22 October, 2026
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Nelle prime ore della mattinata odierna, la Guardia Costiera di Carloforte è intervenuta per assicurare il trasporto sanitario urgente via mare di una persona traumatizzata, in codice rosso, dall’Isola di San Pietro a Portovesme.

Alle ore 3.50, la Sala Operativa dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Carloforte veniva allertata dalla Sala Operativa del Servizio di Emergenza Sanitaria 118 circa la necessità di procedere al trasferimento del paziente via mare.

Ricevuta la richiesta, veniva immediatamente disposto l’impiego della motovedetta S.A.R. CP 869, con la tempestiva attivazione dell’equipaggio di allarme per assicurare il trasporto sanitario verso la terraferma.

Ultimate le operazioni di imbarco e di messa in sicurezza del paziente, alle ore 4.10 la motovedetta mollava gli ormeggi dal porto di Carloforte, facendo rotta verso Portovesme, dove giungeva alle ore 4.25, dopo appena 15 minuti di navigazione.

All’arrivo, il paziente è stato ffidato al personale del Servizio di Emergenza Sanitaria 118 per il successivo trasferimento in ambulanza verso il presidio ospedaliero Sirai di Carbonia, al fine di garantire la continuità dell’assistenza sanitaria.

L’intervento, condotto nelle ore notturne, ha evidenziato ancora una volta l’importanza della sinergia tra la Guardia Costiera e il Servizio di Emergenza Sanitaria 118, nonché della prontezza operativa degli equipaggi, chiamati a garantire una risposta tempestiva anche nelle situazioni di maggiore urgenza.

La particolare condizione di insularità di Carloforte, infatti, rende fondamentale la disponibilità di collegamenti marittimi rapidi ed efficienti nelle emergenze sanitarie. In tale contesto, la capacità di assicurare un’immediata attivazione della catena dei soccorsi e un efficace coordinamento tra le diverse componenti operative rappresenta un elemento essenziale per la tutela della salute e della sicurezza della comunità dell’Isola di San Pietro.

Grande successo per la 32ª edizione della classica e storica Downhill Monteleone della F.C.I. organizzata dal Team Spakkaruote con grande dispiegamento di uomini e mezzi, non ultime le nostre energie di tutti non ripagate dal numero degli iscritti.
«Andiamo pienamente fieri di aver portato a termine questa avventura in una bellissima giornata di sport che ha richiamato tantissimi appassionati di questa disciplina così unica e spettacolare – dicono gli organizzatori -. La riuscita della manifestazione è stato merito dei nostri sponsor e dei tanti supporter del Team Spakkaruote, del Motoclub Carbonia delle associazioni locali, del gruppo dei cuochi capitanati dal mitico Claudio Panduccio, dalla Protezione Civile Athena, dalla Amministrazione comunale, dall’assessorato allo Sport. Ci preme ringraziare tutti coloro che in un modo o nell’ altro ci hanno aiutato x la riuscita della nostra gara dandoci un grosso supporto organizzativo. Grazie a tutti per averci sostenuto in tutti questi anni con la speranza non sia un addio.»
La gara di Carbonia era l’ultima prova del circuito Gran Prix Downhill Oro In, conclusa con la consegna delle maglie ai vincitori del circuito.
Grandi risultati per i piloti del Team Spakkaruote che hanno regalato tante soddisfazioni, con tutti sul podio nelle varie categorie e la vittoria dei titoli del circuito Gran Prix Oro In di Matteo Mura nella Under 23, Nicola Caddeo nella junior e Luca La Capria nella Master 1, oltre al gradino più alto del podio di Andrea Lodde nella Elite Sport, Carlo Porcu nella Master 2, Matteo Mura nella Under 23, Nicola Caddeo nella junior e l’ex pilota del team Spakkaruote Nicoló Oteri nella Allievi che conserva òo Spakkaruote col cuore.
Davide Palazzari è stato il vincitore assoluto della gara. Sugli altri gradini del podio, Andrea Desogus e Martino Cera nella Elite Master, Roberto Cadoni nella Under 23, Gabriele Congia e Daniel Forlin nella junior e il nostro giovanissimo nuovo acquisto giunto dall’Australia Valentino Haiden nella Allievi. Il team Spakkaruote, grazie ai risultati, è risultata prima tra le società.

Nei prossimi giorni il potabilizzatore di Bau Pressiu, che rifornisce di acqua potabile tutto l’acquedotto Sulcis, sarà interessato da interventi di manutenzione da parte dei tecnici di Abbanoa. I lavori comporteranno una diminuzione della produzione. Ciò comporterà, tra martedì 20 e per i cinque giorni successivi, la diminuzione dell’acqua potabile da distribuire nei centri serviti dall’acquedotto Sulcis: Carbonia, Gonnesa, Portoscuso, Giba, Masainas, Narcao, Perdaxius, Piscinas, Santadi, Villaperuccio e Sant’Anna Arresi.

In questi Comuni i tecnici di Abbanoa effettueranno tutte le manovre di regolazione necessarie a evitare quanto possibile eventuali disservizi. Qualora i serbatoi dovessero andare in sofferenza, per evitare interruzione durante la giornata, si procederà con delle chiusure notturne dall’erogazione dalle 22 alle 6 che consentiranno di ripristinare i livelli ottimale e adeguate scorte. La fascia oraria notturna scelta è quella dove si registrano consumi minori e quindi disagi minori per l’utenza.

Qualsiasi anomalia potrà essere segnalata al servizio di segnalazione guasti di Abbanoa tramite il numero verde 800.022.040 attivo 24 ore su 24. Abbanoa segnala che alla ripresa dell’erogazione l’acqua potrebbe essere transitoriamente torbida a causa dello svuotamento e successivo riempimento delle tubazioni.

Lo scorso 1° ottobre avevamo denunciato pubblicamente che, senza risorse immediate, Eurallumina era ormai avviata verso l’insolvenza. Due settimane dopo il quadro non è cambiato, anzi è peggiorato. Il 13 ottobre si è svolta presso il Mimit una riunione tecnica sulla vertenza. Vi hanno preso parte, per la prima volta tutti insieme, i soggetti che hanno titolo e voce in capitolo: Azienda, Mimit, MEF, MASE, Ministero del Lavoro, Agenzia del Demanio, Regione Sardegna, Provincia, Comune di Portoscuso e, fatto inedito, il Comitato di Sicurezza Finanziaria. Da quel tavolo sono state escluse le organizzazioni sindacali, cioè proprio chi rappresenta i 186 lavoratori che di questa vertenza pagano il conto più alto. Sono proprio i lavoratori a garantire la sicurezza dello stabilimento, il presidio ambientale e la prosecuzione delle bonifiche, al posto di uno Stato assente. Si discute del loro futuro senza di loro.
In quella sede tutti hanno dovuto prendere atto di ciò che denunciamo da mesi: le risorse per la gestione dello stabilimento sono terminate. La liquidità residua è ridotta al lumicino e le obbligazioni aziendali non sono più garantite. Il Consiglio di Amministrazione dell’Eurallumina, con una formale diffida, ha già messo nero su bianco che in assenza di interventi dovrà valutare i presupposti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, un percorso che a quel punto diventerebbe inevitabile. Non è più un rischio da scongiurare né un allarme: è il conto alla rovescia.
Eppure anche il 13 ottobre si è chiuso senza decisioni. Prima c’erano stati i 9,6 milioni annunciati a dicembre 2025, erogati solo in parte; poi il tavolo del 15 settembre, chiuso con un nulla di fatto e con l’ipotesi fumosa di un’amministrazione con commissario ad hoc. Dal 13 ottobre non è stato definito alcuno stanziamento né soluzione sullo sblocco degli asset. Solo un aggiornamento della riunione, peraltro slittata dal 20 al 23 ottobre, e l’ennesimo annuncio di non meglio precisati soggetti “eventualmente disposti” a valutare il subentro: senza nomi, senza tempi e, soprattutto, senza alcuna garanzia di prospettiva per i lavoratori e le loro famiglie. Ai lavoratori e al territorio non servono più annunci, servono atti.
Lo diciamo con chiarezza: venerdì 23 ottobre non si potrà andare oltre. In quella sede il Governo, e in particolare il MEF, dovrà garantire gli stanziamenti necessari alla prosecuzione della gestione operativa dello stabilimento.
Queste risorse non servono “solo” a mettere in sicurezza il salario dei lavoratori: sono la condizione stessa per la messa in sicurezza del sito. Sono i lavoratori, infatti, a garantire il trattamento delle acque, la barriera idraulica, il presidio del bacino dei fanghi rossi, la prosecuzione delle bonifiche in corso, la manutenzione e la conservazione degli impianti, quest’ultima ormai pressoché assente da tempo. Senza di loro, e senza risorse, quel presidio si ferma.
E un presidio ambientale che si ferma, a Portovesme, significa esporre il territorio al rischio concreto di un disastro ambientale. Significa anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica che l’azienda stessa stima in circa 300 milioni di euro, a fronte dei pochi milioni necessari oggi per garantire la continuità. Rinviare ancora non significa risparmiare: significa moltiplicare il conto, e a pagarlo sarebbero i lavoratori, il territorio e l’intera collettività.
Appare utile ricordarlo ancora una volta: preservare l’asset non è una gentile concessione, è un obbligo di legge in capo a chi ha disposto e mantiene il congelamento. Il Governo non può continuare a fare da spettatore di una crisi che ha determinato e di cui porta per intero la responsabilità. C’è poi un’evidente disparità di trattamento. In Irlanda, Svezia e Germania altri asset sempre di proprietà della stessa RUSAL, continuano a produrre, esenti da sanzioni, e a dare lavoro a centinaia di persone, perché quei rispettivi Governi hanno scelto di difendere tali stabilimenti, la propria occupazione e la propria filiera industriale. In Italia, con le stesse regole europee, abbiamo uno stabilimento fermo, asset congelati e lavoratori lasciati da anni nell’incertezza. Chiediamo, dunque, che il Governo italiano utilizzi tutti gli spazi, le autorizzazioni e le deroghe che la normativa consente per tutelare un asset strategico nazionale qual è l’Eurallumina, i lavoratori e il territorio.
Chiediamo perciò che il 23 ottobre si decida l’immediata erogazione delle risorse dovute alla copertura della gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e comunque per tutto il tempo necessario alla risoluzione di una situazione determinata dal Governo italiano; lo stanziamento di tali risorse è il presupposto indispensabile al prosieguo di un percorso certo e formalizzato verso la soluzione strutturale della vertenza, da definire quanto prima, con il pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.
Per questo, proprio in vista dell’incontro al Mimit, le Segreterie Territoriali e la RSA Eurallumina convocano un SIT-IN con assemblea informativa delle lavoratrici e dei lavoratori giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 9.30, presso i cancelli dello stabilimento di Portovesme. In quella sede verranno condivise le iniziative di mobilitazione da mettere in campo, commisurate alle risultanze dell’incontro del 23 ottobre.
Se da Roma arriveranno ancora rinvii e promesse, la responsabilità di ciò che accadrà ai lavoratori, alle loro famiglie e all’ambiente del Sulcis avrà un nome e un indirizzo precisi. In questa vertenza c’è chi decide e chi paga: finora Roma ha deciso di non decidere, e hanno pagato i lavoratori. I lavoratori dell’Eurallumina hanno dimostrato da sempre senso di responsabilità e fin troppa pazienza. Quella pazienza oggi è pressoché esaurita.
Segreterie Territoriali
Filctem CGIL – Femca CISL – Uiltec UIL
Emanuele Madeddu – Nino D’Orso – Pierluigi Loi
RSA Eurallumina
Enrico Pulisci – Simone Zucca – Davide Boi

Nuova manifestazione di protesta questa mattina, a Villamassargia, per rivendicare i diritti di un territorio in profonda crisi socio-economica, organizzato dall’associazione delle attività produttive guidata da Ivan Garau, dallo Sportello sulcitano di Daniele Mele e del comitato degli studenti guidato da Ivano Sais. Un centinaio di persone si sono ritrovate all’altezza della rotonda all’ingresso del paese, per affrontare le problematiche presenti da anni, ultima quella del caro carburanti che sta mettendo letteralmente in ginocchio un’economia già profondamente depressa. Nonostante la modesta partecipazione, i presenti hanno rilanciato la protesta, annunciando la richiesta di un tavolo di confronto che verrà portata all’attenzione della presidente della Giunta regionale Alessandra Todde e del presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente Mauro Usai, nonché dei sindaci dei Comuni del territorio. Primi obiettivi sono una ricognizione sullo stato del Piano Sulcis, nel quale sono presenti ingenti risorse non spese, comprese quelle rimaste dal primo bando sulla fiscalità di vantaggio, ma allo stesso tempo un esame ddi tante altre tematiche, ad iniziare da quella della condizione di precarietà in cui versa il sistema sanitario pubblico.

Dopo la manifestazione di protesta messa in atto a San Giovanni Suergiu e quella odierna a Villamassargia, la prossima si terrà a Carbonia, al Centro intermodale, con il coinvolgimento degli studenti.

«Il Governo deve intervenire prima che la crisi di Eurallumina produca conseguenze irreversibili. Sono in gioco il futuro dei lavoratori, la sicurezza del sito e la tutela dell’ambiente. Il Sulcis ha bisogno di decisioni e risorse, accompagnate da una prospettiva industriale credibile.»
Lo dichiarano Francesca Ghirra e Silvio Lai hanno firmato una interrogazione a risposta scritta presentata ai ministri dell’Economia e delle finanze e delle Imprese e del made in Italy.
«Nel dicembre scorso il Governo aveva annunciato 9,6 milioni di euro per garantire sei mesi di continuità aziendale, in attesa di una soluzione strutturale. Oggi il quadro riportato nell’interrogazione è allarmante: al 23 settembre la società disponeva di circa 984 mila euro di liquidità, a fronte di quasi 2 milioni di obbligazioni scadute o in scadenza e di un fabbisogno minimo mensile di circa 1,6 milioni», aggiungono Silvio Lai e Francesca Ghirra.
La mancanza di risorse mette a rischio anche le attività indispensabili che devono proseguire in assenza di produzione: trattamento delle acque, interventi ambientali, manutenzione, sicurezza e conservazione degli impianti. Il consiglio di amministrazione ha segnalato che, qualora il risanamento risultasse impraticabile, potrebbe essere necessario ricorrere alla liquidazione giudiziale.
«Chiediamo al Governo di chiarire gli esiti del tavolo tecnico del 13 ottobre e quali soluzioni intenda mettere in campo. Secondo quanto riportato nell’atto, non sarebbero state individuate risposte né per lo sblocco degli asset né per le ulteriori risorse necessarie. È indispensabile coinvolgere le organizzazioni sindacali e assicurare un coordinamento effettivo tra i ministeri – rimarcano Silvio Lai e Francesca Ghirra -. È soprattutto il MEF del ministro Giorgetti che deve scendere in campo e smettere di fare lo spettatore. Serve una gestione straordinaria della crisi e un’interlocuzione del MEF con il Comitato di sicurezza finanziaria, per verificare le autorizzazioni e le deroghe consentite dalla normativa europea e rendere possibili le operazioni necessarie alla continuità aziendale e alla tutela ambientale.»
«Il rispetto delle sanzioni deve accompagnarsi alla ricerca di tutte le soluzioni consentite per proteggere lavoratori e territorio. La filiera dell’alluminio e il polo di Portovesme hanno un valore nazionale. Il Governo indichi con quali strumenti, con quali risorse e in quali tempi intende salvaguardarli», concludono Silvio Lai e Francesca Ghirra.

«La difesa degli allevatori sardi è per me un impegno che non ammette esitazioni. Non possiamo consentire che il loro lavoro e il futuro delle loro aziende siano messi a rischio da dinamiche speculative o da una rappresentazione del mercato che alimenta sfiducia e favorisce il deprezzamento delle produzioni.»
Lo dice il consigliere regionale Gianluigi Rubiu, intervenendo sulla vertenza latte e sulle difficoltà del comparto del Pecorino Romano.
«L’agricoltura e la pastorizia sono da sempre al centro della mia attività politica. Dietro ogni litro di latte ci sono famiglie, sacrifici e imprese che garantiscono occupazione e tengono vivi i nostri territori – aggiunge Gianluigi Rubiu -. La loro tutela deve essere la priorità di ogni scelta istituzionale.»
Per Gianouigi Rubiu è necessario distinguere le effettive difficoltà commerciali e finanziarie dalle letture allarmistiche che possono aggravare l’incertezza. «Non si può presentare la sovrapproduzione come una verità acquisita senza un quadro di dati verificabili che ne dimostri dimensioni e conseguenze. Un conto è affrontare eventuali squilibri tra disponibilità e domanda, un altro è accreditare l’immagine di un settore senza prospettive, creando le condizioni per acquisti al ribasso e penalizzando il reddito dei pastori. Il rischio di speculazione va affrontato con serietà, senza accuse generiche, ma anche senza sottovalutarlo.»
«La Regione ha manifestato la disponibilità a intervenire con 30 milioni di euro attraverso la SFIRS – sottolinea Gianluigi Rubiu -. Questo impegno deve tradursi in un sostegno concretamente accessibile e tempestivo, capace di dare respiro alle imprese e impedire che le esigenze di liquidità si traducano in vendite penalizzanti per l’intera filiera. Le risorse devono servire a difendere il valore delle produzioni e il lavoro degli allevatori.»
Il consigliere regionale richiama quindi alla necessità di un confronto fondato su numeri, trasparenza e obiettivi condivisi. «Non intendo attribuire responsabilità a singoli soggetti. Chiedo però che si faccia chiarezza sulle dinamiche che stanno indebolendo il mercato e che si lavori per una gestione più efficace delle scorte, una programmazione produttiva adeguata e una giusta remunerazione del latte.»
«Da parte mia – conclude Gianluigi Rubiu – assicuro pieno sostegno politico a ogni iniziativa seria e concreta che contribuisca alla soluzione della vertenza latte. Sono disponibile a sostenere il confronto tra allevatori, cooperative, trasformatori e istituzioni, senza preclusioni e con un obiettivo preciso: tutelare chi produce e impedire che il costo delle difficoltà del comparto ricada ancora una volta sui pastori sardi.»

L’Unione Province della Sardegna ha inviato alla Regione, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero dell’Interno un documento sul contributo alla finanza pubblica che lo Stato chiede alle Province sarde. Il documento chiede di rivedere quel prelievo. Le stesse richieste sono state presentate ieri dal presidente Mauro Usai all’incontro tra le Province, le Città metropolitane e l’assessore regionale degli Enti locali.

I numeri sono stati raccolti direttamente presso le sei Province. Nel 2026 versano o accantonano a favore dello Stato 41,65 milioni di euro, e oltre 206 milioni di euro nei cinque anni dal 2026 al 2030. Il 97% del prelievo viene da due voci permanenti, senza scadenza: il contributo ordinario negativo, 17,5 milioni l’anno, e il versamento previsto dalla legge di stabilità 2015, quasi 23 milioni di euro l’anno. Dai bilanci analizzati finora risulta che il contributo assorbe in media circa il 100% delle entrate tributarie delle Province.

«Ogni euro di imposta provinciale pagato dai cittadini sardi torna allo Stato – dichiara il presidente Mauro Usai –. Le Province devono garantire strade, scuole e servizi ai Comuni con risorse che si riducono ogni anno, mentre il prelievo statale resta invariato. Non è una situazione sostenibile, e non è giusta.»

Le Province pongono due condizioni prima di qualsiasi confronto. La prima è partecipare al tavolo degli accordi bilaterali tra Stato e Regione. La seconda è l’abbattimento del contributo alla finanza pubblica, a partire dal contributo ordinario negativo.

«In questi anni Stato e Regione hanno rivisto più volte il contributo regionale, che dal 2018 è sceso da 684 a 306 milioni di euro – sottolinea Mauro Usai -. Il prelievo sulle Province, invece, non è mai stato toccato. Le decisioni sulla finanza della Sardegna non possono più essere prese senza gli enti che ne sopportano una parte rilevante del peso.»

L’UPI Sardegna chiede anche di ricalcolare il contributo dal 2018 in poi, con le stesse regole applicate alle Province delle Regioni a statuto ordinario, e di recuperare quanto prelevato in eccesso.

«Le Province sarde hanno pagato più delle altre, senza ricevere le compensazioni previste per il resto del Paese – spiega Mauro Usai -. Chiediamo che sia riconosciuto e restituito.»

Tra le misure per il futuro, la prima richiesta riguarda la riforma della fiscalità provinciale. Dal 2027 l’imposta sulla RC auto sarà sostituita da una compartecipazione all’IRPEF.

«Pretendiamo la piena neutralità del passaggio – afferma il presidente -. In territori con redditi più bassi la compartecipazione non deve tradursi in un’ulteriore perdita di risorse.»

L’Unione chiede inoltre un indice di svantaggio territoriale legato all’insularità, un fondo nazionale per i territori insulari e una clausola di salvaguardia per la Sardegna.

«Il tempo stringe – conclude Mauro Usai -. La legge di bilancio per il 2027 è in discussione. Chiediamo a Governo e Regione di convocare con urgenza il tavolo: ogni rinvio toglie risorse ai servizi dei nostri territori.»

Oltre 4.000 prestazioni sanitarie gratuite in un anno e quattro mesi di attività, una rete territoriale in continua crescita e una nuova sede in arrivo a Nuoro. Gli ambulatori gratuiti Talità Kum si preparano a un nuovo importante passaggio del proprio percorso: venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 11.00, presso la sede di via XX Settembre 42A, a Iglesias, si terrà un incontro pubblico dedicato ai risultati raggiunti dal progetto Comuni-Care e alle sue prospettive future, con la presentazione ufficiale della seconda fase dell’iniziativa.
L’appuntamento sarà l’occasione per condividere numeri, dati e risultati di un’esperienza che, in poco più di un anno, ha costruito una risposta concreta alle difficoltà di accesso alle cure per le persone in condizioni di fragilità economica e sociale. Ma sarà soprattutto un momento per raccontare come la collaborazione tra istituzioni, terzo settore, professionisti e professioniste della salute e comunità locali possa trasformarsi in un modello di assistenza più accessibile e vicino alle persone.
Promossi dalla cooperativa sociale Casa Emmaus e con il sostegno della diocesi di Iglesias, gli ambulatori Talità Kum offrono prestazioni specialistiche gratuite a chi incontra difficoltà economiche nell’accesso ai servizi sanitari. Il progetto si fonda sul contributo di un’équipe multidisciplinare di professionisti e professioniste volontari, sul sostegno delle amministrazioni locali e su una rete di collaborazione che continua ad ampliarsi.
A questa attività si affianca Comuni-Care, il progetto che punta a rafforzare la sanità di prossimità attraverso l’integrazione tra servizi, prevenzione e collaborazione territoriale. Un percorso che comprende anche il CareVan, il poliambulatorio mobile attrezzato per portare visite e attività di screening direttamente nei comuni, nelle aree periferiche e nelle comunità che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso ai servizi.
I risultati raggiunti e il crescente coinvolgimento del territorio aprono ora una nuova prospettiva: l’apertura di una seconda sede a Nuoro, che segna un ulteriore sviluppo dell’esperienza Talità Kum e l’avvio di una nuova fase di lavoro per estendere il modello di assistenza.
La mattinata si aprirà alle ore 11.00 con i saluti istituzionali di Biagio Sciortino, presidente di Casa Emmaus; Mauro Usai, Sindaco di Iglesias e presidente della provincia del Sulcis Iglesiente; Mario Farci, vescovo della diocesi di Iglesias; Alessandro Pilurzu, della commissione Sanità della Regione Autonoma della Sardegna; Marika Batzella, dell’assessorato regionale alle Politiche sociali; e Paolo Cannas, direttore generale della ASL Sulcis Iglesiente.
Alle ore 11.20, sarà presentato il progetto Comuni-Care con Vincenzo Castelli, Project Manager, Carlo Perelli, del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Cagliari, e rappresentanti della Fondazione Intesa Sanpaolo e della Banca d’Italia, che contribuiscono al percorso progettuale.
Alle ore 11.40, Gianni Salis, responsabile degli ambulatori Talità Kum, illustrerà le attività svolte, i risultati conseguiti e le prospettive di sviluppo della rete. Seguiranno, alle ore 12.00, gli interventi programmati dei professionisti e delle professioniste Talità Kum e dei sindaci dei Comuni convenzionati con Casa Emmaus.
L’iniziativa è realizzata con il contributo del Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo e della Banca d’Italia.
Un appuntamento per raccontare non soltanto la crescita di un servizio, ma la costruzione di una rete di cura che mette al centro le persone e lavora per rendere il diritto alla salute più concreto e accessibile.

Matteo Masili, giovane talento originario di Carbonia, sarà al via della prova del Campionato Europeo, di fatto il motomondiale Junior, in programma al World Circuit di Misano Adriatico, sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026. Quello dei motori sulle due ruote è un mondo difficile, l’Europeo è un Campionato estremamente difficile, dal quale emergono i futuri campioni delle massime categorie mondiali. Matteo Masili lo può fare grazie innanzitutto alle sue qualità di guida, ai sacrifici della famiglia, ai tanti che lo hanno sostenuto e lo sostengono anche economicamente.
In primis il supporto dell’amministrazione del comune di Carbonia, senza la quale non sarebbe stato possibile raggiungere questo obiettivo, del quale porta nel mondo delle 2 ruote mondiali l’immagine del turismo della città (proprio in questi giorni impegnata nella fiera del Turismo di Rimini), con il logo apposito “Carbonia Turismo, Sardegna Fulguda, Sardegna Profonda” ben stampato sulla tuta con tutti gli altri loghi che lo supportano da tempo, credendo convintamente nel suo talento. E, infine, ma non certo per ultimo. dal SM Racing Team che ha creduto in lui trovandogli spazio per questa grande gara.
«Matteo Masili (“Titino”) lo fa mantenendo un rapporto stretto con la città di Carbonia, il Sulcis Iglesiente e la Sardegna, correndo da iscritto e con licenza internazionale del Motoclub Carbonia – evidenzia il Motoclub Carbonia -. Per tutto questo, gli dedichiamo il più grande in bocca al lupo. Il Motoclub Carbonia, la città di Carbonia, la Sardegna sono con “Titino”.»