22 October, 2026
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Sedici proiezioni, incontri d’autore e uno sguardo senza filtri sulle grandi contraddizioni del nostro tempo. Si apre giovedì 22 ottobre, alle 18.00, al Cinema Greenwich d’Essai di Cagliari la rassegna “Il lavoro, la terra, il potere” curata da Antonello Zanda: un percorso cinematografico che mette in dialogo la storia della Sardegna con i conflitti globali per indagare le radici del passato e le urgenze del presente.

La rassegna si apre giovedì 22 ottobre alle 18.00 con il focus “Dalla fabbrica alla strada: il lavoro che cambia”, inaugurato dalla proiezione del film “Uomini in marcia” (Italia, 2023) di Peter Marcias. In questa rigorosa opera d’impegno civile, il regista ripercorre le storiche mobilitazioni per l’occupazione nel Sulcis Iglesiente, intrecciando preziosi materiali d’archivio, testimonianze di lavoratori e riflessioni di intellettuali come Gianni Loy e Ken Loach. Il film non si limita a ricostruire la memoria della protesta operaia, ma pone un interrogativo urgente sulle fragilità del presente industriale, trasformando la fabbrica da luogo di sfruttamento a realtà minacciata dalla chiusura e dalla perdita di identità per intere comunità. La serata vede la partecipazione in sala dello stesso regista Peter Marcias e del giurista Gianni Loy.

L’indagine sulle trasformazioni del mondo produttivo prosegue poi nel secondo appuntamento della rassegna, lunedì 26 ottobre alle 18.00. Sul grande schermo torna uno dei capolavori assoluti del cinema politico d’autore: “La classe operaia va in paradiso” (Italia, 1971) di Elio Petri. Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1972, la pellicola mette in scena una rappresentazione allucinata e spietata dell’alienazione fordista attraverso la parabola dell’operaio Lulù Massa, interpretato da uno straordinario Gian Maria Volonté e scandito dalle incalzanti musiche di Ennio Morricone. Un’opera lucida e tragicamente attuale che incarna perfettamente lo spirito della rassegna, esplorando il rapporto conflittuale tra lavoro, potere economico e condizionamento sociale. Introduce il film e dialoga con il pubblico la critica cinematografica Elisabetta Randaccio.

L’ingresso a tutti gli eventi della rassegna è libero e gratuito fino al completo esaurimento dei posti.

La rassegna “Il lavoro, la terra, il potere” è promossa dal Cinema Greenwich di Cagliari con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, in collaborazione con Società Umanitaria – Cineteca Sarda di Cagliari e Associazione Amicizia Sardegna Palestina.

Il romanzo «… come un sogno» di Peppino La Rosa, Giampaolo Cirronis editore, si presta a una lettura che va oltre la semplice rievocazione autobiografica. Attraverso i ricordi personali, le vicende familiari, le storie delle persone incontrate e la memoria di un’intera comunità, l’autore costruisce un racconto nel quale il passato riaffiora con la forza degli affetti, ma anche con la naturale incertezza di tutto ciò che il tempo allontana e trasforma. Il libro diventa così, insieme, testimonianza di un mondo scomparso, ricerca delle proprie radici e riflessione sul rapporto fra ciò che abbiamo vissuto e ciò che di quella vita continua a vivere dentro di noi.
Fin dalle pagine dedicate all’infanzia, emerge un universo fatto di luoghi, persone, abitudini e piccoli avvenimenti quotidiani che, proprio perché appartenenti a un tempo ormai trascorso, acquistano un significato particolare. I ricordi della famiglia, della scuola, delle difficoltà materiali, dei gesti di solidarietà e della vita di paese restituiscono un’esperienza concreta, radicata nella realtà sociale e affettiva di un’epoca. Allo stesso tempo, la rievocazione di Serbariu e Carbonia, della storia mineraria e delle trasformazioni della comunità amplia progressivamente l’orizzonte del racconto. La memoria individuale si intreccia con quella collettiva e la storia di una persona diventa anche il frammento di una storia più grande.
In questa prospettiva, il valore del romanzo non risiede soltanto nella conservazione di esperienze personali, ma anche nella capacità di restituire dignità narrativa a tante vite che rischierebbero di essere dimenticate. Le vicende familiari, gli incontri, le difficoltà e i cambiamenti sociali compongono un mosaico umano nel quale ogni esistenza, anche la più ordinaria, contribuisce a delineare il volto di una comunità. Il libro sembra suggerire che nessuna vita sia completamente isolata: ciascuno di noi è il risultato di legami, luoghi, incontri e circostanze che si intrecciano nel tempo e continuano a esercitare la loro influenza anche quando sembrano appartenere soltanto al passato.
È proprio il tempo, tuttavia, a introdurre una dimensione più problematica. Ricordare non significa riportare fedelmente alla luce ciò che è stato, come se il passato fosse un oggetto intatto custodito in un luogo della mente. Significa piuttosto ricostruirlo attraverso immagini, sensazioni, emozioni e frammenti che riaffiorano in modo discontinuo. Alcuni episodi conservano una sorprendente vividezza, altri si attenuano, altri ancora assumono un significato nuovo quando vengono osservati dalla prospettiva della maturità. Il passato è stato reale, ma non possiamo più raggiungerlo nella sua forma originaria: possiamo soltanto avvicinarci a esso attraverso la memoria, che conserva e, inevitabilmente, trasforma.
È qui che il titolo «… come un sogno» rivela la sua prima e forse più immediata chiave interpretativa. La vita appare simile a un sogno perché, quando la ripercorriamo a distanza di anni, ciò che abbiamo vissuto acquista una consistenza particolare: i luoghi familiari sembrano lontani, le persone scomparse continuano ad abitare la nostra coscienza, gli avvenimenti si dispongono secondo una logica che non è più soltanto quella della cronologia, ma anche quella degli affetti. Ciò che un tempo era presente e concreto diventa immagine; ciò che sembrava ordinario assume un valore che forse non eravamo in grado di riconoscere mentre lo vivevamo.
Il sogno, in questa prima lettura, non rappresenta necessariamente il contrario della realtà. È piuttosto la forma che la realtà assume quando sopravvive nella memoria. La vita è stata vissuta davvero, ma il tempo l’ha resa irraggiungibile; ne restano le tracce, che il racconto tenta di ricomporre senza poter cancellare del tutto la distanza che ci separa da esse. La scrittura diventa allora un gesto di resistenza all’oblio: non restituisce il passato nella sua interezza, ma ne salva qualcosa, permettendo a persone, esperienze e luoghi di continuare a esistere nella coscienza di chi legge.
Questa interpretazione trova il suo momento più intenso nel finale, quando il protagonista, durante il matrimonio di Marco e Giuliana, vede un bambino correre verso la madre e riconosce in quel bambino se stesso: «Io mi siedo sul carro e il mio sguardo ancora una volta va verso la punta del campanile della chiesa di Serbariu, mi sembra di volare, per un secondo non so dove sono quando, in un flash, mi appare, come in una visione, la piazzetta della chiesa con la fontanella. C’è un bambino che corre incontro alla sua mamma. La vedo con le braccia aperte, pronta a sollevarlo e stringerlo al suo petto. è mia mamma! Sì, è mia mamma! Allora quel bambino sono io e, per la prima volta, posso vedere il suo viso, i suoi occhi, anzi, i miei occhi di quando ero bambino».
La scena assume una forza simbolica che supera la semplice rievocazione di un episodio infantile. Dopo aver attraversato tante storie e tanti ricordi, il protagonista sembra tornare al punto più profondo della propria esperienza: il legame originario con la madre e con il bambino che è stato. Il passato non riappare come una successione ordinata di fatti, ma si concentra in un’immagine capace di riunire affetto, perdita, identità e riconoscimento.
L’incontro con il proprio sé infantile rappresenta, in questo senso, una sorta di ricomposizione interiore. L’adulto che ricorda e il bambino che è stato, separati dagli anni e dalle esperienze, si ritrovano per un istante nella stessa immagine. Non è possibile tornare indietro, ma è possibile riconoscere una continuità fra le diverse età della propria esistenza. La madre diventa così non soltanto una figura del passato, ma il simbolo dell’origine, di quel nucleo affettivo dal quale prende forma una parte essenziale della nostra identità.
A partire da questa scena conclusiva, il titolo può tuttavia essere interpretato in una prospettiva più ampia, che apre il romanzo a una riflessione filosofica sul rapporto fra vita e sogno. Viene spontaneo, in tal senso, accostare l’opera a «La vita è sogno» di Pedro Calderón de la Barca, il cui protagonista, Sigismondo, è costretto a interrogarsi sulla consistenza della realtà e sulla possibilità di distinguere ciò che è vero da ciò che appare soltanto tale. Il confronto non dimostra che La Rosa si sia ispirato direttamente al drammaturgo spagnolo, né le due opere possono essere considerate equivalenti. Tuttavia, il loro accostamento permette di individuare una domanda comune, seppure sviluppata in direzioni differenti: quanto possiamo essere certi della realtà che crediamo di aver vissuto?
In Calderón, il dubbio sulla realtà conduce soprattutto a una riflessione sulla libertà, sulla responsabilità e sul modo in cui l’uomo deve comportarsi anche quando le proprie certezze vacillano. Nel romanzo di La Rosa, invece, una domanda analoga potrebbe assumere una tonalità più intima e memoriale. Quando un’esperienza è ormai lontana, quando le persone che l’hanno condivisa non ci sono più e quando i luoghi sono mutati, che cosa resta di quella realtà? Il fatto che sopravviva soltanto nella memoria la rende meno vera, oppure proprio la memoria le consente di continuare a esercitare un’influenza sulla nostra esistenza?
Se il titolo fosse stato concepito anche come un richiamo consapevole a Calderón, il significato del romanzo si amplierebbe ulteriormente. Non si tratterebbe più soltanto di raccontare un passato che sfuma come un sogno, ma di interrogarsi sulla natura stessa dell’esperienza umana. La realtà non coinciderebbe esclusivamente con gli avvenimenti esteriori: comprenderebbe anche il modo in cui li percepiamo, li ricordiamo e attribuiamo loro un significato. Un sogno può non essere un fatto realmente accaduto, eppure può esprimere una verità interiore; un ricordo può essere incompleto, e tuttavia conservare un valore essenziale per comprendere chi siamo.
Il finale del romanzo acquisterebbe, in questa prospettiva, una risonanza particolare. Il protagonista non si limita a rivedere il proprio passato: riconosce se stesso in un’immagine che sembra sottratta al tempo. La visione può essere letta come un’esperienza simbolica nella quale la distinzione fra presente e passato, fra realtà esteriore e verità interiore, si fa per un momento incerta.
L’incontro con il bambino non restituisce materialmente l’infanzia, ma rende nuovamente accessibile qualcosa della sua verità affettiva. Il sogno, anziché allontanare il protagonista dalla realtà, gli permette di riconoscerne una dimensione che la semplice successione degli eventi non sarebbe sufficiente a esprimere.
Le due interpretazioni, dunque, non si escludono. La prima, più direttamente sostenuta dalla trama e dalla natura memoriale dell’opera, vede nel sogno la metafora di un passato che il tempo rende sfuggente. La seconda, più ambiziosa sul piano filosofico, considera il sogno una via per interrogare il significato della realtà e la continuità dell’identità personale. Nella prima, la domanda fondamentale è che cosa rimanga della vita quando gli avvenimenti sono trascorsi; nella seconda, è che cosa significhi davvero aver vissuto, se la nostra esperienza continua a trasformarsi attraverso la coscienza e il ricordo.
Anche sul piano letterario, il romanzo può essere accostato ad alcune opere celebri, purché si distingua fra affinità tematiche e influenze documentate. Il recupero del passato attraverso le sensazioni e gli affetti richiama, per certi aspetti, Marcel Proust; il rapporto fra memoria individuale, luoghi d’origine e trasformazioni di una comunità può suggerire un confronto con Cesare Pavese; la ricostruzione retrospettiva della propria esistenza presenta qualche consonanza con Italo Svevo. Sono paragoni utili per comprendere alcune dimensioni del libro, ma non costituiscono prove di una derivazione diretta. La Rosa sembra affidarsi soprattutto alla materia viva delle esperienze personali, dei racconti familiari e delle testimonianze di chi ha condiviso un determinato mondo.
Questa origine conferisce all’opera una qualità autentica, ma ne determina anche alcuni limiti. La ricchezza delle vicende narrate, l’abbondanza dei ricordi e il desiderio di conservare tante storie possono rendere la struttura discontinua e talvolta dispersiva. Non tutti gli episodi possiedono la stessa forza narrativa, e non sempre il materiale autobiografico e documentario viene organizzato in una progressione pienamente equilibrata. La scrittura appare più efficace quando lascia emergere la concretezza delle persone, la forza degli affetti e il significato simbolico delle immagini, piuttosto che quando accumula episodi senza approfondirne altrettanto il legame con il disegno complessivo.
Questi limiti, tuttavia, non cancellano il valore umano del libro. La sua qualità principale risiede nella volontà di custodire un patrimonio di esperienze e di trasmetterlo a chi non ha conosciuto direttamente quei luoghi, quelle persone e quel modo di vivere. Il romanzo non convince necessariamente per la perfezione della sua architettura narrativa, ma per la sincerità del suo impulso memoriale e per la capacità di trasformare una vicenda personale in un racconto nel quale altri possono riconoscere qualcosa della propria esperienza.
In definitiva, «… come un sogno» può essere letto come il tentativo di ricomporre una vita attraverso le tracce che essa ha lasciato: ricordi, relazioni, luoghi, testimonianze e immagini che resistono al passare degli anni. Il titolo esprime la fragilità di tutto ciò che è trascorso, ma lascia intravedere anche la possibilità di una continuità più profonda. Se il passato non può essere recuperato nella sua interezza, può tuttavia essere riconosciuto come parte essenziale di ciò che siamo.
Forse è proprio questo il significato più intenso della visione finale: il protagonista non può tornare bambino, né restituire alla madre il passato perduto, ma può ancora incontrare, attraverso il ricordo e il sogno, una parte originaria di sé. La vita è trascorsa, eppure non è scomparsa del tutto; continua a vivere nelle immagini che conserviamo, nei legami che ci hanno formati e nelle storie che scegliamo di raccontare.
Il romanzo lascia così aperta una domanda che va oltre la vicenda individuale e che, se lo si accosta idealmente a Calderón, acquista una risonanza ancora più ampia: che cosa distingue davvero la vita dal sogno, quando anche la realtà più concreta finisce per diventare ricordo? Forse la differenza non sta soltanto nella certezza degli avvenimenti, ma nel segno che essi hanno lasciato in noi. Il tempo può trasformare la vita in un insieme di immagini lontane, ma il racconto permette a quelle immagini di ritrovare una voce.
Ed è in questa possibilità di dare nuovamente voce al passato, senza pretendere di restituirlo intatto, che va riconosciuto il merito più autentico dell’opera di Peppino La Rosa: ricordare non significa fermare il tempo, ma cercare, attraverso le parole, ciò che del tempo continua a vivere dentro di noi.

Alberto Vacca

Sarebbero 8 le persone con fratture, parrebbe al femore, bloccate nei corridoi del Pronto soccorso Sirai, mentre l’Ortopedia a dieci metri resta a scartamento ridotto.

Ciò che sta accadendo al Pronto Soccorso dell’ospedale di Carbonia supera il limite della decenza istituzionale e dell’umanità.

Ho appreso con sconcerto che parecchi pazienti, di cui otto bloccati tra i corridoi e l’Osservazione breve intensiva (OBI) da diversi giorni, più un ulteriore fratturato sopraggiunto, permangono in attesa di un destino incerto con fratture del femore.

Si tratta di persone lasciate in un limbo, in attesa non si sa se di un trasferimento o di un miracolo.

Esprimo una dura e ferma condanna nei confronti della gestione dell’emergenza-urgenza della struttura presidio del territorio.

Siamo di fronte a una palese e grave violazione dei protocolli regionali e nazionali sulla gestione del boarding e della normativa di riferimento. L’OBI e i corridoi dell’emergenza non sono, né possono diventare, reparti di degenza impropria per pazienti fragili e traumatizzati che necessitano di un intervento chirurgico tempestivo o di una presa in carico specialistica immediata.

Mantenere persone con fratture per giorni su lettini d’emergenza significa esporle a complicanze gravissime e violare i parametri base di un’assistenza sanitaria dignitosa.

Ma l’aspetto più inaccettabile della vicenda riguarda l’organizzazione logistica dell’ospedale.

Il paradosso intollerabile è che a soli dieci metri di distanza da quei corridoi esiste un reparto di Ortopedia e Traumatologia, la cui operatività è ridotta ai minimi termini per ragioni del tutto incomprensibili e mai chiarite fino in fondo.

Com’è possibile tenere nove pazienti bloccati in Pronto soccorso quando a pochi passi di corridoio ci sono risorse e spazi che dovrebbero essere messi immediatamente a disposizione delle urgenze del territorio?

Non è tollerabile oltre questo scaricabarile e questo silenzio assordante, come rappresentante comunale e provinciale di Fratelli d’Italia, rivendico urgenti chiarimenti immediati dalla Direzione Generale dell’ASL, dall’Assessorato Regionale alla Sanità e dal Sindaco di Carbonia.

Occorre chiarire alla collettività, una volta per tutte, perché il reparto di Ortopedia non sia messo in condizione di funzionare a pieno regime al fine di sbloccare queste ripetute situazioni disumane.

Se la sanità del Sulcis Iglesiente viene ridotta a un parcheggio per doloranti, significa che la gestione amministrativa e sanitaria locale è regionale ha fallito del tutto.

Daniela Garau

Consigliera comunale e provinciale di Fratelli d’Italia

I Sentieri del Carignano hanno conquistato il Premio GIST 2026-Travel Food Award nella categoria “Destinazione enogastronomica Italia”, un riconoscimento che valorizza la capacità di raccontare un territorio attraverso le sue produzioni, il paesaggio e le esperienze di viaggio. La cerimonia di premiazione si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al turismo.

Il Premio è promosso dal GIST, Gruppo Italiano Stampa Turistica, associazione che riunisce giornalisti specializzati nel settore dei viaggi e del turismo. Attraverso i Travel Food Award, il GIST valorizza destinazioni, progetti ed esperienze che contribuiscono alla promozione del turismo enogastronomico e alla scoperta delle identità locali.

Per la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, a capo dell’itinerario, il riconoscimento rappresenta un risultato importante per un progetto che ha saputo trasformare il legame tra cammino, tessuto sociale e cultura del vino in una proposta turistica riconoscibile, capace di attrarre l’interesse del pubblico e di raggiungere nuove comunità di viaggiatori.

«Siamo entusiasti che la nostra candidatura sia stata premiata – ha detto Mauro Usai, Presidente della Fondazione Cammino Mineraio di Santa Barbara – un riconoscimento che supera i confini regionali e che coglie il valore del nostro percorso di promozione di una destinazione che integra attività sul territorio, esperienze enogastronomiche e comunicazione digitale. Questo risultato rafforza l’impegno della Fondazione nel promuovere un turismo capace di generare valore per le comunità locali, sostenere i produttori del Sulcis e raccontare il patrimonio culturale e paesaggistico della Sardegna attraverso esperienze di qualità. Un grazie sentito a tutta la giuria.»

Il racconto di un’altra Sardegna – I Sentieri del Carignano sono stati presentati per la prima volta come destinazione nel settembre 2025. Da allora, il progetto ha raccolto un riscontro significativo, grazie a un’attività di promozione che ha affiancato alla valorizzazione del percorso esperienze dirette sul territorio, press trip dedicati alla stampa italiana ed internazionale di settore e iniziative pensate per far conoscere il Sulcis attraverso prospettive diverse.  Il progetto si sviluppa lungo un itinerario tematico a piedi di oltre 220 chilometri, articolato in 12 tappe, che attraversa le aree più rappresentative della produzione del Carignano del Sulcis DOC. Vigneti, cantine, borghi, siti archeologici, testimonianze della storia mineraria e paesaggi costieri diventano parte di un unico racconto, nel quale il vino è una chiave per leggere l’identità di un territorio e di chi vi abita.

Il successo passa anche dalla community – Un elemento significativo del percorso di crescita dei Sentieri del Carignano – e in generale del Cammino Minerario di Santa Barbara – è il coinvolgimento di un pubblico sempre più giovane e della community digitale. Sui social vengono condivise numerose esperienze lungo il cammino e i sentieri: immagini, racconti, tappe percorse e momenti di scoperta che contribuiscono a far conoscere la destinazione a nuovi pubblici. Questa partecipazione spontanea amplifica la visibilità del progetto e ne rafforza il racconto, affiancando alle attività di promozione istituzionale le testimonianze dirette di chi sceglie di vivere il territorio in prima persona. Il risultato è una comunicazione che nasce anche dall’esperienza dei viaggiatori e che rende il cammino più vicino a un pubblico interessato al turismo lento, alla natura, alle produzioni locali e a forme di viaggio autentiche e condivisibili.

La Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara – Da 10 anni la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara promuove l’omonimo cammino, una destinazione per un turismo a piedi o in bici nel sud-ovest della Sardegna, attraverso un itinerario escursionistico ad anello di oltre 500 chilometri che attraversa il Sulcis Iglesiente, l’Arburese e il Guspinese. Il cammino collega paesaggi naturali, siti minerari, luoghi di interesse storico e culturale e comunità locali, contribuendo alla valorizzazione di un patrimonio profondamente legato alla storia dell’isola.

I Sentieri del Carignano ampliano questa proposta, mettendo in relazione il patrimonio minerario con la viticoltura e la cultura enogastronomica. Il progetto offre nuove opportunità per scoprire il territorio, valorizzare le produzioni locali e costruire occasioni di collaborazione tra operatori turistici, aziende e comunità.

I Sentieri del Carignano hanno conquistato il Premio GIST 2026-Travel Food Award nella categoria “Destinazione enogastronomica Italia”, un riconoscimento che valorizza la capacità di raccontare un territorio attraverso le sue produzioni, il paesaggio e le esperienze di viaggio. La cerimonia di premiazione si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al turismo.

Il Premio è promosso dal GIST, Gruppo Italiano Stampa Turistica, associazione che riunisce giornalisti specializzati nel settore dei viaggi e del turismo. Attraverso i Travel Food Award, il GIST valorizza destinazioni, progetti ed esperienze che contribuiscono alla promozione del turismo enogastronomico e alla scoperta delle identità locali.

Per la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, a capo dell’itinerario, il riconoscimento rappresenta un risultato importante per un progetto che ha saputo trasformare il legame tra cammino, tessuto sociale e cultura del vino in una proposta turistica riconoscibile, capace di attrarre l’interesse del pubblico e di raggiungere nuove comunità di viaggiatori.

«Siamo entusiasti che la nostra candidatura sia stata premiata – ha detto Mauro Usai, presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara – un riconoscimento che supera i confini regionali e che coglie il valore del nostro percorso di promozione di una destinazione che integra attività sul territorio, esperienze enogastronomiche e comunicazione digitale. Questo risultato rafforza l’impegno della Fondazione nel promuovere un turismo capace di generare valore per le comunità locali, sostenere i produttori del Sulcis e raccontare il patrimonio culturale e paesaggistico della Sardegna attraverso esperienze di qualità. Un grazie sentito a tutta la giuria.»

Il racconto di un’altra Sardegna – I Sentieri del Carignano sono stati presentati per la prima volta come destinazione nel settembre 2025. Da allora, il progetto ha raccolto un riscontro significativo, grazie a un’attività di promozione che ha affiancato alla valorizzazione del percorso esperienze dirette sul territorio, press trip dedicati alla stampa italiana ed internazionale di settore e iniziative pensate per far conoscere il Sulcis attraverso prospettive diverse.  Il progetto si sviluppa lungo un itinerario tematico a piedi di oltre 220 chilometri, articolato in 12 tappe, che attraversa le aree più rappresentative della produzione del Carignano del Sulcis DOC. Vigneti, cantine, borghi, siti archeologici, testimonianze della storia mineraria e paesaggi costieri diventano parte di un unico racconto, nel quale il vino è una chiave per leggere l’identità di un territorio e di chi vi abita.

Il successo passa anche dalla community – Un elemento significativo del percorso di crescita dei Sentieri del Carignano – e in generale del Cammino Minerario di Santa Barbara – è il coinvolgimento di un pubblico sempre più giovane e della community digitale. Sui social vengono condivise numerose esperienze lungo il cammino e i sentieri: immagini, racconti, tappe percorse e momenti di scoperta che contribuiscono a far conoscere la destinazione a nuovi pubblici. Questa partecipazione spontanea amplifica la visibilità del progetto e ne rafforza il racconto, affiancando alle attività di promozione istituzionale le testimonianze dirette di chi sceglie di vivere il territorio in prima persona. Il risultato è una comunicazione che nasce anche dall’esperienza dei viaggiatori e che rende il cammino più vicino a un pubblico interessato al turismo lento, alla natura, alle produzioni locali e a forme di viaggio autentiche e condivisibili.

La Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara – Da 10 anni la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara promuove l’omonimo cammino, una destinazione per un turismo a piedi o in bici nel sud-ovest della Sardegna, attraverso un itinerario escursionistico ad anello di oltre 500 chilometri che attraversa il Sulcis Iglesiente, l’Arburese e il Guspinese. Il cammino collega paesaggi naturali, siti minerari, luoghi di interesse storico e culturale e comunità locali, contribuendo alla valorizzazione di un patrimonio profondamente legato alla storia dell’isola.

I Sentieri del Carignano ampliano questa proposta, mettendo in relazione il patrimonio minerario con la viticoltura e la cultura enogastronomica. Il progetto offre nuove opportunità per scoprire il territorio, valorizzare le produzioni locali e costruire occasioni di collaborazione tra operatori turistici, aziende e comunità.

L’Iglesias non si ferma, vince 3 a 1 in rimonta a Bonorva e balza al secondo posto in classificala terza partita consecutiva, seconda in trasferta, e balza al secondo posto in classifica. Il Bonorva si era portato in vantaggio al 18′ del primo tempo con un goal dell’ex Tomas Pavone, ha pareggiatoal 36′ con un autogoal e ha fatto sua la partita nel finale, con i goal di capitan Edoardo Piras al 75′ e di Janick Beugré all’89’. L’Iglesias ha scavalcato il Bonorva che alla vigilia la precedeva di un punto e ha agganciato a quota 12 punti Ilvamaddalena e Lanusei che hanno pareggiato 2 a 2 il confronto diretto (doppio vantaggio per l’Ilvamaddalena di Giancarlo Favarin e rimonta di quella di Michele Filippi). In testa alla classifica si è isolato il Santa Teresa che ha vinto 3 a 2 sul campo del Tortolì (dopo essere passato in vantaggio, ha subito il sorpasso del Tortolì e ha poi effettuato il controsorpasso decisivo).

E’ finta in parità Alghero-Atletico Uri, con catalani in vantaggio e rimonta della squadra di Paolo Congiu. La Villacidrese ha superato 2 a 0 il Villasimius, nel derby tra tecnici fratelli, Andrea e Federico Cocco. Hanno vinto in casa con l’ientico punteggio di 3 a 0 il Tempio e l’Usinese, rispettivamente con Terralba e Taloro Gavoi. Ha vinto in casa anche la Nuorese, 2 a 1 in rimonta sul Calangianus.

Nella foto di copertina Edoardo Piras, capitano dell’Iglesias.

 

Il Partito democratico ha deciso di ricandidare il sindaco Pietro Morittu alle Amministrative del prossimo anno. L’assemblea cittadina riunitasi il 16 ottobre ha approvato la relazione di fine mandato: bilancio risanato, investimenti per circa 150 milioni di euro e spesa record prevista a quota 70 milioni di euro nel 2026. Ora l’obiettivo è l’apertura alle forze progressiste e civiche.

«La decisione, emersa chiaramente durante i lavori del Congresso e ribadita durante l’ultima Assemblea Cittadina, muove da un bilancio giudicato fortemente positivo, certificato dal risanamento dei conti pubblici e da un piano straordinario di opere pubbliche che vede oltre 110 milioni di euro di investimenti conclusi o in corso, a cui si aggiungono altri 44 milioni di euro di nuovi finanziamenti intercettati nel 2026 – spiega il segretario cittadino Alberto Pili -. L’attuale coalizione, formata dal Partito Democratico e da cinque liste civiche, ha dimostrato in cinque anni di saper governare con stabilità e spirito di squadra: e da questa esperienza condivisa che si riparte, con la volontà di allargare il perimetro a quanti condividono i valori del progressismo e dell’impegno civico. A Carbonia abbiamo tenuto insieme esperienze diverse intorno a un obiettivo comune e siamo già al lavoro con le liste della coalizione per proseguire su questa strada, con la porta aperta a chi vuole contribuire a scrivere ii programma.»

«Il documento congressuale traccia un netto spartiacque rispetto alla situazione ereditata nel novembre 2021. Il consuntivo 2020 della precedente amministrazione registrava, infatti, appena 3 milioni di euro in Conto Capitale su 36 milioni di spese totali, con un disavanzo da riaccertamento residui di circa 7 milioni di euro – aggiunge Alberto Pili -. La svolta è arrivata grazie all’accesso ai bandi della Regione Sardegna per il sostegno ai Comuni in deficit, che ha permesso già nel 2022 l’azzeramento de! disavanzo e la successiva liberazione di avanzi di amministrazione crescenti (quasi 4 milioni di euro nel 2025). Questa ritrovata agilità finanziaria ha consentito di cofinanziare nuovi servizi, bloccare l’aumento della TARI, avviare oltre 70 concorsi di assunzione e ridurre sotto i 20 milioni di euro i mutui con la Cassa Depositi e Prestiti. L’impatto sull’economia locale e misurato dall’impennata dei pagamenti effettivi dell’Ente: dai minimi del passato si e passati a oltre 63 milioni di euro investiti nel biennio 2024-2025, con una previsione per il 2026 che punta a superare la soglia dei 70 milioni di euro immessi nel circuito economico cittadino.»

«Sul fronte delle infrastrutture, l’amministrazione Morittu ha attivato oltre 100 procedimenti di gara. Tra i nuovi finanziamenti ottenuti nel 2026 spiccano quattro macro-interventi strategici:

  • 12 milioni di euro per il progetto dedicato alla rinascita del centro urbano;
  •  10 milioni di euro dal Just Transition Fund (JTF) per il recupero ambientale e la valorizzazione dei 30 ettari delle colline degli sterili della Miniera di Serbariu;
  • 10  milioni di euro dalla Presidenza del Consiglio per il riuso produttivo delta stessa Miniera di Serbariu;
  • 12 milioni di euro dal bando “CA.S.A.” (JTF) per la riqualificazione del patrimonio abitativo.

A questi si affiancano l’investimento da 7 milioni di euro per l’efficientamento energetico di 20 edifici pubblici e le tre intese siglate con Sotacarbo sull’idrogeno verde e le rinnovabili, che posizionano Carbonia come capofila territoriale delle Comunità Energetiche Rinnovabili.»

«Negli ultimi cinque anni l’azione della Giunta si è concentrata anche sui servizi di prossimità e inclusione sociale: dalla riorganizzazione scolastica in 3 poli (con nuovi asili nido e mense) all’avvio dei se1vizi itineranti del programma “Metro Plus” (Cinebus, Bibliobus, lnfonnabus) e del festival Carta Carbonia – rimarca Alberto Pili -. Sono stati inoltre inaugurati il nuovo Centro per le Politiche Giovanili in Piazza Primo Maggio, lo spazio di Coworking a Serbariu e lo sportello Carbonia Turismo nella Torre Civica. Non ripartiamo da zero: ripartiamo da una città che ha ricominciato a investire. II secondo mandate servirà a completare i cantieri e a costruire il programma insieme ai cittadini. Il Partito Democratico, pur rivendicando i traguardi tagliati, traccia infine le linee guida per la stesura del prossimo programma elettorale, improntato all’ascolto dei cittadini. Le priorità per ta futura consiliatura si concentreranno sulla battaglia per la difesa della sanitàa territoriale, sul rafforzamento delle competenze della Provincia, sul decentramento e la cura delle frazioni, sulla velocizzazione delle pratiche edilizie ed urbanistiche e su una pianificazione più incisiva del decoro urbano e delle aree industriali PlP.»

II Partito Democratico si impegna a coinvolgere direttamente i giovani nella costruzione del programma e nella composizione delle liste, attraverso incontri aperti nei quartieri e nelle frazioni e un confronto stabile con scuole, associazioni e realtà giovanili del territorio.

«Vogliamo che i giovani non siano solo elettori da convincere, ma protagonisti delle scelte: nel program1na 2027 e nelle liste ci sarà spazio per le nuove generazioni, con un percorso aperto di ascolto e partecipazione, garantendo una quota di candidature under 35 nelle liste della coalizione» dichiara Giuliano Usai che nella segreteria cittadina avrà il compito di coordinare i gruppi di lavoro sul programma.

L’Assemblea Cittadina ha inoltre nominato Giuseppe Aru quale vice segretario e Angelica Mocci responsabile dell’organizzazione e tesseramento.

 

Si è tenuto ieri, sabato 17 ottobre 2026, a Vallermosa il convegno dal titolo “Turismo rurale, strategie plurifondo e sviluppo locale. Esperienze e buone pratiche a confronto tra Sardegna e Andalusia”.
L’evento è stato organizzato dal GAL Sulcis Iglesiente in collaborazione con l’Unione dei Comuni I Nuraghi di Monte Idda e Fanaris nell’ambito del Progetto di Sviluppo Territoriale “Sviluppo sostenibile del territorio dell’Unione dei Comuni I Nuraghi di Monte Idda e Fanaris”.
Il convegno – tenutosi nella Sala Teatro Grazia Deledda di Vallermosa e a cui hanno partecipato circa cento persone – è stato occasione di confronto e scambio tra esperienze territoriali della Sardegna e dell’Andalusia: politiche di sviluppo locale, valorizzazione delle aree rurali, turismo rurale e opportunità offerte dall’integrazione tra diversi fondi e strumenti di programmazione.
Sono intervenuti rappresentanti istituzionali e operatori di entrambi i territori. Ha preso parte al convegno una delegazione andalusa, da alcuni giorni impegnata in un “educational tour” nel territorio dell’Unione dei Comuni.
Presenti come relatori, tra gli altri, il Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, l’Assessora regionale alla Pubblica Istruzione Ilaria Portas, il Capo di Gabinetto dell’Assessore all’Agricoltura Sergio Pani, il Programme Manager del progetto PNRR e.INS Gianluca Cadeddu e la Coordinatrice dell’unità di progetto per lo sviluppo delle aree interne della Regione Sonia Congiu.
Oltre ovviamente ai rappresentanti degli enti organizzatori: il sindaco di Vallermosa e presidente dell’Unione dei Comuni Francesco Spiga, il Presidente del GAL Sulcis Iglesiente Cristoforo Luciano Piras e la Direttrice del GAL Nicoletta Piras.
«Questi scambi di esperienze e buone pratiche – ha spiegato il presidente del GAL Cristoforo Luciano Piras – sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo dei nostri territori. Sono sempre occasione di mutuo arricchimento e apprendimento reciproco tra territori distanti geograficamente ma che in quanto rurali hanno molto in comune da condividere.»
Il convegno si inserisce tra le attività di “Sapori d’Autunno, Domus e Pratzas”, la manifestazione enogastronomica e culturale inaugurata poche ore dopo la fine del convegno e che si svolge a Vallermosa sabato 17 e domenica 18 ottobre.

Dopo la prima vittoria interna ottenuta sul Tortolì, l’Iglesias è impegnata oggi a Bonorva per la sesta giornata del campionato di Eccellenza regionale, decisa a centrare la terza vittoria consecutiva in campionato, la quarta inclusa la partita di andata dei quarti di finale di Coppa Italia con la Villacidrese (serie iniziata con la vittoria di Alghero). Le due squadre sono alle spalle delle tre capolista Santa Teresa, Lanusei e Ilvamaddalena, divise rispettivamente di uno e due punti dalla vetta della classifica. Tra i tanti motivi di interesse della sfida, c’è la presenza nella squadra di casa degli ex Tomas Pavone e Mauricio Bringas. Dirige Andrea Truocchio di Sassari, assistenti di linea Alessandro Ventuleddu di Sassari e Gianluca Deriu di Olbia.

Classifica alla mano, il big match della giornata è Ilvamaddalena-Lanusei, scontro diretto tra due delle tre capolista, diretta da una terna sassarese formata da Rosanna Bababino, assistita da Andrea Cubeddu e Andrea Orrù. La terza capolista, il Santa Teresa, gioca sul campo del Tortolì.

Sono punti pesanti anche quelli in palio tra Alghero e Atletico Uri, due delle squadre maggiormente accreditate nella lotta al vertice, protagoniste di un avvio di stagione inferiore alle attese.

Il Villasimius cerca punti sul campo della Villacidrese, scontro che vede protagonisti sulle due panchine i fratelli Federico e Andrea Cocco.

Completano il programma della giornata le partite Nuorese-Calangianus, Tempio-Terralba e Usinese-Taloro Gavoi.

È la calabrese Angelica Perri a vincere il 19° “Premio Andrea Parodi”, il prestigioso contest di world music che si è svolto dal 15 al 17 ottobre al Teatro Massimo di Cagliari, organizzato dalla Fondazione Andrea Parodi con la direzione artistica di Elena Ledda. Per Angelica Perri anche il premio della critica e la menzione della giuria internazionale.

Un’edizione con una forte valenza simbolica, dal momento che si è svolta a vent’anni esatti dalla scomparsa dell’indimenticabile musicista sardo a cui è intitolato il Premio (avvenuta il 17 ottobre 2006).

Andrea Parodi era diventato, prima con i Tazenda e poi con un importante percorso solistico, un nome di rilievo proprio nell’ambito della world music. Come tradizione, durante la tre giorni è stato ricordato attraverso canzoni del suo repertorio proposte dai finalisti e dagli ospiti.

In un contest quasi del tutto al femminile e con concorrenti provenienti da Europa, Asia, Sudamerica e Nordamerica, la menzione per la miglior musica è andata a a Momi (Friuli), quella per il miglior arrangiamento a Nubras Ensemble (Italia/Spagna/Romania), quella per la migliore interpretazione a Elana Sasson (California/Spagna). La menzione per il miglior testo invece se l’è aggiudicata Hita Del Rio (Colombia/Francia), così come quella dei concorrenti.

La migliore reinterpretazione di un brano di Andrea Parodi (assegnato direttamente dalla Fondazione) è della campana Chiarè, così come la menzione dei ragazzi in sala. Koyel Basu infine porta a casa il Premio Bianca d’Aponte International.

Ma non sono mancati importanti ospiti, a partire da Paolo Fresu, che si è esibito con Bebo Ferra e Pierpaolo Vacca ed ha ricevuto il premio Albo d’oro 2026.

Oltre al grande trombettista sono saliti sul palco del Teatro Massimo altri artisti di rilievo, ovvero Bungaro, Luisa Briguglio (vincitrice assoluta del concorso nel 2025), Gigi Marras e il progetto “Bent’e mari” che vede coinvolti Elena Ledda, Matteo Leone, Marzouk Mejri e Roberto Taufic (produzione originale Medinsard).

La conduzione delle serate era a cura di Gianmaurizio Foderaro e Ottavio Nieddu.

I premi. La vincitrice assoluta ha diritto ad una borsa di studio di € 2.500, oltre alla possibilità di esibirsi nel 2027 in alcuni festival partner del Parodi, come l’European Jazz Expo (Sardegna), Folkest (Friuli), Festival del Torto (Sicilia), oltre che nello stesso Premio Andrea Parodi.

Il vincitore del Premio della Critica potrà invece realizzare un videoclip professionale di un brano, prodotto dalla Fondazione Andrea Parodi.

Per alcuni dei finalisti del Premio ci sarà inoltre la possibilità di essere invitati da alcuni dei festival partner (come Mare e Miniere, Premio Bianca d’Aponte e Monferr’Autore Festival).

Giuria. Gli artisti si sono esibiti davanti a tre diverse giurie (tecnica, critica, internazionale), composte da autorevoli addetti ai lavori, come cantanti, autori, musicisti, responsabili di festival, manager, discografici, uffici stampa, giornalisti, critici musicali, sia italiani che internazionali.

Ecco i componenti.

Giuria tecnica (artisti/ musicisti/ operatori culturali): Foffo Bianchi (musicista, Ingegnere del suono), Gianfranco Cabiddu (regista, musicista), Claudio Carboni (partner, Consigliere di Gestione SIAE), Lia Careddu (attrice), Salvatore Chessa (partner, Ittiritmi), Gaetano D’Aponte (partner, Premio Bianca D’Aponte), Rambaldo degli Azzoni Avogadro (discografico, operatore culturale), Andrea Del Favero (partner, Folkest), Sergio Delle Cese (manager NoMusic / Antenna Music Factory), Antonio Ferraro (musicista, ingegnere del suono), Elena Ledda (direttrice artistica, musicista), Silvano Lobina (musicista), Cristina Maccioni (attrice), Ignazio Macchiarella (partner, LABIMUS Università Degli Studi di Cagliari), Nicola Meloni (operatore culturale), Salvatore Nocera (partner, Festival del Torto), Michele Palmas (partner, S’ard Music), Andrea Marco Ricci (partner, Nuovo IMAIE), Pippo Rinaldi Kaballà (cantautore), Andrea Ruggeri (musicista), Simonetta Soro (musicista, attrice), Jacopo Tomatis (partner Premio Città di Loano / Il Giornale della Musica), Gisella Vacca (musicista, attrice)

Giuria critica: Claudio Agostoni (partner, Radio Popolare), Giovanni Alcaini (Radio Cernusco Stereo), Paolo Ardovino (Giornalista musicale), Angela Calvini (Avvenire), Luca Carcassi (Videolina, Radiolina), Simone Cavagnino (Soundinia), Flavia Corda (TGR Sardegna), Franz Coriasco (Rai World), Matteo Cruccu (Corriere della Sera), Tore Cubeddu (partner, Eja Tv), Enrico de Angelis (giornalista musicale), Flaviano De Luca (Il Manifesto), Ciro De Rosa (Globofonie), Max De Tomassi (Rai Radio Uno), Salvatore Esposito (partner, Blogfoolk), Enrico Gaviano (La Nuova Sardegna), Gianfranco Lai (Sardegna Notizie), Felice Liperi (Giornalista musicale), Elisabetta Malantrucco (Media partner, Rai Radio Techete’), Marco Mangiarotti (QN, Il Giorno), Enrico Melis Costa (L’Unione sarda), Tonino Merolli (Funweek), Duccio Pasqua (Media partner, Rai Radio Uno), Paola Pilia (Telecostasmeralda), Timisoara Pinto (Rai GR), Cristiano Sanna Martini (giornalista musicale), Claudio Scaccianoce (Gli Stati Generali), Giacomo Serreli (giornalista musicale).

Giuria internazionale: Sergio Albertoni (Rsi Radio Svizzera Italiana), Simon Broughton (Songlines, Regno Unito), Andrew Cronshaw (Froots Magazine, Rough Guide To World Music, Regno Unito), Charlie Crooijmans (Radio Wira Wiri, Olanda), Petr Doruzka (Czech Radio, Rep. Ceca), Rocco Femia (Radici, Francia), Edyta Łubińska (Università di Varsavia, Istituto di Etnologia e Antropologia culturale, Polonia), Albert Reguant (Les Rutes del So, Catalogna), Juan Antonio Vazquez (Mundofonias, Spagna), Martina Vocci (TV Capodistria, Slovenia).

Il Premio Andrea Parodi è realizzato dall’omonima Fondazione grazie a Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e Assessorato del turismo, artigianato e commercio); Fondazione di Sardegna, Comune di Cagliari (contributo e patrocinio), Comune di Quartu Sant’Elena (contributo e patrocinio evento anteprima).

Partner: Jazz In Sardegna (Sardegna), Premio Bianca d’Aponte (Campania), Folkest (Friuli), Premio Città di Loano Per La Musica Tradizionale Italiana (Liguria), Mare e miniere (Sardegna), Ittiritmi (Sardegna), Festival del Torto (Sicilia), Monferr’Autore (Piemonte), Associazione Culturale S’ardmusic (Sardegna), Associazione Diversamente Odv, Associazione Vico (Voci e immagini della cultura orale), Tazenda Società Cooperativa, Fondazione Barumini – Sistema Cultura, Fondazione Faustino Onnis, Archivio Mario Cervo, Teatro Massimo di Cagliari, Labimus – Laboratorio interdisciplinare sulla musica dell’Università degli studi di Cagliari, dipartimento di lettere, lingue e beni culturali, S.I.A.E. (patrocinio morale), Nuovo Imaie (patrocinio), Rai Sardegna (patrocinio), U.N.A. (Unione Nazionale Autori), Af Motors, Boxoffice Sardegna, Produzioni Sardegna, Cuore Dell’isola, Consorzio Cagliari Centro Storico (Sardegna),

Media partner: Rai Radio 1, Rai Isoradio, Rai Radio Techete’, Gruppo L’Unione Sarda, Radio Popolare, Eja Tv, Sardegna Notizie, Radio Sant’Elena, Soundinia, Il giornale della musica, Blogfoolk, Folk Bulletin, Mundofonias (Spagna), Petr Doruzka (Rep. Ceca), Radio Wira Wiri (Olanda), Musica italiana a Parigi (Francia), Les Rutes Del So (Catalogna).

A breve un’ampia documentazione fotografica e alcuni video della serata.