7 August, 2026
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E’ in programma da domani 6 a venerdì 7 agosto un nuovo ciclo di sopralluoghi nelle strutture aziendali per verificare lo stato di avanzamento dei lavori PNRR, il completamento degli allestimenti e degli arredi e l’arrivo delle apparecchiature tecnologiche destinate al telemonitoraggio dei pazienti al proprio domicilio.

L’obiettivo è quello di rendere funzionali le case di comunità per la presa in carico dei pazienti fragili nel territorio evitando i ricoveri impropri e utilizzando strumenti altamente tecnologici. Saranno forniti device al domicilio: i dispositivi, sottoposti alle procedure di collaudo, verranno consegnati ai primi 100 pazienti a partire dal mese di settembre. Il progetto prevede un progressivo ampliamento della platea degli assistiti, con l’obiettivo di raggiungere circa 400 persone entro la fine dell’anno.
Le nuove tecnologie consentiranno di monitorare a distanza alcuni parametri clinici fondamentali, tra cui pressione arteriosa, saturazione dell’ossigeno, glicemia e frequenza cardiaca, attraverso il collegamento con una centrale di monitoraggio. I dati raccolti saranno messi a disposizione dei professionisti sanitari per seguire l’evoluzione delle condizioni dei pazienti e attivare, quando necessario, interventi tempestivi attraverso televisite, teleconsulti o visite presso le Case della Comunità.
Tra le iniziative previste in questo percorso di potenziamento tecnologico, si segnala l’utilizzo di tecnologie con intelligenza artificiale utili ad effettuare screening con metodiche non invasive che, attraverso una semplice rilevazione facciale, comunicano in tempo reale numerosi indicatori di salute e parametri cardiometabolici e vitali, tra cui frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e saturazione di ossigeno, oltre a indicatori legati al metabolismo, al benessere psicofisico – come stress, qualità del sonno e livello di energia – e alla composizione corporea, come indice di massa corporea (BMI) e grasso addominale.
Inoltre in autunno sono previste campagne di comunicazione sull’importanza della vaccinazione dei pazienti fragili accompagnate a delle giornate di vaccinazione open day, anche per i più piccoli con vaccinazione antinfluenzale spray, in tutte le case di comunità con una programmazione in fase di definizione.
Un percorso che racconta il nuovo volto dell’assistenza territoriale nel Sulcis Iglesiente: strutture rinnovate, professionisti in rete e tecnologie innovative per accompagnare i cittadini nei percorsi di cura e avvicinare i servizi sanitari ai luoghi di vita delle persone.

Nella foto di copertina il direttore generale della Asl Sulcis Iglesiente Paolo Cannas

Premessa. Da tempo un paziente lamentava dolori in corrispondenza della parte alta dell’osso del bacino a sinistra. Ieri alla ripresa del dolore, ha chiesto una visita ed è stato esaudito immediatamente: è stata diagnosticata una idronefrosi sinistra (rene dilatato) causata da un piccolo calcolo incastrato nel tratto terminale, vescicale, dello uretere. L’idronefrosi era la responsabile del dolore alla cresta dell’osso iliaco sinistro. Questa stranezza è dovuta al “metamero” interessato. Il metamero dipende dal centro nervoso del midollo spinale le cui cellule ricevono l’informazione che qualcosa va male nel settore del corpo posto sotto il suo governo. A causa del “metamero” unico che registra tutte le diverse patologie situate nell’alto addome o nella regione lombare, siano esse muscolari, neurologiche, vertebrali, degli organi interni o cutanee, possono dare lo stesso indistinto dolore: perciò non è possibile sapere quale settore ne sia l’esatto responsabile e non si può porre la diagnosi certa sulla base del solo sintomo “dolore”. E’ necessario visitare il paziente nel momento del dolore e verificare, ecograficamente o radiologicamente e con altri esami, cosa stia avvenendo in quel preciso momento dentro quel corpo. è possibile fare la diagnosi in un momento successivo, quando il paziente sta meglio? è molto più difficile o addirittura impossibile; in tal caso il paziente va rivisto più volte. Essendo stato visitato e studiato nel momento in cui era presente il dolore, è avvenuto che la dilatazione del rene sinistro, presente in quel preciso momento, ha fatto capire che vi era un’ostruzione nell’uretere più in basso. L’ecografia ha mostrato la presenza di un piccolo calcolo nel tratto dell’uretere laddove si inserisce nella parete vescicale.

Quando il dolore non c’è significa che il rene sta bene, e non è dilatato perché in quel momento il calcolo si è messo in una posizione “non ostruente” il passaggio delle urine. Questo esempio serve a chiarire cosa sarebbe avvenuto se il paziente non fosse stato visitato tempestivamente e gli fosse stata programmata una visita dopo una settimana, o dopo mesi, inserito in una “lista d’attesa”. Probabilmente la corretta diagnosi non sarebbe stata fatta e il paziente, con l’arrivo di altre coliche renali, sarebbe stato inserito in altre liste d’attesa.

Le liste d’attesa sono necessarie per governare le attività ambulatoriali ma sono mal viste dai pazienti. Sono un provvedimento obbligato per dare risposte ad un numero di richieste eccessivo rispetto al numero di specialisti disponibili. Esse danno buone risposte solo alle necessità di pazienti ben stabilizzati portatori di patologie croniche, già studiati, con diagnosi già accertata. In altri casi non sono soddisfacenti. Per varie ragioni le liste d’attesa, essendo difficilmente gestibili, possono generare insoddisfazione nell’opinione pubblica.

Quotidianamente leggiamo sui giornali dichiarazioni riguardanti la Sanità pubblica, come: «Bollettino sulle liste d’attesa, l’Italia tra le peggiori in Europa; regresso della Sanità, tempi lunghi per l’accesso alle cure, eccetera».

Tali notizie, che vengono diffuse all’opinione pubblica, hanno lo scopo primario di informare, ma hanno anche l’effetto secondario di suscitare sentimenti negativi e un cattivo giudizio sui politici governanti e sugli ospedali. Il risultato è la diffusa sfiducia nella sanità pubblica.

La questione delle Mutue. L’opinione negativa del cittadino sulla Sanità pubblica genera due diversi generi di reazione, in difesa della salute di se stessi, creando due diversi gruppi umani omogenei per censo:

Gruppo A: cittadini che godono di un buon reddito: questi acquistano immediatamente l’assistenza sanitaria con fondi propri (visite ed esami a pagamento).

Gruppo B: cittadini su cui grava un reddito insufficiente: costoro rinunciano alle cure, oppure accettano prestazioni sanitarie, programmate in “lista d’attesa”, con prenotazioni di vari mesi. Il tempo perduto con l’attesa potrà compromettere l’attendibilità dei referti che otterranno.

L’incremento delle persone che, avendo un buon reddito, si stanno rivolgendo al privato, per ottenere cure immediate, sta avendo come effetto la comparsa, sul mercato delle offerte di mutue private in forma di assicurazioni sanitarie.

Gli osservatori dell’andamento dell’economia nazionale vogliono vedere chiaro in questo fenomeno sociale, attraverso indagini di mercato, per capire quanti cittadini accederebbero alle mutue private. In questi giorni di luglio sta avvenendo una raccolta di opinioni, avviata dal “Corriere della Sera”, in cui si chiede agli italiani se preferirebbero il ritorno alle Casse Mutue di un tempo.

Si prevede che nel caso in cui ricomparissero le Casse mutue private si avrebbero due conseguenze:

a – sarebbero esclusi dalle casse mutue gli italiani con reddito “incapiente”, e resterebbero nel Sistema Sanitario Nazionale attuale.

b – potrebbero accedervi gli italiani con reddito “capiente “, ed avrebbero due sistemi sanitari a cui rivolgersi: quello pubblico e quello privato.

Nota bene: gli italiani che presentano la denuncia dei redditi sono 16 milioni e si dividono in due categorie, di cui:

– 8 milioni possono pagare le tasse;

– 8 milioni non le possono pagare, per reddito nullo o basso.

Ne consegue che gli 8 milioni che pagano le tasse, pagano la sanità anche per chi non può farlo. Il sistema delle mutue private, separato da quella di Stato (INAM), esisteva fino al 1978. Il ministro alla Sanità di allora, Tina Anselmi, inventò la Sanità democratica uguale per tutti e creò il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Fu la più grande legge dello Stato Italiano dopo la Costituzione.

Il primo gennaio 1979 lo Stato dette vita al “Fondo Sanitario Nazionale” raccogliendo i soldi attraverso IRPEF – IVA – IRES – IRAP e accise. Al Fondo Sanitario Nazionale va una parte del PIL (prodotto interno lordo).

L’anno scorso il PIL è stato di 2.200 miliardi di euro. Per capire quanto sia importante la Sanità per lo Stato si veda quanto segue:

– Spese per la Sanità: 140 miliardi di euro (6,5% del PIL)

– Spese per l’Istruzione: 75 miliardi di euro (4% del PIL)

– Spese per la Difesa: 32 miliardi di euro (1,5% del PIL)

– Spese per la Giustizia, Ministeri, etc.: 60 miliardi di euro (3% del PIL).

Qualora la sfiducia dei cittadini si trasformasse in un rifiuto della Sanità pubblica, preferendo le assicurazioni private, lo Stato non potrebbe comunque rinunciare alle sue entrate fiscali. Gli aderenti alle casse mutue pagherebbero sia le tasse sia la quota privata. Ciò comporterebbe un forte squilibrio nel bilancio delle famiglie tale da potersi tradurre in debito e impoverimento, soprattutto nell’età della pensione.

Da queste considerazioni, si desume che il problema della Sanità non è solo un problema di Salute, ma è anche un pesante problema economico che ci attende nell’immediato futuro.

Ne consegue che è necessario impegnarsi di più alla produzione di idee concrete, certificate da documenti, su proposte realistiche mirate per ridare vita alla Sanità pubblica.

Proposte concrete. Finalmente, nel deserto di proposte, a luglio 2026, è comparsa su l’“Unione Sarda” una proposta, concreta e fattibile, elaborata da un organismo indipendente. è la relazione della Corte dei Conti sarda. In essa si esaminano le dinamiche che hanno portato alla disfatta sanitaria e si fa comprendere quali debbono essere le soluzioni per arrestarla. Chi scrive è la Procuratrice della Corte dei Conti Valeria Motzo. Ella scrive testualmente che il danno sanitario che stiamo subendo deriva da carenze strutturali come «la carenza di medici e di personale infermieristico, il blocco del turn-over (cioè la sostituzione del personale andato in pensione), la fuga del personale pubblico verso il settore privato; le insufficienze organizzative».

Sta avvenendo che i concorsi non vengono indetti né prima né subito dopo il pensionamento. Quando il primario di un certo reparto va in pensione avviene che, senza la sua direzione, il reparto specialistico comincia a diventare insufficiente nelle prestazioni fino al fallimento e alla sua chiusura.

In Germania esistono norme per cui ciò non può avvenire: due anni prima che un Primario vada in pensione l’amministrazione dell’ospedale indice un concorso e seleziona il medico che diventerà il futuro Primario. Da quel momento il medico selezionato viene affiancato al vecchio Primario; questi provvede ad addestrarlo alla sua successione per ben due anni. Al suo pensionamento il pro-primario assume immediatamente il ruolo di Primario. Non avverrà mai il vuoto gerarchico nel reparto. La legge tedesca è concepita nella consapevolezza che il Primario è la figura portante della struttura gerarchica ospedaliera. Egli rappresenta lo Stato che cura il cittadino. In tale missione egli ha il dovere assoluto di fare da maestro e da controllore instancabile della generazione di medici più giovani; ne verifica il rispetto delle regole e seleziona i migliori secondo il merito. Un Primario con questo mandato impedisce il collasso dell’Unità Operativa di cui è il capo e assume su di sé la responsabilità. Ha tutto l’interesse di ottenere il miglioramento continuo. Nell’ultima conferenza socio sanitaria della ASL Sulcis Iglesiente il direttore generale Paolo Cannas ha annunciato che dei 30 primariati richiesti e riconosciuti, ad oggi solo 3 sono stati ufficializzati. Alla luce di quanto detto se ne possono supporre le conseguenze.

L’elemento cruciale indicato dalla procuratrice della Corte dei Conti è quello che ella definisce: «La mancanza di una rete di assistenza territoriale». Con questo termine ella sta denunciando la decadenza degli ospedali provinciali (come ad esempio il Sirai e il CTO). Per chiarire bene il concetto afferma che «per alcune centinaia di migliaia di sardi il tempo necessario per raggiungere il reparto ospedaliero d’urgenza più vicino supera i 30 minuti». Orbene, da noi supera notevolmente i 30 minuti perché i pazienti urgenti vengono trasferiti per diagnosi e cure a Cagliari. In sostanza non è ammissibile che stia avvenendo la centralizzazione delle emergenze al Brotzu, e che i nostri ospedali, invece di essere dotati di reparti efficienti di Chirurgia, Medicina, Traumatologia, Ginecologia, Urologia, Neurologia, siano invece dotati di sole ambulanze per provvedere a trasferire i pazienti urgenti agli ospedali cagliaritani. Le terapie devono avvenire qui, negli ospedali provinciali. L’osservazione della Motzo è un invito concreto a riaprire tutti i reparti d’urgenza di Carbonia e Iglesias.

Nel corso della sua relazione la procuratrice Motzo fa un’importante valutazione su un fatto che è davanti agli occhi di tutti: il fatto che i cosiddetti Ospedali di comunità e Case della salute, ancorché costruiti, «non possono essere affettivamente attivati». Il motivo, secondo la relatrice sta nella «mancanza di una programmazione della spesa che garantisce il funzionamento delle strutture… Come si può garantire il loro funzionamento se non si reperiscono i medici di medicina generale, gli specialisti, e gli infermieri che dovrebbero prestare servizio?» A questo punto, la Motzo fa capire che ci servono più laureati e si deve porre rimedio alla carenza di iscritti all’ Università e alle scuole di specializzazione. La Motzo conclude la sua relazione con questa affermazione: «… vi sono aspetti negativi insiti nei frequenti stravolgimenti organizzativi sia nel settore medico-sanitario che nei vertici aziendali». In pratica critica il sovvertimento della legge 833/78 di Tina Anselmi, provocato dalle leggi che espulsero gli amministratori locali e i medici dalla gestione della ASL; sovvertimento attuato con le leggi 502/99 di Francesco De Lorenzo, la 503/93 di Mariapia Garavaglia, la 229/99 di Rosy Bindi. Quelle leggi rimuovendo le rappresentanze democratiche locali e i sanitari, dettero tutti i poteri amministrativi e di gestione sanitaria ad una figura unica, non elettiva: il Manager.

Come dice la Motzo, ne conseguì «instabilità gestionale che, oltre ad ostacolare lo sviluppo di competenze manageriali, impedisce la programmazione a medio e lungo-termine, azzerando i piani in corso e demotivando il personale sanitario». «Il personale sanitario è demotivato dall’aspirazione a fare carriera… Questo stato di cose si riverbera sulla riorganizzazione dei servizi sanitari dal momento che gli avvicendamenti delle Direzioni generali determinano un blocco di concorsi per la direzione dei reparti… le reiterate mancate assegnazioni di incarichi di direzione di strutture complesse (Primari dei reparti) affidata temporaneamente a “facenti funzione” genera un diffuso clima di precarietà… questo comporta uno svilimento dei meriti dei medici, che sono disincentivati dall’investire professionalmente nei progetti dei reparti di cui non sono a tutti gli effetti titolari. Ciò blocca lo sviluppo a lungo termine dei reparti stessi.» Alla fine del documento la Corte dei Conti dice esplicitamente ai politici regionali: «La leva essenziale per rendere efficiente il Servizio Sanitario… è il capitale umano. La Regione è chiamata a valorizzarlo; per far ciò deve garantire il miglioramento del trattamento economico, della condizione di lavoro, della formazione, dell’aggiornamento, e deve aumentare le assunzioni al fine di arginare il fenomeno della fuga dal settore pubblico».

E’ la prima volta che si legge, dalle pagine di un quotidiano, un articolo che contiene valutazioni e proposte concrete allo scopo di far funzionare bene gli ospedali pubblici provinciali, e cioè:

– Mettere un limite alla centralizzazione della Sanità nei due poli sardi.

– Restituire ai nostri ospedali provinciali la capacità di funzionare con tutte le loro specialità.

– Mettere in grado i Primari di essere liberi-organizzatori dei loro reparti per farli funzionare.

– Lasciare agli Amministrativi la difficile arte dell’amministrazione contabile.

Qualcosa si muove nella debole struttura della Sanità del Sulcis Iglesiente. Ieri la Conferenza socio sanitaria territoriale, convocata dal presidente Paolo Luigi Dessì, ha incontrato il direttore generale Paolo Cannas, per fare il punto della situazione a distanza di sette mesi dall’inizio della nuova gestione. Hanno partecipato anche il direttore sanitario Francesca Bruder, il direttore amministrativo Milena Pau e il direttore socio-sanitario Antonello Cuccuru. Dopo il suo insediamento Paolo Cannas ha fissato sei priorità, sul cui stato di attuazione si è sviluppato il confronto con i sindaci, alcuni presenti nella sala consiliare della Provincia, altri collegati in videoconferenza: mappatura processi clinici e logistici- azioni di miglioramento: strutture complesse – graduazione funzioni (incarichi comparto e dirigenza); PNRR – Risorse; Fondi – Bilanci 2023, 2024, 2025; Finanziamenti vincolati; Tecnologie.
Il direttore generale ha sottolineato i passi in avanti compiuti, non nascondendo le difficoltà, ad esempio nella definizione delle procedure per la nomina dei primari (30 quelli richiesti, 3 quelli ad oggi riconosciuti da Ares).
Passi in avanti sono stati compiuti per l’attivazione degli ospedali di comunità, al Santa Barbara sono già attivi 15 posti letto, numero che a breve verrà raddoppiato, destinati prevalentemente a pazienti lungodegenti; degli ASCoT (gli Ambulatori di Comunità Territoriale creati per sopperire alla carenza di medici di medicina generale); delle case di comunità.
Per l’emergenza dei Pronto Soccorso, la ASL sta cercando di coprire i vuoti creatisi con la fine del rapporto con i medici a gettone, con gli stessi medici chiamati direttamente (il 60%-70% di loro avrebbe accettato ma sarebbe in atto un contenzioso con la cooperativa che li ha gestiti finora), convinti con forti incentivi economici.
Tra gli obiettivi fissati a breve, il direttore generale ha annunciato la riapertura del reparto di Neurologia dell’ospedale Sirai di Carbonia, fissata per il prossimo 21 settembre con l’attivazione di 10-12 posti letto.
I sindaci e il direttore generale della Asl Sulcis Iglesiente si sono lasciati con l’impegno di rivedersi a breve per verificare lo stato di avanzamento del processo avviato per il superamento delle numerose emergenze.

Si riunirà domani, mercoledì 22 luglio, alle ore 15.00, la conferenza socio-sanitaria del Sulcis Iglesiente, un appuntamento particolarmente atteso perché offrirà l’opportunità di un confronto diretto con il Direttore generale della ASL Paolo Cannas sui principali temi che interessano la sanità del territorio.
Se da un lato la conferenza sarà chiamata ad esaminare anche il bilancio, l’attenzione degli amministratori, sarà soprattutto rivolta alle questioni che incidono sulla qualità dei servizi sanitari e sul diritto alla salute dei cittadini. L’incontro, richiesto dagli amministratori, nasce dalla volontà di ottenere aggiornamenti e chiarimenti sull’organizzazione della rete ospedaliera, sulla situazione dei pronto soccorso, sulla continuità assistenziale, sulla medicina territoriale, sullo sviluppo delle Case della Comunità, sullo stato di attuazione dei progetti previsti e sulle prospettive future della sanità locale.
La Conferenza rappresenterà, inoltre, un’importante occasione per sottoporre alla direzione della ASL quesiti e richieste di chiarimento su tutte le tematiche ritenute strategiche per garantire servizi sempre più efficienti e rispondenti ai bisogni delle comunità.
«Il nostro obiettivosottolineano gli amministratoriè quello di avere un confronto aperto e trasparente con la Direzione dell’ASL, affinché i territori siano pienamente informati sulle scelte che riguardano l’organizzazione dei servizi sanitari. È un momento importante di dialogo istituzionale, che deve consentire di fare il punto sulle criticità, sui risultati raggiunti e sugli interventi programmati, nell’interesse dei cittadini e del loro diritto alla salute.»
«L’auspiciodice il presidente della Conferenza Paolo Luigi Dessì – è che dall’incontro emergano risposte chiare e indicazioni utili per rafforzare la collaborazione tra ASL e amministrazioni locali, nella consapevolezza che una sanità vicina ai cittadini rappresenta una priorità per tutto il territorio.»

La ASL Sulcis Iglesiente prosegue il percorso di ammodernamento delle tecnologie sanitarie con un importante investimento destinato ai Servizi di Fisioterapia aziendali. Dopo molti anni, infatti, è stato completamente rinnovato il parco degli elettromedicali in dotazione alle sedi territoriali di Iglesias, Carbonia, Giba e Carloforte, con l’acquisizione di apparecchiature di ultima generazione che consentiranno di potenziare l’offerta riabilitativa rivolta ai cittadini.
In questi giorni sono in corso le attività di installazione, collaudo e formazione del personale sanitario, finalizzate a garantire un utilizzo appropriato e in piena sicurezza delle nuove tecnologie.
L’investimento ha interessato l’intera rete aziendale della riabilitazione.

In particolare, sono stati acquisiti:
* tre laser ad alta potenza di ultima generazione, destinati alle sedidi Iglesias, della Casa della Comunità di Carbonia e della Casa della Comunità di Carloforte;
* due apparecchiature per crioultrasuonoterapia, collocate presso Iglesias e la Casa della Comunità di Carbonia;
* nuovi dispositivi per elettroterapia e ultrasuonoterapia per le varie sedi territoriali;
* un’apparecchiatura per diatermia (tecarterapia);
* un sistema a onde d’urto focalizzate, che rappresenta una novità assoluta per la ASL Sulcis Iglesiente.
L’acquisizione del dispositivo a onde d’urto focalizzate costituisce significativo salto di qualità nell’offerta riabilitativa aziendale. La nuova tecnologia consentirà infatti di erogare prestazioni previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per il trattamento delle patologie che trovano specifica indicazione clinica nel vigente Nomenclatore Tariffario, ampliando l’offerta pubblica e garantendo ai cittadini l’accesso a trattamenti altamente specialistici direttamente sul territorio aziendale.
«Il rinnovo del parco tecnologico dei Servizi di Fisioterapia rappresenta un investimento strategico per la qualità dell’assistenza riabilitativa offerta ai cittadini dichiara il direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente, dott. Paolo Cannas -. L’intervento interessa l’intera rete territoriale aziendale e consente ai nostri professionisti di disporre di tecnologie moderne, efficaci e conformi ai più elevati standard assistenziali.  In questa fase è in corso la formazione degli operatori e il completamento delle procedure di messa in esercizio delle apparecchiature; le prenotazioni delle nuove prestazioni saranno pertanto attivate a partire dal mese di settembre.»

Il progetto della Fondazione Maria Carta “Voci e strumenti di solidarietà – Musica in corsia” prosegue lunedì prossimo 22 giugno alle 15.30 con una nuova tappa, la quinta, stavolta all’Ospedale Sirai di Carbonia. Dopo Ozieri, Alghero, Cagliari e San Gavino Monreale, la Fondazione Maria Carta, in collaborazione con la Asl del Sulcis Iglesiente, riproporrà l’apprezzato evento musicale che porta un momento di conforto, cultura e vicinanza attraverso i suoni e i canti della musica sarda. Confermata la formula: i pazienti ospitati nei reparti del presidio ospedaliero potranno ascoltare un concerto itinerante a loro riservato, che vedrà ancora una volta la partecipazione di autorevoli rappresentanti dello scenario musicale della Sardegna, come la cantante Maria Giovanna Cherchi, il duo Fantafolk (Vanni Masala all’organetto e Andrea Pisu alle launeddas) e Beppe Dettori (chitarra e voce).

“Curare l’anima” è il messaggio che viene portato anche all’Ospedale Sirai. «Sarà la quinta tappa di un viaggio che stiamo facendo arrivare in tutti i territori della Sardegnaribadisce Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta, che si ispira ai valori e all’eredità culturale e artistica della grande cantante di Siligo, simbolo della musica e dell’identità della nostra isola nel mondo -. Come già avvenuto per gli altri appuntamenti sarà un’invasione pacifica. Portiamo la musica, ovvero una carezza quanto mai importante per i pazienti che stanno attraversando momenti difficili. Serve soprattutto come distrazione dalla sofferenza, in luoghi dove si vive anche la speranza. Il personale medico e sanitario, non dimentichiamolo maiconclude Leonardo Marras -, fa un lavoro straordinario che costituisce una garanzia di assistenza e aiuto per chi si trova in una situazione di debolezza».

«Accogliamo con piacere questa nuova tappa di “Voci e strumenti di solidarietà – Musica in corsia” all’Ospedale Siraicommenta Paolo Cannas, direttore della Asl del Sulcis Iglesiente -. La musica rappresenta un importante strumento di vicinanza e conforto per i pazienti, contribuendo a rendere più umano il percorso di cura. Ringraziamo la Fondazione Maria Carta e gli artisti coinvolti per questa iniziativa che porta serenità e speranza a chi sta vivendo un momento di fragilità.»

La tappa a Carbonia di “Voci e strumenti solidarietà” è in programma quindi lunedì 22 giugno, a partire dalle 15.30. L’evento non sarà aperto al pubblico, in quanto rivolto esclusivamente ai pazienti e agli operatori sanitari della struttura ospedaliera.

Lettera aperta del dottor Giorgio Madeddu alla presidente della Regione Alessandra Todde.

Gentilissima Alessandra Todde, Presidente Regione Sardegna

Le invio questa mia riflessione perché Le riconosco sensibilità e attenzione alle difficoltà della Sardegna ma non posso condividere alcune iniziative proposte dai Direttori Generali delle Asl individuati dal “Campo Largo” come necessarie e inevitabili.

Desidero proporle una riflessione e se possibile avere la sua opinione.

28 febbraio 2026 “L’Unione Sarda”

“L’ASCOT – precisa la ASL di Carbonia – svolge le stesse funzioni normalmente affidate ai medici di medicina generale: monitoraggio dei pazienti cronici e fragili. Particolare attenzione alla popolazione anziana, gestione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale”.
“Nessuna interruzione dell’assistenza, comunica la ASL, dichiarando di essersi attivata con largo anticipo per prevenire criticità. L’attivazione dell’ASCOT, secondo il D.G. Paolo Cannas, risponde adeguatamente ai bisogni assistenziali del territorio, offrendo un riferimento sanitario temporaneo alla comunità locale.”

Analizziamo insieme Presidente e Assessore alla Sanità Todde:

A) Stesse funzioni affidate ai medici di Famiglia?

Iglesias, dopo pensionamenti e rinunce di 3 Medici di Famiglia, scopre che per 4.500 Pazienti non è possibile individuare nuovi Sanitari che possano prendersi cura di loro. La ASL di Carbonia istituisce presso l’Ospedale Santa Barbara di Iglesias l’ASCOT (Ambulatori Straordinari di Comunità Territoriali) che prevede dal lunedì al venerdì un medico presente per 5 ore, in sintesi 25 ore alla settimana. I 3 Medici di famiglia in una settimana garantivano ai 4500 pazienti tra ambulatorio, domiciliari, reperibilità telefonica per urgenze, rassicurazioni su dubbi terapeutici e impegni di natura burocratica, sempre più invadenti, 186 ore settimanali (62 x 3). E’ evidente, ma non per il Vostro Dott. Cannas, che la Comunità degli Orfani di Medico di Famiglia si troverà ad affrontare una realtà nuova, precaria con aggravio per l’intero sistema sanitario: Guardia Medica, 118, Pronto Soccorso e chiaramente medicina difensiva alle stelle. Fino a 6 mesi addietro affiancavo 1.500 Pazienti, ancora oggi 200 sono senza Medico benché il Distretto sanitario di Iglesias mi avesse garantito entro i primi di novembre adeguata soluzione per tutti.

Ogni giorno concludevo faticosamente la mia giornata dopo le 21 con non poche preoccupazioni per le difficoltà che incrociavano i Pazienti per accedere al sistema sanitario non certo universalistico, per niente gratuito e sempre meno accessibile a troppi.
Un Medico dell’ASCOT di Iglesias in 5 ore di ambulatorio senza triage, sostituisce 3 Colleghi quindi 100 minuti per ogni Medico; eppure io che conoscevo una vita i Pazienti, con una segretaria dedicata, dopo 12 ore mi sentivo spesso inadeguato. Dopo oltre due mesi di attività dell’ASCOT iglesiente non si registra una sola visita domiciliare (utilissima e produttiva attività del Medico di Famiglia, previene accessi impropri ai servizi d’urgenza) ma forse Lei Presidente Todde potrebbe richiedere al Dott. Cannas una sintesi dell’attività extra ambulatoriale, potrei nella mia indagine essere stato superficiale.
Un Medico di Famiglia ogni mese tra Visite Programmate ai Pazienti cronici, allettati, in ADI, dimissioni ospedaliere e necessità impreviste raggiunge a domicilio mediamente 3 Pazienti al giorno. Recentemente ho visitato i locali dell’ASCOT, la fiumana dei richiedenti arrivava a 120, alle 13.00 un centinaio di Pazienti era stato servito, gli altri a casa, 3 minuti a Paziente!!! Eppure: “Stesse Funzioni….” Io non mi permetto di avanzare consigli ma senza mettere in discussione i tanti consiglieri e Direttori Generali che le hanno presentato L’ASCOT come brillante alternativa e le possono riferire quanto non la fa soffrire prenda, senza preavviso a metà mattina, il numeretto segna coda e sperimenti come ho fatto io le “stesse funzioni” poi con calma le paragoniamo a come eravamo abituati.

B) “La ASL 7 si è attivata con largo anticipo per prevenire possibili disagi.”

La dichiarazione, agiografica, della ASL è patetica, il dott. Cannas avrebbe fatto ben altra figura se avesse evitato questa imprudenza. Inviai alla dottoressa Campus e per conoscenza al Presidente Solinas le previsioni sulle inevitabili criticità della Medicina Generale del Sulcis nel 2022. E’ proprio vero “…non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra …” Che strano, il dott. Cannas e la d.ssa Campus erano colleghi, D.G. Solinasiani, ma forse non dialogavano su queste problematiche “provinciali”, condividevano altri, più importanti obiettivi. Sarà mia premura farle avere la nota cestinata senza risposta perché i Direttori Generali (storicamente tutti, anche i segnalati dal centro sinistra) di solito non rispondono se non a coloro che li nominano.

C) “L’ASCOT è un riferimento sanitario temporaneo alla comunità locale.”

I primi servizi ASCOT in Sardegna emergono nell’oristanese quando l’8 marzo 2023 il D.G. della ASL dott. Serusi propone un bando per Medici disponibili alle ASCOT per 10 sedi carenti di Medico di Famiglia. La settimana successiva con lo stesso entusiasmo di chi vince la Coppa dei Campioni dichiara che ben 90 medici sono disponibili, un trionfo! Oggi le 10 ASCOT, furono virali e molto contagiose, sono diventate 44. Il dott. Serusi sicuramente per tanti altri meriti è stato reclutato anche dal “Campo Largo”, oggi guida AREUS.
Nel 2023 l’attuale Direttore Generale allora alla ASL di Nuoro in, chiaramente fraterna, competizione con il Solinasiano Seruci attiva il 21 aprile (medaglia d’argento) un bando (rispondere alla carenza di 24 medici di Famiglia) per 9 sedi ASCOT (Bitti, Oliena, Olzai-Ottana, Orotelli, Sarule, Fonni, Orgosolo, Dualchi e Nuragugume) anche in quella occasione l’ASCOT farà tutto (lo garantisce Lui), ma sopra tutto sarà “temporaneo”. Giugno 2023 mezzo trionfo, risposta molto positiva: 34 medici dichiarano disponibilità agli ASCOT a questi si aggiunge Macomer.

Dai primi di Gennaio 2026 Dott. Cannas Dirige la ASL 7 di Carbonia, come si sono evoluti gli ASCOT temporanei da Lui inaugurati del nuorese? Tutti operativi i primi con integrazione delle new entry: Siniscola, Sorgono, Dorgali, due Ascot a Nuoro e se Lei, Presidente Todde, fosse interessata nel portale della ASL di Nuoro e del resto della Sardegna troverebbe tutte le recenti moltiplicazioni (ASCOT FOREVER).
Stravagante l’affermazione del Dott. Cannas : Servizio Sanitario Temporaneo. Non sarà sfuggito ai suoi consiglieri la tendenza a rinunciare agli incarichi per Medico di Famiglia disertando i bandi (si sono presentati in 70 su quasi 500 posti vacanti) e l’esaltante partecipazione ai bandi per le sedi ASCOT.
Il motivo sta tutto nella triade: Fatica, Responsabilità e Denaro. Il Medico di Famiglia svolge una professione emozionante, si prende cura del Paziente nella sua globalità, è un esercizio opposto alla frettolosa e asettica ricettazione; è ascolto, accoglienza, studio anche di quanto i soli esami non raccontano, affianca il Paziente per un lungo tratto della sua esistenza e percepisce la responsabilità per la fiducia che in lui si riversa. E’ totalizzante, dopo il Covid non offre possibilità alternative, tralasci famiglia, passioni, volontariato, diventi ostaggio di una responsabilità che non ammette tentennamenti, potresti arrenderti? Sarebbe umano pensarci.
Il Danaro gioca un ruolo importante: il compenso per 5 ore di ASCOT è di 300 euro, il compenso per 12 ore di lavoro del Medico di Famiglia si aggira, considerando le spese, sulla metà, si comprende meglio perché è molto più seducente disertare alcuni bandi e non altri. Il pericolo reale Onorevole Todde aleggia inesorabile, la nostra regione rischia di trasformarsi in un ASCOTIFICIO o meglio in un SARDASCOTIFICIO e Lei potenziale Madrina della cerimonia, la tendenza è incontenibile se non si procede a nuove iniziative.
L’ASCOT pensiero rappresenta la sconfitta della sanità territoriale, annulla la possibilità per il Malato di poter fare affidamento su un Medico di fiducia per tutta la giornata sapendo che lo troverà disponibile sempre, una amicizia itinerante che si trasforma in rassicurazione ansiolitica.
Durante i primi 6 mesi da pensionato ho ricevuto numerose segnalazioni di Pazienti senza medico di Famiglia due mi hanno indignato e lasciato senza parole.
Signora Giovanna invalida, 92 anni: “…e adesso chi mi cura?”;
Signora Anna 90 anni invalida, grave cardiopatia, allettata, in terapia con i nuovi anticoagulanti orali, da diversi giorni senza terapia perché l’ASCOT (come qualsiasi altro ufficio) rispetta rigorosamente il segna coda e l’orario di chiusura dell’ambulatorio, quindi poca sensibilità, nessuna elasticità tantomeno valorizzazioni delle priorità.
Davanti a questa realtà di decadenza sanitaria non possiamo invocare pezzette come ASCOT né tamponamenti momentanei o inaugurazioni di distrazione di massa ma programmare in tempi purtroppo non brevi una trasformazione globale di un Servizio Sanitario ormai in transumanza verso la Sanità privata.
Le possibili proposte sul tavolo per la sanità territoriale (di prossimità la definite con orgoglio): Case e Ospedali di Comunità che a macchia di leopardo stanno per inaugurarsi. Sono locali, muri, letti, sopramobili, senza operatori. Prevedo che l’ASCOT pensiero verrà utilizzato costantemente e queste strutture saranno ASCOTizzate, inevitabili tagli di nastri tricolori con Sindaci brillanti che antepongono i contenitori e il proprio narcisismo all’essenzialità dei bisogni sanitari.
Alcune iniziative, fondamentali, sono state proposte con passione dal Movimento 5 Stelle e mi permetto di valorizzarne la loro attualità ma, andrebbero sostenute.

1) Libero Accesso alla Facoltà di Medicina
2) Direttori Generali delle ASL e dirigenti sanitari indicati dopo pubblico concorso.
3) Obbligo dopo la specializzazione di esercitare per almeno 5 anni nel Servizio Pubblico
4) Chiedere la partecipazione della Comunità a nuovi stili di vita e vivere da protagonisti la medicina preventiva.

La condizione precaria, terminale, del Servizio Sanitario Nazionale invoca scelte radicali, impopolari che richiedono pazienza e sacrifici per la Comunità vittima sacrificale della sanità dei partiti. Non si otterrà nessun miglioramento se non avremo il coraggio di scegliere tra chi merita e i maggiordomi.

Onorevole Todde Buon Lavoro, Rifletta.

UNA COMUNITA’ CHE NON SOSTIENE LA VITA DEBOLE HA I GIORNI CONTATI

Giorgio Madeddu
Medico di Famiglia in Pensione
Resp. Scientifico “Amici della Vita San Giuseppe”

E’ stato presentato oggi nella Casa di Comunità il progetto sanitario destinato a diventare il fulcro dell’assistenza di prossimità, con particolare attenzione alla presa in carico dei pazienti cronici e al rafforzamento dell’integrazione tra servizi territoriali e strutture ospedaliere. Sono intervenuti alla presentazione, a fianco del direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente Paolo Cannas, il sindaco di Carbonia Pietro Morittu, il presidente della conferenza socio-sanitaria della ASL Sulcis Iglesiente Paolo Luigi Dessì e il direttore facente funzioni del distretto di Carbonia Lorenzo Espa. Prende così forma a Carbonia il nuovo modello di sanità territoriale del Sulcis Iglesiente.
La struttura di Carbonia, individuata come Hub del nuovo modello organizzativo insieme al Presidio Santa Barbara di Iglesias, rappresenta il primo tassello operativo della rete territoriale che nei prossimi mesi collegherà anche le sedi spoke di Carloforte, Giba, Sant’Antioco, Fluminimaggiore e Domusnovas.
Un modello costruito per avvicinare la sanità ai cittadini, semplificare l’accesso alle cure e rafforzare la continuità assistenziale attraverso una presenza più capillare dei servizi sul territorio.
All’interno della Casa di Comunità troveranno spazio specialistica ambulatoriale, medicina generale, servizi infermieristici e percorsi integrati dedicati ai pazienti fragili e cronici, con un’organizzazione orientata alla collaborazione costante tra professionisti sanitari.
Elemento centrale del progetto è l’utilizzo delle nuove tecnologie per telemedicina, teleconsulto e telemonitoraggio. Strumenti che consentiranno ai medici di medicina generale e agli specialisti di condividere valutazioni cliniche in tempo reale, migliorando la rapidità delle risposte e riducendo gli spostamenti dei pazienti, soprattutto nelle aree più periferiche del territorio.
Particolare attenzione sarà dedicata alla gestione delle patologie croniche, con programmi di monitoraggio continuo per pazienti affetti da scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e diabete. L’obiettivo è intercettare precocemente eventuali peggioramenti clinici, limitando ricoveri ospedalieri e accessi impropri al pronto soccorso.
«La Casa di Comunità rappresenta un cambiamento concreto nel modo di fare sanità sul territorio: più vicina ai cittadini, più integrata e supportata dalla tecnologia. Vogliamo costruire una rete capace di garantire continuità assistenziale e risposte rapide ai bisogni delle persone, soprattutto dei pazienti più fragili», sottolinea il direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente, Paolo Cannas.
Il progetto rientra tra gli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), attraverso la Missione 6 Salute, il programma nazionale che punta a ridisegnare l’organizzazione della sanità territoriale italiana dopo la pandemia, rafforzando l’assistenza di prossimità e l’integrazione tra ospedale e territorio.
Le Case di Comunità rappresentano uno degli assi strategici della riforma: strutture aperte e multidisciplinari pensate per offrire ai cittadini un punto unico di accesso ai servizi sanitari territoriali, riducendo frammentazione, tempi di attesa e disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Nuovo passo avanti nel percorso di ammodernamento della rete ospedaliera e territoriale della ASL Sulcis Iglesiente, sostenuto da importanti investimenti in ambito edilizio, strutturale e tecnologico che stanno imprimendo un cambio di passo significativo negli ultimi mesi.
I progetti di edilizia riguardano tutte le case di comunità dell’azienda che beneficeranno di risorse aggiuntive legate al PNRR oltreché ammodernamento di alcuni reparti Ospedalieri.

«Un momento fondamentale per la Asl 7 Sulcisdice il direttore generale Paolo Cannas -, perché stiamo disegnando la struttura della futura azienda che avrà una forte vocazione tecnologica individuando come primo luogo di cura il domicilio del paziente.»
Il processo di rinnovamento, che coinvolge in maniera significativa le Case e gli Ospedali di Comunità – strumenti strategici per una sanità sempre più vicina ai cittadini – interessa in queste settimane anche la Rianimazione del Presidio Sirai, oggetto di interventi urgenti e attesi da tempo sull’impianto di climatizzazione che dureranno tre settimane. Per consentire l’esecuzione dei lavori in piena sicurezza e senza interruzioni dell’assistenza, dal 21 maggio l’attività della Rianimazione sarà temporaneamente trasferita presso il Presidio Ospedaliero CTO di Iglesias per circa tre settimane.
L’obiettivo è garantire adeguati standard di sicurezza, qualità dell’assistenza e migliori condizioni operative per il personale sanitario.
I contenuti degli interventi programmati sono stati condivisi con tutti i sindaci nella recente conferenza socio sanitaria territoriali e ribaditi, nella mattinata odierna, con il sindaco di Carbonia.
È stata definita, infine, la data di inaugurazione della Casa di Comunità di Carbonia, prevista per il prossimo 27 maggio, ulteriore tassello nel percorso di rafforzamento della sanità territoriale.

A pochi giorni dall’attivazione della postazione infermieristica di Terralba, Areus raddoppia potenziando anche il servizio di emergenza 118 gestito dall’associazione Volontari Soccorso di Giba che garantirà la copertura 24 ore su 24 per tutti i giorni della settimana e introducendo negli equipaggi la presenza di infermieri specializzati a bordo dell’ambulanza di base.
Per il territorio è un’importante novità soprattutto in un periodo particolarmente delicato per il sistema sanitario territoriale.
Nella sede dell’Associazione Volontari Soccorso Giba, in via Principe di Piemonte n. 128, erano presenti il direttore generale di Areus Angelo Maria Serusi, il sindaco del comune di Giba Andrea Pisanu, il direttore generale ASL Sulcis Paolo Cannas, il presidente dell’Associazione Volontari Soccorso Giba Roberto Orrù e Giulio Oppes Dirigente del Servizio Professioni sanitarie e tecniche di Areus.
«Il nuovo servizio, grazie alla presenza di un infermiere, in costante raccordo con la Centrale Operativa 118 e mediante l’utilizzo di protocolli avanzati, contribuirà a rendere maggiormente operativo e qualificato il sistema 118 su questo territorio – ha detto il direttore generale Angelo Maria Serusi -. Il nostro programma continua. Intendiamo potenziare capillarmente su tutto il territorio la presenza delle ambulanze infermieristiche. Dopo questa, prevediamo l’attivazione di altre 4 postazioni entro giugno e portare a 11  le India, la metà di quelle previste e che auspichiamo possa giungere all’obiettivo appena terminerà il reclutamento del personale infermieristico.»
Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente e fondatore Roberto Orrù, che  definisce l’arrivo dell’infermiere a bordo dell’ambulanza un traguardo fondamentale per tutta la comunità.
«Per l’associazione l’ampliamento del servizio rappresenta il risultato di un lungo percorso di crescita portato avanti dall’associazione nel corso dei suoi oltre trent’anni di attività – ha precisato Roberto Orrù -. Volontari Soccorso Giba ha investito costantemente nel miglioramento delle infrastrutture, dei mezzi e della formazione del personale. Le ambulanze in dotazione sono equipaggiate con strumentazioni moderne e all’avanguardia, continuamente aggiornate per garantire interventi sempre più efficienti e sicuri. Grande attenzione è stata dedicata inoltre alla formazione del personale e dei volontari, impegnati costantemente in attività di aggiornamento professionale e preparazione tecnica.»