4 November, 2026
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Il Campo Largo non è di casa a Carbonia. In vista delle Amministrative 2027, a Carbonia prende forma un’alleanza progressista alternativa al centrosinistra guidato dal sindaco Pietro Morittu. Non è una novità, considerato che le due forze politiche che l’hanno ispirata, Sinistra Futura e Movimento 5 Stelle, sono già all’opposizione e si presentarono alternativi al centrosinistra a guida PD già il 10 e l’11 ottobre 2021, con le liste Articolo Uno e Movimento 5 Stelle, alleate con altre due liste, P.C.I. e P.S.I., che non superarono il quorum necessario per avere una rappresentanza in Consiglio comunale. La coalizione ottenne il 18,12% di voti di liste e il 21,31% di voti per il candidato sindaco Luca Pizzuto (attualmente capogruppo in Consiglio regionale e coordinatore regionale di Sinistra Futura).
Il progetto non s’è fermato nel corso di tutta la consiliatura e la coalizione ora si allarga per rilanciare la sfida la prossima Primavera, quando i cittadini di Carbonia saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio comunale.
Il prossimo 7 novembre, dalle ore 17.00, si terrà a Carbonia, presso la sala “Astarte”della Grande Miniera di Serbariu la prima iniziativa pubblica del percorso avviato da Sinistra Futura, Movimento 5 Stelle, PSI, Lista civica riconducibile al consigliere comunale Daniele Mele, Orizzonte Comune e Popolari per Carbonia, insieme a cittadine, cittadini e realtà interessate a costruire “una nuova prospettiva per la città”.

«L’obiettivo è costruire un Campo Progressista sulla scia dell’esperienza di governo della Regione Sardegna, dove forze politiche diverse hanno scelto di collaborare sulla base di obiettivi condivisi – si legge in una nota firmata dalle sei componenti dell’alleanza progressista -. Vogliamo avviare un percorso comune che metta al centro i problemi reali della città e i bisogni delle persone, a partire dal lavoro, dalle politiche sociali, dai servizi pubblici, dall’ambiente, dalla partecipazione democratica e dal rilancio delle frazioni e delle periferie.

Siamo aperti al confronto e alla collaborazione con sensibilità politiche e culturali diverse, nella convinzione che il rispetto reciproco sia fondamentale per costruire un’alleanza solida. Un percorso che si riconosca nei valori della Costituzione repubblicana, nella cultura antifascista e nella storia e nei principi dell’area progressista.»
«L’iniziativa del 7 novembre sarà il primo passo di un cammino aperto alle forze politiche, ai movimenti, alle associazioni e a tutte le cittadine e i cittadini che condividono questi valori e vogliono contribuire alla costruzione di un progetto comune per Carbonia – aggiunge la nota -. Vogliamo unire le energie progressiste della città per costruire un’alternativa credibile, capace di dare risposte ai problemi di oggi e nuove prospettive al futuro di Carbonia.»
Sulla carta la profonda divisione delle forze che compongono il cosiddetto “Campo Largo” alla guida della Regione, potrebbe favorire il centrodestra che cinque anni fa si fermò all’11,94% di voti di liste e al 12,95% di voti alla candidata sindaca Daniela Garau. La coalizione di centrosinistra guidata dal candidato sindaco Pietro Morittu si impose al primo turno con il 69,94% dei voti di liste e il 65,75% di voti al candidato sindaco Pietro Morittu.

ARST ha presentato stamane nel corso di una conferenza stampa tenuta nel Centro intermodale di via Stazione, quattro nuovi autobus elettrici, da qualche giorno in servizio nella rete di trasporto urbano a Carbonia. Dopo Alghero e Oristano, ARST conferma così il suo impegno nel rinnovo dei mezzi e nella transizione energetica.
I quattro nuovi autobus rappresentano il primo lotto di una fornitura di oltre 30 autobus a zero emissioni, destinati a servire i comuni sardi in cui l’Azienda regionale gestisce il servizio di trasporto urbano.
Sono intervenuti alla presentazione l’Amministratore Unico di ARST, Giovanni Mocci, il sindaco del comune di Carbonia, Pietro Morittu, con gli assessori Michele Stivaletta, Giorgia Meli, Giovanni Spanu, Irina Piras e Manolo Mureddu, la dirigente della Direzione di Esercizio Automobilistico, Francesca Sulis e il responsabile della Sede territoriale, Maurizio Cerniglia.

Sabato 10 ottobre 2026, l’Aula consiliare del comune di Carbonia ha ospitato l’evento speciale intitolato “Le voci vere”, organizzato dalla ASL Sulcis Iglesiente con il patrocinio del comune di Carbonia, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale.
L’incontro, svoltosi dalle ore 9.00 alle 13.00, ha avuto l’obiettivo centrale di abbattere lo stigma sociale legato ai disturbi psichici e di dare valore e spazio diretto alle persone che vivono o hanno vissuto un disturbo psichico, oltre che alle loro famiglie, coinvolgendo i diretti interessati nella progettazione dei servizi di cura e delle politiche sanitarie.
I punti chiave e i momenti principali dellevento sono stati:
Le Testimonianze Dirette (“Le voci vere”). Il cuore della mattinata è stato dedicato all’ascolto di chi ha vissuto in prima persona il disagio psichico. Gli interventi hanno ripercorso le storie personali, le barriere affrontate durante i percorsi di cura, ma anche i traguardi e le speranze di rinascita.
Il Ruolo degli Amministratori di Sostegno. Si è tenuto un importante momento di confronto focalizzato sulle figure degli amministratori di sostegno del territorio, essenziali nel garantire tutele legali e sociali ai pazienti più fragili.
Il coinvolgimento delle Associazioni e della Comunità: Hanno partecipato attivamente diverse realtà del volontariato locale e professionisti del settore sanitario. Il dibattito si è concentrato sull’importanza di tessere una solida rete comunitaria di supporto e inclusione per far sentire le persone meno sole.
Le esibizioni e i Contributi Artistici. La mattinata ha alternato agli interventi istituzionali anche momenti di espressione artistica ed esibizioni pratiche volte a dimostrare il valore terapeutico della creatività.
La direttrice della Struttura Complessa Psichiatrica di Diagnosi e Cura (SPDC), Anna Carla Loche, aprendo i lavori ha sottolineato con forza la necessità di abbattere i pregiudizi che circondano il ricovero psichiatrico ospedaliero. Ha puntualizzato che il reparto di diagnosi e cura non deve essere visto come un luogo di isolamento o di mera contenzione, ma come uno spazio sicuro di accoglienza e di stabilizzazione della sofferenza acuta. Riprendendo il titolo del convegno (“Le voci vere”), la dirigente ha evidenziato come, oltre alle necessarie terapie farmacologiche, la vera forza terapeutica risieda nell’ascolto autentico e nella relazione con l’équipe (composta da psichiatri, infermieri, OSS, psicologi ed educatori) con l’obiettivo primario di restituire dignità e soggettività alla persona nel momento di massima fragilità. Per fare questo, ha sottolineato l’importanza del lavoro in rete: l’SPDC non è un’isola, ma opera in costante sinergia con i Centri di Salute Mentale territoriali, i servizi sociali comunali, le scuole e le associazioni di volontariato per garantire una continuità assistenziale che punti all’autonomia e al reinserimento del paziente una volta dimesso.
Il sindaco di Carbonia, Pietro Morittu, intervenendo per fare gli onori di casa nell’Aula Consiliare, ha espresso profonda soddisfazione per la scelta di ospitare in comune un evento così significativo, sottolineando il pieno sostegno politico e sociale dell’Amministrazione verso i temi della salute mentale. Nel suo discorso istituzionale, il primo cittadino ha rimarcato il valore simbolico di aprire la “casa comunale” (il luogo delle decisioni politiche cittadine) per dare spazio alle testimonianze dirette dei pazienti, ribadendo che le istituzioni locali hanno il dovere primario di ascoltare le “voci vere” della comunità senza filtri o barriere. Ha inoltre evidenziato come una città inclusiva debba saper recuperare, valorizzare e rispondere alle esigenze abitative e sociali di tutte le fasce della popolazione, comprese le persone che attraversano il disagio psichico, contrastando ogni forma di isolamento o pregiudizio. Ha infine espresso un forte ringraziamento e apprezzamento per l’operato quotidiano delle storiche realtà associative del territorio (come NABA, ASP e Albeschida), evidenziando che il Comune intende continuare a collaborare attivamente con il Dipartimento di Salute Mentale e con le famiglie per rafforzare la rete dei servizi per la salute mentale sul territorio.
A seguire, l’intervento di Irina Piras, assessora delle Politiche sociali del comune di Carbonia, ha rappresentato il punto di unione fondamentale tra l’ambito strettamente sanitario (gestito dalla ASL) e i servizi assistenziali e di inclusione del Comune.
Nella sua veste di assessora delle Politiche sociali, ha spiegato come il Comune stia lavorando attivamente per intercettare le reali necessità delle persone con fragilità psichica e delle loro famiglie.
Ha rimarcato che il disagio mentale non si combatte da soli. Per questo motivo ha espresso la necessità di una forte sinergia tra il suo Assessorato, il Dipartimento di Salute Mentale della ASL e il terzo settore (le associazioni di volontariato del territorio), indispensabile per costruire percorsi terapeutici e sociali che continuino anche fuori dalle strutture di cura.
Antonello Cuccuru, intervenuto in rappresentanza della direzione strategica all’evento, nella sua veste ufficiale di Direttore Socio-Sanitario della ASL Sulcis Iglesiente – ruolo strategico che ricopre dalla primavera del 2026 -, ha portato i saluti di tutta la Dirigenza Strategica impegnata in altri ambiti.
Parlando in questa veste istituzionale, ha evidenziato che la salute mentale richiede risposte complesse che non possono essere solamente cliniche o mediche e che la telemedicina, può contribuire allo sviluppo della medicina di prossimità all’interno delle Case della Comunità facilitando le televisite e il teleconsulto con gli specialisti dei Centri di Salute Mentale. Nel dare risalto alle lived experiences (esperienze di vita vissute dai sofferenti psichici), ha sottolineato l’importanza di utilizzare questo bagaglio personale come una vera e propria competenza esperta, capace di contribuire ad orientare scelte, servizi e interventi. Cuccuru, ha poi ricordato che in Italia, la celebrazione della giornata mondiale della salute mentale coincide con quella della psicologica e che gli psicologi aspettano da anni la legge dell’istituzione della psicologia delle cure primarie, ferma alla camera dal 2023. In questo spaccato, è stato ricordato che il contributo per le sedute di psicoterapia (c.d. bonus psicologico) copre solo fino 50 euro a seduta per un massimo di 1500 euro con ISEE sotto 15.00 euro. Solo nel 2024 le richieste hanno superato 400.000 domande e i beneficiari circa 3.000. Il dirigente ASL ha infine evidenziato l’importanza di utilizzare strumenti personalizzati (come i progetti terapeutico-riabilitativi individuali) sostenuti da risorse miste, capaci di attivare reti di comunità per una reale autonomia della persona fragile, in attuazione anche del decreto legislativo 26/2024.
Il convegno, moderato abilmente dalla Direttrice del SPDC, ha strutturato l’intera mattinata alternando i racconti delle persone con disturbi psichici ad altre forme di comunicazione artistiche.
L’associazione N.A.B.A. ODV (No Alle Barriere Architettoniche e Tutela dell’Ambiente), presieduta da Andrea Deiana e attiva da oltre undici anni sul territorio, ha partecipato attivamente all’evento portando l’attenzione sulla stretta interconnessione tra barriere fisiche, barriere sociali e salute mentale.
I rappresentanti del N.A.B.A. hanno descritto come l’inaccessibilità urbana e i pregiudizi sociali agiscano da veri e propri amplificatori della sofferenza psichica, intervallando testi con esibizioni canore. I canti hanno offerto un potente canale di comunicazione emotiva e catartica. La musica ha permesso di veicolare messaggi di speranza e sofferenza laddove le sole parole faticavano ad arrivare, unendo profondamente il pubblico e i relatori.
Dopo i saluti del vicario Generale della Diocesi di Iglesias, don Massimiliano Congia, che ha portato la vicinanza della comunità ecclesiale, il convegno è proseguito con la tavola rotonda con gli Amministratori di Sostegno, moderata dalla Direttrice dei CSM Giuliana Carta.
Dalla tavola rotonda dedicata alle figure degli Amministratori di Sostegno (AdS), sono venuti alla luce diversi punti chiave sul ruolo di questa figura nel Sulcis. In particolare, si è discusso di come l’amministratore non debba essere visto solo come un gestore di conti correnti o beni materiali. Il vero obiettivo emerso è la tutela esistenziale della persona, che include la cura delle relazioni, l’ascolto dei desideri del paziente e il supporto nelle scelte di vita quotidiana e sanitaria. È stata sottolineata l’;importanza di creare un canale di comunicazione diretto e costante tra gli AdS e le équipe del Centro di Salute Mentale. In sintesi, la tavola rotonda ha ridefinito l’Amministratore di Sostegno non come un semplice tutore legale, ma come un anello di congiunzione insostituibile all’interno della rete di protezione e inclusione sociale del paziente.
Prima della pausa caffè, l’associazione Albeschida ODV ha emozionato i presenti, portando nell’aula consiliare proprio quelle “voci vere” che hanno dato il titolo alla giornata.
L’associazione, da oltre vent’anni attiva a Carbonia nel campo della riabilitazione psicosociale, ha caratterizzato la mattinata con un estratto dello spettacolo teatrale “Il dio barbuto”. Attraverso la teatro-terapia, Albeschida ha dimostrato concretamente come l’espressione scenica consenta di dare voce e corpo alla sofferenza, trasformando il vissuto individuale in un’opera di condivisione collettiva.
Albeschida ha rappresentato l’;esempio pratico di come si possa combattere lo stigma non solo a parole, ma ricostruendo la quotidianità e la progettualità dei pazienti (storicamente legati anche a laboratori di agricoltura sociale e artigianato), offrendo una sponda relazionale sicura e integrata con il Centro di Salute Mentale.

L’intervento del’ASP (Associazione Assistenza ai Sofferenti Psichici), portato avanti dallo storico fondatore e segretario Giorgio Matteu, si è concentrato sulle storiche battaglie dell’associazione e sulle necessità concrete che affrontano quotidianamente le famiglie dei pazienti nel Sulcis.
Giorgio Matteu ha ribadito la missione con cui l’ASP è nata nel 1991, sottolineando che i tagli ai servizi o la carenza di personale finiscono per scaricare l’intero peso assistenziale ed emotivo unicamente sui genitori e sui familiari. Ha lanciato un appello affinché la Direzione dei Servizi socio sanitari e l’assessorato dei Servizi sociali mantengano alta l’attenzione per non lasciare soli i nuclei familiari a gestire patologie così complesse.
Riprendendo una sua storica battaglia di sensibilizzazione sul territorio, ha evidenziato quanto sia vitale potenziare i Centri di Salute Mentale (CSM). Ha infine, sottolineato che l’efficacia dei percorsi di cura dipende dalla continuità terapeutica e dalla capillarità del servizio nei vari comuni del distretto, evitando che i pazienti cronici rimangano senza una sponda assistenziale periodica e ravvicinata.
La giornata è proseguita con un collegamento su piattaforma zoom organizzato dal Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale, che ha visto riunite oltre 100 Piazze italiane. L’evento è stato organizzato sul modello del progetto Agorai che diverse città italiane conducono da due anni. Uno spazio fisico e affettivo di democrazia informale, durante le quali si riflette, in modo dialogico e democratico, sul tema della salute mentale bene comune e si co-progettano con le istituzioni, azioni ed iniziative nel territorio. L’obiettivo di unire così tante piazze è stato quello di amplificare a livello nazionale le “voci” e le testimonianze, dimostrando che l’isolamento della malattia si combatte creando una piazza virtuale e reale sintonizzata sugli stessi bisogni.
Al termine del collegamento da remoto, sono ripresi i lavori in aula con la testimonianza dell’Associazione “I Fili Emozionali di Alma” (guidata dall’insegnante e artista Alma Piscedda) che ha raccontato come l’antico e paziente gesto del ricamo e della tessitura manuale possa trasformarsi in un potentissimo canale di cura, inclusione sociale e benessere psicologico.
L’associazione ha commosso la platea spiegando che, così come un filo unisce lembi di tessuto separati o ripara uno strappo, allo stesso modo l’arte condivisa e la vicinanza comunitaria possono ricucire le ferite emotive e psicologiche provocate dallo stigma della malattia mentale.
Dopo aver dato voce alla narrazione di ulteriori e significative testimonianze, le battute finali del convegno sono state affidate alla psicoterapeuta Sara Elena Floris (rappresentante della comunità Lo Specchio DAN di Casa Emmaus) che ha descritto le dinamiche terapeutiche ed emotive che si sviluppano all’interno della struttura residenziale, evidenziando le difficoltà, le conquiste quotidiane e il passaggio fondamentale dal disagio alla speranza di rinascita. La psicoterapeuta ha anche illustrato le nuove prospettive di cura de “Il Girasole delle Somasche ETS” una comunità alloggio per minori (dai 13 ai 18 anni) situata a Elmas (CA) e con il Centro Semiresidenziale BorgoTreMani a Cagliari, dove si sostengono iniziative educative, percorsi di contrasto alla dispersione scolastica e progetti di inclusione e rinascita sociale (come laboratori creativi e attività sul mare).
In conclusione dei lavori, la dott.ssa Loche ha espresso profonda gratitudine per la straordinaria partecipazione della cittadinanza e per il contributo delle associazioni (N.A.B.A., Albeschida, ASP, I Fili Emozionali di Alma). In ultima analisi, ha lanciato un forte appello affinché i riflettori sulla salute mentale non si spegnessero con la fine del convegno, ricordando che la cura del disagio psichico è un dovere quotidiano di prossimità che richiede l’abbattimento continuo di qualsiasi barriera, fisica o culturale.

«La riapertura della Piscina comunale di Carbonia, prevista per questo autunno sulla base del quadro tecnico e normativo allora vigente, subirà uno slittamento.
Il 4 agosto 2026, successivamente alle precedenti comunicazioni sulla riapertura, è intervenuta una modifica della normativa nazionale in materia di sicurezza delle piscine, che introduce nuovi obblighi ai quali anche l’impianto di Carbonia deve adeguarsi. Parallelamente, il confronto avviato con la Federazione Italiana Nuoto, a livello regionale e nazionale, ha aperto nuove prospettive per la struttura, anche alla luce della necessità di disporre sul territorio di impianti adeguati alle attività federali.»
Sono questi alcuni dei punti centrali illustrati durante l’assemblea pubblica sulla Piscina comunale, convocata dall’Amministrazione comunale di Carbonia per fare il punto sugli interventi già realizzati e sui prossimi passaggi necessari per restituire l’impianto alla città e al territorio.
Il sindaco Pietro Morittu ha sottolineato la necessità di un confronto diretto con la cittadinanza su un tema particolarmente sentito e la volontà di concludere il percorso intrapreso, tenendo conto sia delle nuove esigenze tecniche emerse sia delle indicazioni maturate nel confronto con gli organismi federali. L’Amministrazione si è già attivata per reperire ulteriori risorse e procedere con gli adeguamenti richiesti.
Il dirigente del V Settore, ing. Mario Mammarella, ha ricostruito il percorso tecnico e finanziario degli interventi: nel 2022 il fabbisogno complessivo per la riqualificazione della piscina era stato stimato in 2,9 milioni di euro.
Negli anni sono state progressivamente reperite nuove risorse, di cui oltre 2 milioni di euro sono già stati impiegati per gli interventi realizzati, che hanno riguardato spogliatoi e servizi, trattamento dell’acqua, vasca ed efficientamento energetico, con impianti fotovoltaici pensati per abbattere i consumi e ridurre sensibilmente i costi energetici della struttura.
Con la nuova normativa del 4 agosto 2026 si aggiunge ora la necessità di adeguare i sistemi di funzionamento, per la quale sono stati individuati ulteriori 180mila euro di fondi comunali.
L’assessore dei Lavori pubblici Manolo Mureddu ha spiegato che il lavoro proseguirà ora con gli interventi necessari per adeguare l’impianto alle nuove prescrizioni. Una nuova fase tecnica che si aggiunge a un percorso di riqualificazione già portato avanti negli ultimi anni, con l’obiettivo di consegnare alla città una struttura pienamente conforme ai requisiti richiesti.
L’assessora dello Sport Giorgia Meli ha posto l’attenzione sul lavoro portato avanti parallelamente agli interventi strutturali, attraverso il confronto con la Federazione Italiana Nuoto, a livello regionale e nazionale, e con le società sportive, raccogliendo indicazioni utili anche in vista della riapertura.
«Un percorso che riguarda anche il futuro affidamento della struttura, affinché, conclusi i lavori, possa essere individuato attraverso le procedure previste un soggetto qualificato in grado di garantirne il funzionamento nel tempo.
L’obiettivo resta quello di restituire la Piscina comunale alla città, completando gli ulteriori interventi richiesti dalla nuova normativa e creando, allo stesso tempo, le condizioni per una gestione solida e duratura dell’impianto.»

Viaggio tra le umane passioni, fino ai confini della follia, tra riletture di classici e pièces di autori contemporanei accanto a intriganti coreografie d’autore, con un’incursione nel nouveau cirque, per la Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Carbonia e con il contributo della Fondazione di Sardegna. Tredici titoli in cartellone da ottobre a maggio, tra un originale melologo “manzoniano” e un divertente “Sconcerto d’Amore” all’insegna del nouveau cirque, graffianti commedie e una “operaccia satirica” firmata da Paolo Rossi, un’inedita versione di una tragedia shakespeariana e moderni drammi, oltre a una creazione coreutica ispirata al Carnevale e a una reinvenzione della figura di Pinocchio.

«Si apre il sipario sulla Stagione del CeDAC a Carbonia, con una programmazione sempre ricca e interessante, capace di attrarre differenti fasce di pubblico, per affrontare attraverso il linguaggio simbolico dell’arte argomenti di forte attualità con protagonisti come Paolo Rossi, con la sua pungente vena satirica e Ettore Bassi che porta in scena “I Promessi Sposi”, Antonio Cornacchione insieme con Pino Quartullo e Alessandra Faiella per una riflessione su società e politica, Antonella Attili in una “favola” fantascientifica, Massimo Dapporto e Fabio Troiano alle prese con un sorprendente “Pirandello Pulp” – sottolinea il sindaco Pietro Morittu -. Un teatro delle emozioni tra prosa, musica, danza e circo contemporaneo: in scena opere di William Shakespeare, Eduardo De Filippo, Luigi Pirandello, Yasmina Reza e Edoardo Erba, lo humour britannico di Alistair Foot e Anthony Marriott e la cifra surreale di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave), la comicità dei Sacchi di Sabbia e il fascino di un melologo manzoniano, oltre all’acrobatico “Sconcerto d’Amore” della Compagnia Nando e Maila, e alle coreografie di Fredy Franzutti e di Sofia Nappi. Carbonia punta sulla cultura e sull’eccellenza e il Teatro Centrale si conferma punto di riferimento per il Sulcis Iglesiente.»

«Si rinnova l’appuntamento con la Stagione organizzata dal CeDAC, che da 38 anni porta in città i grandi nomi della scena nazionale e le produzioni più significative e originali, con una particolare attenzione per la drammaturgia contemporanea, accanto ai grandi classici – ricorda l’assessora della Cultura e Spettacolo Giorgia Meli –. Un cartellone sempre stimolante con proposte che spaziano da un melologo manzoniano a una “operaccia satirica”, da una commedia di Yasmina Reza sulle relazioni umane a una indagine sul tema della follia. Il Teatro Centrale di Carbonia ridiventa il fulcro della vita culturale, con proposte di altissimo livello che toccano questioni fondamentali – l’amore e l’amicizia, la pace e la guerra, la giustizia e la ricerca della verità».

Sotto i riflettori artisti del calibro di Paolo Rossi con Caterina Gabanella e i due “musicanti” Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari in “Onora i padri e paga la psicologa” e Massimo Dapporto e Fabio Troiano in “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, con regia di Gioele Dix; Antonio Cornacchione, autore e interprete, con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, di “Basta Poco”; Ugo Dighero e Mariangeles Torres con Alberto Giusta e Laura Mazzi in “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza e Antonella Attili con Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan in “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave). Tra i protagonisti, Ettore Bassi, che apre la stagione con “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, straordinari acrobati, clowns e musicisti, con il loro “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo”; il coreografo di fama internazionale Fredy Franzutti ne “Le Maschere” esplora un repertorio ispirato alla tradizione delle maschere italiane e alle Feste di Carnevale, con omaggi a maestri come come Marius Petipa e Michel Fokine accanto a creazioni originali mentre Sofia Nappi firma “Pupo” (produzione Komoco e Sosta Palmizi), una coreografia ispirata al Pinocchio di Carlo Collodi, per una riflessione sull’infanzia e sulla crescita, e su «l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

I Sacchi di Sabbia, tra le compagnie più interessanti della nuova scena italiana, portano in scena la loro versione della tragedia di “Troilo e Cressida” di William Shakespeare, in cui si mescolano gli antichi miti narrati nell’Iliade e le metafore calcistiche; in cartellone anche due classici del Novecento come “Ditegli sempre di sì”, una divertentissima commedia di Eduardo De Filippo, con Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli e un nutrito cast per la regia di Domenico Pinelli, che indaga il tema della follia e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella e Ivano Falco e con Gino Auriuso (sua la regia), Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, una storia di passione, tradimento e gelosia, dove la pazzia diventa l’unica via di fuga per scongiurare un delitto d’onore. Infine “Niente sesso, siamo inglesi”, una esilarante commedia degli equivoci scritta da Anthony Marriott e Alistair Foot, nella mise en scène de La Clessidra Teatro con la regia di Anna Pina Buttiglieri: una giovane coppia coinvolta per errore in un traffico di materiale “scottante” cerca in tutti i modi di salvaguardare la propria reputazione e evitare uno scandalo.

Una ricca programmazione in cui s’intrecciano letteratura e teatro, musica e danza, oltre alle acrobazie circensi, con un duplice omaggio a uno dei “padri” della lingua italiana, lo scrittore Alessandro Manzoni e al grande commediografo partenopeo Eduardo De Filippo – senza dimenticare il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, l’inventore di Pinocchio –, e con una particolare attenzione alla nuova drammaturgia, per affrontare temi universali e questioni d’attualità. La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 al Teatro Centrale di Carbonia spazia tra i capolavori di William Shakespeare, Luigi Pirandello e Eduardo De Filippo, ai testi contemporanei; da una trasposizione de “I Promessi Sposi” in forma di melologo alla nuova “operaccia satirica” di Paolo Rossi, intitolata “Onora i padri e paga la psicologa”, fino a “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, passando per “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza, “Basta Poco” di e con Antonio Cornacchione e “Bandiera” di Lucia Franchi e Luca Ricci (CapoTrave).

Tra la storia di un amore contrastato in “Questo matrimonio non s’ha da fare” e le intermittenze del cuore di uno “Sconcerto d’Amore”, spazio a una moderna farsa sulla crisi degli alloggi come “Basta Poco” e a un tragicomico sequestro di persona tra fantascienza e politica con “Bandiera”, accanto a un ironico affresco della società e ai racconti surreali di un comico in terapia con “Onora i padri e paga la psicologa” mentre un incontro tra amici degenera (quasi) in litigio, tra recriminazioni e antichi rancori, in “Tre variazioni della vita”. Una riflessione sui paradossi e sulla “libertà” della follia, con “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo e “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello mentre tutta l’assurdità e la ferocia della guerra emergono nella rilettura di “Troilo e Cressida”, accanto a un inedito “giuoco delle parti” sul filo della suspense in “Pirandello Pulp” e a un vivido affresco della società, tra perbenismo e ipocrisia, in “Niente sesso, siamo inglesi”.

Il Teatro Centrale di Carbonia ospita inoltre dal 16 al 21 novembre una residenza artistica incentrata su “Pinocchio” a cura del regista Alessandro Serra (già autore del pluripremiato “Macbettu” e di “Tragùdia”), artista dalla cifra immaginifica e evocativa che si confronta con la figura del “burattino” nato dalla penna di Carlo Collodi.

Il sipario si apre – mercoledì 21 ottobre alle 20.30 – su “Questo matrimonio non s’ha da fare”, un melologo per voce recitante e pianoforte su “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, con Ettore Bassi accompagnato dal pianista e compositore Marco Beretta, per la regia di Alberto Oliva (produzione Nel Pozzo Del Giardino Aps – distribuzione Reggio Iniziative Culturali). Un omaggio al celebre scrittore, poeta e drammaturgo milanese, personalità di spicco della letteratura italiana nella ricca temperie culturale dell’Ottocento, tra Neoclassicismo e Romanticismo, spirito innovatore e tra gli artefici del romanzo moderno, con la capacità di attingere alle fonti storiche per disegnare lo sfondo su cui inserire le trame più o meno complicate delle vite di personaggi reali e immaginari, con la trasposizione del suo capolavoro. “Questo matrimonio non s’ha da fare” è una raffinata e coinvolgente versione teatrale del romanzo, dove i passaggi più significativi sono messi in risalto dalle musiche originali di Marco Beretta, che evocano atmosfere e stati d’animo dei protagonisti di una vicenda intricata e ricca di colpi di scena, ambientata in un’epoca travagliata da guerre e ingiustizie. Viaggio nell’universo manzoniano, tra le peripezie di due giovani fidanzati, Renzo e Lucia, che si innestano e si intrecciano al corso della Storia, e in particolare con le cronache della peste di Milano del 1630: nel romanzo, in cui cui l’autore mette in risalto il ruolo della Provvidenza a fronte dell’arbitrio degli uomini, emergono figure emblematiche come Fra Cristoforo e l’Innominato, accanto a Gertrude, la Monaca di Monza e alla saggia Agnese, madre di Lucia; il perfido don Rodrigo con i suoi bravi e il timoroso don Abbondio, con la fida Perpetua; e ancora l’avvocato Azzecca-garbugli, donna Prassede e don Ferrante; l’indimenticabile madre di Cecilia e il cardinale Federigo Borromeo, in un suggestivo affresco di varia umanità.

Il fascino del nouveau cirque – domenica 8 novembre alle 20.30 – con “Sconcerto d’Amore”, ovvero “Le acrobazie musicali di una coppia in disaccordo” di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani, con la collaborazione artistica di Marta Dalla Via e Carlo Boso, disegno luci e audio a cura di Federico Cibin, scenografie di Ferdinando D’Andria e Studio Sossai e messa in scena di Luca Domenicali (produzione Compagnia Nando e Maila ETS). Una pièce originale e divertente sui capricci del cuore e sulle (dis)avventure sentimentali di due personaggi, in bilico tra amore e disamore, tra fughe e inseguimenti, numeri acrobatici, giocoleria e canzoni, nel tentativo di ritrovare la perduta armonia. “Sconcerto d’Amore” mette in scena una “crisi” che rompe l’idillio, nel tentativo di sconfiggere la noia della routine, tra giochi di seduzione, sguardi “assassini”, frecce di Cupido e mele fatali. Una inedita «commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica», e la coppia sembra potersi trasformarsi in un triangolo, con il coinvolgimento di un ignaro spettatore, in un comico crescendo, tra colpi di scena e gags, per arrivare all’atteso lieto fine. La Compagnia Nando e Maila, fondata nel 1997, propone spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età, in cui si fondono teatro e danza, musica e arti circensi: Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani (in coppia nella vita come sul palcoscenico), tra i pionieri del nouveau cirque in Italia, con le loro produzioni come “Kalinka” (2004), “Sconcerto d’Amore” (2010), “Cabaret Circense” (2018) e “Sonata per Tubi” (2019) sono spesso ospiti di rassegne teatrali e festivals nazionali e internazionali. Al Premio Internazionale Città di Gerace 2026, hanno ricevuto il Premio alla Carriera «per l’originalità della ricerca artistica, la qualità delle produzioni e il prezioso contributo offerto, nel corso degli anni, allo sviluppo dello spettacolo di strada e del circo contemporaneo».

Una moderna “farsa” politicamente scorretta sulla crisi degli alloggi – martedì 15 dicembre alle 20.30 – con “Basta Poco” di Antonio Cornacchione, protagonista sulla scena con Pino Quartullo e Alessandra Faiella, con la partecipazione in video di Pierluigi Bersani e Giovanni Storti, per la regia di Marco Rampoldi (co-produzione CMC/Nidodiragno e Rara produzione). Una pièce di teatro civile, che affronta un tema di scottante attualità come la difficoltà di trovare un’abitazione in città, tra l’alto costo degli affitti e le oscillazioni del mercato immobiliare, a fronte dell’inadeguatezza dell’edilizia pubblica, con la cronica scarsità di case popolari rispetto al numero crescente degli aventi diritto, tra le nuove classi di poor workers e disoccupati, oltre alle famiglie di immigrati. In graduatoria, con il miraggio di un appartamento dignitoso, folle di diseredati, ma anche semplicemente padri e madri separati, accanto ad anziani sfrattati, perché una pensione non basta più per pagare l’affitto o i proprietari preferiscono vendere o magari trasformare la casa in un B&B, seguendo l’onda della “gentrification”. In “Basta Poco”, il protagonista, Palmiro, un tipografo sull’orlo del fallimento, riceve l’ordine di sfratto mentre l’appartamento viene assegnato ad una famiglia di Rom: l’uomo si trova così «al centro di una disputa politica tra centri sociali, che lo vorrebbero cacciare, e neofascisti, che lo difendono strumentalmente in cambio di una adesione ideologica, mettendo a dura prova le sue certezze». In una commedia ironica e spietata, dove si evidenzia la lotta tra poveri, che invece di unirsi per rivendicare i propri diritti, vedono gli altri più sfortunati di loro come un nemici pericolosi, si insinua un elemento surreale: «come mai fra tutte le persone che si contendono la ‘pedina’ c’è una strana somiglianza?».

Un intrigante gioco meteateatrale – martedì 12 gennaio alle 20.30 – con “Onora i padri e paga la psicologa / una nuova operaccia satirica” di e con Paolo Rossi e con Caterina Gabanella e i musicanti Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari (produzione Agidi Srl) in cui, in un intrecciarsi di vita e arte, un comico in terapia rivela frammenti di un vissuto, reale e immaginario, confessa fragilità e debolezze e rende omaggio ai maestri. “Onora i padri e paga la psicologa” è uno spettacolo originale e coinvolgente, “senza rete”, in cui il pubblico diventa testimone e complice di un percorso surreale nei labirinti della mente. «Chi è capace di narrare storie ha il potere di governare il mondo, che sia una nazione, un condominio, una famiglia o una coppia» – afferma Paolo Rossi – che interpreta se stesso, o una proiezione di sé, “improvvisando” o reinventando il passato, per orientarsi nel presente in un mondo dove, perduti i punti di riferimento, tutto sembra governato dal caos. «Le operacce satiriche sono creazioni stravaganti che nascono da diverse ispirazioni» – spiega l’artista friulano, milanese d’adozione – come «la lettura dei grandi classici letterari che vengono trasformati in buffe composizioni, episodi “rubati” dalla vita vissuta e dal mio personale repertorio poi rielaborati e trasformati in poesie comiche che, grazie all’accompagnamento musicale, si tramutano in una canzonaccia popolare». E conclude: «Se si smarrisce la strada, l’unica direzione è perdersi nelle nostre storie… Cantando, ridendo, ballando e ridendo ancora, e sarà proprio così che ci ritroveremo. Ad ogni modo si ride. Tanto».

Una raffinata antologia di celebri balletti e creazioni originali – sabato 30 gennaio alle 20.30 – con “Le Maschere”, una coreografia di Fredy Franzutti ispirata al tema del Carnevale e alla grande tradizione delle maschere italiane, su musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Cesare Pugni, Riccardo Drigo, Johannes Brahms e Gioachino Rossini (produzione Compagnia Balletto del Sud). Il fascino e il mistero delle maschere, che hanno origini antiche e ben radicate nella cultura europea (e non solo), e poi si codificano nei personaggi e nei caratteri della Commedia dell’Arte, oltre a nutrire un vasto immaginario e il gusto popolare, come dimostrano le riproduzioni in ceramica e le declinazioni Liberty e Art Déco, si riflettono anche nelle opere coreutiche di artisti come Marius Petipa e Michel Fokine. Ne “Le Maschere”, Fredy Franzutti ripropone alcuni classici, come “Harlequinade” (Les millions d’Arlequin) di Marius Petipa, con musiche dell’italiano Riccardo Drigo, presentato nel 1900 a San Pietroburgo con grande successo, e pure “Il Carnevale di Venezia”, sempre di Petipa, del 1859, un pas de deux su musica di Cesare Pugni creato per la ballerina Amalia Ferraris e successivamente inserito nel balletto “Satanella” (Le diable amoureux). E ancora, “Carnaval” di Michel Fokine, un breve atto unico, creato in Russia nel 1910 sull’omonima Suite per pianoforte Op. 9 di Robert Schumann, già famoso a pochi mesi dal debutto anche grazie alla versione eseguita a Berlino dai Ballets Russes di Diaghilev, con Lydia Lopokova e il “divino” Nijinskij. In programma anche “The Fairy Doll” (Die puppenfee), una coreografia di Nikolaj e Sergej Legat per il Teatro Ermitage di San Pietroburgo datata 1903, su musiche di Josef Bayer, tratta dal racconto di Hoffmann che ha ispirato la “Coppélia” di Saint-Léon–Delibes; e “La morisca”, una Cachucha, creata nel 1836 per Fanny Elssler. Infine una serie di creazioni dello stesso Fredy Franzutti, tutte ispirate al tema della maschera o alle Feste di Carnevale.

Una riflessione sulla complessità delle relazioni umane – domenica 14 febbraio alle 20.30 – con “Tre variazioni della vita” di Yasmina Reza (traduzione di Rita Cirio), che sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento (25 anni dopo la prima italiana con Mariangela Melato, regia di Piero Maccarinelli) con Ugo Dighero e Mariangeles Torres e con Alberto Giusta e Laura Mazzi, per la regia di Luigi Saravo (produzione CTB / Centro Teatrale Bresciano e ArtistiAssociati / Centro di Produzione Teatrale, CMC Nidodiragno, Fondazione Atlantide / Teatro Stabile di Verona). Una tranquilla serata tra amici si trasforma in un amaro e doloroso momento della verità, dove i personaggi si mettono a nudo, rivelando ambizioni e frustrazioni, incomprensioni e antichi rancori: i padroni di casa, l’astrofisico Henri e la moglie Sonia, avvocata, e gli ospiti, il professor Hubert Finidori con la consorte Inès, si ritrovano così a discutere apertamente, in uno scambio di reciproche accuse. L’invito per un aperitivo, durante il quale Henri avrebbe voluto chiedere il sostegno dell’illustre scienziato in merito a un suo articolo sulla materia oscura, per scoprire invece che un altro ricercatore sta per pubblicare un lavoro sull’argomento, perde così ogni parvenza di cortesia mondana, e l’incontro degenera in una lite. Yasmina Reza, una delle più conosciute e apprezzate drammaturghe contemporanee, crea un gioco di rifrazioni per cui la vicenda viene raccontata tre volte, in tre versioni diverse dove la sequenza degli eventi cambia secondo la prospettiva dei vari personaggi, e così le reazioni e i rapporti tra loro, fino a far emergere, oltre la pluralità di voci «il senso drammaticamente comico della nostra solitudine».

Una tragedia elisabettiana, rielaborata in chiave contemporanea – giovedì 25 febbraio alle 20.30 – con “Troilo e Cressida”, uno spettacolo de I Sacchi di Sabbia (da William Shakespeare) con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri e Enzo Illiano (produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con I Sacchi di Sabbia). La storia d’amore fra due due giovani sboccia e sfiorisce, intrecciandosi ai crudi e sanguinosi episodi di una guerra: in un momento di tregua durante l’assedio di Troia, il principe Troilo, figlio del re Priamo s’invaghisce di Cressida, figlia dell’indovino Calcante; i due si scambiano effusioni e tenere promesse ma poi la fanciulla viene consegnata ai Greci. E quando Troilo ritrova l’amata, sorprendendola in atteggiamenti d’intimità con Diomede, sperimenta la delusione e l’amarezza del tradimento, così rinuncia al suo sogno d’amore e si persuade della leggerezza e volubilità di tutte le donne. La vicenda sentimentale s’innesta nella più complessa trama della guerra, che dopo sette anni sembra ormai trascinarsi, senza speranza di una rapida vittoria per l’uno o l’altro schieramento, tanto che Ettore, “annoiato”, lancia una sfida “cavalleresca”, promettendo che «a chiunque tra i Greci avrà il coraggio di affrontarlo in un combattimento “sportivo”, dimostrerà che la sua donna è di gran lunga più fedele di tutte le donne di Grecia». Tra le file dei greci intanto, Ulisse e Nestore si ingegnano di trovare uno stratagemma per indurre l’invincibile Achille a scendere nuovamente in battaglia, per cambiare le sorti del conflitto: qui il dramma shakespeariano, che attinge al medioevale “Roman de Troie”, passando per il “Filostrato” di Giovanni Boccaccio e il poema “Troilus and Criseyde” di Geoffrey Chaucer, riprende il racconto dell’“Iliade”, fino alla morte di Ettore. Nella versione de I Sacchi di Sabbia è centrale l’idea della “tregua” che qui assume i toni di un evento sportivo, in una pièce che sulle tracce di Shakespeare rappresenta più che una cronaca di guerra, «una tragicomica parodia della pace».

Omaggio al grande Eduardo De Filippo – domenica 7 marzo alle 20.30 – con “Ditegli sempre di sì”, una commedia scritta per Eduardo Scarpetta nel 1927, come atto unico in napoletano con il titolo “Chill’è pazzo!” e poi riproposta in una nuova versione, più “italianizzata”, nel 1932, con i tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo e con Tina Pica e Dolores Palumbo, in cui si affronta in chiave tragicomica il tema della follia. Sotto i riflettori Mario Autore, Anna Iodice e Domenico Pinelli, accanto a Gianluca Cangiano, Mario Cangiano, Luigi Leone, Antonio Mirabella, Laura Pagliara, Vittorio Passaro, Lucienne Perreca, Simona Pipolo e Federica Pirone, con scene di Luigi Ferrigno e Sara Palmieri, costumi di Viviana Crosato e Antonietta Rendina e musiche di Mario Autore, per la regia di Domenico Pinelli (produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo). “Ditegli sempre di sì” racconta la vicenda di un commerciante, Michele Murri, finito in manicomio in seguito a una grave crisi di nervi, che dimesso dall’ospedale psichiatrico torna a casa, dalla sorella Teresa, a cui il medico raccomanda di assecondare sempre il paziente, per non turbare il suo fragile equilibrio mentale. Ma la guarigione è solo apparente e il protagonista, i cui recenti trascorsi sono tenuti nascosti dalla sorella, non riesce a riadattarsi al mondo e alle convenzioni della società: nascono così una serie di errori e fraintendimenti, con esiti più o meno imbarazzanti, finché durante una festa la pazzia si manifesta in modo inequivocabile e in uno sdoppiamento di personalità è lo stesso commerciante a sollecitare il proprio ritorno nello spazio protetto e sicuro del manicomio. Intorno al protagonista, ruotano i vari personaggi, a partire dalla sorella, che cerca invano di nascondere la malattia e di porre rimedio ai danni; e poi un attore scapestrato, un padrone di casa troppo intraprendente, un truffatore con la sua fidanzata e due fratelli divisi da un’antica lite, in un colorato affresco di varia umanità.

Un inatteso e surreale “sequestro di persona” dagli esiti imprevedibili – giovedì 25 marzo alle 20.30 – con “Bandiera”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan, con scenografie di Rosita Vallefuoco, costumi di Elena Minesso, sound design di Michele Boreggi e Lorenzo Danesin, disegno luci di Stefan Schweitzer, per la regia di Luca Ricci (produzione CapoTrave – Infinito srl). “Bandiera” parte dall’irruzione in casa di un primo ministro da parte di un giovane armato di motosega, che prende in ostaggio la moglie del politico e la governante con l’obiettivo di comunicare un messaggio da cui potrebbero dipendere le sorti del pianeta: la normale routine della vita domestica viene infranta da un’azione violenta, e si crea una situazione paradossale e gravida di suspense, in cui non mancano «elementi magici e messianici». Una storia tragicomica, ai confini della realtà: «una non meglio identificata civiltà extra-terrestre cerca da tempo di correggere i destini dell’umanità, inviando un proprio emissario che reca un messaggio per due terrestri di diversa collocazione sociale – rivelano gli autori – e se questi riusciranno a stabilire fra loro una concordanza di visioni e speranze, il mondo inizierà una nuova fase edenica». Tra ipotesi fantascientifiche, si affrontano temi importanti e attuali, «si parla di macro-economia, di come il vantaggio dei più ricchi poggi sullo sfruttamento dei poveri, sull’indebitamento di questi ultimi che crea sottomissione, e di come lo Stato sia complice di questa speculazione» e si discute della crisi del capitalismo, con l’inasprirsi delle diseguaglianze e di possibili soluzioni, per esempio «un giubileo che annulli tutti i debiti, come quelli che si facevano migliaia di anni fa, in Mesopotamia e in Egitto, dopo che un nuovo re o faraone era salito al trono», in un’allegoria del presente, che non rinuncia alla speranza di un futuro migliore.

Una riflessione sul tema dell’infanzia e sulla crescita – sabato 3 aprile alle 20.30 – con “Pupo”, una creazione di Sofia Nappi, con i danzatori Evans Berthelot, Bonni Bogya, India Guanzini, Sem Houmes, Paolo Piancastelli, Senne Reus e Alessia Sinato, con musiche di Chopin, Dead Combo, Engler; disegno luci di Alessandro Caso; costumi di Judith Adam; sound design di Ed Mars & Sofia Nappi; direttore prove Luca Tomasoni e assistente alla coreografia Adriano Popolo Rubbio (produzione Komoco / Sosta Palmizi). “Pupo” si ispira alla figura di Pinocchio, protagonista del capolavoro di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, «sulla metamorfosi della marionetta che sogna di diventare bambino». Un personaggio fantastico, un “ragazzo di legno” ribelle e irrequieto, un eterno fanciullo, la cui massima aspirazione, e premio finale per la sua “bontà”, sarebbe trasformarsi in un ragazzo in carne e ossa, un bambino come tutti gli altri. Sulla falsariga dell’opera collodiana, intesa come “romanzo di formazione”, “Pupo” «indaga il tema della crescita e della consapevolezza, di come un bambino innocente e curioso inizia a interagire con il mondo, mettendosi continuamente in gioco nella relazione con gli altri e con i propri limiti». Nel suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, verso l’età adulta, il protagonista si confronta con le proprie inclinazioni e con le prime tentazioni, ma anche con le influenze esterne e le cattive compagnie, «imparando ad accettare e perdonare i propri errori e debolezze attraverso la gentilezza e il potere del perdono». Incentrato su Pinocchio, impegnato in «un perenne tentativo di diventare la versione migliore di sé», “Pupo” di Sofia Nappi è «un invito a non dimenticare il bambino che c’è in noi, la marionetta di legno impulsiva e giocosa che siamo stati un tempo, l’esuberante e incontenibile desiderio di danzare».

Un’indagine sul confine tra realtà e follia con un classico del teatro del Novecento – venerdì 9 aprile alle 20.30 – con “Il Berretto a Sonagli” di Luigi Pirandello, con Irma Ciaramella, Ivano Falco, Gino Auriuso, Margherita Patti, Gioele Rotini e Ottavia Orticello, con scene e costumi di Francesca Serpe, per la regia di Gino Auriuso (produzione Artenova ETS). In bilico fra tragedia e farsa, “‘A birritta cu ‘i ciancianeddi” è un moderno “dramma della gelosia” – scritto originariamente in siciliano, poi tradotto in italiano – in cui a reclamare vendetta e una punizione esemplare per gli adulteri è la moglie tradita, l’impulsiva Beatrice Fiorica, decisa a far scoppiare uno scandalo rivelando al mondo la liaison tra il marito, l’illustre Cavalier Fiorica e la procace Nina, moglie dello scrivano Ciampa. Nella sua giusta indignazione, la signora tralascia un dettaglio non di secondaria importanza, come la tradizione del “delitto d’onore” che imporrebbe al Ciampa, marito “cornuto”, di uccidere la moglie e l’amante, una volta che i due fedifraghi, in seguito alla denuncia della signora, siano stati sorpresi in flagranza di reato e dunque arrestati cosicché la colpa dell’adulterio sia ormai evidente agli occhi di tutti. La scelta di Beatrice Fiorica, che ha rifiutato i saggi consigli del fratello Fifì e della vecchia Fana e le proposte di Ciampa, che avrebbe voluto affidarle la consorte, determina una situazione insostenibile con l’obbligo “morale” e sociale, per lo scrivano, di lavare l’onta nel sangue: un’eventualità davanti a cui anche la signora arretra. E’ infine Ciampa a risolvere l’impasse, con una trovata paradossale: la simulata pazzia di Beatrice Fiorica, che avrebbe immaginato ogni cosa, mentre l’adulterio non sarebbe mai avvenuto, e solo nella sua folle gelosia la signora avrebbe scambiato un innocente “incontro” per un tradimento. Una finzione necessaria affinché, senza tragedie o delitti, salvaguardando il gioco delle maschere, dopo un soggiorno della donna in una casa di cura, tutto possa ritornare alla normalità.

Una divertente e maliziosa commedia sul perbenismo della borghesia – giovedì 22 aprile alle 20.30 – con “Niente sesso, siamo inglesi” (No Sex, Please, We are British) di Anthony Marriott e Alistair Foot, nella traduzione di Maria Teresa Petruzzi, con Carla Calabrò, Martina Garau, Davide Maringiò, Mauro Muntoni, Alessandro Piga, Francesca Puddu, Omar Soddu e Ivano Steri, fonico Mauro Concu, disegno luci Music Factory, costumi e scene La Clessidra Teatro, per la regia di Anna Pina Buttiglieri (produzione La Clessidra Teatro). Un successo del West End, in scena dal 1971 al 1987 per 6761 rappresentazioni consecutive, sbarca nell’Isola in un nuovo allestimento che mette l’accento sulla situazione paradossale, frutto di un errore o di un equivoco, in cui viene a trovarsi un giovane e stimato direttore di banca, destinatario suo malgrado di un pacco pieno di fotografie pornografiche. «Inizia così un’esilarante serie di fraintendimenti ed errori che coinvolge non solo la famiglia del protagonista, ma l’intera piccola comunità urbana – spiega la regista Anna Pina Buttiglieri – e ogni tentativo dei protagonisti di salvare le apparenze e proteggere la propria reputazione non fa che alimentare nuovi e disastrosi equivoci». Il materiale scottante rischia di provocare uno scandalo, così il protagonista e la moglie, insieme a un amico fidato, ingenuo e impacciato, si ingegnano in ogni modo di occultare il “corpo” del reato. “Niente sesso, siamo inglesi” – come sottolinea Anna Pina Buttiglieri – è «un meccanismo a orologeria di straordinaria precisione, alimentato da serrati scambi di battute, campanelli che squillano senza tregua, porte che si aprono e si chiudono, personaggi che entrano, escono, si incontrano e si nascondono», in un crescendo di irresistibile comicità.

Infine, un intrigante gioco metateatrale – lunedì 10 maggio alle 20.30 – con “Pirandello Pulp” di Edoardo Erba, una commedia surreale e ricca di colpi di scena, nell’interpretazione di Massimo Dapporto e Fabio Troiano, con scenografia di Angelo Lodi e disegno luci di Cesare Agoni, per la regia di Gioele Dix (produzione Teatro Franco Parenti). Una pièce originale che trae spunto da un’opera emblematica del grande drammaturgo siciliano, “Il Giuoco delle Parti”, per indagare i meccanismi di una rappresentazione, l’interpretazione registica e il rapporto con il testo, la ricerca di una chiave di lettura originale e il tentativo di contestualizzare una trama, adattandola all’epoca contemporanea. Durante le prove per la messa in scena di uno spettacolo, Maurizio, il regista invece del solito tecnico luci si ritrova davanti tale Carmine, totalmente impreparato e soprattutto impossibilitato a salire sulle scale perché soffre di vertigini. Nel tentativo di risolvere l’impasse, il regista analizza nuovamente il testo e illustra i passaggi significativi, a beneficio del nuovo venuto, ma il (sedicente) tecnico, pur di dilatare i tempi e far slittare ulteriormente il proprio intervento, mette in discussione ogni dettaglio e ogni aspetto delle scelte registiche. Le idee di Carmine derivano da «una sessualità vissuta pericolosamente», ma risultano innovative, rispetto alla tradizione, così Maurizio «passa dall’irritazione all’entusiasmo, concependo infine l’idea di una regia pulp: un “Giuoco delle Parti” ambientato in uno squallido parcheggio di periferia, dove si consumano scambi di coppie». I ruoli si invertono, e ora è Maurizio che «sale e scende dalla scala per puntare le luci», mentre Carmine «è diventato la mente pensante»; ma in questo paradossale ribaltamento, o scambio delle parti, emergono inquietanti verità che mettono in crisi i personaggi e stravolgono i fragili equilibri di un rapporto professionale, facendo precipitare gli eventi fino al sorprendente finale.

La Stagione di Prosa | Danza | Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 è organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna al Teatro Centrale di Carbonia, con il patrocinio e il sostegno del MiC/ Ministero della Cultura, dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, e dell’Assessora alla Cultura, Sport, Spettacolo del Comune di Carbonia, con il contributo della Fondazione di Sardegna.

I Sacchi di Sabbia/Compagnia Lombardi/Tiezzi, TROILO E CRESSIDA, L’Iliade raccontata da Shakespeare, con Giovanni Guerrieri, Giulia Gallo, Gabriele Carli, Enzo Illiano, teatro, durata 60’, prima nazionale al Festival Inequilibrio 2025 di Fondazione Armunia, Castiglioncello (LI), 4 luglio 2025, Foto Dorin Mihai per Fondazione Armunia

«Prendiamo atto che la seduta del Consiglio comunale di ieri, 30 settembre, è andata deserta a causa dell’assenza della stragrande maggioranza dei consiglieri di governo.
Come gruppi di minoranza, abbiamo risposto con senso di responsabilità e rispetto per le istituzioni all’appello del Presidente del Consiglio.
Tuttavia, una volta constatata la mancanza del numero legale, abbiamo scelto di abbandonare l’aula. Una decisione presa con profondo rammarico.»
I consiglieri di minoranza di Sinistra Futura Sandro Mereu e Barbara Pischedda e del M5S Giovanni Nicolò Murgioni e il consigliere Daniele Mele attaccano il sindaco di Carbonia Pietro Morittu e la sua maggioranza dopo il mancato svolgimento dela seduta consiliare di ieri 30 settembre.
«Quanto accaduto oggi non è un episodio isolato, ma la spia di una crisi profonda – aggiungono i quattro consiglieri di minoranza -. Le recenti prese di posizione all’interno della coalizione di governo a partire dalle dimissioni del Presidente della Seconda Commissione confermano un malessere politico ormai aperto tra la maggioranza nei confronti del Sindaco e la Giunta, diffuso e non più nascondibile. Le assenze di oggi, infatti, non sono state affatto casuali, ma nascondevano una chiara contrarietà politica su una variante urbanistica.»
«La maggioranza non garantisce più i numeri per il regolare svolgimento dei lavori assembleari, a testimonianza del fatto che sindaco e giunta non godono più della fiducia dei consiglieri che dovrebbero sostenerli – concludono i quattro consiglieri di minoranza -. Ci domandiamo se la coalizione che ha vinto le elezioni esista ancora.»

Troppo tempo davanti agli schermi, isolamento e perdita della socialità spontanea: l’abuso di smartphone e videogiochi in età evolutiva è ormai un’emergenza che interroga da vicino famiglie, scuola e istituzioni sanitarie.
Per fare il punto sulla situazione reale a livello locale e tracciare percorsi di prevenzione, si terrà una Conferenza-Dibattito pubblica prevista per il giorno sabato 10 ottobre alle ore 9,30 presso la Sala Circolo Soci Euralcoop in Piazza Marmilla a Carbonia.
L’iniziativa, promossa dal Circolo Legambiente Sulcis Iglesiente, co-progettata con il CSS Sardegna, col patrocinio del comune di Carbonia, dell’ASL Sulcis Iglesiente e la collaborazione della Ditta Colors di Carbonia, nasce come risposta concreta a un’emergenza sociale sempre più evidente: l’isolamento e l’abuso precoce di smartphone, tablet e videogiochi in età scolare.
Nei mesi scorsi gli allievi delle classi della Scuola Primaria del comune di Carbonia hanno riproposto, nelle piazze della città, diversi giochi tradizionali oramai in disuso. Agli allievi è stato somministrato un test conoscitivo sulle loro abitudini digitali, i risultati emersi, saranno comunicati per la prima volta durante l’incontro.
La conferenza-dibattito si svolgerà col seguente programma:
Introduzione del presidente del Circolo Legambiente Sulcis Iglesiente Maurizio Soddu. Saluti istituzionali del sindaco di Carbonia Pietro Morittu e dell’assessora della Pubblica istruzione Antonietta Melas. Seguiranno gli interventi dei relatori: Giovanni Gianeri docente di Scienze Motorie; Chiara Taglialatela, consulente pedagocico e formatrice; Moreno Murgia, dirigente psicologo SERD di Carbonia.
L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza, con un invito particolare rivolto a dirigenti scolastici, insegnanti, educatori e genitori.
Al termine degli interventi degli esperti, verrà dato ampio spazio al dibattito e alle domande del pubblico.

Si è svolto venerdì 25 settembre, nell’aula magna dell’Istituto di istruzione superiore “Antonio Gramsci – Edoardo Amaldi”, in via delle Cernitrici, a Carbonia, l’evento di disseminazione finale del progetto “ERASMUS+” KA121-SCH-000319704. Con i dirigenti dell’Istituto, studenti e docenti, hanno partecipato all’evento l’assessora regionale della Pubblica Istruzione Ilaria Portas, il sindaco di Carbonia Pietro Morittu e l’assessora comunale della Pubblica istruzione Antonietta Melas.

Vediamo le interviste realizzate con le assessore Ilaria Portas e Antonietta Melas.

Carbonia piange Antonello Dessì, calciatore, sindacalista, politico, amministratore locale e scrittore, scomparso stamane all’età di 79 anni.
Da giovane è stato calciatore talentuoso, cresciuto nella Sguotti e protagonista di alcuni campionati con la maglia dell’Iglesias, squadra con la quale ha disputato complessivamente 66 partite realizzando 6 goal, con 26 presenze e 2 goal nel campionato 1965/1966, 23 presenze e 4 goal nel campionato 1966/1967 e due promozioni consecutive nelle stagioni successive (nelle quali giocò meno, rispettivamente 10 e 7 presenze) che portarono l’Iglesias in serie D, prima del passaggio al Carbonia, squadra della sua città, con la quale nel campionato di Eccellenza 1969/1970 disputò 21 partite, con 4 goal all’attivo.
Dopo aver sposato giovanissimo Angela all’età di 21 anni, appese le scarpette al chiodo ancora giovane, e si dedicò presto all’impegno sindacale, nella FIM CISL, ricoprendo rapidamente incarichi di primissimo piano, quali quelli di segretario generale della CISL del Sulcis Iglesiente, componente della segreteria regionale e del direttivo nazionale.
Dal sindacato alla politica, il passo è stato breve. Ha militato nel Partito Socialista Italiano, primo collaboratore dell’onorevole Paolo Fogu, senatore e sottosegretario di Stato per il Bilancio e la Programmazione economica nel Governo Andreotti VII.
Successivamente, la seconda parte del percorso politico di Antonello Dessì è stata arricchita da alcune esperienze nella veste di amministratore comunale e provinciale, nelle quali si è distinto particolarmente. E’ stato assessore del Bilancio e della Programmazione nella Giunta comunale di Carbonia presieduta dal sindaco Salvatore Cherchi nella consiliatura 2001-2006 e in quella successiva 2006-2011 da tecnico, poi capo di Gabinetto della Provincia di Carbonia Iglesias e assessore della Programmazione e del Bilancio nella Giunta provinciale presieduta da Pierfranco Gaviano.
Il sindaco Pietro Morittu e l’intera Amministrazione comunale di Carbonia hanno diffuso una nota nella quale si stringono in un forte abbraccio alla famiglia di Antonello Dessì.
Antonello Dessì era anche uomo di cultura, autore di cinque libri: “Bocca di lupo”, “Ancora Primavera” “Il canto di Simò”, “Terramala” e “Eleuteros”. Personalmente, da alcuni decenni, mi legava ad Antonello Dessì un rapporto di sincera amicizia e ho avuto il piacere di curare da editore la pubblicazione di “Terramala” e l’elaborazione grafica di “Eleuteros”. Rivolgo sentite condoglianze alla moglie Angela e ai tre figli Claudia, Cristian e Gloria.
Giampaolo Cirronis

La sala consiliare di piazza Roma, a Carbonia, lunedì 14 settembre ha ospitato il convegno “1946: la democrazia nasce a Carbonia”, organizzato da Fondazione Enrico Berlinguer, SBIS – Sezione di storia locale, Umanitaria – Centro Servizi Culturali, Associazione culturale – amici della miniera, con il patrocinio dell’amministrazione comunale e il supporto della Fondazione di Sardegna.

Sono intervenuti il sindaco di Carbonia Pietro Morittu; Moreno Pilloni, direttore della Società Umanitaria, Centro Servizi Culturali Carbonia; Tore Cherchi, presidente della Fondazione Enrico Berlinguer, ex sindaco di Carbonia, promotore del convegno; Antonangelo Casula, ex sindaco di Carbonia; Maria Giovanna Musa, SBIS – sezione di storia locale; Mauro Pistis, studioso; Mario Zara, presidente dell’associazione culturale amici della miniera; Luigi Mistroni, figlio di Renato, primo sindaco eletto della città di Carbonia; Irene Diana, dipendente comunale in pensione, parente di uno dei primi consiglieri eletti a Carbonia nel 1946. I lavori sono stati moderati dalla giornalista Stefania Piredda.

Se il 1946, a seconda guerra mondiale terminata, segnò il ritorno, in forme più avanzate, della democrazia nei comuni italiani, per Carbonia (e per gli altri centri fondati durante il ventennio fascista) quell’anno segnò la nascita della democrazia. Il 31 marzo 1946, si votò per eleggere il primo Consiglio comunale: prima di allora l’amministrazione della città era stata retta da un podestà e, caduto il fascismo, da un commissario prefettizio sia pure con la partecipazione in vario modo delle formazioni politiche. La città di Carbonia ebbe il suo primo Consiglio comunale, il suo primo sindaco, Renato Mistroni, e la sua prima giunta. Successivamente, il 2 giugno, vennero il referendum per scegliere tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea costituente. Votarono le donne. Le donne, infatti, grazie ad un decreto del governo di Ivanoe Bonomi, emanato quando era ancora in corso la guerra di liberazione dall’occupazione nazi-fascista, infine, avevano acquisito il diritto al voto e il diritto ad essere elette. Due donne, Alessandra Cardia e Rosa Dessì, furono elette nel primo consiglio comunale: una minoranza esigua a causa del sostanziale maschilismo di cui tutti i partiti erano intrisi.

«A fronte della gravità della situazione – ha concluso Tore Cherchi -, non c’è in piedi un movimento di protesta e di proposta. Anzi c’è una calma che rassomiglia alla rassegnazione a fronte della reattività sociale del passato. Bisogna non rassegnarsi al declino, correggere errori, anche cambiare strada ma reagire. In questo un compito primario spetta a partiti, sindacati e forze politiche.»