22 February, 2026
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E’ iniziato il conto alla rovescia per la finalissima della Coppa Italia di Eccellenza regionale he sabato 24 gennaio, alle 15.00, al campo “Tharros” di Oristano, vedrà di fronte Iglesias e Tempio. Dirigerà Gabriele Sari di Alghero, assistenti di linea Samuel Fronteddu di Nuoro e Augusto Giovanni Scanu di Sassari. Le due squadre si sono qualificate superando in semifinale rispettivamente il Villasimius e l’Atletico Uri. Per l’Iglesias si tratta di un appuntamento con la storia, perché la squadra rossoblù non era mai arrivata prima a giocarsi la Coppa Italia in finale. L’Iglesias si presenterà in formazione tipo, con tutto l’organico a disposizione di Giampaolo Murru, mentre nel Tempio non ci sarà l’attaccante Bruno Lemiechevsky, squalificato per una giornata per doppia ammonizione.
Le due squadre si sono già affrontate in campionato nel girone d’andata, con la vittoria di misura al “Nino Manconi” di Tempio Pausania della squadra gallurese per 3 a 2, in rimonta, dopo l’iniziale vantaggio firmato da Nicolas Capellino, autore anche del goal del 2 a 3, dopo la rimonta del Tempio firmata da una tripletta di Bruno Lemiechevsky.
Per motivi di sicurezza, a Iglesias i biglietti si possono acquistare solo fino alle ore 12.00 di venerdì 23 gennaio (il giorno prima della gara), al campo Monteponi di Iglesias. È obbligatorio esibire un documento d’identità. Ovviamente i biglietti saranno acquistabili anche al botteghino dello stadio Tharros il giorno della partita.
Per coloro che si recheranno al campo in auto, si informa che dalle ore 13.00 di sabato scatterà il divieto di circolazione e sosta con rimozione forzata nelle seguenti zone vicino allo stadio (via Dorando Petri):
– via Consolini: ambo i lati (dal lato via Pira fino alla rotatoria via Ibba/Limbara).
– via Vivaldi: ambo i lati (tra via Consolini e via Carissimi).
– via Petri: dall’ingresso spogliatoi fino all’incrocio con via Cimitero.
– via Cimitero: nel tratto tra via Pira e via Ibba.
– viale Leonardo Tatti: ambo i lati (tra via Michele Pira e via Ibba).
Parcheggi:
– Piazzale antistante l’ingresso spogliatoi (lato via Consolini).
– Parcheggio e area camper adiacenti a via Ibba e via Cimitero.
Giampaolo Cirronis

La legge 833 di Tina Anselmi che dette corpo al Sistema Sanitario Nazionale, universalistico e gratuito, votata dal Parlamento del 1978, è tutt’oggi esistente, seppure in altra forma. Il 30 dicembre 1992 ne venne abrogata solo una parte, quella che riguardava l’affidamento ai Comuni e alle Province del compito di amministrare le USL. Allora, pur di estromettere i Comuni e le Province dalle USL si pensò di sostituirli mettendo al loro posto una nuova entità amministrativa definita ambiguamente: “Ente pubblico di diritto privato”. In biologia la fusione di due esseri con patrimonio genetico diverso dà luogo ad un’entità che si chiama “chimera”. Questo incrocio biologico sterile venne replicato in Sanità. Così iniziarono gli anni della rincorsa alla “chimera” sanitario-amministrativo. Fu “l’escamotage” con cui si poterono consegnare le USL in mano a direttori, con funzioni di imprenditori, attraverso un incarico da libero-professionisti. Così fecero la loro comparsa i “manager” e i “direttori generali”. Questi ibridi pubblico-privati, chiamati ad amministrare le USL pubbliche, ebbero come loro unico direttore sovraordinato l’assessore regionale della Sanità e nessun altro. Questa nuova posizione giuridica conferiva ai “manager” un grande potere decisionale e li svincolava dall’autorità dei sindaci del territorio. Contemporaneamente venne creata un’altra corposa entità burocratica, dipendente solo dall’assessore regionale della Sanità, che venne chiamata ARES (Agenzia Regionale Sanità). Tale nuova entità gode di ampia autonomia amministrativa e gestisce, per tutta la Sardegna, i concorsi per le assunzioni e gli acquisti (centralizzazione della spesa) ed è diretta da un altro direttore generale con le stesse caratteristiche di ampio potere decisionale dei manager delle USL. Tale entità di recente invenzione toglie in una certa misura la capacità di iniziativa alle ASL provinciali, per cui la supposta loro capacità imprenditoriale è limitata, come “ingessata”. Tutti questi direttori, sono tenuti soltanto a rapporti con la Giunta regionale, ma non a rapporti con gli amministratori politici provinciali. In sostanza gli amministratori di provincia e Comuni hanno accesso all’assessorato regionale della Sanità ma non hanno alcuna influenza sulle sedi del potere decisionale delle ASL che è in capo solo ai direttori generali. Fu una vera espulsione dei sindaci dalla Sanità; si passò dalla gestione democratica delle USL, su base elettorale pubblica, alla gestione verticistica, “pubblica ma di tipo privato” e, sopratutto, “non elettiva” . Fu l’illusione che la gestione imprenditoriale della sanità pubblica potesse raggiungere l’obiettivo di spendere poco e contemporaneamente ottenere un certo lucro per l’azienda. Da allora la parola d’ordine che corse negli anditi delle amministrazioni sanitarie fu: “Efficienza ed efficacia”. Tradotto significava: “Ottenere il massimo possibile spendendo il meno possibile”. Dato che nessun amministratore può fare quel miracolo, la soluzione obbligata consistette spesso nel raggiungere l’equilibrio di bilancio risparmiando sulle assunzioni e lasciando che morissero interi reparti specialistici ospedalieri. Andiamo a vedere cosa è successo negli ospedali di Carbonia e di Iglesias: da 700 posti letto totali si è passati a circa 200. Finì il tempo della buona sanità pubblica e il sistema andò fuori controllo. Oggi il danno appare irreparabile. Breve storia sulla dinamica di involuzione del sistema sanitario. La legge 833/78 fu promulgata il 28 dicembre dell’anno 1978. Sopravvisse per 14 anni. Tutti gli ultrasessantenni di oggi erano già adulti, vissero quei 14 anni di Sanità pubblica nascente, ne godettero l’efficienza e oggi possono testimoniare la veridicità di quanto segue. La ministra generatrice del SSN, Tina Anselmi, impiegò 7 mesi per dare vita al SSN. Questo arco temporale così breve per produrre la legge più importante della storia della Repubblica, dopo la Costituzione, certifica l’incredibile spreco di circa 20 anni, dedicati al solo problema della “liste d’attesa”, senza soluzione. Ciò conferma l’urgenza di porre riparo ai guasti procedurali provocati dalla Riforma del 1992, durante il Governo Amato, ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Così come le età della storia del mondo occidentale sono divise dall’anno “zero” e indicate come “avanti C.” e “dopo C.”, così pure la storia della Sanità Pubblica italiana è divisa in Sanità ante-1992 e post-1992. La storia sanitaria ante-1992 si divide a sua volta nell’era delle “mutue” per poche categorie di cittadini prima del 1978, e nella successiva era dal 1978 al 1992 del Servizio Sanitario universale gratuito per tutti. Il Servizio Sanitario concepito da Tina Anselmi, era nient’altro che la riproduzione dei valori costituzionali, di uguaglianza ed equità, in campo sanitario. Esiste un parallelismo perfetto nell’articolo “1” di introduzione sia dell’articolo 32 della Costituzione, sia dell’articolo “1” della legge di Tina Anselmi nell’utilizzo lo stesso incipit: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”, “… secondo modalità che assicurano l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio.” Orbene, tale perfetta uguaglianza di cure nei confronti dei cittadini italiani venne realizzata soltanto nel periodo in cui fu vigente la legge di Tina Anselmi, cioè dal 28 dicembre 1978 al 30 dicembre del 1992. Per motivi contingenti alla caduta morale dello Stato avvenuta in quell’anno 1992, l’allora ministro alterò radicalmente l’articolo 1 della legge 833/78. Lo scopo da raggiungere era la esclusione di tutti i politici provinciali e comunali dalla gestione della Sanità. Al contrario, nella parte soppressa di quell’articolo, la ministra Tina Anselmi aveva inserito la “chiave” del successo, della sua Sanità pubblica, con la seguente frase: “L’attuazione del SSN compete allo Stato alle Regioni e agli Enti locali territoriali..”. Per “Enti locali territoriali” intendeva le Province e i Comuni. Questa espressione affidava le USL ai 4 livelli di amministrazione della Nazione, indicati dalla Costituzione all’articolo n. 114, laddove dice: “La Repubblica è costituita dai Comuni, Province, Regioni e Stato”. Questo articolo, rispettato da Tina Anselmi, è l’articolo fondamentale del Titolo V, che promuove le autonomie locali e il decentramento amministrativo. Soprattutto, introduce il principio di equi-ordinazione tra i vari livelli di governo, ponendo i Comuni e le Province al centro dell’amministrazione territoriale dei Servizi dello Stato. Quell’articolo fu il motore che mise in movimento la nuova legge del 1978. Nel 1992 il motore rallentò e si fermò quando quel principio costituzionale venne espunto dalla legge istitutiva del SSN. Ne nacquero conseguenze a catena che portarono all’attuale disastro a cui nessun ministro successivo a De Lorenzo ha saputo porre riparo. Ne conseguì che la Sanità pubblica, privata della presenza, all’interno delle ASL, della politica provinciale e comunale, fu consegnata nelle mani di un vertice dirigente di tipo privatistico. Ciò continua ad avvenire nonostante gli articoli 118 e 117 della Costituzione chiariscano che i Comuni sono i principali garanti dell’equa distribuzione dei Servizi di Stato a favore dei cittadini. Per al Costituzione: – allo Stato spetta il dovere di assicurare i LEA (Livelli Essenziali delle prestazioni); – alla Regione spetta la funzione regolamentare; – alle Province e ai Comuni spetta quanto segue “… i Comuni e le province hanno potestà regolamentare in ordine alle discipline dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite… (come)… la tutela della salute…”. Questo principio venne rispettato da Tina Anselmi con la sua legge. Invece il ministro Francesco De Lorenzo e i ministri che le succedettero fecero esattamente il contrario. Per tale ragione soltanto nella legge 833/78 tutti i livelli amministrativi delle USL erano “elettivi”, e quindi erano controllabili direttamente dai cittadini elettori attraverso le elezioni comunali e provinciali. Se la Sanità pubblica avesse manifestato difetti, i cittadini avrebbero potuto votare contro i politici al potere e bocciarli alle elezioni. Francesco De Lorenzo tolse ai cittadini proprio quel potere. Da Francesco De Lorenzo ad oggi i vertici amministrativi delle USL “non sono più elettivi” ma vengono gestiti tramite incarichi di diritto privato simil-liberoprofessionale”; pertanto, i cittadini non hanno poteri di controllo elettorale su di essi. Il concetto del “cittadino elettore” che può, col voto, confermare o allontanare l’amministratore del servizio pubblico inefficiente venne svuotato di significato. I cittadini da allora non poterono più liberarsi delle USL inefficienti. I cittadini elettori esclusi, impotenti, iniziarono a rinunciare a deporre il loro inutile voto nelle urne dei seggi elettorali. Fu un effetto negativo macroscopico che è diventato sempre più evidente fino alla rinuncia abnorme delle ultime consultazioni elettorali. Le strutture dirigenziali privatistiche, non elettive, che gestiscono oggi la Sanità provinciale sono tenute, per mandato, al contenimento della spesa sanitaria. Ne è conseguito che in assenza del controllo dei Sindaci e dei Presidenti di Provincia, i nuovi vertici dirigenti talvolta possano sentirsi liberi di preservare l’equilibrio di bilancio riducendo la spesa, esattamente come farebbe un manager privato, e cioè: con la chiusura di interi reparti ospedalieri, la riduzione delle assunzioni di personale qualificato e il risparmio sull’acquisto di strumenti all’avanguardia. Con ciò si è annullata la Sanità provinciale. Ne è conseguita la migrazione dei pazienti e degli stessi medici, dagli ospedali provinciali e il ricorso alla medicina privata. Le strutture ospedaliere provinciali, depotenziate in numero di personale, di posti letto, di specialità mediche e chirurgiche, sono entrate in scompenso cronico. Ciò ha provocato l’allungamento delle file dei pazienti richiedenti assistenza nel P.S. e negli ambulatori senza ottenerla; gli stessi pazienti sono costretti a rimettersi nuovamente in fila, nelle stesse liste d’attesa, riciclandosi all’infinito senza soluzione. Questa evoluzione patologica, auto-moltiplicantesi, che ha coinvolto soltanto la Sanità pubblica, e non la privata, iniziò quando i Comuni e le Province vennero espulsi dalla gestione e dal controllo della Sanità. Successivamente la Sanità ospedaliera, affondando, ha trascinato nel gorgo la Medicina di base.

Mario Marroccu

Venerdì 16 gennaio la sala convegni “I Sufeti”, in piazza De Gasperi, a Sant’Antioco, ha ospitato un convegno organizzato dal circolo cittadino di Forza Italia sulla Riforma costituzionale della Giustizia, presieduto da Antonio Scano, segretario provinciale del Sud Sardegna, con la partecipazione in videoconferenza dell’onorevole Pietro Pittalis, segretario regionale, e del responsabile della campagna referendaria del Sì, Sergio Milia. Erano presenti, inoltre, il vicesegretario regionale Edoardo Tocco, il segretario cittadino di Sant’Antioco e referente della campagna referendaria per il Sulcis Iglesiente Francesco Saverio Piras che ha fatto gli onori di casa e la responsabile del Sulcis Iglesiente e segretaria cittadina di Iglesias Valeria Carta, insieme ad alcuni giuristi, tra i quali l’avvocato Agostino Armeni, presidente dell’Ordine degli avvocati del Sulcis Iglesiente e a diversi esponenti politici, tra i quali i sindaci di Sant’Anna Arresi Paolo Luigi Dessì, di Masainas Gian Luca Pittoni e di Sant’Antioco Ignazio Locci.
Durante l’incontro i numerosi ospiti hanno avuto l’occasione di approfondire le tematiche inerenti il referendum confermativo sulla Riforma della Giustizia. Forza Italia sostiene le ragioni del SI.

«È auspicabile che Stato e Regione facciano ricorso in tempi brevi agli strumenti normativi a disposizione per garantire ai Comuni, che hanno subito danni, un adeguato ristoro. Gli enti locali stanno caricando i dati relativi ai danni causati dal ciclone Harry all’interno del sistema informatico, perciò appena terminerà la quantificazione sarà necessario trovare le modalità burocratiche per un ristoro tempestivo. È necessario anche un passo da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso la Protezione civile, per la dichiarazione dello stato di calamità naturale.»

Lo ha detto oggi Ignazio Locci, presidente del Consiglio delle Autonomie locali della Sardegna.

La Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara accoglie con grande soddisfazione l’approvazione all’unanimità, alla Camera dei deputati, della legge quadro sui Cammini d’Italia.

«È un passaggio storico che riconosce il valore strategico dei cammini come strumenti di valorizzazione del patrimonio culturale e naturale e come leve di sviluppo sostenibile per i territori – dichiara Mauro Usai, presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara -. La definizione di standard di qualità, sicurezza e accessibilità, insieme all’istituzione di una banca dati nazionale e di una cabina di regia al Ministero del Turismo, rappresenti un passo decisivo verso una governance coordinata del turismo lento.»

«Il Cammino Minerario di Santa Barbara, esempio virtuoso di recupero e narrazione del patrimonio minerario, ambientale e culturale del Sud Ovest della Sardegna, si riconosce pienamente nello spirito di questa legge: da anni, infatti, lavoriamo con i territori e le comunità locali affinché, il cammino, sia non solo un’esperienza di viaggio, ma un progetto di sviluppo sostenibile, inclusivo e rispettoso dei luoghi e delle persone. Auspichiamo  conclude Mauro Usaiuna rapida conclusione dell’iter parlamentare e una concreta attuazione delle misure previste.»

Sabato 17 gennaio nel teatro San Giovanni Bosco di Villacidro l’associazione culturale Salvator Angelo Spano ha presentato lo spettacolo “Salvator Angelo Spano oltre le parole. Un secolo tra impegno, cultura e fede” per celebrare i 100 anni dalla nascita dello scrittore, uomo politico e diacono villacidrese.
Con alcuni degli interpreti storici delle opere di Spano si è lavorato per costruire uno spettacolo che permettesse di apprezzare in maniera più compiuta la sua multiforme personalità, accostando musica, teatro e recitazione.
La Compagnia teatrale Filodrammatica guspinese, con Mario Serpi, Anna Pusceddu, Maria Lucia Serpi e i piccoli Margherita Muntoni e Gioele Tuveri ha portato in scena un intensissimo frammento de “Su maucheddu”, un racconto scritto da Salvator Angelo Spano proprio su “Nuovo Cammino” l’11 novembre 1959 con lo pseudonimo di Essedue, nel quale si ricorda la durezza lavoro nelle miniere di Montevecchio e Ingurtosu, insignito del primo premio per la prosa al 26° Premio Ozieri, nel 1982.
I testi di Spano si prestano molto bene ad essere interpretati anche con la musica, tanto che già qualche anno fa la liutista e compositrice Angelina Figus, nota e apprezzata in ambito internazionale, aveva composto in polifonia il “Magnificat”, sul testo tratto da “Sa vid’ ‘e Gesu Cristu a sa manera nosta”, che venne interpretato in anteprima mondiale dal coro Sol Ensemble nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze.
La stessa versione del “Magnificat” è stata presentata al pubblico di Villacidro dal Coro femminile dell’associazione Centro studi musicali di Carbonia, diretto dalla maestra Angelina Figus, seguito dal brano natalizio “Is pastoris”, anch’esso in polifonia, anch’esso tratto da “Sa vid’ ‘e Gesu Cristu” riscuotendo grande apprezzamento.
A dimostrazione di quanto facilmente i testi di Spano si prestino ad essere messi in musica, il pubblico ha potuto ascoltare anche la fresca e intensa esibizione della cantante Federica Olla, che ha musicato altri tre testi di Salvator Angelo Spano: le preghiere “Un cuore mite” e “Tu sei la luce” e la poesia “Lugori”, dedicata all’amata sposa Marisa.
La conclusione dello spettacolo è stata affidata alla Compagnia teatrale Sa Spendula di Villacidro, guidata dal regista Silvano Loru, che ha portato in scena la spassosissima commedia “Est torrau Licu”, nella quale hanno recitato anche le giovanissime Marta e Ylenia Collu e la diversamente giovane Francesca Farigu, 92 anni, una tra le attrici veterane del panorama teatrale sardo.
Durante lo spettacolo Giovanni Spano ha interpretato alcuni brani tratti dai diari e dalle lettere di Salvator Angelo Spano attraverso i quali il pubblico ha potuto ripercorrere gli anni dell’adolescenza e dell’ingresso in Seminario, insieme all’amico di sempre Pasqualino Lussu, e gli anni in cui Salvator Angelo dovette lasciare il Seminario per andare a lavorare per mantenere la famiglia, a causa della prematura morte di suo padre.
Questo spettacolo è inserito nell’ambito del più ampio progetto “Nulla dies sine linea – 1943- 2004, 60 anni di storia attraverso i diari di Salvator Angelo Spano”, finanziato dalla Fondazione di Sardegna, dal Ministero della Cultura e dal Comune di Villacidro, che nasce per celebrare il centenario dalla nascita di Salvator Angelo Spano attraverso la pubblicazione di un’edizione critica dei suoi diari manoscritti, nei quali viene raccontato un periodo storico di circa 60 anni, dalla seconda guerra mondiale fino all’ingresso nel nuovo millennio. La curatela della pubblicazione è affidata al prof. Duilio Caocci, docente di Letteratura italiana, Letteratura sarda e Letterature regionali, al prof. Gianluca Scroccu, docente di Storia contemporanea e Storia dell’Italia repubblicana, entrambi presso l’Università degli studi di Cagliari.
Lo spettacolo si può vedere nella pagina Youtube dell’Associazione culturale Salvator Angelo Spano.

La Giunta regionale, su proposta della presidente della Regione Alessandra Todde, di concerto con l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, ha proposto di intitolare a Michele Murenu la nuova sede dell’Ispettorato ripartimentale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale di Iglesias, in località Ceramica (ex Ostello della Gioventù). Michele Murenu, giovane agente del CFVA è deceduto nell’agosto del 2024, a soli 24 anni, per un incidente stradale mentre svolgeva il servizio nel tragitto dalla stazione di Santadi verso il luogo dove si era sviluppato un incendio boschivo.

Al termine di un lungo iter conclusosi con la risoluzione contrattuale con l’impresa precedentemente affidataria, sono stati consegnati stamane all’impresa esecutrice, seconda classificata, i lavori per la realizzazione della palestra dell’Istituto di istruzione superiore Gramsci-Amaldi, recentemente trasferito presso la sede di via Brigata Sassari, a Carbonia.
Il quadro economico complessivo dell’intervento ammonta a 2 milioni e 667mila euro, di cui 1 milione e 770mila euro di fondi Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR), 177mila euro del Fondo Ministeriale Opere Indifferibili (FOI) e 720mila euro di cofinanziamento della Provincia Sulcis Iglesiente. Inoltre, lo scorso anno la Provincia ha destinato un ulteriore finanziamento di 643mila euro per la realizzazione di interventi previsti nella fase di progettazione dell’opera la cui conclusione, nel rispetto delle tempistiche imposte dal PNRR, è fissata al 31 agosto 2026.

«La nuova palestra – dichiara il presidente della Provincia Mauro Usai -, è una struttura innovativa e sostenibile al servizio della collettività. Le palestre infatti rappresentano un punto di riferimento per le attività scolastiche, le associazioni sportive del territorio e un luogo privilegiato di condivisione e socialità. Questa nuova palestra valorizza non solo l’istituto scolastico, ma l’intera città di Carbonia. Vogliamo assicurareconclude il presidente Mauro Usai -, ai nostri giovani una scuola moderna e all’avanguardia in grado di offrire un’offerta formativa di qualità. Voglio ringraziare gli uffici per il lavoro svolto con impegno e professionalità.»

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore del Bilancio e della Programmazione Giuseppe Meloni, ha deliberato l’integrazione per l’attuazione degli interventi di sviluppo urbano sostenibile del Piano Regionale Sardegna FESR 2021-2027 (Priorità 6 ”Sviluppo sostenibile e integrato urbano e territoriale”), assegnando le risorse ancora disponibili pari a 30.597.910 euro, destinando 7.000.000 di euro ai comuni di Cagliari e Sassari; 5.000.000 di euro al comune di Olbia; 3.500.000 di euro ai comuni di Nuoro e Oristano; 2.290.000 di euro ai comuni di Carbonia e Iglesias.

 «Con questa delibera rafforziamo il percorso di programmazione per l’Agenda Urbana regionale già avviato nell’ambito del Piano Regionale Sardegna FESR 2021-2027, dedicata allo sviluppo urbano integrato e sostenibile, e mettiamo a disposizione risorse aggiuntive perché i Comuni coinvolti possano tradurre le proprie Strategie Territoriali in interventi utili. Queste le azioni previste: perseguire la rigenerazione e la riqualificazione degli spazi urbani, il miglioramento e la modernizzazione dei servizi, l’introduzione di innovazioni sociali per rafforzare la coesione delle comunità, la promozione della crescita economica e il consolidamento delle filiere produttive locali», ha detto l’assessore regionale della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del territorio Giuseppe Meloni -. L’obiettivo è semplice: usare efficacemente le risorse pubbliche, con criteri chiari e scelte misurabili, per migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso il rinnovamento e la valorizzazione delle aree urbane. Per questo, accanto agli investimenti, abbiamo previsto anche un percorso di rafforzamento della capacità amministrativa: perché la qualità di un intervento dipende anche dalla capacità di progettarlo e realizzarlo nei tempi giusti, senza ritardi e senza sprechi.»

La Giunta regionale ha approvato oggi la delibera con cui viene dato mandato all’Autorità di Gestione del Programma Regionale Sardegna FESR 2021-2027 (il Fondo europeo di sviluppo regionale) di assegnare le risorse ancora disponibili per le aree urbane sulla Priorità 6 “Sviluppo sostenibile e integrato urbano e territoriale”, pari a 30.597.910 euro, destinando ulteriori 30.580.000 euro ai sette Comuni individuati nel Programma – Cagliari, Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano, Carbonia e Iglesias – e i restanti 17.910 euro per incrementare le risorse dedicate al miglioramento della capacità amministrativa nella fase di attuazione degli interventi. Queste risorse consentono di incrementare i 10 milioni di euro già assegnati a ciascun Comune impegnato con l’Amministrazione regionale nel percorso di co-progettazione delle Strategie Territoriali e nella successiva attuazione degli Investimenti Territoriali Integrati (IT) promossi in ambito urbano.

Un nuovo master di II livello dell’Università degli Studi di Cagliari pensato per formare figure con competenze nell’analisi, progettazione, e gestione di progetti, interventi e investimenti di valorizzazione delle materie prime e seconde, del recupero ambientale e di rigenerazione del territorio con approcci progettuali paesaggistico-ambientali.

Il master, intitolato “Progettazione per la transizione sostenibile dei territori post-industriali” è rivolto a laureati e laureate magistrali in Ingegneria (civile, ambientale, edile-architettura, chimica, meccanica, gestionale, ingegneria della sicurezza); Architettura e Pianificazione (architettura e architettura del paesaggio, pianificazione territoriale urbanistica e ambientale); Scienze (geologiche, geofisiche, ambientali, chimiche, dei materiali, matematiche). Tre ambiti integrati per porre l’enfasi su progetti nei territori post-industriali, in riferimento alle condizioni in cui essi si trovano a seguito dell’attività industriale pregressa, con particolare rilievo sulle aree interessate in passato da attività minerarie e metallurgiche e sui residui inquinanti che esse hanno prodotto.

La sede del master sarà Iglesias (Palazzo Bellavista Monteponi, sede Consorzio AUSI).

La scadenza presentare le proprie candidatura è fissata per il 16 febbraio 2026.