6 November, 2026
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Si è svolta sabato 24 ottobre, dalle ore 9.30 alle 12.30 in via Azuni, nella zona commerciale di Iglesias, l’iniziativa “Insieme per conoscerci organizzata dall’ ANED (Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianti) Comitato Sardegna, in stretta collaborazione con il personale medico-infermieristico della Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Santa Barbara di Iglesias
«Un appuntamento dedicato alla sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce delle malattie renali. Ricorrenza che, in Sardegna, assume un significato particolarmente rilevante alla luce dei datiepidemiologici che indicano una diffusione della patologia superiore alla media globale», afferma Annibale Zucca, segretario regionale ANED Sardegna.
La malattia renale cronica interessa, infatti, circa una persona su dieci nel mondo, ma nell’Isola la prevalenza è stimata intorno al 15% della popolazione, un dato che evidenzia la dimensione del fenomeno e la necessità di rafforzare le attività di prevenzione e informazione.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento: la Sardegna è tra le regioni italiane con la più alta prevalenza di pazienti in trattamento dialitico, con circa 900-1.000 pazienti per milione di abitanti, valori superiori a quelli registrati in molte altre regioni italiane.
Nel territorio della ASL Sulcis Iglesiente, i fattori che alimentano questi numeri includono:
• Invecchiamento della popolazione: L’età avanzata è uno dei principali catalizzatori delle nefropatie croniche, e il Sulcis presenta un indice di vecchiaia sopra la media.
• Fattori di rischio genetici e metabolici: L’alta incidenza di diabete mellito (specie di tipo 1 e tipo 2 scompensato) e l’ipertensione arteriosa nell’;isola concorrono fortemente al danno renale cronico.
• Patologie ambientali e professionali: Storicamente, la forte impronta industriale e mineraria del territorio ha esposto la popolazione a metalli pesanti e agenti nefrotossici, considerati co-fattori nello sviluppo di patologie renali.
La malattia cronica rappresenta una patologia spesso silente nelle fasi iniziali e proprio per questo la diagnosi precoce riveste un ruolo fondamentale.
L’attività di screening proposta da medici e infermieri durante l’iniziativa si è focalizzata sulla diagnosi precoce e sulla prevenzione primaria delle patologie renali, con un approccio rapido e accessibile per il centro storico di Iglesias che ha interessato oltre 100 persone.
Nello specifico, l’attività medica sul campo si è articolata in due passaggi principali, eseguiti direttamente dal personale della Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Santa Barbara:
– Rilevazione della pressione arteriosa (PA): L’ipertensione è una delle cause principali (e spesso silenziose) del danno ai vasi sanguigni renali, che nel tempo può portare a insufficienza renale cronica.
– Consulto medico orientativo: Sulla base dei valori riscontrati e di una breve anamnesi (storia clinica, familiarità per malattie renali), gli specialisti hanno fornito indicazioni personalizzate, spiegando le buone abitudini quotidiane per proteggere i reni.

Lo scopo di questi controlli gratuiti non è stato quello di formulare una diagnosi clinica definitiva, ma di intercettare tempestivamente i principali fattori di rischio (ipertensione e diabete) prima che possano compromettere la funzionalità renale in modo irreversibile. Tra i pazienti sottoposti a screening, il 7% è stato visitato dal medico e invitato ad effettuare ulteriori accertamenti presso l’ambulatorio del Santa Barbara.
Per il Direttore Generale Paolo Cannas, presente all’iniziativa attraverso il Direttore Sociosanitario, è stata anche un’occasione per riflettere sull’importanza della donazione degli organi, ricordando che la sensibilizzazione è uno strumento indispensabile per aiutare il cittadino ad affrontare le tante paure e incertezze che permangono attorno al tema della donazione degli organi.

Il benessere dell’uomo e la salvaguardia della natura corrono sullo stesso binario. Con questo messaggio arriva all’ospedale Sirai di Carbonia la campagna nazionale promossa dalla FADOI (Federazione dei medici internisti ospedalieri) insieme al Raggruppamento Biodiversità dell’Arma dei carabinieri.
Martedì 27 ottobre, alle ore 11.00, presso l’Ospedale Sirai di Carbonia, si terrà la cerimonia di messa a dimora di sei giovani alberi donati dai carabinieri forestali. Nello specifico, verranno piantati due lecci, due corbezzoli e due sughere, tutti dell’altezza di circa 50 centimetri, che troveranno spazio nelle aiuole situate in prossimità dell’ingresso principale della struttura sanitaria.
L’iniziativa, che rientra nel più ampio progetto ministeriale “Un albero per il futuro”, mira a creare un vero e proprio “bosco diffuso” della salute in decine di strutture ospedaliere su tutto il territorio nazionale.
L’evento si inserisce nel quadro dell’approccio globale “One Health”, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riconosce come la salute umana, quella animale e quella dell’ecosistema siano indissolubilmente legate. Gli ospedali e le strutture sanitarie, oltre ad essere luoghi di cura, diventano così promotori attivi della sostenibilità ambientale e del contrasto al cambiamento climatico.
Come per tutte le piante del progetto, anche i sei alberi piantati al Sirai saranno dotati di uno speciale cartellino con codice QR. Questo permetterà di geolocalizzare la posizione di ciascuna pianta, monitorarne la crescita online e calcolare in tempo reale il risparmio complessivo di anidride carbonica (CO2) generato a beneficio dell’aria e dell’ambiente circostante.

Alla cerimonia prenderanno parte il direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente Paolo Cannas, il sindaco di Carbonia, Pietro Morittu, e il vice presidente della
Provincia, Gianluigi Loru, il direttore del Reparto di Medicina Interna dell’ospedale Sirai, Mauro Mantega, insieme ai medici della FADOI Sardegna e alle autorità locali dell’Arma dei carabinieri.

Oltre 4.000 prestazioni sanitarie gratuite in un anno e quattro mesi di attività, una rete territoriale in continua crescita e una nuova sede in arrivo a Nuoro. Gli ambulatori gratuiti Talità Kum si preparano a un nuovo importante passaggio del proprio percorso: venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 11.00, presso la sede di via XX Settembre 42A, a Iglesias, si terrà un incontro pubblico dedicato ai risultati raggiunti dal progetto Comuni-Care e alle sue prospettive future, con la presentazione ufficiale della seconda fase dell’iniziativa.
L’appuntamento sarà l’occasione per condividere numeri, dati e risultati di un’esperienza che, in poco più di un anno, ha costruito una risposta concreta alle difficoltà di accesso alle cure per le persone in condizioni di fragilità economica e sociale. Ma sarà soprattutto un momento per raccontare come la collaborazione tra istituzioni, terzo settore, professionisti e professioniste della salute e comunità locali possa trasformarsi in un modello di assistenza più accessibile e vicino alle persone.
Promossi dalla cooperativa sociale Casa Emmaus e con il sostegno della diocesi di Iglesias, gli ambulatori Talità Kum offrono prestazioni specialistiche gratuite a chi incontra difficoltà economiche nell’accesso ai servizi sanitari. Il progetto si fonda sul contributo di un’équipe multidisciplinare di professionisti e professioniste volontari, sul sostegno delle amministrazioni locali e su una rete di collaborazione che continua ad ampliarsi.
A questa attività si affianca Comuni-Care, il progetto che punta a rafforzare la sanità di prossimità attraverso l’integrazione tra servizi, prevenzione e collaborazione territoriale. Un percorso che comprende anche il CareVan, il poliambulatorio mobile attrezzato per portare visite e attività di screening direttamente nei comuni, nelle aree periferiche e nelle comunità che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso ai servizi.
I risultati raggiunti e il crescente coinvolgimento del territorio aprono ora una nuova prospettiva: l’apertura di una seconda sede a Nuoro, che segna un ulteriore sviluppo dell’esperienza Talità Kum e l’avvio di una nuova fase di lavoro per estendere il modello di assistenza.
La mattinata si aprirà alle ore 11.00 con i saluti istituzionali di Biagio Sciortino, presidente di Casa Emmaus; Mauro Usai, Sindaco di Iglesias e presidente della provincia del Sulcis Iglesiente; Mario Farci, vescovo della diocesi di Iglesias; Alessandro Pilurzu, della commissione Sanità della Regione Autonoma della Sardegna; Marika Batzella, dell’assessorato regionale alle Politiche sociali; e Paolo Cannas, direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente.
Alle ore 11.20, sarà presentato il progetto Comuni-Care con Vincenzo Castelli, Project Manager, Carlo Perelli, del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Cagliari, e rappresentanti della Fondazione Intesa Sanpaolo e della Banca d’Italia, che contribuiscono al percorso progettuale.
Alle ore 11.40, Gianni Salis, responsabile degli ambulatori Talità Kum, illustrerà le attività svolte, i risultati conseguiti e le prospettive di sviluppo della rete. Seguiranno, alle ore 12.00, gli interventi programmati dei professionisti e delle professioniste Talità Kum e dei sindaci dei Comuni convenzionati con Casa Emmaus.
L’iniziativa è realizzata con il contributo del Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo e della Banca d’Italia.
Un appuntamento per raccontare non soltanto la crescita di un servizio, ma la costruzione di una rete di cura che mette al centro le persone e lavora per rendere il diritto alla salute più concreto e accessibile.

Importante passo avanti per la Cardiologia dell’Ospedale Sirai di Carbonia, dove dopo quasi otto anni, sono stati eseguiti con successo quattro impianti di pacemaker. Un risultato atteso che amplia l’offerta sanitaria del Sulcis Iglesiente e consente di garantire ai pazienti una risposta qualificata direttamente sul territorio, riducendo la necessità di rivolgersi a strutture di altre aziende sanitarie.
E’ il risultato di un percorso fortemente voluto dalla Direzione aziendale e accompagnato, negli ultimi mesi, da un intenso lavoro di formazione e organizzazione del personale della Cardiologia.
Determinante il lavoro dell’équipe guidata dal dott. Salvatore Ierna, che ha saputo costruire una squadra motivata, valorizzando anche i professionisti più giovani e favorendo la crescita delle competenze necessarie per raggiungere questo importante traguardo.
In questa prima fase, le sedute dedicate agli impianti di pacemaker si svolgeranno il giovedì mattina, con l’obiettivo di consolidare progressivamente l’attività.
Il servizio si inserisce in un percorso più ampio di rafforzamento della Cardiologia del Sirai, punto di riferimento fondamentale per il Sulcis Iglesiente e sempre più integrata con la rete dei servizi territoriali. Il reparto, infatti, è coinvolto nel progetto di telemedicina con le strutture del territorio, con l’obiettivo di favorire una presa in carico più efficace e una maggiore continuità assistenziale tra ospedale e territorio.
«È un risultato importante, frutto di programmazione, formazione e lavoro di squadra – sottolinea il direttore generale Paolo Cannas -. Stiamo lavorando per rafforzare progressivamente il Sirai e restituire al territorio servizi sempre più completi e qualificati. L’avvio degli impianti di pacemaker è un passo concreto in questa direzione, ma stiamo lavorando anche per una progressiva ripresa delle attività di Neurologia e per un ulteriore potenziamento dell’Ortopedia.»

Rafforzare la rete territoriale, affrontare le criticità dell’assistenza ospedaliera e investire sulla prevenzione e sulla presa in carico delle persone fragili. Sono stati questi i principali temi al centro della Conferenza sociosanitaria convocata questa mattina, presso il Centro direzionale di via Dalmazia, per un momento di confronto tra Azienda sanitaria e amministrazioni comunali del territorio.
Tra le principali criticità affrontate vi è quella dei Pronto Soccorso, particolarmente sotto pressione durante il periodo estivo e oggi tra i punti più vulnerabili del sistema aziendale. L’aumento degli accessi, la temporanea riduzione dei posti letto e una rete territoriale ancora da rafforzare hanno reso necessario un ulteriore sforzo organizzativo, soprattutto dopo la conclusione del ricorso ai medici gettonisti, per garantire la continuità dell’assistenza.
L’Azienda sta lavorando al rafforzamento della rete ospedaliera e territoriale. È prevista la progressiva riapertura di attività e reparti, tra cui la Neurologia, subordinatamente alla disponibilità del personale infermieristico, mentre l’Ortopedia ha già ripreso l’attività in regime di week surgery. Prosegue, inoltre, il percorso dell’Ospedale di Comunità di Iglesias, destinato alla gestione dei pazienti stabilizzati che necessitano ancora di assistenza prima del rientro a domicilio.
«Le difficoltà dell’oggi non possono farci perdere di vista la prospettiva dei prossimi anni – è stato sottolineato nel corso dell’incontro -. Se vogliamo garantire la sostenibilità del sistema nei prossimi 15 anni dobbiamo investire sempre di più sulla prevenzione, sulla presa in carico territoriale e sull’invecchiamento attivo.»
Una prospettiva che riguarda in particolare la gestione delle patologie croniche e la presa in carico delle persone fragili e dei grandi anziani, ma anche dei pazienti oncologici. In questo quadro assume un ruolo sempre più importante la telemedicina: entro la fine dell’anno il progetto di telemonitoraggio dell’ASL punta a coinvolgere circa 400 pazienti, portando la possibilità di seguire a domicilio alcune condizioni croniche e riducendo, quando possibile, il ricorso alle strutture ospedaliere.
Le Case della Comunità rappresentano uno degli strumenti attraverso cui rafforzare questo modello, con spazi già predisposti anche per le televisite e per una presa in carico che accompagni il paziente nel tempo, dal follow-up al mantenimento.
Sul fronte della prevenzione, l’Azienda ha annunciato inoltre una campagna territoriale dello screening mammografico, con l’obiettivo di portare il servizio in tutti i Comuni del territorio attraverso un camper dedicato, rendendo più semplice l’accesso alla prevenzione anche per chi vive nelle aree più periferiche.
Nel corso della Conferenza è stata ribadita anche l’importanza di costruire una rete stabile con le amministrazioni locali. I sindaci hanno evidenziato la necessità di individuare soluzioni sociosanitarie condivise, anche attraverso un maggiore utilizzo degli ambulatori comunali, l’attivazione di servizi di telemedicina e, dove possibile, la disponibilità di ulteriori spazi e posti letto. Tra le questioni segnalate anche le difficoltà legate alla continuità assistenziale e alla permanenza delle ambulanze nei Pronto Soccorso.
«È fondamentale camminare insieme alle istituzioni – è stato sottolineato – perché la risposta ai bisogni di salute di una popolazione che invecchia non può essere affidata soltanto all’ospedale.
Servono servizi vicini alle persone, prevenzione, presa in carico e una rete territoriale capace di intervenire prima che il bisogno diventi emergenza.»
Il percorso proseguirà nelle prossime settimane anche attraverso le iniziative dedicate alla prevenzione e alla promozione di corretti stili di vita. Il 28 settembre è in programma un appuntamento dedicato alle vaccinazioni e alla nuova campagna vaccinale, mentre proseguiranno le attività di promozione dell’attività fisica e dell’invecchiamento attivo.

Allegati una dichiarazione del direttore generale della Asl Sulcis Iglesiente Paolo Cannas e l’intervista al presidente della conferenza socio sanitaria della Asl Sulcis Iglesiente Paolo Luigi Dessì

Paolo Luigi Dessì

 

 

Ogni tanto una buona notizia. Sui Corsi di Laurea in Infermieristica si registra in questi giorni un dato a suo modo epocale: le giovani generazioni di studenti sardi tornano a credere ed investire nel mondo della Sanità, con l’ambizione di riversare il sapere scientifico di una professione intellettuale in un servizio di una azienda sanitaria pubblica o nella sanità privata o in cooperativa o in uno studio associato o nella libera professione dopo avere conseguito laurea in infermieristica, una delle ventidue professioni sanitarie per le quali il prossimo 16 settembre si terrà il test di ingresso in tutta Italia.

Questi i dati nazionali:

rispetto al 2025/2026, (quando per la prima volta ci sono stati meno candidati che posti a disposizione), le domande per il corso di laurea in infermieristica fanno un deciso balzo in avanti crescendo del 14% e sfiorando i 21.500 candidati per 20.672 posti,  quando per l’anno accademico 2025/26 erano stati 18.836 per 20.409 posti.

Questi i primi dati regionali Sardegna

Infermieristica Università Cagliari: 419  domande per 122 posti.

Sede staccata Nuoro: 104 domande per 40 posti.

Infermieristica Università di Sassari : 281 domande per 150 posti, di cui 50 sede staccata Olbia.

Una risposta incoraggiante dopo il tanto lavoro nel Sulcis Iglesiente ed in Sardegna  per valorizzare la professione, la sua dignità, il suo decoro e la sua immagine anche a fronte di una moltitudine di detrattori soprattutto nascosti dietro una tastiera.

Il grave delta negativo della carenza di 70mila infermieri in Italia mette in crisi il sistema sanitario a partire dai nostri presidi ospedalieri sino ai nuovi servizi territoriali ma oggi arriva una prospettiva di capovolgere il trend.

Certo non risolviamo l’affannosa questione infermieristica con questi nuovi numeri ma consentono ai decisori politici di fare una qualche riflessione sulle strategie prossime future.

Ci è sempre stato narrato che non si fanno le nozze con i fichi secchi, ma questo ritorno di fiamma per la laurea infermieristica dopo il preoccupante declino post pandemico è forse più di una boccata d’ossigeno.

Per infermieristica le richieste superano di nuovo i posti a bando. Da qui si ri-parte.

Ad influire sull’aumento delle domande a bando sono state anche le iniziative di indirizzo dei singoli Opi provinciali, l’offerta  formativa implementata dalle nuove lauree magistrali infermieristiche (su cure primarie, emergenza e pediatria), la maggiore “cura” sindacale con il rinnovo in sequenza di due  contratti del comparto sanità che hanno previsto miglioramenti economici e normativi: anche qui non siamo al punto di arrivo ma di ri-partenza.

Sui numeri della regione Sardegna emerge un dato inconfutabile: le sedi staccate di Nuoro e Olbia assorbono 90 posti sui 362 posti complessivi a bando. Non proprio una inezia. E’ del tutto evidente che se avessimo potuto avere nel nostro bellissimo territorio una sede staccata di infermieristica anche presso il consorzio Ausi dí Iglesias, non meno di altri 40 studenti avrebbero potuto intraprendere un percorso di studio che in Asl Sulcis avrebbe garantito anche l’esercizio della formazione pratica di tirocinio oltre che contare su professionisti per la didattica e il tutoraggio.

Dobbiamo provare ad ottenere quello che è un diritto e non una concessione: dare la possibilità a decine di famiglie e studenti di ambire ad intraprendere formazione universitaria e una professione direttamente sui luoghi di vita e di lavoro.

Richiamo ancora una volta l’attenzione in primis dei nostri consiglieri regionali eletti nel collegio Sulcis Iglesiente onorevoli Alessandro Pilurzu, Luca Pizzuto, Gigi Rubiu, dei 23 sindaci, del Presidente della Conferenza Socio Sanitaria Paolo Dessì, del Presidente della Provincia Mauro Usai, del Direttore della Asl Sulcis Paolo Cannas, del Rettore Università di Cagliari ed in ultimo ma non per ultima dell’assessora della Cultura della Regione Sardegna Ilaria Portas che è il momento di continuare una battaglia di dignità: quella del diritto allo studio, quella del CdL in infermieristica nel Sulcis Iglesiente.

E’ necessario ri-trovarsi e fare sintesi dello stato dell’arte anche in prospettiva se non dall’anno accademico 2027/2028, quantomeno dal 2028/2029.

I segnali e i numeri sono incoraggianti, così come saranno coraggiosi gli uomini e le donne delle istituzioni competenti per contribuire ognuno per la propria parte al raggiungimento di una realtà e di una impresa.

Graziano Lebiu

Presidente Opi Carbonia Iglesias

«Il Pronto Soccorso e l’Ospedale Sirai non sono al collasso. Come accade fisiologicamente nel periodo estivo, l’aumento della domanda sanitaria legato anche alla presenza dei turisti, di un maggior numero di incidenti e di malori legati al caldo soprattutto per quanto riguarda la popolazione anziana, coincide con la necessità di garantire al personale il regolare periodo di ferie, determinando in alcuni momenti un carico di lavoro particolarmente elevato, soprattutto in Pronto Soccorso e nelle aree di degenza. Le criticità evidenziate anche dalle organizzazioni sindacali sono note alla Direzione e vengono affrontate con interventi immediati e con azioni strutturali destinate a produrre effetti nei prossimi mesi.»

Il direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente Paolo Cannas è intervenuto sulle gravi criticità del Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia gli interventi critici delle organizzazioni sindacali dei giorni scorsi, con una nota pubblicata nel sito internet aziendale.

«Siamo consapevoli delle difficoltà e per questo voglio ringraziare i nostri professionisti che, anche nei momenti di maggiore pressione, stanno garantendo assistenza ai pazienti e supporto alle loro famiglie – ha detto il direttore generale Paolo Cannas -. Abbiamo bisogno di nuove risorse e stiamo lavorando per rafforzare progressivamente i servizi.»

«Sul fronte del personale, è in corso il concorso ARES per gli infermieri: 29 professionisti hanno indicato la ASL Sulcis Iglesiente come sede prescelta, un dato significativo che conferma la capacità dell’Azienda di attrarre nuovi professionisti.

Per ridurre il fenomeno del boarding e favorire il deflusso dei pazienti dal Pronto Soccorso sono stati incrementati i posti letto nelle aree mediche ed è stata inserita un’ulteriore figura dedicata al bed management. Sono inoltre già arrivate nuove barelle e nuove sedie, che consentono di aumentare la dotazione del Pronto Soccorso e di velocizzare la restituzione delle barelle ai mezzi di soccorso.

A partire dall’autunno il rafforzamento proseguirà con l’attivazione progressiva di posti letto in Neurologia e Ortopedia e con un maggiore impulso all’attività dell’Ospedale di Comunità.

Parallelamente, una parte importante del lavoro riguarderà il territorio e la presa in carico dei pazienti cronici. Da settembre inizierà la consegna dei dispositivi per il telemonitoraggio domiciliare, con l’obiettivo di arrivare progressivamente a 400 pazienti seguiti a domicilio entro la fine dell’anno. Un percorso pensato per intercettare precocemente i bisogni assistenziali, migliorare la gestione delle cronicità e contribuire a ridurre gli accessi e i ricoveri evitabili.

Le criticità esistono e non vengono sottovalutate, ma vengono affrontate. L’obiettivo è rafforzare progressivamente la capacità di risposta dell’ospedale e dei servizi territoriali e garantire ai cittadini del Sulcis Iglesiente il diritto a un’assistenza appropriata e tempestiva.»

 

La risposta della Direzione della Asl Sulcis Iglesiente al durissimo comunicato diffuso oggi dalle segreterie della Funzione pubblica, Fp Cgil SSO, Cisl Fp SI e Uil Fp SI sulle gravissime criticità del Pronto soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia, non ha tardato ad arrivare.

«La Direzione sta gestendo le criticità del Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia attraverso una serie di interventi immediati e strutturali, con l’obiettivo di affrontare le difficoltà attuali e, allo stesso tempo, intervenire sul medio periodo per migliorare progressivamente la organizzazione e la capacità di risposta dell’ospedale – si legge in una nota diffusa in serata -. Per alleggerire il fenomeno del boarding e favorire un più rapido deflusso dei pazienti, abbiamo rafforzato il sistema attraverso l’incremento dei posti letto nelle aree mediche e l’inserimento di un’ulteriore figura dedicata al bed management, con l’obiettivo di facilitare la tempestiva collocazione dei pazienti, soprattutto nelle aree in cui si registra una maggiore carenza di disponibilità.»

«Sul fronte delle attrezzature – aggiunge la Direzione della Asl Sulcis Iglesiente -, le nuove barelle sono già arrivate e, insieme ad esse, sono state consegnate anche le nuove sedie, aumentando così la dotazione a disposizione del Pronto Soccorso e consentendo di garantire maggiore disponibilità per i mezzi di soccorso, riducendo i tempi di attesa per la restituzione delle barelle ai volontari.»

«Il lavoro che stiamo portando avanti produrrà ulteriori risultati concreti a partire da settembre, con il potenziamento dell’Ortopedia, la riapertura della Neurologia e un maggiore impul-so all’attività dell’Ospedale di Comunità – rimarca la Direzione della Asl Sulcis Iglesiente -. Si tratta di interventi che vanno nella direzione di rafforzare complessivamente l’ospedale e, soprattutto, di migliorare la capacità di presa in carico e di gestione dei pazienti, contribuendo a ridurre il boarding e a favorire il deflusso dal Pronto Soccorso.»

«L’obiettivo – conclude la Direzione della Asl Sulcis Iglesiente – è intervenire in modo strutturale sulle criticità che conosciamo, migliorando progressivamente i tempi di permanenza in Pronto Soccorso, garantendo una più rapida collocazione dei pazienti e assicurando la piena operatività del sistema di emergenza territoriale.»

Nella foto di copertina il direttore generale della Asl Sulcis Iglesiente Paolo Cannas

E’ in programma da domani 6 a venerdì 7 agosto un nuovo ciclo di sopralluoghi nelle strutture aziendali per verificare lo stato di avanzamento dei lavori PNRR, il completamento degli allestimenti e degli arredi e l’arrivo delle apparecchiature tecnologiche destinate al telemonitoraggio dei pazienti al proprio domicilio.

L’obiettivo è quello di rendere funzionali le case di comunità per la presa in carico dei pazienti fragili nel territorio evitando i ricoveri impropri e utilizzando strumenti altamente tecnologici. Saranno forniti device al domicilio: i dispositivi, sottoposti alle procedure di collaudo, verranno consegnati ai primi 100 pazienti a partire dal mese di settembre. Il progetto prevede un progressivo ampliamento della platea degli assistiti, con l’obiettivo di raggiungere circa 400 persone entro la fine dell’anno.
Le nuove tecnologie consentiranno di monitorare a distanza alcuni parametri clinici fondamentali, tra cui pressione arteriosa, saturazione dell’ossigeno, glicemia e frequenza cardiaca, attraverso il collegamento con una centrale di monitoraggio. I dati raccolti saranno messi a disposizione dei professionisti sanitari per seguire l’evoluzione delle condizioni dei pazienti e attivare, quando necessario, interventi tempestivi attraverso televisite, teleconsulti o visite presso le Case della Comunità.
Tra le iniziative previste in questo percorso di potenziamento tecnologico, si segnala l’utilizzo di tecnologie con intelligenza artificiale utili ad effettuare screening con metodiche non invasive che, attraverso una semplice rilevazione facciale, comunicano in tempo reale numerosi indicatori di salute e parametri cardiometabolici e vitali, tra cui frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e saturazione di ossigeno, oltre a indicatori legati al metabolismo, al benessere psicofisico – come stress, qualità del sonno e livello di energia – e alla composizione corporea, come indice di massa corporea (BMI) e grasso addominale.
Inoltre in autunno sono previste campagne di comunicazione sull’importanza della vaccinazione dei pazienti fragili accompagnate a delle giornate di vaccinazione open day, anche per i più piccoli con vaccinazione antinfluenzale spray, in tutte le case di comunità con una programmazione in fase di definizione.
Un percorso che racconta il nuovo volto dell’assistenza territoriale nel Sulcis Iglesiente: strutture rinnovate, professionisti in rete e tecnologie innovative per accompagnare i cittadini nei percorsi di cura e avvicinare i servizi sanitari ai luoghi di vita delle persone.

Nella foto di copertina il direttore generale della Asl Sulcis Iglesiente Paolo Cannas

Premessa. Da tempo un paziente lamentava dolori in corrispondenza della parte alta dell’osso del bacino a sinistra. Ieri alla ripresa del dolore, ha chiesto una visita ed è stato esaudito immediatamente: è stata diagnosticata una idronefrosi sinistra (rene dilatato) causata da un piccolo calcolo incastrato nel tratto terminale, vescicale, dello uretere. L’idronefrosi era la responsabile del dolore alla cresta dell’osso iliaco sinistro. Questa stranezza è dovuta al “metamero” interessato. Il metamero dipende dal centro nervoso del midollo spinale le cui cellule ricevono l’informazione che qualcosa va male nel settore del corpo posto sotto il suo governo. A causa del “metamero” unico che registra tutte le diverse patologie situate nell’alto addome o nella regione lombare, siano esse muscolari, neurologiche, vertebrali, degli organi interni o cutanee, possono dare lo stesso indistinto dolore: perciò non è possibile sapere quale settore ne sia l’esatto responsabile e non si può porre la diagnosi certa sulla base del solo sintomo “dolore”. E’ necessario visitare il paziente nel momento del dolore e verificare, ecograficamente o radiologicamente e con altri esami, cosa stia avvenendo in quel preciso momento dentro quel corpo. è possibile fare la diagnosi in un momento successivo, quando il paziente sta meglio? è molto più difficile o addirittura impossibile; in tal caso il paziente va rivisto più volte. Essendo stato visitato e studiato nel momento in cui era presente il dolore, è avvenuto che la dilatazione del rene sinistro, presente in quel preciso momento, ha fatto capire che vi era un’ostruzione nell’uretere più in basso. L’ecografia ha mostrato la presenza di un piccolo calcolo nel tratto dell’uretere laddove si inserisce nella parete vescicale.

Quando il dolore non c’è significa che il rene sta bene, e non è dilatato perché in quel momento il calcolo si è messo in una posizione “non ostruente” il passaggio delle urine. Questo esempio serve a chiarire cosa sarebbe avvenuto se il paziente non fosse stato visitato tempestivamente e gli fosse stata programmata una visita dopo una settimana, o dopo mesi, inserito in una “lista d’attesa”. Probabilmente la corretta diagnosi non sarebbe stata fatta e il paziente, con l’arrivo di altre coliche renali, sarebbe stato inserito in altre liste d’attesa.

Le liste d’attesa sono necessarie per governare le attività ambulatoriali ma sono mal viste dai pazienti. Sono un provvedimento obbligato per dare risposte ad un numero di richieste eccessivo rispetto al numero di specialisti disponibili. Esse danno buone risposte solo alle necessità di pazienti ben stabilizzati portatori di patologie croniche, già studiati, con diagnosi già accertata. In altri casi non sono soddisfacenti. Per varie ragioni le liste d’attesa, essendo difficilmente gestibili, possono generare insoddisfazione nell’opinione pubblica.

Quotidianamente leggiamo sui giornali dichiarazioni riguardanti la Sanità pubblica, come: «Bollettino sulle liste d’attesa, l’Italia tra le peggiori in Europa; regresso della Sanità, tempi lunghi per l’accesso alle cure, eccetera».

Tali notizie, che vengono diffuse all’opinione pubblica, hanno lo scopo primario di informare, ma hanno anche l’effetto secondario di suscitare sentimenti negativi e un cattivo giudizio sui politici governanti e sugli ospedali. Il risultato è la diffusa sfiducia nella sanità pubblica.

La questione delle Mutue. L’opinione negativa del cittadino sulla Sanità pubblica genera due diversi generi di reazione, in difesa della salute di se stessi, creando due diversi gruppi umani omogenei per censo:

Gruppo A: cittadini che godono di un buon reddito: questi acquistano immediatamente l’assistenza sanitaria con fondi propri (visite ed esami a pagamento).

Gruppo B: cittadini su cui grava un reddito insufficiente: costoro rinunciano alle cure, oppure accettano prestazioni sanitarie, programmate in “lista d’attesa”, con prenotazioni di vari mesi. Il tempo perduto con l’attesa potrà compromettere l’attendibilità dei referti che otterranno.

L’incremento delle persone che, avendo un buon reddito, si stanno rivolgendo al privato, per ottenere cure immediate, sta avendo come effetto la comparsa, sul mercato delle offerte di mutue private in forma di assicurazioni sanitarie.

Gli osservatori dell’andamento dell’economia nazionale vogliono vedere chiaro in questo fenomeno sociale, attraverso indagini di mercato, per capire quanti cittadini accederebbero alle mutue private. In questi giorni di luglio sta avvenendo una raccolta di opinioni, avviata dal “Corriere della Sera”, in cui si chiede agli italiani se preferirebbero il ritorno alle Casse Mutue di un tempo.

Si prevede che nel caso in cui ricomparissero le Casse mutue private si avrebbero due conseguenze:

a – sarebbero esclusi dalle casse mutue gli italiani con reddito “incapiente”, e resterebbero nel Sistema Sanitario Nazionale attuale.

b – potrebbero accedervi gli italiani con reddito “capiente “, ed avrebbero due sistemi sanitari a cui rivolgersi: quello pubblico e quello privato.

Nota bene: gli italiani che presentano la denuncia dei redditi sono 16 milioni e si dividono in due categorie, di cui:

– 8 milioni possono pagare le tasse;

– 8 milioni non le possono pagare, per reddito nullo o basso.

Ne consegue che gli 8 milioni che pagano le tasse, pagano la sanità anche per chi non può farlo. Il sistema delle mutue private, separato da quella di Stato (INAM), esisteva fino al 1978. Il ministro alla Sanità di allora, Tina Anselmi, inventò la Sanità democratica uguale per tutti e creò il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Fu la più grande legge dello Stato Italiano dopo la Costituzione.

Il primo gennaio 1979 lo Stato dette vita al “Fondo Sanitario Nazionale” raccogliendo i soldi attraverso IRPEF – IVA – IRES – IRAP e accise. Al Fondo Sanitario Nazionale va una parte del PIL (prodotto interno lordo).

L’anno scorso il PIL è stato di 2.200 miliardi di euro. Per capire quanto sia importante la Sanità per lo Stato si veda quanto segue:

– Spese per la Sanità: 140 miliardi di euro (6,5% del PIL)

– Spese per l’Istruzione: 75 miliardi di euro (4% del PIL)

– Spese per la Difesa: 32 miliardi di euro (1,5% del PIL)

– Spese per la Giustizia, Ministeri, etc.: 60 miliardi di euro (3% del PIL).

Qualora la sfiducia dei cittadini si trasformasse in un rifiuto della Sanità pubblica, preferendo le assicurazioni private, lo Stato non potrebbe comunque rinunciare alle sue entrate fiscali. Gli aderenti alle casse mutue pagherebbero sia le tasse sia la quota privata. Ciò comporterebbe un forte squilibrio nel bilancio delle famiglie tale da potersi tradurre in debito e impoverimento, soprattutto nell’età della pensione.

Da queste considerazioni, si desume che il problema della Sanità non è solo un problema di Salute, ma è anche un pesante problema economico che ci attende nell’immediato futuro.

Ne consegue che è necessario impegnarsi di più alla produzione di idee concrete, certificate da documenti, su proposte realistiche mirate per ridare vita alla Sanità pubblica.

Proposte concrete. Finalmente, nel deserto di proposte, a luglio 2026, è comparsa su l’“Unione Sarda” una proposta, concreta e fattibile, elaborata da un organismo indipendente. è la relazione della Corte dei Conti sarda. In essa si esaminano le dinamiche che hanno portato alla disfatta sanitaria e si fa comprendere quali debbono essere le soluzioni per arrestarla. Chi scrive è la Procuratrice della Corte dei Conti Valeria Motzo. Ella scrive testualmente che il danno sanitario che stiamo subendo deriva da carenze strutturali come «la carenza di medici e di personale infermieristico, il blocco del turn-over (cioè la sostituzione del personale andato in pensione), la fuga del personale pubblico verso il settore privato; le insufficienze organizzative».

Sta avvenendo che i concorsi non vengono indetti né prima né subito dopo il pensionamento. Quando il primario di un certo reparto va in pensione avviene che, senza la sua direzione, il reparto specialistico comincia a diventare insufficiente nelle prestazioni fino al fallimento e alla sua chiusura.

In Germania esistono norme per cui ciò non può avvenire: due anni prima che un Primario vada in pensione l’amministrazione dell’ospedale indice un concorso e seleziona il medico che diventerà il futuro Primario. Da quel momento il medico selezionato viene affiancato al vecchio Primario; questi provvede ad addestrarlo alla sua successione per ben due anni. Al suo pensionamento il pro-primario assume immediatamente il ruolo di Primario. Non avverrà mai il vuoto gerarchico nel reparto. La legge tedesca è concepita nella consapevolezza che il Primario è la figura portante della struttura gerarchica ospedaliera. Egli rappresenta lo Stato che cura il cittadino. In tale missione egli ha il dovere assoluto di fare da maestro e da controllore instancabile della generazione di medici più giovani; ne verifica il rispetto delle regole e seleziona i migliori secondo il merito. Un Primario con questo mandato impedisce il collasso dell’Unità Operativa di cui è il capo e assume su di sé la responsabilità. Ha tutto l’interesse di ottenere il miglioramento continuo. Nell’ultima conferenza socio sanitaria della ASL Sulcis Iglesiente il direttore generale Paolo Cannas ha annunciato che dei 30 primariati richiesti e riconosciuti, ad oggi solo 3 sono stati ufficializzati. Alla luce di quanto detto se ne possono supporre le conseguenze.

L’elemento cruciale indicato dalla procuratrice della Corte dei Conti è quello che ella definisce: «La mancanza di una rete di assistenza territoriale». Con questo termine ella sta denunciando la decadenza degli ospedali provinciali (come ad esempio il Sirai e il CTO). Per chiarire bene il concetto afferma che «per alcune centinaia di migliaia di sardi il tempo necessario per raggiungere il reparto ospedaliero d’urgenza più vicino supera i 30 minuti». Orbene, da noi supera notevolmente i 30 minuti perché i pazienti urgenti vengono trasferiti per diagnosi e cure a Cagliari. In sostanza non è ammissibile che stia avvenendo la centralizzazione delle emergenze al Brotzu, e che i nostri ospedali, invece di essere dotati di reparti efficienti di Chirurgia, Medicina, Traumatologia, Ginecologia, Urologia, Neurologia, siano invece dotati di sole ambulanze per provvedere a trasferire i pazienti urgenti agli ospedali cagliaritani. Le terapie devono avvenire qui, negli ospedali provinciali. L’osservazione della Motzo è un invito concreto a riaprire tutti i reparti d’urgenza di Carbonia e Iglesias.

Nel corso della sua relazione la procuratrice Motzo fa un’importante valutazione su un fatto che è davanti agli occhi di tutti: il fatto che i cosiddetti Ospedali di comunità e Case della salute, ancorché costruiti, «non possono essere affettivamente attivati». Il motivo, secondo la relatrice sta nella «mancanza di una programmazione della spesa che garantisce il funzionamento delle strutture… Come si può garantire il loro funzionamento se non si reperiscono i medici di medicina generale, gli specialisti, e gli infermieri che dovrebbero prestare servizio?» A questo punto, la Motzo fa capire che ci servono più laureati e si deve porre rimedio alla carenza di iscritti all’ Università e alle scuole di specializzazione. La Motzo conclude la sua relazione con questa affermazione: «… vi sono aspetti negativi insiti nei frequenti stravolgimenti organizzativi sia nel settore medico-sanitario che nei vertici aziendali». In pratica critica il sovvertimento della legge 833/78 di Tina Anselmi, provocato dalle leggi che espulsero gli amministratori locali e i medici dalla gestione della ASL; sovvertimento attuato con le leggi 502/99 di Francesco De Lorenzo, la 503/93 di Mariapia Garavaglia, la 229/99 di Rosy Bindi. Quelle leggi rimuovendo le rappresentanze democratiche locali e i sanitari, dettero tutti i poteri amministrativi e di gestione sanitaria ad una figura unica, non elettiva: il Manager.

Come dice la Motzo, ne conseguì «instabilità gestionale che, oltre ad ostacolare lo sviluppo di competenze manageriali, impedisce la programmazione a medio e lungo-termine, azzerando i piani in corso e demotivando il personale sanitario». «Il personale sanitario è demotivato dall’aspirazione a fare carriera… Questo stato di cose si riverbera sulla riorganizzazione dei servizi sanitari dal momento che gli avvicendamenti delle Direzioni generali determinano un blocco di concorsi per la direzione dei reparti… le reiterate mancate assegnazioni di incarichi di direzione di strutture complesse (Primari dei reparti) affidata temporaneamente a “facenti funzione” genera un diffuso clima di precarietà… questo comporta uno svilimento dei meriti dei medici, che sono disincentivati dall’investire professionalmente nei progetti dei reparti di cui non sono a tutti gli effetti titolari. Ciò blocca lo sviluppo a lungo termine dei reparti stessi.» Alla fine del documento la Corte dei Conti dice esplicitamente ai politici regionali: «La leva essenziale per rendere efficiente il Servizio Sanitario… è il capitale umano. La Regione è chiamata a valorizzarlo; per far ciò deve garantire il miglioramento del trattamento economico, della condizione di lavoro, della formazione, dell’aggiornamento, e deve aumentare le assunzioni al fine di arginare il fenomeno della fuga dal settore pubblico».

E’ la prima volta che si legge, dalle pagine di un quotidiano, un articolo che contiene valutazioni e proposte concrete allo scopo di far funzionare bene gli ospedali pubblici provinciali, e cioè:

– Mettere un limite alla centralizzazione della Sanità nei due poli sardi.

– Restituire ai nostri ospedali provinciali la capacità di funzionare con tutte le loro specialità.

– Mettere in grado i Primari di essere liberi-organizzatori dei loro reparti per farli funzionare.

– Lasciare agli Amministrativi la difficile arte dell’amministrazione contabile.