17 January, 2022
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E’ stato presentato questa mattina, nella sede dell’assessorato regionale della Cultura, a Cagliari, il programma della manifestazione “Una Miniera di Cultura”, che si svolgerà dal 24 al 26 novembre a Carbonia, nella Grande Miniera di Serbariu.

L’evento è la tappa conclusiva de L’Isola dei libri, mostra diffusa del libro promossa dalla Regione Sardegna e dalle amministrazioni coinvolte in collaborazione con l’Associazione editori sardi.

Alla conferenza stampa hanno partecipato l’assessore regionale alla Cultura, Giuseppe Dessena, l’assessore della Cultura del Comune di Carbonia, Sabrina Sabiu, e il responsabile dell’ufficio stampa AES, Salvatore Taras, che ha portato i saluti ed il messaggio della presidente Simonetta Castia.

L’Associazione Editori sardi porta nel capoluogo del Sulcis “Una Miniera di Cultura”, evento promosso dalla Regione Sardegna e dal Comune di Carbonia per la tappa conclusiva del circuito “L’Isola dei libri”. Dal 24 al 26 novembre sono in programma tre giornate ricche di appuntamenti tra presentazioni, incontri con gli autori e con le scuole, spettacoli, proiezioni cinematografiche e laboratori. Location esclusiva della manifestazione sarà la Grande Miniera di Serbariu, luogo simbolo del territorio, in attività dal 1937 al 1964, un centro che negli ultimi anni è stato ristrutturato ed è sede del Museo del carbone.

A rappresentare l’AES è stato il responsabile dell’ufficio stampa, Salvatore Taras, che ha portato i saluti ed il messaggio della presidente Simonetta Castia: «Filo conduttore di questa seconda edizione sarà il tema al femminile prescelto dalla Regione, quello delle “donne sarde di valore”, qui declinato in chiave contemporanea. Questo sullo sfondo della lettura dei territori che ospitano gli appuntamenti, nella chiave offerta dalle numerose proposte degli editori e dei soggetti della filiera: il Sistema Interbibliotecario del Sulcis, La Fabbrica del cinema e la Libreria Lilith».

L’appuntamento nasce con l’intento di diffondere e rendere più capillare la presenza delle opere pubblicate in Sardegna anche nelle aree periferiche come il Sulcis. «È una sperimentazione che la Regione sta conducendo da due anni con l’intento di favorire la valorizzazione dell’editoria locale – ha specificato l’assessore regionale alla Cultura, Giuseppe Dessena -. Anche questa è un’operazione che parte dal basso, come ad Alghero, e che vede la collaborazione di tutti gli operatori della filiera. La Regione sta investendo ingenti risorse a favore della Cultura, riservando un ruolo di riguardo al libro e all’editoria locale; sia per la sua diffusione nel territorio sia per la sua visibilità e promozione all’estero. Grazie a questi investimenti le imprese stanno partecipando a diverse manifestazioni internazionali dedicate alla compravendita dei diritti e all’interscambio culturale e professionale».

Grande apprezzamento è stato espresso dall’assessora della Cultura del comune di Carbonia, Sabrina Sabiu, per questa seconda edizione: «Dal giacimento di carbone passiamo al giacimento culturale. Vogliamo che cultura e turismo siano i nuovi vettori economici su cui contare guardando al futuro».

L’inaugurazione è prevista per le 10.30 di venerdì, con i saluti del sindaco Paolo Massidda e gli interventi di Giuseppe Dessena, esponente della Giunta regionale, e di Sabrina Sabiu. Subito dopo sarà presentata la mostra “Viaggio attraverso il documento”, una visita guidata a cura del personale della sezione locale Sbis.

Nel pomeriggio, la manifestazione si trasferisce nell’Auditorium per il segmento “Tra Isola e mondo – incontri con gli autori”. Si parte alle 17.30 con la presentazione di “Guardando le formiche dal basso” di Roberto Paracchini, Aipsa Edizioni. Alle 18.15 Duilio Caocci presenta “Grazia Deledda. Una vita per il Nobel”, di Carlo Delfino Editore, con la partecipazione dell’autrice Maria Elvira Ciusa.

Terza presentazione della serata, alle 19.00, è “Peccato che sia giorno” di Silvia Serafi, Cuec Editrice. Gli incontri sono moderati da Salvatore Taras. Alle 20.00 è il momento dello spettacolo: una produzione “Il Crogiuolo” porta in scena “Maria di Eltili”, interpretata dalla voce narrante di Rita Atzeri sulle note al pianoforte di Alessandro Muroni.

“Tra Isola e mondo” prosegue sabato 25 con numerose proposte a tema moderate da Marco Corrias. Alle 17.30 Edizioni Della Torre propone “Senza sole né stelle” di Sandro Mantega. Alle 18.15 la Soter Editrice presenta “Miniere e minatori nelle terre del Gerrei”, di Francesco Ignazio Congiu, Valentino Caredda ed Ugo Lallai. Assieme a Lallai intervengono Paola Atzeni e l’editore Salvatore Ligios.

Lino Cianciotto, alle 19.00, presenta due pubblicazioni, “La costa delle miniere. Sud Ovest Sardegna” e “Iglesiente selvaggio. Sud Ovest Sardegna”, Enrico Spanu Edizioni. La serata si conclude alle 20.00 con lo spettacolo “Per assassinarvi”, ideato ed eseguito da Savina Dolores Massa e Gianfranco Fedele.

Domenica 26 novembre si parte con la sezione “Fabbrica del Cinema”, che alle 17.00 propone la visione del film “Cenere” di Febo Mari, a cura della Società Umanitaria di Carbonia. Introduce Paolo Serra. Gli incontri con gli autori prendono il via alle 17.45 con Valeria Pecora, che presenta “Mimma”, La Zattera Edizioni.

Alle 18.15 Ilario Carta illustra “Lo scorpione nello stomaco”, Arkadia Editore ed alle 19.00, Giovanna Sotgiu presenta “L’isola e le donne”, edito da Paolo Sorba. Modera gli incontri Giampaolo Cirronis.

La sezione “Adotta un libro sardo” coinvolge invece i ragazzi di numerosi istituti scolastici locali. Venerdì gli alunni delle elementari incontrano Claudia Zedda per dialogare di “Rebecca e le Ianas”, Condaghes Edizioni. Alla stessa ora, in collaborazione con “La fabbrica cinema” gli studenti del Liceo Classico Gramsci Amaldi presentano “Cosima di Grazia vestita: riflessioni”; mentre i ragazzi dell’istituto superiore Angioj incontrano Bruno Furcas e Stefano Simola per parlare della loro “Storia semiseria di un ragazzo strano“, Arkadia Editore.

Gallucci Editore, con bambini delle scuole dell’infanzia, propone laboratori di giochi e letture su “Il topo e la montagna”, a cura della cooperativa Lilith. Altri laboratori sono a cura della cooperativa “L’amico albero”.

Sabato gli studenti dell’Ipia vanno alla scoperta del Sud ovest Sardegna con “La costa delle miniere” e “Iglesiente selvaggio” di Lino Cianciotto, Enrico Spanu Edizioni. Alle 11.00 la “Fabbrica del cinema” propone un laboratorio didattico “Galileo in tasca: alla scoperta del mondo con lo smartphone – Un libro sulla didattica della fisica: Da Galileo ad Einstein – La gravità per tutti”, a cura di Pier Luigi Lai di Logus Mondi Interattivi. Si conclude alle 12.00 nella Sala Astarte con lo spettacolo “Per assassinarvi”, in compagnia degli autori Savina Dolores Massa e Gianfranco Fedele.

Partecipano gli Editori

Aipsa – Cagliari

Alfa Editrice – Quartu Sant’Elena

Arkadia – Cagliari

AM&D Editore – Cagliari

Carlo Delfino Editore – Sassari

Condaghes – Cagliari

Cuec Editrice – Cagliari

Domus de Janas – Selargius

Edes – Sassari

Edizioni della Torre – Cagliari

Edizioni Enrico Spanu – Cagliari

G.C. Edizioni – Quartu S. Elena

Grafica del Parteolla – Dolianova

Giampaolo Cirronis Editore – Carbonia

Ilisso – Nuoro

Imago Multimedia – Nuoro

Il Maestrale – Nuoro

Iskra Edizioni – Ghilarza

La Zattera Edizioni – Cagliari

Logus mondi interattivi – Cagliari

Magnum – Sassari

Mediando Edizioni – Sassari

Nor – Ghilarza

Paolo Sorba Editore – La Maddalena

Papiros – Nuoro

Phileas – Aggius

PTM – Mogoro

SguardiSardi – Mogoro

Soter Editrice – Villanova Monteleone

Taphros – Olbia

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A Dolianova la grande letteratura incontra la magia della musica e della parola, per un viaggio alla scoperta del mondo di Benvenuto Lobina e dell’immortale Omero, interpretati da Paola Atzeni e dalla straordinaria voce dell’attrice Iaia Forte. Appuntamento sabato 8 luglio, alle 21.30, alla Villa De Villa con il reading “Po cantu biddanoa”, interpretato da Paola Atzeni ed arricchito dalle musiche di Davide Crabu. Domenica 9, sempre alle 21.30, alla Villa De Villa, Iaia Forte sarà protagonista dello spettacolo “Odissea Penelope”, scritto e diretto da Giuseppe Argirò. Entrambe le serate, inserite all’interno del festival Street Books – Scrittori, lettori e libri a Dolianova, organizzato dall’associazione Circolo dei Lettori Miele Amaro con la direzione artistica di Gianni Stocchino, sono ad ingresso gratuito.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Benvenuto Lobina, nel reading “Po cantu Biddanoa” Paola Atzeni (accompagnata dal musicista Davide Crabu) narra la storia di una Sardegna in guerra, di un popolo in frontiera, e del paese di Villanovatulo. Il piccolo centro del Sarcidano vive sofferente una quotidianità che si compie tra due guerre sanguinarie, due condanne per il popolo sardo che uccidono tanti giovani partiti per il bene della patria. La prima grande guerra non trattiene fortunatamente l’eroe Luisiccu. Ed è attraverso la sua storia che capiamo come gli avvenimenti nazionali e quelli sardi cambieranno politicamente ed economicamente un paese bizzarro, ricco di personaggi verosimili. “Po cantu Biddanoa” è un reading intenso, in cui sentimenti e paesaggi scorrono tra le parole di uno strepitoso romanzo, tra i più belli della letteratura sarda. Appuntamento sabato 8 luglio alle 21.30 alla Villa De Villa.

Un viaggio ironico e struggente attraverso i luoghi visitati da Ulisse e raccontati da Penelope, una riflessione sull’universo femminile e sul suo rapporto con la memoria. In “Odissea Penelope”, scritto e diretto da Giuseppe Argirò (appuntamento domenica 9 alle 21.30 alla Villa De Villa), con abile trasformismo vocale Iaia Forte veste i panni dei personaggi, coinvolgendo gli spettatori nel gioco teatrale delle metamorfosi. Fra musica e parole, lo spettacolo è così un concerto teatrale appassionante, dove gli eroi omerici, privati della loro antichità, diventano grotteschi, brillanti, moderni e profondamente umani.

In “Odissea Penelope” un’attrice di grande talento diventa in scena un’interprete eccellente di tutte le istanze di un mondo femminile che voglia discutere in maniera costruttiva alternando momenti di riflessione, di ironia, di drammaticità di tutti i temi che spesso non possono essere affrontati perché ritenuti marginali in una società in cui l’immagine della donna non è sempre pari alla sua intelligenza, alla sua carica innovativa, alla sua profondità psicologica.

Penelope, pensando alle vicende di Troia baluardo dell’Asia minore, non può non riflettere su un conflitto etnico di scottante attualità come quello tra oriente e occidente. La drammaturgia si snoda quindi tra diversi motivi quali la solitudine della donna che deve gestire un mondo che non conta di fronte al potere sociale, politico, economico, di una società fondata dagli uomini; la violenza e la sopraffazione che le parti sociali più deboli sono costretti a subire; e infine la memoria che in questo caso, Penelope donna, è costretta suo malgrado a tramandare perché nessuno possa dimenticare.

Ed è proprio attraverso la memoria che si consuma la violenza. Le donne devono convivere con il loro dolore muto e silenzioso, un dolore che non possono nemmeno rimuovere e che sono costrette, quando è possibile, a trasformare in parole che trovano la loro necessità di essere, nell’unica forma di rappresentazione possibile: il teatro.

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Cent’anni fa, esattamente il 26 marzo 1917, nasceva a Iglesias Pietro Cocco, sindaco di Carbonia, dirigente politico e sindacale. Si sono ritrovati in tanti, questo pomeriggio, nella sala Astarte della Grande miniera di Serbariu, per ricordare la straordinaria figura di quello che viene ancora oggi considerato da tutti “IL SINDACO DI CARBONIA”, città che ha guidato da primo cittadino per oltre vent’anni in due fasi diverse, e alla quale ha dedicato gran parte della sua vita, caratterizzata dal duro lavoro in miniera fin da giovanissimo, ancora minorenne, dalle durissime lotte per la difesa dei diritti dei lavoratori negli anni del fascismo e dal confino. Città per la quale ha rinunciato al Consiglio regionale, nel quale era stato eletto. C’erano parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, amministratori, sindacalisti e tanti amici che lo hanno conosciuto e in molti casi ne hanno condiviso per periodi più o meno lunghi le esperienze.

E’ stato Salvatore Figus, oggi operatore culturale ma negli anni giovanili impegnato in politica e poi anche amministratore comunale, dopo il breve saluto del sindaco di Carbonia, Paola Massidda, a presentare il primo ricordo della figura di Pietro Cocco. Salvatore Figus ha posto in evidenza anche il grande lavoro organizzativo svolto da Mario Zara, presidente dell’associazione “Amici della miniera”, che per problemi personali non ha potuto partecipare all’incontro. E’ toccato poi a Paola Atzeni, antropologa, docente universitaria ed assessore per diversi anni al fianco di Pietro Cocco; Enrico Pasqui, ex dirigente sanitario dell’ospedale Sirai di Carbonia, guidato per diversi anni da Pietro Cocco; tre ex sindaci: Antonio Saba, Giuseppe Casti e Antonangelo Casula.

In sala è stata proiettata una delle ultime interviste, realizzata nel 2007 da Paola Atzeni, dalla quale è emersa la grande visione politica di Pietro Cocco, allora 90enne, che ha tracciato un quadro della situazione politica nazionale di quegli anni, rimarcando la grande delusione per l’esperienza di governo del Centrosinistra, dalla quale si aspettava un’impronta diversa sia in politica interna sia in politica estera.

Sono intervenuti inoltre l’on. Antonello Mereu, consigliere comunale di opposizione nelle consiliature guidate da Pietro Cocco, che ha sottolineato la sua grande abilità nel tenere unito l’intero Consiglio comunale, con grande rispetto e considerazione del ruolo dei consiglieri di opposizione, sulle grandi scelte ritenute utili all’interesse della città e del territorio ed il rammarico per l’amara conclusione della sua esperienza amministrativa; il figlio Sergio, che ha ringraziato tutti i presenti per aver voluto rendere omaggio alla memoria del padre Pietro, oltre trent’anni dopo la conclusione della sua esperienza politica e amministrativa; il giornalista Sandro Mantega che ha ricordato alcuni passaggi di una sua intervista pubblicata nel 2007 su L’Unione Sarda; e, infine, Salvatore Cherchi, ex parlamentare, sindaco di Carbonia e presidente della provincia di Carbonia Iglesias, che ha concluso l’incontro.

La seconda giornata dedicata al ricordo di Pietro Cocco a cent’anni dalla nascita, è prevista domenica 26 marzo con la proiezione del film “La terra dentro”, di Stefano Obino, nella sala della Fabbrica del Cinema, nella Grande miniera di Serbariu. La presentazione del film, prodotto cinque anni fa, della durata di 72′, verrà curata da Andrea Contu e sarà preceduta dall’intervento di Fabio Desogus, autore del libro “Pietro Cocco. Il minatore antifascista di Iglesias diventato sindaco di Carbonia”. Interverranno la famiglia Cocco e l’assessore della Cultura del comune di Carbonia, Emanuela Rubiu.

                                         

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Paola Atzeni.

Paola Atzeni.

Il Museo Laboratorio Andaus a sa scola de miniera con sede in Iglesias presso l’ex scuola elementare di Monteponi si rinnova, inaugurando il nuovo allestimento frutto di un percorso di nuovo orientamento museografico e di missione museale con la direzione scientifica della prof.ssa Paola Atzeni.

Il nuovo corso è il risultato di un progetto che l’Associazione Scu.di.mi, – Scuole di miniera, nel 2014, in collaborazione con il comune di Iglesias, ha presentato per il finanziamento alla Fondazione Banco di Sardegna, finalizzato a porre in essere una serie di interventi strutturali e procedere ad una riorganizzazione delle raccolte e dell’intero Museo, con la creazione di due unità espositive intitolate Bambini in classe e Bambini al lavoro.

Il progetto, coordinato a livello organizzativo e didattico dall’associazione Scu.di.mi, con l’impegno diretto di tanti giovani professionisti (l’antropologa Emanuela Usai, l’architetto Marco Piras, l’archivista Daniela Aretino, la responsabile per la comunicazione e promozione Laura Sanna, la guida ambientale e turistica Pierpaolo Putzolu) e l’apporto volontario di tanti cittadini, si è concluso nel gennaio 2016 con il riallestimento e la creazione di un iniziale archivio di memorie orali e la raccolta, la digitalizzazione e l’organizzazione storico-antropologica del patrimonio fotografico scolastico dai primi anni del ‘900 relativo al sito di Monteponi.

«Nel paesaggio delle dismissioni post-industriali questa esperienza procede oltre i confini delle cosiddette patrimonializzazioni culturali delle memorie, degli edifici e dei siti. Si distingue, infatti, per la messa in opera e la rimotivazione (in un nuovo orientamento museografico, e di missione museale intitolato La terra in mano) di dinamici laboratori di scoperte, di creatività, di comunicazione che qualificano sia la stessa istituzione museale sia le istituzioni locali a vari livelli.

Il riallestimento del museo-laboratorio, grazie al prezioso contributo di validi collaboratori, è particolarmente riuscito. Il museo-laboratorio Andaus a scola, dal punto di vista museografico, è riuscito come un piccolo gioiello di esemplare fattura: spartisce gli spazi per le esposizioni permanenti e per esposizioni temporanee, suddivide il piano primariamente espositivo da quello primariamente laboratoriale. Realizza in questo modo una speciale qualificazione degli spazi.

Il museo-laboratorio Andaus a scola è un luogo davvero speciale dove bambini e maestri, cittadini e artisti costruiscono beni per tutti e beni di tutti. Un luogo di persone che si fanno bambine e bambini per esprimere il meglio di sé comunicando mondi personali e sociali. Un luogo per prendere La terra in mano avendone cura come cura di sé: per scoprire e colorare la terra, per tessere e colorare li del mondo, per umanizzare se stessi con nuove abilità e nuovi valori di saper fare e di saper vivere, facendo belli e sani la terra più vicina e il mondo più lontano.

Il museo-laboratorio di Monteponi è uno straordinario “museo in av-venire”. Esso si avvera, infatti, tuttavia richiede ancora ulteriori interventi istituzionali, specialmente strutturali e edilizi. Congiunge inoltre progetti soggettivi, tesi al miglioramento personale, con esperienze che anticipano un av-venire condiviso nella cura della natura come impegno che riguarda noi stessi: la nostra stessa umanità che è naturale e culturale insieme» (dalla relazione della professoressa Paola Atzeni).

Il Museo Laboratorio Andaus a scola è nato nel 2002 quando, esaurita la frequenza scolastica, l’edificio, di proprietà comunale, costruito negli anni cinquanta dalla società Monteponi, appariva il luogo più idoneo, per la sua caratterizzazione, per la presenza di bellissimi mosaici che parlano di bambini e di giochi, per la sua posizione, per così dire, “a bocca di miniera”, a diventare un luogo storico-culturale per l’infanzia, un museo delle scuole e dei bambini delle comunità minerarie. E così un’intera comunità scolastica (bambini, insegnanti, dirigente, genitori, nonni) con la collaborazione di Enti ed Associazioni,

Privati cittadini e la guida della prof.ssa Antropologa Paola Atzeni, ha lavorato per realizzare un embrionale modello metodologico-scientifico di laboratorio museo e far “rinascere” la scuola.

Sono seguiti anni di forzata chiusura, ma nel 2008, dopo un intervento di parziale manutenzione del caseggiato, la scuola è stata utilizzata, per volontà della Giunta Carta, per la realizzazione del progetto “Memoria e identità” frutto di un accordo di rete tra il Comune e le scuole cittadine. Tale progetto era finalizzato a realizzare una stretta collaborazione per la programmazione, la realizzazione e la gestione di un “Laboratorio-museo della scuola di miniera” da ubicare presso la “scuola elementare di Monteponi”, in continuità con quanto proposto e realizzato nell’anno scolastico 2001/2002 (deliberazione della Giunta Comunale n. 74 del 22/04/2008).

Il 15 aprile 2010, con una convenzione, il Museo Laboratorio è stato assegnato in gestione provvisoria all’Associazione “Scuole di miniera Onlus” Scu.di.mi, guidata inizialmente dal dott. Antonio De Rubeis ed ora dalla dott.ssa Maria Teresa De Tool, che da allora progetta e realizza un’ampia proposta di attività didattica, coordinata dalle docenti Silvana Fontana e Marina Muscas, che ospita ogni anno centinaia di bambine/i della città di Iglesias e della Sardegna. I laboratori sono gestiti da personale qualificato: la Guida Turistica e responsabile del laboratorio di geologia Pierpaolo Putzolu, l’archeologo Gianfranco Canino, l’artigiano ceramista Alessandro Lai, l’esperta di didattica dell’arte Barbara Contini, gli esperti di ballo sardo e tradizioni popolari del Gruppo Folk Città di Iglesias.

L’ultima fase è stata caratterizzata dal progetto Museo laboratorio “Andaus a scola de miniera” – Memoria e creatività: Laboratori e percorsi di scoperta della miniera di Monteponi” finanziato dal Comune e dalla Fondazione Banco di Sardegna, ampio e complesso nella sua realizzazione, gestito in campo contabile e gestionale dalla signora Marinella Diana.

La raccolta di memorie, avviata in questi due anni dall’Associazione Scu.di.mi con l’apporto della docente Ica Cosseddu, è stata soprattutto ricerca di testimonianze orali e documenti fotografici, molto partecipata, che ha permesso di raccogliere oltre cento fotografie di scolaresche solo della scuola di Monteponi.

Oggi il Laboratorio Museo si ripresenta alla città e al territorio regionale, alle scolaresche e ai turisti italiani e stranieri rinnovato e arricchito, con credenziali maggiori per il riconoscimento nel sistema museale regionale e con una decisa volontà di ricerca culturale e didattica che ci accompagni nella responsabilità di trasmissione delle memorie della miniera, di tutela del diritto dei bambini all’istruzione e del diritto della terra alla rigenerazione.

Pani Pasquali 2015

E’ visitabile fino a domenica 12 aprile, la 2ª Mostra di pani pasquali del Sulcis Iglesiente “Sa pippia cun s’ou e is coccoeddus –  tra tradizione e innovazione”, inaugurata mercoledì 1 aprile, alle ore 16.00, presso la Lampisteria della Grande Miniera di Serbariu.

La Mostra è divisa in due sezioni: una riservata ai prodotti artigianali dei panifici, l’altra dedicata alle produzioni familiari.

La mostra è organizzata dalla Sezione Antropologica del Museo del Carbone, diretta dalla prof.ssa Paola Atzeni, con la collaborazione dell’assessorato della Cultura del comune di Carbonia e del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.

La Mostra è visitabile sino a domenica, tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00. L’ingresso è gratuito.

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Sarà inaugurata domani, mercoledì 1 aprile, alle ore 16.00, presso la Lampisteria della Grande Miniera di Serbariu, la seconda edizione della Mostra di pani pasquali del Sulcis Iglesiente “Sa pippia cun s’ou e is coccoeddus –  tra tradizione e innovazione”.

La seconda edizione della Mostra sarà divisa in due sezioni, una riservata ai prodotti artigianali dei panifici, l’altra dedicata alle produzioni familiari.

La mostra è organizzata dalla Sezione Antropologica del Museo del Carbone, diretta dalla Prof.ssa Paola Atzeni, con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Carbonia e del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.

La Mostra sarà visitabile sino al 12 aprile 2015, tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00. Ingresso gratuito.

La mostra  “Sa pippia cun s’ou e is coccoeddus” ha ricevuto il riconoscimento quale evento più votato all’interno del premio Italive 2014, promosso da Codacons, con la partecipazione di “Autostrade per l’Italia” e con la collaborazione di Coldiretti.

La mostra di pani pasquali del Sulcis Iglesiente, allestita nel mese di aprile del 2014 presso la lampisteria della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, è stata organizzata dalla sezione antropologica del Museo del carbone, diretta dalla prof.ssa Paola Atzeni, con la collaborazione del comune di Carbonia, del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna e dell’Università degli studi di Cagliari.

La Mostra era divisa in due sezioni, una riservata ai prodotti artigianali dei panifici, l’altra dedicata alle produzioni familiari. “Sa pippia cun s’ou e is coccoeddus” aveva come obiettivo il far conoscere, ad un pubblico sempre più ampio, i modi di vivere la Pasqua che hanno storicamente caratterizzato le famiglie operaie (in cui le donne producevano questi pani) e quelle cittadine che avevano relazioni con gli ambienti rurali, da cui ricevevano i pani del buon augurio. I 72.007 voti ottenuti sul portale Italive.it (contro una media di 2/3.000 voti ottenuti dagli altri eventi) dimostrano il pieno raggiungimento dell’obiettivo.

«Ringrazio gli organizzatori della Mostra che hanno contribuito a portare il nome della Città, del Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC) e delle tradizioni della città e del territorio, al di fuori dei confini sulcitani e regionali – ha detto Loriana Pitzalis, assessore della Cultura del comune di Carbonia -. Il premio dimostra ancora una volta come la cultura sia strumento di trasmissione dei tratti peculiari di un popolo e mezzo per far conoscere il nostro territorio.»

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“Le Marie in miniera: persone e simboli”.

Le 37 Marie che da una settimana hanno occupato la galleria Villamarina non chiedono solo gli stipendi arretrati, ma specialmente un futuro sicuro e dignitoso per sé e per la generazione dei figli, loro e nostri. Il loro forte impegno riguarda, per certi aspetti, il futuro di tutti noi.

Le Marie in miniera sono tutte dipendenti dell’Igea, società regionale che deve realizzare opere di messa in sicurezza, di bonifica, di risanamento ambientale specialmente nelle aree minerarie dismesse. Esse abitano la miniera per far realizzare opere d’interesse nazionale. Opere previste con decreto del Ministero dell’Ambiente nel 2003, precisate su proposta della regione Autonoma della Sardegna in un’ordinanza del Presidente del Consiglio nel 2008, comprese nel più recente Piano Sulcis. La straordinaria iniziativa di queste donne riguarda intollerabili rimandi non solo di stipendi, ma congiuntamente di opere per la salute delle matrici ambientali (aria, suolo e sottosuolo, acque superficiali e sotterranee) dell’isola e dell’Italia, ma anche del mondo. Esse congiungono, a loro modo, mondi locali e mondo globale.

Le nostre Marie vogliono realizzare lavori dignitosi per continuità e qualità operative di risanamento. Si tratta di opere che migliorano pratiche e saperi, vivere e saper vivere non solo dell’umanità mineraria addensata nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese e diffusa in tutta la Sardegna, ma della stessa civiltà umana. Opere che includono noi tutti in un futuro vitale condiviso.

Le  Marie che abitano la miniera proprio in questa fase e in questi modi producono anche una parte di storia culturale: delle opere e delle idee, delle relazioni e dei luoghi minerari. Esse raccolgono, nei luoghi di archeologia industriale  destinata al turismo, il filo storico-culturale del malsano minerario e lo intrecciano, con loro nuovi ed autonomi significati, a quello del vitale minerario.

Le Marie in miniera ordiscono cioè  in modi propri  certi valori storico-antropologici. Intessono i loro valori con quelli del passato che caratterizzarono non solo le pratiche quotidiane di cura per la sicurezza lavorativa di tantissimi lavoratori specialmente del sottosuolo, ma anche le funzioni d’importanti opere d’ingegno dei migliori ingegneri. Per dirla in breve, cambiare i luoghi di rischio in luoghi sicuri e vitali, trasformare il tempo lavorativo pericoloso per la vita in tempo sicuro di vita  furono in miniera caratteristici modi di cura di sé e degli altri. Furono modi di fare che trasformavano gli istanti di pericolo in semi del futuro.

Le Marie mettono i semi del futuro con modi propri nel profondo del presente inquinato. Esse seminano infatti nel malsano minerario, ed anche nelle nostre teste e nei nostri cuori, il futuro di nuove forme di vita ecocompatibili, assai prossime alle scienze e alle antropologie ambientali-paesaggistiche. Provano nel contempo a tessere, in tutta evidenza, una nuova trama topologica che vuole rivificare la natura nel nostro contemporaneo globale in cui si situano i difficili progetti locali di futuro.

Per alcune persone e per  alcuni gruppi le Marie in miniera son già persone che esprimono, con i loro corpi in opera, valori condivisi. Son già persone e simboli. Alcuni rappresentanti di un comitato, assai attivo per la salvezza e la valorizzazione dei pani pasquali del Sulcis-Iglesiente ed in particolare della bambina con l’uovo (sa pippìa cun s’ou), hanno portato loro questi pani. Essi riconoscevano nell’impegno delle Marie i contenuti simbolici di questo pane che riguarda le capacità umana di rigenerare oltre che se stessi e il tempo, lo spazio e il mondo.

Emerge, a saper guardare le Marie in miniera, una nuova cultura produttiva condivisa, caratterizzata da esigenze di riabilitare e di rivitalizzare lo spazio e il tempo, e specialmente di dare nuova dignità culturale alla cura di sé, degli altri e dell’altro da noi. Una nuova cultura, inventiva della nostra difficile contemporaneità, prende corpo a partire dai territori minerari: un avvento che forse è un avvenire.

Paola Atzeni

Membro del Comitato Scientifico del Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC) – Miniera di Serbariu – Carbonia

Cagliari 5 dicembre 2014

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L’Associazione culturale S’Ischiglia, con il patrocinio della Società Umanitaria, della Gestione commissariale dell’ex Provincia Carbonia Iglesias e del Liceo Scientifico Paritario Pirandello, venerdì 7 novembre alle ore 17.15, presenta, nella sede del Liceo Pirandello, in via Umbria 20, a Carbonia,  la conferenza della professoressa Paola Atzeni, docente di antropologia culturale all’Università di Cagliari, che parlerà del tema “La cultura agro-pastorale degli habitat sparsi nel Sulcis-Iglesiente, con particolare rilevanza sul ruolo delle donne”.

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Si conclude domani “Sa pippia cun s’ou e is coccoeddus fra tradizione e innovazione”, mostra di pani pasquali del Sulcis Iglesiente.

La mostra è divisa in due sezioni, una riservata ai prodotti artigianali dei panifici, l’altra dedicata alle produzioni familiari, e sarà visitabile fino al 21 aprile, dalle 10.00 alle 17.00.

La mostra, allestita nel Museo del Carbone della Grande Miniera di Serbariu, è organizzata dalla Sezione Antropologica del Museo del Carbone, diretta dalla Prof.ssa Paola Atzeni, con la collaborazione dell’assessorato alla Cultura del comune di Carbonia, del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna e dell’Università degli Studi di Cagliari.