccino complessivamente inoculate in Sardegna, dove, nella giornata di oggi, sono state consegnate 40.500 dosi di Vaxzevria e 9.300 del siero Janssen. Oltre 16mila le somministrazioni nella giornata di ieri. Circa il 42% della popolazione ha ricevuto almeno la prima dose. Positivo il quadro epidemiologico dove l’RT regionale si assesta allo 0,55 e l’incidenza dei casi settimanali, secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità, è di 12,33 casi per 100mila abitanti.

«L’impatto delle vaccinazioni sulla curva pandemica inizia a essere evidenteha sottolineato l’assessore regionale della Sanità, Mario Niedduqualora le scorte dovessero essere adeguate, così come assicurato dal Commissario per l’emergenza, non avremo problemi ad accelerare ulteriormente. L’intero sistema risponde adeguatamente grazie a un’organizzazione efficiente e al grande sforzo degli operatori in prima linea. Abbiamo ottenuto grandi risultati nella lotta al virus e ora serve il massimo impegno per mantenerli. La vera ripartenza, per le nostre vite e la nostra economia, dipende da ciascuno di noi. Oggi possiamo veramente guardare al futuro con ottimismo.»