12 August, 2026
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Matteo Caccia e Giulia Bertasi hanno aperto la terza serata del festival letterario Carta Carbonia con lo spettacolo “Orazio Live”, Francesco Piccolo ha raccontato gli ultimi anni di Totò, Massimo Franco ha analizzato i nuovi equilibri internazionali e il reading “Carbonia” ha riportato al centro la memoria della città mineraria. Oggi, domenica 26 luglio, la giornata conclusiva del Festival con la Scuola Genius, Andrea Serra, Paola Soriga ed Edoardo Prati.

Tante belle vibrazioni e una proposta culturale capace di unire narrazione, letteratura, attualità, musica e memoria. Sabato 25 luglio l’Arena Mirastelle ha ospitato la terza serata di Carta Carbonia 2026, offrendo al pubblico una serie di incontri molto diversi tra loro, ma tutti uniti dalla qualità delle storie e dalla capacità degli ospiti di creare un rapporto diretto con gli spettatori.

Dal racconto sonoro di Matteo Caccia e Giulia Bertasi alla figura umana e artistica di Totò, ricostruita da Francesco Piccolo, fino all’analisi degli equilibri geopolitici e vaticani proposta da Massimo Franco. A chiudere la serata è stato il reading “Carbonia”, dedicato alla nascita, alle ferite e alla memoria della grande città mineraria.

La terza edizione di Carta Carbonia, dedicata al tema “Dove la memoria incontra il presente”, è un evento promosso dal comune di Carbonia, con il sostegno del Fondo FSE+, Priorità 5, Obiettivo Specifico 4.11, della Regione Sardegna e con il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.

Il Workshop Haiku e la Scuola Genius

Durante la giornata sono proseguite le attività del Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’Associazione Cherimus. Attraverso l’osservazione dei luoghi, delle immagini e degli elementi della vita quotidiana, i partecipanti hanno continuato a sperimentare la forma breve della poesia giapponese, lavorando sulla capacità di condensare emozioni, sensazioni e frammenti di realtà in pochi versi.

Sono proseguiti anche gli incontri della Scuola di scrittura Genius, dedicata quest’anno al linguaggio del podcast. Il risultato del laboratorio sarà presentato oggi, domenica 26 luglio, durante la giornata conclusiva del Festival.

Ultimi giorni per visitare la mostra di Giovanni Coda

Anche sabato il pubblico ha potuto visitare “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, la mostra curata dal direttore artistico di Carta Carbonia, Giovanni Follesa, e dedicata a trentacinque anni di ricerca fotografica di Giovanni Coda.

Il percorso espositivo attraversa alcuni dei temi centrali del lavoro dell’artista: il corpo, l’identità, il desiderio, la perdita, la luce e la memoria.

Accanto alle opere della collezione LOGUS, la mostra propone gli scatti del reportage umanitario realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione promosso da Farmacisti nel Mondo.

L’Aperitivo Letterario e musicale apre la serata

La programmazione all’Arena Mirastelle è iniziata alle ore 19.00 con l’Aperitivo Letterario e musicale, curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, con la partecipazione della Libreria Cossu. Sul palco il pianista Matteo Scano.

Matteo Caccia e Giulia Bertasi in “Orazio Live”

Il primo appuntamento ha avuto come protagonisti Matteo Caccia e Giulia Bertasi con “Orazio Live”.

Sul palco dell’Arena Mirastelle, Matteo Caccia ha portato il suo modo particolare di costruire e restituire le storie, trasformando episodi, incontri e vicende individuali in racconti capaci di parlare a tutti. Il pubblico è stato accompagnato dentro una dimensione sospesa tra racconto radiofonico, ascolto dal vivo e immaginazione. Le storie, costruite attraverso dettagli, pause e suggestioni sonore, hanno preso forma sul palco e hanno trasformato l’Arena Mirastelle in uno spazio di ascolto condiviso.

“Orazio Live” ha mostrato come anche le esperienze apparentemente più semplici possano diventare materiale narrativo, quando vengono osservate e raccontate con attenzione.

Francesco Piccolo racconta gli ultimi anni di Totò

La serata è proseguita con Francesco Piccolo, protagonista dell’incontro dedicato a “Cosa sono le nuvole – Gli ultimi anni di Totò”, in dialogo con Giovanni Follesa.

Lo scrittore e sceneggiatore ha ricostruito gli ultimi anni della vita e della carriera di Totò, andando oltre l’immagine più conosciuta e popolare del grande attore napoletano.

Attraverso il cinema, gli incontri professionali, le difficoltà personali e le trasformazioni dell’Italia del secondo dopoguerra, Francesco Piccolo ha restituito al pubblico una figura complessa, segnata dal successo ma anche dalla fatica, dalla malinconia e dalla progressiva perdita della vista.

Al centro dell’incontro anche il rapporto di Totò con Pier Paolo Pasolini e la partecipazione al film “Che cosa sono le nuvole?”, uno degli ultimi lavori dell’attore.

Francesco Piccolo ha attraversato episodi biografici, scene cinematografiche e passaggi della storia culturale italiana, mostrando quanto Totò continui ancora oggi a essere moderno e riconoscibile.

Massimo Franco tra Vaticano, dollari e guerre

Alle 21.40 è salito sul palco Massimo Franco con “Papi, dollari e guerre”, in dialogo con Valentina Orgiu.

Il giornalista e saggista ha guidato il pubblico dentro le dinamiche politiche, economiche e diplomatiche che attraversano il Vaticano e i rapporti internazionali. L’incontro ha affrontato il ruolo della Santa Sede negli scenari di guerra, i rapporti con gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e le altre grandi potenze, le tensioni interne alla Chiesa e il peso della diplomazia vaticana nei momenti di crisi.

Attraverso fatti, retroscena e chiavi interpretative, Franco ha offerto al pubblico strumenti per comprendere un sistema nel quale la dimensione spirituale convive con interessi economici, diplomatici e strategici.

“Carbonia”, il racconto della città mineraria

A chiudere la terza serata è stato il reading “Carbonia”, scritto e interpretato da Elio Turno Arthemalle, accompagnato dalle musiche di Andrea Piraz & Filo. La collaborazione alle ricerche e alla redazione del testo è stata affidata a Vito Biolchini.

Il reading ha raccontato Carbonia attraverso le sue origini, la miniera, il lavoro, le migrazioni, le speranze e le contraddizioni che hanno segnato la costruzione della città. Sul palco sono riemerse le esperienze delle donne e degli uomini arrivati da luoghi diversi per lavorare nelle miniere e contribuire alla nascita di una nuova comunità.

Il passato minerario è stato messo in relazione con il presente, con le trasformazioni economiche e sociali e con la necessità di continuare a interrogare la storia della città. La musica di Andrea Piraz & Filo ha accompagnato la narrazione, sottolineandone i passaggi più intensi e contribuendo a creare un’atmosfera particolarmente coinvolgente.

Domenica 26 luglio la giornata conclusiva

Carta Carbonia vive oggi, domenica 26 luglio, la sua ultima giornata di appuntamenti.

Durante il pomeriggio termineranno le attività del Workshop Haiku e sarà possibile visitare per l’ultima volta la mostra “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition” negli spazi di Piazza Roma.

La serata all’Arena Mirastelle inizierà alle ore 19.00 con l’ultimo Aperitivo Letterario e musicale, accompagnato dal duo musicale Laura Tuveri e Nicola Ventura.

La presentazione degli elaborati della Scuola Genius

Uno dei momenti centrali della giornata sarà la presentazione dei risultati della Scuola di scrittura Genius II, il laboratorio dedicato alla progettazione e alla produzione di podcast.

I partecipanti presenteranno il numero zero di un podcast collettivo dedicato a Carbonia, realizzato attraverso incontri, attività di scrittura, registrazioni, interviste ed esplorazioni del territorio.

Andrea Serra e il racconto della Sardegna

Il programma dell’ultima giornata proseguirà con Andrea Serra, protagonista di un incontro dedicato alle storie, ai luoghi e alle identità della Sardegna. Un nuovo momento di confronto sul rapporto tra scrittura, territorio e memoria, temi che hanno attraversato e contraddistinto l’intera edizione 2026 di Carta Carbonia.

Paola Soriga in “Un irresistibile miraggio del mondo”

A seguire sarà protagonista Paola Soriga con il reading “Un irresistibile miraggio del mondo”.

Attraverso la parola letteraria e la dimensione performativa, la scrittrice accompagnerà il pubblico in un percorso fatto di personaggi, ricordi, emozioni e immaginazione.

Il gran finale con Edoardo Prati

Alle ore 21.30 il Festival si concluderà con Edoardo Prati, in dialogo con Andrea Fulgheri.

Tra le voci più seguite della nuova generazione di divulgatori culturali, Edoardo Prati accompagnerà il pubblico in un viaggio tra letteratura, poesia, classici e sentimenti contemporanei.

Attraverso le parole degli autori del passato, l’incontro proverà a leggere le domande, le paure, le relazioni e le aspirazioni delle nuove generazioni.

Un appuntamento conclusivo che riassume lo spirito della terza edizione di Carta Carbonia: creare un ponte tra memoria e presente e rendere la cultura uno spazio accessibile, vivo e condiviso.

Con la serata di domenica si concluderanno gli appuntamenti estivi di Carta Carbonia. Il progetto proseguirà in autunno con il laboratorio multimediale “La storia immersiva con la realtà virtuale”, dedicato agli studenti delle scuole superiori e al racconto dei bombardamenti del 1943 su Cagliari e Carbonia.

Dalla fotografia alla poesia, dalla letteratura alla divulgazione scientifica. Carta Carbonia 2026 ha inaugurato giovedì 23 luglio le quattro giornate principali del Festival, dando ufficialmente il via a un programma che fino a domenica 26 luglio porterà nella città mineraria alcune delle voci più interessanti della cultura, del giornalismo e dello spettacolo contemporaneo.
La terza edizione, dedicata al tema “Dove la memoria incontra il presente”, è promossa dal Comune di Carbonia, con il sostegno del Fondo FSE+, Priorità 5, Obiettivo Specifico 4.11, della Regione Sardegna e con il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.
La prima giornata si è aperta tra Piazza Roma e il foyer del Teatro Centrale di Carbonia con l’inaugurazione della mostra fotografica “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, curata dal direttore artistico del Festival Giovanni Follesa.
L’esposizione attraversa trentacinque anni di attività fotografica di Giovanni Coda attraverso un percorso che mette in relazione corpo, identità, luce, materia, desiderio, perdita e memoria. Durante l’inaugurazione, l’autore ha accompagnato il pubblico alla scoperta delle opere esposte, raccontando la genesi del progetto e le tappe più significative della propria ricerca artistica.
Il percorso comprende opere della collezione LOGUS e immagini tratte dal reportage umanitario realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione promosso da Farmacisti nel Mondo. La mostra resterà visitabile in Piazza Roma fino a domenica 26 luglio.
A pochi metri, sotto l’ombra della Torre Civica, la prima giornata del Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’associazione Cherimus ha coinvolto i partecipanti nella creazione di brevi componimenti ispirati a immagini, sensazioni e momenti della propria esperienza. Le attività del laboratorio proseguiranno anche nelle giornate successive, fino alla conclusione del Festival.
All’Arena Mirastelle poesia, letteratura, memoria e attualità al centro della prima serata del Festival Carta Carbonia.
Alle 19.00 il primo Aperitivo Letterario e musicale, curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia diretta da Bruno Camera, ha aperto il programma serale con la partecipazione della Libreria Lillith e l’accompagnamento musicale del fisarmonicista Franco Corda.
Il Festival ha quindi portato sul palco “Cercando, ch’è sì cara. Fiabe palestinesi” di Mohammed Ayyoub e Rossana Copez, pubblicato da Condaghes. Le letture di Roberta Pasquinucci ed Elena Pau hanno accompagnato il pubblico dentro una narrazione capace di intrecciare tradizione orale, memoria e identità del popolo palestinese.
Con “Pedrito, lamette a Caracas, fiori a Orgosolo”, Giacomo Mameli ha invece condotto gli spettatori in un viaggio tra Sud America e Sardegna, storia e attualità, migrazioni e questioni sociali. In dialogo con Marco Loi, l’autore ha ripercorso vite, luoghi e trasformazioni collettive attraverso una narrazione che ha saputo mettere in relazione Caracas e Orgosolo, le vicende individuali e i grandi passaggi della storia contemporanea.
Grande interesse ha accompagnato anche la presentazione di “La firma del Re” di Anthony Muroni, che, in dialogo con Nicolò Migheli, ha guidato il pubblico dentro la Sardegna dell’Ottocento, attraversata da profondi mutamenti politici, sociali e culturali.
Al centro del romanzo c’è Tresnuraghes, paese della Planargia in cui l’autore è cresciuto e che diventa molto più di una semplice ambientazione: un osservatorio privilegiato dal quale leggere le tensioni di un’intera Isola. Tra strade di basalto, antiche rivalità familiari, privilegi feudali e intrighi burocratici destinati a raggiungere persino la scrivania di Vittorio Emanuele II, Muroni intreccia personaggi realmente esistiti e figure immaginarie, fatti documentati e situazioni verosimili.

Tra i momenti più intensi della prima giornata, l’incontro con Emanuele Trevi, che ha presentato “Mia nonna e il Conte”, pubblicato da Solferino, in dialogo con Rossana Copez.
Nel dialogo con Rossana Copez, lo scrittore ha accompagnato il pubblico dentro le vicissitudini e i risvolti più profondi del romanzo, soffermandosi sulla fragilità delle tracce che lasciamo e sulla capacità della letteratura di sottrarre persone, sentimenti e ricordi allo scorrere inesorabile del tempo.
A prendersi definitivamente la scena è stato infine il mattatore della serata, Vincenzo Schettini, che con “La fisica che ci piace” ha rispettato tutte le attese del numeroso pubblico presente all’Arena Mirastelle.
Più che una semplice lezione, il suo è stato uno show partecipato, dinamico e coinvolgente. Vincenzo Schettini ha lasciato il palco per muoversi tra le sedie dell’Arena, dialogando direttamente con gli spettatori e coinvolgendo soprattutto i più giovani in esperimenti, domande e ragionamenti.
Con il suo linguaggio immediato e la capacità di trasformare i fenomeni della vita quotidiana in occasioni di scoperta, ha guidato il pubblico in un viaggio attraverso le leggi della fisica, dimostrando come formule e concetti scientifici possano diventare accessibili, sorprendenti e persino divertenti.
Dal 24 al 26 luglio gli ultimi appuntamenti di Carta Carbonia Carta Carbonia prosegue questa sera, venerdì 24 luglio, con il Workshop Haiku, le visite alla mostra “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition” e, dalle 19.00 all’Arena Mirastelle, l’Aperitivo Letterario e musicale con i More Than a Duo. Seguiranno Valeria Usala con “Nelle case degli altri”, Miguel Gotor con “L’omicidio di Piersanti Mattarella”, Telmo Pievani con il reading-spettacolo “Il delitto di Darwin” e, alle 21.30, “Gli Indegni, quasi un musical” di Francesco Abate, con Renzo Cugis, Fabio Farigu e Betty Manca.
Sabato 25 luglio ancora spazio al Workshop Haiku, alle visite alla mostra e alle attività della Scuola Genius. La serata si aprirà alle 19.00 con l’Aperitivo Letterario accompagnato dal pianista Matteo Scano. In programma “Orazio Live” con Matteo Caccia e Giulia Bertasi, Francesco Piccolo con “Totò”, Massimo Franco con “Papi, dollari e guerre” e, alle 22.30, il reading “Carbonia” di Elio Turno Arthemalle, con le ricerche di Vito Biolchini e le musiche di Andrea Piraz & Filo.
Domenica 26 luglio, ultima giornata del Festival, sarà possibile visitare per l’ultima volta la mostra di Giovanni Coda e partecipare al Workshop Haiku.
Dopo l’Aperitivo Letterario con Laura Tuveri e Nicola Ventura, saranno presentati i lavori della Scuola Genius e il numero zero del podcast collettivo dedicato a Carbonia. Seguiranno Andrea Serra, il reading “Un irresistibile miraggio del mondo” con Paola Soriga e, alle 21.30, l’incontro finale con Edoardo Prati, in dialogo con Andrea Fulgheri.
Tutti gli spazi del Festival sono accessibili e privi di barriere architettoniche. Sono inoltre disponibili dispenser d’acqua e un’area catering. Carta Carbonia proseguirà in autunno con il laboratorio multimediale “La storia immersiva con la realtà virtuale”, dedicato agli studenti delle scuole superiori e ai bombardamenti del 1943 su Cagliari e Carbonia.

Da Emanuele Trevi a Francesco Piccolo, da Vincenzo Schettini a Telmo Pievani, fino a Massimo Franco ed Edoardo Prati: a Carbonia si apre una settimana animata da grandi protagonisti, incontri, reading, spettacoli, musica, fotografia, poesia, podcast e laboratori. Un programma ricco e articolato per raccontare il presente senza mai dimenticare il passato, attraverso la memoria delle proprie radici e la forza di una comunità capace di riconoscersi nella cultura.

Tutte le luci sono puntate su Carta Carbonia 2026, il Festival letterario che dal 20 al 26 luglio coinvolgerà la città mineraria con incontri, reading, spettacoli, musica, fotografia, poesia e percorsi formativi dedicati ai nuovi linguaggi della narrazione.

L’evento è promosso dal Comune di Carbonia, con il sostegno del Fondo FSE+, Priorità 5, Obiettivo Specifico 4.11, della Regione Sardegna e con il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.

La settimana di Carta Carbonia si aprirà lunedì 20 luglio con la prima lezione della seconda edizione della Scuola Genius – Laboratorio di podcast e con l’avvio del percorso formativo “Il podcast di un luogo”.

Il Festival entrerà poi nel vivo giovedì 23 luglio, quando in Piazza Roma sarà inaugurata la mostra fotografica “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, mentre all’Arena Mirastelle prenderà il via il programma principale di Carta Carbonia, in calendario fino a domenica 26 luglio.

Sul palco si alterneranno alcune delle voci più interessanti della letteratura, del giornalismo, della divulgazione e dello spettacolo contemporaneo: Emanuele TreviFrancesco PiccoloEdoardo PratiVincenzo SchettiniValeria UsalaElena PauRossana CopezGiulia BertasiTelmo PievaniMiguel GotorMassimo FrancoGiacomo MameliAnthony MuroniMatteo CacciaPaola SorigaAndrea SerraElio Turno ArthemalleAndrea Piraz & FiloFrancesco AbateRenzo CugisBetty Manca e Fabio Farigu. A guidare il pubblico attraverso gli incontri e gli appuntamenti in programma sarà Maria Giovanna Dessì, alla quale sarà affidata la conduzione delle serate.

Il filo conduttore scelto per la terza edizione è “Dove la memoria incontra il presente”. La storia mineraria, operaia e civile di Carbonia dialogherà con le questioni del nostro tempo: la geopolitica, la scienza, l’identità, la fotografia, il racconto sonoro e i nuovi modi di leggere e interpretare il mondo.

La sede principale del Festival sarà, come ormai consuetudine, l’Arena Mirastelle, dove ogni sera il programma si aprirà alle ore 19:00 con un Aperitivo Letterario e musicale curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, con il coinvolgimento delle librerie cittadine Lillith e Cossu.

Un Festival sostenibile, accessibile e aperto alla città

Carta Carbonia rafforza anche nel 2026 il proprio impegno sul fronte dell’accessibilità e della sostenibilità ambientale. Tutti gli spazi del Festival saranno accessibili alle persone con disabilità e privi di barriere architettoniche. Negli stessi ambienti saranno inoltre messi a disposizione del pubblico alcuni dispenser d’acqua, con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di bottiglie di plastica monouso e promuovere comportamenti più consapevoli durante le quattro serate.

Confermata anche per questa edizione l’area catering, pensata per consentire al pubblico di vivere pienamente il Festival senza perdere gli appuntamenti in programma. Uno spazio dedicato all’accoglienza e alla convivialità, inserito nel cuore della manifestazione.

Per ampliare ulteriormente la partecipazione e permettere a un pubblico più vasto di seguire Carta Carbonia, alcuni incontri saranno trasmessi in diretta sui canali social ufficiali del Festival. Attraverso gli stessi canali verranno comunicate tutte le informazioni relative agli appuntamenti e alle modalità di collegamento.

Il 20 luglio la prima lezione della Scuola Genius

Ad anticipare gli incontri dell’Arena Mirastelle sarà la seconda edizione della Scuola Genius – Laboratorio di podcast, che ha preso ufficialmente il via oggi 20 luglio.

Il percorso, intitolato “Il podcast di un luogo”, accompagnerà i partecipanti nella realizzazione di una narrazione audio originale ambientata o ispirata a un luogo della propria vita, con particolare attenzione a Carbonia e al suo territorio.

Luoghi, persone, ricordi, voci e paesaggi sonori diventeranno il materiale di partenza per la costruzione di un podcast collettivo sulla città. Il risultato conclusivo sarà il “numero zero” di un progetto corale nel quale le storie e i suoni raccolti dai partecipanti confluiranno in un unico racconto audio.

Il laboratorio si articolerà in sei incontri, dal 20 al 25 luglio, dedicati alla scrittura per l’ascolto, alla registrazione, all’intervista, all’editing narrativo e tecnico, al montaggio e al sound design. Una parte importante del percorso sarà riservata al rapporto tra racconto e territorio, all’utilizzo della lingua sarda e delle parlate locali e alla capacità di restituire attraverso i suoni l’identità dei luoghi.

Il programma comprenderà anche una visita al Museo del Carbone, con esercitazioni di registrazione sul campo, e alcune attività nella sala di registrazione dell’emittente Radio Luna.

A guidare il percorso saranno Paolo Restuccia, regista e autore radiofonico, storico regista de Il ruggito del coniglio di Rai Radio2Lucia Pappalardo, giornalista, filmmaker e autrice radiofonica; Andrea Borgnino, giornalista, autore radiofonico e responsabile di RaiPlay Sound; e Loredana Germani, tra le fondatrici della Scuola di scrittura creativa Genius.

Il 23 luglio l’inaugurazione della mostra “AS IT IS”

Giovedì 23 luglio, alle ore 18.00, sarà inaugurata in Piazza Roma la mostra “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, curata da Giovanni Follesa e visitabile fino a domenica 26 luglio.

L’inaugurazione sarà accompagnata da un calice di vino, per brindare insieme all’apertura della mostra e all’inizio delle quattro giornate principali del Festival.

L’esposizione attraversa trentacinque anni di attività fotografica di Giovanni Coda senza assumere la forma di una retrospettiva tradizionale. Le immagini non sono organizzate secondo una semplice successione cronologica, ma costruiscono un percorso fatto di richiami, risonanze e stratificazioni.

Il corpo rappresenta il punto di partenza di una ricerca che attraversa il rapporto tra luce e materia, identità e perdita, desiderio e limite, presenza e dissolvenza. Nei lavori realizzati in Messico e durante il viaggio umanitario in Bangladesh, la figura umana viene raccontata nel suo rapporto profondo con i luoghi e con le condizioni dell’esistenza.

In un tempo dominato da immagini veloci e immediatamente consumabili, “AS IT IS” invita il pubblico a rallentare lo sguardo, dedicando alle opere attenzione, tempo e disponibilità all’interpretazione.

La mostra non si propone come una celebrazione conclusiva, ma come uno spazio nel quale il passato continua a interrogare il presente. Un’impostazione pienamente coerente con il tema scelto per Carta Carbonia 2026.

Il percorso espositivo comprenderà opere della collezione LOGUS e immagini tratte dal reportage umanitario realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione promosso da Farmacisti nel Mondo.

Dal 23 al 26 luglio il Workshop Haiku

Tra gli appuntamenti del Festival è in programma anche il Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’Associazione Cherimus. La partecipazione è su prenotazione attraverso la piattaforma Eventbrite.

Attraverso l’antica forma poetica giapponese composta da tre versi e diciassette sillabe, adulti e bambini potranno raccontare un’immagine, una sensazione, un gesto o un momento particolare.

I componimenti realizzati durante il laboratorio saranno raccolti in un libro di immagini e parole costruito direttamente dai partecipanti, trasformando l’esperienza poetica individuale in un’opera collettiva.

Gli Aperitivi Letterari tra musica dal vivo e librerie del territorio

Gli Aperitivi Letterari e musicali apriranno ogni sera il programma del Festival, creando uno spazio di incontro tra libri, musica dal vivo e comunità. La parte musicale, curata dalla Scuola Civica di Musica, vedrà alternarsi sul palco il fisarmonicista Franco Corda, giovedì 23 luglio; i More Than a Duo, già partecipanti a The Voice, venerdì 24 luglio; il pianista Matteo Scano, sabato 25 luglio; e il duo formato da Laura Tuveri e Nicola Ventura, domenica 26 luglio.

A contribuire all’atmosfera di condivisione saranno anche due librerie del territorio, che si alterneranno nel corso delle quattro giornate del Festival. La Libreria Lillith sarà presente giovedì 23 e domenica 26 luglio, mentre la Libreria Cossu accompagnerà gli appuntamenti di venerdì 24 e sabato 25 luglio.

Una settimana di eventi e spettacoli

Carta Carbonia entrerà ufficialmente nel vivo giovedì 23 luglio, con una giornata che unirà formazione, fotografia, poesia, musica e letteratura.

Alle 18:00, in Piazza Roma, sarà inaugurata la mostra fotografica “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition”, curata da Giovanni Follesa. Durante l’incontro, il pubblico potrà visitare l’esposizione e ascoltare dalla voce dello stesso Giovanni Coda il racconto della genesi della mostra, delle opere esposte e delle tappe più significative del suo percorso artistico. L’inaugurazione si concluderà con un brindisi, prima di raggiungere l’Arena Mirastelle per l’apertura del programma serale.

All’Arena Mirastelle, il programma inizierà alle 18.30 con il Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’Associazione Cherimus. Alle 19:00 seguirà l’Aperitivo Letterario e musicale, con la parte musicale curata dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, e con la partecipazione della Libreria Lillith. Ad accompagnare l’apertura della serata sarà il fisarmonicista Franco Corda.

Alle 19.30 il Festival proporrà Cercando, ch’è sì cara. Fiabe palestinesi di Mohammed Ayyoub e Rossana Copez, pubblicato da Condaghes, con le letture di Roberta Pasquinucci ed Elena Pau.

A seguire, alle 20.00, Giacomo Mameli presenterà Pedrito, lamette a Caracas, fiori a Orgosolo in dialogo con Marco Loi, mentre alle 20.30 Anthony Muroni incontrerà il pubblico con La firma del Re, insieme a Nicolò Migheli.

Alle 21.00 sarà protagonista Emanuele Trevi, che presenterà Mia nonna e il Conte in dialogo con Rossana Copez. La prima serata si concluderà alle 21:30 con Vincenzo Schettini e lo spettacolo La fisica che ci piace.

Venerdì 24 luglio

Durante la giornata proseguiranno il Workshop Haiku e le visite alla mostra “AS IT IS” in Piazza Roma.

All’Arena Mirastelle, il programma inizierà alle 19.00 con l’Aperitivo Letterario e musicale curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, in collaborazione con la Libreria Cossu. Sul palco saliranno i More Than a Duo, formazione che si è distinta a The Voice, emozionando il pubblico e contribuendo a valorizzare la scena musicale sarda oltre i confini regionali.

Alle 19.30 Valeria Usala presenterà Nelle case degli altri in dialogo con Myriam Quaquero. Alle 20:00 Miguel Gotor sarà al centro dell’incontro dedicato a L’omicidio di Piersanti Mattarella, insieme a Loredana Germani.

La serata proseguirà alle 20.30 con Telmo Pievani e il reading-spettacolo Il delitto di Darwin. Storia di un segreto spaventoso. Alle 21.30 arriverà invece Gli Indegni, quasi un musical di Francesco Abate, con le musiche eseguite dal vivo da Renzo CugisFabio Farigu e Betty Manca.

Sabato 25 luglio

Sabato 25 luglio sarà la giornata delle revisioni finali per la Scuola Genius. Nel corso della giornata continueranno anche le attività del Workshop Haiku e le visite alla mostra fotografica “AS IT IS”.

All’Arena Mirastelle, alle 19.00, l’Aperitivo Letterario e musicale sarà nuovamente realizzato con la collaborazione della Libreria Cossu e curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera. L’accompagnamento musicale sarà affidato al pianista Matteo Scano.

A seguire, Matteo Caccia e Giulia Bertasi porteranno sul palco Orazio Live. Alle 21.00 Francesco Piccolo presenterà Totò in dialogo con il direttore artistico Giovanni Follesa, mentre alle 21:30 Massimo Franco parlerà di Papi, dollari e guerre insieme a Valentina Orgiu.

La giornata si concluderà alle 22.30 con Carbonia, il reading scritto e interpretato da Elio Turno Arthemalle, realizzato con la collaborazione di Vito Biolchini per le ricerche storiche e la redazione del testo. Lo spettacolo ripercorrerà la storia della città del Sulcis, dalla sua fondazione alle tappe più significative della vicenda mineraria. Le musiche saranno affidate ad Andrea Piraz & Filo.

Domenica 26 luglio

La giornata conclusiva di domenica 26 luglio riunirà i diversi percorsi sviluppati durante la settimana. Sarà l’ultimo giorno per visitare la mostra “AS IT IS – Giovanni Coda Exhibition” in Piazza Roma e per partecipare alle attività del Workshop Haiku.

All’Arena Mirastelle, il programma inizierà alle 19:00 con l’ultimo Aperitivo Letterario e musicale del Festival, curato dalla Scuola Civica di Musica di Carbonia, diretta da Bruno Camera, con la collaborazione della Libreria Lillith. Sul palco si esibiranno Laura Tuveri e Nicola Ventura.

Alle 20:00 saranno presentati i lavori della Scuola Genius. I partecipanti racconteranno il percorso compiuto durante il laboratorio e proporranno al pubblico le sequenze audio che compongono il “numero zero” del podcast collettivo dedicato a Carbonia. Le storie, le voci e i suoni raccolti nel corso della settimana confluiranno così in un unico racconto sulla città, sul territorio e sulla sua identità.

Alle 20:30 Andrea Serra presenterà Fernando o della melanconia dell’irreversibile in dialogo con Francesca Spanu. Alle 21:00 sarà invece proposto Un irresistibile miraggio del mondo. Grazia Deledda, Maria Giacobbe e Joyce Lussu, reading con Paola Soriga e con suoni e immagini a cura di Ivana Marrone.

La terza edizione di Carta Carbonia si concluderà alle 21:30 con Edoardo Prati, in dialogo con Andrea Fulgheri, in un incontro live dedicato alle nuove generazioni, ai loro sogni, alle loro domande e al futuro.

Carta Carbonia 2026 non si esaurirà con gli appuntamenti di luglio.

Nei mesi di ottobre e novembre sarà realizzato il laboratorio multimediale “La storia immersiva con la realtà virtuale”, rivolto agli studenti delle scuole superiori.

Il percorso approfondirà le condizioni storiche, politiche e militari che portarono ai bombardamenti di Cagliari e Carbonia nel 1943, analizzandone le conseguenze sulla popolazione civile e sul tessuto urbano.

Nella fase conclusiva gli studenti assisteranno, attraverso appositi visori, a un minicortometraggio dedicato ai bombardamenti di Cagliari, sperimentando una modalità innovativa e immersiva di incontro con la memoria storica.

«Carta Carbonia è per la città un investimento culturale e strategico dichiara Pietro Morittu, sindaco di Carbonia -. La terza edizione conferma la volontà dell’Amministrazione comunale di valorizzare Carbonia non solo come luogo della memoria mineraria e operaia, ma anche come spazio contemporaneo di confronto, formazione e produzione culturale. In un tempo segnato da tensioni internazionali, trasformazioni geopolitiche e nuove fragilità sociali, riteniamo importante offrire alla comunità occasioni di lettura critica del presente.»

«Carta Carbonia 2026 mette insieme libri, podcast, divulgazione, fotografia, memoria, geopolitica e nuove forme di raccontoafferma Giorgia Meli, assessora alla Cultura della Città di Carbonia -. Non costruisce soltanto un calendario di eventi, ma un percorso culturale e formativo. La Scuola Genius permette soprattutto ai giovani di diventare parte attiva del racconto della città, mentre la mostra dedicata a Giovanni Coda e gli altri laboratori ampliano il Festival verso l’immagine, la didattica innovativa e la responsabilità dello sguardo.»

«La terza edizione di Carta Carbonia nasce con un obiettivo chiaro: fare della città uno spazio accogliente per il racconto contemporaneosottolinea Giovanni Follesa, direttore artistico del Festival -. Carbonia, con la sua storia operaia, mineraria e profondamente umana, non è una semplice cornice, ma il cuore simbolico del progetto. In un tempo dominato dalla velocità e dal consumo rapido delle informazioni, la cultura deve tornare a essere un luogo di incontro reale, capace di unire pensiero, emozione e comunità.»

Da Emanuele Trevi a Francesco Piccolo, da Edoardo Prati a Vincenzo Schettini, passando per Valeria Usala, Elena Pau, Rossana Copez, Giulia Bertasi, Telmo Pievani, Miguel Gotor, Massimo Franco, Giacomo Mameli, Anthony Muroni, Matteo Caccia, Andrea Serra, Elio Turno Arthemalle, Francesco Abate, Betty Manca e Fabio Farigu: Carta Carbonia 2026 porta sul palco 19 voci della cultura  e della letteratura italiana contemporanea.

Il filo conduttore scelto per questa terza edizione è chiaro: Carta Carbonia vuole continuare and essere il luogo in cui la memoria incontra il presente. La memoria mineraria, operaia e civile della città di Carbonia dialogherà con i temi di oggi: geopolitica, scienza, identità, racconto sonoro, letteratura, immagini e nuovi modi di leggere il mondo.

Dopo il successo della seconda edizione, Carbonia si prepara a vivere una nuova tappa del suo festival letterario, in programma dal 23 al 26 luglio 2026. Non solo una rassegna di incontri, ma un progetto che prova a far muovere la città: il pubblico, le scuole, chi scrive, chi legge, chi ascolta, chi fotografa e chi vuole imparare a raccontare il territorio.

La casa del Festival sarà l’Arena Mirastelle. Ogni sera si aprirà alle 19.00 con l’Aperitivo Letterario, realizzato con la collaborazione della Scuola Civica di Musica di Carbonia. Poi spazio agli incontri con autori e autrici, ai reading, agli spettacoli, alla narrazione sonora, alla fotografia, ai laboratori poetici, alle attività per le scuole e ai percorsi formativi dedicati ai nuovi linguaggi del racconto.

L’evento è promosso dal Comune di Carbonia, con il sostegno del Fondo FSE+, Priorità 5, Obiettivo Specifico 4.11, della Regione Sardegna e con il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo. Tra i partner del progetto figurano Genius, l’Associazione Cherimus, la Scuola Civica di Musica di Carbonia e le realtà culturali coinvolte nel percorso del festival.

«Carta Carboniadichiara Pietro Morittu, sindaco di Carboniaè per la città un investimento culturale e strategico. La terza edizione conferma la volontà dell’Amministrazione comunale di valorizzare Carbonia non solo come luogo della memoria mineraria e operaia, ma anche come spazio contemporaneo di confronto, formazione e produzione culturale. In un tempo segnato da tensioni internazionali, trasformazioni geopolitiche e nuove fragilità sociali, riteniamo importante offrire alla comunità occasioni di lettura critica del presente. Portare questi temi nel Sulcis significa rendere Carta Carbonia un festival capace di parlare del nostro tempo con attenzione, competenza e apertura.»

«Carta Carbonia 2026afferma Giorgia Meli, assessora alla Cultura della Città di Carbonia – mette insieme libri, podcast, divulgazione, fotografia, memoria, geopolitica e nuove forme di racconto. Non costruisce soltanto un calendario di eventi, ma un percorso culturale e formativo. La Scuola di Scrittura Genius, gratuita e aperta alla comunità, è uno degli elementi più importanti del progetto perché permette soprattutto ai giovani di diventare parte attiva del racconto della città. Anche la mostra fotografica dedicata a Giovanni Coda e il laboratorio multimediale per gli studenti ampliano il festival verso l’immagine, la didattica innovativa e la responsabilità dello sguardo.»

«La terza edizione di Carta Carbonia – puntualizza invece Giovanni Follesa, direttore artistico del festivalnasce con un obiettivo chiaro: fare della città uno spazio accogliente per il racconto contemporaneo. In un tempo dominato dalla velocità e dal consumo rapido delle informazioni, la cultura deve tornare a essere un luogo di incontro reale, capace di unire pensiero, emozione e comunità. Carbonia, con la sua storia operaia, mineraria e profondamente umana, non è una semplice cornice: è il cuore simbolico del festival.»

Carta Carbonia giorno per giorno

Carta Carbonia 2026 prenderà il via giovedì 23 luglio all’Arena Mirastelle. Alle 19.00 è previsto l’Aperitivo Letterario, a cura della Scuola Civica di Musica di Carbonia. Alle 19:30 il festival aprirà con Cercando, ch’è sì cara. Fiabe palestinesi di Mohammed Ayyoub e Rossana Copez, pubblicato da Condaghes, con letture a cura di Roberta Pasquinucci ed Elena Pau. Un primo appuntamento che mette subito al centro la forza delle storie, capaci di attraversare confini, memorie, culture e ferite del presente.

Alle 20:00 spazio a Giacomo Mameli con Pedrito, lamette a Caracas, fiori a Orgosolo, in dialogo con Marco Loi. Alle 20.30 Anthony Muroni presenterà La firma del Re, dialogando con Nicolò Migheli. Alle 21.00 arriverà Emanuele Trevi con Mia nonna e il Conte, in dialogo con Rossana Copez. La prima serata si chiuderà alle 21.30 con Vincenzo Schettini e lo spettacolo La fisica che ci piace.

Venerdì 24 luglio si ripartirà alle 19.00 con l’Aperitivo Letterario. Alle 19.30 sarà protagonista Valeria Usala con Nelle case degli altri, in dialogo con Myriam Quaquero. Alle 20.00 Miguel Gotor presenterà L’omicidio di Piersanti Mattarella, in dialogo con Loredana Germani. Alle 20.30 Telmo Pievani porterà in scena Il delitto di Darwin. Storia di un segreto spaventoso, nella forma del reading-spettacolo. Alle 21.30 la serata proseguirà con Gli Indegni, quasi un musical, di Francesco Abate, con musiche in scena di Renzo Cugis, Fabio Farigu e Betty Manca.

Sabato 25 luglio, dopo l’Aperitivo Letterario delle 19:00, saliranno sul palco Matteo Caccia e Giulia Bertasi con Orazio Live. Alle 21.00 Francesco Piccolo presenterà Totò, in dialogo con Giovanni Follesa. Alle 21.30 Massimo Franco parlerà di Papi, dollari e guerre, in dialogo con Valentina Orgiu. Alle 22:30 la serata si chiuderà con il reading Carbonia, scritto e interpretato da Elio Turno Arthemalle, musiche di Andrea Piraz & Filo, con la collaborazione alle ricerche e alla redazione del testo di Vito Biolchini.

Domenica 26 luglio il festival si chiuderà con una giornata dal forte valore simbolico. Alle 19.00 torna l’Aperitivo Letterario. Alle 20:00 saranno presentati i lavori della Scuola di Narrazione, realizzati in collaborazione con Scuola Genius. Alle 20.30 Andrea Serra presenterà Fernando o della melanconia dell’irreversibile, in dialogo con Francesca Spanu. Alle 21.00 Elena Pau sarà tra le voci del reading Un irresistibile miraggio del mondo. Grazia Deledda, Maria Giacobbe e Joyce Lussu, dedicato a tre figure centrali della cultura sarda e italiana, con suoni e immagini a cura di Ivana Marrone. Alle 21:30 il festival ospiterà Edoardo Prati, in dialogo con Andrea Fulgheri, con un live che parla direttamente alle nuove generazioni, ai loro sogni e al loro futuro.

La Scuola Genius: sette giorni per raccontare Carbonia con il podcast

Dentro il percorso di Carta Carbonia 2026 si inserisce la Scuola di Scrittura Genius – II edizione – I Podcast. Il laboratorio, completamente gratuito, si svolgerà in presenza a Carbonia dal 20 al 26 luglio.

I docenti saranno presenti da lunedì 20 luglio per lavorare con la comunità alla costruzione di uno storytelling legato al territorio. Il percorso prevede appuntamenti pomeridiani di circa due ore dal 20 al 25 luglio, con una presentazione pubblica conclusiva domenica 26 luglio 2026 all’interno del cartellone ufficiale del festival.

L’iniziativa è aperta a tutte le persone interessate, residenti e non residenti nel comune di Carbonia, a partire dai 12 anni. Le iscrizioni sono aperte dal 22 maggio al 10 luglio 2026 attraverso il form disponibile nella sezione dedicata del sito www.cartacarbonia.it. La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati e verranno assegnati in base all’ordine cronologico di ricezione delle iscrizioni. Per informazioni è possibile scrivere a info.assoentilocali@gmail.com.

La Scuola Genius porterà dentro il festival un laboratorio intensivo dedicato al podcast, pensato per dare voce alle storie, alle idee e agli sguardi di chi vive, attraversa e racconta Carbonia. Durante il percorso, i partecipanti impareranno a scrivere per essere ascoltati, usare microfoni e strumenti audio, condurre al microfono, realizzare interviste efficaci, registrare e montare la propria voce, scegliere musiche ed effetti sonori coerenti con il racconto da costruire.

A guidare il percorso saranno Lucia Pappalardo, Loredana Germani, Andrea Borgnino e Paolo Restuccia, quattro docenti con esperienze consolidate nel campo della scrittura, della radio, del giornalismo, del cinema, della narrazione audio e della formazione.

La mostra AS IT IS in Piazza Roma

Tra le attività in programma dal 20 al 26 luglio, Carta Carbonia ospiterà in Piazza Roma la mostra fotografica AS IT IS | Giovanni Coda, un percorso antologico dedicato a trentacinque anni di immagini.

La mostra non si presenta come una retrospettiva tradizionale, ma come un attraversamento visivo e umano. Le immagini diventano tracce, custodiscono il passaggio del tempo, dell’esperienza e della ricerca, e restituiscono allo spettatore un percorso in cui il corpo emerge come spazio di confine tra visibile e invisibile.

Nei lavori di Giovanni Coda, regista, autore, fotografo e curatore cagliaritano, il corpo è presenza fragile e potente, attraversato da luce e ombra, identità e perdita. Direttore artistico del V-Art – Festival Internazionale Immagine d’Autore, fondatore di The Social Gallery a Quartu Sant’Elena e autore di opere presentate in contesti museali e internazionali, Coda porterà a Carbonia un percorso espositivo capace di dialogare con i temi centrali del festival: memoria, corpo, luoghi, dignità umana e responsabilità dello sguardo.

La mostra proporrà opere della collezione LOGUS e immagini tratte dal reportage umanitario realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione promosso da Farmacisti nel Mondo.

Il workshop Haiku

Dal 23 al 26 luglio, durante le giornate del festival, sarà proposto anche il Workshop Haiku, condotto da Daniela Cimino e curato dall’Associazione Cherimus.

L’haiku è un’antica forma poetica giapponese che, attraverso tre versi e diciassette sillabe, riesce a raccontare un gesto, una visione, un’intuizione o un momento unico. Per la sua immediatezza e semplicità, rappresenta una forma ideale per avvicinare adulti e bambini alla poesia, rendendo l’esperienza creativa accessibile, leggera e coinvolgente.

I componimenti realizzati durante il laboratorio saranno raccolti in un libro fatto di immagini e parole, costruito direttamente dai partecipanti. Il percorso potrà intrecciare anche la creazione di quaderni in formati differenti, rilegati con la tecnica dei tre punti.

In autunno la storia diventa immersiva

Il progetto non si esaurirà nelle quattro giornate del festival. La dimensione formativa proseguirà in ottobre e novembre con il laboratorio multimediale La storia immersiva con la realtà virtuale, rivolto alle scuole superiori.

L’attività proporrà un approccio multimediale e immersivo alla didattica della storia, con l’obiettivo di avvicinare gli studenti allo studio degli eventi della Seconda guerra mondiale attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali.

Nel corso degli incontri si prenderà spunto dalle condizioni storiche, politiche e militari che portarono ai bombardamenti delle città di Cagliari e Carbonia nel 1943, analizzandone le conseguenze sulla popolazione civile e sul tessuto urbano. Nella fase conclusiva, gli studenti assisteranno con visori per la realtà virtuale a un minicortometraggio dedicato ai bombardamenti di Cagliari del 1943, sperimentando una modalità innovativa di fruizione della memoria storica.

Dopo il successo della seconda edizione, Carbonia si prepara ad accogliere la terza edizione di “Carta Carbonia”, il festival letterario in programma dal 23 al 26 luglio 2026, con un progetto culturale ampio, multidisciplinare e fortemente legato al territorio.

Il festival, presentato ufficialmente giovedì 28 maggio, negli spazi del Teatro Massimo di Cagliari, è promosso dal comune di Carbonia con il sostegno del Fondo FSE+, Priorità 5, Obiettivo Specifico 4.11, e con il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.

«Carta Carboniadichiara il sindaco di Carbonia Pietro Moritturappresenta per la nostra città un investimento culturale e strategico. La terza edizione conferma la volontà dell’Amministrazione comunale di costruire un progetto capace di valorizzare Carbonia non solo come luogo della memoria mineraria e operaia, ma anche come spazio contemporaneo di confronto, formazione e produzione culturale. In un tempo segnato da profonde tensioni internazionali, conflitti, trasformazioni geopolitiche e nuove fragilità sociali, riteniamo fondamentale offrire alla comunità occasioni di lettura critica del presente. La presenza di autori, giornalisti e studiosi che si occupano di geopolitica, attualità internazionale e grandi scenari globali permette di portare questi temi anche nel Sulcis, rendendo Carta Carbonia un festival capace di parlare del presente con attenzione, competenza e apertura e di mettere la nostra città al centro del dibattito culturale regionale e nazionale·»

«Carta Carbonia 2026 – afferma l’assessora della Cultura della Città di Carbonia Giorgia Melinasce con l’obiettivo di intrecciare linguaggi diversi – libri, podcast, divulgazione, fotografia, memoria, geopolitica e nuove forme di racconto – costruendo non solo un calendario di eventi, ma un vero percorso culturale e formativo. La Scuola di Narrazione e Podcast Genius, aperta gratuitamente ai partecipanti, rappresenta uno degli elementi centrali del progetto perché permette alla comunità, e in particolare ai giovani, di diventare parte attiva del racconto della città. Accanto agli appuntamenti principali, che avranno nell’Arena Mirastelle il loro cuore, il festival vivrà anche attraverso iniziative collaterali, laboratori e proposte dedicate alle scuole. La mostra fotografica dedicata a Giovanni Coda e il laboratorio multimediale rivolto agli studenti confermano la volontà di ampliare il perimetro di Carta Carbonia: un festival che guarda alla letteratura, ma anche all’immagine, alla didattica innovativa e alla responsabilità dello sguardo, raccontando Carbonia a partire dalla sua identità e aprendola a una prospettiva contemporanea, educativa e internazionale.»

Il percorso di avvicinamento al festival ha preso ufficialmente forma il 22 maggio, con i primi passi pubblici della seconda edizione della Scuola di Scrittura Genius, quest’anno dedicata alla narrazione audio e al podcast. Un laboratorio gratuito che accompagnerà il cammino verso Carta Carbonia 2026 e che rappresenta uno dei tasselli più significativi dell’intero progetto: non solo un’esperienza formativa, ma anche uno spazio di partecipazione, racconto del territorio e coinvolgimento diretto della comunità.

«La terza edizione di CartaCarbonia – racconta Giovanni Follesa, direttore artistico del festivalnasce con un obiettivo chiaro: lavorare affinché Carbonia diventi uno spazio accogliente dedicato al racconto contemporaneo. In un tempo dominato dalla velocità, dalla frammentazione e dal consumo rapido delle informazioni, la cultura deve tornare a essere uno spazio di incontro reale, capace di unire pensiero, emozione e comunità. Per questo CartaCarbonia non è soltanto un festival letterario, ma un laboratorio aperto dove letteratura, giornalismo, fotografia, musica e nuovi media dialogano tra loro per interpretare il presente. Carbonia, con la sua storia operaia, mineraria e profondamente umana, non è semplicemente una cornice: è il cuore simbolico del festival. Una città – continua Follesa – nata dal lavoro e dalla trasformazione sociale che oggi sceglie di investire nella cultura come strumento di futuro. Il programma, sfaccettato e plurale, si inserisce in questo solco con alcune delle voci più autorevoli della cultura italiana contemporanea, capaci di dialogare con pubblici diversi, generazioni differenti e sensibilità lontane.»

La terza edizione di Carta Carbonia

L’edizione 2026 del festival si annuncia come un appuntamento capace di intrecciare libri, divulgazione, memoria, geopolitica, spettacolo, podcast, arti visive e partecipazione civica. Non una semplice rassegna di incontri, dunque, ma un percorso culturale che partirà dalla formazione e arriverà alle serate pubbliche dell’Arena Mirastelle, cuore degli eventi principali.

Il programma presentato a Cagliari conferma una direzione chiara: Carta Carbonia vuole portare nel Sulcis alcune delle voci più interessanti del panorama culturale e letterario nazionale, costruendo un dialogo tra letteratura, attualità, scienza, geopolitica, memoria e nuove forme di racconto.

Tra i protagonisti della terza edizione figurano Giacomo Mameli, con Pedrito, lamette a Caracas, fiori a OrgosoloEmanuele Trevi, con Mia nonna e il ConteVincenzo Schettini, con lo spettacolo La fisica che ci piaceMiguel Gotor, con Lomicidio di Piersanti MattarellaTelmo Pievani, con Il delitto di Darwin. Storia di un segreto spaventosoFrancesco Abate e Fabio Farigu, protagonisti del karaoke letterario de Gli Indegni.

Nel cartellone anche Matteo Caccia e Giulia Bertasi, con Orazio liveFrancesco Piccolo, con TotòMassimo Franco, con Papi, dollari e guerreElio Turno Arthemalle, con un reading dedicato a Carbonia; Anthony Muroni, con La firma del RePaola Soriga, con lo spettacolo Un irresistibile viaggio del mondo Grazia Deledda, Joyce Lussu e Maria GiacobbeAndrea Serra con Fernando o della melanconia dell’irreversibile ed Edoardo Prati, atteso con un talk pensato per dialogare anche con le nuove generazioni.

Le quattro giornate, dal 23 al 26 luglio, saranno attraversate da presentazioni di libri, talk, reading, spettacoli e momenti di approfondimento. Al centro ci saranno i grandi temi del nostro tempo: il rapporto tra memoria e identità, le trasformazioni sociali, le tensioni geopolitiche, la divulgazione scientifica, il racconto del Novecento, il dialogo tra generazioni e il modo in cui i territori possono diventare spazi vivi di narrazione.

La giornata conclusiva, domenica 26 luglio, avrà un valore particolarmente simbolico. Oltre alla presentazione pubblica dei lavori della Scuola di Narrazione Genius, il festival chiuderà il proprio percorso mettendo insieme letteratura, divulgazione e racconto orale, confermando la volontà di trasformare Carta Carbonia in un luogo di incontro tra linguaggi diversi.

La Scuola Genius

Dentro l’articolato percorso di Carta Carbonia 2026 si inserisce la programmazione della Scuola di Narrazione e Podcast Genius, curata dall’Associazione Story Genius. Il laboratorio, completamente gratuito, si svolgerà in presenza a Carbonia dal 20 al 26 luglio, in orario pomeridiano e serale.

L’iniziativa sarà aperta a tutte le persone interessate, residenti e non residenti a Carbonia, a partire dai 12 anni. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 10 luglio attraverso il form disponibile sul sito www.cartacarbonia.it e sui canali social Facebook e Instagram di Carta Carbonia Festival Letterario.

La Scuola Genius porterà dentro Carta Carbonia un laboratorio intensivo di sette giorni dedicato al podcast e alla narrazione sonora, pensato per dare voce alle storie, alle idee e agli sguardi di chi vive, attraversa e racconta Carbonia. L’obiettivo è trasformare il territorio in materia narrativa, facendo emergere memorie, esperienze, luoghi, linguaggi e prospettive nuove.

Durante il percorso, i partecipanti impareranno a scrivere per essere ascoltati, utilizzare microfoni e strumenti audio, condurre al microfono, realizzare interviste, registrare e montare la propria voce, scegliere musiche ed effetti sonori coerenti con il racconto da costruire.

Il percorso si concluderà con la realizzazione del “numero zero”, la prima puntata di un podcast originale ideata, scritta, registrata e montata dai partecipanti. Le voci raccolte entreranno così nel racconto del festival e del territorio, trasformando la Scuola di Narrazione in un vero laboratorio di cittadinanza sonora, dove Carbonia si ascolta, si archivia e si condivide.

A guidare il percorso saranno docenti con esperienze consolidate nel campo della scrittura, della radio, del giornalismo, del cinema, della narrazione audio e della formazione. Tra loro figurano nomi di rilievo come Lucia Pappalardo, scrittrice, giornalista e filmmaker; Paolo Restuccia, scrittore e regista della trasmissione Il Ruggito del Coniglio su Rai Radio2; Loredana Germani, tra i fondatori della Scuola di scrittura creativa Genius e impegnata nella scrittura, nella formazione e nella divulgazione letteraria; e Andrea Borgnino, giornalista, autore e conduttore radiofonico.

Scuole, mostra fotografica ed eventi autunnali

Durante le giornate del festival sarà proposto anche il Workshop su prenotazione Haiku, condotto da Daniela Cimino a cura dell’Associazione Cherimus.

L’haiku è un’antica forma poetica giapponese che, attraverso tre versi e diciassette sillabe, riesce a racchiudere un gesto, un’immagine, un’intuizione o un istante. Privo di titolo e di rima, chiede soprattutto attenzione: invita a fermarsi, osservare, cogliere un dettaglio minimo della realtà e trasformarlo in parola poetica. Per la sua immediatezza e semplicità, rappresenta una forma ideale per avvicinare adulti e bambini alla poesia, rendendo l’esperienza creativa accessibile, leggera e coinvolgente.

Nel corso del laboratorio i partecipanti saranno accompagnati in un piccolo viaggio nel tempo e nello spazio: impareranno a riconoscere emozioni nelle foglie, nei gesti, nei paesaggi e nei frammenti della quotidianità, scoprendo la possibilità di essere poeti attraverso lo sguardo. I componimenti realizzati durante il workshop saranno poi raccolti in un libro di immagini e parole, costruito direttamente dai partecipanti.

Sempre nell’ambito delle giornate del festival, la dimensione visiva troverà spazio con AS IT IS, la mostra fotografica scandaglia i 35 anni di attività di Giovanni Coda, regista, autore, fotografo e curatore cagliaritano, da oltre trentacinque anni impegnato in una ricerca che attraversa cinema, fotografia, videoarte e impegno civile. Direttore artistico del V-Art – Festival Internazionale Immagine dAutore, fondatore di The Social Gallery a Quartu Sant’Elena e autore di opere presentate in contesti museali e internazionali, Coda porterà a Carta Carbonia un percorso espositivo capace di dialogare con i temi centrali del festival: la memoria, il corpo, i luoghi, la dignità umana e la responsabilità dello sguardo.

La mostra proporrà opere della collezione LOGUS e immagini tratte dal reportage umanitario realizzato in Bangladesh nell’ambito del progetto internazionale di cooperazione promosso da Farmacisti nel Mondo. Un racconto fotografico che non si limita a documentare, ma invita a sostare davanti alle immagini, a riconoscere ciò che resta e ciò che resiste, trasformando la fotografia in una forma di testimonianza, relazione e memoria visiva dedicata agli esseri umani.

Il progetto non si esaurirà nelle quattro giornate del festival. Accanto agli appuntamenti principali sono previste attività collaterali, percorsi formativi e iniziative dedicate al rapporto tra memoria, arti visive, partecipazione e nuovi linguaggi del racconto.

La dimensione formativa proseguirà quindi in autunno con il laboratorio multimediale “La storia immersiva”, rivolto alle scuole superiori e dedicato all’uso della realtà virtuale nella didattica della storia, a partire dai bombardamenti di Cagliari e Carbonia del 1943. Un’occasione di formazione, dialogo e confronto che conferma la vocazione del festival a unire memoria, innovazione e consapevolezza critica.

Con la presentazione ufficiale al Teatro Massimo di Cagliari, Carta Carbonia 2026 entra così nella sua fase pubblica e conferma l’ambizione di riportare Carbonia e il Sulcis al centro di un racconto culturale capace di unire territorio, comunità e grandi voci della scena nazionale.

Visioni sarde pochi giorni dopo aver rappresentato con “S’Ossastru” l’Italia al prestigioso EuroAsia Shorts di Washington DC, internazionale dialogo cinematografico che ha coinvolto 9 Paesi (Italia, Francia e Indonesia, Spagna, Germania, Giappone, Repubblica di Corea, Austria e Oman), ritorna in Sardegna, nel Sulcis Iglesiente. Ciò a sottolineare la capacità del cinema di superare i confini e di portare emozioni e tematiche in ogni angolo del pianeta, dagli Stati Uniti d’America ai più piccoli centri isolani.
Venerdì 20 giugno i magnifici 9 cortometraggi che stanno portando la Sardegna nel mondo saranno presentati a Narcao, nel pieno del Sulcis Iglesiente.
Antonello Cani, sindaco del suggestivo borgo minerario ha organizzato le proiezioni in piazza Europa, alle 21.00, all’aperto, sotto le stelle, per offrire ai concittadini un momento di frescura fornendo loro, nel contempo, stimoli molteplici alla riflessione e al dibattito.
Preceduti dalla proiezione della clip musicale “Ambasciadores de Sardigna”, un tributo a tutti i sardi emigrati, saranno proposti:
– “Amare ancora” di Giuseppe Carrieri, Gonçalo Claro da Fonseca, un’intensa riflessione sul confine tra amore e ossessione;
– “Come siamo diventati” di Christiano Pahler, satira tagliente sulle dinamiche condominiali ai tempi dei gruppi WhatsApp;
– “Fratelli” di Matteo Manunta, una confessione famigliare che rompe il silenzio generazionale;
– “Il servo pastore non dorme di notte” di Arianna Lodeserto, viaggio poetico nella Barbagia tra pastori e sogni;
– “Island for rent” di Elio Turno Arthemalle, Tore Cubeddu, distopia ambientata in una Sardegna post-apocalittica;
– “Mio babbo è superman” di Giovanni Maria D’Angelo, critica sociale in un contesto scolastico di provincia;
– “S’ozzastru”di Carolina Melis, l’albero millenario come simbolo di memoria collettiva;
– “S 62” di Niccolò Biressi, solitudine e incomunicabilità in un corto emozionante;
– “hakespeare in smoke” di Francesco Cocco, sogni e realtà si intrecciano in una pausa sigaretta.
L’itinerario di Visioni Sarde in Italia e all’estero è promosso e organizzato dalla Cineteca di Bologna e Sardegna Film Commission con la collaborazione di Cinemaitaliano.info e della FASI, Federazione delle Associazioni Sarde in Italia.

Bruno Mossa

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La seduta solenne del Consiglio in occasione della ricorrenza de “Sa Die de sa Sardigna” è stata aperta dal presidente Michele Pais che ha comunicato l’ordine dei lavori. Dopo lo stesso presidente, hanno preso la parola l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, ed i capigruppo. Sono seguiti una rappresentazione scenica del Comitato “Sa Die de sa Sardigna” e, in chiusura, l’intervento del presidente della Regione Christian Solinas.
Di seguito il testo integrale del discorso pronunciato dal presidente del Consiglio.

«Oggi celebriamo Sa Die de sa Sardigna, un grande momento di riflessione per noi sardi. Dal 1993, anno della sua istituzione, è questo il giorno in cui il comune sentire del popolo sardo celebra i valori più alti della sua cultura e della sua storia millenaria.
Sa Die de sa Sardigna è nata per essere luogo di incontro e di confronto, di fiducia e di speranza, una giornata in cui la normale dialettica politica, spesso caratterizzata da forti contrapposizioni, lascia spazio al dialogo costruttivo. Così è stato in tutti questi anni e così deve essere oggi.
I tempi difficili che stiamo vivendo richiedono a tutti noi uno sforzo unitario, ispirato alla memoria storica e all’insegnamento dei nostri padri, nella convinzione che solo la conoscenza e la consapevolezza del proprio passato possono essere il fondamento di scelte meditate per il futuro.
In questa giornata solenne celebriamo i Vespri Sardi dell’aprile del 1794 che portarono a maturare un condiviso spirito di ribellione nei confronti, allora, dei dominatori piemontesi.
È la giornata in cui ricordiamo i nostri eroi: Giommaria Angioy, Michele Obino, Francesco Cilloco. Ma è soprattutto la giornata in cui si esalta lo spirito identitario del popolo sardo che in questo evento si rinnova e si rafforza.
È l’occasione per mostrare la determinazione della nostra terra che, pur segnata da sofferenze e secoli di dominazioni, è riuscita a mantenere immutati i suoi caratteri originali con una propria lingua e una cultura di radici antichissime.
Su queste solide basi si fonda il nostro agire quotidiano, questo patrimonio di conoscenze ci dà la forza di affrontare senza paura le difficoltà del presente.
Oggi il nemico è più subdolo, non ha più le uniformi dei soldati sabaudi e le parrucche dei funzionari regi. Oggi il nemico non si vede, colpisce indistintamente uomini e donne, si insinua nei luoghi di cura, di lavoro e di svago. E, per questo, è un avversario ancora più difficile da combattere.
Subiamo in queste settimane una situazione mai vissuta. Uno scenario inimmaginabile fino a pochi mesi fa con centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo, uccisi da una pandemia virale devastante.
Un’emergenza sanitaria a livello globale con conseguenze economiche e sociali pesantissime per tutti, nazioni ricche ed evolute, paesi poveri e sottosviluppati.
La Sardegna, purtroppo, non è stata risparmiata. Anche noi piangiamo i nostri morti e lottiamo quotidianamente per arginare la diffusione dei contagi. Lo facciamo da settimane grazie al sacrificio di tutti: uomini e donne, vecchi e bambini costretti a rivoluzionare il loro modo di vivere, confinati nelle proprie abitazioni dalle rigide e inevitabili misure di distanziamento sociale.
Ma consentitemi, in questa occasione solenne, di rivolgere un ringraziamento particolare a chi, in questi giorni, opera nella prima linea del fronte: medici, infermieri, operatori sanitari e personale che, a vario titolo, garantisce la sicurezza dei nostri ospedali e di tutti i presidi della salute pubblica.
Ogni giorno, senza sosta e con spirito di abnegazione, assicurano cure ed assistenza ai pazienti colpiti dal Covid-19 pagando spesso a caro prezzo la loro esposizione all’aggressione virale.
La Sardegna sta pagando un tributo pesantissimo. Fino ad oggi ben 109 persone sono scomparse a causa del coronavirus. Morti solitarie e nel silenzio. Tra le vittime anche due medici di altissimo valore umano e professionale: Nabeel Khair, medico di base a Tonara e Marco Spissu chirurgo stimatissimo del policlinico sassarese.
Un grazie va anche a tutti i volontari della Protezione civile. Agli uomini e alle donne delle nostre forze dell’ordine, del Corpo Forestale, dei Vigili del fuoco e delle compagnie barracellari impegnati nelle operazioni di controllo del territorio per il rispetto delle misure di contenimento imposte dal Governo nazionale e dalla Giunta regionale. Se la Sardegna è riuscita a limitare la diffusione del virus lo si deve a loro, oltre che al grande senso di responsabilità mostrato dai cittadini sardi.
Un grazie va inoltre a tutti i lavoratori che, nei vari ambiti, assicurano alle famiglie i beni primari.
Ma il mio pensiero va soprattutto alle famiglie colpite nei loro affetti più cari, a coloro che hanno visto morire i loro congiunti: si tratta soprattutto di anziani, dei custodi della nostra memoria, dei depositari dei nostri saperi. Una perdita, per questo, ancora più dura da sopportare.
Questo virus, però, non colpisce solo gli uomini. Rischia di uccidere anche centinaia di attività produttive costrette alla chiusura dalle misure di contenimento adottate a livello nazionale e regionale.
E, insieme alle imprese, rischiano di scomparire centinaia di posti di lavoro nei settori trainanti della nostra economia: turismo, artigianato e commercio. A loro va tutta la nostra attenzione, alle aziende e ai lavoratori deve essere riservato il massimo sostegno da parte delle istituzioni regionali.
In questa direzione vanno le misure adottate dal Consiglio e dalla Presidenza della Regione nelle scorse settimane. A questo proposito voglio rimarcare il grande spirito di collaborazione tra maggioranza e opposizione che ha caratterizzato i lavori dell’Assemblea in questi giorni difficili.
Tutte le forze politiche hanno dismesso le casacche di appartenenza per perseguire il bene comune. Ciò ha consentito di approvare in tempi rapidissimi la manovra finanziaria che ha liberato risorse immediatamente spendibili per contrastare l’emergenza sanitaria, economica e sociale che ha colpito la nostra Isola.
Il Consiglio ha approvato le prime misure straordinarie urgenti a sostegno delle famiglie e dei lavoratori.
Nell’imminente saranno approvate importanti misure a favore delle imprese e dei lavoratori stagionali. È uno sforzo economico senza precedenti che la Regione ha deciso di attuare senza tentennamenti. Il momento impone decisioni rapide e mirate, solo così potremo evitare la catastrofe.
Una battaglia nella quale è coinvolto tutto il sistema degli enti locali. Province e comuni svolgono un ruolo fondamentale per consentire alle misure adottate dal Consiglio e dalla Presidenza della Regione di avere immediata efficacia. I sindaci e tutti gli amministratori locali, grazie alla conoscenza diretta dei luoghi e delle singole situazioni personali e aziendali, hanno un quadro chiaro dei bisogni e delle difficoltà. Il loro contributo e i loro suggerimenti ci consentono di prendere decisioni ponderate e allo stesso tempo rapide.
Tutti gli eventi inaspettati e sconvolgenti, lo dice la storia, portano a inevitabili trasformazioni offrendo opportunità che, se sapute cogliere, ci consentiranno di costruire un futuro migliore. Questo virus, con il suo carico di lutti e di sofferenze, ha risvegliato il nostro spirito comunitario, sopito pulsioni individualistiche e innescato una spontanea catena di solidarietà.
Come nel 1794, la Sardegna fa fronte comune. Il nemico da scacciare sembra oggi più resistente e determinato ma sono sicuro che oggi, come allora, il popolo sardo unito riuscirà a vincere la sua battaglia.»

Successivamente ha preso la parola l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi che in apertura si è soffermato sulla vastità dei cambiamenti che l’epidemia ha imposto alla nostra società. Cambiamenti, ha affermato, che interrogano nel profondo l’uomo con domande sul senso più autentico della sua esistenza e ci consegnano una lezione di convivenza, di consapevolezza del legame fra scelte individuali e bene comune, sulla centralità della cura della vita, della necessità di superare l’indifferenza nei confronti del mondo che ci circonda. «La sofferenza degli ammalati e dei poveri ci ha toccato nell’animoha detto ancora monsignor Giuseppe Baturi -, richiamando alla nostra attenzione i valori della persona e della comunità. Adesso, ha concluso il vescovo di Cagliari, avvertiamo i primi segnali di una crisi economica che rischia di mettere a dura prova la popolazione e la sua parte più debole; per questo servono un nuovo inizio ed una nuova energia spirituale e morale aperta al futuro, che dovrà essere attraversata da un grande amore per la vita, da veri sentimenti di amicizia sociale e di creatività comunitaria. L’augurio quindi, ha detto infine Baturi, è che questa nostra celebrazione a cavallo fra memoria e speranza sia ricordata come l’inizio di nuova epoca di amicizia sociale e solidale del popolo della Sardegna.»
Ha quindi preso la parola Salvatore Cubeddu in rappresentanza del Comitato pro sa Die de sa Sardigna che ha svolto il suo intervento in forma bilingue (sardo-italiano).
«I Sardi celebrano oggi la propria festa e la ripropongono in condizioni del tutto straordinarie, ma lo fanno con convinzione, con impegno e persino con gioia ha esordito Salvatore Cubeddu anche se l’Isola è chiusa da quasi due mesi per la pandemia, anche se da noi i deceduti sono a decine, i malati a centinaia e le restrizioni continuano a permanere anche per il futuro.»
Salvatore Cubeddu si è quindi soffermato sul profondo significato che assume Sa Die de sa Sardigna: «Il 28 aprile del 1974 segna una data fondamentale per l’Isola. Non bastavano più le richieste ai regnanti piemontesi. Come nel resto dell’Europa i sardi rivendicavano libertà, eguaglianza e fraternità. Dopo essersi difesi in armi contro le armate conquistatrici francesi il popolo sardo cacciò i piemontesi dall’Isola. La Sardegna ha avuto i suoi eroi e i suoi martiri che oggi vogliamo ricordare, facendo parte di una Repubblica democratica. Oggi i sardi hanno una loro identità nazionale che postula ulteriori spazi istituzionali, idonei a consentire di rispondere in maniera più rappresentativa, efficace ed adeguata agli attuali problemi epocali»
Salvatore Cubeddu, nell’ultima parte del suo intervento, ha indicato nell’Assemblea Costituente lo strumento più adatto per costruire il riscatto del popolo sardo: «Se ne parla da oltre 20 anni ha ricordato Salvatore Cubeddu -, ci sono atti ufficiali approvati da questo Consiglio, proposte di legge presentate in Parlamento. E’ tempo di riscrivere le regole del nostro vivere comune. I 60 consiglieri regionali possono farlo presentando una proposta di nuovo Statuto da sottoporre a referendum. L’Assemblea Costituente sarebbe utile per rinnovare le nostre istituzioni, ricostruire un’economia secondo le vere risorse della nostra terra, valorizzare quel patrimonio di lingua, economia e cultura che esiste e resiste nonostante tutto e tutti nelle campagne, nei paesi e nelle moderne città».
Al termine dell’intervento del rappresentante del Comitato pro sa Die è andato in scena una drammatizzazione teatrale, tra storia e poesia, dei fatti del 28 aprile del 1794. In scena la poetessa Anna Cristina Serra e gli attori Gisella Vacca, Rita Atzeri, Elio Turno Arthemalle e Franco Siddi accompagnati dai suoni ancestrali del gruppo Cuncordia a Launeddas.
Chiusa la rappresentazione teatrale, il presidente Michele Pais ha dato la parola ai capigruppo.
Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha ricordato che «oggi è la festa del polo sardo anche se c’è poco da festeggiare perché viviamo una situazione drammatica, una giornata che ha suscita in noi tante riflessioni sul nostro futuro e deve spingerci a lavorare per la ripartenza della Sardegna con uno sforzo straordinario, con la forza e l’orgoglio che ci hanno lasciato i nostri padri. L’emergenzaha aggiunto Daniele Cocco non è passata e non sappiamo quando passerà; questo perciò non è il momento della polemiche ma della responsabilità perché siamo poveri e siamo colpiti da ulteriore gravi povertà, abbiamo problemi enormi e dobbiamo essere capaci di rispondere con atti straordinari, proponendo soluzioni e risposte forti e nuove. Dobbiamo essere realisti ma anche ottimisti, ha poi auspicato il capogruppo di Leu, per cui al presidente Christian Solinas dico che dobbiamo fare di più, innanzitutto per mettere in sicurezza operatori del sistema sanitario e di quel mondo formato dalla protezione civile, dai volontari e dalle associazioni, dai Sindaci anche loro impegnati quotidianamente. In particolare per quanto riguarda la prevenzione in campo sanitario occorre che i protocolli stabiliti siano estesi ed attuati in tutta la Regione perché, ad esempio, mi risulta che tamponi e protezioni individuali ci siano dappertutto a differenza di quanto accade ora, quando queste buone pratiche vengono seguite a Cagliari e non come Nuoro, perché in definitiva il nostro compito politico e morale è combattere con ogni mezzo il virus».
Francesco Mura, capogruppo di Fdi, ha auspicato che «la comunità regionale sappia andare oltre eventi storici di 226 anni fa ed impegnarsi a fondo in uno sforzo importante per pensare agli sardi di oggi, con stessa reazione decisa e coraggiosa di allora, per essere all’altezza della grande di questo momento epocale di cambiamento; lo dobbiamo alle vittime alle quali dovrebbe essere dedicata questa giornata. Abbiamo il dovere ha sostenuto Francesco Mura di mettere in campo una reazione adeguata alla crisi e di costruire tutti assieme un percorso di risalita, un percorso politico nuovo con i parlamentari sardi di tutte le forze politiche ed il sistema produttivo, per arrivare ad una Sardegna libera da ogni oppressione. L’ assistenza pubblica oggi è un dovere ma è necessario preparare la ripartenza per lavorare con dignità, per tenere viva la nostra tradizione di grandi lavoratori, per il nostro riscatto. Il vero cambiamento, ha proseguito, sta in questa nostra rivoluzione culturale: ripartire dai nostri valori antichi riprendendo in mano con coraggio il nostro destino, consapevoli del fatto che abbiamo tante emergenze da affrontare e dobbiamo batterci con nostri concittadini per dare prospettiva al nostro popolo e soprattutto ai giovani.»
Per Forza Italia, Angelo Cocciu ha messo l’accento sull’importanza della giornata e per una data storica che quest’anno ricordiamo con tanto dolore in più, anche se in misura minore rispetto ad altre parti d’Italia. Il presidente Solinas finora ha fatto tanto e lo ringraziamo, ha detto ancora Cocciu, esprimendo poi speranza che è anche un po’ il sogno per i sardi, di poter avere un controllo sanitario capillare, per consentire alla nostra Regione di ricominciare davvero a lavorare e ad accogliere quanti vorranno visitare la nostra terra in sicurezza.
Roberto Caredda (Misto) ha ricordato che «i sardi di allora difesero grandi valori come dignità e diritti conquistando la loro autonomia con spontanea rivolta patriottica, elementi che oggi devono essere attualizzati trasformandosi in un sentimento di speranza e di riflessione per i sardi, per tramandare nel modo più nobile le tradizioni e la storia della Sardegna. Una riflessione che – ha continuato Roberto Caredda -, dovrà concretizzarsi in un forte impegno a difendere nostra identità, combattendo oggi una battaglia difficile che sta colpendo tutto il mondo. Ma non siamo soli, ha osservato il consigliere, perché abbiamo vicino tanti eroi, molti con camice e divisa, capaci di tanti esempi che contribuiscono a creare un nuovo senso di comunità di cui far tesoro. Servirà un comportamento responsabile per vincere tante sfide, ha concluso Caredda, chiamando ognuno a fare la sua parte per uscire da questa crisi più forti di prima».
Aldo Salaris (Riformatori sardi) ha parlato di «una festa del popolo sardo in tono minore ma non certo per intensità e passione». «Oggi come allora ha dichiarato il capogruppo di maggioranzasiamo davanti a una rivoluzione e il 28 aprile ci fa sentire un popolo nei valori della lingua, dei costumi e dei riti». Salaris ha insistito sul concetto di sardità e, nel corso del suo intervento, ha rilanciato con forza la battaglia politica per l’inserimento in Costituzione del principio di insularità».
Molto critico, invece, nei confronti dell’operato del presidente della Giunta, l’intervento della capogruppo Cinque Stelle, Desirè Manca, che ha ricordato quelle che, a suo giudizio, sono state le promesse tradite dal governatore nel suo primo anno e mezzo alla guida della Regione. «Ricordoha incalzato l’esponente della minoranzale promesse elettorali e quelle fatte nelle dichiarazioni programmatiche, ricordo i buoni propositi di allora e le parole appassionate sulla identità». La consigliera M5S ha quindi parlato «di fatti che vanno nel senso contrario rispetto alle riforme enunciate” ed ha lamentato il ricorso all’esercizio provvisorio, le leggi impugnate dal Governo centrale e gli “otto mesi impegnati nella nomine” nonché “la presa in giro del latte a un euro fatta ai pastori sardi”.
«Le auguro un’inversione di rotta – ha concluso Desirè Manca – mentre riaffermo con fierezza il mio essere sarda con la promessa di lavorare nell’esclusivo interesse dei sardi e della Sardegna».
Il capogruppo Udc-Cambiamo, Gianfilippo Sechi, ha ripercorso l’iter politico e istituzionale della legge per Sa Die, ricordandone il profondo significato storico e i valori legati alla sardità, all’orgoglio e al coraggio dei popolo sardo. «Il popolo che smarrisce la memoria ha affermato l’esponente della maggioranzaperde l’identità e fare memoria storica significa schiodarsi dalla passività e farsi forza col ricordo di eventi che dimostrino la nostra capacità di autogoverno se non addirittura di indipendenza».
Gianfranco Ganau (capogruppo Pd) ha ricordato in apertura del suo intervento il significato delle celebrazioni della festa del popolo sardo ed ha citato Giovanni Lilliu «La rivolta di una Sardegna asservita al feudalesimo per una Sardegna libera e una nazione protagonista».
A giudizio dell’esponente della minoranza a trent’anni dalla proclamazione della legge istituiva di Sa Die «è necessaria una riflessione sul significato e sui valori più profondi della festa del popolo sardo ma l’obiettivo a cui tendere ha spiegato Gianfranco Ganauè quello di proseguire insieme nel verso dell’esercizio dell’autonomia. Sa Die ci invita a compiere ogni giorno una rivoluzione e la moderna sarda rivoluzione di oggi, dopo i tempi difficili della pandemia – è costruire un’Isola che sia un modello si sviluppo sostenibile e attrattivo».
Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha invece replicato con un certo disappunto alle critiche dei 5 Stelle ed ha parlato di “occasione perduta” riferendosi alla dimostrazione di scarsa unità offerta dal Consiglio regionale «in una giornata così importante per la Sardegna».
L’esponente della maggioranza ha più volte invocato una vera “unità” tra i sardi per superare il difficile momento ed ha chiesto scusa per «l’ennesimo teatrino della politica andato in scena in Aula anche nella giornata celebrativa di Sa Die». «Da questa Aula ha concluso Franco Mula – deve partire un segnale di unità e di speranza e il tutto, in giornate come quella odierna è più importate dell’ego di ciascuno di noi».
Accorato e appassionato l’intervento del capogruppo della Lega, Dario Giagoni, che ha fatto più volte riferimento ai sacrifici dei sardi nei mesi dell’emergenza Covid. «Il virusha dichiarato l’esponente della maggioranzaha posto in evidenza le nostre fragilità e messo alla prova anche gli spiriti più temerari».
«La giornata odierna – ha proseguito Giagoni – deve essere un momento di riflessione per le azioni concrete da condurre con coraggio per il riconoscimento del principio di insularità e per rivendicare maggiore autonomia decisionale.»
Il capogruppo della Lega ha concluso il suo intervento rivolgendo un pensiero «a quei sardi che in questi tempi difficili non hanno potuto neppure dare l’ultimo saluto ai propri cari».
La consigliera dei Progressisti, Maria Laura Orrù, ha ricordato il significato della cacciata dei piemontesi ma ha anche evidenziato come «quel periodo durò troppo poco e quanto i Savoia, una volta ritornati nell’isola la fecero pagare ai sardi». «La resilienza – ha aggiunto l’esponente della minoranzasi rilevò la nostra condanna e la storia ci insegna che oggi dobbiamo ritrovare la forza per rovesciare i tavoli».
Riferendosi all’emergenza Covid, ha aggiunto: «La ripartenza della Sardegna deve essere diversa e avviata in modo giusto, serve ripartire dalla terra e incanalare la speranza per trasformare la crisi in una grande opportunità per la nostra Isola».
Il presidente Pais ha quindi dato la parola al presidente della Regione Christian Solinas che ha svolto l’intero intervento in lingua sarda: «La storia ha riservato alla Sardegna prove difficili – ha detto Christian Solinasdisastri naturali, carestie, invasioni, saccheggi, dominazioni, siccità e malattie. Sofferenze e solitudini profonde che hanno lasciato segni indelebili nelle nostre comunità e nel modo di costruire le nostre relazioni, il nostro linguaggio e le nostre tradizioni. L’identità collettiva è il risultato di una tradizione che si rinnova, nella mentalità e nella comunicazione ma sempre con il passo che arriva da un modo di vivere senza fretta e che rappresenta la lente con la quale guardiamo il mondo e noi stessi».
L’identità, secondo Christian Solinas, è oggi ancora più importante per affrontare le difficoltà del presente: «Ci troviamo a combattere una pandemia che colpisce il nostro vivere quotidiano. L’affrontiamo senza paura, con misure importanti per cercare di contenerla. Da alcune settimane siamo chiamati a duri sacrifici che stanno mettendo i difficoltà le nostre imprese, i lavoratori e tutto il sistema economico e produttivo. Sa Die de sa Sardigna assume quindi una dimensione simbolica che mette alla prova la nostra capacità di reagire e fa leva nella potenza della nostra identità per darci la forza di superare quest’altra tragedia. Noi teniamo duro, tutti insieme ce la faremo».
Christian Solinas ha quindi rivendicato la bontà delle misure adottate dalla Regione per contrastare la pandemia: «Era dalla fine della seconda guerra mondiale che non si conosceva un’emergenza di queste dimensioni ha affermato il presidente della Regione – oggi lottiamo contro un nemico invisibile, un virus che si diffonde seminando lutti e sofferenze. Eppure siamo riusciti a mantenerne il controllo e a limitarne la diffusione. Ora è arrivato il momento di pensare a ripartire e, con le dovute cautele, a ritornare alla normalità. Per questo il 28 aprile assume un significato nuovo: nel 1794 con la cacciata del vicerè e dei funzionari piemontesi si cacciarono i soprusi di un sistema di governo che affogava città e campagne, oggi facciamo appello all’unità del nostro popolo per sconfiggere l’epidemia, per fermare la catena dei contagi e per ricominciare tutti insieme».
Ma non tutti i mali vengono per nuocere: per Christian Solinas, pur nelle difficoltà, questa esperienza servirà a disegnare una nuova identità collettiva, adeguandola alla nuova realtà globale, al continuo confronto tra culture e bisogni messi in luce dallo sviluppo delle nuove tecnologie. La lezione di questo tempo conferma il bisogno di mettere a confronto il grande patrimonio delle diversità, prendendo coscienza della nostra identità. L’omologazione non conviene a nessuno. La convivenza globale, nel rispetto reciproco delle differenti esperienze è invece l’orizzonte migliore al quale i sardi devono guardare. L’identità che nasce dall’autocoscienza è il risultato di un confronto che riconosce le diversità e ne rispetta il valore».
Il presidente della Regione ha quindi elencato i valori su cui fondare il riscatto del popolo sardo: «La sardità è la nostra coscienza collettiva che declina i nostri valori storici, tradizionali, culturali, paesaggistici e linguistici. E’ questo che rende viva e vera la nostra identità. Per questo dobbiamo chiederci cosa vogliamo per noi e per la nostra terra – ha detto Christian Solinas – credo che dobbiamo avere il coraggio e la forza di restare noi stessi salvaguardando il primo elemento della nostra esistenza: la parola. Ciò vuol dire che occorre restituire ai sardi la loro lingua materna. Il nostro modo di comunicare è fatto di silenzi e di espressioni chiare. Ciò non vuol dire non comunicare ma esprimere con poche parole il senso profondo del nostro sentire senza rimangiarsi le cose dette. La lingua sarda ha voce e suono, canta, e il suono ha lo stesso valore del significato della parola. Parlare in sardo significa scegliere un modello alternativo di sviluppo, una crescita a vantaggio di chi vive nella nostra terra. Oggi possiamo parlare in modo diverso rispetto al passato e raccontare un nuovo mondo di libertà. Oggi che stiamo per tornare liberi dopo settimane di quarantena lo dobbiamo fare con fede e speranza. Solo così si potrà ricostruire ciò che è stato distrutto dall’emergenza virus. Dobbiamo indicare una via per la rinascita del popolo sardo. Lo dobbiamo fare ripartendo da qui, da Sa Die de sa Sardigna che ci porta valori comuni di unità e di condivisione».
Christian Solinas ha quindi concluso il suo intervento citando alcuni versi dell’inno sardo di Francesco Ignazio Mannu: Como ch’est su filu ordidu/A bois toccat a tèssere/Mizzi chi poi det essere/Tardu s ‘arrepentimentu/Cando si tenet su bentu/Est prezisu bentulare.
Il presidente del Consiglio Michele Pais ha quindi chiuso la seduta ringraziando gli ospiti e i rappresentanti delle forze politiche: «Quasi tutti hanno compreso il senso di questa giornata in cui si lasciano da parte le normali contrapposizioni politiche in uno spirito di solidarietà e unità che si fonda sui valori della sarda rivoluzione di Giommaria Angioy».

(INTERVENTO INTEGRALE DEL PRESIDENTE SOLINAS IN LINGUA SARDA)
Sennore Presidente, Onorèvoles collegas, Cumponentes de su Comitadu pro Sa Die,
òmines e fèminas de Sardigna.
S’Istòria at parau in antis a sa terra nostra e a su Pòpulu nostru maicantas proas: disacatos naturales, carestias, invasiones, assàchios, dominatziones, sicagna e epidemias. Patimentos e soledades profundas, males pedrales chi ant lassadu su sinnu in sas intrannas de cadaunu de nois, de sas comunidades nostras; sa manera de fraigare sas relatas nostras, su limbàgiu e sas traditziones nostras. Est a nàrrere, s’identidade culletiva nostra a dies de oe est su frutu de una traditzione chi s’annoat, semper bia, die cun die, chi si fràigat faghende, in sos pensos e in sa comunicatzione ma semper cun su passu chi arribat dae unu vìvere bene pasadu, chi rapresentat sa lente cun sa cale, comente sardos, abbaidamus su mundu e nois matessi.
E no est de badas chi professor Lilliu istimadu apat, cun abbistesa, naradu chi “sos sardos pensant in tundu”. Ca, abbaidende bene, sa nostra est una cultura tzirculare, dae semper. No amus sa sìntesi dimensionale chi si bidet in su cùcuru de sas piràmides o de su fronte de sos tèmpios grecos.Tundos sunt sos nuraghes e su chircu distinghet sas planimetrias issoro, che a sos putzos sacros, gasi comente pro sos printzipales trastos de s’artesania artìstica – còrbulas, cannacas – e pro sos cuiles. Tundu est su ballu e in chircu si cantat a tenore. Pro leare detzisiones de importu sa comunidade si sedet in tundu, totu parìviles mancari cun ruolos diferentes.
Custa die dat s’oportunidade de nche barigare s’alabantzia e su ritu, chi sunt importantes, eja, in sas cosas de s’òmine: est sa die de nois sardos, de sa Sardigna! Una data nòdida, gasi comente ant ammentadu in medas, de unu fatu istòricu, de cussèntzia natzionale, de fràigu de unu esperimentu autonomìsticu acumpridu a pustis de sèculos dae s’edade giuigale e in armonia cun sas ideas rivolutzionària e illuminìsticas, resumidas in sos printzìpios universales de sa libertade, de s’uguagliàntzia e de s’ amistade.
Ma s’atualidade de sos valores identitàrios de Sa Die si medit oe cun unu tempus particulare, chi ponet domandas noas e nos presentat trintzeras noas pro gherrare contra a una pandemia traitora e mortale, cun unu virus chi est corfinde a manera ferotze sa bida fitiana nostra, sos antzianos nostros, e non custos ebbia. Una Epidemia chi semus cuntrastende a petorra parada, cun misuras poderosas pro li pònnere làcana chi ant custrintu pro chidas meda totu sos Sardos a sacrfìtzios mannos meda, chi sunt ponende in pelea sas impresas nostras, sos traballadores, su setore econòmicu e produtivu.
In custu tempus, su meledu nostru pro sa Die si prenat de capias noas e leat una dimensione simbòlica chi porrogat sa capatzidade nostra de poderare, de èssere fortes e invocat, in s’identidade de su Pòpulu nostru sa capatzidade de si nche torrare a pesare e torrare a cumentzare, lassendsi a palas cust’atera tragedia de s’Istòria. L’amus iscritu: Sa Sardigna est prus forte. Nois poderamus. Sa fortza nostra, Totu paris pro torrare a cumentzare.
Fiat dae s’ùrtima gherra mondiale de su sèculu passadu chi su mundu non connoschiat una emergèntzia de custa mannària. E custa est comente chi siat, cun piessinnos noos e diferentes, sa de tres gherra mondiale chi s’umanidade totu pìnniga gherrat contra a unu nèmigu invisìbile, de unu virus chi si ispàrghiat e intrat a totue messende vìtimas e lassende in caminu dolore e timòria.
Fiat dae s’ùrtima gherra mondiale de su sèculu passadu chi sa mundu non connoschiat una emergèntzia de custa mannària. E custa est comente chi siat, cun piessinnos noos e diferentes, sa de tres gherra mondiale chi s’umanidade totu pìnniga gherrat contra a unu nèmigu invisìbile, de unu virus chi si ispàrghiat e intrat a totue messende vìtimas e lassende in caminu dolore e timòria.
In s’ìsula nostra amus mantesu suta controllu s’isparghinamentu de sos contàgios, ponende làcana a sos dannos sanitarios. Ma como, comente càpitat a pustis de cada gherra, mancari cun sa prudèntzia netzessària, osservende unu printzìpiu de cautela màssima leende misuras adeguadas de preventzione e amparu, depimus torrare a cumintzare, abèrrere s’àndala a una normalidade noa chi permitat a sos sardos de nche essire a pagu a pagu dae s’isulamentu e torrare a fraigare valore e traballu.
Su 28 de abrile, duncas, leat unu significadu simbòlicu nou: comente in su 1794, boghendenche su Visurè e sos funtzionàrios piemontesos si che catzaiant a manera ideale sos abusos de unu poderiu allupadore chi sas tzidades e sas campagnas, sos istamentos e sa casta noa de sa burghesia cummerciale non podiant prus bajulare, oe faghimus apellu a s’unidade de su Pòpulu nostru pro che bogare s’epidemia, pro firmare sa cadena de sos contagios e pro torrare a cumentzare totu paris.
Custa esperientzia metzana puru at a servire a sestare s’identidade culletiva nostra.
Mescamente in s’urgentzia chi no si podet trantzire de isòrvere su chertu semper prus craru de sa relata cun una dimensione globale de sa realtade, de s’intretzire sighidu de sas culturas e de sos bisòngios chi su progressu e sa lestresa de sos istrumentos modernos at acurtziadu, moende dae sa tecnologia.
Pro comente la bido deo. sa letzione de custu tempus cunfirmat su bisòngiu de afrontare su cunfrontu chin sa richesa manna de sas diversidades, leende una cussèntzia acumprida de s’identidade sarda, chi no est unu ammiru lunàdigu de unu bìvere a tesu, eredidade materiale o immateriale de esperientzias anzenas, ma apartenèntzia resonada a una cultura e a una traditzione chi intrant oe in su fràigu de cada pessamentu e atzione nostros, leendenos a lèghere sas cosas de su mundu chi bivimus cunforma a unu paradigna antropològicu chi orientat sas reatziones cara a istìmulos esternos de su sìngulu e de sa comunidade.
S’omologatzione non cumbenit a nemos, sa summa est pari a nudda. Sa convivèntzia globale, in su rispetu pari-pari, de identidades diferentes rapresentat imbetzes s’orizonte culturale prus ricu e de bonucoro, a su cale sos sardos – e pro mene de prus puru, che sadista – podimus petzi abbaidare cun pressiu mannu.
S’identidade chi naschet dae sa cussèntzia de sesi est su resurtadu de unu cunfrontu chi reconnoschet sas diversidades, cumprendet e rispetat su valore.
Sa sardidade duncas est sa cussèntzia culletiva de su Pòpulu nostru chi declinat in su tempus presente sos valores istòricos, traditzionales, culturales, artìsticos, paesagìsticos e linguìsticos suos. Custu protzessu de atualizatzione fitiana rendet galu oe bia e bera s’identidade nostra, dende unu sensu craru a custa die e a s’alabantzia sua.
Pro cussu chi afirmamus cumbintos sa volontade nostra de non medire comente sardos cun su presente e comente sardos desinnare su benidore nostru, rispondende pro cada faina nostra a sas duas domandas fundamentales chi apo propostu a cumintzare dae sas decrarassiones prorammaticas in printzìpiu de custa legisladura: cale profetu pro s’ìsula nostra? cale profitu pro sos Sardos?.
Si custu est su percursu sestadu, depimus àere su coràgiu e sa fortza de abarrare semper nois fintzas chin s’elementu creatore de s’esistèntzia, sa paràula. Custu cheret nàrrere torrare a sos sardos sa limba issoro, sa limba de sa mama, torrare in fines a a acurtziare a su significadu de cada descritzione, fatuale o emotiva, su signifcante cosa sua.
Est a beru, su limbazu fundamentale de sos sardos est su mudore, fatu a s’ispissu de espressadas firmas. E non cheret nàrrere a non comunicare, o pejus puru a no àere nudda ite nàrrere: nono, sas paràulas sunt pagas, ca sa paràula est unu arriscu in su bìvere istòricu e no est fàtzile, in sa cultura nostra, a torrare a coa cando una cosa est narada.
Pro su restu, s’impreu de sas paràulas est risparmiosu: pagas, ma cada frase est belle una sententzia, mescamente in cussa riserva perenne de valores e traditziones rapresentada dae su mundu agropastorale.
FInas sas mòvidas sunt fraigadas, punnant a non dare a bìdere su sentidu. Mancari, in pagos tratos, arribet a una potentzia espressiva ispantosa, comente cando si ghetat una mirada simpre.
Finas s’avesu est cumpostu, non lassat bìere perunu sentidu. Mancari chi a bias tenet una fortza de espressada ispantosa, comente in una ograda ebbia.
Epuru, s’arrastu prus craru de s’identidade est in sa limba etotu. A faeddare prus limbas est una prenda cunfirmada dae totu sos istùdios. Onni limba retratat su mundu in manera diferente, cae in su sinnu gràficu o fonèticude una allega crobat s’ammentu de una comunidade. A chistionare sa limba nostra nos ponet in su mundu cunforma a s’identidade nostra e nos lassat bìvere esperièntzias a sa sola, pro nde buscare su sentidu de cada meledu.
Sa limba sarda at boghe e sonu, cantat, e su sonu tenet su matessi importu de su significadu de sa paràula. Sa limba faeddat a manera diferente su tempus de oe.
A faeddare in sardu cheret nàrrere a seberare unu modu distintu de isvilupu, una crèschida a torracontu de sa zente de su logu.
Oe podimus nàrrere in limba cosas chi no amus pòdidu nàrrere in tempos colados, e gasi faeddare unu tempus nou de libertade. Una limba sarda aberta a su cambiamentu e a s’arrichimentu. Una manera de faeddare est una manera de fàghere. Sa limba no est petzi unu mèdiu pro comunicare, est finzas una testimonia de sentidos, de afetos e de pensamentos.
Semus acante de liberare sos sardos dae chidas de barantena, cajonada dae s’emergèntzia epidemiològica. Non podimus mantènnere sa limba inserrada in domo, acorrada. Depimus liberare finas a issa, ca si potzat chistionare in sardu in cale si siat logu o faina de sa vida fitiana: in iscola, in ufìtziu, in sas istitutziones o in crèsia.
Oe galu de prus tenimus a in antis su bisòngiu de ammaniare progetos e programmas, cun una fide e una ispera noa, pro torrare a fraigare su chi est derrutu pro s’ùrtima emergèntzia e custu tempus istentosu de crisi. Depimus inditare una caminera pro sa crèschida e s’isvilupu pro totu su Pòpulu Sardu. Lu depimus fàghere como, moende dae inoghe, dae sa Die de sa Sardigna chi nos giughet a valores a cumone de unidade e cumpartzida.
Amus cosas de contare e de produire: b’at meda de nàrrere e meda prus de fàghere.
Bivimus torra su tempus firmadu dae Frantziscu Innàtziu Mannu in sas ùrtimas allegas de su cumponimentu suo chi est como s’Innu ufitziale de sa Sardigna. Nos tocat a totus sa matessi responsabilidade e nos tocat de traballare totus pro nche pesare s’ìsula nostra dae custos tempos malos siat dae su ghetu sotziale chi econòmicu:
Como ch’est su filu ordidu
A bois toccat a tèssere,
Mizzi chi poi det essere
Tardu s ‘arrepentimentu;
Cando si tenet su bentu
Est prezisu bentulare.
Sardos istimados,
Augùrios sìncheros de bona Die de sa Sardigna. Augùrios mannos pro sa Festa de su Populu nostru.

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Racconti, storie e leggende in lingua sarda, ma anche monologhi teatrali e brani musicali, proposti nel format della trasmissione radiofonica e ora a disposizione on line. Sono scaricabili sul sito www.jajupodcast.it le tre puntate del progetto voluto e realizzato dalla compagnia Teatro Impossibile, che ha raccolto in alcune strutture residenziali ricordi e storie degli anziani ospiti per poi assemblarle insieme a testi teatrali e musiche originali. Protagonisti dell’iniziativa l’attore e regista Elio Turno Arthemalle, insieme alla cantante Rossella Faa, alla psicologa ed esperta di comunicazione Damiana Culeddu e all’attore e operatore sociale Marco Camboni. Sostenuto dalla Fondazione di Sardegna e dalla Regione Sardegna, il progetto Jaju Podcast si è concretizzato nella registrazione di tre puntate: a Mandas presso la Casa San Giacomo, a Selargius presso la Fondazione Stefania Randazzo di Su Planu, e alla Comunità Il Fenicottero di Quartu Sant’Elena.

In ogni struttura è stato costruito un vero e proprio studio radiofonico. 
Qui i quattro conduttori hanno coinvolto il pubblico che ha potuto osservare, partecipandovi, a una vera e propria registrazione dal vivo con tanto di effettistica, regia e interviste. Ma il cuore di ogni puntata sono le parole degli anziani (“jaju” in alcune varianti meridionali della lingua sarda significa “nonno”), che hanno così regalato a Jaju Poddcast i loro ricordi e le loro emozioni.

La proposta Jaju Podcast è l’evoluzione in chiave di azione sociale di un progetto radiofonico sviluppato nel 2011 per la sede regionale della Rai.
In quell’occasione, Arthemalle, Faa e Culeddu crearono una cornice che potesse contenere e far interagire contenuti e modalità di comunicazione molto differenti tra loro.

Ora la registrazione di ogni puntata è stata inserita in un podcast pubblicato sul sito www.jajupodcast.it, in cui sono presenti anche contributi fotografici.

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È in programma giovedì 20 giugno, nella Sala Remo Branca di Piazza Municipio, “C’era una volta in Siria”, incontro organizzato dallo SPRAR del comune di Iglesias in occasione della Giornata mondiale del rifugiato.

Alle ore 11.00, si comincerà con i saluti istituzionali che vedranno la presenza dell’assessore delle Politiche sociali, giovanili e dell’inclusione sociale Angela Scarpa e del presidente dell’associazione di volontariato, impresa sociale, Casa Emmaus Fernando Nonnis.

Seguirà un monologo dell’attore, autore e regista teatrale Elio Turno Arthemalle, dal titolo “Storia della Siria”, che si fonda sulle testimonianze dei migranti siriani accolti dallo SPRAR di Iglesias. Storie di famiglie costrette dalla guerra civile a lasciare le loro case e gli affetti per trovare nuove speranze in un luogo di pace, e disposte ad affrontare ogni sorta di pericolo per riuscirci.

Lo SPRAR di Iglesias attualmente ospita quattordici migranti siriani, tre nigeriani, tre camerunensi e due algerini.

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Si chiama Jaju Podcast ed è un progetto che raccoglierà in tutta l’isola racconti, storie e leggende in lingua sarda che diventeranno poi puntate radiofoniche diffuse sulle piattaforme social. L’idea è della compagnia Teatro Impossibile dell’attore e regista Elio Turno Arthemalle, protagonista del progetto insieme alla cantante Rossella Faa, alla psicologa ed esperta di comunicazione Damiana Culeddu e all’attore e operatore sociale Marco Camboni. Sostenuto dalla Fondazione di Sardegna e dalla Regione Sardegna, il progetto Jaju Podcast si rivolgerà essenzialmente agli ospiti delle strutture residenziali per anziani e conoscerà una prima fase di ascolto nel corso di tre incontri che saranno tenuti da Elio Turno Arthemalle e Marco Camboni. L’appuntamento è per martedì 14 maggio a Mandas presso la Casa San Giacomo, mercoledì 15 a Selargius presso la Fondazione Stefania Randazzo di Su Planu, e venerdì 17 alla Comunità Il Fenicottero di Quartu Sant’Elena, sempre con inizio alle 10.00.

In questa fase i temi e le leggende saranno concordate con le persone ospiti delle strutture residenziali che successivamente saranno protagoniste della registrazione.
 Nel corso dell’incontro preliminare verranno dunque raccolti gli argomenti più stimolanti e si stabilirà a quale storia abbinarli.

In ogni struttura residenziale verrà quindi costruito una sorta di set che ricordi uno studio radiofonico. 
I quattro conduttori (ma non mancheranno ospiti come attori, musicisti e studiosi) discuteranno del tema stabilito, coinvolgendo nella discussione il pubblico degli anziani ospiti della struttura che, avendo proposto il tema, avrà avuto, nelle settimane successive al primo incontro, il tempo di preparare delle domande. Nel corso dell’incontro verranno anche diffuse musiche originali, scritte appositamente per l’occasione, e verrà eseguito il brano di radioteatro originale.

Il pubblico avrà così l’opportunità di “entrare” in uno studio radiofonico e di osservare, partecipandovi, a una vera e propria registrazione dal vivo con tanto di effettistica, regia, interviste, etc.

La proposta è l’evoluzione in chiave di azione sociale di un progetto radiofonico sviluppato nel 2011 per la sede regionale della Rai.
In quell’occasione, Arthemalle, Faa e Culeddu (che riformulano, per l’occasione, il format originario), crearono una cornice che potesse contenere e far interagire contenuti e modalità di comunicazione molto differenti tra loro.

Ora come allora, ad ogni tema sociale (violenza di genere, famiglia allargata, ecc.) verrà dunque associata una storia, tratta dal repertorio delle fiabe d’ogni tempo e luogo. La lingua utilizzata (il sardo, nelle tre varianti parlate dai conduttori: cagliaritano, logudorese e medio-campidanese), permetterà di raggiungere una vasta fascia di ascoltatori sardoparlanti e di svolgere un’efficace azione di promozione della lingua sarda.

La registrazione di ogni puntata sarà inserita in un podcast pubblicato su un sito costruito su misura per il progetto, accompagnato da una nota con i nomi dei protagonisti locali coinvolti, la cronaca dell’incontro e contributi fotografici e video.