11 July, 2026
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Dopo i corsi Montessori, una nuova offerta formativa promossa dal CPT ‘Ilaria Alpi’ è in partenza nel comune di Villamassargia. Da venerdì 19 giugno iniziano i corsi di specializzazione ABA e il corso CAA, rivolti a insegnanti delle scuole primarie e dell’infanzia dei Comuni del territorio. I corsi, la cui qualifica è riconosciuta dal ministero dell’Istruzione e del Merito, hanno come focus la lettura facilitata, l’analisi applicata del comportamento e la comunicazione aumentativa alternativa. Abilità utili che permetteranno agli insegnanti di acquisire maggiori strumenti e seguire i bambini con disturbo dello spettro autistico e altre patologie.
I corsi saranno tenuti in streaming e termineranno il 31 luglio 2026. Per le numerose richieste di iscrizione, è stato aumentato il numero delle borse di studio, da 21 a 35, istituite nel 2025 dal Coordinamento Pedagogico ‘Ilaria Alpi’, per permettere la massima partecipazione degli insegnanti interessati a questo approccio scientifico e didattico volto all’inclusione.
“Dopo il grande apprezzamento ottenuto dai corsi Montessori, i corsi ABA e CAA rappresentano gli strumenti per una reale inclusione, che avrà una ricaduta positiva su tutto il territorio e le scuole da cui provengono i corsisti”, ha spiegato Debora Porrà, sindaca di Villamassargia che è il comune capofila del CPT.
«La formazione specialistica in materia di inclusione scolastica – ha dichiarato la neo assessora con delega dell’Istruzione Francesca Pisanocostituisce uno strumento essenziale per garantire il diritto all’istruzione e pari opportunità di apprendimento a tutti gli alunni, compresi coloro con bisogni educativi speciali.»

Il progetto esperienziale “Casa Sardegna – Sa Domu de Sardinia – Osaka 2025” ha ricevuto il Premio Speciale Turismo all’edizione 2026 dello Smartphone d’Oro, il premio dedicato alle migliori esperienze di comunicazione e informazione digitale di enti e aziende pubbliche, realizzato da Fondazione Italia Digitale.
Hanno partecipato 70 realtà pubbliche candidate da tutta Italia, che hanno ricevuto in totale 20.300 voti nelle 4 ore e mezza di votazione popolare online, a cui si sono aggiunti i voti della Giuria Scientifica. I vincitori sono stati premiati martedì 16 giugno 2026 a Roma, durante gli Stati Generali della comunicazione pubblica digitale. Hanno ritirato il premio per il GAL Sulcis Iglesiente le dottoresse Francesca Murgia e Valentina Balia.
«Un sentito ringraziamento hanno dichiarato il presidente del GAL Cristoforo Luciano Piras e la direttrice Nicoletta Pirasa tutte le persone che hanno creduto in questo meraviglioso progetto e l’hanno sostenuto col proprio voto.»
Il progetto, candidato al premio dal GAL Sulcis Iglesiente, è stato realizzato a Osaka a giugno 2025 in occasione dell’Expo e ha visto protagonisti i territori dei GAL sardi, ambasciatori in Giappone della nostra isola. Coordinato dal GAL Sulcis Iglesiente con il Centro Regionale di Programmazione – che ha finanziato l’iniziativa – e ICE Tokyo, ha coinvolto 14 GAL, 23 imprese e oltre 80 operatori tra buyer, giornalisti e stakeholder. La comunicazione è stata curata dall’agenzia Mate.
«Abbiamo sostenuto questo progetto – ha affermato il vicepresidente della Regione e assessore della Programmazione Giuseppe Meloniperché ha unito territori, imprese e istituzioni in una visione comune di promozione e sviluppo regionale. L’esperienza di Osaka ha dimostrato che quando facciamo rete e investiamo sull’internazionalizzazione delle nostre eccellenze, la Sardegna sa essere protagonista nei contesti più importanti del mondo. Sono davvero orgoglioso di questo premio e ringrazio il Gal Sulcis Iglesiente e il Centro Regionale di Programmazione per il grande risultato raggiunto.»

Immancabile appuntamento di fine giugno a Portoscuso con i seminari di musica, canto e danza popolare di Mare e Miniere: da martedì 23 a domenica 28, l’antica tonnara di Su Pranu torna a ospitare uno degli eventi più consolidati e rappresentativi del cartellone itinerante organizzato dall’associazione culturale Elenaledda Vox con la direzione artistica di Mauro Palmas, che si snoda dalla primavera all’autunno toccando varie località della Sardegna. Dopo l’appuntamento tra fine maggio e primi di giugno a Quartu Sant’Elena con la rassegna Pintai Bisus, Mare e Miniere – quest’anno alla sua diciannovesima edizione – prosegue il suo cammino nell’Isola facendo ora tappa nel centro costiero del Sulcis per una settimana interamente dedicata alla formazione, all’incontro e alla condivisione musicale.

Come sempre è ampio e diversificato per età e provenienze il numero degli iscritti: centotrenta, provenienti dalla Sardegna e dalla Penisola ma anche dall’estero (Canada, Stati Uniti, Svezia, Spagna, Ungheria, Francia, oltre alla “colonia” svizzera presente sin dal primo anno), a conferma del successo dell’iniziativa. Ad accompagnarli nel percorso didattico sarà il collaudato corpo docente che conta nomi di spicco nel panorama della musica popolare e non solo: ecco dunque Elena Ledda e Simonetta Soro in cattedra per il seminario di canto popolare, e Alessandro Foresti per quello di canto corale; si andrà a lezione di organetto diatonico con Riccardo Tesi, di chitarra con Maurizio Geri e di basso con Silvano Lobina; mandola e liuto cantabile sono le materie di insegnamento di Mauro Palmas, mentre le launeddas trovano in Luigi Lai il maestro per eccellenza; altre espressioni tipiche della tradizione sarda, il canto sacro a “cuncordu” e il canto “a tenore” a tema profano, saranno oggetto del laboratorio tenuto dal gruppo Cuncordu e Tenore de Orosei.

Dopo la positiva esperienza della scorsa edizione, ritorna poi il laboratorio di danze tradizionali del centro e sud Italia a cura di Viola Centi, e a distanza di due anni tornano anche Manu Theron e Damien Toumi con il loro seminario di canti politici e popolari occitani. Altri due laboratori completano l’offerta formativa dei seminari di Portoscuso: quello di batteria e percussioni popolari curato da Andrea Ruggeri, Dario Muci ed Enza Pagliara e quello di musiche dal mondo per adulti e bambini a cura di Giulia Cavicchioni.

Il Piano Strategico della Provincia del Sulcis Iglesiente entra in una nuova fase. Dopo la raccolta e l’analisi dei dati, la costruzione dell’Atlante del territorio, i workshop identitari e l’ascolto degli amministratori, verrà presentato nel corso dell’incontro “Apertura del cantiere – Giacimenti / Nutrimenti”, che si terrà il 23 giugno 2026, dalle ore 19.00, presso il vecchio borgo di Tratalias.
Sarà un momento pubblico per condividere gli elementi emersi da una prima lettura del territorio e per arricchirli con i contributi che perverranno il giorno e nelle settimane successive da parte di Enti, Istituzioni, Associazioni, imprese e/o cittadini, rilanciando così la fase di coinvolgimento e partecipazione dei territori.
Il nome dato al processo di costruzione del Piano “Giacimenti / Nutrimenti” ne delinea il metodo: tenere insieme la memoria del territorio e il suo futuro, lo “stare” in un luogo e l’attitudine a nutrirlo e cambiarlo dal di dentro, a partire dalla sua profonda comprensione.
Su questa idea si modella l’incontro, articolato in due tempi: il primo denominato Giacimenti, di restituzione della prima lettura del territorio emersa dall’analisi desk e dai workshop identitari; il secondo Nutrimenti, uno spazio dedicato ai contributi della platea che faranno crescere il Piano.
Con questa iniziativa, la Provincia del Sulcis Iglesiente intende consolidare la costruzione di un futuro condiviso del territorio. Si tratta di un passaggio rilevante, che richiede visione, responsabilità e capacità di lavorare insieme, per individuare priorità chiare e costruire traiettorie di sviluppo concrete per il territorio.

«Il Piano Strategico rappresenta una straordinaria opportunità per costruire una visione condivisa del futuro del nostro territorio dice il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Mauro Usai -. Nessun progetto di sviluppo può essere efficace senza il contributo delle comunità che lo vivono quotidianamente. Per questo invitiamo tutti a partecipare all’incontro del 23 giugno: sarà un momento di ascolto, confronto e progettazione collettiva, fondamentale per individuare insieme le priorità e le traiettorie di crescita del Sulcis Iglesiente. Vogliamo costruire un Piano che parta dalle nostre radici, dai nostri giacimenti di storia, cultura e competenze, per trasformarli in nutrimento per il futuro delle nuove generazioni.»

Il comune di Pula e la Fondazione Pula Cultura Diffusa hanno organizzato per il 24 giugno 2026, alle 10.00, la conferenza stampa per l’apertura al pubblico della Necropoli occidentale di Nora: una scoperta e un evento di eccezionale importanza per il patrimonio culturale dell’Isola.

L’area dell’ex base militare, finora interdetta alle visite e mai inclusa nei tradizionali percorsi archeologici proposti, diventa fruibile per i visitatori. Lo spazio custodisce la prima e ancora unica necropoli fenicia di Sardegna rinvenuta in ottimo stato di conservazione e indagata con rigoroso metodo scientifico, oltre a monumentali tombe a camera di età punica e testimonianze di epoca romana.

La conferenza stampa si terrà alle 10 nell’area archeologica di Nora e parteciperanno Walter Cabasino, sindaco del comune di Pula, il presidente e la direttrice della Fondazione Pula, Andrea Boi e Clara Pili.

Durante l’incontro verranno illustrati i dettagli del nuovo percorso di visita, i risultati scientifico-antropologici sulle origini degli antichi abitanti e il calendario della nuova campagna di scavi archeologici dell’Università di Padova, che riprenderà il prossimo 31 agosto.

Il presidente Federico Fantinel ha convocato il Consiglio comunale di Carbonia presso la Sala Consiliare del Centro Polifunzionale in Piazza Roma in seduta straordinaria e pubblica per la
giornata di mercoledì 24 giugno, alle ore 15,00, per la trattazione del seguente ordine del giorno:

1. Interrogazioni e interpellanze e a seguire mozioni e ordini del giorno (per un tempo massimo di due ore);

2. Variazione al bilancio di previsione 2026-2028 e applicazione avanzo di amministrazione;

3. Approvazione regolamento della scuola civica di musica;

4. Adesione alla RE.A.D.Y – Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere;

5. Revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari – proposta presentata dalla Terza commissione consiliare.

La presentazione del libro sulla miniera di Funtana Raminosa, “Erranti per le lente gallerie smarriti nell’oblio”, coincide, questa volta, con la scomparsa, avvenuta appena il mese scorso, dell’ingegner Lorenzo Musso. Ritengo sia la giusta occasione per ricordare una persona tra le più autorevoli del mondo minerario italiano, artefice del tentativo di ammodernamento del settore minerario, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni 80, gravato dagli anni di inerzia ed abbandono nel periodo dell’Egam.

Piemontese, laureato in ingegneria mineraria al Politecnico di Torino, ha svolto una buona parte della sua esperienza lavorativa in Sardegna a cui è stato profondamente legato scegliendo Iglesias per trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

L’ing. Musso è stato un grandissimo tecnico: il migliore della sua e della nostra generazione. Ha unito ad un approccio scientifico ai problemi minerari, una visione strategica innovativa unitaria e integrata del settore dei metalli non ferrosi.

Ha guidato lo sviluppo tecnologico del comparto con l’obbiettivo di allinearlo agli standard internazionali più avanzati in coerenza con la nuova politica mineraria nazionale che aveva affidato all’Eni il rilancio del settore. Ha coinvolto e responsabilizzato i tecnici più preparati, assumendo anche molti giovani ingegneri, promuovendone la formazione, l’istruzione e l’aggiornamento.

Si è sempre aggiornato dal punto di vista scientifico e tecnologico, mantenendo stretti contatti con le industrie del settore e con le Università di Cagliari, Roma, Torino e Trieste, sedi dei corsi di ingegneria mineraria, diffondendo con pubblicazioni, conferenze e convegni, le sue idee.

Una delle novità più qualificanti è stata l’introduzione della geostatistica nella stima delle riserve minerarie e della analisi di sensitività e di rischio negli studi di fattibilità economico e finanziaria dei progetti minerari. Conservo ancora una sua pubblicazione intitolata “Esigenza di valutazioni affidabili e dettagliate come presupposto di una pianificazione ottimale della produzione”.

Forse, è stata quella “valutazione più affidabile del giacimento come presupposto della produzione”, da lui voluta e non attuata, o attuata in ritardo, a determinare il fallimento del progetto di Funtana Raminosa che era nato su una stima del giacimento effettuata con vecchi criteri inadatti ad una mineralizzazione variabile come quella.

Forse quell’episodio è stato usato come pretesto per il suo l’allontanamento dalla direzione della Divisione mineraria della Samim. Tuttavia lui ha continuato il suo impegno professionale seguendo numerosi progetti minerari in Italia e all’estero lasciando sempre la sua impronta di alto livello tecnico e scientifico.

Le miniere metallifere sono state completamente chiuse 15 anni dopo il suo allontanamento. Sono stati anni in cui si è sentita la sua mancanza in termini di competenza, di entusiasmo e di slancio innovativo. E chissà se la sua presenza non avrebbe determinato una fine diversa.

Personalmente ho avuto l’opportunità di incontrare l’ing. Musso da studente mentre era vice direttore della Miniera di Monteponi e seguiva i cantieri di San Marco e Masse Centrali oltre gli studi per l’approfondimento delle coltivazioni al di sotto del liv. -100.

Ricordo ancora quei primi incontri in cui ho avuto modo di apprezzare le sue qualità umane e gli sono riconoscente per l’attenzione e la cura che mi ha dedicato nell’illustrare in dettaglio i processi produttivi con una chiarezza ed un entusiasmo davvero coinvolgenti.

In un secondo tirocinio svolto nella miniera di sali potassici di San Cataldo in Sicilia mi capitò di ritrovare un suo progetto, redatto quando era ancora giovane ingegnere, della coltivazione per camere e pilastri con i calcoli geotecnici per il dimensionamento dei pilastri e dei vuoti eseguiti con un rigore scientifico straordinario a dimostrazione di una competenza tecnica non comune.

Le nostre strade si sono rincontrate dopo la laurea perché sono stato assunto proprio da lui quando era direttore della miniera di Masua dell’Ammi Sarda (Egam).

Con la nascita della Samim nel 1978, l’ing. Musso è divenuto capo della Divisione mineraria nazionale. Dovendo procedere ad una razionalizzazione del comparto, ha selezionato i progetti suscettibili di uno sviluppo produttivo, applicando i metodi più innovativi. Ha svolto innumerevoli confronti sindacali improntati al rispetto e all’onestà nelle relazioni con i lavoratori. Ha messo in atto una nuova organizzazione aziendale più razionale accorpando le funzioni amministrative e potenziando quelle tecniche con l’inserimento di giovani ingegneri e periti minerari. Ha proceduto senza indugio all’acquisto dei macchinari più moderni ed allo sviluppo delle infrastrutture previste in sotterraneo ed all’esterno dando vita a una delle fasi di rilancio del comparto più significative degli ultimi 50 anni del 900.

Dopo appena cinque anni dall’inizio della sua gestione, senza che abbia potuto inaugurare il progetto a cui lavorava da oltre 15 anni, cioè l’impianto di eduzione delle acque di Monteponi, è scoppiato il caso Funtana Raminosa con le conseguenze di cui ho detto sopra.  E da allora, purtroppo, non ho più avuto occasione di incontrarlo, ma quando penso alla mia professione ed allo stile con cui ho cercato di svolgerla, non posso che ringraziarlo con profonda gratitudine perché da lui ho preso ispirazione e tratto esempio.

Oggi, dopo la chiusura del settore estrattivo del Sulcis Iglesiente e del Nuorese, viviamo in luoghi ancora segnati dall’attività mineraria con innumerevoli infrastrutture sotterranee e di superficie inutilizzate, centinaia di ettari di territorio improduttivi e con un impatto negativo paesaggistico e ambientale, dobbiamo chiederci, stimolati anche dalla visione innovativa e strategica dell’ing. Musso, cosa possiamo fare per rivitalizzare per quanto possibile questo lascito.

Negli ultimi 30 anni sono stati creati vari organismi che avrebbero dovuto governare, gestire questo territorio al fine di mitigarne l’impatto ambientale e svilupparne le potenzialità residue anche con cospicue dotazioni finanziarie. Purtroppo finora non si è concretizzato alcunché anche se sono allo studio alcuni interessanti progetti.

Nella nostra presentazione del libro a Nuoro abbiamo messo l’accento sul progetto più interessante ed innovativo, “l’Einstein Telescope”, da realizzarsi nella miniera di Lula che avrebbe anche un forte impatto sullo sviluppo tecnologico ed economico del territorio e della Sardegna.

Oggi a Carbonia non possiamo non accennare al progetto “Aria che prevede la creazione di un impianto per la distillazione dell’Argon-40, elemento chimico fondamentale per la ricerca della materia oscura, utilizzando uno dei pozzi della miniera di Seruci. L’impianto è in fase di realizzazione grazie a un protocollo di intesa fra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Regione Sardegna. L’INFN opererà insieme con Carbosulcis ed un panel di università e istituti di livello internazionale e potrà sviluppare ulteriori tecnologie per la produzione di isotopi pesanti di svariati elementi utilizzabili in diversi ambiti scientifici.

Sempre nella miniera di carbone Nuraxi Figus di Carbosulcis, la società “Energy Vault” ha proposto un altro impianto interessante che, partendo da un primo prototipo industriale, sta sviluppando un innovativo sistema ibrido di accumulo di energia a gravità + batteria per aiutare a stabilizzare la rete elettrica sarda.

Per le miniere dell’Iglesiente e non solo, il progetto più importante riguarda il ripristino ambientale per il quale è incaricata la società in house della Regione Igea che ormai da molti anni sta affrontando le numerose e complesse problematiche che emergono con l’approfondimento degli studi.

Un approccio innovativo, che potrebbe essere stato ispirato dalla figura dell’ing. Musso, sarebbe quello di utilizzare le potenzialità produttive residue dei cosiddetti “sterili minerari” contenenti ancora significative quantità di metalli, la cui estrazione, oltre a costituire un valore aggiunto, ne ridurrebbe il rischio ambientale.

Non essendo possibile una ripresa dell’attività in sotterraneo a causa del problema delle acque di falda, possiamo però pensare ad un riutilizzo delle numerose gallerie almeno fino alla quota dell’acquifero. Le gallerie più interessanti da utilizzare sono quelle scavate negli ultimi anni di attività in ragione delle loro dimensioni e della accessibilità con mezzi meccanici. A titolo di esempio possiamo far riferimento alla rampa di San Giovanni, a quella di Nebida, di Campo Pisano, di Funtana Raminosa e di San Benedetto che sono immediatamente accessibili e che potrebbero essere sfruttate per impieghi che richiedono stabilità di temperatura e umidità senza dispendio energetico. Sarebbe garantita anche la protezione dagli eventi atmosferici, dal rumore, dalle radiazioni e dall’elettrosmog, con la possibilità di utilizzo di luce artificiale con frequenze mirate.

Un progetto, di cui si era sentito parlare tempo fa, era la creazione di un Data Center nella miniera di San Giovanni. La temperatura tra 15 e 18 gradi all’interno della miniera è infatti ideale per ospitare impianti soggetti a forte dispendio energetico come i data center di elevata potenza attualmente necessari per supportare l’intelligenza artificiale.

Mentre per San Giovanni l’idea sembra caduta nel vuoto, recentemente è stata diffusa la notizia che in Trentino, in una ex struttura sotterranea utilizzata per l’estrazione di dolomite, la “Trentino Data Mine”, partecipata dalla Università di Trento, il 23 giugno p.v. inaugurerà un data center da 6 Mwp.  Il progetto è stato realizzabile grazie all’aggiornamento delle norme di polizia mineraria della Provincia di Trento che consentono l’utilizzo delle gallerie minerarie anche per uso civile.

Un’altra possibilità di utilizzo ci viene ancora dal Trentino dove nella Miniera di San Romedio trova collocazione una cantina per 2 milioni di bottiglie di spumante “Trento doc” e 190.000 mc di mele Melinda.

Innumerevoli sono gli esempi di coltivazioni professionali di funghi in galleria: miniere di Saint-Silvestre e Rocamadur in Francia, miniere di gesso a Nottingham in Inghilterra, Cave di tufo in Campania e Lazio, miniere di ferro in Svezia.

Famose sono le coltivazioni idroponiche realizzate nei tunnel antiaerei di Londra, in gallerie militari in Corea del Sud e gallerie in Cina con produzione di lattughe, spinaci, rucola ed erbe aromatiche.

Le vecchie gallerie si prestano inoltre come cantine per la stagionatura di prosciutti, salumi e formaggi come quelle delle grotte di tufo in Umbria (Norcinerie di Norcia), nel Lazio (Caseificio Campo Felice Pecorino) e nelle Marche, o come i tunnel dismessi in Auvergne (Caves de Saint-Nectaire) e nel Jura (Fort Saint-Antoine) dove vengono stagionati alcuni dei più famosi formaggi francesi.

Naturalmente lo studio di tali progetti di riutilizzo presume in via preliminare la emanazione di norme che prevedano la possibilità di riutilizzo civile delle infrastrutture sotterranee, la loro riapertura per verificarne lo stato e la sicurezza al fine di analizzarne le precise condizioni ambientali e stabilirne la possibile destinazione.

Non possiamo però dimenticare l’acqua di falda che, se per le miniere ha costituito un problema, può essere una opportunità per il territorio. Infatti in tempi non lontani, in periodi di siccità, l’acqua pompata dalla miniera di Campo Pisano ha salvato dalla sete la popolazione di Iglesias. Oggi che la falda è risalita, a maggior ragione costituisce una risorsa da non trascurare. Ricordo che nella galleria di scolo delle acque di eduzione della miniera di Monteponi, in corrispondenza del pozzo Baccarini, esiste un’opera in calcestruzzo realizzata appositamente per ostruire il deflusso dell’acqua di falda. È come se fosse una diga con un battente di circa 60 m capace di contenere milioni di metri cubi d’acqua. Basterebbe realizzare un’opera di presa per rendere disponibile una risorsa utilissima per il territorio.

In questo breve excursus ho provato a elencare una serie di possibili utilizzi produttivi del patrimonio minerario, ma dobbiamo continuare a sostenere anche la valorizzazione a fini turistici del bellissimo contesto ambientale in cui è inserito, recuperando le strutture più significative insieme alla storia e alla memoria degli uomini che vi hanno lavorato.

Sandro Putzolu

 

 

 

Dopo gli incontri che si sono svolti di venerdì scorso a Sassari e Olbia, prosegue il percorso di ascolto e confronto organizzato dall’aAssessorato regionale degli Enti locali e Urbanistica, che accompagnerà l’aggiornamento e l’integrazione del Piano Paesaggistico Regionale.
Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 18 giugno a Iglesias, alle 10.00, nella sala Blu del Centro culturale, in via Cattaneo 82.
L’occasione sarà utile per raccogliere osservazioni e contributi da parte di amministratori e portatori d’interesse del territorio, con l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione possibile.
Il percorso territoriale rappresenta una delle tappe centrali dell’aggiornamento del Piano Paesaggistico Regionale, avviato dalla Giunta regionale per dotare la Sardegna di uno strumento più attuale, coerente con i cambiamenti intervenuti negli ultimi vent’anni e costruito attraverso il coinvolgimento diretto dei territori.

La sindaca di Villamassargia Debora Porrà, eletta per la terza consiliatura consecutiva il 7 e 8 giugno scorsi, ha ufficializzato ieri sera con la delibera n° 12 del 15 giugno 2026, “la nomina dei componenti della Giunta comunale e il conferimento delle deleghe”.

La scelta degli assessori rispecchia fedelmente la graduatoria dei candidati consiglieri più votati. Stefano Osanna è il vice sindaco e assessore con deleghe a Protezione civile e Salvaguardia del territorio; Marco Mandis è l’assessore con deleghe a Lavori pubblici e Servizi sociali; Sara Cambula è l’assessore con deleghe a Cu,ltura e Urbanistica; Maria Francesca Pisano, infine, è l’assessore con deleghe a Pubblica istruzione e Associazionismo.

Con il completamento del progetto Recover, a Carbonia nasce un polo di valenza mondiale per lo sviluppo delle tecnologie dell’idrogeno verde e degli e-fuels.

Si è svolgerà giovedì 18 giugno 2026, presso il Centro Ricerche Sotacarbo nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia la cerimonia di inaugurazione degli innovativi laboratori per lo sviluppo delle tecnologie di frontiera dell’idrogeno verde e dei combustibili derivati (e-fuels).

Finanziato dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Progetto Recover ha permesso a Sotacarbo di trasformare l’ex ufficio tecnico della Grande Miniera di Serbariu in un laboratorio avanzato per l’idrogeno verde e i combustibili rinnovabili, rafforzando la capacità scientifica, infrastrutturale e tecnologica il ruolo di Sotacarbo come polo di innovazione energetica di eccellenza mondiale.

Il progetto presentato da Sotacarbo ha rappresentato una delle iniziative più significative nel quadro del bando per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno. Finanziato con 12 milioni di euro, il progetto Recover è risultato terzo classificato tra le oltre 270 proposte progettuali del bando ed è stato l’unico finanziato tra quelli presentati da enti di ricerca o università sarde.

«L’obiettivo del nostro progettospiega l’amministratore unico della Sotacarbo, Mario Porcu era la realizzazione di un laboratorio avanzato di valenza internazionale per lo sviluppo di tecnologie innovative nel campo dell’idrogeno verde e degli e-fuels. Il nuovo com-plesso integra l’attuale Centro Ricerche Sotacarbo, facendone una piattaforma unica per la ricerca integrata sui sistemi energetici sostenibili, con la possibilità di passare dalla sintesi dei materiali alle dimostrazioni sugli impianti pilota per la produzione di energia pulita.»

Il progetto si è configurato fin dall’origine come un modello virtuoso di riqualificazione capace di coniugare archeologia industriale, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. L’idea progettuale si fonda, infatti, sulla valorizzazione di un bene identitario del patrimonio minerario di Carbonia, inserendolo in una prospettiva contemporanea di ricerca applicata e trasferimento tecnologico a supporto della transizione energetica.

I 22 ettari in cui si sviluppa la Grande Miniera di Serbariu hanno rappresentato negli anni Tren-ta il nucleo su cui venne poi fondata la città di Carbonia. Negli anni in cui l’Italia entrava in guerra, la miniera di Serbariu subì un ammodernamento che le avrebbe consentito in pochi anni di portare i livelli di produzione a ben quattro milioni di tonnellate. La crescita produttiva della miniera proseguì in maniera esponenziale: nel giro di sei anni, dal 1940 al 1946, i lavoratori impiegati passarono dalle 3.000 alle 11.000 unità. Ma quello che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento per la ricostruzione nel Secondo dopoguerra, vide iniziare la sua fine. La nascita del polo industriale di Portovesme alla fine degli anni Cinquanta, unita all’incapacità di mantenere a livelli competitivi il prezzo di produzione del carbone Sulcis, portò nel 1971 alla chiusura della miniera.

La proposta progettuale Recover è stata sviluppata per coniugare il recupero e la valorizzazione di un sito minerario di evidente valenza storica con la ricerca e lo sviluppo tecnologico necessario per la decarbonizzazione dei settori cosiddetti “hard-to-abate”, in particolare industria e trasporti pesanti, attraverso lo studio e la sperimentazione di processi altamente trasferibili per la produzione di e-fuels, idrogeno verde e combustibili rinnovabili derivati. In questo quadro, Recover rafforza il posizionamento di Sotacarbo come soggetto attivo nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per l’accumulo di energia rinnovabile e per la transizione energetica del territorio.

Il progetto ha previsto la realizzazione di cinque laboratori principali: il laboratorio “Idrogeno ed e-fuels”, il laboratorio “Bio-H2”, il laboratorio di “Accumulo termico”, il laboratorio “Materiali” e il laboratorio di “Chimica generale”. A queste infrastrutture si aggiunge un sistema integrato costituito da elettrolizzatore PEM, impianto fotovoltaico, sistema di stoccaggio di idrogeno e cella a combustibile PEM per la riconversione in energia elettrica.

Il laboratorio idrogeno ed e-fuels è dedicato allo studio dei processi di produzione di idrogeno verde e combustibili rinnovabili, con prototipi sperimentali progettati per sviluppare materiali e componenti in grado di migliorare efficienza, affidabilità, flessibilità e costi dei processi.

Il laboratorio Bio-H2 è invece destinato allo studio della produzione di idrogeno attraverso la gassificazione di biomasse di scarto, mediante impianti prototipali in letto fluido circolante e in letto fluido bollente. Il laboratorio di accumulo termico prevede la realizzazione di un impianto innovativo P-TES, capace di convertire la sovrapproduzione di elettricità rinnovabile in energia termica e di ritrasformarla, quando necessario, in energia elettrica. Il laboratorio materiali è equipaggiato con strumenti per la preparazione, la sintesi e la caratterizzazione di elettrodi, catalizzatori e altri materiali funzionali alla produzione di idrogeno ed e-fuels, mentre il laboratorio di chimica generale assicura le analisi di supporto alle attività sperimentali.

Il progetto Recover si è concluso a giugno 2026 con il completamento del recupero della struttura e con l’installazione e il collaudo degli impianti da banco e delle apparecchiature sperimentali.

Lo stabile recuperato va ad implementare l’attuale Centro Ricerche Sotacarbo presso la Grande Miniera di Serbariu e si propone come esempio concreto di come un sito simbolo della storia industriale del Sulcis possa trasformarsi in infrastruttura abilitante per innovazione, ricerca applicata e sostenibilità ambientale.