24 March, 2026
HomePosts Tagged "Carlo Martinelli"

A tanti abitanti di Iglesias e del circondario, interessati all’argomento, non è passato inosservato il livello di riempimento del lago Corsi, il bacino artificiale generato dallo sbarramento del Rio Canonica in località Punta Gennarta. A fronte di informazioni quasi quotidiane sulla situazione degli invasi della Sardegna, dopo le copiose piogge di queste settimane, che registrano nella quasi totalità dei bacini artificiali della Sardegna il livello di riempimento al massimo della loro capacità o prossimo al massimo livello, nella diga di Iglesias, dati di oggi, si registra “solo” un 42 percento della sua capacità massima stabilita in poco più di 12 milioni di metri cubi.

Al 31 gennaio, come si vede nella tabella del Distretto Idrografico della Sardegna, la capacità di riempimento era al 27,60 percento. Il che vuol dire che in circa dieci giorni il bacino di Punta Gennarta ha raccolto circa 1,7 milioni di metri cubi d’acqua.

Un buon risultato, che poteva essere ancora migliore se l’acqua che sgorga dalle sorgenti di Domusnovas, attraverso il Rio Sa Duchessa, dopo aver attraversato le magnifiche grotte di San Giovanni, venisse, in parte, intercettata per essere pompata e riversata, appunto, nell’invaso di Punta Gennarta. Una soluzione, divenuta una necessità, anche per sostenere le attività minerarie e il fabbisogno idrico della zona, in quanto la grotta rappresenta “un sistema carsico attivo”. Questo vuol dire che quando le piogge si fanno copiose ed abbondanti, come appunto quelle di queste settimane, riempiono i condotti sotterranei, in particolare quelli noti come “Su stampu’e Pireddu”, generando portate d’acqua notevoli, richiedendo, quindi, una gestione idraulica del sistema. In realtà la stazione di pompaggio realizzata “a bocca di grotta” ha sempre assolto ai suoi compiti, quando le piogge, ovviamente, lo permettono. Da qualche tempo, però, si è verificata un’interruzione di questo servizio, denunciata perfino con una nota pubblica del consigliere regionale di FdI Gigi Rubiu che parla di “assurdi sprechi e gestione superficiale della preziosa risorsa idrica” sollecitando, da parte dell’Enas, l’immediato ripristino della stazione di pompaggio. Il direttore generale dell’Enas, Ente Acque della Sardegna, responsabile della gestione del sistema idrico regionale, ing. Giuliano Patteri, contattato al telefono, ha spiegato che “è in atto un completo revamping della stazione di pompaggio finanziato con i fondi del PNRR”. Ha puntualizzato anche che i Comuni interessati sono a conoscenza dell’intervento che ha preso avvio circa due anni fa e che dovrà essere, necessariamente, portato a termine entro agosto, termine ultimo per la spendita delle risorse comunitarie del “Next Generation EU”.

Ci sarebbe però, in territorio di Iglesias, un altro invaso artificiale, oggi non utilizzato, che potrebbe raccogliere circa un milione di metri cubi: è la diga di Monteponi, sul Rio Bellicai. risalente al 1955, anno di collaudo da parte della Società mineraria Monteponi, che finanziò l’opera perché funzionale alle proprie attività minero-metallurgiche.

A corredo della diga, la Monteponi costruì anche la Casa di Guardia che affidò ad un dipendente con compiti di custodia. Il fabbricato di Guardia venne anche utilizzato come Stazione Meteorologica della rete di stazioni del Genio Civile di Cagliari, con raccolta e registrazione delle precipitazioni e temperatura ambiente (pluviografo statico + termografo meccanico) a cadenza quotidiana.

 La casa, successivamente, è stata praticamente abbandonata dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso. Nell’insieme si tratta di una struttura curata nei dettagli costruttivi e pregevole nelle finiture che, già recuperata, andrebbe salvaguardata dall’incuria e dagli atti di vandalismo ed utilizzata per diventare, ad esempio, un piccolo museo con punto d’appoggio per i tanti escursionisti amanti della Sardegna e della sua straordinaria natura.

Dal 2003 sia la Diga Monteponi che la Casa di Guardia sono passate alla competenza, prima, del Consorzio di Bonifica del Cixerri e oggi all’ENAS (Ente Acque della Sardegna).

Carlo Martinelli

(Le foto sono tratte dal sito ufficiale dell’ENAS)

In ambito sanitario, fra tante brutte notizie, ogni tanto un raggio di luce filtra tra la cortina grigia che affligge la sanità pubblica. Questa mattina al Cto di Iglesias è stato, infatti, inaugurato il nuovo Centro per la diagnosi e la cura dell’Osteoporosi (Bone Unit) alla presenza di tanti operatori sanitari, fra questi diversi giovani medici. Una nota positiva e di speranza per il nostro territorio.
Il nuovo servizio sanitario, all’avanguardia ed unico in Sardegna, presso la Struttura Semplice Dipartimentale di Reumatologia del nosocomio iglesiente, si pone come punto di riferimento per la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione integrata delle patologie osteo-metaboliche.

«Si calcola che sono circa un migliaio i pazienti affetti da osteoporosi, di questi circa 600 saranno trattati con terapie innovativespiega la dott.ssa Silvia Sanna, responsabile dell’ambulatorio –. L’obiettivo è intercettare precocemente la patologia, ridurre il rischio di fratture e migliorare concretamente la qualità di vita, soprattutto nei pazienti più fragili. Un vero cambio di paradigma nella gestione di questa patologia con un approccio integrato che
accompagna il paziente dalla diagnosi alla terapia, anche con controlli nel tempo.»

Ma la vera specificità di questo nuovo servizio si sviluppa sul fronte della prevenzione.

«Prevenzione primaria, rivolta ai soggetti a rischio di frattura, sia su quello della prevenzione secondaria, dedicata ai pazienti già fratturati precisa la dott.ssa Alessandra Vacca, responsabile della Bone Unit –. In questi ultimi, il rischio di una seconda frattura è particolarmente elevato, soprattutto nei primi due anni dopo l’evento, ma può rimanere significativo fino a dieci anni, Un’attenzione specifica è inoltre rivolta ai pazienti cronici a rischio di osteoporosi e fratture, e quelli soggetti a terapie oncologiche.»
L’accesso al Centro avviene tramite CUP Regionale, con impegnativa per visita specialistica (codice 89.7). La priorità B è riservata ai pazienti con fratture da fragilità e ai pazienti oncologici in trattamento con blocco ormonale, mentre le priorità P o D sono previste per tutti gli altri pazienti con sospetto o diagnosi di osteoporosi.
Il Centro dispone di un team medico specialistico in patologie osteo-metaboliche, di un ambulatorio dedicato alle terapie infusionali e di un team infermieristico specializzato anche nei servizi di telemedicina, pensati per garantire continuità assistenziale e monitoraggio nel tempo.
«Si tratta di un ambulatorio di prossimitàsottolinea il direttore generale dell’ASL Sulcis Iglesiente, Paolo Cannasche ci consente di intercettare pazienti particolarmente fragili, come ad esempio i pazienti oncologici. Spesso queste persone sviluppano patologie che non sono direttamente legate al tumore, ma ai trattamenti a cui vengono sottoposte. Tra queste c’è l’osteoporosi, una patologia ad alto impatto sanitario e sociale, che può determinare fratture, ricoveri e disabilità. Intervenire in modo strutturato significa ridurre questi rischi e migliorare in modo concreto la qualità di vita dei nostri cittadini.»
Per il sindaco Mauro Usai, presente all’inaugurazione, «si tratta di un tassello importante per la sanità del territorio che, gradualmente, si arricchisce di specificità che solo apparentemente sono di secondaria importanza».
Sempre presso la struttura del Cto, intanto, fervono i lavori di montaggio della nuova risonanza magnetica di ultima generazione che andrà a completare, con la Tac, il nuovo reparto di diagnostica per immagini.

Carlo Martinelli

Piccoli e grandi mali affliggono la sanità del Sulcis Iglesiente. Ormai non fa neppure notizia tante sono le segnalazioni dei disagi che devono patire, quotidianamente, i cittadini del territorio quando necessitano di attenzioni e cure. Come quel piccolo grande problema che ormai da mesi si trascina senza trovare soluzione: il disservizio della linea telefonica dei poliambulatori della ASL Sulcis Iglesiente di viale Arsia. Se avete provato a chiamare questi ambulatori avrete notato che il telefono squilla ininterrottamente senza ottenere risposta. A volte la chiamata riguarda una semplice informazione ma a volte la chiamata può riguardare qualcosa di più importante. Il senso di disorientamento è immediato, ci si chiede come sia possibile che nessuno risponda, come se non ci fosse nessuno dall’altra parte della linea. Quindi non resta che armarsi di buona pazienza (come se fosse infinita) per recarsi di persona nello stabile degli ambulatori, che è anche sede del C.U.P. per le prenotazioni. In realtà il personale di servizio, si scopre poi, è presente e gli ambulatori, pur con tutti i gravi limiti del momento che stiamo attraversando, stanno lavorando normalmente. Il problema è semplicemente riconducibile all’interruzione “temporanea” della linea telefonica fissa del centralino e delle derivazioni interne a causa degli infiniti lavori edili di ristrutturazione che stanno riguardando lo stabile ex I.N.A.M., sede dei poliambulatori. Sembra impossibile eppure, nonostante tutta la tecnologia oggi a disposizione, non si è ancora pensato di ovviare all’inconveniente attivando anche un semplice numero di telefonia mobile.
Dalla ASL fanno sapere che «la temporanea indisponibilità delle linee telefoniche in alcuni uffici del Distretto è dovuta ai lavori di ristrutturazione in corso, che hanno reso necessari spostamenti provvisori del personale e non hanno consentito il ripristino immediato delle linee». Inoltre la ASL assicura che «il problema verrà risolto quanto prima. Nel frattempo, aggiungono dalla ASL, saranno resi noti, tramite i canali ufficiali (sito web e pagine social) i numeri di telefono alternativi da utilizzare».
Il problema però persiste, trascinandosi da mesi, e riguarda principalmente tutte quelle persone fragili, indifese, anziani e disabili che non sempre hanno la possibilità di saltare su un’auto per recarsi al CUP o negli ambulatori per una visita o un esame oppure anche solo per una semplice informazione. I cittadini di questo territorio hanno la fondata percezione di essere pazienti di serie B, che i loro diritti sono diversi, inferiori, a quelli dei cittadini di altri territori della Sardegna e dell’Italia intera, come se il loro contributo alla fiscalità generale e la loro dignità non avesse lo stesso valore.

Carlo Martinelli

Domenica 16 novembre presso il Centro Culturale di Iglesias si è tenuta l’assemblea generale regionale dei soci ANED aps Comitato Regione Sardegna per il rinnovo delle cariche sociali. All’assemblea hanno partecipato il prof. Antonello Pani, professore ordinario all’Università di Cagliari e responsabile di Nefrologia, Dialisi e Trapianto presso l’Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari, la dott.ssa Katia Rosas, responsabile facente funzioni di Nefrologia e Dialisi presso la ASL del Sulcis Iglesiente, Distretto di Iglesias, la dott.ssa Giovanna Pisanu del reparto di Nefrologia e Dialisi presso l’ospedale civile di Alghero e il prof. Francesco Pisani, già professore ordinario presso l’Università de l’Aquila, tutti relatori per informazioni e approfondimenti sul tema delle malattie renali e trapianti.
Ha partecipato, inoltre, l’avvocato Giuseppe Vanacore, presidente nazionale ANED. Ha presenziato all’incontro anche il vice sindaco Francesco Melis, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Iglesias.
Durante l’incontro gli specialisti hanno approfondito le tematiche relative alle patologie renali con particolare riguardo al tema dei trapianti d’organo.
Il professor Antonello Pani, nel suo intervento, ha posto in evidenza l’importanza della prevenzione quale strumento fondamentale nel contrastare la malattia renale e, così, ritardare l’utilizzo della dialisi, in particolare nei pazienti che presentano un quadro clinico complesso con la contemporanea presenza di patologie quali il diabete, cardiopatie e nefropatie. La dottoressa Giovanna Pisanu ha spiegato in cosa consiste la “fistola artero-venosa” e quanto sia importante per il paziente emodializzato, in pratica la creazione di un accesso vascolare stabile collegando chirurgicamente un’arteria con una vena, spesso realizzato in un braccio, dove il sangue circola dopo essere stato purificato con la dialisi. La dottoressa Katia Rosas ha parlato, invece, della grave situazione in un cui versa la sanità nel territorio del Sulcis Iglesiente, prospettando un ulteriore aggravio della situazione con la quiescenza dell’unico medico in pianta stabile ancora presente a Iglesias. Ci si chiede come potranno essere assistiti i circa 125 pazienti emodializzati di questo territorio. Professor Francesco Pisani, dal canto suo, rimarcando l’importanza della prevenzione, e ripercorrendo gli importanti progressi fatti nel campo della donazione, ha ribadito che sarebbe necessario anticipare il trapianto di rene prima che la malattia imponga l’impiego della dialisi, con tutti i risvolti positivi che tali scelte comportano per la qualità della vita del paziente ma anche, e non solo, per le ricadute sociali ed economiche.
Un dato che desta particolare attenzione, emerso durante il convegno, è la bassa propensione alla donazione degli organi da parte delle generazioni più giovani, frutto di una approfondita ricerca eseguita dall’Aned Sardegna. Da qui l’importanza di una sempre maggiore azione di sensibilizzazione a sostegno della cultura della donazione.
L’avvocato Giuseppe Vanacore, in chiusura dei lavori, ha ribadito il pieno sostegno dell’Aned nazionale al Comitato della Sardegna per il lavoro e l’impegno fino ad oggi realizzato.
Per quanto riguarda il rinnovo del direttivo del Comitato Regionale Aned Sardegna sono stati eletti:
Annibale Zucca, riconfermato segretario regionale; (Iglesias)
Paola Lai, vice segretaria; (Alghero)
Nicola Ara, consigliere; (Sassari)
A. Rita Pala, tesoriere. (Iglesias)
Delegati:
Antonello Mocci (Medio Campidano)
Antonello Benizzi (Sulcis Iglesiente).

Carlo Martinelli

 

Da qualche giorno il centro Dialisi di Iglesias ha a disposizione un nuovo ed importante strumento diagnostico: un bioimpedenziometro. In questo caso la lungimiranza diagnostica non è dovuta alla, purtroppo, carente presenza pubblica ma, in parte, alla solidarietà e alla generosità di comuni cittadini che si sono, è proprio il caso di dirlo, messi in gioco, ed in parte al sempre importante contributo di una associazione di volontariato.
L’antefatto. Tutto è partito dal Fantacalcio, un gioco sociale imperniato sul calcio, nel quale l’abilità consiste nell’organizzare e gestire squadre virtuali formate da calciatori reali scelti nei vari tornei nazionali ed internazionali. In Italia, secondo le statistiche, il gioco ha contagiato qualcosa come 6 milioni di appassionati del gioco del calcio. Alla fine dello scorso anno, a Iglesias, in uno di questi tornei, intitolato “I campioni della solidarietà”, si sono confrontati diversi amministratori locali pubblici, tra consiglieri comunali, regionali, assessori, e perfino sindaci del nostro territorio.
Ne è uscito vincitore l’ex assessore dei Lavori pubblici del comune di Iglesias Alberto Cacciarru totalizzando il punteggio maggiore, certamente per bravura ma anche con un pizzico di fortuna. Vincita resa pubblica a dicembre nell’ambito della manifestazione di solidarietà “Il Miracolo di Natale” 2024.
La donazione. L’ex assessore, a suo tempo, dichiarò di voler devolvere l’eventuale vincita del torneo all’A.N.E.D. Sardegna, Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto, la quale associazione avrebbe utilizzato la somma per l’acquisto di alcune pedaliere per favorire la fondamentale attività fisica dei dializzati. Questi gli accordi. Cosa che è realmente avvenuta con la donazione della vincita, pari a € 1.400, da parte degli organizzatori del Fantacalcio di Iglesias, Fabrizio Vinci ed Alessandro Floris, all’Aned Sardegna. A quel punto il segretario regionale dell’Aned Sardegna, Annibale Zucca, per non scontentare nessuno, decise di coinvolgere tutti i centri dialisi della Sardegna per fornire loro alcune di queste pedaliere che si sarebbero acquistate.
A tale richiesta, però, solo il centro dialisi di Alghero ha risposto positivamente al quesito di Annibale Zucca, ma solo dopo diversi mesi.
A caval donato… L’antico adagio è maestro di vita. Un regalo, si dice, non si rifiuta mai. Ed è proprio quello che è avvenuto. Infatti dopo circa sei mesi il buon Annibale Zucca, visti i silenzi immotivati dei centri dialisi della Sardegna interpellati per la donazione di alcune pedaliere, decide di restituire la somma avuta in donazione al legittimo benefattore, ossia il Fantacalcio di Iglesias.
Entra in gioco l’A.V.E.N.T.I. A questo punto, vista la situazione, gli organizzatori del Fantacalcio di Iglesias, in accordo con Cacciarru, prendono un’altra decisione: devolvere la vincita, nel frattempo nuovamente incamerata, all’associazione AVENTI, Associazione Volontari Emodializzati Nefropatici e Trapiantati, di Iglesias. L’associazione, attualmente presieduta da Anna Rita Pala, decide, senza indugio, di utilizzare la somma di € 1.400 per l’acquisto di uno strumento molto importante per il monitoraggio e la misurazione della composizione corporea, come la massa grassa, la massa magra, il livello di idratazione e, in generale, lo stato di salute. La somma donata, però, non è sufficiente per coprire la spesa. Quindi l’associazione prende un’altra, importante, decisione: aggiungere la differenza, circa € 2.300 per acquistare lo strumento diagnostico che dal 7 ottobre è in uso nel Centro Dialisi di Iglesias. Anche i pazienti, ovviamente, ringraziano.
Il Centro Dialisi di Alghero. Si dirà, però il Centro di Alghero ha risposto che accettava le pedaliere. «Ebbeneafferma Annibale Zucca -, a questo ci ha pensato l’Aned Nazionale, attualmente presieduta da Giuseppe Vanacore, a cui va il mio personale ringraziamento, per aver acquistato alcune pedaliere proprio per il Centro Dialisi di Alghero che, a suo tempo, ha accettato la nostra donazione. La mia più sincera riconoscenza, sia personale che come rappresentante Aned, va, ovviamente, anche ad Alberto Cacciarru, al Fantacalcio di Iglesias e all’Associazione A.V.E.N.T.I. di Iglesias.»
Insomma una storia a lieto fine dove, davvero, l’unione ha fatto la differenza, tra diverse anime, accomunate, però, da un sentimento profondo: la solidarietà verso i più bisognosi.

Nelle foto una parte del team medico e infermieristico del centro Dialisi di Iglesias, Annibale Zucca ed alcuni volontari con il nuovo strumento e Alberto Cacciarru. Nel video la pedaliera per i pazienti dializzati.

Carlo Martinelli

Una roccia alta circa tre metri e del peso di circa 24 tonnellate. Sono le misure della nuova opera d’arte del pittore e scultore iglesiente Mariano Pisu posizionata nello spartitraffico di via Cappuccini, dinnanzi all’ingresso principale del cimitero monumentale di Iglesias.
L’opera è stata “scoperta” e quindi inaugurata ieri mattina alla presenza di amministratori comunali e di un discreto pubblico. A fare gli onori di casa il vice sindaco Francesco Melis.
«Questa scultura – ha evidenziato l’artista – vuole essere una rappresentazione della lotta tra la natura e la tecnologia. L’edera, una pianta rampicante tenace, avvolge la roccia nel tentativo di difendersi dalla strapotenza della tecnologia rappresentata da una scheda sim 5G posta in posizione apicale. Un monito per una maggiore tutela dell’ambiente in tutte le sue accezioni con le nuove tecnologie al servizio della collettività ma rispettose per la natura e i paesaggi. La scultura è stata realizzata, durante lo scorso anno, da un blocco di trachite prelevato dalla cava di Serrenti, le cui spese sono state sostenute dal comune di Iglesias.»

«La stessa cava mineraria da cui si serviva anche lo scultore Giuseppe Sartorio, di cui abbiamo ritrovato le tracce documentaliha precisato Mariano Pisu -. Da qui la scelta della location dell’installazione, per creare una sorta di linea di continuità con le tante opere del Sartorio custodite nel cimitero.»

La stessa roccia, per inciso, del basamento di un altro monumento del Sartorio, il più identitario di tutti per la città: quello dedicato a Quintino Sella, nell’ omonima e centralissima piazza. Mariano Pisu, però, con questa scultura ha voluto ricordare, rendendogli onore, anche un altro grande artista: Pinuccio Sciola, suo ispiratore e allievo quando il “maestro” insegnava al Liceo Artistico di Iglesias. Così, su un lato della scultura, Mariano Pisu ha scavato una piccola porzione della roccia realizzando le caratteristiche “pietre sonore” che hanno reso famoso lo scultore di San Sperate.
Felici del risultato, oltre l’autore, soprattutto gli amici a lui più vicini, i fratelli Antonello e Marco Cani e Santino Gerra «senza il cui sostegno morale forse non sarei riuscito nell’impresa», ha confidato l’artista. Ma, soprattutto, Mariano Pisu è riconoscente nei confronti di Ubaldo Scanu, assessore nella scorsa consiliatura, che ha curato l’organizzazione fin dai primi momenti, continuando a seguirla, come semplice sostenitore, dopo la fine del suo mandato. Con la nomina a nuova assessora della Cultura di Carlotta Scema, Ubaldo Scanu rientra tra i banchi del Consiglio comunale, come consigliere e nuovi incarichi in ambito ambientale. Carlotta Scema, alla sua prima uscita ufficiale, dal canto suo, plaude all’iniziativa ricordando la posizione di Papa Leone XIV quanto al rispetto e alla tutela dell’ambiente, unica dimora dell’Umanità.

Carlo Martinelli

oplus_32

Oggi 11 maggio ricorre, ad Iglesias, la drammatica giornata in cui, nel 1920, durante una manifestazione di protesta, vennero uccisi, intorno alle 10 del mattino, 5 minatori tra la via Satta e la centralissima piazza Municipio ad opera delle guardie regie. Altri due minatori, feriti gravemente, morirono alcuni giorni dopo. Oltre i morti almeno una trentina di minatori riportarono ferite da arma da fuoco.

Lo scorso anno l’Amministrazione comunale di Iglesias ed il Consiglio comunale hanno proclamato questo giorno “Giornata Identitaria Iglesiente” proprio «per ricordare le vittime che hanno sacrificato la propria vita per chiedere condizioni di vita e di lavoro migliori – ebbe a dire il sindaco Mauro Usai -. Una giornata divenuta il simbolo della nostra identità costruita sui valori della democrazia, del lavoro e della giustizia sociale».

Da diversi anni la ricorrenza viene mantenuta viva, nella memoria collettiva, attraverso una rievocazione storica che ha visto protagonisti gli alunni della scuola primaria e secondaria dell’Istituto Comprensivo Eleonora D’Arborea, veri artisti in erba, riproponendo una pagina tragica della nostra storia cittadina.

La rievocazione è sempre seguitissima da un folto pubblico per il suo impatto estremamente emozionale. Per questa ragione lo scorso anno parecchie decine di persone, quindi non solo i ragazzi delle scuole, hanno deciso di partecipare attivamente alla manifestazione vestendo gli abiti dell’epoca, facendo rivivere l’atmosfera di quegli anni, gli usi e i costumi in voga allora. Il centro storico di Iglesias, con le sue piazze e le strette vie, si è così trasformato, per un giorno, in un vastissimo set cinematografico con donne, uomini, giovani e meno giovani e tanti bambini intenti nelle attività quotidiane, attori improvvisati per un giorno ma straordinariamente calati nella propria parte.

Dallo scorso anno la rievocazione è organizzata dalla neo costituita “Associazione 11 maggio 1920”, col patrocinio del Comune, portando avanti con grande dedizione questa ricorrenza, investendo il proprio tempo per far crescere la rievocazione, attraverso la ricerca storica documentale, perché questi tragici eventi siano il monito per un futuro migliore.

Carlo Martinelli

 

 

Anche Iglesias ha avuto l’onore di ospitare, giovedì 17 aprile, in piazza Quintino Sella, l’installazione mobile della Polizia di Stato che racchiude i resti della “Quarto Savona 15″, ossia il codice che identificava la Fiat Croma su cui viaggiavano gli uomini della scorta di Giovanni Falcone – Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo – uccisi, anche loro, dalla mafia nella strage di Capaci il
23 maggio 1992.
La visita è ricompresa nel progetto “Dal sangue versato al sangue donato” organizzato in collaborazione con l’associazione “Donatorinati” e l’Avis per sensibilizzare, in giro per l’Italia, i giovani e meno giovani al valore della donazione.
Artefice dell’attività Tina Montinaro, vedova dell’agente capo scorta Antonio Montinaro, che proprio a Iglesias, per la prima volta, ha anche potuto presenziare, con la QS15, all’alzabandiera all’interno della Caserma Trieste, sede della Scuola allievi carabinieri. Dopo la visita agli allievi carabinieri Tina Montinaro ha potuto dialogare, nel Teatro Electra, con il folto pubblico presente, rammentando memorie e situazioni, a volte drammatiche, riportando le lancette della storia a quegli anni terribili.
Nei giorni scorsi l’associazione QS15 ha raggiunto un ulteriore importante traguardo con la firma del protocollo con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. L’associazione si ripropone, inoltre, di mantenere viva tra gli studenti di ogni ordine e grado la memoria della strage di Capaci con particolare riferimento alla cultura della legalità e della giustizia.

Carlo Martinelli

 

E’ stata rinominata “La rotonda di Zaira” quella che, lungo la via Cappuccini, a Iglesias, guarda la chiesa di N.S. di Valverde ed uno degli ingressi dell’antico cimitero monumentale.

Venerdì 14 marzo, al suo interno, è stata inaugurata un’installazione, che da oggi la renderà più pregevole, ideata dal poeta Innocenzo Satta e supportata dall’Ute Iglesias, Università della terza età, rappresentata dal prof. Luciano Peddis, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, presente il vice sindaco Francesco Melis.

L’installazione. Un piccolo albero di ginepro, proteso verso il cielo, ormai secco «ma ancora in grado di profumare, con la sua essenza, l’aria circostante ha detto Innocenzo Sattaancorato saldamente al terreno, ad indicare la forza e la perseveranza degli iglesienti e dei sardi in genere». E poi, attaccato ad esso, il cerchio con il bastoncino, il gioco prediletto, si narra, della piccola Zaira Deplano Pinna nata proprio il 14 marzo del 1895 e morta a soli 6 anni a causa di una meningite. Un dono della città a quella bambina, divenuta ormai simbolo del cimitero di Iglesias, la cui statua funeraria, pregevole opera dello scultore Giuseppe Sartorio, fu devastata nel 2009 da un manipolo di sciagurati insieme alle statue delle sorelline Boldetti ed altre due sculture. Opere perfettamente restaurate grazie ad un finanziamento di circa 120mila euro e, dal 2023, ritornate al loro posto d’origine. A corredo dell’installazione, all’ingresso del vialetto che conduce alla Chiesa e al cimitero, un pannello con una breve poesia di Innocenzo Satta in ricordo dei tanti bambini, come Zaira, che non sono potuti diventare persone adulte.

Gli antefatti. La rotonda di Zaira rappresenta, in qualche modo, l’epilogo di una vicenda iniziata oltre dieci anni fa quando, in sordina, si mossero i primi passi per recuperare quelle statue deturpate e giacenti, da anni, in parte, in un buio magazzino. Attraverso diverse iniziative – crowdfunding, incontri, poesie, musiche e tramite il tam tam dei social – si è riusciti a portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Autorità l’importanza del patrimonio artistico e culturale custodito all’interno del cimitero di Iglesias, con oltre 60 statue firmate dall’artista Sartorio e molte altre riconducibili al suo estro, di cui la statua di Zaira ne è divenuta ormai il simbolo, con mille storie ed aneddoti da raccontare e tramandare ai posteri.

Poi l’iniziativa, con le tante persone presenti, si è spostata all’intero del cimitero dove il Coro Concordia Villa Ecclesiae, davanti alla tomba della piccola Zaira, ha onorato tutti i piccoli defunti, con una toccante ninna nanna scritta dal barbaricino Antioco Casula e musicata sulle note del maestro iglesiente Mariano Garau.

A margine dell’iniziativa il vice sindaco Francesco Melis ha, poi, annunciato che molto presto davanti l’ingresso principale del cimitero, lo spazio dello spartitraffico sarà impreziosito da un’altra installazione, una grande scultura che richiama, insieme, l’artista Sartorio e l’artista contemporaneo Pinuccio Sciola. Il tutto per significare quanto è importante, per la città, l’antico cimitero di Iglesias.

La cerimonia, infine, è stata anche l’occasione per informare l’opinione pubblica sulla importante iniziativa che l’Ute Iglesias, in collaborazione con l’Università di Cagliari, sta portando avanti. Uno studio capillare ed approfondito sulle correlazioni tra le tante morti premature avvenute nel territorio durante i decenni passati e l’inquinamento ambientale, purtroppo ancora presente, dovuto anche all’enorme attività mineraria ed estrattiva. Un ulteriore tributo alle numerose morti bianche nella speranza che la scienza e la conoscenza ne possano contrastare il ripetersi.

Carlo Martinelli

 

Ha preso avvio il 25 giugno 2024, nei locali della palazzina Bellavista di Monteponi, sede del Consorzio Ausi di Iglesias, l’VIII Laboratorio Internazionale di Architettura e Paesaggio. Hanno presenziato l’assessore regionale dell’Urbanistica Francesco Spanedda e, in rappresentanza della presidente della Regione Alessandra Todde, il suo Capo di gabinetto Luca Caschili.

Nell’occasione ha avuto anche luogo l’evento conclusivo del master di architettura sui paesaggi minerari.

Come hanno spiegato gli intervistati i progetti di ricerca non si esauriscono, naturalmente, in questa settimana di studio e ricerca ma proseguiranno nei prossimi tre anni grazie ai contributi derivanti dai fondi del bando PRIN 2022 del PNRR.

Per l’assessore regionale dell’Urbanistica Francesco Spanedda «tutto il sistema ereditato dalle attività estrattive va ripreso in mano, riportato ad una unità e traghettato verso nuove forme di progettazione, di attività umane e di sviluppo, grazie alla sinergia tra progettisti, addetti ai lavori ed Istituzioni».

Ecco le interviste realizzate con Giorgio Peghin, coordinatore del convegno nonché direttore del laboratorio, dell’Università di Cagliari; Pasquale Miano dell’Università Federico II di Napoli; Mauro Usai, sindaco di Iglesias e presidente del Consorzio Ausi.

Carlo Martinelli