23 September, 2026
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«Le dimissioni odierne del Direttore Sanitario della Asl Sulcis dr. Giuseppe Pes non sono una buona notizia. Me ne dispiace perché il momento è complicato di suo, perché seguirà un effetto domino dagli effetti indecifrabili, perché non abbiamo mai avuto occasione ufficiale, ufficiosa pubblica, privata di interloquire direttamente. Non ha potuto apprezzare quindi l’autorevolezza e la competenza dell’Ordine sui temi che impattavano ovviamente la sua Direzione Sanitaria. Un’occasione persa per la Asl e per tutti. Mi domando, e spero sia campata per aria, se siano i primi effetti dell’assenza del punto di riferimento e di riequilibrio che poteva rappresentare e certamente rappresentava politicamente nel territorio chi oggi non è più.»

Lo ha annunciato questa sera, in una breve nota, Graziano Lebiu, presidente dell’OPI Carbonia Iglesias.

Il dottor Giuseppe Pes, già direttore della Struttura Complessa di Cardiologia del Presidio Ospedaliero Unico di Area Omogenea di Carbonia, nominato dall’allora commissario straordinario dell’ATS Sardegna, Massimo Temussi, con delibera n. 549 del 9 luglio 2021, faceva parte della terna dirigenziale della Asl Sulcis, con il direttore generale Giuliana Campus ed il direttore amministrativo Maria Milena Pau. Le sue dimissioni arrivano in un momento assai difficile per la sanità del Sulcis Iglesiente, alle prese con un dimagrimento progressivo dei servizi ed emergenze continue determinate dalla gravissima carenza di medici che ha messo in crisi sia l’ospedale Sirai di Carbonia sia l’ospedale CTO di Iglesias, oltre alla sanità territoriale e a quella di base, con diverse migliaia di cittadini privi dei medici di famiglia.

Giampaolo Cirronis

 

La giornata di sabato 13 agosto è stata venduta da qualcuno (anche a ragione) come una data storica, una soluzione originale, il frutto dell’oceanica e straordinaria presenza di un fronte compatto di primi cittadini per la garanzia del diritto alla salute dei loro amministrati nei 23 comuni del Sulcis Iglesiente, ai quali si sono aggiunti Siliqua e Teulada.

La sequenza temporale è invece un saldo di fine stagione, perché ad estate climatica abbondantemente in corso, tanto quanto l’emergenza sanitaria, i sindaci e i sindacati confederali strappano un impegno “straordinario” che straordinario non è, perché anticipato dal DG Asl Sulcis d.ssa Campus all’ultima Conferenza Socio Sanitaria di martedì 2 agosto, ma soprattutto perché già nel giugno 2022, quindi sessanta giorni fa, Ares Sardegna diretta dal DG Tomasella aveva pubblicato l’avviso per l’affidamento a privati dei servizi di pronto soccorso da luglio a settembre.

Dove sarebbero, quindi, la novità vera e la vittoria a tutto campo, dopo 6 ore di confronto addirittura serrato in Commissione Sanità in Consiglio regionale al cospetto di tutti, tutti, i nostri sindaci?

Verranno noleggiati neolaureati e non specializzati per poter tenere aperti punti denominati di primo soccorso che quando si chiamavano Pronto soccorso erano privi di professionisti sanitari e carenti in salute e sicurezza non solo per il personale. Con i medici in affitto la carenza di salute e sicurezza, non solo permane in tutta la sua interezza, ma potrebbe addirittura aumentare drasticamente.

È questa la vittoria? È questo il risultato atteso? Ci si può accontentare? Sarà davvero risolutivo o tutto si ripresenterà più criticamente di prima?

Noleggio di neolaureati: una Uber sanitaria.

Siamo ad agosto inoltrato, a settembre già abbiamo un limite temporale da affrontare, sempre che tutto vada bene, e questo è un primo elemento per una più cauta esultanza.

I Pronto Soccorso degli ospedali di Ghilarza, Oristano e Bosa sono stati i primi avamposti tra i 12 “punti di primo intervento” dove la sanità sarda affitta. È questo è un secondo elemento di cautela: hanno di fatto declassato il Pronto Soccorso del CTO di Iglesias a “punto di primo intervento”.

Iglesias è, in Asl Sulcis, la città con il Presidio ospedaliero che in questo momento è in maggiore sofferenza (domani il cerino acceso tornerà al Sirai o ai Distretti e poi nuovamente al CTO…) a causa delle carenze negli organici del medici ma anche degli infermieri, per cui nessuno ieri ha speso una parola, tra l’indifferenza generale.

L’Ordine Professioni Infermieristiche Carbonia Iglesias non è stato coinvolto e nemmeno invitato a partecipare alla manifestazione del 4 agosto in Cagliari, e il livello del dibattito ne ha certamente risentito, ma questa è un’altra storia.

Le ore necessarie a coprire i turni che non si possono affidare a dirigenti medici già incardinati in altri reparti e servizi, vedranno i medici in affitto coprirle con turni h. 24 nella gestione sia del “triage minore” che per i codici gialli e rossi, e sempre in turni da h. 24 ore per le gestione delle urgenze e dei casi meno gravi, terzo elemento da tenere in debita considerazione.

Gestione dei casi meno gravi, per i casi più gravi citofonare dove?

Altre domande in libertà: un Pronto Soccorso, pur declassato a Punto di Primo Intervento non è per antonomasia luogo per l’emergenza? E in un ambiente sanitario per l’emergenza sanitaria, se ne appalta la gestione a neo laureati e privi di specializzazione e alla quale gara possono concorrere sia singoli sia eventuali associazioni ed operatori economici?

Tutti ripetono più volte che il Servizio Sanitario Regionale non  privatizza la salute, non smantella, non chiude, anzi raddoppia, ma il ricorso ai medici in affitto quindi a figure professionali poco esperte (quarto elemento di alert…) rispetto al necessario nel Sulcis Iglesiente, non risponde alla domanda di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro per assistiti e professionisti sanitari.

E la sicurezza è come già suesposto il quinto elemento da tenere sotto lente d’ingrandimento perché se il Pronto Soccorso Cto è stato chiuso perché non era garantita, con i medici in affitto resta comunque a rischio.

Manca poco sia al 13 agosto che al 30 settembre. Prudenza.

Asl Sulcis è, di fatto, costretta a ridimensionare la qualità delle risposte assistenziali alle domande di emergenza e urgenza e non solo al piano terra ma anche ai Blocchi operatori e alle Chirurgie, ed il Pronto Soccorso del Cto è seriamente a rischio di declassamento.

Ma tutti plaudono ed applaudono quando ci sarebbe da strapparsi le vesti, ed invece di cambiare l’intera camera d’aria si esulta per una pezza peggiore del foro.

Da notare, sesto elemento critico, l’assoluto silenzio dell’ordinistica di riferimento alla notizia del ricorso ad Uber Medica nella gestione diretta dei posti di Pronto soccorso/Primo intervento nel Sulcis Iglesiente, come se affidare ai privati la gestione di un servizio così essenziale e centrale non possa essere considerato inopportuno, con costi importanti da evitare di sperperare, con “noleggiati”  con motivazioni professionali tutte da verificare e con recensioni al limite dell’inenarrabile dove l’affitto è già una triste realtà. Insomma, parrebbe una questione che non interessa l’Ente di Diritto Pubblico Non Economico Sussidiario della Stato e vigilato dal Ministero della Salute quali sono gli Ordini Professioni Sanitarie Mediche.

Silenzio anche sulla disposizione di servizio, settimo elemento di qualcosa che stride, che indica che alcuni medici chirurghi vengano assegnati altrove rispetto alla sede di appartenenza, mettendosi a disposizione del direttore MECAU in ASL Sulcis.

Si trasferiscono professionisti sanitari medici da un servizio ad un altro, da un presidio ad un altro, per tamponare un vuoto in dotazione organica conseguente ad aver già precedentemente trasferito professionisti sanitari medici da un’altra ed aprendo una crepa ulteriore nei già ridimensionati diritti alla salute dei cittadini?

I medici in affitto sarebbero quindi destinati al rinominato Punto di Primo Intervento che prima di fine giugno non era in sofferenza e rappresentava un avamposto importante come Pronto Soccorso. Medici in servizio nelle Chirurgie di ASL Sulcis idem, destinati al Punto di Primo Intervento del CTO di Iglesias. Della riduzione delle attività dei reparti di Chirurgia e dei Blocchi Operatori se ne parlerà quando?

Ultima domanda: ma destinare di affittare da Uber Sanitaria solo al luogo dove si era creato l’impasse che ha generato quanto è ancora sotto gli occhi di tutti, no? 

Graziano Lebiu

Presidente OPI Carbonia Iglesias

Gentilissimo Direttore, apprendiamo dalle pagine on line del suo giornale, https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2022/07/carla-cuccu-idea-sardegna-ai-vertici-asl-buttano-via-soldi-pubblici-con-scelte-organizzative-incomprensibili/, che l’on. Carla Cuccu avrebbe espresso considerazioni a tutto campo sulla questione “camera mortuaria e trasporto salme dal CTO di Iglesias  al S. Barbara di Iglesias”.

Per conoscenza diretta ed approfondita, per completezza e correttezza d’informazione e senza nessun intento che non sia quello di fornire ai suoi lettori una ricostruzione dei fatti il più possibile aderente al loro svolgimento, mi pregio di condividere le seguenti argomentazioni.

E’ ancora indisponibile una camera mortuaria per la corretta gestione dei corpi inanimati di degenti deceduti al CTO di Iglesias, e fino al parere formulato dalla Direzione Generale Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute del 9 maggio 2022 prot. 2148 bits Ufficio 4,  era in auge il trasferimento dei deceduti in mezzi di trasporto inidonei e con procedure che con tutta evidenza meritavano di essere valutate da competenti autorità.

Entrammo nel merito della criticità con note dell’Ordine  n. 226/2016, n. 28/2017, n. 251/2018, essendo questione non marginale nell’organizzazione del lavoro e per la salute pubblica che non fosse fruibile al CTO alcuna Camera Mortuaria, che risultassero in atto creative modalità di trasporto delle Salme dal PO CTO al PO S. Barbara di Iglesias, che si violassero regolamenti di Polizia Mortuaria Capo IV artt. 19 e 20 del DPR 285/90 e del Comune di Iglesias del 2014 e della Legge Regionale n. 32/2018.

Per rispetto della dignità personale dei cittadini, per il decoro dell’immagine di ASL Sulcis, a tutela degli infermieri del CTO per le responsabilità di chiunque potesse concorrere alla consuetudine di partecipare a procedure in eventuale violazione di quanto sopra elencato e del Codice Deontologico Infermieristico 2019, abbiamo sempre ritenuto che regolamenti e disposizioni dovevano essere vigilati proprio dal Municipio di Iglesias e dalla ASL Sulcis e che, più nel dettaglio sui requisiti dei mezzi di trasporto funebre, che “la vigilanza del rispetto delle norme spetti al Comune di Iglesias anche presiedendo al controllo degli aspetti igienico-sanitari e dell’idoneità degli stessi mezzi, e che la ASL Sulcis proprietaria del mezzo di trasporto funebre debba garantire la predisposizione di apposito registro su cui annotare tutte le operazioni effettuate sul mezzo utilizzato”.

Abbiamo quindi chiesto di conoscere il parere del Ministero della Salute, nota OPI dell’11 febbraio 2022 prot. 165, per le valutazioni di loro pertinenza per verificare se corrispondesse al vero che ancora il CTO non disponesse di un obitorio, quali fossero le attuali procedure per il trasporto-trasferimento del corpo inanimato dal luogo del decesso CTO al luogo di deposito Santa Barbara, con quali mezzi avvenisse tale trasporto e se gli stessi siano regolamentati, vigilati e a norma, e su quale registro venissero annotate tutte le operazioni effettuate, se corrispondesse al vero che i deceduti venissero trasportati dal CTO al Santa Barbara in ambulanze dismesse, adagiati su barella, avvolti da un lenzuolo, legati con cinghie, e quali azioni amministrative si intendessero assumere per risolvere senza ulteriori rinvii una situazione che aveva del paradossale verificandosi in ambiente ospedaliero e pubblico.

Con riferimento alle problematiche segnalate dall’Ordine degli infermieri della provincia di Carbonia Iglesias, il Ministero della Salute ha evinto la violazione delle norme richiamate sia da parte del Comune di Iglesias che da parte della ASL territorialmente competente, e contenute nel vigente Regolamento di Polizia mortuaria, il D.P.R. 10.09.1990, n. 285, più in particolare delle norme contenute nel Capo IV del Regolamento stesso, “Trasporto dei cadaveri”, artt. 16 e seguenti; infatti, l’art. 19, comma 1, dispone che “il trasporto dei cadaveri dal luogo del decesso al deposito di osservazione, al deposito o al cimitero si esegue a cura del Comune, in carro chiuso…”, mentre l’art. 16, comma 2, dispone che “l’unità sanitaria locale competente vigila e controlla il servizio di trasporto delle salme, ne riferisce annualmente al Sindaco e gli propone i provvedimenti necessari ad assicurarne la regolarità.”

Per quanto sopra e per ovviare ai possibili inconvenienti igienici di salute pubblica derivanti dalle varie condotte denunciate e fermo restando l’opportunità di emanare Ordinanze comunali contingibili ed urgenti, la ASL Sulcis ha contestualmente e correttamente provveduto ad avviare, alla ricezione del parere Ministeriale Sanità, una indagine di mercato rivolgendo, in prima istanza, la richiesta di preventivo a tutti gli operatori economici del settore aventi sede nel Sulcis Iglesiente nell’ottica dell’abbattimento dei costi, posto che nessun operatore economico del territorio era risultato iscritto al mercato elettronico della Pubblica Amministrazione.

Preso atto che l’obitorio del Presidio Ospedaliero CTO di Iglesias era, ed è, momentaneamente non operativo in quanto oggetto di opere di manutenzione straordinaria, e per la circostanza che ha reso necessario garantire, nelle more della conclusione dei lavori e dell’allestimento della struttura, il servizio di trasporto salme dal PO CTO di Iglesias all’obitorio del PO Santa Barbara, da effettuarsi con mezzo idoneo, richiamata la legge Regionale n.32/2018 “norme in materia funebre e cimiteriale”, dall’indagine di mercato  ASL Sulcis ha ritenuto di dover procedere con deliberazione in urgenza ai sensi dell’art.36, comma 2 lettera a) del D.lgs.50/2016 e successive modifiche ed integrazioni all’affidamento del servizio di trasporto salme dall’Ospedale CTO di Iglesias all’Ospedale Santa Barbara di Iglesias nelle more del ripristino della funzionalità dell’obitorio dell’Ospedale CTO.

L’obiettivo aziendale è la salvaguardia della sanità pubblica, di preservare la salute dei cittadini, di dare dignità al trasporto dei corpi inanimati, di rispettare la rigorosa normativa in materia di polizia mortuaria.

Se nel frattempo le Onoranze del Sulcis Iglesiente hanno declinato l’affidamento del servizio di trasporto e la ASL Sulcis ha quindi dovuto rivolgersi ad altri operatori del settore, con più delibere aziendali, per garantire la sanità pubblica ed ottemperare a disposizioni legislative, è perché nessuno degli operatori tecnici incardinati nella dotazione organica aziendale e nessun mezzo aziendale potevano garantire lo svolgimento di tale attività e servizio nel rispetto dei regolamenti.

Gli importi di spesa pubblicamente impegnati sono solo conseguenza dell’indisponibilità della sala mortuaria del CTO di Iglesias da almeno cinque anni, nel 2016, e non rappresentano sperpero di denaro pubblico da parte di qualcuno, essendo destinati a preservare la salute di tutti. Se nel 2022, ed in soli cinque mesi, la Direzione Generale Asl Sulcis neo insediata ha trovato modo di risolvere in via transitoria la problematica del quinquennio precedente, siamo di fronte ad un esempio virtuoso di funzionale organizzazione dei servizi amministrativi, e non il suo contrario.

Tanto ritenevo di mettere in ordine.

Graziano Lebiu

Presidente dell’OPI Carbonia Iglesias

Gentile Direttore,

parrebbe che Asl Sulcis, Ares Sardegna, Direttore Emergenza Urgenza e Pronto Soccorso Sirai e Cto, Assessorato alla Sanità Sardegna, si siano confrontati in video conferenza sui temi caldi e generali e non parcellizzati delle risposte alle domande di salute dei cittadini e della garanzia di prestazioni di cura ed assistenza in ambito ospedaliero e territoriale.

Se attorno allo stesso tavolo siedono gli apicali del servizio sanitario regionale per dare soluzioni, tempi e modalità dell’operatività dei PS del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia ma non solo, sarebbe cosa buona e giusta conoscere in tempo reale chi e quali soluzioni praticabili abbia indicato.

Che le graduatorie stiano scorrendo, altrove, lo sanno anche le pietre, mentre stanno andando a ruba binocoli e telescopi perché nell’ambito di Asl Sulcis non si muove foglia e tutti vorrebbero intercettare anche il pur minimo movimento di personale sanitario in entrata, mentre tutto tace.

La verità è che il reclutamento di personale è solo un bel contenitore vuoto: una infermiera vincitrice di mobilità che doveva prendere servizio in Asl Sulcis il 25 giugno è stata rinviata a 1 novembre, un infermiere vincitore di concorso è stato assegnato ad Aou Cagliari invece che nel Sulcis Iglesiente perché, testuale, “nessuna altra sede disponibile”. Due infermiere specializzate che hanno dato disponibilità a rientrare in servizio in Asl Sulcis dalla quiescenza hanno ricevuto diniego. A due infermieri che hanno richiesto di essere trasferiti da altre Asl a Carbonia Iglesias è stato negato il nullaosta. Tre infermieri inseriti nelle agenzie interinali per contratti a tempo in Asl Sulcis mai reclamati. Dove è l’errore?

L’errore è che politicamente il Sulcis Iglesiente è impalpabile.

Se l’opzione, più meno obbligata, di chiudere un servizio in prima linea ad Iglesias è ritenuta da esponenti della politica regionale errata, non si difendano per partito preso coloro che in qualche modo devono comunque risponderne e averne ascritta una parte di responsabilità tra responsabilità diffuse.

Priorità, segnali e ripartenza sono solo parole al vento.

La realtà non è quella raccontata da destra o da sinistra nell’arena della politica locale.

La realtà è quella dei cittadini e dei professionisti sanitari traditi da molti di coloro che dopo un mese ancora attendono di conoscere soluzioni, riferite al PS, che dovrebbe invece essi stessi dare.

Troppo comodo ed ingeneroso scaricare sulla Direzione Generale la firma sulle criticità e non assegnarle oggi nessuna risorsa umana, professionale e tecnica e probabilmente nessun escape amministrativo.

Non corrisponde al vero la dichiarazione di una parte sindacale su una emittente televisiva locale che non siano stati formalizzati esposti da nessuno presso le autorità competenti sulla grave e drammatica questione della sanità nel Sulcis Iglesiente negli ultimi giorni. È stato infatti correttamente depositato un ricorso al Tribunale del Lavoro di Cagliari, dove professionisti sanitari del PO Sirai segnalano situazioni di rischio e pericolo per tutti gli aventi causa in tema di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro a seguito della chiusura del PS del Cto di Iglesias con conseguente iper afflusso di utenti e sovraccarico di lavoro.

Sarà il giudice a valutare eventuali violazioni ed incaricare organismi inquirenti di verificare la sussistenza dell’esposto e ravvisare eventuali estremi, ma qualcosa su quel versante si è mosso.

Se il malcontento dei cittadini e dei professionisti sanitari tecnici ed amministrativi trova sfogo solo nei social, nei bar, nelle cucinette di corsia, se le piazze sono disertate e le assemblee ad excludendum, se i 23 sindaci insieme non sono sostenuti, se le associazioni sindacali presidiano ed i lavoratori non seguono, è una gara in salita per tutti.

La richiesta di rimozione del Direttore Generale Asl Sulcis avanzata da ambienti della politica regionale è come un cucciolo di coyote che abbaia alla luna. La genesi delle criticità in tema di organizzazione del ssr e di garanzia del diritto alla salute hanno, infatti, radici lontane, diffuse, diversificate, e ognuno degli attori istituzionali, sociali, politici, partitici, sindacali, associativi del Sulcis Iglesiente e in Regione Sardegna ha una parte di proporzionale responsabilità nell’impasse a danno dei cittadini. I commissariamenti delle Assl sono andati troppo per le lunghe, due anni quasi, e hanno inequivocabilmente prodotto l’impossibilità di programmare qualcosa in oltre 24 mesi e che in 7 mesi si addebita invece al nuovo Direttore della Asl, al netto del rodaggio al quale non poteva sottrarsi per conoscere la macchina della quale assumeva la guida ed il controllo.

Dove erano, allora, coloro che abbaiano alla luna oggi?

Mi sottraggo, mi ripeto su questo punto, alla lapidazione dell’asse Pigliaru-Arru-Moirano e non di meno a quello Solinas-Nieddu-Campus, per onestà intellettuale, per sgombrare da ogni equivoco e per non farmi tirare per la giacchetta da nessuno.

I cittadini necessitano di risposte, sicurezze, certezze, soluzioni, continuità assistenziale, prestazioni sanitarie, qualità della salute, e fanno certamente a meno di capri espiatori che, se del caso, non risolverebbero nulla di quanto oggetto di questa critica fase storica.

Poiché abbiamo tutti da guardare oltre, indicare una prospettiva di approdo e rassicurare i cittadini, è solo ragionando oggi su cosa si debba e possa fare domani che si potrebbero indirizzare le risorse utili a chiudere definitivamente le importanti criticità di questi lunghi mesi.

Assegnare la medaglia al valore della responsabilità di ieri a questo o quello, risponde ad altre dinamiche.

Grazie per la sua attenzione.

Graziano Lebiu

Presidente Opi Carbonia Iglesias

«La nota che disporrebbe l’interruzione delle attività in essere al PS del Po CTO di Iglesias con assegnazione del “personale residuo” ad altri servizi, è da ritenersi irrispettosa dei professionisti sanitari infermieri, nonché malcelata.»

Lo scrive, in una nota, Graziano Lebiu, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Carbonia Iglesias.

«Per il decoro professionale e per la dignità personale di infermiere ed infermieri è auspicabile che vengano utilizzati termini non offensivi verso il personale del PS del CTO che è tutt’altro che “residuale”aggiunge Graziano Lebiu –. A fronte del verificarsi di situazioni molto pericolose in questi giorni e settimane, se Asl Sulcis ha pensato di non doversi esporre a rischi incalcolabili e di non dovere più esporre utenti e professionisti sanitari perché non si può tenere aperto un PS senza Medici specialisti e con il libero accesso di cittadini che continuano a recarsi al PS con mezzi proprio senza sapere che il servizio di emergenza urgenza sia o meno garantito, la sospensione delle attività del PS da una parte tutela in questo frangente anche gli infermiericonclude Graziano Lebiu -. Il cerino acceso adesso è nelle mani dell’azienda e non in quelle dei professionisti sanitari.»

 

Il presidente dell’OPI Carbonia Iglesias, Graziano Lebiu, interviene dopo la Conferenza Socio Sanitaria convocata in via straordinaria dalla Direzione Generale della Asl Sulcis e alla quale hanno partecipato tutti i nostri 23 sindaci, nel merito della situazione in cui versa la sanità pubblica e che impatta appunto su tutto il territorio e non solo in comuni di esso, si rilasciano le seguenti considerazioni.

«Si profilerebbe da parte aziendale una minima possibilità di garanzia dell’operatività del PS del CTO h. 24 dal lunedì al venerdì, essendo escluse al momento possibilità di reclutare e contare su ulteriori risorse umane e professionali sette giorni su settedice Graziano Lebiu -. Non è dato di rilevare nessun aggiornamento su come garantire che il carico di lavoro al PS del Sirai possa essere decongestionato e con quali misure e come garantire adeguate risposte di cura e assistenza sgravando i lavoratori da responsabilità non ascrivibili a loro volontà. Non risulta inoltre affrontato il tema del protrarsi dello stop delle attività del Blocco Chirurgico del Cto e di altri servizi sanitari nel territorio.»

«L’ Ordine Professionale Infermieristico Carbonia Iglesias manterrà alta l’attenzione e accesi i riflettori a tutti i livelli, e saprà valutare come agire per i diritti dei cittadini e degli infermieri in ogni possibile ipotesi di interruzione di pubblico servizio», conclude Graziano Lebiu.

 

«Alle 15.30 si terrà l’attesa conferenza socio sanitaria del Sulcis Iglesiente convocata in via straordinaria dal Direttore Generale e di cui avete data ampio risalto. In più di un intervento pubblico come presidente dell’Opi ho parlato della nostra provincia come una questione complessa e di mancata programmazione in termini socio sanitari e che dovrebbe andare ricompresa sotto il neologismo “Ius Sulcis”, inteso come pieno diritto della nostra popolazione alla salute e massima fruizione di servizi e prestazioni di cura ed assistenza esattamente come garantito all’area metropolitana cagliaritana. Invece la lotta è parcellizzata, a macchia di leopardo, per l’orticello sotto casa piuttosto che per la prateria sterminata del nostro territorio, per il primato di una città sull’altra, per la difesa di un ospedale “comunale” mentre l’altro ospedale “comunale” va a fondo tra le rispettive indifferenze, per la distinzione tra lavoratori della dirigenza rispetto a quelli del comparto come se non frequentassero gli stessi ambienti di lavoro, per l’emergenza urgenza piuttosto che la routine e le attività programmate. Si tappa da una parte e si apre una falla dall’altra.»

Lo scrive, in una nota diffusa poco fa, Graziano Lebiu, presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche Carbonia Iglesias.

«Sul tavolo del confronto chi può, o teorizza un reset a tutto campo o le ristrutturazioni in economia, che via via concederanno, o non risolveranno nulla interventi tampone e di facciata aggiunge Graziano Lebiu -. È necessario provare ad allargare il cerchio delle manifestazioni che si stanno susseguendo da più parti e da più convocazioni, unire e non dividere e cercare di presenziare e solidarizzare oltre e sotto tutte le insegne di tutta la Asl Sulcis. Ma solo con l’effettiva mobilitazione di tutti i Sindaci e degli abitanti del Sulcis Iglesienteconclude Graziano Lebiu ci potrà essere una possibilità di risoluzione dei gravissimi problemi negli ospedali che appartengono appunto a tutta popolazione e non solo alle città che li ospitano.»

 

Domenica 6 febbraio, abbiamo appreso che presso il presidio ospedaliero CTO di Iglesias Asl Sulcis sarebbe ancora indisponibile nel 2022 una camera mortuaria per la corretta gestione dei corpi inanimati, nonché in auge l’anomalo trasferimento dei deceduti in mezzi di trasporto inidonei e con procedure che con tutta evidenza avrebbero meritato di essere valutate, prese in carico e risolte dalle istituzioni aventi causa sin dal 2016 e dal 2018.

Registriamo, purtroppo, l’assoluta mancanza di riscontro alle interlocuzioni proposte alle istituzioni e di responsabili risposte alla nota dell’Ordine, ed alla testimonianza della famiglia, allegati 3 e 3 bis.

Poiché rappresentiamo un Ente di Diritto Pubblico non Economico Sussidiario dello Stato vigilato dal ministero della Salute che entra nella vita delle persone e partecipa all’organizzazione aziendale non tanto per dire qualcosa ma perché ha qualcosa da dire,

Premesso che entrammo nel merito della criticità già nel 2016 con note dell’Ordine n. 226/2016, n. 28/2017, n. 251/2018, essendo questione non marginale per l’immagine della nostra ASL e per la salute pubblica che non fosse fruibile al CTO alcuna Camera Mortuaria, che risultassero in atto creative modalità di trasporto delle Salme dal PO CTO al PO Santa Barbara di Iglesias, che si potessero violare regolamenti di Polizia Mortuaria Capo IV artt. 19 e 20 del DPR 285/90 e del Comune di Iglesias del 2014 e della Legge Regionale n. 32/2018,

Ritenendo che regolamenti e disposizioni dovrebbero essere supervisionati proprio dalle istituzioni e che, più nel dettaglio sui requisiti dei mezzi di trasporto funebre, la vigilanza del rispetto delle norme spetti al Comune di Iglesias anche presiedendo al controllo degli aspetti igienico-sanitari e dell’idoneità degli stessi mezzi, e che la ASL Sulcis proprietaria del mezzo di trasporto funebre debba garantirne l’idoneità e la predisposizione di apposito registro su cui annotare tutte le operazioni effettuate sul mezzo utilizzato,

Comunichiamo di avere chiesto al ministero della Salute, di valutare di darci contezza delle doverose risposte e dei chiarimenti non pervenuti alle domande legittimamente poste, per rispetto della dignità delle persone, delle famiglie e dei corpi inanimati e a tutela della professionalità e responsabilità di chiunque possa concorre direttamente o indirettamente alla consuetudine di partecipare a procedure in eventuale violazione di quanto sopra elencato e del Codice Deontologico Infermieristico 2019.

Come professione infermieristica che interpreta adeguatamente la propria funzione e il proprio ruolo non solo in questa fase pandemica senza lasciare indietro e in stato di abbandono nessun assistito e rispettando le persone e le loro famiglie, mai come ora, per l’autorevolezza e per l’immagine raggiunte in questi anni, crediamo nella dignità e nel rispetto che si deve ad un corpo inanimato a noi affidato sino al fine vita come persona, e appena dopo ancora da considerare come tale.

La posizione della comunità infermieristica del Sulcis Iglesiente è di totale rifiuto di una organizzazione e gestione di contesti sanitari a dir poco inaccettabili e che, purtroppo, avvengono tra l’indifferenza quasi generale.

Gli infermieri non si tirano indietro rispetto a nessuna difficoltà e situazione da affrontare sino a superamento della condizione disumana che l’Ordine sta segnalando e documentando sin dal 2016.

Abbiamo quindi dovuto coinvolgere altre istituzioni nazionali perché nonostante la disponibilità a costruire “ponti” restiamo perplessi di fronte a realtà aziendali e locali che dovrebbero collaborare e che invece non riconoscono la funzione dell’Ordine e la dignità di infermiere ed infermieri, cittadine e cittadini.

Reggiamo il sistema anche subendo le derive di gestioni aziendali verso le quali non possiamo concorrere a violare normative e regolamenti da cui possono conferire responsabilità amministrative e disciplinari.

Abbiamo invitato la comunità professionale infermieristica a valutare la legittimità delle procedure di trasporto salme dai luoghi di degenza a luoghi indefiniti e in modi inappropriati e a non esporsi a violazioni dei regolamenti e delle normative inerenti la materia in oggetto, segnalando all’Ordine qualsiasi condizione che configuri l’ipotesi illeciti amministrativi e di non osservanza del Codice Deontologico di cui agli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 24, 30, 34.

Per il Consiglio Direttivo composto da Puddu Claudia, Sergio Lai, Paolo Boi, Brunella Porcu, Stefania Accotzu, Andrea Matzuzzi, Renato Loddo, Stefano Stori.

Il presidente Graziano Lebiu

«Apprendiamo che anche al Cto di Iglesias Asl Sulcis si sia in presenza di una condizione di rischio e pericolo per i cittadini e gli infermieri del reparto di Medicina proprio nell’ala resa operativa per la gestione in tutta “sicurezza” degli assistiti provenienti dal servizio del Po Sirai e dei ricoveri ordinari, essendo diventata la Medicina reparto CoViD+. Sicurezza che evidentemente non è tale se viene confermato che 8 utenti su 8 ivi ricoverati siano CoViD+.»

Lo scrive, in una nota, Graziano Lebiu, presidente dell’Opi (Ordine professioni infermieristiche) Carbonia Iglesias.

«Gli infermieri devono prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro e quindi degli assistiti e sapranno certamente governare il momento, e con responsabilità portare le direzioni aventi causa ad assumersi esse le conseguenze del da farsi a tutela della salute collettiva e della migliore organizzazione del lavoro aggiunge Graziano Lebiu -. Non devono mai più ricadere sui cittadini e sui professionisti sanitari le conseguenze del fallimento delle intenzioni di creare l’ospedale CoViD+ al Santa Barbara dove mai sarebbe potuto sorgere e che, infatti, non è e non sarà mai più fruibile nel Sulcis Iglesiente.»

«Riproporre al CTO le stesse criticità vissute al Sirai su quanto accaduto nei giorni scorsiconclude Graziano Lebiu -, ha dell’incredibile, sia perché si stanno vanificando le buone intenzioni, sia perché si doveva prevedere il verificarsi di un’esigenza sanitaria in emergenza e si sarebbe quindi potuto e dovuto per tempo programmare meglio la risposta in totale sicurezza.»

Gentile Sindaco Pietro Morittu,

ai tempi della comunicazione via streaming ed in piena fase pandemica, avremmo atteso un suo cortese invito a partecipare ai lavori convocati dal Consiglio comunale di Carbonia sui temi della sanità, alla presenza in remoto di autorevoli esponenti della politica regionale, locale e aziendale.

Nel rispetto dei ruoli e delle ragioni di ognuno dei nostri interlocutori, riteniamo di essere sufficientemente presenti, preparati, competenti ed autorevoli nella materia che meglio governiamo, viviamo e conosciamo lavorandoci tutti i giorni dell’anno 24 ore su 24 e per tutti i 23 comuni del Sulcis Iglesiente, in ambito ospedaliero e territoriale, nella sanità pubblica e privata: la salute, l’accesso ai servizi, l’organizzazione aziendale, le risposte ai bisogni di cura e assistenza, la qualità delle prestazioni, l’etica e la deontologia.

Non abbiamo però avuto il privilegio di un confronto pur a distanza e formale con il Consiglio comunale di Carbonia, nonostante gli impegni in campagna elettorale a confrontarsi con il tessuto sociale e professionale cittadino.

E non è la prima volta che accade, dovendo annotare che è stata declinata il 18 dicembre us la partecipazione alla nostra conferenza sugli impatti del PNRR nel Sulcis Iglesiente con le Case della Salute e gli Ospedali di Comunità, punto anch’esso nel programma elettorale vincente.

Ma la doglianza odierna verte su un’ennesima fuorviante affermazione sulla professione infermieristica, da Lei narrata al minuto 23 circa del video di condivisione dell’intera seduta: «Il territorio merita l’istituzione di scuole per infermieri da aprirsi nei nostri ospedali».

Un politico non può permettersi neppure in privato una valutazione così distante dalla realtà, figuriamoci in pubblico: le scuole “infermieri professionali” sono dismesse dagli anni 90, la formazione degli “infermieri” è adesso universitaria, il titolo rilasciato per l’esercizio professionale è la laurea in infermieristica, il titolo di accesso richiesto per competere ad entrare all’università è il diploma di maturità.

Sono cambiati i tempi, e sulle scuole per infermieri “professionali” è calata una pietra tombale, e non ci saranno consigli comunali straordinari capaci di smuoverla.

La considerazione e il rispetto che meritano gli infermieri e le infermiere passa anche per dettagli semantici, così come chiosammo nel settembre us quando, sempre impropriamente, venne utilizzato il termine “paramedici” per indicare “infermieri” nel medesimo programma elettorale (poi corretto, e qui gliene diamo atto).

Sono facce della stessa medaglia: uno sguardo all’indietro frutto di retaggi culturali che credevamo superati dai tempi e dai fatti.

La professione infermieristica non è valorizzata, compresa e ascoltata, e la nostra assenza al Consiglio comunale sulla Sanità ne è la dimostrazione, e all’indifferenza quasi generale dello stato nel quale siamo costretti a lavorare mentre tutti sanno e molti che dovrebbero fare qualcosa non sanno, non sentono o non vedono e non solo in ASL Sulcis, diciamo che è finito il tempo delle pacche sulle spalle, è finito il tempo di chiamarci “angeli” ed “eroi”, è finito il tempo delle parole ed inizia il tempo in cui si deve passare ai fatti restituendo vera dignità a una professione che finora ha dato tutto mettendo da parte la sua “normale straordinarietà” al fianco del cittadino e delle istituzioni per lavorare in costante emergenza, ammalarsi più e peggio di ogni altra categoria, rinunciare a ferie, permessi, progetti di carriera e di vita, degne retribuzioni, contratti di lavoro adeguati, condizioni e organizzazione del lavoro accettabili.

Niente sembra volersi concretizzare nella direzione delle richieste avanzate con forza e decisione dal nostro Ordine, che invece che dedicarsi all’ambito della lamentazione si è mette continuamente in discussione e ha pur sempre mantenuto un dialogo serio e pacato per dovere istituzionale, agendo proattivamente per tutti i 23 comuni che insistono nel territorio di governo della Asl Sulcis, ma verso le istituzioni e gli enti locali, non possiamo però ancora continuare a lungo a cercare una mediazione che non esiste.

Le chiediamo un gesto di ammenda, gli infermieri e le infermiere escono complessivamente ridimensionati dai lavori della seduta straordinaria, e non lo meritano.

Confidiamo di entrare nel merito dei temi della conferenza appena avremo modo di confrontarci, pandemia permettendo.

Il Consiglio direttivo Opi Carbonia Iglesias in rappresentanza di 880 iscritti e iscritte all’Albo professionale

Graziano Lebiu, Claudia Puddu, Sergio Lai, Paolo Boi, Brunella Porcu, Stefania Accotzu, Andrea Matzuzzi, Renato Loddo, Stefano Stori