20 January, 2022
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E’ stato avviato ufficialmente ieri in Regione, l’iter per l’ingresso del porto di Sant’Antioco nell’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna. Erano presenti al tavolo istituzionale tutti i soggetti che, a vario titolo, avranno un ruolo in questo procedimento che si spera possa essere il più celere possibile. L’incontro, svoltosi presso la sede dell’Assessorato regionale dell’Urbanistica e degli Enti Locali guidato da Quirico Sanna che ha fatto gli onori di casa, ha visto la partecipazione della dirigenza degli assessorati regionali dei Trasporti e dei Lavori pubblici, del Demanio regionale, della Direzione Marittima di Cagliari e del Comandante del porto di Sant’Antioco, nonché, soprattutto, della Presidenza dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna, Massimo Deiana, in compagnia del Direttore Generale Natale Ditel. Presenti, inoltre, il sindaco di Sant’Antioco Ignazio Locci e l’assessore comunale dell’Urbanistica Francesco Garau.

«Abbiamo scritto una pagina storicacommenta il Sindaco Ignazio Loccila Regione Sardegna si è finalmente fatta carico della nostra richiesta, avviando l’iter per l’ingresso del nostro scalo portuale nel sistema della Sardegna. Un grande traguardo che, una volta raggiunto, significherà guardare il nostro porto all’interno di logiche regionali e nazionali, con fondi di investimento che gli consentiranno di assurgere definitivamente a scalo di riferimento per tutto il territorio circostante. Questo segue l’impegno che in questi anni abbiamo profuso per riuscire nell’intento: nel novembre scorso abbiamo deliberato la richiesta alla Regione ed oggi incassiamo il risultato. Il nostro, infatti, per ora è l’unico scalo isolano fuori dall’ambito del sistema portuale di Sardegna. Ormai, di fronte all’attuale scenario, non ha alcun senso che il porto di Sant’Antioco resti fuori dall’Autorità di sistema e continui a rimanere sotto l’egida della Regione Sardegna. Lo scalo antiochense riveste un ruolo fondamentale per tutto il Sud Ovest della Sardegna e ringrazio la Regione, in particolare l’assessore Quirico Sanna, per aver accolto l’istanza della nostra comunità.»

L’Amministrazione comunale, peraltro, a conclusione di un iter durato anni, nel 2019 ha approvato la presa d’atto della “Variante al Piano Regolatore del Porto”, che prevede la suddivisione delle aree portuali salvaguardando l’attività della pesca, la produzione commerciale e concedendo ampi spazi alla cantieristica e ai posti barca da diporto, nonché ai servizi che faranno dal collegamento al centro urbano.

«Questa pianificazione spiega l’assessore all’urbanistica Francesco Garausarà la base di partenza per lo sviluppo del porto. È sempre stato nostro intendimento garantire un futuro all’insegna dello sviluppo economico alle aree portuali di Sant’Antioco che passi per una loro riconversione attraverso la valorizzazione del comparto turistico e lo sviluppo della cantieristica, senza dimenticare la pratica professionale della pesca e la residuale attività dell’industria del sale. E per realizzare tutto questo adesso abbiamo un valido alleato e la certezza che Sant’Antioco entrerà nel sistema regionale garantendo lo sviluppo turistico del territorio e favorendo anche il traffico marittimo.»

«Il porto di Sant’Antioco diventerà un porto di interesse nazionaleha detto l’assessore regionale dell’Urbanistica Quirico Sanna -. Le caratteristiche dello scalo antiochense non sono quelle di un piccolo porto: riteniamo, infatti, che la posizione strategica di Sant’Antioco possa essere di supporto al porto di Cagliari. La volontà politica della Regione c’è tutta: oggi avviamo l’iter con il massimo impegno. Questa è stata la prima tappa e ne seguiranno a breve altre con l’intento di chiudere il procedimento celermente, al fine di garantire importanti occasioni di sviluppo per la comunità di Sant’Antioco e per il territorio circostante.»

Il comune di Sant’Antioco ha affidato i lavori del progetto di riqualificazione dell‘area P.I.P. – Piano Insediamenti Produttivi che conta su 1 milione di euro di investimento. L’obiettivo è mettere a norma e rendere più sicuro ed accogliente l’insediamento produttivo antiochense situato tra via Logudoro e via Rinascita.

«È un altro ampio progetto di riqualificazione che mandiamo in esecuzionecommenta il sindaco Ignazio Locciil nostro tessuto produttivo, dopo anni di abbandono, aveva bisogno di essere rassicurato con adeguati interventi urbanistici: del resto, non ci si può aspettare nuovi investimenti-insediamenti su aree non appetibili, non dotate di servizi indispensabili come, per citare un esempio banale, la linea internet veloce. Stiamo intervenendo per far crescere il P.I.P. e per dare impulso all’economia locale. Inoltre, recentemente abbiamo messo ordine nelle varie proprietà con tre bandi pubblici che hanno contribuito a sanare tutta una serie di situazioni poco chiare e anomale, oltre ad avere attribuito nuovi lotti. Adesso affrontiamo questo grande progetto di efficientamento e riqualificazione.»

Le lavorazioni prevedono una serie di interventi inseriti nell’ambito di un primo lotto funzionale che vanno dalla realizzazione di nuovi marciapiedi e nuove cunette per il deflusso delle acque, alla riqualificazione del manto stradale fino all’inserimento di nuovi lampioni per l’illuminazione.

«E non dimentichiamo anche la creazione di un ampio tratto di pista ciclabilesottolinea l’assessore dei Lavori pubblici e dell’Urbanistica Francesco Garau – la riqualificazione di via Rinascita restituisce un arteria funzionale per le attività produttive e per l’accesso alle zone umide e di balneazione del sud dell’isola. In tal senso la realizzazione della pista ciclabile è funzionale al progetto di programmazione della viabilità sostenibile che coinvolge le diverse località del Comune di Sant’Antioco, rafforzandone ulteriormente la vocazione turistica. Da evidenziare, inoltre, l’efficientamento energetico che, oltre a un riduzione dei consumi ottenuta mediante l’impiego di tecnologia LED, prevede un riassetto geometrico della disposizione dei pali in grado di garantire una distribuzione omogenea dell’illuminazione a terra. A questo si aggiungono, come detto, i lavori sulla carreggiata, dal bitume, alle cunette ai marciapiedi.»

L’Amministrazione comunale di Sant’Antioco ha affidato la progettazione per il grande intervento di rifacimento dei marciapiedi della centralissima via Garibaldi, che può fare affidamento su una dotazione finanziaria da 700mila euro. Lavori attesi da tempo, per una strada particolarmente battuta, soprattutto, dai pedoni, in quanto raccordo tra il centro urbano e il Lungomare, ma zeppa di barriere architettoniche, a partire dal posizionamento dei lampioni.

Il progetto di via Garibaldi si inserisce in un programma più ampio che, avvalendosi di uno stanziamento di oltre 3 milioni di euro destinati al rifacimento dei marciapiedi e all’abbattimento delle barriere architettoniche in alcune arterie cittadine, si suddivide in tre lotti funzionali e ha preso avvio con il primo lotto dedicato a viale Trento, da via Fra Ignazio a via Risorgimento, per il quale anche in questo caso sono stati messi sul piatto 700mila euro. «Per viale Trento siamo a buon punto, in procinto di bandire la gara d’appalto per l’esecuzione delle operecommenta Francesco Garau, assessore dei Lavori pubblicitanto che gli uffici hanno potuto iniziare a concentrarsi anche sul secondo lotto di via Garibaldi, affidando i servizi di ingegneria. È un progetto generale a cui teniamo tanto: è venuto il momento di abbattere letteralmente quelle barriere architettoniche che ancora resistono, a partire dal centro urbano. Con questo ampio programma faremo un grosso passo in avanti.»

Viale Trento e via Garibaldi rappresentano due grosse criticità su cui, questa volta, si interviene in maniera risoluta e completa, senza apporre toppe provvisorie ma ristudiando il progetto in modo globale: «Abbattere le barriere architettoniche e riqualificare i marciapiedi delle principali strade cittadine è una prioritàaggiunge il sindaco Ignazio Locci iniziamo con queste due vie principali, ma il programma completo prevede un terzo lotto da oltre 1 milione e 600mila euro con il quale faremo importanti lavori in tante altre vie. E presto vedremo l’apertura dei cantieri».

A Sant’Antioco gli immobili comunali di via Giovanni Paolo II verranno riqualificati grazie ad un finanziamento di 2 milioni di euro, reso disponibile grazie alla sinergia tra Amministrazione comunale ed Ufficio Lavori Pubblici ed Appalti ed alla partecipazione al programma “Sicuro, verde e sociale: riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica” bandito dalla Regione Sardegna nell’ambito del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) portando a casa ben 2 milioni di euro, di cui 300 mila di cofinanziamento comunale.

«Siamo arrivati secondi in Sardegnacommenta il sindaco Ignazio Locci a testimonianza del grande impegno che, in questi anni, abbiamo profuso nella progettazione e nella partecipazione ai bandi europei, nazionali e regionali. Con questo finanziamento siamo in grado di proseguire nel nostro ampio programma di riqualificazione degli immobili comunali a canone agevolato. Il patrimonio antiochense degli appartamenti pubblici da assegnare a canone agevolato è particolarmente vasto: “siamo sul pezzo” dal principio del nostro mandato e andiamo avanti su questa strada, avendo le idee ben chiare».

L’intervento riguarda il complesso edilizio residenziale pubblico costituito da 6 palazzine (civici 2, 3, 4, 5, 7, 9) ubicate in via Giovanni Paolo II, sulle quali realizzare interventi di manutenzione, mantenimento e valorizzazione con lo scopo di risolvere problematiche determinate da guasti o rotture e migliorare il livello qualitativo del servizio offerto agli inquilini e nel contempo attuare miglioramenti prestazionali in termini di sicurezza e risparmio energetico. 

«Abbiamo piena consapevolezza delle lavorazioni di cui necessitano le palazzine al centro del progetto – spiega l’assessore dei Lavori pubblici e dell’Urbanistica Francesco Garau ovvero, in primis, la messa in sicurezza delle componenti strutturali degli immobili mediante interventi di adegua- mento e di efficientamento energetico. È nostro obiettivo, inoltre, realizzare specifici piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Naturalmente non mancheranno opere di miglioramento e aggiornamento normativo della dotazione impiantistica delle parti comuni e riqualificazione o implementazione di aree scoperte comuni adibite a funzioni di socialità (aree verdi, cortili, gioco).»

 

Il vertiginoso aumento del prezzo dell’energia si è abbattuto pesantemente sulle produzioni industriali, facendo scattare un fortissimo grido d’allarme, soprattutto nei territori dove operano le industrie energivore.
In Sardegna, inevitabilmente, sono stati registrati pesantissimi contraccolpi.
Lo stabilimento della Portovesme SRL, produttrice di piombo e zinco, a seguito degli aumenti delle tariffe energetiche, ha fermato la linea zinco tradizionale e ha dovuto fare ricorso alla cassa integrazione guadagni per oltre 400 dipendenti.
Questa situazione ha messo in allarme le organizzazioni sindacali.
Per Francesco Garau, segretario regionale FILCTEM CGIL «si è creata una situazione estremamente preoccupante. La Portovesme Srl ha anticipato i tempi con la cassa integrazione a rotazione per oltre 400 dipendenti. Noi, come organizzazione sindacale, non possiamo accettare questo atteggiamento aziendale, anche perché non si può scaricare tutto sulla classe operaia».
«A tal riguardoha aggiunto Francesco Garau -, abbiamo già attivato una serie di iniziative sia a livello politico nazionale ma anche regionale, inoltre gli assessori regionali del Lavoro e dell’Industria stanno seguendo con estremo interesse l’evoluzione della vicenda. A livello nazionale, abbiamo già avviato un canale con il Governo nazionale e, nello specifico, con i ministri Giancarlo Giorgetti (MISE) e Roberto Cingolani (Transizione ecologica).»
«Noiha concluso Francesco Garau -, chiediamo progetti strutturali e l’utilizzo di risorse naturali, come il gas dell’Adriatico che ancora il Governo non ha pensato di utilizzare.»
Sulla stessa lunghezza d’onda è Emanuele Madeddu (segretario territoriale FILCTEM CGIL della Sardegna Sud Occidentale), che ha evidenziato come «la situazione esplosa ed il ricorso della CIG da parte dell’Azienda con oltre 400 dipendenti è stato un duro colpo».
«La situazioneha proseguito Emanuele Madeddu -, avrà le sue ripercussioni negative sulle imprese d’appalto ma, soprattutto, nel territorio, già devastato da anni di crisi industriale.
Abbiamo messo in atto diverse iniziative. I costi dell’energia, schizzati a livelli altissimi, hanno di fatto creato un grosso problema al settore industriale nazionale. con conseguenze inimmaginabili e, pertanto, è necessario che la politica intervenga. Dobbiamo capire quali iniziative intraprendere.»
«Sulla vicenda Portovesme SRLsottolinea Pierluigi Loi, segretario regionale dei chimici della UIL non accettiamo l’iniziativa aziendale che ha fatto ricorso alla CIG per oltre 400 operai. L’azienda ha già fermato alcune linee produttive. Noi abbiamo intrapreso iniziative finalizzate al coinvolgimento degli Assessorati competenti, per conoscere quali possano essere gli sviluppi. Certamente siamo molto preoccupati per i riflessi negativi e le ricadute sul tessuto economico e sulla sua stessa esistenzaconclude Pierluigi Loi -, non si può cancellare con un colpo di spugna un territorio industriale che ha già sofferto abbastanza.»
Armando Cusa

L’assemblea Filctem Cgil Sardegna Sud Occidentale ha approvato un ordine del giorno all’unanimità sui temi legati alla transizione energetica, al termine dell’incontro svoltosi alla presenza del Segretario Regionale Filctem Francesco Garau e del Segretario della Camera del Lavoro Antonello Congiu.

«La bozza che oggi circola, affronta seppur non totalmente, l’approvvigionamento del metano in Sardegna necessario sia per il sistema produttivo industriale che per l’uso civile garantendo alle famiglie sarde un risparmio di circa il 3o% sulla bolletta – ha detto il segretario generale Emanuele Madeddu . La proposta, giunta oramai nella fase finale di concertazione tra Ras e Ministro della transizione ecologica recepisce le esigenze che da tempo poniamo come OO.SS.»

«Registriamo, purtroppo, l’ostracismo di chi considera l’infrastruttura portuale proprietà privata dimenticando che questa risponde alle finalità di una realtà industriale che va ben oltre il singolo comune, ma risponde alle esigenze del territorio e dell’intera Sardegna ha aggiunto Emanuele Madeddu -. Risulta quanto mai ingiustificato, e teso a insinuare nell’opinione pubblica un’idea di pericolosità, che Autorità Locali rilascino dichiarazioni su una presunta situazione di allarme senza mai spiegarla con fatti o mancato rispetto delle norme di riferimento. Il tema sicurezza, legato al posizionamento del rigassificatore (FSRU), è un tema che sta a cuore a tutti, e rappresenta la precondizione essenziale per la sua realizzazione; per questo motivo riteniamo fondamentale che sia competenza degli organi preposti valutare e rilasciare le autorizzazioni nel rispetto della Legge Seveso.»

«E’ evidente che il fattore tempo non sia una variabile indipendente, occorre dar gambe a quanto previsto nel Dpcm per recuperare il gap energetico di venti anni, favorendo la ripartenza di Eurallumina ed un risparmio significativo per le famiglie sarde ha concluso il segretario generale della Filctem Cgil della Sardegna Sud Occidentale -. Preoccupano ancora i ritardi sull’escavo del porto, intervento indispensabile per l’utilizzo del porto non solo per il rigassificatore ma per qualsiasi altra iniziativa imprenditoriale che accogliamo positivamente. Relativamente al caro prezzi sull’energia che in questi mesi ha portato alla parziale fermata dell’impianto della Portovesme Srl (linea zinco) si chiede un impegno significativo della Regione Sardegna e dei parlamentari Sardi per sollecitare il Governo. Rimane irrisolta la situazione della Centrale Grazia Deledda Enel a cui è legato il futuro dei lavoratori diretti e indiretti. Perché, se da un lato si annuncia la chiusura al 2025, dall’altro si utilizza in modo invasivo la centrale, aumentando addirittura la produzione elettrica con il personale decisamente sotto organico

 

 

E’ stato consegnato ufficialmente oggi il cantiere per la realizzazione della nuova piazza che sorgerà sopra la “voragine” di Piazza De Gasperi, nata a causa dello smantellamento di un edificio disposto per motivi di sicurezza nel lontano 1994. Questa mattina, in Piazza De Gasperi, si è concretizzata la cosiddetta “immissione in possesso” dell’area (che in parte apparteneva a soggetti privati) e la contestuale consegna degli spazi alla ditta che nei prossimi giorni, meteo permettendo, avvierà i lavori. Presenti il sindaco Ignazio Locci e l’assessore dei Lavori pubblici Francesco Garau, il responsabile dell’Ufficio Lavori pubblici ed appalti ed il comandante della Polizia municipale del comune di Sant’Antioco, due testimoni e la ditta che si è aggiudicata la gara d’appalto per l’esecuzione di lavori da 380mila euro.

«Meteo permettendo, dopo 27 anni di attesa, nei prossimi giorni prenderanno avvio le operazioni per realizzare la nuova piazza al posto del “buco”commenta il sindaco Ignazio Locciavevamo preso un impegno con la città nel 2017 e oggi siamo qui a chiudere il cerchio. In tanti hanno provato a metterci i bastoni tra le ruote con obiezioni talvolta insensate o anche con ricorsi giudiziari. Ma abbiamo superato indenni tutte queste prove: sono stati, infatti, 4 anni di procedura complessa, e oggi portiamo a casa il risultato grazie alla nostra tenacia e grazie all’impegno dell’Ufficio Lavori pubblici ed appalti che ha fortemente perseguito questa strada. Ora è arrivato il momento di salutare con favore l’inizio del cantiere. Ci saranno disagi, anche per la modifica del traffico, obbligata, ma ne varrà la pena. L’augurio è che con l’inizio dell’estate l’opera possa essere conclusa. Siamo veramente felici per questa giornata.»

Nei prossimi giorni verrà resa nota l’ordinanza di modifica al traffico veicolare che si rende necessaria per la realizzazione delle opere.

«Questi sono atti concreticommenta l’assessore dei Lavori pubblici Francesco Garaudopo anni di attesa noi ci siamo impegnati, ci abbiamo creduto e ci abbiamo messo la faccia sin dal primo momento. E oggi siamo orgogliosi del percorso fatto e del risultato ottenuto. Grazie in particolare all’Ufficio Lavori pubblici ed appalti, perché non è stato semplice.»

«Era l’ottobre del 2017 quando l’Amministrazione comunale tutt’ora in carica muoveva i primi ma decisivi passi verso la soluzione della ferita di piazza De Gasperi, nota come il “buco” o la “voragine”. Erano trascorsi pochi mesi di distanza dal suo insediamento e la Giunta comunale guidata dal sindaco Ignazio Locci approvava il progetto per gli “interventi di messa in sicurezza e riqualificazione dell’area prospiciente piazza De Gasperi”, adottando specifica variante al PUC e apponendo il vincolo preordinato all’esproprio delle aree private interessate dal progetto di recupero. Da quel momento, dopo la successiva approvazione in Consiglio comunale, prese avvio un procedimento amministrativo lungo e articolato segnato dal coinvolgimento di svariati enti, compresa la Soprintendenza, giacché su quelle aree sono presenti alcune evidenze archeologiche. A distanza di quattro anni dai primi atti, oggi arriva la consegna del cantiere per l’esecuzione dei lavori: e così, al posto della “voragine”, sorgerà una nuova piazza che eliminerà una volta per tutte quello sfregio nel cuore del centro storico.»

 

Sono iniziate ieri le operazioni di posizionamento dei nuovi arredi destinati al centro urbano di Sant’Antioco, tra Lungomare, porto e la nuova area verde di via Fra Ignazio. Gli elementi di arredo sono stati realizzati esclusivamente con il riciclo degli scarti da lavorazione del marmo di Orosei: una scelta a favore dell’ambiente che evita lo sfruttamento di nuovi terreni di cava. Il risultato sono panche e altri pezzi di arredamento bianchi ed ecosostenibili che da oggi abbelliranno il nostro centro cittadino, rendendo alcuni scorci ancora più piacevoli e accoglienti.

Nel dettaglio, si tratta di circa 70 oggetti, tra panche (per citare alcuni esempi: blocchi monolitici, sedute bambini, chaise longue), porta rifiuti e dissuasori che nel dettaglio verranno posizionati nel Lungomare lato mare (in gran misura), nel Parco giardino, sotto il ponte e nella zona skate park, nel Lungomare Colombo e nella nuova area verde di via Fra Ignazio.

«Anche questa azione si inserisce nei progetti all’insegna del decoro, del recupero delle aree abbandonate e della loro riqualificazione avviati sin dal nostro insediamento commenta il sindaco Ignazio Locciin particolare sono felice di vedere compiuto un altro passo in avanti nell’ampio programma di riconversione dell’area verde del Lungomare, lato mare, fronte parco giardino. Quando ci siamo insediati, infatti, in quel fazzoletto di verde erano presenti cius abbandonati e discariche, le macchine entravano liberamente e sostavano persino sulla battigia. Ma oggi quell’area è stata restituita alla collettività: c’è un prato verde dotato di impianto di irrigazione e di sottoservizi, sono presenti bellissimi elementi di arredamento, tra panche e chaise longue che consentiranno di viverla appieno e, soprattutto, è chiusa alle auto. Non è più, insomma, terra di nessuno.»

Decoro e ambiente, dunque, nell’ambito della riqualificazione urbana: «Con questi nuovi arredi aggiunge l’assessore dei Lavori pubblici, Francesco Garau proseguiamo il nostro programma di potenziamento delle aree verdi e di riqualificazione di spazi dimenticati. Si tratta di materiali di riciclo che si innestano perfettamente nei contesti in cui li abbiamo inseriti. Due blocchi monolitici sono destinati al progetto di riqualificazione dell’area verde di via Fra Ignazio, che fino a un anno fa era un terreno scarsamente curato ma che oggi sta conoscendo una nuova vita con alberi, percorso di camminamento e appunto due nuove panche. Ci siamo premurati, inoltre, di arredare una zona del paese che, sebbene particolarmente frequentata, era sprovvista di luoghi in cui sostare comodamente: ovvero la zona del porto, in prossimità del ponte e dello skate park, dove abbiamo piazzato diverse panchine.»

L’incertezza ancora presente sul futuro del progetto di rilancio produttivo dell’Eurallumina, preoccupa le organizzazioni sindacali di categoria Filctem-CGIL, Femca-CISL e Uiltec-UIL.

Qualche giorno fa si è tenuto un incontro tra le stesse organizzazioni sindacali e la società Eurallumina, conclusosi con un verbale di riunione.

«Esprimiamo forte preoccupazione per quanto comunicato dalla società in merito al futuro dei piani la cui attuazione è strettamente collegata al processo autorizzativo in corsoscrivono in una nota Francesco Garau ed Emanuele Madeddu della Filctem Cgil, Nino D’Orso e Vincenzo Lai della Femca Cisl e Pierluigi Loi della Uiltec Uil -. Processo che viaggia seguendo due strade: una regionale relativa alla procedura Paur e uno nazionale legato all’approvazione del Dpcm (previsto per lo scorso gennaio ed oggi quasi fuori tempo massimo). Il tempo dell’attesa, siamo convinti, è terminato. E’ necessario che tutti gli atti necessari per determinare e chiudere questa vertenza siano compiuti in tempi molto rapidi.»
«La Sardegna ha occupato un ruolo importante nello scenario industriale nazionale ed internazionaleaggiungono -. La filiera dell’alluminio è stata dichiarata strategica e c’è stato un impegno significativo per far sì che i vari passi fossero compiuti. Oggi però il primo anello di questa filiera rischia di rompersi, generando una reazione a catena. Chiediamo al presidente della Regione Christian Solinas un intervento immediato e significativo al fine di definire una volta per
tutte questa vertenza che dura ormai da troppi anni.»
«Appare incomprensibile il silenzio della sottosegretaria Alessandra Todde che oramai da tempo non dà risposte sulla vertenza dopo una fase iniziale di iperattivismo, impegni presi e non rispettaticoncludono i rappresentanti sindacali -. Sia chiaro, davanti a questa situazione le organizzazioni sindacali non resteranno a guardare. Già dai prossimi giorni attiveremo tutte le iniziative necessarie per sostenere questa vertenza e far sì che il primo anello della filiera dell’alluminio possa essere riattivato.»

Al via, a Sant’Antioco, la gara d’appalto per i lavori di sistemazione della voragine di piazza De Gasperi, sono attesi da quasi 30 anni.

Era l’ottobre del 2017 quando l’Amministrazione comunale guidata da Ignazio Locci muoveva i primi ma decisivi passi verso la soluzione della ferita di piazza De Gasperi, nota come il “buco” o la “voragine”. Erano trascorsi pochi mesi dal suo insediamento e la Giunta approvava il progetto per gli “interventi di messa in sicurezza e riqualificazione dell’area prospiciente piazza De Gasperi”, adottando specifica variante al PUC ed apponendo il vincolo preordinato all’esproprio delle aree private interessate dal progetto di recupero. Da quel momento, dopo la successiva approvazione in Consiglio comunale, prese avvio un procedimento amministrativo lungo e articolato segnato dal coinvolgimento di svariati enti, compresa la Soprintendenza, giacché su quelle aree sono presenti alcune evidenze archeologiche. A distanza di quasi quattro anni dai primi atti, oggi arriva la svolta con l’indizione della gara d’appalto per l’esecuzione dei lavori: e così, al posto della “voragine”, sorgerà una nuova piazza che eliminerà una volta per tutte quello sfregio nel cuore del centro storico.

«Dopo il grandissimo lavoro fatto dai nostri uffici commenta il Sindaco Ignazio Locci siamo riusciti a bandire la gara d’appalto per porre fine a questa ferita che sanguina da quasi trent’anni nel cuore pulsante del centro storico di Sant’Antioco: si tratta di lavori per 380 mila euro. Sono sicuro che quello raggiunto sia un grande traguardo ma ancora più grande sarà quello che tutta la città raggiungerà quando i lavori saranno finiti, quando la piazza avrà una nuova vita e una nuova luce.»

Il “buco” altro non è che uno squarcio a due passi dalla Basilica di Sant’Antioco Martire, sorto a causa dallo smantellamento di un edificio disposto per motivi di sicurezza nel lontano 1994. Durante i lavori emerse un’area di interesse storico (sono evidenti tombe puniche riutilizzate in età Romana, già indagate da un punto di vista archeologico).

L’assessore dei Lavori pubblici e dell’Urbanistica, Francesco Garau, spiega il progetto: «Dal punto di vista urbanistico l’aspetto più importante è quello di ricostruire uno spazio continuo tra la Basilica e tutti i lati della piazza, compreso quello compromesso dal “buco“. La soluzione architettonica prevede la ricopertura totale con piastre in calcestruzzo che, attraverso uno scorcio vetrato, consentiranno di vedere al di sotto, ovvero il punto in cui sono presenti i retaggi archeologici. Al di sopra, invece, arredo urbano coerente con i luoghi mentre l’unica parete della nuova piazza riprenderà tutte le essenze arboree tipiche del nostro paese mediterraneo».