22 September, 2026
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Venerdì 31 luglio, alle 18,30, il Museo Arborense di Oristano ospiterà la serata finale del Premio Marchionni, concorso internazionale d’arte ideato per ricordare la figura del fine incisore Dino Marchionni, che negli anni Cinquanta lasciò la sua Urbino per stabilirsi a Villacidro, dove rimase sino alla morte.

Giunto all’XI edizione, il Premio per il secondo anno si svolge a Oristano in attesa del completamento dei lavori di ristrutturazione della sede originale del Museo Magmma, il Palazzo Vescovile di Villacidro, che sin dall’inizio è la sede naturale dell’evento.

Quest’anno le opere iscritte al Premio, diviso nelle due sezioni Grafica e Pittura, sono state 410, provenienti prevalentemente dall’Italia. Di queste sono quaranta (venti per ciascuna sezione) quelle arrivate in finale.

Per la sezione Grafica si sono qualificati: Erika Suda, Tamara Zambon, Nicoletta Boschi, Veronica Longo, Stefano Luciano, Diego Strapaghetti, Daniela Savini, Grazia Salierno, Marilena La Mantia, Remo Suprani, Roberta Pancera, Stefano Allisiardi, Sergio Gimelli, Vincenzo Cosenza, Vittoria Gabriella Salamone Cassiel, Roberta Congiu, Stefano Fontana.

I finalisti per la sezione Pittura sono invece: Paride Di Stefano, Matteo Zoccheddu Zok, Tamara Zambon, Mirto Testolin, Augusto Mandelli, Carlo Martini, Gaetano Buttaro, Gaetano Tommasi, Gretel Siri, Jimi Gazzosa, Liliana Cecchin, Luca Zanta, Pietro Ciliento, Lucio Barlassina, Rosalia Zutta, Rosy Mantovani, Veronica Mengali, Vincenzo Cosenza, William Prayer, Marco Pili.

La serata di venerdì sarà anche l’occasione per decretare il vincitore del Premio Rossopassione, concorso di pittura che si prefigge di trovare l’opera più vicina ai desideri di possesso, ma anche quella che maggiormente si accosta, con criteri neuroscientifici, ad una percezione ottica positiva nell’individuo e il cui elemento essenziale è il colore rosso. Per questo premio sono in finale: Donato Lotito, Dora P. Braunn, Igor Grigoletto, Giuseppe Orro, Paolo Mura.

A comporre la giuria sono Vitaliano Angelini, presidente Incisori Urbinati, Laura Martinelli, responsabile attività culturali Museo Ca’ La Ghironda di Bologna, Adriano Corsi, direttore dell’Archivio Lazzaro di Milano, Umberto Palestini, già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, Pietro Tomassini, direttore del Palazzo delle Arti di Lecce, e Arialdo Ceribelli, direttore antiquario collezionista della  Galleria Ceribelli di Bergamo.

Al vincitore assoluto delle due sezioni principali andrà un premio di 1.000 euro più un’esposizione personale nell’Archivio Lazzaro di Milano, prestigiosa istituzione artistica che offrirà anche una collaborazione.

Sabato 1° agosto sul Lungomare Cristoforo Colombo l’8ª edizione della manifestazione organizzata dal Comitato Vergine d’Itria: pesce fresco, cucina marinara e il grande Tributo a Fabrizio De André.

Una serata per riscoprire i sapori del mare, ascoltare musica d’autore e vivere una tradizione che da anni racconta l’anima di un intero paese. Sabato 1° agosto, a partire dalle ore 20.00, torna sul Lungomare Cristoforo Colombo “Sa Cena de su Piscarori”, la cena del pescatore, giunta alla sua ottava edizione e organizzata dal Comitato Vergine d’Itria. Nata per custodire la memoria della marineria portoscusese, la manifestazione affonda le sue radici in un’antica usanza: la cena che le mogli preparavano ai propri mariti al rientro dal mare dopo una lunga giornata di lavoro. Un pasto semplice, genuino e preparato con il pescato del giorno, capace di racchiudere il valore della famiglia, il sacrificio dei pescatori e il forte legame tra Portoscuso e il suo mare. È proprio da questa storia che nasce una delle sagre più attese dell’estate portoscusese, un appuntamento che negli anni ha saputo conquistare non solo i residenti, ma anche tanti visitatori che scelgono di tornare ogni anno per ritrovare il gusto autentico della cucina marinara e l’atmosfera unica di una festa che unisce tradizione e convivialità. Il protagonista della serata sarà naturalmente il pesce, con un menù pensato per valorizzare la semplicità e la qualità degli ingredienti: una gustosa pasta al tonno e un ottima frittura mista di paranza con merluzzetti, polpo, calamari e gamberi. Tutte le portate saranno preparate con pesce freschissimo e materie prime selezionate, per offrire agli ospiti il sapore autentico della cucina di mare e una vera esperienza legata alla tradizione dei pescatori. La manifestazione si svolgerà con grande attenzione alla qualità e alla sicurezza alimentare, nel rispetto delle normative vigenti e delle procedure previste per garantire ai partecipanti una serata serena e piacevole. A rendere ancora più speciale l’appuntamento sarà la musica. Per volontà dell’Amministrazione comunale, il pubblico potrà assistere a un emozionante Tributo a Fabrizio De André, un omaggio a uno dei più grandi cantautori italiani, le cui storie di mare, uomini e sentimenti si intrecciano perfettamente con lo spirito della manifestazione.

«Essere arrivati all’ottava edizione rappresenta per noi un motivo di grande orgoglioafferma Luigi Loddo, presidente del Comitato Vergine d’Itria -. Dietro questa sagra ci sono settimane di lavoro, passione e collaborazione da parte di tante persone unite da un unico dall’obiettivo: mantenere viva una tradizione importante per Portoscuso e contribuire attivamente alla realizzazione della Festa Patronale in onore di Santa Maria d’Itria. Il successo raggiunto negli anni, insieme alla presenza di tanti visitatori che tornano a trovarci, è la conferma più bella dell’affetto verso questa manifestazione.»

“Sa Cena de su Piscarori” non è soltanto una sagra gastronomica, ma un viaggio nei sapori e nella memoria: il profumo del pesce appena preparato, la musica, il mare e il calore dell’accoglienza di una comunità che continua a raccontare le proprie radici. L’appuntamento è per sabato 1° agosto, dalle ore 20.00, sul Lungomare Cristoforo Colombo di Portoscuso.
Una serata da non perdere tra gusto, tradizione e musica: Portoscuso vi aspetta per vivere una delle feste più autentiche dell’estate sul mare.

Le persone anziane che vivono nella Blue Zone della Sardegna si distinguono non solo per la loro longevità, ma anche per caratteristiche psicologiche che sembrano favorire un invecchiamento di successo. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Università degli Studi di Cagliari, condotto dalla docente del dipartimento di Pedagogia, psicologia e filosofia Maria Chiara Fastame e pubblicato sull’International Journal of Applied Positive Psychology.

La ricerca si inserisce in un filone di studi avviato nel 2010 e dedicato ad approfondire il ruolo dei fattori psicologici, come l’efficienza cognitiva e il benessere psicologico, nell’invecchiamento di successo delle popolazioni della Blue Zone sarda e di altre aree rurali e urbane dell’isola. Negli anni, questi studi hanno ottenuto ampia visibilità anche attraverso documentari realizzati dalla CNN e dalla Rai.

L’ultima indagine, condotta su un campione di 125 anziani, di età compresa tra i 71 e 101 anni, ha messo in evidenza che gli anziani residenti nella Blue Zone presentano livelli significativamente più elevati del tratto di personalità dell’apertura all’esperienza rispetto a un gruppo di coetanei provenienti da un’altra area rurale della Sardegna non appartenente alla Blue Zone. I partecipanti della Blue Zone si dimostrano infatti più curiosi, maggiormente predisposti a condividere esperienze con gli altri e più inclini a dedicare tempo ad attività e hobby cognitivamente stimolanti. Un insieme di caratteristiche che contribuisce a mantenere attive le capacità mentali e a promuovere uno stile di vita partecipativo.

Lo studio evidenzia inoltre migliori capacità di coping, ovvero strategie più efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane e adattarsi ai cambiamenti e alle perdite che possono accompagnare l’avanzare dell’età, come la riduzione dell’autonomia, delle risorse personali o degli affetti.

«La ricerca si era concentrata nell’ambito biomedico, studiando la componente della genetica, l’alimentazione e gli stili di vita, però mancava tutto il discorso relativo ai fattori psicosocialispiega la professoressa Maria Chiara Fastame -. Le strategie di coping permettono di affrontare gli imprevisti, le difficoltà, i problemi, cercando la soluzione che si spera che sia la più proficua ottimizzando le risorse a disposizione: questo è fondamentale, perché più si va avanti negli anni, maggiori sono le perdite cui si avrà a che fare, non solo dal punto di vista del funzionamento sul piano fisico, ma anche sul piano degli affetti.»

Tra i risultati più significativi emerge anche una maggiore competenza emotiva: gli anziani della Blue Zone mostrano una migliore capacità di riconoscere, esprimere e regolare le proprie emozioni e quelle degli altri, favorendo relazioni sociali più solide e una più elevata percezione di benessere psicologico, considerato uno degli indicatori fondamentali dell’invecchiamento di successo.

Alla realizzazione della ricerca hanno collaborato tre giovani psicologhe: Benedetta Brandas, attualmente specializzanda nella Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell’Università di Cagliari, e le neo-psicologhe Corinne Martis e Sofia Valenzuela Pusceddu, che hanno partecipato allo studio nell’ambito del loro percorso di tesi.

 

Il Consiglio comunale di Iglesias ha approvato il Regolamento per la definizione agevolata delle entrate comunali, uno strumento che consentirà a cittadini, famiglie e attività economiche di regolarizzare le proprie posizioni debitorie attraverso il pagamento delle somme effettivamente dovute, beneficiando dell’esclusione di sanzioni e interessi secondo quanto previsto dal regolamento.
«Non si tratta di un provvedimento che premia chi non ha pagatodichiara Valentina Pistis, presidente della Commissione Bilancio del comune di Iglesiasma di un’opportunità concreta rivolta a coloro che, per ragioni diverse, non sono riusciti ad adempiere nei termini previsti e che oggi intendono regolarizzare la propria posizione.»
Il provvedimento persegue un duplice obiettivo: favorire l’adempimento spontaneo, ridurre il contenzioso e migliorare la riscossione delle entrate comunali; allo stesso tempo, permettere ai contribuenti in difficoltà di chiudere situazioni debitorie che, con il passare del tempo, possono essere diventate difficili da sostenere.
«È uno strumento di buon senso amministrativo – prosegue Valentina Pistisperché permette al Comune di recuperare risorse che rischierebbero altrimenti di rimanere inesigibili e offre ai cittadini una strada sostenibile per rimettersi in regola.»
Particolare attenzione è stata riservata alla tutela degli equilibri di bilancio. Il regolamento prevede, infatti, la possibilità di rateizzare gli importi fino a un massimo di 36 rate. Una scelta che rappresenta il punto di equilibrio tra la necessità di agevolare chi vuole adempiere ai propri obblighi e quella di garantire al Comune entrate certe e compatibili con la programmazione finanziaria triennale.

In occasione del suo primo intervento nella nuova veste istituzionale di presidente della Prima Commissione, Valentina Pistis ha inoltre ringraziato i consiglieri comunali per la fiducia ricevuta con l’elezione alla presidenza della Commissione Bilancio.
«Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità. Il mio impegno sarà improntato al confronto, all’ascolto e alla massima collaborazione con tutte le forze politiche. Il bilancio non appartiene a una maggioranza o a una minoranza: appartiene alla città ed è uno degli strumenti fondamentali attraverso cui le scelte politiche si traducono in fatti concreti.»

Rimasta senza riscontro anche la seconda diffida inviata il 20 luglio scorso a E-Distribuzione per le gravi e reiterate interruzioni della fornitura di energia elettrica e dei persistenti problemi di bassa tensione nel territorio comunale, il sindaco di Narcao, Antonello Cani, oggi ha inviato all’ente elettrico un’ordinanza contingibile e urgente contenente l’adozione di misure immediate a tutela della salute e dell’incolumità pubblica a fronte delle gravi e reiterate interruzioni della fornitura di energia elettrica e dei persistenti problemi di bassa tensione nel territorio comunale, con particolare riferimento alla frazione di Rio Murtas – Presenza di soggetti vulnerabili e concomitante ondata di calore eccezionale -, con relativa ingiunzione nei confronti di E-Distribuzione S.p.A..

Il sindaco nell’ordinanza evidenzia che già il 26 gennaio 2026, l’amministrazione diffidava formalmente E-Distribuzione S.p.A. a provvedere alla risoluzione definitiva delle problematiche di interruzione ricorrente della fornitura elettrica e di bassa tensione che affliggevano – e tuttora affliggono – il centro urbano di Narcao e la frazione di Rio Murtas, assegnando un termine di quindici giorni e il 20 luglio 2026, preso atto della perdurante inerzia di E-Distribuzione S.p.A. e dell’aggravarsi della situazione – inoltrava una seconda diffida formale e messa in mora, assegnando termine perentorio di sette giorni per l’adozione delle misure richieste, ivi inclusa l’installazione immediata di generatori provvisori a servizio delle utenze dei soggetti vulnerabili.

«Ad oggi, nonostante il decorso dei termini assegnati con entrambe le diffide, E-Distribuzione S.p.A. non ha fornito alcun riscontro scritto, né ha adottato alcuna misura risolutiva o anche solo provvisoria per fronteggiare la situazione emergenziale; la situazione, già grave alla data della prima diffida, risulta oggi drammaticamente aggravata dalla concomitanza di due fattori: l’ondata di calore eccezionale che sta interessando la Sardegna, con temperature stabilmente superiori ai 40°C, che rende l’assenza di energia elettrica e la conseguente impossibilità di utilizzare condizionatori, ventilatori e dispositivi di refrigerazione – un pericolo concreto e attuale per la salute e l’incolumità fisica della popolazione; – la presenza accertata, nella frazione di Rio Murtas, di numerosi soggetti vulnerabili – anziani ultraottantenni soli, bambini in tenera età, persone affette da patologie croniche che necessitano di apparecchiature elettromedicali salvavita o di ambienti climatizzati – per i quali l’interruzione della fornitura elettrica non costituisce un mero disagio, bensì un pericolo immediato per la vita e l’integrità fisica; le interruzioni prolungate dell’illuminazione pubblica, conseguenza diretta dei blackout della rete elettrica, inoltre, favoriscono l’incremento di attività criminose nel territorio comunale, con grave compromissione della sicurezza urbana e dell’ordine pubblico.»

L’atto approvato dal sindaco di Narcao ordina a E-Distribuzione S.p.A.:

1. Di installare, entro il termine perentorio di 48 (quarantotto) ore dalla notifica della presente ordinanza, generatori di emergenza o gruppi elettrogeni di adeguata potenza a servizio delle utenze della frazione di Rio Murtas e di ogni altra zona del territorio comunale in cui si verifichino o si siano verificate nelle ultime settimane interruzioni della fornitura elettrica, con priorità assoluta per le utenze che servono: – anziani di età superiore a 75 anni, in particolare se soli; – bambini di età inferiore a 10 anni; – persone affette da patologie croniche che richiedano l’uso di apparecchiature elettromedicali o ambienti climatizzati per la loro sopravvivenza o per evitare gravi complicazioni di salute; – persone con disabilità riconosciuta ai sensi della legge n. 104/1992.

2. L’installazione dei generatori di cui al punto 1 dovrà garantire la piena continuità dell’alimentazione elettrica alle utenze indicate, con potenza sufficiente ad assicurare il funzionamento degli impianti di climatizzazione, degli elettrodomestici essenziali e delle eventuali apparecchiature elettromedicali, e dovrà permanere fino alla risoluzione definitiva e documentata delle criticità strutturali della rete elettrica nel territorio comunale.

3. Di ripristinare, entro il termine perentorio di 72 (settantadue) ore dalla notifica della presente ordinanza, parametri elettrici pienamente conformi agli standard normativi nella frazione di Rio Murtas, eliminando il cronico problema della bassa tensione che impedisce il normale funzionamento degli impianti domestici.

4. Di presentare a questa Amministrazione, entro il termine di 5 (cinque) giorni dalla notifica della presente ordinanza, una dettagliata relazione tecnica che indichi: – le cause tecniche di ogni interruzione verificatasi negli ultimi sette mesi; – le cause del cronico problema di bassa tensione nella frazione di Rio Murtas; – il piano straordinario di manutenzione e potenziamento delle infrastrutture di rete, con cronoprogramma degli interventi e costi previsti; – lo stato di manutenzione e vetustà delle cabine, dei trasformatori e di ogni altra infrastruttura di rete nel territorio comunale.

 

Seconda giornata quasi fotocopia di quella inaugurale al Campionato del Mondo OpenSkiff 2026 di Calasetta, organizzato dalla Lega Navale del Sulcis. Il maestrale, leggermente meno intenso rispetto a lunedì, ha accompagnato le flotte durante altre tre regate, disputate finalmente sotto un cielo terso e con un’aria resa meno umida dal vento da nord ovest. Un gruppo di delfini ha salutato la flotta sulla linea di partenza della prima prova, regalando l’inizio delle prove odierne particolarmente suggestivo. Il programma è stato completato regolarmente, portando a sei il numero delle prove disputate sia dagli Under 17 sia dagli Under 13. Con l’applicazione del primo scarto, le classifiche hanno iniziato ad assumere una fisionomia diversa. Sui risultati hanno inciso anche numerose penalità, tra squalifiche per partenza anticipata e interventi degli umpire per pompaggio.

Per gli Under 17 si è conclusa la fase di qualificazione. Da mercoledì i 106 timonieri saranno divisi in Gold e Silver fleet, con i primi 53 della graduatoria generale ammessi alla flotta principale “gold”. Saranno 21 gli italiani in Gold fleet, compresi Fabio Serra, Elena Telisca e Angelo Manconi, tutti portacolori della Lega Navale Italiana Sezione Sulcis, organizzatrice del Mondiale. Il terzetto di testa della classifica overall Under 17 rimane invariato. L’ucraino Sviatoslav Yasnolobov, che si allena con il Club Nautico Rimini, è ancora imbattuto dopo sei prove. Aurora Milanese del Circolo Vela Arco conserva il secondo posto assoluto, confermandosi estremamente competitiva anche nel confronto con l’intera flotta oltre che essere leader di categoria, mentre Gianluca Pilia della Polisportiva Mare Quartu rimane terzo overall e secondo maschile, seguito dal lituano Garudis Radkevicius, terzo. Seguono in parità di punteggio Pietro Dedoni della Lega Navale Italiana di Cagliari e il francese Charles Ganivet. Fabio Serra della LNI Sulcis è sesto maschile, a cinque lunghezze dal podio, grazie anche alla vittoria ottenuta nella quinta prova. La squalifica con bandiera nera dell’ultima regata è stata assorbita dallo scarto.

Tra le ragazze Aurora Milanese continua a guidare sulla francese Clara Zunquin. La polacca Paulina Szczepa ha realizzato la rimonta più significativa della categoria, passando dal decimo al terzo posto femminile. Bianca Paesani del Club Nautico Rimini scivola in quarta posizione, ma rimane ad appena due punti dal podio. Elena Telisca della LNI Sulcis è quinta, dopo un quinto e un sesto posto ottenuti nelle ultime due regate.

Tra gli altri italiani si segnala la netta risalita di Alessio Antonio Fadda della Polisportiva Mare Quartu, ora nono nella classifica maschile grazie ai parziali 8, 4 e 2. Angelo Manconi della LNI Sulcis ha conquistato un settimo posto nell’ultima prova, risultato decisivo per rientrare nella Gold fleet insieme ai compagni di circolo Serra e Telisca.

Cambia invece il vertice maschile tra gli Under 13. L’ungherese Barnabas Karolyi Tertak, secondo dopo la prima giornata, è passato al comando grazie a un primo e un secondo posto nelle ultime due prove. Gabriele Lizzulli del Circolo Nautico e della Vela Argentario sale dalla terza alla seconda posizione, 14 punti dal leader. Al terzo posto risale l’ungherese Miklos Karolyi Tertak. Il francese Louis Letourneur è quarto, mentre Raffaele Guadagno del Circolo Nautico Posillipo, leader dopo le prime tre regate, scende al quinto posto maschile dopo una partenza anticipata e un ventiduesimo posto. Anna Ruggiero del Circolo Nautico Posillipo rimane saldamente al comando della classifica femminile Under 13. La vittoria nella quarta prova le ha permesso di salire anche al terzo posto assoluto, confermandola tra i protagonisti dell’intera flotta. Alle sue spalle conserva la seconda posizione femminile Cecilia Parise della LNI Sulcis, autrice di un quinto posto nella quinta regata. La polacca Róża Kowalik risale dal sesto al terzo posto tra le ragazze, superando la giapponese Haru Kuwata e la tedesca Helena Mila Stevanovic.  Tra gli italiani Under 13 recupera terreno anche Sergio Pasini del Circolo Vela Arco, ora sesto maschile. Gianmaria Iannuzzi del Circolo Nautico Posillipo sale all’ottavo posto della categoria grazie a un secondo e a un settimo nelle ultime due prove, mentre Alessandro Travaglia del Circolo Vela Arco conquista la vittoria nell’ultima regata e occupa la nona posizione maschile.

Per mercoledì è atteso un cambiamento dello scenario meteorologico, con il possibile ritorno del vento dai quadranti meridionali. Gli Under 17 affronteranno la prima giornata delle finali suddivisi tra Gold (primi 53 della classifica generale) e Silver fleet, mentre gli Under 13 proseguiranno la propria serie. La prima partenza è prevista alle ore 12.00.

Dopo due giornate e sei prove completate, Calasetta sta confermando condizioni meteorologiche e marine particolarmente favorevoli per una grande manifestazione velica giovanile. Vento, mare e regolarità del campo di regata stanno offrendo ai giovani timonieri un confronto tecnico di alto livello, mentre le famiglie al seguito possono vivere il Mondiale anche come occasione di soggiorno in una località turistica particolarmente bella e accogliente.

Il Campionato del Mondo OpenSkiff 2026 è organizzato dalla Lega Navale Italiana Sezione Sulcis su delega della Federazione Italiana Vela, in collaborazione con la Classe Italiana e l’International Open Skiff Class Association, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Calasetta.

Roberto Chirigu è il nuovo coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia per il Sulcis Iglesiente. L’elezione è avvenuta all’unanimità nel corso del Congresso provinciale svoltosi a Carbonia, presieduto dal consigliere regionale Franco Mula, alla presenza del deputato Gianni Lampis e del consigliere regionale Gigi Rubiu.
«Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità e con profonda gratitudine per la fiducia che mi è stata accordata. L’unanimità espressa dal Congresso rappresenta un segnale importante di unità, che considero il punto di partenza per il lavoro che ci attende», ha dichiarato Roberto Chirigu.
Il nuovo coordinatore provinciale ha ribadito la volontà di guidare il partito attraverso un percorso fondato sull’ascolto, sulla partecipazione e sulla condivisione, valorizzando il contributo di militanti, dirigenti e amministratori locali.
«Fratelli d’Italia è oggi una realtà politica solida e radicata. Il nostro obiettivo sarà consolidare ulteriormente questa presenza, rafforzando i circoli, mantenendo un confronto costante con gli amministratori del territorio e costruendo un’azione politica sempre più vicina alle esigenze delle comunità del Sulcis Iglesiente. Solo attraverso una collaborazione continua tra il partito e chi ogni giorno amministra i nostri comuni sarà possibile dare risposte concrete ai cittadini.»
Roberto Chirigu ha inoltre rivolto un sentito ringraziamento al coordinamento provinciale uscente per il lavoro svolto negli anni, sottolineando come il percorso fin qui compiuto rappresenti una base solida sulla quale proseguire con spirito di servizio, responsabilità e unità.
«Inizia una nuova fase che dovrà vedere tutti protagonisti. Le sfide che attendono il nostro territorio richiedono impegno, presenza e capacità di fare squadra. Da parte mia ci saranno massima disponibilità, dedizione e la volontà di lavorare ogni giorno per rafforzare Fratelli d’Italia e contribuire alla crescita del Sulcis Iglesiente.»
A seguito delle elezioni congressuali il nuovo coordinamento provinciale risulta così composto: Fiorella Valentina Panzali (Iglesias), Alessandro Massidda (Carbonia), Valerio Lecca (Sant’Antioco), Daniela Garau (Carbonia), Veronica Impera (Santadi), Andrea Diana (Giba), Attilio Stera (Domusnovas), Monica Matta (Sant’Antioco) e Piergiorgio Grussu (Carbonia).

L’assessorato dell’Industria della Regione Autonoma della Sardegna esprime preoccupazione per i ripetuti blackout elettrici che nelle ultime settimane hanno interessato numerosi comuni dell’Isola. Le interruzioni di fornitura, spesso prolungate e improvvise, hanno causato gravi disagi ai cittadini e alle imprese, già messe a dura prova dalle eccezionali ondate di calore che stanno colpendo il territorio.

In particolare, si segnalano i casi verificatisi nei comuni di Cagliari, Assemini, Uta, Quartucciu, Sestu, Capoterra, Quartu Sant’Elena, Nuoro, Sinnai, Settimo, Olbia e in diverse altre realtà locali, dove i malfunzionamenti della rete elettrica hanno determinato situazioni critiche, con blocchi delle attività produttive, disfunzioni nei servizi essenziali e difficoltà per le famiglie, soprattutto quelle nelle quali sono presenti persone fragili.

«Ci aspettiamo da Enel, in qualità di gestore della rete di distribuzione, la definizione di un piano di interventi strutturali che assicuri la risoluzione definitiva delle criticità, prevenendo il ripetersi di situazioni che compromettono la qualità della vita dei cittadini e la competitività del sistema produttivo regionale, anche sulla base di un quadro dettagliato delle cause che hanno determinato i blackout, delle misure correttive già adottate e di quelle programmate nel breve periodo, con particolare riferimento alle aree maggiormente colpite», afferma l’assessore Emanuele Cani.

 

Il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Mauro Usai, ha inviato nei giorni scorsi una comunicazione formale a E-Distribuzione per sollecitare interventi urgenti di potenziamento della rete elettrica provinciale, alla luce dei blackout che continuano a causare pesanti disagi alle comunità locali.

La Provincia aveva già richiesto, lo scorso mese di febbraio, un incontro urgente in seguito alle numerose interruzioni dell’erogazione dell’energia elettrica registrate nei comuni di Carbonia, Santadi, Sant’Antioco, San Giovanni Suergiu e Fluminimaggiore.

Nel corso del confronto istituzionale erano state evidenziate le criticità strutturali della rete e la necessità di programmare interventi immediati e di medio-lungo periodo, finalizzati a migliorarne l’affidabilità e la resilienza e ad assicurare la continuità del servizio.

A distanza di diversi mesi, tuttavia, le criticità non risultano superate. Le frequenti interruzioni continuano a interessare diversi centri del Sulcis Iglesiente, mettendo in difficoltà famiglie, attività produttive, esercizi commerciali, strutture ricettive e servizi pubblici essenziali. Disagi che assumono una rilevanza ancora maggiore durante i periodi caratterizzati da temperature elevate e da una consistente presenza turistica.

«Non è più sostenibile che cittadini e imprese debbano convivere con interruzioni così frequenti e con un servizio che presenta evidenti carenze sotto il profilo della continuità e dell’affidabilità», dichiara il presidente Mauro Usai.

Con la nota trasmessa a E-Distribuzione, la Provincia ha chiesto di conoscere gli interventi già realizzati in seguito all’incontro dello scorso febbraio, le opere programmate nel breve e medio periodo per il potenziamento della rete, il relativo cronoprogramma di attuazione e le ulteriori misure previste per prevenire il ripetersi dei blackout.

«Il territorio ha bisogno di risposte concrete e di tempi certiprosegue il presidente Mauro Usai -. La qualità e la continuità della fornitura di energia elettrica rappresentano condizioni indispensabili per la vita quotidiana delle nostre comunità, per la competitività delle imprese, per lo sviluppo economico e per l’attrattività turistica dell’intero Sulcis Iglesiente.»

La Provincia del Sulcis Iglesiente continuerà a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione, chiedendo a E- Distribuzione un sollecito riscontro e l’immediata attivazione delle iniziative necessarie a garantire al territorio un servizio elettrico stabile, sicuro e adeguato alle esigenze delle comunità locali.

Premessa. Da tempo un paziente lamentava dolori in corrispondenza della parte alta dell’osso del bacino a sinistra. Ieri alla ripresa del dolore, ha chiesto una visita ed è stato esaudito immediatamente: è stata diagnosticata una idronefrosi sinistra (rene dilatato) causata da un piccolo calcolo incastrato nel tratto terminale, vescicale, dello uretere. L’idronefrosi era la responsabile del dolore alla cresta dell’osso iliaco sinistro. Questa stranezza è dovuta al “metamero” interessato. Il metamero dipende dal centro nervoso del midollo spinale le cui cellule ricevono l’informazione che qualcosa va male nel settore del corpo posto sotto il suo governo. A causa del “metamero” unico che registra tutte le diverse patologie situate nell’alto addome o nella regione lombare, siano esse muscolari, neurologiche, vertebrali, degli organi interni o cutanee, possono dare lo stesso indistinto dolore: perciò non è possibile sapere quale settore ne sia l’esatto responsabile e non si può porre la diagnosi certa sulla base del solo sintomo “dolore”. E’ necessario visitare il paziente nel momento del dolore e verificare, ecograficamente o radiologicamente e con altri esami, cosa stia avvenendo in quel preciso momento dentro quel corpo. è possibile fare la diagnosi in un momento successivo, quando il paziente sta meglio? è molto più difficile o addirittura impossibile; in tal caso il paziente va rivisto più volte. Essendo stato visitato e studiato nel momento in cui era presente il dolore, è avvenuto che la dilatazione del rene sinistro, presente in quel preciso momento, ha fatto capire che vi era un’ostruzione nell’uretere più in basso. L’ecografia ha mostrato la presenza di un piccolo calcolo nel tratto dell’uretere laddove si inserisce nella parete vescicale.

Quando il dolore non c’è significa che il rene sta bene, e non è dilatato perché in quel momento il calcolo si è messo in una posizione “non ostruente” il passaggio delle urine. Questo esempio serve a chiarire cosa sarebbe avvenuto se il paziente non fosse stato visitato tempestivamente e gli fosse stata programmata una visita dopo una settimana, o dopo mesi, inserito in una “lista d’attesa”. Probabilmente la corretta diagnosi non sarebbe stata fatta e il paziente, con l’arrivo di altre coliche renali, sarebbe stato inserito in altre liste d’attesa.

Le liste d’attesa sono necessarie per governare le attività ambulatoriali ma sono mal viste dai pazienti. Sono un provvedimento obbligato per dare risposte ad un numero di richieste eccessivo rispetto al numero di specialisti disponibili. Esse danno buone risposte solo alle necessità di pazienti ben stabilizzati portatori di patologie croniche, già studiati, con diagnosi già accertata. In altri casi non sono soddisfacenti. Per varie ragioni le liste d’attesa, essendo difficilmente gestibili, possono generare insoddisfazione nell’opinione pubblica.

Quotidianamente leggiamo sui giornali dichiarazioni riguardanti la Sanità pubblica, come: «Bollettino sulle liste d’attesa, l’Italia tra le peggiori in Europa; regresso della Sanità, tempi lunghi per l’accesso alle cure, eccetera».

Tali notizie, che vengono diffuse all’opinione pubblica, hanno lo scopo primario di informare, ma hanno anche l’effetto secondario di suscitare sentimenti negativi e un cattivo giudizio sui politici governanti e sugli ospedali. Il risultato è la diffusa sfiducia nella sanità pubblica.

La questione delle Mutue. L’opinione negativa del cittadino sulla Sanità pubblica genera due diversi generi di reazione, in difesa della salute di se stessi, creando due diversi gruppi umani omogenei per censo:

Gruppo A: cittadini che godono di un buon reddito: questi acquistano immediatamente l’assistenza sanitaria con fondi propri (visite ed esami a pagamento).

Gruppo B: cittadini su cui grava un reddito insufficiente: costoro rinunciano alle cure, oppure accettano prestazioni sanitarie, programmate in “lista d’attesa”, con prenotazioni di vari mesi. Il tempo perduto con l’attesa potrà compromettere l’attendibilità dei referti che otterranno.

L’incremento delle persone che, avendo un buon reddito, si stanno rivolgendo al privato, per ottenere cure immediate, sta avendo come effetto la comparsa, sul mercato delle offerte di mutue private in forma di assicurazioni sanitarie.

Gli osservatori dell’andamento dell’economia nazionale vogliono vedere chiaro in questo fenomeno sociale, attraverso indagini di mercato, per capire quanti cittadini accederebbero alle mutue private. In questi giorni di luglio sta avvenendo una raccolta di opinioni, avviata dal “Corriere della Sera”, in cui si chiede agli italiani se preferirebbero il ritorno alle Casse Mutue di un tempo.

Si prevede che nel caso in cui ricomparissero le Casse mutue private si avrebbero due conseguenze:

a – sarebbero esclusi dalle casse mutue gli italiani con reddito “incapiente”, e resterebbero nel Sistema Sanitario Nazionale attuale.

b – potrebbero accedervi gli italiani con reddito “capiente “, ed avrebbero due sistemi sanitari a cui rivolgersi: quello pubblico e quello privato.

Nota bene: gli italiani che presentano la denuncia dei redditi sono 16 milioni e si dividono in due categorie, di cui:

– 8 milioni possono pagare le tasse;

– 8 milioni non le possono pagare, per reddito nullo o basso.

Ne consegue che gli 8 milioni che pagano le tasse, pagano la sanità anche per chi non può farlo. Il sistema delle mutue private, separato da quella di Stato (INAM), esisteva fino al 1978. Il ministro alla Sanità di allora, Tina Anselmi, inventò la Sanità democratica uguale per tutti e creò il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Fu la più grande legge dello Stato Italiano dopo la Costituzione.

Il primo gennaio 1979 lo Stato dette vita al “Fondo Sanitario Nazionale” raccogliendo i soldi attraverso IRPEF – IVA – IRES – IRAP e accise. Al Fondo Sanitario Nazionale va una parte del PIL (prodotto interno lordo).

L’anno scorso il PIL è stato di 2.200 miliardi di euro. Per capire quanto sia importante la Sanità per lo Stato si veda quanto segue:

– Spese per la Sanità: 140 miliardi di euro (6,5% del PIL)

– Spese per l’Istruzione: 75 miliardi di euro (4% del PIL)

– Spese per la Difesa: 32 miliardi di euro (1,5% del PIL)

– Spese per la Giustizia, Ministeri, etc.: 60 miliardi di euro (3% del PIL).

Qualora la sfiducia dei cittadini si trasformasse in un rifiuto della Sanità pubblica, preferendo le assicurazioni private, lo Stato non potrebbe comunque rinunciare alle sue entrate fiscali. Gli aderenti alle casse mutue pagherebbero sia le tasse sia la quota privata. Ciò comporterebbe un forte squilibrio nel bilancio delle famiglie tale da potersi tradurre in debito e impoverimento, soprattutto nell’età della pensione.

Da queste considerazioni, si desume che il problema della Sanità non è solo un problema di Salute, ma è anche un pesante problema economico che ci attende nell’immediato futuro.

Ne consegue che è necessario impegnarsi di più alla produzione di idee concrete, certificate da documenti, su proposte realistiche mirate per ridare vita alla Sanità pubblica.

Proposte concrete. Finalmente, nel deserto di proposte, a luglio 2026, è comparsa su l’“Unione Sarda” una proposta, concreta e fattibile, elaborata da un organismo indipendente. è la relazione della Corte dei Conti sarda. In essa si esaminano le dinamiche che hanno portato alla disfatta sanitaria e si fa comprendere quali debbono essere le soluzioni per arrestarla. Chi scrive è la Procuratrice della Corte dei Conti Valeria Motzo. Ella scrive testualmente che il danno sanitario che stiamo subendo deriva da carenze strutturali come «la carenza di medici e di personale infermieristico, il blocco del turn-over (cioè la sostituzione del personale andato in pensione), la fuga del personale pubblico verso il settore privato; le insufficienze organizzative».

Sta avvenendo che i concorsi non vengono indetti né prima né subito dopo il pensionamento. Quando il primario di un certo reparto va in pensione avviene che, senza la sua direzione, il reparto specialistico comincia a diventare insufficiente nelle prestazioni fino al fallimento e alla sua chiusura.

In Germania esistono norme per cui ciò non può avvenire: due anni prima che un Primario vada in pensione l’amministrazione dell’ospedale indice un concorso e seleziona il medico che diventerà il futuro Primario. Da quel momento il medico selezionato viene affiancato al vecchio Primario; questi provvede ad addestrarlo alla sua successione per ben due anni. Al suo pensionamento il pro-primario assume immediatamente il ruolo di Primario. Non avverrà mai il vuoto gerarchico nel reparto. La legge tedesca è concepita nella consapevolezza che il Primario è la figura portante della struttura gerarchica ospedaliera. Egli rappresenta lo Stato che cura il cittadino. In tale missione egli ha il dovere assoluto di fare da maestro e da controllore instancabile della generazione di medici più giovani; ne verifica il rispetto delle regole e seleziona i migliori secondo il merito. Un Primario con questo mandato impedisce il collasso dell’Unità Operativa di cui è il capo e assume su di sé la responsabilità. Ha tutto l’interesse di ottenere il miglioramento continuo. Nell’ultima conferenza socio sanitaria della ASL Sulcis Iglesiente il direttore generale Paolo Cannas ha annunciato che dei 30 primariati richiesti e riconosciuti, ad oggi solo 3 sono stati ufficializzati. Alla luce di quanto detto se ne possono supporre le conseguenze.

L’elemento cruciale indicato dalla procuratrice della Corte dei Conti è quello che ella definisce: «La mancanza di una rete di assistenza territoriale». Con questo termine ella sta denunciando la decadenza degli ospedali provinciali (come ad esempio il Sirai e il CTO). Per chiarire bene il concetto afferma che «per alcune centinaia di migliaia di sardi il tempo necessario per raggiungere il reparto ospedaliero d’urgenza più vicino supera i 30 minuti». Orbene, da noi supera notevolmente i 30 minuti perché i pazienti urgenti vengono trasferiti per diagnosi e cure a Cagliari. In sostanza non è ammissibile che stia avvenendo la centralizzazione delle emergenze al Brotzu, e che i nostri ospedali, invece di essere dotati di reparti efficienti di Chirurgia, Medicina, Traumatologia, Ginecologia, Urologia, Neurologia, siano invece dotati di sole ambulanze per provvedere a trasferire i pazienti urgenti agli ospedali cagliaritani. Le terapie devono avvenire qui, negli ospedali provinciali. L’osservazione della Motzo è un invito concreto a riaprire tutti i reparti d’urgenza di Carbonia e Iglesias.

Nel corso della sua relazione la procuratrice Motzo fa un’importante valutazione su un fatto che è davanti agli occhi di tutti: il fatto che i cosiddetti Ospedali di comunità e Case della salute, ancorché costruiti, «non possono essere affettivamente attivati». Il motivo, secondo la relatrice sta nella «mancanza di una programmazione della spesa che garantisce il funzionamento delle strutture… Come si può garantire il loro funzionamento se non si reperiscono i medici di medicina generale, gli specialisti, e gli infermieri che dovrebbero prestare servizio?» A questo punto, la Motzo fa capire che ci servono più laureati e si deve porre rimedio alla carenza di iscritti all’ Università e alle scuole di specializzazione. La Motzo conclude la sua relazione con questa affermazione: «… vi sono aspetti negativi insiti nei frequenti stravolgimenti organizzativi sia nel settore medico-sanitario che nei vertici aziendali». In pratica critica il sovvertimento della legge 833/78 di Tina Anselmi, provocato dalle leggi che espulsero gli amministratori locali e i medici dalla gestione della ASL; sovvertimento attuato con le leggi 502/99 di Francesco De Lorenzo, la 503/93 di Mariapia Garavaglia, la 229/99 di Rosy Bindi. Quelle leggi rimuovendo le rappresentanze democratiche locali e i sanitari, dettero tutti i poteri amministrativi e di gestione sanitaria ad una figura unica, non elettiva: il Manager.

Come dice la Motzo, ne conseguì «instabilità gestionale che, oltre ad ostacolare lo sviluppo di competenze manageriali, impedisce la programmazione a medio e lungo-termine, azzerando i piani in corso e demotivando il personale sanitario». «Il personale sanitario è demotivato dall’aspirazione a fare carriera… Questo stato di cose si riverbera sulla riorganizzazione dei servizi sanitari dal momento che gli avvicendamenti delle Direzioni generali determinano un blocco di concorsi per la direzione dei reparti… le reiterate mancate assegnazioni di incarichi di direzione di strutture complesse (Primari dei reparti) affidata temporaneamente a “facenti funzione” genera un diffuso clima di precarietà… questo comporta uno svilimento dei meriti dei medici, che sono disincentivati dall’investire professionalmente nei progetti dei reparti di cui non sono a tutti gli effetti titolari. Ciò blocca lo sviluppo a lungo termine dei reparti stessi.» Alla fine del documento la Corte dei Conti dice esplicitamente ai politici regionali: «La leva essenziale per rendere efficiente il Servizio Sanitario… è il capitale umano. La Regione è chiamata a valorizzarlo; per far ciò deve garantire il miglioramento del trattamento economico, della condizione di lavoro, della formazione, dell’aggiornamento, e deve aumentare le assunzioni al fine di arginare il fenomeno della fuga dal settore pubblico».

E’ la prima volta che si legge, dalle pagine di un quotidiano, un articolo che contiene valutazioni e proposte concrete allo scopo di far funzionare bene gli ospedali pubblici provinciali, e cioè:

– Mettere un limite alla centralizzazione della Sanità nei due poli sardi.

– Restituire ai nostri ospedali provinciali la capacità di funzionare con tutte le loro specialità.

– Mettere in grado i Primari di essere liberi-organizzatori dei loro reparti per farli funzionare.

– Lasciare agli Amministrativi la difficile arte dell’amministrazione contabile.